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Se avete desiderio di capire che cosa insegna la Bibbia che il Magistero della Santa Chiesa, con il Sommo Pontefice ci insegna, questo Gruppo fa per voi. Non siamo "esperti" del settore, ma siamo Laici impegnati nella Chiesa che qui si sono incontrati da diverse parti d'Italia per essere testimoni anche nella rete della Verità che tentiamo di vivere nel quotidiano, come lo stesso amato Giovanni Paolo II suggeriva.
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Il Maestro dei Domenicani: "Riscopriamo IL ROSARIO"

Ultimo Aggiornamento: 29/02/2012 21.48
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26/12/2008 23.18
 
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Exclamation Il Maestro dei Domenicani: RISCOPRIRE IL ROSARIO E LE NOVENE

E' meravigliosa!!!!!!
ok sono di parte lo ammetto....ma sono felice che il nostro Maestro Generale abbia centrato sul Rosario per i prossimi NOVE ANNI.....

Metto solo una frase, poi andate al collegamento....

Fraternamente CaterinaLD


All’inizio di questa novena di nove anni in preparazione alla celebrazione dell’anniversario del 1216, potremmo usare questo prossimo anno, che va dall’Epifania 2008 all’Epifania 2009, come un anno per riscoprire di nuovo il rosario nella nostra vita personale, nella vita comunitaria e nel rinnovamento della nostra predicazione sia profetica che contemplativa?
Potremmo contribuire al futuro della pietà popolare della nostra gente realizzando di nuovo le novene del rosario, missioni e processioni ai santuari?
Potremmo contemplare il nostro Maestro con gli occhi del discepolo perfetto? Potremmo contemplare il Figlio attraverso gli occhi di sua madre? Potremmo contemplare questo mondo con le sue abissali necessità di trasformazione attraverso il Vangelo? Potremmo giungere a vivere e predicare appassionati, con la creatività di Dio Padre e di Maria, Madre del Figlio amato?


*************

SI, LO POTREMMO....LO POSSIAMO, LO VOGLIAMO....LO DOBBIAMO.......


Lettera del Maestro dell'Ordine sul S. Rosario


Lettera del Maestro dell'Ordine sul Rosario

  

1° Gennaio 2008

Solennità di Maria Madre di Dio - Giornata Mondiale della Pace


Cari fratelli e sorelle,

Fra pochi giorni, con la festa dell’Epifania, chiuderemo l’anno del giubileo, ringraziando il Signore per ottocento (800) anni di vita concessi alle nostre monache dell’Ordine. E’ stato un anno di molte benedizioni, sia per l’Ordine come per la Chiesa in generale. Ho avuto il grande piacere di osservare le numerose iniziative realizzate dalle nostre monache.

Hanno pubblicato libri, scritto inni, iniziato nuove ricerche sulle fondazioni più antiche e la loro preghiera contemplativa è stata e continua a rinnovarsi. In effetti, tutto l’Ordine è giunto ad apprezzare di più il fatto che le monache sono al cuore dell’Ordine e che la base della nostra predicazione non è niente di meno che la contemplazione profonda della nostra fede. Credo che il rinnovamento della vita delle nostre monache sia in relazione diretta con il rinnovamento di tutto l’Ordine.


Mentre questo anno del Giubileo va verso la sua fine, ci proponiamo di incominciare una novena di anni che culminerà con il Giubileo del 2016, 800 anni dalla conferma dell’Ordine dei Predicatori da parte del Papa. I capitolari del recente Capitolo Generale di Bogotá hanno chiesto che il tempo tra questi due anni di Giubileo (2006 – 2016) sia consacrato a un serio rinnovamento della nostra vita e missione di predicatori (Capitolo Generale di Bogotá, n. 51). Pertanto, desidero invitare ogni entità dell’Ordine, comunità e individui, a cominciare un lungo processo di rinnovamento attraverso la riflessione, decisione e azione in relazione a tutto ciò che riguarda la nostra vita di predicatori del Vangelo.


Per illuminare questo primo anno propongo che ci impegnamo per la rinnovazione della nostra vita di predicatori attraverso la riscoperta del rosario, come mezzo di contemplazione e strumento per la predicazione profetica. Sebbene il rosario non è più una ricchezza esclusivamente nostra ma è diventato ormai in diversi modi un contributo domenicano alla vita di tutta la Chiesa, senza dubbio questa forma di preghiera continua ancora a vivere e a prosperare tra di noi. Con questa lettera vi offro una modesta meditazione sul rosario, partendo dai punti di vista della memoria, della riflessione teologica e della pietà popolare.


1. Memoria


Permettetemi di evocare qualcuna delle mie memorie, che spero risveglino anche in voi qualcuna delle vostre. I ricordi sono importanti per forgiare la nostra identità, dare corpo alle nostre idee e per permetterci di vivere e re-interpretare eventi chiave della nostra vita.


Il mio primo ricordo del rosario risale ai miei primi anni alla scuola di Champagnat dei fratelli Maristi a Buenos Aires con il primo rosario che ebbi nelle mie mani. I fratelli ci inculcarono un vero amore a Maria, come madre che ci ama incondizionatamente e che intercede per i suoi amati figli e figlie, la Maria del Vangelo di san Giovanni. Per questo motivo si celebrava il mese di Maria con processioni, rosari e litanie. Già da giovane portavo una decina del rosario nel mio portafoglio. La ripetizione del Padre Nostro, l’Ave Maria e del Gloria permettevano che questa orazione mettesse profonde radici nella mia vita.


Adesso mi piace pregare in questo modo specialmente mentre cammino. Mi accompagna per i differenti paesaggi, che siano lungo i viaggi o in città. E’ la “contemplazione ambulante”, della quale fra Vincent de Couesnongle ci parlò una volta. Comincia a segnare il ritmo dei miei passi, consentendomi di fermare un mondo sempre in movimento. Mi permette di dare anima, vita e cuore alla città o al luogo per il quale passo, e agli incontri che mi aspettano con le loro gioie e speranze, luci e ombre.


Qualche tempo fa, durante uno dei nostri ritiri, il Consiglio Generalizio meditava sul mistero della morte. Uno dei frati descriveva come i fratelli agonizzanti quasi sempre chiedono il loro rosario, anche se soltanto per stringerlo nella mano. Ricordo che nel film “Batismo de Sangue” (Battesimo di Sangue), che racconta la storia dei nostri fratelli brasiliani torturati negli anni 70 sotto la dittatura dei Medici, fra Tito de Alancar, mentre lo trascinavano fuori dal convento, gridava a suo fratello che andasse a prendergli il suo rosario.

Che significato aveva per lui in quel momento spaventoso?


Quali sono i tuoi ricordi del rosario?

Che significato hanno per te? Per me?

Cosa ci dice a questo riguardo il nostro studio e riflessione teologica?


2. Riflessione Teologica


Io credo che questi ricordi ci parlino della prossimità di Dio. Il mistero dell’Incarnazione, non comprende solo la nascita del Signore in un passato millenario, ma anche l’incarnazione della grazia, la nascita di Dio, nella nostra vita quotidiana. Gesù vive e il suo Spirito continua a sanarci, insegnarci, perdonarci, consolarci e a sfidarci. Questa non è una vana astrazione, ma piuttosto si fa visibile nelle immagini associate ai misteri del rosario. La coscienza dell’incarnazione si accresce nella misura in cui si permette a queste immagini di entrare nelle vicende della nostra vita quotidiana. E’ così che il rosario è profondamente incarnatore, biblico, Cristo-centrico e contemporaneo.

Ovviamente, il rosario è Mariano. Chiariamo cosa significa questa affermazione. In Maria si uniscono il divino e l’umano, la creatura si unisce al Creatore. In Maria riconosciamo la nostra identità e il nostro destino. Vediamo la comunione santa di “Dio-con-noi” e di “Dio-tra-di-noi”. Riconosciamo che il nostro Dio è Dio – in quanto con noi – redentore e salvatore, santificatore e glorificatore.


In effetti, Maria è figura centrale nella nostra vita di fede. Mentre la consideriamo figlia del Padre, madre del Figlio e sposa dello Spirito, dobbiamo anche considerarla una credente nella valle delle ombre e come piena di speranza quando si confronta con una situazione disperata. La si può vedere come protettrice delle donne incinte che partoriscono nella povertà, patrona di coloro che emigrano in terre straniere per sopravvivere e come quella che soffre per il figlio arrestato, torturato e assassinato. E non inutilmente, attraverso tutto questo, siamo testimoni del trionfo della fede, della speranza e della carità. Già papa Giovanni Paolo II ci invitava a contemplare il volto di Cristo attraverso gli occhi di Maria.


Cosa potrebbe significare questo per noi? Come Maestro dell’Ordine sono missionario che dà incoraggiamento ai suoi fratelli e sorelle sparsi per il mondo, ascolto le loro storie e le loro realtà. Porto il ricordo dei volti delle famiglie cristiane ferite a morte a Bahawalpure (Pakistan 2001), dei vicini delle nostre suore nei quartieri più poveri di Kinshasa (Congo), i bambini che ci seguivano in Camerun, la piazza della guerra civile a Campodos (Tibu), Colombia, le famiglie che pescavano sulle loro canoe nei dintorni di Gizo nelle Isole Salomone o sul fiume Urubamba nelle Amazzonie peruviane. Queste immagini, accompagnate ai misteri del rosario, si convertono nella mia intercessione, unita a quella di Maria, mentre metto le loro ferite ai piedi di Gesù.


Il nostro mondo sembra essere sempre diviso dalle guerre. Nella mia mente appare prima un Iraq raso al suolo dalla guerra, e poi, poco più in là, si trova l’incessante flusso di sangue tra israeliani e palestinesi. Il ventesimo secolo fu segnato dalle guerre e dalla devastazione di tutto il pianeta. In effetti, non furono questi i punti fondamentali della devozione di Fatima per la conversione della Russia e non è da allora che si invoca Maria come Regina della Pace? Al tempo stesso, non sottovalutiamo le guerre fratricide che si manifestano dentro le nostre famiglie, comunità e all’interno delle nostre anime e cuori. Non potrebbe il rosario darci la pace? Quest’anno celebriamo anche il 50° anniversario di fra Dominique Pire, nostro confratello belga, che ricevette il premio Nobel per la pace per aver fondato le “isole di pace”. Forse la sua ispirazione a riguardo di questo progetto nacque da una riflessione mentre recitava il suo rosario per la pace.


Le parole della preghiera che accompagnano la mia riflessione ci parlano del Regno di Dio, del pane quotidiano, della liberazione dal male, del frutto del ventre, dei peccatori e dell’ora della morte. Il Regno di Dio è giustizia e pace, la volontà di Dio è in disaccordo con l’oppressione, il pane si condivide e il perdono si dona. Il frutto benedetto del ventre materno è sacro. Sì, il Rosario – le parole bibliche e la nostra meditazione – ne fanno un’orazione sia profetica che contemplativa, che tanto annuncia quanto denuncia, una preghiera che al tempo stesso consola, trasforma. Le parole di lode alla Trinità ci invitano a vivere in comunità, senza soggiogarci e in apertura e inclinazione verso l’altro. Sì, “la volontà di Dio” si realizzerà e per questo non perdiamo mai la speranza. La nostra predicazione è piena di speranza poiché è “ciò che era fin dal principio, ciò che abbiamo udito, ciò che abbiamo visto con i nostri occhi, ciò che contempliamo e tocchiamo con le nostre mani in riferimento alla Parola di vita” (1Giovanni 1). Vivendo in compagnia di Gesù, come fece Maria, ci convertiamo in questo discepolo e apostolo di cui il mondo ha bisogno e che Dio desidera.


3. La Pratica della Pietà Popolare


Dopo il Vaticano II, abbiamo teso a sottovalutare l’importanza della “pietà popolare”. Non senza sbagliarci, abbiamo insistito sullo studio biblico e una maggiore partecipazione liturgica. Nel farlo abbiamo anche minimizzato quelle manifestazioni che permettevano una maggiore espressione dei sentimenti religiosi, cioè esposizioni del Santissimo, processioni, pellegrinaggi a santuari, devozione al rosario ecc. Ora, dopo quaranta (40) anni di esperienza costatiamo che la gente, sia gli anziani, sia i giovani, ha bisogno di queste espressioni perché “si ravvivi il carisma di Dio che è in te” (2 Timoteo 1,6).

Questa pietà popolare ancora perdura con fermezza nei santuari mariani attorno al mondo. Quest’anno celebriamo 150 anni di Lourdes (Francia) e 90 di Fatima (Portogallo). Potremmo ricordare anche Guadalupe (Messico), Czestochowa (Polonia), Knock (Irlanda), Chiquinquirá (Colombia), Coromoto (Venezuela), Luján (Argentina), Manaoja (Filippine) e molti altri. Quasi ogni popolo del mondo possiede un santuario nazionale della Vergine, che riunisce in un abbraccio materno i fedeli di ogni regione.

Si notano ancora sulle auto le medaglie di san Cristoforo e il rosario che pendono dagli specchietti retrovisori, così come piccoli altari domestici o statue nei giardini. Abbiamo i rituali dell’imposizione delle ceneri all’inizio della quaresima e i rami all’inizio della settimana santa che ci segnalano i desideri e i sentimenti religiosi del popolo. Questi riti introducono un certo ordine e stabilità, un certo ritmo e dimensione incarnata nelle vite della gente comune, permettendo loro di vivere più profondamente questi eventi religiosi.

Potremmo noi, i domenicani, recuperare la pietà popolare che ci caratterizza: il rosario?

In effetti, sono giunto a considerare il rosario come una preghiera stimata universalmente. Sia in Italia come in Ucraina, Messico o Stati Uniti, Filippine o Vietnam, Kenia o Nigeria, il rosario è pregato e amato. Credo che una ragione di questo sia la sua realtà di preghiera tangibile. E’ un oggetto che possiede quasi ogni cattolico. Si dà come regalo. E’ un rituale che si celebra sia in privato, sia in comune. E’ qualcosa che si può toccare, tenere e afferrare nei momenti difficili della nostra vita, è come prendere la mano della stessa Vergine. Il rosario è posto nelle nostre mani nell’ “ora della nostra morte” e nel giorno della nostra sepoltura. Le sue preghiere sono i riassunti della nostra fede, apprenderle è come imparare a parlare, sono il principio di una vita di preghiera e sí, anche la fine della nostra vita di preghiera – “sia fatta la tua volontà” “adesso e nell’ora della nostra morte”. Riceviamo un rosario nella nostra gioventù, un rosario al momento della vestizione e un rosario ci accompagna nella nostra sepoltura.


Conclusione


Ho condiviso con voi alcune mie riflessioni, spero che siano tanto semplici quanto profonde; forse sono più che altro una meditazione e riflessione del cuore. Nel Capitolo Generale di Bogotá, è stato mio privilegio nominare fra Louis-Marie Arino Durand della Provincia di Tolosa promotore del rosario, egli già gestisce un vasto sito-web che potrà esservi utile nel prossimo anno. Dall’altra parte, vi chiedo che cooperiate al suo lavoro rispondendo alla sollecitudine di fra Louis-Marie. Insieme possiamo costruire un sito-web a beneficio della Chiesa intera.

All’inizio di questa novena di nove anni in preparazione alla celebrazione dell’anniversario del 1216, potremmo usare questo prossimo anno, che va dall’Epifania 2008 all’Epifania 2009, come un anno per riscoprire di nuovo il rosario nella nostra vita personale, nella vita comunitaria e nel rinnovamento della nostra predicazione sia profetica che contemplativa? Potremmo contribuire al futuro della pietà popolare della nostra gente realizzando di nuovo le novene del rosario, missioni e processioni ai santuari?
Potremmo contemplare il nostro Maestro con gli occhi del discepolo perfetto?
Potremmo contemplare il Figlio attraverso gli occhi di sua madre? Potremmo contemplare questo mondo con le sue abissali necessità di trasformazione attraverso il Vangelo?
Potremmo giungere a vivere e predicare appassionati, con la creatività di Dio Padre e di Maria, Madre del Figlio amato?

Ringrazio per l’opportunità che ho di condividere con voi le mie riflessioni. Nei prossimi mesi, il Consiglio Generalizio determinerà i distinti passi e temi per i prossimi anni, che dedicheremo al continuo rinnovamento della nostra vita e missione. Chiedo ai provinciali e vicari generali, priore e presidenti delle fraternite laiche, di far circolare questa lettera tra i loro membri.

Durante l’Anno Nuovo, sappiate che sarete molto presenti nella mia mente e nelle mie preghiere, e in cambio, spero di essere presente nelle vostre.

Fratelli e sorelle, percorriamo uniti questo tratto di rinnovamento. Poniamoci in cammino con la fiducia che Domenico riponeva in Maria, Madre di Dio.

Vostro fratello in Domenico,

fra Carlos Azpiroz Costa, O.P.
Maestro dell’Ordine dei Predicatori

__________________
Vogliamo essere veramente segno di contraddizione?

Altro non vi dico (…) Non vorrei più parole, ma trovarmi nel campo della battaglia, sostenendo le pene, e combattendo con voi insieme per la verità infino alla morte, per gloria e lode del nome di Dio, e reformazione della Santa Chiesa…”
(Santa Caterina da Siena, Lettera 305 al Papa Urbano VI ove lottò fino alla morte per difendere l’autorità del Pontefice)

[SM=g1740750] [SM=g7182]




 
IL ROSARIO CON BENEDETTO XVI
Son 4 cd contenenti: mysteria gaudii (1); lucis (2); doloris (3) e gloriae (4).
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..... Ghigno io ne ho presi tre e regalati due...... Ghigno
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oltre ai Misteri, al Rosario ed alle Litanie....anche il brano del Vangelo rispondente al Mistero è in latino, dalla voce di padre Lombardi....
Fatevi questo regalo, non ve ne pentirete.....e regalatelo..... anche questa è evangelizzazione...

sul finale di ogni Mistero, c'è anche il Sub Tuum Praesidium cantato in latino, prima della Benededizione del Papa..... Sorriso

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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14 dicembre 2011 :: Corriere della Sera

L'8 dicembre, Fatima e i segni della storia

di Vittorio Messori

Anche il Corriere ha ricordato, con una pagina intera, i vent’anni da quanto successe in una dacia a Viskuli, nella foresta di Pushcha, in Bielorussia. I primi presidenti eletti democraticamente dalle tre repubbliche slave dell’Urss – Russia, Ucraina, Bielorussia – firmarono il documento che sanciva “la cessazione dell’Unione Sovietica in quanto entità statale“ e lo smembramento del primo Stato comunista della storia. Una decisione imprevista, non soltanto dai soliti “esperti“, ma anche dagli stessi protagonisti dell ‘incontro. Ciò che si voleva non era la fine dell’Urss ma un patto federale rinnovato. E invece, pochi giorni dopo, la notte di Natale, la bandiera rossa con la falce e martello era ammainata per sempre dalla cupola più alta del Cremlino e al suo posto risaliva il tricolore dell’impero di Pietro il Grande.

La firma del russo Eltsin, dell’ucraino Kravchuk e del bielorusso Shushkevic  sul  documento in cui la seconda potenza mondiale decideva di suicidarsi, fu apposta l’8 dicembre del 1991. Era il giorno della ricorrenza liturgica dell’Immacolata Concezione.
Come impedire ai credenti  di pensare  alle parole della Signora di Fatima, parole pronunciate nel 1917, in perfetta coincidenza con la presa del potere da parte di Lenin? <<La Russia spanderà i suoi errori nel mondo, provocando guerre e   persecuzioni contro la Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, intere nazioni saranno annientate>>. Ma, aveva concluso l’Apparizione davanti ai tre bambini che ignoravano persino la parola Russia, <<ma alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà>>. La fine annunciata nel 1917 dall’Immacolata giungeva, non solo nel “suo” giorno, ma alla vigilia dei 70 anni dalla fondazione ufficiale dell’Urss. Qui i credenti potevano pensare al Salmo 90: <<Settanta sono gli anni dell’uomo…>> E settanta pure la massima durata delle opere dell’uomo, se fondate    sulla persecuzione di ogni religione. E che dire del simbolismo, sin troppo esplicito, di quella bandiera del primo Stato ufficialmente ateo della storia ammainata dal Cremlino, davanti alle televisioni del mondo, nel giorno in cui il calendario gregoriano,  seguito dalla maggioranza dei cristiani, celebra la nascita di Cristo? 

Come è giusto -nella prospettiva del Dio biblico che si rivela e al contempo si cela, lasciando alla libertà dell’uomo la scelta tra l’accoglienza e il rifiuto– com’è giusto, dunque, se i credenti vedono qui dei “segni“, per gli increduli ci sono solo coincidenze.

Coincidenze che, però, sembrano attirate da  quell’enigmatico 8 di dicembre. 

Si veda quell’altra storia davvero singolare della bandiera europea. Il Consiglio d’Europa indisse nel1950 un concorso internazionale per un vessillo del Continente. Parteciparono centinaia di artisti e di grafici ma i bozzetti, i più numerosi, che contenevano una croce furono bocciati dai socialisti e dai laicisti in genere. Soltanto nel 1955 la commissione, presieduta da Paul Lévy, un ebreo, si decise per una bandiera azzurra con al centro 12 stelle d’oro disposte in cerchio. L’idea piacque, tanto che nel 1986 lo stendardo fu adottato come ufficiale anche dalla Comunità Europea, cambiando solo in argento l’oro delle stelle. Ci fu sconcerto, però,  e   rammarico, in molti, quando si conobbe il retroscena: l’autore era Arsène Heitz, un grafico belga poco noto, devoto mariano fervente. L’azzurro è il colore della Vergine e le stelle sono quelle che circondano il capo della Donna dell’Apocalisse in cui la Tradizione riconosce Maria. Quanto al dodici, è quello delle dodici tribù di Israele, dei dodici apostoli e delle dodici stelle che stanno sulla Medaglia Miracolosa voluta nel 1830  dalla Vergine stessa e che Heitz portava sempre al collo, da buon devoto. Ma c’è di più, visto che per la firma solenne del documento che adottava la bandiera, nel 1955 , si cercò  una data che convenisse a tutti i politici che venivano a Strasburgo dall’Europa intera. Nessuno, al Consiglio, si accorse che il giorno prescelto non era come gli altri, per i credenti: era, infatti, pure qui, l’8 dicembre. E la Medaglia che era servita da modello al grafico porta incisa una invocazione proprio all’Immacolata Concezione. 

Vediamo un altro caso, tra i  molti possibili, di coincidenza per alcuni, di segno per altri. Un caso in cui la storia dell’ Urss si intreccia ancora una volta con Fatima. Nel  1945 Mosca aveva ottenuto la zona più importante, quella di Vienna, delle quattro in cui era stata divisa l’Austria dagli alleati. Il ministro degli esteri sovietico, Molotov,  disse e ripeté che Mosca mai si sarebbe ritirata da ciò che aveva occupato e tutti si aspettavano che, come a Praga, i comunisti organizzassero un colpo di Stato per andare da soli al potere nell’intera Austria. Le stesse cancellerie occidentali sembravano rassegnate. Ma non si rassegnò un francescano, padre Petrus che, tornato dalla prigionia proprio in Urss, andò in pellegrinaggio nel santuario nazionale austriaco, a Mariazell.

Lì, fu sorpreso da una voce interiore che gli disse : <<Pregate tutti il Rosario e la vostra Patria sarà salva>>. Buon organizzatore, padre Petrus  promosse una “Crociata nazionale del Rosario“, nello spirito esplicito di Fatima, che in breve tempo raccolse milioni di austriaci, compreso lo stesso Cancelliere, Leopold Figl. Giorno e notte, grandi masse si riunivano nelle città e nelle campagne, recitando la corona e Vienna era percorsa da imponenti  processioni, sorvegliate con ostilità, nel suo settore,   dall’Armata Rossa. Gli anni passarono senza che l’occupazione cessasse, per l’ostinazione russa, ma il popolo non si stancava di pregare. 

Ed ecco che, nel 1955, l’Urss  comunicò di essere disposta a ridare all’ Austria l’ indipendenza, in cambio della neutralità. I governi occidentali furono colti di sorpresa da una decisione inaspettata e unica ,sia prima che dopo: mai, come aveva ricordato Molotov, mai, l’Urss accettò di ritirarsi spontaneamente da un Paese occupato. Ma non si sorpresero coloro che da anni pregavano per la “Crociata del Rosario“: in effetti la Conferenza internazionale che portò in due giorni al Trattato sulla fine dell’occupazione fu inaugurata, con la dovuta solennità, nell’ex palazzo imperiale di Vienna il 13 maggio. L’anniversario, cioè, della prima apparizione di Fatima.

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Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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