DIFENDERE LA VERA FEDE
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A tutti voi che passate da qui: BENVENUTI
Se avete desiderio di capire che cosa insegna la Bibbia che il Magistero della Santa Chiesa, con il Sommo Pontefice ci insegna, questo Gruppo fa per voi. Non siamo "esperti" del settore, ma siamo Laici impegnati nella Chiesa che qui si sono incontrati da diverse parti d'Italia per essere testimoni anche nella rete della Verità che tentiamo di vivere nel quotidiano, come lo stesso amato Giovanni Paolo II suggeriva.
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LETTERE di Santa Caterina da Siena dalla 72 alla 152 (2)

Ultimo Aggiornamento: 01/01/2017 10.53
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   LETTERE di Santa Caterina da Siena dalla 1 alla 71 (1)



 Libro Secondo  -  numerate da 72 a 152



                                                                                                                               







Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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LXXII  (72) - A Romano linaiuolo alla compagnia del Bigallo in Firenze

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti che tu non volla il capo addietro a mirare l'aratro, ma perseverante nella virtù; perocchè tu sai che sola la perseveranzia è quella cosa che è coronata. Tu se' chiamato e invitato da Cristo alle nozze di vita eterna: ma non vi dee andare chi non è vestito. Vuolsi adunque esser vestito del vestimento nuziale, acció che non sia cacciato dalle nozze, come servo iniquo. Parmi che la prima dolce Verità t'abbia mandati i messi ad annunziare le nozze, e a recarti il vestimento: e questi messi sono le sante e buone spirazioni e dolci desiderii che ti sono dati dalla clemenzia dello Spirito Santo. Queste sono quelle sante cogitazioni che ti fanno fuggire il vizio e spregiare il mondo con tutte ledelizie sue, e fannoti giungere alle nozze delle vere e reali virtù. Vestesi l'anima d'amore, col quale amore entra alla vita durabile. Sicchè vedi che le spirazioni sante di Dio ti recano il vestimento della virtù, fannotelo amare (e però ti vesti); ed invitati alle nozze di vita eterna. Perocchè dopo il vestimento della virtù e della ardentissima carità séguita la Grazia, e dopo la Grazia la visione di Dio, dove sta la nostra beatitudine.

E però io ti prego per l'amore di Cristo crocifisso che tu risponda virilmente senza negligenzia. Pensa che non è niente il cominciare e il metter mano all'aratro, come detto è. I santi pensieri sono quelli che cominciano ad arare, e la perseveranzia delle virtù finisce. Colui che ara, rivolta la terra: così lo Spirito Santo rivolta la terradella perversa volontà sensitiva. E spesse volte l'uomo innamorato di sì dolce invito e reale vestimento, per fender meglio la terra sua, cerca se trovasi un vomero bene tagliente per poterla meglio rivoltare: e vede e trova che neuno ne trova sì perfetto a rompere e tagliare e divellere la nostra volontà qui, quanto il ferro e il giogo della santa obbedienzia. E poichè l'ha trovato, impara dall'obbediente Verbo Figliuolo di Dio; e per lo suo amore vuol essere obbediente infino alla morte. E non ci fa punto resistenza. E egli fa come savio, che vuole navigare colle braccia d'altrui, cioè dell'Ordine, e non sopra le sue.

Ricordomi, che tu con santo desiderio e proponimento ti partisti da me, di voler rispondere a Dio che ti chiamava, e di volere essere alla santa obbedienzia. Non so come tu tel fai. Pregoti che quello che non è fatto, che tu'l facci bene e diligentemente con buona sollecitudine; e sappiatene spacciare e tagliare dal mondo. E non aspettare tempo, chè tu non sei sicuro d'averlo. Grande stoltizia e mattezza è dell'uomo che egli perda quello che ha per quello che non ha. Bagnati nel sangue di Cristo crocifisso, nasconditi nel costato suo, nel quale vederai il segreto del cuore. Mostra la prima dolce verità che l'operazione sua fatta in noi è fatta con amore di cuore; e tu con amore gli rispondi. Egli è il dolce Dio nostro che non vuole altro che amore. E colui che ama, non offenderà mai la cosa amata. Orsù, figliuolo mio, non dormire più nel sonno della negligenzia. Vattene tosto al tuo padre messer l'abbate con volontà morta e non viva: che se tu andassi con volontà viva, direi che tu non vi mettessi piede; chè non si farebbe nè per te nè per lui. Spero per la bontà di Dio, che tu seguiterai le vestigie di Cristo crocifisso. E non ti porre a sciogliere e' legami delmondo, ma tira fuori il coltello dell'odio e dell'amore, e taglia spacciatamente. Altro non dico. Permani nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


LXXIII - A suora Costanza monaca del monasterio di San Abundio appresso Siena

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a te, e confortoti nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti bagnata e annegata nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio. Considerando me, che nella memoria del sangue si trova il fuoco dell'ardentissima carità, nella carità non cade tristizia nè confusione: e però io voglio chel'affetto tuo sia posto nel sangue. Ine t'inebria e ardi e consuma ogni amore proprio che fusse in te: sicchè col fuoco d'esso amore spenga il fuoco del timore e amor proprio di te.

Perchè si trova il fuoco nel sangue? perchè il sangue fu sparto con ardentissimo fuoco d'amore. O glorioso e prezioso sangue, tu se' fatto a noi bagno, e unguento posto sopra le ferite nostre. Veramente, figliuola mia, egli èbagno; chè nel bagno tu trovi il caldo e l'acqua, e il luogo dove egli sta. Così ti dico che in questo glorioso bagno tu ci trovi il caldo della divina carità, che per amorel'ha dato; trovi il luogo, cioè Dio eterno, dove è il Verbo,ed era nel principio; trovi l'acqua nel sangue, cioè che del sangue esce l'acqua della Grazia: ed evvi il muro che vela l'occhio. O inestimabile dolcissima carità, che tu hai preso il muro della nostra umanità, la quale ha ricoperto la somma ed eterna ed alta Deità, Dio-e-uomo! Ed è tanto perfetta questa unione che nè per morte nè per veruna cosa si può separare. E però si trova tanto diletto e refrigerio e consolazione nel sangue. Chè nel sangue si trova il fuoco della divina carità e la virtù della somma, alta ed eterna deità. Sai che per virtù della Divina Essenzia vale il sangue dell'Agnello. Sappi che se fusse stato puro uomo senza Dio, non voleva il sangue; ma per l'unione che fece Dio nell'uomo, accettò il sacrifizio del sangue suo.

Bene è adunque glorioso questo sangue; è uno unguento odorifero che spegne la puzza della nostra iniquità. Egli è uno lume che tolle la tenebra, e non tanto latenebra grossa, di fuora, del peccato mortale, ma la tenebra della disordinata confusione, che viene spesse volte nell'anima sotto colore e specie d'una stolta umilità. La confusione, intende, quando le cogitazioni vengono nel cuore, dicendo: «Cosa che tu facci, non è piacevole nè accetta a Dio: tu se' in stato di dannazione». A mano a mano, poichè egli ha data la confusione, gl'infonde, e mostragli la via colorata col colore dell'umilità, dicendo:«Vedi che per li tuoi peccati non se' degna di molte grazie e doni»; e così si ritrae spesse volte dalla comunione e dagli altri doni ed esercizi spirituali.

Questo si è l'inganno e la tenebra che il dimonio fa. Dico che se tu, o a cui toccasse, sarai annegata nel sangue dello Agnello immacolato, che queste illusioni non albergheranno in te. Chè, poniamochè elle venissero, non vi permarranno dentro; anco, saranno cacciate dalla viva fede e speranza, la quale ha posta in questo sangue. Fassene beffe, e dice: «per Cristo crocifisso ogni cosa potrò, che è in me, che mi conforta. E se pure io dovessi aver l'inferno, io non voglio però perdere l'esercizio mio». Grande stoltizia sarebbe a farsi degno della confusione dello inferno, prima che venisse il tempo.

Or ti leva con un fuoco d'amore, carissima figliuola: e non ti confondere; ma rispondi a te medesima, e di': «Or che comparazione è dalla mia iniquità alla abondanzia del sangue sparto con tanto fuoco d'amore?» Io voglio bene che tu vegga, te non essere, e la tua negligenzia e ignoranzia tua: ma non voglio che tu la vegga per tenebre di confusione, ma con lume dell'infinita bontà di Dio, la quale tu trovi in te. Sappi che il dimonionon vorrebbe altro, se non che tu ti recassi solo a cognoscimento delle miserie tue, senza altro condimento. Ma egli vuole essere condito col condimento della speranza nella misericordia di Dio.

Sai come ti conviene fare? come quando tu entri in cella la notte per andare a dormire: la prima andata Sì trovi la cella, e dentro vedi che v'è il letto: la prima, vedi che t'è necessaria; e questo non fai solo per la cella, ma volli l'occhio e l'affetto al letto, ove tu trovi il riposo.Cosi de' tu fare: giugnere all'abitazione della cella del cognoscimento di te; nella quale io voglio che tu apra l'occhio del cognoscimento con affettuoso amore: trapassi nella cella, e vattene a letto, nel quale letto è la dolce bontà di Dio che trovi in te, cella. Bene vedi tu che l'essere tuo t'è dato per grazia, e non per debito.

Vedi, figliuola, che questo letto è coperto d'uno copertoio vermiglio tutto nel sangue dello svenato e consumato Agnello. Or qui ti riposa, e non ti partire mai. Vedi che non hai cella senza letto, nè letto senza cella; ingrassi l'anima tua in questa bontà di Dio, perocchè ella può ingrassare. Che in questo letto sta il cibo, la mensa, il servitore. Il Padre t'è mensa, il Figliuolo t'è cibo, lo SpiritoSanto ti serve, e esso Spirito Santo fa letto di sè. Sappi che se tu volessi pure stare a vedere te medesima con grande confusione, perchè tu vedessi la mensa, il letto apparecchiato, e in esso cognoscimento nol participeresti, nè riceveresti il frutto della pace e quiete sua; ma rimarresti senza, e sterile senza neuno frutto. Adunque io ti prego per l'amore di Cristo crocifisso, che tu permanga in questo dolce e glorioso letto di riposo. Son certa che se tu t'annegherai nel sangue, che tu il farai.

E però dissi ch'io desideravo di vederti bagnata e annegata nel sangue del Figliuolo di Dio. Non dico più. Permane nella santa e dolce dilezione di Dio. Ponti in su la croce con Cristo crocifisso; nasconditi nelle piaghe di Cristo crocifisso. Seguitalo per la via della croce: conformati con Cristo crocifisso; dilettati degli obbrobrii, pene, strazii, tormenti, scherni e villanie per l'amore di Cristo crocifisso; sostenendo infino all'ultimo della vita tua, gustando sempre il sangue che versa giù per la croce. Gesù dolce, Gesù amore.



LXXIV - A frate Niccolo da Monte Alcino dell'ordine de' frati predicatori

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, dilettissimo e carissimo figliuolo mio in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi posto in su la mensa della santissima croce, dove si trova l'Agnello immacolato che s'è fatto a noi cibo, mensa e servitore. Considerando me che d'altro cibo non si può dilettare nè saziare l'anima, dico che ci conviene andare per la via: egli è essa via. Qual fu la via sua? fu quello che egli mangiò in essa via; pene, obbrobrii, e strazii,villanie, e infino l'obbrobriosa morte della croce.
Convienci salire, poichè siamo giunti all'obietto nostro. Veramente così fa l'anima, poichè ha veduta la via che ha fatta il Maestro suo. Oh che è a vedere tanto consumato amore, che di sè medesimo, cioè del corpo suo, ha fatto scala per levarci della via delle pene; e ponerci in riposo!O figliuolo carissimo, chi dubita che nel principio della via gli pare fadigoso; ma poich'eli è giunto a' piei dell'affetto, dell'odio e dell'amore, ogni cosa amara gli doventa dolce. Sicchè il primo scalone nel corpo di Cristo sono i piei. Questa fu la regola ch'egli insegnò una volta a una sua serva, dicendo: «Lèvati su, figliuola, lèvati sopradi te, e sali in me. E acciocchè tu possa salire, io t'ho fatta la scala, essendo chiavellato in croce.
Fa', che prima tu sagli a' piei, cioè l'affetto e il desiderio tuo; perocchècome i piei portano il corpo così l'affetto porta l'anima. A questo primo, cognoscerai te medesima. Poi giugnerai al lato del costato aperto, per la quale apritura ti mostroil segreto mio: chè quello che io ho fatto, ho fatto per amore cordiale. Ine si inebria l'anima tua». In tanta pace gusterete Dio-e-Uomo. Ine si troverà il caldo della divina carità: cognoscerete la infinita bontà di Dio. Poichè abbiamo cognosciuto noi e cognosciuto la bontà sua, e noi giugneremo alla pace della bocca. Ine gusta tanta pace e quiete, che, come cosa levata in alto, neuna amaritudine che vegna, gli può aggiugnere. Egli è quello letto pacifico dove si riposa l'anima. E però dissi ch'io desideravo di vedervi posto in' su la mensa della santissima croce.

Orsù, figliuolo, non stiamo più in negligenzia; chè il tempo de' fiori ne viene. Abbiate buona sollecitudine delle pecorelle vostre. Fate che, se l'obbedienzia non ve ne manda, che voi non vi partiate. Dite a coteste donne che si riposino in su la croce collo sposo loro Cristo crocifisso. Dite a Frate Giovanni che si sveni e aprasi in su la croce per Cristo. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.




LXXV  (75)  - Al monasterio di San Gaggio in Firenze, e alla badessa e monache del monasterio, che e in Monte Sansovino

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissima madre e figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi nascose e serrate nel costato di Cristo crocifisso; perocchè altrimenti non varrebbe l'essere serrato dentro delle mura, ma più tosto sarebbe a giudizio. E però come il corpo è rinchiuso, così vuole essere chiuso e serrato l'affetto e il desiderio vostro, levato dallo stato e dalle delizie del mondo, e seguitare lo sposo Cristo dolce Gesù. Non dubito che se sarete amatrici dello sposo Eterno, voi seguiterete le vestigie d'esso sposo. E sapete quale fula vita di questo sposo? Povertà volontaria, obedienzia. Per umiltà la somma altezza discese alla bassezza della natura umana; e per umilità e amore ineffabile che Egli ebbe a noi, si diè l'umanità sua all'obbrobriosa morte della croce, eleggendo la via de' tormenti, de' flagelli, strazii e vituperii. Or questa umilità dovete seguitare: e sappiate che essa non si può avere se non con perfetto e vero cognoscimento di sè, ed in vedere la profonda umilità e mansuetudine dell'Agnello svenato con tanto fuoco d'amore. Dico che egli seguitò la via della vera povertà; onde Egli fu tanto povero che non ebbe dove riposare il capo suo; e nella sua natività, Maria dolce appena ebbe tanto pannicello che ella potesse invollere il Figliuolo suo. E però voi, spose, dovete seguitare la via di quella povertà. E così sapete che voi avete promesso e io così vi prego per amor di Cristo crocifisso, che osserviate infino alla morte; perocchè altrimenti non sareste spose, ma sareste come adultere, amando alcuna cosa fuora di Dio.
Chè in tanto è detta adultera la sposa, in quanto ella ama un altro più che lo sposo. E quale è il segno dell'amore? che ella sia obediente a lui. E però dopo la povertà e umilità, sèguita l'obedienzia. Che quanto la sposa è più povera per spirito volontariamente, e più ha renunziata alla ricchezza e stati del mondo; tanto più è umile; e quanto più è umile, tanto più è obediente. Perocchè 'l superbo non è mai obediente, però che la sua superbia non si vuole inchinare a essere suddito nè soggetto a neuna creatura. Voglio dunque che siate umili, e che voi spogliate il cuore e l'affetto infinoalla morte. Voi, abadessa, obediente all'Ordine; e voi suddite, obedienti all'Ordine, e alla abadessa vostra. Imparate, imparate dallo Sposo Eterno, dolce e buono Gesù, che fu obediente infino alla morte. Sapete che senza obedienzia voi non potreste participare il sangue dell'Agnello. Ora che è la Religiosa senza il giogo dell'obedienzia?
E' morta; e drittamente è uno dimonio incarnato. Non è osservatrice dell'Ordine, ma trapassatrice dell'Ordine. Ella è condotta nel bando della morte, avendo trapassati i comandamenti santi di Dio: e oltre ai comandamenti, ha trapassata la promissione e il voto che ella fece nella Professione. O dilettissime suore e figliuole in Cristo dolce Gesù, io non voglio che caggiate in questo inconveniente: ma voglio che siate sollecite, e non trapassarla d'uno punto. Volete voi dilettarvi dello sposo vostro? Or uccidete la vostra perversa volontà, e non ribellate mai alla vera obedienzia. Sapete che il vero obediente non va mai investigando la volontà del prelato suo, ma subito china il capo, e mandala in effetto. Innamoratevi dunque di questa vera e reale virtù. Volete voi avere pace e quiete? tolletevi la volontà; perocchè ogni pena procede dalla propria volontà. Vestitevi dunque della dolce ed eterna volontà di Dio; e a questo modo gusterete vita eterna, e sarete chiamati angeli terrestriin questa vita.

Confortatevi con la prima dolce Verità. Ma a questo non potreste mai venire, se non aprite l'occhio del cognoscimento a riguardare il fuoco della divina carità, la quale Dio ha adoperata nella sua creatura razionale. Pensate, madre e figliuole, che voi sete obbligate più che molte altre creature, in quanto Dio oltre a quello amore ch'Egli ha donato alla creatura, Egli ha donato più a voi in particolare, traendovi dalla bruttura e dalla tenebrosa vita fetida, piena di puzza e di vituperio, e avvi collocateed elette per sè. E però non dovete mai essere negligenti; ma cercare tutte quelle cose, luoghi e modi, per li quali più potete piacere a lui. E se voi mi diceste: «qualeè la via?» dicovelo: è quella che fece Egli, cioè la via degli obbrobrii, pene, tormenti e flagelli. E con che modo? col modo della vera umilità e dell'ardentissima carità; amore ineffabile, col quale amore si renunzia alle ricchezze e stati del mondo. E dall'umilità viene all'obedienzia, come detto è. Alla quale obedienzia sèguita la pace: perocchè la obedienzia tolle ogni pena, e dà ogni diletto; però che è tolta via la volontà che dà pena drittamente.

Acciocchè ella possa salire a questa perfezione, il nostro Salvatore ha fatto del corpo suo scala, e su v'ha fattigli scaloni. Se ragguardate i piei, essi sono confitti e chiavellati in croce, posti per lo primo scalone; perocchè in prima dee essere l'affetto dell'anima spogliato d'ogni volontà propria. Perocchè come i piei portano el corpo, cosi l'affetto porta l'anima. Sappiate che l'anima giammai non ha alcuna virtù se non sale questo primo scalone. Salito che tu l'hai, giugni alla vera e profonda umilità. Ma sagli poi all'alto, e non tardare più: e ciò fatto, etu giugni al costato aperto del Figliuolo di Dio; e ine troverete il fuoco o l'abisso della divina carità. In questo scalone del costato aperto vi troverete una bottega piena di specie odorifere. Ine troverete Dioed-Uomo; ine si sazia ed inebria l'anima per sì fatto modo che non vede sè medesima. Siccome l'ebbro inebbriato di vino, cosi l'anima allora non può vedere altro che sangue sparto con tanto fuoco d'amore. Onde allora si leva con ardentissimo desiderio, e giugne all'altro scalone, cioè alla bocca, e ine si riposa in pace e in quiete, e gustavi la pace dell'obbedienzia. E fa come l'uomo che è bene inebbriato; che quando è bene pieno, si dà a dormire; e quando dorme, non sente prosperità nè avversità.
Cosi la sposa di Cristo piena d'amore s'addormenta nella pace dello Sposo suo. Addormentati sono i sentimenti suoi; perocchè, se tutte le tribolazioni venissero sopra dilei, punto non se ne cura; se ella è in prosperità del mondo, non la sente per diletto disordinato, perocchè già se ne spogliò per lo primo affetto. Or questo è il luogo dove ella si trova conformata con l'unione di Cristo crocifisso.

Correte adunque virilmente, poichè avete la via, il luogo, dove potete trovare il letto nel quale vi riposiate,e la mensa dove prendiate diletto, e il cibo del quale vi saziate; perocchè egli è fatto a noi mensa, cibo e servitore. Assai sareste degne di reprensione, se per vostra negligenzia non cercaste il riposo, e, come stolte, vi dilungaste dal cibo. Voglio dunque, e così vi prego da parte di Cristo crocifisso, che voi vi riscaldiate e bagniate nelsangue di Cristo crocifisso. E acciocchè siate fatte una cosa con lui, non schifate fadiga, ma dilettatevi in esse fadighe; perocchè la fadiga è poca, e il frutto è grande. Non dico più a questo.

Parmi che la vostra carissima madre e mia, monna Nera sia posta alla mensa della vita durabile, dove si gusta il cibo della vita, e ha trovato l'Agnello immacolato per frutto. Chè, come di sopra dissi ch'egli era mensa e cibo e servitore, così dico che ella, come vera sposa di Cristo crocifisso, ha trovato il Padre eterno, che gli è mensa e letto, perocchè nel Padre Eterno trova a pieno tutta la sua necessità. In ciò, carissime, che l'uomo s'affadiga, o partesi dall'uno luogo all'altro, si è per dare ilcibo, e 'l vestimento alla creatura, e luogo di riposo. Dico dunque che ella ha trovata la somma ed eterna bontà di Dio eterno, d'onde non bisogna che l'anima si parta per verune di queste cose, e andare in diversi luoghi; perocchè quello è luogo fermo e stabile, dove si trova il letto, per riposo, della somma ed eterna deità. Il Padre è mensa, il Figliuolo è cibo: chè per mezzo del Verbo incarnato del Figliuolo di Dio giungiamo tutti, se vogliamo, a porto di salute. Lo Spirito Santo la serve. Perocchè per amore il Padre ci donò questo cibo del suo Figliuolo, e per amore il Figliuolo ci donò la vita, e a sèdiè la morte; sicchè con la morte sua participammo la vita durabile.

Noi che siamo peregrini e viandanti in questa vita, riceviamo questo frutto imperfettamente; ma ella l'ha ricevuto perfettissimamente, e non è veruna cosa che il possa tôrre. Voi dunque, come vere figliuole, dovete esser contente del bene e dell'utilità della vostra madre; e però dovete stare in vera e santa pazienzia sì per rispetto di Colui che l'ha fatto, di tollere la presenziasua d'inanzi a voi, che non dovete scordare dall'eterna volontà di Dio; e sì per la propria sua utilità, che è uscitadi fadiga e di molta pena, nella quale è stata, già è moltotempo; e è ita a luogo di riposo. Ma voi, come vere figliuole, vi prego che seguitiate le vestigie e la dottrina sua, ed i santi costumi, nei quali ella vi ha notricate. E non temete perchè vi paia essere rimase orfane, o come pecore senza pastore: perocchè non sarete rimase orfane, perchè Dio vi provederà, e le sue sante e buone orazioni, le quali ella offera nel cospetto di Dio per voi. Evvi rimasa monna Ghita. Pregovi che voi gli siate obbedienti in tutte quelle cose che sono ordinate secondo Dio e la santa religione. E voi prego, monna Ghita, quanto io so e posso, che abbiate buona cura di cotesta famiglia, in conservarla, e accrescere in buona operazione. E non ci commettete negligenzia; perocchè vi sarebbe richiesto da Dio. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.





LXXVI - A frate Giovanni di Bindo di Doccio de'frati di Monte Oliveto

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. lo Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi costante, perseverante alla virtù; acciocchè non volliate il capo in dietro a mirare l'aratro; ma con perseveranzia seguitare la via della verità. Perocchè la perseveranzia è quella cosa che è coronata; e senza la perseveranzia non potremo essere piacevoli nè accetti a Dio. Ella è quella virtù che porta, con l'abbondanzia della carità, il frutto d'ogni nostra fadiga dentro nell'anima nostra. Oh quanto è beata l'anima che corre e consuma la vita sua in vera e santa virtù! perocchè in questa vita gusta l'arra di vita eterna.Ma non potremo giugnere a questa perfezione senza il molto sostenere; perocchè questa vita non passa senza fadiga: e chi volesse fuggire la fadiga, fuggirebbe il frutto, e non avrebbe però fuggita la fadiga; perocchè portare ce la conviene in qualunque stato noi siamo.

E' vero che elleno si portano con merito e senza merito, secondochè la volontà è ordinata secondo Dio. E gli uomini del mondo, perchè il loro principio dell'affetto e dell'amore è corrotto, ogni loro operazione è guasta e corrotta: onde costoro portano le fadighe senza alcuno merito. Quante sono le fadighe e le pene che essi sostengono in servizio del dimonio! che spesse volte per commettere il peccato mortale sostengono molte pene, e mettonsene alla morte del corpo loro. Questi cotali sono i martiri del dimonio e figliuioli delle tenebre; e insegnano a'figliuoli della luce, e dannoci grande materia di vergogna e di confusione dinanzi a Dio. O figliuolo carissimo, quanta ignoranzia e miseria è la nostra, a parerci tanto duro e incomportabile a sostenere per Cristo crocifisso, e per avere la vita della Grazia; e non pare malagevole agli uomini del mondo a sostenere pena in servizio del dimonio! Tutto questo procede, perchè noi non siamo fondati in verità, e con vero cognoscimento di noi, e non siamo posti sopra la viva pietra Cristo dolce Gesù. Perocchè chi non cognosce sè, non può cognoscere Dio; e non cognoscendo Dio, non può amare; non amandolo, non viene a perfetta carità, nè ad odio di sè medesimo. Il quale odio fa portare con vera pazienzia ogni pena, fadiga e tribolazione dagli uomini e dal dimonio. Perocchè alcuna volta siamo perseguitati dagli uomini con ingiurie, con parole e con fatti (e questo permette Dio, perchè sia provata in noi la virtù); e alcuna volta dalle dimonia con molte e diverse cogitazioni, per farci privare della grazia, e per condurci nella morte.

Le battaglie sono diverse: onde alcuna volta ci tenterà contra il prelato nostro, facendoci parere indiscrete le obedienzie imposte da lui: e cosi si concepe uno dispiacimento verso di loro e dell'ordine nostro. E questo fa per privarci dell'obedienzia. E entrando il dimonio per questa porta della disobedienzia, non ce ne avvedremo, che ci trarrebbe fuore dell'ordine, dicendo il dimonio dentro nella mente: «poichè essi sono tanto indiscreti, e tu se' giovane; non poteresti sostenere tanta pena. Meglio t'è dunque che tu te ne parta. Qualche modo troverai, che tu resterai esente con qualche licenzia». Con la quale fa vedere che si possa stare lecitamente.

Queste sono battaglie che vengono; le quali non fanno però danno nell'anima; nè queste nè altre molte miserabili e dissolute battaglie, se la propria volontà non consente. Perocchè Dio non le dà per nostra morte, ma per vita; non perchè noi siamo vinti, ma perchè noi vinciamo,e perchè sia provata in noi la virtù. Ma noi, virili, con lume della santissima fede apriamo l'occhio dell'intelletto a ragguardare il sangue di Cristo crocifisso, acciocchè si fortifichi la nostra debilezza, e cognosciamo lavirtù e la perseveranzia in questo glorioso e prezioso sangue.

Nel sangue di Cristo si trova la gravezza e il dispiacimento della colpa: ine si manifesta la giustizia, e ine si manifesta la misericordia. Noi sappiamo bene che se a Dio non fusse molto dispiaciuta la colpa, e non fusse stata di grandissimo danno alla salute nostra; non ci averebbe dato il Verbo dell'unigenito suo Figliuolo, del quale volse fare una ancudine; puniendo le colpe nostre sopra del corpo suo; e così volse che si facesse giustizia della colpa commessa. E 'l Figliuolo non ci averebbe data la vita, dandoci il prezzo del sangue con tanto fuoco d'amore, facendocene bagno, e lavando la lebbra delle colpe nostre: e questo fece per grazia e per misericordia, e non per debito. Bene è dunque vero che nel sangue troviamo il dispiacimento e la gravezza della colpa, la giustizia e l'abbondanzia della misericordia, con obedienzia pronta, correndo con vera umilità infino all'obbrobriosa morte della croce.

Dico dunque, che questo è il modo di venire a perseveranzia e resistere contra gli uomini e contra le battaglie del dimonio, cioè col lume della fede come detto è, e con vero cognoscimento di noi, onde ci umilieremo. Dal quale cognoscimento verremo al perfettissimo odio della propria sensualità, e l'odio sarà quello che farà giustizia della colpa sua. E porterà con vera pazienzia ogni ingiuria, strazii, scherni e villanie, e l'obedienzia indiscreta, e le fadighe dell'Ordine, e ogni altra battaglia, daqualunque altro lato elle vengono. E per questo modo gusterà il frutto della divina misericordia, il quale ha trovato per affetto d'amore, e veduto con l'occhio dell'intelletto.

Adunque non voglio, figliuolo carissimo, che cadiate in negligenzia: nè manchi in voi il santo cognoscimento, nè serrate l'occhio dell'intelletto a ragguardare questo glorioso e prezioso sangue. Perocchè, se, voi ne lo levaste, cadereste in molta ignoranzia; e non cognoscereste la verità; ma, con occhio pieno di nebbia, sarete abbagliato, cercando il diletto e il piacere colà dove egli nonè, ponendosi ad amare le cose create più che 'l Creatore, e pigliare diletto e piacere delle creature. E alcuna voltasi comincia ad amare le creature sotto colore di spirituale amore. E se egli non s'ha cura, e non esercita le virtù;non cognosce la verità, e non tiene l'occhio nel sangue di Cristo crocifisso: onde l'amore diventa tutto sensuale.
E poichè il dimonio l'ha condotto colà dove egli voleva, cioè d'avergli fatta pigliare quella conversazione delle creature sotto colore di spirito, e lassare l'esercizio dellasanta orazione e il desiderio delle virtù e il cognoscimento della verità; subito gli mette uno tedio e una tristizianella mente con una disperazione, in tanto che si vuole partire dal giogo dell'obedienzia, e abbandonare il giardino dell'ordine, dove ha gustato cotanti soavi e dolci frutti prima che egli perdesse il gusto del santo desiderio, a quello tempo dolce che le fadighe e i pesi dell'ordine gli pareva di grande suavità. Sicchè vedete quanto male per questo ne potrebbe venire.

E però voglio che voi vi studiate, giusta al vostro potere di portarvi sì e con sì vero desiderio, che questo nonaddivenga mai a voi per neuno caso che venisse. Non venga mai la mente vostra a neuna confusione; ma levate l'occhio nel sangue, e pigliate una larga e dolce speranza; ponendo il rimedio di levarsi da tutte quelle cose che gli impediscono la verità: e allora riceverà grandissima grazia da Dio, e comincerà a ricevere il frutto delle sue fadighe, ricevendo l'abbondanzia della carità nell'anima. Or fuggite, figliuolo carissimo, nella cella del cognoscimento di voi, abbracciando il legno della santissima croce; bagnandovi nel sangue dell'umile e immacolato Agnello; fuggendo ogni conversazione che vi fusse nociva alla salute vostra. E non mirate a dire: «che parrà, se io mi levo da queste creature? Io lor dispiacerò, e averannolo per male». Non lassate però: chè noi siamo posti per piacere al Creatore, e non alle creature.
Sapete che dinanzi al sommo Giudice neuno risponderà per voi nell'ultima estremità della morte; ma solo la virtù sarà quella, con la misericordia, che risponderà. Quanto c'è necessaria la virtù! senza la virtù non possiamo vivere di vita di grazia. E però vi dissi ch'io desideravo di vedervicostante e perseverante alla virtù infino alla morte. Sicchè non vollete il capo indietro per alcuna cosa che sia. Spero nella bontà di Dio, che 'l farete; siccome debbe fare il vero figliuolo. E così farete quello che sete tenutodi fare, e adempirete il desiderio mio. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.





Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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LXXVII (77) - Al venerabile religioso frate Guglielino d'Inghilterra, il quale era baccelliere dell'ordine de' frati eremitani di Santo Agostino, a Selva di Lago


Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


A voi, reverendissimo e carissimo padre in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi del Figliuolo di Dio, vi conforto e raccomando nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi uniti e trasformati nella sua inestimabile carità; sicchè noi che siamo arbori sterili e infruttuosi senza neuno frutto, siamo innestati nell'arbore della vita. Così rapportiamo uno saporoso e dolce frutto, non per noi, ma per lo maestro della grazia che è in noi. Siccome il corpo vive per l'anima, così l'anima vive per Dio. Questa Parola incarnata non ci poteva, in quanto Uomo, restituire la vita della grazia; ma, in quanto Dio, per amare, la divina Essenzia volse, e puotelo fare. Oh fuoco, abisso di carità, perchè non siamo separati da te, hai voluto fare un innesto di te in me. Questo fu quando seminasti la Parola tua nel campo di Maria. Adunque bene è vero che l'anima vive per te; e 'l prezzo dell'abbondantissimo sangue, sparto per me, valse per l'amore della divina Essenzia. Non mi maraviglio, carissimo padre, se la sapienzia di Dio, Parola incarnata, dice: «Se io sarò levato in alto, ogni cosa trarrò a me». Oh cuori indurati, e stolti figliuoli di Adam! Bene è misero miserabile cuore, se non si lassa trare a sì dolce padre. Dice: Se io sarò levato, egli: perchè? solo perchè noi corriamo. Non ci veggo, carissimo padre, altro peso, se non l'amore e la ignoranza che noi abbiamo a noi medesimi, e poco lume e cognoscimento di Dio. Chi non cognosce, non può amare; e chi cognosce, sì ama. Non voglio che stiamo più in questa ignoranzia; chè non saremo innestati nella vita: ma voglio che l'occhio dell'intelletto sialevato sopra di noi a vedere e cognoscere quella somma e eterna vita. Non ne può altro volere, che la nostra santificazione: ogni luogo e ogni tempo, o per morte o per vita, o per persecuzioni, o per gli uomini o per li dimonii, ci dà solo a questo fine, perchè abbiamo la nostra santificazione. Dicovi che subito che l'anima ha aperto lo intendimento, diventa amatore dell'onore di Dio e delle creature: diventa amatore di pene; e non si diletta altro che in croce con lui. Non è grande fatto: chè già ha veduto che la bontà di Dio non può volere altro che bene, e ogni cosa viene da lui; già è privato dell'amore proprio (che gli dà tenebre, e però non vede lume).


O padre, non stiamo più; ed innestiamoci nell'arbore fruttuoso, acciocchè il maestro non si levi senza noi. Tolliamo il legame, il vincolo dell'ardentissima sua carità, la quale il tenne confitto e chiavellato in sul legnodella santissima croce. Percotiamo, percotiamo con affetto; perocchè lo infinito bene vuole infinito desiderio. Questa è la condizione dell'anima: perchè ella ha infinito essere, e però ella infinitamente desidera, e non si sazia mai, se non si congiugne con lo infinito. Levisi adunque il cuore con ogni suo movimento ad amare colui che ama senza essere amato. Oh amore inestimabile! Per fabricare le nostre anime facesti ancudine del corpo tuo: sicchè il corpo satisfa alla pena, e l'anima di Cristo ha dispiacimento del peccato: e la natura divina colla potenzia sua... Guardate come fedelmente siamo ricomperati! E perchè? perchè fu levato in alto. Sottomettiamo adunque la nostra volontà perversa sotto il giogo della volontà di Dio, che non vuole altro che il nostro bene; ricevendo con riverenzia ogni fatiga: chè noi non siamo degni di tanto bene.


Dicovi da parte di Cristo crocifisso, che non tanto che alcuna volta la settimana il priore volesse che voi dicestela Messa in convento, ma voglio che se vedete la sua volontà, ogni dì voi la diciate. Perchè voi perdiate le consolazioni, non perdete però lo stato della Grazia; anco, l'acquistate, quando voi perdete la vostra volontà. Voglio che, acciocchè noi mostriamo d'essere mangiatori dell'anime e gustatori de' prossimi, noi non attendiamo pure alle nostre consolazioni; ma dobbiamo attendere e udire e aver compassione alle fadighe de' prossimi, e specialmente a coloro che sono uniti a una medesima carità. E se non faceste così, sarebbe grandissimo difetto. E però voglio che alle fadighe e necessità di frate Antonio voi prestiate l'orecchie ad udirle: e frate Antonio voglio e prego che egli oda voi. E così vi prego da parte di Cristo, e mia, che facciate. A questo modo conserverete in voi la vera carità. E se non faceste così, dareste luogoal dimonio a seminare discordia. Altro non dico; se non che io vi prego e stringo che siate unito e trasformato in questo arbore di Cristo crocifisso. Gesù dolce, Gesù amore.



LXXVIII - A Niccolo povero, di Romagna, romito a Firenze

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi tutto rimesso nella divina providenzia, spogliato d'ogni affetto terreno, e di voi medesimo, acciocchè siate vestito di Cristo crocifisso; perocchè in altro modo non giugnereste al termine vostro, se non seguitaste la vita e dottrinadi questo amoroso Verbo. Così ci ammaestrò egli, quando disse: «neuno può venire al Padre, se non per me». Ma non veggo che in lui vi poteste bene rimettere, nè in tutto spogliarvi di voi, se prima non cognosceste la somma ed eterna bontà sua, e la nostra miseria.

Dove cognosceremo lui e noi? dentro nell'anima nostra. Onde c'è bisogno d'intrare nella cella del cognoscimento di noi, e aprire l'occhio dell'intelletto, levandone ogni nuvila d'amore proprio. E cognosceremo, noi non esser niente, e specialmente nel tempo delle molte battaglie e tentazioni; perocchè, se fussimo alcuna cosa, ci leveremmo quelle battaglie che noi non volessimo. Bene abbiamo adunque materia di umiliarci, e spogliarci di noi; perchè non è da sperare in quella cosa che non è. La bontà di Dio cognosceremo in noi, vedendoci creati all'imagine e similitudine sua affine che partiipiamo il suo infinito ed eterno bene:e essendo privati della Grazia per lo peccato del primo uomo, ci ha creati a Grazia nel sangue dell'unigenito suo Figliuolo. O Amore inestimabile!per ricomperare il servo hai dato il figliuolo proprio;per renderci la vita, désti a te la morte. Bene adunque vediamo che egli è somma ed eterna bontà, e che ineffabilmente ci ama: che se non ci amasse, non ci avrebbe dato sì fatto ricomperatore. Il sangue ci manifesta questo amore. Adunque in lui voglio che speriate e confidiatevi tutto; e in lui ponete ogni vostro affetto e desiderio.

Ma attendete che a lui non potiamo fare alcuna utilità, imperocchè egli è lo Dio nostro che non ha bisogno di noi. In che adunque dimostreremo l'amore che avremo a lui? In quello mezzo che egli ci ha dato posto per provare in noi la virtù, cioè il prossimo nostro, il quale dobbiamo amare come noi medesimi, sovvenendolo di ciò che vediamo che gli sia necessità, secondo le grazie che Dio ci ha date, o desse a ministrare; e offerirelagrime umili, e continue orazioni dinanzi a Dio per salute di tutto quanto il mondo, e specialmente per lo corpo mistico della santa Chiesa, la quale vediamo venuta in tanta ruina, se la divina bontà non provede. Allora seguiterete la dottrina di Cristo crocifisso, il quale per onore del Padre e salute nostra diè la vita, correndo come innamorato all'obbrobriosa morte della croce. E siccome egli non si trasse nè per pena, nè per rimproverio, nè per ingratitudine nostra, che non compisse la nostra salute;così dobbiamo fare noi, che per veruna cagione ci dobbiamo ritrare di sovvenire alla necessità del prossimo nostro, spirituale e temporale, senza rispetto d'alcuna utilità o consolazione riceverne quaggiù; solo amarlo e sovvenirlo, perchè Dio l'ama. Così adempirete la dilezione del prossimo, secondo il comandamento di Dio e il mio desiderio. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


LXXIX - All'abadessa e monache di San Pietro, in Monticelli a Lignaia in Firenze

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissime figliuole in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava di Gesù Cristo scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vere serve e spose di Cristo crocifisso; e per siffatto modo seguitiate le vestigie sue, che innanzi eleggiate la morte, che trapassare icomandamenti dolci suoi ed i consigli, i quali voi avete promessi. Oh quanto è dolce e soave alla sposa consecrata a Cristo seguitare la via e la dottrina dello SpiritoSanto! Quale è la vita e dottrina sua? non è altro che amore. Perocchè tutte le altre virtù sono virtù per esso amore. La dottrina sua non è superbia nè disobedienzia nè amore proprio nè ricchezza nè onore nè stato del mondo; non piacimento nè diletto di corpo. Non ha amore d'amare il prossimo per sè, (ma... per utilità nostra ci ha amati e data la vita per noi con tanto fuoco d'amore): anco, è profonda e vera umiltà. Or fu mai veduta tanta umiltà, quanta è vedere Dio umiliato all'uomo? la somma altezza discesa a tanta bassezza, quanta è la nostra umanità? Egli è obbediente infino all'obbrobriosa morte della croce, egli è paziente, in tanta mansuetudine che non è udito il grido suo per veruna mormorazione: egli elesse povertà volontaria, quello che era somma ed eterna ricchezza; intanto che Maria dolce non ebbe panno dove invollerlo; e nell'ultimo, morendo nudo in su la croce, non ebbe luogo dove appoggiare il capo suo. Questo dolce e innamorato Verbo fu saziato di pene e vestito d'obbrobrii, dilettandosi delle ingiurie, delli scherni e villanie; sostenendo fame e sete, colui chesazia ogni affamato con tanto fuoco e diletto d'amore. Egli è il dolce Dio nostro che non ha bisogno di noi. E non ha allentato d'adoperare la nostra salute; anco, ha perseverato non lassando per la nostra ignoranzia e ingratitudine, nè per lo grido de'Giudei che gridano che egli discenda dalla croce; non lassù però, che non compisse la nostra salute.

Or questa è la dottrina e la via, la quale egli ha fatta: enoi miseri miserabili, pieni di difetti, non spose vere, maadultere, facciamo tutto il contrario; perocchè noi cerchiamo diletto, delizie, piaceri, amore sensitivo; uno amore proprio; del quale amore nasce discordia, disobedienzia. La cella si fa nemico: la conversazione de' secolari e di coloro che vivono secolarescamente, si fa amico. Vuole abondare e non mancare nella sustanzia temporale, parendogli, se non abonda sempre, avere necessità. Egli,si dilunga dall'amore del suo creatore; lassa la madre dell'orazione. Anco facendo l'orazione debita, alla quale voi sete obbligate, spesse volte viene a tedio; perocchè colui che non ama, ogni piccola fadiga gli pare grande a sostenere; la cosa possibile gli pare impossibile a potere adoperare. E tutto questo procede dall'amore proprio, il quale nasce da superbia, e la superbia nasce da lui, fondata in molta ingratitudine e ignoranzia e negligenzia nelle sante e buone operazioni.

Non voglio dunque, dilettissime figliuole, che questo divenga a voi: ma come spose vere, seguitate le vestigie dello sposo vostro; perocchè, altrimenti, non potreste osservare quello che voi avete promesso e fatto voto, cioè, povertà, obedienzia e continenzia. Sapete bene che nella professione voi deste per dota il libero arbitrio vostro allo sposo eterno; perocchè con libertà di cuore faceste la detta professione. Che sono tre colonne che tengono la città dell'anima nostra, e non lassano cadere in ruina; e non avendone, subito viene meno. Debbe dunque la sposa esser povera volontariamente per amore di Cristo crocifisso che gli ha insegnata la via.

La povertà è ricchezza e gloria delle religiose: e grande confusione è, ch'el si trova che elle abbiano che dare. Sapete quanto male n'esce? Che se passa questo, tutti gli altri passerà; perocchè colei che pone l'affetto suo in possedere, e non s'unisce con le suore (come voi dovete vivere, che dovete vivere a comune e avere tanto la grande quanto la piccola, e la piccola quanto la grande); se nol fa, ne viene in questo difetto, che ella caderà nella incontinenzia o mentale o attuale. E cade nella disobedienzia, perocchè è disobediente all'ordine suo e non vuole essere corretta dal prelato. E trapassa quello che aveva promesso. Onde vengono le conversazioni di coloro che vivono disordinatamente; vuoli secolari, vuoli religiosi, vuoli uomo, vuoli donna. Che la conversazione non sia fondata in Dio, non procede da altro, se non per alcuno dono o diletto o piacere che trovassero. E tanto basta quello amore e amistà, quanto basta il dono e il diletto. E però dico che colei che non possiede, e che non ha che donare, dico che, non avendo che donare, sarà tolto da lei ogni disordinata conversazione.

Levata la conversazione, non ha materia di svagolare la mente, nè di cadere nella immondizia corporalmente nè spiritualmente; ma trova, e vorrà, la conversazione di Cristo crocifisso, e de' servi dolcissimi suoi, i quali amano per Cristo e per amore della virtù, e non per propria utilità. Concepe uno desiderio e una fame della virtù, che non pare che se ne possa saziare. E perchè vede che della madre e della fontana dell'orazione trae la vita della grazia e il tesoro delle virtù, partesi dalla conversazione degli uomini, e fugge e ricovera in cella, cercando lo sposo suo, e abbracciandosi con esso in sul legno della santissima croce. Ine si bagna di lagrime e di sudori, ed inebriasi del sangue del consumato ed innamorato Agnello: pascesi de' sospiri, i quali gitta per dolci e affocati desiderii. Or questa è vera e reale sposa e che realmente séguita lo sposo suo. E come Cristo benedetto (come detto è) non lassa per veruna pena d'adoperare la salute nostra; così la sposa non lassa nè debbe lassare per veruna pena nè fadiga, nè per fame nè per sete, nè per alcuna necessità, che non adoperi continuamente l'onore di Dio. Anco, risponda alla tenerezza propria del corpo suo, e dolcemente dica: «Confòrtati, anima mia, chè ciò che ti manca quaggiù, t'avanza a vita eterna». E non lassi la buona operazione con santi desiderii, nè per tentazione del dimonio, nè per fragilità della carne, nè per li perversi consiglieri del dimonio, che sono peggio che Giudei, che dicono spesse volte «discendi dalla croce della penitenzia e della vita ordinata». E non debbe lassare il servire al prossimo suo, nè di cercare la salute sua, per ingratitudine nè per ignoranzia, che non cognoscesse il servizio. Non debbe lassare; perocchè, se lassasse, parrebbe che cercasse d'essere retribuito da loro, e non da Dio: la quale cosa non si debbe fare, ma prima eleggere la morte.

Con pazienzia portate, carissime figliuole, i difetti l'una dell'altra portando con pazienzia e sopportando con amore i difetti l'una dell'altra. E così sarete legate edunite nel legame della carità, il quale è di tanta fortezza, che nè dimonio nè creatura vi potrà separare se voi non vorrete. Siate obedienti infino alla morte; acciocchè siatespose vere; sicchè, quando lo sposo vi richiederà nell'ultima stremità della morte, voi abbiate la lampana piena e non vota, siccome vergini savie, e non matte. Drittamente il cuore vostro debbe essere una lampana, la quale debbe essere piena d'olio, e dentrovi il lume del cognoscimento di voi e della bontà di Dio in voi; che è lume e fuoco della carità, notricato e acceso nell'olio della verae profonda umilità. Perocchè chi non ha lume di cognoscimento di sè, non si può umiliare; chè con la superbia mai non si umilia. Poichè la lampana è fornita, debbesi tenere in mano con una santa e vera intenzione in Dio; cioè la mano del santo timore, il quale ha a regolare l'affetto e il desiderio nostro. Non dico, timore servile, ma timore santo, che per veruna cosa voglia offendere la somma ed eterna bontà di Dio. Ogni creatura che ha in sè ragione, ha questa lampana; perocchè il cuore dell'uomo è una lampana: onde se la mano del timore santo la tiene ritta, e ella è fornita, sta bene; ma se ella èin mano di timore servile, egli la rivolta sottosopra, perocchè serve e ama d'amore proprio per proprio diletto e non per amore di Dio. Costui affoga il lume e versane l'olio; perocchè non v'è lume di carità, e non v'è olio di vera umilità. E queste sono quelle cotali di cui disse il nostro Salvatore: «Io non vi cognosco, e non so chi voi vi sete». Adunque io voglio che siate forti e prudenti. Tenete il cuore vostro, e fate che sia lampana dritta. E come la lampana è stretta da piedi e larga da capo, così ilcuore e l'affetto si debbe restringere al mondo e ogni diletto e vanità e delizie e piacere e contento suo. E debbe essere larga da capo; cioè che il cuore, l'anima e l'affettosia tutto riposato e posto in Cristo crocifisso. Vestitevi di pene e d'obbrobrii per lui: unitevi e amatevi insieme.

E voi, madonna l'abbadessa, siate madre e pastore, che poniate la vita per le vostre figliuole, s'el bisogna. Ritraetele dal vivere in particolare e dalla conversazione;le quali cose sono la morte dell'anime loro e disfacimento di perfezione. Nella conversazione fate che voi gli siate uno specchio di virtù, acciocchè la virtù ammonisca più che le parole. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.




LXXX (80) - A maestro Giovanni Terzo dell'ordine de'frati eremitani di Santo Agostino

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. lo Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi bagnato nel sangue dello svenato Agnello, il quale sangue lava e annega, cioè uccide, la propria perversa volontà. Dico che lava la faccia della coscienzia, e uccide il vermine d'essa coscienzia; perocchè 'l sangue c'è fatto bagno. E perchè il sangue non è senza fuoco, anco è intriso col fuoco della divina carità (perocchè fu sparto per amore); sicchè il fuoco col sangue lava e consuma la ruggine nella colpa, che è nella coscienzia: la quale colpa è uno vermine che rode in essa coscienzia. Onde, morto che è questo vermine, e lavata che è la faccia dell'anima, è privata del proprio e disordinato amore. Perocchè, mentre che l'amor proprio è nell'anima, questo vermine non muore mai nè si leva la lebbra della faccia dell'anima. Poniamochè 'l sangue e il fuoco del divino amore ci sia dato (e a tutti è dato questo sangue e fuoco per nostra redenzione); e nondimeno da tutti non è participato: e questo non è per difetto del sangue, nè del fuoco, nè della prima dolce Verità che ce l'ha donato; ma è difetto di chi non vota il vasello per poterlo empire d'esso sangue. Onde il vasello del cuore, mentre che egli è pieno del proprio amore, o spiritualmente o temporalmente non può empire il divino amore, nè participare la virtù del sangue: e però non si lava la faccia, e non s'uccide ilvermine. Dunque c'è bisogno di trovare modo di votarsi e d'empirsi, acciocchè noi giugnamo a quella perfezione d'uccidere la propria volontà: perocchè, uccisa la volontà, è ucciso il vermine.

Che modo ci è dunque, carissimo figliuolo? dicovelo. Che noi ci apriamo l'occhio dell'intelletto a cognoscere uno sommo bene e uno miserabile male. Il sommo bene è Dio, il quale ci ama d'ineffabile amore: il quale amore ci è manifestato col mezzo del Verbo unigenito suo Figliolo, e il Figliuolo ce l'ha manifestato col mezzo del sangue suo. Onde nel sangue cognosce l'uomo l'amore che Dio gli porta, e il suo proprio miserabile male. Perocchè la colpa è quella che conduce l'anima alle miserabili pene eternali. E però è solo il peccato quello che è male, il quale procede dal proprio amore: perocchè veruna altra cosa è che sia male, se non questa. E questo fu cagione della morte di Cristo. E però dico che nel sangue cognosciamo il sommo bene dell'amore che Dio ci ha, e il miserabile nostro male; perocchè altre cose non sono male, se non solo la colpa, come detto è. Onde nè tribolazioni nè persecuzioni del mondo non sono male; nè ingiurie, nè strazii, nè scherni, nè villanie, nè tentazioni del dimonio, nè tentazioni degli uomini, le quali tentano i servi di Dio; nè le tentazioni, nè le molestie chedà l'uno servo di Dio all'altro: le quali Dio tutte permette per tentare, e per cercare se trova in noi fortezza e pazienzia e perseveranzia infino all'ultimo; anco, conducono l'anima a gustare il sommo ed eterno Bene. Questo vediamo noi manifestamente nel Figliuolo di Dio, il quale essendo Dio e uomo, e non potendo volere veruno male, non le averebbe elette per sè; chè tutta la vita sua non fu altro che pene e tormenti e strazii e rimprovèrii, enell'ultimo l'obbrobriosa morte della croce: e questo volse sostenere, perchè era bene, e per punire la colpa nostra, che è quella cosa ch'è male.

Poi, dunque, che l'occhio dell'intelletto ha così ben veduto e discernuto chi gli è cagione del bene, e chi gli ècagione del male, e quale è quello che è bene, e quello che è miserabile male; l'affetto, perchè va dietro all'intelletto, corre di subito e ama il suo Creatore, cognoscendo nel sangue l'amore suo ineffabile; e ama tutto quello che vede che 'l faccia più piacere e unire con lui. Onde allora si diletta delle molte tribolazioni, e priva sèmedesimo delle consolazioni proprie per affetto e amore della virtù. E non elegge lo strumento delle tribolazioni, che provano le virtù, a suo modo, ma a modo di colui che gli 'l dà, cioè Dio; il quale non vuole altro, se non che siamo santificati in lui; e però gli 'l concede. Così egli ha tratto l'amore dell'amore. E perchè l'occhio dell'intelletto in esso amore ha veduto il suo male, cioè la sua colpa, odialo, in tanto che desidera vendetta di quella cosa che n'è stata cagione. La cagione del peccato è il proprio amore, il quale notrica la perversa volontà, che ribella alla ragione. E mai non resta di crescere e di multiplicare l'odio dell'amore sensitivo infino che l'ha morto. E però diventa subito paziente; e non si scandalizza in Dio, nè in sè, nè nel prossimo suo; ma ha presa l'arme a uccidere questo perverso sentimento, il quale conduce l'anima a tanto miserabile male, che gli tolle l'essere della grazia, e dàgli la morte, tornando a non cavelle, perchè è privata di Colui che è. Tolle dunque il coltello, che è l'arme con che sì difende da'nemici suoi; e con quello uccide la propria sensualità. Il qule, coltelloha due tagli, cioè odio e amore. E menalo con la mano del libero arbitrio, il quale, cognosce che Dio gli ha datoper grazia, e non per debito; e con esso coltello taglia, euccide.

Or a questo modo, figliuolo, partecipiamo la virtù del sangue e il calore del fuoco: il quale sangue lava, e il fuoco consuma la ruggine della colpa, e uccide il vermine della coscienzia: non uccide propriamente la coscìenzia, la quale è guardia dell'anima, ma il vermine della colpa, che v'è dentro. In altro modo nè per altra via non potremo giugnere a pace e a quiete, nè gustare il sangue dell'immacolato Agnello. E però vi dissi ch'io desideravo di vedervi bagnato e annegato nel sangue di Cristo crocifisso.

Dunque levatevi su e destatevi dal sonno della negligenzia, e annegate la propria perversa volontà in questo glorioso prezzo. E non vi ritragga timore servile, nè amore proprio, nè detto delle creature, nè mormorazione, nè scandalo del mondo: ma perseverate con virile cuore. E guardate che voi non facciate come i matti; e se voi l'avete fatto, si ve ne dolete, di scandalizzarvi nei servi di Dio, o mormorare delle loro operazioni: perocchè questo è uno de' segni che la volontà non è morta: e se ella è morta nelle cose temporali, non è anco morta nelle spirituali. Vogliate dunque che in tutto muoia ad ogni suo parere, e viva in voi, la dolce eterna volontà di Dio: edi questa siate giudice, siccome dice la nostra lezione. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Scrivestemi che il figliuolo non poteva stare senza il latte e il fuoco della mamma. Onde se ne averete volontà, non tardate a venire per esso. Dite, che non vorreste, offendere l'obedienzia. Venite per la licenzia, e non l'offenderete. E ecci di bisogno; perchè Nanni s'è partito per buona necessità; sicchè se potete venire, l'averò molto caro Gesù dolce, Gesù amore.

Raccomandateci al baccelliere, e a Frate Antonio, e a misser Matteo, e all'Abbate, e a tutti gli altri.








Fraternamente CaterinaLD

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LXXXI - A Francesca di Francesco di Tolomei vestita dell'abito di San Domenico, inferma


Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti con vera e santa pazienzia, acciocchè virilmente porti e la infermità e qualunque altra cosa Dio ti permettesse, siccome vera serva e sposa di Cristo crocifisso. E così debbi fare; perocchè la sposa non si debbe mai scordare della volontà dello sposo suo.


Ma attendi, carissima figliuola, che a questa volontà, cosi accordata e sottoposta a quella di Dio non verresti mai se tu col lume della santissima fede non ragguardassi quanto tu se' amata da lui: perocchè, vedendoti amare, non potrai fare che tu non ami: amando, odierai la propria sensualità, la quale fa impaziente l'anima che l'ama. Onde subito che tu odierai sarai fatta paziente. Sicchè col lume ti vedrai. Ma dove troverai questo amore? Nel sangue dell'umile e immacolato Agnello, il quale per lavare la faccia della sposa sua, corse all'obbrobriosamorte della croce; onde col fuoco della sua carità la purificò della colpa, lavandola nell'acqua del santo battesimo, il quale battesimo vale a noi in virtù del sangue: e ilsangue gli fu colore, che fece la faccia dell'anima vermiglia, la quale era tutta impallidita per la colpa di Adam. Tutto questo fu fatto per amore. Adunque vedi che 'l sangue ti manifesta l'amore che Dio t'ha. Egli è quello eterno sposo che non muore mai: egli è somma sapienzia, somma potenzia, somma clemenzia e somma bellezza, in tanto che 'l sole si maraviglia della bellezza sua. Egli è somma purità, in tanto che, quanto più l'anima che è sua sposa, s'accosta a lui, tanto più diventa pura e monda d'ogni peccato, e più sente l'odore della virginità. E però la sposa che vede che egli si diletta della purità, studia d'accostarsi a lui con quello mezzo che più perfettamente la possa unire. Quale è questo mezzo? è l'orazione umile, fedele e continua. Umile, dico; fatta nel cognoscimento di te: continua, per continuo santo desiderio; e fedele, per lo cognoscimento che hai avuto di Dio, vedendo che egli è fedele e potente a darti quello che domandi; ed è somma sapienzia, che sa; ed è somma clemenzia, che ti vuole dare più che non sai addimandare.


Or con questo verrai a perfettissima pazienzia in ogni luogo, in ogni tempo e stato che tu se' e sarai; e nella infermità e nella sanità, con battaglie e senza battaglie. Laquali battaglie non vorrei, però, che tu credessi che faccino l'anima immonda, se non in quanto la volontà le ricevesse per dilettazione, di qualunque battaglia si fusse. E però l'anima che sente la volontà averne dispiacimento, e non piacere, si debbe confortare, e non venire a veruna confusione o tedio di mente; ma debbe vedere che Dio gli 'l permette per farla venire ad umilità, e per conservarla e crescerla in essa. Cosi voglio che facci tu. Godi, figlíuola, che Dio per sua misericordia, ti fa degna diportare per lui; e rèputatene indegna: e facendo così, ti conformerai in ogni cosa con la volontà del tuo dolce sposo. Compirassi a questo modo in te la volontà di Dio e il desiderio dell'anima mia, il quale dissi che era di vederti con vera e santa pazienzia. E così ti prego e voglio che sia, in ciò che piace al tuo dolcissimo sposo di concederti per lo poco tempo. Non dico più. Permane nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.



LXXXII - A tre donne di Firenze

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissime figliuole in Cristo dolce Gesù, perchè la divina bontà v'ha tratto dal loto del mondo, non vogliate vollere il capo addietro e mirare l'arato: ma sempre mirate quello che vi bisogna di fare per conservare in voi ilsanto principio, e proponimento che avete fatto. Quale è quella cosa che ci conviene vedere e fare per conservare la buona volontà? dicovelo. Che sempre siate nella cella del cognoscimento di voi; e cognoscendo, voi non essere e l'essere vostro avere da Dio; e di cognoscere li difetti vostri, e la brevità del tempo. il quale è tanto caroa noi. Però che nel tempo si può acquistare la vita durabile, e perderla, secondo che piace a noi: e, passato il tempo, neuno bene possiamo adoperare.

E dovete cognoscere in voi la grande bontà di Dio, e lo ineffabile amore che a voi porta; il quale amore v'ha manifestato col mezzo del Verbo dell'unigenito suo Figliuolo: e questo dolce e amoroso Verbo lo ha mostrato col mezzo del sangue suo. Onde noi siamo quello vassello che abbiamo ricevuto il sangue; e siamo quella pietra dove è fitto il gonfalone della santissima croce. Però che nè croce nè chiovi nè terra erano sufficenti a tenere questo umile e amoroso Verbo confitto e chiavellato, se lo amore non lo avesse tenuto; ma lo amore che ebbe a noi, il tenne, e fecelo stare in sull'arbolo della croce. E peròconviene a noi che 'l cuore e l'affetto nostro sia meschiato in lui per amore se vogliamo participare il frutto del sangue suo. Allora l'anima, che sì dolcemente cognosce Dio, ama quello che cognosce della sua bontà, e odia quello che cognosce di sè nella parte sensitiva. Onde trae la vera umiltà: la quale è balia e nutrice della carità.

E per questo va innanzi, e non torna indietro; crescendo di virtù in virtù; esercitandosi con la vigilia e conla umile e continua orazione, con lo continuo e santo desiderio, e con buone e sante operazioni: le quali sono quella orazione continua, che ogni persona che ha in sè ragione, debbe avere, oltre all'orazione particolare, che si fa alle ore debite e ordinate. Le quali in neuno modo si debbono lassare, se non fusse già per caso di obedienzia o per carità; ma per altro modo no, nè per battaglia nè per sonnolenzia di mente nè di corpo. Ma debbesi destare il corpo con lo esercizio corporale, o in venie o in altri esercizi che abbiano a stirpare il sonno quand'egli ha avuto il debito suo. La sonnolenzia della mente si vuole destare coll'odio e dispiacimento di sè: e con una impugnazione santa salire la sedia della coscienzia vostra, riprendendo sè stessa, e dicendo: «che dormi tu, anima mia? dormi, e la divina bontà veglia sopra a te: e 'l tempo passa e non ti aspetta. Vuo'tu esser trovata a dormire dal Giudice, quando ti richiederà che tu rendi ragione del tempo tuo, come tu l'hai speso, e come sei stata grata al benefizio del sangue suo?» Allora si desterà la mente: e poniamochè sopra di quello destare non sentisse, ella s'è pure desta, e stirpa lo amore proprio dell'anima sua. E per questo modo va innanzi, e vassi dalla imperfezione alla perfezione; alla quale pare che vogliate venire. Perocchè l'amore non sta ozioso, ma sempre adopera grandi cose.

Facendo così, vi vestirete del Mirollo della virtù della pazienzia, che è la mirolla della carità; e goderete delle pene, purchè voi vi possiate conformare con Cristo crocifisso; e a portare le pene e obbrobrii suoi, vi parrà godere. E fuggirete le conversazioni, e diletteretevi della solitudine; e non presumerete di voi; ma confiderete in Cristo crocifisso. E non s'empirà la mente vostra di fantasie, ma di vere e reali virtù: amando con il cuore schietto e non finto, libero e non doppio; ma in verità amerete lui sopra ogni cosa, e il prossimo come voi medesime. Nè per molestie del demonio, che vi desse laidi e malvagi pensieri, nè per fragilità della carne, nè per molestie delle creature, non verrete a tedio nè a confusione di mente; ma con fede viva direte con Paolo Apostolo: «per Cristo crocifisso ogni cosa porterò, che è in me, che mi conforta». Riputatevi degne delle pene, e indegne del frutto, per umiltà. Amatevi, amatevi insieme con una carità fraterna in Cristo dolce Gesù, tratta dall'abisso della sua carità. Altro non vi dico. Dio vi riempia della sua santissima grazia.

Di una cosa vi prego: che voi non andiate per molti consigli; ma pigliate uno consigliero il quale vi consigli schiettamente, e quello seguitate. Però che andare per molti è cosa pericolosa. Non che ogni consiglio, che è fondato in carità, non sia buono: ma come e' servi di Dio sono differenti nei modi, poniamochè tutti siano nell'affetto della carità; così differente danno la dottrina. Onde se le genti assai cercano, con tutti si vorriano confromare: e quando veniste a vedere, trovereste vedova l'anima d'ognuno. E però è il meglio ed è di bisogno, che l'anima si fondi in uno, e in quello s'ingegni d'essereperfetta; e nondimeno gli piaccia la dottrina di ciascuno. Non, che li vada cercando per sè; ma debbegli piacere li differenti e diversi modi che Dio tiene con le sue creature, ed averli in riverenzia, vedendo che nella casa del Padre nostro sono tante mansioni.

Or bagnatevi e annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso dolce amore. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.



LXXXIII - A Conte di Conte da Firenze, spirituale

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedere in te il lume della santissima fede, il quale lume ci mostra la via della verità; e senz'esso neuno nostro esercizio, desiderio, operazione verrebbe a frutto, nè a perfezione, nè a quel fine per lo quale avessimo cominciato; ma ogni cosa verrebbe imperfetta, e lenti saremmo nella carità di Dio e del prossimo. La cagione è questa: che pare che tanto sia la fede quanto l'amore, e tanto l'amore quanto la fede. Chi ama, sempre è fedele a colui cui egli ama, e fedelmente il serve infino alla morte. O carissimo figliuolo, questo è quel lume che conduce l'anima a porto di salute, tràla dal loto della miseria, e dissolve in lei ogni tenebra di proprio amore: perocchè in esso cognosce quanto è spiacevole a Dio e nocivo alla sua salute; e però si leva con odio e caccialo fuore di sè. Con fede viva cognobbe che ogni colpa è punita, e ogni bene è remunerato; e però abbraccia la virtù, e spregia il vizio. Con grande sollecitudine diventa costante e perseverante in fino alla morte; in tanto che nè dimonio nè creatura nè la fragile carne il fanno vollere il capo addietro, quando questo lume perfettamente è nell'anima. Alla quale perfezione si viene con molto esercizio, con ansietato desiderio, e con profonda umiltà. La quale umiltà l'anima acquista nella casa del cognoscimento di sè, col mezzo della continua, umile, e fedele orazione, con molte battaglie dal dimonio, e molestie dalle creatre, e da se medesimo, cioè dalla perversa volontà, e dalla fragile carne che sempre impugna contra lo spirito. A tutte resiste col lume della santissima fede; col quale lume, nelladottrina del Verbo, s'innamorò del sostenere pene e fadighe per qualunque modo Dio gliele permettesse; non eleggendo tempo nè luogo nè fadighe a modo suo, ma secondo che vuole la Verità Eterna, che non cerca nè vuole altro che la nostra santificazione.

Ma perchè ci permette queste fadighe e tante ribellioni? Perchè si provi in noi la virtù: e acciò che col lume cognosciamo la nostra imperfezione, e l'adiutorio che l'anima riceve da Dio nella battaglia e fadighe; e acciò che cognosciamo il fuoco della sua carità nella buona volontà che egli ha riservata nell'anima nel tempo della tenebra e delle molestie e delle molte fadighe.

Per questo cognoscimento che ha nel tempo delle fadighe, leva da sè la imperfezione della Fede, e viene a perfettissima Fede, per la molta esperienza che n'ha avuta e provata, essendo ancora nel camino della imperfezione. Questo lume tolle via in tutto la confusione della mente; non tanto che nel tempo delle battaglie, ma eziandio se l'uomo attualmente fosse caduto in colpa del peccato mortale, di qualunque peccato si sia, la fede il rileva. Perchè col lume ragguarda nella clemenzia, fuoco ed abisso della carità di Dio, distendendo le braccia della speranza, e con esse riceve e stringe il frutto del sangue, nel quale ha trovato questo dolce e amoroso fuoco; con una contrizione perfetta, umiliandosi a Dio, e al prossimo per lui, e reputasi il minimo, il più vile di tuttigli altri. E così spegne la colpa dentro nell'anima sua percontrizione e speranza del sangue; il qual sangue fu introdotto dal lume della fede. Per questo modo viene a tanta perfezione e a tanto amore del divino e amoroso fuoco, che egli può dire insieme col dolce Gregorio: o felice e avventurata colpa, che meritasti avere così fatto Redentore! Fu felice la colpa di Adam?

No, ma il frutto che per essa ricevemmo, fu felice, vestendo Dio il suo Figliuolo della nostra Umanità, e ponondogli la grande obbedienzia, che restituisce a grazia l'umana generazione; ed egli come innamorato, corse a pagare il prezzo del sangue suo. Così dico dell'anima. La colpa sua non è felice, ma il frutto che riceve nell'affettodella carità, per la grande e perfetta emendazione che ha fatta col lume della fede, come detto è, e perchè cresce in cognoscimento e umiltà. Ella se ne va tutta gioiosa all'obbedienzia de' comandamenti di Dio ricevendo con odio e amore questo giogo sopra le spalle sue; e subito corre, come innamorata, a dare la vita, se bisogna, per salute dell'anime. Perchè col lume ha veduto che l'amore e le grazie, che ha trovato in Dio, a lui non può rendere. Puogli bene rendere amore, ma debito di utilità, no, per grazia che egli riceva da Dio; però che egli non ha bisogno di noi: ma ben può rendere al prossimo, facendo utilità a lui, poichè a Dio non la può fare. E veramente egli è così; che servendo al prossimo caritativamente, noi dimostriamo in lui l'amore che abbiamo alla somma Eterna verità. In questa carità si pruova se le virtù in verità sono nell'anima, o no. Sicchè l'anima corre, come obediente, e ha legata la sua volontà a compire la volontà di Dio nel prossimo suo; non lassando per pena nè per veruna cosa, in fino alla morte.

Con questo lume gusta l'arra di vita eterna, nutricandosi per affetto d'amore al petto di Cristo crocifisso, dilettandosi di furare le virtù, e la vita e maturità, che ebbero i veri gustatori cittadini della vita beata, mentre chefurono peregrini e viandanti in questa vita. Con questa fede si porta la chiave del sangue, con la quale si disserravita eterna. La fede non presume di sè, ma del suo Creatore; perchè non v'è il vento della superbia con la propria reputazione; la quale reputazione, e superbia, immondizia, e ogni altro difetto e miseria sono i frutti dellainfedelità che aviamo verso di Dio, e della presunzione di fidarci in noi medesimi. Il quale è uno vermine che sta nascosto sotto la radice dell'arbore dell'anima nostra; e se l'uomo noll'uccide col coltello dell'odio, rode tanto, che o egli fa torcere l'arbore, o egli il manda a terra, se con grande diligenzia e umiltà l'anima non si procura. Spesse volte sarà l'uomo sì ignorante per l'amore proprio di sè, che egli non s'avvedrà che questo vermine vi sia nascosto. E però Dio permette le molte battaglie e persecuzioni, e che l'arbore si torca, e alcuna volta che caggia. Non permette la mala volontà, ma permettegli il tempo, e lassalo guidare al libero arbitrio suo, solo perchè egli ritorni a sè medesimo; e con questo lume, umiliato, cerchi questo vermine, e metta mano al coltello dell'odio, ed uccidalo. E non ha materia quell'anima di rallegrarsi, e ricognoscere la grazia che Dio gli ha fatta d'avere veduto e trovato in sè quello che non cognosceva? Sì bene. Sicchè per ogni modo, carissimo figliuolo, in ogni stato che l'uomo è, o giusto o peccatore, o che sia caduto e poi si rilevi, gli è necessario questo lume.

Quanti sono gl'inconvenienti che ne vengono per non averlo! Non mi pongo a narrarlo, nè a dirne più; chè troppo sarebbe lungo. Basti per ora quello che ne ho detto. Quanto gli è utile e dilettevole a darvelo, non tel so esprimere con lingua nè con inchiostro; ma Dio tel faccia provare per sua infinita misericordia. Così voglio che sia. E però dissi che io desideravo di vedere in te il lume della santissima fede.

Sòmmi molto meravigliata delle lettere che hai mandate a Barduccio. Per neuna cagione voglio che ti parti dalla Congregazione de' tuoi fratelli (guarda già, che tu non andassi al luogo perfetto della religione); nè che tu venga mai a confusione di mente; ma tutto umiliato ti facci suddito al più minimo che ve n'è. Nè, per questo, lassare che tu non porga a loro quella verità che Dio ti facesse cognoscere. Or cominciamo testè di nuovo a pigliare i rimedi sopradetti, acciò chè il dimonio della tristizia e confusione non assalisca l'anima nostra: chè peggio sarebbe l'ultima, che le prime; e sarebbe grande offesa di Dio. Permani nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.



LXXXIV (84) - A frate Filippo di Vannuccio, e a frate Niccolo di Pietro di Firenze, dell'ordine di Monte Oliveto

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimi figliuoli in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi fondati in vera e perfetta pazienzia; perocchè senza la pazienzia non sareste piacevoli a Dio, e non portereste il giogo della santa obedienzia, ma con impazienzia ricalcitrereste al prelato e all'ordine vostro. E pazienzia non è mai se non in colui che sta in perfetta carità: onde colui che ama, perde la malagevolezza che pare che sia in portare i costumi dell'ordine, e le gravi obedienzie, e alcuna volta indiscrete. Ma poichè per l'amore la malagevolezza si parte, e con pazienzia porta; è fatto subitamente suddito e vero obediente. Ed è umile; chè per superbia non leva mai il capo contra'l prelato suo. E tanto sarà umile quanto obediente; e tanto obediente quanto umile. Oh quanto è dolce, figliuoli carissimi, questa dolce virtù della propria obedienzia! La quale obedienzia tolle ogni fadiga, perocchè è fondata in carità; e carità non è senza pazienzia nè senza umilità. Perocchè l'umilità è baglia e nutrice della carità. Ma vediamo un poco il frutto di questa virtù dell'obedienzia, e se elli è frutto di vita o no;e quello che esce dal disobediente.

Ogni creatura, figliuoli carissimi, che ha in sè ragione,debbe essere obediente a'comandamenti di Dio. La quale obedienzia leva via la colpa del peccato mortale, e riceve la vita della Grazia. Perocchè con altro strumento non si leva la colpa, e non si fa la colpa. Nella obedienziasi leva la colpa, perocchè osserva i comandamenti della legge; e nella disobedienzia offende, perchè trapassa quello che gli fu comandato, e fa quello che gli è vietato;onde ne gli nasce la morte e elegge subito quello che Cristo fuggì, e fugge quello che egli elesse. Cristo fuggì le delizie e li stati del mondo; egli lo cerca, mettendo l'anima sua nelle mani delle dimonia per potere avere e compire i suoi disordinati desiderii; fuggendo quello che 'l Figliuolo di Dio abbracciò, cioè scherni, strazii, vituperii, i quali con pazienzia portò infino all'obbrobriosa morte della croce, e umilmente, e tanto che non è udito il suo grido per veruna mormorazione; ma sostenne infino alla morte per compire l'obedienzia del Padre e la salute nostra. Ma colui che è obediente, sèguita le vestigie di questo dolce e amoroso Verbo, e cerca l'onore di Dio e la salute dell'anime. Sicchè vedete che ogni creatura che ha in sè ragione, se vuole la vita della Grazia, siconviene che passi col giogo dell'obedienzia.

Ma attendete, che questa è una obedienzia generale, alla quale generalmente ciascuno è tenuto e obbligato. Ed è un'altra obedienzia, che è particolare, la quale hanno coloro che, osservati i comandamenti, seguitano i consigli, volendo andare attualmente e mentalmente per la via della perfezione. Questi sono coloro che entrano nel giardino della santa religione. Ma agevole cosa gli sarà ad obedire all'ordine e al prelato suo, a colui che haosservata l'obedienzia generale, e dalla generale è ito allaparticolare. Onde se elli è ito con la volontà morta, come debbe, egli gode, e stando nell'amaritudine sente la dolcezza, e nel tempo della guerra gusta la pace, e nel mare tempestoso fortemente naviga; perocchè il vento dell'obedienzia tanto forte mena l'anima nella navicella dell'ordine, che neuno altro vento contrario che venisse, la può impedire. Non il vento della superbia; perocchè egli è umile, che altrimenti non sarebbe obediente; non la impazienzia, perocchè egli ama, e per amore s'è sottoposto all'Ordine e al prelato, e non tanto al prelato, ma aogni creatura per Dio: e la pazienzia è il midollo della carità. Onde nol può percuotere il vento della infedelità, nè il vento della ingiustizia; perocchè giustamente rende il debito suo: onde a sè rende odio e dispiacimento della propria sensualità, la quale, se la ragione non tenesse il freno in mano, ricalcitrerebbe all'obedienzia; e a Dio rende gloria, e loda al nome suo, e al prossimo la benevolenzia, portando e sopportando i difetti suoi. Allora con fede viva (perchè alla Fede sono seguitate le opere) aspetta, nell'ultimo della vita sua, di tornare al fine suonella vita durabile, siccome il prelato gli promise nella sua professione. Perchè gli promette di dargli vita eterna, se in verità osserva i tre voti principali, cioè obedienzia, continenzia e povertà volontaria; le quali cose tutte il vero obediente osserva. Questa navicella va sì diritta verso il porto di vita eterna col vento dell'obedienzia, che in veruno scoglio si percuote mai.

Molti scogli si trovano nel mare di questa tempestosa vita, ne' quali ci percuoteremmo, se il vento prospero dell'obedienzia non ci fusse. Or che duro scoglio è quello delle impugnazioni delle dimonia, le quali non dormono mai, volendo assediare l'anima di molte varie, diverse e laide cogitazioni; e più nel tempo che l'anima si vuole stringere e serrare, con questo vento dell'obedienzia, con umile orazione (la quale orazione è uno petto dove si notricano i figliuoli delle virtù, solo per impedirla! Perocchè la malizia del dimonio il fa solamente per farci venire a tedio l'orazione e la santa obedienzia, quasi volendo metterci ne' cuori una impossibilità di non potere perseverare in quello che è cominciato, nè portare le fadighe dell'ordine; e la paglia gli fa parere una trave; e una parola che gli sia detta nel tempo delle battaglie, gli farà parere uno coltello, dicendogli: «che fai tuin tante pene? meglio t'è di tenere altra via». Ma questa è una battaglia grossa a chi ha punto d'intelletto; perocchè l'uomo vede bene che meglio è per l'anima sua che sia perseverante e costante nella virtù cominciata. Ma un'altra ne pone, colorata col colore dell'odio e del cognoscimento del difetto suo, e dello schietto e puro servire che gli pare che debba fare al suo Creatore, dicendo nella mente sua: «O misero, tu debbi fare le tue operazioni e orazioni schiette con purità di mente e semplicità di cuore, senz'altri pensieri; e tu fai tutto il contrario:onde, perchè tu non le fai come tu debbi, elle non sono piacevoli a Dio. Meglio t'è dunque di lassare stare». Questa, figliuoli carissimi, è una battaglia occulta, mostrandoci prima la verità di quello che è, e facendocela cognoscere; ma poi di dietro v'attacca la bugia, la quale germina il veleno della confusione. Onde, giunta la confusione, perde l'esercizio; e perduto l'esercizio, è atto acadere in ogni miseria, e nell'ultimo nella disperazione. E però si fa tanto dinanzi, e tanto da lunga con sottili arti, cioè per giungerlo qui, non perchè egli creda che di primo colpo egli cadesse in quelle cogitazioni, cioè che vi consentisse. Chi è colui che campa e non percuote in questo scoglio? Solo l'obediente, perocchè egli è umile; e l'umile passa e rompe tutti i laccioli del dimonio. Sicchè vedete che all'obediente non bisogna di temere di timore servile per alcuna cogitazione o molestia del dimonio. Tenga pur ferma la volontà, che non consenta, annegandola nel sangue di Cristo crocifisso, e legandola, col lume della vera obedienzia, per amore e reverenzia del Verbo Unigenito Figliuolo di Dio.

E trovasi ancora lo scoglio della fragile e miserabile carne che vuole impugnare contra allo Spirito; la quale è vestita d'amore sensitivo, il quale amore sarebbe offendere, perocchè la carne ha sempre in sè ribellione, e alcuna volta si corrompe. Ma non sarebbe offesa, se non inquanto la volontà legata col proprio amore sensitivo, consentisse alla fragile carne, e dilettasi nel suo corrompere. Ma se la volontà è morta nell'amore sensitivo e nel proprio diletto, e legata nella obedienzia, come detto è; con tutte le sue ribellioni non gli può nuocere, nè impedire la navicella; anco, è uno agumentare e dare vigore al vento, che più velocemente corra verso il termine suo. Perocchè l'anima che si sente impugnare, si leva talora dal sonno della negligenzia con odio e cognoscimento di sè e con vera umilità. Che se così non fusse, dormirebbe nella negligenzia con molta ignoranzia e presunzione; la quale presunzione notricherebbe la superbia: e presumendo di sè medesimo alcuna cosa. Onde per le impugne diventa più umile. E perciò dissemo, che tanto è obediente quanto umile. Se dunque cresce la virtù dell'umilità, cresce anco la virtù dell'obedienzia. Sicchè vedete che corre più velocemente.

Ecci anco lo scoglio del mondo; il quale, come ingannatore, si mostra con molte delizie, stati e grandezze, tutto fiorito; e nondimeno egli ha in sè continua amaritudine, ed è senza alcuna fermezza o stabilità. Ma ogni suo diletto e piacere viene tosto meno: siccome la bellezza del fiore, il quale, quando è tolto dal campo, pare, a vederlo, bello e odorifero; e, colto, subito è passata la bellezza e l'odore suo, ed è tornato a non cavelle. Così labellezza e gli stati del mondo paiono uno fiore; ma subitochè l'affetto dell'anima gli piglia con disordinato amore, si trova voto e senza bellezza alcuna, perduto quell'odore che avevano in loro. Odore hanno in quanto sono escite dalla santa mente di Dio; ma subito l'odore è partito in colui che l'ha colte e possiede con disordinato amore; nè per difetto loro nè del Creatore che le ha date, ma per difetto di colui che le ha tolte, il quale non leha lassate nel luogo dove elle debbono stare, cioè amarle per la gloria e loda del nome di Dio. Chi 'l passa questo scoglio? l'obediente, osservando il voto della povertà volontaria.

Sicchè dunque vedete che non bisogna di temere di veruno scoglio che sia, avendo voi il vento della vera obedienzia. L'obediente gode, perocchè non naviga sopra le braccia sue, ma sopra le braccia dell'Ordine. Egli è privato della pena affliggitiva, perocchè ha morta la propria volontà che gli dava pena; perocchè tanto c'è fadiga ogni fadiga, quanto la volontà gli pare fadiga. Ma all'obediente, che non ha volontà, la fadiga gli è diletto,e i sospiri gli sono uno cibo, e le lagrime beveraggio. E ponendosi alle mammelle della divina Carità, trae a sè il latte della divina dolcezza per lo mezzo di Cristo crocifisso, seguitando in verità le vestigie e la dottrina sua. Oobedienzia, che sempre stai unita nella pace e nella obedienzia del Verbo, tu se' una reina coronata di fortezza; tu porti la verga della lunga perseveranzia; tu tieni nel grembo tuo i fiori delle vere e reali virtù; ed essendo l'uomo mortale, tu gli fai gustare il bene immortale; ed essendo umano, il fai diventare angelico, e d'uomo, angelo terrestre. Tu pacifichi e unisci i disordinati; e chi t'ha, sempre è suddito alli più minimi; e quanto più si fa suddito, più è signore; perocchè signoreggia la propria sensualità, e ha spento il fuoco con la divina carità, perocchè per amore è obediente. E della cella s'è fatto uno cielo; perocchè non esce della cella del cognoscimento di sè, ma in su la mensa della croce con l'obediente Agnello mangia l'onore di Dio e la salute dell'anime. In te, obedienzia, non cade giudicio verso alcuna creatura, e singolarmente nel prelato tuo; perocchè tu se' fatta giudice della dolce volontà di Dio, giudicando che Dio non vuole altro che la tua santificazione; e ciò che dà e permette, dà per questo fine. Pigli la compassione del prossimo, ma non giudicio nè mormorazione. Tu non vuoli investigare la volontà di chi ti comanda; ma semplicemente, con semplicità di cuore, condita con prudenzia, obedisci in quelle cose dove non è colpa di peccato; e di neuna cosa ristolli mai. Bene è dunque, che nell'amaritudine gusti la dolcezza, e nel tempo della morte la vita della Grazia. O carissimi figliuoli, chi saràcolui che non s'innamori di così dolci e soavi frutti, quanti riceve l'anima nella virtù dell'obedienzia? Sapete chi li riceverà? Quegli che coll'occhio dell'intelletto, e con la pupilla della santissima Fede si specola nella Verità; cognoscendo in essa Verità se è la bontà di Dio in sè, nella quale bontà truova l'eccellenzia di questa dolce e reale Virtù.

Chi è colui che non la vede? Chi non ha il lume, e però non la cognosce; e non cognoscendola, non l'ama; e non amandola, non è vestito, ma è spogliato dell'obedienzia, e vestito della disobedienzia. La quale disobedienzia dà frutto di morte, ed è uno vento traverso, che fende la navicella, percuotendola nelli scogli detti: onde l'anima affoga nel mare con molta amaritudine, per la privazione della Grazia, trovandosi nella colpa del peccato mortale. Egli è fatto incomportabile a sè medesimo; privato della carità fraterna: egli trapassa il voto promesso, e non l'osserva. Non osserva l'obedienzia, e non osserva la continenzia: perocchè impossibile gli sarebbe al disobediente essere continente; e se fusse attualmente, non sarebbe mentalmente. E non osserva il voto della povertà volontaria; perocchè quegli che è nel proprio amore, appetisce i diletti del mondo, e viengli a tedio l'orazione e la cella, dilettandosi della conversazione. Oh quanta miseria n'esce! Egli è fatto perditore del tempo; egli volle il capo indietro a mirare l'aratro, e non persevera: egli è fatto debile, perocchè ogni piccola cosa il dà a terra: egli si priva d'ogni virtù: e sempre, come superbo, vuole investigare la volontà d'altrui, e massimamente quella del suo prelato. La lingua, figliuoli carissimi, non sarebbe sufficiente a narrare il male che esce della disobedienzia. Egli è impaziente, che non può sostenere una parola. Ed è attorniato da molti laccioli, e neuno ne passa: ma gusta in questa vita l'arra dell'inferno. Che dunque diremo? Diremo che ogni male esce dalla disobedienzia; perocchè è privata della carità e della virtù dell'umilità, le quali sono due ale che ci fanno volare a vita eterna: ed è privata della pazienzia, che è ilmidollo della carità, per la quale carità l'anima viene ad obedienzia.

Onde, considerando me, che per altra via non potiamo fuggire tanti mali e venire a tanto bene quanto ci dà la virtù dell'obedienzia; dissi ch'io desideravo di vedervifondati in vera e santa pazienzia: perocchè obedienzia non si può avere senza pazienzia, e la pazienzia procede dalla carità; perocchè per amore è fatto paziente e obediente, unto di vera e perfetta umilità. Orsù, figliuoli miei, poichè sete intrati nella navicella della santa Religione, correte col vento prospero della vera obedienzia infino alla morte, acciocchè senza pericolo giungiate al termine vostro di vita eterna. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

Raccomandateci strettamente al priore, e a tutti cotesti figliuoli. E voi siate specchio dell'obedienzia. Gesù dolce, Gesù amore.






Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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