DIFENDERE LA VERA FEDE
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A tutti voi che passate da qui: BENVENUTI
Se avete desiderio di capire che cosa insegna la Bibbia che il Magistero della Santa Chiesa, con il Sommo Pontefice ci insegna, questo Gruppo fa per voi. Non siamo "esperti" del settore, ma siamo Laici impegnati nella Chiesa che qui si sono incontrati da diverse parti d'Italia per essere testimoni anche nella rete della Verità che tentiamo di vivere nel quotidiano, come lo stesso amato Giovanni Paolo II suggeriva.
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Come deve porsi un cattolico nei confronti del grande valore dell'amicizia e del mondo

Ultimo Aggiornamento: 16/02/2012 22.24
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Restando in sintonia con questi due Thread che vi invitiamo a sfogliare:
ECU...MANIA: in che senso san Paolo potrebbe essere stato ecumenico?
e
Perchè sono Cattolico, di Chesterton

è ora utile affrontare un altro tema analogo e prenderò spunto da uno dei moderatori del forum TotusTuus e che condivido pienamente....

questo lo spunto che offre....

Come deve porsi un cattolico nei confronti del grande valore dell'amicizia?
Deve essere selettivo nello scegliersi gli amici?


Vediamo cosa ne pensava San Giovanni Bosco:

Fuggite i compagni cattivi più che il morso di un serpente velenoso. Per compagni cattivi si intendono:
  1. Quelli che cercano di parlare di cose disoneste, o fanno cose contrarie alla virtù della modestia;
  2. Quelli che parlano male della religione;
  3. Quelli che vi allontanano dalle funzioni di chiesa o v'incitano a trasgredire i vostri doveri.
Certo che volendo seguire il consiglio al giorno d'oggi, c'è da evitare parecchia gente.
 


Ma se dobbiamo fuggire queste persone come facciamo a fare apostolato?

Certo che necessita tutta la prudenza, fortezza nella fede e discernimento, ma spesso,  è proprio dal rapporto di amicizia e fiducia che queste persone hanno la possibilità di incontrare Cristo!

In effetti è un bel dilemma questo!

Forse si tratta anche di fare discernimento e valutare bene le nostre "risorse" prima di agire...(la famosa PRUDENZA così in disuso oggi)

Putroppo il detto popolare "chi va con lo zoppo impara a zoppicare" almeno un pò di verità la contiene...
Sia comunque ben chiaro che il fatto di rompere un' amicizia che dopo adeguato discernimento risulta negativa per noi, non è peccato (e lo consiglia san Paolo).

Amare cristianamente tutti non significa andare a braccetto con tutti. E smettere di frequentare una persona fisicamente non significa necessariamente non amarla più in senso cristiano.
La più elevata forma di amore verso Tizio è pregare per Tizio, non andarci al mare insieme...
 
E' utile così fare DISTINZIONE fra  termini assai confusi oggi:


L'amicizia è una cosa (rapporto di fiducia fra due o più persone), il rapporto del cristiano con chi gli è vicino (amico o no) è un'altro.

E' giusto: fuggire le persone che hanno comportamenti negativi per non essere "contagiati", ma anche testimoniare ed eventualmente "richiamare" (con la carità fraterna, cogliendo l'occasione, con delicatezza, con verità, ecc.) alla fede chi si sta perdendo.

Forse il segreto è nella parola (di S.Don Bosco) "compagnia". Una cosa è frequentare (per esigenze anche lavorative) persone che siano contrarie alla morale cristiana, un'altra è condividere, con esse, la condizione di peccato!!!

Quante volte, per rispetto umano, abbiamo taciuto e magari ci siamo lasciati anche coinvolgere senza protestare nei piccoli peccati quotidiani (una sconcezza, lo sguardo poco pulito, una parola di troppo, o anche una parola di meno!)...

S.Escrivà richiamava sempre la necessità di stabilire dei rapporti di amicizia e fiducia con le persone per preparare l'azione di apostolato. Se uno sconosciuto per strada ci ricorda la presenza di Cristo, minimo chiamiamo il 118! Ma se un "amico" o un collega di cui abbiamo fiducia e rispetto, ci coinvolge in pensieri poco evangelici o conduce una vita contraria alla legge di Dio o dei Comandamenti, facciamo finta di nulla, ci scherziamo sopra, evitiamo ogni tentativo per correggerlo e finiamo per sostenerlo!

E' difficile, anche riuscire a resistere alle mille tentazioni quotidiane, ma la posta è alta, e merita il nostro sacrificio!
 
*********************

Ezechiele cap. 3


16 Al termine di questi sette giorni mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell'uomo, ti ho posto per sentinella alla casa d'Israele.
17 Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia.
18 Se io dico al malvagio: Tu morirai! e tu non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te.
19 Ma se tu ammonisci il malvagio ed egli non si allontana dalla sua malvagità e dalla sua perversa condotta, egli morirà per il suo peccato, ma tu ti sarai salvato.
20 Così, se il giusto si allontana dalla sua giustizia e commette l'iniquità, io porrò un ostacolo davanti a lui ed egli morirà; poiché tu non l'avrai avvertito, morirà per il suo peccato e le opere giuste da lui compiute non saranno più ricordate; ma della morte di lui domanderò conto a te.
21 Se tu invece avrai avvertito il giusto di non peccare ed egli non peccherà, egli vivrà, perché è stato avvertito e tu ti sarai salvato».




prudenza e  discernimento. E questi vengono solo con la preghiera. Preghiera e formazione. Formazione CONTINUA! Solo con questa abbiamo gli strumenti per interagire con chi ci sta vicino e valutare con debita prudenza l'opportunità di qualsiasi nostra azione.

La prudenza deve anche indirizzarci per la scelta delle persone con cui vogliamo stabilire dei rapporti di amicizia: l'amicizia è senz'altro un rapporto più profondo e coinvolgente (condivisione) che quindi deve essere riservata alle persone con cui NOI vogliamo condividere una parte della nostra vita!

Per gli altri, posso anche avere una grande disponibilità, ma prima di parlare di amicizia...

come dice la Sacra Scrittura: "Chi trova un amico, trova un tesoro" ma attenzione, sappiamo bene che Gesù SCEGLIE I SUOI AMICI, LI CHIAMA PER NOME, LI CONDUCE A CAMBIARE VITA, LI CONVERTE....anche Giuda viene chiamato da Gesù a far parte di questo gruppo di Amici, ma come reagisce? E come reagisce Gesù nei confronti di Giuda? E come reagirono gli Apostoli nei confronti di Giuda?
Trovando Gesù e in Cristo il vero AMICO CHE NON TRADISCE e che non ci porta sulla cattiva strada, qui troviamo UN TESORO prezioso...

**************

il problema è questo: senza Cristo, in definitiva, non ci sono che idoli, e gli idoli a lungo andare non possono che mostrare la loro nullità.

Per un Cattolico l'amicizia potrebbe avere come "carta costituzionale" le parole di Santa Caterina da Siena:

L'anima resa consapevole del proprio nulla, e che ogni suo bene deriva dal Creatore [...] si trova come sommersa entro un oceano, le cui profonde acque la circondano da ogni parte. Non percepisce niente che non si trovi in quelle medesime acque. Può intravedere gli oggetti che lì si riflettono; ma li osserva solo in quanto immersi in quell'acqua sublime.



Dov'è la Chiesa, ivi è anche lo Spirito di Dio; e dov'è lo Spirito di Dio, ivi è la Chiesa e tutta la sua grazia. E lo Spirito è la Verità. Perciò quelli che non partecipano allo Spirito, non attingono alle mammelle della loro Madre il nutrimento della vita né ricevono la sorgente purissima che scorre dal Corpo di Cristo, ma si scavano cisterne screpolate negli antratti della terra, e bevono l'acqua infetta del pantano.

Sant' Ireneo di Lione



Sapremo mai dire ad un amico in difficoltà:

Uno dei vegliardi mi disse: "Non piangere più;
ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide,
e aprirà il libro e i suoi sette sigilli".
[Apocalisse 5, 5]





Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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.... continuo dalle riflessione riportate da un moderatore del forum Totus Tuus e che facendo mie cercherò di continuare ad arricchirle con ulteriore materiale....



Sul tema dell'amicizia illuminanti riflessioni sono contenute nella Filotea di San Francesco di Sales.

L'amicizia richiede un intenso scambio tra coloro che si vogliono bene: diversamente non può nascere e tanto meno mantenersi. Ecco perché avviene spesso che agli scambi che sono alla base dell'amicizia, se ne aggiungano molti altri che si insinuano insensibilmente da cuore a cuore: e così gli affetti, le tendenze e le opinioni passano in continuazione da uno all'altro.

Questo soprattutto quando all'affetto si aggiunge la stima; in tal caso apriamo il cuore all'amico con molta larghezza per cui, con essa, entrano con facilità in noi tutte le sue tendenze e le sue opinioni, poco importa se siano buone o cattive. [...]

Fa attenzione perché nessuno va esente da imperfezioni.
E che motivo c'è di ricevere alla rinfusa difetti e imperfezioni dell'amico assieme alla sua amicizia? È evidente che bisogna volergli bene nonostante le sue imperfezioni, ma non bisogna voler bene alle sue imperfezioni e prenderle su di noi; l'amicizia richiede che ci comunichiamo il bene, non il male.

A somiglianza di coloro che cavano la ghiaia dal Taro e separano l'oro che trovano Per portarlo via, mentre lasciano il resto sulla riva del fiume, coloro che comunicano con l'amico devono saper separare la sabbia delle imperfezioni e non lasciarla penetrare nelle loro anime.

[...] Noi vediamo dei mariti, delle mogli, dei figli, degli amici, che hanno tanta stima dei loro amici, dei loro padri, dei loro mariti, delle loro mogli, che per condiscendenza o imitazione, prendono da loro, assieme all'amicizia, mille piccole tendenze cattive.

Questo non deve accadere: ciascuno ne ha abbastanza dei propri difetti senza bisogno di caricarsi anche di quelli degli altri; aggiungo che l'amicizia non soltanto non lo richiede, ma al contrario, ci obbliga a darci reciprocamente una mano per liberarci da tutte le forme di imperfezione.
È fuor di dubbio che bisogna sopportare con dolcezza l'amico nelle sue imperfezioni, ma non incoraggiarlo in quelle, e ancor meno trasferirle in noi.


Queste considerazioni mi sembrano degne di grande attenzione: infatti, troppo spesso accade che degli amici noi imitiamo più facilmente i difetti che i pregi...

Interessanti queste puntualizzazioni:

Parlo soltanto di imperfezioni; quanto ai peccati non bisogna accettarli e sopportarli nemmeno nell'amico.
[...]
L'amico diventa nemico quando vuole condurci al peccato e merita di perdere l'amicizia se vuol condurre l'amico alla rovina e alla dannazione [...]

Quando non si tratta più di imperfezioni ma di peccati in cui rischiamo di venire trascinati il discorso cambia: in questo caso occorre troncare la relazione. E qui si apre un problema difficile di discernimento: quand'è che la condotta peccaminosa dell'amico è tale da rendere doveroso il ricorso alla rottura del rapporto?




e ATTENZIONE tutto ciò NON deve far pensare che non sia possibile costruire un'amicizia interreligiosa, o con non credenti...  basta che essa non ci si spinga a cadere nel peccato, basta NON cedere ai limiti che hanno i non cattolici e che inesorabilmente ci porterebbero ad allontanarci noi dalla Chiesa...

infatti:

Dio ti ha creato per rendere a Lui un servizio definito. Ha affidato a te un lavoro che non ha affidato a un altro. Tu hai la tua missione....(Card. Newman)
 
Gesù amava (e ama) molto i piccoli, cioè i deboli, i fragili, al punto di dire: «Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare» (Mc 9, 42). Questi piccoli che credono.

....uno che si sente sicuro del proprio «“credo”», trovandosi in una società che ne professa un altro (perfino contro Dio stesso) non teme di venirne fuorviato. Ed è qui che invece Gesù è esigentissimo: «Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli» (Mt 10, 32 s).

Poniamo il caso di avere un amico grande bestemmiatore, il quale non fa nulla per smettere e anzi assume atteggiamenti ironici di fronte ai nostri rimproveri : esagero se dico che sarebbe bene rompere il rapporto?

NON SI ESAGERA NO....


La mia anima è una piantina delicata che mi è stata donata e devo custodirla con amore, non ho nessun diritto di metterla in mezzo alle correnti d’aria per verificare quanto sia robusta. Altri che sono intervenuti in precedenza hanno parlato di "palestra" e di "misurare", io però riscontro in questo un atteggiamento temerario.

Questo amico innanzitutto non mi rispetta veramente, e l’amicizia senza rispetto è inesistente.

E poi mi espone comunque a un pericolo per l’anima, non tanto perché io rischi di contrarre l’orrenda abitudine (ma ci sono anche casi in cui succede), ma soprattutto perché mi mette in un clima sgradevole, che turba la mia pace interiore e mi può provocare rabbia, amarezza, sconforto ecc. In sostanza mi fa perder tempo e mi distrae da tanto bene che potrei fare. Un'amicizia così è decisamente un ramo secco da tagliare.
__________________

Non è gran cosa che io serva Dio, ma è davvero una gran cosa che Dio abbia voluto me per servo.
(S. Edmondo Campion)



AMA IL PROSSIMO TUO COME AMI TE STESSO dice Gesù. ergo, se NON amo innanzi tutto ME STESSO, LA MIA ANIMA PRESERVANDOLA DAI PERICOLI E AI RISCHI CHE CORRE, come posso amare il Prossimo in modo autentico?
I miei amici non offendono i miei amici! Anzi, non offendono il mio migliore Amico. Così come se offendesse me, i miei figli, i miei nipoti!
Se lo facesse non sarebbe certamente mio amico!

....in definitiva....se la semplice presenza fisica di una persona mi turba, ho tutto il diritto (e il dovere) di girare alla larga: anzi, se la puzza di zolfo è particolarmente opprimente ed esiste una ragionevole probabilità che potrei restarne "stordito", ne ho non solo il diritto ma, in casi estremi, addirittura il dovere: penso che addirittura peccherei di condotta temeraria se mi ostinassi a frequentare tali persone, quasi facendomi vanto e scudo di una mia presunta stoica "impermiabilità" spirituale agli influssi cattivi... Naturalmente noi siamo chiamati ad amare tutti, compresi quindi i bestemmiatori: ma amare qualcuno in senso cristiano significa preoccuparsi innanzitutto per la sua anima, e non trovarlo necessariamente a tutti i costi "simpatico" e andarci a spasso a braccetto (cosa che peraltro non sarebbe di nessun' aiuto ne a noi ne a lui)...
e che sia chiaro: la gentilezza, la pazienza, il mantenere rapporti "civili" verso un vicino di pianerottolo anche se bestemmiatore è altra cosa dall'amicizia con lui...


Naturalmente quella del bestemmiatore è solo un esempio fra tanti, ma da non sottovalutare neppure questo espediente che spesso ci fa restare amici di persone che non lo meritano affatto... tutto ciò che può inquinare la nostra anima da parte di coloro che si dicono amici, va ponderato attentamente...se danneggiamo infatti la nostra anima perdendo l'amicizia di Dio ed ingannando il prossimo che dobbiamo correggere, ne va della nostra salute....









Fraternamente CaterinaLD

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Amore: chi non usa innumerevoli volte questa parola e i suoi derivati nel corso della vita? ma: quanti sanno cosa significa?

Accade di trovarsi invischiati in una discussione in cui qualcuno per giustificare condotte di vita peccaminose se ne esca con il solito blablabla in cui si usa e abusa della parola "amore" e del verbo "amare", "amore" che giustificherebbe ogni infrazione alle norme della morale naturale, per cui rapporti prematrimoniali, sodomia, addirittura ammazzamenti di familiari in coma, tutto sarebbe espressione di un non meglio definito "amore", nuova "parola talismano" che significa tutto e il contrario di tutto, cioè nulla.

Sarebbe interessante interrompere uno di tali paladini dell'"amore" nel bel mezzo di una delle loro moraleggianti filippiche e chiedergli con aria pacata e innocente: "Ma cos'è l'amore, e che vuol dire "amare"? e osservare le loro reazioni...
Alcuni cadrebbero dalle nuvole, altri ti aggredirebbero dicendo che fai "l'intellettuale" (chiedere il significato dei termini usati è oggi un azzardo assai richioso: ad esempio un conduttore televisivo può perdere il suo posto per aver chiesto cos'è un aborto), altri ancora balbetterebbero poche scontate e tautologiche banalità... Gli incantati dalle "parole talismano" (parole il cui scopo non è trasmettere informazioni ma evocare stati emotivi) non possono rispondere, dal momento che un talismano non è suscettibile di spiegazione razionale: difficilmente un mago sarà in grado di dare una spiegazione accettabile delle formule usate...

A. Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana n. 254:

Citazione:
La carità è una virtù specificamente una, indivisibile. Infatti ancorchè abbracci soggetti tanto vari (Dio, noi e il prossimo) il motivo dell'amore, cioè la ragione formale, è unico: la divina bontà. Ne deriva che quando amiamo noi stessi o il prossimo per qualche motivo diverso dalla bontà di Dio non facciamo un atto di carità, ma di amore naturale, di filantropia, o forse di puro egoismo (per i vantaggi che ci può portare). Quanti atti che sembrano fatti in virtù di una carità eroica, sono ben lontani dall'esserlo! L'eroismo puramente umano non vale nell'ordine soprannaturale: è come una moneta falsa che non circola nelle banche del cielo. [...] l'unica maniera per non avvilirci nell'amore delle creature è quella di amarle in Dio, e per Dio. La carità sarà così la bacchetta magica che converte in oro tutto ciò che tocca, anche le cose inferiori a noi, che possono essere riferite e ordinate all'amore e alla gloria di Dio

Santa Caterina da Siena in due dei tanti illuminanti frammenti dal suo epistolario scrive:

Citazione:
L'anima resa consapevole del proprio nulla, e che ogni suo bene deriva dal Creatore [...] si trova come sommersa entro un oceano, le cui profonde acque la circondano da ogni parte. Non percepisce niente che non si trovi in quelle medesime acque. Può intravedere gli oggetti che lì si riflettono; ma li osserva solo in quanto immersi in quell'acqua sublime.

Citazione:
... Come dunque possiamo far divenire perfetto questo amore che è imperfetto? Il modo è questo: correggere e redimere purificando i moti del cuore, con una vera conoscenza di te stessa, con odio verso la tua imperfezione e dolore per questa; la tua imperfezione consiste nell'essere tanto rozza, così che l'amore che devi dare interamente a Dio, tu lo vai a dare alle creature, amandole senza misura, mentre Dio lo ami con misura. Ma l'amore verso Dio deve essere senza misura, mentre è l'amore verso le creature che deve essere misurato sull'amore di Dio, e non sulla misura delle nostre consolazioni, né spirituali né temporali. Quindi fa in modo di amare ogni persona e ogni cosa in Dio, e di correggere ogni tuo affetto disordinato
.



Ecco la chiave di comprensione del problema:
fa in modo di amare ogni persona e ogni cosa in Dio, e di correggere ogni tuo affetto disordinato... Ogni affetto verso persone o cose che prescinda da Dio è un disordine, e quindi un falso affetto, egoismo camuffato...

Cristo non si è limitato a dire "ama il prossimo tuo come te stesso" ma ha premesso "ama Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente": la prima preoccupazione deve essere l'amare Dio, l'amare il prossimo verrà di conseguenza.
Se amo il Creatore non potrò che amare le creature da lui amate (amare qualcuno implica amare ciò che lui ama, condividere con lui l'oggetto del suo amore); l'amore per le creature in se stesse invece non solo è idolatria (in quanto solo Dio è da amare in se stesso, amare qualcuno in se stesso significa divinizzarlo) ma è anche un inganno destinato a durare poco: le creature in se stesse spesso non sono affatto amabili, e l'amore cieco in esse riposto assai presto potrebbe capovolgersi in odio (l'idolo delude...)

Il mondo chiama amore ciò che è solo sordido egoismo: a volte verrebbe da pensare che una delle più potenti armi di satana sia un vocabolario manomesso...
__________________

[SM=g1740722]

Dio è AMORE, cioè, è CARITA' e la Carità è l'Amore di Dio dono di Dio all'Uomo...ma a causa del peccato, questa Carità, è sopita nell'uomo e necessita di essere risvegliata, accesa....

Un bambino, muovendo i primi passi nel mondo, è di per se egoista, ma è giusto che a quella età lo sia, è un istinto naturale di sopravvivenza...tuttavia se crescendo NON matura IL DONO DI SE, da grande diventerà un uomo egoista non più per sopravvivenza, ma per ingordigia...
è ciò che chiamiamo EDUCAZIONE; EDUCARE ALLA VITA, EDUCARE ALL'AMORE....

Corinzi 1 - Capitolo 13
[1]]Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
[2]E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
[3]E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
[4]La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, [5]non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, [6]non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. [7]Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. [8]La carità non avrà mai fine [....]
[13]Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!

[SM=g1740717] [SM=g1740720] [SM=g1740717]

Possiamo aiutarci con un testo fondamentale sull'amore, l'enciclica Deus caritas est di Benedetto XVI. Molto in sintesi:

Il Papa identifica due volti dell’amore: eros (la passione amorosa, il desiderio), e agape (la donazione di sé). Sottolinea che non sono in contrasto tra di loro, ma piuttosto la seconda è l’evoluzione del primo:

Citazione:
Anche se l’eros è inizialmente bramoso, ascendente – fascinazione per la grande promessa di felicità – nell’avvicinarsi poi all’altro si porrà sempre meno domande su di sé, cercherà sempre di più la felicità dell’altro, si preoccuperà sempre di più di lui, si donerà e desidererà "esserci per" l’altro. Così il momento dell’agape si inserisce in esso; altrimenti l’eros decade e perde anche la sua stessa natura. (n.7)

e il testo prosegue:

Citazione:
D’altra parte, l’uomo non può neanche vivere esclusivamente nell’amore oblativo, discendente. Non può sempre soltanto donare, deve anche ricevere. Chi vuol donare amore, deve egli stesso riceverlo in dono.

***

Il messaggio dei media è completamente opposto a quello dell’enciclica. Eros e agape sono prospettati in totale opposizione; si rappresenta da una parte la Chiesa come nemica dell’eros, capace di invitare la gente solo e sempre al sacrificio, e dall’altra parte l’amore come puro eros che non evolve mai (o, peggio, coincide con la concupiscenza).
Il risultato è che le povere creature, all’insorgere delle prime tempeste ormonali, credono di dover "scegliere". Ed è inutile dire quale delle due strade appare più allettante…

E così è per il senso e il concetto dell'amicizia che finisce per confodersi in un soggettivismo entro il quale la Verità stessa rischia di restare vittima...Non posso avere per amico chi rifiuta la Verità, ma posso fare in modo che il mio amore vero per lui porti Dio a sciogliere il cuore che lo rifiuta....

Ecco perchè Gesù dice: LA VERITA' VI RENDERA' LIBERI....liberi da che cosa?
da un amore che non è affatto libertà, ma castrazione...

L'Amicizia e l'Amore sono strettamente collegate fra loro, un sacerdote per esempio attraverso il voto del celibato e diventando padre spiritualmente dei figli che gli vengono affidati nella comunità, esercita il ruolo NON dell'amico, ma del Padre che AMA... [SM=g1740733] un sacerdote che ingasse i figli sulla legge di Dio PER RENDERSI PIU' AMICO AL PECCATORE, NON AMA DI AMORE VERO è schiavo della mentalità del mondo, è un frustrato....Gesù non scese mai a compromessi con i suoi che chiamava AMICI...e finì in quel processo perchè AMANDO DICEVA LA VERITA'....e rimase SOLO, MA LIBERO....

Sant'Agostino dice: AMA E FA CIO' CHE VUOI....quante volte sentiamo usare abusivamente questa espressione? Se prima non comprendiamo che cosa significa AMARE, difficilmente potremmo comprendere cosa intendesse sant'Agostino...

[SM=g1740733]


Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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[SM=g1740733] la vera amicizia è questa:


DA CALVINISTA A PRETE DELLA CHIESA CATTOLICA [SM=g1740752]

1 PROTESTANTE E CALVINISTA CONVINTO




Io non sono nato protestante: entrai nella chiesa Calvinista nei primissimi anni di vita, allorché i miei genitori passarono dal cattolicesimo al protestantesimo, credo, a causa della loro non approfondita e poca salda conoscenza della fede cattolica. Sono cresciuto e sono stato educato, mio malgrado, nel protestantesimo che si rifà a Calvino.



Grazie a Dio, però, i miei genitori fecero in tempo, prima di lasciare la fede in cui erano nati, a battezzarmi, bambino appena di due mesi, nella chiesa parrocchiale di Santa Teresa in Ribera, il 12 settembre 1971. Poi ho saputo in questo giorno, la chiesa cattolica celebra la festa del nome di Maria, ed ho capito che sin d'allora Maria mi ha seguito con cuore materno nell'itinerario di ritorno nell'unica Chiesa di Gesù Cristo.



Ai miei genitori devo tantissimo e sono, perciò, loro grato per la solida educazione religiosa che mi hanno impartito: in casa era ed è un continuo ascolto della Parola di Dio, letture della Bibbia sia comunitaria sia individuale, preghiere innalzate a Dio in quasi tutti i momenti della giornata; mio padre, in particolare, mi educava a concepire la natura com'espressione diretta della presenza e del potere di Dio. Sino a dieci anni frequentai le riunioni dei bambini: ci si facevano conoscere i fatti biblici usando didatticamente immagini e disegni (anche se contro la proibizione mosaica di farsi delle immagini, cavallo di battaglia contro i cattolici).



Poi frequentai assiduamente le riunioni riservate ai giovani: lettura di tutta la Bibbia individuale in casa, spiegazione d'alcuni passi nelle dette riunioni da parte del pastore. Molta importanza era data, forse più che alla Bibbia, alla lettura d'opuscoli d'interpretazione della medesima in chiave anticattolica.

Eppure, ero un protestante convinto; a tal punto da scambiare ed identificare l'amore di Cristo con l'amore e l'adesione al protestantesimo.



2 DESIDERAVO SOLO STUDIARE E APPROFONDIRE

Nonostante tutto, in me cresceva sempre più l'amore per Dio e il desiderio di conoscerlo sempre più, nonché la volontà di comportarmi come a Lui piaceva: la qualcosa mi spingeva a studiare e approfondire. Cresceva in me l'amore per Cristo, soprattutto a causa del suo annichilimento.



Meditavo spesso le parole dell'apostolo Paolo ai Filippesi: "Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù il quale, pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte di croce" (2, 5 - 8).



Storicamente il protestantesimo ha le sue radici nel principio luterano del libero esame delle scritture: tutto è nelle scritture, ognuno legge e capisce senza la mediazione della Chiesa.

Nella logica di un tale principio, un vero protestante dovrebbe essere tollerante verso tutte interpretazioni, tutte le Chiese e tutte le posizioni d'ogni singolo membro di loro. Purtroppo, e n'ero perfettamente persuaso, che amare Cristo equivaleva senz'altro ad entrare nella Chiesa protestante - Calvinista. Perciò divenni non solo anticattolico, ma anche ostile a tutte le altre Chiese ed espressioni protestanti. Ciononostante, devo anche affermare che ci sono pure dei miei ex fratelli di fede calvinista molto disponibili al dialogo, molto ben disposti verso i cattolici e i protestanti di fede differente.



3 RIFLETTENDO E PREGANDO SCOPERSI L'INCONSISTENZA SUL PIANO BIBBLICO E RAZIONALE DELLA TEOLOGIA CALVINISTA



Non appena raggiunsi la maggiore età, riflettendo e pregando, incominciai a scoprire che quel castello di carta, che mi ero costruito, si andava incrinando: ne costata vo l'inconsistenza sia sul piano biblico sia razionale.

Non mi convinceva più, tra l'altro, la famosissima dottrina della predestinazione: Dio, che crea gli uomini, pre-destina quelli che devono salvarsi e quelli che devono dannarsi.



Eppure Dio nella Bibbia si rivela come Amore, Bontà, Misericordia: "vuole tutti salvi", scrive l'apostolo Paolo.

Non mi convinceva più, quella che è l'essenza della teologia luterana: la salvezza dell'uomo si attua con la sola Fede; mentre la giustificazione è ridotta ad una finzione; nonostante il battesimo, i peccati rimangono nell'uomo, ma Dio non li vede perché restano coperti dalla santità e della giustizia di Cristo. Eppure San Paolo afferma che dall'acqua del battesimo "esce l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità". (Ef 4, 24).



Scoprivo ancora che la sola fede conduceva la maggior parte dei fratelli protestanti a non preoccuparsi minimamente di ciò che facevano, delle loro opere. Ma Gesù ammonisce: non chi dice Signore! Signore! Entrerà nel regno dei cieli, ma chi farà la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Mt.); ed ancora ci fa sapere che "il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre…e allora renderà a ciascuno secondo le sue opere" (Mt. 16, 27). Non è dunque la sola fede che salva!



Trovandomi in difficoltà, cercavo di dialogare con il pastore; ma egli cercava più di eludere che risolvere i miei problemi. E quando insistevo, non faceva altro che ripetere i soliti testi biblici, come ad esempio: "Il giusto vive di fede", senza approfondirli e confrontarli con altri. D'altronde la lettura della Bibbia era frammentaria, parziale e tendenziosa: sconosciuti e mai spiegati erano, ad esempio, i testi biblici riguardanti Maria.



Così come la storia della Chiesa, in qualche testo che mi era dato da leggere, si riduceva alla Riforma Luterana e a spunti polemici anticattolici esumarti da certi fatti storici. Insomma, la Chiesa calvinista e tutto il protestantesimo non hanno memoria storica dei due mila anni di cristianesimo come le ha la Chiesa cattolica.



Evidentemente, con una tale problematica che non nascondevo, i rapporti con la comunità e con il pastore non erano più idilliaci; ma giunsero ad una spaccatura completa quando incominciai a riflettere sui seguenti punti cruciali della fede di discepolo di Gesù:



a) Il ministero di Pietro e, quindi, del Papa, come suo successore, nella guida della Chiesa: i protestanti lo negano; ma io notavo, in realtà, come ci fosse bisogno di una guida visibile ed unitaria per l'unità della fede e della morale: senza di essa, la storia lo dimostra, la Chiesa e il suo Credo si scindono all'infinito. Avviene così che chi scalza l'autorità del papa finisce per attribuire a se stesso le sue prerogative: ad incominciare da Lutero che fu durissimo contro coloro che interpretavano la Bibbia in un modo diverso da lui, tanto da essere chiamato dai suoi stessi discepoli "il papa di wittemberg"; ed anche ogni pastore o anziano d'ogni piccola assemblea, come quella che ho lasciato, si arroga il diritto esclusivo d'interpretare la Bibbia e d'imporre la sua interpretazione ai membri della comunità che presiede, pena la scomunica; dico: la scomunica!



b) Il ruolo di Maria in rapporto al mistero della salvezza veniva sottovalutato: di Lei non si parlava mai, neppure sporadicamente; solo in qualche omelia si accennava a lei, ma in forma polemica e anticattolica.Ciò mi lasciava molto insoddisfatto, poiché sia i profeti sia gli evangelisti, costatavo, Le attribuiscono un ruolo preciso, eminente e determinante.



c) La santa Eucaristia, poi, mi veniva presentata come simbolo e ricordo; la qualcosa non mi convinceva, leggendo senza pregiudizi i testi evangelici e le lettere degli apostoli. Insomma, ormai mi erano chiare la frammentarietà e la parzialità della teologia protestante. Di conseguenza, mi sentivo arido, vuoto, insoddisfatto, con un pugno di mosche nelle mani, e niente più. Costatavo inoltre che tale aridità teologica non stimolava affatto l'amore fraterno che è essenziale nel nostro essere cristiani.

Incominciavo a capire che era ormai tempo di prendere una decisione, e molto grave.



4 DOPO LA CRISI, LA ROTTURA: AVEVO SCOPERTO UN VOLTO DI DIO TUTTO NUOVO.



A questo punto, decisi di ritirarmi dall'assemblea per ricercare in altre confessioni cristiane la verità e la pace anteriore che solo Dio può dare. Incominciai ad essere più tollerante verso di esse più di quando lo fossi stato prima, a causa della formazione settaria che avevo ricevuto per quasi venti anni.

Esposi al pastore responsabile dell'assemblea le ragioni che m'inducevano ad abbandonare la sua assemblea e il calvinismo; ma egli mi tratto duramente, non sospettando forse il travaglio interiore che mi costringeva a tale scelta.

Ciò fatto, non frequentai più la suddetta assemblea, né iniziai a frequentarne delle altre pur presenti nel mio paese: quella pentecostale o l'altra cosiddetta dei Fratelli, tanto meno quella dei testimoni di Geova. Però pregavo intensamente affinché mi guidasse con la sua grazia. Insomma, il mio cammino di fede era giunto ad un punto morto: avevo demolito e abbattuto quell'insieme di dottrine protestanti tanto povere e disarmoniche, ma non spuntava ancora quella costruita sulla roccia.



Intanto, lo dico con pena ma con molta serenità ora che sono nella Chiesa cattolica, fui scomunicato e abbandonato a Satana; sì, scomunicato e abbandonato a Satana. Con quale diritto e quale potere abbiano fatto questo, non lo so; chi abbia conferito questo diritto e questo potere a questa gente, non lo so neppure.

So invece che tra i protestanti ognuno acchiappa la Bibbia, ne fa quel che vuole, fa dire a di essa ciò che vuole, e in nome di essa getta scomuniche a destra e a sinistra. Allorché o capito questo, ho incominciato ad aver paura del mio protestantesimo: provavo la terribile sensazione di chi, nel deserto, si trova a viaggiare sulle sabbie mobili.



Ma siano rese grazie al Signore il quale, per mezzo dell'apostolo Paolo, mi consolava con queste parole: "non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza custodirà i vostri cuori ed i vostri pensieri in Cristo Gesù" (Fl. 4, 6 - 7). E così ho fatto. Egli, allora, mi ha introdotto non in una casa, ma in una magnifica e splendida Cattedrale, poiché e tale la verità e la teologia cattolica con la sua armoniosa bellezza, fondata per altro sulla solida roccia della Parola di Dio e della Tradizione apostolica. E come? L'esperienza determinante che mi ha indotto a lasciare il calvinismo e ad orientarmi, quasi senza capirlo, verso la Chiesa cattolica è stata l'incontro con una Persona o, per meglio dire sono stato buttato dinanzi ad una Presenza. Una presenza da me non cercata. E mi spiego. Dio: è un nome che compare contemporaneamente con i mie ricordi e che fin di allora cercavo ardentemente di conoscere. Mi domandavo: com'è il suo volto? La risposta di stampo calvinista che ricevevo era: è l'Altissimo, l'Eterno, il Dio giusto, severo, imperscrutabile, che predestina alla salvezza solamente quelli che Lui vuole.



Quest'idea di Dio che dall'alto stava a guardare quello che facevo, pronto anche a punirmi nel caso in cui avessi sbagliato, mi accompagnò per tutta la fanciullezza, l'adolescenza e oltre.

Poi varie letture, fra cui il vangelo lucano dell'infanzia di Gesù, le lettere di San Paolo, la prima lettera di San Giovanni, le pagine di Sant' Anselmo d'Aosta e di San Tommaso d'Aquino mi fecero riflettere molto su un volto di Dio del tutto nuovo, totalmente diverso di quello di Calvino.



5 UN AMICO, UN LIBRO E UN PRETE… PREZIOSI DONI DI MARIA.

[SM=g1740750]

La fase ricostruttiva della mia fede e della mia vita ha avuto inizio in una data precisa: il 17 settembre 1971. quel giorno, un mio carissimo amico, Lillo Milano, al quale devo eterna riconoscenza, ispirato certamente da Maria, della quale era filialmente devoto, vedendomi in tale stato di crisi, mi regalò un libro: perché cattolici, il cui sottotitolo è: le ragioni della nostra fedeltà alla Chiesa cattolica. L'autore è il direttore di questa rivista, don Gerlando Lentini. Quest'amico, qualche anno fa, è ritornato a Dio felicemente e serenamente, ancora tanto giovane.



Ebbene, la lettura di questo libro, dallo stile chiaro, semplice, scorrevole, in un primo tempo mi sconvolse: scardinava, infatti, non solo i principi teologici protestanti ai quali nonostante tutto ero profondamente legato, ma anche l'imposizione della mia vita spirituale che ne era la conseguenza.

Perciò provai una grande avversione verso questo volumetto di sole 128 pagine. Poi, invece, rileggendolo e meditandoci sopra, cercando inutilmente di controbatterlo con tutte le argomentazioni che in tanti anni avevo appreso contro la verità cattolica, compresi, con stupore, che questo piccolo libro aveva ragione: 128 pagine appena avevano messo a tacere centinaia e centinaia di pagine di libri di apologetica e teologia protestante che, in un passato non tanto remoto, avevo letto e studiato.



Ma il mio passaggio alla verità della Chiesa cattolica non è stato niente per nulla sereno, indolore e senza traumi. Il mio orgoglio non voleva arrendersi, nonostante l'evidenza. Perciò mi sforzavo di persuadermi che non era vero ciò avevo letto e ben compreso, che le cose non potevano stare così, che non potevo essermi ingannato sino a tal punto: era vero che alcune dottrine protestanti non mi convincevano, ma erano solo alcune; e poi non avevo nessuna intenzione di sostituirle con quelle cattoliche.

E tutta via continuai a meditare angosciosamente e turbinosamente, per circa una settimana, ciò che avevo letto e riletto. Alla fine mi convinsi che la via migliore da seguire era quella di parlare con l'autore del detto libro; e fu il medesimo amico, Lillo Milano, che me lo aveva dato, a condurmi in casa di don Gerlando Lentini la sera del 25 settembre dello stesso anno.



6 DINANZI AL TABERNACOLO, SCONVOLTO DALLA PRESENZA DI CRISTO -EUCARESTIA, HO DECISO DI ENTRARE NELLA CHIESA CATTOLICA

[SM=g1740717] [SM=g1740720] [SM=g1740753]

Ero emozionato e turbato; ma già quel primo incontro suscitò in me una pace e una gioia mai esperimentate: incominciavo ad assaporare l'armonia dottrinale della Chiesa cattolica. In tutti gli incontri, pertanto ci fu un dialogo sereno, per nessuno, calmo, senza forzature, senza condanne per nessuno: don Lentini mi ha aiutato ad accogliere come grazia di Dio perfino il mio ingresso nel protestantesimo, senza del quale sarei forse potuto essere un cattolico freddo ed apatico, come tanti; mentre il ritorno alla Chiesa cattolica, non poteva non essere che entusiasta e convinto. "Niente di mio - spesso egli mi ripeteva - ho da dirti e da trasmetterti, bensì ciò che Dio ha rivelato e la Chiesa, che ci propone a credere".



Eppure un tale cammino di catechesi, pur così ricche e consolanti, non mi bastava, e glielo dissi. Allora don Lentini, il quale attendeva certo questo momento di insoddisfazione, saggiamente, mi condusse in una chiesa cattolica, quella delle serve dei Poveri del beato Giacomo Cusmano.

Per la prima volta vedevo una chiesa cattolica, poiché mi avevano inculcato di mai entrarvi. Mi diceva il carissimo prete: "la grazia della conversione non può essere né opera di Lillo Milano, né mia, né frutto della tua volontà: è opera di Gesù, e quindi di preghiera con Maria perché operi in te lo Spirito Santo".

In quella chiesa ritornai più volte: e lì pregavo a lungo attratto da Gesù presente nel Mistero Eucaristico racchiuso nel Tabernacolo, che ha incominciato ad esercitare in me un fascino tanto, tanto forte. E mentr'ero dinanzi a Gesù avvertivo la presenza di Maria, ma anche di San Giuseppe e del Beato Giacomo Cusmano, fondatore dei Servi e delle Serve dei Poveri: del quale lessi la biografia, scritta dallo stesso don Lentini, che incominciò a farmi capire cos'è il sacerdote cattolico.

Ebbene, in questa chiesa di San Giuseppe io maturai la decisione di entrare felice nella Chiesa cattolica: in essa ho riconosciuto l'unica e vera chiesa di Gesù Cristo e nel Papa, successore di Pietro, "il principio visibile dell'unità" della medesima Chiesa pellegrinante nel mondo. E finalmente ho detto il mio sì alla grazia di Dio, con il cuore pieno di amore e di riconoscenza verso Maria, Madre di Gesù e nostra.



7 NEL PIU' BEL GIORNO DELLA MIA VITA LA PROFESSIONE DI FEDE CATTOLICA [SM=g1740738] [SM=g1740752]

Maria! I fratelli protestanti pensano che Ella sia un ostacolo al nostro andare a Cristo. Lo pensavo anch’io, sino a quando non mi sono sentito sospinto verso Gesù da Lei, dalla sua conoscenza, dalla sua guida materna: da Lei ho appreso l'amore più forte e puro verso il suo Gesù.

Adesso non capisco proprio come i protestanti rifiutino Maria, così come non riesco a spiegare la mia freddezza verso di Lei nel lungo tempo trascorso nella dottrina di Calvino. Ecco perché, quando finalmente ho incominciato a capire chi è Maria in rapporto a Cristo Gesù e a me, la prima cosa che ho fatto e quello di chiederle perdono per averla ignorata e, forse, nel mio spirito anticattolico, disprezzata.

Ora ho capito, che con Gesù e per Gesù tutto ci viene a Maria: è stata Lei a guidarmi verso la pienezza della verità: più contemplo Mariana e più amo Gesù! È il mistero della maternità di Maria che mi fa capire (per quando è possibile) l'immenso amore del Figlio di Dio che "per me e per la mia salvezza è divenuto Figlio suo: "nato da donna… - scrive l'apostolo Paolo - perché ricevessimo l'adozione di figli di Dio" (Gal 4, 4 - 5). È Gesù stesso il quale, alle

nozze di Cana e sulla croce, ci addita Maria come Madre e modello d'ogni suo discepolo.



E così, il 16 febbraio 1992 domenica, nella chiesa del Rosario di Ribera (Ag) ho fatto ufficialmente il passaggio del calvinismo alla Chiesa cattolica.

Quello è stato il più bel giorno della mia vita. Gioiosamente emozionante è stata la mia professione di fede cattolica: finalmente mettevo piede sulla roccia che è Pietro, vivente nel suo ministero nella persona di Giovanni Paolo II, su Cristo ha fondato la sua Chiesa; ormai mi sentivo sicuro e al sicuro!

Nel momento in cui il mio Vescovo Carmelo m'imponeva le mani e mi ungeva la fronte per la Cresima, fui come rapito al mondo circostante e non udii che la sua voce, mentre la gioia immensa dello Spirito Santo invadeva il mio cuore.

Al momento della comunione col Corpo e il Sangue del Signore, però, la gioia e l'entusiasmo non ebbero più limiti: mi sentivo dolcemente posseduto dal suo Amore e nel cuore sbocciava una sconfinata riconoscenza verso il mio Signore che mi faceva finalmente gustare quelle sue parole, che tante volte da protestante avevo lette senza capirle né credervi; "la mia carne è vero cibo, e il mio sangue è vera bevanda" (Gv 6, 55).

L'Eucaristia, Maria e il Papa: gioia, speranza, sicurezza della mia nuova vita! Divenuto cattolico, si sono spiritualmente rafforzati i miei sentimenti di cristiana carità verso i miei fratelli calvinisti: li amo nel Signor Gesù cui anch’essi credono!



8 LA MIA VOCAZIONE AL SACERDOZIO NASCE DALL'EUCARISTIA DINANZI AL TABERNACOLO SOTTO LO SGUARDO AMOROSO DI MARIA [SM=g1740752]

Dopo la professione di fede, pur impegnato nello studio della filosofia, trovavo il tempo non solo di partecipare alla santa Messa quotidiana, ma anche di recarmi spesso nella chiesa di San Giuseppe, chiusa tutto il giorno eccetto durante la celebrazione della santa Messa, a pregare dinanzi al Tabernacolo e sotto lo sguardo amoroso di Maria.

Ebbene, lì ho scoperto la mi a vocazione al sacerdozio . mi sono detto, infatti: se solo l'Amore può salvare il mondo, se sotto le apparenze di quel pezzo di pane e di quel sorso di vino c'è l'Amore fatto carne , allora, o Signore, prendi pure le mie mani e la mia voce, perché anch'io possa fare e dire "questo" in memoria di Te: "prendete e mangiate tutti : questo è il mio corpo; che è dato in sacrificio per voi!". Prendi le mie mani e la mia voce perché si dica ancora oggi, "nella tua Persona": "Io ti assolvo dai tuoi peccati!".

Ecco, allora, perché, dopo avere ancora pregato, riflettuto e chiesto consiglio, ho deciso di accettare che si compisse in me il progetto del Signore con l'ordinazione sacerdotale il 17 maggio del 2000, nella cattedrale di Piacenza: per poter presiedere "in persona Christi" la celebrazione della santa Eucaristia ed annunziare efficacemente il perdono dei peccati.

Il Vescovo Luciano Monari, consegnandomi la patente con il pane e il calice col vino, a me neo- ordinato disse: "Ricevi le offerte del popolo santo il sacrificio eucaristico. "Renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai e conforma la tua vita al mistero della croce di Cristo Signore"

Questo mi sono proposto di attuare con la grazia di Dio, con l'aiuto di Maria Madre del Sacerdote Gesù e il sostegno della preghiera di quanti mi hanno voluto e mi vogliono bene, nonché "del popolo santo di Dio" che pone nelle mie mani "le offerte per il sacrificio eucaristico".



Don Emanuele Massimo Musso

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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Intolleranza e discriminazione contro i cristiani

Libertà religiosa
è anche
libertà di convertirsi


di Massimo Introvigne


L'intolleranza e la discriminazione contro i cristiani, come contro i membri di altre religioni, possono verificarsi quando la libertà religiosa o non è garantita oppure è travisata. Le mie osservazioni si fondano sulla convinzione che la dottrina sociale della Chiesa, e in particolare i documenti più recenti di Benedetto XVI - che partono da argomenti di ragione e non solo di fede - possono essere d'interesse generale, anche per i non cristiani e i non credenti, e offrire un aiuto a tutti.
I principi della libertà religiosa sono in genere affermati dalle costituzioni e dalle leggi degli Stati membri dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce). Rimangono tuttavia tre possibili aree di equivoco.
 
La prima riguarda lo statuto della libertà religiosa. La libertà di religione non è solo uno fra i tanti elementi di una lunga lista di diritti e di libertà. È la pietra angolare di una vita sociale in cui le altre libertà possono fiorire. Parlando a Washington il 17 aprile 2008, Benedetto XVI ha citato un pensatore francese, non credente, Alexis de Tocqueville (1805-1859), il quale insegnava che "la religione e la libertà sono "intimamente legate" nel contribuire a una democrazia stabile". Quando la libertà religiosa è considerata un diritto minore, o secondario rispetto ad altri, la libertà in generale non può essere veramente garantita.

La seconda concerne l'estensione della libertà religiosa. L'Instrumentum laboris della prossima Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi cita il fatto che in alcuni Paesi "libertà di religione vuol dire solitamente libertà di culto. Non si tratta dunque di libertà di coscienza, cioè della libertà di credere o non credere, di praticare una religione da soli o in pubblico senza alcun impedimento, e dunque della libertà di cambiare religione. (...)Cambiare religione è ritenuto un tradimento verso la società, la cultura e la Nazione costruita principalmente su una tradizione religiosa". Al contrario, una vera libertà religiosa deve comprendere la libertà di predicare, di convertire e di convertirsi.

In terzo luogo, in alcuni Paesi la libertà di religione è considerata da alcuni con sospetto, come se implicasse necessariamente il relativismo e la negazione dell'eredità spirituale nazionale. La Chiesa cattolica ha dovuto affrontare lo stesso problema quando si è trovata di fronte ai problemi d'interpretazione della dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis humanae del concilio ecumenico Vaticano ii.

Alcuni, anche all'interno della Chiesa, temevano che la proclamazione della libertà religiosa potesse promuovere il relativismo e l'indifferentismo. Ma in realtà, come Benedetto XVI ha ripetutamente mostrato, la libertà religiosa è una ferma difesa della propria identità religiosa contro il relativismo possono e devono coesistere. La libertà religiosa è relativa all'immunità individuale e collettiva dei credenti da ogni coercizione dello Stato laico moderno nel momento della formazione e dell'annuncio della propria esperienza religiosa. Non implica invece che il credente non abbia il diritto e il dovere di esercitare un "adeguato discernimento" tra le diverse proposte religiose, come il Papa ha sottolineato nella sua enciclica del 2009 Caritas in veritate:  "La libertà religiosa non significa indifferentismo religioso e non comporta che tutte le religioni siano uguali" (n. 55).

Con riferimento alla città sede dell'Osce, possiamo dire che questi tre equivoci creano problemi sia a est di Vienna sia a ovest di Vienna. A est di Vienna, i problemi circa l'estensione della libertà religiosa e il timore che la libertà di religione in senso occidentale possa indurre relativismo e un tradimento delle culture tradizionali può generare forme normative che danneggiano le Chiese e le comunità cristiane. Tra queste ci sono il rifiuto della registrazione legale e dell'esenzione fiscale, e il rifiuto di concedere visti ai missionari o licenze per costruire edifici di culto. In alcuni Paesi una virulenta propaganda anti-cristiana ha portato a una diffusa violenza.

A ovest di Vienna troppo spesso assistiamo alla marginalizzazione dei cristiani, i cui diritti di partecipare pienamente al dialogo sociale annunciando la loro fede sono limitati in nome del laicismo. La causa di questi problemi sembra essere il primo dei tre equivoci che ho citato. La libertà religiosa è considerata solo come uno fra tanti diversi diritti, e la sua importanza cruciale è sistematicamente sottovalutata. E il problema diventa peggiore quando tra i diritti che s'invocano per limitare la libertà religiosa ci sono - secondo l'espressione della Caritas in veritate - "presunti diritti, di carattere arbitrario e voluttuario", e perfino "diritti" "addirittura alla trasgressione e al vizio" (n. 42). Il riconoscimento dei diritti delle minoranze religiose è certo uno sviluppo importante dei sistemi giuridici moderni. Ma i diritti delle minoranze non devono essere usati per negare i diritti delle maggioranze. Anche le maggioranze hanno i loro diritti.

Il tempo mi permette di citare solo due esempi. Il primo riguarda un numero ormai ampio d'incidenti in Europa dove predicatori cristiani, compresi predicatori di strada, e istituzioni ecclesiali sono stati incriminati o citati in giudizio per avere criticato stili di vita e atteggiamenti relativi alla sessualità che considerano peccaminosi. Alcuni genitori sono stati multati o incriminati per avere rifiutato di mandare i loro figli a cosiddetti corsi anti-discriminazione che, a loro avviso, promuovono stili di vita che non approvano. In quest'area, come in altre, come minimo dev'essere sempre riconosciuto un ampio diritto all'obiezione di coscienza. Le proposte di legge che intendono punire come incitamento all'odio la critica religiosa di stili di vita alternativi sono percepite da molte Chiese e comunità cristiane come una seria minaccia alla loro libertà di predicazione.

Il secondo esempio riguarda la sentenza del 2009 Lautsi contro Italia, con cui la Corte europea dei Diritti Umani ha deciso che la presenza di crocefissi nelle scuole pubbliche italiane viola i diritti dei non credenti e degli alunni che in Italia, un Paese a larga maggioranza cattolico, appartengono a minoranze religiose. I sondaggi hanno confermato che un'ampia maggioranza degli italiani (82 per cento:  cfr. Franco Garelli - Gustavo Guizzardi - Enzo Pace (a cura di), Un singolare pluralismo:  Indagine sul pluralismo morale e religioso degli italiani, il Mulino, Bologna 2003, pp. 146-147) - compresa una solida maggioranza degli italiani che non sono cattolici praticanti - è favorevole a mantenere nelle scuole il crocefisso, un simbolo della più alta forma di amore oltre che dell'identità e della storia nazionale particolarmente amato in Italia. Questo sembra un caso particolarmente chiaro dove i diritti di un'ampia maggioranza sono ignorati in nome dei diritti di una minoranza, o dell'opinione di un numero molto limitato di militanti del laicismo.


(©L'Osservatore Romano - 7 luglio 2010)
Fraternamente CaterinaLD

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Amicizia spirituale


Da Cordialiter:

Riporto il capitolo XIX "Le vere amicizie" del libro di San Francesco di Sales intitolato "Filotea - Introduzione alla vita devota", ed. Paoline.

Ama tutti, Filotea, con un grande amore di carità, ma legati con un rapporto di amicizia soltanto con coloro che possono operare con te uno scambio di cose virtuose. Più le virtù saranno valide, più l'amicizia sarà perfetta.

Se lo scambio avviene nel campo delle scienze, la tua amicizia sarà, senza dubbio, molto lodevole; più ancora se il campo sarà quello delle virtù, come la prudenza, la discrezione, la fortezza, la giustizia.

Ma se questo scambio avverrà nel campo della carità, della devozione, della perfezione cristiana, allora sì, che si tratterà di un'amicizia perfetta. Sarà ottima perché viene da Dio, ottima perché tende a Dio, ottima perché il suo legame è Dio, ottima perché sarà eterna in Dio.

È bello poter amare sulla terra come si ama in cielo, e imparare a volersi bene in questo mondo come faremo eternamente nell'altro. Non parlo qui del semplice amore di carità, perché quello dobbiamo averlo per tutti gli uomini; parlo dell'amicizia spirituale, nell'ambito della quale, due, tre o più persone si scambiano la devozione, gli affetti spirituali e diventano realmente un solo spirito. A ragione quelle anime felici possono cantare: Com'è bello e piacevole per i fratelli abitare insieme. Ed è vero, perché il delizioso balsamo della devozione si effonde da un cuore all'altro con una comunicazione ininterrotta, di modo che si può veramente dire che Dio ha effuso la sua benedizione e la sua vita su simile amicizia per i secoli dei secoli.

Mi sembra che tutte le altre amicizie siano soltanto fantasmi a confronto di questa e i loro legami anelli di vetro e di giaietto, a confronto del legame della devozione che è tutta di oro fino.

Non stringere amicizie di altro genere; intendo dire quelle che dipendono da te. Non devi lasciar cadere, né disprezzare quelle che la natura e i doveri precedenti ti obbligano a intrattenere: quali quelle con i parenti, i soci, i benefattori, i vicini e altri; ripeto, mi riferisco a quelle che tu scegli liberamente di persona.

Può darsi che qualcuno ti dica che non bisogna avere alcun genere di particolare affetto o amicizia, perché ciò ingombra il cuore, distrae lo spirito, dà luogo ad invidie; ma si sbagliano. Negli scritti di molti santi e devoti autori, hanno letto che le amicizie particolari e gli affetti fuori dell'ordine sono molto dannosi per i religiosi; pensano che la regola valga per tutti, ma su questo ci sarebbe molto da dire.

Premesso che in un monastero ben ordinato, il progetto comune è di tendere tutti insieme alla vera devozione, è evidente che non sono necessari questi scambi particolari, per timore che, mentre si cerca in particolare ciò che è comune, non si passi dalle particolarità alle parzialità. Ma per coloro che vivono tra la gente del mondo e abbracciano la vera virtù, è indispensabile stringere un'alleanza reciproca con una santa amicizia; infatti appoggiandosi ad essa, ci si fa coraggio, ci si aiuta, ci si sostiene nel cammino verso il bene.

Coloro che camminano in piano non hanno bisogno di prendersi per mano, ma coloro che si trovano in un cammino scabroso e scivoloso si sostengono l'un l'altro per camminare con maggiore sicurezza. I religiosi non hanno bisogno di amicizie particolari, ma coloro che vivono nel mondo, sì, per darsi reciprocamente sicurezza e aiuto in tutti i passaggi pericolosi che devono affrontare. Nel mondo, non tutti tendono allo stesso fine, non tutti hanno lo stesso spirito; bisogna dunque riflettere e stringere amicizie secondo i nostri programmi; questa particolarità crea veramente una parzialità, ma è una santa parzialità che non crea divisioni se non quella del bene dal male, delle pecore dalle capre, delle api dai fuchi, che sono separazioni necessarie.

È fuor di dubbio, e nessuno si sogna di negarlo, che Nostro Signore nutrisse un'amicizia più tenera e personale per Giovanni, Lazzaro, Marta, Maddalena; lo dice la Scrittura. Sappiamo che S. Pietro aveva una predilezione per Marco e per Santa Petronilla; S. Paolo per S. Timoteo e S. Tecla. S. Gregorio di Nazianzo si gloria cento volte dell'amicizia che aveva per S. Basilio e così la descrive: " Si aveva l'impressione che in noi due ci fosse una sola anima con due corpi. P, vero che non bisogna prestare fede a coloro che dicono che tutto è in tutto; tuttavia è vero che tutti e due eravamo in ciascuno e ciascuno nell'altro; coltivare la virtù e ordinare i programmi della nostra vita alle speranze future; questo era il modo di uscire da questa terra mortale, prima di morire ".

S. Agostino dice che S. Ambrogio voleva molto bene a S. Monica, per le rare virtù che ammirava in lei, ed ella gli voleva bene come a un angelo di Dio.

Ma ho torto a farti perdere tempo per una cosa così chiara. S. Girolamo, S. Agostino, S. Gregorio, S. Bernardo e tutti i più grandi Servi di Dio hanno avuto amicizie personali senza pregiudizio per la loro perfezione. S. Paolo, rimproverando ai Gentili il disordine morale della vita, li accusa di essere gente senza affetto, ossia gente incapace di amicizia. S. Tommaso, come del resto tutti i buoni filosofi, dice che l'amicizia è una virtù: certamente parla dell'amicizia personale perché, dice, la vera amicizia non può essere estesa a molte persone.

La perfezione dunque, non consiste nel non avere amicizie, ma nell'averne una buona, santa e bella.

Fraternamente CaterinaLD

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Il Papa e le religioni ad Assisi

(ossia, l'importanza soprattutto del dialogo interreligioso da non confondersi con l'Ecumenismo il quale si applica con i Cristiani non cattolici, mentre il Dialogo interreligioso si pone in AMICIZIA DIALOGATIVA con le altre fedi non cristiane....)


di padre Piero Gheddo*

ROMA, martedì, 18 gennaio 2011 (ZENIT.org).- Fra i 16 documenti del Concilio Vaticano II (costituzioni, decreti, dichiarazioni) quello che più ha rivoluzionato la missione alle genti non è stato, come si potrebbe immaginare, l’“Ad Gentes”, ma la “Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane” (“Nostra Aetate”), il testo più breve (cinque soli numeri), che ha capovolto la mentalità e le prospettive delle giovani Chiese e dei missionari. La storia, specialmente della Chiesa, è guidata dallo Spirito Santo e nulla avviene per caso. A distanza di tempo se ne vedono i risultati.

Così, quando Benedetto XVI, nel Messaggio per la Giornata per la Pace del 1° gennaio e all’Angelus di quel giorno, ha rivelato che nell’ottobre prossimo ancora ad Assisi si incontrerà con i rappresentanti delle religioni non cristiane, ho ringraziato il Signore per questo rinnovato impulso alla conversione di atteggiamento della Chiesa verso le sterminate popolazioni che non hanno ancora incontrato Cristo, ma che anch’esse sono assistite e ispirate dallo Spirito Santo. Ecco le parole del Papa:

Nel Messaggio per l’odierna Giornata della Pace ho avuto modo di sottolineare come le grandi religioni possano costituire un importante fattore di unità e di pace per la famiglia umana, ed ho ricordato, a tale proposito, che in questo anno 2011 ricorrerà il 25° anniversario della Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace che il Venerabile Giovanni Paolo II convocò ad Assisi nel 1986. Per questo, nel prossimo mese di ottobre, mi recherò pellegrino nella città di san Francesco, invitando ad unirsi a questo cammino i fratelli cristiani delle diverse confessioni, gli esponenti delle tradizioni religiose del mondo e, idealmente, tutti gli uomini di buona volontà, allo scopo di fare memoria di quel gesto storico voluto dal mio Predecessore e di rinnovare solennemente l’impegno dei credenti di ogni religione a vivere la propria fede religiosa come servizio per la causa della pace. Chi è in cammino verso Dio non può non trasmettere pace, chi costruisce pace non può non avvicinarsi a Dio. Vi invito ad accompagnare sin d’ora con la vostra preghiera questa iniziativa.

Quali sono i risultati della 'Nostra Aetate' e del primo incontro ad Assisi del 1986? Le Chiese locali (e naturalmente anche i missionari stranieri) hanno percorso o stanno percorrendo un lungo e faticoso cammino di apertura, di incontro, di accoglienza, di dialogo e di collaborazione con le religioni non cristiane. Nella tradizione missionaria le religioni erano viste come nemiche di Cristo, oggi sono viste come preparazione a Cristo, quasi un 'Antico Testamento' in attesa del Nuovo. Il grande Matteo Ricci, cinese con i cinesi, scriveva: 'Contro questo mostro dell’idolatria cinese, terribile con le sue tre teste (confucianesimo, taoismo e buddhismo), che tiranneggia da migliaia di anni tanti milioni di anime trascinandole negli abissi dell’inferno, si è levata la nostra Compagnia per fargli la guerra…al fine di liberare le anime disgraziate dalla dannazione eterna'”.   

Prima del Vaticano II la mentalità dei missionari e dei giovani cristiani era ancora questa e l’ho sperimentato a quel tempo soprattutto  in Vietnam e in India. Quando Paolo VI venne a Bombay nel novembre 1964 per il Congresso Eucaristico Internazionale, il suo incontro con i rappresentanti delle religioni indiane fu aspramente contestato (anche da vescovi) nell’India stessa e in Vietnam nell’ottobre 1966 dovette andare mons. Pignedoli, delegato di Paolo VI, per combinare un inizio di dialogo fra cattolici e buddhisti, anche là avversato da vescovi e missionari. Oggi, negli stessi paesi, la situazione è del tutto diversa e tra i fedeli cattolici e di altre religioni si pratica “il dialogo della vita”, come lo definiva Giovanni Paolo II: non il “dialogo teologico” come si immaginava al tempo del Concilio (rifiutato perché visto come tentativo di “proselitismo”), ma la vita assieme, collaborando per il bene pubblico e la salvaguardia della pace, della giustizia, dell’aiuto ai poveri e della libertà religiosa per tutti. Le Chiese locali e le diocesi partecipano a comitati di dialogo inter-religioso e inter-ecumenico che creano un’atmosfera di conoscenza e stima reciproca, che favorisce la pace.

Non importa che poi, in India ad esempio, l’estremismo indù, quasi sempre generato e guidato da partiti politici che strumentalizzano le religione nazionale, perseguiti i cristiani, perché questo succederebbe anche senza il dialogo, anzi sarebbe peggio! La grande maggioranza degli indiani apprezzano e stimano il cristianesimo e l’opera sociale della Chiesa. Nel gennaio 2005 sono andato in India, poco dopo lo tsunami che il 26 dicembre 2004 aveva spazzato le coste orientali del paese, con decine di migliaia di morti e milioni di profughi. L’organizzatore degli aiuti ricevuti dalla Chiesa di Chennai (Madras) era il padre Anthony Thota del Pime indiano, che mi ha accompagnato in visita ai “progetti” che si stavano realizzando. Gli chiedo se aiuta solo i cattolici o anche gli altri. Risponde: “Aiuto quasi solo solo gli altri, i villaggi e le famiglie indù. I cattolici se la cavano da soli, gli indù invece sono fatalisti e passivi di fronte alla disgrazia. Se non li stimoli con gli aiuti e i controlli, muoiono di inedia”. E aggiungeva: “Però posso dirti che vent’anni fa l’induismo non aveva volontariato. Poi, sull’esempio delle missioni cristiane oggi ci sono numerosi organismi di volontariato indù che lavorano con noi e come noi cattolici e protestanti”. Stando in Italia, è difficile conoscere questi risultati del dialogo. Bisogna fidarsi dello Spirito Santo.

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*Padre Piero Gheddo (www.gheddopiero.it), già direttore di Mondo e Missione e di Italia Missionaria, è stato tra i fondatori della Emi (1955), di Mani Tese (1973) e Asia News (1986). Da Missionario ha viaggiato nelle missioni di ogni continente scrivendo oltre 80 libri. Ha diretto a Roma l'Ufficio storico del Pime e postulatore di cause di canonizzazione. Oggi risiede a Milano.


[Modificato da Caterina63 18/01/2011 19.48]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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Consacrazione della Congregazione Suore Domenicane Missionarie di San Sisto per l'Unione dei Cristiani

www.domenicanedisansisto.org/web/index.php/home

"Oggi – giorno di Pentecoste – mentre in me sussistevano le specie sagramentali della santa eucaristia – fui spinta – pregare per la riunione delle Chiese miscredenti – alla santa Chiesa Cattolica, Apostolica Romana, perciò sotto il regimi del nostro Santo Romano Pontefice – pregai con tutto l'animo ed effusione del mio povero spirito, mi sentì efficacemente ispirata, a votarmi tutta per l'unione delle su dette Chiese – mi fu dato a conoscere – che, come la nostra Santa Madre Caterina era stata istrumento per ristabilire – qui a Roma il Papato – ugualmente io fossi istrumento della santa riunione di dette Chiese dissidenti – al seno materno della nostra Santa Chiesa unica e sola Maestra d'infallibile verità – Io volendo secondare detta santa ispirazione – sottomessa alla santa obbedienza – mi dedico con il pensiero con l'opera e con la preghiera al su ripetuto santissimo fine

Perciò, sin d'ora, intendo pregare in tutti i minuti della mia vita, futile, e per quanti sono i momenti dell'eternità, perché venga e presto la sospirata e santa unione di tutte le chiese sotto il regimi del Pastore universale, il Santo Romano Pontefice, a tal fine e per lo adempimento di ciò – dedico me, le mie care consorelle presenti ed avvenire, tutti i miei e i Loro desideri, tutti i miei e i Loro pensieri, tutte le mie e le Loro aspirazioni, tutti i miei e i Loro sacrifici, tutte le mie e le Loro operazioni, tutte le mie e le Loro umiliazioni, tutte le mie e le Loro espropriazioni, tutte le mie e le Loro sante gioie, tutti i miei e i Loro contenti, tutti i miei e i Loro battiti di cuore – tutte le mie e Loro sante osservanze della santa regola professata – tutti i miei ed i Loro passi, tutti i miei e di Loro movimenti delle mani degli occhi e di tutti quanti i nostri fragili corpi. Tutto ciò ed altro intendo offrire in uno al sacratissimo cuore di Gesù e dentro l'ardentissime fiamme dello Spirito Santo, all'Ente Supremo, Lui degnasi ordinare alle dette Chiese Miscredenti che, vengono su l'ali dei venti contriti ed umiliati in seno alla Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana e per essa ai sacri piedi del Santo Romano Pontefice, a tributargli rispetto profondo ed obbedienza fedele –

Genuflessa con lo spirito ai piedi della santa Cappelletta dell'E.V. Revma, nei preziosi momenti in cui v'immola lo Agnello immacolato – chiedo il suo santo permesso e la paterna in conferma della mia su scritta offerta – or spero sentirmi dire – Sì, figlia, benedetta - .......

Così, lo scopo di questa nascente miserabile nostra casa di S. Sisto e delle altre nostre casette fatti e da farsi, - sarà L'apostolato coi sacrifici con l'opere e con la preghiera a prò e per la riunione delle ripetute Chiese separate al seno santissimo della nostra unica, Santa, e vera Chiesa Cattolica, Apostolica Romana –

I nostri sacrifici, saranno quelli stessi che c'impone l'osservanza esatta della nostra santa regola Domenicana del 2° ordine. Le nostre opere saranno quelle che c'imporrà la santa carità dello Spirito Santo, facendoci tutte a tutti per condurre tutti ai piedi del Santo Romano Pontefice ed all'occorrenza, nell'estero in mancanza di preti – predicando su la Cattedra, imitando in ciò la nostra Santa Madre Caterina. Con le nostre preghiere in uno a quelle delle nostre cassette esistente e d'esistere, indirizzandole al prezioso santissimo scopo su detto per l'unione sospirata: - a mezzo della stessa preghiera – la nostra piccola Congregazione – però sempre soggetta al Superiore Generale del nostro santo Ordine Domenicano, attingerà i santi doni dello Spirito Santo per essere pronta a recarsi in qualsiasi punto della terra ed affrontare il Martirio – con tutta lena e coraggio. – Ho ferma speranza che, in questa nostra rozza e spregevole congregazione, un dì, vi saranno delle Suore Martiri – Più, oggi dopo la santa comunione pregavo il buon Dio a farmi adempiere il voto, da me fatto in Sicilia, di recarmi nella Russia per aprire lì, un Collegio di nostre Suore, perciò fortemente pregavo perché l'Imperatore di lì concedesse la libertà dello insegnamento Cattolico, Apostolico Romano, come pure dicevo al Divinissimo Spirito – fati presto – perché io sono vecchia e mi si renderà impossibile andare lì, se non farete presto.

Più inoltrai la preghiera con più efficacia e dicevo; al buon Dio – Fatemi vedere lì, soggetto – L'Imperatore della medesima Russia, al Santo Romano Pontefice, in ciò pregare – La Divina Maestà mi risposi: un rotondo no, bensì dissimi: Lo vedranno le tue consorelle religiose, di questa nascente congregazione di San Sisto, - ma la libertà dell'insegnamento ho certezza di vederlo io, come pure, di andare io, alla Russia per adempiere, ivi, il voto di aprirvi nostra casa religiosa –

Più, il caro Gesù mi fece conoscere, come era stato, per quanto Dio doveva oggi dirmi, che Ier sera, mi aveva svelato il senso delle parole "qui à secolo sunt prophetarum ejus."

La più triste di tutti gl'esseri – Lalia Sr.Maria Antonia.



SCRITTI E DOCUM. VOL VII pp. 13-19 ( IX -6 – A2 pp. 4-7)

Epistolario della Madre Suor M. Antonia Lalia, Fondatrice delle Suore Domenicane della Congregazione di S. Sisto Vecchio a Padre A. Lepidi O.P., al Can. Annibale M. Di Francia.

[SM=g1740722] Il breve video vi invita a conoscere e ad approfondire la storia di Madre Antonia Lalìa, Fondatrice delle Suore Domenicane Missionarie di san Sisto Vecchio in Roma...
Sito di divulgazione
freeforumzone.leonardo.it/forum.aspx?c=169899&f=169899

Sito ufficiale della Congregazione
www.domenicanedisansisto.org/web

Si ringrazia il gruppo "Amici di Madre Lalìa" di Misilmeri, in particolare Daniele Bruno, per la concessione dell'Inno dedicato a Madre Lalìa e che potete trovare, con relative informazioni per unirvi agli "Amici di Madre Lalìa", visitando il sito ufficiale:
www.madrelalia.it

www.gloria.tv/?media=153084



[SM=g1740738]


[SM=g1740750] [SM=g1740752]
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08/05/2011 10.36
 
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Mons. Negri demolisce il mito del buon selvaggio (e il conseguente ottimismo postconciliare)

Pubblichiamo un articolo del vescovo di San Marino, che grati abbiamo ricevuto. Vi si affronta il tema dell'apertura al mondo, centrale nella discussione attuale in particolare nella querelle sull'interpretazione del Vaticano II.


Le responsabilità dei cristiani

di mons. Luigi Negri


C'è una presenza che accompagna inesorabilmente la vita della società e la devasta: la violenza. Una violenza irresistibile e irrefrenabile: sempre più spesso comincia nell’àmbito delle famiglie ma poi dilaga a tutti i livelli della vita sociale.

Noi vi assistiamo in un modo che sembra rassegnato, quando non come se fosse un elemento obiettivo della vita concreta e quotidiana. Mentre siamo a tavola, nel silenzio che caratterizza la vita di troppe famiglie, segno di sostanziale estraneità, la televisione ci mette sotto gli occhi la violenza inaudita delle masse sulle masse: urla, percosse, ferimenti, omicidi con tutto un accompagnamento di sangue, di lacrime e di disperazione. Che cosa non abbiamo visto nella vicenda libica e nelle altre cosiddette rivoluzioni?

E poi c’è la violenza nella nostra vita quotidiana, nelle nostre città e nei nostri paesi. E il volto limpido, solare, lieto, della piccola Yara ci accompagnerà per sempre. Questa ragazzina cui una o più belve umane hanno impedito una vita che non poteva non essere sentita e desiderata come piena di fiducia e di bellezza.

Le belve sono fra di noi. La violenza entra nell’àmbito della normalità quotidiana. Violenza su tutti, innanzitutto sui bambini, nei modi più terribili e deviati, usati sempre più spesso come oggetti; violenza sui gruppi sociali minoritari e che non accettano di omologarsi alla vita della società violenta. E qui si apre il capitolo terribile dell’odio verso i cristiani e verso i segni della tradizione cristiana nei Paesi a maggioranza non cristiana.

Violenza contro i disabili, i malati: violenza in molti casi giustificata da troppa «cattiva scienza», contro la vita umana e la sua strutturale indisponibilità a qualsiasi potere umano. Chiediamoci se in questa perversione del nostro mondo noi cristiani abbiamo una qualche responsabilità. Consiglio a tutti di rileggere lo straordinario volume di Jacques Maritain, Il contadino della Garonna: contributo fondamentale per la comprensione della storia e delle difficoltà della Chiesa dagli anni ’50 del secolo scorso fino a oggi. Secondo Maritain, l’errore fondamentale dei cristiani è di essersi inginocchiati davanti al mondo. «In larghi settori del clero e del laicato, ma l’esempio viene dal clero, non appena la parola mondo è pronunciata, una luce d’estasi passa negli occhi degli uditori». Inginocchiarsi di fronte al mondo ha significato e significa per troppa cultura cristiana condividere sostanzialmente l’idea della naturale bontà dell’uomo e del mondo. Se l’uomo è strutturalmente buono, allora non c’è assolutamente bisogno della redenzione.

Una miscela di pelagianesimo, manicheismo e catarinismo fa sì che i cristiani accettino l’antropologia mondana senza nessuna istanza critica. Si è persa la verità del peccato originale, confinato nell’àmbito della mitologia, e i limiti dell’uomo vengono dirottati nell’àmbito delle patologie psicologiche, oggetto di terapie psicoanalitiche che alla fine li elimineranno totalmente. Anche noi cristiani abbiamo dato il nostro contributo, teorico e pratico, a quell’«irrealismo antropologico », di cui ha così spesso e pertinentemente parlato Giovanni Paolo II.

Ma se il mondo è strutturalmente buono e la storia dell’umanità è la storia di un progresso definitivamente positivo, anche se attuato con gradualità, allora qual è la funzione della Chiesa: quella di scomparire nel mondo, perché il mondo possa, senza più nessuna obiezione dall’esterno, raggiungere la sua piena maturità? Ben altro era quello che ci era stato messo nel cuore e come responsabilità da assumere di fronte a Dio, alla nostra coscienza, al cuore e alla storia degli uomini. Infatti, la novità della vita dell’uomo è solo Cristo in cui si è reso e si rende definitivamente presente la misericordia di Dio che accoglie l’uomo, lo libera dal suo male profondo, e lo fa camminare verso un destino di verità, di bellezza, di bene e di giustizia. Siamo stati in silenzio, cioè non siamo stati testimoni, testimoni della verità e della liberazione.

Soltanto un’umile e certa testimonianza di Cristo incontra l’uomo di oggi come l’uomo di ogni tempo: alla luce del volto di Cristo emerge tutta l’inesorabile positività del cuore dell’uomo, ma insieme emerge anche l’inesorabile tendenza al male e all’odio che caratterizza anch’essa il cuore dell’uomo. L’uomo ha bisogno di essere educato. La testimonianza cristiana è un fattore fondamentale di educazione che favorisce, con il suo stesso esserci, una vita umana più positiva e più buona sulla terra. Se la Chiesa sta in silenzio, non annuncia Gesù Cristo, non coinvolge la libertà degli uomini nel grande evento della salvezza cristiana, allora questa assenza favorisce il dilagare del male, nel cuore dell’uomo e della società.
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03/09/2011 12.14
 
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Un parroco di Cantù impone ai fedeli preghiere islamiche ad Allah. E tradisce Gesù.


A Cantù (Como) un parroco ha distribuito salmi coranici ai fedeli per solidarietà con chi festeggiava la fine del digiuno. Ma chi legittima Maometto nega Gesù

di Magdi Cristiano Allam


Ormai in Italia si prega Allah in chiesa per iniziativa e volontà del sacerdote che dovrebbe aver votato la propria vita per testimoniare la verità unica ed esclusiva in Gesù Cristo. È successo a Cantù, in provincia di Como, martedì scorso 30 agosto, in occasione della Festa dell'Eid al-Fitr, seconda festa più importante della religione islamica che conclude il mese di digiuno del Ramadan. Nella Basilica di San Paolo il prevosto emerito di Cantù, don Lino Cerutti, ha fatto trovare su un tavolo all'inizio della navata centrale e ha fatto distribuire dei volantini contenenti preghiere islamiche per celebrare la fine del Ramadan scritte dal filosofo Sejjed Hossein Nasr, dal mistico Rabi'a e dal poeta Hafez, in cui si tessono le lodi di Allah e si esalta l'islam come la religione eccelsa.

È vero che nello stesso giorno il capo dello Stato Napolitano ha ritenuto di inviare gli auguri ai musulmani, arrivando a sostenere che il dialogo con l'islam sarebbe «indispensabile presupposto affinché la società italiana sappia interpretare le sfide del mondo contemporaneo e divenire sempre più libera, aperta e giusta». Che Il vice-sindaco di Milano Maria Grazia Guida si è recata a omaggiare gli islamici in preghiera con il velo in testa e che anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha visitato la Grande Moschea di Roma.

Ma un conto è prostrarsi agli islamici in moschea, un altro conto è trasformare la chiesa in moschea. In linea di principio si è cristiani perché si crede nella verità di Gesù Cristo, del Dio che si è fatto uomo, nato, morto e risorto per redimere l'umanità, il suggello della profezia e il compimento della rivelazione.

Significa che se si crede in Gesù non si può in alcun modo credere né che Maometto è un profeta autentico né che l'islam è una religione veritiera. O si crede in Gesù o si crede in Maometto; o si è cristiani o si è musulmani. Ma non si può assolutamente sostenere di credere in Gesù e al tempo stesso legittimare Maometto come profeta; così come non ci si può professare cristiani e al tempo stesso legittimare l'islam come religione. Chi lo fa non è cristiano. Non si tratta di essere più o meno sincretisti. Semplicemente non si è più cristiani. E se a legittimare Maometto e l'islam è un sacerdote, ebbene commette un'eresia ed è passibile di apostasia.

Perché non si può relativizzare la verità storica e sacra di Gesù: o ci credi o non ci credi.

L'errore capitale in cui è incorso don Lino è di aver aderito all'ideologia del relativismo religioso che è la conseguenza della trasposizione acritica della dimensione delle persone con la dimensione della religione. L'immaginare cioè che per amare il prossimo, laddove l'amore per il prossimo è il fondamento della fede cristiana, il comandamento nuovo portatoci da Gesù, si debba sposare la religione del prossimo. Quindi per amare i musulmani come persone si debba legittimare l'islam come religione, a prescindere dai suoi contenuti, da ciò che è scritto nel Corano e da ciò che ha detto e fatto Maometto.


Tutto ciò avviene in un contesto dove il relativismo religioso, a partire dal Concilio Vaticano II, sta dilagando all'interno della Chiesa; mentre dall'altra parte, intendo dalla parte dei musulmani e dell'ortodossia islamica, non solo non hanno nulla a che fare con il relativismo ma, all'opposto, condannano noi ebrei e cristiani come eretici perché avremmo deviato dalla retta via, fortunatamente ritrovata con la rivelazione divina affidata a Maometto elevando così l'islam ad autentico suggello della profezia.

Siamo pertanto doppiamente ingenui e illusi: immaginiamo che relativizzando il cristianesimo per legittimare l'islam loro si renderanno più disponibili nei nostri confronti, mentre all'opposto finiamo per essere percepiti come una landa deserta che merita di essere occupata dai musulmani.


Come? Con la proliferazione delle moschee. E anche qui la nostra ingenuità e vocazione al suicidio ci porta a offrirgliene noi prima ancora che le chiedano loro. Noi vorremmo veder sorgere delle grandi moschee con cupola e minareto a Milano, Bologna, Firenze, Napoli e ovunque in Italia. Loro, più furbescamente, ci dicono che preferiscono delle piccole moschee diffuse sul territorio, per potersi spartire il bottino considerando che tra loro non vanno affatto d'accordo tranne che sull'obiettivo di islamizzare l'Italia, l'Europa e il mondo libero, democratico e civile. Ci siamo trasformati in islamici più degli islamici stessi prima ancora di essere costretti a convertirci all'islam. Che cosa possono volere di più gli islamici da noi italiani ingenui, stolti, ideologicamente collusi e votati al suicidio?

Fonte: Il Giornale


[SM=g1740733]
Non ricordo il nome, ma il Sultano dopo l'ultima battaglia contro i cristiani, quella di Vienna, profetizzò che al momento sarebbe stato INUTILE cercare di sottomettere i cristiani, PERCHE' ERANO TROPPO FORTI NELLA PROPRIA FEDE... e profetizzò: vinceremo i cristiani quando essi stessi abbandoneranno la loro fede...  
Embarassed  
la RETTA FEDE è stata abbandonata per trovare NUOVI MODI PIU' STUZZICANTI E MENO DOTTRINALI.... e questi sono i frutti: l'Islam avanza senza colpo ferire... come un avvoltoio sta aspettando la morte del MORIBONDO, in alcuni casi inveisce sul moribondo...  
 
la Gmg ha voluto dimostrare I NUMERI, LE LEVE GIOVANI, IL DINAMISMO E LA VITALITA' DELLA CHIESA.... e questo mi spaventa, ossia, se la risposta della Chiesa all'avanzata islamica - o perfino sincretista o ateista -  è la Gmg o i MOVIMENTI modernisti....siamo messi mali e non perchè non mi piace la Gmg, al contrario, a me sta anche bene come ho spiegato in altri trhead, ma perchè mentre la CHIESA in senso proprio di ECCLESIALITA' coinvolge in numeri assai più estesi, persone e città... i Movimenti o le Gmg sono CHIUSI AD UNA ESPERIENZA PERSONALE che non garantisce la continuità nella Chiesa, non garantisce l'ortodossia della Fede....  
essi OFFRONO UN'ESPERIENZA DELLA FEDE, ma non sono LA FEDE ....  
 
e senza dubbio può incoraggiare, come spiagava il Papa, che il Signore LAVORA NEI E CON I PICCOLI NUMERI, ma non dimentichiamo che egli stesso sottlinea la parabola del seme che cade in terreni sassosi, aridi, fragili..... mentre, nella partita aperta con l'Islam e la scristianizzazione della società è necessario PORTARE AVANTI I SEMI GIA' PIANTATI IN TERRENI BUONI..... perchè in questi 40 anni è palesemente dimostrato che con GLI ESPERIMENTI STIAMO DISTRUGGENDO LA CHIESA DAL SUO INTERNO....  
 
La triste decisione di questo parroco è dettata solo da due motivazioni:  
- convinzione del SINCRETISMO RELIGIOSO QUALE NUOVA DOTTRINA DEL CONCILIO...  
- PAURA di fronte al non cattolico.... paura del terrorismo islamico e quindi una ragionata presa di posizione: meglio tenerseli buoni!  
 
ma ha ragione Allam Cristiano.... questo è un fallimento! [SM=g1740730]



Fraternamente CaterinaLD

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16/02/2012 22.24
 
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[SM=g1740733]Il Vaticano e il mondo. Un articolo di Gnocchi e Palmaro

Pubblichiamo l'articolo uscito oggi su "Il Foglio". Gnocchi e Palmaro sottolineano i danni della famosa "apertura al mondo" della Chiesa seguita al Concilio Vaticano II. L'apertura al mondo in realtà ha comportato una chiusura alla realtà. La Chiesa prima del Concilio sapeva affrontare, capire e gestire il rapporto con il mondo in maniera più disinvolta e sicura di adesso. La gioiosa mondanità dei secoli scorsi ha salvato dottrina e anime. Il clero di adesso cerca affannosamente di inseguire il mondo in maniera incerta, come una falena che va continuamente a sbattere contro il lampione.


di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro

I fatti son fin troppo noti: la previsione della morte del Papa, le manovre per decidere fin da ora il successore, gli intrighi di palazzo e i furbetti della cittadella che parlano coi giornali. In casa cattolica, c’è chi trova la vicenda “tutta da ridere”. C’è chi la stigmatizza, ma senza trarne motivo di scandalo. C’è chi nasconde la notizia in una colonnina a pagina 19, così che il povero Bordin a Radio Radicale non fa in tempo ad arrivarci prima di finire la rassegna stampa.

Ce n’è per tutti, compresi quei cattolici ordinari che aprono i giornali e non sanno se si trovano nella cronaca nera o nella pagina degli spettacoli, col bel risultato di farsi venire gli stessi pensieri di fior di anticlericali, anche se con opposto palpito di cuore. E ne hanno ben donde, poveretti. Perché, a non voler nascondere sotto il tappeto la sporcizia denunciata a suo tempo dal cardinale Ratzinger, da ridere pare proprio che non ce ne sia. Anzi, forse ce n’è abbastanza da scandalizzarsi senza timore di passar per paolotti della più bell’acqua. E certamente si dovrebbe tirare la notizia un po’ più su di pagina 19, tanto ormai la sanno tutti.

Questo desolante incrocio tra il Festival di Sanremo, dove si intriga per sapere in anticipo il nome del vincitore, e una serie tv stile “Codice da Vinci”, dove il sacro si dilegua davanti al profano, rappresenta fin troppo bene certi esiti dello scellerato patto stipulato dalla teologia moderna con il mondo. Tra le primizie pastorali di quel patto, doveva esserci una Chiesa protagonista dei mass media: eccola, sulle prime pagine dei giornali, in tv sul, web. Ma senza l’inossidabile sfavillìo festivaliero e senza l’ipnotica suspense del thriller di razza. Eccola, spogliata anche del minimo appeal, mostrare al mondo uomini occupati da tutto quanto rimane di solamente umano quando il divino è stato messo da parte.

Chi va con il mondo, avrebbe detto Totò che di spettacolo se ne intendeva, impara a mondanizzare. Però lo fa male e replica maldestramente copioni altrui illudendosi di recitare in proprio. Operazione aggravata dal fatto che mettere in scena un pessimo “Codice da Vinci” con personaggi veri è infinitamente più dannoso che subirne uno geniale a mezzo stampa.

Eppure, le avanguardie della nuova Chiesa pneumatica avevano promesso ben altro. Una volta gettata a mare la Chiesa costantiniana, il suo sfarzo liturgico, il suo trionfalismo e i suoi legami con il potere, non si sarebbero più replicate le nefandezze della Roma rinascimentale. Tempo il finir di millennio, il secondo, e la Chiesa sarebbe stata tutta nuova e spirituale. Invece, come accade sempre quando ci si occupa solo dello spirito, si finisce per sentirsi liberi da ogni vincolo e abusare del corpo: quello individuale proprio e altrui, quello sociale e quello mistico. Se si guarda con onestà da questo punto di vista, si spiegano tutte le piaghe che hanno flagellato in questi anni la Chiesa dall’interno, senza concorso di terzi. Tutto ciò con gran soddisfazione del mondo, per il quale non c’è alleato migliore di chi non se ne cura in quanto troppo occupato da pensieri spirituali.

E così, adesso, ci si trova davanti al paradosso di vasti, vastissimi, sterminati settori della Chiesa che, dopo una buona dose di mea culpa battuti sul petto altrui, ora si trovano al cospetto di ben altro, e non possono neppure incolpare il passato. Crolla lo schema ideologico secondo cui la Chiesa di oggi è sempre migliore di quella di ieri. Evapora la presunzione per cui i cristiani contemporanei sarebbero adulti e vaccinat), mentre quelli di una volta sarebbero tutti ignoranti e dunque indefessi peccatori. In tutta questa oscura faccenda dai contorni obiettivamente indefiniti, la Chiesa di sempre non fa un plisset, perché come scrive Vittorio Messori, manifesta quella fetta di umano che si porta inevitabilmente con sé. Il guaio vero si manifesta quando l’umanesimo si mangia il cristianesimo, il sentimento la dottrina, l’orizzontale il verticale. A questo punto i complotti e i maneggi non sono più una patologia, ma la più logica delle conseguenze.

Qui giunti, le persone comuni, credenti e non credenti, si pongono la stessa domanda: ma quei signori ci credono davvero? Fatta salva la fede dei singoli, su cui il giudizio tocca al Padreterno, non si può pensare che lo smantellamento sistematico della dottrina, della morale, della liturgia non abbia effetti. E questa è una constatazione amara per credenti e non credenti: i quali, forse, si pongono la domanda fatidica con diverso palpito di cuore, ma sicuramente amerebbero avere la stessa risposta.



[SM=g1740733]

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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