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MA CHI SONO I FALSI MAESTRI, COME RICONOSCERLI? (qui alcuni esempi) (4)

Ultimo Aggiornamento: 01/02/2017 15.09
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12/01/2017 16.06
 
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 prosegue la nostra indagine sui FALSI MAESTRI......
cliccando qui: MA CHI SONO I FALSI MAESTRI, COME RICONOSCERLI? (qui alcuni esempi) (3) troverete gli articoli precedenti. Oltre 30 mila visite.... significa che l'argomento interessa.. e vogliamo sperarlo, perché il nostro compito non è di alimentare polemiche ma di FARE DISCERNIMENTO TRA CIO' CHE E' BENE E CIO' CHE E' MALE....

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IL FILM DI SCORSESE

Silence
 

Silence di Scorsese, tratto dal libro omonimo di Endo, non è un film cristiano fatto da un regista cattolico, bensì una giustificazione della mancanza di fede: l’apostasia, se salva delle vite, diventa un atto di carità cristiana, proprio come il martirio diventa quasi satanico se inasprisce le persecuzioni.

di Brad Miner*

Quando San Francesco Saverio portò il cattolicesimo in Giappone nel 1549, era dura imbattersi in persone convertite. Saverio ebbe molte difficoltà a imparare il giapponese, e, inizialmente, si affidò alle immagini, di solito illustrazioni di Cristo, di Maria e dei santi, per raccontare la storia cristiana. Morì tre anni dopo l’inizio della sua missione in questo paese.

Tuttavia, si convertirono in centinaia di migliaia, e la Chiesa giapponese prosperò per più di una generazione, fino all’inizio delle persecuzioni.  Nel 1597, ventisei cristiani furono crocifissi a Nagasaki. A partire dell’anno seguente e fino agli anni ’30 del secolo successivo, altri 205 nel paese furono martirizzati. E, dall’arrivo in Giappone, nel 1639, dei due preti-eroi portoghesi, di cui parla anche Shusaku Endo nel suo romanzo Silenzio, del 1966, ne vennero uccisi altri 206 con la colpa di essere Kirishitan.

Quello che le autorità giapponesi ritenevano essere un contributo commerciale con i paesi occidentali, da quel momento venne considerato una minaccia letale al patrimonio culturale giapponese. L’opera missionaria era pericolosa, e quei finti preti, basati su veri missionari, erano totalmente pronti a morire per Gesù. Ma il libro di Endo (e la sua nuova versione cinematografica di Martin Scorsese) non parla di martirio, ma su come evitarlo. Le autorità vogliono, soprattutto, l’apostasia (convinta o non), e la maggior parte dei personaggi principali diventano apostati.

Ora, a distanza di cinque secoli, è facile guardare con disdegno un prete che conosce i rischi e abbandona la vocazione della fede a cui la sua ordinazione lo aveva vincolato. Scorsese sembra chiedersi: Cosa fareste se vi venisse chiesto di calpestare un’immagine sacra di Gesù, se, così facendo, salvaste la vita di altri? I Kirishitan sono sospesi a testa in giù sopra una fossa, con delle piccole incisioni sul collo, sanguinando lentamente a morte, e solo voi potete salvarli. Non dovete fare altro che pestare il piede su di una fumi-e – una specie di icona demoniaca su cui è raffigurato Cristo. Cosa fareste voi?

Bene, quelle centinaia di veri martiri giapponesi, tutti quanti santi, morirono per il loro rifiuto a diventare apostati – perché credevano che le loro vite, nonostante una fine agonizzante, fossero redente da Cristo. Li aspettava la gioia eterna. 

Endo era un cattolico convertito, ed è giusto chiedersi quanto completa fosse la sua conversione. Martin Scorsese è cattolico dalla nascita, ma, nonostante il suo incontro con Papa Francesco durante il lancio del suo film  (la cui prima è stata il 23 dicembre), non lascia trasparire in nessun modo la sua fede cattolica. 

Il libro riprende molto il romanzo anti-coloniale di Joseph ConradCuore di tenebra (1899), la storia di un uomo di nome Marlow che fa un viaggio in Congo in cerca di un commerciante d’avorio di nome Kurtz, descritto come ”emissario della pietà, della scienza, del progresso” ma venerato dagli indigeni come un dio. Il libro di Conrad ha ispirato anche Apocalypse Now, il film del 1979 di Francis Ford Coppola, in cui un capitano dei servizi segreti dell’esercito statunitense va nel Mekong in cerca di un colonello ribelle, anche lui di nome Kurtz, divenuto un dio per i Montagnard. Entrambi i Kurtz muoiono pronunciando la famosa frase: “L’orrore! L’orrore!”.

Cosa ha a che fare questo con Silenzio di Scorsese? I due preti Gesuiti, Sebastiao Rodrigues (Andrew Garfield) e Francisco Garrpe (Adam Driver) arrivano in Giappone per cercare Padre Cristovao Ferreira (Liam Neeson), che si dice sia diventato un indigeno, al punto da diventare apostata e sposarsi.

Quando Endo lesse Cuore di tenebra, evidentemente rimase impressionato dall’organizzazione fittizia con cui corrisponde Kurtz, la Società Internazionale per la Soppressione delle Usanze Selvagge, perché questa è sicuramente una parte di quello a cui equivale l’attività missionaria in ogni parte del mondo – perlomeno, nella mentalità indigena – e, probabilmente, Endo amava Cristo, ma non era particolarmente appassionato dei cristiani.

Quando Marlow/Rodrigues/Garfield, alla fine, si confronta con Kurtz/Ferreira/Neeson, è l’uomo più anziano, ex insegnante di Rodrigues in Portogallo, che assicura l’apostasia dell’uomo più giovane.

Il film di Scorsese è, di fatto, la seconda trasposizione sul grande schermo del libro di Endo. La prima fu Chinmoku (Silenzio in giapponese) di Masahiro Shinoda, del 1971. Due attori americani impersonarono i preti portoghesi, ma con una differenza: entrambi erano in grado di pronunciare la maggior parte delle loro battute in giapponese, mentre Garfield, verso la fine del film di Scorsese, ne mastica appena qualche parola. Forse, la cosa più sorprendente riguardo al primo film è la scelta di Tetsuro Tamba (che aveva interpretato Tanaka “Tigre” nel film di James Bond Si vive solo due volte) per il ruolo di Ferreira. Come dire: ecco qua un Gesuita portoghese che è diventato un vero indigeno!

Il film di Shinoda ha una durata ragionevole di due ore, quello di Scorsese quasi tre; questo perché è ripetitivo e non perché debba raccontare di più rispetto a Shinoda. Quando il libro raggiunge l’apice, Rodrigues sente la sabbia che gli cede sotto i piedi

 Dai più profondi recessi del mio essere, un’altra voce si fece sentire in un sussurro. Supponendo che Dio non esita … 

Era una fantasia spaventosa. Se non esiste, quanto diventa tutto assurdo! Quale assurdo dramma diventano le vite di Mokichi e di Ichizo, legati al palo e lambiti dalle onde. E i missionari che hanno passato tre anni solcando i mari per giungere in questo paese … che illusione è stata la loro! Anch’io qui, a vagare su desolate montagne: che assurda situazione!

Silenzio di Scorsese non è un film cristiano fatto da un regista cattolico, bensì una giustificazione della mancanza di fede: l’apostasia, se salva delle vite, diventa un atto di carità cristiana, proprio come il martirio diventa quasi satanico se inasprisce le persecuzioni. “Cristo sarebbe diventato un apostata a causa dell’amore” dice Ferreira a Rodrigues e, naturalmente, Scorsese è d’accordo.

La visione di Silenzio, è consentita ai bambini solo in presenza di un adulto, per via delle molteplici scene di tortura. Molti americani e britannici si sono visti rubare la scena per il film da un superbo cast giapponese che include: Yosuke Kubozuka nel ruolo di Kichijiro, un Giuda che guadagna molto più argento rispetto a quello originale; Issei Ogata nel ruolo del principale antagonista dei missionari, l’inquisitore Inoue; Shin’ya Tsukamoto (Mokichi) e il grande Yoshi Oida (Ichizo), nel ruolo dei paesani cattolici martirizzati dall’inquisitore. Non sorprenderebbe se uno tra Oida o Kubozuka ricevesse una nomination all’Oscar come attore non protagonista. Nel caso, si tratterebbe, probabilmente, dell’unico accenno al film da parte dell’Accademia.

*Pubblicato su The Catholic Thing, 26 dicembre 2016. Traduzione di Davide Polenghi



IL RITRATTO (di un pessimo maestro, gesuita)
 

Definito da Papa Francesco "il più grande teologo per il giorno d’oggi", Michel de Certeau ha sostenuto tesi di rottura conciliare e di attrazione verso il maggio francese cercando di unire il '68 al Concilio. E la rivista dell'Università cattolica ne ha scritto il ritratto appassionato. 

di Rino Cammilleri
Michel de Certeau

Sull’ultimo numero di «Vita & Pensiero», la rivista dell’Università Cattolica, la storica americana Natalie Zemon Davis traccia un ritratto appassionato di Michel de Certeau (1925-1986), che papa Bergoglio ha definito «il più grande teologo per il giorno d’oggi». Poiché non mi intendo di teologia, incuriosito sono andato a vedere su internet e ho trovato le foto (sempre in borghese) di questo «gesuita, antropologo, linguista e storico francese, la cui opera spazia su ambiti diversi quali la psicoanalisi, la filosofia e le scienze sociali».

Al suo funerale, a Parigi, nella chiesa di Saint-Ignace risuonarono le note di Je ne regrette rien di Edith Piaf: «Non rimpiango niente». Curioso: che cosa ci sarebbe stato da rimpiangere o i cui pentirsi? Savoiardo di Chambéry ed ex staffetta partigiana, il de Certeau, nel 1950 divenne gesuita e fu allievo del celebre p. Henri de Lubac (poi diventato cardinale), nello stesso anno in cui il papa Pio XII «ordinò a de Lubac di interrompere l’insegnamento pubblico e censurò il suo libro sul soprannaturale». De Certeau era affascinato dai «mistici selvaggi» del XVII secolo, in particolare dal gesuita Jean-Joseph Surin, la cui predicazione itinerante rasentava l’eresia (nella Francia delle guerre di religione) e che ebbe un ruolo di primo piano nel grande esorcismo delle suore orsoline indemoniate di Loudun (attorno agli anni 1635 e 1636).

Scrive infatti la Davis su de Certeau che «i suoi eroi sono spesso vagabondi, pellegrini, missionari e nomadi come il visionario seicentesco Jean de Labadie, che iniziò da gesuita (…) e finì col fondare nei Paesi Bassi una comunità protestante». De Certeau nel 1964 fu uno dei membri fondatori dell’École freudienne di Parigi, l’istituto del famoso Jacques Lacan. Erano gli anni del Concilio, le cui riforme a suo avviso «costituivano un “rottura” creativa con gli inflessibili schemi gerarchici del passato». Infatti, «riteneva che il Vaticano II avrebbe dovuto portare la Chiesa a immergersi completamente nelle tematiche del mondo moderno».

Coerentemente, viaggiò molto in Sudamerica, «attirato dai sacerdoti della Teologia della liberazione». Si entusiasmò per il Maggio (1968) francese e scrisse che «lo scorso maggio la parola è stata presa come nel 1789 è stata presa la Bastiglia». Manifestò in seguito la sua delusione per il fallimento sia delle speranze sessantottine che di quelle conciliari. Nel 1971 un suo saggio sul significato del cristianesimo fu respinto dall’Institut Catholique di Parigi (che glielo aveva richiesto) e lui, anziché correggerlo come suggerito dallo stesso Istituto, lo pubblicò col titolo La rupture instauratrice, dove sosteneva che «il “seguitemi” di Gesù viene da una voce eclissata, ormai irrecuperabile per sempre». A questo punto anche de Lubac prese le distanze da lui, «accusandolo di essere un gioachimita alla ricerca, come il visionario medievale, di una presunta epoca d’oro della pura spiritualità, priva di qualsiasi tipo di istituzione ecclesiastica o disciplinare».

Forse qualcuno, più esperto di me, può illuminare meglio questa figura di teologo e farmi capire perché è «il più grande» per i tempi che corrono. E’ anche vero che i gesuiti non sono più quelli di san Roberto Bellarmino, ma quando hanno cessato di esserlo? 


ebbene... se la cosa può interessarvi, CLICCANDO QUI, troverete uno studio approfondito sulla responsabilità del gesuitismo moderno nella crisi della Chiesa....

Chi sta de-cattolicizzando la Chiesa cattolica? Ma si tratta proprio del glorioso ordine fondato da Sant’Ignazio di Loyola. In questo studio, cercheremo di capire il come e il perché di questa diabolica deriva, che segue l’intuizione del prete apostata Ernesto Buonaiuti, “guru” del modernismo italiano: «Fino ad oggi si è voluto riformare Roma senza Roma, o magari contro Roma. Bisogna riformare Roma con Roma».

Dietro a tutto ciò, e come abbiamo dimostrato fin qui, ci sono i gesuiti. All’inizio abbiamo spiegato che il loro progetto, ben riuscito, è stato quello di mettere mano alla dottrina morale della Chiesa che, non potendone dissentire o modificarla, arrivarono a ridicolizzare e ad annientare. Indovinate come? Con il movimento Hippie.

Si, avete letto bene, sorpresi? Alla sorgente del grande movimento Hippie c’era un sacerdote gesuita, il già menzionato Richard McSorley, meglio conosciuto come “prete marxista” che inventò il “Gesù anti-istituzionale”, quello con i capelli lunghi, con il pollice in alto, il piacione, con la sua filosofia del ma lasciati andare, che male c’è!?”. Nasce, quindi, il vangelo dell’ammmore, della liberazione, della libertà, della prosperità, il Gesù amicone e compagnone, il Gesù rock and roll, il Gesù esistenziale che “esce dalla chiesa” e dai tabernacoli per tuffarsi in mezzo alla gente in godibili musical…

_08-dossier-gesuiti-parte-prima-5Avete forse dimenticato il movie-musical Jesus Christ Superstar[27] del 1973? Il Gesù che rischia tutto e che non si preoccupa di scandalizzare i “carta pecoriti” conservatori della ChiesaAria nuova, spiriti nuovi, venti nuovi… Gesù si rinnova: non insegna più ma dialoga abbracciando tutti indistintamente, a prescindere dallo stato di peccato in cui l’uomo si trova. Anzi, il peccato cessa di esistere, il peccato è tutto ciò che rigetta questo “vento nuovo”. Sfidiamo chiunque a non trovare, oggi, tutto questo nella Chiesa e nelle sue moderne pastorali! McSorley inventa il Gesù “del popolo”, mentre Rahner aveva già impostato la nuova chiesa del popolo e, se esiste una chiesa del popolo, ci deve essere, ovviamente, anche una teologia del popolo.









 

[Modificato da Caterina63 01/02/2017 15.09]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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