DIFENDERE LA VERA FEDE
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A tutti voi che passate da qui: BENVENUTI
Se avete desiderio di capire che cosa insegna la Bibbia che il Magistero della Santa Chiesa, con il Sommo Pontefice ci insegna, questo Gruppo fa per voi. Non siamo "esperti" del settore, ma siamo Laici impegnati nella Chiesa che qui si sono incontrati da diverse parti d'Italia per essere testimoni anche nella rete della Verità che tentiamo di vivere nel quotidiano, come lo stesso amato Giovanni Paolo II suggeriva.
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Giornali e riviste Cattoliche, si occupino di propagare il Magistero della Chiesa e non altro

Ultimo Aggiornamento: 30/07/2015 09.29
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I media cattolici? Si occupino di diffondere il Vangelo

Intervista a mons. Nicola Bux.


di Bruno Volpe,
da
Pontifex Roma (29/06/09)


«I media cattolici, senza generalizzare, farebbero bene a diffondere il messaggio di Gesù Cristo. Dal canto loro, i sacerdoti meglio farebbero a fortificare il sacramento della confessione invece che di occuparsi di politica o di tante altre cose»: il noto teologo don Nicola Bux si sofferma sulla “sparata” di Famiglia Cristiana sul tema della ormai nota inchiesta barese.

«Premetto che non conosco bene il contenuto di quello che ha scritto Famiglia Cristiana». Dopo una “ripassatina” don Bux afferma: «Forse sarebbe meglio ascoltare un teologo esperto di morale, comunque ci provo».

Iniziamo, allora.
Sembra un poco di essere tornati ai tempi di Giovanni il Battista quando pubblicamente e con clamore si bacchettavano i vizi di Erode, poi è arrivato Cristo ed ha cambiato il metodo. I seguaci di Cristo, a differenza di quelli del Battista, pronti a fustigare i costumi, sono maggiormente propensi alla misericordia e al perdono. Qual che importa a Cristo e dunque alla Chiesa, non è tanto mettere all'indice il peccatore, quanto la sua conversione e il recupero. E la conversione è solo figlia della misericordia e della pazienza.

Poi aggiunge: «Cristo non è stato mai un moralizzatore ed anzi era contro ogni forma di moralismo dei costumi. Cristo è venuto sulla terra per convertire, non per condannare o lapidare i peccatori».

Come si arriva però alla conversione?

La conversione è figlia diretta della grazia di Dio. Senza la grazia di Dio da una parte e la libertà che Dio lascia all'uomo, non si arriva da nessuna parte. Bisogna saper comprendere e capire l'importanza del primato della grazia su tante preoccupazioni terrene.

Famiglia Cristiana ha tuonato contro le presunte disavventure di Berlusconi.
La distinzione rigorosa tra pubblico e privato per i cristiani non ha senso, anzi sembra piuttosto protestante. Se bene leggiamo le Scritture, Cristo non ha mai speso una parola esplicita sulla immoralità dell'Impero romano. Ma la moralità è sempre figlia della fede. Senza fede, non esiste etica, se la fede manca, di riflesso anche la morale è appannata.

Poi si sofferma su un tema particolarmente caro, ovvero l'importanza de sacramento della confessione: «Già varie volte il Papa ha richiamato l'attenzione su questo sacramento. Bene, se oggi ci si confessa poco, è anche colpa dei sacerdoti. Molti dimenticano che la prima missione del prete è amministrare i sacramenti, non occuparsi freneticamente di altre cose come la politica, la cultura e altro. Indubbiamente non sta male, ma la cosa diviene censurabile quando dette occupazioni fanno trascurare il dovere principale».

Poi dedica un pensiero a Famiglia Cristiana:
«L'occasione mi serve per affermare che i mezzi di informazione cattolici facciano conoscere maggiormente e con la stessa forza il Vangelo e la Parola di Dio, aiutino la gente a convertirsi. Riscoprano la loro funzione di ammnistratori della confessione e non quella di declamatori dei pubblici peccati. Insomma, si chiede al prete di non giudicare. I cattivi costumi, quando conclamati, si giudicano da soli. Fare del moralismo sterile non ha molto senso».




Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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04/09/2009 20.01
 
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Messaggio di Benedetto XVI al Presidente dell'Unione Cattolica della Stampa Italiana, Massimo Milone, in occasione del Congresso Nazionale dell'UCSI, che celebra i 50 anni dalla sua fondazione.

Illustrissimo Signore Dott. Massimo Milone,Presidente dell'Unione Cattolica della Stampa Italiana,

Sono stato informato che l'Unione Cattolica della Stampa Italiana (UCSI), della quale Ella è Presidente, celebra in questi giorni il suo Congresso nazionale, ricordando il cinquantesimo di fondazione. La circostanza mi è propizia per porgere a Lei ed ai colleghi cordiali felicitazioni ed insieme esprimere il mio apprezzamento per il prezioso servizio che l'UCSI ha offerto, nel corso dei suoi cinquant'anni di vita, alla Chiesa e al Paese.

A mezzo secolo di distanza dalla fondazione dell'Unione molte cose sono cambiate. In modo più visibile in settori quali quelli che vanno dalla scienza alla tecnologia, dall'economia alla geopolitica; in modo meno appariscente, ma più profondo ed anche più preoccupante, nell'ambito della cultura corrente, nella quale sembra essersi notevolmente affievolito, insieme con il rispetto per la dignità della persona, il senso di valori quali la giustizia, la libertà, la solidarietà, che sono essenziali per la sopravvivenza di una società.

Ancorato a un patrimonio di principi radicati nel Vangelo, il vostro lavoro di giornalisti cattolici risulta oggi ancora più arduo: al senso di responsabilità e allo spirito di servizio che vi contraddistinguono, dovete infatti affiancare una sempre più spiccata professionalità ed insieme una grande capacità di dialogo con il mondo laico, alla ricerca di valori condivisi.

Tanto più facilmente troverete ascolto quanto più coerente sarà la testimonianza della vostra vita. Non sono pochi, tra i vostri colleghi laici, quelli che intimamente attendono da voi la testimonianza silenziosa, senza etichette ma di sostanza, di una vita ispirata ai valori della fede. [SM=g1740721]

Voi siete impegnati, ne sono ben consapevole, in un compito sempre più esigente, nel quale gli spazi di libertà sono spesso minacciati e gli interessi economici e politici hanno non di rado il sopravvento sullo spirito di servizio e sul criterio del bene comune.

Vi esorto a non cedere a compromessi in valori tanto importanti, ma ad avere il coraggio della coerenza, anche a costo di pagare di persona: la serenità della coscienza non ha prezzo. [SM=g1740721]

Vi sono vicino con la preghiera, chiedendo al Signore di aiutarvi ad essere sempre "pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi" (1 Pt 3, 15). Con questo augurio invio a Lei, Signor Presidente, ai Dirigenti ed ai Membri dell'Unione Cattolica della Stampa Italiana, come anche alle loro famiglie, una speciale Benedizione Apostolica, propiziatrice di copiosi favori celesti.

Dal Vaticano, 19 gennaio 2009
BENEDICTUS PP XVI
[IMG]http://3.bp.blogspot.com/_o97qxE1bMQU/Sp8HG7wiI8I/AAAAAAAAAvU/1ePkRHFX7xA/s1600/Papa_serio_giornale.jpg[/IMG]

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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22/09/2009 13.40
 
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Riflessione di Padre Giovanni Scalese dal Blog senza peli sulla lingua che condivido...

lunedì 21 settembre 2009

Una bella notizia e... retroscena inquietanti

1. Cominciamo con la bella notizia. Come non accogliere con gioia l’annuncio, dato dallo stesso Sommo Pontefice, della convocazione di un’assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente? D’accordo che i problemi di quella regione sono tali e tanti, che non ci si può illudere che essi possano essere risolti con un Sinodo di Vescovi. Ma sarà certamente un’occasione per tutti i credenti di prendere coscienza della drammatica situazione in cui versano le popolazioni e, in particolare, i cristiani ivi residenti. Sono convinto che tale Sinodo sarà una fonte di benedizione per la Chiesa e i popoli del Medio Oriente. Grazie, Santo Padre!

Un amico mi ha scritto ieri:

«Pare che il Papa abbia ascoltato il tuo “grido di dolore”: convocato il Sinodo per il Medio Oriente. Ma, politicamente parlando, non vedo per ora resipiscenze di Israele circa la sua dissennata politica di insediamenti nei territori occupati, ostracismo di arabi e cristiani da Gerusalemme e Israele, campagne planetarie di giornalismo spazzatura, minacce e ritorsioni militari asimmetriche e sproporzionate. Forse bisogna avere la pazienza dei tempi storici perché si avverino i desideri dei profeti disarmati».

Certamente il Santo Padre non ha convocato il Sinodo, per altro già atteso, in risposta al mio “grido di dolore” (semmai il grido di dolore veniva dal Patriarca Twal, che parlava a nome del suo piccolo gregge, che si va sempre piú assottigliando, e a nome di tutti gli oppressi di Terra Santa); ma, in ogni caso, non ci si può che rallegrare della fortuita coincidenza.

Quanto alla “pazienza dei tempi storici”, sono convinto che la pazienza sia una virtú che deve contraddistinguere tutti, non solo i “profeti disarmati”; ma sono altrettanto convinto che le situazioni possono cambiare da un momento all’altro, quando meno ce lo aspettiamo. Ricordo che solo qualche tempo prima della caduta del Muro di Berlino, Andreotti era ancora convinto che l’esistenza di due Germanie fosse ormai un dato definitivo, che non potesse in alcun modo essere messo in discussione. Sappiamo come è andata a finire. Specialmente quando sono in gioco la verità e la giustizia, non possiamo rassegnarci allo statu quo.


2. Veniamo ora ai retroscena inquietanti. Ricorderete che, nel bel mezzo della vicenda Boffo, il Direttore dell’Osservatore Romano, Gian Maria Vian, aveva rilasciato un’intervista al
Corriere della Sera, nella quale metteva in discussione le scelte editoriali di Avvenire nei confronti del governo Berlusconi. L’intervento poteva sembrare di non molto buon gusto per la tempistica adottata; ma, tutto sommato, si poteva pure condividere. Quando però Dino Boffo scrisse la sua lettera di dimissioni al Card. Bagnasco, si capí che c’era sotto qualcosa: «Se qualche vanesio irresponsabile ha parlato a vanvera, questo non può gettare alcun dubbio sulle intenzioni dei Superiori, che mi si sono rivelate sempre esplicite e, dunque, indubitabili».

Giorni fa, come sapete, c’è stata, a Roma, la presentazione del libro di Andrea Tornielli, Paolo VI. Dopo qualche giorno, Sandro Magister, sul suo blog
Settimo Cielo, pubblica un post da titolo “Al montiniano Vian c’è un Paolo VI che va di traverso”, nel quale fa notare che, fino a quella data, L’Osservatore Romano non ha ancora recensito il volume di Tornielli. La cosa incomincia a puzzare.

L’altro giorno, sul
Giornale compare un articolo di certa Diana Alfieri dal titolo “Quella falsa congiura laicista per coprire la verità su Boffo”. Diana Alfieri! Chi era costei? Mah, sarà una redattrice del quotidiano di Feltri, certamente una fervente cattolica, visto il linguaggio che usa, e molto bene informata, viste le cose che rivela. Praticamente si tratta di una risposta all’articolo di Socci pubblicato su Libero dell’11 settembre (a cui anche questo blog ha fatto riferimento), per smentire la ricostruzione ivi proposta e invitare a non divagare, ma a concentrarsi di nuovo sulla sostanza del caso Boffo, vale a dire sulla sua non idoneità a dirigere il quotidiano cattolico italiano. In ogni caso, rimane un articolo alquanto misterioso. Fra l’altro, in esso si tira in ballo anche Sandro Magister, «vaticanista dell’Espresso ... notoriamente molto vicino al cardinale Camillo Ruini». Mah.

Lo stesso giorno Magister, sempre sul suo
blog, rivela un retroscena: «Diana Alfieri non è una persona in carne ed ossa. È un “nom de plume”, una firma fittizia d’uso corrente al “Giornale” ... Il “non de plume” serve a coprire l’autore vero, la persona reale che è in definitiva l’ispiratore ultimo dell’articolo. Cioè, in questo caso, Giovanni Maria Vian».

Qualcuno sa dirmi che cosa sta succedendo? L’impressione che se ne ha dall’esterno è che siamo ormai arrivati alla resa dei conti. Il che non mi sembra uno spettacolo tanto edificante. Visto che fra i miei lettori ce ne sono alcuni anche in Vaticano, vorrei chiedere loro la gentilezza di far arrivare a chi di dovere, in “terza loggia”, il seguente messaggio: Non sarà il caso che qualcuno prenda in mano la situazione, prima che essa degeneri e si arrivi a un altro scandalo, di cui non si sente, al momento, proprio alcun bisogno
?





Fraternamente CaterinaLD

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26/10/2009 08.50
 
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PER COMBATTERE LA DISINFORMAZIONE, IMPEGNATI PER LA VERA INFORMAZIONE.....LE POLEMICHE NON SERVONO A NULLA, OCCORRONO COLORO CHE, SEGUENDO IL VERO INSEGNAMENTO DI CRISTO CHE DICE:

 Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno. (Mt.5, 37)

SI IMPEGNINO NON TANTO A DIFENDERE QUANTO A PROPAGARE LA VERITA'....I CUORI ONESTI E LE COSCIENZE ONESTE FARANNO IL RESTO...PERCHE' CRISTO, VERITA' INCARNATA, HA GIA' VINTO TUTTE LE BATTAGLIE!
O CON DIO O CONTRO DIO....SCEGLI DA CHE PARTE STARE....




In regalo un Opuscolo sulle "Unioni di fatto"


manifestazione a favore dei matrimoni gay in portogheseChe si chiamino Unioni di fatto, Pacs o Dico il fine è il medesimo: togliere dal senso comune la nozione di famiglia naturale, fondata sul matrimonio indissolubile tra un uomo e una donna.

Siamo, infatti, quotidianamente vittime di una subdola, ma intensissima propaganda mediatica, intesa farci inconsciamente accettare come "normale", ciò che normale non è.

Dopo aver reso disponibile la più ampia documentazione sulleUunioni di fatto (http://www.fattisentire.org/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=60 ) presente nel web, FattiSentire vuole oggi contribuire a svelare retroscena e finalità occulte del progetto delle lobby progressiste.

Si tratta di un denso opuscolo di 60 pagine scaricabile gratuitamente cliccando qui:
 
http://www.totustuustools.net/DICO.zip

Buona lettura!


Fraternamente CaterinaLD

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13/01/2010 15.39
 
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Il teologo della Casa Pontificia, il padre domenicano Woyciech Giertych, sostiene che la presenza della grazia di Dio nel mondo debba essere resa più umilmente attraverso la preghiera personale, la qualità della carità e la umile trasparenza di fronte al potere di Dio.



[SM=g1740722]




Fraternamente CaterinaLD

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20/01/2010 15.38
 
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Enrico Zuppi, storia di un vaticanista cattolico
Uno spaccato di storia della Chiesa del Novecento, un saggio di storia contemporanea che ci fa guardare dentro il Vaticano e dentro il mondo cattolico

[IMG]http://www.30giorni.it/foto/1055917744937.jpg[/IMG]

Alla fine del 2002, nella ricorrenza del X anniversario della scomparsa del giornalista vaticano, vide la pubblicazione un bel libro di Valerio De Cesaris, Enrico Zuppi e «L’Osservatore della Domenica». Un giornale da leggere e da vedere. La presentazione e l’introduzione sono di Giancarlo Zizola e di Andrea Riccardi.

nrico Zuppi (1909-1992) …iresse e collaborò a quotidiani, settimanali e periodici, sempre nell’ambito della stampa cattolica (a Bologna lavorò al quotidiano L’Avvenire d’Italia con Raimondo Manzini); promosse iniziative spirituali, apostoliche, assistenziali e culturali; ebbe carteggi “storici” con Giovanni Battista Montini-Paolo VI, del quale era amico (l’amicizia risale agli anni Venti, quando Montini era assistente della Fuci), e con lo scrittore fiorentino Prezzolino. Le Lettere a un giornalista vaticano di Montini, quattro da Milano e altrettante da Papa, sono state pubblicate, a cura di Nello Vian, sul Notiziario n.28 dell’Istituto Paolo VI (pp.7-17); come pure Vian curò, con la moglie di Zuppi Carla Fumagalli, il Carteggio di amicizia: Giuseppe Prezzolini-Enrico Zuppi (oltre 40 lettere) pubblicato nel 1994 in un estratto del bimestrale Studium.

Vale la pena soffermarsi un attimo su questa corrispondenza intercorsa con un grande Papa e un grande intellettuale non cattolico. «Il confronto spirituale» scrive Guidotti in un articolo apparso su Studium «fra un credente militante cattolico... e un non credente che avrebbe voluto avere una fede ma era rassegnato, pessimisticamente, a non riuscire ormai a raggiungerla, come del resto l’intellettuale fiorentino aveva icasticamente sintetizzato nel libro pubblicato nel 1969 Dio è un rischio e per il quale lo stesso Paolo VI scrisse a Prezzolini l’invito... del Cristo: “Camminate mentre è giorno”».

Ma torniamo al recente volume di Valerio De Cesaris, opportunamente presentato all’Istituto Sturzo il 13 febbraio scorso. È uno spaccato di storia della Chiesa del Novecento, un saggio di storia contemporanea che ci fa guardare dentro il Vaticano, dentro il mondo cattolico, sulla linea di una delicata frontiera tra memoria (il ricordo degli affetti spesso non coincide con la ricostruzione storica) e storia.

Enrico Zuppi fu direttore del settimanale vaticano L’Osservatore della Domenica per oltre trent’anni, fino al luglio del 1979 quando cessò l’autonomia della pubblicazione, sostituita da un inserto quotidiano, e Zuppi cessò il suo servizio per raggiunti limiti d’età: all’incarico era stato chiamato nel gennaio del ’47 da monsignor Montini, allora sostituto della Segreteria di Stato (cfr. il cap. V, “Gli anni di Paolo VI”). Zuppi era un appassionato comunicatore; aveva una solida formazione culturale umanistica, ma anche sociale, storica, politica, teologica che gli consentiva di essere «un giornalista e un uomo immerso nella vita contemporanea, non solo come osservatore, ma anche come “attore”, autore, animatore: un cattolico militante... fra la gente» (M. Guidotti).

De Cesaris è un giovane ricercatore dell’Università Cattolica di Milano. Nella sua ricerca non tralascia niente; con puntigliosità quasi ossessiva e con meticolosa precisione di analisi riporta documenti, fornisce notizie, indaga tutte le tappe di una vita si può dire spesa al servizio e sulle frontiere della comunicazione e della stampa di un «ingegnere della notizia», come ebbe a definire Zuppi Raimondo Manzini: alla fine ne esce un ritratto completo dell’uomo e del giornalista. Attraverso una vasta documentazione riesce a ricostruire non solo la figura di Zuppi fedele servitore della Chiesa, da laico, ma anche il ruolo del settimanale vaticano nei confronti della società civile: De Cesaris, cioè, riesce a collocare il personaggio nella storia (e qui non siamo più nella “memoria”).

Non si dimentichi il periodo storico nel quale Zuppi “lavora”: sono gli anni della guerra, del dopoguerra (nel secondo dopoguerra, su invito del cardinal Schuster, Zuppi era ritornato a Milano quale caporedattore del quotidiano L’Italia); del Concilio Vaticano II, quello straordinario evento ecclesiale che cambiò in un certo qual senso gli orizzonti della vita ecclesiale aprendo una stagione di rinnovamento per alcuni versi non ancora compiuta (la copertina del libro riproduce l’immagine d’apertura del numero dell’Osservatore dedicato al Concilio Ecumenico Vaticano II, 1966) e del post Concilio. Importanti i collaboratori del settimanale, uomini di cultura italiani e stranieri, coi quali Zuppi coltivava un rapporto di amicizia che andava al di là dell’arido rapporto di lavoro (cap. IV): Giuseppe De Luca, Piero Bargellini, Igino Giordani, Davide Turoldo, Salvatore Garofalo, Cesare Angelini, Gilberto Martire, Adriana Zarri. E ancora Giovanni Spadolini, Giuseppe Prezzolini, François Mauriac, Damelle Klitsche Annesi, Henri Daniel-Rops e tanti altri.

La storia di Enrico Zuppi, ha scritto giustamente Marco Impagliazzo sull’Osservatore Romano del 18 dicembre 2002, «si inserisce in quella tradizione di giornalismo cattolico, fatta di tante pubblicazioni, che ha contribuito a dare visibilità alla Chiesa e al movimento cattolico anche in anni difficili. Questa tradizione ha fatto sentire a tanti giornalisti cattolici il loro mestiere come una missione e una battaglia». L’augurio e l’auspicio è che questo importantissimo libro segni la traccia per scrivere la storia del giornalismo cattolico in Italia, la storia dei rapporti tra Chiesa cattolica e media, tra Chiesa e opinione pubblica.
Walter Montini


Fraternamente CaterinaLD

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17/06/2010 22.56
 
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Il cardinale Bertone per i quarant'anni dell'Asca

Un giornalismo
per la verità e la libertà


Quella del giornalista è "una professione soprattutto e prima di tutto al servizio della verità e della libertà". Lo ha detto il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, in occasione dei quarant'anni di fondazione dell'Agenzia di stampa quotidiana nazionale Asca edita dal Gruppo Abete. Il porporato con un videomessaggio è intervenuto la sera di mercoledì 16 giugno, all'incontro per i festeggiamenti dell'anniversario, tenuti nella sede romana della Fondazione Civita.

Il cardinale Bertone affronta nel messaggio il tema dell'informazione oggi, in un momento in cui "si parla tanto della necessità di regole etiche" nell'attuale contesto della crisi economica mondiale. Per questo - spiega - è "necessario riandare, ricollegarsi all'etica dei principi fondamentali anche nella professione giornalistica". Il messaggio prende spunto dal "momento complesso, difficile, anche sotto il profilo sostanziale e organizzativo della comunicazione", nel quale bisogna valutare con attenzione "lo sviluppo tecnologico dei nuovi mezzi di comunicazione" e "l'impatto con le diverse componenti della società del nostro tempo".

Dopo aver sottolineato la propria relazione pluriennale con l'Asca, e in particolare con alcuni operatori dell'agenzia, il porporato mette in luce come fin dall'inizio essa abbia posto l'accento "sulla convergenza, la sinergia, la valorizzazione di giornalisti cattolici, per dare loro uno spazio nella comunicazione". Una "voce cattolica", quindi "capace di interpretare gli avvenimenti, di presentare le persone, di comunicare messaggi positivi nella linea del Vangelo".

Un secondo aspetto evidenziato "è lo spazio che è sempre stato dato in questa agenzia ai giovani. Essa - ricorda il cardinale - ha formato e lanciato tanti giovani giornalisti che sono andati poi a infittire i diversi network della comunicazione, sia della carta stampata come della radio e della televisione". Il porporato salesiano invita a tenere sempre presente una tale prospettiva, affinché si formino "giovani professionisti capaci di comunicare in maniera efficace con la gente di ogni tempo, con la gente del nostro tempo e in modo speciale con il mondo giovanile". In particolare - aggiunge - oggi "ci troviamo in una crisi anche di difficoltà di comunicare e di influire sull'opinione pubblica, in modo da orientare verso valori positivi, verso la grande emergenza educativa". Il richiamo all'etica nella professione giornalistica rimanda a quei valori "che sostengono l'esistenza, che danno senso alla vita, alla propria professione e al proprio contributo al progresso sociale".

Il richiamo è attento alla continua evoluzione del settore dell'informazione. Un panorama - osserva - "che si va sviluppando e si va evolvendo in tante direzioni", ma nel quale l'agenzia di stampa rimane "sempre uno snodo centrale e un elemento non sostituibile" come fonte primaria. Da qui l'invito a "non perdere di vista che nell'azione dell'Asca al centro sta la persona:  quella del comunicatore e quelle dei destinatari della comunicazione".

Del resto "gli operatori di una agenzia di stampa immettono nel flusso della sensibilità dell'opinione pubblica anche l'accoglienza di novità, non solo giocando allo scoop, ma diffondendo messaggi che devono essere di sostegno alle persone, di riequilibrio, di riconciliazione, di positività". E questa profusione di energie positive mette in gioco il rispetto delle persone e il senso dell'etica. "Lo dico anche come uomo di Chiesa - argomenta - in questo momento in cui la Chiesa è al centro di tante attenzioni e di tanti dibattiti. Se tenessimo sempre di mira queste esigenze fondamentali della professione giornalistica, l'esigenza della verità e quella della libertà, potremmo raccogliere e orientare i messaggi, i contenuti della comunicazione in modo anche da fare brillare tutta l'immensa sua attività".

Infine il cardinale Bertone rivela di aver ricevuto nei giorni scorsi la proposta di tracciare un bilancio di tutta l'attività, non solo formativa, educativa, caritativa, sociale della Chiesa nel mondo. "Molte volte - commenta in proposito - questo volume immenso, straordinario, di attività, che viene riconosciuto da tutti i rappresentanti degli Stati del mondo, cattolici, cristiani e non cristiani, viene obliterato a vantaggio di flash che danno una informazione anche obiettiva, ma riduttiva della presenza della Chiesa". Uno "sguardo completo" che "non vale solo per la Chiesa, ma per tutte le agenzie che operano per il servizio del bene comune e della società".

Ecco allora l'auspicio conclusivo affinché l'Asca "possa continuare anche nella sua evoluzione tecnologica, nell'avvicendarsi delle gestioni. Che possa ancora continuare con equilibrio, senza forzature, con l'ispirazione fondamentale della professione giornalistica, perché sia sempre al servizio della libertà e della verità e sia in aiuto soprattutto delle fasce che non hanno voce, quelle più povere e che non riescono a far tutelare i propri diritti. E che continui, quindi, a svolgere una missione di alto valore sociale".

La serata, aperta dal presidente Giuseppe Cornetto Bourlot e dall'attuale direttore Gianfranco Astori, è stata animata dal professor Giuseppe De Rita e dalle testimonianze di giornalisti che hanno iniziato la professione nell'Agenzia per poi assumere incarichi di responsabilità in altre testate. Molti i messaggi giunti, tra cui quelli delle massime autorità dello Stato italiano. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha augurato di "consolidare la presenza dell'agenzia nel panorama editoriale e contribuire all'affermazione dei principi di libertà e di pluralismo dell'informazione sanciti nella Costituzione repubblicana".

Il presidente del Senato Renato Schifani ha sottolineato che l'Asca "non è stato solo un organo di informazione con la "i" maiuscola, ma anche un prezioso vivaio per la professione giornalistica". Il presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini ha messo in risalto come "grazie al suo indubbio patrimonio di professionalità" l'Asca abbia "saputo raccontare i fatti che hanno inciso sui cambiamenti della storia italiana e internazionale, coniugando sempre la velocità nella diffusione della notizia con un'attenta verifica della sua completezza e verità".


(©L'Osservatore Romano - 18 giugno 2010)

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Nel congresso organizzato dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali

La stampa cattolica
nell'era digitale


La stampa cattolica si interroga su quale sia il proprio ruolo nell'era del digitale. Duecento giornalisti provenienti da ottantacinque Paesi del mondo sono riuniti in questi giorni a Roma nel Congresso internazionale organizzato dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Iniziato lunedì 4 ottobre, si concluderà giovedì 7 con l'udienza concessa da Benedetto XVI.

Si tratta del quinto congresso organizzato dal Consiglio a dimostrazione di un'attenzione crescente per le varie dimensioni nelle quali si articola la comunicazione oggi.

Dunque, dopo le televisioni cattoliche, convocate a Madrid nel 2006; dopo le facoltà di comunicazione delle università cattoliche riunite nel 2008 a Roma e poi, le radio cattoliche, sempre a Roma nel 2008; dopo i vescovi responsabili della comunicazione all'interno delle conferenze episcopali dei vari Paesi accolti lo scorso anno a Roma, quest'anno è la volta dei giornalisti. L'intento è quello di analizzare la presenza della stampa cattolica nell'attuale contesto mondiale, fortemente influenzato e segnato dalle nuove tecnologie che spingono verso la multimedialità, e cercare di recuperare il senso della propria identità e della propria missione.

Questa mattina, martedì 5, i lavori si sono concentrati proprio sulle prospettive future. L'arcivescovo presidente, Claudio Maria Celli, nel saluto di apertura del congresso, aveva in effetti tracciato le linee da seguire per un dibattito teso a ridefinire il ruolo della stampa cattolica in una prospettiva di servizio. Un dibattito possibile a proposito della stampa, ha detto, "solo se ci si domanda quale deve essere il suo ruolo nella società e nella Chiesa". L'ideale sarebbe dare vita a una stampa cattolica intesa come una missione "suggestiva quando la si vive come realtà vicina, in grado di accompagnare la vita, capace di cogliere le preoccupazioni, i desideri, i progetti delle persone che sono, poi, i suoi lettori. Non solo di quelli che appartengono alla comunità cattolica:  sembrerebbe ovvio il dirlo, ma a volte non è così evidente".

È chiaro invece che in una società sempre più multiculturale e multireligiosa il servizio reso debba svolgersi nel contesto di un articolato, serio e rispettoso dialogo culturale, dove emergono esigenze nuove e diversificate, ma dove, in pari tempo, risplende senza timore quella verità integrale sull'uomo che la luce della fede aiuta più facilmente a percepire e la Chiesa, esperta in umanità - come ha ripetuto monsignor Celli nel suo intervento - fa trasparire con le sue ampie visioni.
 
Una sottolineatura dunque del ruolo della stampa cattolica, anche e soprattuto all'interno della Chiesa, perché può essere "uno strumento privilegiato nel non facile dovere di favorire e nutrire la comprensione intellettuale della fede". Solo così, ha notato ancora l'arcivescovo Celli, "si diventa luogo in cui si promuove una proficua comunione tra le varie parti o settori che compongono la comunità ecclesiale e si diventa efficaci nell'affrontare e offrire soluzioni ai problemi di oggi".

Su queste tematiche si sono sviluppati i lavori delle prime giornate congressuali. Ne hanno parlato tra gli altri Ferruccio de Bortoli, direttore del "Corriere della Sera", Michael Prüller, vice direttore di "Die Presse", Marco Tarquinio, direttore di "Avvenire", Dominique Quinio, direttore de "La Croix", Michael Rutz, direttore di "Rheinischer Merkur" nella prima giornata; il vescovo di Coutances et Avranches, monsignor Stanislas Lalanne, Carole Andrade, l'editore indiano di "Afternoon Despach and Courrier", il docente della facoltà di comunicazione dell'università Sant'Agostino in Tanzania, Bernardine Mfumbusa, il rappresentante di Carlos Arturo Quintero, segretario del dipartimento di comunicazioni del Consiglio Episcopale Latino Americano, e il direttore del nostro giornale.

La discussione si è incentrata innanzitutto sulle "emergenze mediatiche", quelle che hanno visto spesso la Chiesa messa sotto accusa per diverse vicende, anche se l'informazione non è stata sempre corretta. Lo ha ribadito monsignor Celli quando ha invocato "rigorosa e corretta informazione religiosa", soprattutto nel momento in cui "quella offerta da molta parte della stampa laica è poco oggettiva e, a volte, fuorviante".

A questo proposito Tarquinio ha denunciato "un impressionante snobismo mediatico che relega in secondo piano notizie, pur rilevanti, che parlano della Chiesa". Una cosa che è avvenuta non più tardi di "ieri alla visita del Papa a Palermo" ha detto il direttore di Avvenire, finita "nelle retrovie dei notiziari". Una considerazione già avanzata nell'edizione  di  ieri  del  nostro  giornale dall'editoriale sulla visita di Benedetto XVI in Sicilia.

La scarsa attenzione sia all'informazione sia alla formazione, ma soprattutto "le critiche esterne, comprensibili e legittime - ha detto nel suo intervento il nostro direttore - e quelle interne, meno comprensibili e meno legittime, hanno finito per diffondere stereotipi, come quello della presunta incapacità della Santa Sede di reagire". Compito della stampa cattolica è quello di informare e di formare - ha aggiunto tra l'altro il direttore - per "contribuire alla crescita politica e religiosa della società". Per sincerarsene basterebbe rileggere la lettera a Diogneto:  "Ciò che è l'anima nel corpo, questo sono i cristiani nel mondo". E più avanti:  "La carne odia l'anima e le fa la guerra, senza averne avuto alcun torto".

Su informazione corretta e formazione punta "L'Osservatore Romano", nell'ottica di quella che "Romano Guardini - ha spiegato il direttore - chiama visione cattolica. Etimologicamente vuol dire universale e, storicamente, cristiana secondo le tradizioni della Chiesa di Roma". Una tradizione che da sempre pone il cristianesimo, la Santa Sede e i suoi media all'avanguardia nel mondo della comunicazione. Il nostro direttore ha poi accennato al ruolo interpretato oggi dai media vaticani nel mondo della comunicazione:  dal Centro televisivo vaticano, al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, dalla Sala Stampa della Santa Sede, alla Radio Vaticana fino a "L'Osservatore Romano".

Parlando dell'esperienza del giornale della Santa Sede, ne ha sottolineato l'identità politica e religiosa internazionale, come dimostrano le diverse edizioni periodiche che hanno raccolto la sfida della diffusione del magistero del Papa in tutto il mondo. Come mostra soprattutto l'esempio dell'edizione settimanale in lingua spagnola che ha raggiunto, grazie all'abbinamento con "La Rázon", oltre duecentomila copie di tiratura.

Di numeri hanno parlato anche Amy Mitchell, vice direttore del Pew Research Center (progetto per l'eccellenza in giornalismo) e Prüller. Dai dati comunicati si evidenzia proprio una discriminazione nei confronti dei cristiani. Una situazione denunciata anche da altri rappresentanti dei media dei Paesi d'Europa nei quali, nonostante siano abitati per l'85 per cento della popolazione da cristiani, essi vengono regolarmente ignorati. Concluse le relazioni i partecipanti al congresso hanno sviluppato, in gruppi di lavoro continentali, la riflessione su come possa la stampa cattolica contribuire al dibattito pubblico, alla diaconia della cultura, alla vita della Chiesa.

Nel pomeriggio di martedì 5, si affronta il tema "Comunione ecclesiale e controversie. Libertà d'espressione e verità della Chiesa". Intervengono Anna Arco, del "Catholic Herald" di Londra, John Thavis capo della redazione romana del "Catholic News Service", il gesuita Federico Lombardi direttore della Sala Stampa, della Radio Vaticana e del Centro televisivo vaticano, il vescovo di Albano monsignor Marcello Semeraro e Ludwig Ring-Eifel, direttore del "Katholiske Nachrichtenagentur Pressebild".

I lavori di gruppo continentali sono invece dedicati a un argomento delicato quale quello delle controversie. La giornata di mercoledì 6 sarà invece dedicata ai nuovi media e alle sfide che si pongono nell'era del digitale.



(©L'Osservatore Romano - 6 ottobre 2010)
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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l cardinale Tarcisio Bertone ai media cattolici

Nel dibattito pubblico senza tradire la verità


I media cattolici hanno una grande responsabilità:  "come gli altri, sono chiamati a informare e formare", ma devono anche contribuire "all'annuncio di Cristo e all'apertura della società a Dio". Lo ha ricordato il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, ai partecipanti al congresso della stampa cattolica promosso dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, durante la messa celebrata mercoledì mattina, 6 ottobre, nella Basilica Vaticana.

Ai giornalisti giunti da tutto il mondo per confrontarsi sul ruolo della stampa cattolica nell'era digitale, il porporato ha indicato anche modalità operative, esortando i presenti a saper mostrare "la plausibilità del rapporto che lega ragione e fede in un confronto rispettoso e chiaro con le diverse posizioni presenti nel dibattito pubblico". E - ha ammonito - "senza cedere alla tentazione di dare spazio a interessi di parte o settari - politici, economici o persino religiosi - per servire senza tradimenti soltanto quello che Manzoni chiamò "il santo vero", la verità".

Un compito grande dunque - ha aggiunto - se si tiene anche conto "della povertà delle risorse disponibili. Ma proprio questa condizione fa parte dello stile con cui il Regno di Dio si fa strada. La vostra ricchezza e forza è nel Vangelo che comunicate, il vostro sostegno è Dio. Fategli spazio". La messa in San Pietro è stata concelebrata da dodici presuli, tra cui l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del dicastero delle comunicazioni sociali, e da una sessantina di sacerdoti. Tra i numerosi presenti, il direttore del nostro giornale.

Quello dei media cattolici - aveva detto il cardinale Bertone all'inizio dell'omelia - è un "variegato mondo", ma è anche una "realtà significativa nel panorama più ampio dell'informazione mondiale". Riferendosi alle letture proclamate durante la liturgia della Parola, il porporato ha ricordato come "anche nel nostro tempo, i discepoli di Cristo siano chiamati a ricordarsi dei poveri, condividendo con loro, oltre ai beni materiali, il dono più prezioso, cioè il Vangelo:  questa - ha spiegato - è la più grande carità che possiamo fare a quanti sono emarginati, oppressi, colpiti da varie alienazioni e povertà. Evangelizzare i poveri:  questo è il progetto di Gesù, questa è la vocazione della Chiesa, questa è la missione di ogni battezzato".

L'evangelizzazione, del resto, sta a fondamento di tutta l'opera della Chiesa e la promozione umana è parte integrante e quindi costitutiva di essa. "Non è però - ha avvertito - sostitutiva dell'evangelizzazione, né a essa alternativa. Nulla si deve anteporre alla proclamazione del Vangelo". Per questo, a maggior ragione, i testi biblici meditati durante il rito possono essere riferiti agli operatori della comunicazione sociale. "Dio ha voluto che nell'agorà degli uomini - ha detto il segretario di Stato - risuonasse anche la sua voce e la sua parola.

La Chiesa, testimone fin dalle origini della predicazione e delle azioni con cui Gesù ha annunciato il Regno, esiste per comunicare agli uomini questa bella notizia". Ed è in tale contesto che il cardinale Bertone vede l'opera della stampa cattolica, la quale, "attraverso l'inculturazione del Vangelo dentro il linguaggio giornalistico, tende a rendere i media più capaci di trasmettere e lasciare trasparire il messaggio evangelico. La vostra modalità di comunicare il Vangelo - ha proseguito rivolgendosi direttamente ai giornalisti intervenuti - risponde a un'urgente esigenza della fede oggi:  l'esigenza che essa sia sempre più una fede pensata, per diventare chiave interpretativa e criterio valutativo di ciò che accade".

Il cardinale Bertone ha anche sottolineato come i media non siano mai mezzi del tutto "neutri". Al contrario essi sono "mezzo e messaggio" che genera "una nuova cultura". Pertanto i responsabili dei processi comunicativi, come ha osservato Benedetto XVI in occasione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali dello scorso anno, sono chiamati a "promuovere una cultura di rispetto per la dignità e il valore della persona umana".

Domani, giovedì 7, l'incontro dei congressisti con il Papa e la conclusione dei lavori.



(©L'Osservatore Romano - 7 ottobre 2010)
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QUOTIDIANO IMPEGNO PERCORRERE STRADA MAESTRA VERITÀ
 
CITTA' DEL VATICANO, 7 OTT. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto i partecipanti al Congresso della Stampa Cattolica, promosso dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.
 
  Nel rivolgersi ai partecipanti, provenienti da 85 Paesi, il Papa ha fatto riferimento a due aspetti particolari del ruolo della stampa cattolica: da una parte "la specificità del mezzo, la stampa, e cioè la parola scritta e la sua attualità ed efficacia, in una società che ha visto moltiplicarsi antenne, parabole e satelliti, (...) dall'altro lato, la connotazione 'cattolica', con la responsabilità che ne deriva di esservi fedeli in modo esplicito e sostanziale, attraverso il quotidiano impegno di percorrere la strada maestra della verità".
 
  "La ricerca della verità dev'essere perseguita dai giornalisti cattolici con mente e cuore appassionati, ma anche con la professionalità di operatori competenti e dotati di mezzi adeguati ed efficaci".
 
  "Oggi, nella comunicazione ha un peso sempre maggiore il mondo dell'immagine" ha sottolineato Benedetto XVI ed ha affermato: "ma se da una parte tutto ciò comporta indubbi aspetti positivi, dall'altra l'immagine può anche diventare indipendente dal reale, può dare vita ad un mondo virtuale, con varie conseguenze, la prima della quali è il rischio dell'indifferenza nei confronti del vero".
 
  "Inoltre, la ripresa di un evento, lieto o triste, può essere consumata come spettacolo e non come occasione di riflessione. (...) Questi aspetti suonano come campanello d'allarme: invitano a considerare il pericolo che il virtuale allontani dalla realtà e non stimoli alla ricerca del vero, della verità".
 
  "In tale contesto, la stampa cattolica" - ha ribadito il Pontefice - "è chiamata, in modo nuovo, ad esprimere fino in fondo le sue potenzialità e a dare ragione giorno per giorno della sua irrinunciabile missione. La Chiesa dispone di un elemento facilitante, dal momento che la fede cristiana ha in comune con la comunicazione una struttura fondamentale: il fatto che il mezzo ed il messaggio coincidono; infatti il Figlio di Dio, il Verbo incarnato, è, allo stesso tempo, messaggio di salvezza e mezzo attraverso il quale la salvezza si realizza. E questo non è un semplice concetto, ma una realtà accessibile a tutti".
 
  "La Parola di Dio è giunta agli uomini ed è stata tramandata anche a noi attraverso un libro, la Bibbia. La parola resta lo strumento fondamentale e, in un certo senso, costitutivo della comunicazione: essa viene utilizzata oggi sotto varie forme, e anche nella cosiddetta 'civiltà dell'immagine' conserva tutto intero il suo valore".
 
  "I cristiani non possono ignorare" - ha proseguito il Pontefice - "la crisi di fede che è sopraggiunta nella società, o semplicemente confidare che il patrimonio di valori trasmesso lungo i secoli possa continuare ad ispirare e plasmare il futuro della famiglia umana. L'idea di vivere 'come se Dio non esistesse' si è dimostrata deleteria: il mondo ha bisogno piuttosto di vivere 'come se Dio esistesse', anche se non c'è la forza di credere, altrimenti esso produce solo un 'umanesimo disumano'".
 
  Nel ricordare che chi opera nei mezzi della comunicazione  deve porre "sempre Dio al vertice della scala dei valori", Benedetto XVI ha affermato che il compito degli operatori della stampa cattolica "è quello di aiutare l'uomo contemporaneo ad orientarsi a Cristo, unico Salvatore, e a tenere accesa nel mondo la  fiaccola della speranza, per vivere degnamente l'oggi e costruire adeguatamente il futuro. Per questo vi esorto a rinnovare costantemente la vostra scelta personale per Cristo, attingendo da quelle risorse spirituali che la mentalità mondana sottovaluta, mentre sono preziose, anzi, indispensabili".
AC/                                                                                              VIS 20101007 (580)



Pope Benedict XVI arrives for his weekly general audience on October 6, 2010 at St Peter's square at The vatican.

Pope Benedict XVI arrives for his weekly general audience on October 6, 2010 at St Peter's square at The vatican.




Alle ore 12.10 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti al Congresso sulla Stampa Cattolica promosso dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge ai presenti:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,
venerati Fratelli,
illustri Signore e Signori
!

Vi accolgo con gioia al termine delle quattro giornate di intenso lavoro promosse dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e dedicate alla stampa cattolica. Saluto cordialmente tutti voi - provenienti da 85 Paesi -, che operate nei quotidiani, nei settimanali o in altri periodici e nei siti internet. Saluto il Presidente del Dicastero, l’Arcivescovo Claudio Maria Celli, che ringrazio per essersi fatto interprete dei sentimenti di tutti, come pure i Segretari, il Sottosegretario, tutti gli Officiali ed il Personale. Sono lieto di potervi rivolgere una parola di incoraggiamento a continuare, con rinnovate motivazioni, nel vostro importante e qualificato impegno.

Il mondo dei media è attraversato da una profonda trasformazione anche al proprio interno. Lo sviluppo delle nuove tecnologie e, in particolare, la diffusa multimedialità, sembra porre in discussione il ruolo dei mezzi più tradizionali e consolidati.

Opportunamente il vostro Congresso si sofferma a considerare il ruolo peculiare della stampa cattolica. Un’attenta riflessione su questo campo, infatti, fa emergere due particolari aspetti: da un lato la specificità del mezzo, la stampa, e cioè la parola scritta e la sua attualità ed efficacia, in una società che ha visto moltiplicarsi antenne, parabole e satelliti, divenuti quasi gli emblemi di un nuovo modo di comunicare nell’era della globalizzazione. Dall’altro lato, la connotazione "cattolica", con la responsabilità che ne deriva di esservi fedeli in modo esplicito e sostanziale, attraverso il quotidiano impegno di percorrere la strada maestra della verità.

La ricerca della verità dev’essere perseguita dai giornalisti cattolici con mente e cuore appassionati, ma anche con la professionalità di operatori competenti e dotati di mezzi adeguati ed efficaci.

Ciò risulta ancora più importante nell’attuale momento storico, che chiede alla figura stessa del giornalista, quale mediatore dei flussi di informazione, di compiere un profondo mutamento.

Oggi, ad esempio, nella comunicazione ha un peso sempre maggiore il mondo dell’immagine con lo sviluppo di sempre nuove tecnologie; ma se da una parte tutto ciò comporta indubbi aspetti positivi, dall’altra l’immagine può anche diventare indipendente dal reale, può dare vita ad un mondo virtuale, con varie conseguenze, la prima delle quali è il rischio dell’indifferenza nei confronti del vero.

Infatti, le nuove tecnologie, assieme ai progressi che portano, possono rendere interscambiabili il vero e il falso, possono indurre a confondere il reale con il virtuale. Inoltre, la ripresa di un evento, lieto o triste, può essere consumata come spettacolo e non come occasione di riflessione. La ricerca delle vie per un’autentica promozione dell’uomo passa allora in secondo piano, perché l’evento viene presentato principalmente per suscitare emozioni. Questi aspetti suonano come campanello d’allarme: invitano a considerare il pericolo che il virtuale allontani dalla realtà e non stimoli alla ricerca del vero, della verità.

In tale contesto, la stampa cattolica è chiamata, in modo nuovo, ad esprimere fino in fondo le sue potenzialità e a dare ragione giorno per giorno della sua irrinunciabile missione. La Chiesa dispone di un elemento facilitante, dal momento che la fede cristiana ha in comune con la comunicazione una struttura fondamentale: il fatto che il mezzo ed il messaggio coincidono; infatti il Figlio di Dio, il Verbo incarnato, è, allo stesso tempo, messaggio di salvezza e mezzo attraverso il quale la salvezza si realizza. E questo non è un semplice concetto, ma una realtà accessibile a tutti, anche a quanti, pur vivendo da protagonisti nella complessità del mondo, sono capaci di conservare l’onestà intellettuale propria dei "piccoli" del Vangelo. Inoltre, la Chiesa, Corpo mistico di Cristo, presente contemporaneamente ovunque, alimenta la capacità di rapporti più fraterni e più umani, ponendosi come luogo di comunione tra i credenti e insieme come segno e strumento della vocazione di tutti alla comunione. La sua forza è Cristo, e nel suo nome essa "insegue" l’uomo sulle strade del mondo per salvarlo dal "mysterium iniquitatis", insidiosamente operante in esso. La stampa evoca in maniera più diretta, rispetto ad ogni altro mezzo di comunicazione, il valore della parola scritta. La Parola di Dio è giunta agli uomini ed è stata tramandata anche a noi attraverso un libro, la Bibbia.

La parola resta lo strumento fondamentale e, in un certo senso, costitutivo della comunicazione: essa viene utilizzata oggi sotto varie forme, e anche nella cosiddetta "civiltà dell’immagine" conserva tutto intero il suo valore.

A partire da queste brevi considerazioni, appare evidente che la sfida comunicativa è, per la Chiesa e per quanti condividono la sua missione, molto impegnativa. I cristiani non possono ignorare la crisi di fede che è sopraggiunta nella società, o semplicemente confidare che il patrimonio di valori trasmesso lungo i secoli passati possa continuare ad ispirare e plasmare il futuro della famiglia umana. L’idea di vivere "come se Dio non esistesse" si è dimostrata deleteria: il mondo ha bisogno piuttosto di vivere "come se Dio esistesse", anche se non c’è la forza di credere, altrimenti esso produce solo un "umanesimo disumano".

Carissimi fratelli e sorelle, chi opera nei mezzi della comunicazione, se non vuole essere solo "un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna" (1Cor 13,1) - come direbbe san Paolo - deve avere forte in sé l’opzione di fondo che lo abilita a trattare le cose del mondo ponendo sempre Dio al vertice della scala dei valori. I tempi che stiamo vivendo, pur avendo un notevole carico di positività, perché i fili della storia sono nelle mani di Dio e il suo eterno disegno si svela sempre più, restano segnati anche da tante ombre. Il vostro compito, cari operatori della stampa cattolica, è quello di aiutare l’uomo contemporaneo ad orientarsi a Cristo, unico Salvatore, e a tenere accesa nel mondo la fiaccola della speranza, per vivere degnamente l’oggi e costruire adeguatamente il futuro. Per questo vi esorto a rinnovare costantemente la vostra scelta personale per Cristo, attingendo da quelle risorse spirituali che la mentalità mondana sottovaluta, mentre sono preziose, anzi, indispensabili. Cari amici, vi incoraggio a proseguire nel vostro non facile impegno e vi accompagno con la preghiera, perché lo Spirito Santo lo renda sempre proficuo. La mia benedizione, piena di affetto e di gratitudine, che volentieri imparto, vuole abbracciare voi qui presenti e quanti operano nella stampa cattolica in tutto il mondo.




[Modificato da Caterina63 07/10/2010 15.09]
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L'udienza alla Federazione italiana dei settimanali cattolici

Le ragioni della fede nel dibattito pubblico


Le ragioni della fede "hanno pieno diritto di cittadinanza nel dibattito pubblico". Lo ha ricordato il Papa ai partecipanti all'assemblea della Federazione italiana dei settimanali cattolici, ricevuti in udienza nella mattina di venerdì 26 novembre, nella Sala Clementina.

Cari fratelli e sorelle!
Sono lieto di incontrarvi, in occasione dell'Assemblea della Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici. Il mio cordiale saluto va a Mons. Mariano Crociata, Segretario della Conferenza Episcopale Italiana, ai Presuli e Sacerdoti presenti, e a don Giorgio Zucchelli, Presidente della Federazione, che ringrazio per le cortesi parole.

Saluto tutti voi, Direttori e collaboratori delle 188 testate giornalistiche cattoliche rappresentate nella Federazione; in particolare il Direttore dell'agenzia Sir e il Direttore del quotidiano Avvenire. Sono grato per questo incontro, con il quale manifestate la vostra fedeltà alla Chiesa e al suo magistero; vi ringrazio anche per l'appoggio che continuate a dare alla colletta dell'Obolo di San Pietro e alle iniziative benefiche promosse e sostenute dalla Santa Sede.

La Federazione Italiana Settimanali Cattolici riunisce i settimanali diocesani e i vari organi di stampa di ispirazione cattolica di tutta la penisola italiana.

Essa sorse nel 1966 per rispondere all'esigenza di sviluppare sinergie e collaborazioni, volte a favorire il prezioso compito di far conoscere la vita, l'attività e l'insegnamento della Chiesa.

Creando dei canali di comunicazione tra i diversi organi di stampa locali, sparsi in tutta Italia, si è voluto rispondere all'esigenza di promuovere la collaborazione e dare una certa organicità alle varie potenzialità intellettuali e creative, proprio per aumentare l'efficacia e l'incisività dell'annuncio del messaggio evangelico.

Questa è la funzione peculiare dei giornali di ispirazione cattolica:  annunciare la Buona Novella attraverso il racconto dei fatti concreti che vivono le comunità cristiane e delle situazioni reali in cui sono inserite. Come una piccola quantità di lievito, mescolato con la farina, fa fermentare tutto l'impasto, così la Chiesa, presente nella società, fa crescere e maturare ciò che vi è di vero, di buono e di bello; e voi avete il compito di dare conto di questa presenza, che promuove e fortifica ciò che è autenticamente umano e che porta all'uomo d'oggi il messaggio di verità e di speranza del Signore Gesù.

Ben sapete come, nel contesto della post-modernità in cui viviamo, una delle sfide culturali più importanti coinvolga il modo di intendere la verità.
La cultura dominante, quella più diffusa nell'areopago mediatico, si pone, nei confronti della verità, con un atteggiamento scettico e relativista, considerandola alla stregua delle semplici opinioni e ritenendo, di conseguenza, compossibili e legittime molte "verità".

Ma il desiderio che c'è nel cuore dell'uomo testimonia l'impossibilità di accontentarsi di verità parziali; per questo, la persona umana "tende verso una verità ulteriore che sia in grado di spiegare il senso della vita; è perciò una ricerca che non può trovare esito se non nell'assoluto" (Giovanni Paolo ii, Enc. Fides et ratio, 33).
 
La verità, di cui l'uomo è assetato, è una persona:  il Signore Gesù. Nell'incontro con questa Verità, nel conoscerla ed amarla, noi troviamo la vera pace e la vera felicità. La missione della Chiesa consiste nel creare le condizioni perché si realizzi questo incontro dell'uomo con Cristo. Collaborando a questo compito, gli organi di informazione sono chiamati a servire con coraggio la verità, per aiutare l'opinione pubblica a guardare e a leggere la realtà da un punto di vista evangelico. Si tratta di presentare le ragioni della fede, che, in quanto tali, vanno al di là di qualsiasi visione ideologica e hanno pieno diritto di cittadinanza nel dibattito pubblico.

Da questa esigenza nasce il vostro impegno costante a dare voce ad un punto di vista che rispecchi il pensiero cattolico in tutte le questioni etiche e sociali.

Cari amici, l'importanza della vostra presenza è testimoniata dalla diffusione capillare delle testate giornalistiche che rappresentate. Questa diffusione passa attraverso il mezzo della carta stampata, che, proprio per la sua semplicità, continua ad essere efficace cassa di risonanza di quanto avviene all'interno delle diverse realtà diocesane.

Vi esorto perciò a proseguire nel vostro servizio di informazione sulle vicende che segnano il cammino delle comunità, sul loro vissuto quotidiano, sulle tante iniziative caritative e benefiche che esse promuovono. Continuate ad essere giornali della gente, che cercano di favorire un dialogo autentico tra le varie componenti sociali, palestre di confronto e di dibattito leale fra opinioni diverse.

Così facendo, i giornali cattolici, mentre adempiono l'importante compito di informare, svolgono, al tempo stesso, una insostituibile funzione formativa, promuovendo un'intelligenza evangelica della realtà complessa, come pure l'educazione di coscienze critiche e cristiane. Con ciò voi rispondete anche all'appello della Conferenza Episcopale Italiana, che ha posto al centro dell'impegno pastorale del prossimo decennio la sfida educativa, la necessità di dare al popolo cristiano una formazione solida e robusta.

Cari fratelli e sorelle, ogni cristiano, attraverso il sacramento del Battesimo, diviene tempio dello Spirito Santo e, immerso nella morte e risurrezione del Signore, è consacrato a Lui e gli appartiene. Anche voi, per portare a compimento il vostro importante compito, dovete innanzitutto coltivare un legame costante e profondo con Cristo; solo la comunione profonda con Lui vi renderà capaci di portare all'uomo d'oggi l'annuncio della Salvezza! Nell'operosità e nella dedizione al vostro lavoro quotidiano sappiate testimoniare la vostra fede, il dono grande e gratuito della vocazione cristiana. Continuate a mantenervi nella comunione ecclesiale con i vostri Pastori, così da poter cooperare con essi, come direttori, redattori e amministratori di settimanali cattolici, alla missione evangelizzatrice della Chiesa.

Nel congedarmi da voi, vorrei assicurarvi il mio ricordo in suffragio del compianto Mons. Franco Peradotto, recentemente scomparso, primo presidente della Federazione dei Settimanali Cattolici Italiani e a lungo direttore della "Voce del Popolo" di Torino. Affidando la Federazione e il vostro lavoro alla celeste intercessione della Vergine Maria e di san Francesco di Sales, di cuore imparto a voi e a tutti i vostri collaboratori la Benedizione Apostolica.


(©L'Osservatore Romano - 27 novembre 2010)


                                            Pope Benedict XVI gestures during the recitation of Angelus on the Plaza de la Iglesia (Church square) after celebrating a solemn mass consecrating Barcelona's Sagrada Familia in a basilica, on November 7, 2010 during his two-day visit in Spain Pope Benedict XVI warned of a very strong clash between faith and modernity in Spain and he called for dialogue, not confrontation. The pontiff said an anti-clerical movement erupted in Spain in the 1930s in the run-up to the Spanish Civil War.

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La responsabilità dei giornalisti

Media e verità dell'uomo


Verità e media è stato il tema del corso estivo organizzato dalla Universidad Católica di Ávila, concluso nella serata di ieri, 14 luglio, dal cardinale prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti che ha sintetizzato per il nostro giornale il suo intervento.

del cardinale ANTONIO CAÑIZARES LLOVERA

Lavorare nei media è appassionante ma difficile; può sembrare facile solo a chi non ha mai deciso di farlo veramente. In effetti, non è facile servire ogni giorno l'uomo con l'aiuto della parola, poiché quest'ultima, per sua natura, indicando la verità delle cose, è sacra. Il sacro esige amore e rispetto ed esclude la manipolazione. Colui che mostra la verità deve lasciarsi guidare da essa, ma dovrebbe anche cambiare la propria vita. Il suo oggetto è l'uomo, la sua storia e il suo vissuto, la notizia che lo ha come protagonista e lo interessa: la verità dell'uomo. I professionisti dei media sono notai della realtà, ma di una realtà non distorta, la realtà nella sua verità e nella sua verità completa: non parziale né posta al servizio di interessi che non siano quelli del bene dell'essere umano, della persona e della società, anch'essa nella sua verità.

La nostra società ha un debito grandissimo verso la verità. Soffre sotto il potere dominante del relativismo che è senza dubbio un cancro della nostra cultura e della nostra società. C'è assenza e carenza di libertà, sebbene le apparenze indichino il contrario; abbondano i surrogati della libertà. Tutto ciò perché si offende la verità, perché si cerca di assoggettare la verità e di servirsene invece di servirla, perché si manipola la realtà, perché la si mette al servizio di interessi e di poteri. I professionisti dei media, da quelli che li dirigono e finanziano a quelli che vi svolgono le funzioni più semplici, hanno qui una responsabilità molto grande: ci saranno una società libera, una nuova civiltà dell'amore, una cultura della vita e la pace fra i popoli solo se i media serviranno la verità, la verità dell'uomo.

Nel raccontare ciò che vedono, i professionisti dei media rivelano quello che sono. Leggendo un articolo sentiamo immediatamente come il giornalista tratta l'uomo e le cose; o cerca di comprendere gli uomini così come sono o li pensa come una materia con la quale si può fare quel che si vuole. Quando per un giornalista la realtà è sacra, la parola con cui si cerca di mostrarla non è soggetta alla manipolazione. È una parola libera e al servizio della libertà, sempre inseparabile dalla verità.

La verità delle cose, degli avvenimenti e la verità dell'uomo esigono dai giornalisti un lavoro che essi potranno portare avanti solo se saranno liberi. Essere liberi significa appartenere alla verità o, meglio ancora, essere capaci di rischiare tutto per essa. La loro ricerca della verità, la loro passione per la verità, il loro servizio alla verità dovrebbero essere, in linea di principio, uno dei loro maggiori contributi alla costruzione di una società libera e democratica, con una base etica, al suo riarmo morale, al superamento della crisi attuale, che non è una mera crisi economica, ma crisi morale, poiché in fondo è un fallimento, una crisi della verità dell'uomo.

Condivido ciò che Giovanni Paolo II disse ai rappresentanti dei media nella sua prima visita in Spagna nel 1982: "La ricerca della verità irrinunciabile richiede uno sforzo costante, impone di situarsi nell'adeguato livello di conoscenza e di selezione critica. Non è facile, lo sappiamo bene. Ogni uomo porta dentro le proprie idee, le sue preferenze e perfino i suoi pregiudizi. Ma chi è responsabile della comunicazione non può farsi scudo di ciò che si è soliti chiamare l'impossibile obiettività. Se è difficile un'obiettività completa e totale, non lo è, però, lo sforzo per scoprire la verità, la decisione di offrire la verità, l'abitudine a non manipolare la verità, l'atteggiamento di incorruttibilità di fronte alla verità. Con la sola guida di una retta coscienza etica, senza cedimenti per motivi di falso prestigio, di interesse personale, politico, economico o di parte".

Tutti i professionisti dei media, e in modo particolare quelli che professano la fede cristiana, troveranno in Gesù Cristo, testimone della verità che è venuto per illuminare tutti gli uomini, una luce e una guida per il loro agire e per il loro servizio. La sua presenza è luce e speranza per le genti, è fonte di unità per tutti, è principio di umanizzazione per ogni uomo e per ogni donna, senza eccezioni, è guarigione e futuro per tutti: la sua parola viene cercata e ascoltata perché porta la verità. La sua parola porta salvezza, pace e speranza per gli uomini. Egli è la Parola che rivela il mistero di Dio e svela all'uomo il suo stesso mistero; in lui troviamo la verità di Dio e, inseparabilmente unita, la verità dell'uomo.



(©L'Osservatore Romano 16 luglio 2011)


Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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20/07/2011 09.22
 
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La notizia non ci fa certo gioire.... quando qualche membro della Chiesa soffre, fosse anche per uno solo, tutta la Chiesa soffre, ci rammenta l'Apostolo.... tuttavia la notizia RENDE GIUSTIZIA a tutti quei cattolici che si sentono OFFESI da quelle riviste che, nascondendosi dietro l'aggettivo "CATTOLICO" ingannano la gente e seminano notizie o fanno informazione, dissociandosi dal Magistero della Chiesa e dalla sua Dottrina Sociale....

Ben vengano dunque queste notizie, ben vengano queste iniziative atte a PROTEGGERE IL "PICCOLO GREGGE"......... e diventino MONITO per tutte le riviste, per tutta la stampa che voglia definirsi CATTOLICA ....

Quando la stampa non è più “cattolica”


La Santa Sede rende noto che l’UICP (Unione Cattolica Internazionale della Stampa) non può più utilizzare quell’aggettivo. Il motivo? La grave mancanza di trasparenza e di chiarezza che da anni l’associazione sperimenta

giacomo galeazzi
città del vaticano
 

 

 

Il comunicato ufficiale è del 17 luglio. Diffuso dalla Santa Sede rende noto che l’Unione Cattolica Internazionale della Stampa (UCIP) non può più utilizzare l’aggettivo “cattolica” a causa della grave crisi di gestione che sperimenta da anni.

 

 

Il Pontificio Consiglio per i Laici e il Pontificio Consiglio della Comunicazioni Sociali, in un comunicato congiunto, hanno lamentato la decisione degli attuali gestori dell’organizzazione, che senza il dovuto permesso hanno adottato un nuovo nome che mantiene l’aggettivo “cattolico”: Organizzazione Cattolica Internazionale dei Media (ICOM).

La nota, firmata dai Presidenti degli organismi vaticani, il cardinale Stanisław Ryłko e l’arcivescovo Claudio Maria Celli, riconosce che l’UCIP, “dopo decadi di valido servizio all’evangelizzazione attraverso la stampa, negli ultimi anni ha vissuto una progressiva crisi di gestione”. “Il Pontificio Consiglio per i Laici e il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, in base ai rispettivi ambiti di competenza, hanno seguito da vicino questo processo, che ha avuto come conseguenza l’invalidamento delle Assemblee Generali svoltesi nel 2007 in Canada, nel 2008 a Roma e nel 2010 in Burkina Faso”.

“In varie occasioni, la Santa Sede ha espresso alle autorità dell’UCIP la sua perplessità di fronte all’inaccettabile mancanza di trasparenza e chiarezza nella gestione di questa Associazione, sotto il controllo del suo Segretario Generale. Lo scorso 23 marzo, questi fatti hanno provocato la revoca da parte del Pontificio Consiglio per i Laici del riconoscimento canonico dell’UCIP come Associazione cattolica, attraverso una lettera formale indirizzata a tutti i membri nella persona del suo Presidente”.

 

 

I rappresentanti della Santa Sede hanno anche informato che “come unica reazione, la Segreteria Generale di quella che fino ad ora è stata chiamata UCIP, lo scorso 28 aprile ha informato tutti i membri della trasformazione dell’UCIP in ICOM (Organizzazione Cattolica Internazionale dei Media), annunciando la sua prima assemblea per il mese di novembre 2011”. “Tale atto è stato fortemente disapprovato dal Pontificio Consiglio per i Laici e dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, i quali disconoscono quest’organizzazione che continua a fregiarsi del titolo di cattolica.

Inoltre, la cosiddetta ICOM si è appropriata indebitamente del patrimonio intellettuale, economico e storico dell’UCIP, oltre che del logo e del sito web”. “Entrambi i Pontifici Consigli ribadiscono la loro gratitudine a tutti i membri dell’UCIP, esclusi a causa della recente gestione, per il buon servizio realizzato negli anni passati e li incoraggiano a diffondere il Vangelo nel mondo della comunicazione scritta. Allo stesso tempo, assicurano che stanno studiando possibili nuovi modi di vincolo associativo da proporre ai giornalisti che desiderano rimanere in comunione con la Chiesa Cattolica”, conclude il comunicato vaticano.

 

A causa della crisi vissuta dall'UCIP negli ultimi anni, alcune organizzazioni nazionali di giornalisti cattolici si erano distanziate dall'istituzione. Le origini dell’UCIP risalgono al 1927, quando alcuni giornalisti francesi, tedeschi, austriaci e svizzeri crearono l’Ufficio Internazionale dei Giornalisti Cattolici per promuovere un giornalismo basato su solidi valori. Nel 1930 ebbe luogo a Bruxelles (Belgio) il primo Congresso Mondiale della stampa cattolica, e nel 1936 nacque a Roma l'Unione Internazionale della Stampa Cattolica. Dopo gli anni difficili della II Guerra Mondiale, l'Associazione riprese le proprie attività in occasione del congresso mondiale celebrato nella capitale italiana nel 1950. Dal 1966, anno in cui venne adottato il nome UCIP, si aprì a tutti i professionisti cattolici che lavorano nell'ambito dell'informazione secolare e religiosa.

 


[Modificato da Caterina63 20/07/2011 09.36]
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[SM=g1740733]la coraggiosa e saggia risposta del Vescovo mons. Gemma

Vaticanisti? Imparate la differenza fra "Vaticano" e "Chiesa"

Orgogliosi di appartenere alla Chiesa del 'no'

di Sua Ecc.za

Monsignor Andrea Gemma*

CITTA’ DEL VATICANO - ‘La Chiesa del no’. È il titolo di un recente libello, con evidente intento critico e anti-ecclesiale, di cui è autore il “vaticanista” di un importante quotidiano nazionale (Marco Politi de ‘la Repubblica, ndr).

Costui se la prende ovviamente con il Papa Benedetto XVI perché, a parer suo, continua a dire i suoi “no” categorici.

Notiamo subito come, purtroppo, quasi mai la qualifica di “vaticanista” può coincidere con un conoscitore autentico delle cose di Chiesa. Un motivo in più, questo, per non continuare a confondere semplicemente, anzi semplicisticamente, il Vaticano, ossia lo Stato della Città del Vaticano, con la Chiesa, realtà infinitamente superiore quanto l’universale disegno di Dio, che ha posto nelle mani della Chiesa e dei suoi legittimi Pastori, la chiave della verità e della grazia.

Forse il nostro “vaticanista” di turno non sa, o non vuole sapere, che la Chiesa cattolica si è sempre distinta proprio per i suoi “no” che hanno segnato la storia. Il primo “no” è uscito dalla bocca stessa degli Apostoli, i quali all’ingiunzione categorica del sinedrio di Gerusalemme di non predicare più Gesù e il suo Vangelo, opposero immediatamente un secco: “Noi non possiamo tacere …” (At 4,20).
Non bastarono i flagelli e la prigione a far recedere gli Apostoli da questo “no”.

Un altro celeberrimo “no” è quello che oppose il vescovo di Milano, Sant’Ambrogio, nientemeno che all’Imperatore Teodosio. A costui, che si era macchiato di un terribile delitto di strage e pretendeva, come al solito, di assistere ai Sacri Riti, Ambrogio oppose il suo irremovibile “no”, obbligandolo a lasciare il tempio, impedendogli la partecipazione al rito che il vescovo presiedeva.

Un altro “no” la storia recensisce sulle labbra del Papa Clemente VII, il quale, richiesto ripetutamente dal re d’Inghilterra Enrico VIII di emettere a suo favore una sentenza di divorzio, oppose il “no” da cui scaturì quello scisma d’Inghilterra che perdura tutt’ora.

Potremmo aggiungere il celebre “non possumus” del beato Pio IX, il quale rifiutò di riconoscere, come legittima, l’invasione dello Stato Pontificio e la dichiarazione di Roma capitale d’Italia, dando così origine a quella “questione romana” che solo nel 1929 il Papa Pio XI coraggiosamente dichiarò conclusa.

Sì - è una gioia riconoscerlo -, la Chiesa cattolica è sempre stata la Chiesa del “no” e non potrebbe non esserlo ora che sul soglio di Pietro siede un meraviglioso e prudentissimo Pastore, il quale, in fatto di dottrina e di morale, è illuminato come pochi. Sì, la Chiesa di Gesù dice di no a quell’orrida pedagogia di morte, che soltanto poche settimane fa (il riferimento è al caso Englaro, ndr) ha celebrato i suoi trionfi, per difendere ad oltranza, rimanendo spesso da sola, il diritto alla vita di ogni essere umano, dal suo inizio al suo naturale compimento.

La Chiesa dice di no a quella indegna ecatombe di embrioni umani congelati e fatti servire - orrore! - alla cosiddetta “ricerca scientifica”.

La Chiesa dice di no a tutto ciò che in qualsiasi maniera leda la dignità di ogni essere umano, per quanto piccolo ed umile esso sia. La Chiesa di Gesù dice di no all’oppressione dei deboli da parte dei potenti e dei forti.
La Chiesa di Gesù dice di no alla indegna violazione dell’innocenza dei piccoli, per i quali è spalancato il regno dei cieli.
La Chiesa dice di no ad ogni ingiusta discriminazione, in nome della razza, del colore della pelle, del censo, della religione, della nazionalità.
La Chiesa dice di no a quella planetaria ingiustizia che mentre vede i pochi gavazzare nell’abbondanza e nello spreco, lascia morire di fame e di epidemie milioni di esseri umani.

La Chiesa dice di no allo sfascio della famiglia monogamica e indissolubile.
La Chiesa dice di no ad ogni forma di corruzione e di lesione della giustizia fondata sulla divina legge.
La Chiesa, in definitiva, dice di no, sempre e comunque, a tutto ciò che è male riconosciuto tale secondo la divina legge e la coscienza bene informata, contro ogni relativismo di comodo. Questa e non altra è la Chiesa che Gesù ha voluto e fondato. Questa è la Chiesa sapientemente guidata, oggi, da Benedetto XVI. Questa è la Chiesa a cui gioiosamente apparteniamo.

 

*Vescovo di Santa Romana Chiesa [SM=g1740721]


fonte: Petrus



[SM=g1740722]
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[SM=g1740729]LA CADUTA DI STILE DEL VATICANISTA ALDO MARIA VALLI DELLA RAI....

CRITICARE IL PAPA : C’E’ POSTO PER TUTTI ! ORA TOCCA AD ALDO MARIA VALLI.

Non riuscirò di stupirmi e di amareggiarmi abbastanza per l’evidente mancanza di fiducia che viene palesemente dimostrata da diversi settori cattolici nei confronti del Papa Benedetto XVI e dei Suoi diretti collaboratori. Aldo Maria Valli ( Giornalista, Vaticanista di RAI1), nel sito http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=598 , ha pubblicato un articolo contro la " pedana mobile " usata dal Papa domenica alla Santa Messa nella Basilica Vaticana per il Primo Incontro Internazionale dei nuovi Evangelizzatori. Ammesso e non concesso che la "pedana mobile" possa risultare orrenda, soprattutto perchè ci riporta alla memoria la dolorosa Via Crucis del Beato Giovanni Paolo II, resta palese lo sconsiderato attacco "ideologico" verso quell'umile, ma efficace, mezzo di trasporto che evita ad un Anziano di 84 anni di percorrere, non senza il rischio di essere aggredito, dei lunghi percorsi processionali.
Nella situazione attuale io preferisco la pedana mobile perchè ritengo assai più problematico l’uso della sedia gestatoria : questa mia tesi ha ricevuto conferma da alcuni professionisti della difesa di uomini pubblici.
Inaccettabile il commento : “Ha il gusto di un ritorno al papa re, al sovrano che domina sulla folla e che si distacca dal resto dell'umanità”. Un mio amico che ha la mamma di 82 anni, grazie a Dio in buona salute, per evitarle inutili affaticamenti la trasporta in una sedia a rotelle per poi farla poi alzare perfettamente riposata.
Perché tutto quello che è “normale” per qualsiasi essere umano viene considerato negativamente per l’amatissimo Papa ? Oremus pro Pontifice nostro Benedicto .
Andrea Carradori

Due parole sulla pedana mobile
di Aldo Maria Valli 20 ottobre 2011
Perché non dire semplicemente che il Papa fa fatica a camminare? Altrimenti vuole dire che si torna a qualcosa di molto simile alla sedia gestatoria

" Due parole sull'uso della pedana mobile (il "carrelletto", come lo chiama una mia amica romana) da parte di Benedetto XVI domenica scorsa.
Perché questa scelta? Il papa, ha detto il portavoce padre Lombardi, sta bene e non ha problemi nel camminare, vogliamo soltanto evitargli alcune fatiche.
Ma, domando, se davvero sta bene, come può essere per lui un compito improbo coprire pochi metri all'inizio e alla fine di una celebrazione? Se si è deciso di usare la pedana mobile vuol dire che il papa non sta proprio bene. Ma allora perché non dire semplicemente che il papa fa fatica a camminare? Perché trincerarsi sempre dietro questa ideologia del segreto che non fa altro che alimentare voci, creare sconcerto e diffondere interpretazioni distorte? Perché non ricorrere alla trasparenza?
In secondo luogo c'è un problema di contenuto. Il papa trasportato sulla pedana mobile e spinto dai sediari pontifici sembra una statua portata in giro per essere mostrata alla folla. C'è qualcosa di idolatrico, di papolatrico, in quell'uomo issato sul "carrelletto". Se quella di papa è davvero una funzione di servizio, perché smentirla così platealmente e proprio in occasione delle celebrazioni più solenni? Il pastore è uno che cammina alla testa e accanto al suo gregge.

 Il pastore non si fa trasportare su una lettiga, come un principe o un faraone. L'abolizione della sedia gestatoria ha un significato.
Se davvero, come dice il Vaticano, il papa sta bene, farlo trasportare da qualcuno è un gesto che stona e che ha una valenza profondamente anti-conciliare. Ha il gusto di un ritorno al papa re, al sovrano che domina sulla folla e che si distacca dal resto dell'umanità.

Si dirà: ma già Giovanni Paolo II usò la pedana mobile e nessuno disse niente. È vero, ma papa Wojtyla stava male, non riusciva più a camminare, e quel trasportarlo apparve a tutti un aiuto necessario per un pastore che, alla fine del suo mandato, non voleva comunque rinunciare a stare tra la gente. L'immagine di Wojtyla sulla pedana non aveva niente di papolatrico perché le condizioni fisiche di Giovanni Paolo II legittimavano l'uso di quello strumento.
Infine un dettaglio. A bordo della pedana Benedetto XVI ha comunque impugnato il pastorale. Mentre Giovanni Paolo II doveva farne a meno, perché era costretto a reggersi al corrimano, papa Ratzinger si è lasciato trasportare reggendosi con una mano e impiegando l'altra per impugnare il pastorale. Il che ha qualcosa di contraddittorio. Il pastorale è un bastone che si chiama così perché serve al pastore per aiutarsi a camminare. Ma se il pastore si fa trasportare, a che gli serve il pastorale?
Benedetto XVI sulla pedana mobile, spinto dai sediari, sembrava una statua, e le statue non camminano accanto alla gente. Le statue si fanno ammirare. Una statua che sta su un piedistallo può essere bellissima, ma è inevitabilmente lontana dalla gente.

Giovanni Paolo II, alla fine della sua vita, quando si lasciava trasportare era l'icona della sofferenza e al tempo stesso del coraggio. Benedetto XVI, sorridente e apparentemente integro, con tanto di pastorale in mano, assomiglia invece a una divinità pagana, alla quale occorre rendere omaggio.
Tanto varrebbe, a questo punto, ripristinare la sedia gestatoria, magari con il contorno di flabelli e guardie palatine in alta uniforme. Che ne pensate? " http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=598



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cosa ne pensiamo? [SM=g1740730]

Sono davvero senza parole, indignata (tanto va anche di moda esserlo) per la "caduta di stile" dell'autore dell'articolo, solitamente equilibrato e meno attivo sul "chiacchiericcio" e spiego il perchè:  
se il Papa non deve farsi portare da nessuno, sarebbe logico convincerlo persino a non usare la papamobile visto che "viene portato" facendo il giro della piazza perchè possa essere salutato da tutti... e occorre togliergli quelle "povere" guardie del corpo che lo seguono facendosi tutta la piazza a piedi... ma qui non si indigna Valli?  
Allora non facciamo gli ipocriti e non dipingiamo di idolatria o di papolatrico ciò che non lo è e dopo, soprattutto che voi stessi giornalisti, avete sguazzato in passato per dipingire il Predecessore come un ATLETA...  
 
Se disgraziatamente il Papa ritirasse fuori la sedia gestatoria come reagireste? che differenza c'è fra questa e la moderna papamobile inventata da Giovanni Paolo II ?Perchè non è affatto vero che è stata "abolita", essa è stata solo sostituita in tal senso dalla papamobile per il giro in piazza e come abbiamo visto per le uscite pastorali nelle varie Diocesi... e non sembra forse "una statua" dentro quella papamobile, pronto a sorridere per farsi catturare dalle migliaia di scatti fotografici?  
Perchè non diciamo: basta con le foto al Papa! non è un dio!! e a voi vaticanisti, che fate a gara e a turno per parlare del Papa nelle dirette e nel raccontate a josa di fatti, e proprio voi che subito allarmate, e persino improvvisate per raccontare se il Papa ha mangiato bene, se ha starnutito, quante volte ha sorriso o se ha accarezzato un bambino...  
 
Il Papa sta bene, ma santo Iddio ha anche 84 anni!! ed è strano che a voi giornalisti sia sfuggita la sua andatura  molto rallentata rispetto a cinque anni fa quando venne eletto... egli ha una mole di lavoro davvero impressionante, che male c'è se in alcuni tratti gli si risparmia la fatica di camminare?  
Può anche essere che abbia problemi alle gambe, vi cambia la vita il saperlo? a me no! Si prega per il Papa sempre, sia che sta bene, sia se sta male... se poi ciò che si vuole soddisfare sono i pruriti mediatici, la curiosità morbosa della salute del Papa o persino il desiderio di vederlo presto nell'altra vita, allora non si mascheri il tutto con le solite trite e ritrite allergie agli usi e costumi della Chiesa, parlandone come se in passato i Papi venissero idolatrati perchè usavano la sedia gestatoria...  
 
Non me ne voglia il dott. Valli per queste mie riflessioni, ma l'articolo è davvero deprimente...la leggo sempre volentieri, ma una caduta di stile così non la pensavo davvero e non ci volevo credere a chi mi ha segnalato l'articolo...  
 
E se il Papa avesse piacere di usare quella padana chi siamo noi per seminare il dubbio, l'allergia alla sedia gestatoria? un Papa deve essere ridotto come Giovanni Paolo II per poterla usare? Ma che stiamo scherzando?  
Siamo seri! Preghiamo per il Papa sia in salute, sia per gli acciacchi della sua età,e rallegriamoci che OGNI COSA ed ogni strumento possa essere usato per alleviare il peso del faticoso compito che porta sulle spalle...e sulle gambe... 

nel sito in questione ci sono davvero alcuni ottimi commenti, fra i più interessanti ho letto questo che faccio mio di tale Davide:  
 
( Provocazione: se accettiamo di non poter vedere il papa perché, evangelicamente, egli deve camminare in mezzo alla folla, allora accettiamo anche di non vederlo in faccia mentre celebra perché egli – come tutti noi e al pari di tutti noi – sta pregando Dio Padre, rivolto nella nostra medesima direzione. Ristabiliamo dunque l’altare ad Deum. )  
 
direi ottima provocazione.... [SM=g1740722]


Fraternamente CaterinaLD

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24/04/2012 17.22
 
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"Avvenire": parroco disdice l'abbonamento

E dopo il parroco che ha disdetto l'abbonamento al periodico "VitaPastorale" (si veda un post del 05.03.2012), eccone un altro che disdisce quello al quotidiano "Avvenire".

 

Roberto

 


"Caro Avvenire,
nel 1962 iniziavo il liceo: Tu ti chiamavi “Avvenire di Italia” e io litigavo con i miei compagni per dire che eri un “bel giornale”.
E’ ormai 30 anni che ogni domenica vendo in chiesa 10 copie, che prendo alle due edicole vicine.
Oggi però disdico l’abbonamento personale, che non avevo ancora pagato e lo faccio per tre motivi, il primo dei quali ti avevo già perdonato e che si riferiscono tutti tre a risposte del direttore alle lettere.
1) Dino Boffo invitando ad uno stile di vita sobrio in risposta ad un prete milanese, faceva riferimento solo a Berlusconi. Tutti debbono vivere sobriamente anche quelli della opposizione che sono finti moralisti e puritani e riducono la morale ai soli soldi. Sobri(?) ma contro i principi non negoziabili. (sono un cattolico integrale: non faccio mai l’amore con la sinistra).
2) L’osceno attacco a Mons. Livi e la difesa del sig. Bianchi che tu ostinatamente chiami monaco. Forniscimi un attestato di una curia vescovile o di un superiore religioso che lo qualifichi tale e non laico.
3) La difesa [...] di Ligabue al funerale di Morosini. Ci vuole il coraggio di dire che un prete è andato contro le norme liturgiche. Oppure hai paura che i vescovi tuoi padroni ti sgridino?
Non temere, perdendo me perdi poco. Tutti i giovani del funerale che il direttore ha lodato per l’espressione del loro dolore, si abboneranno come ringraziamento, così come tutti i seguaci di Bianchi abbandoneranno la Repubblica e la Stampa per te.
A Modena ci sono 10 preti “bosiani” Nessuno ti legge. Te lo garantisco perché li conosco bene.
Di stampa cattolica, con le idee chiare e non sempre e unicamente subalterna alla cei, (che non è soggetto di magistero, cfr. “Ad Apostolos Suos” ) ce n’è tanta.
Ti dico addio.

 

Lettera firmata

 

 

***************************

 

[SM=g1740733]riflessione:

Avevo dato una risposta qui:  
http://blog.messainlatino.it/2012/04/bergamo-canzoni-di-ligabue-durante-il.html  
e ripetere giova, ringraziando questo coraggioso Sacerdote la cui Vocazione affido a Santa Caterina da Siena la cui Festa quest'anno giunge di domenica e in coincidenza con la Giornata Mondiale per le Vocazioni...  
 
IL GIORNALE AVVENIRE E' ALLA FRUTTA!   [SM=g1740730]  
invito la Redazione a fare un editoriale serio che rammenti a Tarquinio che non può usare il giornale della CEI per imporre un pensiero non cattolico!!!    
   
dal BlogRaffaella riporto:    
http://paparatzinger5blograffaella.blogspot.it/2012/04/avvenire-tarquinio-risponde-socci-sui.html    
   
*****    
   
Concordo con la sintesi di Raffaella....    
   
Tarquinio dice:    
"questo giovane e sfortunato calciatore".    
"Ad Antonio vorrei dire fraternamente - scrive Tarquinio - che chi sa della vita, del dolore, dell'amicizia e della fede come lui sa, sa anche che 'un'eccezione alla regola', fatta per puro amore e puro dolore non e' uno scandalo e che senza l'amore siamo solo cembali che risuonano".    
     
**************    
   
No Tarquinio lei sbaglia.... con le migliori intenzioni sono stati fatti i peggiori ORRORI della storia...    
Con le sue parole allora tutto è giustificabile....    
Inoltre esistono delle NORME e il Papa stesso ribadisce che la LITURGIA NON E' TEATRO PER LE SPERIMENTAZIONI O SECONDO I PROPRI GUSTI... le Norme esistono e vanno AMATE è un dovere!!!    
Con le sue parole invece, ogni forma di abuso, ogni peccato è giustificabile perchè il sentimento per lei prevale persino sui COMANDAMENTI ONORA DIO SOPRA OGNI COSA e la Messa è il momento culmine di questa adorazione, il protagonista è Cristo NON il defunto, il sacerdote o l'assemblea!    
   
la canzone di Lugabue che lei difende, nel mentre CRISTO EUCARISTIA SI DONAVA, risuonava in tutta la chiesa con queste parole:    
 Tu ru ru...    
Quando il cuore senza un pezzo il suo ritmo prenderà quando l'aria che fa il giro i tuoi polmoni beccherà quando questa merda intorno sempre merda resterà riconoscerai l'odore perché questa è la realtà quando la tua sveglia suona e tu ti chiederai "che or'è?" che la vita è sempre forte molto più che facile quando sposti appena il piede, lì il tuo tempo crescerà 
   
   
non usi il giornale della CEI per imporre il suo triste pensiero a nome dei cattolici!!   [SM=g1740730]  
VERGOGNOSO IL TACITO SILENZIO DEI VESCOVI!    
   
per quel che mi riguarda, otturo il naso e ancora spingo mio marito a darvi l'8xmille dal suo 740.... ma lo faccio solo per gli stipendi ai Sacerdoti... ma attenzione, state perdendo consensi e non perchè siete santi e santificatori, ma perchè state imponendo attraverso troppi silenzi e consensi arbitrari, una grave anarchia alle Norme della Chiesa, alla sana Tradizione, salvo poi esigerle per ciò che vi fa comodo! e all'obbedienza al Papa che vantate di difendere....salvo agire poi in modo arbitrario e lontano dalle sue richieste!  
Non è un ricatto o una minaccia, ma davvero state dando di scandalo!!  
Embarassed

 

 

 

Fraternamente CaterinaLD

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[Modificato da Caterina63 03/04/2014 23.44]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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  Pugni, conigli e disinformazione




Papa Francesco parla con i giornalisti sul volo da Manila a Roma, il 19 gennaio 2015 - AP





23/01/2015 da Radio Vaticana



Su alcune frasi pronunciate da Papa Francesco, nelle conferenze stampa tenute in aereo, durante il recente viaggio in Asia, si sono esercitati sulla stampa taluni commentatori che spesso non avevano le competenze adeguate. E' cresciuto a dismisura il fenomeno dei 'vaticanisti occasionali'che non sanno distinguere tra un conclave e un concistoro eppure si sentono autorizzati a commentare e interpretare ciò che dice il Papa.


Informare sull'attività del Papa e i fatti vaticani, così come su ciò che avviene alla Casa Bianca, a Mosca o al Parlamento Europeo, vuol dire affrontare sfide giornalistiche per le quali bisogna essere preparati. Si tratta soprattutto di una questione di rispetto dei propri lettori. Una parte di questi commenti faziosi e superficiali non merita perciò molta attenzione. C'è un'altra parte di commenti critici che provengono invece da firme più autorevoli, da persone preparate su questi temi. Eppure, anche in questo caso, si ha la sensazione che questi interpreti non abbiano voluto capire bene quelle parole. La tendenza è stata quella di estrarre alcune parole o frasi, estrapolandole dal contesto, senza voler intendere il ragionamento, le circostanze, il sentimento che le caratterizzavano.     


Per esempio, parlando ai giornalisti il 19 gennaio, accanto alla frase "alcuni credono che – scusatemi la parola – per essere buoni cattolici dobbiamo essere come conigli", il Papa ne ha aggiunta subito un'altra: "no, paternità responsabile". Un concetto, da tempo centrale nel Magistero della Chiesa, che chiarificava la citazione precedente. S. Giovanni Paolo II, nel luglio del 1994, condannò proprio l'equivoco per cui molti pensano che la Chiesa difenda "la fecondità ad oltranza, spingendo i coniugi a procreare senza alcun discernimento e alcuna progettualità". Quindi, potremmo dire usando le parole di Francesco, Papa Woytyla chiariva che la Chiesa non invita a procreare "come conigli", senza "progettualità" o "discernimento", ma invita alla responsabilità.


Occorrerebbe perciò più rispetto nei confronti delle parole del Papache parla come Vicario di Cristo, rappresentate della Sede Apostolica e di tutta la Chiesa Cattolica. Bisognerebbe evitare di utilizzare una parola, come "coniglio" o "pugno", perché mi aiuta a creare un titolo accattivante, a vendere il giornale o ad aumentare i click del mio pezzo sul web. Questa non è informazione, ma disinformazione. E soprattutto così si fa un pessimo servizio ai lettori, ai quali si consegnano 'battute' e non 'pensieri'.   


(a cura di Luis Badilla Morales e Fabio Colagrande)






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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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  EDITORIALE
Hacker
 

Martedì il nostro sito è stato oggetto di un altro violento attacco hacker, stavolta però accompagnato da una lettera minatoria: «Tutto il marcio che avete postato in rete.. sarà spento...». Qualcuno ci ha dichiarato guerra, e la lettera rivela la matrice: coloro che vogliono la distruzione della famiglia. E noi rispondiamo con l'impegno a continuare nel difendere la Verità.

di Riccardo Cascioli


«Pensavate fossi andato via? Che tutto fosse finito? Invece no. Dd0XeR non si и dimenticato di voi. Presto i vostri siti verranno spazzati via tutti, insieme, appassionatamente». 

Così inizia la mail minacciosa ricevuta martedì 28 luglio sulla nostra posta di redazione simultaneamente al nuovo attacco hacker portato al sito de La Nuova Bussola Quotidiana. Segue lista di alcuni siti che – sulla scia de La Nuova BQ – in questi mesi hanno pubblicato articoli, commenti, approfondimenti a difesa della famiglia naturale e dei bambini e ragazzi sottoposti a un’opera di indottrinamento gender nella scuola. E conclude il messaggio: «Tutto il marcio che avete postato in rete.. sarà spento.. non vi dirò quando.. ma lo capirete da soli -respect us- Dd0XeR».

La firma corrisponde al metodo usato per attaccare il nostro sito, pur portato con modalità diverse nelle due occasioni: DdoXer può infatti essere tradotto come “Il dossatore”, ovvero colui che blocca i siti con un attacco che esaurisce le risorse del sistema informatico rendendolo incapace di erogare il servizio.

Martedì il disservizio per il nostro sito è durato qualche ora, ma si è posto rimedio. È certo però che non è finita qui. Quanto è credibile la minaccia finale, ovvero quella di “spegnerci” definitivamente? Non lo sappiamo. Ma è evidente che c’è qualcuno che ci ha dichiarato guerra, e la matrice è chiara. Chi persegue la distruzione della famiglia, proponendo – anzi imponendo – stili di vita e unioni alternative, non tollera la benché minima voce fuori dal coro del politicamente corretto. Per questo La Nuova BQ e altri siti devono sparire.

Come già detto nella precedente occasione, noi non ci lasciamo intimidire. La nostra risposta non sono proclami di guerra. Ma l’impegno a continuare a proclamare la Verità, senza paura, non cedendo alla voglia di piacere al mondo. E su questo sappiamo di poter contare su migliaia e migliaia di lettori e sostenitori che come noi si preoccupano solo di piacere a Dio. E questo basta.


 





Fraternamente CaterinaLD

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