DIFENDERE LA VERA FEDE
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A tutti voi che passate da qui: BENVENUTI
Se avete desiderio di capire che cosa insegna la Bibbia che il Magistero della Santa Chiesa, con il Sommo Pontefice ci insegna, questo Gruppo fa per voi. Non siamo "esperti" del settore, ma siamo Laici impegnati nella Chiesa che qui si sono incontrati da diverse parti d'Italia per essere testimoni anche nella rete della Verità che tentiamo di vivere nel quotidiano, come lo stesso amato Giovanni Paolo II suggeriva.
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Racconti Mariani autentici...

Ultimo Aggiornamento: 29/08/2012 17.32
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La Forza dei martiri


Chi può ignorare quanta forza abbia donato a molti martiri il Rosario di Maria? Ecco un episodio tratto dagli atti del martirio delle undici Suore Orsoline di Valenciennes, canonizzate nel maggio 1920.

Le undici vergini consacrate furono condannate a morte, ed esse si prepararono al loro supremo atto di amore con la preghiera più intensa, per presentarsi intrepide e liete al patibolo. Condotte dinanzi ai carnefici, vennero spogliate dell'abito religioso e lasciate con una sola veste indosso. Tutte avevano fra le mani la corona del Rosario, e i carnefici volevano strappargliele. Ma esse supplicarono di non privarle di quel caro oggetto.

I carnefici non potevano capire a che cosa mai potesse servire il Rosario sul patibolo. Anche il giudice rise, ma ordinò di legare loro le mani, ponendo i Rosari sul loro capo, quasi a incoronarle in anticipo. Esultarono le sante vergini e attraversarono così la città, cantando le litanie della Madonna. Sul patibolo, vollero baciare le mani dei carnefici, e la folla commossa vide quale ansia mostravano di essere tutte le prime a morire per Gesù. Le loro anime volavano al Cielo, mentre le teste cadevano incoronate del Rosario di Maria.


(Da "Il Santo Rosario e i Santi" - P. Stefano Maria Manelli - Casa Mariana)

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Un Ave Maria


Del P. Pietro Charles, che tanto lavorò per diffondere tra la gioventù studiosa di Europa lo spirito missionario, si racconta questo mirabile fatto. Michiko Inukai, figlia di un uomo di Stato giapponese, alcuni anni or sono, incontrò per caso un'amica, la quale le rivolse a bruciapelo questa domanda: Che cosa vai cercando? Spinta da una forza misteriosa, la Michiko uscì in questa inattesa risposta: Sto in cerca di una religione universale. Alcuni mesi più tardi si convertiva al cattolicesimo, ricevendo il S. Battesimo.

Venne a conoscenza degli scritti del P. Charles, e ne rimase talmente entusiasta, che scrisse al dotto missionario, chiedendo il permesso di tradurli in giapponese. Il pio religioso, nella lettera di risposta, pose anche una fotografia ritagliata da una vecchia rivista missionaria. In quella foto si vedeva una famiglia giapponese, tra cui una bimba seduta sulle ginocchia della mamma. "Non so il perché scriveva il P. Charles alla Michiko ma sono già venti anni che ogni giorno dico un'Ave Maria per quella bambina. Siete forse voi?" E la signorina Michiko gli rispose: "Si, sono proprio io!". Oggi la signorina Michiko fa parte della Crail, Associazione di laici missionari che lavorano intensamente a portare nel seno della famiglia il fermento cristiano.


(Da "Amor che veglia" - Barra - episodio riportato in "Nuovissimo mese mariano" - temi di predicazione –

P. Iannarone o.p., Padre Masiero o.p. - Edizioni domenicane italiane)


[IMG]http://aycu04.webshots.com/image/46203/2005030718447337335_rs.jpg[/IMG]



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Dalle visioni di Santa Brigida.


" Ed allora un nuovo dolore di compassione mi trafisse per quella santissima Madre e fu come se il mio cuore fosse trapassato da una affilatissima spada, insopportabile.

Filnalmente Lei, la Madre dolorosa, si alzo' con il corpo quasi esanime e guardo' il suo Figlio: le sorelle la sostenevano ed ella se ne stava, tutta sospesa nello stupore, come morta eppur viva, trafitta dalla spada del dolore.
E quando sio Figlio vide Lei e gli altri amici piangenti la raccomando' con voce lamentosa e debole a Giovanni.

E ben si vide dalla sua espressione e si udì dalla sua voce che il cuore, per compassione della Mamma, era penetrato, trapassato dalla spada di un dolore immenso".

(Dalle Rivelazioni di Santa Brigida- 1030-1373,Visione sulla passione di Gesu' Cristo)

La Vergine disse un giorno a santa Brigida:


“Quando contemplavo la bellezza,
la modestia e la sapienza di mio Figlio,
l'anima mia era fuori di sé per la gioia,
e quando consideravo che le sue mani e i suoi piedi sarebbero stati trafitti dai chiodi,
versavo copiose lacrime e il cuore mi si spezzava per la tristezza e il dolore”.

[Modificato da Caterina63 10/01/2011 21.05]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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Uscirai da questa prigione

Il 14 agosto 1578, dopo circa nove mesi di carcere, S. Giovanni della Croce supplicò il Priore del Convento di volergli concedere di celebrare la S. Messa in onore della dolce Regina del Cielo. Ma non gli fu accordata neppure questa grazia. Umile e mite, il santo accettò anche questo doloroso rifiuto. Ma la notte stessa del 15 agosto gli apparve la B. Vergine e gli disse: Figlio mio, abbi ancora pazienza, presto finiranno i tuoi travagli, uscirai da questa prigione, dirai la S. Messa e sarai consolato. Dopo qualche giorno, di nuovo gli apparve la Madonna con Gesù, e questa volta gli ingiunse di fuggire.

Per dove? S. Giovanni si sentì spinto ad accostarsi a una finestra, nei brevi momenti di sosta fuori prigione; si affacciò, era molto alta la finestra, e dava sul fiume Tago. A sera egli allentò le viti della porta della prigione, e in piena notte, dopo aver tagliato le coperte a grandi liste per fare una corda, si accostò silenzioso alla finestra e cominciò la discesa attaccato a quella specie di corda. Ma a metà discesa la corda finì. Egli si affidò alla Madonna, e si lasciò andare giù. Cadde incolume. Scavalcò miracolosamente un muro di cinta.

(Da "I Santi e la Madonna" 5 - P. Stefano Maria Manelli - Casa Mariana)

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Come convertire un figlio al Signore

Tu non disprezzi o Dio, il pianto d'una madre; tu ascolti la sua incessante preghiera. Monica di Tagaste era cristiana. Sposò Patrizio, uomo irascibile e pagano: il suo paziente e dolce affetto lo conquistò al Cristianesimo. Da lui ebbe tre figli, di cui il più famoso è Agostino: sua gioia e tormento. Lo seguì con materna comprensione nei suoi lunghi errori religiosi e morali; ebbe cura del nipotino Adeodato, nato ad Agostino da una convivenza illecita; lo convertì a Cristo a forza d'infinite lacrime e preghiere. Quando nella notte di Pasqua dell'anno 397, Ambrogio, vescovo di Milano, battezzò Agostino e lo accolse ufficialmente nella Chiesa, Monica fu invasa dalla più grande gioia: aveva generato il figlio due volte: una alla vita terrena e ora alla vita celeste. Dopo simile consolazione, che stare a fare ancora al mondo?

Lei e il figlio, prima del ritorno in Africa, appoggiati ad un balconcino di Ostia Tiberina, sotto la volta del cielo stellato, conversarono con grande dolcezza, dimentichi delle vicende passate, protesi verso il futuro di Dio. Monica disse al figlio: Agostino mio, questa vita ormai non ha più alcuna attrattiva per me. Le mie speranze sulla terra sono ormai esaurite. Una sola cosa c'era che mi faceva desiderare di restare quaggiù ancora per poco: vedere la tua conversione prima di morire. Ora che il mio Dio mi ha soddisfatta ampiamente, ora che ti vedo addirittura pronto a rinunziare a tutto per servire Lui, che cosa faccio qui? Ti sarò più utile da lassù, avrai sempre le mie preghiere per te. Si mise a letto e dopo pochi giorni morì, gioiosa perché Dio non disprezza il pianto di una madre, anzi ne ascolta sempre l'incessante preghiera; ma soprattutto per aver guidato nel porto di Dio l'intera barca della sua famiglia.

(Da "Confessioni" - S. Agostino)


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S.Giovanni B. De Rossi

Questo santo (morto nel 1764) che fu confessore e consigliere fra i più quotati del clero romano, negli ultimi vent'anni di vita dedicava al ministero delle confessioni quattro o cinque ore ogni giorno e talvolta undici e dodici.

Quando al suo confessionale si presentavano persone ostinate nel male, irretite da difficoltà morali che parevano inestricabili, non trovava migliore rimedio che la devozione alla Vergine, specialmente mediante le tre Ave, da recitarsi devotamente mattino e sera.

Con questa pratica ottenne innumerevoli conversioni.

Una persona religiosa, travagliata da undici anni da forti tentazioni e caduta più volte in colpa, si trovava in uno stato continuo di agitazioni, non parendo possibile liberarsi della sua miseria.

Decise d'andarsi a confessare dal canonico De Rossi.

Il santo l'ascoltò con molta carità e dopo l'accusa non le disse che queste parole:

Io vi dico da parte di Dio che voi facciate resistenza a questa tentazione, altrimenti non passerete impunita dalla giusta mano di lui. Per questo vi esorto a recitare ogni sera tre Ave Maria alla purità di Maria Santissima, e vi assicuro che ne sarete liberata. Io stesso fin d'adesso pregherò per voi; badate però bene di non più consentire, come avete fatto nel passato.

Da quel giorno quella persona non solo non ricadde più ma nemmeno ebbe le tentazioni solite e visse sempre in grande quiete di spirito.


(Una Chiave del Paradiso - Le tre Ave Maria - Edizioni Paoline)

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[Modificato da Caterina63 10/01/2011 21.06]
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Disse un giorno la Madonna al beato Alano:

“Come Dio scelse il saluto angelico per operare l'Incarnazione del suo Verbo e la Redenzione degli uomini, così coloro che desiderano riformare i costumi e rigenerare i popoli in Cristo Gesù mi devono onorare ed ossequiare con lo stesso saluto. Sono io la via scelta da Dio per venire agli uomini; perciò, dopo che a Gesù, a me devono essi ricorrere per avere la grazia e le virtù”.


-“Voglio che i devoti del mio Rosario ottengano grazia e siano benedetti da mio Figlio in vita, in morte e dopo la morte.
Voglio che, liberati da ogni sorta di schiavitù, siano dei veri re, con la corona in capo e lo scettro in mano, nella gloria eterna. Amen”.


La recita di centocinquanta Ave Maria è una preghiera molto utile -
gli aveva detto
- ed è un omaggio che gradisco immensamente. E questa recita del saluto angelico mi piace ancor di più se coloro che la praticano vi uniranno la meditazione della vita, della passione e della gloria di Gesù Cristo, poiché tale meditazione è l'anima di questa preghiera”.

Disse un giorno Nostro Signore al beato Alano:

“Se questi poveri peccatori recitassero spesso il mio Rosario parteciperebbero ai meriti della mia passione, ed io come loro avvocato, placherei la divina giustizia”.


LA CORONA DEL ROSARIO CI LEGA ALLA SANTA VERGINE !!

Un tale - narra il beato Alano - avendo tentato inutilmente ogni pratica devota per essere liberato dallo spirito maligno che lo possedeva, pensò di mettersi al collo la corona del Rosario; ne ebbe sollievo. Constatando poi, che quando se la toglieva il demonio riprendeva a tormentarlo crudelmente, decise di portarla al collo giorno e notte: in tal modo gli riuscì di scacciare per sempre il diavolo che non poteva sopportare quella orribile catena. Il beato Alano assicura inoltre, di aver egli stesso liberato molti ossessi ponendo loro al collo la corona.

fonte:"il segreto ammirabile del santo rosario" L.M.G. da Monfort


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Dal Trattato della Vera Devozione a Maria di san M. L. Grignon de Montfort

2 Maria e l'ultima lotta

[51] Soprattutto a queste ultime e crudeli persecuzioni del diavolo, che andranno crescendo tutti i giorni fino al regno dell'Anticristo, deve riferirsi la prima e celebre profezia e maledizione pronunciata da Dio nel paradiso terrestre contro il serpente. È bene spiegarla qui, a gloria della Vergine santissima, a conforto dei suoi figli e a confusione del diavolo.

«Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe e la sua stirpe;
questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno 6.

[52] Dio ha fatto e preparato una sola ma irriconciliabile inimicizia, che durerà ed anzi crescerà sino alla fine: l'inimicizia tra Maria, sua degna Madre, e il diavolo, tra i figli e servi della Vergine santa e i figli e seguaci di Lucifero. Pertanto la nemica più terribile del diavolo che Dio abbia mai creata, è Maria, sua santa Madre.

Fin dal paradiso terrestre - quantunque ella non fosse ancora che nella sua mente — il Signore le ispirò tanto odio contro quel maledetto nemico di Dio, e le diede tanta abilità per scoprire la malizia di quell'antico serpente, tanta forza per vincere, abbattere e schiacciare quell'empio orgoglioso, che il demonio la teme, non solo più di tutti gli angeli e gli uomini, ma, in certo qual senso, più di Dio stesso. Non già perché l'ira, l'odio e il potere di Dio non siano infinitamente maggiori di quelli della Vergine Maria, le cui perfezioni sono limitate, ma:

l ) perché Satana, che è superbo, soffre infinitamente più d'essere vinto e punito da una piccola ed umile serva di Dio e l'umiltà della Vergine lo umilia più che la divina onnipotenza;

2) perché Dio ha dato a Maria un potere così grande contro i demoni, che questi molte volte furono costretti a confessare, controvoglia, per bocca degli ossessi, di temere uno solo dei suoi sospiri per qualche anima, più delle preghiere di tutti i Santi, e una sola delle sue minacce contro di essi, più di tutti gli altri loro tormenti.

[53] Ciò che Lucifero ha perduto con l'orgoglio, Maria l'ha conquistato con l'umiltà. Ciò che Eva ha dannato e perduto con la disobbedienza, Maria l'ha salvato con l'obbedienza. Eva, obbedendo al serpente, ha rovinato con se tutti i suoi figli, che abbandonò in potere del demonio. Maria, rimanendo perfettamente fedele a Dio, ha salvato con sé tutti i suoi figli e servi, che consacrò alla sua Maestà 7.

[ 54 ] Dio non ha costituito soltanto una inimicizia, ma delle inimicizie; l'una tra Maria e il demonio, l'altra tra la stirpe della Vergine santa e la stirpe del demonio. In altre parole, Dio ha posto inimicizie, antipatie e odî segreti tra i veri figli e servi della Vergine santa e i figli e schiavi del demonio. Non si amano tra loro, non c'è intesa tra loro!

I figli di Belial

Gli schiavi di Satana, gli amici del mondo - che è la stessa cosa! - hanno sempre perseguitato e continueranno più che mai a perseguitare quelli e quelle che appartengono alla santissima Vergine, come un giorno Caino ed Esaù, figure dei reprobi, perseguitarono i loro rispettivi fratelli Abele e Giacobbe, figure dei predestinati.

Ma l'umile Maria riporterà sempre vittoria su quel superbo, e vittoria così grande, che riuscirà perfino a schiacciargli il capo, dove si annida il suo orgoglio. Ne svelerà sempre la malizia serpentina, ne sventerà le trame infernali, ne manderà in fumo i diabolici disegni e difenderà sino alla fine dei tempi i suoi servi fedeli da quelle unghie spietate.

Ma il potere di Maria su tutti i demoni risplenderà in modo particolare negli ultimi tempi, quando Satana insidierà il suo calcagno, cioè i suoi poveri schiavi e umili figli che lei susciterà per muovergli guerra. Questi saranno piccoli e poveri secondo il mondo, infimi davanti a tutti come il calcagno, calpestati e maltrattati come il calcagno lo è in confronto alle altre membra del corpo. In cambio saranno ricchi di grazia divina, che Maria comunicherà loro in abbondanza, grandi ed elevati in santità davanti a Dio, superiori ad ogni creatura per lo zelo coraggioso, e cosi fortemente sostenuti dall'aiuto di Dio, che con l'umiltà del loro calcagno, uniti a Maria, schiacceranno il capo del diavolo e faranno trionfare Gesù Cristo.

3. Maria e gli ultimi apostoli


[55] Infine, Dio vuole che la sua santa Madre sia conosciuta, amata e onorata ora più che mai. Ciò accadrà sicuramente se con la grazia e la luce dello Spirito Santo, i predestinati si inoltreranno nella pratica interiore e perfetta che manifesterò loro in seguito.

Allora vedranno chiaramente - nella misura che la fede permette - questa bella stella del mare, e guidati da lei giungeranno in porto, malgrado le tempeste e i pirati.

Conosceranno le grandezze di questa sovrana, e si consacreranno interamente al suo servizio in qualità di sudditi e schiavi d'amore.

Sperimenteranno le sue dolcezze e bontà materne e l'ameranno teneramente come figli di predilezione

Conosceranno le misericordie di cui essa è ricolma e il bisogno che essi hanno di esser aiutati da lei, a lei ricorreranno in ogni cosa come a loro cara avvocata e mediatrice presso Gesù Cristo.

Sapranno che Maria è il mezzo più sicuro, più facile, più breve e più perfetto per andare a Gesù Cristo, e si offriranno a lei anima e corpo, senza nessuna riserva, per appartenere nello stesso modo a Gesù Cristo.

[56] Ma chi saranno questi servi, schiavi e figli di Maria?

Saranno fuoco ardente, ministri del Signore ...

[Modificato da Caterina63 10/01/2011 21.06]
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Per un secolo conserva la vera fede

Un Padre domenicano della Provincia delle Filippine, P. Florentino Castarñon, fu incaricato dal suo Superiore nel 1951 di partire missionario per le isole Babuyanes. Gli abitanti di quelle isole non vedevano infatti un missionario da varie generazioni. L'ultimo era stato ancora un domenicano, che prima di lasciarli aveva detto loro: Se verrà qualcuno da voi a presentarsi come ministro della vera religione, accoglietelo solo se viene col Rosario.

Quando dunque, dopo circa un secolo, videro arrivare quel Padre, osservarono subito che aveva la corona. Vedendola appesa alla sua cintura, felicissimi lo accolsero tra loro. Il missionario, visitandoli, restò meravigliato anzitutto di vedere che tutti erano regolarmente battezzati e conoscevano bene i principali misteri della fede. Come mai? Tra loro uno era incaricato di riunirli tutte le domeniche per la recita del Rosario. Poi provvedeva a battezzare i bambini. Così per un secolo. La gente, essendo domenica, recitava sempre i misteri gloriosi (e aveva dimenticato gli altri), ma essi erano stati sufficienti per conservare quel popolo nella fede cattolica.

(Da una lettera del Provinciale domenicano a tutti i religiosi, del 29/10/1972)

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Salvezza di un grande peccatore

S. Vincenzo Ferreri fu chiamato d'urgenza al capezzale d'un moribondo disperato. Era stato un grande peccatore e anche sul letto di morte rifiutò i sacramenti e il pentimento. Allora il santo gli gridò: Ma perché vuoi dannarti eternamente, quando Gesù Cristo ti vuol salvare? Rispose il moribondo disperato: Io voglio proprio dannarmi, a dispetto di Cristo Signore! E il santo replicò: E tu invece, a dispetto tuo, ti devi salvare! E io, in nome di Dio, riuscirò a perdonarti tutto! Ciò detto, invitò intorno al letto tutti quelli di casa. Si recitò devotamente il santo Rosario. E la Madonna ottenne la grazia. L'infermo ad un certo punto chiamò il santo; si confessò, piangendo i suoi numerosi peccati e morì nella grazia di Dio, che è la fortuna più desiderabile del mondo.

Wink

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Beato Angelico


Sapete perché fra' Giovanni da Fiesole (morto nel 1455) viene chiamato il Beato Angelico già da secoli?
La risposta è facile per chi ha visitato qualche volta il famoso convento di S. Marco in Firenze; per chi ha visto qualcuna delle sue meravigliose pitture, in cui tutti i volti degli angeli si specchiano nel volto ancor più delicato e angelico di Maria.

Ma come fra' Giovanni da Fiesole potè immaginare volti così celestiali? È presto detto: li aveva visti in una visione rimasta famosa.

Tornava fra' Giovanni una sera verso il suo convento a Firenze.

Recitava con amore grande il rosario.

Era così immerso in Dio, che ad ogni "Ave Maria" guardava le stelle, pensando al Paradiso.

E il Paradiso gli si fece vicino, perché gli sembrò che il cielo s'aprisse.

Vide Maria: che volto celestiale!

Vide gli angeli: che volti delicati e meravigliosi! E gli angeli gentili offrivano a Maria rose, tra melodiosi canti di festa.

Ma quasi d'incanto la festa del cielo si fermò, perché meglio il frate artista contemplasse quei volti, ma anche perché l'estasi gli aveva fatto dimenticare il rosario.

Quando fra' Giovanni riprese a recitare le "Ave Maria", la gloria intorno alla Vergine Santa si ravvivò, fino alla "Salve Regina", quando divenne un vero trionfo.

Quei delicati volti di cielo rimasero così impressi nel cuore di fra' Giovanni, da farlo diventare angelico e beato.

Lui li fotografò con il suo stupore, li fissò per sempre con la sua arte meravigliosa e serena, così che ancor oggi noi, guardando le sue pitture, rimaniamo incantati davanti ad un vero pezzo di cielo!

Frate Domenicano che è stato proclamato Beato dal S. Padre Giovanni Paolo II nel 1983


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Corona di rose.

Il Beato Angelico, giovane frate, ritornava una sera al convento, recitando il Rosario. Attraversava la campagna. Gli apparve la Regina del Cielo; tanti Angeli le stavano vicino, cantando ed intrecciando una corona di rose. Il frate interruppe la recita del Rosario per contemplare quella scena di Paradiso. Gli Angeli interruppero pure il canto e lasciarono incompiuta la corona di rose. Sorpreso, il Beato Angelico ripigliò la preghiera e gli Angeli ricominciarono a cantare; ad ogni Ave Maria, una nuova rosa veniva inserita nella corona. Terminato il Rosario, il serto di rose fu presentato dagli Angeli a Maria.

Il frate non dimenticò più la visione. Si sforzò di riprodurla in pittura. Trascorse la vita nella preghiera e nel lavoro, lasciando una grande quantità di quadri, rappresentanti la Madonna e gli Angeli. Negli ultimi istanti della vita, mirò a lungo in alto, quasi trasfigurandosi in viso per l'emozione; poi esclamò: La Madonna è molto più bella di quanto io l'abbia dipinta! E spirò.

(Da "Vera devozione a Maria" - G. Tomaselli - Scuola grafica salesiana, Palermo)

[Modificato da Caterina63 10/01/2011 21.06]
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QUESTO ESORCISMO E' PRESO DAL LIBRO: "IL SEGRETO AMMIRABILE DEL SANTO ROSARIO" DEL MONFORT .
LEGGETE ATTENTAMENTE E MEDITATE QUANTO IL SANTO ROSARIO SIA UNO STRUMENTO DI GRAZIA.



101] Mentre predicava il Rosario nelle vicinanze di Carcassona, a san Domenico, fu presentato un eretico albigese posseduto dal demonio. Il Santo, davanti a una folla che si ritiene composta di oltre dodicimila persone, lo esorcizzò, e i demoni che tenevano in dominio quel miserabile, furono costretti, loro malgrado, a rispondere alle domande dell'esorcista. E confessarono

1) che nel corpo di costui erano in quindicimila perché egli aveva osato combattere i quindici misteri del Rosario;

2) che san Domenico col suo Rosario terrorizzava tutto l'inferno e che essi stessi odiavano lui più di qualsiasi altra persona perché con questa devozione del Rosario strappava loro le anime;

3) rivelarono inoltre parecchi altri particolari.

San Domenico allora gettò la sua corona al collo dell'ossesso e chiese ai demoni chi mai fra tutti i Santi del cielo essi temessero di più e chi, a parere loro, meritasse più amore e onore da parte degli uomini. A tale domanda gli spiriti infernali levarono alte grida sì che la maggior parte dei presenti stramazzarono a terra per lo spavento. Poi quei maligni, per non rispondere direttamente alla domanda, cominciarono a piangere e a lamentarsi in modo così pietoso e commovente che parecchi fra gli astanti furono presi da una naturale pietà. Per bocca dell'ossesso e con voce piagnucolosa così dicevano: “Domenico, Domenico, abbi pietà di noi e promettiamo di non nuocerti mai. Tu che tanta compassione hai per i peccatori e per i miserabili, abbi pietà di noi meschini. Ahinoi!, soffriamo già tanto: perché ti compiaci di aumentare le nostre pene? Contentati di quelle che ci tormentano! Misericordia, misericordia misericordia!”.

[102] Impassibile davanti ai piagnistei di quegli spiriti, il Santo rispose che non avrebbe desistito dal tormentarli se prima non avessero essi stessi risposto alla sua domanda. Ed essi replicarono che avrebbero dato, la risposta, ma in segreto, all'orecchio e non di fronte a tutti. Domenico tenne duro e comandò che parlassero ad alta voce; ma ogni sua insistenza fu inutile e i demoni si chiusero nel silenzio. Allora il Santo si pose in ginocchio e pregò la Madonna: “Vergine potentissima, Maria, in virtù del tuo Rosario comanda, a questi nemici del genere umano di rispondere alla mia domanda”. Immediatamente dopo questa invocazione, una fiamma ardente uscì dalle orecchie, dalle narici e dalla bocca dell'ossesso; i presenti tremarono dalla paura ma nessuno ne subì danno.

E si udirono le grida di quegli spiriti: “Domenico, noi ti preghiamo per la passione di Cristo e per i meriti della sua santa Madre e dei Santi: permettici di uscire da questo corpo senza dir nulla. Gli Angeli, quando tu vorrai, te lo riveleranno. Del resto, perché vuoi tu credere a noi? non siamo forse dei bugiardi? Non tormentarci oltre, abbi pietà di noi ”.

“Disgraziati, siete indegni di pietà!” riprese san Domenico, e sempre in ginocchio pregò di nuovo la Vergine Santa: “O degnissima Madre della Sapienza, ti supplico per il popolo qui presente che ha già appreso a recitare come si deve il Saluto angelico, obbliga questi tuoi nemici a proclamare in pubblico la verità piena e chiara sul Rosario”.
Finita la preghiera vide accanto a sé la Vergine Maria, circondata da una moltitudine di angeli, che con una verga d'oro colpiva l'ossesso e gli diceva: “Rispondi al mio servo Domenico conforme alla sua richiesta”. Da notare che nessuno udiva né vedeva la Madonna all'infuori di san Domenico.

[103] A tale comando i demoni presero a urlare:

“O inimica nostra, o nostra damnatrix, o nostra inimica, o nostra damnatrix, o confusio nostra, quare de coelo descendisti ut nos hic ita torqueres? Per te quae infernum evacuas et pro peccatoribus tanquam potens advocata exoras; o Via coeli certissima et securissima, cogimur sine mora et intermissione ulla, nobis quamvis invitis, et contra nitentibus, totam rei prolerre veritatem. Nunc declarandum nobis est simulque publicandum ipsum medium et modus quo ipsimet conjundamur, unde vae et maledíctio in aeternum nostris tenebrarum principibus.
Audite igitur vos, christiani. Haec Christi Mater potentissima est in praeservandis suis servis quonimus praecipites ruant in baratrum nostrum inferni. Illa est quae dissipat et enervat, ut sol, tenebras omnium machinarum et astutiarum nostrarum, detegit omnes fallacias nostras et ad nihilum redigit omnes nostras tentationes. Coactique fatemur neminem nobiscum damnari qui ejus sancto cultui et pio obsequio devotus perseverat. Unicum ipsius suspirium, ab ipsa et per ipsam sanctissimae
Trinitati oblatum, superat et excedit omnium sanctoruin preces, atque pium et sanctum eorum votum et desiderium, Magisque eum formidamus quam omnes paradisi sancios; nec contra fideles ejus famulos quidquam praevalere possumus.
Notum sit etiam vobis plurimos christianos in hora mortis ipsam invocantes contra nostra jura salvari, et nisi Marietta illa obstitisset nostrosque conatus repressisset, a longo iam tempore totam Ecclesiam exterminassemus, nam saepissime universos Ecclesiae status et ordines a fide deficere fecissemus. Imo planius et plenius vi et necessitate compulsi, adhuc vobis dicimus, nullum in exercitio Rosarii sive psalterii eius perseverantem aeternos inferni subire cruciatus. Ipsa enim devotis servis suis veram impetrat contritionem qua fit ut peccata sua confiteantur, et eorum indulgentiam a Deo consequantur”.

(traduzione)

[104] “O nostra nemica, nostra rovina e nostra confusione! perché sei tu scesa dal cielo apposta per farci tanto soffrire? O avvocata dei peccatori che ritrai dall'inferno, o via sicurissima del Paradiso, siamo noi proprio obbligati, a nostro dispetto, a dire tutta la verità? Dobbiamo proprio confessare davanti a tutti ciò che ci coprirà di vergogna e sarà causa della nostra rovina? Guai a noi! e maledizione eterna ai nostri principi delle tenebre! Ebbene, udite voi cristiani: questa Madre di Cristo è onnipotente e può impedire che i suoi servi cadano nell'inferno. E' lei che, come un sole, dissipa le tenebre dei nostri intrighi e astuzie; è lei che sventa le nostre mene, disfa i nostri tranelli e rende vani e inefficaci tutte le nostre tentazioni.
Siamo costretti a confessarvi che nessuno di quanti perseverano nel suo servizio è dannato con noi. Uno solo dei sospiri ch'ella offra alla SS. Trinità vale più di tutte le preghiere, i voti, i desideri dei Santi.
Noi la temiamo più di tutti i beati insieme e nulla possiamo contro i suoi fedeli servitori. Anzi, avviene che molti cristiani i quali secondo le leggi ordinarie andrebbero dannati, invocandola in punto di morte riescono a salvarsi per l'intercessione di lei. Ah, se questa Marietta - così la chiamavano per rabbia - non si fosse opposta ai nostri progetti e ai nostri sforzi, già da molto tempo noi avremmo rovesciato e distrutto la Chiesa e fatto cadere nell'errore e nell'infedeltà tutte le sue gerarchie! Proclamiamo, inoltre, costretti dalla violenza che ci viene usata, che nessuno di quanti perseverano nella recita del Rosario, va dannato perché ella ottiene ai suo fedeli servi una sincera contrizione dei loro peccati e ricevono perdono e indulgenza”.


Ottenuta questa confessione san Domenico fece recitare il Rosario dagli astanti, adagio e con devozione. Ed ecco la cosa sorprendente: ad ogni Ave Maria recitata dal Santo e dal popolo usciva dal corpo di quell'ossesso una moltitudine di demoni in forma di carboni ardenti. Quando l'infelice ne fu completamente libero, la Vergine Santa, sempre non vista, benedisse il popolo e tutti avvertirono una sensibile e vivissima gioia. Questo miracolo fu causa di conversione per molti eretici che entrarono perfino nella confraternita del Rosario.

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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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San Giovanni Bosco

Il piccolo Giovanni fu educato dalla madre alla devozione mariana.
La madre, Margherita Occhiena, si ispirava agli esempi della Madonna; viveva di preghiera, lavoro, di opere buone ed aveva consacrato Giovanni, alla madre di Dio, ancor prima della nascita.

Alla sera la famiglia si riuniva per la recita del Rosario e nella famiglia venivano riappacificati i cuori .
Le piccole mancanze e disobbedienze gli erano da lei fatte detestare come offese a Dio e alla Madonna
Quando Giovanni lascio' la famiglia per recarsi a Chieri per gli studi, la mamma gli affido' un prezioso viatico:

" Sii devoto alla Madonna e frequenta i compagni devoti di Maria".

Divenuto sacerdote è ancora la mamma che gli raccomandava con dolce insistenza:

"Diffondi la devozione a Maria".

L'eroica madre segui il figlio nel suo apostolato e divenne madre degli orfani raccolti nell'oratorio di Valdocco, ove rimase fino alla morte avvenuta il 25 novembre 1856.
nel 1860 Don Bosco vide la madre Margherita in una visione fugace, ma consolantissima:

- o madre, voi qui? ma non siete dunque morta?

-Sì, sono morta, ma vivo!

-Siete felice?

-Felicissima!

-In Paradiso?

-In paradiso, quantunque sia passata per le fiamme del purgatorio.

-Vi sono dei giovani nostri?

-Si,tanti- e ne nominò parecchi.

-E che cosa si gode da lassù?

-tu mi chiedi l'impossibile, perchè ciò che si gode lassù nessuno nè dire nè esprimere.
improvvisamente fu avviluppata da una luce di inesplicabile bellezza ed esclamando:

"Giovanni, ti aspetto per estare sempre uniti",

l'anima disparve nell'armonia di un canto di voci angeliche.

[SM=g27988]

Va a render grazie alla Madonna

«Io ero presente racconta Monsignor Cagliero quando Don Bosco risanò, una giovane quattordicenne da paralisi di nascita. I parenti l'avevano portata sulle braccia e lasciata nella sala, in mezzo a più di duecento persone che aspettavano la benedizione del Servo di Dio e la liberazione dai loro mali. Don Bosco, dopo la S. Messa, animò la fanciulla a confidare nella Vergine Ausiliatrice, le diede la benedizione e le comandò di alzarsi. Esitava la fanciulla per timore di cadere, e i parenti la volevano aiutare, ma il Servo di Dio non lo permise dicendo: Essa non ha bisogno di aiuto; alzati e va' alla cappella a render grazie alla Madonna. Si alzò da sè, e camminò con un poco di stento, perché non aveva ancora imparato a camminare, e fu alla cappella, dove ringraziò il Signore con altri devoti che piangevano e lodavano il Signore, che così visibilmente esaltava il suo Servo. La vidi poi uscire dalla casa a piedi, e semplicemente appoggiata al braccio della madre.»

(Da "Vita di S. Giovanni Bosco" Vol. II - G. B. Lemoyne - SEI, Torino)

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Rosario e demonio


San Giovanni Bosco ebbe una visione, che poi raccontò ai suoi giovani. Vide in un prato un serpentaccio, lungo sette o otto metri e di una grossezza straordinaria. Inorridì a tale vista e voleva fuggire; ma un personaggio misterioso, che soleva guidarlo nelle visioni gli disse:

Non fugga; venga qui ed osservi!

Andò la guida a prendere una corda e disse a Don Bosco: Tenga questa corda per un capo, ma strettamente. Egli poi passò dall'altra parte del serpente, sollevò la corda e con questa diede una sferzata sulla schiena della bestiaccia.

Il serpente fece un salto, volgendo la testa per mordere, ma s'impigliò di più.

I capi della corda furono poi legati ad un albero e ad una inferriata.

Frattanto il serpente si dimenava e dava tali colpi in terra con la testa e con le spire, che lacerava le sue carni.

Così continuò finché morì e rimase solo lo scheletro.

Il personaggio misterioso raccolse la corda, ne fece un gomitolo e la pose in una cassetta; dopo riaprì la cassetta ed invitò Don Bosco a guardare.

La corda si era disposta in modo da formare le parole "Ave Maria".

Vedi, gli disse, il serpente raffigura il demonio e la corda l'Ave Maria o piuttosto raffigura il Rosario, che è una continuazione di Ave Maria.

Con questa preghiera si possono battere, vincere e distruggere tutti i demoni dell'Inferno.

Da "Maria Regina e Madre di Misericordia" - Don Giuseppe Tomaselli


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Rinunzierei a tutto ma non al rosario

Don Bosco chiamava il Rosario «la bancarotta del diavolo». Diceva: L'opera salesiana riposa sulla corona: da questa pratica nessuno può dispensarsi. Su questa recitazione quotidiana l'opera è fondata. Sono deciso ad abbandonare molte altre pratiche, ma non questa. Una volta Massimo d'Azeglio disse a don Bosco che era tempo di finirla di far recitare ogni giorno il Rosario ai suoi ragazzi e ai suoi educatori: non ci tengo affatto, sa, a questa anticaglia di cinquanta Ave Maria infilzate! E una pratica noiosa e del tutto inefficace per l'educazione. Io ci sto molto, invece, a tale pratica rispose il Santo e su di essa potrei dire che è fondata la mia istituzione: sarei disposto a lasciare piuttosto tante altre cose ben più importanti, ma non questa. Aggiunse poi. Se anche facesse d'uopo, rinunzierei alla sua preziosa amicizia, ma non mai alla recita del S. Rosario! Il biografo del Santo conclude: «Trovato don Bosco irremovibile nel suo principio, il nobiluomo se ne partì, e da quel giorno non ebbe più alcuna relazione con lui».

(Da "Esempi catechistici Jesus - Jesus rosarii" - Editrice domenicana italiana, Napoli)

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Don Bosco fu colui che fece acogliere dal Papa l'invocazione mariana: MARIA AUSILIATRICE, ora pro nobis!

[SM=g27988]
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Guglielmo Marconi, l'inventore della radio.... Wink

L’ultimo gesto
[SM=g27988]

Quando Gugliemo Marconi celebrò le sue nozze, il papa Pio XI regalò, a lui e alla consorte, una preziosa corona del Rosario. Quando il grande scienziato si trovò sul letto di morte, a chi gli chiese se non avesse messaggio per la sposa assente, rispose: Le direte che tenevo in mano la mia corona e che l’ultimo gesto fu di baciare il Crocifisso

[IMG]http://www.localhistory.scit.wlv.ac.uk/Museum/Engineering/Electronics/history/Marconi.jpg[/IMG]

(Da "Esempi catechistici Jesus - Jesus rosarii" - Editrice domenicana italiana, Napoli)

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Ave Maria in lettere d'oro


Un racconto grazioso ha dato origine a uno dei più venerati e frequentati santuari mariani di Francia, quello di Folgoet nella Bretagna. Folgoet, nella lingua di quella regione, significa il "pazzo del bosco". Così era stato chiamato un povero giovane, tardo d'ingegno, ma dal cuore aperto alle cose di Dio e all'amore della Vergine. S'era dato a una vita da eremita internandosi in una fitta foresta. Non conosceva che una sola preghiera, l'Ave Maria, che recitava innumerevoli volte nel giorno. Dopo la morte fu veduto spuntare dal suo sepolcro un giglio sulla cui corolla spiccava a lettere d'oro l'Ave Maria. La fama del prodigio fece sorgere sul luogo un magnifico santuario la cui rinomanza si estese a tutta la Francia e altrove.

(Cfr. Campana, Maria nel culto cattolico, V. I, p. 475, II ed., Torino 1946)

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Sulla forca con Maria

«Maria è l'esca meravigliosa, che Dio adopera per prendere gli uomini, soprattutto peccatori». (S. Gabriele dell'Addolorata) Nella vita di S. Giuseppe Cafasso, chiamato "il prete della forca", perché confessava e accompagnava al luogo del supplizio i condannati a morte, si narra questo fatto. Carlo Demichelis doveva essere giustiziato. Furono vani tutti i tentativi per accostarlo alla Confessione e a Dio. Il "prete della forca" però lo accompagnò ugualmente con amabilità, stando con lui sulla fatale carretta. Passando davanti ad un'edicola della Madonna, che il condannato da tempo conosceva, Don Cafasso gli fece cenno di guardarla.

Il cuore del povero uomo fu allora pervaso da mille dolci sentimenti: si ricordò di sua madre, delle preghiere che gli aveva insegnato; si ricordò d'essere passato tante volte davanti a quella Madonna si ricordò di Dio. Si pentì amaramente dei suoi delitti; li confessò tutti a don Cafasso; si riconciliò completamente con Dio e, come riparazione del male compiuto in vita, accettò serenamente la terribile sorte. Il "prete della forca", dopo aver assistito fino alla fine e benedetto questo uomo suo "amico", disse: Grazie, o Madonna! Per tua intercessione, anche questo tuo figlio è salvo per sempre.

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Dai poveri col rosario

Madre Teresa di Calcutta, parlando del lavoro delle sue suore con i più poveri dei poveri, precisava:

Noi non andiamo mai dai poveri senza dire il Rosario. Lo recitiamo sempre, anche camminando.



Il Sabato, 30 maggio - 5 giugno

Dai poveri col rosario (2)

Al Capitolo Generale dei Missionari della Consolata che le chiedevano:

È vero che le sue suore pregano quattro ore al giorno? Sì, rispondeva, cominciano alle quattro e mezzo del mattino.

E quando sono per strada sgranano continuamente il Rosario.

(Missioni Consolata, 1987 - n. 7 - pag. 45)





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Madre della divina pietà

In una tremenda visione, una volta la B. Anna Maria Taigi vide il mondo sprofondato nel fango dei suoi peccati, e comprese che la giustizia di Dio stava per scatenarsi, a castigo del mondo malvagio. Tutto sembrava perduto e il castigo di Dio avrebbe travolto l'umanità, percotendola con sofferenze spaventose. Ma ecco levarsi il grido materno e supplichevole di Maria, la Mediatrice universale, la "Madre della divina pietà": ai piedi della Croce, la Madonna solleva le mani verso Dio Padre e gli offre il Sangue preziosissimo di Gesù, a salvezza degli uomini. Quella voce, quelle mani, quel Sangue fermano la giustizia di Dio e muovono la divina pietà ad usare, ancora una volta, misericordia agli uomini. Quante volte la Madonna ha salvato l'umanità dai giusti castighi di Dio? Lo sapremo soltanto nell'aldilà. E la B.Anna Maria ci assicura che la potenza misericordiosa di Maria è tanto sconfinata da superare ogni nostra misura. Confidenza, quindi, confidenza senza limiti dobbiamo avere verso la "Madre della divina pietà".

(Da "I Santi e la Madonna" - 8 - P. Stefano Maria Manelli)

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Rosario per la libertà

Daniele O' Connel, il grande statista e liberatore dell'Irlanda dall'Inghilterra, quando girava di paese in paese per organizzare i suoi compatrioti alla difesa della coscienza e della libertà, prima di incominciare i suoi discorsi infuocati, faceva recitare da tutti il Rosario, a segnale di riscossa e ad invocazione di aiuto dall'alto. E più volte fu veduto lungo i corridoi del Parlamento di Londra con la corona in mano recitare con gran devozione il Rosario, mentre attendeva il suo turno per parlare a difesa della sua patria conculcata. Ed era solito dire che, per il trionfo della grande causa che difendeva, egli aveva più fiducia nelle Ave Marie del suo Rosario che in tutti i suoi discorsi.

(Da Florilegio di esempi mariani 1953, pag. 124-25)

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Un rosario per Miss Universo

Armi Kunsela, Miss Finlandia, venne proclamata Miss Universo nel 1952 a Long Beach. Fu lì che la incontrò un giovane filippino, Vingilio, che accompagnava al concorso la sorella, Miss Filippine. All'atto della proclamazione a Miss Universo, Vingilio insieme con la sampagnita (caratteristica corona di fiori fatta venire dalle Filippine) le regalò una magnifica corona del Rosario di perle. Armi se la mise al collo e la portò anche ai ricevimenti negli studi cinematografici della Metro Goldwin Mayer. Non era cattolica.

Ma una sera, chiusa in camera d'albergo per sottrarsi all'assalto dei fotoreporters, fu presa da una crisi di sconforto e si mise a piangere. Per consolarsi, si aggrappò alla Corona e cominciò a ripetere l'Ave Maria. Vingilio la condusse in chiesa. Era il mese di ottobre e si stava svolgendo la novena del Rosario. Si inginocchiò e pregò. Armi osservava: la colpì la serenità e la pace che trasparivano dal volto dei fedeli. lei rispose che desiderava sposare non soltanto lui, ma anche la sua religione cattolica. Così fu il giorno di Pasqua 1953.

(Da "Esempi catechistici Jesus - Jesus rosarii" - Editrice domenicana italiana, Napoli)

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Una corona

In Francia. Il tempo della persecuzione contro gli Ebrei. Una giovane Ebrea che amava teneramente la Madonna, abbraccia la religione cattolica. Praticava in modo tutto speciale la devozione del Rosario. Un giorno pregò la sua mamma di tenere sempre nella sua borsa una corona. La mamma anche se non troppo volentieri, acconsentì a questo desiderio. La persecuzione diventava sempre più violenta. La giovane e la sua figlia cambiarono nome e andarono altrove. Improvvisamente due membri della Gestapo vennero alla loro casa per compiere una perquisizione. Uno di essi apre un armadio prende la borsa della signora, la apre e vi trova la corona, la prende in mano la guarda e dice non senza stupore: "Abbiamo sbagliato. Certamente non è questa la casa" e se ne andarono.

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[7] A voi bambini, offro un bel bocciolo di rosa. E', uno dei piccoli grani della vostra corona che a voi sembra una cosa da poco. E invece quant'è prezioso questo grano! quanto è ammirabile questo bocciolo! e come si aprirà interamente se recitate con devozione l'Ave Maria! Consigliarvi di recitare un rosario tutti i giorni sarebbe domandarvi l'impossibile; ma almeno dite con molta attenzione e ogni giorno la corona di cinque decine che e come una ghirlanda di rose che ponete in capo a Gesù e a Maria. Datemi retta. Ed ora ascoltate questa bella storia e non dimenticatela.

[8] Due sorelline stavano sull'uscio di casa a recitare devotamente il rosario, quando apparve una bella Signora che avvicinatasi alla più piccola, di circa sette anni, la prese per mano e la condusse con sé. La sorella maggiore, meravigliata, ne va alla ricerca, non la trova e rientra piangente in casa per avvertire che hanno rapito la sorella. Il papà e la mamma la cercano inutilmente per tre giorni, fin che alla sera del terzo giorno la trovano sulla soglia di casa. Era lieta in volto e festosa. Le chiedono da dove venga ed ella risponde che la Signora, alla quale diceva il suo Rosario, l'aveva condotta in un bel luogo, le aveva dato cose buone da mangiare e le aveva deposto sulle braccia un grazioso bambino, al quale lei aveva dato tanti baci. I genitori, da poco convertiti alla fede, chiamano il padre gesuita che li aveva istruiti nella fede e nella devozione al Rosario e gli raccontano l'accaduto. Da lui stesso abbiamo appreso questo fatto avvenuto nel Paraguay (ANTOINE BOISSIEU, S.J., Le chrétien prédestiné par la dévotion à la Ste Vierge, p. 752; QN, pp. 189-190).

Bambini, imitate le due sorelline; come loro recitate ogni giorno il Rosario e meriterete di andare in paradiso, di vedere Gesù e Maria, se non proprio in questa vita, certo dopo la morte per tutta l'eternità. Così sia.

Che i sapienti e gli ignoranti, i giusti e i peccatori, i grandi e i piccoli lodino, dunque, e salutino giorno e notte Gesù e Maria col santo Rosario. “Salutate Maria che ha faticato molto per voi”(Cf Rm 16,6).


DAL "SEGRETO AMMIRABILE DEL SANTO ROSARIO" DI L.M.G.MONFORT

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Dio è ancora il più forte

Nell'anno 1849, per due volte S. Piergiuliano Eymard visitava il Collegio di Valbenoite, nei dintorni di Saint-Etienne. In una prima visita, aveva eretto, in quel Collegio, una Congregazione della Vergine, sul tipo di quella diretta da lui stesso nel Collegio-Seminario di Belley. Gli Aggregati, grazie a questue fortunate, erano riusciti ad erigere un monumento alla Madonna nel mezzo del loro cortile. Il piedestallo era costruito con massi che si tenevano insieme senza cemento e senza calcina. La solidità della costruzione era quindi molto discutibile. Il Servo di Dio, invitato a benedire la nuova statua, parlò da un palco improvvisato, meravigliando tutti per la maniera eccezionale con cui, terminando il suo dire, si rivolse alla Madonna.

«O Madre, vegliate su questi fanciulli, qualunque tempo faccia. Ho benedetta la vostra immagine e Vi ho messo in mezzo a loro: tocca a Voi restarci. Non lasciatevi portar via da questo luogo dove siete stata posta per vegliare su tutta la Casa. Tocca a Voi tenervi lì. Fanciulli, amate molto Maria, è vostra Madre. E là, dall'alto del suo Trono, Ella vi dice, come Gesù ai suoi Apostoli: Sono qui, qualunque cosa possa capitare, non abbiate paura.» Più di uno dei presenti credette che il Visitatore Generale facesse allusione ai penosi avvenimenti del 1848, nel timore che potessero ripetersi. Dopo cena i Professori passeggiavano nel cortile insieme con lui.

A un tratto, egli si volse verso la Madonna e, a voce alta, ripete: Vergine Santa, Vi abbiamo messa su quel trono: mantenetevi bene, perché se vi lasciate buttar giù, non verrò a mettervici un'altra volta! Padre! Osservò il Direttore, mi pare che parliate un po' troppo arditamente alla Madonna! Lasciatemi fare, bisogna prenderla dalla parte del sentimento rispose il P. Eymard bisogna comprometterla, perché faccia qualche cosa! Era il 25 maggio 1849, antivigilia di Pentecoste. Quindici giorni dopo, forti piogge scuotevano il piedestallo, che dovette essere rinforzato con altre grosse pietre. Ma il 10 luglio capitò una faccenda molto più grave. Nel pomeriggio, un terribile scoppio di tuono sembrò smuovere la cima delle montagne che circondano la città.

Dopo il tuono, si scatenò l'uragano della pioggia. Il «Furente» grosso corso d'acqua che, di solito, scorre calmo e maestoso attraverso la città, passando a ridosso del Collegio, improvvisamente ingrossato, straripò seminando rovine nella sua corsa impetuosa. Numerose officine vennero ingoiate dai gorghi. La corrente devastatrice, trascinò via alberi, blocchi di pietra, rottami di ogni genere, ammassandoli contro il muro di cinta del Collegio. Il muro resistette per un poco, poi crollò. La massa delle acque attraversò il cortile, invase la casa, rovesciando e tra volgendo con sè ogni cosa. Al pianterreno l'acqua raggiunse l'altezza di un metro.

I religiosi, gli alunni e il personale, presi dallo spavento, ebbero appena il tempo di rifugiarsi nei piani superiori. Uno dei Padri esclamò in quel momento tragico: Poveri ragazzi! Perché non sono lontani? Siamo perduti e la casa crolla se la Madonna non viene in nostro aiuto. Solo verso mezzanotte le acque cominciarono a decrescere; e al mattino si potè vedere da quale disastro fosse scampata Valbenoite.

Il torrente aveva dappertutto scavato fosse profonde, estirpato alberi, rovesciando muri e riempiendo ogni cosa di fango; a qualche passo dalla cinta del Collegio, si trovò il corpo di una giovanetta, portato fino là dalle acque. Nel cortile del Collegio, il «Furente» aveva trascinato blocchi del peso di una tonnellata e schiantato otto tigli, piantati a destra e a sinistra del monumento della Madonna. E la Madonna, a meno di trenta metri dalla breccia, in mezzo a quel diluvio, era rimasta immobile sul fragile piedestallo. Le prime luci dell'aurora ne accarezzavano dolcemente la statua e ne accrescevano il candore.

(Da "San Pietro Giuliano Eymard" - Q. Moraschini, M. Pedrinazzi - Editrice M. Pisani)

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Dissetata per miracolo

La Madonna era davvero generosa con il suo Servo fedele S. Piergiuliano Eymard. Al ritorno da un pellegrinaggio, fatto in compagnia delle sorelle una di queste, Marianna, si sentì venir meno per una sete bruciante. Acqua nei dintorni, non se ne trovava. Il fratello, impietosito, fece fermare la vettura, si inoltrò, solo, in un campo, poi ritornò portando un vaso, pieno di acqua freschissima. Prendete disse alla sorella ve la manda il Signore. Ma è un miracolo della Madonna! esclamò, sorpresa, Marianna. Una fortuna di questo genere, mi capita qualche volta. Mi affido alla Provvidenza e trovo quello che cerco.

(Da "San Pietro Giuliano Eymard" - Q. Moraschini, M. Pedrinazzi - Editrice M. Pisani)

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Frutta guasta

Una giovanetta usciva da una casa di educazione. Aveva imparato ad onorare la Vergine Santa e si era proposta di onorarla anche nel mondo. I pericoli morali sono molti; alla gioventù femminile specialmente vengono tese tante insidie. L'incauta giovanetta s'imbattè in una cattiva compagnia; il discorso immorale la turbò. Poco per volta s'indebolì nella virtù e cominciò a cadere. Il rimorso non le dava tregua. Tuttavia, pur frequentando persone pericolose e pur pascendosi volontariamente di cattivi pensieri, non tralasciava le sue pratiche devote in onore della Madonna.

Il Rosario era quotidiano; l'Angelus era recitato tre volte al giorno; la medaglietta della Vergine era appesa al suo collo; al sabato continuava la pratica di un fioretto particolare. Era convinta la giovane di piacere alla Madonna e credeva di essere devota. Buon per lei che la Vergine le venne in aiuto per farle aprire gli occhi e farle vedere l'abisso in cui era caduta. La povera anima ebbe una visione. Le sembrò di essere in aperta campagna. Vide venirsi incontro una donna, in abito di contadina, con un canestro di frutta in mano. La osservò attentamente e poi le disse: Vorresti darmi qualche frutto? È proprio bella questa frutta e credo sia molto gustosa! Al cenno affermativo essa stese la mano. Con sorpresa vide che il canestro nell'interno era sporco e che il frutto, che sembrava bello, era bacato. Ne scelse un altro; ed era come il primo; così il terzo.

Buona donna, ma val la pena portare questo canestro, quando la frutta è guasta? All'esterno pare buona, ma realmente è cattiva! Questo canestro, disse la contadina, sei tu! I frutti che vedi, sono gli atti di ossequio che tu vorresti darmi! Io sono la Madonna! Tu credi di piacermi perché reciti il Rosario ogni giorno e perché compi qualche altra pratica in mio onore! Sei in un grande errore, perché hai l'impurità nell'anima! Il tuo cuore è pieno di fango ed i tuoi atti di ossequio per me sono bacati! Non accetto quello che tu fai in mio onore, se non ti rimetti in grazia di Dio, evitando il brutto peccato.

Gesù è molto dispiaciuto e soffre per te, per questo sono qui, perchè la fedeltà della tua preghiera non poteva lasciarmi inerme: se vuoi veramente essere felice devi piacere a Gesù. Sparì la visione. La giovane comprese la lezione, cambiò tenore di vita e così potè dire di onorare la Madonna come si deve.

(Da "Vera devozione a Maria" - G. Tomaselli - Scuola grafica salesiana, Palermo)

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Il Rosario tra i prigionieri

Il Padre Sebastiano Dal Campo, Gesuita, fu condotto schiavo in Africa dai Mori.

Nelle sue sofferenze attingeva la forza dal Rosario. Con quanta fede invocava la Regina del Cielo!

La Madonna molto gradiva la preghiera del suo figlio prigioniero ed un giorno gli apparve per consolarlo, raccomandandogli d'interessarsi degli altri infelici prigionieri.

Anche loro, disse, sono miei figli! Vorrei che ti adoperassi ad istruirli nella fede.

Il Sacerdote rispose: Madre, conoscete che non vogliono saperne di Religione!

Non scoraggiarti! Se tu insegnerai loro a pregarmi con il Rosario, a poco a poco diverranno pieghevoli. Io stessa ti porterò le corone. Oh, come piace in Paradiso questa preghiera!

Dopo sì bella apparizione, Padre Sebastiano Dal Campo provò tanta gioia e forza, la quale crebbe quando la Madonna ritornò per consegnargli molte corone.

L'apostolato della recita del Rosario cambiò il cuore degli schiavi.

Il Sacerdote fu ricompensato dalla Madonna con molti favori, uno dei quali fu questo: venne preso dalle mani della Vergine e miracolosamente messo in libertà, ricondotto tra i suoi Confratelli.

(Da "Maria Regina e Madre di Misericordia" - Don Giuseppe Tomaselli)


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Il Rosario e l'indipendenza austriaca

Quest'altro esempio di affidamento ci viene dalla storia dell'Austria: Nel 1947 il padre Francescano Petrus Pavlicek fondò a Vienna la "crociata di espiazione del Rosario", un'associazione approvata dalla conferenza espiscopale austriaca, di preghiera per il mondo.

Centosette paesi raccolsero l'invito del francescano e finora 1 milione 950 mila persone si sono dichiarate pronte ad adempiere alle tre grandi richieste di Nostra Signora di Fatima (40).

Ebbene, rispondendo all'appello di padre Petrus, circa 500 mila austriaci si misero a recitare il rosario a favore della loro nazione e per l'allora cancelliere della repubblica Raab.

Il 15 maggio 1955 l'Austria otteneva l'indipendenza: le truppe di occupazione avevano abbandonato il territorio. Anche le truppe sovietiche erano state ritirate, cosa che ancora a distanza di tempo non riusciva comprensibile ai massimi dirigenti comunisti.

Una decisione inspiegabile attribuita agli errori di Chruscev, tolto dal potere nel 1964.

Per il cancelliere Raab la Vergine aveva avuto sicuramente un ruolo: "La Madre di Dio ci ha aiutato a ottenere il trattato di pace".


(Da "La conversione della Russia" - P. Mantero - Edizioni Segno)

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Marozia

Era pio uso del popolo romano visitare le Chiese con ceri in mano nella notte della vigilia dell'Assunta. Accadde un anno che una nobile dama, mentre stava inginocchiata nella basilica di Santa Maria in Ara Coeli sul Campidoglio, con grande sorpresa vide comparirsi innanzi una dama da lei molto conosciuta e morta in quello stesso anno. Volle attenderla alla porta della Chiesa, per avere chiarito lo strano fatto. Appena la vide uscire, la trasse in disparte e le domandò: Non siete voi la mia madrina Marozia, che mi tenne al fonte battesimale? Sì, rispose la defunta, sono proprio io! E come vi trovate fra i vivi, se già moriste da diversi mesi? E che cosa vi è accaduto nell'altra vita? Sino ad oggi, rispose l'anima, sono rimasta immersa in un fuoco cocentissimo, in pena di tanti peccati, specie peccati di vanità commessi in gioventù; ma in occasione di questa festa della Assunta, essendo la Regina del Cielo discesa in mezzo alle fiamme del Purgatorio, sono stata liberata assieme a molte anime, onde entrassimo in Paradiso nel giorno stesso della sua Assunzione.

Ogni anno la Divina Signora rinnova questo miracolo di misericordia ed il numero delle anime che Ella libera in tal modo è circa quanto quello della popolazione di Roma. In riconoscenza di questa grazia ci rechiamo in questa notte nei santuari a Lei consacrati. Che se i vostri occhi vedono me sola, sappiate invece che noi siamo in gran moltitudine. E vedendo che la donna restava attonita e dubbiosa, subito la defunta soggiunse: In prova della verità che ho detto, vi annunzio che voi stessa morrete da qui ad un anno, in questa stessa festa; scorso il quale termine, se non sarete morta, riterrete come un’illusione quanto vi ho detto.

San Pier Damiani riferisce che la pia donna, dopo un anno trascorso nell'esercizio di molte opere buone, ammalatasi nell'antivigilia dell'Assunta, passò da questa vita all'eternità nel giorno stesso della festa, come le era stato predetto. Molti altri scrittori, come Gersone, Teofilo, Faber, confermano questa pia credenza, la quale è basata sopra un gran numero di rivelazioni, ed è appunto per questo che in Roma la Chiesa di Santa Maria in Montorio, dove risiede l'Arciconfraternita del Suffragio, è dedicata all'Assunzione di Maria Vergine.

(Da "Vera devozione a Maria" - G. Tomaselli - Scuola grafica salesiana, Palermo)

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Consolazioni nel dolore

Santa Francesca Romana conosceva bene l'importanza che l'educazione religiosa materna ha fin dalla più tenera età, perché essa rimane per tutta la vita del figlio qualcosa di prezioso e di assolutamente insostituibile, in questo fu mamma davvero esemplare, e fu premiata infatti dai frutti d'amore e di saggezza cristiana che ella stessa vide svilupparsi nel figlio.

Santa Francesca ebbe altri due figli, Giovanni Evangelista ed Agnese, ma li perse in una epidemia pestilenziale nel 1410, all'età di sette e di sei anni. Il piccolo Evangelista prima di morire disse alla mamma: Mamma, ho fretta di arrivare alla gloria eterna. Non piangere la mia morte perchè io starò sempre bene con la Madonna in Paradiso.

Pregherò la Madonna per te che amo tanto. Quantunque si fosse abbandonata alla volontà di Dio, la santa sentì tutto il dolore della mamma per la perdita dei suoi due figli: l'unico sollievo era deporre ai piedi di Maria SS. il suo dolore per la redenzione del mondo. Qualche tempo dopo la Madonna, Regina degli Angeli, premiò l'abbandono e l'offerta della santa facendole apparire il figlio morto, nella luce del suo nuovo stato. A fianco ad Evangelista vi era un altro bambino, più splendente ancora di lui. Era un arcangelo: Dio te lo manda, madre mia - disse Evangelista - per esserti di consolazione durante il tuo pellegrinaggio in questa vita; non ti lascerà nè giorno nè notte, e tu avrai la dolce soddisfazione di vederlo costantemente con gli occhi del corpo. Da quel giorno quell'arcangelo fu uno strumento prezioso nei piani di Dio sulla santa: infatti attraverso la sua luce che ella sola vedeva, Santa Francesca Romana ebbe il dono della scrutazione dei cuori e di centinaia di guarigioni miracolose. Nell'epidemia di peste che sconvolse in quell'anno Roma, ella sarà l'apostolo d'amore mandato dalla Madonna, Regina di tutti gli angeli, per guarire e ospitare centinaia di appestati nel suo stesso palazzo, trasformato interamente in ospedale.

(Da "I santi e la Madonna (7)" - P. Rosario Maria Daniello - Casa Mariana)


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Un apparizione della Madonna


Dopo un'infanzia trascorsa serenamente, il dolore comincia a bussare alle porte e mette a dura prova Sant'Angela Merici: ancora giovanissima, perde il padre e la sorella; un po' più tardi la madre; e la piccola è accolta da suo zio Biancosi, a Salò, città vicina.

Desiderando e pregando ardentemente la SS. Vergine, per sapere se sua sorella si fosse salvata, la pia fanciulla ebbe la consolazione di un'apparizione della Madonna, insieme a una moltitudine di Angeli e, nel corteo, scorse sua sorella, morta pochi giorni prima, e udì una voce che diceva:

"Angela, persevera come hai cominciato, e godrai la nostra stessa felicità".


(Da "I santi e la Madonna (7)" - P. Rosario Maria Daniello - Casa Mariana)


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Ave Maria!


Il Beato Bonaventura da Potenza, qualche giorno prima di morire nel convento di S. Francesco a Ravello, ultima dimora della sua vita, avendogli il medico fatto capire che non c'era più alcuna speranza di guarigione, lo ringraziò e ringraziò Dio di tale prezioso guadagno per la sua anima.

Ricevuti gli ultimi Sacramenti, cominciò a cantare le lodi della Vergine del suo cuore e quelle del suo Dio.

Volgeva continuamente lo sguardo a una immagine della Madonna, che stava di fronte al suo lettuccio poverello e Le lanciava sospiri e parole d'amore tenerissimo.

Poco prima di spirare, la sua Madre dolcissima venne a visitarlo: egli era in dolce estasi d'amore e sussurrò soavemente l'eterno canto d'amore: "Ave Maria! Ave Maria! Ave Maria! Così la sua anima, accompagnata dalla "Tutta bella", se ne volò al suo Creatore.

Era il crepuscolo del 26 ottobre 1711: in quel momento la campana della Cattedrale di Ravello suonava i rintocchi dell'"Angelus Domini".


(Da "I santi e la Madonna (7)" - P. Rosario Maria Daniello – Casa Mariana)





Apparve una stella...


Nel 1438 S.Bernardino predica sulla Madonna a L'Aquila, città vetusta e gloriosa dell'Abruzzo. Predica per dodici giorni, in agosto. Il quindici agosto, solennità dell'Assunta, S.Bernardino predica nella grande piazza gremita di popolo fino all'inverosimile. Ad un certo punto, parlando della bellezza sublime di Maria, S.Bernardino paragona la Madonna ad una "stella", e succede che, dopo la predica, tutta la folla vede realmente una splendida stella in cielo, luminosa come un piccolo sole, così bella da incantare tutti i presenti per tutto il tempo dell'apparizione.

(Da "I Santi e la Madonna" 8 - P. Stefano Maria Manelli)

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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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Il canto d'Amore di Charles Péguy
L'ultimo ricorso
La Madonna mi ha salvato dalla disperazione. Era il pericolo più grave: le persone come noi hanno sempre fede e carità quanto è necessario. Ma è la speranza che può mancare…
Per diciotto mesi non ho potuto dire il Padre Nostro… Non potevo dire: "Sia fatta la tua volontà". Non potevo proprio. Comprendete? Non si trattava di dire le preghiere in un modo qualsiasi. Si trattava di dire con verità quello che dicevo. E non potevo dire con verità: "Sia fatta la tua volontà".
Allora ho pregato Maria. Le preghiere a Maria sono le preghiere di riserva... Non ce n'è una in tutta la liturgia, una, capite, una che il peggiore dei peccatori non possa dire con verità. Nel meccanismo della salvezza, l'Ave Maria è l'ultimo soccorso. Con essa non si può essere perduti.




Charles Péguy, Lettera del 1909

Il canto d’amore di Charles Peguy


UN POETA preso dal fascino
di Maria
La Madre di Dio che un giorno è diventata anche madre nostra («perché il Figlio ha preso tutti i peccati /ma la Madre ha preso tutti i dolori») ci riceve fra le sue braccia accoglienti e ci guida nel porto della volontà di Dio, se solo abbiamo «l’audacia», come scriveva il grande poeta francese, di affidare a lei le nostre vite.

di MARIA DI LORENZO

«Quando avremo recitato la nostra ultima parte,/ quando avremo deposto cappa e mantello, /quando avremo gettato maschera e coltello, /ricorda il nostro lungo peregrinare./ Quando ci caleranno nella fossa /e ci avranno offerto assoluzione e messa, /ricorda, o Regina di ogni promessa, /il nostro lungo cammino, il nostro peregrinare…».

La voce del poeta Charles Péguy attraversa tutto il XX secolo e porta in eredità a quello che si affaccia sulla scena del terzo millennio un seme di libertà. La libertà dei figli di Dio. Di Dio e di Maria. «Mistero, pericolo, gioia, disgrazia, grazia di Dio, scelta unica, responsabilità spaventosa, miseria, grandezza della nostra vita». Sono parole sue, estrapolate da un’opera che è un vero inno a Maria, Il portico del mistero della seconda virtù, data alle stampe il 22 ottobre 1911.

«Ascolta, bimba mia, – dice il poeta – ora ti spiegherò, ascoltami bene, /ora ti spiegherò perché, /come, in che/ la Santa Vergine è una creatura unica, rara./ Di una rarità infinita, fra tutte precellente, /unica fra tutte le creature. / Seguimi bene…».

E comincia, in sordina prima e poi con accenti sempre più appassionati, il suo canto d’amore alla Vergine:

«A colei che è infinitamente grande /perché è anche infinitamente piccola…/A colei che è infinitamente ricca/ perché è anche infinitamente povera…/A colei che è infinitamente alta/ perché è anche infinitamente discendente…/A colei che è infinitamente salva /perché a sua volta salva infinitamente…/ A colei che è tutta Grandezza e tutta Fede / perché è anche tutta Carità…/ A colei che è la più imponente / perché è anche la più materna…/ A colei che è infinitamente celeste /perché è anche infinitamente terrestre…/ A colei che è infinitamente gioiosa / perché è anche infinitamente dolorosa…/ A colei che è con noi / perché il Signore è con lei…/ Colei che è infinitamente regina /perché è la più umile delle creature…».




«Ho ritrovato la fede!»


Grandezza e mistero di Maria. Un canto affascinante, il suo, che ha quasi l’andamento e il sapore di antiche litanie. Ma da dove nasceva questo elogio della Santa Vergine? Dobbiamo gettare un rapido sguardo sulla vita – vita in verità assai breve, appena 41 anni, e altrettanto tumultuosa – di questo grande poeta francese.

Charles Péguy, bisogna dirlo subito, appartiene alla schiera dei convertiti. E del convertito la sua dimensione di scrittore avrà sempre l’impronta, negli aspetti di assoluto rigore come nelle fulminanti accensioni liriche.

Nato a Orléans il 7 gennaio 1873, ancora in fasce perse il padre, sicché sua madre per sopravvivere dovette imparare il mestiere di impagliatrice di sedie. Charles potrà studiare grazie alle borse di studio.

A vent’anni si trasferisce a Parigi, a quel tempo ha già abbandonato ogni pratica religiosa. È un giovane colto, intelligente, che diventerà discepolo di Bergson. Sensibile alle questioni sociali, è acceso da un ideale che nell’ultimo scorcio dell’Ottocento ha i contorni rivoluzionari del socialismo.

Péguy aderisce al credo socialista con l’intensità della gioventù e tutto l’ardore del suo cuore appassionato, ma ne resterà presto deluso. Da tale disillusione prenderà corpo la crisi, salutare e risolutiva.

È l’irruzione nella sua vita della Grazia. Evento misterioso, come ogni conversione, ma evento indubbiamente segnato da Maria. La storia di tanti convertiti sta lì a dimostrarlo: dietro ogni «caduta da cavallo», dietro ogni ritorno alla fede, c’è sempre lo «zampino» di Lei, della Madonna.

È Maria che riconduce a Dio, per sentieri segreti e imprevedibili che solo Lei conosce. Persino il peccatore più incallito, e con un piede già nell’abisso, ci rammenta S. Massimiliano Kolbe e con lui S. Luigi Grignion de Montfort (cfr. Trattato della vera devozione a Maria, n. 100), si converte ed è salvo per intercessione della Vergine, che sa come sciogliere i cuori più induriti.

Come nel caso del colto e indifferente scrittore di Orléans. A un certo punto, infatti, Péguy scrive all’amico Joseph Lotte, della sua cerchia parigina di intellettuali socialisti, e gli confessa: «Ho ritrovato la fede…Sono cattolico…».

È il settembre del 1908. Ha 35 anni. Da questo momento fino al giorno della sua morte – che avverrà nell’estate del 1914, in guerra, durante la battaglia della Marna – Charles Péguy si dedicherà a diffondere la fede ritrovata, in scritti di forte ispirazione religiosa.

E’ un cattolicesimo, il suo, vissuto in forma mistica e rivoluzionaria. Un cattolicesimo che ha il suo centro di luce in Maria, icona della speranza. I suoi versi, spesso ieratici, a volte ridondanti, conservano tracce di echi biblici molto forti, tra l’epico e il profetico. Il suo stile, personalissimo e incisivo, è impossibile da imitare. E difatti egli è rimasto una voce pressoché unica nel panorama della letteratura europea del Novecento.


Maria icona della speranza

Il portico del mistero della seconda virtù rappresenta la seconda parte di un trittico in versi che il poeta volle dedicare alle virtù teologali: fede, speranza e carità, comprendente Il mistero della carità di Giovanna d’Arco (1910) e Il mistero dei Santi Innocenti (1912).

Delle virtù teologali, secondo il poeta, è la speranza la più gradita a Dio, forse perché è anche la più difficile: «La Fede è una sposa fedele. / La Carità è una Madre / la Speranza è una bambina da nulla», scrive Péguy, «eppure è questa bambina che traverserà i mondi...».

La speranza, «singolare mistero, il più misterioso», precede quindi la fede e la carità, e corrisponde alla «infanzia del cuore». E’ qualcosa di «più dolce del sottile germoglio d’aprile», dice il poeta; essa «vede quello che non è ancora e che sarà, / ama quello che non è ancora e che sarà», ed è per l’appunto la «seconda virtù» a cui si fa cenno nel titolo. Una virtù che discende da Maria, la quale «ha preso a carico e in tutela / e in commenda per l’eternità / la giovane virtù Speranza».

Che cosa significa? Significa che la Madre di Dio un giorno è diventata anche madre nostra («perché il Figlio ha preso tutti i peccati /ma la Madre ha preso tutti i dolori») e, tra le sue braccia accoglienti, ci riceve e ci guida al porto sicuro della volontà di Dio, se appena abbiamo l’ardire («l’audacia», egli scrive) di affidarle le nostre vite.

«E lei, che li aveva presi, – continua – aveva / tanti figli sulle braccia. /Tutti i figli degli uomini. / Da quel primo piccino che aveva portato in braccio / Quel piccolo uomo che rideva come un tesoro / e che dopo le aveva causato tanto tormento /perché era morto per la salvezza del mondo…».

Maria è l’immagine della tenerezza di Dio verso tutti noi, suoi figli, «noi che non siamo nulla, noi che entriamo nella vita e subito ne usciamo, / come dei girovaghi entrano in una fattoria per un pasto soltanto, / per una pagnotta e per un bicchiere di vino». Creature effimere che durano un giorno, infelici, a contatto col dolore e la morte, anelanti a una difficile se non impossibile innocenza del cuore.

Eppure, dice Péguy, proprio all’uomo, a questo «pozzo d’inquietudine», Dio ha fatto dono di sé («spaventoso amore, spaventosa carità»). È questo il suo mistero, il mistero della seconda virtù: che «il Creatore ha bisogno della sua creatura…/ Colui che è tutto ha bisogno di ciò che non è nulla…».



Maternità universale

E’ il mistero di Dio, l’essenza per noi inspiegabile della sua gratuità, che poi fa tutt’uno col mistero di Maria, il suo essere compresenza e armonia degli opposti: purezza e al tempo stesso coscienza della miseria umana, senso di finitudine e salvezza donata a piene mani.

«A tutte le creature – scrive il poeta – manca qualche cosa, e non soltanto di non essere Creatore. / A quelle che sono carnali, lo sappiamo, manca di essere pure. / Ma a quelle che sono pure, bisogna saperlo, manca di essere carnali./ Una sola è pura essendo carnale. / Una sola è carnale essendo pura. / E’ per questo che la Santa Vergine non è solo la più grande benedizione che sia caduta sulla terra / ma la più grande benedizione discesa in tutta la creazione…».

Anche gli angeli, è vero, sono puri, dice Péguy, però non conoscono la materia, non hanno corpo, questo nostro corpo impastato di fango e di cenere che sempre ci inchioda alla terra. Maria, al contrario, pur essendo immacolata, «pura come Eva prima del primo peccato», ha sperimentato la realtà della carne, ed è in grado di capire quella pesantezza tutta umana del vivere. «E finché ci sarà un riparo, /cioè un ovile, / Essa è la madre del pastore eterno».

Maria, madre del Buon Pastore, è per l’uomo garanzia perenne di soccorso, e proprio in virtù della sua maternità, che è di carattere soprannaturale e, perciò, universale. A Lei, quindi, ci si può affidare infallibilmente, con la certezza di arrivare a Dio; a Lei si ricorre, infine, nell’ora estrema per trarne speranza di salvezza. «Quando avremo lasciato sacco e corda, / quando avremo tremato gli ultimi tremiti, / quando avremo rantolato gli ultimi dolori, / ricorda la tua misericordia. / Nulla ti chiediamo, o Rifugio dei peccatori, / solo l’ultimo posto nel tuo purgatorio, / per piangere a lungo la nostra tragica storia, / e contemplare da lontano il tuo splendore…».

Maria Di Lorenzo
[Modificato da Caterina63 10/01/2011 21.11]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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Come recitare il Rosario

Perché recitare il Rosario, oggi?

Si ringrazia il seguente sito per le immagini e i testi:

http://www.amiciziacristiana.it/fondamenta.htm



Il sole rotea nel cielo (Fatima, Grotta di Iria: 13 ott. 1917)

Il sole rotea nel cielo (Fatima, Grotta di Iria: 13 ott. 1917)



[SM=g1740717] [SM=g1740720] [SM=g1740717]


L'Immacolata e il S. Rosario (Lourdes 1858)

L'Immacolata e il S. Rosario (Lourdes 1858)



[SM=g1740733]

De Castelnau (Battaglia della Marna - Settembre 1914)

De Castelnau (Battaglia della Marna - Settembre 1914)


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La liberazione di Torino (7 Sett. 1706)

La liberazione di Torino (7 Sett. 1706)



[SM=g1740717] [SM=g1740720] [SM=g1740717]

Vienna (1683)

I naufraghi salvati (Tolosa 1211)

[SM=g1740734] [SM=g1740734] [SM=g1740734]

I naufraghi salvati (Tolosa 1211)

I naufraghi salvati (Tolosa 1211)



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I naufraghi salvati (Tolosa 1211)

I naufraghi salvati (Tolosa 1211)





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Promessa della Vergine del Carmelo nella donazione dello Scapolare....
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La Madonna

La storia di un uomo che voleva dannarsi…
ma non aveva fatto i conti con la Madonna


C'era anticamente un uomo il quale si Voleva dannare. Non dico che si fosse proprio proposto di andare all'inferno: dico che s'era messo per una strada da finire in quel brutto posto. Da buon cristiano qual era stato in principio, s'era a poco a poco voltato al male, e, facendo un giorno peggio dell'altro, dì cristiano non aveva ormai più che il battesimo. Niente più messe (figurarsi le funzioni), né per Pasqua né per Natale, niente più prediche né vangeli, niente più confessioni né comunioni, niente più vigilie né quaresime né quattro tempora, niente più divozioni, niente più preghiere, e al posto di tutto questo tutti e sette i vizi del catechismo... Dite se non è questa la strada che mena alla dannazione.

Vero è che per dannarsi bisogna fare i conti con la Madonna, vale a dire con una mamma. Una mamma! Io mi ricordo di quand'ero piccino e, qualche volta, per un capriccio, per rabbia ch'essa m'avesse tirato via da un pericolo, levato di mano un vetro o un coltello, raccattavo un sasso o un bacchetto e facevo l'atto di andarle contro per picchiarla. Nel movermi inciampicavo, andavo in terra, piangevo, e mamma lesta a rizzarmi, pigliarmi in collo, baciarmi, picchiare e chiamar brutto, cattivo, il sasso o il bacchetto che m'aveva fatto cascare, che aveva fatto cascare il suo bambino tanto buono... La Madonna è una mamma.

L'unica cosa di cui non si fosse proprio del tutto scordato, quest'uomo che si ricordava di Dio e dei santi soltanto per bestemmiarli, era giust'appunto la Madonna. A volerle bene e a pregarla in modo speciale lo aveva avvezzato fin da piccino la sua mamma, ripetendogli di continuo, e con discorsi e con esempi, che non sarebbe finito del tutto a male chi si fosse mantenuto in qualche maniera devoto della Madonna. La Madonna, infatti è la porta del paradiso, è il rifugio dei peccatori, è la nostra avvocata - e il tale per aver detto così, e la tale per aver fatto in quel modo, e i tali perché so io, s'erano tutti salvati... Un po' per il ricordo della sua mamma, un po' perché le cose imparate da piccini è difficile che qualche cosa non lascino, questo pover uomo, mentre faceva di tutto per andare all'inferno, pregava ancora la Madonna e teneva la sua immagine a capo del letto.

La pregava a quel modo. Il rosario, che la Madonna ha tanto gusto a sentirselo dire, nemmen si ricordava che cosa fosse; aveva a poco a poco dimenticato le litanie, la salveregina; non sapeva più che l'avemmaria, e due o tre avemmarie borbottate fra lo svestirsi e l'addormentarsi, ogni sera, eran tutte le sue divozioni... Arrivò al punto, camminando sempre per quella strada sciagurata, di scordare anche quella, e della Madonna non gli rimase che il nome, Maria, forse perché era scritto ai piedi della sua immagine, che gli pendeva sopra il letto...

Se fosse stato meno duro, avrebbe sentito, da quell'immagine, le lacrime gocciargli sul viso, mentre dormiva.
La Madonna piangeva su quel figliolo che le tornava ogni notte con l'anima sempre più nera, col cuore sempre più chiuso alle sue ispirazioni, ai suoi amorosi rimproveri; e vegliandolo, come una mamma il suo piccino malato, perché la morte non lo venisse a pigliare mentr'era così in disgrazia di Dio, pregava, diceva per lui le divozioni, il confiteor, l'atto di contrizione.

Ma, se la Madonna piangeva, nemmeno lui, il figliol prodigo, era contento. Eh, no, alla tavola del diavolo la vera allegrezza non si trova, per quanto possano sul principio parer dolci i suoi vini. È la dolcezza del veleno, che si converte in amarezza appena dal palato è disceso in corpo. Se tanti, Purtroppo, seguitano e seguitano a bere, è perché il diavolo li ha ormai ubriacati e credono che il rimedio consista nel bere ancora dell'altro, finché tanto ne bevono che finiscono per scoppiare.

Se avesse dato retta ai rimorsi che sentiva in sé dopo ogni stravizio; se avesse ascoltato il cuore che gli metteva a confronto il suo stato d'ora (dico quanto a esser contento) col suo stato di prima, di quando andava alla messa, alle funzioni, alle prediche, di quando si confessava e comunicava, diceva il rosario e le divozioni, di quando insomma era un buon cristiano, l'uomo si sarebbe forse ravvisto, e la Madonna avrebbe cessato di versare quelle sue lacrime di mamma, di cui il demonio rideva. Invece, per acchetare i rimorsi, per non sentir que' paragoni, egli si buttava da un peccato in un altro, da uno stravizio in uno stravizio peggiore - e la morte intanto si avvicinava.

Anche il pozzo dei peccati però ha un fondo, dopo il quale non c'è che tornare a galla o sprofondar senza rimedio in casa del diavolo, Che Dio ci guardi dall'arrivare a quel limite; e se per disgrazia ci s'arrivasse, ci guardi almeno dalla disperazion di salvarci, che sarebbe uno dei peccati contro lo Spirito Santo, il peccato che condusse Giuda a impiccarsi quando ancora poteva chieder perdono a Gesù!

Se non era ancora arrivato a questo, l'uomo si trovava già coi piedi sulla botola dell'inferno. La disperazione era prossima, e si sarebbe buttato ormai allo sbaraglio se non era... Eh, chi poteva essere se non quella santissima Vergine, cui egli non alzava più neppure uno sguardo, ne pronunziava appena il nome, Maria, con quella stessa bocca con cui aveva per tutto il giorno bestemmiato il suo Figliolo e i suoi santi?

Fatto sta che una notte, dopo essersi involtolato nel male più di un rospo nella belletta di un pantano, rientrò in casa, cotto dal vino, rovinato dal gioco, con un gran disgusto di sé, con la disperazione nel cuore e la tentazione di ammazzarsi. Figuratevi se pensò a dire le divozioni! Nell'atto però di cominciare a svestirsi, alzò, per caso o per abitudine, gli occhi all'immagine sopra il letto e cercò la parola, il nome, le cinque lettere a cui s'era ridotta la sua preghiera, la sua fede, la sua speranza: Maria. Ma gli occhi - disorientati forse dal vino? - videro in altr'ordine le cinque note che suonarono tanto dolci in bocca all'arcangelo Gabriele, e lessero, invece di Maria: Riama.

Provvido errore - se fu errore! Al suo spirito, che, incerto fra la morte e la vita, riluttante a quella per il disgusto e a questa per il terrore, si chiedeva gemendo che cosa fare, quella parola, quel nome invertito fu la risposta, la risposta illuminante, consolante, acquietante: Riama.
Riama: ama di nuovo, ama come una volta, come quand'eri bambino, come quando dicevi le divozioni... E le antiche divozioni rifiorirono come per miracolo prima nel cuore e poi sui labbri bruciati dalla bestemmia: Ave, Maria, gratia plena...

Piegato a terra da una forza dolce e invisibile, l'uomo abbandonò fra le mani il viso sulla sponda del letto, sotto l'immagine, e pianse, e pianse, e pianse.
E la Madonna cessò di piangere; la Madonna sorrise, perché quel suo figliolo era salvo.

Testo tratto da: TITO CASINI, Il Pane sotto la neve, Firenze: LEF, 1935/2, pp. 53-58.





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CON MARIA INCONTRO A CRISTO

di Mons. ANGELO COMASTRI La Santa e l’Assassino

"Sentii che la carità mi entrava nel cuore…", scriveva Santa Teresina adolescente nel suo Diario la notte di Natale del 1886: con questo fuoco ardente acceso nell’anima dalla preghiera la santa di Lisieux avrebbe salvato un impenitente omicida.

Nella notte di Natale del 1886 Teresa di Lisieux compì un grande atto di umiltà e nell’umiltà avvertì il passaggio di Dio che trasformava la sua anima. Scrive La Santa: "Sentii che la carità mi entrava nel cuore, col bisogno di dimenticare me stessa per far piacere agli altri. E da allora io fui felice!".

Dopo alcuni mesi, esattamente nel luglio 1887, Teresa, mentre sta pregando, posa gli occhi su un’immaginetta di Gesù Crocifisso che sporge dal suo libro di orazioni. Ecco il suo racconto: "Fui colpita dai sangue che cadeva da una sua mano divina e provai un dolore grande pensando che quel sangue cadeva a terra senza che alcuno si desse premura di raccoglierlo; e risolsi di tenermi in spirito ai piedi della Croce per ricevere la divina rugiada (cioè l’Amore!) per spargerla sulle anime".

E così avvenne subito dopo: come è meravigliosamente semplice e coerente il comportamento dei santi!

Sentite che cosa accadde.

La notte del 17 marzo 1887 un certo Enrico Pranzini aveva commesso un triplice assassinio. Il suo processo terminò il 23 luglio con la condanna a morte: così prevedeva la legge francese del tempo.

Il  sogno di Gesù Bambino, dipinto a olio eseguito da Santa Teresina per la  festa della sorella priora, madre Agnese, nel 1894.
Il sogno di Gesù Bambino, dipinto a olio eseguito da Santa Teresina
per la festa della sorella priora, madre Agnese, nel 1894.

Teresa di Lisieux aveva allora quattordici anni e, come abbiamo appreso nel racconto di Natale, era già una meravigliosa cristiana, aperta alla luce di Dio e desiderosa di portare anime all’incontro con la sua misericordia. Appena seppe della condanna, si preoccupò molto perché l’omicida aveva rifiutato ogni incontro con il sacerdote e tutto lasciava pensare che egli sarebbe morto impenitente.

La futura santa inizia subito una fervente preghiera, coinvolgendo anche la sorella Celina. Ascoltiamo il racconto vivo di Teresa, nel quale si avverte l’Amore che brucia nel suo cuore perfettamente sintonizzato con il Cuore di Cristo: "Ero sicura che il Signore avrebbe perdonato all‘infelice Pranzini, ma per mio semplice conforto chiedevo soltanto un segno di pentimento da parte di quell‘uomo. La mia preghiera venne esaudita letteralmente…Il giorno seguente alla esecuzione mi trovo sotto le mani il giornale ‘La Croix’: lo apro con ansia, e che vedo?... Ah, le lacrime tradirono la mia commozione e fui costretta a nascondermi: Pranzini non si era confessato, era salito sulla ghigliottina e si disponeva a passar la testa sotto la lama, quando ad un tratto, assalito da una improvvisa ispirazione, si volta, afferra il Crocifisso presentatogli dal cappellano, e ne bacia per tre volte le piaghe santissime!... Poi la sua anima andò a ricevere la misericordiosa sentenza di Colui il quale dichiara che in cielo si ha più gioia per un solo peccatore che fa penitenza che per novantanove giusti i quali non ne hanno bisogno!’ ... (Lc 15,7)".

Oh, se avessimo fede!

Oh, se noi credessimo nell’efficacia della preghiera!

Tanto tempo lo passeremmo in ginocchio: e tante cose cambierebbero dentro di noi e attorno a noi!

Angelo Comastri

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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12/11/2011 21.23
 
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Lourdes e lo straordinario miracolo di John Tryanor




tratto da Maria – studio sulla Vergine Maria - Volume IV - Beauchesne, Paris, 1956


John Tryanor, della Brigata navale inglese, viene ferito al capo davanti ad Anversa, l'8 ottobre 1914. Solo 5 settimane più tardi riprende conoscenza in ospedale, dopo l'operazione riparte per il fronte. L'8 maggio, ai Dardanelli, trincea di Sedul-Bahr, due pallottole gli attraversano il petto, una terza attinge il plesso brachiale destro. Subisce un primo tentativo di sutura ad Alessandria, un secondo sul battello di rimpatrio, un terzo, con lo stesso insuccesso, presso l'ospedale di Portsmouth. Gli si vorrebbe amputare il braccio inerte. Si rifiuta e gli viene concessa una pensione militare al 100%.

Mac Murray, medico specialista, fa un primo vano tentativo di sutura dei nervi, nel novembre del 1916. Gli attacchi epilettici si moltiplicano, con parziali paralisi. Passa di ospedale in ospedale, sempre invano. Il dottor Montsarrat lo trapana inutilmente a Knotty-Ash. Una calotta d'argento protegge l'apertura della chirurgia, larga come una moneta di due franchi, attraverso la quale si intravedono le pulsazioni cerebrali. Gli si concede allora una pensione supplementare ufficiale, per l'assistenza di un infermiere.

Il pellegrinaggio da Liverpool lo conduce a Lourdes il 22 luglio 1923. I medici certificano numerose crisi epilettiche in corso, paralisi radiale e cubitale del braccio destro, della spalla e del petto, perdita di sostanza dal parietale destro a causa della trapanazione, che fa scorgere le pulsazioni del cervello, inerzia e insensibilità degli arti inferiori, incontinenza vescicale e anale.

Il 25 luglio, alla processione del Santo Sacramento, un singolare benessere invade quest'uomo inerte. Un istante dopo, i medici constatano la sua reviviscenza. Il 27, all'Ufficio Constatazioni, i medici presenti attesteranno un andamento normale, la liberazione del braccio destro, con permanenza di una mano leggermente racchiusa, segno della malattia anteriore. Il foro operatorio si ottura rapidamente, mentre l'epilessia viene a cessare per sempre.

John Traynor rientra guarito a Liverpool. La totale guarigione è confermata dall'inchiesta medica al suo ritorno a Lourdes il 7 luglio 1926. Questo generoso gigante di un metro e 90, carica e scarica senza posa i suoi camion di carbone tutti i giorni nel porto di Liverpool, malgrado la legge inglese lo avesse dichiarato grande epilettico. Lo rivedremo ogni anno a Lourdes, allegro e infaticabile barelliere dei pellegrinaggi. Muore di polmonite nel 1943.


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22/01/2012 23.41
 
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[SM=g1740733] posteremo alcuni di questi racconti qui riportati, in brevi video per catechesi e per i giovani....

Cari Amici, ci proponiamo di offrirvi in video alcuni dei tanti e tanti racconti, autentici, di esperienze "mariane", di atei convertiti da Maria, della potenza del Suo Rosario, dell'amore materno con il quale Ella ci porta a Gesù. Piccole e semplici storie ma grandi, immense per i contenuti teologici e per chi, con tutto il cuore, cerca delle risposte alle proprie ricerche, alle proprie inquietudini, alla propria sofferenza... Buona meditazione.
it.gloria.tv/?media=247422



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[SM=g1740738] [SM=g1740750] [SM=g1740752]

[SM=g1740717] Cari Amici, dopo avervi offerto i primi due racconti:
www.gloria.tv/?media=247422 desideriamo farvi conoscere una storia speciale anche per noi, come la Beata Vergine Maria diventò Patrona e Regina dell'Ordine Domenicano e come da san Domenico il fatto è stato tramandato a noi oggi.

Movimento Domenicano del Rosario
www.sulrosario.org
info@sulrosario.org

Vi ricordiamo che il 28 gennaio è la Festa di san Tommaso d'Aquino, un grande Santo domenicano e Dottore della Chiesa...
cantore dell'Eucaristia, teologo insuperabile...
Diciamo un Rosario ricordando anche la sua potente intercessione, specialmente per i giovani.
www.gloria.tv/?media=249760



[SM=g1740738]

[SM=g1740750] [SM=g1740752]

[SM=g1740733] La potenza del Rosario due racconti mariani il beato Angelico e conservare la fede per un secolo (3)
www.gloria.tv/?media=265776

[IMG]http://www.gloria.tv/image/smiley-nunkiss-33x28.gif[/IMG] Ritorniamo a proporvi Racconti Mariani autentici, piccoli, ma grandi per dottrina, per testimonianza, per la vera carità. Vi ricordiamo che abbiamo già postato i seguenti Racconti:
- La potenza del Rosario due racconti mariani (1)
www.gloria.tv/?media=247422
- La potenza del Rosario un racconto mariano domenicano (2)
www.gloria.tv/?media=249760

[IMG]http://www.gloria.tv/image/smiley-pope-38x32.gif[/IMG] Movimento Domenicano del Rosario
www.sulrosario.org
info@sulrosario.org


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[SM=g1740750] [SM=g1740752]

Ritorniamo a proporvi Racconti Mariani autentici, piccoli, ma grandi per dottrina, per testimonianza, per la vera carità. Vi ricordiamo che abbiamo già postato i seguenti Racconti:

- La potenza del Rosario due racconti mariani (1)
www.gloria.tv/?media=247422
- La potenza del Rosario un racconto mariano domenicano (2)
www.gloria.tv/?media=249760
- La potenza del Rosario due racconti mariani il beato Angelico e conservare la fede per un secolo (3)
/ www.gloria.tv/?media=265776

Veniamo ora a due racconti di san Giovanni Bosco e il suo rapporto con la Devozione mariana.
La potenza del Rosario due racconti mariani San Giovanni Bosco racconta Maria (4)
www.gloria.tv/?media=281422

Movimento Domenicano del Rosario
www.sulrosario.org
info@sulrosario.org



[SM=g1740717]


[SM=g1740717] Aggiungiamo un altro bel video alla raccolta:
- La potenza del Rosario nelle vicende umane e storiche (5)
www.gloria.tv/?media=308079




[SM=g1740750]


[SM=g1740757]


[Modificato da Caterina63 06/07/2012 12.20]
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29/08/2012 17.32
 
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[SM=g1740733] Cari amici, riprendiamo la pubblicazione di un sesto video dedicato ai Racconti Mariani....
www.gloria.tv/?media=326587

In questo Anno della Fede che sta per cominciare, lo stesso Pontefice Benedetto XVI si recherà a Loreto il 4 ottobre per affidare al Cuore di Maria i lavori del Sinodo e gli impegni di questo Anno di grazia.
Accompagnamo il santo Padre, sosteniamolo e ascoltiamolo, mettendo in pratica i suoi insegnamenti. Chiediamo per questo, fiduciosi, l'intercessione della Santa Madre di Dio, piena di tutte le grazie che non mancherà di distribuire alle nostre necessità.

Vi ricordiamo anche la bellissima storia di conversione di Bruno Cornacchiola e l'Apparizione della Vergine Maria alle Tre Fontane
www.gloria.tv/?media=294411

Così come la bellissima storia di santa Monica, raccontata dal figlio, sant'Agostino, nelle sue Confessioni....
www.gloria.tv/?media=284284

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[SM=g1740738]

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