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Le Apparizioni della Vergine a Lourdes a santa Bernardette

Ultimo Aggiornamento: 13/11/2017 14.37
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BEATA VERGINE MARIA DI LOURDES 1858. Le apparizioni e i messaggi della Madonna di Lourdes

 
Una Signora mi ha parlato

Dalla «Lettera » di Santa Maria Bernardetta Soubi­rous, vergine
(Lettera a P. Gondrand, a. 1861; cfr. A. Ravier, Les écrits de sainte Bernadette,
Paris, 1961, pp. 53-59)




Un giorno, recatami sulla riva del fiume Gave per raccogliere legna insieme con due fanciulle, sentii un rumore. Mi volsi verso il prato ma vidi che gli alberi non si muovevano affatto, per cui levai la testa e guardai la grotta. Vidi una Signora rivestita di vesti candide. Indossava un abito bianco ed era cinta da una fascia azzurra. Su ognuno dei piedi aveva una rosa d’oro, che era dello stesso colore della corona del rosario. A quella vista mi stropicciai gli occhi, credendo a un abbaglio. Misi le mani in grembo, dove trovai la mia corona del rosario. Volli anche farmi il segno della croce sulla fronte, ma non riuscii ad alzare la mano, che mi cadde. Avendo quella Signora fatto il segno della croce, anch’io, pur con mano tremante, mi sforzai e finalmente vi riuscii. Cominciai al tempo stesso a recitare il rosario, mentre anche la stessa Signora faceva scorrere i grani del suo rosario senza tuttavia muovere le labbra. Terminato il rosario la visione subito scomparve.

Domandai alle due fanciulle se avessero visto qualcosa, ma quelle dissero di no; anzi mi interrogarono cosa avessi da rivelare loro. Allora risposi di aver visto una Signora in bianche vesti, ma non sapevo chi fosse. Le avvertii però di non farne parola. Allora anch’esse mi esortarono a non tornare più in quel luogo, ma io mi rifiutai.

Vi ritornai pertanto la domenica, sentendo di esservi interiormente chiamata.

Quella Signora mi parlò soltanto la terza volta e mi chiese se volessi recarmi da lei per quindici giorni. Io le risposi di sì. Ella aggiunse che dovevo esortare i sacerdoti perché facessero costruire là una cappella; poi mi comandò di bere alla fontana. Siccome non ne vedevo alcuna, andavo verso il fiume Gave, ma ella mi fece cenno che non parlava del fiume e mi mostrò col dito una fontana. Recatami là, non trovai se non poca acqua fangosa. Accostai la mano, ma non potei prender niente; perciò cominciai a scavare e finalmente potei attingere un pò d’acqua; la buttai via per tre volte, alla quarta invece potei berla. La visione allora scomparve, ed io me ne tornai verso casa.

Per quindici giorni però ritornai colà e la Signora mi apparve tutti i giorni tranne un lunedì e un venerdì, dicendomi di nuovo di avvertire i sacerdoti che facessero costruire là una cappella di andare a lavarmi alla fontana e di pregare per la conversione dei peccatori. Le domandai più volte chi fosse, ma sorrideva dolcemente. Alla fine, tenendo le braccia levate ed alzando gli occhi al cielo mi disse di essere l’Immacolata Concezione.

Nello spazio di quei quindici giorni mi svelò anche tre segreti, che mi proibì assolutamente di rivelare ad alcuno cosa che io ho fedelmente osservato fino ad oggi.

LE APPARIZIONI
L'apparizione della Madonna nella grotta di Massabielle
1ª apparizione. Giovedì 11 febbraio 1858
La madre di Bernadette le aveva permesso di andare, assieme a sua sorella e a un’altra amica, lungo il fiume Gave a cercare legna da ardere. Bernadette per la sua fragilità fisica era rimasta indietro e non osò mettere i piedi in acqua perché era molto fredda. La altre due bambine avevano attraversato a piedi nudi l’acqua gelida del fiume e avevano proseguito. Bernadette invece si era fermata, timorosa che la temperatura dell’acqua peggiorasse la sua tosse.
Mentre si trovava davanti alla grotta di Massabielle, sentì un forte rumore di vento, simile ad un tuono, ma quando si voltò vide che tutto era calmo e che gli alberi non si erano mossi. Sentì una seconda volta il rumore, allora vide una nube color oro e, all'interno della grotta, una Signora giovane e bella, dell’età di sedici o diciassette anni. La Signora era vestita di bianco, con un velo bianco che le copriva la testa, una fascia azzurra legata in vita che scendeva lungo l’abito, una rosa gialla su ciascun piede e sul braccio destro un rosario con dei grani bianchi uniti da una catenella d’oro.
Bernadette all'inizio si spaventò, ma poi prese coraggio e fece il Segno della Croce e cominciò a recitare il Rosario insieme alla Signora. Mentre la ragazza recitava il Rosario la Signora restava in silenzio, accompagnandola solo col "Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto" alla fine di ogni decina. Dopo la preghiera la bella Signora scomparve improvvisamente.

2ª apparizione. Domenica 14 febbraio 1858
Bernadette sentì una forza interiore che la spingeva a tornare alla grotta, nonostante la netta contrarietà dei genitori. Vista la sua insistenza, sua madre alla fine le diede il permesso di ritornare sul luogo dell’apparizione. Bernadette tornò alla grotta munita di una bottiglietta di acqua benedetta. La ragazza iniziò la recita del Rosario e dopo la prima decina vide comparire la Signora. Allora Bernadette gettò verso la figura, l'acqua benedetta che aveva con sé. La Vergine sorrise e chinò il capo; terminata la preghiera scomparve.

3ª apparizione. Giovedì 18 febbraio 1858
Il giorno della terza apparizione due signore accompagnarono Bernadette alla grotta. Restarono con lei alla Santa Messa delle 5.30 del mattino, dopo di che si diressero tutte assieme verso la grotta. Una volta arrivate, Bernadette si inginocchiò e cominciò la recita del Rosario. Quando la Signora apparve, la ragazza lanciò un grido di giubilo nel vederla in fondo alla grotta. Chiese se le sue due accompagnatrici potevano restare e la Vergine rispose di sì. Anch’esse si inginocchiarono e si misero a pregare mentre accendevano una candela benedetta.
Bernadette porse alla Signora un foglio di carta chiedendole di scrivere il suo nome. Ma ella le disse: "Ciò che devo comunicarti non è necessario scriverlo". E aggiunse: "Vuoi avere la bontà di venire qui per quindici giorni? Io non ti prometto di renderti felice in questo mondo ma nell'altro".

4ª apparizione. Venerdì 19 febbraio 1858
Bernadette tornò alla grotta accompagnata dai genitori e da centinaia di persone, portando con sé una candela benedetta e accesa. Da quel gesto nascerà la tradizione di portare le candele per accenderle nella grotta.

5ª apparizione. Sabato 20 febbraio 1858
La Signora insegnò a Bernadette una preghiera personale che reciterà per il resto della sua vita. Al termine della visione, una grande tristezza pervase il cuore della ragazza.
Quel giorno circa 500 persone avevano accompagnato Bernadette alla grotta.

6ª apparizione. Domenica 21 febbraio 1858
Prima ancora dell’alba, migliaia di persone attendevano Bernadette sulle rive del Gave. La Signora apparve di buon mattino. La ragazza osservò che la Vergine era triste, allora le chiese cosa poteva fare per lei. Ella rispose: "Prega per i peccatori".
Più tardi venne interrogata dal commissario di polizia Jacomet, che voleva che gli raccontasse che cosa aveva visto. Bernadette non gli parlò d’altro che di "Aquero" ("quella lì").
Uno dei medici di Lourdes, il dottor Dozous, si dedicò a studiare la veggente, osservandola ed esaminandola attentamente. Egli giunse alla conclusione che in Bernadette non c’erano segni di allucinazioni, di isteria o di fughe dalla realtà. Questo fu il suo giudizio: "Qui avviene un fatto straordinario, completamente conosciuto alla scienza e alla medicina".

7ª apparizione. Martedì 23 febbraio 1858
Durante l’apparizione il volto di Bernadette divenne luminoso e bellissimo. I presenti la videro assorta, come uno che ascolta a lungo e attentamente.
La Signora le comunicò tre segreti che riguardavano solo lei e che non avrebbe dovuto rivelare a nessuno.

8ª apparizione. Mercoledì 24 febbraio 1858
Durante l’apparizione, d’un tratto i presenti videro il volto di Bernadette farsi triste, le lacrime le scorrevano sul viso, poi lasciò cadere le braccia come al giungere di una notizia dolorosa.
La Signora allora esclamò per tre volte: "Penitenza! Penitenza! Penitenza!" e fece ripetere ad alta voce queste parole alla ragazza.

9ª apparizione. Giovedì 25 febbraio 1858
Sulle rive del Gave erano presenti circa trecento persone. La Madonna disse a Bernadette: "Vai a bere e a lavarti alla fonte, e mangia dell'erba che è là".
Bernadette si guardò intorno ma non vedeva nessuna fonte. Pensò che la Vergine la mandasse al torrente e si incamminò in quella direzione.
La Madonna la fermò e le disse: "Non andare là, vai alla fonte che si trova qui", e le indicò il fondo della grotta.
Bernadette andò vicino alla roccia che le era stata indicata, cercò la fonte con lo sguardo ma non la trovò e, nel desiderio di compiacere la Signora, rivolse lo sguardo verso di lei per ricevere maggiori indicazioni. Ad un nuovo segnale, Bernadette si inginocchiò e scavando la terra con la mano, vi fece un buco. Improvvisamente il fondo di quella piccola cavità diventò umido e comparve dell'acqua che presto la riempì completamente.
Mescolata con la terra fangosa, Bernadette avvicinò l’acqua per tre volte alle labbra, non riuscendo a berla. Ma superando la sua naturale ripugnanza all'acqua sporca, la bevve, poi ne prese altra e se la passò sul viso, infangandosi tutta. Poi strappò qualche ciuffo d’erba e lo masticò a lungo. Tutti cominciarono a burlarsi di lei e a dire che era diventata matta. Bernadette rispose soltanto: "E’ per i peccatori".

10ª apparizione. Sabato 27 febbraio 1858
L’abate Peyramale
Quel giorno si erano raccolte nei pressi della grotta circa ottocento persone. L'apparizione si svolse in silenzio. Bernadette bevve l'acqua della sorgente e compì i gesti abituali di penitenza. I presenti la videro più volte chinarsi e baciare la terra, poi d’un tratto la ragazza si volse verso questi e disse a tutti di baciare la terra. E tutti ubbidirono. Al termine dell’apparizione, la veggente dirà che la Signora l’aveva invitata a far penitenza per i peccatori, e le aveva comandato: "Vai e bacia la terra per i peccatori".
Poi la Signora disse: "Vai a dire ai sacerdoti che qui si deve costruire una cappella". Quando l’apparizione si concluse, Bernadette si incamminò per Lourdes, e mentre camminava era assai pensierosa. Doveva riferire al parroco di Lourdes, l’abate Peyramale, la richiesta della Madonna e il pensiero di presentarsi a lui la faceva tremare, ma vi si recò ugualmente.
L’abate Peyramale passeggiava in giardino dicendo il breviario. Bernadette varcò timidamente la soglia. Il parroco con la sua voce robusta le chiese: "Chi sei? Cosa vuoi?".
"Sono Bernadette Soubirous", rispose la ragazza.
"Ah, sei tu - riprese il sacerdote aggrottando le ciglia. - Si dicono di te cose strane. Vieni". Entrarono nella canonica. Bernadette riferì al parroco quanto le aveva chiesto la Signora a proposito della cappella a Massabielle.
"E chi è questa Signora?".
"E' una bellissima Signora che mi appare sulla roccia di Massabielle".
"Va bene, ma chi è? E' di Lourdes? La conosci?".
"No, non è di Lourdes, e io non la conosco".
"E tu accetti delle commissioni da chi non conosci?".
"Ma la Signora non somiglia alle altre persone".
"Che cosa vuoi dire?".
"Voglio dire che è bella, credo come quelli che sono in cielo".
"E tu le hai domandato il suo nome?".
"Sì, ma quando gliel’ho domandato ha chinato il capo, ha sorriso e non ha risposto".
"Perché? E' muta?".
"No, se fosse muta non mi avrebbe detto di venire da lei".
"Già. E come l’hai incontrata la prima volta?".
Bernadette raccontò allora al parroco la sua prima visione e poi tutte le altre. L’abate Peyramale sapeva già quasi tutto ma non voleva dare l’impressione di credere a fatti così straordinari prima di esserne assolutamente sicuro. Perciò alla fine del racconto disse a Bernadette: "Ma non capisci che questa Signora ha voluto prenderti in giro? Una donna senza nome, che non si sa da dove venga, che abita in una grotta, coi piedi nudi. Ma ti pare degna di essere presa sul serio?". Il sacerdote camminò in su e in giù per la sala, poi concluse: "Risponderai alla tua Signora che il parroco di Lourdes non ha l’abitudine di trattare con gente che non conosce. Egli esige che la Signora dica il suo nome e che poi provi che esso le appartiene. Se questa Signora ha diritto ad una cappella, comprenderà il senso delle mie parole. Se non le comprende, dille che si dispensi dal mandarmi altri messaggi".
Bernadette alzò su di lui il suo sguardo sereno, fece un piccolo inchino ed uscì.

11ª apparizione. Domenica 28 febbraio 1858
Circa duemila persone assistettero all’estasi. Bernadette pregò, baciò la terra e camminò sulle ginocchia in atto di penitenza.

12ª apparizione. Lunedì 1 marzo 1858
Più di millecinquecento persone erano presenti, e fra di esse, per la prima volta, un sacerdote. Durante la notte, una donna di Lourdes, Catherine Latapie, era andata alla grotta per immergere il suo braccio infermo nell'acqua della sorgente: il braccio e la mano recuperarono la loro piena funzionalità.
La mattina del primo marzo, Bernadette era davanti alla grotta. Un’amica l’aveva pregata di usare la sua corona durante l’apparizione. Ma quando la bianca Signora apparve, le disse dolcemente: "Avete il vostro rosario?". "Sì", rispose Bernadette cercandolo nella tasca del suo grembiule e levandolo in alto. "Servitevi di quello", riprese ella. Tutte le persone che avevano visto il gesto di Bernadette, levarono in alto le corone del rosario e pregarono insieme.

13ª apparizione. Martedì 2 marzo 1858
La Vergine le disse: "Ed ora, figlia mia, va a dire ai sacerdoti che qui, in questo luogo, si deve erigere una cappella e che si deve venire in processione".
Bernadette andò immediatamente alla chiesa per dare il messaggio a don Peyramale. Il sacerdote, dopo averla ascoltata, con aria spazientita le fece capire che lui voleva sapere una sola cosa, il nome della Signora, ed esigeva inoltre un segno come prova: veder fiorire in pieno inverno le rose selvatiche della grotta .

14ª apparizione. Mercoledì 3 marzo 1858
Verso le sette del mattino Bernadette andò alla grotta; c’erano già tremila persone ad attenderla, ma la Signora non apparve. Circa un’ora e mezza più tardi Bernadette sentì una chiamata interiore; accompagnata dal cugino, andò di corsa alla grotta, la Madonna questa volta si presentò. Durante l’apparizione Bernadette chiese nuovamente alla Signora il suo nome e le riferì le parole del parroco che voleva la fioritura del rosaio. La risposta fu un sorriso.
Bernadette tornò dal parroco, che le chiese: "Ebbene, cosa ha risposto la tua Signora?".
"Nulla. Quando le ho detto del rosaio ha sorriso, ma insiste nel chiedere la cappella".
"Ma tu hai denaro per costruirla?".
"Io no, signor curato".
"Neppure io. Di’ alla Signora che te lo procuri".

15ª apparizione. Giovedì 4 marzo 1858
Il 4 marzo era l’ultimo dei quindici giorni di cui la Signora aveva parlato a Bernadette. Circa 20.000 persone erano convenute attorno a Massabielle da tutta la Francia. C’erano squadroni di soldati e di gendarmi per tenere l’ordine ma tutto si svolse nella calma.
Bernadette arrivò con la mamma. Durante l’apparizione la Signora le raccomandò ancora una volta di pregare per i peccatori e la salutò.
La gente più tardi le chiese: "I quindici giorni sono finiti. Tornerai ancora alla grotta?".
"Certo, vi tornerò. Essa mi ha sorriso, ma non mi ha detto addio".
Durante i venti giorni seguenti, Bernadette non andrà alla grotta; non sentendone più l’irresistibile spinta interiore.
Il parroco intanto rimaneva irremovibile sulle sue posizioni.

16ª apparizione. Giovedì 25 marzo 1858
Il 24 marzo, improvvisamente, una notizia si diffuse per le strade di Lourdes, il giorno seguente Bernadette sarebbe tornata alla grotta.
Il giorno 25 (festa dell’Annunciazione), quando la ragazza arrivò, richiamata irresistibilmente dalla bella Signora, nella valle c’erano 30.000 persone.
La veggente levò gli occhi in alto: la Signora era lì, e l’aspettava. Per tre volte le chiese: "Signora, volete avere la bontà di dirmi chi siete?". Dopo la terza volta sorrise, e levando le mani e congiungendole al petto rispose: "Io sono l’Immacolata Concezione".
Appena si seppero queste parole e si divulgò la voce che la bianca Signora era la Vergine Maria, concepita senza peccato originale, s’accese un entusiasmo incredibile. L’invocazione: "O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi", fu ripetuta e scandita ad alta voce da tutti.
Finita l’estasi, dopo aver raccontato ciò che la Signora le aveva detto, la veggente partì veloce, correva ripetendo quelle parole che lei non comprendeva. Bernadette non conosceva questa espressione teologica che indica la Santa Vergine. Quattro anni prima, il Papa Pio IX aveva dichiarato l'Immacolata Concezione di Maria un dogma, cioè una verità della fede cattolica.
Quella sera Bernadette salì alla canonica, dall’abate Peyramale, per riferirgli le parole che Signora aveva pronunciato. Sono parole che sconvolgeranno il Parroco.

17ª apparizione. Mercoledì 7 aprile 1858
Durante questa apparizione, Bernadette teneva in mano una candela accesa. Ad un certo momento la fiamma, rafforzata da una forte corrente d’aria, s’introdusse tra le sue dita per un tempo prolungato senza lasciare alcun segno di ustione. Questo fatto venne immediatamente constatato dal medico di Lourdes, il dottor Douzous, che osservò con sua grande meraviglia che la fiamma lambiva le dita di Bernadette senza arrecarle alcun danno.

18ª apparizione. Giovedì 16 luglio 1858
L'ultima apparizione avvenne il giorno 16 di luglio, la ricorrenza della Madonna del Carmelo. Bernadette sentì interiormente una misteriosa chiamata della Vergine e si diresse verso la grotta; ma l'accesso era stato interdetto, la grotta era chiusa da una recinzione. Allora andò dall'altra parte del fiume, di fronte alla grotta. Improvvisamente il volto di Bernadette si trasfigurò: la Madonna era lì, per l’ultima volta, nella nicchia che s’intravedeva sopra la palizzata di chiusura. Bernadette dirà: "Mi sembrava di essere proprio alla grotta, alla stessa distanza delle altre volte; vedevo solo la Madonna; mai l'avevo vista così bella!".
La bianca Signora chinò il capo verso Bernadette, la guardò con tenerezza materna, le sorrise ancora una volta, e scomparve.

La sera del 2 luglio 1862, di nascosto, Bernadette si recò a salutare per l’ultima volta la sua grotta di Massabielle prima di entrare nel noviziato delle Suore della Carità di Nevers.


IL RICONOSCIMENTO DELLE APPARIZIONI. I MIRACOLI DI LOURDES

La basilica dell'Immacolata Concezione
Nel 1858 Mons. Beltrando Severo Laurance, vescovo di Tarbes, istituì una commissione per studiare i fenomeni di Lourdes. Dopo quattro anni di indagini gli esperti dichiararono che "l’Immacolata Maria, Madre di Dio, è realmente apparsa a Bernadette Soubirous l’11 febbraio 1858 e per 18 volte, alla grotta di Massabielle presso la città di Lourdes; giudichiamo che questa apparizione rivesta tutti i caratteri della Verità e possa essere ritenuta certa dai fedeli" (lettera pastorale del 18 gennaio 1862).
Nel 1871 fu costruita, sulla roccia soprastante la grotta, la basilica dell'Immacolata Concezione o basilica superiore, consacrata nel 1876, e nel 1901 fu consacrata un'altra basilica sotterranea e molto più vasta della prima, detta del Rosario o inferiore, unita all'altra da arcate e scalee.
Nel 1891 Leone XIII fissò all'11 febbraio la festa di Nostra Signora di Lourdes; la festa venne estesa da Pio X, nel 1907, a tutta la Chiesa di rito latino. Nel 1958 il cardinale Roncalli (poi papa Giovanni XXIII) consacrò la nuova basilica sotterranea, dedicata a san Pio X, che può contenere fino a 20.000 persone.
Nel 1882, essendosi nel frattempo verificate numerose guarigioni fra i pellegrini che si erano bagnati con l'acqua della fonte, fu istituito a Lourdes il Bureau des Constatations Médicales, con il compito di raccogliere la documentazione e di formulare le diagnosi mediche relative ai singoli casi, onde comunicarle alle autorità diocesane competenti a decidere sul fatto miracoloso.
Lourdes è oggi il più celebre dei luoghi mariani, famoso anche e soprattutto come santuario per gli ammalati, che vi giungono da tutte le parti del mondo. Molto più numerose sono le conversioni e i ritorni alla fede che quotidianamente vengono registrati in questo luogo di altissima spiritualità.
Milioni e milioni di fedeli hanno visitato Lourdes nel corso di un secolo; si calcola che annualmente vi giungano 5 milioni di pellegrini e 40.000 ammalati.

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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CELEBRAZIONE DELLA SANTA MESSA NELLA CAPPELLA PAOLINA IN OCCASIONE DELL’85° GENETLIACO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI (16 APRILE 2012)


In occasione del Suo 85° genetliaco, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto ieri mattina alle ore 9 la Santa Messa concelebrata nella Cappella Paolina del Palazzo Apostolico con i più stretti collaboratori e una rappresentanza di Cardinali, Vescovi e prelati tedeschi, tra i quali il fratello Georg.
Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Papa ha pronunciato a braccio nel corso Celebrazione Eucaristica:


OMELIA DEL SANTO PADRE
TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

Signori Cardinali,

Cari Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

Cari Fratelli e Sorelle!

Nel giorno del mio compleanno e del mio Battesimo, il 16 aprile, la liturgia della Chiesa ha posto tre segnavia che mi indicano dove porta la strada e che mi aiutano a trovarla. In primo luogo, c’è la memoria di santa Bernadette Soubirous, la veggente di Lourdes; poi, c’è uno dei Santi più particolari della storia della Chiesa, Benedetto Giuseppe Labre; e poi, soprattutto, c’è il fatto che questo giorno è sempre immerso nel Mistero Pasquale, nel Mistero della Croce e della Risurrezione, e nell’anno della mia nascita è stato espresso in modo particolare: era il Sabato Santo, il giorno del silenzio di Dio, dell’apparente assenza, della morte di Dio, ma anche il giorno nel quale si annunciava la Risurrezione.

Bernadette Soubirous, la ragazza semplice del Sud, dei Pirenei – tutti la conosciamo e la amiamo. Bernadette è cresciuta nella Francia illuminista del XIX secolo, in una povertà difficilmente immaginabile. La prigione, che era stata abbandonata perche troppo insalubre, diventò, alla fine – dopo qualche esitazione –, la dimora della famiglia, nella quale ella trascorse l’infanzia. Non c’era la possibilità di avere formazione scolastica, solo un po’ di catechismo per la preparazione alla Prima Comunione. Ma proprio questa fanciulla semplice, che nel suo cuore era rimasta pura e schietta, aveva il cuore che vede, era capace di vedere la Madre del Signore e in Lei il riflesso della bellezza e della bontà di Dio. A questa fanciulla Maria poteva mostrarsi e attraverso lei parlare al secolo e oltre il secolo stesso. Bernadette sapeva vedere, con il cuore puro e genuino. E Maria le indica la sorgente: lei può scoprire la sorgente, acqua viva, pura e incontaminata; acqua che è vita, acqua che dona purezza e salute. E attraverso i secoli, ormai, quest’acqua viva è un segno da parte di Maria, un segno che indica dove si trovano le sorgenti della vita, dove possiamo purificarci, dove troviamo ciò che è incontaminato. In questo nostro tempo, in cui vediamo il mondo in tanto affanno, e in cui prorompe la necessità dell’acqua, dell’acqua pura, questo segno è tanto più grande. Da Maria, dalla Madre del Signore, dal cuore puro viene anche l’acqua pura, genuina che dà la vita, l’acqua che in questo secolo – e nei secoli che possono venire – ci purifica e ci guarisce.

Penso che possiamo considerare quest’acqua come un’immagine della verità che ci viene incontro nella fede: la verità non simulata, ma incontaminata. Infatti, per poter vivere, per poter diventare puri, abbiamo bisogno che ci sia in noi la nostalgia della vita pura, della verità non travisata, di ciò che non è contaminato dalla corruzione, dell’essere uomini senza macchia. Ecco che questo giorno, questa piccola Santa è sempre stata per me un segno che mi ha indicato da dove proviene l’acqua viva di cui abbiamo bisogno – l’acqua che ci purifica e che dà la vita –, e un segno di come dovremmo essere: con tutto il sapere e tutte le capacità, che pure sono necessari, non dobbiamo perdere il cuore semplice, lo sguardo semplice del cuore, capace di vedere l’essenziale, e dobbiamo sempre pregare il Signore affinché conserviamo in noi l’umiltà che consente al cuore di rimanere chiaroveggente – di vedere ciò che è semplice ed essenziale, la bellezza e la bontà di Dio – e di trovare così la sorgente dalla quale viene l’acqua che dona la vita e purifica.

Poi c’è Benedetto Giuseppe Labre, il pio pellegrino mendicante del XVIII secolo che, dopo diversi tentativi inutili, trova finalmente la sua vocazione di pellegrinare come mendicante – senza niente, senza alcun appoggio e non tenendo per sé nulla di quel che riceveva se non ciò di cui aveva assolutamente bisogno – pellegrinare attraverso tutta l’Europa, a tutti i santuari dell’Europa, dalla Spagna fino alla Polonia e dalla Germania fino alla Sicilia: un Santo veramente europeo! Possiamo anche dire: un Santo un po’ particolare che, mendicando, vagabonda da un santuario all’altro e non vuole fare altro che pregare e con ciò rendere testimonianza a quello che conta in questa vita: Dio. Certo, non rappresenta un esempio da emulare, ma è un segnavia, un dito teso verso l’essenziale. Egli ci mostra che Dio da solo basta; che al di là di tutto ciò che può esserci in questo mondo, al di là delle nostre necessità e capacità, quello che conta, l’essenziale è conoscere Dio. Egli da solo basta. E questo «solo Dio», egli lo indica a noi in modo drammatico. E al tempo stesso, questa vita realmente europea che, da santuario a santuario, abbraccia l’intero Continente europeo rende evidente che colui che si apre a Dio non si estranea dal mondo e dagli uomini, bensì trova fratelli, perché da parte di Dio cadono le frontiere, solo Dio può eliminare le frontiere perché grazie a Lui siamo tutti solo fratelli, facciamo parte gli uni degli altri; rende presente che l’unicità di Dio significa, al contempo, la fratellanza e la riconciliazione degli uomini, l’abbattimento delle frontiere che ci unisce e ci guarisce. Così egli è un Santo della pace proprio in quanto è un Santo senza alcuna esigenza, che muore povero di tutto eppure benedetto con ogni cosa.

E poi, infine, c’è il Mistero Pasquale. Nello stesso giorno in cui sono nato, grazie alla premura dei miei genitori, sono anche rinato dall’acqua e dallo Spirito, come abbiamo appena ascoltato nel Vangelo. In primo luogo, c’è il dono della vita che i miei genitori mi hanno fatto in tempi molto difficili, e per il quale li devo ringraziare. Ma non è scontato che la vita dell’uomo in sé sia un dono. Può veramente essere un bel dono? Sappiamo che cosa incombe sull’uomo nei tempi bui che si troverà davanti – anche in quelli più luminosi che potranno venire? Possiamo prevedere a quali affanni, a quali terribili eventi potrà essere esposto? È giusto dare la vita così, semplicemente? È responsabile o è troppo incerto? È un dono problematico, se rimane a se stante. La vita biologica di per sé è un dono, eppure è circondata da una grande domanda. Diventa un vero dono solo se, insieme ad essa, si può dare una promessa che è più forte di qualunque sventura che ci possa minacciare, se essa viene immersa in una forza che garantisce che è un bene essere uomo, che per questa persona è un bene qualsiasi cosa possa portare il futuro. Così, alla nascita va associata la rinascita, la certezza che, in verità, è un bene esserci, perché la promessa è più forte delle minacce. Questo è il senso della rinascita dall’acqua e dallo Spirito: essere immersi nella promessa che solo Dio può fare: è bene che tu ci sia, e ne puoi essere certo, qualsiasi cosa accada. Da questa certezza ho potuto vivere, rinato dall’acqua e dallo Spirito. Nicodemo chiede al Signore: «Un vecchio può forse rinascere?». Ora, la rinascita ci è donata nel Battesimo, ma noi dobbiamo continuamente crescere in essa, dobbiamo sempre di nuovo lasciarci immergere da Dio nella sua promessa, per essere veramente rinati nella grande, nuova famiglia di Dio che è più forte di tutte le debolezze e di tutte le potenze negative che ci minacciano. Perciò questo è un giorno di grande ringraziamento.

Il giorno in cui sono stato battezzato, come ho detto, era Sabato Santo. Allora si usava ancora anticipare la Veglia Pasquale nella mattinata, alla quale sarebbe seguito ancora il buio del Sabato Santo, senza l’Alleluia. Mi sembra che questo singolare paradosso, questa singolare anticipazione della luce in un giorno oscuro, possa essere quasi un’immagine della storia dei nostri giorni. Da un lato, c’è ancora il silenzio di Dio e la sua assenza, ma nella Risurrezione di Cristo già c’è l’anticipazione del «sì» di Dio, e in base a questa anticipazione noi viviamo e, attraverso il silenzio di Dio, sentiamo il suo parlare, e attraverso il buio della sua assenza intravvediamo la sua luce. L’anticipazione della Risurrezione nel mezzo di una storia che si evolve è la forza che ci indica la strada e che ci aiuta ad andare avanti.

Ringraziamo il buon Dio perché ci ha donato questa luce e lo preghiamo affinché essa possa rimanere sempre. E in questo giorno ho motivo di ringraziare Lui e tutti coloro che sempre di nuovo mi hanno fatto percepire la presenza del Signore, che mi hanno accompagnato affinché io non perdessi la luce.

Mi trovo di fronte all’ultimo tratto del percorso della mia vita e non so cosa mi aspetta. So, però, che la luce di Dio c’è, che Egli è risorto, che la sua luce è più forte di ogni oscurità; che la bontà di Dio è più forte di ogni male di questo mondo. E questo mi aiuta a procedere con sicurezza. Questo aiuta noi ad andare avanti, e in questa ora ringrazio di cuore tutti coloro che continuamente mi fanno percepire il «sì» di Dio attraverso la loro fede.

Alla fine - Cardinale Decano - un cordiale ringraziamento per le Sue parole di fraterna amicizia, per tutta la collaborazione in tutti questi anni. E un grande grazie a tutti i collaboratori dei 30 anni in cui sono a Roma, che mi hanno aiutato a portare il peso della mia responsabilità. Grazie. Amen.

 

[SM=g1740738]

 

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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22/04/2012 21.48
 
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[SM=g1740733] Benedetto XVI spiega santa Bernadetta e Lourdes

Dopo aver ricordato i due augusti Anniversari del Santo Padre:
www.gloria.tv/?media=278997
www.gloria.tv/?media=280411
fermiamoci ora ad ascoltare come Benedetto XVI ci spiega santa Bernadetta, la cui Festa cade proprio nel giorno del suo genetliaco, e come ci spiega il cuore di quelle Apparizioni.
www.gloria.tv/?media=281795
Prepariamoci così a vivere con nuovo ardore il mese di maggio con il santo Rosario e con Maria.


Movimento Domenicano del Rosario
www.sulrosario.org
info@sulrosario.org


[SM=g1740717]

[SM=g1740738] [SM=g1740750] [SM=g1740752]

Fraternamente CaterinaLD

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Lourdes nel canto epico di uno scrittore ebreo


Franz Werfel fece un voto: se fosse riuscito a sfuggire alla persecuzione nazista avrebbe scritto un romanzo sulla storia di Bernadette Soubirous. Trovò rifugio a Lourdes e fu esaudito
 


di Paolo Mattei


 

Franz Werfel, <I>Il canto di Bernadette</I>, Gallucci editore, Roma 2011, 728 pp.,  euro 19,00

Franz Werfel, Il canto di Bernadette, Gallucci editore, Roma 2011, 728 pp., euro 19,00

 

«Ho osato cantare la canzone di Bernadette, io che non sono cattolico ma ebreo». Così scrive, nel 1941, Franz Werfel nell’introduzione alla prima edizione del suo romanzo Il canto di Bernadette. L’anno prima, lo scrittore, poeta e drammaturgo, nato a Praga nel 1890, amico di Max Brod e Franz Kafka, si trovava, assieme a sua moglie Alma Schindler, vedova del compositore Gustav Mahler, in Francia. A giugno le truppe tedesche entravano a Parigi, e Hitler faceva visita alla capitale da sorridente e minaccioso trionfatore. I due sposi avrebbero voluto fuggire in Portogallo, ma non ottennero i visti necessari. Decisero allora di provare a far perdere le proprie tracce fra i Pirenei, mischiandole con quelle dei tanti sbandati in fuga dall’esercito invasore: «A Pau, una famiglia del luogo ci disse che Lourdes era l’unico posto dove qualche beniamino della Fortuna poteva forse trovare ancora alloggio», racconta Werfel nell’introduzione al romanzo – il cui titolo originale è Das Lied von Bernadette – pubblicato a Stoccolma nel 1941. «Poiché la famosa città era appena a trenta chilometri, ci venne consigliato di tentare e picchiare alle sue porte». Esse si aprirono ai due fuggiaschi.
La “Fortuna” fornì loro prontamente accoglienza e alloggio. «In questo modo la Provvidenza mi condusse a Lourdes, della cui storia prodigiosa non avevo fino ad allora la più superficiale nozione».

Durante le sette settimane di permanenza nella cittadina pirenaica lo scrittore ebreo ebbe però modo di conoscere la vicenda «della giovanetta Bernadette Soubirous e i fatti meravigliosi delle guarigioni di Lourdes».
«Un giorno», racconta Werfel, «tribolato com’ero, feci un voto. Se fossi uscito da quella situazione disperata e avessi raggiunto la costa americana – questo fu il voto che feci – avrei prima di ogni altro lavoro cantato la canzone di Bernadette come meglio avessi potuto».
Werfel redige l’introduzione da cui sono tratti questi scampoli di memoria a Los Angeles, la metropoli statunitense che riuscirà a raggiungere alla fine del 1941 e da dove non si sposterà più, terminandovi i propri giorni nell’agosto del 1945.

Il frutto di quel voto esaudito è, quindi, «un canto epico» che, «nel tempo nostro, non può che prendere la forma di un romanzo». Un romanzo in cui Werfel mette in campo il suo grande virtuosismo stilistico, riuscendo a far «scoccare» – tale era infatti uno dei suoi intenti – «scintille di vita dalla materia trattata»: il brano che riproduciamo in queste pagine, il primo incontro tra la ragazzina di Lourdes e Maria a Massabielle, è indizio esemplare di questo talento. E per evidenziare la valentia letteraria dello scrittore non è nemmeno necessario fare confronti con l’imparagonabile realismo e semplicità della narrazione che del medesimo avvenimento aveva fatto la stessa Bernadette.  
«Ma non è un’opera di fantasia», tiene a sottolineare Werfel: «Il lettore diffidente, di fronte ai fatti qui narrati, può chiedere con maggior diritto che per le epopee storiche: “Che cosa è vero? Che cosa è inventato?”. Io gli rispondo: tutti gli avvenimenti notevoli che formano il contenuto del libro sono in realtà accaduti. Essi si sono iniziati non più di ottant’anni fa e si svolgono quindi nella piena luce della storia; la loro verità è attestata, in fedele testimonianza, da amici, da nemici e da osservatori spassionati. Il mio racconto non altera menomamente questa verità».
Il libro di Werfel fu tradotto e dato alle stampe in italiano per la prima volta nel 1946. Nel 1944 il regista Henry King vinse quattro premi Oscar per Bernadette, il film che aveva realizzato l’anno prima prendendo spunto dall’opera di Werfel.

A febbraio di quest’anno l’editore Gallucci di Roma ha deciso di rieditarlo. Pubblichiamo ampi brani del capitolo 7 (“La Signora”, pp. 69-79), nel quale, come s’è detto, è narrato il primo incontro, presso la grotta di Massabielle, fra Bernadette e Maria.




[SM=g1740758] Il canto di Bernadette

Pubblichiamo ampi stralci del capitolo 7 (“La Signora”) de Il canto di Bernadette di Franz Werfel



La locandina del film Bernadette (titolo originale: <I>The song  of Bernadette</I>), diretto nel 1943 da Henry King. La pellicola, premiata con quattro premi Oscar, è l’adattamento cinematografico del romanzo di Franz Werfel

La locandina del film Bernadette (titolo originale: The song of Bernadette), diretto nel 1943 da Henry King. La pellicola, premiata con quattro premi Oscar, è l’adattamento cinematografico del romanzo di Franz Werfel

 

Bernadette alza lo sguardo alla cima del pioppo accanto a lei per scorgere se verso l’alto non spiri forse qualche brezza che abbia investito lo spineto di Massabielle. Ma le foglie dell’albero, tremule quasi sempre alla cima, sono immobili, come senza respiro. Ella guarda ancora la grotta che è lì a non più di dieci passi. La pianta di rose selvatiche si arrampica, immobile come sempre, alla roccia. Forse si era ingannata.

Ma ora non s’inganna. Bernadette si strofina gli occhi, li chiude, li apre, li richiude e li riapre più volte: l’immagine rimane. La luce del giorno è sempre plumbea. Soltanto nella nicchia ogivale della grotta permane un bagliore cupo, come se si fossero attardati là gli ultimi raggi dorati del sole.
In questi avanzi di una luce ondeggiante c’è qualcuno che è apparso proprio in quel punto […]. Questo qualcuno non è un fantasma indistinto, un’immagine aerea trasparente o una visione mutevole di sogno, ma una signora giovanissima, fine, delicata e gentile di aspetto, di carne e d’ossa, piccola piuttosto di statura poiché sta ritta senza sforzo nello stretto ovale della nicchia.

La giovanissima signora non è vestita in modo ordinario ma neppure porta abiti antiquati. Non è stretta nel busto né porta la crinolina di moda a Parigi, pure il taglio libero del vestito candido le delinea la vita snella.

Pochi giorni prima Bernadette ha assistito allo sposalizio della minore delle figlie di Lafite. Forse, l’unico paragone che richiama l’abbigliamento della signora è l’abito di una sposa elegante. Ha un velo prezioso che ricadendo dal capo le arriva ai malleoli. Ma pare che la signora in abito da sposa non porti una di quelle pettinature tenute su a forza di forcine e pettini che sono di moda nel gran mondo, poiché dal velo spuntano, avidi di libertà, dei ricciolini castani.

Un largo nastro azzurro, annodato lasco sotto il petto, le cade fino ai ginocchi. Ma quale tono di azzurro! Un azzurro di un fascino quasi doloroso. Neanche mademoiselle Peyret, la sarta delle ricche signore di Lourdes, potrebbe dire di che stoffa è fatto quell’abito bianco. Ora risplende come un raso o una seta preziosa; ora è opaco come un delicato velluto niveo, mai visto; ora pare di aurea batista e col giuoco delle sue pieghe rivela ogni movimento delle membra.

A un tratto Bernadette si accorge di una cosa veramente straordinaria. La giovane signora è scalza. I piedini sottili sembrano d’avorio, o meglio d’alabastro, pallidi come sono, senza la minima traccia di roseo: sono piedi intatti, che non hanno mai camminato. Fanno uno strano contrasto col resto del corpo, così pieno di vita, della leggiadra fanciulla. Quello che più stupisce sono le due rose d’oro che si vedono ai piedi della signora, poste, non si sa come, alla radice di ciascun alluce. Non si riesce a capire se siano finissimi gioielli od opera di pittura a forte rilievo.

Dapprima Bernadette prova come un senso di rapida apprensione e poi una lunga paura. Non è questa, però, la paura che ella ben conosce, la paura che obbliga a saltar in piedi e scappar via. È una dolce stretta alla fronte e al petto che si desidera duri il più a lungo possibile. Poi questa paura si muta in qualcosa che la fanciulla non sa definire. Forse si potrebbe chiamarla consolazione, conforto.

Bernadette non ha mai saputo, fino a questo istante, quanto abbia bisogno di consolazioni; non sa nemmeno quanto sia dura la vita, non sa che soffre la fame; non s’è mai resa conto che abita assieme ad altre cinque persone nell’oscuro buco di un vecchio carcere e che deve lottare per notti intere con l’affanno che le mozza il respiro. È così da tanto tempo e così continuerà, forse per sempre: le sembra del tutto naturale.
Ora però si sente sempre più avvolta da questo senso di consolazione che non ha nome, che è come un caldo flutto di pietà. Ha forse pietà di sé stessa? Sì! Ma l’intimo Io di questa fanciulla si è ora così schiuso, così dilatato, che la dolcezza della pietà penetra il suo corpo rabbrividente […].

Mentre questa consolazione piena d’amore inonda il cuore di Bernadette, i suoi occhi restano fissi sul viso della giovane signora, la quale da parte sua si è disposta in modo da offrire tutto il suo viso alla ragazza.
Per quanto resti immobile là nella nicchia, pare che si avvicini sempre più, come attratta dallo sguardo di Bernadette. Questa potrebbe contare i battiti delle ciglia che di quando in quando, ma molto raramente, velano il magnifico azzurro e bianco degli occhi della signora. La sua carnagione, benché immacolata, è così viva che le gote leggermente arrossate rivelano il rigore della giornata invernale. Le labbra non sono chiuse in un atteggiamento solenne ma un po’ socchiuse, quasi inconsciamente, e lasciano trasparire lo scintillante smalto giovanile dei denti. Bernadette però non rileva a una a una le particolarità di questa grazia, ma contempla l’insieme e torna a contemplarlo senza saziarsi.

Non le viene affatto l’idea di aver dinanzi una visione celeste. Bernadette non è inginocchiata nella semioscurità di una chiesa; sta seduta su un masso di pietra, allo sbocco del Savy nel Gave, in questa chiara e nuda giornata di febbraio, e regge la sua calza nella mano abbassata. Di una sola cosa è conscia: dell’inimmaginabile bellezza di questa figura di donna che la inebria insaziabilmente. […]
Come paralizzata dall’incanto, Bernadette avverte a un tratto che il suo comportamento non è quello di una ragazza ben educata. Ella sta seduta mentre la Signora è in piedi. Si sente anche a disagio perché ha un piede nudo e l’altro con la calza. Che deve fare? Conscia del suo torto, si alza in piedi e la Signora sorride, contenta. Questo sorriso è un nuovo illuminarsi della sua grazia.

La ragazza s’inchina allora nella goffa riverenza che fanno le scolare di Lourdes quando incontrano per la strada una delle suore della scuola o l’abbé Pomian o, nientedimeno, il signor parroco Peyramale. La Signora si affretta a rispondere a questo saluto, non con la distaccata superiorità di quelle autorevoli persone, ma con un gesto pieno di naturale cordialità. China il capo più volte e il suo sorriso si fa ancora più luminoso. Quel saluto crea un nuovo rapporto: si è intessuta la relazione. Tra la fortunata fanciulla e Colei che dà la fortuna, nasce e scorre come un flusso di limpida simpatia, di antica alleanza, si direbbe come la consapevolezza di un commovente legame.

Gesù e Maria, pensa Bernadette: ella sta in piedi e io pure! E perché tra il suo atteggiamento e quello della Signora vi sia una rispettosa differenza, si inginocchia sui sassi della riva, il viso fisso alla nicchia della grotta.

Per dimostrare che ha capito l’intenzione della ragazza, la Signora fa un passo avanti coi suoi piedi alabastrini sui quali risplendono le rose d’oro; esce dalla cornice di roccia e si porta sull’orlo estremo della rupe. Più in là non può e non vuole andare. Poi apre le braccia facendo il gesto di accogliere o sollevare.
Le mani sono minute e pallide come i piedi; sulle palme non si scorge neanche una sfumatura rosea.
Null’altro accade per un certo tempo. Pare che la giovane signora debba o voglia lasciare tutta l’iniziativa a Bernadette, ma questa non ha più alcuna trovata: rimane inginocchiata e contempla, contempla e rimane inginocchiata. Ne nasce un dolce imbarazzo che opprime un poco la fanciulla la quale, sentendosi tanto inferiore, vorrebbe con tutte le sue forze facilitare alla Signora l’incontro.
Ma intanto nello spirito di Bernadette, sinora rapito in estasi, cominciano a spuntare le punte aguzze della ponderazione che la spingono a stare in guardia.

Da dove è venuta la Signora? Può mai venir fuori del buono dalle viscere della Terra? Tutto ciò che è buono, celeste, vien dall’alto: si serve delle nuvole e dei raggi del sole per calare sulla Terra, come insegnano i quadri che si vedono in chiesa. Ma chiunque sia la giovane signora, da dovunque sia venuta sui suoi piedini nudi, che sia venuta in modo naturale o innaturale, una cosa sempre rimane inspiegabile: perché ha scelto proprio Massabielle, quel buco sporco nella roccia, quel punto inondato dalle piene, invaso dalle ossa spolpate, dalle pietre rotolate dal fiume, dai maiali, dai serpenti: un angolo del paese che tutti aborriscono?

Bernadette stessa non prende molto sul serio i suoi sospetti. La bellezza della Signora mette in giubilo tutto il suo essere. Nessuna vera bellezza è soltanto corporale: in ogni volto umano che noi chiamiamo bello, vediamo trasparire una luce che, per quanto legata alle forme fisiche, è di natura spirituale. La bellezza della Signora sembra essere meno corporale di ogni altra; è fatta di quella luce spirituale che è per noi la bellezza. Sbalordita da questa luce e un poco anche per accertarsi della vera essenza della Signora, Bernadette vuol farsi il segno della croce.
Il segno della croce è un mezzo eccellente contro le mille paure che opprimono l’anima di Bernadette sin dalla sua infanzia. […]

Bernadette, con lo sguardo fisso sui piedi esangui della Signora, vuole alzare la mano per farsi il segno della croce. Non le è possibile. Il braccio pende più pesante, paralizzato, come un peso estraneo. Non può muovere neppure un dito. Anche questa paralisi la conosce; è la stessa dei suoi sogni d’incubo, quando le falliscono i muscoli e la voce per chiedere l’ausilio di Gesù contro l’assalto di quei demòni. […]
E infatti, la Signora nella nicchia solleva ora in modo lentissimo, come se volesse insegnare, la mano destra dalle dita delicate e si segna ampiamente su tutto il volto: è un segno di croce largo, quasi splendente, come Bernadette non l’ha visto fare da nessuno. Sembra che questa croce resti sospesa nell’aria. Nel fare questo gesto il viso della Signora prende un’espressione molto seria, e dalla sua serietà s’irradia una nuova onda di quella soavità che fa arrestare il respiro alla ragazza.

Come tutti quanti, anche Bernadette, nel farsi il segno della croce, aveva finora portato la mano alla fronte e al petto con gesto impreciso, ma adesso sente afferrata la sua mano da una forza clemente che la guida come si guida la mano a un bambino che non sa scrivere. E questa forza clemente traccia con la mano gelida della ragazza, sul suo viso, lo stesso segno di croce ampio, indicibilmente nobile. E ora la Signora di nuovo annuisce e sorride, come se le fosse riuscito qualcosa di importante e di delizioso.
Dopo questo segno di croce c’è un nuovo intervallo, tutto pieno di estatica contemplazione e di amore. Bernadette vorrebbe dire qualche cosa, spiegarsi in parole o anche soltanto in suoni inarticolati, balbettando, con adorazione e tenerezza. Ma può ella osare di parlare prima che abbia parlato la Signora? Mette una mano nel suo sacchetto e tira fuori un rosario. Non avrebbe potuto fare di meglio…

Tutte le donne di Lourdes portano, dovunque vadano, il rosario con loro. È il fedele attrezzo della loro devozione. Le loro mani di donne povere, che lavorano duramente, non sanno fermarsi. Una preghiera a mani vuote non sarebbe preghiera, per loro. Il recitare il rosario è una specie di lavoro manuale celeste; un invisibile cucire o lavorare a maglia o ricamare, compiuto alacremente mediante le cinquanta avemarie della corona di perline.

Chi per anni e anni dice ogni giorno molti rosari, si crea un bel tessuto col quale un giorno la grande misericordia celeste potrà coprire una parte dei suoi peccati. Le labbra, invero, mormorano solo automaticamente le parole dell’angelo alla Vergine, ma l’anima tuttavia vaga per i pascoli della santità. Anche se i pensieri spesso vagano, allontanandosi dalle formule pie; anche se si manda qualche sospiro per il prezzo esagerato delle uova o se, recitando un’Ave, ci si appisola per qualche minuto, non è questa una disgrazia poiché si avverte un senso di sicurezza quale non si è mai provato. […]

Ora mostra alla Signora con viva ansia la sua misera corona di palline nere. Sembra che Ella attendesse già da tempo simile gesto. Di nuovo sorride e annuisce, come se l’idea lodevole della ragazza le desse un’intima gioia. Anche nella sua mano destra, leggermente sollevata, si vede un rosario […].

Bernadette è contenta di sentire la propria voce, sebbene le sembri ora una voce sconosciuta: «Ave Maria, piena di grazia…». Ella incomincia il primo verso dell’Ave, osservando attentamente la Signora per vedere se si unisce alla preghiera. Ma le Sue labbra restano immobili. Sembra come se non tocchi a Lei di dire il saluto dell’angelo; controlla soltanto, per così dire, il mormorio della ragazza con dolce abbandono.
A ogni Ave recitata, fa scivolare una perla tra l’indice e il pollice. Attende però sempre che sia prima Bernadette a spostare in avanti la sua pallina nera. Solo alla fine, al momento dell’invocazione: «Sia benedetto il nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo», un profondo respiro passa attraverso la figura della Signora e la sua bocca articola, senza che ne esca alcun suono, quelle parole.

Mai prima d’ora Bernadette ha detto così lentamente il suo rosario. È certamente un mezzo sicuro per trattenere la Signora. E nulla è più importante. Teme che la Santissima, al cui viso ella si sente avvinta con tutte le forze della sua anima, possa sentirsi stanca, possa essere stufa di restare lì solo per far piacere a una ragazza della famiglia Soubirous; lì, in quello scomodo buco nella pietra, proprio sull’orlo di una roccia ripida, dalla quale è facile cadere. Le sarà certo molto fastidioso star così a lungo in quell’atteggiamento rigido, specialmente con questo tempo. “Oh, presto andrà via e mi lascerà sola…”.

Dopo la trentesima Ave anche questi pensieri ansiosi e queste ombre sentimentali svaniscono. Bernadette è tutta concentrata nel contemplare, eppure i suoi occhi non si stancano. La vita di tutti gli altri sensi si ritira: non avverte i sassi sui quali è inginocchiata, non avverte il gelo che è attorno a lei. Una calda, una felice sonnolenza l’avvolge. “Come sto bene! Oh, come sto bene…”.

[SM=g1740750] [SM=g1740752]

Fraternamente CaterinaLD

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25/08/2012 00.08
 
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«La bimba ai suoi piedi la sta ad ammirar, il segno di croce impara a ben far»


Dagli atti del processo di canonizzazione della piccola ragazza a cui apparve la Madonna a Lourdes. Un’antologia di sue frasi e di testimonianze di persone che l’hanno conosciuta


antologia di brani a cura di Giovanni Ricciardi


Una raffigurazione dell’apparizione della Madonna a Bernadette

Una raffigurazione dell’apparizione della Madonna a Bernadette

«La bimba ai suoi piedi la sta ad ammirar, il segno di croce impara a ben far»

Introduzione di Giovanni Ricciardi

Nessuna apparizione nella storia della Chiesa è stata riconosciuta tanto rapidamente come quella di Lourdes. La Vergine Maria apparve a Bernadette Soubirous la prima volta l’11 febbraio 1858 e il vescovo di Tarbes, monsignor Laurence, si pronunciò sulla veridicità dei fatti appena quattro anni dopo.
Ma la figura di Bernadette resta ancora oggi poco conosciuta. La sua personalità appare tutta e solo nella luce delle apparizioni di cui fu protagonista e testimone. Poi si ritrae, scompare, si confonde nell’ombra del convento in cui decide di trascorrere la sua vita, fino alla morte, avvenuta il 16 aprile del 1879, all’età di 35 anni, consunta dalla tubercolosi.
Pio XI l’ha canonizzata nell’Anno santo staordinario del 1933. In quello del 1925, aveva aperto il pontificato elevando agli altari la piccola Teresa di Lisieux, che ha con Bernadette dei tratti in comune: vivono entrambe nella Francia dell’Ottocento, entrambe muoiono giovani, entrambe di tisi. Ma Teresa, cresciuta in seno a una famiglia borghese e profondamente cattolica, ha vissuto fin da bambina in un contesto di affetti, di protezione, di esempi di vita cristiana che la preparano alla scelta del chiostro.
L’infanzia di Bernadette è molto diversa. A quattordici anni, quando la Madonna le appare, non ha ancora potuto frequentare il catechismo, perché la povertà estrema l’ha costretta a lavorare sempre, fin da bambina, per contribuire al sostentamento della famiglia. E se preferisce i pascoli sulle montagne alla “segreta” umida e malsana dove i Soubirous, indebitati, sono costretti a vivere, non ricava da questo lavoro che un tetto e del cibo. Nei periodi in cui Bernadette non bada al gregge della sua nutrice, Marie Lagües, il padre François è costretto a mandarla nei terreni demaniali a cercare legna da vendere.

«Quello che ho visto e udito»
L’abate Pomian, vicario di Lourdes, si stupirà più tardi che questa ragazza non conosca «neppure il mistero della Trinità». Ciononostante, Bernadette vive immersa in una società comunque ancora intrisa delle forme della pietà popolare, tiene in tasca un rosario da due soldi che recita mentre porta al pascolo le pecore. E quando la “Signora” le appare la prima volta, il suo gesto istintivo, dettato dal timore, è proprio quello di mettere mano al rosario. La risposta di Maria è un sorriso e una tenerezza che Bernadette non dimenticherà più. Ma di quella Signora non ha chiesto il nome. Non sa chi è, la chiamerà, nel suo dialetto, «Aquero», “Quella cosa”. Solo più tardi le rivelerà il nome, nell’apparizione del 25 marzo: «Io sono l’Immacolata Concezione», usando le parole del dogma definito da Pio IX quattro anni prima, nel 1854, esattamente 150 anni fa. Un’espressione che, peraltro, Bernadette sul momento non comprende. Quel che sa è che, dopo il primo istante di spavento, “Quella cosa” la attira e la riempie di una pace che non aveva mai conosciuto. La vedrà per 18 volte fino all’ultima apparizione del 16 luglio. Maria le affida tre segreti, la invita a dire a tutti di pregare per la conversione dei peccatori, chiede ai sacerdoti, attraverso Bernadette, di costruirle una cappella presso la grotta. Lei esegue puntualmente.

Bernadette è abituata a guardare le cose per quello che sono. All’abate Fonteneau, che la interroga insistemente e si mostra sospettoso, replica: «Non vi obbligo a credermi, ma non posso che rispondere dicendo quello che ho visto e udito». Due anni dopo, i membri della commissione ecclesiastica presieduta da monsignor Laurence le dicono: «Non sembra un’idea degna della Santa Vergine farti mangiare dell’erba». «Eppure noi mangiamo l’insalata», risponde.
Bernadette non si esalta per l’improvvisa curiosità che la pone al centro dell’attenzione prima di un paese, poi delle autorità civili e religiose, infine di tutta la Francia. Nel 1861 l’abate Bernadou vuole fotografarla nella posa che aveva durante le apparizioni. È stizzito: «No, non va» le dice. «Non facevi quella faccia quando c’era la Madonna». E lei: «Ma adesso non c’è!». Suo malgrado, per otto anni, dal 1858 al 1866, Bernadette diventerà un personaggio pubblico: sarà chiamata a raccontare mille volte la storia delle apparizioni, e lo farà a suo modo, con parole scarne, essenziali, dirette.
 Bernadette in una foto del 1858

Bernadette in una foto del 1858


«Mi accontento di quello che mi manda»
In questo periodo, le suore di Nevers l’hanno accolta nel loro pensionato a Lourdes, per darle una “sistemazione” più decorosa e proteggerla dall’assalto dei curiosi. E al momento di scegliere quale strada prendere nella vita, Bernadette decide di farsi religiosa nel loro istituto, con il nome di suor Marie-Bernard. Non ha ricevuto un’istruzione regolare, non è “buona a nulla”, come dirà al suo vescovo. Ma alla vigilia della partenza per Nevers, quando le chiedono se non le dispiacesse lasciare Lourdes, risponde: «Quel poco tempo che siamo al mondo, bisogna impiegarlo bene». Sa bene che la grazia speciale che ha ricevuto non la esime dal cercare di vivere da buona cristiana il tempo che le è dato. E quando arriva alla casa madre, dopo che ha ripetuto alle suore, per l’ultima volta, il racconto delle apparizioni, la superiora vieta alle consorelle di porle altre domande sui fatti di Lourdes.

Inizia così, con il noviziato, l’ultima fase della vita di Bernadette, dai 22 ai 35 anni. Una vita nascosta, lontana dai clamori della notorietà. Non ha progetti particolari. Desidera seguire l’invito della Madonna a pregare per la conversione dei peccatori. Sa anche, secondo la misteriosa promessa di Maria, che non sarebbe stata felice «in questo mondo, ma nell’altro». La sua vita scorrerà nell’ordinaria trama delle giornate, secondo i ritmi e i tempi del convento. Ha a sua disposizione le risorse della vita cristiana di tutti: la preghiera, i sacramenti, il dovere quotidiano. E non si sottrae a questa regola. Anche la sofferenza, che la segnerà per quasi tutto il tempo della sua permanenza a Nevers, sarà da lei accettata senza accenti di misticismo. «A Lourdes c’era una congregata» ricorderà suor Vincent Garros, amica d’infanzia di Bernadette,«conosciuta con il nome di signorina Claire, molto pia e da tempo sofferente. Al mio arrivo in casa madre, Bernadette mi chiese sue notizie, e io le dissi: “Non soltanto soffre con pazienza, ma dice anche queste parole, che mi sorprendono veramente: ‘Soffro molto, ma se non basta, che il Signore ne aggiunga ancora!’”. Suor Marie-Bernard fece una riflessione: “È ben generosa; io non farei altrettanto. Mi accontento di quello che mi manda”».

«Io non temo che i cattivi cattolici»
La gente continua a cercarla, a bussare al convento per parlarle. Ad alcuni, vescovi e preti, non si può dire di no. Ma la sua simpatia si rivolge altrove, per esempio a una compagna come Bernard Dalias, che al terzo giorno di noviziato, facendosi indicare Bernadette, aveva detto: «Tutto qua?». Con lei può sentirsi a suo agio, senza avere addosso gli occhi di chi la guarda, secondo la sua espressione, «come una bestia rara». «Ho avuto modo» raccontò suor Brigitte Hostin «di ammirare in lei una grande pietà, un umore sempre uguale – cosa rara –, una semplicità di bambina, e soprattutto una grande umiltà; questo – nel caso in cui fosse obbligata a rispondere alle lettere che le scrivevano alcuni grandi personaggi riguardo ai favori che la Madonna le aveva accordati – le faceva dire: “Se non fosse per obbedienza, non risponderei”».

Durante la guerra franco-prussiana, nel 1870, racconta il conte Lafond: «Il cavaliere Gougenot des Mousseaux, che vide Bernadette, le pose alcune domande: “Alla grotta di Lourdes, o in seguito, avete avuto qualche rivelazione relativa all’avvenire e ai destini della Francia? La Vergine non vi ha per caso incaricata di trasmettere avvertimenti o minacce per la Francia?”. “No”. “I prussiani sono alle porte: non vi mettono paura?”. “No”. “Dunque non c’è nulla da temere?”. “Io non temo che i cattivi cattolici”. “Non temete nient’altro?”. “No, nulla”».

Il mulino di Boly, la casa natale di Bernadette

Il mulino di Boly, la casa natale di Bernadette

Devozione a san Giuseppe
Intanto, a Bernadette viene affidata l’infermeria. Per molti anni, finché il suo stato di salute lo permette, attende a quel lavoro con esattezza e carità, sorridente, pronta, affabile. Poi, negli ultimi tempi, la tisi, che l’aveva minata da lungo tempo, le impedisce sempre più di lavorare attivamente. A Bernadette piaceva quel lavoro, ma non se ne fa un problema. Racconta suor Casimir Callery, che la curò nelle ultime fasi della malattia: «Suor Hélène mi aveva dato delle uova di Pasqua da ornare con un temperino. Io disegnavo. Suor Marie-Bernard grattava, producendo così i modelli. Un giorno mi lamentavo perché questo lavoro mi innervosiva. “Che importanza può avere” mi disse “il fatto di quadagnarsi il cielo grattando le uova o facendo qualcos’altro!”».

Bernadette non lasciò quasi nulla di scritto, ma gli episodi, le risposte, i gesti che di lei riportano le testimonianze delle consorelle ne rivelano lo spirito umile e lieto, benché provato dalla sofferenza. Nelle sue parole traspare un’ilarità, un’allegria contenuta, un sentimento ironico di fronte alle difficoltà che pure la vita del convento presentava, un amore profondo per Gesù e la Madonna, e una predilezione per san Giuseppe: «So che, tra i santi, Bernadette aveva una devozione particolare per san Giuseppe» raccontò suor Madeleine Bounaix: «Ripeteva queste invocazioni: “Fatemi la grazia di amare Gesù e Maria come vogliono essere amati. San Giuseppe, pregate per me. Insegnatemi a pregare”. E a me diceva: “Quando non si riesce a pregare, ci si rivolge a san Giuseppe”».

«Perché chiudere gli occhi?»
«Suor Marie-Bernard aveva una pietà dolce, semplice» ricorda una consorella, «senza niente di singolare. Era molto esatta, non mancava al silenzio, ma a ricreazione attirava per il suo brio. Non le piaceva la pietà caricata. Un giorno mi diceva ridendo, indicandomi una novizia che chiudeva sempre gli occhi: “Vedete suor X? Se non avesse una compagna che la conduce, le capiterebbe un incidente. Perché chiudere gli occhi, quando bisogna tenerli aperti?”».

La sua preghiera è scandita dall’attenzione amorosa ai gesti più semplici: «Un giorno Bernadette mi fece notare che facevo male il segno della croce» testimonia suor Emilienne Duboé:«Le risposi che certamente non lo facevo tanto bene quanto lei che lo aveva imparato dalla Madonna. “Bisogna farci attenzione” mi disse, “perché vuol dire molto farsi bene il segno della croce”». E suor Charles Ramillon afferma: «Il modo in cui si faceva il segno della croce mi colpiva profondamente; abbiamo cercato più volte di riprodurlo, ma senza risultato. Allora dicevamo: “Si vede bene che glielo ha insegnato la Madonna stessa”. Nell’Ave Maria di Lourdes i fedeli cantano una strofa che sembra riassumere tutta la vita di Bernadette: “La bimba ai suoi piedi/ la sta ad ammirar,/ il segno di croce/ impara a ben far”».
A chi le domandava se non le dispiacesse essere lontana da Lourdes, rispondeva: «Non sono da compatire, ho visto qualcosa di molto più bello». Certo, non poteva aver dimenticato «li occhi da Dio diletti e venerati» (Paradiso, XXXIII, 40) che ebbe il privilegio di ammirare tante volte, sia pure per un breve periodo. E per tutta la vita portò con sé, mentre si allontanava nel tempo, il desiderio struggente di rivedere quegli occhi.

I genitori di Bernadette, Louise Castérot e François Soubirous

I genitori di Bernadette, Louise Castérot e François Soubirous

«Prendeva il crocifisso, lo guardava, e basta»
«Se tu sapessi quello che ho visto di bello là» disse una volta a suor Emilienne Duboé. «Quando la si è vista non si può più essere attaccati alla terra». Forse per questo la Madonna le aveva detto che non sarebbe stata felice in questo mondo, ma Bernadette non ne accampò mai diritti speciali in vista del cielo. Una superiora le chiedeva un giorno se non avesse mai provato un sentimento di compiacenza per i favori che la Vergine le aveva fatto. «Che cosa pensate di me? Volete che non sappia che se la Madonna mi ha scelta, è perché ero la più ignorante? Se ne avesse trovata una più ignorante di me, avrebbe preso lei».

Anche nella malattia, sempre più grave negli ultimi tempi, conservò una sobrietà che le consorelle non mancarono di notare. «L’ho vista soffrire moralmente e fisicamente» racconta suor Joseph Ducout: «Nella sofferenza mai una parola che esprimesse il suo dolore. Prendeva il crocifisso, lo guardava, e basta».
L’ultima testimonianza che di lei ci è pervenuta viene da suor Nathalie Portat, che le fu accanto negli ultimi momenti. Mentre intorno a lei le consorelle recitavano la corona, «a queste parole dell’Ave Maria: “Santa Maria, Madre di Dio…”, Bernadette si rianimò e con un accento particolare… ripeté due volte: “Santa Maria, Madre di Dio, prega per me, povera peccatrice”».
Era la parte dell’Ave Maria che aveva sempre sottolineato durante la recita del rosario. Qualche tempo dopo, su una pagina vergata nel 1866, fu trovata questa preghiera:

Diario dedicato alla Regina del Cielo
Com’era felice la mia anima, o Buona Madre,
quando avevo la fortuna di contemplarvi!
Quanto mi è caro ricordare quei dolci momenti
trascorsi sotto i vostri occhi
pieni di bontà e di misericordia per noi.
Sì, tenera Madre, vi siete abbassata fino a terra
per apparire ad una debole fanciulla.
Voi, Regina del Cielo e della Terra,
avete voluto servirvi
di ciò che di più umile c’era, secondo il mondo.



[SM=g1740771]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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E Bernadette diceva...


 

Bernadette non ha lasciato quasi nulla di scritto, ma gli archivi del convento di Saint-Gildard a Nevers conservano gli atti del processo canonico e le testimonianze raccolte in quell’occasione tra le consorelle e tra quanti ebbero contatti con lei, soprattutto negli anni trascorsi al convento, tra il 1866 e il 1879. Sono ricordi, aneddoti, episodi, risposte impresse nella memoria degli interlocutori. Da questo eterogeneo materiale il convento di Saint-Gildard, grazie anche al lavoro di ricerca del teologo René Laurentin, ha ricavato un libretto, edito in Francia nel 1978 col titolo Bernadette disait… e tradotto di recente in italiano. Ne abbiamo tratto una piccola antologia, da cui emerge la personalità di Bernadette e il suo modo semplice e umanissimo di vivere la fede cristiana. Riportiamo le testimonianze nell’ordine cronologico in cui il libro le propone, accennando in alcuni casi al contesto dell’episodio descritto, per meglio facilitarne la comprensione.

LOURDES 1858-1866
1858

GENNAIO
Bernadette è pastorella a Bartrès.
«Dite ai miei genitori che qui m’intristisco. Desidero ritornare a Lourdes, per andare a scuola e prepararmi alla prima comunione».


IL PERIODO DELLE APPARIZIONI

21 FEBBRAIO
Dopo la seconda apparizione,
uscendo dallo studio del commissario Jacomet:
«Che cosa ti fa ridere?» le chiedono.

«Il commissario tremava. Aveva sul berretto un fiocco che faceva tin-tin».

23 FEBBRAIO
«Fai correre un fiume di gente!»
«E perché vengono ? Non sono certo io che vado a prenderli!».

24 FEBBRAIO
«Come ti ha parlato? In francese o in dialetto?»
«Oh! questa è bella, volete che mi parli in francese? Credete che lo sappia io?».

25 FEBBRAIO
Nel corso della nona apparizione la si sente ripetere:

«Penitenza… Penitenza… Penitenza…».


Alla fine si registra questo dialogo:

«Ma che cosa ti ha detto?»

«Va’ a bere alla fontana e a lavarti»
«E l’erba che hai mangiato?»
«Anche questo mi ha domandato...»
«Che cosa ti ha detto?»
«Mangerai quell’erba che è là»
«Ma sono gli animali che mangiano l’erba!»
«E perché tutta questa agitazione oggi? Ieri Aquero mi aveva detto di baciare la terra come penitenza per i peccatori»
«Ma lo sai che ti credono pazza a fare di queste cose?»
«Per i peccatori».

25 MARZO
Bernadette si sveglia prestissimo e si veste:
«Devo andare alla grotta. Sbrigatevi se volete accompagnarmi»

«Ma ragiona, ti farebbe male…»
«Ormai sono guarita»
«Aspetta almeno che venga il sole!»
«No, devo andarci, e subito».

Alla grotta davanti all’apparizione:
«Signorina, vorreste aver la bontà di dirmi chi siete, per favore?».


Allontanandosi dalla grotta, Bernadette ride:
«Sai qualche cosa?»

«Non dirlo a nessuno, ma mi ha detto: “Sono l’Immacolata Concezione”».

27 MARZO
Esame medico da parte di tre dottori:
«Avete mal di testa alle volte?»

«No»
«Avete mai avuto crisi nervose?»
«Mai»
«La vostra salute sembra però precaria»
«Mangio, bevo e dormo benissimo».

Durante l’esame medico, a proposito della Vergine:
«Ma sì, la vedo come vedo voi. Si muove, mi parla, tende le braccia»

«Non hai paura quando vedi tanta gente attorno a te?»
«Non vedo niente attorno a me».

MAGGIO
Nuovo rischio di prigione per Bernadette:
«Non ho paura di nulla, perché ho sempre detto la verità».


4 GIUGNO
L’indomani della prima comunione di Bernadette,
Emmanuélite Estrade le chiede:
«Che cosa ti ha reso più felice: la prima comunione o le apparizioni?»

«Sono due cose che vanno assieme, ma che non possono essere paragonate. Sono stata molto felice di tutte e due».

16 LUGLIO
Ultima apparizione. Al cadere della sera, Bernadette si sente
spinta verso la grotta:
«Che cosa ti ha detto?»
«Niente».


DOPO IL 16 LUGLIO, LE PROVE: L’ASSALTO DEI VISITATORI

28 AGOSTO

All’abate Fonteneau:
«Non vi obbligo a credermi, ma non posso che rispondervi dicendo quello che ho visto e udito».

«Allora, Bernadette, poiché la Vergine Santa ti ha promesso il cielo, tu non ti devi più occupare dell’anima tua?»
«Oh, padre, non andrò in cielo che comportandomi come si deve».

17 NOVEMBRE
Alla grotta, dopo l’interrogatorio della commissione ecclesiastica:
«Sono molto stanca!».


1859


MAGGIO
Marie de Cornuijer-Lucinière la interroga riguardo ai segreti:
«Li diresti al Papa?»

«Non ha bisogno di saperli».

1860

L’abate Junqua fa visita a Bernadette. Dopo due ore di colloquio le dice:
«Tornerò… Ricordatevi di me! Promettetemi di ricordarvi di me!»

«Oh, questo non ve lo prometto! Ne vedo tanti, e di tutte le specie».

7 DICEMBRE
Interrogatorio davanti a monsignor Laurence, vescovo di Tarbes:
«Non sembra un’idea degna della Madonna averti fatto mangiare l’erba»

«Mangiamo pure l’insalata!».

1861-1862

L’abate Bernadou vuol fotografare Bernadette
per fissare sulla placca l’espressione che il suo volto
poteva avere durante le apparizioni:
«No, non va. Non facevi quella faccia quando c’era la Madonna»

«Ma adesso non c’è!».

1864

Hanno fotografato Bernadette
e si vendono le fotografie a un franco l’una…
«Trovi che ti vendono a un prezzo sufficiente, Bernadette?»

«Più di quanto valgo».

1866

Alla vigilia della partenza per Nevers, Justine, la figlia della sua balia, Marie Lagües, viene a trovare Bernadette:
«Non ti dispiace partire?»

«Quel poco tempo che siamo al mondo, bisogna impiegarlo bene».

NEVERS 1866-1879

Testimonianze delle consorelle e di persone che hanno incontrato
Bernadette durante la sua permanenza nella casa madre
della congregazione delle Suore della carità di Nevers,
dal 1866 fino alla morte, avvenuta il 16 aprile 1879.


1866

LUGLIO
Suor Emilienne Duboé:
Bernadette mi fu affidata fin dal suo arrivo in noviziato, per abituarla… Ciò che la addolorava, era di non vedere più la grotta di Lourdes. «Se tu sapessi» mi disse «quello che ho visto di bello là». Avevo la tentazione di chiederlo, ma mi rispose che non poteva dire niente, che la madre maestra l’aveva proibito. Mi diceva:«Se tu sapessi quant’è buona la Madonna!».


Un giorno Bernadette mi fece notare che facevo male il segno della croce. Le risposi che certamente non lo facevo tanto bene quanto lei che lo aveva imparato dalla Madonna. «Bisogna farci attenzione» mi disse «perché vuol dire molto farsi bene il segno della croce».

Suor Charles Ramillon:
Il modo in cui si faceva il segno della croce mi colpiva profondamente; abbiamo cercato più volte di riprodurlo, ma senza risultato. Allora dicevamo: «Si vede bene che glielo ha insegnato la Madonna stessa».


Suor Emilie Marcillac:
Suor Marie-Bernard aveva una pietà dolce, semplice, senza niente di singolare. Era molto esatta, non mancava al silenzio, ma a ricreazione attirava per il suo brio. Non le piaceva la pietà caricata. Un giorno mi diceva ridendo, indicandomi una novizia che chiudeva sempre gli occhi: «Vedete suor X? Se non avesse una compagna che la conduce, le capiterebbe un incidente. Perché chiudere gli occhi, quando bisogna tenerli aperti?».

Durante le sue crisi d’asma, aveva degli assalti di tosse che le dilaniavano il petto; benché vomitasse sangue e soffocasse, non si lasciava mai sfuggire un lamento, un mormorio. La udivo soltanto pronunciare il nome di Gesù. Dopo aver detto: «Gesù mio!», guardava il crocifisso, e nei suoi occhi c’era qualche cosa di inesprimibile, ma che diceva tanto…

OTTOBRE
Suor Emilie Marcillac:
In ottobre, il 25, stette assai male… Si pensava che non avrebbe passato la notte… Grande fu la mia sorpresa l’indomani mattina, quando alle quattro e mezzo mi avvicinai al letto per avere notizie; la credevo in agonia. Invece mi rispose con voce chiara: «Sto meglio, il Signore non mi ha voluta, sono andata fino alla porta e Lui mi ha detto: torna indietro, è troppo presto».


1867

MAGGIO
Suor Bernard Dalias:
Mi trovavo a Nevers da tre giorni, e mi dissi stupita di non conoscere Bernadette. La superiora che mi aveva accompagnata mi indicò una novizia, piccola, sorridente, che le stava vicino, e aggiunse: «Bernadette? Ma eccola qui!». Un’espressione impertinente mi sfuggì ed esclamai: «Tutto qua?». Mi rispose: «Proprio vero, signorina, tutto qua!». Posso dire che da allora mi dimostrò una grande simpatia.


Suor Brigitte Hostin:
Sono stata compagna di noviziato di suor Marie-Bernard; ho avuto questo privilegio per sette-otto mesi. Ho avuto modo di ammirare in lei una grande pietà, un umore sempre uguale – cosa rara –, una semplicità di bambina, e soprattutto una grande umiltà; questo – nel caso in cui fosse obbligata a rispondere alle lettere che le scrivevano alcuni grandi personaggi riguardo ai favori che la Madonna le aveva accordati – le faceva dire: «Se non fosse per obbedienza, non risponderei».


SETTEMBRE
Suor Joseph Caldairou ricorda alcune espressioni di Bernadette:
«Dio solo sa quanto mi costa dovermi presentare davanti ai vescovi, ai preti, alla gente del mondo».


«Non posso trovare bella nessuna madonna, dopo aver visto l’originale».

1868

Suor Charles Ramillon:
Un giorno, in mia presenza, una di noi le disse: «Avete fatto conoscere i segreti della Madonna alla madre generale?». «No». «E neppure alla madre maestra?». «Neppure». Allora io soggiunsi: «Ma se il Santo Padre ve li chiedesse?». Lei rispose: «Ci penserei».


NOVEMBRE
Comte Lafond:
Monsignor Chigi [nunzio apostolico in Francia, ndr] fece chiamare in parlatorio suor Marie-Bernard. «Figliola» le chiede «non hai avuto paura quando hai visto la Madonna?». «Oh, sì, monsignore, molta; ma solo la prima volta; poi, era così bella!».


1869

AGOSTO
Suor Bernard Dalias:

Una sola sua parola faceva del bene. A chi era nel dolore diceva: «Pregherò per voi».
Più volte l’ho sorpresa con il volto inondato di lacrime. La interrogavo con lo sguardo: «Oh» mi sussurrava, «rivedere la grotta, una sola volta, di notte, quando nessuno lo verrebbe a sapere…».
Ero incaricata di intonare il canto per l’offerta della ricreazione. Suor Marie-Bernard mi si avvicina un giorno, dopo la preghiera. «Qualche volta intonate» mi disse «“La vedrò un giorno questa Madre che amo”». E a questo punto i suoi occhi assunsero un’espressione di desiderio, di tristezza indefinibile, e vidi scendere due lacrime…
Bastava sentirle dire con piena convinzione: «Pregate per me, povera peccatrice, soprattutto all’ora della morte», per capire che si rendeva perfettamente conto di dover invocare l’effetto promessole dalla Vergine per la sua fedeltà.

Suor Emilienne Robert:
Parlava di correggerci dei nostri difetti, e le dissi che è difficile. Lei allora spalancò gli occhi e mi rispose vivacemente: «Ma come! Ricevere così spesso il pane dei forti e non essere più coraggiosa!».


OTTOBRE
Comte Lafond:
L’abate di M. le disse in mia presenza che arrivava da Lourdes e che aveva incontrato il padre Hermann e il signor Lasserre, tutti e due graziati del dono della vista. Suor Marie-Bernard aprì i suoi grandi occhi, fino allora abbassati. «Ho visto» soggiunse l’abate «la statua che hanno posto alla grotta. Ha le mani giunte così. È proprio così che la Madonna vi è apparsa?». «Sì, padre, ma quando mi ha detto: “Sono l’Immacolata Concezione” ha fatto così». E fece un gesto di una bellezza tale che ne fummo commossi fino alle lacrime. Ci sembrava di vedere una copia viva della Regina del Cielo, quando apparve sulla roccia di Massabielle.

Una signora di Nevers le chiese un giorno: «Non avete mai più rivisto la Vergine dopo le diciotto apparizioni?». Due lacrimoni le imperlarono le palpebre: fu la sola risposta.

Suor Cécile Pagès:
Dicevo a suor Marie-Bernard che molte persone erano guarite con l’acqua di Lourdes, dopo una novena.«Oh» disse, «la Vergine talvolta vuole che si preghi a lungo, e una persona è stata guarita soltanto dopo nove novene».


1870

APRILE

Suor Angèle (allora postulante):
Suor Marie-Bernard mi chiese: «Signorina, che cosa avete?». Le risposi: «Ho ricevuto adesso una brutta notizia: mamma è in fin di vita; forse a quest’ora è già morta». Suor Marie-Bernard mi disse con un sorriso che non dimenticherò mai e con il suo sguardo penetrante: «Non piangete, la Madonna la guarirà; pregherò per lei».


AGOSTO
Suor Madeleine Bounaix:
Il 15 agosto 1870, mi trovavo con lei all’infermeria San Giuseppe; mi aveva dato un frutto per la merenda; intanto parlavamo della festa del giorno e le dissi: «Sorella, pregherete per me oggi?». «Sì, ma a una condizione: che anche voi lo farete per me. Abbiamo tutti bisogno di preghiere». Allora aggiunsi: «Quanto deve essere bella la festa in cielo, e quanto bella deve essere anche la Madonna». «Oh sì» disse «quando la si è vista non si può più essere attaccati alla terra!».

Qualche tempo dopo, suor Marie-Bernard ricevette una lettera di don Peyramale, parroco di Lourdes, nella quale c’era una fotografia della Basilica. Guardandola, mi chiese: «Conoscete Lourdes?». Alla mia risposta negativa, mi disse: «Tenete, ecco la foto della Basilica», e con il dito mi mostrava la grotta. Le chiesi: «Dove eravate quando vi apparve la Madonna?». Mi indicò semplicemente il posto. Soggiunsi: «È un ricordo assai dolce per voi, sorella». Prendendo un’aria grave, quasi triste, rispose: «Oh, sì! Ma non avevo nessun diritto a tale grazia».

[SM=g1740758]  continua.....
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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25/08/2012 00.12
 
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DICEMBRE
Comte Lafond:
Suor Marie-Bernard… questa suora non è buona a nulla, eppure viene considerata come il tesoro di Saint-Gildard; la guardano come il palladio della città vescovile e si attribuisce a lei la salvezza durante l’invasione del 1870; i prussiani erano in tutti i dipartimenti vicini e quasi alle porte di Nevers. Il cavaliere Gougenot des Mousseaux che vide Bernadette a quell’epoca, le pose alcune domande: «Alla grotta di Lourdes, o in seguito, avete avuto qualche rivelazione relativa all’avvenire e ai destini della Francia? La Vergine non vi ha per caso incaricata di trasmettere avvertimenti o minacce per la Francia?». «No». «I prussiani sono alle porte: non vi mettono paura?». «No». «Dunque non c’è nulla da temere?». «Io non temo che i cattivi cattolici». «Non temete nient’altro?». «No, nulla».


1871

Madre Marie-Thér èse Bordenave:
Verso la fine del 1870 o all’inizio del 1871, c’erano ancora delle ambulanze in casa madre; un giorno si incendiò la farmacia; la novizia di turno ne fu talmente impressionata che per 24 ore soffrì di terribili dolori. Suor Marie-Bernard, impietosita, disse a una suora, dopo aver esaurito tutte le medicine: «Provo a darle dell’acqua di Lourdes; pregate con me e fatelo con fervore». Lo fecero: qualche minuto dopo i dolori erano cessati.


PRIMA DI AGOSTO
Suor Madeleine Bounaix:
Ero colpita dalla sua rettitudine e dalla sua sincerità. Non credo che abbia mai mentito e a questo proposito, mi ricordo un episodio che ha confermato la mia opinione. Un giorno parlavamo di Lourdes e di Bartrès, e mi disse: «Non potete immaginare quanto fossi ignorante. Figuratevi che mio padre, venuto a trovarmi, mi vide alla guardia del gregge, assai triste. Poiché mi chiese la causa di questo, gli risposi: “Guarda un po’ le mie pecore, parecchie hanno la schiena verde”. E lui, ridendo: “È l’erba che hanno mangiato che risale sul dorso: forse morranno”. Io allora piansi a calde lacrime, e mio padre, vedendomi così addolorata, mi consolò e mi spiegò che era il marchio del commerciante cui le avevano vendute». Udendo questa storia, mi misi a ridere e le dissi: «Ma come? Eravate tanto ingenua da credere una cosa simile?». Mi rispose: «Cara mia, poiché non sapevo mentire, credevo a tutto quello che mi dicevano».

Un giorno parlavamo delle pratiche di pietà verso la Madonna. Le dissi che ce n’era una alla quale tenevo molto: recitare dodici Ave Maria in onore dei dodici privilegi della Madre di Dio. Mi rispose con un’aria felice e soddisfatta: «Continuate questa pratica, è assai gradita alla Madonna».

AGOSTO
Suor Vincent Garros, al secolo Julie Garros,
amica d’infanzia di Bernadette:
A Lourdes c’era una congregata, conosciuta con il nome di signorina Claire, molto pia e da tempo sofferente. Al mio arrivo in casa madre, Bernadette mi chiese sue notizie, e io le dissi: «Non soltanto soffre con pazienza, ma dice anche queste parole, che mi sorprendono veramente: “Soffro molto, ma se non basta, che il Signore ne aggiunga ancora!”». Suor Marie-Bernard fece una riflessione: «È ben generosa; io non farei altrettanto. Mi accontento di quello che mi manda».


Le piaceva anche raccontarmi che del gregge che le era affidato, le piaceva in modo particolare un agnellino bianco. Quando era riuscita a farsi la sua cappellina nei campi, lui veniva a demolirla con una cornata; e quando guidava il gregge, l’agnellino prendeva la rincorsa e con una cornata sotto le ginocchia, la faceva cadere, cosa che la divertiva tanto. Per punirlo, Bernadette gli dava del pane con il sale, di cui era ghiotto.

Al noviziato, dicevo a Bernadette ammalata in infermeria: «Soffrite molto, vero?». Mi rispose: «Che vuoi? La Madonna me l’ha detto che non sarei stata felice in questo mondo, ma nell’altro».

Spesso consigliava di perdonare, di non dimenticare l’invocazione del Padre Nostro: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo…».
Mi disse anche: «Quando passi davanti alla cappella, se non hai il tempo di fermarti, incarica il tuo angelo custode di portare il tuo messaggio al Signore nel tabernacolo. Lo porterà e poi ti raggiungerà di nuovo».

Credo che Bernadette meditasse sui misteri, perché un giorno in cui le dissi che non riuscivo a pregare, a meditare, mi suggerì questo mezzo: «Trasportati al Monte degli Olivi o ai piedi della croce, e rimani là: il Signore ti parlerà e tu lo ascolterai». Talvolta le dicevo: «Ci sono stata, ma il Signore non mi ha detto niente». Tuttavia, continuavo a pregare.

Le dissi un giorno: «Come potete rimanere così a lungo in azione di grazia?». Mi rispose: «Penso che è la Madonna che mi dà Gesù Bambino. Lo prendo. Gli parlo e lui mi parla».

So che, tra i santi, Bernadette aveva una devozione particolare per san Giuseppe. Ripeteva queste invocazioni: «Fatemi la grazia di amare Gesù e Maria come vogliono essere amati. San Giuseppe, pregate per me. Insegnatemi a pregare». E a me diceva: «Quando non si riesce a pregare, ci si rivolge a san Giuseppe».

Mi diceva anche: «Quando sei davanti al Santissimo, da una parte hai vicino la Madonna che ti ispira quello che devi dire al Signore, e dall’altra il tuo angelo custode che prende nota delle tue distrazioni».

Diceva: «Dobbiamo ricevere bene il Signore abbiamo tutto l’interesse di fargli buona accoglienza, un’accoglienza amabile, perché allora deve pagarci l’affitto».

Mi diceva che prima di compiere qualsiasi azione, bisogna purificare l’intenzione. Le osservavo che era difficile. Mi rispose: «Bisogna farlo, perché si agisce meglio e costa meno».

Diceva: «Se lavori per le creature, non avrai ricompensa e ti stancherai molto di più».
Un’altra volta all’infermeria mi disse: «Ti darò una buona merenda». C’era della frutta sciroppata. Me la porge e mi dice: «Oggi è sabato, non ne mangeremo; faremo questa piccola mortificazione per la Madonna».
Bernadette, ne sono certa, ha sempre controllato i suoi moti interiori. A questo proposito mi diceva: «Il primo moto non ci appartiene, ma il secondo sì».

Quando aveva le crisi d’asma – piuttosto frequenti – faceva pena. Non si è mai lamentata, passata la crisi, diceva: «Grazie, Signore!».

La Vergine le aveva chiesto di pregare per i peccatori; doveva farlo certamente. A più riprese mi ha detto: «Preghiamo per la tale famiglia, perché la Vergine la converta».

Spesso, dopo le preghiere, Bernadette aggiungeva: «Signore, liberate le anime del purgatorio». Di tanto in tanto, recitavamo insieme la corona dei defunti e la finivamo: «Dolce Cuore di Gesù, siate il mio amore, dolce Cuore di Maria, siate la mia salvezza. Gesù mio, misericordia! Concedete il riposo eterno alle anime dei fedeli defunti».

NOVEMBRE
Suor Eléonore Bonnet:
Il giorno di Ognissanti, appresi che Bernadette era malata. Conoscendo il suo amore per i fiori, colsi delle violette, fiorite, malgrado la stagione, lungo il muro della cucina, e gliele mandai per mezzo di una novizia che lavorava all’infermeria.


Madre Marie-Thérèse Bordenave:
Una superiora le chiedeva un giorno se non avesse mai provato un sentimento di compiacenza per i favori che la Vergine le aveva fatto. «Che cosa pensate di me? Volete che non sappia che se la Madonna mi ha scelta, è perché ero la più ignorante? Se ne avesse trovata una più ignorante, avrebbe preso lei».


Suor Joseph Ducout:
L’ho vista soffrire moralmente e fisicamente. Nella sofferenza, mai una parola che esprimesse il suo dolore. Prendeva il crocifisso, lo guardava, e basta.


Suor Madeleine Bounaix:
«Che cosa fate qui?» mi disse. «Sono in partenza, e aspetto la madre maestra». Riprese: «Dove andate?». «A Beaumont». «Ebbene, sorella, non dimenticate ciò che vi dico: dovunque siate, ricordatevi sempre di lavorare solo per il Signore. Capite, vero? Per il Signore».


DICEMBRE
Suor Victoire Cassou:
Bernadette mi disse: «Per la messa di mezzanotte, mettetevi vicino a me. C’è posto». Ne fui felice. Potei così constatare quanto fosse pia e raccolta. Nascosta dietro il suo velo, nulla poteva distrarla. Dopo la comunione, entrò in un raccoglimento così profondo, che uscirono tutti, senza che lei sembrasse neppure accorgersene. Le rimasi a fianco, perché non avevo nessuna voglia di andare in refettorio con le mie compagne. La contemplai a lungo, senza che se ne accorgesse. Il suo volto era radioso e celestiale, come durante l’estasi delle apparizioni.

Quando la suora incaricata di chiudere le porte della chiesa venne a compiere il suo dovere, agitò con forza i catenacci. Solo allora Bernadette uscì dal suo stato simile a un’estasi.
Uscì dalla cappella e io la seguii. E nel chiostro, si chinò su di me e mi sussurrò: «Non avete preso niente (in refettorio)?». Le risposi: «Neppure voi». Si ritirò in silenzio e ci separammo così.

1872

AGOSTO

Suor Eudoxie Chatelain:
Aveva una devozione speciale per san Giuseppe, cosa che mi stupiva un po’, dato che era la figlia privilegiata della Madonna. Un giorno le udii dire: «Vado a fare una visitina a mio padre». Era san Giuseppe: andava spesso a pregarlo in cappella.


Diceva: «Amate tanto il Signore, figlie mie. È tutto qui».

AGOSTO-SETTEMBRE
Durante una ricreazione una novizia prende un pipistrello caduto.
Grandi esclamazioni. Bernadette è presente.
Suor Julienne Capmartin:
«Oh, come potete tenere in mano una bestia così orribile!» dissi: «È l’immagine del diavolo!».

Suor Marie-Bernard divenne seria e si volse verso di me: «Sappiate, sorella, che nessun animale è l’immagine del diavolo; non c’è che l’offesa a Dio che possa esserlo».

Disse: «Quando noi teniamo troppo a qualche cosa, questo non piace a Dio».

Una volta mi sorprese che leggevo nel mio libro di figlia di Maria, mentre lei mi aveva raccomandato di rimanere bene avvolta sotto le coperte… Allora mi prese bruscamente il libro dicendo: «Ecco un fervore imbastito di disubbidienza, ve lo dico io!». Ho avuto un bel richiedere il mio libro, non l’ho più visto…

[SM=g1740758]  continua....
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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1873

MAGGIO

Elisa (orfanella di Varennes):
Era nel 1873 (il 12 maggio). Bernadette in visita a Varennes (orfanotrofio retto dalle suore), era andata fino alla Madonnina del boschetto con una ventina di orfanelle.

Era convalescente e stava appena in piedi…
Arrivata al termine del breve pellegrinaggio, Bernadette sedette e là, davanti a questo grazioso oratorio, rivolse alle bambine un’esortazione, nello stile conciso che le fu sempre solito: «Bambine, amate tanto la Madonna, e pregatela molto. Vi proteggerà…». Poi invitò il suo giovane uditorio a cantare qualche cosa. Cantarono: «Andrò a vederla un dì…».

GIUGNO
Jeanne Jardet (cuciniera):
Mi ricordo che un anno ebbe una lunga malattia, durante la quale fummo private delle sue visite. Quando ritornò, suor Cécile (Fauron, economa incaricata delle domestiche) si felicitò per la sua guarigione. Bernadette rispose: «Non ne hanno voluto sapere di me lassù…». E lo disse con una tale grazia, che ne avevo le lacrime agli occhi.


Suor Eudoxie Chatelain:
Una domenica la madre maestra, madre Thérèse Vauzou, ci permise di andare a trovarla, a gruppi di dodici o quindici. Ci ricevette con molta amabilità, come sorelle minori… Ci siamo messe a cerchio attorno al suo letto, e ognuna ha detto qualche cosa.

Una di noi, grande e grossa, le chiese se aveva avuto paura nel ricevere l’estrema unzione. «Paura di che cosa?» disse Bernadette. «Di morire io avrei una paura, se vedessi avvicinarsi l’ultimo momento!». «Oh, quel momento non lo conosciamo mai. E quando arriva, il Signore ci dà la forza di affrontarlo».

Suor Gonzague Cointe:
Ero in infermeria. Una suora le mise sul letto la fotografia di un pellegrinaggio o della Basilica di Lourdes: «Sareste ben contenta, vero, di andare alla grotta di Massabielle?». Tutta sorridente, lei alzò gli occhi al cielo e, malgrado la crisi d’asma che la faceva tanto soffrire, rispose: «No, non ne sento il desiderio. Faccio generosamente il sacrificio di non rivedere più Lourdes. Non ho che un’aspirazione, quella di vedere la Vergine Santa glorificata e amata».


Madre Henri Fabre:
Poiché il vescovo di Nevers, in partenza per Lourdes, chiedeva a suor Marie-Bernard se desiderasse andarci, rispose: «Ho fatto il sacrificio di Lourdes, vedrò la Vergine in cielo, e sarà molto più bello».


1874

LUGLIO

Suor Vincent Garros:
Un giorno, in sacrestia, volli toccare un purificatoio. Mi fermò dicendomi: «Non puoi ancora farlo». E la vidi prendere il purificatoiocon immenso rispetto e rimetterlo nella borsa. Si sarebbe detto che, toccandolo, pregava, tanto lo faceva con rispetto.


1875

Suor Julie Ramplou:
Suor Marie Mespoulhé recitava talvolta il rosario, con le consorelle, durante il lavoro. Suor Marie-Bernard sottolineava l’espressione “poveri peccatori”. Un giorno glielo fecero notare. Rispose: «Oh sì! Dobbiamo pregare molto per i peccatori. Lo ha raccomandato la Madonna».


1876

PRIMA DI GIUGNO

Suor Marcelline Durand:
Le era penoso rimanere inattiva. Così un giorno disse a una consorella ammalata: «Ve la caverete con tre ventose. Ma io… niente mi farà uscire da qui». E subito alzò gli occhi al cielo e disse: «Dio mio, siate benedetto in ogni cosa. Noi abbiamo ciascuno il nostro mezzo, la nostra strada per venire a voi».


GIUGNO
Suor Ambroise Fenasse:
Al momento dell’incoronazione della statua di Nostra Signora a Lourdes, suor Ursule parlò della grotta a Bernadette: «Sareste contenta di rivederla?». «La mia missione a Lourdes è finita. Che cosa andrei a fare?». «Si sta preparando a Lourdes una festa solenne, ci saranno parecchi vescovi. Non vi farebbe piacere assistervi?». «Oh no! Preferisco mille volte il mio cantuccio in infermeria piuttosto che trovarmi in quella festa, che tuttavia mi è di grande gioia». Parve riflettere un istante, poi soggiunse: «Se potessi trasportarmi in pallone alla grotta e rimanervi qualche minuto a pregare quando non c’è nessuno, ci andrei volentieri; ma dovendo viaggiare come tutti e trovarmi in mezzo alla folla, preferisco rimanere qui».


Abate Perreau:
Un giorno qualcuno le diceva: «Dovete rimpiangere molto il fatto di non aver visto tutti quegli splendori». «Non sono da compatire, ho visto qualcosa di molto più bello».


LUGLIO
Abate Perreau:
Bernadette mi ha detto personalmente, parlando dei membri della sua famiglia, che stavano raggiungendo una certa agiatezza: «Purché non arricchiscano. Dite loro di non arricchirsi».


Suor Claire Salvy:
Andavo un giorno in infermeria a portar da bere alle ammalate. Ero triste, con le lacrime agli occhi… Il suo sguardo che penetrava – credo – fino nel profondo dell’animo, si accorse subito della tristezza impressa sul mio volto. Me ne chiese la causa. Le dissi che, in seguito a una distrazione commessa nel mio lavoro, una buona suora anziana mi aveva ammonito che non sarei mai stata capace di essere religiosa. Sorrise e sembrò chiudere gli occhi, come se non volesse rispondermi o come se volesse raccogliersi, poi, guardandomi: «Dal momento che volete fare la volontà di Dio, sarete suora di Nevers, non datevi pena. Bisognerà però saper sopportare le piccole croci».


Suor Agathe de Filiquier:
Rientrando in infermeria, trovammo la nostra cara consorella seduta sul letto, che preparava della filaccia. Con un saluto affettuoso le chiedemmo di abbracciarci: lo fece amabilmente. Poi la mia compagna, vedendo che aveva vicino l’immagine di san Bernardo, le domandò: «Dunque pregate il vostro patrono?». «Lo prego molto, ma non lo imito: san Bernardo amava la sofferenza mentre io la evito più che posso».


Madre Marie-Thérèse Bordenave:
Durante una visita che le faceva un gruppo di novizie, in un giorno di festa, suor Marie-Bernard espresse la gioia che provava nelle sue lunghe ore di insonnia che le permettevano di unirsi a Nostro Signore. Poi, indicando un piccolo ostensorio dorato, incollato sulla tendina: «Nel vederlo, disse, trovo il desiderio e la forza di immolarmi, nei momenti in cui sento più forte l’isolamento e il dolore».


Suor Joseph Biermann:
Un giorno, vedendola scopare l’infermeria, mi precipitai per sostituirla. Mi fece osservare che non ero in regola, e mi prese la scopa con una certa energia: «Non l’avrete. Vincere o morire».


Madre Joseph Cassagnes:
La vedo ancora… Aveva trentadue anni, ma mi sembrò giovanissima. Vedo i suoi occhi neri e vivaci, con un guizzo birichino sul fondo. Nessuna traccia di malattia né di tristezza sul suo volto. La trovai calma e perfino allegra. Ammirai una tale serenità nella sofferenza. Neppure il minimo segno di impaccio o di disagio tra lei e la sua ex madre maestra, ma invece una reciproca confidenza e semplicità. Quando la madre maestra le disse che avevo un senso di insoddisfazione, posò su di me il suo sguardo dolce e profondo. Poi disse: «Ma non capite che è il diavoletto?». Tacque per poi riprendere con un tono scherzoso: «Quando si avvicina, dovete sputargli sul naso».


SETTEMBRE
Suor Casimir Callery:
Suor Marie-Bernard voleva molto bene a suor Claire Lecocq e quando quest’ultima fu in punto di morte, le disse che invidiava la sua fortuna. Si udivano ripetere in continuazione: «Mio Dio, credo in voi, spero in voi. Vi amo». Affidava alla morente le sue commissioni per il cielo; si incoraggiavano a soffrire.


OTTOBRE
Suor Casimir Callery:
Verso la fine dell’ottobre 1876, l’abate Febvre aveva tenuto una predica sul peccato. Io mi trovavo all’infermeria con suor Marie-Bernard, che mi disse: «Oh! Serafino (suor Marie-Bernard mi chiamava “Serafino” perché in una scenetta che avevamo recitato per la festa della madre maestra, ero il serafino. Non le veniva il nome Casimir, che non aveva mai sentito prima di me), come sono contenta!». «Che cosa vi capita?» le chiesi. «Non avete sentito la predica?». «Certo». «Ebbene, il padre ha detto che quando non si vuole commettere un peccato, non si pecca». «Ho sentito. E allora?». «Allora, io non ho mai voluto commettere un peccato, dunque non ne ho mai commessi». Il suo volto era raggiante di gioia…


DICEMBRE
Suor Athanase Baleynaud:
La sera di fine d’anno sono andata con altre due suore nella stanza di suor Marie-Bernard per farle gli auguri di buon anno. Finita la visita, lasciai uscire le altre e dissi a Bernadette: «Sorella cara, mi farebbe piacere se mi auguraste qualche cosa per questo nuovo anno». Bernadette rifletté, poi mi disse: «Vi auguro l’amore puro e la sofferenza pura». «Oh no, le dissi, questo no!». Ma lei mantenne la formula. Ebbene, mi sono ricordata molte volte nella mia vita di questa frase che mi aveva fatto paura, e mi ha sempre infuso coraggio.


1877

Suor Casimir Callery curò Bernadette
fra il settembre del 1876 e il marzo del 1877:

MARZO
Suor Hélène mi aveva dato delle uova di Pasqua da ornare con un temperino. Io disegnavo. Suor Marie-Bernard grattava, producendo così i modelli. Un giorno mi lamentavo perché questo lavoro mi innervosiva. «Che importanza può avere» mi disse «il fatto di guadagnarsi il cielo grattando le uova o facendo qualcos’altro!».

Si parlava un giorno della vita dei santi: «Vorrei» mi disse «che si facessero conoscere i difetti dei santi e gli sforzi che hanno fatto per correggersi; ci servirebbe molto di più dei loro miracoli e delle loro estasi».

L’ho vista soffrire orribilmente. Allora le sfuggiva qualche lamento, ma subito dopo sorrideva dicendomi: «Vedete quanto poco generosa sono».

Ho recitato spesso con lei le preghiere di regola e altre. Credo che recitasse ogni giorno il rosario, e ho notato che di solito chiamava la Madonna: «Mia buona Mamma».

Bernadette era piena di compassione per il prossimo. Una notte in cui la febbre la divorava, aveva chiamato la novizia incaricata di portarle da bere, e non era riuscita a svegliarla: si alzò e andò a bere qualche goccia dalla brocca. Poiché gridai, mi disse: «Sssst! Zitta. Farà lo stesso effetto. Non svegliate quella poveretta. Dorme così bene».

GIUGNO
Suor Casimir Callery:
La sera del Corpus Domini, nel giugno 1877, ci fu un violento temporale. Cade un fulmine lungo la persiana vicino alla quale suor Marie-Bernard pregava con fervore. La persiana diventa rossa, un metro di tubo del gas si fonde e una fiammata si alza fino alla sacrestia San Luca, dove ci sono i tendaggi e i tappeti della cappella. «C’è il fuoco!» grida la suora dell’infermeria. Mi alzo e vado vicino a suor Marie-Bernard: «Oh» mi dice, «è il diavolo che non è contento della nostra bella festa». Si chiuse in fretta il contatore, e non ci fu nessun incidente; attribuimmo il fatto alle preghiere di suor Marie-Bernard.


Suor Bernard Dalias:
Un giorno, dopo la processione del Sacro Cuore, la gente prendeva posto come poteva in cappella, e la signora di Falaiseau venne a trovarsi tra Bernadette e me. Mi disse guardando Bernadette: «Come sono contenta!». Bernadette sentì e mi sussurò: «Adesso gliela faccio». Passò tra il muro e il banco e scomparve in fondo alla cappella. La vecchia signora se ne accorse ed esclamò addolorata: «Oh! Oh!». Le risposi: «Avete parlato troppo».


LUGLIO
Suor Valentine Borot:
Stava seduta sul letto, in fondo alla stanza, vicino alla finestra, con l’aria sorridente e distesa. Il volto non era ancora smagrito a quest’epoca: era il luglio 1877, e non ricordo che apparisse oppressa. Quando ci vide entrare, disse a madre Nathalie: «Madre, indovino che mi conducete qui una postulante». E, siccome stavo indietro, per timidezza e rispetto, soggiunse: «Venite, signorina, che vi abbraccio». Mi avvicinai. Mi guardò a lungo prima di abbracciarmi… Mi chiese se ero malinconica. Le risposi ingenuamente che ero all’apice dei miei desideri. «Oh» mi disse, «io avevo una grande malinconia i primi tempi. Quando ricevevo una lettera da casa, aspettavo di essere sola per aprirla, perché mi sentivo incapace di leggerla senza piangere tutte le mie lacrime».


AGOSTO
Suor Alphonse Barat:
Una superiora condusse un giorno tre postulanti, tra cui la signorina Barat. Mentre arrivavano, Bernadette scendeva dal primo piano passando dalla porta vetrata. Fece il gesto di evitarle, ma, riconoscendo la superiora, si avvicinò, salutò gentilmente, abbracciò le tre giovani, e disse loro: «Signorine, non vi pentirete mai di esservi date al Signore».


Suor Jeanne Jardet:
Mi disse: «Sì, è vero, ho avuto tante grazie».

Veniva a trovarmi, cara piccina, solo per la sua bontà d’animo… Mentre mi curava, mi diceva una parola di compassione, come ad esempio questa, che ricordo bene: «Bisogna bene soffrire qualche cosa per il Signore, figlia mia. Lui ha sofferto tanto per noi». E mi diceva anche: «Nel cielo saremo felici, ma quaggiù…». Finiva la frase con un gesto che significava: «Non contate su questa vita».
Un giorno le manifestai il mio dispiacere di essere ammalata lontano dalla mamma. Allora, mostrandomi la Vergine sull’armadio, mi disse: « La vostra mamma, eccola là. È la mamma di tutti…».

SETTEMBRE
Suor Victoire Cassou:
Il vescovo di Rodez visitò la comunità. Passava fra le file di suore e faceva baciare l’anello. Voleva vedere suor Marie-Bernard, che lo intuì e si sottrasse. Le ero a fianco, e mi sussurrò: «Non vi inquietate, so quello che faccio». E subito sparì dietro una porticina. Le dico: «E i quaranta giorni di indulgenza?». Mi rispose: «Gesù mio, misericordia! Ecco, così sono trecento».


OTTOBRE
Suor Casimir Callery:
L’ultima raccomandazione che mi fece, quando lasciai il noviziato, fu di pregare per lei quando avrei avuto la notizia della sua morte: «Diranno: questa suor Marie-Bernard era una santina, e mi lasceranno abbrustolire in purgatorio».


Suor Marie-Joséphine Durin:
Davanti alla prima statua della Madonna di Lourdes arrivata in casa madre: «Sorella, somiglia alla Madonna?». Bernadette non risponde, ma due grosse lacrime le scendono dagli occhi. Giunge le mani e dice, guardando la statua: «Oh, mia buona Mamma, come vi hanno sfigurata!».


DICEMBRE
Suor Véronique Crillon:
Ci mostrò anche un crocifisso che le aveva mandato il Santo Padre. Lo baciò con grande pietà, dicendoci: «Qui attingo tutta la mia forza».


Suor Claire Bordes:
Mi ricordo che una vigilia di Natale, si preparava un piccolo presepio sul caminetto dell’infermeria. Quando fu pronto, suor Marie-Bernard prese Gesù Bambino e, posandolo, disse: «Dovevi avere un gran freddo, povero Bambinello, nella stalla di Betlemme!». E, rivolta verso di noi: «Dovevano essere senza cuore gli abitanti di Betlemme, se hanno rifiutato l’ospitalità a Gesù Bambino».


1878

Suor Claire Bordes:
Ho udito tante volte Bernadette dire nella sofferenza: «Mio Dio, quanto vi amo…».

In infermeria, quando qualche cosa ci costava o non stavamo bene, ci diceva: «Offritelo per i peccatori».

GENNAIO
Madre Ambroise Fenasse, che si trovava a Nevers per un capitolo generale, andò a trovare Bernadette, immobilizzata a letto per un tumore al ginocchio:
«Dunque siete sempre in infermeria?». «Sì» e con un grazioso sorriso «sempre in infermeria, sempre una buona a nulla. Ha fatto bene il Signore a non lasciarmi scegliere il tipo di vita. Non avrei certo scelto questa inattività cui mi trovo ridotta. Avrei tanto desiderato un lavoro…».

«I lunghi periodi di malattia che si succedono vi impongono molti sacrifici» le dissi. «Sì, perché, anche se sono così vicina alla cappella, sono da tanto tempo privata della messa; ma in compenso, assisto giorno e notte a quella che si celebra continuamente là». E dicendo queste parole, indicava, appuntata alla tenda con uno spillo, un’immagine che rappresentava l’offerta del sacrificio eucaristico al momento dell’Elevazione.
«Su un punto o l’altro del globo, si celebrano continuamente delle messe: mi unisco a queste messe, soprattutto durante le notti che certe volte trascorro insonni».
Questo fu detto con grande serietà, ma poi, riprendendo il suo tono allegro, soggiunse: «È il chierichetto che mi contraria, perché non suona mai il campanello». E, segnandolo con il dito sull’immagine: «Qualche volta avrei voglia di scuoterlo».

MAGGIO
Suor Julie Durand:
Avevo passato la notte al suo capezzale, all’inizio di maggio del 1878; l’ammalata mi fece aprire la finestra alla mattina presto. Alle cinque e mezzo, vidi arrivare madre Marie-Thérèse Vauzou, che le disse: «Imprudente! È proprio da voi una cosa simile! Ma perché avete fatto aprire? Per raffreddarvi ancora un po’ di più?». Io allora chiudo, quando sento mormorare: «Ehi, ehi, la madre non ha detto di chiudere. Mi ha soltanto rimproverato perché ho fatto aprire».


SETTEMBRE
Suor Victoire Cassou:
Le dicevo: «Pregate per coloro che non pregano, voi». Mi rispondeva: «Non ho altro da fare. Non sono buona a nulla. La mia sola arma è la preghiera. Non posso fare altro che pregare e soffrire».


Suor Marthe du Rais:
Suor Marie-Bernard ha pronunciato i voti perpetui, se ben ricordo, nel 1877 [in realtà nel 1878, ndr]. La sua gioia fu grande; era così felice, che avrebbe voluto morire quel giorno. «Mi credevo in cielo, mi disse; se fossi morta, ero sicura del fatto mio, perché i voti sono un secondo battesimo».


Suor Marcelline Lannessans:
Nel 1878 le dissi che andavo a Lourdes, e se voleva seguirmi. «No» mi rispose: «Mi guarderebbero come una bestia rara. E inoltre, abbandonerebbero la Madonna per seguire me. Pregate per me alla grotta. Io pregherò per voi, perché facciate buon viaggio».


Suor Stanislas Tourriol:
Mi raccomandai alle sue preghiere: «Sì, pregherò, disse; ma non in questo mondo. Ho ancora ben poco tempo da vivere, sono tanto ammalata».


OTTOBRE
L’abate Febvre, allora alunno di quarto anno al Seminario minore
di Pignelin, vicino a Nevers, vede Bernadette:
«Ragazzino» mi disse, «siete in seminario, volete farvi prete?». «Sì, sorella, se il Signore mi chiama». «Sì, sarai prete. Oh quanto è bello un sacerdote all’altare. Ma sai, un sacerdote all’altare è sempre Gesù Cristo in croce; e guardava il campanile della comunità
».


[SM=g1740738]

[Modificato da Caterina63 25/08/2012 00.14]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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19/10/2012 11.18
 
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[SM=g1740733] Se Bernadette “non ci ha ingannati”, Messori non ci ha delusi

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SE BERNADETTE ”NON CI HA

INGANNATI”

MESSORI NON CI HA DELUSI

 

di Claudia Cirami

 

Riguardo a Lourdes, un’agiografia spesso melensa ha fagocitato i dettagli più realistici, a volte crudi, per ridarci un’immagine ovattata di Bernadette e della sua storia. Con la complicità, per altro, del vecchio e famoso film con Jennifer Jones. Vittorio Messori ci presenta, invece, una storia differente nella sua ultima fatica: Bernadette non ci ha ingannati. Un’indagine storica sulla verità di Lourdes. Messori torna a quei mesi straordinari, ma anche a ciò che li precedette e che li seguì, per rileggere insieme ai lettori l’irrompere del soprannaturale. Tutto quello che sembra scontato e risaputo acquista improvvisamente nuova luce per il racconto di particolari di solito ignorati. Messori scrive questo libro per dirci che Bernadette, non è stata vittima di un inganno, né è stata ideatrice o complice di quella che ad alcuni appare una bufala colossale, miele per creduloni, esaltati e sciocchi, ma che, invece, è la storia vera del tempo in cui l’Immacolata scelse una grotta come sua dimora.

Un tipico souvenir proveniente da Lourdes. Tra volatili e rose, la verità storica è un lontano ricordo.

Guardo uno di quei souvenir stucchevoli che i pellegrini di tutto il mondo, prima o poi, portano in dono ad amici e parenti che li attendono a casa. E’ una piccola composizione in resina, dipinta con poco garbo, con i colori che escono fuori dai contorni. La Madre di Dio sovrasta Bernadette e non solo perché la ragazzina è in ginocchio; vicino ai suoi piedi, c’è un volatile bianco con le ali rosa, a metà tra una colomba e una papera, a cui sembra essere affidato il compito di rappresentare lo Spirito Santo o, forse, con più probabilità, quello di bucolizzare la scena; infine, tra l’Immacolata e la ragazzina, una pianta di rose, racchiusa in una sfera di vetro, è cosparsa da una pioggia di brillantini ogni volta che la composizione viene capovolta. Questa è Lourdes nell’immaginario collettivo. Poco importa che la giovane Soubirous dicesse a più riprese che la Signora era alta, o meglio bassa, come lei; che non ci fossero colombine e paperelle in quella grotta di cochons, maiali, a Massabielle; che non fiorisse nessun roseto, segno richiesto dal parroco per prendere sul serio la bella Signora… Un’agiografia spesso melensa ha fagocitato i dettagli più realistici, a volte crudi, per ridarci un’immagine ovattata di Bernadette e della sua storia. Con la complicità del famoso film con Jennifer Jones, che ci ha presentato una ragazzina – poi donna – docile e dallo sguardo mistico, che faceva trasparire un’intensa vita interiore: Bernadette doveva essere così e l’Oscar all’attrice divenne garanzia di verità per i cattolici.

LOURDES È UN’ALTRA STORIA. COME RACCONTA MESSORI 

Vittorio Messori ci presenta, invece, una storia differente di Bernadette e di Lourdes. Gentilmente, ha concesso a noi di Papalepapale la lettura in anteprima della sua ultima fatica: Bernadette non ci ha ingannati. Un’indagine storica sulla verità di Lourdes, edito dalla Mondadori e in uscita in questi giorni. Quella che emerge è una storia vera, senza fronzoli agiografici, in cui, tuttavia, l’evento di Grazia, che si verificò nel 1858, lungi dall’essere ridotto, si erge in tutta la sua potenza, bellezza, consolazione. Nel suo libro, Messori torna a quei mesi straordinari, ma anche a ciò che li precedette e che li seguì, per rileggere insieme ai lettori l’irrompere del soprannaturale, la visita del Cielo in una grotta.  Donandoci suggestive pennellate della Bernadette reale, ragazza dal carattere mite ma determinato, protagonista involontaria di una vicenda più grande di lei, alla quale, però, seppe tener testa senza sbandamenti di alcun tipo, grazie al pragmatismo e al buonumore di cui era dotata. Dal libro, però, emerge anche un’altra Lourdes, dove tutto quello che sembra scontato e risaputo acquista improvvisamente nuova luce per il racconto di particolari di solito ignorati, che riguardano persino “Aquerò” (Quella là, nel dialetto di Bernadette), la Madre di Dio, che ritrova la vivacità negata da molti racconti agiografici; dove i “cattivi” – secondo la lettura manichea del film hollywoodiano e dell’agiografia più semplicistica – non sono veramente tali ma fanno solo il loro dovere di tenaci difensori della Verità cattolica (gli uni) e dell’autorità del tempo (gli altri); dove, infine, i personaggi minori fuoriescono dall’ombra per incastonarsi perfettamente nel piano provvidenziale riguardante quei mesi.

BERNADETTE E LE IPOTESI CONTRARIE: PUÒ ESSERSI SBAGLIATA O AVER INGANNATO?

Emile Zolà: uno dei tanti che si opposero alla verità dI Lourdes.

A Messori, però, non interessa, semplicemente, togliere una certa patina zuccherosa dalla storia.  Tornando su Lourdes dopo i capitoli dedicati in Ipotesi su Maria, scrive questo libro per dirci che Bernadette, quella ragazzetta ignorante, su cui da subito si sono concentrati gli strali dei benpensanti proprio per il suo essere “un nulla” di fronte al mondo, non è stata vittima di un inganno, né ideatrice o complice di quello che ad alcuni appare una bufala colossale, miele per creduloni, esaltati e sciocchi, e che, invece, è un evento realmente verificatosi. Così, con rigore e logica stringenti, Messori si accosta alle ipotesi avverse a Lourdes, una dopo l’altra, dalle più sensate e insidiose, che hanno suscitato dubbi pure nella mente di qualche cattolico, alle più ingenue e patetiche, che strapperebbero un sorriso di compatimento se non fosse per il retto servizio alla Verità, che merita di prendere in giusta considerazione anche queste. Non vi anticipo i risultati ma, credetemi, leggere il libro fino in fondo è tempo speso bene.

SE LOURDES È VERA, LA CATHOLICA HA L’ “IMPRIMATUR” DEL CIELO

Il Santo Padre. La Chiesa Cattolica, di cui è guida, riceve, oggi come ieri, conferma dalle apparizioni a Lourdes.

A Massabielle non è avvenuta un’apparizione come tante altre. Se Lourdes è vera, le conseguenze sono straordinarie, come già notò Guitton. Perché, se quell’evento misterioso è saldamente ancorato alla realtà, la Catholica riceve improvvisamente la ratifica dal Cielo in quello che è più essenziale per essa, come ci spiega Messori. Se Lourdes è vera, aggiungo io, la Dominus Jesus non si sbaglia quando afferma che: “I fedeli sono tenuti a professare che esiste una continuità storica – radicata nella successione apostolica – tra la Chiesa fondata da Cristo e la Chiesa Cattolica”  e ha, dunque, ragione il Concilio Vaticano II quando dice che: “l’unica Chiesa di Cristo… sussiste nella Chiesa Cattolica, governata dal Successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui” (Lumen Gentium, n.8). Non lo dico contro i fratelli separati, ma per amore di quella Verità che ci vuole uniti (cfr. Gv. 17, 20-23) ma che deve essere accettata senza sconti e senza compromessi.

DA LEGGERE FINO IN FONDO. CON “QUALCOSA DI BIANCO” ACCANTO…

Messori. Non è uno storico d’accademia ma ci regala indagini serissime che mai nessuno è riuscito a smontare.

Potrei dire molto altro su questo libro ma preferisco rinviarvi alla sua lettura. Naturalmente, un’opera non si legge solo per i contenuti. La scrittura di Messori è intrigante e avvincente, fedele come  sempre alla regola aurea dell’autore, che poi dovrebbe essere quella di ogni scrittore: “semplificare – personalizzare – drammatizzare”. Arrivando fino in fondo, il desiderio è che il libro non finisca. L’autore sembra venirci incontro, accennando ad un seguito che porterà a termine se è volontà di Dio. Lo aspetto fiduciosa, avendo deposto ogni pregiudizio: non è vero che su Lourdes è già stato detto tutto, come pensavo inizialmente. Su quello che è accaduto in una grotta malfamata, in cui il Cielo si è degnato di prendere dimora, c’è ancora tanto da dire e da scrivere.

Se ne ricordi, Messori: il suo accenno ad un secondo volume ha il sapore di una promessa e una promessa fatta ai lettori è molto di più di un debito. “Qualcosa di bianco” – la cui presenza materna si intravede nelle pagini più emozionanti del libro – l’accompagnerà anche in questa seconda fatica.

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Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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ANCORA QUALCOSA DA DIRE…

Una lunga chiacchierata di PapalePapale con

Vittorio Messori

alla vigilia della pubblicazione del suo

“Bernadette non ci ha ingannati”

PARTE 1

Argomenti trattati in questa prima parte:

1. Registratori e “maniglie”

2. Quella Fatima così “complicata”. Che “attrae gli esoteristi”…

3. Le tre risate di Maria a Lourdes e la trimurti: Darwin-Renan-Marx

4. Lourdes ci dice non che Dio è cristiano, ma che è proprio cattolico

5. E la Mondadori prepara la tiratura più alta dell’anno

6. L’arcivescovo di Messori: Michele Pellegrino, il cardinale “rosso” di Torino. Che proibì Lourdes a preti e operai.

7. Quella devozione popolare così “repellente”. Quella Lourdes “fogna del mondo”

 

 

Io insisto molto su questo punto. La verità è che Lourdes al di fuori del cattolicesimo è incomprensibile. Chi indaga su Lourdes deve starci molto attento, perché, appunto, Lourdes mette in campo le verità fondamentali non (badi bene!) del cristianesimo, ma del CATTOLICESIMO!

 

intervista di

Antonio Margheriti Mastino

&

Claudia Cirami






[SM=g1740771]


SENZA AGGREDIRE LE TENEBRE…

UNA LAMPADA NELLA NOTTE

una lunga chiacchierata di PapalePapale con

 VITTORIO MESSORI

dopo la pubblicazione del suo “Bernadette non ci ha ingannati”

PARTE 2

Argomenti trattati in questa seconda parte:

1. Francesco non era animalista. Ma io sono gattolico militante

2. Io sono seguace della teologia del tortellino, spiritualista sarà lei!

3. L’acqua di Lourdes non ha guarito Bernadette

4. Io, Messori, non ho fatto carriera usando il nome di Gesù

5. Non avrei scelto Bernadette come amante. Ma Bernadette sgomenta

6. Senza avventarsi contro le tenebre, una lampada accesa nella notte

7. Ma Lourdes, La Salette, Lisieux, Ars, non hanno salvato la Francia. Ma forse la Francia ha salvato noi

 

Sentite, io mi sono sempre ispirato a quel motto bellissimo dei Padri della Chiesa che recitava: “Non avventarti contro le tenebre, provvedi piuttosto a mantenere accesa la tua piccola lampada”. Ma cosa volete che faccia! Qualcuno mi dice “ah ma tu dovresti metterti alla testa di qualche cosa”… ma figuriamoci! Io tengo acceso il mio lucignolo: mi dovrei avventare contro le tenebre? Cosa dovrei fare, andare a perdere tempo a discutere con un vice-parroco demagogo?

Intervista di

Antonio Margheriti Mastino

&

Claudia Cirami





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[SM=g1740733] L'11 febbraio rivivremo la Festa liturgica della Beata Vergine di Lourdes. Abbiamo già postato il video nel quale il Papa, Benedetto XVI parla di santa

Bernadetta poichè la sua festa coincide con il suo augusto genetliaco:
it.gloria.tv/?media=281795
e dalla quale egli ha sempre tratto materiale sicuro per la formazione della sua fede e devozione mariana.

In questo Anno della Fede vi proponiamo sull'argomento un ulteriore breve video, per riflettere su questa grande devozione, sui frutti, sulla speranza dei suoi pellegrinaggi della fede, sulla gioia che da questa promana.
www.gloria.tv/?media=388399


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  La via crucis di Bernadette (Prima parte)
Il 7 gennaio ricorrono 170 anni della nascita di Santa Bernadette Soubirous, la giovane donna a cui apparve la Madonna a Lourdes

Roma, 04 Gennaio 2014 (Zenit.org) Renzo Allegri

Il 7 gennaio del 1844, 170 anni fa, nasceva Bernadette Soubirous, la veggente di Lourdes. In genere, quando si parla di Bernadette, ci si sofferma alla meravigliosa esperienza da lei vissuta, e la si immagina come una creatura speciale, fuori dall’ordinario, fortunatissima, che ha vissuto la più grande storia che si possa immaginare: conoscere, parlare con la Madre di Dio e diventare “ponte”, “mezzo” di congiunzione tra il cielo e la terra.


Raramente ci si interroga sulla “reale” esistenza di questa giovane donna. Sulla “quotidianità” concreta del suo vivere. Una quotidianità che fu triste, anonima, misera, monotona, piena di sofferenze fisiche e morali, che l’evento delle apparizioni non ha mitigato ma che, per certi aspetti, ha reso ancor più difficile e amara.

Eppure, è proprio quella “quotidianità” la parte più importante della vita di Bernadette. E’ la vera testimonianza del suo amore, della sua fede, della sua santità. Il cristiano è un “seguace di Cristo”, cioè del figlio di Dio che, per la sua esperienza redentrice in questo mondo, (prova di un amore immenso) ha scelto il mistero della sofferenza e della morte atroce sulla croce. “Chi mi ama mi segua”, ha detto Gesù. “La prova più sicura dell’amore è il dolore”, insegnava padre Pio. Le apparizioni della Madonna a Bernadette sono state un dono del cielo; le sofferenze che Bernadette ha sopportato con fede sono state la prova del suo amore per Dio.

Nel 1858, quando la Vergine Maria, preoccupata per la sorte dei suoi figli, decise di portare al mondo un suo aiuto straordinario, posò gli occhi e la sua benevolenza su una ragazza umilissima, poverissima, la più umile e povera che poteva forse trovare. Ma che, nella sua umiltà e nella sua povertà custodiva il grande dono della fede vera e dell’amore concreto per Dio e per il prossimo. Apparentemente, Bernadette era una nullità, in realtà era una grande santa, l’innocenza personificata, così vicina a Dio da attrarre la predilezione dalla Vergine Santissima.

Era figlia di François Soubirous e Louise, due persone buone, generose, ma estremamente sfortunate. Si erano sposati il 9 gennaio 1843. Lui aveva 34 anni, lei 17. Un anno dopo, esattamen­te il 7 gennaio 1844, nasceva la loro primogenita cui venne dato il nome di Marie-Bernarde, ma poi sempre chiamata Bernadette.

François e Louise gestivano allora il mulino che era stato del padre di Louise. Una azienda im­portante e redditizia. Ma loro due non erano tagliati per gli affari. Erano troppo buoni. Non riuscivano a farsi pagare dai cre­ditori morosi. Louise trattava i clienti come familiari e, quando venivano per macinare il grano, offriva loro merendine e vino. In poco tempo sperperarono il loro patrimonio e si trovarono sul lastrico.

Nel 1852 dovettero andarsene dal mulino e cercare alloggio in città. La famiglia intanto era cre­sciuta. Louise aveva avuto altri cinque figli, tre dei quali erano morti. Bernadette era cagionevo­le di salute. Fin dai primi mesi di vita andava soggetta a raffreddori e bronchiti. Aveva sempre dolori di stomaco. Cresceva a stento. Nel 1855 rischiò di morire, colpita dal colera che in quegli anni stava decimando la Francia. Si salvò per miracolo, ma contrasse una forma d'a­sma che continuò a tor­mentarla per il resto della sua vita con crisi che spaventavano tutta la famiglia.

Alla fine del 1855, i Soubirous ricevettero una grossa eredità. Pensarono che la loro sfortuna fosse finita. François investì i soldi in un nuovo mulino e in un al­levamento di bestiame fuori Lourdes. Ma in poco tempo si mangiò tutto e ripiombò nella miseria. Tornò a vivere in città, deriso da tutti. Affittò due misere stanze e riprese a fare il bracciante. Ma era un periodo nero. La Francia era stata colpita dalla siccità e im­perversava una brutta carestia. François non trovava lavoro. Anche Louise era disoccupata. I loro figli non avevano da mangiare. Trascorsero giorni terribili. La famiglia era molto unita. Si volevano un gran bene anche nella miseria, ma la tristezza pesava come un macigno. François e Louise cercavano di annegare i dispiace­ri bevendo qualche bicchiere di vino. Si sparse la voce che erano ubriaconi e la diffidenza nei loro confronti crebbe, facendo dimi­nuire le possibilità di trovare la­voro.

In quella situazione, dovette darsi da fare anche Bernadette. Andava a lavorare anche se era ancora una bambina. E così non a­veva potuto frequentare la scuola e neppure il catechismo. Quel poco di religione che conosceva glielo aveva insegnato la madre. A 13 anni, Bernadette aveva trovato un posto in un'o­steria. Ma era trattata male. Le facevano fare tutti i lavori più u­mili, ed era sottoposta a continue insidie. Sentiva una grande no­stalgia di casa e, dopo mesi trascorsi nella desolazione e nel pianto, tornò in famiglia.

[La seconda parte verrà pubblicata domani, domenica 5 gennaio 2014]



 

Fraternamente CaterinaLD

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09/02/2014 19.34
 
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[SM=g1740733] Le parole di Bernadette

L'11 febbraio ricordiamo le Apparizioni di Lourdes. Dopo avervi donato questi video sull'argomento:
1. Benedetto XVI spiega Bernadette: www.gloria.tv/?media=281795
2. due racconti mariani, uno su Lourdes: www.gloria.tv/?media=326587
3. Lourdes, un messaggio perenne: www.gloria.tv/?media=388399

vi offriamo ora "le parole di Bernadette" una piccola raccolta che testimonia la fede granitica di Bernadette.
it.gloria.tv/?media=568090

Buona meditazione

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Vittorio Messori. L'iconografia dell'Immacolata Concezione, con molte sorprese


 


 



Oggi ricorre il dies natalis di Santa Bernadette Soubirous. Combinazione, proprio oggi ho scoperto alcune 'perle' che condivido subito con voi, che ci aiutano a ricordarla, a rivivere il senso dei messaggi che le sono stati affidati e a chiedere la sua intercessione.

 

Sul suo blog [qui] Vittorio Messori suddivide in due parti - che ho qui riunificato nonostante la lunghezza perché non mi piacciono i testi monchi - sulla scoperta di una splendida Iconografia della Immacolata Concezione alla luce del dogma- importante nella misura in cui ci aiuta a entrare nel mistero - antecedente alle apparizioni ma sorprendentemente fedele alle stesse. È lui stesso a darne spiegazione nella premessa, per cui non mi dilungo.


Vorrei fare, stavolta, un piccolo – ma forse non tanto…. – regalo ai lettori. Lettori che, tra l’altro, sanno come sia molto in ritardo – a causa di impegni imprevisti e di qualche guaio di salute – nel pubblicare il libro che completerà Bernadette non ci ha ingannati. Dopo l’inchiesta storica sulla piccola, unica testimone, vorrei presentare quanto ho scoperto in tanti anni di ricerca “attorno a quella grotta“ (come suonerà, credo, il titolo stesso) . Inutile che stia a ripetere perché proprio Lourdes. Ho ripetuto più volte che quanto offertoci lì non è solo qualche guarigione corporale – semplici segni della verità dell’evento – bensì una “maniglia“ , come l’ho chiamata, alla quale aggrapparci per confermarci nella fede quand’essa vacilla: in effetti, se Lourdes è vera, tutto nel Credo è vero.

Ora,  vorrei anticipare  una sorpresa  imprevista, un “dono“ come dicevo  e  che non mi attendevo, dopo tanti anni di investigazione, a conferma di quanto  sia denso il mistero attorno a quell’evento del 1858 . Vorrei anticiparlo, dico, perché non so se e quando mi sarà dato di pubblicare il nuovo  libro, ma anche perché è istintivo  il desiderio  di comunicare subito una bella    scoperta ai fratelli nella fede.

Ecco i fatti: nel 1856, dunque due anni prima delle apparizioni, usciva in Belgio un piccolo libro (circa 120 pagine) dal titolo: Iconographie de l’Immaculé Conception. Il sottotitolo: La meilleur manière de représenter ce mystère. L’autore era monsignor Jean Baptiste Malou , vescovo dell’illustre città belga di Bruges. Malou non era soltanto un pastore ma pure  un illustre studioso, docente di teologia nella università di Lovanio e autore, tra l’altro, di un’opera  monumentale sulla storia, nei secoli, della devozione all’Immacolata Concezione. Un’opera che confermava, con  il  rigore dello specialista, la decisione di Pio IX di proclamare il dogma del 1854. Era dunque lo studioso  più adatto per scrivere il libro che dicevamo : capitava spesso, infatti,  che gli artisti fossero chiamati ad eseguire quadri, sculture, affreschi, mosaici in onore della Immacolata. Ma come rappresentarla ? Quel mistero è inaccessibile per definizione  e,  così,  il risultato era una serie di opere piene di errori teologici , in qualche caso addirittura ridicoli . Anche molto prima del dogma , gli artisti avevano prodotto delle “Immacolate“  ma pure le più celebri, come quella del Murillo , erano inaccettabili sul piano teologico.  Rischiavano, così, non di favorire  ma di ingannare la fede di chi le contemplava. Ecco allora  mons. Malou all’opera : basandosi ovviamente sulla sua sterminata  conoscenza del tema , redigeva  una sorta di “ manuale “ perché pittori e scultori inserissero  la loro ispirazione artistica nelle coordinate della fede.

Su questa brochure dimenticata  avevo trovato  solo  qualche cenno dato dal  gesuita padre Joseph Marie Cros, il maggiore storico di Lourdes del XIX secolo,  un investigatore appassionato e competente.  I risultati del suo lavoro furono consegnati a una grande opera in tre volumi che ancora oggi è preziosa ma che , per vari motivi, uscì soltanto postuma. Prima di quel magnum opus,   Cros pubblicò un volume, Notre Dame de Lourdes,  sottotitolo Récits et Mystéres. Un volume uscito nel 1901 , con una scarsa  circolazione e che, in effetti, mi è stato difficile rintracciare  . Qui, poche pagine su oltre 600 sono dedicate all’operetta di mons. Malou a quella suaIconographie de l’Immaculé Conception, a quel suo vademecum di scarsa circolazione e limitata al  Belgio: la ricerca, dunque, è stata ancor più difficile ma ne è valsa, davvero, la pena. Questo testo, in effetti, è impressionante: il vescovo di Bruges ha firmato e datato la prefazione al 25 febbraio 1856, dunque a due anni esatti dalla nona apparizione, quella durante la quale Bernadette scoprì la fonte, su indicazione  di Aquerò che ancora non aveva detto il suo nome. Insomma, solo 24 mesi dopo l’Immacolata si mostrava a Lourdes e la sua figura, i suoi abiti, i suoi gesti, la sua età, l’espressione del suo volto – tutto insomma-  era in accordo a “come avrebbe dovuto essere“ se avesse deciso di mostrarsi agli  uomini. Mons. Malou non fu un profeta, nel senso di chi vede   l’avvenire : fu,  semplicemente,  un teologo che applicò  la dottrina  e la Tradizione cattolica  al dogma appena proclamato ad uso di   coloro che avessero voluto rappresentarlo visivamente.  Ciò  che  è ancor più straordinario è che Maria, mostrandosi come Immacolata Concezione, rispettò quel “ modello “ e – trascurando l’aspetto che le avevano dato artisti anche tra i più grandi – si adeguò a quanto gli esperti  in queste cose si aspettavano  da lei. C’è qui , tra l’altro, la conferma della completa  “ cattolicità “  di Lourdes dove l’Apparsa rispetta il calendario liturgico della Chiesa  ma rispetta anche la teologia che ha portato alla proclamazione del dogma. Inutile dire che c’è pure una  conferma che sembra definitiva  della verità di quanto testimoniatoci da Bernadette che  nella sua breve vita, non aveva visto che le immagini mariane della sua chiesa parrocchiale e di quella di Bartrès, dove era stata come pastorella. E quelle immagini erano del tutto diverse da quanto ci raccontò di avere visto alla Grotta. Diversa anche, come spiegheremo, dalla Vergine come è rappresentata nella Medaglia Miracolosa che la veggente aveva al collo, appesa a uno spago: unico “lusso” sotto ai suoi  miseri stracci.
 
Vediamo, allora, nel dettaglio, le indicazioni di mons. Jean Baptiste Malou.
 
Primo punto: l’Immacolata va rappresentata in piedi (come a Lourdes) e non seduta su qualche trono o sedia dorata,  come fanno molti  artisti. La liturgia della Chiesa la compara all’aurora che colora il cielo all’orizzonte e annuncia il sorgere del Sole-Cristo che da lei prenderà vita. Dunque , va rappresentata come all’inizio del cammino verso la redenzione,
 
Secondo punto:  molti artisti, tra i quali il Murillo , hanno immaginato l’Immacolata come sospesa su una nuvola nel cielo: intendevano , così, significare , che la Grazia che l’aveva avvolta sin dal concepimento la elevava al disopra della terra.  Invece, i    piedi della Vergine devono toccare il terreno  per significare che il miracolo della Grazia si è operato nel mondo e per il mondo, attraverso una concezione apparentemente umana . In  effetti, a Lourdes l’Apparsa tocca il suolo , la solida roccia della grotta.  Dodici anni prima , nel 1846, c’era stata l’apparizione a  La Salette e i due piccoli veggenti avevano descritto la Signora apparsa  tra i pascoli delle Alpi   di Grenoble  come sospesa nell’aria  a qualche spanna dalla terra  In quella occasione, visto ciò che la Madonna lì si proponeva ,  ciò poteva essere giustificato,   ma sarebbe un grave errore attribuire una simile “sospensione“ alla Immacolata.  Così ammonisce il teologo .
 
Terzo punto. Trascriviamo le parole  di mons. Malou:  << Si è preteso da parte di molti cattolici – oltre che dagli iconografi delle  Chiese ortodosse – che la Santa Vergine non deve essere mai rappresentata senza avere in braccio il bambino Gesù. Crediamo invece  che, nel caso della Immacolata, la Madre debba apparire senza il Figlio. In effetti, il mistero  ineffabile della Concezione Immacolata è stato operato da Dio prima che la nascita del Cristo fosse annunciata . La successione dei tempi che il Cielo stesso ha deliberato deve essere rispettata >>. Qualcuno, a Lourdes – preti, soprattutto – guardò con sospetto Bernadette perché descriveva una Maria “da   sola “. E invece , proprio così doveva essere.
 
Quarto punto: le mani. Qui, più che mai, constatiamo l’impressionante coerenza tra ciò che Bernadette ci ha detto e ciò che , due anni prima, consigliava l’esperto della Immacolata. Esperto   che osserva come non sembri opportuna l’immagine della Medaglia Miracolosa (e di tanti dipinti e statue) con Maria Immacolata che stende le mani aperte, dalle quali escono dei raggi   di sole, a significare le grazie sparse sulla terra. In effetti, come pochi sanno, se  la Chiesa ha canonizzato Catherine Labouré, la veggente di rue du Bac, e ha confermato la verità delle apparizioni, la Congregazione dei Riti, pur esortando a portare con fiducia la celebre Medaglia, si è rifiutata di garantire ufficialmente l’immagine che vi è riportata. Anche perché sembra certo che la santa veggente  preferisse non la Vergine con le braccia distese e i raggi che fuoriuscivano ma quella con in mano un globo simboleggiante la Terra. A Lourdes, Maria aveva  abitualmente le mani giunte a livello del petto , con il rosario appeso all’avambraccio destro : quando lo sgranava lo faceva con le dita incrociate, tenendolo tra le mani che restavano unite sotto il mento. Era, cioè, quasi sempre nella posizione indicata da mons. Malou.  Sappiamo con certezza che due sole volte, e per pochi istanti, aprì  le braccia, spalancandole in segno di accoglienza : fu nella prima apparizione per invitare Bernadette, spaventata, ad avvicinarsi e il 25 marzo, nel largo gesto che compì prima delle parole fatali : << Io sono l’Immacolata Concezione >>.
 
Ma perché sarebbero opportune le mani giunte e non le braccia aperte ? Perché, spiega mons. Malou, presentandosi a Lourdes con quel nome, la Vergine vuole ricordare anche con il gesto non tanto le infinite grazie che spande nel mondo (e che i fedeli, grati, ben conoscono) quanto la Grazia dell’esenzione dal peccato che, gratuitamente, le era stata concessa. È a se stessa, non a noi che in questo caso vuole rinviare. Bernadette conosceva , lo dicevamo , la Medaglia Miracolosa, eppure non si ispirò a quella : un altro, rilevante motivo per credere alla sua veridicità.
 
Quinto punto: gli occhi. Risentiamo il nostro vescovo: << Gli artisti potranno rappresentare gli occhi della Immacolata o modestamente abbassati verso la terra oppure elevati verso il Cielo>>. Quanto a quest’ultima posa , il guardare in alto, sappiamo che fu assunta in quel 25 marzo che sappiamo e anche in molte altre occasioni . Era tra gli atteggiamenti abituali , sotto la Grotta. Quanto agli occhi abbassati : è curioso ma l’Apparsa era obbligata a farlo, visto che parlava con la piccola Bernadette a quattro metro sotto la nicchia dove stava. Dall’alto ci sono state date le parole – ben poche che Bernadette ci ha riferito. Quando l’Apparsa scendeva sul suolo e guardava negli occhi Bernadette (“Parlava a me come una persona parla ad un’altra persona“) era per colloqui amichevoli ed intimi, dei quali la veggente non ha voluto riferirci nulla.
 
Sesto punto:  l’abito. Malou :  <<Gli abiti della Vergine Immacolata siano tali da darle  un aspetto  di grande modestia e di perfetta semplicità . L’artista la vesta in modo tale  che gli abiti non catturino l’occhio di chi guarda : l’attenzione deve posarsi sul volto e sulla figura ,  che respirano  una pietà tutta celeste e impongono  il rispetto più profondo>>. Di questa semplicità , senza nulla di superfluo o di  eccentrico , ci darà testimonianza Bernadette : e non era affatto scontato che così la descrivesse. A La Salette , ad esempio, , i due veggenti ne  descriveranno l’aspetto in questo modo: << Bella, imponente, regale , tanto risplendente  da abbagliare gli occhi. Un abito bianco  con un grembiule d’oro che la cinge sul davanti, mentre uno scialle avvolge le spalle, incrocia sul petto e si annoda dietro la vita. In testa  una cuffia posta sopra un diadema di rose di ogni colore che mandano raggi di luce. Intorno al collo una catenina d’oro trattiene sul petto  uno splendidissimo Cristo , posto  tra  un martello e delle tenaglie .  Ornano lo scialle sull’orlo esterno un gallone pesante come una catena, e un secondo giro di rose. Scarpini bianchi con fibbie d’oro  e i piedi circondati da un altro giro di rose rosse e bianche . Qua e là, sul corpo, scintillano diamanti >>. Siamo , dunque , agli antipodi di ciò che il vescovo di Bruges giudicava necessario per l’Immacolata : e proprio la semplicità dell’abito di Aquerò sarà ciò che descriverà Bernadette , ancora una volta senza nulla sbagliare , limitandosi a descrivere  Colei che vedeva davanti a se
 
Settimo punto: il capo.  Malou : <<Considero il velo sulla testa  e che scenda dalle spalle lungo la schiena  come un attributo essenziale della Santa Vergine Immacolata , come segno di   modestia , di  verginità, di purezza >> . Puntualmente , a Lourdes,  è confermato quanto due anni prima era stato descritto come necessario : invece, non solo a La Salette ma in molte altre apparizioni , pur approvate dalla Chiesa, il velo è sostituito da altri copricapi , talvolta di forma inusuale,  pittoresca . Ma in questo non c’è motivo per vedere  contraddizioni: come dicevamo,  ogni apparizione sembra adeguata, nell’aspetto esterno  della Madonna, al  motivo di quella specifica  venuta tra noi. Il caso della Immacolata è in questa linea di congruità: e Bernadette – l’analfabeta  che neppure  aveva fatto il catechismo  ed era incapace di inventare alcunché –  ci ha descritto solo  ciò che ha visto e che corrispondeva proprio a ciò che doveva essere .
 
Ottavo punto: i capelli. Molti artisti ce li hanno dipinti o scolpiti come sciolti e lunghi. L’esempio più famoso è quello della peraltro splendida  tela del Murillo  cui già abbiamo accennato e che ricordiamo perché è stata modello per altre,  innumerevoli opere  d’arte . << Di nuovo un errore! >>, rimarca severo il vescovo di Bruges : << Nel rappresentare l’Immacolata è opportuno  che  la capigliatura sia   coperta in gran parte dal velo >>.Esattamente  come fu,  al solito, a Massabielle . Alla piccola veggente  fu chiesto più volte di che colore fossero i capelli di Aquerò. << Non lo so >> fu la risposta costante << Erano coperti dal velo, tranne pochi che uscivano , ma non si distinguevano>> . Interessante notare che nel suo libro “ demitizzatore“ Emile  Zola fa dire a Bernadette che, malgrado il velo, si scorgeva  che i capelli erano biondi. Anche questo rappresentante del verismo positivista cede al gusto romantico di una Maria bionda , come se quel colore fosse possibile in  Palestina , dove ogni donna ha la sua foggia di capelli , ma ciascuna con  una diversa sfumatura di nero. Interessante, dicevo, la falsa notizia di Zola  perché anche in questi dettagli si constata come le parole della figlia dei Soubirous  siano sempre lontane da ogni sospetto di invenzione : una Madonna bionda non sembra più, come dire,  nobile di una bruna ? Le fate non hanno i capelli color dell’or ?  Così è nella favole,  ma l’evento di Lourdes è una realtà, non una fiaba.
 
Nono punto: l’Immacolata dovrebbe portare una corona ? Decisa, come al solito, la risposta di monsignor Marou: << Non credo proprio ! Alcuni lo hanno sostenuto, ma io penso che sia  necessario  rappresentarla senza corona e anche senza quello scettro che qualche artista le mette in mano. Maria è incoronata  dal Figlio  come Regina del Cielo soltanto dopo l’Assunzione. Non si può cero darle i segni della regalità sin dal momento del concepimento! >> Ma replicano alcuni : << D’accordo , niente corona regale ma almeno quella verginale , di rose e di gigli bianchi>> . Il nostro teologo  non approva neppure questa : << Nient’affatto, la verginità è gia simbolizzata dal velo candido  che copre il capo !>> . Come , tutti lo sappiamo, fu a Massabielle.
 
Decimo punto: i colori. Impressionante più che mai la coincidenza tra quanto pensato a Bruges e quanto visto 24 mesi dopo sotto i Pirenei. Come poteva sapere, Bernadette che, all’inizio del Cinquecento, Giulio II era stato richiesto di stabilire l’abito di una nuova congregazione femminile sorta sotto il nome di “Figlie dell’Immacolata Concezione” e che quel papa aveva stabilito che vestissero di bianco e di azzurro con, addirittura, il divieto esplicito di ogni altro colore ? La piccola veggente di certo non aveva mai scorto alcuna religiosa abbigliata con quelle tinte né alcuna statua tra le pochissime da lei viste a Lourdes e Bartès, le aveva.
 
Vediamo le parole di Giulio II : << Che l’abito e lo scapolare delle religiose della Immacolata Concezione siano di color bianco per attestare la purezza verginale dell’anima e del corpo della beata Vergine Maria e che il loro mantello sia del colore blu del Cielo, per attestare che la sua anima è tutta celeste , tutta degna del paradiso  dal primo istante della sua creazione>>. L’apparizione vista da Bernadette era di un tale biancore che quando , l’11 febbraio, la sorella Jeanne le chiese che cosa avesse visto rispose semplicemente: << Ho visto del bianco ! >> . Su questo ben si staccava l’azzurro della grande fascia attorno alla vita : questa la sola discrepanza con quanto stabilito dal papa, che voleva  il color cielo sul  mantello. Ma l’Apparsa , forse per   maggiore semplicità  ,  non lo portava, ed ecco l’obbligatorio azzurro apparire sulla fascia che stringe ai fianchi a tunica. Importante quanto concede, mons. Malou:  << Per completare la simbologia del bianco e dell’azzurro, si potrebbe aggiungere qua e là qualche fiore d’oro  per ricordare l’abbondanza dei doni celesti di cui quella Donna è stata colmata >>. Ecco allora , a Lourdes,  il grande rosario che l’Immacolata teneva tra le mani giunte e nel quale i grani erano legati da una catena che la veggente disse << di un giallo lucente, come l’oro >>. Dello stesso oro erano le rose sui piedi. Delle quali parleremo subito qui sotto.
 
Undicesimo punto.. Le rose che Maria aveva su di sé stavano sui piedi. E giusto di questi , i piedi, prima ancora che dei fiori, sarà bene parlare. Già abbiamo visto come , stando a Malou, quelli della Immacolata dovevano poggiare sul terreno. Cosa che avviene a Lourdes ma che non si riscontra nella maggioranza degli artisti, per i quali la Vergine è sostenuta da nuvole o è, semplicemente, librata in aria. Aggiunge il teologo che sarebbe bene che i piedi si vedano e che non siano completamente coperti dalle pieghe dell’abito. E così è a Massabielle. Ma osserva ancora il nostro esperto : << La maggior parte delle immagini rappresentano l’Immacolata con i piedi scoperti e nudi. Questo, per noi, è mancare alle convenienze. Dunque , crediamo che dei sandali all’antica siano opportuni >>. A Lourdes i piedi non sono interamente scoperti alla vista, ma rivestiti per la maggior parte dalle rose. Perché, però, non hanno quei sandali che Malou suggerisce?
 
La spiegazione, che ci sembra coerente , viene da un altro iconografo dell’epoca, don Pierre Corbin che ricorda che nell’aspetto della Vergine così come appare a Bernadette, << tutto è simbolico e, in questo caso, la mancanza di calzature indica che l’Immacolata non ha ancora fatto dei passi su quella terra su cui poggia, ma che è segnata dal peccato che Ella sola non condivide>> . Al contempo, nota sempre Corbin , << è non solo poetico ma anche conveniente che la nudità simbolica dei piedi sia in gran parte dissimulata dal fiore mariano per eccellenza : la rosa >>. Tra l’altro: Bernadette ha testimoniato che quei piedi non poggiavano sulla nuda roccia ma su uno spesso strato di mousse , di muschio, che formava come un tappeto degno della futura Regina del Cielo. Qui pure, dunque, tutto rimanda al simbolo, in questo caso duplice, come vedremo, perché quel verde del muschio è attraversato da nere radici.
 
In effetti, c’è anche un altro particolare non irrilevante eppure , da quel che vediamo, ignorato. Alludiamo al fatto del serpente, quello che, stando alle primissime pagine della Scrittura, tenta e vince Adamo ed Eva, la prima coppia umana posta dal Creatore nel paradiso terrestre . Dopo l’annuncio del castigo, Dio promette una redenzione e dice al rettile : <<Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la sua stirpe e la tua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno >> ( Gen 3, 15) . Tutta la Tradizione, unanime, vede in quella “donna “ la prefigurazione di Maria, colei che vincerà il simbolo sesso del peccato, essendone stata redenta nel momento stesso della sua concezione. Abbiamo visto poco fa come, per monsignor Malou , sia bene che i piedi della Immacolata non siano completamente coperti dalla tunica: deve restare scoperto almeno il destro, precisa. E perché? Perché, spiega, con quello sarà schiacciato il capo del serpente . E proprio così è l’Immacolata nella grotta: il piede destro è il più visibile, è quello proteso in avanti .
 
Ma il serpente? Dov’è quel rettile repellente? Ebbene: tra i molti che il padre Cros potè intervistare nella sua inchiesta -erano ancora vivi – c’era le porcher, il porcaro del Comune che ogni giorno aveva portato nella grotta il branco di maiali affidatogli (dietro piccolo compenso) dai privati; e c’era la guardia campestre che vigilava la foresta, di proprietà municipale, alla pari della caverna che, non avendo valore, non aveva un padrone. Entrambi, quei vecchi ricordarono che a Massabielle erano numerosi “les serpents “, come li chiamavano, le lunghe bisce d’acqua attratte dal torrente. Stando al porcher, non erano rare neanche le pericolose vipere e raccontava come talvolta i maiali ingaggiassero una lotta con i rettili per ucciderli e mangiarli, a meno che non soccombessero essi, per il morso velenoso. Dunque, non è una metafora, è davvero sui “serpenti“ che l’Apparsa, nella sua nicchia, si elevava.
 
Se poi volessimo spingere ancor oltre il simbolismo, potremmo aggiungere la testimonianza di coloro che videro ancora intatto il roseto selvatico che scendeva proprio da quella nicchia. Roseto che scomparve interamente quando ancora duravano le apparizioni, perché la folla dei devoti strappo rami e rametti come preziosa reliquia . Era, dicono i testimoni, una pianta molto robusta e molto vecchia, come dimostravano le radici, talmente grosse che da una di queste uno scultore trasse addirittura una statuetta della Vergine. Radici nerastre che si allungavano, uscendo da fessure nella roccia, sino all’ogiva dell’apparizione e da lì si aprivano in una cascata di piccole rose bianche, quand’era stagione. È stato emozionante per me – come lo fu per il padre Cros che indagava – scoprire la testimonianza di un pescatore, uno tra i pochi che frequentasse il posto e che diceva (ignaro delle misteriose risonanze di ciò che ricordava) che quelle grosse, nere, rugose radici che solcavano il tappeto di muschio << sembravano dei brutti serpenti>>. Serpenti, reali e vivi, sotto la nicchia ma anche serpenti simbolici sullo sperone roccioso della nicchia. Quid magis?, che cosa si vuole di più? direbbe un antico,
 
Dodicesimo punto.Veniamo ora, esplicitamente, alle due rose d’oro e, ancora una volta, citiamo il “profetico“ specialista (in realtà solo un uomo di cultura teologica e di senso religioso): << Se si considera la rosa come il simbolo di Maria, adornata alla sua concezione dalle bellezze che la rosa rappresenta; se la rosa deve ricordare che Maria, dopo il lungo inverno del peccato, annunciò al mondo la primavera della Redenzione ; ebbene, se si considera tuttoquesto, mi pare che gli artisti potranno lecitamente utilizzarla nelle loro rappresentazioni dell’Immacolata >>.
 
Viene in mente il detto famoso di quel dottore della Chiesa, quel grande cantore della Vergine che fu san Bernardo: << Eva fuit spina. Maria est rosa >> . Qui pure, è stupefacente, a Massabielle, il rispetto del simbolismo: l’Apparsa è ritta sopra un roseto selvatico dove i fiori (bianchi, come vuole la Tradizione mariana), alla loro stagione si alternano alle spine. Ed è , pure qui,davvero impressionante quanto scrive mons. Malou: <<Quando i primogeniti dell’umanità caddero nel peccato, Dio maledì la terra e dichiarò che, in punizione, essa avrebbe prodotto, senza la dura fatica del lavoro, solo rovi e spine. Dunque, rovi e spine sono un simbolo della caduta e della necessità di una redenzione da parte del Cielo stesso>>. Ne conclude il nostro vescovo: << Segnalo dunque agli artisti che una rosa o un giglio in mezzo alle spine sarebbe un simbolo semplice e chiaro della Immacolata Concezione, del suo significato, della sua necessità >> Straordinario, davvero, pensando a quanto sarebbe successo due anni dopo, a quale luogo sarebbe stato scelto per l’apparizione per la Donna venuta dal Cielo con due rose sui piedi sopra un groviglio di soli rovi, non essendo il tempo per i fiori.
 
Interessante anche che mons. Malou approvi, anzi consigli, le rose nelle immagini artistiche dell’ Immacolata, ma raccomandi di non porle tra le mani che devono essere lasciate sciolte, per essere giunte l’una contro l’altra, nell’atteggiamento della preghiera . E in effetti, a Massabbielle le mani sono libere: non ci sono rose ma c’è, guarda caso, un rosario (nomen, omen …) il quale, però, non ingombra le mani, perché dalla Signora è tenuto appeso al braccio destro. Bernadette ha testimoniato che anche durante la recitazione le mani restavano giunte, poiché la Vergine portava la corona all’altezza del petto e faceva scorrere i grani tra le dita strette l’una contro l’altra.
 
Il rosario, dicevamo, non era tra le molte cose raccomandate dal vescovo di Bruges agli artisti e non lo era per motivi “pratici“: perché non impegnasse le mani. Ma anche per una ragione , come dire?, teologica : come pensare che la Madonna reciti cinquanta volte un’Ave Maria , rivolgendosi dunque a se stessa? Pertanto gli artisti si astengano dal rappresentarla con questo strumento di preghiera!
 
Ma il nostro eccellente autore non aveva pensato a ciò che in effetti successe, quando l’Immacolata si presentò non come quadro o statua, ma come persona eternamente viva.
 
Avvenne infatti quel che Bernadette ci ha più volte testimoniato: la Signora si limitava a far passare in silenzio i grani fra le dita, senza muovere le labbra, mentre Bernadette recitava l’orazione in ginocchio davanti a lei . Muoveva le labbra e recitava ad alta voce solo il Gloria , alla fine di ogni decina. Quella preghiera non era rivolta a lei, bensì alla Trinità…..
 
Ma, al di là delle indicazioni del vescovo di Bruges sul “come“ l’Immacolata doveva essere rappresentata , era davvero congruo –poteva essere ammissibile – un rosario nella nicchia di Massabielle ? L’abbé Corbin, l’iconografo che già citammo, ha scritto cose convincenti al riguardo: << Nessuna preghiera si accorda meglio al mistero della Immacolata Concezione. Con l’angelo, salutiamo Maria piena di grazia sin dal primo istante della sua creazione perché il Messia dove risiedere nel suo corpo e, dunque, ella era benedetta tra tutte le donne. L’incarnazione del Verbo fu l’unica ragion d’essere della Concezione Immacolata: ecco perché è un 25 di marzo, festa della Annunciazione, che dice finalmente il suo nome a Bernadette. Era, questo, il nome che aveva, nel segreto di Dio, prima di nascere e di chiamarsi Maria >>.
 
Il rosario dell’Apparsa aveva grossi grani, bianchi come l’avorio, legati tra loro da una catenella di <<giallo che luccicava >>, dunque di quell ‘oro di cui erano le due rose sui piedi . Ma da ogni rosario pende obbligatoriamente una croce . Dunque, doveva pendere anche da quello che la Vergine sgranava. Interrogata su questo, Bernadette confermò ancora una volta la veridicità della sua testimonianza : << Non lo so, non ci ho fatto caso, ero troppo presa a guardare la bellezza e la dolcezza del volto della Signorina >>. Conferma di verità , dicevo: quella piccola riferisce solo ciò che ha visto e che ricorda , nulla aggiunge se non è sicura. Quanto a noi, possiamo darlo per certo: quella croce c’era e di dimensioni adeguate alla grossezza della corona. Dunque , il rosario porta nel quadro dell’apparizione anche il segno stesso della fede, la croce del Figlio di colei che si mostra al mondo.
 
Tredicesimo punto. Qui incontriamo una delle tessere più straordinarie del mosaico disegnatoci da mons. Malou grazie alla sua cultura teologica ma anche grazie al suo sensus fidei. Scrive il nostro autore: << Volendo rappresentare Maria, perché non farlo nella sua prima giovinezza, attorno ai 14 anni, all’epoca cioè che precedette di poco l’annunciazione della nascita, attraverso di lei, del Salvatore? In questo modo, la giovinezza del corpo diventa simbolo della freschezza e della bellezza dell’anima >>.
 
Ecco l’immediato commento dello studioso di Lourdes, il padre Cros : <<Sin dalle prime apparizioni, Bernadette insisteva: “È una piccola damigella, (un petito damizelo , in dialetto), è alta come me, non di più ed è giovane come me“. Interrogata come fosse la sua voce, disse : << È dolce ed è molto fine, non come quella di una donna ma come quella di una bambina >>. Alla vista della statua scolpita dall’artista che credeva di avere interpretato ciò che lei diceva, la veggente esclamò subito, con un moto di ripulsa: “Non è Lei, non è abbastanza piccola e giovane! “ >>.
 
Straordinaria, davvero, anche perché del tutto controcorrente, per i tempi, l’intuizione di mons. Malou di una Immacolata giovanissima: tutti a Lourdes, a cominciare dal clero, giudicarono inattendibile il racconto di quella quattordicenne che dimostrava ancor meno dei suoi pochi anni e che pretendeva che la Regina del Cielo, che la Gran Madre del Cristo, si presentasse con il suo aspetto. Almeno quanto ad età, ad altezza, a voce. Non fu presa sul serio, come sappiamo, neanche dallo scultore, convinto di avere il dovere di non ascoltare la veggente e proprio per rispetto alla Vergine che non poteva essere alta 1,42 centimetri come Bernadette e con quel musetto grazioso, ma da ragazzina immatura. Così, la statua in marmo di Carrara, di fronte alla quale ha già pregato oltre un mezzo miliardo di pellegrini, fu scolpita con un’altezza di un metro e 76 e con un volto non da bambina ma da donna, almeno ventenne. Anche i prelati che interrogarono la veggente per l’inchiesta insistettero perché la “inquisita“ non si ostinasse con la piccolezza e l’estrema giovinezza dell’Apparsa, che quei sacerdoti non potevano immaginare se non come una imponente matrona. Essi pure pensavano, un po’ scandalizzati, a una immagine inopportuna , poco rispettosa . Il vescovo di Bruges, dunque, con le sue indicazioni agli artisti appare ancor più sorprendente , in quanto va contro le opinioni e le attese comuni. E lascia di stucco – se così possiamo dire- quando indica i 14 anni come ideale per una rappresentazione adeguata della Vergine Immacolata. Quando, cioè, previene Bernadette, indicando con esattezza l’età che la Madonna vorrà mostrare sotto quella grotta. Età che sarà la stessa della piccola portavoce che si è scelta.
 
Quattordicesimo punto. Mettiamo per ultimo questo punto che non è però tra i minori ma è , anzi, tra quelli più significativi . Qui si tratta di luce e di tenebre . Copiamo quanto dice Malou nei suoi consigli: << Bisogna che la luce avvolga Maria come una aureola . La luce , perché simbolo della purezza , dell’innocenza, della santità conviene perfettamente al soggetto >> Ma, si chiede il nostro autore, <<bisogna anche rappresentare le tenebre ? >> . Ecco la risposta : << Se il pittore può tratteggiare, nel suo quadro, il contrasto tra la luce che circonda la Vergine e le tenebre che coprono la terra, ebbene quel pittore aggiungerà alla immagine dell’Immacolata un elemento molto significativo >>. Continua Malou : <<Nel linguaggio ordinario ecclesiale si dice che le terre non cristiane sono ancora “ avvolte nelle tenebre “. Dunque , tra le beatissima Maria, preservata dal peccato, e gli altri esseri ,tutti infettati sin dall’origine, c’è una diversità che l’artista può indicare on il contrasto tra luce e tenebre >>- Impressionante , davvero , confrontare queste espressioni con quanto avverrà nel 1858. La grotta di Massabielle è rivolta in pieno nord , in essa dunque non penetra mai il sole e i suoi anfratti sono bui, soprattutto nelle giornate invernali di cielo coperto. Su questo scenario oscuro, ecco il contrasto. Bernadette ha testimoniato che , prima che la Vergine apparisse , una luce << dolce e forte come quella del sole ma non abbagliante >> illuminava la nicchia . L’Apparsa appariva circondata dal chiarore << come da un’aureola >>, giusto come consigliava mons. Malou. Il contrasto tra l’ogiva luminosa dell’apparizione e il buio della grotta era tale che , parole di Bernadette << quando l’apparizione finisce, la Signorina si allontana, la luce piano piano si spegne e io devo sfregarmi gli occhi per vedere di nuovo bene, come uno che in una bella giornata soleggiata entra in una camera buia >>. Nota, qui, René Laurentin , il grande lourdologue, come chiamano in Francia gli studiosi degli eventi del 1858 : << Senza, ovviamente, saperlo, Bernadette sembra echeggiare la visione dell’Apocalisse : “Apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole“ ( 12,1 ).
 
Non resta che concludere con la constatazione di Pierre Corbin, lo studioso di iconografia e di simbologia che più volte citammo: <<È un fatto oggettivo: una delle prove più forti che la Santissima Vergine Immacolata è davvero apparsa a Bernadette sta nella descrizione che ella ce ne ha dato. Dove sbagliarono grandi teologi, grandi artisti, grandi esperti non ha sbagliato un’analfabeta di 14 anni, semplicemente raccontandoci ciò che ha visto sotto quella Grotta >> .

 


Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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13/11/2017 14.37
 
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MIRACOLO A LOURDES: viene immerso nelle vasche di Lourdes e immediatamente l’arto perduto ricresce.

affetto da sarcoma viene immerso nelle vasche di Lourdes e immediatamente

E Gesù dice alla persona che ha salvato: ” Va’, la tua fede ti ha guarito “. Ed è proprio questa ai giorni nostri la testimonianza che che rende chiaro, molto chiaro il potere che ha su di noi la fede e l’umiltà nell accettare la volontà Divina. Questa è la testimonianza:

Tra i tanti MIRACOLATI a Lourdes c’è la storia di Vittorio Micheli: Ogni miracolo è di suo incredibile e bellissimo ma questo ha un qualcosa di veramente eccezionale in se, infatti Vittorio scopre di avere un cancro bruttissimo alla testa del femore e parte del bacino.

Vittorio Micheli nasce nella provincia di Trento il 6 febbraio del 1940 e anni dopo durante il servizio militare nel corpo degli alpini, viene ricoverato d’urgenza in quanto aveva dei dolori fortissimi all’ anca sinistra.

Nell’ ospedale militare di Verona si muovono con cautela i medici riscontrandio che quella fosse una malattia misteriosa ai loro occhi, infatti scoprirono che le ossa del bacino e del femore erano in decomposizione. La causa fu poco dopo nota e non era tanto misteriosa, era un sarcoma che stava distruggendo Vittorio ad una velocità altissima.

Nei giorni dal 24 maggio al 6 giugno 1963 andò in pellegrinaggio a Lourdes portando con se il certificato medico che in poche parole diceva che la struttura ossea Dell’anca sinistra di Vittorio era pressoché inesistente e non avrebbe mai potuto più usare la stessa gamba. Ma Vittorio quale uomo di fede che era non esitò nemmeno un attimo nel rivolgersi a Dio. Dopo alcuni eventi successi a Lourdes al ritorno il medico che aveva in cura Vittorio il dottor Cindolo, scrisse queste parole: «Io dichiaro in scienza e coscienza: ho accolto nel mio reparto l’alpino Vittorio Micheli, colpito da sarcoma all’osso sinistro del bacino e l’ho curato nel periodo tra il 1962 e il 1964 senza alcun trattamento antimicotico… .

Ma cosa era successo? Durante il pellegrinaggio Vittorio fu immerso nelle vasche Di Lourdes con tutto il gesso ed immediatamente avverti fame e benessere. Era completamente guarito, la sua struttura ossea stava crescendo di nuovo, quindi non è solo un Miracolo di guarigione dove viene eliminato il male, qui è stato ricostruito tutto ciò che il male aveva distrutto. E’ come se avesse perso una gamba e l’intervento Divino glie l’avesse fatta ricrescere.

Questo è il VIDEO DELLA TESTIMONIANZA:
www.youtube.com/watch?time_continue=327&v=h06AGbwQgUk





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