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A tutti voi che passate da qui: BENVENUTI
Se avete desiderio di capire che cosa insegna la Bibbia che il Magistero della Santa Chiesa, con il Sommo Pontefice ci insegna, questo Gruppo fa per voi. Non siamo "esperti" del settore, ma siamo Laici impegnati nella Chiesa che qui si sono incontrati da diverse parti d'Italia per essere testimoni anche nella rete della Verità che tentiamo di vivere nel quotidiano, come lo stesso amato Giovanni Paolo II suggeriva.
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Omelie del Papa da Santa Marta Anno fine 2016 anno 2017 (6)

Ultimo Aggiornamento: 12/01/2017 15.58
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24/11/2016 20.32
 
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Papa Francesco \ Messa a Santa Marta

Il Papa durante l'omelia a Santa Marta

Il Papa durante l'omelia a Santa Marta

Papa: corruzione è bestemmia, civiltà del "dio denaro" cadrà

24/11/2016 11:43

La corruzione è una forma di bestemmia, il linguaggio di Babilonia per la quale “non c’è Dio” ma solo il “il dio denaro, il dio benessere, il dio sfruttamento”. E’ quanto sottolineato dal Papa nell’omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta

Papa Francesco celebra Messa a S. Marta

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22/11/2016 10:26

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Francesco a Santa Marta

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Il Papa durante la Messa a Santa Marta

Il Papa durante la Messa a Santa Marta

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Papa: corruzione è bestemmia, civiltà del "dio denaro" cadrà

Il Papa durante l'omelia a Santa Marta - OSS_ROM

Il Papa durante l'omelia a Santa Marta - OSS_ROM

24/11/2016 

La corruzione è una forma di bestemmia, il linguaggio di Babilonia per la quale “non c’è Dio” ma solo il “il dio denaro, il dio benessere, il dio sfruttamento”. E’ quanto sottolineato dal Papa nell’omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta. Francesco ricorda che in quest’ultima settimana dell’Anno liturgico, la Chiesa fa riflettere sulla fine del mondo e sulla nostra fine.

L’omelia di Francesco ripercorre la Lettura dell’Apocalisse che parla di tre voci. La prima è il grido dell’angelo: “E’ caduta Babilonia”, la grande città, “quella che seminava la corruzione nei cuori della gente” e che porta “tutti noi per la strada della corruzione”.

La corruzione è una forma di bestemmia
“La corruzione è il modo di vivere nella bestemmia, la corruzione è una forma di bestemmia”, spiega Francesco, “il linguaggio di questa Babilonia, di questa mondanità, è bestemmia, non c’è Dio: c’è il dio denaro, il dio benessere, il dio sfruttamento”. Questa mondanità che seduce i grandi della terra cadrà:

“Ma questa cadrà, questa civiltà cadrà e il grido dell’angelo è un grido di vittoria: ‘E’ caduta’, è caduta questa che ingannava con le sue seduzioni. E l’impero della vanità, dell’orgoglio, cadrà, come è caduto Satana, cadrà”.

La voce dell'adorazione del popolo di Dio, peccatore ma non corrotto, che cerca la salvezza in Gesù Cristo
Contrariamente al grido dell’angelo, che era un grido di vittoria per la caduta di “questa civiltà corrotta”, c’è un’altra voce potente, sottolinea Francesco, il grido della folla che dà lode a Dio: “Salvezza, gloria e potenza sono del nostro Dio”:

“E’ la voce potente dell’adorazione, dell’adorazione del popolo di Dio che si salva e anche del popolo in cammino, che ancora è sulla terra. Il popolo di Dio, peccatore ma non corrotto: peccatore che sa chiedere perdono, peccatore che cerca la salvezza di Gesù Cristo”.

Questo popolo si rallegra quando vede la fine e la gioia della vittoria si fa adorazione. Non si può rimanere soltanto col primo grido dell’angelo, se non c’è “questa voce potente dell’adorazione di Dio”. Per i cristiani però “non è facile adorare”, rileva il Papa: “siamo bravi quando preghiamo chiedendo qualcosa” ma la preghiera di lode “non è facile farla”. Bisogna però impararla, “dobbiamo impararla da adesso per non impararla di fretta quando arriveremo là”, ammonisce Francesco che sottolinea la bellezza della preghiera di adorazione, davanti al Tabernacolo. Una preghiera che dice soltanto: “Tu sei Dio. Io sono un povero figlio amato da te”.

La voce soave di Dio che invita al banchetto
Infine la terza voce è un sussurro. L’angelo che dice di scrivere: “Beati gli invitati al banchetto di nozze dell’Agnello!”. L’invito del Signore infatti non è un grido ma “una voce soave”. Come quando Dio parla a Elia. Francesco sottolinea la bellezza di questo parlare al cuore con voce soave. “La voce di Dio - dice il Papa - quando parla al cuore è così: come un filo di silenzio sonoro”. E questo invito alle “nozze dell’agnello” sarà la fine, “la nostra salvezza”, dice Francesco. Quelli che sono entrati nel banchetto, secondo la parabola di Gesù, sono infatti coloro che erano nei crocevia dei cammini, “buoni e cattivi, ciechi, sordi, zoppi, tutti noi peccatori ma con l’umiltà sufficiente per dire: ‘Sono un peccatore e Dio mi salverà’”. “E se abbiamo questo nel cuore Lui ci inviterà”, aggiunge il Papa, e sentiremo “questa voce sussurrata” che ci invita al banchetto:

“E il Vangelo finisce con questa voce: ‘Quando cominceranno ad accadere queste cose - ossia la distruzione della superbia, della vanità, tutto questo - risollevatevi e alzate il capo, la vostra liberazione è vicina’, cioè ti stanno invitando alle nozze dell’Agnello. Il Signore ci dia questa grazia di aspettare quella voce, di prepararci a sentire questa voce: ‘Vieni, vieni, vieni servo fedele - peccatore ma fedele – vieni, vieni al banchetto del tuo Signore’”.





 

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA 
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Senza replay

Giovedì, 12 gennaio 2017


 

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVII, n.9, 13/01/2017)

 

«Oggi» e «cuore» sono le due parole che Papa Francesco ha indicato come cardini per un esame di coscienza personale dello stato di salute del proprio rapporto con Dio e con i fratelli. Per questa sua meditazione, nella messa celebrata giovedì mattina, 12 gennaio, nella cappella della Casa Santa Marta, Francesco ha preso le mosse dalla prima lettura, tratta dalla lettera di san Paolo agli Ebrei (3, 7-14).

«C’è lo Spirito Santo che ci parla» ha fatto notare il Papa, ripetendo proprio le prime parole del brano liturgico: «Fratelli, come dice lo Spirito Santo». E «in questo passo della lettera agli ebrei — ha spiegato — ci sono due parole che lo Spirito Santo ripete: “oggi” e “cuore”». Scrive infatti Paolo: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori». Poi «nel salmo del lezionario — ha aggiunto Francesco citando il salmo 94 — abbiamo chiesto questa grazia: che il nostro cuore non venga indurito, non sia duro».

«Oggi», dunque, è la prima parola. Ma «l’oggi del quale parla lo Spirito Santo — ha spiegato il Pontefice — è la nostra vita, è un oggi, come dice lo stesso Spirito, “pieno di giorni”, ma è un oggi». È «un oggi dopo il quale non ci sarà un replay, un domani: oggi». E «il tramonto sarà più vicino o più lontano, ma è oggi, un oggi scelto da Dio, un oggi nel quale noi abbiamo ricevuto l’amore di Dio, la promessa di Dio di trovarlo, di essere con lui; un oggi nel quale tutti i giorni di questo oggi possiamo rinnovare la nostra alleanza con la fedeltà a Dio». Ma è comunque un «oggi», perché «c’è soltanto un solo oggi nella nostra vita».

Certo, ha riconosciuto Francesco, «la tentazione è sempre quella di dire: “sì, sì, farò domani”». È «la tentazione del domani che non ci sarà, come Gesù stesso ci spiega nella parabola delle dieci vergini: le cinque stolte sono andate a comprare l’olio che non avevano» dicendosi a vicenda: «Sì, sì, dopo, domani, dopo, vado, dopo vengo». Però, alla fine, «quando sono arrivate, la porta era chiusa».

Dunque, ha insistito il Papa, la vita «è oggi: un oggi che incomincia e un oggi che finisce; un oggi pieno di giorni, ma è oggi». A questo proposito il Pontefice ha riproposto anche la parabola che racconta di quell’uomo «che è andato dal Signore e bussava alla porta: “Signore, aprimi, sono io, non ti ricordi? Ho mangiato con te, sono stato con te”». Ma il Signore gli risponde: «Non ti conosco, sei arrivato tardi».

«Questo lo dico non per spaventarvi — ha rassicurato Francesco rivolgendosi ai presenti — ma semplicemente per dire che la vita nostra è un oggi: oggi o mai. Io penso a questo. Il domani sarà il domani eterno, senza tramonto, con il Signore, per sempre, se io sono fedele a questo oggi». E, ha proseguito, «la domanda che vi faccio è questa che fa lo Spirito Santo: come vivo io, questo oggi?».

«L’altra parola» che si trova nel passo della lettera agli Ebrei proposto dalla liturgia è «cuore». Noi «con il cuore conosciamo Dio, incontriamo il Signore». Ma «com’è il nostro cuore?». San Paolo dà un consiglio preciso nella lettera: «Non indurite i vostri cuori». Allora è bene chiedere a se stessi se «il mio cuore è duro, è chiuso», magari anche «senza fede, perverso, sedotto». Del resto, «Gesù rimprovera tante volte» gli uomini «tardi di cuore, tardi a capire». Ed è proprio «nel nostro cuore» che «si gioca l’oggi». Ecco perché dobbiamo domandarci se «il nostro cuore è aperto al Signore».

«A me sempre colpisce — ha confidato Francesco — quando trovo una persona anziana, tante volte un sacerdote o una suorina, che mi dice: “Padre, preghi per la mia perseveranza finale”». A quella persona viene naturale chiedere se ha «paura», dopo aver vissuto «bene tutta la vita, tutti i giorni» del suo «oggi nel servizio del Signore». Ma non è certo questione di paura, tanto che quelle persone rispondono: «La mia vita non è ancora tramontata, io vorrei viverla pienamente, pregare perché l’oggi arrivi pieno, pieno, con il cuore saldo nella fede e non rovinato dal peccato, dai vizi, dalla corruzione».

Sono soprattutto «due parole», quindi, che ci vengono riproposte dalla liturgia e che il Papa ha invitato a fare proprie. Anzitutto «oggi: questo oggi pieno di giorni ma che non si ripeterà; l’oggi, i giorni si ripetono finché il Signore dice “basta”». Ma «l’oggi non si ripete: la vita è questa». La seconda parola è, appunto, «cuore». E noi dobbiamo avere sempre un «cuore aperto al Signore, non chiuso, non duro, non indurito, non senza fede, non perverso, non sedotto dai peccati». E «il Signore ha incontrato tanti che avevano il cuore chiuso: i dottori della legge, tutta questa gente che lo perseguitava, lo metteva alla prova per condannarlo, e alla fine sono riusciti a farlo».

«Andiamo a casa — ha concluso Francesco — con queste due parole soltanto», domandandoci: «com’è il mio oggi?». Senza mai dimenticare che «il tramonto può essere oggi stesso, questo giorno o tanti giorni dopo». Ma è bene verificare «come va il mio oggi nella presenza del Signore». E chiederci anche «com’è il mio cuore: è aperto, è saldo nella fede, si lascia condurre dall’amore del Signore?». E «con queste due domande — ha suggerito il Papa — chiediamo al Signore la grazia di cui ognuno di noi ha bisogno».




Fraternamente CaterinaLD

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