DIFENDERE LA VERA FEDE
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A tutti voi che passate da qui: BENVENUTI
Se avete desiderio di capire che cosa insegna la Bibbia che il Magistero della Santa Chiesa, con il Sommo Pontefice ci insegna, questo Gruppo fa per voi. Non siamo "esperti" del settore, ma siamo Laici impegnati nella Chiesa che qui si sono incontrati da diverse parti d'Italia per essere testimoni anche nella rete della Verità che tentiamo di vivere nel quotidiano, come lo stesso amato Giovanni Paolo II suggeriva.
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ATTENZIONE A 10 ANNI DAL SUMMORUM PONTIFICUM IL PROGRAMMA PER SETTEMBRE

Ultimo Aggiornamento: 22/09/2017 09.16
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Latin Mass Society 
X anniversario del Motu Proprio
Summorum Pontificum

Roma
  

14-17 settembre 2017

Risultati immagini per SUMMORUM PONTIFICUM

Giovedì, 14 settembre
ore: 9,00 - 18,00

Pontificia Università San Tommaso d'Aquino (Angelicum)
Conferenza: Il Motu Proprio di Papa Benedetto XVI : una rinnovata giovinezza della Chiesa (con traduzione simultanea)
Registrazione: 30,00 Euri - pranzo compreso

Venerdì, 15 settembre
ore: 16,00: Via Crucis (Colosseo)

ore: 19,00: Basilica di Santa Maria  sopra Minerva:
    S. Messa solenne
Con i seminaristi dell'Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote

Sabato, 16 settembre
 
ore: 9,00: Adorazione Eucaristica
Processione solenne per le vie di Roma
ore: 11,00: Santa Messa pontificale - Basilica di San Pietro

Domenica, 17 settembre
Chiesa della SS.ma Trinità dei Pellegrini
ore 11,00: Santa Messa solenne, in rito domenicano
celebrata dalla Fraternità San Vincenzo Ferreri






[Modificato da Caterina63 07/05/2017 16.37]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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  Convegno Summorum Pontificum. Roma, Angelicum 14 settembre 2017. Resoconto essenziale

Quello che segue è il mio resoconto dell'evento di ieri
: il Convegno del decennale:

"Il Motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI: una rinnovata giovinezza per la Chiesa", tenutosi presso l'Università Pontifica Angelicum

Mi sono servita dei miei appunti e di quanto la memoria custodisce dell'esperienza. Non mi dilungo in commenti che non mancheranno in un prossimo articolo in cui condenserò diverse impressioni e riflessioni. Quella più immediata è che tutti - e dico tutti - gli illustri relatori vedono e riconoscono qual è la verità, quali sono i problemi (anche se, quanto al concilio, se ne parla solo con citazioni commestibili) e quali i rimedi, mentre i loro insegnamenti ci fanno ardere il cuore come ad Emmaus. Dunque c'è consapevolezza ed è risuonato, forte, l'invito a 'resistere' ed anzi a promuovere la Liturgia - e la pastorale - tradizionali, come unico rimedio, baluardo certo e irrinunciabile. Ma chi è che deve promuovere? Penso innanzitutto alla formazione dei sacerdoti che tutti dicono carente ma che nelle sedi adeguate nessuno cura nel senso auspicato. E mi fermo qui... mentre la realtà continua ad andare da tutt'altra parte. Ma lasciamo prevalere la fiducia e la speranza nel Signore e nella Sua e nostra Madre e nella pars sanior dei nostri Pastori.  (M.G.)

Laudetur Jesus Christus!
Molto numerosa e partecipe l'Assemblea di cardinali vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose nonché di laici provenienti da tutto l'Orbe cattolico. Saluti particolari sono stati rivolti da Padre Nuara a presenze inconsuete: una delegazione di Hong Kong e le monache eremite provenienti dalla Lapponia Svedese.

In questa nostra società così  segnata dal relativismo, è confortante veder riuniti a Roma - anche in preghiera per il concomitante Pellegrinaggio ad Petri Sedem -migliaia di laici e centinaia di sacerdoti e seminaristi convenuti da lontano per portare proprio a Roma la loro preghiera e la loro speranza.

I lavori dell'evento congiunto del Convegno del decennale: "Il Motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI: una rinnovata giovinezza per la Chiesa", tenutosi presso l'Università Pontifica Angelicum il 14 settembre, iniziano con il canto del Veni Creator nella corale consonanza di pensieri e sentimenti.
Introduce P. Vincenzo M. Nuara OP (Moderatore di Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum e Assistente spirituale di Giovani e Tradizione
Ha curato con grande acribia anche tutte le precedenti edizioni. Dopo un breve excursus di luci e ombre, sostanzialmente egli ribadisce la grata riconoscenza per il Summorum Pontificum, che riconosce in maniera ufficiale e autorevole la piena legittimità della Liturgia Romana Tradizionale. Conclude affermando che la Liturgia antica ha dato e continuerà a dare nuova giovinezza alla spiritualità di molti che la conoscono e la amano.
Ha poi preso la parola mons. Guido Pozzo (Segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei). Il suo tema: Il Summorum Pontificum dieci anni dopo. Bilancio e prospettive
Esordisce col dire che il Summorum non è stato una semplice concessione ai tradizionalisti; sarebbe riduttivo e insufficiente arrestarsi ad un'affermazione del genere.
Fornisce alcuni dati che, nel decennale di applicazione del motu proprio, mostrano un indice di crescita delle celebrazioni domenicali regolari della Messa tradizionale. Non senza la persistenza di una problematica generale da ricondurre non solo alla scarsità ma anche alla non disponibilità dei sacerdoti nonché a pregiudizi teologici o pastorali. Ciò determina situazioni di isolamento che ogni diocesi dovrebbe essere impegnata a risolvere non senza un maggiore impegno da parte dei singoli sacerdoti.  Auspica un atteggiamento non rivolto al passato, pur nella necessità di ancorare l'anima a quanto veicola grazie perenni. Stigmatizza la vulgata di conio conciliare della rottura e della discontinuità e ribadisce la necessità di risanare la spaccatura ecclesiologica, non solo liturgica, in atto, attraverso lo sviluppo ordinato qualitativo e sostanziale della liturgia che riguarda il destino del risorgere della vita di fede. Vero antidoto contro l'enfasi creativa e le tendenze allarmanti che neutralizzano il Sacrificio. Sgombrando il campo da alternative di principio tra Chiesa pre-conciliare e post-conciliare.
Richiama il n. 1069 del Catechismo della Chiesa Cattolica per ricordare che la Liturgia è Opera Christi. Bisogna lottare contro l'autoreferenzialità. Ciò che conta sono le categorie cristologiche del popolo corpo di Cristo.
Non esclude la convergenza verso una forma unica del rito romano ma attraverso la crescita di fede di tutta la Chiesa e non di una imposizione burocratica.
Sostanzialmente insiste, come del resto tutti gli altri, sul ruolo di riconciliazione in seno alla Chiesa voluto da Benedetto XVI. E afferma che la messa tradizionale non è un elemento perturbatore o di minaccia per l'unità della Chiesa, ma un dono; anzi, una sorta di garanzia.
Ѐ la volta del Cardinale Gerhard Ludwig Müller (già Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei), accolto da un lunghissimo e caloroso applauso. Il suo tema: Dogma e Liturgia
Esordisce ricordando che la Liturgia è il popolo di Dio che partecipa all'opera di Dio. Liturgia, espressione della fede e non autoconferma comunitaria autoreferenziale a cui si oppone la categoria cristologica del Corpo di Cristo. Sostanzialmente ribadisce i principi formali e fondamentali della tradizione Cattolica e la comune struttura fondamentale della Chiesa. Afferma che la libertà di celebrare è la sola barriera al secolarismo e all'umanesimo anticristiano. La restaurazione è il futuro della Chiesa nella liturgia - diaconia - martyria. Manifestazione vivente e non semplice applicazione di principi teoretici, la Liturgia è fonte e norma dell'auto-comprensione morale e spirituale della Chiesa. A differenza della gnosi che pretende di trasmettere la conoscenza ad una élite, la Chiesa esprime la sua fede nella sua liturgia pubblica e questa sviluppa la comprensione della fede.
Illustra la nascita (fin dal V secolo con Prospero di Aquitania) e il significato dell'espressione lex orandi - lex credendi (ut legem credendi lex statuat supplicandi) che riguarda l'autorealizzazione della Chiesa. Strumento e segno, confessione, ringraziamento, annuncio, servizio...
Insiste a lungo sulla necessità che la Liturgia rispecchi la retta dottrina che si appoggia sull'insieme della tradizione: la Parola e lo Spirito della Rivelazione è sempre contenuto nella liturgia che esprime in maniera fedele ciò che il magistero della Chiesa esprime in maniera definitiva. Ѐ a questo titolo che è molto importante l'esattezza delle traduzioni.
In un passaggio afferma che anche i Dogmi mariani recenti sono già presenti nell'autocomprensione della Chiesa basata sulla fede antica. Cita al riguardo 2 date significative: 8 dicembre - 15 agosto.
Accenna al sensum fidelium che nasce dal contatto con Cristo mediante la Liturgia, comunicazione divina in Cristo, attualizzazione della Rivelazione e non insieme di formule di pensiero. Scrittura e Liturgia fonti in quanto forme vive.  La teologia non è una costruzione teorica della realtà: né la sola fide, né la sola Scriptura appartengono al cattolico e neppure il concetto luterano della messa che elimina l'idea del Sacrificio.
Per sommi capi la conclusione. Le vie dell'uomo che non conducono a Dio sono vicoli ciechi. Il Logos parla e viene in Corpo, Sangue, Umanità e Divinità. Attenzione a ciò che è e non a ciò che facciamo perché la Liturgia non è espressione della coscienza della comunità, è rivelazione accolta nella fede e nella preghiera. Il crollo della liturgia ha determinato il crollo della fede. La Liturgia Latina-Gregoriana ridarà giovinezza: essa è futuro e speranza.
Questa scarna rapida rassegna non rende sufficientemente ragione di un intervento dotto, decisamente ratzingeriano, non solo ma anche per le molte citazioni, soprattutto riguardo alla teologia della Liturgia. A Benedetto XVI esprime la sua riconoscenza. 
Interviene Don Marino Neri (Segretario di ASSP). Il suo tema: Presentazione degli Atti del 4° convegno sul Motu proprio Summorum Pontificum del 2015
Moderatore, insieme a P. Nuara. Emerge l'ottica di rivitalizzare e recuperare i tesori liturgici e spirituali del Rito Romano antiquior come baluardo per affrontare le sfide e i problemi del mondo contemporaneo. Don Marino Neri sottolinea che la Sacra Liturgia promossa dal Motu proprio Summorum Pontificum può risanare le criticità emerse e diffondere santità tra i fedeli.
Interviene Dom Jean Pateau (Abate del Monastero benedettino di Fontgombault). Il suo tema: I frutti di grazia del Summorum Pontificum per la vita monastica e sacerdotale.
Non ha mancato di accennare ai pericoli per la vita monacale della concelebrazione prevista dal Novus Ordo Missae, mentre la Messa antica favorisce la pietà liturgica anche con le Messe individuali lette. 
Richiama la fiducia e la speranza nel futuro, nella certezza che la celebrazione del Rito antico e lo scandire la liturgia delle ore nella forma tradizionale porteranno pace, devozione e nuove vocazioni. Auspica l'incremento di comunità che celebrino la liturgia antica, il cui mistero, sacralità e ricchezze spirituali daranno frutti certi anche alle comunità monastiche che seguono il Novus Ordo. E che il nostro cuore diventi sempre più una celebrazione eucaristica. Ho colto in particolare i richiami al silenzio, alla dimensione verticale. La liturgia non è proprietà del Prete. Il Summorum Pontificumesprime coscienza ed esperienza, azione di grazia e speranza.
Ascoltiamo Martin Mosebach (scrittore e saggista). Il suo tema: Santa routine: sul mistero della ripetizione
Esordisce sottolineando l'ironia della "nobile semplicità" (espressione di Winckelman di 250 anni fa) ripresa da Sacrosanctum Concilium, n.34. "I riti splendano per nobile semplicità; siano trasparenti per il fatto della loro brevità e senza inutili ripetizioni; siano adattati alla capacità di comprensione dei fedeli né abbiano bisogno, generalmente, di molte spiegazioni". 
Da qui Mosebach sviluppa interessanti e significative riflessioni sia sull'importanza della ripetizioneche sull'enfasi infausta circa la comprensibilità. Afferma che la supposta semplicità in realtà è diventata riduzione, depauperamento. Ѐ proprio della Liturgia esprimere l'eternità attraverso strumenti temporali. Ѐ qui che si inseriscono le ripetizioni: le triplici ripetizioni 
Cita la riduzione del Kyrie a sole due invocazioni, chiedendosi perché una ripetizione duplice sia meno inutile di una triplice.
Afferma che la semplicità e la ripetizione non esprimono alcuna contraddizione; al contrario la semplicità esige la ripetizione. Lo strumento retorico della ripetizione viene scelto per rendere un canto echeggiante al di fuori della sfera storica (come il Sanctus). Il Kyrie (che è come la spina dorsale) e l'Agnus Dei, nella rispettiva triplice ripetizione, mostrano che l'invocazione dovrebbe essere ripetuta all'infinito, che è l'unica preghiera che valga la pena pronunciare (esemplare in questo la liturgia orientale). La soppressione delle cosiddette ed erroneamente ritenute "ripetizioni inutili" - nella possibile non consapevolezza dei padri conciliari - segna il distacco dall'aspetto escatologico della liturgia. 
La rinascita della liturgia tradizionale rivaluta le "ripetizioni necessarie", non già all'interno del rito, ma dell'intero rito. Il rito è ripetizione, ma è sempre nuovo nel sacrificio di Cristo che è reso presente come fosse la prima, ultima, unica volta. E nella gradualità del rinnovarsi consente che si sperimenti e si attinga la forza di ritrovarsi a casa. Ciò che più conta è che il rito è più forte degli uomini che vincono se si abbandonano; ma se non sono pronti non possono coglierne la forza. Lasciarsi trasportare dalla messa nelle sue interminabili ripetizioni significa abbandonare la volontà di semplificare e di pensare in maniera indipendente. E molto altro.
Accenna inoltre alla lingua, ancella traditrice perché le traduzioni possono alterare i riti (corre spontaneo il pensiero al recente motu proprio magnum principium... qui). Ѐ una possibilità tecnica, intellettuale (ma non spirituale) adatta all'anima.
I frutti maturano nella ripetizione e nell'abitudine. Richiama la necessità della continuità del prendersi cura: cultura deriva dal contesto agricolo e indica ciò che deve essere prodotto e amato costantemente e ripetutamente. L'atto spirituale non si esaurisce nell'essere compreso una sola volta, sollecita nutre e trasfigura. Cogliamo in controluce la bellezza e l'insistente qualità dell'eternità sempre identica ed è la pratica costante che produce frutti. Per questo repetita iuvant, qualcuno accenna...
Ed ecco la relazione del card. Robert Sarah (Prefetto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti). Il suo tema: “Il silenzio e il primato di Dio nella sacra Liturgia”.
[Questa relazione la inserisco a parte, domani; perché è quella che ho annotato di più e merita di non perdersi nel mucchio. Anche se il resto del 'mucchio' è già denso di spunti e di suggestioni].
Inserisco soltanto l'incipit. 
Esordisce citando Benedetto XVI il cui intento era la riconciliazione all'interno della Chiesa dopo che si è cercato di adattare la riforma alla svolta antropologica per ricostruirla in senso antropocentrico. Ma la Liturgia non è il laboratorio del nostro agire: è il baluardo della presenza di Dio. Infatti  è la dimenticanza di Dio il pericolo più incombente del nostro tempo in cui l'attenzione non è più diretta al primato di Dio (terrorismo senza Dio; secolarismo sempre più aggressivo; consumismo; cultura della morte - Ratzinger luglio 2004) e la liturgia deve fungere da baluardo offrendo la presenza di Dio. Ma che succede se nella liturgia noi pensiamo solo a noi stessi? [...]
Segue la relazione Mons. Markus Graulich (Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi). Il suo tema: Dall'Indulto alla legge universale della Chiesa, una lettura canonistica del SP
Il Motu Proprio è una legge universale per tutta la Chiesa, che deve essere applicata ovunque. Non necessitava, di per sé, di un ulteriore regolamento, ma l'istruzione Universae Ecclesiae ne facilita l'applicazione. La novità maggiore è nell'art. 1, che sancisce che il messale di Paolo VI è la forma ordinaria della lex orandi e quello di S. Pio V, nuovamente edito da S. Giovanni XXIII, la forma straordinaria e dunque le due forme del rito romano possono essere entrambe liberamente celebrate da ogni sacerdote.
Interessante l'affermazione che il "Numquam abrogatus" sul Messale del 62 è fondato sul fatto che la categoria giuridico-canonica dell'abbrogazione non può essere applicata ad un Messale che non è una raccolta di leggi. La legislazione può limitare l'uso di un Messale ed è questo che ha fatto Paolo VI ha abrogato le leggi che regolano l'uso ddl Messale e non il Messale. Bah! Sottigliezze canoniche...
Conclude con l'esempio di un parroco che volesse introdurre la forma straordinaria nella sua parrocchia senza pregiudizio per la forma ordinaria. Può farlo di sua iniziativa anche se non esiste un un coetus che glielo chieda, perché la legge non lo vieta.
Ultimo relatore il Dott. Ettore Gotti Tedeschi (già Presidente dello IOR). Il suo tema: “L’economia” della Liturgia
Puntualizzazioni incisive e coinvolgenti. Esordisce con l'osservazione che si tende ad operare sugli effetti dimenticando le cause.
L'Economia non è una scienza e neppure una legge, è uno strumento neutro per raggiungere un fine. L'economia funziona per l'uomo se soddisfa i suoi veri bisogni (spirituali, morali, intellettuali, materiali) e non si limita a quelli materiali.
Se ciò non avviene, l'economia prende autonomia morale, ignora la legge naturale e sfugge di mano all'uomo. Ma uno strumento non può avere autonomia morale. 
Si dà senso all'economia dando senso alla vita e per questo l'uomo ha bisogno di essere nutrito spiritualmente, attraverso i Sacramenti, la Liturgia. 
La liturgia non è forma, ma sostanza e non deve soltanto essere celebrata, ma trasformare l'uomo. E ciò avviene se è adeguata a rivivere il sacrificio della Croce.
Chi ha deciso di corrompere le culture del mondo globale deve omogeneizzare le morali. La globalizzazione delle culture comporta l'omogeneizzazione delle morali. Come? Attraverso il sovvertimento della Messa, che è sostanza, trasformata in forma. L'omogeneizzazione delle morali passa per la trasformazione della Messa in una forma manipolabile.
Nota che la sigla NOM (Novus Ordo Missae) coincide esattamente con Nuovo Ordine Mondiale. E coincide anche nel tempo, negli intenti e nei successi...
Quali sono gli effetti di una liturgia che son arricchisce spiritualmente l'uomo? 
La liturgia "corrotta" non cambia l'uomo, non argina la miseria morale e dunque nemmeno la miseria materiale. La corruzione della liturgia le impedisce di creare la ricchezza integrale dell'uomo e produce la povertà integrale.
Se la Messa non cambia l'uomo, la Chiesa perde la sua funzione (quella di esercitare il triplice munus: docendi, sanctificandi, regendi)
Il Motu Proprio "Summorum Pontificum" non è stato emanato per soddisfare "4 tradizionalisti", ma per salvare e lasciare a disposizione un mezzo certo di valore per produrre ricchezza integrale per l'uomo, incluse le grazie per discernere ciò che è bene e ciò che è male.
________________
Al termine, tutti i partecipanti si sono trasferiti nella Basilica di S. Marco al Campidoglio per i Vespri Solenni presieduti da S. E. Rev.ma Mons. Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia.




Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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“Non siete tradizionalisti, siete cattolici al pari mio e del Papa”. Le parole del cardinal Robert Sarah, Prefetto del culto Divino arrivano scandite quasi al termine della relazione tenuta dal porporato nel corso del Convegno a dieci anni dal Summorum Pontificum di Benedetto XVI. E sembrano porre fine a una lunga traversata nel deserto compiuta dai gruppi stabili e dai tanti monaci e religiosi (all’Angelicum di Roma ieri erano soprattutto francesi e italiani) che in questi anni hanno sperimentato i benefici della forma straordinaria del rito romano.

E' la cosiddetta messa in latino o messa tridentina. Un clichè linguistico buono per tenere a bada e inquadrare un fenomeno nato in sordina, ma che oggi è cresciuto a tal punto che il termine tradizionalista sta stretto e per certi versi è ingeneroso dato che la maggior parte dei fedeli che hanno questa sensibilità sono giovani e nostalgici di nulla. A dare piena cittadinanza alla forma straordinaria del rito romano è arrivato anche l’attuale prefetto della disciplina dei Sacramenti che ha colto l’occasione nel corso della lectio magistralis di ieri per chiarire anche alcune sue espressioni che avevano scatenato i sospetti di alcuni guardiani della rivoluzione: l’orientamento in primis e la Riforma della Riforma secondariamente.

Non prima di ricordare che il motu proprio è stato “un segno di riconciliazione nella Chiesa che ha portato molto frutto e che in questo senso è stato fatto anche da Papa Francesco”. Partendo da Ratzinger il cardinale ha ricordato che «la dimenticanza di Dio è il pericolo più incalzante del nostro tempo». “Se la Chiesa di oggi è meno zelante ed efficace nel portare le persone a Cristo – ha detto alla platea dell’Angelicum -, una delle cause può essere la nostra mancata partecipazione alla Sacra Liturgia in modo autentico ed efficace. E ciò forse è dovuto a sua volta ad una mancanza di una adeguata formazione liturgica – di cui è preoccupato anche il nostro Santo Padre, Francesco, quando dice che “una liturgia che fosse staccata dal culto spirituale rischierebbe di svuotarsi”.

Per Sarah “questo può essere anche dovuto al fatto che molto spesso la liturgia, così come viene celebrata, non è celebrata fedelmente e pienamente come la intende la Chiesa, ma depauperandoci o deprivandoci di quel pieno incontro con Cristo nella Chiesa, che è un diritto di ogni battezzato”. Tanto che “molte liturgie sono davvero nient’altro che “antropocentriche”, “un teatro, un divertimento mondano, con tanti rumori, danze e movimenti corporali che assomigliano alle nostre manifestazioni folkloriche”. Invece, la liturgia è il momento di un incontro personale e di intimità con Dio e qui il cardinale ha ammonito Africa, Asia e America Latina a riflettere “sulla loro ambizione umana di inculturare la liturgia, in modo da evitare la superficialità, il folklore e l’autocelebrazione culturale”.

Ma che cosa c’entra questo con la messa in forma tridentina? C’entra perché nel cosiddetto usus antiquior questi rischi vengono notevolmente depotenziati. Come quello di perdere un orientamento liturgico che, lungi dall’essere una questione formale, rappresenta invece un dettaglio fondamentale per parlare con Dio. Dettaglio. Sarah lo ribadisce, ricordando di averne già parlato e di come negli ultimi anni il tornare a “volgersi ad Deum o ad orientem durante la liturgia Eucaristica, sia gestualità quasi universalmente assunta nelle celebrazioni dell’usus antiquior”.

Ma anche la pratica dell’orientamento “è perfettamente appropriata – e io insisto – e pastoralmente vantaggiosa, nella forma più moderna del rito Romano”. Il cardinale è consapevole che questo potrebbe causargli l’accusa di essere attento ai dettagli: “Sì, - ha proseguito - perché come ogni marito e moglie sanno, in ogni rapporto d’amore i più piccoli dettagli sono molto importanti, perché è in essi, e attraverso di essi, che l’amore si esprime e si vive giorno dopo giorno. Le ‘piccole cose’ nella vita matrimoniale esprimono e proteggono le realtà più grandi, tanto che il matrimonio inizia a rompersi quando questi dettagli vengono meno. Così anche nella liturgia: quando i suoi piccoli rituali diventano routine e non sono più atti di culto che esprimono le realtà del mio cuore e della mia anima, quando non mi prendo più cura dei dettagli, allora vi è il grande pericolo che il mio amore a Dio Onnipotente si raffreddi”.

Stesso argomento per il silenzio, il solo che “può edificare ciò che sosterrà la sacra celebrazione perché il rumore uccide la liturgia, assassina la preghiera, ci strappa e ci esilia lontano da Dio”. Si arriva così nel cuore della solenne celebrazione della Santa Messa nell’usus antiquior che “è un ottimo paradigma di questo, poiché, con i suoi livelli di ricco contenuto e i diversi punti di collegamento con l’azione di Cristo, ci permette di raggiungere tale silenzio. Tutto ciò è certamente un tesoro con il quale possono essere arricchite alcune celebrazioni dell’usus recentior, a volte purtroppo orizzontali e rumorose”.

Le riflessioni di Sarah però hanno come protagonista la messa in generale e non soltanto quella in forma straordinaria. Infatti il cardinale ha invitato a “non pregare il breviario con il proprio telefonino o il proprio ipad” perché “non è dignitoso, desacralizza la preghiera. Questo apparecchio non è uno strumento consacrato e riservato a Dio”. Ma anche scattare fotografie durante la Sacra Liturgia da parte di presbiteri.

Sui gruppi stabili Sarah ha espresso tutta la sua gratitudine testimoniando “la sincerità e la devozione di questi giovani uomini e donne, sacerdoti e laici e delle buone vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa che sono nate in comunità che celebrano l’usus antiquior”. E’ la miglior risposta a chi ritiene l’uso della messa tridentina ad un uso passatista o nostalgico: “A coloro che nutrono dei dubbi al riguardo io direi: visitate queste comunità e cercate di conoscerle, specialmente i giovani che vi fanno parte. Aprite i vostri cuori e le vostre menti a questi nostri giovani fratelli e sorelle, e guardate il bene che fanno. Non sono nostalgici né amareggiati né oppressi dalle lotte ecclesiastiche dei recenti decenni; essi sono pieni della gioia di vivere la vita di Cristo in mezzo alle sfide del mondo moderno”. Un appello esteso anche “ai miei fratelli vescovi: questi fedeli, queste comunità hanno una grande necessità di cura paterna. Non dobbiamo lasciare che le nostre preferenze personali oppure le incomprensioni del passato tengano lontani i fedeli che aderiscono alla forma straordinaria del Rito Romano”.

Perché – è il senso delle parole di Sarah - l’usus antiquior dovrebbe essere considerato come una parte normale della vita della Chiesa del ventunesimo secolo. “Statisticamente esso può ben rappresentare e rimanere una piccola parte della vita della Chiesa, come prevedeva Papa Benedetto XVI, ma non per questo è una via inferiore e di “seconda classe”. Non ci dovrebbe essere concorrenza tra la forma ordinaria e quella straordinaria dell’unico Rito Romano: la celebrazione di tutte e due le forme dovrebbe essere un elemento naturale della vita della Chiesa nei nostri giorni”

Infine una parola “paterna” a tutti coloro che sono associati alla forma più antica del Rito Romano. “Alcuni, quando non addirittura voi stessi, vi chiamano “tradizionalisti”. Per favore, non lo fate più. Voi non siete rinchiusi in una scatola su un ripiano di una libreria o in un museo di curiosità. Voi non siete tradizionalisti: voi siete cattolici del Rito Romano come me e come il Santo Padre. Voi non siete di seconda classe o membri particolari della Chiesa Cattolica a motivo del vostro culto e delle vostre pratiche spirituali, che sono state quelle di innumerevoli santi. Voi siete chiamati da Dio, come tutti i battezzati, a prendere il vostro posto nella vita e nella missione della Chiesa nel mondo di oggi, al quale anche voi siete inviati”.

E ancora: “Se voi non avete lasciato ancora le catene del “ghetto tradizionalista”, per favore fatelo oggi. Dio Onnipotente vi chiama a fare questo. Nessuno vi ruberà l’usus antiquior, ma molti saranno beneficati, in questa vita e nella futura, dalla vostra fedele testimonianza cristiana che avrà tanto da offrire, considerando la profonda formazione nella fede che gli antichi riti, e l’ambiente spirituale e dottrinale ad essi connessi, vi hanno dato perché "non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa". Questa è la vostra vera vocazione, la missione alla quale vi chiama la Providenza divina nel suscitare in tempo opportuno il Motu Proprio Summorum Pontificum”.




Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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