DIFENDERE LA VERA FEDE
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A tutti voi che passate da qui: BENVENUTI
Se avete desiderio di capire che cosa insegna la Bibbia che il Magistero della Santa Chiesa, con il Sommo Pontefice ci insegna, questo Gruppo fa per voi. Non siamo "esperti" del settore, ma siamo Laici impegnati nella Chiesa che qui si sono incontrati da diverse parti d'Italia per essere testimoni anche nella rete della Verità che tentiamo di vivere nel quotidiano, come lo stesso amato Giovanni Paolo II suggeriva.
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ATTENZIONE, SCARICA QUI IL DOSSIER per capire "gender" e agire...

Ultimo Aggiornamento: 29/09/2016 18.26
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 La Manif Pour Tous Italia” ha presentato un dossier sul gender. L’associazione, nata in Italia in stretto legame con l’omonima realtà francese, ha come suo scopo quello di informare e «mobilitare le coscienze» in relazione alle recenti leggi su omofobia e transfobia (il cosiddetto ddl Scalfarotto, passato alla Camera e ora al Senato), teoria del gender, matrimoni e adozioni a coppie omosessuali.

La Manif pour tous Italia è contraria a ogni tipo di discriminazione, ma s’impegna perché sia garantita la libertà di espressione, preservata l’unicità del matrimonio tra uomo e donna e il diritto del bambino ad avere un padre ed una madre.

Questo dossier, intitolato “L’ideologia del genere”, fa parte della “Biblioteca della Manif”.

Lo potete scaricare cliccando qui



Leggi di Più: Ideologia del genere. Dossier della Manif pour tous | Tempi.it 





 
...  AI NUOVI VISITATORI CHE PASSANO: Noi non ce l'abbiamo con le persone omosessuali, ognuno è libero di vivere come vuole, ma come allora - e con Giovanni Paolo II - vogliamo alzare la voce per "gridare dai tetti la verità" contro questo inganno diabolico, perverso e pervertitore... NON dite "san Giovanni Paolo II" se poi non ascoltate i suoi numerosi appelli!!.
Vi ricordiamo anche che cliccando qui troverete il vero Magistero ecclesiale sull'argomento....







 



[Modificato da Caterina63 30/09/2014 23.34]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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scola-angeloPubblichiamo la risposta di Luigi Amicone a questa recensione del libro di Angelo Scola “Il mistero nuziale” scritta per Tempi da Mattia Feltri.

Ho saputo che in vista dell’ordinazione di alcuni sacerdoti il cardinale Scola ha voluto conoscere e sapere dalle loro famiglie se condividessero o meno la strada intrapresa dai figli. Come fece suo padre camionista con lui che oggi ricopre la cattedra che fu di Ambrogio. «Vuoi farti prete? Sei un uomo libero».

Caro Mattia, che come tutti (anche noi) ti senti «senza fiato» davanti a un potere impersonale che tutto ingloba e non chiede nulla (men che meno libertà) ma solo se “funziona”, possiamo trattarci come i messaggi apple sui nostri smartphone, «aggiornamento iOs 7.1, abbiamo rifinito l’interfaccia, corretto alcuni bug e migliorato vari dettagli, clicca qui per aggiornare»? Possiamo rassegnarci all’adattamento, «si può fare, si fa, dunque, perché no»?

Siamo esseri liberi. Come lui che adesso riflette sulla propria esperienza di uomo giunto alle soglie di una vita compiuta e lottata, al cospetto e all’ascolto del popolo. «Lungo i miei anni di ministero presbiterale ed episcopale – scrive nel suo Il mistero nuziale il cardinale arcivescovo di Milano Angelo Scola – ho visto rifiorire la vita di tanti cristiani quando hanno compreso l’umana ragionevolezza della parola del Vangelo sull’uomo-donna e sul matrimonio-famiglia». Vien da pensare alla parola seria di un tempo. Credo sia la parola di Agostino, battezzato da Ambrogio, due uomini, due amici, due laici, anch’essi figli di un’epoca “senza fiato”. «Cristo chiede una cosa sola: di non essere rigettato prima di essere conosciuto».

scola-mistero-nuzialeIl fato antico e il potere
Oggi come nell’età del saggio Marco Aurelio, lo stoicismo più nobile (ma pur sempre a rischio di conformismo) riflette sul perpetuo flusso delle cose e avverte il maglio della dissoluzione di ogni cosa, qualunque sia la persona cara che si cerchi di trattenere a sé e l’ideale che si persegua. Perciò, la rassegnazione. Ci si rassegna. Si “rassegnano le dimissioni”. E ci si abbandona alla vita così com’è. Come viene. Come va. Al flusso delle cose. Infatti, a che serve opporre resistenza al fato antico, mito che ha oggi le fattezze del potere tecnoscientifico-onnisciente-onnipotente?

Scola in effetti si oppone. «Continua a diffondersi un’immagine dell’insegnamento della Chiesa sulle questioni legate all’amore, al matrimonio e alla famiglia lontana dalla verità. Si dice che a prevalere nell’esperienza e nella comprensione cristiane dell’amore sia la parola no. E questo è radicalmente falso. La proposta del bell’amore, che la Chiesa compie da duemila anni, racchiude in sé il grande sì di Dio all’umanità: sì al bene della differenza sessuale, sì al dono di sé che non si risparmia, sì alla consegna della propria esistenza per sempre, sì al dono della vita generata e accompagnata, in un paziente lavoro di educazione…». Tutti questi “sì” dicono poco alla tecnoscienza nelle mani di Nietszche (“è il gusto che decide”)? In effetti è una maschera e una museruola quella che la modernità insiste a mettere in faccia e sulla bocca alla continuazione di Cristo nella storia.

Parigi, prima fiera del matrimonio gayLa ragione a dieta
«Del bell’amore – dice ancora Scola che tale stilnovismo ha coniato – sono espressioni paradigmatiche sia il per sempre del matrimonio indissolubile, sia quello della verginità per il Regno dei cieli. Entrambe le vocazioni dicono la pienezza umana del cristianesimo e si illuminano vicendevolmente. Entrambe, tuttavia, appaiano “scandalose” per la mentalità dominante». Dunque è effettivamente scandaloso un “trattato” sull’amore. Poiché è proprio un trattato Il mistero nuziale. Non una pagina che non sia accompagnata da note e referenze. Non un paragrafo che non sia logicamente concatenato all’altro in un percorso che non vuole offendere la ragione e non cancella il cuore mettendolo al posto giusto. Eppure d’amore si tratta.

Denis de Rougemont lo vedeva scalzato da ogni radice religiosa? Scola tenta il procedimento contrario. Il cardinale di Bologna Carlo Caffarra dice che «affermare che omo ed etero sono coppie equivalenti è negare un’evidenza che a doverla spiegare viene da piangere»? A Scola tocca lavorare su quel pianto e meticolosamente declinare l’evidenza che «l’uomo esiste sempre e solo come essere maschile e femminile». Affermazione già in sé passibile di una vigorosa censura ai limiti del giudiziario (anche in Italia, non appena il ddl Scalfarotto entrerà in vigore).

Ebbene, è un libro da tempi capovolti e, quindi, da Indice. Non una sola delle affermazioni, evidenze, osservazioni, non patisce scandalo e violenza come li patisce il Regno dei Cieli. Ma è qui sulla terra che l’ideologia e la potenza della tecnica hanno stabilito il Regno celeste. Perciò guai a chi scandalizza i bambini educati dal suo potere impersonale. Giusto, tua figlia è venuta da scuola e ti ha detto papale papale: io sto con la scienza, perché vedo i fossili e gioco con gli orecchini di bronzo. Ma Dio che divertimento è? Già, che volto ha Dio, se nessuno l’ha visto? Bisogna conoscere Gesù Cristo e quanto da Lui discende. Ma se nessuno, proprio nessuno, ti ha mai parlato di Gesù, come si fa a non preferirgli i fossili e gli orecchini di bronzo?
Cristo sposo della Chiesa. E, per analogia, l’uomo sposo della donna. Sulle prime può sembrare solo un gioco («il grande gioco della teologia» diceva il convertito al cattolicesimo Marshall McLuhan). Magari però c’è da dar da mangiare alla ragione messa a pesante dieta da tutti i cristi che passano nella «comunicazione alla velocità della luce». E sono invece l’allegria dietetica «dell’Anticristo» (ancora lui, McLuhan, il genio e il profeta de «il mezzo è il messaggio» e «infatti soltanto al livello del cristianesimo vissuto il mezzo è realmente il messaggio: solo su questo piano lo sfondo e la forma si incontrano»).

La solitudine originaria
Questo approfondire il contenuto e il destino della relazione uomo-donna è un cammino che Scola fa in compagnia del pensiero e delle encicliche di papa Wojtyla («Giovanni Paolo II è stato il papa della famiglia» ha detto papa Francesco proclamandone la santità). Perciò è uno scandalo camminare sentendosi dire cose come «soltanto dopo aver scoperto il significato originario del corpo e, pertanto, della sua solitudine, l’uomo ne coglie il carattere bisessuato e comprende il valore del secondo livello di solitudine, relativo al rapporto maschio-femmina. E proprio nella creazione dell’uomo come maschio e come femmina è data alla solitudine la possibilità di diventare via che conduce all’unità originaria. Nel momento in cui dalla solitudine originaria sgorga la domanda chi sono? destando la consapevolezza antropologica, nello stesso momento la scoperta, attraverso il corpo, della sessualità segna anche la strada per uscire dalla solitudine: la comunione personale tra l’uomo e la donna». Ma è necessario che lo scandalo avvenga.



Leggi di Più: Scola e quel bell'amore indissolubile tra uomo e donna | Tempi.it 






Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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  Liberato dai lacci dell’omosessualità

 

  • Sono un ragazzo romano di 28 anni che non si è fatto mancare nulla. Vivendo in perenne atteggiamento di ricerca, non riesco a farmi bastare un “è così… punto”. Cerco continuamente i motivi delle cose della mia vita. Ho iniziato a sentire il SSA (same sex attraction) quando ero impegnato già da tempo ad esplorare la sessualità con le ragazze. Presto ho capito che il mio aspetto fisico risultava molto attraente agli occhi delle ragazze e di questo mi sentivo fiero. Ho iniziato ad accorgermi, però, che quell’ascendente lo avevo anche sui ragazzi omosessuali e… ho provato. Da quel momento qualcosa è successo nel profondo di me stesso, tanto da crearmi una dipendenza, finché quasi non distinguevo più se il partner sessuale col quale mi intrattenevo era un uomo o una donna.

  • Sono entrato con tutti e due i piedi nel “mondo gay”, in quello delle amicizie, del “sesso creativo”, delle sostanze, dei locali, del linguaggio “da gay”, dell’attivismo. Ho abbracciato ipso facto il “gay pensiero”secondo il quale “gay è meglio” attraverso un indottrinamento sistematico indirizzato al raggiungimento dello status di “gay risolto” ovvero del gay, orgoglioso d’esserlo, che ha terminato il processo di accettazione di se stesso quale esponente di un genere sessuale perfettamente autentico e naturale. Ero (e sono) cattolico ma preferivo stordirmi piuttosto che pensare, e abbandonai la fede.

  • Però non si scappa: puoi nascondere anche l’evidenza ma quel nodo che hai dentro, se non cerchi di scioglierlo, continua a stringere finché si palesa dolorosamente. E fu così che mi accorsi che quel mondo che stavo vivendo come una sorta di terra promessa non dava nessuna risposta alle mie questioni vitali. Ho iniziato allora ad approfondire. Ho voluto capire me stesso, capire perché, nonostante avessi tutto, in realtà rimaneva solo un vuoto interiore, un’insoddisfazione che gridava vendetta. Ingaggiai la ricerca spasmodica di tutto ciò che poteva darmi delle risposte. Ho studiato approfonditamente tutto ciò che c’era da approfondire: dalla storia del movimento di liberazione omosessuale, al magistero della Chiesa cattolica, dalla GAT (Gay Affirmative Therapy) alla Terapia Riparativa di Joseph Nicolosi. Ho studiato, partecipato a convegni, approfondito, discusso, contestato. Sono passato e ripassato attraverso molti stadi: andavo e venivo da diverse convinzioni. Passavo dal sentirmi con tutte le mie forze un “orgoglioso finocchio” alla convinzione di essere totalmente schiavo delle mie passioni. E continuavo a cercare, studiare, approfondire, discutere, litigare… perché nulla mi dava mai una risposta che stimolasse il mio primo passo verso una direzione (“sono e voglio essere gay“) o l’altra (“provo attrazione verso persone del mio stesso sesso ma questo non mi rende felice e non lo desidero più“).

  • Oggi ho capito molte cose di me stesso. Ho capito soprattutto che tutte le volte che, all’attrazione omosessuale ho fatto seguire i fatti concreti, sono entrato in contrasto con la mia serenità“Non sei mai stato omosessuale”, mi viene detto, “ma forse hai solo voluto esplorare un ambito che ti incuriosiva. Oppure sei bisessuale con prevalenza eterosessuale e le tue convinzioni catto-bigotte ti impediscono di vivere serenamente queste esperienze”. La mia storia personale, invece, mi portava ad altri ragionamenti e conclusioni diverse. Ho iniziato a capire che quelle attrazioni non erano spontanee né volute. Cosa cercavo assecondando quelle pulsioni? Cosa le provocavano e quali effetti avevano nella vita di tutti i giorni? Come avevano modificato il mio punto di vista e le relazioni sociali? Ne stavo avendo un vantaggio? Le desideravo? Domande che rimanevano senza risposta finché mi accorsi che erano proprio le domande che avevo imparato ad evitare. L’unica teoria accettata dagli attivisti gay è: “divertiti e fai quello che ti piace, momento per momento; non esiste nulla di giusto o sbagliato, esiste solo quello che ti piace.” E con questa filosofia di vita impari a non porti domande: quello che conta è combattere tutto ciò che impedisce il tuo edonistico stile di vita.

  • E’ stato doloroso ammettere a me stesso di essere una persona debole, incline alle dipendenze, ma questo mi ha aperto la strada alla possibilità di conoscere i meccanismi profondi che gestivano la mia vita e che mi avevano portato ad una depressione profonda. Nonostante fosse rimasta dentro di me l’idea di un Dio misericordioso, sentivo che se Dio esisteva, certamente mi rifiutava e mi giudicava. Questo sentimento era in netto contrasto con quel Dio amoroso che la Chiesa mi aveva sempre predicato, ma era quello che avevo imparato dalla “predicazione gay”. Incontrai un vecchio amico, un fratello nella fede, anch’egli caduto nella trappola dell’omosessualità. Quel giorno, senza dilungarmi sugli avvenimenti “casuali” che portarono a quell’incontro, è stato per me la risposta a tutte le domande e alla situazione di prostrazione psicologica e spirituale in cui mi trovavo.

  • Se c’è un luogo in cui sei sempre accolto ed amato, dove non vieni giudicato ne tantomeno condannato è la Chiesa. E’ il luogo della misericordia e delle risposte concrete alle tue sofferenze. La Chiesa cattolica mi ha accolto con una tenerezza ed una competenza impressionanti, senza chiedermi nulla: è questo il suo modo d’agire. E’ l’unico luogo dove chiunque trova ristoro per la propria anima. E’ un utero dove vieni rigenerato ad una vita nuova, senza sforzo. Non è questione di “impegno” personale, di aderire a dei comandamenti, obbedire ad una morale. Ma è rinascere come una nuova creatura, una gestazione. Dio non ti toglie i peccati, non ti fa vivere come un alieno fuori dal mondo e staccato dai tuoi simili. Per questo il cristiano non giudica nessuno perché conosce se stesso, conosce le sue debolezze e le sue miserie: ha imparato che se dipendesse da lui sarebbe molto peggiore di colui che pretende di giudicare. E se qualche meraviglia accade nella sua vita è grazie alla misericordia di Dio.

  • Oggi, grazie ad un cammino di fede mi sento liberato dai lacci dell’omosessualità, dalla dipendenza del sesso e della pornografia. Ma soprattutto ho imparato che non sono un monolite inattaccabile perché le cadute sono sempre dietro l’angolo. Ma quello che mi rende sereno è che se cado mi rialzo. Non è più questione di omosessualità o di superbia o di adulterio: tutti siamo deficienti in una cosa o in un’altra. Ma l’importante è non disperare, avere pazienza con se stessi e rialzarsi dopo ogni caduta.

  • E’ tutta un’altra cosa.
  • Oggi posso dire di essere, rispetto all’omosessualità, una nuova creatura, una persona salvata da quello che mi rendeva la vita impossibile. Oggi la mia metà non potrebbe che essere una ragazza. Sebbene non abbia mai provato disinteresse nei confronti delle ragazze, oggi provo -con gratitudine verso Dio-, disinteresse sessuale nei confronti dei ragazzi. Qualcuno potrebbe dire (e lo fa) che ho trovato un escamotage per azzittire i miei sensi di colpa, ma uscire dall’omosessualità non è un cammino esclusivamente religioso. Moltissime persone percorrono con successo cammini o esperienze diverse e tutte sono degne di rispetto.
  • Sono particolarmente sensibile alle questioni riguardanti i rapporti tra gli EX-GAY e i movimenti omosessualisti, e di questo vorrei avere l’onore di parlare in questo blog.



 

Un sito serio di ex omosessuali che hanno lottato, ma anche vinto, per tornare ad essere ciò che dovevano essere, molte testimonianze toccanti... e qui una frase di un monsignore davvero idiota!!! Non c'è che dire, la battaglia è in mano ai laici, meglio se certi preti tacessero....
ho postato nella pagina la mia risposta e contributo 

monsignor castellani afferma:
"Ci sono 486 specie animali che contemplano l'omosessualità. Quindi questa non è una caratteristica puramente umana. Non è una devianza, ma fa parte della natura. L'omosessualità è un'attitudine umana. Quindi ci troviamo di fronte a una grande sfida, fuori e dentro la chiesa".


ho un'atroce dubbio sulle parole di tale "monsignore"  :
se esistessero davvero 486 "specie di animali" che contemplano l'omosessualità, come si può parlare di "specie" visto che non possono procreare e dunque, queste specie, se tutte omosessuali, sarebbero estinte da tempo?  

Diverso è dire che in molte specie di animali esistono anche fra loro i casi di omosessualità. 

In tal caso la specie resiste nel tempo grazie alle coppie di animali fecondi e riproduttivi, non omosessuali.... mentre ad estinguersi sono proprio quelle "coppie" che nella loro specie non procreano per un motivo o per un altro, sessuale. Infine parlare di OMO a riguardo della specie animale - detto da un monsignore - fa davvero pensare!

L'omosessualità è una devianza dal momento che la natura creata porta nei suoi geni l'istinto alla procreazione per salvaguardare la specie: l'ape che impollina i fiori, il colibrì, le farfalle che portano un seme da una pianta all'altra, e di come la pianta, il fiore si apre per lasciarsi impollinare non insegnano più nulla o si vorrà modificare anche la scienza? 


L'omosessualità non è affatto una "attitudine" umana, primo perchè il monsignore si contraddice quando parla di specie animali "omosessuali", secondo anche perchè se l'attitudine umana fosse stata l'omosessualità (e la storia dell'antica Grecia insegna) saremmo estinti da tempo, o non saremo arrivati a 7 miliardi di abitanti  Senza dubbio ci troviamo davanti a sfide enormi, ma se monsignori come questo, ci facessero il regalo di tacere, le affronteremo meglio  

Per il resto, grazie per il sito!

P.S. tanto per usare termini propri: l'omosessualità NON è una malattia in senso stretto, ma una PATOLOGIA  l'etimologia è la seguente: PATHOS - malattia- PATIRE e LOGIA da logos=discorso. La PATOLOGIA è quella scienza che tratta dei discorsi relativi ALLA DISPOSIZIONE MATERIALE DEGLI ORGANI DEL CORPO UMANO A RIGUARDO DELLE LORO FUNZIONI 

 




Fraternamente CaterinaLD

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15/05/2014 17.55
 
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La vera storia di “Luca era gay” ovvero Massimiliano – Raccontata da Povia nel suo blog

Nel 2004, durante un viaggio Milano-Roma, incontrai sul treno un certo Massimiliano di Roma.
Non ero il Povia dei "Bambini Fanno oh", brano che ho cantato a Sanremo nel 2005. Non ero "famoso", non ero Povia che molti riconoscono in giro. Erano circa le 8 del mattino e il treno Eurostar Milano-Roma, allora credo che ci mettesse 4 o 5 ore ad arrivare a destinazione (Roma)
Stavo andando nella capitale per provare l'ennesimo arrangiatore che avrebbe tentato di dare un'anima radiofonica ai miei brani.
Mi siedo. Un tipo sulla cinquantina e più mi fissa, era di fronte a me e mi guarda con il sorriso. Pensavo tra me e me "che cavolo vuole questo" e poi ancora "mamma mia ma lo conosco? Che cavolo mi guarda a fare.." Mai avrei pensato che mi conoscesse perchè mi aveva visto da Maurizio Costanzo in quelle 2 volte in cui ero stato invitato.
Ad un certo punto parte il treno e dopo qualche minuto lui mi dice:"scusa posso farti una domanda?"
"Si certo" gli rispondo. Lui: "Ma tu sei Povia?" io: "Si sono io ma come fai a conoscermi? Lui: "Ti conosco perchè ti ho visto da MaurizioCostanzo un po' di tempo fa e ti ho seguito quando hai vinto il premio Recanati con quella bellissima canzone su tua sorella" io: "cavolo grazie! Non pensavo che con tutte le distrazioni che ci sono nel mondo, uno si potesse ricordare di un paio di apparizioni di 1 minuto e mezzo in Tv, grazie davvero" Lui: "No no, ti ho seguito perchè hai avuto la capacità di toccare un argomento in punta di piedi e in modo delicatissimo ma nello stesso tempo forte" io: "Bè.. grazie davvero" (le parole non sono quelle precise ma più o meno sono queste)
Non sapevo più che dirgli e non me ne fregava niente di continuare a parlare.

Ero immerso nel mio mondo, nei miei problemi, nel mio futuro incerto, nella mia allegra e perenne depressione acuta e nella mia voglia di fare e dire le cose con le mie canzoni.
Dopo qualche minuto lui mi guarda e mi dice: "Tu dovresti scrivere la mia storia!!"
Io mi ricordo che ho pensato: "cazzo che palle questo..porca miseria..il viaggio dura 5 ore e siamo appena partiti" E poi continua.. "Vedi..io sono stato omosessuale per più di 20 anni e adesso sto con lei.." Lo guardo incuriosito, affascinato e anche un po' esterrefatto e incredulo. Di fianco a lui c'era una ragazza oltre la trentina credo.. un po' mulatta, mezza indiana con un puntino nero in mezzo alla fronte come hanno certi indiani credo.. E tra le braccia aveva una bambina (la loro figlia) Io sono uno che crede molto ai segni. Non sono religioso ma ho una fede molto particolare in Dio o qualcosa che dall'al di la detta la vita e ti manda segnali. Insomma ho pensato: "Cavolo che storia interessante che deve essere". Bè, il viaggio è durato 5 minuti.

Massimiliano mi ha raccontato delle cose che mi hanno fatto emozionare e venire i brividi, mi ha colpito al cuore, tanto.
Mi ha raccontato moltissimi dettagli della sua vita passata da attivista gay e moltissimo della sua vita interiore e delle sue sofferenze. Io l'ho ascoltato con una passione e una dedizione che poche volte ho avuto nella vita. Mi brillava l'anima nel sentire una storia nuova e diversa dal solito, ma sopratutto, lui aveva scelto me. Qualcuno aveva fatto in modo che lo incontrassi. O magari aveva raccontato la sua storia a 10 mila altre persone ma nessuno era stato capace di farci una canzone di 4 minuti e 7 secondi.
Era il 2004, avevo 32 anni, ero grande, non ero un ragazzino.
Avevo sete di conoscenza e anche tanta malizia nel voler sapere cose intriganti, questo lo ammetto. Ripeto era il 2004 e il "successo popolare" l'ho fatto l'anno dopo a Sanremo fuori gara con "I bambini fanno oh".
Ero quindi uno sconosciuto. Massimiliano mi ha raccontato che è stato un attivista gay convinto per 20 anni. Mi raccontava i dettagli delle sue partecipazioni ai Gay Pride a livello mondiale. Lui era un organizzatore e co-organizzatore di questi eventi non solo in Italia e guadagnava un sacco di soldi, consenso e considerazione. Aveva amicizie politiche grandi e piccole e tutte molto influenti. Era amico e "amichetto" di molti nomi dell'alta moda, vi lascio immaginare i nomi. Era un frequentatore dei Cruising Canyon Era un bell'uomo e si capiva che nella sua gioventù era un bellissimo ragazzo. Uno che piaceva. "Ero il tipo che piace ai gay", diceva lui.
La cosa che mi ha incuriosito di più è stato quando mi ha detto:
"Vedi..io ho avuto solo 2 donne nella mia vita: Mia mamma e lei.." (riferito alla ragazza che gli stava di fianco)
Mi disse che se avessi scritto una canzone sulla sua storia,un giorno molte persone,
in modo falso o per disinformazione o per ignoranza sull'argomento, mi avrebbero detto che è impossibile che un gay cambi..

Mi disse che un giorno molti avrebbero detto che "Massimiliano (Luca), non era davvero gay ma al massimo bisessuale"..
Mi disse di non credere a niente e di continuare per la mia strada e di difendere quella storia con i denti.
Mi disse che tutto è possibile nella mente umana.
Mi disse che ognuno di noi è la somma di tutto ciò che ha vissuto nella vita e lo penso anche io.
Mi disse tante cose e io ero incredulo, a tratti diffidente e scontroso su alcune di quelle cose che non mi convincevano
ma lui rispondeva a tutti i miei dubbi e io alla fine non potevo che credergli. Era possibile, altrochè. Era il 2004. Mi sono appassionato ancora di più a questo argomento e alla fine del viaggio ci siamo salutati così come ci siamo conosciuti.

Nel frattempo l'anno dopo (2005) ero andato a Sanremo (i bambini fanno oh)

e poi ancora nel 2006 l'ho vinto con "Vorrei avere il becco" e poi ho fatto un disco nuovo nel 2007 "La tavola Rotonda" e poi sono stato fermo discograficamente nel 2008 fino a quando nel 2009 tiro fuori un altro disco (Centravanti di mestiere) con dentro la canzone "Luca era gay".
Lo avessi mai fatto..non potevo capire cosa sarebbe accaduto e non potevo capire che quel brano sarebbe stata la fine della mia carriera anzi "Carriera" mettiamola fra virgolette.

Diciamo che non lo potevo capire in modo "lucido e consapevole"
perchè comunque avevo la buona fede e avevo studiato e studiavo molte cose riguardo l'argomento sessualità. Mi ricordo le notti passate al telefono con chi collaborava con me, per cercare di difendermi dagli attacchi che stavo ricevendo solo per il titolo "Luca era gay". Intuitivamente quindi sapevo che la canzone avrebbe creato divisione, solo che non pensavo che avrebbe creato fraintendimento e soprattutto che mi avrebbe fatto passare per sempre, per quello che non sono. Vi state perdendo? Nessuna paura…un passo indietro di qualche mese. Tutto vi tornerà chiaro.
Nell'estate 2008 sapevo che Paolo Bonolis avrebbe condotto il festival di Sanremo l'anno dopo (2009) era scritto dovunque.
Lui mi aveva lanciato con "I bambini fanno oh" e quindi, il 22 agosto del 2008 alle 22:02 di sera, gli mando un sms sul telefonino dicendogli che avevo un brano molto forte con una tematica che nessuno fino a quel momento aveva trattato in quel modo (che tutti conosciamo) Mi rispose all'istante: "Ti chiamo a settembre". Mi chiamò il 4 settembre e il 15 andai a fare l'ascolto del brano. Rimase colpito in positivo anzi molto di più. Volle ascoltare il brano 2 volte. Dopo poco tempo (4 ottobre 2008) mi disse che mi avrebbe portato al prossimo Sanremo (2009)

Ero felice, avevo un'altra occasione per portare un messaggio universale e cioè:

Chi non si trova bene in una determinata condizione, ha il diritto e l'obbligo di cercare di trovare una strada per stare bene. Almeno provarci. Potevo trattare l'eterosessuale che si scopre gay e questa chiave sarebbe stata accolta a braccia aperte dall'ambiente "intellettualmente allevato". Ho trattato il contrario ed è arrivato il MASSACRO. La marcia mediatica per annientare Povia e il suo futuro professionale. Ci vuole poco ad annientare uno che non ha mai avuto delle strutture forti dietro e che si è fatto da solo, sempre. Complimenti ce l'avete fatta! I più deboli sono facili da distruggere. La storia si ripete sempre ma in un verso solo. il 19 dicembre del 2008 lo Staff di Sanremo pubblicò i titoli delle canzoni che avrebbero partecipato alla gara di Sanremo nel 2009. Gli occhi dei media si focalizzarono ovviamente sul titolo "Luca era gay", senza avere sentito il brano.
ADDIO POVIA.
Ne parlarono tutti i principali quotidiani mondiali. El Pais (Spagna) Der Spiegel (Germania) Le Monde (Francia) Time (Inghilterra) NYTimes (America) Corriere della sera, Repubblica e tantissimi altri compresi i TG. Ne parlarono per 2 mesi e mezzo, senza sapere di cosa parlasse il brano. Tutti o quasi tutti avevano emesso la sentenza: "Povia è contro i gay e dice che sono malati" Figuratevi..per me la parola malattia è una parola delicata. Il cancro è una malattia.
Decisi di non rilasciare dichiarazioni a nessuno e di voler solo cantare a Sanremo e poi dopo parlare al massimo.

Intanto la polemica montava e io venni accusato di razzismo, tuttofobia e di tante altre cose come la beneficienza per i bambini del Darfur in cui si disse che non avevo mai onorato la cifra che avevo promesso (la mia parte era 35 mila euro, ONORATA ECCOME!) Striscia la notizia mi consegnò il Tapiro con Staffelli ma furono anche bravi a rendersi conto che avevano preso un granchio e levarono successivamente il filmato anche da Youtube.

Alla fine arrivai alla prima serata di Sanremo con Eczemi sulla pelle, sfoghi ovunque e stanchezza mentale.
Non mi feci accorgere di questo da nessuno a parte i miei stretti collaboratori. Ero agitatissimo e impaurito ma sentivo di essere nel giusto e se ci fosse stata davvero una DEMOCRAZIA e libertà di pensiero, non dovevo temere. Cantai il brano oltre la mezzanotte, ci fu un picco di ascolti stratosferico e poi tanti complimenti e consensi soprattutto su facebook sia in pubblico che in privato. Se fino a quel momento avevo ricevuto solo critiche e insulti, cominciavo a leggere ora cose positive riguardo il brano e il testo.
Ho ricevuto e ricevo anche oggi i complimenti di molti ragazzi/e gay con la coscienza pulita
che si rivedono nella storia che ho raccontato nonostante loro vivano la condizione in tutta serenità. (Anche se io credo che nessun essere umano sia sereno davvero) Ringrazio ancora quelle mail e quei messaggi che mi hanno fatto davvero tanto piacere. Ho ricevuto anche molti messaggi di ex gay ma sai..non si dice.. Un appunto: Ho scelto di chiamarla "Luca era gay" perchè il nome Massimiliano era lungo e non suonava. Il festival di Sanremo e il voto popolare mi fecero arrivare al secondo posto, vinsi il premio SalaStampaRadio-Tv e poi il Premio Mogol nel giugno del 2009.

Fu un bell'anno tutto sommato..ma non avevo capito che era un fuoco di paglia e che,
con quel brano, avevo solo gettato le fondamenta per murare nel sottosuolo la mia morte artistica. Le radio network trasmettevano il brano ma sempre meno e la dittatura culturale e musicale, oscurava sempre di più Povia. Passa il tempo e comincio a ricevere segnali positivi dalla gente ma sempre più segnali negativi dall'ambiente della musica. Le associazioni Gay di molte province, nel tempo mi hanno sempre mandato inviti per chiedere scusa alla comunità gay. Io rispondevo che non capivo perchè avrei dovuto chiedere scusa. Scusa per cosa? Per aver cantato una canzone? Una storia possibile? Insomma, sapevo che in Italia non c'era e non c'è una vera democrazia ma quando l'ho provato sulla mia pelle, ho capito anche il modo.

Ed eccomi qua.. "Luca era gay" è la canzone che secondo gli intellettuali, i ben pensanti e i politicamente corretti,
non avrei dovuto mai fare, alla faccia della democrazia. (politicamente corretto poi ce lo devono spiegare cosa vuol dire)

----------
Se avessi saputo che con 'Luca era gay' sarebbe andata così, non l'avrei mai fatta in questo modo ma l'avrei composta
dicendo nel testo, tutto quello che mi hanno accusato di essere e di aver detto e che non ho mai detto. Almeno avrei avuto il motivo vero e valido per essere tagliato fuori e non solo delle scuse a piacere di chi comanda.
La verità è che di quei "Luca" in giro ce ne sono tantissimi ma non si vuole che si sappia,
sarebbe una sconfitta per chi lavora dietro le sporche quinte. (sconfitta sempre culturale)

www.povia.net/poviablog/85-chiedere-scusa-per-aver-scritto-luca...

exhomovox.com/?tsm=vera-storia-luca-era-gay-ovvero-massimiliano-raccontata-povia-nel-...

LUCA ERA GAY
INTRO:
Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo
1^ STROFA:
Luca dice: prima di raccontare il mio cambiamento sessuale volevo chiarire
che se credo in Dio non mi riconosco nel pensiero dell’uomo
che su questo argomento è diviso,
non sono andato da psicologi psichiatri preti o scienziati
sono andato nel mio passato ho scavato e ho capito tante cose di me
mia madre mi ha voluto troppo bene un bene diventato ossessione
piena delle sue convinzioni ed io non respiravo per le sue attenzioni
mio padre non prendeva decisioni ed io non ci riuscivo mai a parlare
stava fuori tutto il giorno per lavoro
io avevo l’impressione che non fosse troppo vero
mamma infatti chiese la separazione avevo 12 anni non capivo ben
mio padre disse è la giusta soluzione e dopo poco tempo cominciò a bere
mamma mi parlava sempre male di papà
mi diceva non sposarti mai per carità
delle mie amiche era gelosa morbosa
e la mia identità era sempre più confusa
RITORNELLO:
Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo
Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo
2^ STROFA:
sono un altro uomo ma in quel momento cercavo risposte
mi vergognavo e le cercavo di nascosto
c’era chi mi diceva “è naturale”
io studiavo Freud non la pensava uguale
poi arrivò la maturità ma non sapevo che cos’era la felicità
un uomo grande mi fece tremare il cuore
ed è li che ho scoperto di essere omosessuale
con lui nessuna inibizione il corteggiamento c’era
e io credevo fosse amore sì
con lui riuscivo ad essere me stesso poi sembrava
una gara a chi faceva meglio il sesso
e mi sentivo un colpevole prima o poi lo prendono
ma se spariscono le prove poi lo assolvono
cercavo negli uomini chi era mio padre
andavo con gli uomini per non tradire mia madre
2° RITORNELLO:
Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo
Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo
SPECIAL:
Luca dice per 4 anni sono stato con un uomo
tra amore e inganni spesso ci tradivamo
io cercavo ancora la mia verità
quell’amore grande per l’eternità
poi ad una festa fra tanta gente
ho conosciuto lei che non c’entrava niente
lei mi ascoltava lei mi spogliava lei mi capiva
ricordo solo che il giorno dopo mi mancava
questa è la mia storia solo la mia storia
nessuna malattia nessuna guarigione
caro papà ti ho perdonato
anche se qua non sei più tornato
mamma ti penso spesso ti voglio bene
e a volte ho ancora il tuo riflesso
ma adesso sono padre e sono innamorato
dell’unica donna che io abbia mai amato
RITORNELLO FINALE:
Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo
Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo

www.youtube.com/watch?v=U-1G12wV0c8

[SM=g1740738]


[SM=g1740733]


Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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17/05/2014 10.07
 
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[SM=g1740758] «...Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che si addiceva al loro traviamento.....E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa» (Rm 1, 26-32)

San Cipriano descrive perfettamente il tarlo dell'eresia, della apostasia e dei pastori che tradiscono la vera Chiesa e dice:
"Sotto l'azione seducente del nemico ingannatore, che, come dice l'Apostolo, si trasfigura in angelo di luce e maschera i suoi ministri in ministri di giustizia, e costoro presentano la notte come giorno, la morte come salvezza, la disperazione come forma di speranza, il tradimento della fede come proposta di fede, l'anticristo sotto il nome di Cristo; sicchè, mentre affermano falsità che sembrano verità, abilmente svuotano la verità. Questo avviene, fratelli carissimi, perchè non si ritorna alla fonte della verità, non si cerca la sorgente, non si conserva la dottrina..."
(S.Cipriano - l'Unità della Chiesa )

a buon intenditor [SM=g1740733]


l'on. Eugenia Roccelli presenta quanto segue....
www.youtube.com/watch?v=K3IPebtHRno







[SM=g1740771]

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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18/05/2014 01.17
 
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Un sito serio di ex omosessuali 


c'è stato questo scambio di....idee.....

 

Alessandro 

Ripeto, non esiste il giusto e lo sbagliato, il vero e il falso. Ogni verità è un'illusione ma credo che un cristiano convinto come lei non possa comprendere tali affermazioni basandosi su una verità rivelata che da per buona e basta. Lei dice il vero: Io do opinioni perché non ho nemmeno la lontana ambizione di proclamare una verità nemmeno abbozzata mentre a quanto pare lei è convinta delle sue.

Ovviamente non esiste in natura una specie totalmente omosessuale: è irragionevole. D'altronde esistono un sacco di altre caratteristiche apparentemente sfavorevoli alla proliferazione che invece hanno un loro motivo.

Per finire, deve per forza esserci un motivo per legittimare l'amore fra due persone? Anche quello sessuale! Se suo marito fosse sterile lo lascerebbe perché "non sarebbe razionale amarlo"?

Se il fine del matrimonio è la procreazione allora non sarebbe giusto non permettere a chi non è in grado o non vuole procreare di amarsi?

 

http://exhomovox.com/?tsm=omosessualita-non-malattiaparola-monsignore

 

la mia risposta

 

Alessandro Filomo  la ringrazio per aver ripreso il tono giusto, grazie.

L'insegnamento della Chiesa sul matrimonio e sulla complementarità dei sessi ripropone una verità evidenziata dalla retta ragione e riconosciuta come tale da tutte le grandi culture del mondo, compresa la scienza. Il matrimonio non è monopolio di qualcuno, nè una qualsiasi unione tra persone umane, e lei lo troverà in tutte le religioni del mondo. Il cristianesimo non ha il monopolio di questa discussione, perciò, se vuole, parliamo con la ragione retta ;-) le rispondo, infatti, scientificamente ed oggettivamente: se non esiste la verità, allora restiamo in balia delle opinioni, mentre come lei ben sa la scienza stessa crea le sue verità portando le prove di ciò che dice.

Restiamo nel campo animale: che facciamo, ammiriamo o contempliamo, o addirittura imitiamo la mantide religiosa?  :-D 

L'accoppiamento delle mantidi è caratterizzato da cannibalismo post-nuziale: la femmina, dopo essersi accoppiata, o anche durante l'atto, divora il maschio partendo dalla testa mentre gli organi genitali proseguono nell'accoppiamento. Questo comportamento è dovuto al bisogno di proteine, necessarie ad una rapida produzione di uova; prova ne è che la femmina d'allevamento, essendo ben nutrita, sovente "risparmia" il maschio.

Ora, la sua domanda l'accolgo con tutto rispetto:  in natura è la natura che detta le regole del gioco e l'animale obbedisce semplicemente a degli istinti, sa nei suoi geni che deve procreare perchè ciò che conta è la prosecuzione della specie.

Se, come dice lei, non esiste alcuna verità, ma solo un ammasso di opinioni, lei allora ha una concezione sbagliata della verità stessa ma anche della libertà dal momento che essendo noi in una società civile, abbiamo DIRITTI E DOVERI, e nel momento in cui ci sono anche dei doveri da compiere, questi sono regolati da una  legge che è quella "naturale", confluita nel tempo nell'ordinamento giuridico: vedasi  per esempio il codice di diritto penale e civile, le leggi, i codici, i codici stradali, e così via.

La "legittimazione" a qualcosa, dunque, chi la stabilisce?

Ci sono delle leggi naturali che non possono essere schiacciate dai mutamenti sociali o a seconda delle tendenze del momento, senza apportare un grave scompenso alla società stessa che su queste leggi naturali, si fonda! Una cosa è garantire i diritti delle persone ed un’altra indurre nell’equivoco di presentare il disordine come situazione in sé buona e retta.

ORDINE-DISORDINE; ciò che è bene e ciò che male, costituiscono l'ordinamento giuridico e sono anche le fondamenta sulle quali si regge il cosmo, la natura, i vegetali, gli animali, noi.... senza le regole non si va da nessuna parte e non si costruisce nulla.

Ora, nella natura umana c'è senza dubbio la componente animale, ma la componente umana, appunto, che usa la ragione, è dotata di libero arbitrio e compie atti di volontà; se qualcosa non funziona, si chiama o malattia o patologia, non si scappa, lo dice la scienza!

La struttura genitale, maschile e femminile, sono scientificamente fatte l'una per l'altro, si completano, indipendentemente dalla procreazione, ma gli organi esistono per produrre qualcosa, se non funzionano, o fanno cose che non servono al loro scopo, si chiama PATOLOGIA ;-) 

se il pancreas, ad esempio, non fa il suo dovere, ci scappa il diabete e si muore oppure si deve vivere con degli aiuti affinchè si produca ciò che manca all'organismo, l'insulina, e così via, ogni organo ha la sua funzione, se non risponde all'ordine per cui esiste, manda in tilt l'organismo.

In natura e nella stessa scienza che li studia e li classifica, gli organi genitali servono per la riproduzione. Se qualcosa non funziona, infatti, si fa ricorso al medico....

 Ora veniamo alla parte AFFETTIVA ;-)  naturalmente detto in breve..... 

deve essere chiaro che alla base NON si discute sull'affettività ma sulla strumentalizzazione che si fa dell'affetto per giungere a scopi diversi, scopi che, nel caso specificato, NON producono nulla e vengono usati contrariamente alla loro funzione.

Visto che fa accenno alla mia esperienza personale, io non mi sono sposata per fare sesso con mio marito ^__^ se avessi voluto fare solo sesso non mi sarei sposata.... senza dubbio che la fede aiuta, ma possiamo usare tranquillamente la ragione, la ragionevolezza, il CONTROLLO DEGLI ISTINTI, una maturazione della propria identità.... e tanti altri fattori, separandoli rischiamo di fare torto ad altri, quindi non isoliamo queste componenti. Diciamo anche che la mentalità narcisistica di oggi, che rifiuta l’alterità come elemento necessario al compimento dell’uomo, favorisce l’omosessualità, anche questo non lo dice la Chiesa, ma la scienza.

 

(continua da sopra)

Se io o mio marito, uno dei due o entrambi, fossimo stati sterili ciò allora non avrebbe potuto essere imputabile alla volontà di entrambi, mentre nel caso omosessuale c'è alla base la volontà a restare sterili, Guardiamo l'omosessualità al femminile.... la maggior parte di queste coppie alla fine delle loro esperienze sessuali , vogliono un figlio, possibilmente ed anzi sì, femmina, non vogliono figli maschi..... per la donna è più semplice, fa l'inseminazione artificiale e se lo partorisce, ma per le coppie Omo no, devono adottarli.... imponendo a questi figli, nati da un uomo e una donna, a non avere un padre o a non avere una madre, le pare giusto?

 Lei stesso è nato dal rapporto tra maschio e femmina ;-)  Qui non stiamo a discutere i SENTIMENTI personali, questi li rispetto, ognuno è certamente libero di vivere come vuole e con chi vuole, ma non quando si pretende, per imporre questi sentimenti, di stravolgere l'antropologia dell'uomo: maschio e femmina,  e l'imposizione delle adozioni.....  ma lasciamo anche questo discorso sennò ci allontaniamo troppo.

 Ci si può chiedere come può essere contraria al bene comune una legge che non impone alcun comportamento particolare, ma si limita a rendere legale una realtà di fatto che apparentemente non sembra comportare ingiustizia verso nessuno. A questo proposito occorre riflettere innanzitutto sulla differenza esistente tra il comportamento omosessuale come fenomeno privato, e lo stesso comportamento quale relazione sociale legalmente prevista e approvata, fino a diventare una delle istituzioni dell'ordinamento giuridico. Il secondo fenomeno non solo è più grave, ma acquista una portata assai più vasta e profonda, e finirebbe per comportare modificazioni dell'intera organizzazione sociale che risulterebbero contrarie al bene comune. Le leggi civili sono principi strutturanti della vita dell'uomo in seno alla società, per il bene o per il male.

E, fino a prova contraria, la società va avanti perchè fa i figli! Può essere brutale detta così, ma è la realtà!

Nelle unioni omosessuali sono del tutto assenti quegli elementi biologici e antropologici del matrimonio e della famiglia (cellula delle civiltà) che potrebbero fondare ragionevolmente il riconoscimento legale di tali unioni.

Esse non sono in condizione di assicurare adeguatamente la procreazione e la sopravvivenza della specie umana. L'eventuale ricorso ai mezzi messi a loro disposizione dalle recenti scoperte nel campo della fecondazione artificiale, oltre ad implicare gravi mancanze di rispetto alla dignità umana (avere figli non è un diritto ma semmai è un dovere dare alla società le nuove generazioni), non muterebbe affatto questa loro inadeguatezza.

La società deve la sua sopravvivenza alla famiglia fondata sul matrimonio - civile o religioso che sia - tra un uomo e una donna, non si scappa.

Qualcuno ha scritto: se i divorzi sono in aumento e si dice che i giovani non vogliono più sposarsi, perché allora tanta fretta ed insistenza nell'imporci la creazione di presunti matrimoni-famiglie omosessuali? Che senso ha?

La ringrazio per aver avuto la pazienza di leggermi fino a qua, spero di averle offerto materiale su cui riflettere e mi perdoni per la lunghezza, ma volevo essere il più chiara possibile.

   


 

Fraternamente CaterinaLD

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19/05/2014 00.27
 
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   «Io, omosessuale ed ex attivista gay, che vivo secondo quel che insegna la Chiesa. E sono felice»


philippe«L’omosessualità è la prima forma di omofobia». A parlare così è Philippe Ariño, omosessuale spagnolo di 34 anni, che oggi insegna lingue a Parigi. Blogger e frequentatore del mondo dell’attivismo Lgbt, nel 2011 ha cominciato a far parlare di sé rivelando di aver cambiato vita. Nel 2013 ha condotto in prima linea la battaglia contro la legalizzazione del “matrimonio per tutti” francese ed è autore del libro Omosessualità controcorrente, che in Francia ha venduto più di 10 mila copie.
È lui che consigliò a Frigide Barjot, ex portavoce della Manif pour tous, di non parlare di eterosessualità, «altrimenti si perde non solo la battaglia, ma la guerra». Intervistato da tempi.it, Arino spiega che «per salvare l’essere umano da se stesso bisogna andare all’origine del problema. Quello che cerchiamo di fare in piazza con i Veilleurs».

Ci racconti la sua storia. Come è cresciuto?
Ho avuto un pessimo rapporto con mio padre e da adolescente non riuscivo ad avere amicizie maschili. Poi ho capito e ammesso che le mie tendenze omosessuali erano il sintomo di una “ferita”, solo così la mia sofferenza ha cominciato a scemare. Essere omosessuali è una sofferenza, non una scelta o un peccato o una cosa innocua: conosco oltre novanta persone con pulsioni omosessuali che sono state violentate. Ora il mondo Lgbt mi odia per quello che dico, ma lo ripeto anche a loro: l’omosessualità è una ferita che non viene alleviata dall’avere rapporti. Se non lo ammetti, non avrai mai pace.

veilleursQuando ha cambiato il suo modo di intendere l’omosessualità?
Solo nel 2011 ho scoperto la bellezza della continenza. Avevo cominciato a riconoscere che qualcosa non andava ed ero tornato a frequentare la Chiesa. Durante una conferenza, parlai della mia condizione e mi resi conto che mi aiutava. Non solo, spiegando il mio dramma riuscivo ad aiutare tante persone, persino uomini e donne sposati.

È stato difficile?
Io ho trovato una via, ma ce ne sono tante. Alcuni riescono anche a superare queste pulsioni, io ho scoperto che riconoscendo la mia ferita e offrendola a Cristo e alla Chiesa la mia condizione penosa diventava una festa. Non praticando l’omosessualità non dico “no” alle mie pulsioni, ma “sì” a Dio: è un sacrificio per avere il meglio, il massimo, che prima non avevo. Noi pensiamo che il Signore ci voglia solo se siamo a posto: è il contrario, Lui viene da chi ha bisogno e se offri i tuoi limiti Lui fa grandi cose.

ArinoPerché il rapporto omosessuale non la rendeva felice?
Quando avevo rapporti con altri uomini o li guardavo in modo possessivo, sul momento, provavo soddisfazione. Ma ero solo e non mi completavo mai. In quei momenti ti illudi di poter vivere la sessualità come gli altri, ma la verità è che la sessualità si può vivere solo nella differenza sessuale.

Cos’è cambiato concretamente nella sua vita di oggi?
Prima mi sentivo sempre inferiore agli uomini, perché l’omosessualità è invidiosa. Ora, avendo scoperto che Dio mi ama e che sono suo figlio, voluto e amato, non mi sento più inferiore a nessun uomo. E così, dopo una vita, ho scoperto la bellezza dell’amicizia maschile, che non scambierei più con le relazioni di un tempo, in cui fingevo di riuscire a realizzarmi come l’uomo e la donna nei rapporti.

Chi come lei ha rinnegato il suo passato non è molto amato nella comunità Lgtb. Come vive il rapporto con il mondo che ha frequentato?
Mi ha messo nella black list. Mi minacciano e mi danno dell’omofobo, ma non sarei resistito con loro: è un mondo di menzogne, che all’esterno si mostra gaio e dentro è pieno di rabbia e tristezza. La maggioranza degli atti omofobi e degli insulti contro le persone con la mia tendenza provengono da persone che hanno ferite come la mia, che urlano e sbraitano perché sono fragili. Gli attivisti ti applaudono quando parli, ma vieni guardato solo per la tua sessualità, come se fossi un animale o un individuo di serie B che deve avere diritti speciali. Per questo dico che siamo i peggiori nemici di noi stessi. Nella Chiesa invece ho trovato per la prima volta qualcuno che mi ha accolto come persona, tenendo conto di tutto quello che è Philippe.

Lei sostiene nei suoi incontri che l’omosessualità sta dilagando, perché?
C’è una fragilità identitaria crescente. Dilaga perché l’uomo e la donna, anche quelli che vivono insieme, spesso non riconoscono la bellezza della differenza e non si incontrano più. Non sanno perché si sposano, stanno insieme ma sono soli, vivono il rapporto egoisticamente e non entrano in comunione. Resta solo il sentimento, finché dura. Perché siamo arrivati a questa estraneità fra i due sessi? Credo che quando si recide il legame con Dio, tutto ci diventa nemico e anche fra l’uomo e la donna si introduce il sospetto. Invece ci si dovrebbe sposare per aiutarsi a tornare da chi ci ha creati: dove non arriva il maschio, arriva la femmina. Altrimenti resta solo il possesso che divide. E tutto ciò danneggia i figli. Se non partiamo da questa consapevolezza, non risolveremo mai il problema. Se giochiamo la partita su altri campi, è già persa.

manif-pour-tous09Cioè?
Il ministro francese della Giustizia, Christiane Taubira, madre della legge sulle nozze gay, esordì dicendo che bisognava distinguere tra matrimonio eterosessuale e omosessuale. Questa è una bugia terminologica che non ha riscontro nella realtà e che non dobbiamo accettare. Bisogna dire che non esiste l’eterosessualità, esistono solo l’uomo e la donna, diversi e complementari. E poi non si deve escludere dal dibattito la questione omosessuale in sé. Se sta dilagando è responsabilità di ciascuno comprendere cosa sia e da dove venga, facendo capire a tutti a cosa andiamo incontro. Per lo stesso motivo dico sempre che non basta fare un discorso che parta solo dal diritto dei bambini, omettendo e tollerando con indifferenza i rapporti omosessuali. Solo comprendendo la sofferenza che ne deriva e il fatto che si tratta di un’amicizia ambigua, incapace di amore, si capisce che l’unico alveo di crescita per un bambino è la famiglia con madre e padre. Persino nelle coppie dello stesso sesso più stabili, dove si cerca di rispettarsi, non c’è felicità. Ne conosco alcune e spesso sono proprio loro a capirmi. Durante una conferenza, un uomo che conviveva da 20 anni mi disse: «Come hai ragione!». Altre si chiedono: «Ma che vita stiamo facendo?». Se uno capisce questo non può più dire: «Poverini, lasciamoli fare» e passare per caritatevole come accade oggi.

Cosa succederà ai bambini cresciuti in una “nuova” famiglia?
Se il bambino non impara la bellezza della differenza, non sarà capace di amare. Una società che finge di esaltare le differenze, ma poi le tratta come una minaccia, cresce una generazione che non saprà accogliere l’altro. Viviamo in un mondo che rifiuta di guardare in faccia la realtà, con le sue contraddizioni e i suoi limiti, come quello della sessualità, oggi percepito come un pericolo. Questa deformazione della realtà umana sta conducendo a un collasso antropologico. E più avanziamo in questo senso, più cresceranno le forme di solitudine, nevrosi e violenza.

Cosa si può fare?
Come ho detto, rispettare la realtà e cercare di ricomprenderne lo scopo. Quanto a me dico che Cristo, la sua verità e la Chiesa sono la via per amare, essere amato e servire.



Leggi di Più: Ariño: «Io, gay ed ex attivista, minacciato dai Lgbt» | Tempi.it 






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08/04/2015 00.06
 
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Il genoma sociale della famiglia. Intervista al sociologo Pierpaolo Donati 


lunedì 18 giugno 2012


 


La famiglia è il luogo delle transizioni. Nell’epoca della “modernità liquida” dire che la famiglia e le sue transizioni diventano “liquide” è una bella immagine, ma poco definita. Ci può spiegare cosa succede realmente?


La liquidità riguarda i momenti di passaggio da uno stato all’altro nel corso di vita di una persona. Per esempio: quand’è che si costituisce una coppia? Un tempo c’era il fidanzamento, che adesso è scomparso, e quindi fare coppia è una transizione ad una condizione poco definita e sempre incerta. Così pure quando si vive in una convivenza libera senza matrimonio, quand’è che i partner possono dire di aver costituito una famiglia?  Si potrebbe istituire un registro ufficiale, ma è proprio questo che molte coppie non vogliono, perché intendono restare libere di convivere momento per momento. Così pure per i figli: quand’è che un figlio passa dall’infanzia all’adolescenza e poi diventa un giovane adulto? Tutto diventa senza confini. Quando si può dire che un giovane che resta nella famiglia di origine fino a 35-40 anni diventa autonomo? Dire che le transizioni familiari diventano liquide coglie dei fenomeni reali che sperimentiamo tutti i giorni. Non ci sono più riti di passaggio e questo fatto crea grossi problemi di identità alle persone, perché si sentono confuse e disorientate in quello che debbono aspettarsi le une dalle altre. I problemi si manifestano soprattutto nei minori, come è stato documentato nel volume La tutela dei Minori. Nuovi scenari relazionali (Edizioni Erickson, 2011), che propone nuovi servizi sensibili alle nuove transizioni.

Lei ha curato una ricerca scientifica (3500 interviste effettuate nel 2011) condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana in età compresa tra 30 e 55 anni. Può illustrarcene i risultati?
La ricerca (pubblicata in Famiglia risorsa della società, il Mulino, 2012) è partita dall’ipotesi che la famiglia normo-costituita (cioè formata da una coppia uomo-donna stabile con i propri figli) vada perdendo le protezioni del passato e proceda ormai nel mare aperto di una società che non le è più favorevole, ma nel migliore dei casi la rende indifferente. Gli individui fanno famiglia nelle maniere più diverse e la società li incoraggia alla massima variabilità. Ci siamo chiesti: quali sono le conseguenze? E ancora: che cosa fare? I risultati hanno mostrato l’esistenza di quattro principali tipologie di famiglie: quelle senza coppia (persone sole o genitori soli con i figli), le coppie senza figli, le coppie con il figlio unico, e le coppie con due o più figli. Ebbene, a misura che ci si allontana dalla famiglia normo-costituita, le persone sperimentano condizioni di vita più fragili, deboli, con maggiori rischi di povertà, un clima familiare più triste e pessimistico, minori scambi con l’esterno e quindi minori aiuti. In breve, il fatto di non sostenere la famiglia normo-costituita porta ad una più generale frammentazione e disintegrazione del tessuto sociale. Questo spiega anche la crisi del welfare state, che non può sostituirsi alla crescente fragilità e debolezza delle famiglie.

Che cosa risulta a proposito del matrimonio?
Benché i tassi di matrimonio siano in diminuzione, il fatto di sposarsi costituisce un valore aggiunto per le persone e per la società, in quanto il patto matrimoniale migliora la qualità delle relazioni di coppia e ha importanti conseguenze positive (biologiche, psicologiche, economiche e sociali) per bambini e adulti. La coabitazione non è uguale al matrimonio, perché rende più instabili le relazioni e crea maggiori incertezze nella vita dei figli. Il divorzio (o il non arrivare a sposarsi) aumenta il rischio di fallimento scolastico dei figli. La stabilità delle relazioni familiari emerge come un bene prezioso, senza il quale tutti i membri della famiglia sono a rischio. In particolare la stabilità è decisiva per la buona socializzazione dei figli. Il divorzio e le nascite fuori del matrimonio aumentano il rischio di povertà sia per i figli sia per le madri. Le famiglie ricostituite (stepfamiliesreconstitutedblended families) rivelano molti problemi nelle relazioni fra i genitori acquisiti e i figli del partner. La teoria della individualizzazione della coppia e del matrimonio è sostanzialmente falsificata; infatti, nella coppia gli individui cercano bensì la loro identità autonoma, ma questa si costituisce solo nella trama relazionale che connette le famiglie di provenienza e le reti primarie (amicali, di lavoro, di vita relazionale quotidiana) in cui i partner sono collocati. Le condizioni delle persone che, per qualche motivo, non si sono sposate, sono in generale peggiori di quelle delle persone sposate. Il matrimonio porta dei beni in sé. Le minoranze etniche sono anch’esse favorite dal matrimonio.

Che cosa risulta per quanto riguarda le relazioni fra le generazioni?
Le famiglie normo-costituite realizzano la solidarietà fra le generazioni assai più e meglio di altre forme di vita. I bambini che vivono con i loro propri genitori godono di migliore salute fisica e psicologica, nonché hanno maggiori speranze di vita, rispetto a quelli che vivono in altri contesti. L’analisi di tre differenti strutture familiari, in particolare delle famiglie con coppia genitoriale unita, famiglie ricomposte e famiglie monogenitoriali, evidenzia la maggiore fragilità di queste due ultime strutture familiari. Nelle famiglie ricomposte a seguito di separazione, i genitori hanno maggiori difficoltà a svolgere il loro ruolo educativo e sono più spesso in disaccordo rispetto alle tematiche educative. I genitori che sono soli o provengono da separazioni e divorzi si caratterizzano per una maggiore sfiducia verso il contesto sociale esterno e hanno una visione privatistica della famiglia. La rottura del legame coniugale è correlata ad una certa chiusura verso il mondo esterno e favorisce una visione intimistica della vita familiare poco incline ad assumersi delle responsabilità nei confronti della comunità. Particolarmente carente è la capacità delle famiglie monogenitoriali di realizzare la trasmissione culturale e la solidarietà fra le generazioni, perché queste famiglie devono affrontare in solitudine le sfide legate alla crescita dei figli, così come le pressioni dell’ambito lavorativo. I figli adolescenti di coppie sposate hanno un rischio di devianza (incluso l’abuso di alcool e droghe) minore dei figli di genitori soli o di coppie che sono solo conviventi o separate. I figli di genitori divorziati soffrono di maggiori infermità psichiche e di stati ansiogeni.

E circa i rapporti tra famiglia  e lavoro?
Le coppie si diversificano nei modi di relazionarsi al mondo del lavoro secondo le diverse preferenze di uomini e donne: vi sono coppie in cui solo un partner lavora mentre l’altro partner cura i figli e la casa, altre coppie che optano per un partner con lavoro full time e l’altro partner con un lavoro part time, altre coppie che scelgono la doppia carriera. Ciò che importa è rilevare che la famiglia costituisce una risorsa per il mondo del lavoro assai più di quanto non accada viceversa: in altri termini, il mondo del lavoro ‘sfrutta’ la risorsa-famiglia e non tiene conto a sufficienza delle esigenze della vita familiare. Di qui le enormi difficoltà delle famiglie, specie quelle con più figli, di armonizzare la vita familiare e quella professionale. Occorre che il mondo del lavoro si organizzi in modo sussidiario alla famiglia.

Alcuni sostengono che la famiglia non crea capitale sociale perché è chiusa nei suoi interessi e particolarismi, a Lei che cosa risulta?
La famiglia normo-costituita è la fonte del capitale sociale primario della società. Il capitale sociale consiste nelle relazioni di fiducia, cooperazione e reciprocità che la famiglia crea sia al proprio interno (detto capitale sociale bonding) sia nelle reti esterne, cioè nella parentela, vicinato, gruppi amicali, associazioni (capitale sociale bridging). Il capitale sociale familiare sta alla base delle virtù sociali (e non solo individuali). In sostanza, la famiglia è sorgente di valore sociale aggiunto non solo in quanto forgia individui migliori sotto il profilo della loro salute e del loro benessere, ma anche e soprattutto in quanto genera un tessuto sociale, cioè una sfera civile e pubblica, che richiede e ricompensa valori e regole di vita umana e quindi promuove il bene comune. Rispetto a questi beni, la famiglia è un ricettore e un attivatore allo stesso tempo. La ricerca smentisce la tesi del cosiddetto ‘familismo amorale’, mentre mostra che esiste un ‘familismo morale’.

In sintesi, si può ancora affermare che la famiglia sia una risorsa per la persona e la società, oppure rappresenta solo una sovrastruttura che ostacola l’emancipazione degli individui e l’avvento di una società più libera, egualitaria e in definitiva più felice?
I nostri risultati portano ad una conclusione molto precisa: la famiglia normo-costituita è e rimane la sorgente vitale della società. La società globalizzata richiede sempre di più (e non già sempre di meno) il molteplice ruolo di mediazione che la famiglia è chiamata a svolgere nel fare fiorire le virtù personali e sociali. La famiglia, dunque, non è una istituzione del passato, ma è una istituzione del futuro in vari sensi. Innanzitutto, perché dalla famiglia dipende il futuro della coesione e del benessere sociale di ogni comunità. E poi perché vivere in un tipo di famiglia o in un altro diventa sempre più determinante per il destino delle singole persone, nel lavoro e nella vita sociale in generale. La destrutturazione della famiglia normo-costituita non migliora la condizione esistenziale delle persone, semmai la peggiora.
La famiglia può essere articolata in molti e diversi modi di vita quotidiana quanto ai compiti e ai processi decisionali fra i suoi membri, ma metterla in forse e depotenziarla significa far sì che le persone diventino soggetti deboli da assistere, anziché essere attori/agenti che generano e rigenerano il capitale umano e sociale della stessa società. Si può dire che si stia oggi  aprendo una fase storica nuova, dopo la de-istituzionalizzazione della famiglia. Si prospetta la possibilità che i cambiamenti in atto possano generare strutture e assetti relazionali che conferiscono un nuovo senso istituzionale alla famiglia. Si tratta di prendere atto che, sul piano empirico, per quante mutazioni la famiglia possa subire, quello che io chiamo il suo ‘genoma costitutivo’ non cessa di essere la fonte e l’origine della società. I genoma della famiglia, analogamente a quello di ogni essere vivente, richiede un certo DNA. Il DNA della famiglia è costituito da quattro dimensioni: il dono, la reciprocità, la sessualità di coppia, la generatività. Senza questo genoma, la società perde le qualità e i poteri propri di quell’organismo vivente che, anziché essere un peso per la società, costituisce il fattore primario di umanizzazione delle persone e della vita sociale.


Come evitare che la famiglia, in qualsiasi modo costituita, possa fratturarsi e disintegrarsi? Abbiamo bisogno di rintracciare e attivare nuove forme di riflessività familiare? Lo scenario delle nuove transizioni familiari richiede forse risposte nuove a livello di politiche sociali e dei servizi?
Le politiche sociali possono essere definite come familiari a condizione che abbiano come obiettivo il fare famiglia, e non si limitino solo a perseguire scopi generici di benessere per la popolazione, seppure nobili e positivi, come ad esempio sostenere l’occupazione, la natalità, le pari opportunità, la lotta contro la povertà e l’inclusione sociale. Non sempre, infatti, queste ultime politiche, essendo implicite e indirette nei confronti delle relazioni familiari, promuovono la famiglia come tale. Pertanto non possono essere automaticamente definite come sostegno e promozione del valore sociale della famiglia. Occorrono misure specifiche dirette ed esplicite a favore della famiglia. Una politica è familiare se mira esplicitamente a sostenere le funzioni sociali e il valore sociale aggiunto della famiglia come tale, in particolare la famiglia come capitale sociale.
In concreto si segnalano le politiche di conciliazione tra famiglia e lavoro, che dovrebbero essere attuate secondo i principi di solidarietà e sussidiarietà. È necessario affiancare le politiche di uguali opportunità fra uomini e donne (gender mainstreaming) con un adeguato family mainstreaming, che consiste nelle politiche di sostegno alle relazioni familiari, cioè ai rapporti di reciprocità fra gli adulti che compongono la famiglia. Se le politiche di pari opportunità risultano spesso fallimentari, e in certi casi portano a nuove trappole soprattutto per le donne, la causa di tali fallimenti deve essere individuata nel fatto che tali politiche non sono relazionali, cioè non tengono conto della famiglia quale vincolo e risorsa per tutti i membri della famiglia. Le politiche dette family mainstreaming hanno pertanto l’obiettivo di mettere l’accento sulle relazioni intra ed extra-familiari per correggere gli effetti negativi e perversi di quelle politiche che sono state sinora indirizzate agli individui come tali, senza tenere in dovuto conto le loro relazioni familiari. Un esempio in tale direzione sono le Alleanze locali per la famiglia, cioè quelle pratiche che mobilitano gli attori pubblici e privati a perseguire politiche family friendly nella comunità locale, costruendo reti sociali ad hoc che connettono i loro interventi in tutte le sfere di vita quotidiana. Sono queste reti che attivano una nuova riflessività dentro le famiglie, cioè una riflessività che guarda al ‘bene relazionale’ della famiglia, dal quale provengono anche i beni dei singoli individui.

 

tratto da educare.it

 

 

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Cultura


Pierpaolo Donati. Quale famiglia stiamo coltivando?

La famiglia è una risorsa per la società se non ci si allontana dal modello della coppia uomo-donna con i loro figli. Lo afferma il professor Donati, anticipandoci gli esiti di alcune autorevoli ricerche in via di pubblicazione. 

di Alberto Friso da Il Messaggero di Sant'Antonio  marzo 2012

È in forma la famiglia italiana? «Per la verità non gode di ottima salute». A rispondere è il professor Pierpaolo Donati, già presidente dell’Associazione italiana di sociologia e tra i principali studiosi italiani della famiglia. Ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Bologna, Pier­paolo Donati è anche direttore dell’Osservatorio nazionale della famiglia. In questa intervista ci aiuta a ripassare i fondamentali dell’istituzione che è alla base della nostra società, dando una lettura dei dati statistici e anticipandoci gli esiti di alcune indagini.

All’Incontro mondiale delle famiglie di Milano interverrà, il 30 maggio, sul tema «La famiglia come risorsa della società». Cosa dirà in quell’occasione? 
Donati. Presenterò la ricerca – che sarà in libreria a maggio per le edizioni Il Mulino, dal titolo Famiglia risorsa della società – realizzata per conto del Pontificio consiglio per la famiglia su un campione di 3.500 persone, rappresentativo della popolazione italiana. L’intento della ricerca è stato quello di andare a vedere quale forma di famiglia sia più capace di dare un contributo di solidarietà, fiducia e partecipazione attiva alla società. Lo abbiamo fatto perché oggi sembra prevalere nell’opinione pubblica l’idea che tutte le forme di famiglia siano più o meno equivalenti e tutte positive, purché ci sia affetto. La verifica è stata fatta sul piano empirico con un’analisi molto complessa di tutta la vita famigliare (vita di coppia, relazioni genitori-figli, capitale sociale, rapporto famiglia-lavoro).

Può anticiparci gli esiti?
È presto detto. Abbiamo verificato che la famiglia «normo-costituita» – come diciamo noi sociologi –, composta cioè da una coppia uomo-donna e dai loro figli, è la forma che costituisce la maggior risorsa per la società. Quanto più la famiglia è ampia e stabile, tanto più essa è percepita come soddisfacente dalle persone, che sentono di esserne arricchite dal punto di vista umano. In queste famiglie esiste un circuito virtuoso: quanto più la coppia è impegnata su un comune progetto di vita, tanto più ha figli, i quali poi hanno più successo nella vita, sono cioè giovani che si impegnano maggiormente, sia sul piano dello studio sia su quello professionale, hanno condizioni di salute migliori, hanno comportamenti pro-sociali. In generale, il benessere e la qualità di vita dell’intera famiglia è migliore.

E le altre forme familiari?
Sono più deboli e precarie, bisognose di assistenza e di aiuto, quindi non sono risorsa per la società, o comunque lo sono di meno. Mi riferisco, ad esempio, alle famiglie con un solo genitore, problematiche per la loro debolezza e anche per le conseguenze che hanno sui figli, che, stando alle statistiche, hanno più problemi in termini di successo scolastico, carriera professionale, oppure hanno maggiori comportamenti devianti, dipendenze e così via.

Lei parla di «figli» al plurale. E le famiglie dei figli unici?
Vengono subito dopo, insieme alle coppie senza figli. Sono relativamente vicine tra loro nell’essere abbastanza problematiche per la società, ma non tanto in termini economici, perché, anzi, in genere sono le più ricche. Il benessere materiale, tuttavia, da una parte alza la soglia della conflittualità interna, rendendo la coppia più incline a separazioni e divorzi; dall’altra, rende questo tipo di famiglia poco partecipativa nei confronti della società. Io chiamo queste coppie «restrittive», nel senso che si rinchiudono un po’ in se stesse vivendo l’affettività nel gruppo ristretto, senza proiezioni verso la società.

Al di là della ricerca, qual è lo stato di salute della famiglia in Italia? 
Le famiglie «risorsa» che ho descritto finora sono una minoranza, circa un terzo delle famiglie italiane. Un altro terzo è costituito da famiglie che presentano varie forme di difficoltà e problemi seri, e l’altro terzo è costituito da famiglie che possiamo chiamare «sfasciate», con grandissima instabilità, forme patologiche di relazioni e così via. Se uno dovesse fare il bollettino dello stato di salute della famiglia italiana dovrebbe dire che essa in generale non gode di ottima salute, perché l’area delle famiglie «normali» si va riducendo anche per via del calo della natalità.

Le discendenze si riducono per una serie di fattori, non ultimo l’innalzamento dell’età media al primo matrimonio. Siamo arrivati a 33 anni e oltre per gli uomini e quasi 31 per le donne. Inoltre, crescono le conflittualità interne, i divorzi e le separazioni, anche se la crisi economica ne ha in parte rallentato l’aumento.

Quali le cause del ritardo nel formare una nuova famiglia?
Fondamentalmente sono due. Le ragioni per cui si ritarda il matrimonio, o non ci si sposa, o si rimanda di continuo la decisione, sono infatti di ordine materiale e psicologico. La mancanza del lavoro e della casa incide all’incirca per il 40 per cento. Molto più incisivi – per il 60 per cento – i fattori psicologici e culturali, ovvero la paura del futuro, il senso del rischio, dell’incertezza, il non sentirsi all’altezza di educare dei figli in un mondo sempre più difficile. A pesare è l’individualismo culturale, cioè il fatto che le norme della vita sociale, a partire da quelle fiscali, sanitarie, dell’assistenza e così via, premiano il singolo in quanto individuo, senza tenere conto della famiglia, «istituzionalizzando» così l’individualismo.

Come viene giudicata questa tendenza?
Qui si scontrano due teorie. La prima sottolinea la positività dell’emancipazione dell’individuo. Si saluta come progresso la tendenza a intendere la famiglia come una forma di convivenza quotidiana in cui i singoli definiscono liberamente i loro diritti e doveri, affermandoli come scelte personali su cui solo loro possono decidere. Si plaude alla famiglia come «invenzione del presente». Si esalta la scelta di chi vuole un figlio come segno di realizzazione individuale, senza per forza formare la coppia genitoriale. Si approva l’idea che la coppia felice non possa durare più di un ragionevole lasso di tempo: dopo, si passa a un’altra esperienza a due, e questo può – anzi deve – essere fatto tante volte quante sono necessarie perché l’individuo si senta realizzato. Si additano come «nuove famiglie» le aggregazioni più disparate di individui che sono alla ricerca di relazioni in cui sentirsi affettivamente a proprio agio. Tutto ciò va sotto il nome di «pluralizzazione delle forme familiari», nuova frontiera sociale che viene salutata come la promessa di un mondo migliore in cui ciascuno sarà più libero e uguale agli altri nel cercare la propria felicità individuale. La famiglia viene ridotta alle relazioni affettive primarie, dimenticando che essa non è un semplice gruppo primario, ma è anche un’istituzione sociale.

E la seconda tesi?
Sottolinea che l’individuo preso a sé sarà magari in un primo momento favorito, ma poi subirà le ripercussioni negative della mancanza di reti sociali, di relazioni e del capitale sociale della famiglia. Si va verso una società atomizzata in cui l’individuo sarà più autonomo, ma anche più isolato e fragile. È un cambiamento ambivalente: il distacco dalle relazioni emancipa, ma alla fine gli individui senza famiglia, o con famiglie deboli e fragili, sono più problematici di prima, e soffrono più spesso di tutta una serie di problemi o di patologie psicologiche, come depressione, sconforto, senso di frustrazione, pessimismo, mancanza di fiducia. E tutto questo senza avere persone vicine con cui scambiarsi degli aiuti.

Sono in aumento anche le coppie che scelgono la convivenza. 
È un trend in crescita, ma bisogna distinguere: ci sono coppie che si sentono «costrette» alla convivenza perché non riescono a mettere su famiglia, perché il futuro è incerto, per il lavoro precario e la casa che non c’è. Altre coppie, invece, scelgono la convivenza come stile di vita, decidendo di non sposarsi. In realtà queste ultime, anch’esse in crescita, sono per il momento solo una piccola percentuale, tra il 20 e il 30 per cento delle coppie non sposate. Il 70 per cento di chi convive, invece, non si oppone al matrimonio, ma lo rimanda – magari anche nel frattempo mettendo al mondo dei figli – in attesa di determinate condizioni economiche o psicologiche che permettano di far fronte a maggiori responsabilità.

Ma questo procrastinare una scelta definitiva, ad esempio optando per la convivenza «di prova» prima del matrimonio, rende poi alla fin fine la coppia più stabile? 
Capisco chi sostiene questa tesi, che suona pressapoco così: la coppia di prova che si sperimenta in un periodo di convivenza, per valutare il proprio affiatamento e nel frattempo trovare le risorse economiche e psicologiche in vista del matrimonio, sistemando tutte le cose prima di fare il grande passo, quando poi si sposa è più stabile. In realtà questa tesi è molto fragile! Nella nostra ricerca emergono le coppie che ragionano così. Ma non dimostrano di essere più capaci di creare una famiglia solida rispetto a quelle che si sposano «subito», se vogliamo prendere come riferimento il matrimonio.
Dal punto di vista sociologico è vero che il matrimonio sta diventando un punto di arrivo della famiglia, non è più il punto di partenza. Si diffonde l’idea che la famiglia si costituisca prima nella convivenza, con o senza figli, e che poi maturi poco a poco. Ma questa idea non è suffragata dai fatti. Non è dimostrato che le coppie che si sperimentano con un periodo anche lungo di convivenza siano più felici, più solide, abbiano figli migliori… I dati dicono che avviene il contrario.

In che senso?
Chi decide per il matrimonio, cioè per una stabilità della coppia, pur nelle ristrettezze economiche della vita quotidiana, è nella sostanza più felice, soddisfatto e partecipativo. La coppia che non decide, che è incerta, che dice «vediamo come va», è tendenzialmente narcisistica, chiusa in se stessa: dà il primato all’affettività reciproca, al volersi bene tra i due, e questo non alimenta la fiducia e la solidarietà verso la società. È un po’ un rinchiudersi in quella che è la classica coppia romantica, di cui persiste lo stereotipo, il nido caldo.

Il panorama delle possibili «unioni» alternative alla famiglia tuttavia è ampio e va allargandosi: come giudicare questa tendenza? 
Rispondo citando un’altra ricerca che sta uscendo. Il 20 marzo, a Milano, verrà presentato il rapporto del Centro internazionale studi famiglia (Cisf), dal titolo La relazione di coppia oggi. Una sfida per la famiglia, per le edizioni Erickson (2012), che prende in considerazione la popolazione tra i 30 e i 55 anni che vive in coppia. Emerge la differenza tra quella che io chiamo coppia «aggregativa» e coppia «generativa». L’aggregativa è formata da individui che si mettono insieme e si sperimentano, si assaggiano a vicenda, cercano di trovare un modus vivendi affettivo di convivenza quotidiana. Ma rimangono degli aggregati. La famiglia, invece, non è un aggregato, bensì è un fenomeno emergente di natura relazionale, e solo quando è così genera dei figli e, in generale, dà un valore sociale aggiunto alla società.

È questa la coppia generativa, quindi.
Sì, ed è totalmente diversa, perché parte con l’idea della famiglia, che non è semplice somma di individui, ma ha una sua progettualità generativa. In sostanza sono coppie che si vedono proiettate nel futuro, con figli, e quindi che si impegnano di più, che vedono la stabilità anche come una condizione necessaria per avere figli ed educarli in un clima positivo e così via.
Noi certo abbiamo una cultura che va nella direzione della pura e semplice aggregazione, per cui si dice che è famiglia qualsiasi aggregato di individui che definiscono in modo del tutto soggettivo le loro relazioni, diritti e obbligazioni, mettendo qualsiasi forma familiare sullo stesso piano, perché tanto ciò che conta è «volersi bene». Ma la condivisione di vita progettuale è un’altra cosa.

E la politica? 
Si è fatta sempre più neutrale. Non offre orizzonti: si limita a recepire i cambiamenti culturali della società che vengono dal mercato, diventato paradigma delle relazioni. L’Europa vuole il mercato libero, non solo delle merci, ma anche delle relazioni: ciascuno deve far famiglia come più gli aggrada. Una scelta privata, come una qualsiasi scelta personale di mercato. La modernità come modello culturale è impostata sull’immunizzazione dell’individuo dalle relazioni. Si sta erodendo l’idea che la famiglia sia un bene comune. Si va quindi in una direzione miope di maggior fragilità, che farà anche comodo al mercato, ma in prospettiva fa il male della società.

Si può invertire la tendenza?
Io credo che ci sarà una reazione quando finalmente ci si renderà conto che avere eroso le relazioni umane e sociali – come quelle familiari – ha depauperato il capitale sociale, diminuito il capitale umano e la capacità delle persone di essere all’altezza delle sfide culturali, tecnologiche, dell’istruzione. Si reagirà quando ci si renderà conto che le relazioni contano più delle cose materiali. La vera ricchezza è fatta di relazioni sociali. Se creiamo reddito distruggendo la società, alla fine ci perdiamo tutti.

L’Osservatorio nazionale sulla famiglia, da lei presieduto, ha licenziato nello scorso giugno la bozza del Piano nazionale di politiche per la famiglia. Quale direzione auspica? 
Sintetizzo la proposta del Piano con l’espressione family mainstreaming, che si applica alle politiche di sostegno alle relazioni familiari. Significa impegnarsi a tener conto della variabile familiare nello stilare qualsiasi legge, valutandone l’impatto sulla famiglia. A livello europeo, finora, si è spinto per politiche di gender mainstreaming, ovvero per le pari opportunità. È il momento di fare un passo in più, congegnando interventi politici che promuovano la solidarietà e la stabilità familiare, la fecondità, la capacità di allevare i figli. In definitiva: se è vero che la famiglia «normo-costituita» è risorsa per la società, allora è il caso che la politica promuova quel tipo di famiglia, fatta salva ovviamente la libertà delle persone di vivere in un altro modo, ma come scelta privata che la politica non ha l’obbligo di favorire. Il principio è: quando è in gioco il welfare pubblico, l’individuo deve essere sostenuto in relazione alla struttura famigliare di cui si prende la responsabilità. E chi si prende più responsabilità, meglio sarà trattato.
 


 
La denuncia 
di Ritanna Armeni

Aboliamo i ricatti alla maternità
 
Il fenomeno delle dimissioni in bianco imposte alle giovani donne all’atto della firma del contratto coinvolge una lavoratrice su quattro in Italia. E, di certo, non aiuta la famiglia.
 
La ministra Elsa Fornero lo ha annunciato pubblicamente: entro marzo, insieme alla riforma del mercato del lavoro, porrà fine all’abuso e al ricatto sulla maternità cui sono sottoposte gran parte delle donne italiane quando cercano un posto di lavoro. Cancellerà quella pratica delle lettere di dimissioni in bianco (cioè senza data), attraverso le quali i datori di lavoro riescono a licenziare, con facilità e senza pagare alcun prezzo, le donne che rimangono incinte. Oggi, in molti casi, la giovane donna che trova un lavoro è costretta a firmare, all’atto dell’assunzione, una lettera senza data nella quale afferma di volersi dimettere. La lettera è conservata dal datore di lavoro e usata nel caso la lavoratrice rimanga incinta. Allora sarà tirata fuori dal cassetto, l’allontanamento sarà immediato e, per l’impresa, sarà del tutto indolore. Nessuno potrà protestare, dal momento che, agli occhi della legge, non si tratta di un licenziamento, ma di dimissioni liberamente sottoscritte e di un rapporto di lavoro altrettanto liberamente rescisso. È evidente che la verità è l’esatto opposto. Siamo di fronte a un atto di prevaricazione: la donna ha subìto un ricatto.
 
In Italia ci sono leggi importanti che tutelano la maternità e proteggono la donna lavoratrice. Nel nostro Paese, come in tutti i Paesi civili, non si può licenziare chi aspetta un bambino. Molti perciò rimangono increduli, e pensano che la denuncia del fenomeno delle dimissioni in bianco, fatta da gruppi di donne sempre più numerosi e impegnati, sia esagerata. Che la pratica sia limitata e circoscritta. Non è così. Le norme, anche le migliori, si possono aggirare. E sono state aggirate. Il fenomeno non è così limitato. Patronati e sindacati (dalla Cgil alle Acli) affermano che almeno una donna su quattro è costretta a subire questo abuso.
Per contrastarlo in modo definitivo, qualche anno fa era stata promulgata una legge, voluta fortemente da un gruppo di donne e votata nel 2007 trasversalmente da maggioranza e opposizione. Con questa legge l’imbroglio – perché di imbroglio si tratta – non era più possibile. Dicevano le nuove norme: la dichiarazione di dimissioni volontarie è valida solo se si utilizzano appositi moduli distribuiti esclusivamente dagli uffici provinciali del lavoro e dalle amministrazioni comunali. Questi moduli, contrassegnati da codici alfanumerici progressivi e da una data di emissione, assicuravano che i modelli non fossero stati precompilati. Non era possibile contraffarli e, quindi, potevano essere utilizzati solo se la donna effettivamente voleva lasciare il lavoro. Tutto era molto semplice. Il fatto, il reato, il ricatto si depontenziavano, si rendevano impossibili prima che potessero verificarsi. Ma questa legge (la numero 188) ebbe vita breve, anzi brevissima. Venne abolita su proposta di Maurizio Sacconi, ministro del Welfare, solo tre mesi dopo l’entrata in vigore. E tutto è tornato come prima. Le giovani donne continuano a subire il ricatto e ne conosciamo le conseguenze: spesso smettono di lavorare.
 
Le dimissioni in bianco sono sicuramente una delle cause per cui, secondo l’Istat, 800 mila donne negli ultimi due anni hanno lasciato il lavoro in seguito alla maternità, e l’Italia è all’ultimo posto in Europa nell’occupazione delle mamme. L’alternativa è rinunciare a diventare madri, decisione che le giovani, lo dice ancora l’Istat, sono costrette a prendere sempre più spesso, più spesso certamente di quanto facessero le loro madri. Se, dopo il Giappone, siamo il Paese più vecchio del mondo, se una coppia fa in media poco più di un figlio, e quindi la natalità decresce più che in altre parti d’Europa e del mondo occidentale, molto dipende non dalla mancanza di leggi che formalmente tutelano la maternità, ma dai modi in cui essa è concretamente vissuta sui luoghi di lavoro e, anche, dagli abusi, dai ricatti e dai reati che vengono perpetrati nei confronti di chi ha l’ardire di volere insieme maternità e lavoro. Le dimissioni in bianco sono sicuramente uno dei modi più odiosi. Per questo molte donne attendono con ansia la decisione della ministra Fornero. E il ripristino della legge 188.

 






Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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[SM=g1740758] INFORMARSI FA BENE... Il "Gioco del rispetto", il progetto Porcospini,... : siamo ancora liberi di educare i nostri figli?

Intervento della Dott.ssa Valentina Morana alla conferenza organizzata dal Comitato genitori Trieste. Trieste 23 maggio 2015

www.youtube.com/watch?v=HSi1BkC4s9k&app=desktop









L'intervento del genitore che ha fatto emergere il caso del gioco scandaloso, un gioco che ruba l'innocenza dei bambini, anche di TUO figlio/a

www.youtube.com/watch?v=VWyt9yySMgU






Il contributo ed il saluto di Massimo Zucchi, rappresentante di Civiltà Islamica, al Convegno organizzato dal Comitato genitori Trieste. Trieste 23 maggio 2015

www.youtube.com/watch?v=dST81vZvvqU






Il "Gioco del rispetto", il progetto Porcospini,... : siamo ancora liberi di educare i nostri figli? Intervento del Dott. Gilberto Gobbi alla conferenza organizzata dal Comitato genitori Trieste. Trieste 23 maggio 2015

IMPERDIBILE
www.youtube.com/watch?v=gj_EXRsvrpg





[SM=g1740733]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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28/08/2015 17.31
 
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[SM=g1740733] Il portavoce vaticano interviene per smentire l’uso strumentale di una lettera di routine della Segreteria di Stato all’autrice di una serie di libri per bambini

Dichiarazione del Vice Direttore della Sala Stampa, P. Ciro Benedettini, C.P., 28.08.2015
press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/08/28/0630/01...

[B0630]

Rispondendo a domande dei giornalisti, il Vice Direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha rilasciato questa mattina la seguente dichiarazione:

In risposta ad una lettera al Santo Padre di Francesca Pardi, dai toni educati e rispettosi, la Segreteria di Stato ha accusato ricezione della medesima con uno stile semplice e pastorale, precisando in seguito che si trattava di una risposta privata e quindi non destinata alla pubblicazione (cosa che purtroppo è avvenuta).
In nessun modo la lettera della Segreteria di Stato intende avallare comportamenti e insegnamenti non consoni al Vangelo, anzi auspica “una sempre più proficua attività al servizio delle giovani generazioni e della diffusione degli autentici valori umani e cristiani”. La benedizione del Papa nella chiusa della lettera è alla persona e non a eventuali insegnamenti non in linea con la dottrina della Chiesa sulla teoria del gender, che non è minimamente cambiata, come più volte ha ribadito anche recentemente il Santo Padre. Quindi è del tutto fuori luogo una strumentalizzazione del contenuto della lettera.

[01376-IT.01] [Testo originale: Italiano]

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Aveva scritto al Papa lo scorso 19 giugno lamentandosi degli attacchi subìti negli ultimi anni e sostenendo che alcune associazioni cattoliche attribuivano ai suoi libri contenuti che in realtà non c’erano. Francesca Pardi, fondatrice insieme alla sua compagna Maria Silvia Fiengo della casa editrice per l’infanzia «Lo Stampatello» e autrice di libri «gender» messi al bando dal sindaco di Venezia, ha ricevuto una lettera di risposta dalla Segreteria di Stato a firma dell’assessore, Peter Brian Wells. L’autrice, che aveva accompagnato la missiva al Pontefice al dono di una trentina di libri, ha dato pubblicità alla risposta ricevuta, sostenendo di essere stata incoraggiata da Francesco «ad andare avanti».

In realtà la lettera di risposta corrisponde a un formulario di routine, è stata predisposta dalla Segreteria di Stato ed è una delle sessantamila sulle quali l’assessore Wells appone la sua firma. La missiva vaticana, una decina di righe, dopo aver ringraziato per l’invio dei libri, afferma che «Sua Santità, grato per il delicato gesto e per i sentimenti che lo hanno suggerito, auspica una sempre più proficua attività al servizio delle giovani generazioni e della diffusione degli autentici valori umani e cristiani».

La presentazione della lettera come un avallo dell’attività editoriale della casa editrice e come una quasi benedizione dei contenuti gender, ha provocato la risposta da parte della Sala Stampa Vaticana. Il vicedirettore, padre Ciro Benedettini, ha infatti affermato: «In risposta a una lettera al Santo Padre di Francesca Pardi, dai toni educati e rispettosi, la Segreteria di Stato ha accusato ricezione della medesima con uno stile semplice e pastorale, precisando in seguito che si trattava di una risposta privata e quindi non destinata alla pubblicazione (cosa che purtroppo è avvenuta).
In nessun modo la lettera della Segreteria di Stato intende avallare comportamenti e insegnamenti non consoni al Vangelo, anzi auspica “una sempre più proficua attività al servizio delle giovani generazioni e della diffusione degli autentici valori umani e cristiani”. La benedizione del Papa nella chiusa della lettera è alla persona e non a eventuali insegnamenti non in linea con la dottrina della Chiesa sulla teoria del gender, che non è minimamente cambiata, come più volte ha ribadito anche recentemente il Santo Padre. Quindi è del tutto fuori luogo una strumentalizzazione del contenuto della lettera».

[SM=g1740758] piuttosto

Papa Francesco ha parlato più volte della teoria gender. Lo scorso 15 aprile, durante l’udienza in piazza San Pietro, aveva detto: «Per esempio mi domando, se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Sì, rischiamo di fare un passo indietro». E aveva aggiunto: «La rimozione della differenza è il problema, non la soluzione. Per risolvere i loro problemi di relazione, l’uomo e la donna devono invece parlarsi di più, ascoltarsi di più, conoscersi di più, volersi bene di più. Devono trattarsi con rispetto e cooperare con amicizia. Con queste basi umane, sostenute dalla grazia di Dio, è possibile progettare l’unione matrimoniale e familiare per tutta la vita. Il legame matrimoniale e familiare è una cosa seria, e lo è per tutti, non solo per i credenti».

ecco i video e più chiaro di così non si può [SM=g1740733]

www.youtube.com/watch?t=113&v=8UnOBJIW1gs

www.youtube.com/watch?v=Rl4nudTT-dk

A cura di Redazione Papaboys fonti: Sala Stampa della Santa Sede, Radio Vaticana,









[SM=g1740771]



[Modificato da Caterina63 28/08/2015 23.06]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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  ha ragione Cascioli che da La Nuova Bussola Quotidiana avverte:

Se il tutto fosse davvero avvenuto per superficialità bisognerebbe dire con molta schiettezza che in quell’ufficio della Segreteria di Stato ci sono degli imbecilli, di cui ci si aspetta l’immediata rimozione per dare almeno un segnale di serietà e rispetto per il Papa, che non può essere esposto a queste figuracce mondiali.

Papa e gender, un altro pasticcio in Vaticano
di Riccardo Cascioli29-08-2015
La lettera ricevuta da Francesca Pardi

 

Andiamo al sodo: se io dovessi scrivere al Papa una lettera in tono educato che inneggia al satanismo oppure che richiama la necessità – sempre in tono educato e rispettoso - di sterminare una parte dell’umanità, magari tramite aborto ed eutanasia, dovrei dunque aspettarmi una risposta dalla Segreteria di Stato, a nome del Papa, che mi augura «una sempre più proficua attività al servizio della diffusione degli autentici valori umani e cristiani»?

Domanda idiota? Eppure è quello che la Santa Sede vorrebbe farci credere, a leggere la nota con cui si chiarifica l’ennesimo pasticcio della comunicazione vaticana. Ieri mattina è infatti rimbalzata sui giornali di tutto il mondo la notizia lanciata dal Corriere della Sera, in cui si annunciava che papa Francesco aveva scritto a Francesca Pardi, fondatrice della casa editrice per bambini Lo Stampatello insieme alla sua compagna Maria Silvia Fiengo. Motivo del clamore? Il fatto che la suddetta casa editrice è specializzata nella pubblicazione di storielle che fanno passare la cultura omosessualista insieme al latte del biberon (Piccolo uovo e Perché hai due papà sono fra i più noti). Guarda caso, alcuni di questi libretti risultano fra quelli vietati nelle scuole comunali di Venezia dal sindaco Brugnaro.

È stata la stessa Pardi a raccontare l’emozione indescrivibile nel ricevere e aprire la lettera arrivata dal Vaticano; figurarsi poi quando ha letto che papa Francesco auspicava per lei «una sempre più proficua attività al servizio delle giovani generazioni e della diffusione degli autentici valori umani e cristiani» e le impartiva una solenne benedizione. A dire il vero la Pardi e il Corriere si sono fatti anche un po’ prendere la mano e nel titolo del Corrierone auspici e benedizione diventavano anche un forte incoraggiamento ad «andare avanti» nel suo lavoro. Ma si sa, quando c’è da promuovere una buona causa si può anche gonfiare un po’, Repubblicadocet. Tanto poi a tornare indietro si fa sempre in tempo, si salva la faccia ma intanto il risultato è ottenuto e nessuno riprende la rettifica. La solita operazione cialtronesca. Che però in questo caso non riuscirebbe se non trovasse un’ottima sponda in Vaticano, e non è certo la prima volta.

In realtà il Papa non ha mai letto la lettera della Pardi né si è sognato di scriverle in prima persona. Semplicemente la lettera – come tantissime altre indirizzate al Santo Padre – si è fermata in Segreteria di Stato dove c’è un apposito ufficio che si incarica di rispondere pazientemente a tutti: la firma è dell’assessore Peter B. Wells, che a nome del Papa, usa a seconda delle lettere una serie di risposte standard. Ed è quello che è successo con la Pardi, come ha poi spiegato il comunicato ufficiale della Sala Stampa della Santa Sede (ma solo a mezzogiorno dopo che la notizia aveva già fatto il giro del mondo almeno tre volte). Insomma si tratterebbe di una forma di rituale cortesia strumentalizzata a fini ideologici. Dice infatti il comunicato vaticano: 

«In risposta ad una lettera al Santo Padre di Francesca Pardi, dai toni educati e rispettosi, la Segreteria di Stato ha accusato ricezione della medesima con uno stile semplice e pastorale, precisando in seguito che si trattava di una risposta privata e quindi non destinata alla pubblicazione (cosa che purtroppo è avvenuta). 
In nessun modo la lettera della Segreteria di Stato intende avallare comportamenti e insegnamenti non consoni al Vangelo, anzi auspica “una sempre più proficua attività al servizio delle giovani generazioni e della diffusione degli autentici valori umani e cristiani”. La benedizione del Papa nella chiusa della lettera è alla persona e non a eventuali insegnamenti non in linea con la dottrina della Chiesa sulla teoria del gender, che non è minimamente cambiata, come più volte ha ribadito anche recentemente il Santo Padre. Quindi è del tutto fuori luogo una strumentalizzazione del contenuto della lettera».

Tutto chiarito allora? Eh no, manco per niente. Un fatto del genere è di una gravità tale da non poter non suscitare qualche domanda; senza considerare che è solo l’ultimo (per ora) di una serie di equivoci ed incidenti nella comunicazione che vanno tutti nella stessa direzione. 

Chi cerca di minimizzare (si fa per dire) dice che in Segreteria di Stato sfornano queste risposte standard quasi meccanicamente, senza starsi troppo a soffermare su chi e cosa scrive. Il che però non è del tutto vero: anzitutto non tutti quelli che scrivono al Papa ricevono risposta (e tanti cattolici, anche consacrati, se ne lamentano); la stessa Pardi afferma di aver già inviato in precedenza un’altra lettera rimasta senza risposta (incredibile la fede con cui questa donna continua a rivolgersi al Papa). Quindi vuol dire che un qualche meccanismo di selezione esiste. In secondo luogo, il contenuto e il tenore della lettera non poteva passare inosservato. Insieme alla lettera, il cui testo integrale è stato pubblicato dalla Pardi su Facebook, sono arrivati tutti i libri finora stampati dalla casa editrice (una trentina): l’editrice voleva infatti dimostrare al Papa che non c’è in questi testi un tentativo di indottrinamento gender. 

Nella lettera, «con toni educati e rispettosi» (ci mancherebbe), la Pardi accusa tanti cattolici (più o meno quelli della manifestazione del 20 giugno) di diffamarla in continuazione, «infangando» il suo lavoro e «aizzando» la gente contro lei e la sua compagna (citandole addirittura per nome negli incontri pubblici). E pensare che loro invece fanno tutto per «amore verso il prossimo», con grande sacrificio, senza aiuti economici da parte di nessuno. Invece «diverse organizzazioni cattoliche si stanno abbassando a comportamenti indegni, deformano la realtà di proposito, proprio loro che dovrebbero mostrare una tempra morale superiore: vorrei tanto che le fermasse». E via di questo passo.

Si può anche essere superficiali e sbrigare il lavoro meccanicamente ma è un po’ difficile leggere una lettera del genere (perché anche per trovare le risposte standard adeguate bisogna almeno leggere le lettere) e non sentire un campanellino d’allarme. Una donna accusa delle peggiori cose una buona parte del mondo cattolico, chiede al Papa di fermarle, e la Segreteria di Stato si mostra «grata per il delicato gesto e per i sentimenti che lo hanno suggerito», ringrazia, incoraggia e benedice? Ma quando mai si è vista una cosa del genere?

E a dire il vero non è che la Sala Stampa si sia poi scaldata più di tanto: oltre alla lentezza di riflessi si tratta di una precisazione, il minimo sindacale per chiarire che l’insegnamento della Chiesa sulla teoria del gender non è cambiato, ma non prima di aver giudicato «educata e rispettosa» una lettera infamante per una fetta consistente dell’associazionismo cattolico.

Se il tutto fosse davvero avvenuto per superficialità bisognerebbe dire con molta schiettezza che in quell’ufficio della Segreteria di Stato ci sono degli imbecilli, di cui ci si aspetta l’immediata rimozione per dare almeno un segnale di serietà e rispetto per il Papa, che non può essere esposto a queste figuracce mondiali.

Oppure dobbiamo pensare che accanto a qualche funzionario superficiale ce ne sia anche qualcuno interessato. Del resto di ecclesiastici tesi a promuovere l’agenda gay se ne notano sempre di più, anche ai piani alti del Vaticano. E anche per quel che riguarda la letteratura per bambini non si tratta del primo incidente. I lettori della Bussola più attenti ricorderanno che appena pochi mesi fa aveva creato notevole imbarazzo in Argentina e in Spagna (clicca qui) l’uscita su alcuni quotidiani nazionali di racconti per l’infanzia titolati “Con Francesco vicino a me”, sponsorizzata anche da una fondazione creata dall’allora arcivescovo Bergoglio: ebbene furbescamente i curatori dell’opera avevano inserito racconti sul modello di quelli dell’editrice Lo Stampatello, con promozione di tanti tipi di famiglie. Ovviamente tutto era stato fatto all’insaputa del Papa, ma intanto passava l’idea che Bergoglio fosse d’accordo con questi testi.

E anche in questo caso, malgrado le chiarificazioni, quel che resta nell’opinione pubblica è l’idea che Papa Francesco abbia compiuto un ennesimo gesto di rottura. E non sono solo i giornali laici a fare da grancassa. Oltre ai ritardi e alle timidezze della Sala Stampa, non si può non evidenziare che a concedere ulteriore pubblicità alle idee della Pardi sia stato un sito cattolico di informazione come Aleteia (clicca qui), molto legato ad ambienti vaticani. La furba editrice chiarisce a sua volta che il Papa non le ha scritto “Vai avanti”, come suggeriva il titolo del Corriere, anzi sicuramente non è cambiato l’insegnamento della Chiesa in materia. Però, «le parole del Papa certificano un cambiamento di tono nel confronto» (e questo va anche nel titolo) e giù a raccontare di quanto sia bella una famiglia omogenitoriale e di come sia giusto e cristiano rispettarla. Cosa che il Papa infatti fa, mica come quelli del 20 giugno, che invece la diffamano. E ovviamente si pubblica il tutto senza distinguo.

Chissà perché vengono alla mente quelle parole scritte in un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede (firma: Ratzinger) datato 1 ottobre 1986. Il documento si intitola “Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali”, è breve e semplice, e vale la pena rileggerlo tutto. In questa occasione vorrei però richiamare soprattutto i punti 8 e 9, laddove si dice:

«…Oggi un numero sempre più vasto di persone, anche all'interno della Chiesa, esercitano una fortissima pressione per portarla ad accettare la condizione omosessuale, come se non fosse disordinata, e a legittimare gli atti omosessuali. Quelli che, all'interno della comunità di fede, spingono in questa direzione, hanno sovente stretti legami con coloro che agiscono al di fuori di essa. Ora questi gruppi esterni sono mossi da una visione opposta alla verità sulla persona umana, che ci è stata pienamente rivelata nel mistero di Cristo».

E ancora: «Anche all'interno della Chiesa si è formata una tendenza, costituita da gruppi di pressione con diversi nomi e diversa ampiezza, che tenta di accreditarsi quale rappresentante di tutte le persone omosessuali che sono cattoliche. Di fatto i suoi seguaci sono per lo più persone che o ignorano l'insegnamento della Chiesa o cercano in qualche modo di sovvertirlo. Si tenta di raccogliere sotto l'egida del Cattolicesimo persone omosessuali che non hanno alcuna intenzione di abbandonare il loro comportamento omosessuale. Una delle tattiche usate è quella di affermare, con toni di protesta, che qualsiasi critica o riserva nei confronti delle persone omosessuali, delle loro attività e del loro stile di vita, è semplicemente una forma di ingiusta discriminazione.
È pertanto in atto in alcune nazioni un vero e proprio tentativo di manipolare la Chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede, dei suoi pastori, nello sforzo volto a cambiare le norme della legislazione civile».

Più chiaro di così: già trenta anni fa, il cardinale Ratzinger avvertiva che c’è una lobby gay nella Chiesa che in combutta con quelle esterne lavora per sovvertire l’insegnamento cattolico. Forse l’origine dell’incidente di ieri non c’entra con questo ma la sensazione che in questi trent’anni certi lobbysti abbiano fatto una bella carriera ecclesiastica è molto forte.

-  ECCO COSA PUBBLICA "LO STAMPATELLO"
di M. Borghi





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Piccolo manuale di sopravvivenza per cristiani (al tempo del gender)

 




di Alessandro Rico

Il referendum sulle nozze gay o “egualitarie”, come le ha biecamente definite il Corsera, segna un’altra tappa del declino della civiltà europea, salutato incredibilmente con gaudio esiziale dagli estensori del pensiero unico.

Lanciarsi qui in un’altra denuncia degli abomini dell’ideologia gender sarebbe forse inopportuno, mentre si collezionano sconfitte. Quella che vorrei proporre, allora, è una strategia di sopravvivenza in questi tempi duri.
 
Noi cristiani sappiamo due cose per certo: come tutto è cominciato (la storia della salvezza narrata dalle Scritture) e come tutto andrà a finire (la seconda venuta di Cristo). Quel che accade nel mezzo, sebbene sottilmente guidato dal filo della Provvidenza, è il regno della libertà umana, che come sapeva bene Agostino può essere messa al servizio di Babilonia o della Città di Dio.

Questa consapevolezza non deve produrre due opposti eccessi: né una sorta di fideismo inerte, né un irredimibile pessimismo storico.

 Il bello di Gesù è che ci ha dato la soluzione in anticipo, annunciandoci le tribolazioni ma suggerendoci anche la condotta: «Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe» (Mt 10, 16).

La vita da testimoni non è una passeggiata di piacere, soprattutto perché i cristiani non si limitano a dichiarare la Verità, usandola come strumento di offesa (come piace tanto al demonio, non a caso Grande Accusatore), ma ne fanno via di correzione e redenzione, attraverso la Carità.

È questo che il mondo non può perdonarci: amare senza bisogno di negare la realtà, come fanno gli “amori” abortiti che, non riconoscendo il peccato, hanno ingrigito anche la bellezza. Senza costituirsi in sette fondamentaliste e senza l’arrendevolezza del cattolico “adulto”, che come tanti adulti confonde la maturità con la disperazione, si tratta di essere “semplici”, ossia candidi, saldi, coerenti, per dimostrare che si può vivere come propone il Vangelo, ma anche circospetti, perché la trasparenza da sola si espone alle imboscate degli avversari scaltri.

Anche se in questo mondo siamo destinati a vedere frustrata la nostra «buona battaglia», anche se nella storia le due città agostiniane si trovano sempre mescolate, non siamo chiamati che a rendere testimonianza di una vittoria che Cristo ha già conseguito per noi: «Per questo dichiaro solennemente oggi davanti a voi che io sono senza colpa riguardo a coloro che si perdessero, perché non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio» (At 20, 27), dice San Paolo agli Efesini nel momento in cui si congeda da loro.

Certo, non si può fare a meno di deplorare che questo Vecchio Continente, terra di elezione di una prospera cultura giuridica, filosofica, artistica, sia eroso da una triste rovina che se da un lato, nel classico rivolgimento che caratterizza le vicende del cristianesimo, apre nuovi orizzonti ad Asia, Africa e Sud America, dall’altro lascia un profondo vuoto proprio in quelle conquiste di civiltà che questi altri mondi non hanno mai eguagliato. 

Ma quante volte i cristiani hanno avuto il senso che tutto stesse per finire?

Durante le persecuzioni dei romani, poi al crollo dell’Impero d’Occidente, al tempo delle scorribande di Arabi e Ottomani, poi ancora con la Rivoluzione francese o il Risorgimento, le guerre mondiali e il comunismo sovietico. Tutto sommato, per parafrasare una canzone, noi siamo ancora qua. 

Non significa che tutto vada bene e che non siamo di fronte a una delle più subdole e per questo una delle più minacciose offensive contro la fede; ma ancor più conta lo star saldi, conta l’opporre l’esempio e le ragioni a un’epoca che prima o poi, forse troppo tardi, sarà costretta ad ammettere a se stessa i suoi errori. Nel passo di Matteo che citavo sopra, c’è una conclusione che non nascondendo le future sofferenze, trasmette anche uno straordinario conforto: «E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato».

Se Gesù ha già vinto tutto questo male, sforziamoci di donare la nostra vita perché gli uomini non rovinino troppo il suo capolavoro. Al termine della sesta epoca della storia, che significativamente per Agostino comincia con l’Incarnazione e finisce solo con l’Apocalisse, ci sarà «il nostro sabato, la cui fine non sarà un tramonto, ma il giorno del Signore, quasi ottavo dell’eternità, che è stato reso sacro dalla Risurrezione di Cristo perché è allegoria profetica dell’eterno riposo non solo dello spirito ma anche del corpo. Lì riposeremo e vedremo, vedremo e ameremo, ameremo e loderemo. Ecco quel che si avrà senza fine alla fine. Infatti quale altro sarà il nostro fine, che giungere al regno che non avrà fine?».











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Scuola, il ministro Giannini ci vuole tutti in galera
Ma se questo non è "gender" dimmi tu cos'è

di Tommaso Scandroglio
17-09-2015



Libro per seconda elementare: un esempio di gender

Se ti azzardi a dire che nella “Buona scuola” (la legge 107/2015) c’è la teoria di genere passerai guai legali. Lo promette il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini.

Ieri a Radio 24 lo ha detto chiaro e tondo: c’è «una responsabilità irrinunciabile a passare a strumenti legali» contro questa «truffa culturale. Chi ha parlato e continua a parlare di teoria "gender" in relazione al progetto educativo del governo di Renzi sulla scuola compie una truffa culturale. Ci tuteleremo con gli strumenti a nostra disposizione, anche per vie legali. Ove si continuasse ad incriminare la legge studieremo quali strumenti adottare». 


E buona notte alla libertà di espressione. Tra i giuristi ci si interroga poi sul reato che si andrebbe a compiere: non calunnia, né diffamazione, forse procurato allarme, come chi telefona ad una scuola e dice che ha messo una bomba ma poi si scopre che era tutto uno scherzo. Insomma la Giannini vuole dietro le sbarre chi osa “incriminare” – questo il verbo da lei usato – questa legge. Chiamasi pensiero unico.

La Giannini è così stanca di vedere attaccata la sua legge su questo punto che ieri ha emanato una circolare che è arrivata a tutti i dirigenti scolastici in cui «si ribadisce che […] tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né ‘ideologie gender’ né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo». Il ministro è stato costretto ad emanare questa circolare perché – si legge nella stessa – «pervengono al MIUR numerose richieste di chiarimenti, sia da parte di dirigenti scolastici e docenti che di genitori, riguardo una presunta possibilità di inserimento all’interno dei Piani dell’Offerta Formativa delle scuole della cosiddetta ‘Teoria del Gender’». 

Ma nella Buona scuola si prevede l’insegnamento della teoria di gender sì o no? Prima di tutto chiariamo cosa è questa teoria. La gender theory non solo predica che l’omosessualità è cosa buona e santa, ma che un maschio si può percepire appartenente al mondo femminile e viceversa. Non solo. Ma asserisce che il dato genetico sessuale – essere maschi o femmine – è ininfluente per le scelte morali della persona. E dunque il sesso (quello biologico) non conta, conta invece il genere, cioè la percezione di sé come maschio, femmina, o come essere umano un po’ maschio e un po’ femmina, o neutro sessualmente. 

In buona sostanza la teoria di genere esige che si superi la dicotomia maschio/femmina, perché concetti stereotipati, non dati naturali, bensì costrutti umani e sociali da retrogradi, gabbie che imprigionano la persona in ruoli precostituiti. Ecco perché – e il punto è decisivo – si sceglie di parlare non di sesso ma di genere: non più discriminazione sessuale, ma discriminazione di genere; non più identità sessuale, ma identità di genere; non più ruoli sessuali ma ruoli di genere e via dicendo. Ergo, ogni volta che in un documento del governo compare la parola “genere” questa non è usata come sinonimo di “sesso”, bensì si contrappone ad essa proprio perché rimanda a tutto quel complesso di tesi appena sintetizzate che ricadono appunto sotto l’espressione “teoria di genere”.

Ora nel comma 16 dell’art. 1 della legge sulla Buona scuola si legge che «nelle scuole di ogni ordine e grado» occorre promuovere l’«educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni». Perché usare due termini differenti – “sesso” e “genere” – se significano la stessa cosa? In realtà si usano due termini differenti proprio perché il termine “genere” rimanda alla teoria di genere.

Ma vi sono altre prove per sostenere che nella Buona scuola è previsto l’insegnamento di questa teoria. La neo-legge della Giannini rimanda al comma 2 dell’art. 5 della legge 119/2013. In questo comma alla lettera b) si legge che occorre «promuovere l'educazione alla relazione e contro la violenza  e la discriminazione di genere  nell'ambito  dei  programmi  scolastici […]  al  fine  di  sensibilizzare, informare, formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti delle  donne  e  la  discriminazione  di  genere,  anche   attraverso un'adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo». 

Questo comma recepisce un documento dal titolo“Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere” che è stato redatto dal Dipartimento Pari Opportunità. Andiamo a leggere questo piano stilato il 7 maggio scorso: «Obiettivo prioritario deve essere quello di educare alla parità e al rispetto delle differenze, in particolare per superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini nel rispetto dell’identità di genere […] mediante l’inserimento di un approccio di genere nella pratica educativa e didattica» (5.2). Traduciamo dal politichese: stereotipo di genere è dire ai bambini ad esempio che esistono solo due sessi e che l’omosessualità è contro natura. L’identità di genere, citata nel passaggio, è invece l’immagine di sé come appartenente al mondo maschile o femminile, o la scelta di appartenere ad uno di questi due mondi al di là del sesso biologico. In poche parole, la teoria di genere. 

Il documento così prosegue: “il Governo provvederà dunque ad elaborare un documento di indirizzo che solleciti tutte le istituzioni scolastiche autonome ad una riflessione ed ad un approfondimento dei temi legati all’identità di genere” (5.2)

Poi, sempre in questo piano straordinario, vi sono le “Linee di indirizzo sull’Educazione”. Qui si richiama l’art. 14 della Convenzione di Istanbul dove si sottolinea la necessità di «includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado materiali didattici su temi quali la parità dei sessi, i ruoli di genere non stereotipati». Si richiama anche l’art. 16, comma 1 lettera d) del decreto legge n. 104/2013 in cui si «sottolinea l’importanza ‘dell’aumento delle competenze relative all’educazione all’affettvità, al rispetto delle diversità, delle pari opportunità di genere e al superamento degli stereotipi di genere». 

Inoltre nel documento si rinvia al progetto Polite (Pari Opportunità nei Libri di Testo). Trattasi di un codice di autoregolamentazione, siglato tra gli altri anche dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Pari opportunità e dall’Associazione italiana editori, per la promozione e adozione tra gli editori di libri di testo per l’educazione alle pari opportunità. Grazie a questo progetto abbiamo già sui banchi di scuola testi come il famigerato “Piccolo Uovo”: fiaba per bambini in cui si spiega che esiste anche la famiglia omosessuale.
Poi vi sono racconti per l’infanzia dove la bella addormentata è svegliata da una principessa. Oppure il libro per la seconda elementare "L'acero rosso" dove - come riportato in foto - c'è un brano di lettura (“In famiglia” di Sandro Natalini) in cui si può leggere: «In famiglia […] si può essere adottati o avere due mamme e due papà. […] Il legame che unisce la famiglia non è il sangue: è il cuore che ci rende genitori e figli». Sdoganate così le coppie omosessuali e l’omogenitorialità (cliccando qui potrete trovare altri titoli). Questi testi, che da tempo circolano nelle scuole, ci fa dire con la Giannini che è proprio vero che la Buona scuola non mira ad introdurre la teoria di genere nelle scuole, perché c’è già.

Il piano straordinario infine fa riferimento anche alle “Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo”. In queste linee si spiega che gli atti di bullismo prendono di mira anche chi è differente per «genere, identità di genere, per orientamento sessuale. […] Il considerare, per esempio, ‘diverso’ un compagno di classe perché ha un orientamento sessuale o un’identità di genere reale o percepita differente dalla propria poggia le sue basi sulla disinformazione e su pregiudizi molto diffusi». Ancora una volta a chiare lettere si rimanda alla teoria di genere quando si parla di orientamento sessuale e identità di genere.

Dato che è facile perdersi in questo gioco di scatole cinesi – gioco volutamente creato ad arte per non venirne più a capo – chiariamo un aspetto importante: questo documento con tutto quello che c’è dentro ha valore di atto amministrativo generale perché riceve validità dalla legge del 2013, quindi direttamente applicabile in tutte le scuole italiane senza passare dal Parlamento, dato che questo si è già espresso chiaramente sul tema. Inoltre questo piano, infarcito di ideologia gender, confluisce nella Buona scuola a motivo del duplice rimando a cui abbiamo fatto cenno.

Torniamo alla circolare di ieri. In essa si fa riferimento anche alla disciplina europea in tema di educazione alla non discriminazione di genere. Qui gli atti normativi si sprecano. Ricordiamo solo la Relazione Rodrigues approvata a larga maggioranza martedì scorso in cui ai nn. 40 e 48 si prevede l’insegnamento della teoria di genere in tutte le scuole dell’Unione Europea (clicca qui).

La circolare emanata dalla Giannini ha cura poi di tranquillizzare i genitori dichiarando che spetta a loro scegliere in quale scuola mandare i figli dopo attenta scelta dei programmi ed attività didattiche ivi offerta. Ma – e qui sta l’inciampo – la circolare si affretta subito a precisare che tali programmi ed attività «in ogni caso dovranno risultare coerenti con i programmi previsti dall’attuale ordinamento scolastico e con le linee di indirizzo emanate dal Miur». Come dire: liberi voi genitori di scegliere dove mandarli i vostri bambini, ma state pur sicuri che in qualsiasi scuola dove li manderete si insegnerà la teoria del gender.

Detto tutto ciò, ci prepariamo ad affrontare le ire legali del ministro perché abbiamo asserito, avvalendoci della libertà di espressione, che la teoria del gender è presente nella riforma Buona scuola.

   

 

IL CASO
 

Alex Gino, scrittore newyorkese si autodefinisce genderqueer e per capire chi diamine sono i genderqueer basta guardare la sua foto. Gino ha scritto il racconto George, un classico nella letteratura gender per l'infanzia. C’è un bambino che si sente bambina e alla fine lo diventerà. In Italia il libro è pubblicato da Mondadori.

di Tommaso Scandroglio
La copertina del libro

 

16-10-2015
Alex Gino, autore del libro

Se ci fosse il Cobas dei personaggi delle fiabe, Cappuccetto Rosso, Biancaneve e Cenerentola scenderebbero subito in piazza dopo aver letto il racconto per l’infanzia George, partorito dal newyorkese Alex Gino.  Mr. Gino si autodefinisce genderqueer e per capire chi diamine sono i genderqueer basta dare un’occhiata alla foto che qui riproduciamo. Il canovaccio seguito da Gino è ormai un classico nella letteratura gender per l’infanzia. C’è un bambino che si sente bambina, gli altri lo deridono, ma poi trova qualcuno – un amico, un parente, etc. – che lo accetta così come è e da quel momento in poi il piccolo trans camminerà a testa alta fiero della sua diversità. 

Questo plot declinato nel libro George si traduce nella seguentetrama. George, di anni 10 e all’anagrafe nato maschio, vuole essere una femmina e così si autobattezza Melissa. Legge riviste per donne e si veste da femminuccia, il tutto di nascosto perché gli altri – compagni, genitori, fratello – lo vedono maschio quando invece lui si sente femmina. Che stupidi questi gender babbani!  George poi legge il libro La tela di Carlotta, libro che gli piacerà moltissimo. La sua maestra annuncia che la scuola farà una riduzione teatrale di questo racconto e George si propone di interpretare Carlotta, ma la maestra, retriva e bigotta, gli risponde che il ruolo potrà essere interpretato solo da una sua compagna. Sarà Kelly, una sua amica, a indicargli un modo per fare outing ed essere accettato. In una battuta: piccoli trans crescono.

George è stato distribuito in 10.000 scuole e biblioteche della nazione e lo stesso autore è stato chiamato a parlarne già in un centinaio di scuole, nonostante il libro sia fresco di stampa. L’eco mediatica è impressionante e tutti i principali tabloid anglofoni hanno sfornato recensioni ovviamente entusiaste, nel miglior stile del gaiamente corretto. Da noi è in uscita presso Mondadori. Gino pare dunque essere candidato a diventare il Dan Brown dell’editoria Lgbt L’autore ha impiegato 12 anni per scrivere questa storia. Tolstoj ne impiegò 13 per portare a compimento Guerra e Pace e questo la dice lunga sullo spessore letterario di Gino.George in quanto a vendite veleggia spedito verso le centinaia di migliaia di copie. I venti che gonfiano la vela del nostromo Gino sono sempre gli stessi di qualsiasi campagna gay. 

In primo luogo viene tirato fuori dalla tomba il buon Pindaro, poeta dell’antica Grecia, che nel suo Pitiche così esortava tutti noi: «Diventa ciò che sei». È il frusto tema della spontaneità. Quindi se George si sente Melissa, ebbene che sia Melissa. Ma qui si confonde tra spontaneità e autenticità. Noi tutti dobbiamo diventare il meglio di noi stessi (autenticità), non semplicemente ciò che ci piace essere o ciò che le nostre viscere ci suggeriscono di essere (spontaneità). Se mi sento ladro e bugiardo forse che mi sarà concesso rubare e mentire? In secondo luogo pare che il transessualismo, anche nella sua versione bonsai, non sia foriero di nessun guaio per la psiche dei minori, ma anzi li appaghi proprio perché status catartico e liberatorio. 

Ma solo i bimbi trans nati e cresciuti sulla carta sono felici, tutti gli altri no. Ce lo dicono psichiatri e psicoterapeuti i quali tra l’altro, quando da loro si presentano mamma e papà con piccolo al seguito un po’ confuso sulla propria identità psico-sessuale, fanno adagiare sul lettino prima gli adulti perché di certo c’è qualcosa che non va in loro o nel loro rapporto.  C’è poi un altro vento ideologico che soffia con forza sulle vele della navicella George. Molti commentatori hanno sovrapposto la figura del bimbo-trans a quella del bimbo-disabile o del bimbo-grasso o del bimbo di colore, analogie che dovrebbero aprire i cuori di pietra dei transfobi all’inclusività senza riserve. Nel primo e secondo caso si fanno così un autogol perché ci dicono che il transessualismo è una disabilità, una patologia o perlomeno un rischio per la salute come lo è l’obesità.  Nell’ultimo caso, quello del bambino di colore, l’accostamento è indebito. L’etnia come la razza sono dati di natura, non così il transessualismo che invece contrasta con la natura, metafisicamente intesa.

La morale del racconto George per i cannibali del buon senso è dunque che “diverso è bello”. Invece per i custodi del sacro buon senso le cose belle sono ben diverse e la trans-novella di Gino è solo un modo per stuprare le candide anime dei bambini.

 




[Modificato da Caterina63 16/10/2015 10.28]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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05/01/2016 01.33
 
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  Youtube: censurato filmato contro il Gender. Ma noi ne abbiamo ritrovato un estratto, eccolo



 



GAYSTAPO SU YOUTUBE CENSURA GENDER REVOLUTION


Qualcuno temeva che presto o tardi sarebbe accaduto. Il video Gender Revolution, prodotto da ProVita dava molto fastidio.


Moltissimi hanno apprezzato e ringraziato: tra YouTube e Facebook è stato visto da più di 100.000 persone.


Ma certo i commenti critici, comprese le minacce di morte, non sono mancati.


Alle reazioni sgangherate ed isteriche siamo abituati e non ci tangono. Avremmo voluto qualche critica costruttiva sulla quale intavolare un dibattito civile, ma quei pochi che ci hanno provato sono risultati fumosi, pretestuosi, incapaci di porsi all’ascolto per comprendere. Sanno solo parlare per slogan, incapaci di ragionare su dati di fatto reali.


Insomma, non abbiamo avuto il piacere di incontrare qualcuno con argomenti seri e concreti per controbattere alle affermazioni contenute nel filmato: questo spiega cosa è il Gender, qual è la rivoluzione antropologica in atto e come l’ideologia nichilista entra nelle scuole ormai da tempo. Chi non è d’accordo spesso non ha argomenti, non vuole sentire e si prodiga per far tacere la verità.


La Gaystapo quindi entra in azione e You Tube oscura il video.


Interessante è la motivazione: “Questo video è stato rimosso per la violazione della norma di YouTube su contenuti commercialmente ingannevoli, spam e frodi“.


È la riprova che gli argomenti dei nostri detrattori sono davvero inconsistenti:di commerciale non c’è proprio niente, quanto all’inganno e alla frode, vorremmo – appunto – sapere dove sono …


ProVita, però, non si lascia certo intimidire dalla Gaystapo. Il video a breve sarà di nuovo disponibile sulla nostra homepage e con un po’ di pazienza potrete comunque scaricarlo e divulgarlo.


Se qualcuno fosse interessato a proiettarlo in qualche incontro pubblico, cicontatti pure e se sarà possibile ve lo faremo avere su un CD-rom o su una pen-drive.


ProVita continua a parlare in nome di chi non ha voce,  a costo di dar fastidio alla Gaystapo e ai suoi dirigenti paludati.


Fonte: Notizie ProVita


 

Abbiamo trovato su Youtube un ritaglio del video che è stato ricaricato da un altro utente. Ve lo proponiamo sperando che non venga subito rimosso.





https://www.youtube.com/watch?v=yjSeZkwg4_s



 

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Conferenza svoltasi ad Este (PD), il 07 novembre 2015.

La Dr.ssa Elisabetta Frezza, giurista, rivela magistralmente come dietro la facciata della lotta alla discriminazione, si nasconda in realtà un oscuro disegno, attuato dai grandi gruppi del potere economico-finanziario.

Descrive accuratamente che cos'è l’ideologia gender, come è nata, la sua presenza nei documenti internazionali e nella legislazione italiana, illustra i progetti concreti già avviati nelle scuole.
La spiegazione è ottimamente documentata, ricca di riferimenti giuridici, di fatti cronaca e accompagnata da numerose diapositive esplicative.
Da non perdere assolutamente anche l'ultima parte con le domande, le risposte e le testimonianze.

Per ulteriori informazioni ed aggiornamenti:

osservatoriogender.famigliadomani.it/

www.notizieprovita.it/

www.youtube.com/watch?v=Fu-K4sj1cho





[SM=g1740771]

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  Adozioni gay: la celebre bocciatura di una ricerca ideologica

Adozioni gay al centro del dibattito politico - AFP

Adozioni gay al centro del dibattito politico - AFP

18/02/2016 12:13
 

Unioni civili sempre in primo piano in Italia dopo il no dei Cinque Stelle al cosiddetto emendamento Canguro che ha portato ad un rinvio della discussione in Senato al prossimo mercoledì. “L’evidenza è che gli italiani sono contrari alla stepchild adoption” - commenta il Forum delle Famiglie - mentre il Comitato del Family Day rivendica il successo della piazza del 30 gennaio “nonostante gli inesistenti mezzi e la contrarietà di gran parte dei media”. “Inesatta e frettolosa, nei giorni scorsi, la notizia del “sì” unanime della scienza sulle adozioni gay”, spiega al microfono di Paolo Ondarza il neuropsichiatra infantile Giovanni Battista Camerini, docente di master presso le Università di Padova e Sapienza di Roma:

R. – Le prime ricerche sono state fatte dalla prof.ssa Charlotte Patterson in America, una psicologa lesbica, attivista, appartenente all’American Psychological Association, che ha pubblicato alcune ricerche su figli nati da coppie omo-genitoriali, soprattutto donne. Le ricerche sono state fatte attraverso questionari, compilati dai genitori di questi bambini che erano stati adottati da poco tempo. Le conclusioni di queste ricerche davano risultati incoraggianti, nel senso che non davano nessun segnale di disagio nei bambini adottati da coppie omogenitoriali. Queste ricerche poi sono state fortemente criticate; la stessa autrice ha dovuto ammettere alcuni vizi metodologici, perché era una campionatura raccolta non correttamente: nel senso che le famiglie che avevano compilato questi questionari potevano avere dato certe risposte per fornire un’immagine positiva. E inoltre mancava il gruppo di controllo.

D. – Cosa si intende per “gruppo di controllo”?

R. – Il “gruppo di controllo” significa confrontare una popolazione studiata con un’altra popolazione che non ha invece le stesse caratteristiche. Nella fattispecie, confrontare bambini nati in famiglie di coppie omo-genitoriali con bambini nati invece da coppie eterosessuali.

D. – E questa ricerca della prof.ssa Patterson che lei cita è quella che viene portata come esempio oggi da chi sostiene che non ci sono problemi per un bambino a crescere in una coppia omo-genitoriale?

R. – È essenzialmente questa. Devo dire che, successivamente, è stata fatta un’altra ricerca da un ricercatore dell’Università del Texas, Mark Regnerus, il quale ha preso in esame ragazzi già cresciuti in famiglie omo-genitoriali: cioè di età superiore. Una ricerca fatta metodologicamente su basi diverse, quindi con ragazzi più grandi e con il gruppo di controllo. I risultati in questo caso erano radicalmente diversi: c’era un tasso di comportamenti autolesivi molto superiore, un’incidenza di problematiche psichiatriche, anche gravi, nettamente superiori rispetto al gruppo di controllo.

D. – Va detto, per completezza di informazioni, che anche questo studio che lei cita, firmato da Regnerus, è contestato da chi sostiene la bontà dell’adozione per le coppie omosessuali…

R. – È stato contestato duramente dalla lobby gay americana, che ha chiesto addirittura il licenziamento di questo studioso. Al punto che il “New York Times” ha pensato di incaricare un gruppo di esperti metodologi, un gruppo di saggi, per valutare se questa ricerca fosse stata fatta correttamente dal punto di vista metodologico. Il gruppo di saggi ha concluso che questa ricerca è stata fatta in maniera metodologicamente assolutamente appropriata.

D. – I due studi che lei cita rappresentano un po’ quella che è la complessità della ricerca attorno a questi temi: quindi si può concludere che non c’è una parola definitiva al riguardo?

R. – Non c’è assolutamente. Quello che io dico non è per dire che abbia ragione l’uno o l’altro. Dico solo che la comunità scientifica non ha portato alcun dato certo a favore della beneficità di questa pratica; nessun dato certo nemmeno a favore della sua dannosità. Dico solo che non si può assolutamente affermare che la comunità scientifica sia concorde sul fatto che i figli, nati da adozioni omo-genitoriali, abbiano uno sviluppo assolutamente adeguato, e che gli indicatori di benessere siano assolutamente sovrapponibili ad altri tipi di adozione. Occorre dire anche un’altra cosa: ci sono alcuni elementi che non sono facilmente misurabili attraverso questionari. Per esempio, c’è da chiedersi – e questo è il grande punto interrogativo – quali possono essere le conseguenze di una desessualizzazione della funzione paterna: una funzione paterna che viene esercitata indipendentemente dall’appartenenza ad un genere definito e riconoscibile; e quali sono gli effetti che questa desessualizzazione della funzione paterna può avere sui processi di identificazione e sul sentimento di identità. Questi sono aspetti legati alla psicologia del profondo, difficilmente misurabili attraverso questionari, sui quali occorre porsi legittimamente degli interrogativi.

D. – Quando, secondo lei - e se mai sarà possibile - la scienza riuscirà a dare delle risposte?

R. – Ci vorrebbero intanto grandi numeri, lavori su ampia scala con gruppi di controllo, e soggetti seguiti soprattutto per anni, perché gli effetti di determinati percorsi di sviluppo si vedono nella tarda adolescenza, nella prima età adulta. È difficile registrarli in bambini che sono stati adottati soltanto da poco tempo. Sono effetti che si possono vedere a distanza di tempo. 



  a quanto abbiamo appena letto facciamo osservare la drammaticità del finale, ossia, EFFETTI CHE SI POTRANNO REGISTRARE A DISTANZA DI TEMPO, oseremo aggiungere, quando per altro potrebbe essere troppo tardi per un RECUPERO identitario di questi bambini..... Chi ama davvero sacrifica se stesso, ma non va a rovinare gli altri.... rinuncia ai suoi desideri e ai suoi sogni se questi rischiano di rovinare altre vite umane....
Un omosessuale che ha un poco di coscienza sana, non va a mettere in pericolo il FUTURO identitario di un innocente.... NON GLI TOGLIE LA MADRE - e non gli toglie IL PADRE.... come nessuno glieli ha tolti a lui!






 

[Modificato da Caterina63 18/02/2016 16.31]
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21/03/2016 17.45
 
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 le storie vere che non ti racconteranno MAI.....

«DIRE LA VERITÀ, CON AMORE. SE LA GENTE SE NE VA, COSÌ SIA.
QUANDO LE LORO VITE SI ROMPERANNO, TORNERANNO»

«Dire la verità, con amore. Se la gente se ne va, così sia. Quando le loro vite si romperanno, torneranno»

da UCCR

«Non credo proprio che Dio odi i gay. Penso invece che ami le persone che vengono coinvolte in questo peccato, perché sa di avere qualcosa di molto meglio per loro». Queste le parole che abbiamo scelto per iniziare a parlare di Robin Teresa Beck, 59 anni di cui 35 trascorsi come omosessuale e con 12 relazioni alle spalle.

La donna ha raccontato la sua drammatica storia nel libro I just came for Ashes (Dunphy Press 2012): nata da genitori alcolizzati, suo padre abusava di sua madre e lei ha vissuto l’infanzia nel terrore di subire le stesse cose. L’unico ricordo positivo che ha di sua madre è quando un giorno, improvvisamente, la coccolò tra le braccia: fu l’unica volta in cui si sentì «sicura e felice».

La religione divenne una via di fuga, cominciò a frequentare la Chiesa protestante assieme alla sorella desiderando che Dio la salvasse dalla quotidiana violenza verbale, emotiva e fisica vissuta a casa. Il padre se ne andò di casa, la madre si ammalò di una malattia debilitante: guardando indietro, oggi si rende conto di quanto aveva un disperato bisogno qualcuno – chiunque – disposto ad amarla. Cominciò a frequentare il suo insegnante di musica, trascorrendo finalmente un periodo di felicità e di amore. Ma, dopo il diploma, il rapporto sbiadì e Robin si sentì tradita da lui, promettendosi di non dare più fiducia ad un altro uomo.

Durante gli anni del college un’amicizia intima con una donna si trasformò in una relazione sessuale, durò sette mesi. Lo stesso accadde con un’insegnante di religione (di sesso femminile), vissero assieme per alcuni anni ed entrarono in una associazione di cristiani gay. Trovò diverse partner all’interno di questo club, «quando iniziava una storia ero sempre sicura che finalmente avevo trovato la donna giusta. Ma in meno di un anno mi ritrovavo nuovamente infelice», racconta. Rimbalzando da una all’altra «speravo di trovare una donna stabile, amorevole, in altre parole, stavo cercando la mamma che non ho mai avuto». Continuò così per anni.

In un’intervista recente ha spiegato: «La maggior parte delle donne lesbiche hanno un deficit nel loro rapporto con la madre. So che è vero per me. Non ho avuto il nutrimento di cui avevo bisogno da mia mamma, questo mi ha procurato delle ferite che ho cercato di guarire chiedendo ad altre donne di darmi quello che mia madre non è stata in grado darmi». All’età di 46 anni, disperata per l’ennesima relazione terminata come un fuoco di paglia, «mi sono buttata sul pavimento urlando: “Oh, Dio, ti prego, dimmi che non è la mia vita!”». Guardando a quel periodo, oggi racconta: «penso che la maggior parte delle persone che vivono uno stile di vita gay sono persone ferite. Molte persone, tra cui buoni cristiani, contestano questa mia posizione. Ma io devo ancora incontrare una persona attiva in questo stile di vita che non covi qualche dolore, qualche rifiuto, qualche mancanza, in genere fin dall’infanzia. Dalla mia esperienza, è impossibile avere una relazione gay sana perché va contro il modo in cui Dio ci ha fatto».

Fu poco prima dei cinquant’anni che entrò in una Chiesa cattolica il mercoledì delle Ceneri e si recò all’altare per ricevere le ceneri benedette: «Convertitevi e credete nel Vangelo», disse il sacerdote tracciandole la croce sulla fronte. Accadde inspiegabilmente qualcosa tanto che continuò a frequentare la messa domenicale. Si convinse che il problema era che semplicemente non riusciva a creare una «sana relazione gay», l’ennesima storia con una donna «finì in rovina quando iniziammo ad attraversare la linea e andare dove invece Dio aveva detto: “Non sconfinare!”». Quella fu l’ultima sua relazione omosessuale e continuando a frequentare i sacramenti cattolici ha trovato la forza di rinunciare alla sessualità, promettendo a Dio una fiducia totale in Lui. Questo accadde sei anni fa.

Da allora «ho camminato lontano dalla vita gay e nemmeno per un attimo ho pensato di tornare indietro», ha scritto nel suo libro. Robin ha chiesto di entrare nella Chiesa, ha seguito il percorso di catechesi ed è stata accolta ufficialmente durante la Pasqua del 2010. Oggi vive un’esistenza finalmente felice. «Alcune persone», ha spiegato, «riescono a far funzionare un rapporto omosessuale, c’è chi effettivamente resta assieme ad un altro anche per 40 anni e possono anche sentirsi felici, magari. Ma credo comunque che finiscono sempre per deviare dal progetto creato per loro da Dio per essere felici. Alla fine, prima o poi, la realtà si impone sempre».

Colpisce molto quando Robin racconta i suoi tentativi di piegare il cristianesimo per giustificare i suoi comportamenti omosessuali: «ho ​​sempre avuto una forte coscienza di Dio, ma sapevo anche di aver bisogno dell’amore, e la mia unica opzione allora era l’amore di un’altra donna. Ho quindi dovuto torcere le Scritture. Mi dicevo: “Certamente Dio è d’accordo con le mie scelte, l’importante è l’amore“. In realtà volevo solamente che Dio guardasse favorevolmente sulla mia vita immorale. Quello era il mio modo di pensare perché ero così disperatamente in ricerca di amore, tanta paura di essere sola».

Parlando del Sinodo sulla Famiglia e rivolgendosi a quei pastori ormai piegati alla morale del mondo, la donna ha ricordato loro: «Io credo che ciò che la Chiesa ha bisogno di fare è di essere amorevole e sincera. Se ci limitiamo a dare la verità senza amore è come un intervento chirurgico senza anestesia. C’è bisogno di compassione. La Chiesa ha bisogno di essere un ospedale da campo. Ma la gente non può iniziare a ricevere il bene fino a quando non c’è pentimento. E nessuno si pentirà a meno che non sentirà la verità. La verità è che Dio ci ha creati maschi e femmine, l’uno il compagno dell’altra. Andare contro questo progetto distrugge l’anima. Non ci sono compromessi su questa verità. Mi fa molta paura che i miei amici omosessuali possano sentirsi dire da un pastore cattolico: “Ok, va bene così!”».

«La Chiesa ha bisogno di dire questo con amore alle persone omosessuali: “Non è quello che sei, sei su un percorso distruttivo per te. La buona notizia è che siamo con te, anche se cadrai mille volte noi ci saremo ancora. I sacerdoti devono dire la verità con amore. Se la gente si arrabbia e se ne va, bene, così sia. Quando le loro vite si romperanno allora torneranno. E torneranno in un posto che è veramente un ospedale da campo, dove le persone possono trovare il vero conforto e la liberazione».

 





 
Omosessualita, si puo cambiare
 

Lisa Diamond, membro dell'American Psychological Association e lesbica, sfata il mito del "nati così" per le persone con tendenza omosessuale. Come altre femministe sostiene la fluidità del genere, ovvero la possibilità di cambiare il proprio orientamento sessuale quando si vuole. Ma proprio per questo risulta ancora più inaccettabile il divieto di terapie riparative imposto dalla comunità Lgbt. Anche in Italia, come dimostra il caso Luca Di Tolve.

Non è vero, «omosessuali non si nasce». Dunque non lo si è. E se non lo si è, risulta ingiusto definire una persona sulla base di un'inclinazione non innata. A confermarlo, pur eliminando i fattori esterni che possono causare le pulsioni verso persone dello stesso sesso (perciò negando che sia una malattia, comunque sempre assecondata dalla volontà), è stata persino l'attivista sedicente lesbica, membro dell'American Psychological Association (Apa), Lisa Diamond, nei capitoli che ha curato per il Manuale dell'APA su sessualità e psicologia. Anche lei, come le femministe più all'avanguardia, discepole della professoressa dell'Università californiana di Berkeley Judith Butler, è passata oltre l'omosessualità come dato genetico. E ha sposato il modello del "gender fluid", secondo cui la persona può mutare il proprio orientamento continuamente e a seconda di come si sente.

Se il tentativo è evidentemente quello di convincere la società della bontà della libertà senza vincoli, Laura A. Haynes, psicologa clinica, ha sintetizzato l'ultimo contributo della Diamond, contenuto nel volume intitolato “Sexuality and Psychology”, così: «La battaglia contro “il si nasce così e non si può cambiare” è finita e lei sta dicendo agli attivisti Lgbt di smettere di promuovere questo mito». Già nel 2009, infatti, la psicologa pubblicò un volume intitolato “Sexual Fluidity” che veniva presentato così dall'Harvard University Press: «Questa prospettiva si scontra con la visione tradizionale per cui l'orientamento sessuale è un tratto stabile e fisso». Quella di Diamond sarebbe poi «la prima ricerca fatta nel tempo su un ampio numero di donne. Ha analizzato oltre cento donne in dieci anni, dall'adolescenza all'età adulta (…). “Sexual Fluidity” offre l'esperienza di cambiamento in prima persona di donne che si innamorano e disinnamorano di uomini o donne in diversi periodi della loro vita». 

Perciò, seppur realmente fedele al femminismo, per cui la donna deve poter scegliere di fare tutto ciò che vuole con il proprio corpo, le argomentazioni della psicologa creano dei seri problemi all'attivismo Lgbt che vuole vietare per legge le terapie di conversione e riparative, come già accaduto in Vermont, California, New Jersey, Ilinois, Oregon o Distretto di Columbia. Tutti Stati le cui norme sono state approvate sulla base del fatto che l'orientamento sessuale sarebbe immutabile. 

Ma se non è così, appunto, e se l'orientamento fosse davvero frutto di una decisione, la libertà di scelta estrema predicata dalle femministe per essere coerente con se stessa dovrebbe accettare anche quella di chi vuole provare attrazioni congruenti al proprio sesso. Magari pensando che ci sono ragioni legate alla psiche che possono condizionare la libertà e che creano disagi alla persona.

Esattamente come ha spiegato Padre Johannes Jacobse (di vedute opposte alla Diamond), fondatore dellaAmerican Ortodox Institute, «se una persona sente un desiderio omosessuale non significa che sia stata creata omosessuale» e se «decide di adottare un comportamento omosessuale, è una libera scelta, anche se il desiderio non lo è».

Nella stessa direzione vanno anche altri due ricercatori, Lawrence Mayer and Paul McHugh, che lo scorso mese pubblicavano “Sessualità e Gender: risultati dalla scienza biologica, psicologica e sociale”, spiegando che le argomentazioni a favore della “born that way therapy” non sono scientificamente sostenibili. Non c'è alcuna evidenza che alcuno «sia nato così, se questo significa che l'orientamento sessuale è geneticamente determinato. Ma ci sono evidenze nello studio sui gemelli che certe caratteristiche genetiche possono accrescere l'attitudine di una persona ad identificarsi come gay o ad adottare un comportamento omosessuale». Sempre guardando ai gemelli, però, si comprende che nemmeno la predisposizione basta a spiegare i casi in cui uno dei due prova pulsioni omosessuali mentre l'altro no, bisogna quindi tener conto dell'ambiente che influenza la persona oltre che della sensibilità diversa dei due. Per tanto, a differenza dei teorici del “gender fluid”, secondo i due studiosi la libertà esiste ma in certi casi può essere condizionata: «Sì, la genetica (nel senso dei certe caratteristiche fisco psicologiche, ndr) gioca un ruolo nello sviluppo dell'orientamento sessuale, ma l'ambiente gioca un ruolo maggiore».

Mayer e McHugh, rispettivamente ricercatore e professore di psichiatria presso la Johns Hopkins University (dove negli anni Sessanta sorse la prima clinica per il cambiamento di sesso, poi chiusa anche per volontà dei pionieri del campo che ammisero il loro fallimento) hanno spiegato che «solo una minoranza di bambini che esprimono un pensiero o un comportamento sessuale atipico continueranno così nell'adolescenza o nell'età adulta», tanto meno «tutti questi bambini dovrebbero essere incoraggiati a diventare transessuali e ancor meno a sottoporsi alle terapie ormonali o all'operazione chirurgica».

Ricordando che secondo il “National Transgender Discrimination Survey” il 41 per cento delle persone transessuali ha tentato il suicidio contro il 4,6 della popolazione americana, Mayer ha introdotto la ricerca spiegando che «ho dedicato il mio lavoro, innanzitutto alla comunità Lgbt, che raggiunge un livello di problemi mentali sproporzionato a quelli della popolazione generale», concludendo che occorre «trovare un modo di alleviare queste sofferenze» che non è il cambiamento di sesso verso cui «siamo scettici». Ma nemmeno l'accettazione sociale, perché «mentre lavoriamo per fermare i maltrattamenti e i malintesi, dovremmo anche lavorare per studiare e capire quali fattori possono contribuire all'alto tasso di suicidi o di altri disordini psicologici e comportamentali fra la popolazione transessuale e pensare meglio ai trattamenti clinici a disposizione». Dunque, a seguire il ragionamento, anche quelli legati alle terapie riparative o di fede che, come testimoniato da diverse persone, possono curare le ferite o i condizionamenti che assecondano le pulsioni discordanti.

Anche in Italia c'è una sorta di caccia alle streghe contro coloro che desiderano praticare le terapie riparative. Lo dimostra il caso di Luca di Tolve, di cui abbiamo già parlato sulla NBQ e che qui vi riproponiamo. Luca Di Tolve farà la sua testimonianza Domenica 9 ottobre alla Giornata della Bussola a Monza, alle ore 15 (clicca qui per il programma).


- TERAPIE RIPARATIVE, LA LIBERTA' NEGATA,  di Luca Di Tolve

di Benedetta Frigerio


[Modificato da Caterina63 29/09/2016 18.26]
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