DIFENDERE LA VERA FEDE
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Proclamazione di Santi, Beati e Venerabilie e le Canonizzazioni di Papa Francesco

Ultimo Aggiornamento: 20/04/2017 19.40
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30/09/2013 09.07
 
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[SM=g1740733] dopo aver seguito le beatificazioni con il Pontificato di Benedetto XVI e che troviamo QUI, in questo spazio vi offriamo quelle beatificazioni in questo Pontificato....

Beatificazione di don Bulešić, martire sotto il regime di Tito. il card. Amato: un invito a restare saldi nella fede



Celebrata oggi a Pola, in Croazia, la Messa per la Beatificazione di Miroslav Bulešić, sacerdote diocesano, martire, ucciso nell’Istria settentrionale nel 1947 mentre amministrava il sacramento della Cresima. A presiedere il rito, il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Il servizio di Giada Aquilino:RealAudioMP3

Erano gli anni ’40, gli anni del regime di Tito, gli anni della persecuzione comunista della Chiesa in Croazia: oltre 400 sacerdoti trucidati o morti per torture e stenti nelle carceri. Uccisi anche teologi e seminaristi, suore e laici. Don Miroslav, nato nel 1920 nei pressi di Sanvincenti, fu ordinato sacerdote nel 1943. Fu anche professore e vicepreside al seminario di Pisino. A soli 4 anni dall’ordinazione, fu ucciso a Lanischie: era il giorno delle Cresime in parrocchia, ma c’erano concrete avvisaglie di contestazioni. Il Sacramento fu amministrato lo stesso, con un po’ d’anticipo sull’orario programmato, ma un manipolo di miliziani armati mise a ferro e fuoco l’edificio, come spiega il cardinale Angelo Amato:

“Nell'inferno di questo caos i facinorosi si sfogarono contro don Miro, bastonandolo selvaggiamente e spintonandolo con violenza contro il muro. Il giovane sacerdote insanguinato e sfigurato ripeté più volte l'invocazione: ‘Gesù, accogli la mia anima’”.

Dal cimitero locale, il corpo venne più tardi traslato a Sanvincenti. Oggi la sua ultima dimora è la chiesa dell’Annunciazione di Maria. E’ stato Papa Benedetto XVI - che nel 2011 aveva visitato la Croazia e a Zagabria si era soffermato in preghiera sulla tomba di un altro figlio di quella terra, il Beato Alojzije Stepinac - a riconoscere l’anno successivo il martirio di don Miroslav Bulešić. Sul significato della cerimonia di Pola, ancora il cardinale Amato:

“La beatificazione odierna del nostro sacerdote e martire vuole essere un invito a tutti a rimanere saldi nella fede. È, inoltre, un monito a non ripetere mai più il gesto tragico di Caino, ma a vivere nella pace, nella fraternità e nella carità, secondo la parola di Gesù che dice: ‘Questo vi comando amatevi gli uni gli altri’.



[SM=g1740733]


Papa Francesco non fa che parlare di martirio, che significa testimonianza. Il Papa invita i cattolici ad andare controcorrente e a non piegarsi alle leggi mondane. Lo ha fatto il 17 di giugno incontrando la curia romana. E continua a ripeterlo anche ai giovani. Voglio chiudere con le sue parole che spiegano perché il martirio sia così attuale. 
Sono quelle dell’Angelus dello scorso 23 di giugno:
«Che cosa significa “perdere la vita per causa di Gesù”? Questo può avvenire in due modi: esplicitamente confessando la fede o implicitamente difendendo la verità. (…) Quante persone pagano a caro prezzo l’impegno per la verità! Quanti uomini retti preferiscono andare controcorrente, pur di non rinnegare la voce della coscienza, la voce della verità! Persone rette, che non hanno paura di andare controcorrente! E noi, non dobbiamo avere paura! Fra voi ci sono tanti giovani. A voi giovani dico: non abbiate paura di andare controcorrente, quando ci vogliono rubare la speranza, quando ci propongono questi valori che sono avariati, valori come il pasto andato a male e quando un pasto è andato a male, ci fa male; questi valori ci fanno male. Dobbiamo andare controcorrente! E voi giovani, siate i primi: andate controcorrente e abbiate questa fierezza di andare proprio controcorrente!».



[SM=g1740771]




Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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rosario angelus
 

Cari fratelli e sorelle................

 


DOPO L’ANGELUS del 6 ottobre 2013 il Papa ha detto

Cari fratelli e sorelle,

ieri, a Modena, è stato proclamato Beato Rolando Rivi, un seminarista di quella terra, l’Emilia, ucciso nel 1945, quando aveva 14 anni, in odio alla sua fede, colpevole solo di indossare la veste talare in quel periodo di violenza scatenata contro il clero, che alzava la voce a condannare in nome di Dio gli eccidi dell’immediato dopoguerra. Ma la fede in Gesù vince lo spirito del mondo! Rendiamo grazie a Dio per questo giovane martire, eroico testimone del Vangelo. E quanti giovani di 14 anni, oggi, hanno davanti agli occhi questo esempio: un giovane coraggioso, che sapeva dove doveva andare, conosceva l’amore di Gesù nel suo cuore e ha dato la vita per Lui. Un bell’esempio per i giovani!

**********************************************************

[SM=g1740722]  ecco le nuove nomine

PROMULGAZIONE DI DECRETI DELLA CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI

Il 9 ottobre 2013, il Santo Padre Francesco, accolta la relazione di Sua Eminenza Reverendissima il Signor Card. Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha esteso alla Chiesa Universale il Culto liturgico in onore della Beata Angela da Foligno, dell'Ordine Secolare di San Francesco; nata a Foligno (Italia) intorno al 1248 ed ivi morta il 4 gennaio 1309, iscrivendola nel catalogo dei Santi.

LA BEATA ANGELA DA FOLIGNO DIVENTA SANTA...... [SM=g1740733]

Allo stesso tempo, il Sommo Pontefice ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:

- il miracolo, attribuito all'intercessione della Venerabile Serva di Dio Maria Assunta Caterina Marchetti, Cofondatrice della Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo; nata a Lombrici di Camaiore (Italia) il 15 agosto 1871 e morta a Sao Paolo (Brasile) il 10 luglio 1948;

- le virtù eroiche del Beato Amato Ronconi, Fondatore dell'Ospedale-Ospizio dei Pellegrini Poveri di Saludecio (Diocesi di Rimini), chiamato ora "Casa di Riposo Opera Pia Beato Amato Ronconi"; nato a Saludecio (Italia) circa nel 1226, e morto a Rimini (Italia) circa nel 1292;

- le virtù eroiche del Servo di Dio Pio Alberto Del Corona, Arcivescovo titolare di Sardica, già Vescovo di San Miniato, Fondatore della Congregazione delle Suore Domenicane dello Spirito Santo; nato a Livorno (Italia) il 5 luglio 1837 e morto a Firenze (Italia) il l5 agosto 1912;

- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Elisabetta Turgeon, Fondatrice della Congregazione delle Suore di Nostra Signora del Santo Rosario di San Germain; nata a Beaumont (Canada) il 7 febbraio 1840 e morta a Rimouski (Canada) il l 7 agosto 1881;

- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria di San Francesco Wilson (al secolo: Maria Giovanna), Fondatrice della Congregazione delle Suore Francescane di Nostra Signora delle Vittorie; nata a Hurryhur (India) il 3 ottobre 1840 e morta a Camara de Lobos (Portogallo) il 18 ottobre 1916;

-le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Eleonora Giorgi (al secolo: Angela), Suora professa della Congregazione delle Serve della Vergine Maria Addolorata di Firenze; nata a Scheggiano (Italia) il 16 gennaio 1882 e morta a Firenze (Italia) il 6 novembre 1945;

- le virtù eroiche del Servo di Dio Attilio Luciano Giordani, Laico e Padre di famiglia, Cooperatore della Società Salesiana di San Giovanni Bosco; nato a Milano (Italia) il 3 febbraio 1913 e morto a Campo Grande (Brasile) il 18 dicembre 1972.

[SM=g1740771]



ANGELUS AL TERMINE DELLA MESSA 13 OTTOBRE 2013

Cari fratelli e sorelle,

oggi, a Tarragona, in Spagna, vengono proclamati Beati circa cinquecento martiri, uccisi per la loro fede durante la guerra civile spagnola degli anni Trenta del secolo scorso. Lodiamo il Signore per questi suoi coraggiosi testimoni, e per loro intercessione supplichiamolo di liberare il mondo da ogni violenza.

Ringrazio tutti voi che siete venuti numerosi da Roma, dall’Italia e da tante parti del mondo per questa festa della fede dedicata a Maria nostra Madre.


Ed ora preghiamo insieme L'ANGELUS DOMINI


[SM=g1740750] [SM=g1740752]




[Modificato da Caterina63 13/10/2013 14.14]
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(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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09/12/2013 14.58
 
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  PROMULGAZIONE DECRETI

Città del Vaticano, 9 dicembre 2013 (VIS). Oggi, 9 dicembre 2013, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza privata il Cardinale Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Nel corso dell’Udienza il Papa ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:

MIRACOLO

- attribuito all'intercessione della Venerabile Serva di Dio Giovannina Franchi, Fondatrice della Congregazione delle Suore Infermiere dell’Addolorata; italiana, (1807-1872),

MARTIRIO

- dei Servi di Dio Mario Vergara, Sacerdote professo del Pontificio Istituto per le Missioni Estere, e Isidoro Ngei Ko Lat, Laico e Catechista, uccisi, in odio alla Fede, a Shadaw (Birmania, oggi Myanmar) il 24 maggio 1950.

VIRTÙ EROICHE

- del Servo di Dio Maurice Garrigou, Sacerdote, Fondatore dell'Istituto di Nostra Signora della Compassione; francese (1766-1852);

- del Servo di Dio Clemente (al secolo: Vincenzo Fuhl), Sacerdote professo dell'Ordine di Sant'Agostino; tedesco (1874-1935);

- del Servo di Dio Marcello della Vergine del Carmelo (al secolo: Boldizsár Marton), Sacerdote professo dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi; ungherese (1887-1966);

- del Servo di Dio Romano Bottegal, Sacerdote professo dell'Ordine dei Cistercensi della Stretta Osservanza (Trappisti); italiano (1921-1978);

- della Serva di Dio Rosalia Cadron-Jetté (in religione: Madre della Natività), Fondatrice dell'Istituto delle Suore della Misericordia; canadese (1794-1864);

- della Serva di Dio Maria Rosa Teresa Gay Tibau, Fondatrice dell'Istituto delle Suore di San Giuseppe ora Religiose di San Giuseppe di Gerona; spagnola (1813-1884);

- della Serva di Dio Maria Oliva del Corpo Mistico (al secolo: Maria Oliva Bonaldo), Fondatrice dell'Istituto delle Figlie della Chiesa; italiana (1893-1976);

- della Serva di Dio Orsola Mezzini, Religiosa professa e Superiora Generale della Congregazione delle Suore della Piccola Missione per i Sordomuti; italiana (1853-1919);

- della Serva di Dio Maria Scolastica della Divina Provvidenza (al secolo: Orsola Maria Rivata), Religiosa professa e Prima Superiora Generale delle Pie Discepole del Divin Maestro; italiana (1897-1987);

- del Servo di Dio Raffaele Cordero Molina, Laico; portoricano (1790-1868).






Presto Beati padre Vergara e il laico Isidoro, martiri in Birmania, e Madre Giovannina Franchi



Tre Beati, una fondatrice religiosa e due martiri, e dieci nuovi Venerabili, cinque donne e cinque uomini. I loro nomi sono contenuti nei Decreti promulgati ieri da Papa Francesco, dopo l’udienza concessa stamattina al cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Il profilo dei nuovi Beati nel servizio di Alessandro De Carolis:RealAudioMP3 

L’assistenza verso gli ammalati per Giovannina Franchi non poteva essere vissuta guardando l’orologio. Né poteva esserci malattia tanto disgustosa nell’apparenza da negare il conforto delle cure per chi ne era affetto. 
Sono sufficienti queste due convinzioni, diventate regola nel suo Istituto, per capire chi fosse la prossima Beata della quale è stato riconosciuto il miracolo che la porterà agli altari. Nativa di Como, dove nasce nel 1807, arriva tardi a consacrarsi, 33 anni, dopo una prima parte della vita trascorsa in un educandato e una breve esperienza di fidanzamento. 
Intorno alla metà dell’Ottocento si dedica all’assistenza dei malati a domicilio finché nel 1853 fonda, con tre compagne, quella che poi diventerà la Congregazione delle Suore Infermiere dell’Addolorata. La loro predilezione va ai malati gravi e moribondi, perché più soli e più vicini all’incontro con Dio. Dobbiamo mostrarci, scrive la Franchi, “coraggiose ed umili nel tempo stesso, pazienti e cortesi nelle maniere, amanti del silenzio e della fatica, ben disposte all’assistenza degli infermi ed a qualunque opera di carità senza eccezione di alcun ufficio comeché faticoso e ributtante”. La loro opera rasenta l’eroismo quando Como è impestata dal “vaiolo nero”, ritenuto da alcuni il colera. Giovannina Franchi ne viene contagiata a morte, che la coglie all’alba del 23 febbraio 1872, a quasi 65 anni di età.


Storia di una morte eroica in nome di Cristo è anche quella che racconta, nella prima metà del Novecento, la vita di Mario Vergara, sacerdote professo del Pontificio Istituto per le Missioni Estere (Pime), e Isidoro Ngei Ko Lat, laico e catechista. 
Padre Mario, napoletano di Frattamaggiore, ha 19 anni quando entra nel Pime. A 24 viene inviato in Birmania nel distretto di Citaciò, che conta una trentina di villaggi della tribù dei Sokù. Padre Mario è infaticabile e si procura ben presto la stima di tutti sono solo come sacerdote, ma anche come educatore, medico, amministratore e spesso anche giudice e arbitro. 
Quando l’Italia dichiara guerra all’Inghilterra, nel 1940, i missionari del Protettorato britannico sulla Birmania vengono etichettati come fascisti e inviati nei campi di concentramento inglesi in India. La prigionia termina alla fine del ‘44 e un indebolito padre Mario torna alla sua missione, temendo di essere ormai considerato inutile. 
Al contrario, gli viene data la possibilità di fondare una nuova missione, che diventerà la parrocchia di Shadaw. 
I suoi sforzi apostolici portano presto a ottimi risultati e ciò gli attira il risentimento dei protestanti battisti. Quando nel ’48 la Birmania ottiene l’indipendenza, nel Paese esplode la guerra civile. Le truppe ribelli, di religione battista, si macchiano di violenze e soprusi contro i quali padre Mario si schiera coraggiosamente. 
Il 24 maggio 1950, accompagnato dal suo catechista, Isidoro, padre Mario si reca a Shadaw per protestare per un torto subito. Entrambi vengono però arrestati come spie del governo centrale e uccisi a colpi di fucile all’alba del 25 maggio 1950. I loro corpi, rinchiusi in sacchi, sono gettati nel fiume Salween e non più ritrovati.


Nei decreti promulgati oggi da Papa Francesco si riconoscono le virtù eroiche di dieci Servi e Serve di Dio. Si tratta di Maurizio Maria Matteo Garrigou, sacerdote, fondatore dell'Istituto di Nostra Signora della Compassione; 
Clemente (al secolo: Vincenzo Fuhl), sacerdote professo dell'Ordine di Sant'Agostino; 
Marcello della Vergine del Carmelo (al secolo: Boldizsár Marton), sacerdote professo dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi; 
Romano Bottegal, sacerdote professo dell'Ordine dei Cistercensi della Stretta Osservanza (Trappisti); Raffaele Cordero Molina, Laico; nato a San Juan de Puerto Rico (Puerto Rico) il 24 ottobre 1790 ed ivi morto il 5 luglio 1868; 
Rosalia Cadron-Jetté (in religione: Madre della Natività), fondatrice dell'Istituto delle Suore della Misericordia; 
Maria Rosa Teresa Gay Tibau, fondatrice dell'Istituto delle Suore di San Giuseppe ora Religiose di San Giuseppe di Gerona; 
Maria Oliva del Corpo Mistico (al secolo: Maria Oliva Bonaldo), fondatrice dell'Istituto delle Figlie della Chiesa; 
Orsola Mezzini, religiosa professa e superiora generale della Congregazione delle Suore della Piccola Missione per i Sordomuti; Scolastica della Divina Provvidenza (al secolo: Orsola Maria Rivata), religiosa professa e prima superiora generale delle Pie Discepole del Divin Maestro.




Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2013/12/09/presto_beati_padre_vergara_e_il_laico_isidoro,_martiri_in_birmania,_e/it1-754153 
del sito Radio Vaticana 


 

[Modificato da Caterina63 10/12/2013 11.33]
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La Chiesa ha un nuovo Santo: il gesuita Pietro Favre



La Chiesa ha da ieri un nuovo santo. Papa Francesco ha infatti esteso alla Chiesa Universale il culto liturgico in onore di Pietro Favre, sacerdote professo della Compagnia di Gesù. In segno di ringraziamento, Papa Francesco presiederà una Messa nella Chiesa di Gesù il 3 gennaio prossimo, alle ore 9, nel giorno della ricorrenza liturgica del Santissimo Nome di Gesù, “Titolo” della Compagnia di Gesù. 

A concelebrare con il Papa saranno i suoi confratelli Gesuiti presenti a Roma. 

Nel ricevere ieri il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il Pontefice ha inoltre autorizzato la promulgazione dei Decreti riguardanti il miracolo attribuito all'intercessione della Venerabile Serva di Dio Maria Teresa Demjanovich, Suora professa della Congregazione delle Suore della Carità di Sant'Elisabetta, morta a Elizabeth negli Stati Uniti nel 1927, le virtù eroiche del Servo di Dio Emanuele Herranz Establés, sacerdote diocesano e Fondatore delle Religiose Esclavas de la Virgen Dolorosa, morto a Madrid nel 1968, e le virtù eroiche del Servo di Dio Giorgio Ciesielski, Laico e Padre di famiglia morto in Egitto il 9 ottobre 1970. 

Sulla figura del nuovo Santo, il servizio di Alessandro De Carolis:RealAudioMP3 


Un uomo pio, al tempo in cui questo appellativo non suscitava come oggi sorrisi di sufficienza ma racchiudeva l’ammirazione per una persona di superiore fibra umana e spirituale. Questo fu ai suoi tempi – 500 anni fa – Pietro Favre, di professione “apostolo”. Apostolo del Vangelo, apostolo del Papa, apostolo del nascente carisma dei Gesuiti, che propagherà dappertutto durante i suoi molti viaggi. Favre studia a Parigi e insegna per due anni alla “Sapienza” di Roma, ma la sua dottrina è per gli istruiti come per gli analfabeti e per lui non fa differenza lasciare il prestigio della cattedra quando il Papa lo invia a insegnare catechismo nelle campagne parmensi. E nessuna differenza ancora farà, più tardi, obbedire al Papa che lo invia in Germania come ponte di dialogo tra Chiesa e il montante protestantesimo di Lutero. Del resto, Favre è un gesuita innamorato della via aperta da Sant’Ignazio, nella quale diventa il primo sacerdote nel maggio del 1534 e il 15 agosto seguente, con il fondatore della Compagnia e altri cinque compagni emette il celebre voto di Montmartre, cioè di vivere in povertà e di andare a Gerusalemme, promettendo di mettersi a disposizione del Papa. 

La guerra tra turchi e veneziani si mette di mezzo a impedire il pellegrinaggio, e allora quel primo nucleo del futuro Ordine si reca da Paolo III. Gli incarichi che il Papa affida sono diversi. Pietro Favre si mette in viaggio attraverso l'Europa. Predica, tiene esercizi, visita monasteri, con una dedizione e una sopportazione della fatica che finisce per minare la sua tenuta fisica. Ed è con la salute malmessa che Pietro Favre si mette in viaggio per Roma, che raggiunge il 17 luglio 1546, per quello che sarà il suo ultimo, grande incarico: offrire un contributo di dialogo alla discussione del Concilio di Trento, col quale la Chiesa intende rispondere alla Riforma di Lutero. Favre però si ammala e a Roma muore il primo agosto 1547.

La bellezza spirituale di Pietro Favre è condensata nello spagnolo e nel latino che usa per redigere il suo “Memoriale”, sorta di diario spirituale che, assieme al suo epistolario, fa brillare la gemma della sua fede e del suo stile di vita genuinamente cristiano.


Sul legame speciale di Pietro Favre con Sant’Ignazio di Loyola, e sulla devozione che nutre tutta la Compagnia del Gesù nei suoi confronti a partire da Papa Francesco, Gudrun Sailer ha intervistato padre Anton Witwer, postulatore generale dei Gesuiti:RealAudioMP3 

R. – Questo incontro è stato decisivo per tutta la sua vita, perché da Sant’Ignazio ha ricevuto la sua formazione spirituale. Poi, però, per Sant’Ignazio stesso era diventato uno che lo sfidava, particolarmente per gli scrupoli che aveva avuto a lungo nel tempo. Questo ha portato Sant’Ignazio a mettere poi nel libro degli Esercizi le regole degli scrupoli. Nella Compagnia, Pietro Favre ha sempre vissuto nell’obbedienza ed è sempre stato in missione per altri: per il Papa, per il padre generale, per l’imperatore, per il re del Portogallo, di Spagna. E così, proprio per questo sforzo immenso durante questi viaggi, lui è morto a 40 anni.

D. – Il Santo Padre, Francesco, apprezza tantissimo Pietro Favre e l’ha chiamato nella sua lunga intervista alla rivista gesuita “un prete riformato”, ma che cosa significa?

R. – All’inizio, tutti i Gesuiti sono stati considerati preti riformati e non solamente Pietro Favre, perché hanno vissuto il sacerdozio in povertà – aspetto decisivo – e si sono messi a disposizione di tutta la Chiesa, senza chiedere niente. Questa è stata la cosa nuova, ed è l’aspetto che è rimasto nella spiritualità della Compagnia. Perché la devozione particolare a Pietro Favre? Perché è stato il primo sacerdote della Compagnia. Lui ha celebrato la Messa, in cui tutti i primi compagni, incluso Sant’Ignazio, fecero voto a Montmartre, il 15 agosto 1534. E dopo la partenza di Ignazio dalla Spagna, Pietro Favre è stato il direttore spirituale di tutto questo gruppo. L’influenza, quindi, del suo modo di vivere il sacerdozio su tutti gli altri compagni è stata molto grande. E per questo, nella Compagnia, rispetto al sacerdozio, lui è la figura più importante.

D. – Pietro Favre viaggiava tanto ed è entrato in contatto anche con la Riforma, con le guerre tra le confessioni. Quale atteggiamento lo contraddistingue nelle situazioni difficili?

R. – Pietro Favre è sempre stato un uomo della riconciliazione, della pace. Ha visto i protestanti essere non tanto un attacco alla Chiesa, anche se soffriva, però, l’”ignoranza” della gente nei confronti della fede. Per questo, ha detto “ciò che noi dobbiamo fare è annunciare il Vangelo”. Era convinto che l’annuncio autentico della fede in Gesù Cristo potesse eliminare tutte le divisioni – anche per noi oggi è molto importante – nella misura in cui tutti crescono come cristiani. Anche l’unità può diventare una realtà.

D. – San Pietro Favre che cosa ci dice oggi come cattolici?

R. – Noi da lui possiamo imparare a guardare la nostra realtà, la realtà quotidiana, con gli occhi di Gesù Cristo.

D. – San Pietro Favre come il Santo della coscienza...

R. – E’ il Patrono dell’esame di coscienza, cui siamo tutti invitati.




Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2013/12/18/la_chiesa_ha_un_nuovo_santo:_il_gesuita_pietro_favre/it1-756507 
del sito Radio Vaticana 


 



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Vista ritrovata: storia del miracolo che porterà agli altari suor Maria Teresa Demjanovich



Una vista riacquistata miracolosamente, quando ogni speranza medica era stata tolta. La storia di un bimbo americano guarito dalla cecità è alla base della prossima Beatificazione di suor Maria Teresa Demjanovich, religiosa professa della Congregazione delle Suore della Carità di Sant'Elisabetta, scomparsa nel 1927. Papa Francesco ha approvato nei giorni scorsi il Decreto che riconosce il miracolo e che portarà suor Maria Teresa alla gloria degli altari. Laura Ieraci ne ha parlato con la postulatrice della Causa a Roma, Silvia Correale:RealAudioMP3 

R. – Siamo negli anni ’60. Un bambino piccolo che andava all’asilo iniziò a manifestare problemi alla vista. Vengono fatti tutti gli accertamenti e la diagnosi è quella di degenerazione maculare bilaterale congenita e il bambino perde la vista velocemente. Quando dallo Stato di New York decisero di dargli un tutor per la cecità, le suore - dove lui frequentava la scuola - stavano lavorando per il processo di Beatificazione di suor Miriam Teresa Demjanovich, una di loro. Dato che dovevano traslocare gli hanno dato un santino, con una piccola reliquia di suor Miriam e lì il bambino ha iniziato a recuperare la vista. Successivamente, l’hanno portato a New York all’ospedale oftalmologico per far i controlli ed hanno costatato che era guarito. I medici sono stati unanime a considerarla una guarigione inspiegabile scientificamente perché quando si verifica questo danno agli occhi tutti gli oculisti del mondo sanno che non si può tornare indietro; quello che è stato danneggiato non è più recuperabile.

D. – Questa suora era nel noviziato, poi si è ammalata e prima di morire ha fatto la professione. Ci può raccontare un po’ delle qualità che lei possedeva?

R. – Quando lei entrò nella Congregazione delle Suore della Carità di Santa Elisabetta aveva fatto un percorso di vita spirituale abbastanza intenso: da piccola in famiglia aveva già manifestato questo fervore religioso; stava facendo un discernimento vocazionale ed aveva tentato di entrare tra le Suore Carmelitane Scalze però per un problema alla vista non era adatta: a quell’epoca – stiamo parlando del 1915/1917 – le suore vivevano di ricamo e quindi, a causa di questo suo problema alla vista non era adatta alla vita di ogni giorno nel monastero carmelitano. Parlando con il suo direttore spirituale cercarono allora di trovare un’altra congregazione religiosa. Un giorno pregando lì dalle suore, perché aveva finito gli studi ed aveva iniziato ad insegnare, andando in cappella sentì che quello era il suo posto, che il Signore la chiamava lì. Fece presente questa cosa al suo padre spirituale, dopo ne parlò con le suore che furono contentissime perché la conoscevano e la apprezzavano. È stata una grande gioia. Ha quindi fatto il periodo del noviziato e con il permesso del suo padre spirituale e della superiora iniziò a scrivere le esperienze della sua vita di preghiera, che erano molto intense. Lei era apparentemente una giovane “normale”, molto dedita alla preghiera e la sua vita spirituale raggiunse una grande profondità mistica. Attraverso la sua testimonianza, lo Spirito divino ci vuole ricordare la verità esaltante della inabitazione delle tre persone divine nel profondo di noi. Questo si è manifestato molto forte nella sua vita, tant’è che quando si fece la stesura della positio si chiese il parere di un consultore in teologia mistica per poter valutare queste esperienze.





del sito Radio Vaticana 





Beatificata a Napoli Maria Cristina di Savoia, "reginella santa"


2014-01-25 Radio Vaticana

E' stata proclamata Beata oggi a Napoli la regina delle due Sicilie, Maria Cristina di Savoia, moglie del re Ferdinando II di Borbone. Il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha presieduto stamani, 25 gennaio 2014 la Messa di beatificazione nella Basilica di Santa Chiara dei Frati Minori, definendo la nuova Beata “autentica regina della carità”. Il servizio di Benedetta Capelli:

Reginella santa. Era questo il modo in cui i napoletani, nei primi anni Trenta dell’800, chiamavano Maria Cristina di Savoia morta a soli 24 anni dopo aver partorito Francesco II, ultimo re di Napoli. Bellezza, cultura, una solida formazione cristiana la rendevano una sposa ambita e quando si unì in matrimonio con Ferdinando II di Borbone si capì che il destino di quel regno sarebbe cambiato di lì a poco.
Decise infatti, d’accordo con il re, di destinare parte del denaro per i festeggiamenti delle nozze per dare una dote a 240 spose.

Il cardinale Angelo Amato:

"La sua intercessione presso il sovrano ottenne a molti condannati la commutazione della pena di morte. Incentivò l'arte del corallo a Torre del Greco e diede impulso alla riattivazione delle seterie di San Leucio di Caserta a bene dei coloni del posto, le cui famiglie ricevettero casa, lavoro, una chiesa e la scuola obbligatoria".

Una giovane donna che aveva capito come la ricchezza vera sia quella del cuore. Un messaggio che arrivò chiaramente ai poveri, agli ultimi, e che le aprì la strada verso la santità:"La beatificazione della regina Maria Cristina di Savoia mostra che la porta stretta della santità può essere varcata da tutti, grandi e piccoli, ricchi e poveri, uomini e donne, sacerdoti e laici, perché l'essenziale della santità consiste nell'amare Dio e il prossimo con tutte le proprie forze".

Una testimonianza cristiana più che mai attuale. La sua vita è una risposta alla tendenza di rendere i vizi virtù e di lasciarsi andare al torpore della mediocrità e del male. “Sono i santi come la Beata Maria Cristina di Savoia – afferma il cardinale Amato – a risvegliare il mondo”:
 "I Santi rimettono le cose a posto, mostrando come la povertà, la mitezza, la purezza, la giustizia, la pace, la condivisione siano beatitudini, che edificano la società rendendola più sana e più umana. I Santi bonificano la società dall'inquinamento dei vizi, restituendo valore alla virtù e dignità alla vita".

 
 
 

Dopo l'Angelus del 26 gennaio, queste le parole di Papa Francesco:

 

Ieri, a Napoli, è stata proclamata Beata Maria Cristina di Savoia, vissuta nella prima metà del secolo diciannovesimo, regina delle due Sicilie. Donna di profonda spiritualità e di grande umiltà, seppe farsi carico delle sofferenze del suo popolo, diventando vera madre dei poveri. Il suo straordinario esempio di carità testimonia che la vita buona del Vangelo è possibile in ogni ambiente e condizione sociale.

 
 






[Modificato da Caterina63 27/01/2014 15.42]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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PROMULGAZIONE DECRETI

Città del Vaticano, 27 gennaio 2014 (VIS). Il Santo Padre Francesco ha ricevuto questa mattina in Udienza privata il Cardinale Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Nel corso dell'Udienza il Sommo Pontefice ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:

MARTIRIO:

- del Servo di Dio Pietro Asúa Mendía, Sacerdote diocesano; nato a Valmaseda (Vizcaya, Spagna) il 30 agosto 1890 e ucciso, in odio alla Fede, a Liendo (Santander, Spagna) il 29 agosto 1936;

VIRTÙ EROICHE

- del Servo di Dio Giuseppe Girelli, Sacerdote diocesano; italiano (1886-1978).

- del Servo di Dio Zaccaria di Santa Teresa (al secolo: Zaccaria Salteráin Vizcarra), Sacerdote professo dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi; spagnolo, (1887-1957).

- della Serva di Dio Marcella Mallet, Fondatrice delle Suore della Carità di Québec; canadese, (1805-1871).

- della Serva di Dio Maria Benedetta Arias, Fondatrice delle Suore Ancelle di Gesù nel Sacramento; argentina (1822-1894).

- della Serva di Dio Margherita del Sacro Cuore di Gesù (al secolo: Virginia De Brincat), Fondatrice delle Suore Francescane del Cuore di Gesù; maltese (1862-1952).

- della Serva di Dio Serafina (al secolo: Noemy Cinque), Suora professa della Congregazione delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo; brasiliana, (1913-1988).

- della Serva di Dio Elisabetta Sanna, vedova Laica, Terziaria professa dell'Ordine dei Minimi di San Francesco, del Sodalizio dell'Unione dell'Apostolato Cattolico fondato da San Vincenzo Pallotti; italiana, (1788-1857).







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  aggiornamento catalogo dei Santi

2014-04-03 Radio Vaticana

Papa Francesco ha ricevuto oggi il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, iscrivendo nel catalogo dei Santi tre Beati:
Francesco de Laval, già Vescovo di Québec; nato a Montigny-sur-Avre (Francia) il 20 aprile 1623 e morto a Québec (Canada) il 6 maggio 1708;
Giuseppe de Anchieta, Sacerdote professo della Compagnia di Gesù; nato a San Cristobal de La Laguna (Tenerife, Isole Canarie) il 19 marzo 1534 e morto a Reritiba (Brasile) il 9 giugno 1597;
Maria dell'Incarnazione (al secolo: Maria Guyart), Fondatrice del Monastero delle Orsoline nella città di Québec; nata a Tours (Francia) il 28 ottobre 1599 e morta a Québec (Canada) il 30 aprile 1672.

La prassi adottata per questi Beati è quella della canonizzazione cosiddetta «equipollente», pratica utilizzata nei riguardi di figure di particolare rilevanza ecclesiale per le quali è attestato un culto liturgico antico esteso e con ininterrotta fama di santità e di prodigi. 
La stessa prassi è stata adottata da Papa Francesco per le canonizzazioni di Angela Foligno (9 ottobre 2013) e di Pietro Favre (17 dicembre 2013). 
Formulata da Benedetto XIV nella sua opera “De Servorum Dei beatificazione et de Beatorum canonizatione”, tale pratica è stata effettuata regolarmente dalla Chiesa, anche se non con frequenza; essa comporta che il Papa estenda precettivamente a tutta la Chiesa il culto di un servo di Dio non ancora canonizzato, mediante l’inserimento della sua festa, con Messa e ufficio, nel Calendario della Chiesa universale. E’ quindi una sentenza definitiva del Papa sulla santità del servo di Dio, sentenza espressa però non con la solita formula di canonizzazione, ma mediante un decreto obbligante tutta la Chiesa a venerare quel servo di Dio con il culto riservato ai santi canonizzati.

Come spiegato recentemente dal card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, in un articolo su “L’Osservatore Romano”, per questo tipo di canonizzazione «si richiedono tre elementi: il possesso antico del culto; la costante e comune attestazione di storici degni di fede sulle virtù o sul martirio; la ininterrotta fama di prodigi». 

E se si soddisfano queste condizioni «il Sommo Pontefice, di sua autorità, può procedere alla canonizzazione equipollente, cioè all’estensione alla Chiesa universale della recita dell’ufficio divino e della celebrazione della Messa, "senza alcuna sentenza formale definitiva, senza aver premesso alcun processo giuridico, senza aver compiuto le consuete cerimonie"». Molti esempi di questa forma di canonizzazione risalgono al pontificato di Benedetto XIV; per esempio, i santi Romualdo (canonizzato 439 anni dopo la sua morte), Norberto, Bruno, Pietro Nolasco, Raimondo Nonnato, Giovanni di Matha, Felice di Valois, la regina Margaret di Scozia, il re Stefano d'Ungheria, Venceslao duca di Boemia e Papa Gregorio VII. Nella storia recente Giovanni Paolo II ne ha compiute tre ( 3 ottobre 1982: Giovanni da Fiesole, meglio noto come Beato Angelico, insieme a Salvatore Lilli e Giovanna Jugan), una Benedetto XVI ( 10 maggio 2012: Ildegarda di Bingen), l’ultima, quella di Angela da Foligno, è stata firmata il 9 ottobre scorso dallo stesso papa Francesco. (Ma diverso è il caso di Giovanni XXIII la cui prossima canonizzazione - con la decisione del Papa di dispensare la causa dal miracolo - non è però classificabile come equipollente).


Nella medesima udienza il Santo Padre ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti relativi a quattro prossimi nuovi Santi, un nuovo Beato e 8 Venerabili Servi di Dio. Questi i prossimi nuovi Santi:

- il Beato Giovanni Antonio Farina, Vescovo di Vicenza, Fondatore dell'Istituto delle Suore Maestre di Santa Dorotea Figlie dei Sacri Cuori; nato a Gambellara (Vicenza, Italia) l'11 gennaio 1803 e morto a Vicenza (Italia) il 4 marzo 1888;

- il Beato Ciriaco Elia Chavara, Sacerdote, Fondatore della Congregazione dei Carmelitani della Beata Vergine Maria Immacolata; nato a Kainakary (Kerala, India) il 10 febbraio 1805 e morto a Koonammavu (Kerala, India) il 3 gennaio 1871;

- il Beato Nicola da Longobardi (al secolo: Giovanni Battista Clemente Saggio), Oblato professo dell'Ordine dei Minimi; nato a Longobardi (Cosenza, Italia) il 6 gennaio 1650 e morto a Roma (Italia) il 3 febbraio 1709;

- la Beata Eufrasia del Sacro Cuore (al secolo: Rosa Eluvathingal), Suora professa della Congregazione delle Suore della Madre del Carmelo; nata nel villaggio di Kattoor (Kerala, India) il 17 ottobre 1877 e morta a Ollur (Kerala, India) il 29 agosto 1952;

Sarà presto proclamato Beato il Venerabile Servo di Dio Luigi della Consolata (al secolo: Luigi Bordino), nato a Castellinaldo (Cuneo, Italia) il 12 agosto 1922 e morto a Torino (Italia) il 25 agosto 1977.

Infine, sono stati proclamati Venerabili Servi di Dio con il riconoscimento delle virtù eroiche:

- il Servo di Dio Francesco Simón Ródenas, dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini, Vescovo titolare di Echino, già Vescovo di Santa Marta; nato a La Aparecida (Alicante, Spagna) il 2 ottobre 1849 e morto a Masamagrell (Valencia, Spagna) il 22 agosto 1914;

- il Servo di Dio Adolfo Barberis, Sacerdote diocesano, Fondatore dell'Istituto delle Suore del Famulato Cristiano; nato a Torino (Italia) il 1° giugno 1884 ed ivi morto il 24 settembre 1967;

- il Servo di Dio Maria Clemente (al secolo: Giuseppe Staub), Sacerdote professo della Congregazione degli Agostiniani dell'Assunzione, Fondatore della Congregazione delle Suore di Santa Giovanna d'Arc; nato a Kaysersberg (Alsazia Lorena, Francia) il 2 giugno 1876 e morto a Sillery (Québec, Canada) il 16 maggio 1936;

- il Servo di Dio Sebastiano Elorza Arizmendi, Laico professo dell'Ordine di Sant'Agostino; nato a Idiazábal (Spagna) il 31 ottobre 1882 e morto a Santa María de La Vid (Spagna) l'8 dicembre 1942;

- la Serva di Dio Maria Teresa di Gesù Eucaristico (al secolo: Dulce Rodrigues dos Santos), Fondatrice della Congregazione delle Piccole Missionarie di Maria Immacolata; nata a São Paulo (Brasile) il 20 gennaio 1901 e morta a São José dos Campos (Brasile) l'8 gennaio 1972;

- la Serva di Dio Clara della Concezione (al secolo: Giovanna della Concezione Sánchez García), Monaca professa dell'Ordine di Santa Chiara; nata a Torre de Cameros (Logroño, Spagna) il 14 febbraio 1902 e morta a Soria (Spagna) il 22 gennaio 1973;

- la Serva di Dio Maria Maddalena di Gesù Sacramentato (al secolo: Maria Giuseppina Teresa Marcucci), Religiosa professa della Congregazione della Passione di Gesù Cristo; nata a San Gimignano-Ponte Moriano (Lucca, Italia) il 24 aprile 1888 e morta a Madrid (Spagna) il 10 febbraio 1960;

- il Servo di Dio Luigi Rocchi, Laico; nato a Roma (Italia) il 19 febbraio 1932 e morto a Macerata (Italia) il 26 marzo 1979.



 

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  Papa Francesco ha ricevuto (l'8 luglio 2014) il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, autorizzando il dicastero a promulgare i Decreti sul riconoscimento delle virtù eroiche di sette Servi di Dio, tra cui il missionario laico Marcello Candia. Ce ne parla Sergio Centofanti:

Tra i nuovi Venerabili Servi di Dio c’è dunque Marcello Candia, figlio di una ricca famiglia milanese. Nato a Portici nel 1916 dove il padre aveva una fabbrica di acido carbonico, si laurea in chimica, farmacia e biologia. Lo educa alla fede la madre, che accompagna ad assistere i poveri nelle periferie di Milano.  Nel dopoguerra, insieme con i Cappuccini si dedica agli sfollati e organizza un villaggio per ragazze madri. Nel 1965 decide di vendere la fabbrica per partire in Brasile, nella foresta amazzonica, come missionario laico. In tanti lo disapprovano, ma lui dice: “Non basta dare un aiuto economico. Bisogna condividere con i poveri la loro vita, almeno per quanto è possibile. Sarebbe troppo comodo che me ne stessi qui a fare la vita agiata e tranquilla, per poi dire: il superfluo lo mando là. Io sono chiamato a vivere con loro!”.

Crea un ospedale a Macapà, seguito da tante altre opere: lebbrosari, centri sanitari, scuole, associazioni di volontariato, conventi, seminari e chiese.
Giovanni Paolo II lo incontra nel lebbrosario di Marituba nel 1980.
Marcello cura e abbraccia con affetto i suoi lebbrosi: “Quando ami – dice – non ti accorgi più delle deformità, tanto ti appare bella l’anima, l’amicizia e l’affetto di questi malati che sono diventati parte della mia vita”.
Come accade quando si fa il bene, Marcello Candia è costantemente accompagnato da avversità di ogni tipo, invidie, maldicenze, calunnie. Ha dato tutto quello che possiede, eppure viene persino accusato da uno dei suoi collaboratori di rubare in uno dei centri da lui fondato. Ma non si scompone più di tanto. Dopo una serie di infarti, scopre di avere un cancro alla pelle. Muore a Milano nel 1983 a 76 anni. “Non sono io che ho dato qualcosa – diceva – ma sono i poveri che danno a me. Io non sono nulla. Sono solo un modesto strumento della Provvidenza”.

Il riconoscimento delle virtù eroiche riguarda altri sei servi di Dio: il portoghese Antonio Ferreira Viçoso (1787-1875), della Congregazione della Missione, diventato vescovo di Mariana in Brasile, che spese la sua vita per la formazione dei sacerdoti in un periodo in cui le autorità civili cercavano di aggredire l’autonomia della Chiesa. Il sacerdote spagnoloSaturnino López Novoa (1830-1905), confondatore della Congregazione delle Suore Povere de los Ancianos Desamparados. Il sacerdote salesiano francese Giuseppe Augusto Arribat (1879-1963). Suor Maria Veronica della Passione, monaca professa dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi e fondatrice dell'Istituto delle Suore dell'Apostolic Carmel, nata a Costantinopoli, in Turchia, nel 1823 e morta a Pau, in Francia, nel 1906, cresciuta in una famiglia anglicana e convertitasi al cattolicesimo, attratta in particolare dall’Eucaristia e dal Sacramento della Riconciliazione. Elena da Persico, fondatrice dell'Istituto Secolare delle Figlie della Regina degli Apostoli, nata ad Affi, in Italia, nel 1869 e morta nel 1948. E infine la Serva di Dio Gaetana del Santissimo Sacramento, prima Superiora Generale della Congregazione delle Povere Figlie di San Gaetano; nata a Pancalieri (Italia) nel 1870 e morta nel 1935.







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17/09/2014 12.32
 
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  Promulgazione di Decreti della Congregazione delle Cause dei Santi, 17.09.2014


Promulgazione di Decreti della Congregazione delle Cause dei Santi

 

Il giorno 17 settembre 2014, Papa Francesco ha ricevuto in Udienza privata l’Em.mo Card. Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Durante l’Udienza, il Santo Padre ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare i Decreti riguardanti:

- il miracolo attribuito all'intercessione della Beata Maria Cristina dell’Immacolata Concezione (al secolo: Adelaide Brando), Fondatrice della Congregazione delle Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato; nata a Napoli (Italia) il 1° maggio 1856 e morta a Casoria (Italia) il 20 gennaio 1906;

- il miracolo attribuito all'intercessione del Venerabile Servo di Dio Pio Alberto del Corona, dell’Ordine dei Frati Predicatori, Arcivescovo titolare di Sardica, Vescovo emerito di San Miniato, Fondatore della Congregazione delle Suore Domenicane dello Spirito Santo; nato a Livorno (Italia) il 5 luglio 1837 e morto a Firenze (Italia) il 15 agosto 1912;

- il miracolo attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Maria Elisabetta Turgeon, Fondatrice della Congregazione delle Suore di Nostra Signora del Santo Rosario; nata a Beaumont (Canada) il 7 febbraio 1840 e morta a Rimouski (Canada) il 17 agosto 1881.

Il Sommo Pontefice, inoltre, ha approvato i voti favorevoli della Sessione Ordinaria dei Padri Cardinali e Vescovi circa la canonizzazione del Beato Giuseppe Vaz, Sacerdote dell’Oratorio di San Filippo Neri, Fondatore dell’Oratorio della Santa Croce dei Miracoli nella Città di Goa; nato a Benaulin (India) il 21 aprile 1651 e morto a Kandy (Sri Lanka) il 16 gennaio 1711.

Sua Santità ha, infine, deciso di convocare prossimamente un Concistoro per la canonizzazione del Beato Giuseppe Vaz e della Beata Maria Cristina dell’Immacolata Concezione (al secolo: Adelaide Brando).





UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE 
DEL SOMMO PONTEFICE

NOTIFICAZIONE

CAPPELLA PAPALE

 

Domenica 23 novembre 2014, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, alle ore 10.30, in Piazza San Pietro, il Santo Padre Francesco celebrerà la Santa Messa con il rito di Canonizzazione dei Beati:

Giovanni Antonio Farina (1803-1888)
Kuriakose Elias Chavara della Sacra Famiglia (1805-1871)
Ludovico da Casoria (1814-1885)
Nicola da Longobardi (1650-1709)
Eufrasia Eluvathingal del Sacro Cuore (1877-1952)
Amato Ronconi (ca 1226-ca 1292)

 

Potranno concelebrare con il Santo Padre:

- i Cardinali e i Patriarchi, che si troveranno, alle ore 9.45, nella Cappella di San Sebastiano in Basilica, portando con sé la mitria bianca damascata;

- gli Arcivescovi e i Vescovi, muniti di apposito biglietto dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice (la richiesta deve essere inviata entro mercoledì 19 novembre all’indirizzo: biglietti@celebra.va), che si troveranno, alle ore 9.30, nella Cappella della Presentazione in Basilica, portando con sé amitto, camice, cingolo e mitria bianca.

- i sacerdoti, muniti di apposito biglietto dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice (la richiesta deve essere inviata entro mercoledì 19 novembre all’indirizzo: biglietti@celebra.va), che si troveranno, alle ore 9, al Braccio di Costantino, portando con sé amitto, camice, cingolo e stola bianca.

*   *   *

I Cardinali, i Patriarchi, gli Arcivescovi e i Vescovi e tutti coloro che, in conformità al Motu Proprio «Pontificalis Domus», compongono la Cappella Pontificia e, muniti della Notificazione, desiderano partecipare alla celebrazione liturgica senza concelebrare, indossando l’abito corale loro proprio, sono pregati di trovarsi alle ore 9.45 sul Sagrato della Basilica, per occupare il posto che verrà loro indicato.

Città del Vaticano, 14 novembre 2014

Per mandato del Santo Padre

Mons. Guido Marini
Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie






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Sei nuovi Santi per la Chiesa: tra loro, fra Ludovico da Casoria

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2014-11-22 Radio Vaticana

Da questa domenica, solennità di nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, la Chiesa ha sei nuovi Santi: in Piazza San Pietro, infatti, Papa Francesco celebra la Santa Messa di Canonizzazione dei Beati italiani Giovanni Antonio Farina, Ludovico da Casoria, Nicola da Longobardi, Amato Ronconi e dei Beati indiani Kuriakose Elias Chavara della Sacra Famiglia ed Eufrasia Eluvathingal del Sacro Cuore. Il servizio di Giada Aquilino:

Il 12 giugno scorso, quando Papa Francesco ha tenuto il Concistoro ordinario pubblico, è stata decisa l’iscrizione all’albo dei Santi per sei Beati. L’italiano Giovanni Antonio Farina visse nel vicentino nel 1800 e, fin da giovane seminarista, si distinse per una predisposizione all'insegnamento. Ordinato sacerdote, nel 1836 fondò le Suore Maestre di Santa Dorotea Figlie dei Sacri Cuori, un istituto di “maestre di provata vocazione, consacrate al Signore e dedite interamente all'educazione delle fanciulle povere”. Nominato prima vescovo di Treviso e poi di Vicenza, per l’opera di carità verso i più bisognosi divenne per tutti il “vescovo dei poveri”. Morì a Vicenza il 4 marzo 1888. Fu beatificato nel 2001.

L’indiano Kuriakose (Ciriaco) Elias Chavara della Sacra Famiglia, nacque in Kerala, il 10 febbraio 1805. Fu ordinato sacerdote nel 1829 e due anni dopo già pose le fondamenta della prima casa della congregazione dei Carmelitani di Maria Immacolata, di cui fu primo priore generale, e successivamente collaborò anche alla fondazione della Congregazione delle Suore della Madre del Carmelo. Dal 1861 ricoprì la carica di vicario generale della Chiesa siro-malabarica, per la quale sostenne un profondo rinnovamento spirituale. Morì nel 1871. Fu beatificato nel 1986.

L’italiano Ludovico da Casoria, al secolo Arcangelo Palmentieri, nacque nella località in provincia di Napoli nel 1815. Entrò a 18 anni nei Francescani Alcantarini, divenendo fra Ludovico. Per 20 anni insegnò matematica e filosofia, tenendo anche la farmacia del convento. Più tardi iniziò ad operare per il riscatto dei bimbi dell’Africa dalla schiavitù, con l’auspicio di suscitare vocazioni missionarie in quel Continente, secondo il motto: “L’Africa convertirà l’Africa”. Accolse alcuni di quei piccoli, poi aumentati col tempo. Nacquero anche altri istituti dedicati all’infanzia in difficoltà e ai meno fortunati. Fondò i cosiddetti Frati della carità e le suore Francescane Elisabettine, dette ‘Bigie’. Il Vaticano gli affidò pure una missione in Sudan. Morì a Napoli nel 1885. Fu beatificato nel 1993. Alcuni tratti dell’opera e della missione di fra Ludovico, nelle parole del postulatore generale delle Cause dei Santi dell’Ordine dei Frati Minori, fra Giovangiuseppe Califano, intervistato da Federico Piana:

R. – Nel 1847 avvertì un profondo dono di grazia, che più tardi egli stesso definì quasi un secondo battesimo e che fece di lui un ardente frate. Si avviò da quel momento ad una intensa vita apostolica e di carità. Fondò due congregazioni religiose, stabilì a Napoli, Assisi e Firenze ospizi ed educandati, prendendosi cura di anziani e fanciulli. L’ultima sua opera a Napoli, ad esempio, fu l’ospizio marino di Posillipo, che egli pensò per i vecchi pescatori. Poi, a partire dal 1854, si dedicò all’opera di riscatto dei bambini ‘moretti’, ai quali veniva assicurata l’istruzione e la catechesi. Concepì anche un progetto di evangelizzazione per l’Africa, che non si realizzò appieno, ma per il quale avrebbe voluto formare missionari autoctoni proprio per l’evangelizzazione del Continente. Certamente la sua forza fu il rapporto con Cristo crocifisso, amato e scoperto come unico ideale della sua vita.

Italiano anche Nicola da Longobardi, al secolo Giovanni Battista Clemente Saggio. Nacque nel piccolo centro in provincia di Cosenza nel 1650 e ricevette un’educazione cristiana dalla famiglia di origine contadina. Chiese quindi l'abito di San Francesco e nel 1671 emise i voti dei Minimi. Dedicò la sua esistenza al catechismo, non dimenticando mai i poveri e gli infermi. Frequenti furono le sue esperienze mistiche. Si spense nel 1709. Fu beatificato nel 1786. Della figura di fra Nicola, parla un confratello, fra Alfonso Longobardi, dell'Ordine dei frati Minimi di San Francesco di Paola, viceparroco di S. Andrea delle Fratte a Roma, intervistato da Fabio Colagrande:

R. – Ha incarnato bene il carisma dell’Ordine dei Minimi: è un carisma che ha a che fare con la penitenza, con la Quaresima, che ti porta a vivere una vita verso la Risurrezione, verso la Pasqua. La semplicità di Nicola è la disponibilità, che forse colpisce di più: lui ha una forte storia vocazionale, che è molto di moda anche ai nostri tempi. Era un contadino e, quando ha detto ai suoi che andava in convento, gli hanno risposto quello che i genitori dicono oggi ad un ragazzo o ad una ragazza che vuole entrare in convento: 'Puoi servire Dio anche qui!'. Invece Nicola dice: 'Io mi sento chiamato lì'. Ed è entrato in convento. Praticamente Nicola ha vissuto quello che noi ci diciamo: cioè che siamo ‘templi di Dio, del Dio Trinità’. Nicola ha preso consapevolezza di questo, ha cercato di esprimere in sé l’amore di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, e ha tenuto conto che l’altro è un ‘tempio di Dio’ con cui occorre incontrarsi, condividere e vivere questo amore. Nicola ha avuto un’attenzione particolare per tutti, in modo specifico per i poveri e gli ammalati. Se dicessimo che è stato una 'Madre Teresa al maschile' nel Settecento, secondo me non diremmo una cosa azzardata.

L’indiana Eufrasia Eluvathingal nacque nel 1877 da una ricca famiglia cattolica di rito siro malabarese, che la chiamò Rose. Divenne allieva delle Carmelitane, poi nel 1898 vestì l’abito religioso ed intraprese il noviziato assumendo il nome di Eufrasia del Sacro Cuore di Gesù. Emise i voti due anni dopo nella Congregazione delle Suore della Madre del Carmelo, co-fondata da Kuriakose (Ciriaco) Elias Chavara. Si distinse per la profonda spiritualità e l’unione con Dio. Morì nel 1952. Fu beatificata nel 2006.

L’italiano Amato Ronconi, nacque da una ricca famiglia a Saludecio, nel riminese, nel 1226. Fin da giovane visse secondo il Vangelo nella genuina spiritualità francescana, dedicandosi all'accoglienza dei poveri, a cui donò tutte le sue sostanze. Fondò L’Ospedale dei poveri pellegrini a Saludecio, ora Casa di riposo a lui intitolata. Morì nel 1292. Fu beatificato nel 1776.

(Da Radio Vaticana)






[Modificato da Caterina63 22/11/2014 16.18]
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  Concistoro per tre nuove Canonizzazioni, il rito il 17 maggio




Concistoro per la canonizzazione di tre Beate - OSS_ROM





14/02/2015 



 


Dopo la creazione dei nuovi cardinali, Papa Francesco ha presieduto il Concistoro che dà il via libera alla Canonizzazione di tre religiose Beate. Si tratta di suor Giovanna Emilia de Villeneuve, fondatrice della Congregazione delle Suore dell’Immacolata Concezione di Castres; Maria di Gesù Crocifisso, monaca professa dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi; e Maria Alfonsina Danil Ghattas, fondatrice della Congregazione delle Suore del Rosario di Gerusalemme. Saranno canonizzate il prossimo 17 maggio assieme a Maria Cristina dell’Immacolata Concezione. I ritratti delle tre future Sante nel servizio di Roberta Barbi:


Giovanna Emilia de Villeneuve
“È per Dio che vi lascio, voglio servire i poveri, perché dobbiamo andare là dove la voce dei poveri ci chiama”. Così Emilia nel 1836, a soli 25 anni, si congedò da suo padre, il marchese Louis de Villeneuve, per fondare assieme ad altre due ragazze una nuova Congregazione consacrata all’Immacolata Concezione. Le chiameranno le “suore azzurre”, perché tale era l’abito che vestivano, un segno della protezione del manto di Maria che la fondatrice volle fosse anche visibile, in un’epoca in cui tutte le monache vestivano di nero. L’amore per gli altri e la spinta alle attività sociali le aveva imparate proprio dal padre, che in seno alla sua industria per la lavorazione del cuoio aveva creato una società di mutuo soccorso e promuoveva corsi di alfabetizzazione per i giovani, ma furono la morte prematura della madre e della sorella a farla avvicinare alla Vergine, che presto divenne la sua compagna di viaggio. L’esperienza della morte le insegnò che la vita non è l’unica cosa importante su questa terra, ma “si deve vedere Dio in tutte le cose e tutte le cose in Dio, ascoltarne la Parola, raccogliersi in momenti di preghiera profondi per imparare a guardare il mondo con gli occhi di Gesù”. Con le sue nuove sorelle visse accanto agli ammalati, ai carcerati e alle prostitute per dimostrare loro che Dio li ama, fino alla morte per colera sopraggiunta nel 1853.

Maria di Gesù Crocifisso
Veniva da Nazareth e portava il nome di Mariam come la Vergine e Maria di Gesù Crocifisso si chiamò anche dopo aver pronunciato i voti presso il Carmelo di Pau, in Francia, la seconda Beata che sarà canonizzata, al secolo Mariam Baouardy. “Una piccola araba obbediente fino al miracolo”, la definiva la sua madre superiora che le fu vicino quando i mistici doni di cui era ricca cominciarono a manifestarsi. Umile e illetterata, Maria inizialmente nascose le stimmate che le sanguinavano nel giorno della Passione di Cristo, credendo di aver contratto la lebbra e non raccontò subito le esperienze dell’estasi e della bilocazione che attribuiva alla propria incapacità di restare sveglia mentre pregava. Poi, quando si trovò a comporre di getto salmi che il suo analfabetismo le avrebbe reso impossibili, capì: “A chi somiglio io, Signore? Agli uccelletti implumi nel loro nido. Se il padre e la madre non portano loro il cibo, muoioni di fame. Così è l’anima mia senza di Te: non ha sostegno, non può vivere”. Attraverso di lei il Signore volle che fosse costruito un Carmelo a Betlemme, dove presto si trasferì, e poi uno Nazareth, in Terrasanta. Oltre al continuo dialogo con lo Spirito Santo, Mariam iniziò a ricevere anche le visite del maligno che la percuoteva e la ossessionava, ma più la tormentava, più lei si avvicinava a Dio, a cui alla fine, esausta, chiese: “Chiamami a te!”. Fu esaudita nel 1878 e seppellita nel convento carmelitano di Betlemme, dove tutti già la chiamavano “kedise”, la “Santa”.

Maria Alfonsina Danil Ghattas
Palestinese era anche Sultaneh, la quindicenne figlia di Danil Ghattas che con la vestizione religiosa sul Santo Calvario, entrò a far parte delle Suore di San Giuseppe dell’Apparizione con il nome di Maria Alfonsina. Ma non era questo il suo destino. La Vergine le apparve per la prima volta il giorno dell’Epifania del 1874 e poi di nuovo nel mese a lei consacrato, maggio, ispirandole la fondazione di una nuova congregazione: le Suore del Santissimo Rosario di Gerusalemme, la prima interamente femminile presente in Terrasanta. Era questa la missione della Beata: promuovere il ruolo della donna nella sua amata patria terrena; un compito difficilissimo anche per chi, come lei, aveva una fiducia sconfinata nella divina Provvidenza. Iniziò con nove sorelle, occupandosi dell’insegnamento religioso per vincere l’analfabetismo imperante,ma presto la congregazione si diffuse, tanto che oggi è considerata il braccio destro del Patriarcato latino nei Paesi arabi, in cui si occupa di scuole, parrocchie e altre istituzioni diocesane. Silenziosa e umile fino a sparire dentro la preghiera del Santo Rosario, rimise l’anima al Padre proprio mentre recitava i 15 misteri, nella notte del 25 marzo 1927.

 

Mons. Twal: due religiose canonizzate, segni per la Terra Santa

Il patriarca Fouad Twal - EPA

24/03/2015 

“Le nostre due nuove sante sono lampade per i nostri passi. Attraverso il loro amore e la loro fede illuminano le loro famiglie religiose e i fedeli della Terra Santa, del Medio Oriente e del mondo intero”. E’ quanto scrive ai fedeli in un messaggio dal titolo “Nel percorso della santità” il patriarca latino di Gerusalemme Fouad Twal in vista dell’imminente canonizzazione, il 17 maggio a Roma, di madre Maria Alfonsina e di suor Maria di Gesù Crocifisso, religiose della Terra Santa, fondatrice della congregazione delle Suore del Rosario la prima, e monaca carmelitana la seconda, fondatrice del Carmelo di Betlemme.

Canonizzazione segno di fede e speranza in Cristo
Per il patriarca la canonizzazione delle due religiose è un segno che ridona fede e speranza in Cristo. “Il Signore vuole riconfortare i nostri Paesi lacerati dai conflitti e dalle guerre e le nostre popolazioni che soffrono continue ingiustizie – scrive il patriarca Twal – le nostre due sante, attraverso la loro vita esemplare, il loro silenzio eloquente e il loro raccoglimento, la loro fedeltà malgrado la sofferenza e la loro abnegazione eroica nei sacrifici, ci donano una lezione magnifica”.

Le due future sante modelli da imitare ciascuno nel proprio stato di vita
Nel messaggio si ricorda poi che i santi sono modelli di cui imitare le virtù, le opere, ma anche la saggezza, che la santità consiste nel cercare la volontà di Dio, che essa è frutto non solo di sforzi umani ma anche della grazia divina e che la via per giungervi consiste nel rispondere alla propria vocazione, ciascuno nel proprio stato di vita. “Essere sano è semplicemente essere fedele alla propria vocazione cristiana” aggiunge il patriarca latino di Gerusalemme che sottolinea inoltre il fondamento sulla carità della santità. Infine il patriarca Twal esorta ad invocare l’intercessione di madre Maria Alfonsina e di suor Maria di Gesù Crocifisso, ad imitare la loro vita perché Dio conceda alla Terra Santa laici impegnati, ispirati da una fede viva, cosciente ed efficace, fede che possa rischiarare tutti i settori della vita, pubblici e privati, al fine di essere testimoni di Cristo nell’ambito familiare, professionale, politico, economico, culturale e sociale. (T.C.)




[Modificato da Caterina63 25/03/2015 00.10]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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06/05/2015 17.10
 
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La Chiesa avrà presto 3 nuovi Santi, Venerabili due sposi italiani




Sergio Bernardini e Domenica Bedonni, Venerabili Servi di Dio - RV





06/05/2015



La Chiesa avrà presto 3 nuovi Santi e 3 nuovi Beati. Nel pomeriggio di ieri, Papa Francesco ha ricevuto il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, autorizzando il dicastero a promulgare i relativi Decreti. Sette i nuovi Venerabili: tra di essi una coppia di sposi italiani. Il servizio di Sergio Centofanti:


Il 23 settembre la canonizzazione di fra Junípero Serra
Tra i prossimi Santi c’è fra Junípero Serra, frate minore spagnolo, apostolo della California nel XVIII secolo, che il Papa canonizzerà il 23 settembre prossimo durante il suo viaggio negli Stati Uniti. Nel suo caso il Pontefice ha approvato la sentenza affermativa della Sessione ordinaria dei cardinali e vescovi membri della Congregazione.

Tra i Santi, don Vincenzo Grossi e Maria dell’Immacolata Concezione
Saranno Santi anche il sacerdote cremonese Vincenzo Grossi, fondatore dell’Istituto delle Figlie dell’Oratorio (Pizzighettone 9 marzo 1845 - Vicobellignano il 7 novembre 1917) e Maria dell’Immacolata Concezione (al secolo: Maria Isabella Salvat Romero), superiora generale delle Suore della Compagnia della Croce (Madrid 20 febbraio 1926 - Siviglia 31 ottobre 1998). Don Vincenzo fu per tutti esempio di amore nella povertà. Esortava a vivere il Vangelo nella gioia senza mai lamentarsi. Maria dell’Immacolata Concezione, pur essendo superiora generale cercava per sé i lavori più umili. Il suo ideale era quello di lavorare tanto senza apparire, contribuendo a creare una clima di fiducia e serenità.

Beati due martiri in Laos e un parroco italiano
Tra i Beati figurano due giovani martiri in Laos: il missionario oblato italiano Mario Borzaga e il catechista laico Paolo Thoj Xyooj, laotiano, uccisi in odio alla fede nel 1960. Il primo aveva 27 anni, il secondo 19. Padre Borzaga voleva raggiungere tutti per portare il Vangelo dell’amore: “non c’è più nulla da fare che credere e amare”, diceva. Sarà Beato anche don Giacomo Abbondo (Salomino 27 agosto 1720 - Tronzano 9 febbraio 1788). Don Abbondo è stato un parroco di campagna innamorato di Dio: ha speso la sua vita ad aiutare i parrocchiani a riscoprire la bellezza e la bontà di Dio.

Venerabili due sposi italiani, Sergio Bernardini e Domenica Bedonni
Infine, tra i nuovi Venerabili Servi di Dio c’è una coppia di sposi italiani, Sergio Bernardini (Sassoguidano 20 maggio 1882 - Verica 12 ottobre 1966) e Domenica Bedonni (Verica 12 aprile 1889 - Modena 27 febbraio 1971). Contadini nelle montagne del Modenese, educarono ad una fede semplice e all’amore per i poveri i loro 10 figli: 6 divennero religiose e due frati cappuccini: uno di essi sarà vescovo a Smirne, mons. Germano Bernardini. Un figlio adottivo nigeriano diventerà vescovo nel suo Paese. Intenso il testamento spirituale di Domenica che così esortava i figli: vi chiedo che siate santi e abbiate coraggio nella sofferenza. A Dio diceva:”Me li avete dati, Signore, io ve li ho allevati, ma sono vostri, benediteli!”.

Gli altri nuovi Venerabili sono:

Giacinto Vera, Vescovo di Montevideo; nato al largo dell'Oceano Atlantico il 3 luglio 1813 e morto a Pan de Azúcar (Uruguay) il 6 maggio 1881;

Antonio Antié, Sacerdote professo dell'Ordine dei Frati Minori; nato a Prvic-Sepurine (Croazia) il 16 aprile 1893 e morto a Zagabria (Croazia) il 4 marzo 1965;

Giulia Colbert in Falletti di Barolo, Laica, Vedova e Fondatrice della Congregazione delle Figlie di Gesù Buon Pastore; nata a Maulévrier (Francia) il 26 giugno 1786 e morta a Torino (Italia) il 19 gennaio 1864;

Brigida Maria Postorino, Fondatrice dell'Istituto delle Figlie di Maria Immacolata; nata a Catona di Reggio Calabria (Italia) il 19 novembre 1865 e morta a Frascati (Italia) il 30 marzo 1960;

Raffaela Maria di Gesù Ostia (al secolo: Raffaela Martínez-Cavavate Ballesteros), Monaca professa dell'Ordine delle Cappuccine di Santa Chiara; nata a Maracena (Spagna) il 31 marzo 1915 e morta a Chauchina (Spagna) il 29 maggio 1991.







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07/06/2015 09.42
 
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  Presto beatificati martiri uccisi in Spagna e Laos ed anche Madre Lalìa Fondatrice delle Suore Domenicane Missionarie di San Sisto Vecchio




Il cardinale Angelo Amato - ANSA





06/06/2015



La Chiesa avrà presto un gruppo di nuovi Beati. Si tratta di un sacerdote brasiliano, Francesco di Paola Victor, e della cofondatrice della Congregazione delle Ancelle del Sacratissimo Cuore di Gesù, la religiosa polacca Clara. Insieme con loro saranno beatificati anche numerosi martiri uccisi durante la Guerra civile spagnola, nel 1936, e nelle persecuzioni in Laos, tra il 1954 e il 1970. Riconosciute anche le virtù eroiche di tre sacerdoti e una religiosa italiani. Papa Francesco ne ha autorizzato la promulgazione dei decreti durante l’udienza concessa ieri pomeriggio al cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.


In particolare, i decreti riconoscono il miracolo, attribuito all’intercessione del Venerabile Servo di Dio Francesco di Paola Victor – sacerdote diocesano, nato a Campanha (Brasile) il 12 aprile 1827 e morto a TrêsPontas (Brasile) il 23 settembre 1905 – e il miracolo, attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Clara (al secolo: Ludovica Szczęsna), cofondatrice della Congregazione delle Ancelle del Sacratissimo Cuore di Gesù, nata a Cieszki (Polonia) il 18 luglio 1863 e morta a Cracovia (Polonia) il 7 febbraio 1916.


Il martirio durante la Guerra civile in Spagna è quello subito nel 1936 da Federico da Berga (al secolo: Martí Tarrés Paigpelat) e 25 Compagni, sacerdoti e fratelli laici dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Il martirio in Laos è quello patito in odio alla fede da Giuseppe ThaoTiên, sacerdote diocesano, e da 10 Compagni, sacerdoti professi della Società delle Missioni Estere di Parigi e della Congregazione dei Missionari Oblati della Beata Maria Vergine Immacolata, nonché 4 compagni laici.


I decreti autorizzati da Papa Francesco riconoscono inoltre le virtù eroiche di quattro personalità ecclesiali italiane:


il Servo di Dio Antonio Celona, sacerdote diocesano, fondatore della Congregazione delle Suore Ancelle Riparatrici del Sacro Cuore di Gesù, nato a Ganzirri il 13 aprile 1873 ed ivi morto il 15 ottobre 1952),


il Servo di Dio Ottorino Zanon, sacerdote fondatore della Congregazione della Pia Società di San Gaetano, nato ad Anconetta il 9 agosto 1915 e morto a Brescia il 14 settembre 1972),


il Servo di Dio Marcello Labor, Sacerdote diocesano, nato a Trieste l’8 luglio 1890 ed ivi morto il 29 settembre 1954),


la Serva di Dio Maria Antonia del Sacro Cuore di Gesù (al secolo: Rachele Lalia), Fondatrice della Congregazione delle Suore Domenicane Missionarie di San Sisto, nata a Misilmeri il 20 maggio 1839 e morta a Ceglie Messapica il 9 aprile 1914.   



(A cura di Alessandro De Carolis)








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01/11/2015 18.51
 
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Beatificata Madre Teresa Casini, fondò Oblate Sacro Cuore Gesù

Madre Teresa Casini, fondatrice delle Oblate del Sacro Cuore di Gesù - RV

Madre Teresa Casini, fondatrice delle Oblate del Sacro Cuore di Gesù - RV

31/10/2015 

È stata beatificata questa mattina nella Cattedrale di San Pietro Apostolo a Frascati, Madre Maria Teresa Casini, fondatrice delle Oblate del Sacro Cuore di Gesù, dedite all’educazione dei giovani e oggi presenti nei cinque continenti. In rappresentanza di Papa Francesco, c’era il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il cardinale Angelo Amato. Il servizio diRoberta Barbi:

“Madre, sono entrata con l’idea di farmi Santa, quindi mi metto nelle sue mani”. Così la giovane Teresa si rivolge alla superiora delle Clarisse di San Pietro in Vincoli, abbracciando la vita di clausura. Aveva faticato a realizzare la sua vocazione, perché la madre, alta borghese di origini francesi, voleva indirizzarla verso un buon matrimonio. Era suo padre, morto quando lei aveva appena dieci anni, che l’aveva educata alla fede e l’aveva spinta verso Gesù, come ricorda il cardinale Amato:

“Il genitore, ingegnere, era un uomo pio e devoto alla Chiesa. Il giorno del battesimo della bambina invitò i poveri della città, ai quali elargì una generosa elemosina di denaro. Si adoperò poi a formare cristianamente la fanciulla. L'accompagnava in chiesa a pregare. Le dava in mano dei soldi da consegnare ai poveri. Questo gesto di carità rimase per sempre impresso nella memoria di Teresa, che, crescendo, diventò sempre più generosa verso i bisognosi ai quali dava quanto aveva di suo, in silenzio e con discrezione”.

Il noviziato di Teresa fu particolare: abbandonata la clausura per motivi di salute, il suo padre spirituale, l’abate Pellegrini, le trovò un gruppo di donne in cui poteva vivere momentaneamente da laica consacrata in una casa privata, praticando le preghiere. Obbedì, come sempre faceva, certa che quello che non viene da Dio non dura a lungo, mentre quello che è conforme alla sua volontà presto o tardi emerge con chiarezza. Divenne poi, l’animatrice di un gruppo di donne che scelsero di sottrarsi al mondo e chiamarsi le “Vittime del Sacro Cuore”. Teresa, infatti, meditava sempre più spesso la Passione del Signore, le sofferenze del Suo Cuore trafitto dai peccati degli uomini. Da piccola suora che era, non poteva che pregare e cercare di farsi carico di un po’ di quelle sofferenze, cercando di portare a Lui nuove anime. Così, nel 1910, le religiose abbandonarono la clausura per l’apostolato attivo e divennero le Oblate del Sacro Cuore di Gesù. La loro missione principale fu quella di curare il fiorire delle vocazioni tra i fanciulli, perciò nacquero i Piccoli Amici di Gesù, come sottolinea il cardinale Amato:

“«Dare alla Chiesa santi sacerdoti» fu la ragione del suo apostolato e della sua coraggiosa e profetica pedagogia vocazionale. Da questa sua intuizione nacquero i preseminari e i collegi dei Piccoli Amici di Gesù, con lo scopo di preservare e coltivare la vocazione di quei fanciulli, che il Signore chiamava al suo servizio”.

Oggi le Oblate sono presenti in tutto il mondo, con le loro opere educative in favore dei poveri e delle giovani donne, prestano servizio negli orfanotrofi e nelle parrocchie, si prendono cura dei sacerdoti anziani e malati. Madre Teresa non vide tutto questo; non riuscì neppure a veder diventare sacerdote il primo bambino che preparò al seminario perché morì nel 1937, un anno prima che egli prendesse i voti e celebrasse la sua prima Messa. Ma il suo immenso carisma parla ancora a tutti noi e in modo speciale, proprio come una Madre, alle sue figlie. Cosa direbbe loro oggi? Ci risponde il cardinale Amato:

“Credo che le inviterebbe a perseverare nel loro apostolato di educazione e di formazione dei giovani, per un cammino vocazionale, e a promuovere l'Opera dei Piccoli Amici di Gesù. Le chiamerebbe poi a rinnovare il loro impegno di accoglienza e di assistenza ai sacerdoti nelle parrocchie, nei seminari, negli episcopi. Le solleciterebbe, infine, a fondare il loro apostolato sulla spiritualità oblativa, fatta di santità quotidiana, nutrita di preghiera e di sacrificio”.








FRA ZBIGNIEW E FRA MICHAŁ, UCCISI DA SENDERO LUMINOSO, SABATO 5 dicembre, SARANNO BEATIFICATI IN PERÙ

Fra Zbigniew e fra Michał, uccisi da Sendero Luminoso, sabato saranno beatificati in Perù

di Włodzimierz  Rędzioch

 

In agosto 1991 Giovanni Paolo II si trovava a Cracovia per la GMG e proprio in quei giorni entusiasmanti gli arrivò la drammatica notizia dell’assassinio avvenuto il 9 agosto in Perù dei due francescani polacchi Zbigniew Strzałkowski e Michał Tomaszek per mano dei membri di Sendero luminoso, l’organizzazione armata d’ispirazione maoista. Commentando questo fatto il Papa disse: “Sono i nuovi santi martiri del Perù”. La profezia del Pontefice si è verificata 24 anni dopo la loro morte: il 3 febbraio quando la Congregazione delle Cause dei Santi ha riconosciuto il martirio dei Servi di Dio Zbigniew e Michał e Papa Francesco ha autorizzato la a promulgare il decreto riguardante il loro martirio.

La beatificazione avrà luogo il prossimo 5 dicembre  2015, nella città peruviana di Chimbote, diocesi dove svolgevano la loro missione i martiri. La solenne cerimonia sarà presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi. Insieme con i due polacchi sarà beatificato don Alessandro Dordi che venne ucciso in un’imboscata dei “senderisti”,  il 25 agosto dello stesso anno, mentre stava tornando dalla celebrazione della Messa presso un villaggio. 

L’assassinio dei francescani polacchi ebbe una grande eco nella loro natia Polonia e il loro processo di beatificazione è stato seguito con grande interesse in tutto il Paese. Mentre in Perù alle ore 10 si celebrerà la Messa di beatificazione, negli stessi istanti in Polonia il card. Stanisław Dziwisz celebrerà la Messa nella chiesa dei francescani a Cracovia (in Polonia saranno le 16). Subito dopo sarà aperta la cappella dei nuovi beati con le loro reliquie e ricordi donati dalle rispettive famiglie, compresi i vestiti inzuppati di sangue.

La storia di questi nuovi martiri è da poco diventa un film, girato dal regista polacco Krzysztof Tadej per la Televisione Polacca (TVP) e preparata in tre versioni linguistiche (spagnolo, inglese e polacco). Il DVD in lingua spagnola è stato donato a Papa Francesco dal regista e dal direttore della TVP durante l’udienza generale di oggi, mercoledì 2 dicembre. A Tadej abbiamo chiesto di raccontare la vita dei francescani che stanno per essere elevati agli onori degli altari.

***

Come mai i giovani francescani polacchi sono finiti in Perù, a 11 mila chilometri dalla loro Patria?
Nel 1988 i superiori francescani decisero di aprire la missione in Perù, tra le alte montagne, nel paesino di Pariacoto a 1200 metri s.l.m. I tre polacchi arrivarono nel paesino andino subito dopo e trovarono una realtà desolante: la popolazione che viveva in estrema povertà, non c’era la luce ne acqua, la chiesa in uno stato di abbandono: non c’era nemmeno il Santissimo Sacramento. La parrocchia copriva un territorio enorme come una diocesi europea, con 73 villaggi, di cui alcuni a 4 mila metri s.l.m. Per i giovani sacerdoti, tutti erano circa trentenni, cominciava un duro lavoro missionario ma anche di assistenza alla popolazione. Presto i polacchi conquistarono i cuori della gente del posto. Purtroppo, nella zona era molto attiva l’organizzazione armata comunista chiamata “Sendero luminoso”. Il lavoro di evangelizzazione e di assistenza alla popolazione dava fastidio ai comunisti che miravano a fare una rivoluzione. Per questo motivo li servivano le masse scontente e arrabbiate con i governati. Negli anni 80. e 90. i terroristi di “Sendero luminoso” causarono la morte o la sparizione di circa 70 mila persone: combattevano una vera guerra civile.   

Come sono stati uccisi i frati?
La sera del 9 agosto i “senderisti” arrivarono alla missione di Pariacoto, cercando i sacerdoti. A Pariacoto si trovavano in quel momento soltanto due padri perché il terzo era partito per la Polonia in vacanza. Fra Zbigniew e fra Michał si presentarono ai terroristi e subito vennero caricati su una camionetta che li portò via dal villaggio sotto gli occhi spaventati dei parrocchiani. In macchina salì anche una coraggiosa suora peruviana, s. Berta, che divenne testimone delle accuse rivolte dagli aguzzini ai frati e di questa specie di grottesco “processo rivoluzionario”. 

Di cosa furono accusati?
Può sembrare una cosa assurda ma furono accusati di fare del bene e perciò di frenare la rabbia del popolo e di rallentare la rivoluzione. Lì si accusava di essere mandati da Giovanni Paolo II e dalla CIA, di proclamare Dio ma la religione, dicevano i “senderisti”, è l’oppio dei popoli.  Poco dopo, nelle vicinanze del piccolo cimitero del paese, vennero giustiziati insieme al sindaco di Pariacoto con un colpo alla nuca. I terroristi lasciarono un messaggio sul corpo insanguinato di p. Strzałkowski: “Così muoiono i servi dell’imperialismo”. 

Quali testimonianze ha raccolto per il suo film? 
Ho incontrato tante persone e ho raccolto molte testimonianza. Prima di tutto la diretta testimone del rapimento dei frati, s. Berta Hernandez, il vescovo emerito di Chimbote, mons. Luis Bambarena, che invitò i francescani nella sua diocesi, i residenti di Pariacoto e missionari polacchi che attualmente vi lavorano. Invece in Polonia ho registrato le conversazioni con le famiglie dei martiri, tra cui la mamma di fra Zbigniew che non rilasciava mai interviste. Per i familiari dei francescani la morte di questi giovani fu il momento più drammatico della loro vita. Un dramma accompagnato dalla domanda: “Perché furono ammazzate le persone che facevano del bene?” Il dramma è diventato più grande perché i carnefici non furono mai identificati e condannati per i loro crimini. Io, parlando con tanta gente a Pariacoto, ho scoperto che i colpevoli del crimine sono, purtroppo, anche le persone del posto.  

Qual è il messaggio di questo film?
Raccontando la storia dei frati martirizzati dai terroristi, volevo far conoscere alla gente la storia dei martiri dei nostri tempi. Ma volevo anche far riflettere lo spettatore sui valori che contano nella nostra vita. Il vescovo polacco Chrapek diceva che dobbiamo vivere in modo che le nostre tracce del bene ci sopravvivano. Io, viaggiando a Pariacoto, ho visto le tracce di questo bene che hanno lasciato i beati martiri, che non hanno sprecato la loro vita, anche se sono morti così giovani.  

*

Per maggiori notizie sul film, cliccare qui: www.facebook.com/zycianiemoznazmarnowac 







[Modificato da Caterina63 03/12/2015 11.24]
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Saranno Santi Elisabetta della Trinità e Emanuele González García


Canonizzazioni in Piazza San Pietro - L'Osservatore Romano

Canonizzazioni in Piazza San Pietro - L'Osservatore Romano





04/03/2016 




La Chiesa avrà presto due nuovi Santi, due nuovi Beati e otto nuovi Venerabili Servi di Dio. Papa Francesco ha ricevuto ieri pomeriggio il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, autorizzando il dicastero a promulgare i relativi decreti.


Sarà proclamato Santo il vescovo spagnolo di Palencia, Emanuele González García, fondatore dell’Unione Eucaristica Riparatrice e della Congregazione delle Suore Missionarie Eucaristiche di Nazareth. Soprannominato il “vescovo dei Tabernacoli abbandonati” per aver diffuso la devozione all’Eucaristia, ha vissuto il tragico periodo della guerra civile in Spagna.


Sarà canonizzata anche la grande mistica francese Elisabetta della Trinità, carmelitana scalza, morta a soli 26 anni nel Carmelo di Digione tra indicibili dolori provocati dal morbo di Addison. Ha offerto tutta la sua sofferenza per la salvezza delle anime, in un unione con Gesù crocifisso: “Bisogna amare le anime – diceva - ricercarle con vera passione. E' grande la loro bellezza. Se avessimo visto la bellezza di un'anima pura, crederemmo di aver visto Dio”. Visse la notte oscura dei mistici, provando l’abbandono totale da parte di Dio. Fu anche tentata dal suicidio. Vinse ogni tentazione: “Non scoraggiarsi mai – ebbe a scrivere - E' più difficile liberarsi dallo scoraggiamento che dal peccato. Non inquietarsi se non si costatano progressi nello stato della propria anima. Spesso Dio permette questo per evitare un sentimento di orgoglio. Egli sa vedere i nostri progressi e contare ogni nostro sforzo”.


I prossimi due nuovi Beati sono il carmelitano scalzo francese Maria-Eugenio di Gesù Bambino, fondatore dell’Istituto Secolare di Nostra Signora della Vita (1894-1967) e la religiosa argentina Maria Antonia di San Giuseppe, Fondatrice del Beaterio degli Esercizi Spirituali di Buenos Aires (1730-1799).


Gli otto nuovi Venerabili sono:


- mons. Stefano Ferrando, della Società Salesiana di San Giovanni Bosco, Arcivescovo titolare di Troina, già Vescovo di Shillong, Fondatore della Congregazione delle Suore Missionarie di Maria Ausiliatrice dei Cristiani; nato il 28 settembre 1895 e morto il 20 giugno 1978;


- mons. Enrico Battista Stanislao Verjus, della Congregazione dei Missionari del Sacratissimo Cuore di Gesù, Vescovo titolare di Limyra, Coadiutore del Vicariato Apostolico della Nuova Guinea; nato il 26 maggio 1860 e morto il 13 novembre 1892;


- don Giovanni Battista Quilici, Sacerdote diocesano, Parroco, Fondatore della Congregazione delle Figlie del Crocefisso; nato il 26 aprile 1791 e morto il 10 giugno 1844;


- don Bernardo Mattio, Sacerdote diocesano, Parroco; nato il 2 gennaio 1845 e morto l’11 aprile 1914;


- padre Quirico Pignalberi, Sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali; nato l’11 luglio 1891 e morto il 18 luglio 1982;


- suor Teodora Campostrini, Fondatrice della Congregazione delle Suore Minime della Carità di Maria Addolorata; nata il 26 ottobre 1788 e morta il 22 maggio 1860;


- Bianca Piccolomini Clementini, Fondatrice della Compagnia di Sant’Angela Merici di Siena; nata il 7 aprile 1875 e morta il 14 agosto 1959;


- suor Maria Nieves Sánchez y Fernández (in religione: Maria Nieves della Sacra Famiglia), Religiosa professa delle Figlie di Maria delle Scuole Pie; nata il 2 maggio 1900 e morta il 1° maggio 1978.











Papa approva nuove norme per la gestione dei beni delle Cause di Beatificazione

Canonizzazione in Piazza San Pietro - ANSA

Canonizzazione in Piazza San Pietro - ANSA

10/03/2016

Papa Francesco ha approvato, ad experimentum per tre anni, le nuove “Norme sull’amministrazione dei beni delle Cause di beatificazione e canonizzazione”, abrogando quelle precedentemente approvate da San Giovanni Paolo II nel 1983.

Più trasparenza, maggiore coinvolgimento di promotori e vescovi
Il Rescritto - che riporta le nuove norme - ricorda che le Cause di beatificazione e canonizzazione per la loro complessità richiedono molto lavoro e comportano spese. Si intende adesso rendere ancora più trasparente, chiara e funzionale la gestione di tali beni. I promotori delle Cause e i vescovi diocesani competenti saranno maggiormente coinvolti.

Vigilanza su contenimento spese
Per quanto riguarda la fase romana, la Sede Apostolica, data la natura peculiare di bene pubblico delle Cause, ne sostiene i costi, a cui i promotori partecipano tramite un contributo, e vigila perché gli onorari e le spese siano contenuti e tali da non ostacolarne il proseguimento.

Contabilità regolarmente aggiornata
Il promotore costituisce un fondo di beni per le spese della Causa, proveniente da offerte sia di persone fisiche sia di persone giuridiche, che viene considerato, a motivo della sua natura particolare, “fondo di Causa pia”. L’amministratore del fondo deve rispettare scrupolosamente l’intenzione degli offerenti, tenere una contabilità regolarmente aggiornata, redigere annualmente i bilanci da presentare al promotore per la dovuta approvazione, inviare al postulatore copia dei bilanci.

Interventi disciplinari in caso di abusi
Qualora il promotore intenda utilizzare anche una sola parte dei beni per scopi diversi dalla Causa dovrà ottenere l’autorizzazione della Congregazione delle Cause dei Santi. Il promotore, ricevuto il bilancio, dopo averlo approvato tempestivamente, ne invia copia all’autorità competente perla vigilanza. In caso di inadempienze o di abusi di natura amministrativo-finanziaria da parte di quanti partecipano allo svolgimento della Causa, il Dicastero interviene disciplinarmente.

Cessazione del fondo
Celebrata la beatificazione o la canonizzazione, l’amministratore del fondo rende conto dell’amministrazione complessiva dei beni per la debita approvazione. Dopo la canonizzazione la Congregazione delle Cause dei Santi, a nome della Sede Apostolica, dispone dell’eventuale rimanenza del fondo, tenendo presenti le richieste di utilizzo da parte del promotore. Adempiuto quanto prescritto, il fondo della Causa e la Postulazione cessano di esistere.

Fondo di solidarietà
Presso la Congregazione delle Cause dei Santi è costituito un “Fondo di Solidarietà” che viene alimentato con offerte libere dei promotori o di qualsiasi altra fonte. Nei casi in cui vi sia reale difficoltà a sostenere i costi di una Causa in fase romana, il promotore può chiedere un contributo alla Congregazione delle Cause dei Santi per il tramite dell’ordinario competente. Questi, prima di inviare l’eventuale richiesta, verifichi la posizione economico-finanziaria del fondo e l’impossibilità di alimentarlo con il reperimento di ulteriori sussidi. La Congregazione delle Cause dei Santi valuterà caso per caso.







UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE 
DEL SOMMO PONTEFICE

NOTIFICAZIONE

CONCISTORO ORDINARIO PUBBLICO
PER IL VOTO SU ALCUNE CAUSE DI CANONIZZAZIONE

 

Lunedì 20 giugno 2016, alle ore 10, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco presiederà la celebrazione dell’Ora Terza e il Concistoro Ordinario Pubblico per la Canonizzazione dei Beati:

Salomone Leclercq (al secolo: Guglielmo Nicola Ludovico), dei Fratelli delle Scuole Cristiane, martire;

Manuel González García, vescovo di Palencia, fondatore dell’Unione Eucaristica Riparatrice e della Congregazione delle Suore Missionarie Eucaristiche di Nazareth;

Lodovico Pavoni, sacerdote, fondatore della Congregazione dei Figli di Maria Immacolata;

Alfonso Maria Fusco, sacerdote, fondatore della Congregazione delle Suore di San Giovanni Battista;

Elisabetta della Santissima Trinità (al secolo: Elisabetta Catez), monaca professa dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi.

* * *

I Signori Cardinali residenti o presenti a Roma nel giorno del Concistoro sono pregati di trovarsi per le ore 9.30 nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico, indossando l’abito corale.

Città del Vaticano, 13 giugno 2016

Per mandato del Santo Padre

Mons. Guido Marini
Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie






[Modificato da Caterina63 13/06/2016 14.36]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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10/07/2016 08.46
 
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Tra i prossimi nuovi Beati c’è la stupenda figura di Giuseppe Mayr-Nusser. Nato nel 1910 a Bolzano in una famiglia di contadini profondamente cristiana, diventa dirigente dell'Azione Cattolica sud-tirolese. Sposato ad appena 22 anni, ha presto un figlio. Va a Messa tutte le mattine. E’ l’epoca in cui in Europa imperversano nazismo e fascismo. Ama leggere Tommaso Moro, il cancelliere inglese che nel 16.mo secolo si oppose per motivi di coscienza a Enrico VIII e preferisce essere decapitato piuttosto che contraddire la propria fede cattolica. Aderisce in segreto ad un movimento antinazista. Oggi  - dice - “dare testimonianza è la nostra unica arma efficace”,  oggi, più che mai, si deve mostrare a tutti che “l’unico capo che solo ha diritto ad una completa, illimitata autorità e ad essere il nostro ‘condottiero’ è Cristo”. Viene arruolato a forza dai nazisti nelle famigerate SS. Scrive alla moglie: “Prega per me, affinché nell’ora della prova io possa agire senza esitazioni secondo i dettami di Dio e della mia coscienza (…) tu sei una donna coraggiosa e nemmeno i sacrifici personali che forse ti saranno chiesti potranno indurti a condannare tuo marito perché ha preferito perdere la vita piuttosto che abbandonare la via del dovere”.  Al momento del giuramento di fedeltà a Hitler si rifiuta. Imprigionato viene spedito su un treno merci verso il campo di concentramento di Dachau. Muore di stenti e maltrattamenti durante il viaggio: aveva 34 anni. Muore perché ha obbedito a Cristo e non al Führer.

Tra i prossimi Beati ci sono anche 7 missionari spagnoli del Sacro Cuore di Gesù, tra cui Antonio Arribas Hortigüela, uccisi in odio alla fede il 29 settembre 1936 durante la guerra civile spagnola: uccisi per il solo fatto di essere religiosi.

Sarà infine Beato anche Luigi Antonio Rosa Ormières, sacerdote francese e Fondatore della Congregazione delle Suore del Santo Angelo Custode, vissuto nel 1800. Grande educatore, la sua azione era diretta soprattutto ai più poveri. Era amato da tutti per la sua semplicità e la sua fiducia nella Provvidenza. Dove c’è la persona – diceva – c’è la Chiesa. La sua passione era quella di "formare veri discepoli di Gesù”.

Diventano Venerabili Servi di Dio:  

Alfonso Gallegos, dell’Ordine degli Agostiniani Recolletti, Vescovo Titolare di Sasabe, Ausiliare di Sacramento; nato il 20 febbraio 1931 e morto il 6 ottobre 1991.

Raffaele Sánchez García, Sacerdote diocesano; nato il 14 giugno 1911 e morto l’8 agosto 1973.

Andrea Filomeno García Acosta, Laico professo dell’Ordine dei Frati Minori; nato il 10 gennaio 1800 e morto il 14 gennaio 1853.

Giuseppe Marchetti, Sacerdote professo della Congregazione dei Missionari di San Carlo; nato il 3 ottobre 1869 e morto il 14 dicembre 1896.

Giacomo Viale, Sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori, Parroco di Bordighera; nato il 28 febbraio 1830 e morto il 16 aprile 1912.

Maria Pia della Croce (al secolo: Maddalena Notari), Fondatrice della Congregazione delle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia; nata il 2 dicembre 1847 e morta il 1° luglio 1919.


 

Albania: mons. Prennushi e 37 compagni martiri Beati il 5 novembre

Vincenzo Prennushi - RV

Vincenzo Prennushi - RV

14/07/2016 

Condannato al carcere duro e morto nel 1949 in seguito alle torture subite per non aver acconsentito alla richiesta del dittatore albanese Enver Hoxha di formare una Chiesa nazionale, fedele al regime comunista e non a quella di Roma. È mons. Vinçenc Prennushi, frate francescano e arcivescovo di Durazzo, che assieme ad altri 37 compagni sarà beatificato il prossimo 5 novembre nella piazza della Cattedrale di Santo Stefano a Scutari. Ad annunciarlo una lettera di Papa Francesco ai vescovi del Paese balcanico, al termine del processo canonico che ne ha riconosciuto la “testimonianza del martirio per la fede e la patria”: lo riferisce una nota dell’arcivescovo Angelo Massafra, presidente della Conferenza episcopale d’Albania, che parla di “momento storico per la Chiesa e la nazione”. Il rito di Beatificazione sarà presieduto dal prefetto per le Cause dei Santi, il cardinale Angelo Amato, due mesi dopo la Canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta, la piccola suora albanese che dedicò la sua vita agli ultimi in India e non solo. Sull’accoglienza della notizia, ascoltiamo lo stesso arcivescovo Massafra, raggiunto telefonicamente a Tirana da Giada Aquilino


R. – Noi aspettavamo con ansia la conferma della data da parte della Santa Sede. E qualche giorno fa è arrivata la comunicazione, in cui viene confermato che il 5 novembre sarà il giorno della Beatificazione dei 38 martiri del comunismo e cioè di mons. Vincenzo Prennushi e di 37 compagni martiri, uccisi “in odium fidei”. Sono una perla per la nostra Chiesa cattolica in Albania, ma anche per il mondo intero. Sono soltanto alcuni dei tanti uccisi durante il periodo comunista per l’odio verso la Chiesa cattolica e la fede cattolica. Mons. Prennushi era arcivescovo a Durazzo: fu messo in carcere e morì a seguito delle tante torture subite. Ci sono anche un altro vescovo, mons. Fran Gjini, ma pure gesuiti, francescani, diocesani ed anche quattro laici, tre uomini e una donna, di varie nazionalità: due tedeschi, la maggior parte albanesi, un gesuita italiano e alcuni sacerdoti di origine croata. I missionari e la Chiesa di Albania hanno sofferto ed hanno testimoniato questo amore a Cristo fino all’eroismo, fino alla tortura.

D. – Mons. Prennushi e altri religiosi furono chiamati dal dittatore Hoxha per formare una Chiesa nazionale, fedele al regime comunista e non alla Chiesa di Roma. Rifiutarono. Che valore ha oggi quel rifiuto?

R. – Tentarono di convincere sia mons. Prennushi sia gli altri, ma mai la Chiesa cattolica in Albania si è staccata da Roma! E prima di morire, molti fucilati, hanno gridato: “Viva Cristo Re! Viva il Papa! Viva la Chiesa! Viva l’Albania”.

D. – Che attualità hanno queste figure oggi per il popolo albanese?

R. – La popolazione aspettava ormai da tempo il riconoscimento che questi “fratelli” sono stati martirizzati, quindi sono martiri della Chiesa universale. La piccola Chiesa cattolica - noi siamo una minoranza in Albania - ha dato un contributo di fedeltà, presentando 38 martiri, e non sono certo pochi: la Chiesa d’Albania è da sempre una Chiesa martire e grazie anzitutto al sangue di Cristo e anche al sangue di questi nostri martiri – sono ormai 25 anni dalla libertà – è oggi ancora più bella di prima.

D. – La Chiesa albanese come si sta preparando per la Canonizzazione di Madre Teresa, il 4 settembre a Roma, e per la Beatificazione dei suoi primi martiri a novembre?

R. – Ci stiamo preparando intensamente per Madre Teresa. Proprio in questi giorni andranno portati alla stampa un novenario e il grande poster della proclamazione. Stiamo anche pensando di fare per tutto il mese di agosto qui in Albania, in tutte le parrocchie, la domenica, degli incontri sulla sua spiritualità. Prima del 4 settembre, poi, pensiamo di far conoscere la spiritualità di Madre Teresa: dobbiamo cercare di imitare tutte le sue virtù, la sua misericordia e il suo amore ai più bisognosi in questo Anno della Misericordia.

D. – E per i primi martiri, come vi state preparando?

R. – Ieri abbiamo dato l’annuncio ufficiale a tutti i media. Ho consegnato questa mattina al presidente della Repubblica, al primo ministro e al presidente del Parlamento una lettera ufficiale per metterli a conoscenza della data di Beatificazione. E’ chiaro che abbiamo ancora tempo, ma sarà una cosa eccezionale e meravigliosa.









[Modificato da Caterina63 14/07/2016 18.06]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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20/04/2017 19.40
 
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[SM=g1740717] [SM=g1740720] I pastorelli di Fatima, Francesco e Giacinta Marto, saranno proclamati santi il 13 maggio prossimo.

Lo ha annunciato Papa Francesco nel Concistoro ordinario pubblico per il voto su alcune cause di canonizzazione, che si è tenuto nel Palazzo Apostolico Vaticano. La canonizzazione avverrà durante il viaggio apostolico del Papa a Fatima nel centenario della prima Apparizione della Vergine.

Quando la Madre di Dio apparve a Francesco e Giacinta , nel 1917, i due, fratello e sorella, avevano 8 e 7 anni e assieme a loro era presente la cugina Lucia Dos Santos, 10 anni. Tra anni dopo Francesco e Giacinta morirono per l’epidemia di influenza “spagnola”, mentre Lucia è scomparsa a 98 anni nel 2005.

www.youtube.com/watch?v=IQAj6dqJa1c






[SM=g1740750] [SM=g1740752]


[Modificato da Caterina63 20/04/2017 19.40]
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