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IL ROSARIO E La storia di Takashi, Paolo (da battezzato) Nagai

Ultimo Aggiornamento: 14/09/2011 23.41
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La storia di Takashi, Paolo (da battezzato) Nagai http://base.mng.nias.ac.jp/k15/data/N1.gif

Takashi (永井隆 Nagai Takashi) Paolo  è stato un medico giapponese, specializzato in radiologia, che si è convertito  al cattolicesimo ed è un superstite del bombardamento atomico di Nagasaki. La sua successiva vita di preghiera e di servizio gli ha fatto ottenere il soprannome di "Santo di Urakami".

Takashi Nagai nasce il 3 febbraio 1908 a Matsue (il 2 febbraio secondo il calendario occidentale) dopo un parto difficile che mette la sua vita e quella di sua madre in pericolo. La sua famiglia comprende già dei medici. Suo padre, Noboru Nagai, conosceva la medicina occidentale; suo nonno paterno, Fumitaka Nagai, praticava la medicina tradizionale a base di erbe. Sua madre, Tsuna, era la discendente di una antica famiglia di samurai. In giapponese, Takashi significa "nobiltà."

Takashi Nagai è educato nella zona rurale di Mitoya, secondo gli insegnamenti di Confucio e della religione Scintoista. Nel 1920, effettua i suoi studi secondari ed è ospitato dai suoi cugini, non lontano da Matsue. La scienza occidentale ed uno spirito materialista dominano la sua crescita e ne viene forgiato dai suoi professori. Si impregna dell'ateismo ambientale, si nutre di freddo pacifismo.

Nell'aprile 1928, entra nell’Università di medicina di Nagasaki. Sono durante questi studi che intraprende il viaggio spirituale che lo conduce dallo scintoismo all'ateismo, per  poi approdare al cattolicesimo. L'università si trova a 500 metri della cattedrale ma la sua fede è ancora nell'uomo, nei valori patriottici, scientifici e culturali. Appartiene ad un gruppo di poeti ed alla squadra universitaria di pallacanestro (misura 1,71m).

Nel 1930, una lettera di suo padre gli annuncia la malattia di sua madre: vittima di un’emorragia cerebrale: è cosciente ma non parla più. Va allo suo capezzale. La madre lo riguarda intensamente negli occhi e muore poco dopo (29 marzo). Takashi ne resta sconvolto e comincia a credere nell'esistenza dell’anima; sua madre gli resterà presente per tutta la vita, portandolo ad approfondire la figura della Madre di Cristo specialmente nel momento in cui è ai piedi della Croce.

Uno dei suoi professori parla del filosofo e scientifico Blaise Pascal, citando questa frase estratta dai "Pensieri": "L'uomo è solamente un giunco, più debole della natura; ma è un giunco pensante." ne resta sorpreso, meraviglia e affascinato. Intraprende allora la lettura dei "Pensieri", riflette sulla vita umana e cambia progressivamente. Diventa più sensibile. Così, nel suo 3° anno di medicina, è sorpreso dall'atteggiamento rigido dei professori quando vanno al capezzale dei malati.

Nel 1931, leggendo sempre Blaise Pascal, comincia ad interrogarsi sulla vita dei cristiani e il senso della preghiera, soprattutto del loro modo di pregare e del culto all'Eucarestia.
Sempre leggendo Pascal rimase fulminato da un altro pensiero: “Non soltanto conosciamo Dio unicamente per mezzo di Gesù Cristo, ma conosciamo noi stessi unicamente per mezzo di Gesù Cristo…”.
La domanda su chi fosse Gesù rimase nel suo cuore fino all’incontro con una famiglia cattolica a cui, come era consuetudine tra gli studenti, nell’ultimo periodo della frequenza all’università, Takashi chiese ospitalità.
La famiglia Moriyama discendeva dal gruppo di quei primi cristiani giapponesi convertitesi nel XVI secolo in seguito all’incontro con san Francesco Saverio recatosi allora in missione in Giappone; era una famiglia semplice, dedita al lavoro nei campi e fervente nella fede. Takashi all’inizio non diede molta importanza al comportamento religioso della famiglia poiché era completamente preso dai suoi studi; infatti si laureò con il massimo dei voti ed ebbe molti riconoscimenti tanto che venne assunto come radiologo nel primo Istituto di radiologia dell’università di Nagasaki.

Si interessa così al cristianesimo, condividendo l'ospitalità con la famiglia Moriyama  nel quartiere di Urakami. Sadakichi Moriyama vive con la sua sposa. La loro figlia unica, Midori, fa la maestra in una città vicina. Takashi apprende da lei che la costruzione della cattedrale è stata finanziata dai poveri contadini e pescatori cristiani giapponesi, resta senza parole.

Nel 1932, conclude con profitto gli esami. Ma una malattia dell'orecchio  (segni di meningite) l'affliggono e lo rendeno parzialmente sordo. Non può praticare la medicina ma accetta di orientarsi nella ricerca in radiologia. Questa scienza comporta dei rischi legati alle radiazioni e ne è cosciente.

La sera del 24 dicembre, l'amica Midori Moriyama lo invita a partecipare alla Messa di mezzanotte. Nella cattedrale totalmente riempita, Takashi è sconvolto da queste persone in preghiera, i loro canti, la loro fede ed il sermone, il Rito che vede gli resterà per sempre impresso nel cuore, dirà: " Non è possibile descrivere il culto della fede cattolica, è necessario viverlo, andarci e in un profondo silenzio scoprire che sei nell'anticamera della felicità eterna".
 Qualcuno gli chiede cosa ha avvertito, racconterà: "ho sentito Qualcuno vicino a me che non conoscevo ancora."
La notte seguente, Midori è colpita da una crisi di appendicite acuta. Takashi fa una veloce diagnosi, avverte il chirurgo dell'ospedale e porta Midori nelle sue braccia, sotto la neve. L'operazione è riuscita; Midori è sana e salva e da quel momento, grata per la generosità del dottore, pregò incessantemente la Madonna per la conversione di Takashi dedicando per questo più di un Rosario al giorno.

Nel gennaio 1933, Takashi effettua il suo servizio militare. Prima di partire per la campagna del Manciukuò, effettua una formazione ad Hiroshima durante la quale un pacco gli è mandato: è Midori che gli offre dei guanti ed il Catechismo cattolico, sarà la sua lettura preferita durante la guerra. Durante questo periodo in Manciuria, Takashi si occupa dei feriti e del servizio sanitario. È molto scosso nella sua credenza nella cultura giapponese quando constata le atrocità e la brutalità dei militari giapponesi sulle popolazioni civili cinesi. Al suo ritorno, vuole approfondire le sue letture (catechismo cattolico, Bibbia, "Pensieri" di Blaise Pascal) ed incontra un presbitero, il padre Moriyama. Midori  continua a pregare per lui. Poi il suo avanzamento prende una piega decisiva quando riflette attentamente a questa parola di Blaise Pascal: «C'è abbastanza luce per quelli che desiderano di vedere solamente, ed abbastanza oscurità per quelli che hanno una disposizione contraria».

Decise poi di chiedere il Battesimo; il 9 giugno dell’anno 1934, a ventisei anni, ricevette il Santo Battesimo e prese il nome di Paolo, in ricordo di san Paolo Miki, il martire giapponese che morì crocifisso come Gesù il 5 febbraio 1597 proprio a Nagasaki.
Intanto l’affetto tra Paolo Takashi e Midori si era tramutato in un sentimento più importante ed essi  manifestarono il desiderio di sposarsi. Raggiunge infatti la comunità dei cattolici tra i quali approfondisce la vita del santo giapponese Paolo Miki che  l'ha molto segnato, e chiede a Midori di sposarlo e lei accetta. Nell' agosto 1934, un mercoledì, alle 7 della mattina, durante la prima messa abituale nella cattedrale di Urakami, il loro matrimonio è celebrato in presenza del presbitero e di due testimoni. Maria Midori Moriyama e Paolo Takashi Nagai impegnano la loro vita comune sulla strada dell'eternità. Midori intanto è presidentessa dell'associazione delle donne, cattoliche, del quartiere di Urakami. Takashi diventa membro della società San Vincenzo de' Paoli, scopre così il suo fondatore ed i suoi scritti (Federico Ozanam) e sul suo esempio visita i malati e i più poveri ai quali porta aiuto, conforto e sostegno alimentare. Dalla loro unione nascono quattro bambini: un maschio, Makoto (3 aprile 1935 – 4 aprile 2001), e tre femmine, Ikuko (7 luglio 1937 – 1939), Sasano che muore poco dopo la sua nascita, e Kayano (nata nel 1941). Takashi  intanto riceve il sacramento della confermazione nel dicembre 1934.
Midori frequentava assiduamente la Grotta di Lourdes presso il convento francescano di Nagasaki.

Dal 1931 al 1936, c'è il frate Massimiliano Kolbe che risiede in un sobborgo di Nagasaki dove fonda un monastero. Takashi l’incontra diverse volte ricevendo da lui una perfezione nella fede.
L'indomani della nascita della  figlia Ikuko, la guerra tra il Giappone e la Cina è dichiarata. Takashi è mobilitato come chirurgo al servizio della 5° divisione. Soffre dei rigori dell'inverno in Cina ma anche davanti allo sconforto di tutte le vittime di questa guerra (civili e militari, cinese e giapponese), occupandosi dei feriti riflette sulla necessità della giustizia ed alla pace. In 1939, una lettera gli comunica la morte di suo padre (4 febbraio) e di sua figlia Ikuko. Si chiude in un dolore profondo dove arriva a maturare la sofferenza del Crocefisso. Rimane in Cina fino al 1940. Al suo ritorno, si reca sulla tomba dei suoi genitori poi ritrova suo figlio sulla piattaforma della stazione di Nagasaki dove un amico lo ha accompagnato. E 'stato un po ' difficile da riconoscerlo: Makoto è cambiato! Poi riprende le sue ricerche ed i suoi corsi all'università.

Il Giappone avendo dichiarato guerra contro gli Stati Uniti d'America, l' 8 dicembre 1941, il professore Nagai è preso da uno scuro presagio: la sua città potrebbe essere distrutta durante questa guerra. Ottiene il suo dottorato nel 1944. Il 26 aprile 1945, un raid aereo su Nagasaki fa numerose vittime. L'ospedale è sopraffatto. Takashi spende i suoi giorni e le sue notti al servizio dei feriti, nel suo servizio di radiologia. Nel suo campo di lavoro e di ricerca, le norme di sicurezza erano ai limiti se non persino inesistenti, conducendo ad un tasso alzato di incidenti tra i ricercatori, legati all'esposizione delle radiazioni. E, di fatto, nel giugno 1945, apprende che una forma di leucemia lo ha colpito e che la sua speranza di vita è da due a tre anni. Questa malattia è probabilmente dovuta alle esposizioni ai raggi X subite all'epoca degli esami radiologici praticati con osservazione diretta, i film non sono più disponibili durante questo periodo di guerra.  Con il cuore afflitto Takashi trovò in Midori sostegno, forza e coraggio di vivere e lottare cristianamente. Lei gli disse: «“Prima di sposarci spesso dicevamo che la nostra vita l’avremmo spesa per la gloria di Dio: e la Gloria di Dio è la carità. Tu hai dato tutto per gli altri: con la tua vita hai seminato soltanto amore. Ti amo e ti amerò per questo”.».

La sera del 6 agosto 1945 si diffuse la notizia che una terribile e devastante bomba era stata sganciata su Hiroshima, ma ancora nessuno sapeva che genere di esplosivo fosse. Paolo Takashi e Midori decisero di portare i bambini in campagna, dalla nonna materna, per metterli al riparo da eventuali bombardamenti; poi Midori tornò a casa e Paolo continuò il suo lavoro in ospedale. Il presentimento che qualcosa di grave sta per colpire anche la sua città, gli riaffiora a pelle.  Alla mattina dell' 8 agosto, sotto lo sguardo sorridente di Midori, Takashi parte per il suo lavoro ed una notte di guardia all'ospedale. Avendo dimenticato il suo picnic, ritorna a casa, inaspettatamente, e sorprende Midori in lacrime, le chiede che cosa la preoccupa, lei guarda il cielo e accenna ad un sorriso, lui è come se avvertisse nel cuore la verità, si abbracciano e finiscono insieme una preghiera, poi si dicono "arrivederci", ma sarà un addio.

Il 9 agosto 1945, alle 11:02, la seconda bomba atomica lanciata dagli americani sul Giappone colpisce Nagasaki. All'istante del bombardamento, il dottore Nagai lavora nel servizio di radiologia dell'ospedale universitario di Nagasaki. A seguito delle forti esplosioni riceve una seria ferita che tocca la sua arteria temporale destra, ma si unisce al resto del personale medico superstite per dedicarsi a curare le vittime. Più tardi, redigerà un rapporto medico di 100 pagine a proposito delle sue osservazioni.
Il dottor Paolo Takashi al momento dell’esplosione si trovava in ospedale, così raccontò quei momenti: “…sembrava che una mano gigantesca mi avesse afferrato e scagliato a metri di distanza… schegge di vetro giravano intorno alla stanza come foglie nel turbine… assi, travi, persone ballavano nell’aria…” . Quando tutto tornò fermo fu soccorso da alcuni colleghi che gli prestarono le prime cure. Poi tutti insieme, nei giorni 10 e 11 agosto, si dedicarono alla cura dei feriti che riuscivano a raggiungere l’ospedale.

L' 11 agosto, Takashi Nagai ritrova l'area della sua casa e, tra un mucchio di ceneri, delle ossa carbonizzate: Midori e la sua corona del rosario tra ciò che rimase delle sue mani, Takashi la ritrovò incenerita e, chinatosi su di lei, pianse e pregò: «Dio mio, grazie perché le hai concesso di morire pregando».. Il suo nome da ragazza era Maria Midori Moriyama. Paolo Takashi Nagai ha voluto scrivere il suo nome da sposata sulla croce della sua tomba: "Marina Nagai Midori, deceduta il 9 agosto 1945, a 37 anni" (Marina è un diminutivo di Maria).
I figli, Makoto e Kayano (nata nel 1942) sopravvissero alla catastrofe atomica perché si trovavano a Koba, a qualche chilometro di distanza da Nagasaki, dalla nonna (la mamma di Midori).
Paolo raccolse in un secchio i resti della moglie e li portò al cimitero di Urakami dicendole: “…Midori, quel che mi resta lo spenderò per fare ancora del bene: in ricordo di te, per amore di te che mi hai portato all’amore di Cristo”.
Infatti trascorse gli ultimi anni della sua vita dedicandosi alla carità e ad un’opera instancabile a favore della pace; contribuì anche alla ricostruzione della città mettendo a disposizione i guadagni che gli venivano dalla pubblicazione dei suoi libri. Scrisse anche un libro-testamento per i suoi figli : “…avete già perso vostra madre…la mia morte vi lascerà totalmente orfani… e piangerete. Sì, potrete sciogliervi in lacrime, purché il vostro pianto sia sempre davanti al Padre che è nei cieli. Noi sulla parola di Gesù crediamo che beati sono quelli che piangono perché saranno consolati. Lasciate dunque che le vostre lacrime scorrano alla sua presenza e Lui le asciugherà. Tutto ciò che ho da lasciarvi è una capanna…  ma Gesù ci dice che i tesori sono le anime e non le cose. Sì, ciascuno di noi è un figlio del Padre Celeste. Questo dà a ciascuno di noi un immenso valore…”.

Il 15 agosto 1945, giorno dell’Assunzione di Maria Vergine in cielo e data dello sbarco di San Francesco Saverio in Giappone, il Paese del Sol Levante pose fine alla guerra arrendendosi incondizionatamente. Nagai in uno schizzo riprodusse l’Assunzione di Maria Vergine su una nube comparandola a quella della cara Midori chiamata al cielo su una nuvola a forma di fungo atomico.

Per i cinquantotto giorni seguenti Nagai continua a curare le vittime della bomba atomica ed insegnare all'università di Nagasaki. Poi  la leucemia peggiora di colpo, l' 8 settembre 1945, ed egli deve restare a letto per un mese, con la morte che sembra sempre più vicina, ma attribuì il suo improvviso e repentino miglioramento all’intercessione di Padre Kolbe (che lui stesso visitò quando era ammalato di tubercolosi nel 1936). Si riporta nel quartiere di Urakami, quello dell’ ipocentro della bomba, il 15 ottobre 1945. Fa costruire una piccola capanna, dai pazienti riconoscenti e da suoi allievi, fatta coi pezzi della sua vecchia casa.. Denominata "Nyoko-dō" ("Amate gli altri come voi", secondo le parole di Gesù "amerai il tuo prossimo come tu stesso"). Non volle che i sentimenti di odio e di vendetta avessero il sopravvento su di lui, rimane coi suoi due bambini scampati (Makoto e Kayano), sua suocera ed altri genitori. Questa capanna misura  poco più di sei tatami, costruita per lui nel 1947 da un carpentiere legato alla famiglia Moriyama. Quando la sezione locale della società San Vincenzo de' Paoli offre di costruirgli un'altra casa, nella primavera 1948, chiede di ingrandire leggermente la capanna esistente, per fare un favore a suo fratello e la sua famiglia e per stabilire una struttura semplice, simile ad un salone di tè, largo  due tatami, per sé. In questo piccolo rifugio dalle di un eremo, trascorre i suoi ultimi anni in preghiera e contemplazione.

Durante 6 mesi, osserva il lutto di Midori e si lascia crescere la barba ed i capelli. Alla Messa di suffragio per le vittime della bomba atomica a Nagasaki, celebrata il 23 novembre 1945, fu chiesto a Takashi di parlare, in rappresentanza dei laici. Egli disse: «Il 15 agosto il decreto imperiale che sanciva l’armistizio venne promulgato e il mondo vide l’aurora della pace. Il 15 agosto è la grande festa dell’Assunzione di Maria. Il convergere di simili eventi, fine della guerra e celebrazione della festa di Maria, è stato un puro caso o un segno provvidenziale?». Continuò: «Io credo che fu Dio, la Sua Provvidenza a portare esattamente la bomba sulle nostre case. Non fu forse Nagasaki la vittima scelta, l’agnello del sacrificio ucciso per essere offerta perfetta sull’altare dopo tutti i peccati commessi dalle nazioni nella Seconda Guerra Mondiale?». Takashi usò la parola “hansai” (olocausto). E concluse: «Proviamo ad essere riconoscenti che Nagasaki sia stata scelta come sacrificio gradito a Dio!».

Il suo discorso, tenuto all’aperto davanti ai resti della Cattedrale sventrata di Urakami, destò in molti sdegno e rabbia, ma col tempo numerose persone si convertirono, anche leggendo ed ammirando i suoi scritti (dal 1945 al 1951 scrisse una ventina di libri, costretto a letto dall’incalzare della malattia).
La vigilia di Natale del 1945 fu ritrovata, sotto le macerie della Cattedrale, una campana miracolosamente intatta, che fu fatta suonare per l’Angelus. A tal proposito Nagai scrisse: «Nemmeno una bomba atomica può far tacere le campane di Dio».
 Nel luglio 1946, cade sulla piattaforma della stazione. Diventato invalido, vive ormai completamente a letto.

Nel 1948, utilizza i 50.000 ¥ yen versati da “Kyushu Time” per piantare 1000 piantagioni di ciliegi di tre anni nel quartiere di Urakami per trasformare questa terra devastata in "Collina in fiore". Anche se certi sono stati sostituiti, questi ciliegi sono chiamati sempre "Nagai Senbonzakura" (i 1000 ciliegi di Nagai) ed i loro fiori decorano le case di Urakami nella primavera.

Il 3 dicembre 1949, è dichiarato cittadino onorario della città di Nagasaki, malgrado le proteste dovute alla sua fede cattolica. Riceve la visita di Helen Keller.
Sempre in questi giorni riceve la visita dell’Imperatore, fu consacrato eroe nazionale del Giappone, ma ciò che Takashi conservò fino alla morte fu la Corona del Rosario fattagli pervenire da papa Pio XII dal cardinale Giroly.

Il 1º maggio 1951, chiede che lo si trasporti all'università affinché gli studenti in medicina possano osservare gli ultimi istanti di un uomo che, pregando, si prepara a morire di  leucemia. Ma muore poco dopo il suo arrivo: sono le 21, 30  a 43 anni. Il 3 maggio, ventimila persone assistono alle sue esequie davanti alla cattedrale. La città di Nagasaki osserva un minuto di silenzio nel momento in cui suonano le campane di tutti gli edifici religiosi. Il 14 maggio, una cerimonia ufficiale ha luogo in memoria del dottore Nagai, poi i suoi resti sono inumati nel cimitero internazionale Sakamoto.

Al momento della sua morte, lascia dietro di lui una voluminosa produzione di prove, di memorie, di disegni e di calligrafie su diversi temi, comprendendo Dio, la guerra, la morte, la medicina e la situazione degli orfani. Questi testi sono stati apprezzati da un gran numero di lettori, durante l’Occupazione del Giappone (1945-1952). Sono come le cronache spirituali dell'esperienza stessa della bomba atomica e di chi, provandola sulla propria pelle, è sopravvissuto.

Poco prima di morire egli scrisse: «Potrei guarire miracolosamente dalla mia leucemia e sarebbe una buona cosa. Ma anche non guarire è cosa buona… tutto ciò che m’interessa è la Sua Volontà su di me; l’unica vita che mi interessa è vivere per Lui, un giorno alla volta sostenuto dalla preghiera».

Takashi Nagai morì il 1 maggio 1951, il primo giorno del mese di Maria e le ultime sue parole furono: «Pregate, per favore, pregate».

Sulla sua tomba scelse un epitaffio tratto dal Vangelo di Luca (17,10): “Siamo servi inutili”. Autentico araldo cristiano della pace, Takashi capì che non vi poteva essere vera pace senza sacrificio personale e conversione del cuore.

Se il detto popolare giapponese “Sakebi no Hiroshima, Inori no Nagasaki” — che vuol dire “Hiroshima urla, Nagasaki prega” — esprime questa differenza, ciò è dovuto in larga misura alla testimonianza del medico santo Takashi Nagai.

In lingua italiana è stato tradotto, da parte di italiani residenti in Australia, un libro su Takashi Nagai molto bello dal titolo: “Un canto per Nagasaki” ad opera del padre Marista australiano Paul Glynn, uno dei più grandi conoscitori della vita e delle opere del medico cristiano giapponese.

Il suo "Nyoko-dō", è nel frattempo cresciuto, formando oggi una prestigiosa biblioteca con tanto di museo, e nel 1952: il "Nagasaki City Nagai Takashi Memoriale Museo". Dopo i lavori di ristrutturazione nel 2000, è diretto oggi da Tokusaburo Nagai, nipote di Takashi Nagai e figlio di Makoto Nagai.

Bibliografia

    * "Le campane di Nagasaki" (長崎の鐘 Nagasaki no Kane)
    * "Ricordi della desolaziona atomica" (原子野録音 Genshino Rokuon)
    * "Per quello che non è passato via" (亡びぬものを Horobinu Mono O)
    * "La corona del Rosario" (ロザリオの鎖 Rozario no Kazari)
    * "Lasciando questi bambini" (この子を残して Kono Ko o Nokoshite)
    * "Il fiume della vita" (生命の河 Seimei no Kawa)
    * "La collina fiorita" (花咲く丘 Hana Saku Oka)
    * "Il mio prezioso bambino" (いとし子よ Itoshi Ko Yo)
    * "Otometōge" (乙女峠)
    * "Varie da Nyokodō" (如己堂随筆 Nyokodō Zuihitsu)
    * "Medico del villaggio" (村医 Son-i)
    * "Torre dalla pace" (平和塔 Heiwa no Tō)
    * "Fiori di Nagasaki" (長崎の花 "Nagasaki no Hana")

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Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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