DIFENDERE LA VERA FEDE
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A tutti voi che passate da qui: BENVENUTI
Se avete desiderio di capire che cosa insegna la Bibbia che il Magistero della Santa Chiesa, con il Sommo Pontefice ci insegna, questo Gruppo fa per voi. Non siamo "esperti" del settore, ma siamo Laici impegnati nella Chiesa che qui si sono incontrati da diverse parti d'Italia per essere testimoni anche nella rete della Verità che tentiamo di vivere nel quotidiano, come lo stesso amato Giovanni Paolo II suggeriva.
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16 Aprile, genetliaco del Santo Padre Benedetto XVI

Ultimo Aggiornamento: 09/04/2016 13.59
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Alla vigilia del genetliaco il Papa festeggiato dai trentamila fedeli riuniti per l'udienza generale

Applausi e cori augurali
per gli 82 anni di Benedetto XVI [SM=g1740734]


Calorosi applausi, sventolio di fazzoletti colorati e cori augurali hanno fatto eco agli speaker che nelle varie lingue annunciavano l'imminente ricorrenza dell'ottantaduesimo compleanno di Benedetto XVI. Con un giorno di anticipo, i trentamila pellegrini riuniti in piazza San Pietro, hanno così espresso mercoledì mattina, 15 aprile, i loro auguri al Pontefice.

 

Per il compleanno
del Papa [SM=g1740737]





Quando il 16 aprile 1927 nacque il terzogenito di Josef Ratzinger e di Maria Paintner - Joseph, che il 19 aprile 2005 è stato eletto Papa - era il Sabato santo, come lui stesso ha poi voluto scrivere nei suoi ricordi:  «Indubbiamente, non era la domenica di Pasqua ma, appunto, il Sabato santo. Eppure, quanto più ci penso, tanto più mi pare una caratteristica della nostra esistenza umana, che ancora attende la Pasqua, non è ancora nella luce piena, ma fiduciosa si avvia verso di essa».

Di questo ha parlato Benedetto XVI durante la veglia pasquale, pregando il Signore «che il piccolo lume della candela, che Egli ha acceso in noi, la luce delicata della sua parola e del suo amore in mezzo alle confusioni di questo tempo non si spenga in noi, ma diventi sempre più grande e più luminosa». E a questa preghiera il nostro giornale - sicuro di rappresentare i suoi lettori e tantissime altre persone - aggiunge gli auguri più affettuosi al Papa per il suo compleanno:  ad multos annos, sancte pater.


 



(©L'Osservatore Romano - 16 aprile 2009)



                 




                                      


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[SM=g1740739]

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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All'Udienza di oggi i festeggiamenti per domani.....[SM=g1740721]











 

frate vento... GRAZIE!!!!











Riceviamo e con grande piacere e gratitudine pubblichiamo:

A tavola con Ratzinger gourmet

Francesco Antonio Grana

Anche il Papa ha il suo piatto preferito. Ratzinger, infatti, adora gli spaghetti alla carbonara.
Per un quarto di secolo l'allora cardinale ha mangiato ogni giorno "Al Passetto di Borgo", un simpatico locale a due passi dalla sua vecchia abitazione romana in piazza della Città Leonina, 1. Se lo ricorda bene il proprietario del locale, Roberto Fulvimari, classe 1934, che aprì il ristorante a Borgo Pio nel 1962 e che oggi lo gestisce insieme al figlio Antonello.
Il Papa mangia poco, non è esigente ed è un autentico buongustaio.
"Al Passetto di Borgo" ordinava spesso gli spaghetti alla carbonara, ogni tanto prendeva le scaloppine con un contorno di funghi e qualche volta si lasciava tentare dall'ottimo tiramisù della casa.

Beveva sempre e solo acqua, mai vino. Da quando è stato eletto al soglio pontificio, il 19 aprile 2005, non è più tornato nel suo ristorante preferito. Qualcuno ha ipotizzato che l'illustre cliente avesse riassaggiato, qualche mese fa, intorno a mezzanotte, nel locale chiuso al pubblico, i suoi amatissimi spaghetti alla carbonara. Ma Roberto Fulvimari è categorico: "Da Papa non è più tornato. Perché dovrei nasconderlo?".
Ratzinger, golosissimo di dolci, oltre alla cucina romana predilige i piatti della tradizione napoletana.
Sulla sua tavola la domenica di Pasqua non manca mai la pastiera.

Negli ultimi due anni gli è stata donata dal cardinale Agostino Vallini, suo Vicario generale per la Diocesi di Roma, memore dei pranzi che le suore della curia partenopea preparavano all'allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede quando era ospite dell'Arcivescovo di Napoli Michele Giordano. Testimoni oculari raccontano che l'allora cardinale si aiutava perfino con le mani per raccogliere le briciole di pastiera rimaste nel suo piatto.

Quando era nel capoluogo campano, Ratzinger a colazione mangiava un cornetto con la marmellata e anche una sfogliatella che le suore gli facevano trovare. A pranzo, invece, apprezzava moltissimo gli spaghetti con le vongole, le scaloppine o il pollo arrosto con un contorno di patate e l'immancabile mozzarella di bufala. Il tutto annaffiato da diversi bicchieri di "Fanta", che Benedetto XVI preferisce all'aranciata tradizionale.
Da Papa, Ratzinger è tornato a Napoli il 21 ottobre 2007, in una freddissima giornata autunnale con la cima del Vesuvio imbiancata di neve. Nel Seminario di Capodimonte si svolse il pranzo ufficiale con il seguito, i vescovi della Campania e i partecipanti al meeting interreligioso organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio. Come antipasto furono preparati dei fagottini di melenzane con crema di formaggio e aneto irrobustito dallo spiedino di mozzarelline aversane. Per primo stringoli con pomodorini del Vesuvio e profumi partenopei in cialda di parmigiano croccante e per secondo medaglione di vitello su rosa di patate gratinate. Per dolce una torta bavarese di ricotta e pera su croccante di noci e delizie napoletane, accompagnata da un distillato di limoni di Sorrento.

Eppure Benedetto XVI, pur amando moltissimo la cucina romana e quella napoletana, non rinuncia alle sue origini bavaresi. A Natale sulla tavola del Papa sono stati serviti i canederli, i weiss wurstel con senape dolce e i lebkuchen, i tipici biscotti speziati bavaresi.













[Modificato da Caterina63 08/10/2011 19.13]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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16/04/2009 10.06
 
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La Preghiera per il Pontefice scritta da Papa Leone XIII

O Signore, noi siamo milioni di credenti, che ci prostriamo ai tuoi piedi e ti preghiamo che Tu salvi, protegga e conservi lungamente il Sommo Pontefice, padre della grande società delle anime e pure padre nostro. In questo giorno, come in tutti gli altri, anche per noi egli prega, offrendo a te con fervore santo l'Ostia d'amore e di pace.

Ebbene, volgiti, o Signore, con occhio pietoso anche a noi, che quasi dimentichi di noi stessi preghiamo ora soprattutto per lui. Unisci le nostre orazioni con le sue e ricevile nel seno della tua infinita misericordia, come profumo soavissimo della carità viva ed efficace, onde i figliuoli sono nella Chiesa uniti al padre. Tutto ciò ch'egli ti chiede oggi, anche noi te lo chiediamo con lui.

Se egli piange o si rallegra o spera o si offre vittima di carità per il suo popolo, noi vogliamo essere con lui; desideriamo anzi che la voce delle anime nostre si confonda con la sua. Deh! per pietà fa' Tu, o Signore, che neppure un solo di noi sia lontano dalla sua mente e dal suo cuore nell'ora in cui egli prega e offre a te il Sacrificio del tuo benedetto Figliuolo.
E nel momento in cui il nostro veneratissimo Pontefice, tenendo tra le sue mani il Corpo stesso di Gesù Cristo, dirà al popolo sul Calice di benedizioni queste parole: «La pace del Signore sia sempre con voi», Tu fa', o Signore, che la pace tua dolcissima discenda con una efficacia nuova e visibile nel cuore nostro ed in tutte le nazioni.
Amen.


Indulgentia quingentorum dierum semel in die (Leo XIII, Audientia 8 maii 1896; S. Paen. Ap., 18 ian. 1934).


                                         

[SM=g1740738]
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16/04/2009 10.39
 
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In questo Anno di grazia non solo Joseph Ratzinger percorre il suo quarto Anniversario da Pontefice (il 19 Aprile 2005) con il nome di Benedetto XVI, ma il giorno 16 , Festa anche di Santa Bernadette, Benedetto XVI compie 82 anni...[SM=g1740734] .... e vogliamo ricordarlo ripercorrendo le tappe più importanti della sua vita......per comprendere come il Signore fa crescere quel che viene irrigato con somma santità.....
AUGURI SANTO PADRE.....[SM=g1740717]
Il Cardinale Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI, è nato a Marktl am Inn, diocesi di Passau (Germania), il 16 aprile del 1927 (Sabato Santo), e battezzato lo stesso giorno. Il padre, Commissario di polizia, proveniva da un’antica famiglia di agricoltori della Bassa Baviera, di condizioni economiche piuttosto modeste. La madre era figlia di artigiani di Rimsting, sul lago Chiem, e prima di sposarsi aveva lavorato come cuoca in vari hotels.

La mamma e il papà di Joseph Ratzinger

Joseph Ratzinger

                            


Maria Peintner

                                      



                
Joseph Ratzinger nel 1932 a 5 anni



Queste foto mostrano un Joseph piccolissimo !!





Il giorno della Prima Comunione nel 1935





In classe, sempre nel 1935,procedendo da destra verso sinistra,
Joseph è il primo bambino della terza fila di destra.


 


Un giovane Ratzinger seminarista e sacerdote,
                  

Trascorse l’infanzia e l’adolescenza in Traunstein, piccola località vicina alla frontiera con l’Austria, a 30 km. da Salisburgo. In questo contesto, che egli stesso ha definito “mozartiano”, ricevette la sua formazione cristiana, umana e culturale.

Non fu facile il periodo della sua giovinezza. La fede e l’educazione della famiglia lo prepararono ad affrontare la dura esperienza di quei tempi, in cui il regime nazista manteneva un clima di forte ostilità contro la Chiesa cattolica. Il giovane Joseph vide come i nazisti colpivano il parroco prima della celebrazione della Santa Messa.

Proprio in tale complessa situazione, egli ebbe a scoprire la bellezza e la verità della fede in Cristo; un ruolo fondamentale per questo svolse l’attitudine della sua famiglia, che sempre dette chiara testimonianza di bontà e di speranza, radicata nella consapevole appartenenza alla Chiesa.

Negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale fu arruolato nei servizi ausiliari antiaerei.

Dal 1946 al 1951 studiò filosofia e teologia nella Scuola superiore di filosofia e di teologia di Frisinga e nell’università di Monaco di Baviera.

Fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1951 insieme al fratello Georg[SM=g1740717]




1951 Cerimonia di ordinazione sacerdotale


All'uscita dalla Chiesa dopo la cerimonia di ordinazione con Georg

 



Un anno dopo intraprese l’insegnamento nella Scuola superiore di Frisinga.

Nel 1953 divenne dottore in teologia con la tesi “Popolo e casa di Dio nella dottrina della Chiesa di Sant’Agostino”. Quattro anni dopo, sotto la direzione del noto professore di teologia fondamentale Gottlieb Söhngen, ottenne l’abilitazione all’insegnamento con una dissertazione su: “La teologia della storia di San Bonaventura”.

Dopo aver insegnato teologia dogmatica e fondamentale nella Scuola superiore di filosofia e teologia di Frisinga, proseguì la sua attività di docenza a Bonn, dal 1959 al 1963; a Münster, dal 1963 al 1966; e a Tubinga, dal 1966 al 1969. In quest’ultimo anno divenne cattedratico di dogmatica e storia del dogma all’Università di Ratisbona, dove ricoprì al tempo stesso l’incarico di vicepresidente dell’Università.



 



Dal 1962 al 1965 dette un notevole contributo al Concilio Vaticano II come “esperto”; assistette come consultore teologico del Cardinale Joseph Frings, Arcivescovo di Colonia.

Un’intensa attività scientifica lo condusse a svolgere importanti incarichi al servizio della Conferenza Episcopale Tedesca e nella Commissione Teologica Internazionale.

Nel 1972, insieme ad Hans Urs von Balthasar, Henri de Lubac ed altri grandi teologi, dette inizio alla rivista di teologia “Communio”.

Il 25 marzo del 1977 il Papa Paolo VI lo nominò Arcivescovo di Monaco e Frisinga e ricevette l’Ordinazione episcopale il 28 maggio. Fu il primo sacerdote diocesano, dopo 80 anni, ad assumere il governo pastorale della grande Arcidiocesi bavarese.

                            

Come motto episcopale scelse “collaboratore della verità”, ed egli stesso ne dette la spiegazione: “per un verso, mi sembrava che era questo il rapporto esistente tra il mio precedente compito di professore e la nuova missione. Anche se in modi diversi, quel che era e continuava a restare in gioco era seguire la verità, stare al suo servizio. E, d’altra parte, ho scelto questo motto perché nel mondo di oggi il tema della verità viene quasi totalmente sottaciuto; appare infatti come qualcosa di troppo grande per l’uomo, nonostante che tutto si sgretoli se manca la verità”.

Paolo VI lo creò Cardinale, con il titolo presbiterale di “Santa Maria Consolatrice al Tiburtino”, nel Concistoro del 27 giugno del medesimo anno.



Nel 1978, il Cardinale Ratzinger prese parte al Conclave, svoltosi dal 25 al 26 agosto, che elesse Giovanni Paolo I, il quale lo nominò suo Inviato Speciale al III Congresso mariologico internazionale celebratosi a Guayaquil, in Ecuador, dal 16 al 24 settembre. Nel mese di ottobre dello stesso anno prese parte al Conclave che elesse Giovanni Paolo II.



Fu relatore nella V Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi del 1980 sul tema: “Missione della famiglia cristiana nel mondo contemporaneo”, e Presidente delegato della VI Assemblea Generale Ordinaria del 1983 su “La riconciliazione e la penitenza nella missione della Chiesa”.

Giovanni Paolo II, il 25 novembre del 1981, lo nominò Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e Presidente della Pontificia Commissione Biblica e della Commissione Teologica Internazionale. Il 15 febbraio del 1982 rinunciò al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga; il 5 aprile del 1993 venne elevato dal Pontefice all’Ordine dei Vescovi, e gli fu assegnata la sede suburbicaria di Velletri - Segni.

E’ stato Presidente della Commissione per la preparazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, che, dopo sei anni di lavoro (1986–1992), ha presentato al Santo Padre il nuovo Catechismo.


 

 



 


 



 



Giovanni Paolo II, il 6 novembre del 1998, approvò la sua elezione a Vice Decano del Collegio cardinalizio da parte dei Cardinali dell’Ordine dei Vescovi, e, il 30 novembre del 2002, quella a Decano con la contestuale assegnazione della sede suburbicaria di Ostia.

 



Fu Inviato Speciale del Papa alle celebrazioni per il XII centenario dell’erezione della Diocesi di Paderborn, in Germania, che ebbero luogo il 3 gennaio 1999.

Dal 13 novembre del 2000 era Accademico onorario della Pontificia Accademia delle Scienze.

Nella Curia Romana è stato membro del Consiglio della Segreteria di Stato per i Rapporti con gli Stati; delle Congregazioni per le Chiese Orientali, per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, per i Vescovi, per l’Evangelizzazione dei Popoli, per l’Educazione Cattolica, per il Clero e delle Cause dei Santi; dei Consigli Pontifici per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e della Cultura; del Tribunale Supremo della Segnatura Apostolica; e delle Commissioni Pontificie per l’America Latina, dell’“Ecclesia Dei”, per l’Interpretazione autentica del Codice di Diritto Canonico e per la Revisione del Codice di Diritto Canonico Orientale.



Tra le sue numerose pubblicazioni, occupa un posto particolare il libro: “Introduzione al Cristianesimo”, silloge di lezioni universitarie pubblicate nel 1968 sulla professione della fede apostolica; “Dogma e predicazione” (1973), antologia di saggi, omelie e riflessioni dedicate alla pastorale.

Ebbe grande eco il discorso che tenne davanti all’Accademia bavarese sul tema “Perché sono ancora nella Chiesa” nel quale, con la solita sua chiarezza, affermò: “Solo nella Chiesa è possibile essere cristiano e non ai margini della Chiesa”.

Continuò ad essere abbondante la serie delle sue pubblicazioni nel corso degli anni, costituendo un punto di riferimento per tante persone, specialmente per quanti volevano approfondire lo studio della teologia. Nel 1985 pubblicò il libro-intervista: “Rapporto sulla fede” e, nel 1996, “Il sale della terra”. Ugualmente, in occasione del suo 70° genetliaco, venne edito il libro: “Alla scuola della verità”, in cui vari autori illustrano diversi aspetti della sua personalità e della sua opera.

Numerosi sono i dottorati “honoris causa” che egli ha ricevuto: dal College of St. Thomas in St. Paul (Minnesota, USA) nel 1984; dall’Università cattolica di Lima nel 1986; dall’Università cattolica di Eichstätt nel 1987; dall’Università cattolica di Lublino nel 1988; dall’Università di Navarra (Pamplona, Spagna) nel 1998; dalla Libera Università Maria Santissima Assunta (LUMSA) nel 1999; dalla Facoltà di teologia dell’Università di Breslavia (Polonia) nel 2000.

http://www.vatican.va/holy_father/benedict...ography_it.html

 

[SM=g1740722]

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(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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giovedì 16 aprile 2009

Auguri, Santità!

.

Fausto Genetliaco
del SS.mo Signor Nostro

BENEDETTO


per Grazia di Dio
Papa XVI

felicemente regnante.


Vivat, vivat, vivat!

+

Oremus pro Pontifice Nostro Benedicto.

R. Dominus conservet eum Et vivificet eum Et beatum faciat eum in terra Et non tradat eum in animam inimicorum ejus.


V. Fiat manus tua super virum dexterae tuae.


R. Et super filium hominis quem confirmasti tibi. Per Christum Dominum nostrum.
Amen.



***

Compleanno del Papa: la promessa da ragazzo e le sofferenze di oggi.


di Salvatore Izzo

Città del Vaticano, 14 Aprile 2009.
"Alla vigilia della mia Ordinazione sacerdotale, 58 anni fa, ho aperto la Sacra Scrittura, perche' volevo ricevere ancora una parola del Signore per quel giorno e per il mio futuro cammino da sacerdote. Il mio sguardo cadde su questo brano: 'Consacrali nella verita', la tua parola e' verita'".[SM=g1740734]
Benedetto XVI ha aperto il suo cuore nell'omelia della messa crismale celebrata giovedi' scorso con i sacerdoti della diocesi di Roma, e i vescovi e cardinali della Curia. "Allora - ha confidato il Pontefice - seppi: il Signore sta parlando di me, e sta parlando a me".

Alla vigilia dell'82esimo compleanno di Joseph Ratzinger, questa confidenza sul suo sentirsi investito del dovere della verita' a qualunque prezzo ci aiuta a comprendere perche' sia rimasto sereno, sebbene investito da una bufera politico-mediatica davvero senza precedenti.

L'anziano Papa tedesco, davanti alle reazioni suscitate dalle sue parole sull'Aids (diffuse in modo incompleto dai giornalisti al seguito), "non era - ha spiegato il suo portavoce Federico Lombardi in un'intervista a Zenit.org - particolarmente infastidito dal clamore e ha alluso alle altre volte in cui molti media occidentali si sono aggrappati a qualche aspetto della dottrina della Chiesa per speculare su di esso".

Per il Pontefice, gli uomini di oggi sono "come pecore senza pastore", come ha rilevato sabato notte nella Veglia di Pasqua.

Ci chiediamo, ha detto, "dove dobbiamo andare? Quali sono i valori, secondo cui possiamo regolarci? I valori - cioe' - secondo cui possiamo educare i giovani, senza dare loro delle norme che forse non resisteranno o esigere delle cose che forse non devono essere loro imposte".

Il giorno dopo, nel Messaggio di Pasqua, Benedetto XVI si e' detto convinto che solo "la Luce della verita'" puo' sconfiggere i grandi mali del mondo, sulla linea della "Veritatis Splendor" alla quale molto il card. Ratzinger aveva collaborato.

Ma per tutto questo - Papa Wojtyla lo aveva spiegato nell'Angelus del 19 luglio 1994 dal Policlinico Gemelli dove era ricoverato - c'e' un prezzo da pagare: "Deve essere aggredito il Papa, deve soffrire il Papa, perche' ogni famiglia e il mondo vedano che c'e' un Vangelo, direi, superiore: il Vangelo della sofferenza, con cui si deve preparare il futuro, il terzo millennio delle famiglie, di ogni famiglia e di tutte le famiglie".

Era la vigilia della Conferenza Onu del Cairo sulla famiglia, dove la Santa Sede riusci' a far pesare il suo dissenso sull'aborto considerato come un metodo per la pianificazione familiare e un presidio per la salute delle donne. E Giovanni Paolo II ritenne che le sue sofferenze fisiche fossero un prezzo equo da pagare per questo scopo.

Diverse iniziative erano state intraprese dalla Chiesa per l'Anno della Famiglia, aveva ricordato. E subito dopo aveva aggiunto: "ma ho visto che non basta: bisognava introdurla con la sofferenza, con l'attentato di tredici anni fa e con questo nuovo sacrificio. Perche' adesso, perche' in questo anno, perche' in questo Anno della Famiglia? Appunto perche' la famiglia e' minacciata, la famiglia e' aggredita".

Dodici mesi fa il compleanno di Benedetto XVI era stato un vero trionfo: ci fu una grande festa per lui alla Casa Bianca (era appena iniziata la sua straordinaria visita negli Stati Uniti) e i media di tutto il mondo gli resero omaggio.

Nei mesi scorsi, pero', la sua immagine, denuncia in un documento la Conferenza Episcopale Regionale dell'Africa Francofona, e' stata "dileggiata" attraverso una "manipolazione oltraggiosa e pianificata" delle sue parole: "frasi tolte dal loro contesto e oggetto di pronunciamenti irriverenti e ingiuriosi".

"La successione - scrive Le Figaro - in questo trimestre di tre incidenti, la levata di scudi dopo il perdono concesso anche al vescovo negazionista Williamson, la questione dell'aborto di una ragazza brasiliana violentata dal patrigno e la risposta sul preservativo e l'Aids in Africa, ha seminato un'agitazione senza precedenti, tanto nella Chiesa che nel mondo: un tipo di crisi di fiducia che conduce a porsi domande sulla credibilita' di Benedetto XVI".

Il quotidiano francese non li cita, ma abbiamo assistito di recente ad almeno due altri episodi inquietanti: un'intervista dell'osservatore permanente della Santa Sede all'Onu, mons. Celestino Migliore, nella quale il diplomatico vaticano esprimeva riserve riguardo ad uno specifico passaggio della risoluzione dell'Unione Europea per la depenalizzazione dell'omosessualita' (che avrebbe portato a una censura dei paesi che non ritengono equiparabili i diritti delle coppie gay a quelli delle famiglie) e' stata presentata dai media come se il Vaticano volesse la pena di morte e il carcere per gli omosessuali e i dati dell'afflusso dei fedeli agli incontri con il Papa sono stati diffusi dal Vaticano stesso in modo incompleto, senza evidenziare cioe' che le udienze generali nel 2008 erano di meno di quelle del 2007 perche' il Pontefice stava incontrando i fedeli in altri luoghi del mondo (ad esempio a Sydney, in Australia, dove 400 mila ragazzi hanno partecipato alla Gmg dello scorso luglio) con il risultato che i media hanno recepito l'immagine di un Papa abbandonato dalle folle.

Il che non e' affatto vero, visto che il giorno di Pasqua circa 200 mila fedeli erano presenti in piazza San Pietro e dintorni per la benedizione Urbi et Orbi.

Alle reazioni per il perdono concesso ai lefebvriani, Ratzinger ha risposto con la lettera ai vescovi di tutto il mondo che il prof. Giorgio Israel, docente di storia della matematica alla Sapienza di Roma e ebreo da sempre impegnato nel dialogo con la Chiesa Cattolica (che era pero' tra i piu' arrabbiati all'indomani della revoca della scomunica) ha definito "un documento davvero straordinario e destinato a passare alla storia" per "il tono appassionato con cui il Pontefice ha messo a nudo il suo animo e le intenzioni che lo hanno guidato nell'affrontare questa vicenda" e il suo "grazie agli amici ebrei" che per primi hanno compreso le sue reali intenzioni.

E Le Monde ha chiarito, sia pure con settimane di ritardo, la reale portata dell'affermazione sui preservativi, sottolineando che il Papa, in modo "realistico e giusto ci interroga su una visione della prevenzione limitata al solo preservativo. Adotta un punto di vista antropologico e morale, comprensibile da tutti, per criticare un orientamento unicamente tecnologico che, da solo, non e' in grado di arrestare la pandemia, come ha notato anche a suo tempo l'Onu".

Posizione quasi ignorata dagli altri giornali che hanno finito per dare ragione alla dura analisi dei vescovi africani, per i quali spesso "l'informazione si trasforma in un sensazionale scandalismo per attaccare la Chiesa".

Ma le preoccupazioni del Papa sono ben altre rispetto al successo della sua immagine.
"In questo 2009 - commenta il teologo Marco Doldi in una nota del Servizio Informazione Religiosa - non mancano i sepolcri: il dramma del terremoto in Abruzzo, gli immigrati che muoiono in mare, i conflitti in Medio Oriente e in tante altre parti del mondo, la crisi economica, che tocca cosi' da vicino tante persone anche in Italia, e, ancora, le morti dell'anima: il materialismo, il nichilismo".

Per parlare di Pasqua in modo credibile il Papa e' partito proprio da queste realta' del mondo di oggi.

L'esaltazione della liberta' individuale che sembra dominare la cultura contemporanea ha radici in una visione dell'uomo molto pericolosa, quella di Friedrich Nietzsche (considerata l'ispiratrice del nazismo), ha osservato criticando "le opinioni predominanti" sul tema della liberta' e sottolineando che "i criteri secondo cui ci misuriamo" rimangono "in fin dei conti, nella superficialita' di tutto cio' che, di solito, s'impone all'uomo di oggi".

Il suo monito contro "la superbia distruttiva e la presunzione, che disgregano ogni comunita' e finiscono nella violenza", rischia pero' di restare inascoltato: di fatto i giornali e tv non lo hanno veicolato.

Il Papa pero' va avanti per la sua strada: "la scelta della verita' - ha detto - rappresenta un sigillo che puo' diventare per noi un giudizio di condanna, se la nostra vita non si sviluppa entrando nella verita'".

Testimoni di questa verita' sull'uomo annunciata al Vangelo "li troviamo continuamente anche nel nostro quotidiano: persone che sono una sorgente ma conosciamo anche il contrario: persone dalle quali promana un'atmosfera come da uno stagno con acqua stantia o addirittura avvelenata".


© Copyright (AGI). Si ringrazia Papa Ratzinger Blog.


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UNA GIORNATA CON IL PAPA


Documentario prodotto da Rai Uno nel 2007.

con il segretario del Pontefice mons. Georg Gänswein e Mieczyslaw Mokrzycki, ossia don mietek, oggi diventato vescovo.





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e qui....mentre era in America, leggendo i saluti si dimentica di leggere la pagina spagnola e ringrazia per la partecipazione al suo compleanno...




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[Modificato da Caterina63 10/08/2009 23.27]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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Ratzinger diventa cantante per solidarietà, a Novembre in uscita un album con incise preghiere e canti con la sua voce

pianoforte

CITTA’ DEL VATICANO - Il 30 novembre prossimo uscirà in tutto il mondo un album di canzoni e preghiere di Benedetto XVI dedicate alla Vergine Maria. Lo ha annunciato la casa discografica statunitense Geffen/Universal, sottolineando che il disco, che non ha ancora un titolo, comprenderà anche otto pezzi originali di musica classica interpretati dalla Royal Philharmonic di Londra e registrati negli studi di Abbey Road. I brani con la voce del Pontefice  sono accompagnati dal coro dall'Accademia filarmonica di Roma e registrati nella Basilica di San Pietro. L'album è stato realizzato per iniziativa del gruppo cattolico Multimedia San Paolo. I proventi delle vendite andranno a un fondo per l'educazione musicale dei bambini poveri del mondo intero.




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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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17/01/2010 10.39
 
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Riceviamo e con grande piacere e gratitudine pubblichiamo questo bellissimo commento allo splendido discorso del Santo Padre di cui speriamo di avere presto la traduzione in italiano:



                            Pope Benedict XVI signs a book as he receives the honorary citizenship of the German town of Freising during a private meeting at the Vatican January 16, 2010.

PAPA: SONO SFUGGITO A PERICOLI GUERRA E DOMINIO NAZISTA


Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 16 gen.

Alla vigilia della sua visita alla Sinagoga di Roma, Benedetto XVI ha rievocato gli anni della formazione in seminario dopo il nazismo, confidando l'emozione con la quale nel 1945 ha sperimentato che Cristo e' ''piu' forte di ogni tirannide'', capace di rendere i sopravvissuti alla Seconda Guerra Mondiale che lo riscoprivano ''uomini nuovi'' in un mondo che rinasceva dalle sue macerie storiche e spirituali.

Con parole dense di commozione il Papa ha ripercorso infatti oggi gli anni della sua giovinezza, culminata con l'ordinazione sacerdotale, al cospetto della delegazione della citta' tedesca di Frisinga, giunta in Vaticano per conferire al Papa la cittadinanza onoraria. Insieme con Monaco, Frisinga compone il territorio dell'arcidiocesi bavarese che l'allora cardinale Joseph Ratzinger guido' dal 1977 al 1982, prima di essere chiamato a Roma da Giovanni Paolo II a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede. Accantonato il discorso che gli era stato preparato, il Papa tedesco si e' lasciato trasportare oggi dai ricordi di quei luoghi che compongono la sua ''geografia del cuore''.

In questo panorama interiore, ha confidato alla delegazione che lo ha ''commosso'' concedendogli la cittadinanza onoraria, ''la citta' di Frisinga svolge un ruolo molto particolare. Qui ho ricevuto la formazione che ha determinato la mia vita e per questo la citta' e' sempre presente in me ed io in lei''. Un legame testimoniato dalla presenza dei simboli del Moro di Frisinga e dell'orso di San Corbiniano dapprima nello stemma episcopale e poi in quello pontificio di Benedetto XVI.

Tra le tante immagini risvegliate dai ricordi, il Pontefice ha rievocato un momento a meta' degli anni Quaranta del '900, nel primo - drammatico - dopoguerra tedesco. Il 3 febbraio 1946, dopo una lunga attesa, ''il seminario di Frisinga pote' riaprire le porte ai reduci; era pur sempre un lazzaretto per i prigionieri di guerra, ma noi - ha raccontato - potemmo riprendere gli studi e fu un momento significativo nella nostra vita: avere finalmente iniziato il percorso per il quale ci sentivamo chiamati.

Visto dal punto di vista di oggi, abbiamo vissuto in modo molto 'spartano' e senza 'comfort': riposavamo nei dormitori, studiavamo nelle sale da studio, ma eravamo felici, non solo perche' eravamo sfuggiti alle miserie e ai pericoli della guerra e del dominio nazista, ma perche' ormai eravamo liberi. E soprattutto, perche' stavamo preparandoci alla nostra vocazione''.

Sapevamo, ha proseguito a braccio il Papa sul filo della memoria, ''che Cristo e' piu' forte della tirannide, della forza della sua ideologia e dei suoi meccanismi di oppressione''. ''Sapevamo che il tempo e il futuro - ha continuato il Pontefice appartengono a Cristo; sapevamo che lui ci aveva chiamati e sapevamo che lui aveva bisogno di noi, che c'era bisogno di noi. E sapevamo che gli uomini di questo tempo nuovo aspettavano noi, aspettavano sacerdoti che venivano con un nuovo slancio della fede per costruire la casa viva di Dio''.

Ricordando gli insegnanti del suo vecchio Liceo - che lo vide prima studente e poi docente - Benedetto XVI ha detto: ''Non erano solo 'professori', ma soprattutto 'maestri''', che non ''si limitavano ad offrire le primizie della loro specializzazione'', ma il cui ''scopo principale'' era quello di radicare la fede negli studenti rendendoli capaci di ''tramandarla in un'epoca nuova con nuove sfide''.
Certezze intime che si riannodano all'intimita' spirituale piu' personale per un sacerdote, quella del giorno della sua ordinazione.

Di quel 29 giugno 1951, Benedetto XVI ha rievocato l'immagine di se stesso, sdraiato sul pavimento davanti all'altare, mentre vengono intonate le litanie dei Santi: ''Quando sei li', supino, sei consapevole una volta di piu' della tua miseria e ti chiedi: ma sarai poi veramente capace di tutto cio'?

Poi, l'imposizione delle mani e' stata profonda e significativa, per noi tutti''. ''Avevamo - ha confidato il Pontefice - la consapevolezza che fosse il Signore stesso ad imporre le sue mani su di me a dire: tu appartieni a me, non appartieni piu' semplicemente a te stesso: io voglio te! Tu sei al mio servizio''. Una nuova dissolvenza e i ricordi del Papa hanno toccato i ''tre anni indimenticabili'' assieme ai genitori trascorsi nel Lerchenfeldhof, il ''casale delle allodole'', che, ha ammesso, ''hanno fatto si' che sentissi Frisinga veramente come 'casa mia''', immerso nella rigogliosa natura circostante. Poi, ancora, le torri della citta' che svettano dal Domberg, la collina sulla quale sorge il Duomo. Quelle torri non lontane dall'aeroporto di Monaco, ''indicano - ha suggerito Benedetto XVI - un'altitudine diversa da quella alla quale possiamo assurgere con l'aereo: indicano l'altitudine vera, quella di Dio, dalla quale proviene l'amore che ci fa diventare uomini, che ci dona il vero 'essere umani'''.

Il Duomo indica pure ''la via'' e ''l'ampiezza'' della vita divina, perche' oltre a custodire ''secoli di fede e di preghiera'', in esso e' presente ''tutta la comunione dei Santi, di tutti coloro che prima di noi hanno creduto, pregato, sofferto e gioito''.
Un'ampiezza, ha concluso il Papa, ''che va al di la' della globalizzazione, perche' nella differenza e nella contrapposizione delle culture e delle origini dona la forza dell'unita' interiore, ci dona quello che ci puo' unire: la forza unificante dell'essere amati da Dio stesso''.

Fraternamente CaterinaLD

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Discorso del Papa per il conferimento della cittadinanza onoraria di Frisinga

«Nella biografia del mio cuore»


Cristo era più forte della tirannia, del potere dell'ideologia nazista e dei suoi meccanismi di oppressione

"Nella biografia della mia vita, nella biografia del mio cuore, Frisinga ha un ruolo molto speciale". Lo ha ricordato Benedetto XVI nel discorso improvvisato durante l'udienza - svoltasi sabato mattina, 16 gennaio, nella Sala Clementina - alla delegazione che gli ha conferito la cittadinanza onoraria di Frisinga.

Herr Oberbürgermeister,
lieber Herr Kardinal, lieber Herr Erzbischof,
lieber Herr Weihbischof,
liebe Bürgerinnen und Bürger von Freising,
liebe Freunde!
Es ist für mich ein bewegender Augenblick, nun auch in rechtlicher Form ein Freisinger geworden zu sein, und so in einer neuen und sehr weitreichenden und tiefgehenden Art zu dieser Stadt zu gehören, der ich mich von innen her so zugehörig fühle. Ich kann dafür nur ein herzliches "Vergelt's Gott" sagen. Das ist eine Freude, die mich nun begleitet und die bei mir bleibt. In der Biographie meines Lebens - in der Biographie meines Herzens, wenn ich so sagen darf - spielt die Stadt Freising eine ganz besondere Rolle. In ihr habe ich Formung empfangen, die mein Leben seither bestimmt. So ist Freising in mir und ich in Freising immer irgendwie gegenwärtig. Und daß ich - wie Sie, Herr Oberbürgermeister gesagt haben - den Freisinger Mohren und den Bären in mein Wappen hineingenommen habe, zeigt ja auch der ganzen Welt, wie sehr ich mit Freising zusammengehöre. Daß ich nun auch von Rechts wegen Bürger von Freising bin, krönt das und freut mich von Herzen.
Bei einem solchen Anlaß steigt ein ganzer Bilderbogen von Erinnerungen in mir auf. Sie haben einiges davon ja schon angedeutet, lieber Herr Oberbürgermeister. Ein paar Tupfen daraus darf ich heraufholen. Da ist zuerst der 3. Januar 1946. Nach längerem Warten war es endlich so weit, daß das Freisinger Seminar die Tore für die Heimkehrer öffnen konnte. Es war zwar noch immer Lazarett für ehemalige Kriegsgefangene, aber wir konnten nun anfangen; es war ein Augenblick, der einen Einschnitt in das Leben bedeutete:  nun auf dem Weg zu sein, auf den wir uns berufen wußten. Von heute her gesehen, haben wir sehr altmodisch und ohne Komfort gelebt:  So waren wir in Schlafsälen, Studiersälen, alles dieses, aber wir waren glücklich, nicht nur weil wir den Nöten und Drohungen des Krieges und der Naziherrschaft endlich entronnen waren, sondern weil wir nun frei waren und vor allem weil wir auf dem Weg waren, zu dem wir uns gerufen wußten. Wir wußten, Christus war stärker als die Tyrannei, als die Macht der Nazi-Ideologie und ihre Unterdrückungsmechanismen. Wir wußten, Christus gehört die Zeit und die Zukunft; und wir wußten, daß er uns gerufen hat und daß er uns brauchte, daß wir gebraucht wurden. Wir wußten, daß die Menschen dieser veränderten Zeit auf uns warteten, auf Priester warteten, die mit einem neuen Elan des Glaubens kamen, um das lebendige Haus Gottes zu bauen. Ich muß bei dieser Gelegenheit auch ein kleines Loblied auf die alte Hochschule singen, zu der ich ja zuerst als Student und dann als Dozent gehört habe. Da waren durchaus solide Gelehrte, auch einige von internationalem Ruf, aber das Wichtige - denke ich mir - war, daß es nicht nur Gelehrte, sondern Lehrer waren, Menschen, die nicht Rosinen aus ihrer Spezialisierung dargeboten haben, sondern denen es darum ging, den Studenten das Wesentliche, das gesunde Brot darzureichen, das sie brauchten, um Glaube von innen zu empfangen. Und es war wichtig, daß wir - wenn ich jetzt wir sagen darf - uns nicht als einzelne Spezialisten fühlten, sondern als Teil eines Ganzen; daß jeder an dem Ganzen der Theologie arbeitete; daß aus unserem Tun die Logik des Glaubens als Einheit sichtbar werden und so die Fähigkeit wachsen mußte, die Vernunft unseres Glaubens anzugeben, wie der heilige Petrus sagt (1 Petr 3, 15), ihn weiterzugeben in eine neue Zeit, in neue Herausforderungen hinein.
Das zweite Bild, das ich aufgreifen möchte, ist der Tag der Priesterweihe. Immer war der Dom die Mitte unseres Lebens, so sehr wie wir im Priesterseminar Familie waren, Vater Höck uns wirklich zur Familie gemacht hat. Der Dom war die Mitte und ist es in dem unvergeßlichen Tag der Priesterweihe für das ganze Leben geworden. Drei Augenblicke haben sich mir besonders eingeprägt. Da ist zunächst das am Boden hingestreckt Liegen während der Allerheiligenlitanei. Man wird sich noch mal da liegend seiner ganzen Armseligkeit bewußt und fragt:  Bin ich eigentlich wirklich fähig dazu? Und zugleich ertönen die Namen aller Heiligen die Geschichte hindurch und das Bitten der ganzen gläubigen Gemeinde:  "Erhöre uns; hilf ihnen." So wächst das Bewußtsein:  Ja, ich bin schwach und unzulänglich, aber ich bin ja nicht allein, andere sind mit mir, die ganze Gemeinschaft der Heiligen ist mit mir, sie geleiten mich, und so kann ich diesen Weg gehen und anderen Weggefährte und Wegführer werden. Das zweite, die Handauflegung durch den greisen, ehrwürdigen Kardinal Faulhaber - der tief und eindrücklich die Hand mir aufgelegt hat, uns allen - und das Bewußtsein, daß dabei der Herr die Hand auf mich legt, sagt:  Du gehörst mir, du bist nicht einfach dein eigen, ich will dich, du stehst in meinem Dienst. Aber das Wissen auch, daß diese Handauflegung Gnade ist; daß sie nicht nur Pflicht schafft, sondern vor allen Dingen Geschenk ist; daß Er mit mir ist und daß seine Liebe mich deckt und geleitet. Dann war da noch der alte Ritus, durch den die Bußgewalt eigens übertragen wurde, der damit begann, daß der Bischof mit Worten des Herrn sagte:  "Nicht mehr Knechte nenne ich euch, sondern Freunde." Und ich wußte - wir wußten -, das ist nicht nur ein Zitat aus Johannes 15, das ist ein aktuelles Wort, das der Herr jetzt zu mir spricht. Er nimmt mich als Freund an; in dieser Freundschaft stehe ich; er hat mir sein Vertrauen geschenkt, und in dieser Freundschaft kann ich wirken und andere zu Freunden Christi machen.
Das dritte Bild - Sie haben darauf angespielt, Herr Oberbürgermeister:  Ich durfte ja noch dreieinhalb unvergeßliche Jahre mit meinen Eltern hinten im Lerchenfeldhof verbringen und so noch einmal ganz daheim sein. Diese letzten dreieinhalb Jahre mit meinen Eltern sind für mich ein ganz großes Geschenk und haben mir Freising wirklich zum Zuhause gemacht. Ich denke an die Feiern, wie wir Weihnachten miteinander begangen haben, Ostern, Pfingsten; wie wir miteinander in die Wies hinausgewandert sind, in den Wald gegangen sind, um Tannen und Zweige und Moos für die Krippe zu holen, und wie wir in den Isarauen gewandert sind. So ist dieses Freising uns richtig Heimat geworden und bleibt als Heimat in meinem Herzen.
Heute liegt vor den Toren von Freising der Flughafen München. Wer in München landet oder auch einsteigt, der sieht die Domtürme von Freising, sieht den mons doctus und kann vielleicht etwas von seiner Geschichte und von seiner Gegenwart ahnen. Freising hat ja schon immer den weiten Blick auf die ganze Alpenkette hin; durch den Flughafen ist es gleichsam ganz weltläufig und weltoffen geworden. Und doch möchte ich sagen:  Der Dom mit seinen Türmen weist in eine Höhe, die höher und anders ist als die Höhe, in die wir mit den Flugzeugen aufsteigen, die eigentliche Höhe, die Höhe Gottes, aus der die Liebe kommt, die uns wahres Menschsein schenkt. Er weist nicht nur in die Höhe Gottes, die uns bildet und uns die Wege zeigt. Er weist auch in die Weite, und dies nicht nur weil in dem Dom Jahrhunderte des Glaubens und Betens eingeborgen sind, die ganze Gemeinschaft der Heiligen in ihm gleichsam da ist, alle, die vor uns geglaubt, gebetet, gelitten, sich gefreut haben. Er weist überhaupt in die große Weite aller Glaubenden aller Zeiten hinein und zeigt so auch eine Weite, die über die Globalisierung hinausgeht, weil sie nämlich in der Unterschiedenheit, ja Gegensätzlichkeit der Kulturen und der Herkünfte die Kraft der inneren Einheit schenkt - das schenkt, was uns einen kann, die einende Kraft des Geliebtseins von Gott selbst. So bleibt Freising für mich auch selber eine Wegweisung. Ich möchte am Schluß noch einmal für die große Ehre danken, die Sie mir schenken, auch der Blaskapelle, die richtig bayerische Kultur hier präsent macht. Mein Wunsch - meine Bitte - ist, daß der Herr auch weiterhin diese Stadt segnen und Unsere Liebe Frau vom Freisinger Dom sie beschützen möge, daß Freising auch künftig eine Stätte gläubigen und fröhlichen menschlichen Lebens sein möge. Vielen Dank!

Questa è una nostra traduzione del discorso del Papa.

Signor Sindaco,
caro signor Cardinale,
caro signor Arcivescovo,
caro signor Vescovo ausiliare,
care cittadine e cari cittadini di Frisinga,
cari amici!

È per me un momento di commozione essere diventato ora, anche giuridicamente, cittadino di Frisinga e appartenere così in modo nuovo e tanto ampio e profondo a questa città, della quale nell'intimo sento di far parte. Per questo posso solo dire di cuore:  "Vergelt's Gott" (Dio ve ne renda merito). È una gioia che ora mi accompagna e che rimarrà con me. Nella biografia della mia vita - nella biografia del mio cuore, se così posso dire - la città di Frisinga ha un ruolo molto speciale. In essa ho ricevuto la formazione che da allora caratterizza la mia vita. Così, in qualche modo questa città è sempre presente in me e io in lei. E il fatto che - come lei, signor Sindaco ha osservato - io abbia incluso nel mio stemma il moro e l'orso di Frisinga mostra al mondo intero quanto io appartenga ad essa. Il fatto, poi, che io sia ora cittadino di Frisinga, anche dal punto di vista legale, ne è il coronamento e mi rallegra profondamente.

In questa occasione affiora in me un intero orizzonte di immagini e di ricordi. Lei ha già accennato ad alcuni di essi, caro signor Sindaco. Vorrei riprendere alcuni spunti. Anzitutto c'è il 3 gennaio 1946. Dopo una lunga attesa, finalmente era arrivato il momento in cui il seminario di Frisinga poteva aprire le porte a quanti ritornavano. In effetti, era ancora un lazzaretto per ex prigionieri di guerra, ma ora potevamo cominciare. Quel momento rappresentava una svolta nella vita:  essere sul cammino al quale ci sentivamo chiamati. Nell'ottica di oggi, abbiamo vissuto in modo molto "antiquato" e privo di comodità:  eravamo in dormitori, in sale per gli studi e così via, ma eravamo felici, non solo perché finalmente sfuggiti alle miserie e alle minacce della guerra e del dominio nazista, ma anche perché eravamo liberi e soprattutto perché eravamo sul cammino al quale ci sentivamo di essere chiamati.

Sapevamo che Cristo era più forte della tirannia, del potere dell'ideologia nazista e dei suoi meccanismi di oppressione. Sapevamo che a Cristo appartengono il tempo e il futuro, e sapevamo che Egli ci aveva chiamati e che aveva bisogno di noi, che c'era bisogno di noi. Sapevamo che la gente di quei tempi mutati ci attendeva, attendeva sacerdoti che arrivassero con un nuovo slancio di fede per costruire la casa viva di Dio.

In questa occasione devo elevare anche un piccolo inno di lode al vecchio ateneo, del quale ho fatto parte, prima come studente e poi come docente. C'erano studiosi molto seri, alcuni anche di fama internazionale, ma la cosa più importante - secondo me - è che essi non erano solo studiosi, ma anche maestri, persone che non offrivano solamente le primizie della loro specializzazione, ma persone alle quali interessava dare agli studenti l'essenziale, il pane sano di cui avevano bisogno per ricevere la fede da dentro. Ed era importante il fatto che noi - se ora posso dire noi - non ci sentivamo dei singoli esperti, ma parte di un insieme; che ciascuno di noi lavorava all'insieme della teologia; che dal nostro operare doveva rendersi visibile la logica della fede come unità, e, in tal modo, crescere la capacità di dare ragione della nostra fede, come dice san Pietro (1 Pt 3, 15), di trasmetterla in un tempo nuovo, all'interno delle nuove sfide.

La seconda immagine che vorrei riprendere è il giorno dell'ordinazione sacerdotale. Il duomo è sempre stato il centro della nostra vita, come pure in seminario eravamo una famiglia ed è stato padre Höck a fare di noi una vera famiglia. Il duomo era il centro e lo è diventato per tutta la vita nel giorno indimenticabile dell'ordinazione sacerdotale. Sono tre i momenti che mi sono rimasti particolarmente impressi. Anzitutto lo stare distesi per terra durante le litanie dei santi. Stando prostrati a terra, si diventa ancora una volta consapevoli di tutta la propria povertà e ci si domanda:  davvero ne sono capace? E allo stesso tempo risuonano i nomi di tutti i santi della storia e l'implorazione dei fedeli:  "Ascoltaci; aiutali".

Cresce così la consapevolezza:  sì, sono debole e inadeguato, ma non sono solo, ci sono altri con me, l'intera comunità dei santi è con me, essi mi accompagnano e quindi posso percorrere questo cammino e diventare compagno e guida per gli altri.

Il secondo, l'imposizione delle mani da parte dell'anziano, venerabile cardinale Faulhaber - che ha imposto a me, a tutti noi, le mani in modo profondo ed intenso - e la consapevolezza che è il Signore a porre le mani su di me e dice:  appartieni a me, non appartieni semplicemente a te stesso, ti voglio, sei al mio servizio; ma anche la consapevolezza che questa imposizione delle mani è una grazia, che non crea solo obblighi, ma che è soprattutto un dono, che Lui è con me e che il suo amore mi protegge e mi accompagna. Poi c'era ancora il vecchio rito, in cui il potere di rimettere i peccati veniva conferito in un momento a parte, che iniziava quando il vescovo diceva, con le parole del Signore:  "Non vi chiamo più servi, ma amici". E sapevo - noi sapevamo - che questa non è solo una citazione di Giovanni 15, ma una parola attuale che il Signore mi sta rivolgendo adesso. Egli mi accetta come amico; sono in questo rapporto d'amicizia; egli mi ha donato la sua fiducia, e in questa amicizia posso operare e rendere altri amici di Cristo.

Alla terza immagine lei ha già fatto allusione, signor Sindaco:  ho potuto trascorrere altri indimenticabili tre anni e mezzo con i miei genitori nel Lerchenfeldhof e quindi sentirmi ancora una volta pienamente a casa. Questi ultimi tre anni e mezzo con i miei genitori sono stati per me un dono immenso e hanno davvero reso Frisinga la mia casa. Penso alle feste, a come abbiamo celebrato insieme il Natale, la Pasqua, la Pentecoste; alle passeggiate che abbiamo fatto insieme nei prati; a come siamo andati nel bosco a prendere i rami d'abete e il muschio per il presepe, e alle nostre escursioni nei campi lungo l'Isar. Così Frisinga è diventata per noi una vera patria, e come patria rimane nel mio cuore.

Oggi alle porte di Frisinga si trova l'aeroporto di Monaco. Chi vi atterra o decolla vede le torri del duomo di Frisinga, vede il mons doctus, e forse può intuire un po' della sua storia e del suo presente. Frisinga ha da sempre un'ampia veduta sulla catena delle Alpi; attraverso l'aeroporto essa è diventata, in un certo senso, anche mondiale e aperta al mondo. E tuttavia vorrei dire:  il duomo con le sue torri indica un'altezza che è molto superiore e diversa rispetto a quella che raggiungiamo con gli aerei, è la vera altezza, l'altezza di Dio, dalla quale proviene l'amore che ci dona l'umanità autentica. Il duomo, però, non indica solo l'altezza di Dio, che ci forma e ci addita il cammino, ma indica anche l'ampiezza, e questo non solo perché nel duomo sono racchiusi secoli di fede e di preghiera, perché in esso è presente, per così dire, tutta la comunità dei santi, di tutti coloro che prima di noi hanno creduto, pregato, sofferto, gioito. Esso indica, in generale, la grande ampiezza di tutti i credenti di ogni tempo, mostrando così anche una vastità che va oltre la globalizzazione, poiché nella diversità, addirittura nel contrasto delle culture e delle origini, dona la forza dell'unità interiore, dona ciò che può unirci:  la forza unificatrice dell'essere amati da Dio. Così Frisinga rimane per me anche l'indicazione di un cammino.

In conclusione vorrei ancora una volta ringraziare per il grande onore che mi fate, anche la banda musicale, che rende qui presente la cultura veramente bavarese. Il mio desiderio - la mia preghiera - è che il Signore continui a benedire questa città e che Nostra Signora del duomo di Frisinga la protegga, affinché essa possa essere, anche in futuro, un luogo di vita umana di fede e di gioia. Molte grazie.


(©L'Osservatore Romano - 20 gennaio 2010)

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24/02/2010 10.48
 
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La rivoluzione di Benedetto XVI

Come Papa Ratzinger sta segnando la storia del mondo e della chiesa in questo inizio millennio

                                          Pope Benedict XVI prays during his spiritual exercises at the Vatican February 22, 2010.


La sua elezione ha destato scalpore, ma pochi avrebbero scommesso sulla sua capacità di far rinascere in Europa la fiamma del cristianesimo e di purificare Chiesa cattolica e riunire le chiese cristiane. Dicevano che era troppo anziano, che era un  intellettuale compreso solo dalle élite, di non avere carisma. Lo hanno criticato perché troppo dogmatico, perché affascinato da progetti di “reconquista”, perché espressione di una visione poco popolare e poco “conciliarista” della Chiesa.

Hanno detto che il suo modo di guardare alla Chiesa è tradizionale e antico, che il suo pontificato non avrebbe inciso sulle masse, eppure Benedetto XVI è oggi l’autore più letto al mondo. Non solo i suoi ventotto libri sono stati tradotti in quasi tutte le lingue, ma il suo Gesù di Nazareth - in cui dimostra che l’ipotesi più certa è che quell’uomo era veramente il figlio di Dio - ha venduto più di qualsiasi altro libro nel mondo. Secondo solo alla vendita dalla Bibbia. Per non parlare delle tre encicliche finora pubblicate: Deus caritas est, Spe salvi e Caritas in veritate. Quest’ultima risulta essere l’enciclica più diffusa e più discussa di tutte quelle pubblicate dai Pontefici romani.

C’è chi non ha esitato ad insultarlo e chi ne ha addirittura impedito l’intervento alla Università la Sapienza, ma l’amatissimo pontefice Benedetto XVI, non si è curato delle critiche ed è andato avanti spiegando le ragioni della fede in Gesù Cristo. Così, a quasi cinque anni dalla sua elezione al soglio di Pietro, il 19 aprile 2005, si può constatare come il Papa stia compiendo una rivoluzione, segnando la storia del mondo e della Chiesa, in questo primo decennio del terzo millennio.

Molti e decisivi i compiti del suo Pontificato. Primo tra tutti sconfiggere la secolarizzazione, riportare Dio nella vita degli uomini. Risanare la Chiesa indebolita dalle utopie del post-Concilio. Giovanni Paolo II aveva riportato la Chiesa nelle piazze, a Benedetto XVI tocca adesso riempire e rafforzare le Chiese. Giovanni Paolo II aveva sconfitto il comunismo, a Benedetto XVI tocca sconfiggere il relativismo e la secolarizzazione.

Il successo e l’efficacia dell’opera pastorale di Benedetto XVI sembra poco visibile per chi non rileva gli enormi cambiamenti in atto, ma è impressionante per la velocità e per l’incisività. In termini teologici Papa Ratzinger sta scavando un solco profondo, da cui anche il suo successore non potrà uscire. Ogni mercoledì, all’udienza generale, il vescovo di Roma spiega la storia e racconta i santi della Chiesa cattolica. Ha iniziato dai primi Apostoli ed è arrivato nella scorsa settimana a Sant’Antonio da Padova. Benedetto XVI spiega in modo chiaro che l’ipotesi del Creatore è la più ragionevole, che l’esistenza storica e testimoniata di Gesù Cristo è stata la più grande rivoluzione della Storia e che attraverso il suo volto e la fede nella sua persona l’umanità ha conosciuto il senso profondo della sua creazione e il destino della sua salvezza. Il Papa ricorda che l’ora più buia della notte è quella che precede l’alba. E che quindi dai tempi duri che stiamo vivendo può nascere una calda e lunga primavera.

Per favorire i progetti divini, papa Ratzinger sta mettendo ordine nella Chiesa. Ha riproposto una liturgia docile ai diritti di Dio e libera dagli abusi.  Sta cancellando le ombre ed i dubbi delle utopie del dopo Concilio, ribadendo che il Primato di Pietro non si tocca, che la difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale, la difesa della famiglia, scuola di amore e umanità e la libertà di educazione motore dello sviluppo, sono “valori non negoziabili”, fondamento di ogni civiltà e fondamento della questione sociale. Per Benedetto XVI non esiste una questione sociale che si distingue dalla difesa della vita. I diritti del concepito e la promozione della famiglia unita in matrimonio sono la prima e fondamentale questione sociale.
 
L’esempio più evidente del successo dell’opera di rinnovamento di papa Ratzinger è quanto egli sta realizzando nel dialogo con cristiani ed ebrei. Con la Nota informativa della Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicata martedì 20 ottobre 2009  “circa gli ordinariati personali per anglicani che entrano nella Chiesa Cattolica”, Benedetto XVI sta compiendo una rivoluzione indirizzata alla ricomposizione degli scismi. E non si tratta solo di accogliere singoli anglicani, ma interi gruppi anche molto numerosi che rifiutano il sacerdozio femminile e le unioni omosessuali.

Come ha sottolineato Massimo Introvigne “la Nota rappresenta non solo la fine di un ‘ultra-ecumenismo’ relativista, ma anche un modello per accogliere nella Chiesa Cattolica gruppi molto numerosi di fedeli – per esempio intere Chiese ortodosse e, perché no, il tradizionalismo lefebvriano – che potranno conservare le loro particolarità liturgiche e spirituali e i loro vescovi. A patto, naturalmente, di aderire integralmente alla dottrina cattolica e di riconoscere l’autorità del Papa”.

In merito al rapporto con i fratelli maggiori ebrei, l’autorevole rabbino Jacob Neusner ha detto “Ratzinger è un uomo che ha una visione per l’Europa, per il mondo, per l’umanità, per la vita e contro la morte. Nessun altro oggi sembra avere una visione, anche la politica un po’ dovunque è in crisi. Quest’uomo gentile sa dove andare”.

Per questi motivi, dalla redazione dell’Ottimista, gridiamo “lunga vita al Pontefice Benedetto XVI”!




...e direi il modo con il quale la sta segnando: IN GINOCCHIO, IN ADORAZIONE DAVANTI ALL'EUCARESTIA....regalando catechesi mariane appropriate, donandoci l'Anno Sacerdotale, ridonandoci la Messa antica, riportando l'inginocchiatoio alla Comunione...
Quello di Benedetto XVI è un Pontificato IN GINOCCHIO ma senza strascinamenti, bensì con dignità Petrina e cristologica, sacramentale e liturgista, è un Pontificato squisitamente Cattolico!
^__^
Oremus per il nostro amato Papa, Dolce Vicario di Cristo in Terra, Babbo nostro dolce!
(santa Caterina da Siena)

 
[Modificato da Caterina63 24/02/2010 10.54]
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Dal Blog di Raffaella è uscita l'ennesima denuncia di diffamazione contro il Papa, questa volta viene da un sacerdote a suo tempo sospeso... le accuse sono pesanti e davvero cattive, sembra proprio che Satana non sappia più che pesci prendere...
Il collegamento al testo è qui:
"Un teologo sospeso dal sacerdozio (da che pulpito!) accusa il Papa di insabbiamenti. Il Vaticano ponga fine a questa storia!"
Per tutta la questione si Clicchi qui



Concedetemi allora una vena mistica....per formulare veri Auguri al Santo Padre quasi prossimi:

da una parte comprendo il card. Ratzinger quando, poco prima della elezione al soglio Pontificio, aveva espresso ancor prima all'anziano e malato predecessore di volersi ritirare ai suoi sutdi....
Delle volte certo combattimento sembra davvero inutile, soprattutto per uno come Ratzinger che non ha fatto altro che dedicare la sua vita quale
"Cooperatore Veritatis" come dal suo Motto episcopale...

Lo comprendo nel suo desiderio di voler mollare tutto e ritirarsi, ma grazie a Dio i nostri progetti spesso non corrispondono ai Suoi....e così con la solita umiltà e devozione, l'anziano "Cooperatore Veritatis", probabilmente non comprendendo appieno questa chiamata suprema, "quale umile lavoratore della vigna e strumento insufficiente" (qual si sentiva con queste parole appena eletto Papa), si lascia cingere i fianchi per farsi condurre "dove tu non vuoi", come disse Gesù a Pietro per indicargli la sorte verso la quale doveva andare per pascere i Suoi Agnelli...

C'è chi ha in disprezzo il Trono papale e la Tiara perchè non capiscono che sotto vi si celano la Croce e la Corona di spine, magistralmente cammuffati agli occhi del mondo per non rendere l'immagine del Vicario di Cristo quale veramente è: IL CROCIFISSO!

Così come Il Dolce Gesù-Ostia Santa si nasconde sotto le specie del Pane e del Vino consacrati, ancora, sotto le vesti candide del Suo dolce Vicario in terra, Egli è sempre lì su quel Colle Vaticano come sul Golgota, pronto a raccogliere il vituperio, gli sputi, gli insulti, come è li fra gli osanna che Domenica delle Palme ricorderemo ancora una volta dopo Duemila anni....

Siamo nell'Anno Sacerdotale, qualcuno pensava che sarebbe trascorso senza un calvario?
E' proprio qui, in questi frangenti che la presenza di Cristo che sorregge la Sposa(=Chiesa), si fa più viva e forte....

Quanto più il Dolce Vicario di Cristo in terra si conforma a quel Golgota, a quella Croce, tanto più le grazie scenderanno copiose sulla Chiesa e sugli Uomini....

Si, il tutto richiede L'AGNELLO SACRIFICALE... il Cristo ha già dato e continua a dare, ma ha bisogno di Pietro, così ha voluto Lui, così ha scelto Lui, il nostro Signore e il nostro Dio....

"PIETRO: MI AMI TU PIU' DI COSTORO?"
Gesù non chiede a Benedetto XVI un amore convenzionale, da battezzato o da semplice credente, gli chiede DI PIU': MI AMI PIU' DI COSTORO?

Si Gesù, tu lo sai che io ti amo!
Le parole di Pietro ci commuovono perchè per tre volte sentendosi fare quella domanda, forse teme di non essere sufficiente per il Signore...
"Signore, tu sai tutto! Tu sai che ti amo"
Notare che Pietro non dirà "certo che ti amo più di costoro!", ma resterà nella sua passione...
ecco ora si: PASCI I MIEI AGNELLI...

e quando sarai vecchio e stanco, un altro ti cingerà i fianchi e ti condurrà dove tu non vuoi!

Eccomi Signore, sembra udire il nostro Amato Pontefice, eccomi a salire sul Calvario con TE per pascere questo tuo Gregge...
Ma Pietro non è solo, come non era solo il Cristo Crocefisso: accanto vediamo MARIA, la Dolcissima Madre di Dio come lo stesso Benedetto XVI ha proclamato appena eletto: "Maria santissima sta dalla nostra parte!"

Il Grande Pontefice che si fa piccolo, piccolo invocando LA MADRE...
E come Maria portò Gesù alla cugina Elisabetta, ecco il Dolce Vicario di Cristo che con l'aiuto e il sostegno della Madre, porta il Cristo agli uomini del suo tempo...
Questa missione ha un duro prezzo da pagare perchè c'è sempre qualcuno che paga per gli altri, per questo non dobbiamo lasciare da solo il Papa, ma fargli sentire sempre e davvero il nostro affetto di figli.

Nella Chiesa non si vive da membra vive se non ci si INNAMORA di Lei e di tutto il suo corredo, se non ci si innamora del Dolce Vicario di Cristo in terra che dagli Osanna si farà carico anche del processo farsa, della flagellazione, del calvario....della Croce per poi RISORGERE VITTORIOSO CON CRISTO...
perchè questa è l'ultima parola: IO HO VINTO IL MONDO

- MARANATHA', VIENI SIGNORE GESU'... BUON GENETLIACO SANTO PADRE




Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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06/04/2010 15.13
 
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Il 19 Aprile Benedetto XVI ricorderà la sua elezione al Soglio Pontificio.... tuttavia in questo clima di guerra aperta dei laicisti  (e dei cattolici-progressisti) contro il suo Pontificato, ci fanno ben riflettere di quanto sia necessario oggi stringerci attorno all'Amato Pontefice e non semplicemente per difenderlo, ma per applicare il suo Magistero...

utile ed interessante l'Editoriale di questo mese de IlTimone che vi invitiamo ad acquistare perchè contiene un Dossier su questi 5 anni di Pontificato...in tal modo ci piace così iniziare questo tempo con l'Augurio più filiale a Benedetto XVI..
senza dimenticare questo:  
Dolce Vicario di Cristo in terra, abbiamo bisogno di Lei! Lettere aperte al Santo Padre
..



MANCA QUALCOSA.....

Scritto da Gianpaolo BARRA   

Marcello Pera, Presidente emerito del Senato, non è un credente. Ammira il Cristianesimo, stima Papa Benedetto XVI, apprezza la storia della Chiesa e la fede che genera cultura e civiltà.
Ma tutto ciò non gli basta per spalancare mente e cuore a Cristo e farsi cristiano a pieno titolo.
È per questo che nel suo magistrale articolo pubblicato il 17 marzo scorso sul Corriere della Sera, nel quale riflette da par suo sul tentativo di infangare il Santo Padre coinvolgendolo nella vicenda dei preti pedofili, manca qualcosa. La più importante.
Andiamo con ordine.
Pera riconosce che è in corso una guerra «che ha come bersaglio il Papa». Scatenata brutalmente dal laicismo, mira a esiti devastanti: minare la Chiesa, la sua autorità morale, con essa la religione cristiana intera. Ma la disintegrazione della religione porterà, secondo Pera (e in ciò ha perfettamente ragione) alla distruzione della ragione, con ricadute catastrofiche sul piano etico e politico.

Sul piano etico, con il trionfo inarrestabile della cultura della morte; su quello politico con la fine dell’Europa, di cui il Cristianesimo è, nei fatti e nella storia, il solo comun denominatore.
Pera constata con amarezza l’incomprensione che tanti cattolici hanno di questo conflitto. Peggio: pare che alcuni vi partecipino stando addirittura dalla parte avversa a quella del Papa. Pera li descrive: teologi frustrati, vescovi incerti, cardinali in crisi di fede, intellettuali ubriacati da miscugli imbevibili di idee anticristiane, conferenze episcopali confuse.

Abbiamo riassunto, ovviamente, e nel breve spazio di un editoriale non v’è tempo per fare molti distinguo.
Ma nell’elenco delle conseguenze che la guerra anticristiana va conseguendo, ne manca una, la più drammatica. Che però è comprensibile soltanto da una prospettiva di fede. Quella che, purtroppo, manca a Pera.
Infatti, se dall’orizzonte della vita dei popoli viene a mancare il cristianesimo, il pericolo più grave che incombe sull’uomo riguarda il destino della sua vita eterna. Per la Chiesa, è questa la realtà più importante.

L’aveva ben capito il cardinale John Henry Newman, come ricorda il cardinale Caffarra nel dossier di questo numero, dedicato ai cinque anni di pontificato di Papa Benedetto XVI:
«La Chiesa cattolica ritiene che sarebbe meglio che il sole e la luna cadessero dal cielo, che la terra venisse meno e che tutti i milioni di uomini che ci vivono morissero di fame… piuttosto che una sola anima, non dico vada perduta, ma commetta un solo peccato veniale». Perché? Perché con il peccato s’offende Dio e si rischia l’inferno.
Sì, si tolgano pure di mezzo la Chiesa e il Papa e sarà il dilagare inarrestabile del peccato. Allora vedranno – tutti, laicisti e non – che a pagarne le conseguenze sarà innanzitutto l’uomo. E non solo perché verrà sommerso dalla barbarie, etica e politica, ma perché rischierà la dannazione eterna.
Senza la Chiesa, i suoi preti, i suoi confessionali, l’Eucaristia, il peccato – già così abbondante – non troverà alcun argine.
Della barbarie etica e politica, l’uomo potrà avvertirne in tempo il pericolo, e porvi rimedio. Dell’inferno, se ne accorgerà al momento del giudizio divino.
Allora, sarà troppo tardi!

Fraternamente CaterinaLD

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15/04/2010 00.25
 
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 Sorriso

Con un intervista e un libro anche don Georg difende Benedetto XVI apr 14, 2010



Non è senza fatica che il Vaticano cerca di rispondere alle accuse di insabbiamento che diversi media rivolgono al Papa per i casi di abusi su minori che coinvolgono preti. Ieri a provocare ulteriori polemiche soprattutto nel mondo gay è stata un’uscita del cardinale Tarcisio Bertone che dal Cile ha detto che “per molti sociologi e psichiatri c’è una relazione tra omosessualità e pedofilia”. Un tema scivoloso tanto che già il Papa, volando verso gli Stati Uniti il 15 aprile del 2008 e rispondendo a una domanda sulla pedofilia nel clero, l’aveva eluso: “Non voglio parlare dell’omosessualità. Questo è un altro discorso”, aveva detto. Non è facile difendere il Papa per il Vaticano. Ogni giorno c’è il rischio di nuove polemiche. Ieri, però, in sua difesa si è registrato un intervento importante. Per la prima volta in modo ufficiale, è sceso in campo il suo segretario particolare, il tedesco monsignor Georg Gänswein.

L’ha fatto in due modi. Con una lunga intervista concessa a Bild, il giornale tedesco schierato quotidianamente in difesa del Papa. E con l’uscita di un libro promosso ancora da Bild insieme alla Libreria Editrice Vaticana sul quale è proprio Gänswein a curare la pubblicazione di oltre 200 immagini inerenti i primi cinque anni di pontificato di Ratzinger: “Benedetto XVI Urbi et Orbi” è il titolo del volume. Gänswein è un segretario riservato, meno influente nell’esercizio del potere della chiesa di quanto non fosse il segretario di Karol Wojtyla, monsignor Stanislaw Dziwisz. Ma oggi il fuoco delle polemiche contro il Papa è elevato ed è anche per questo motivo che Gänswein ha accettato di farsi intervistare e di curare il libro.

A Bild Gänswein ha detto una cosa chiara: “Nessuno ha mai condannato con tanta forza gli abusi come il Santo Padre e la chiesa cattolica”. Secondo Gänswein fa bene il Papa a rispondere col silenzio alle molteplici accuse: “Le critiche costruttive – ha detto – sono sempre giuste. Ma non credo che in questo caso le critiche abbiano avuto questo scopo”. Anche perché è “inutile e insensato” che il Papa commenti “personalmente” ogni caso di abusi sessuali, poiché questo rientra nelle responsabilità dei vescovi.

Il libro curato da Gänswein è importante perché svela il vero volto del Papa tedesco. A leggere le didascalie delle foto è un’immagine di Ratzinger diversa da quella che più media dipingono oggi. Nessuno come Gänswein conosce i segreti del pontificato ratzingeriano. Un pontificato, scrive Gänswein, con caratteristiche precise: “Il suo messaggio è tanto semplice quanto profondo. La fede non è un problema da risolvere, è un dono che va scoperto nuovamente. La fede dona gioia e pienezza. La fede ha un volto umano: Gesù Cristo. E anche se tutte le telecamere sono puntate sul Papa, non si tratta di lui. Il Santo Padre non mette al centro se stesso, non annuncia se stesso, ma Gesù Cristo”.

Don Georg scorre i cinque anni di pontificato senza eludere nulla. Non tace, ad esempio, delle polemiche che nel viaggio in Germania suscitò la lectio tenuta a Ratisbona: “Un passo del discorso sul profeta Maometto estrapolato dal contesto – scrive – in seguito causerà reazioni dure”. Così circa la campagna mediatica che prese avvio dalle frasi sull’Aids dette dal Papa nell’aereo che lo portava in Camerun: Georg risponde riportando integralmente il ragionamento di Ratzinger così come era stato espresso nella conversazione con i giornalisti durante il volo. E commenta: “Al Papa sta a cuore che oggi, più che in passato, gli africani abbiano la possibilità di disporre del loro destino”.

Pubblicato sul Foglio mercoledì 14 aprile 2010


AUGURI BEATISSIMO PADRE! SIAMO CON TE!

Fraternamente CaterinaLD

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15/04/2010 18.31
 
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Per il compleanno del Papa





Il compleanno di una persona cara è occasione di gioia anche per i familiari e gli amici. Per questo «L'Osservatore Romano», sicuro di interpretare i voti dei suoi lettori e di tantissime altre persone in tutto il mondo, vuole offrire gli auguri a Benedetto XVI con un piccolo segno di omaggio e di affetto. Ripetendo soprattutto a Dio, con le parole della preghiera cristiana, il ringraziamento per tutti i suoi benefici:  Agimus tibi gratias, omnipotens Deus, pro universis beneficiis tuis, qui vivis et regnas in saecula saeculorum, amen. E rivolgendo al Papa l'auspicio tradizionale che in alcune occasioni la liturgia gli riserva:  Ad multos annos, sancte pater.


(©L'Osservatore Romano - 16 aprile 2010)



AUGURI SANTO PADRE!!! da tutti noi del Difendere la vera Fede


                                     

                                     

                                                                          





Azione cattolica e aggregazioni laicali per Benedetto XVI



Roma, 15. L'Azione cattolica italiana (Ac) rinnova la propria vicinanza al Santo Padre e aderisce all'invito lanciato dalla Consulta nazionale delle aggregazioni laicali - organismo che raduna settantasette associazioni e movimenti ecclesiali italiani - a partecipare alla recita del Regina caeli domenica 16 maggio in piazza San Pietro per testimoniare al Papa l'affetto del popolo cristiano. È quanto si legge in un comunicato della presidenza nazionale di Ac diffuso questa mattina e intitolato "Con Benedetto XVI".

In particolare, l'Ac esprime al Papa "vicinanza spirituale in un momento in cui la sua persona è esposta a critiche e attacchi pretestuosi" e "rinnova al Santo Padre gli auguri per la felice ricorrenza del quinto anniversario dell'elezione a Pontefice", che cadrà lunedì 19 aprile.

A tale proposito l'Ac "sollecita a partecipare alla preghiera" che la Conferenza episcopale italiana ha promosso per tale data e "a stringersi intorno al Papa "centro di unità e segno visibile di comunione". Le singole articolazioni e le associazioni presenti nel territorio - conclude il comunicato della presidenza di Ac - sceglieranno il modo di manifestare il grazie dell'associazione a Dio "per il magistero illuminato e la cristallina testimonianza del Papa"".


(©L'Osservatore Romano - 16 aprile 2010)
[Modificato da Caterina63 15/04/2010 18.59]
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16/04/2010 11.03
 
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Vorrei segnalare quanto segue dal Blog Senzapelisullalingua di padre Giovanni Scalese

God Bless Our Pope!
Oggi, compleanno del Santo Padre, vorrei dedicargli questo inno composto dal Cardinale Nicholas Wiseman (1802-1865), primo Arcivescovo di Westminster (dopo il ristabilimento della gerarchia cattolica in Inghilterra e nel Galles nel 1850). Non sapevo neppure che esistesse; ne sono venuto a conoscenza — pensate un po’ — nella cattedrale di Bangalore, in India. Per me, nato e cresciuto all’ombra del Cupolone, sentir cantare a tanti chilometri di distanza questo inno per il Papa, è stata un’esperienza indescrivibile. Non nascondo di essermi commosso.

www.youtube.com/watch?v=aTBJgZcSvRY&feature=player_embedded




Full in the panting heart of Rome,
Beneath the apostle’s crowning dome,
From pilgrims’ lips that kiss the ground,
Breathes in all tongues only one sound:


“God bless our Pope, God bless our Pope,
God bless our Pope, the great, the good.”


The golden roof, the marble walls,
The Vatican’s majestic halls,
The note redouble, till it fills
With echoes sweet the seven hills:


Then surging through each hallowed gate,
Where martyrs glory, in peace, await,
It sweeps beyond the solemn plain,
Peals over Alps, across the main:


From torrid south to frozen north,
That wave harmonious stretches forth,
Yet strikes no chord more true to Rome’s,
Than rings within our hearts and homes:




Nel pieno del palpitante cuore di Roma,
sotto la somma cupola dell’Apostolo,
dalle labbra dei pellegrini che baciano il suolo,
soffia in tutte le lingue un solo suono:


“Dio benedica il nostro Papa, Dio benedica il nostro Papa,
Dio benedica il nostro Papa, il grande, il buono”.


Il tetto dorato, i muri di marmo,
le maestose sale del Vaticano,
la nota oltrepassi, finché riempia
con echi dolci i sette colli:


Sollevandosi poi attraverso ogni sacra porta,
dove i martiri attendono, in pace, la gloria,
dilaga oltre la solenne pianura,
risuona al di là delle Alpi, dall’altra parte del mare




Dal torrido sud al gelido nord,
quell’onda armonica si allunga,
non suona alcuna corda piú fedele a Roma,
che gli squilli nei nostri cuori e nelle nostre case:




[SM=g1740717]


[SM=g1740738] [SM=g1740738] [SM=g1740738]



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13/02/2011 17.17
 
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[SM=g1740738] Dolcissimo video per salutare il nostro amato Pontefice.... un grazie al Blog di Raffaella per il link



[SM=g1740734]


[SM=g1740757]

Fraternamente CaterinaLD

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13/02/2011 17.31
 
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Mons. Georg Ratzinger ripercorre la sua vita accanto al fratello minore, ora Papa Benedetto XVI. Il commento di Salvatore Izzo

Maria, Georg e Joseph Ratzinger
PAPA: IL FRATELLO, DA BIMBI FACEVAMO IL GIOCO DEL PARROCO

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 12 feb.

"Eravamo i due maschi e abbiamo giocato molto insieme e fatto tante cose insieme: costruivamo insieme il presepe, e poi tra i giochi piu' frequenti c'erano giochi spirituali, noi lo chiamiamo il 'gioco del parroco' e lo facevamo noi due, nostra sorella non partecipava".
 
Lo racconta mons. Georg Ratzinger, fratello maggiore di Benedetto XVI, che in
un'intervista al mensile statunitense "Inside the Vatican" ricostruisce i suoi rapporti con il futuro Pontefice.

"Uno alla volta, a turno - ricorda - eravamo il ministrante o il chierichetto. Si celebrava la messa e avevamo delle casule fatte dalla sarta della mamma proprio per noi".



Poi il seminario, e la passione per la liturgia, la musica, lo studio. "E' stato - spiega mons. Ratzinger - uno sviluppo continuo. Fin da piccoli abbiamo vissuto con un amore per la liturgia e questo e' proseguito via via nel seminario.

Dopo la prima messa - ricostruisce il sacerdote 87enne - per tre anni siamo stati separati perche' nel 1947 Joseph e' andato a Monaco e nel 1950 ci siamo ritrovati a Frisinga. Dopo l’ordinazione dal novembre del 1951 ad ottobre 1952 a Monaco stavamo in parrocchie confinanti divise da un parco : io avevo la chiesa di San Ludwig e Joseph al Preziossismo Sangue".

Gia' allora, mio fratello, rivela mons. Georg, "era il riferimento per tutti noi, ed ha accettato di diventare professore a Bonn anche in vista della utilita' della famiglia. Nel 1955 i nostri genitori si sono trasferiti da lui a Frisinga e nel 1956 si e' aggiunta anche nostra sorella Maria, e cosi' quando io ero libero ho sempre raggiunto la famiglia a Frisinga. Poi alla fine ci siamo ritrovati a Ratisbona, io a dirigere i Domspatzen e mio fratello all'universita'. E' stato un periodo molto bello ed intenso, noi tre fratelli eravamo riuniti. Certo con la nomina e il trasferimento a Monaco, ma la distanza non era tanta, era piuttosto la mancanza di tempo che ci teneva lontani perche' Joseph era impegnato come vescovo e cardinale. Infine il trasferimento a Roma e' stato un po' come una perdita anche perche' sapevo che era una grande responsabilita' per mio fratello e sapevo che avremmo avuto pochi contatti.

Tre volte l’anno io andavo a Roma, soprattutto l'estate, e a Natale Joseph e Maria venivano da me, nella casa a Pentling: Maria completava il trio. Da quando non c'e' non c'e' piu' questo trio. Naturalmente la sua presenza richiamava anche la presenza dei nostri genitori. Anche se mancavano lei e' sempre stata la persona che ci faceva pensare a loro".

"Durante il Conclave - confida ancora mons. Georg - non ho mai pensato che mio fratello potesse diventare Papa: ero convinto che non fosse possibile perche' era troppo anziano ormai. Mi ricordavo di papa Giovanni XXIII ma Papa Pio XII non aveva fatto piu' cardinali, e quindi c’era anche una scelta ristretta, ma nel 2005 non era piu' cosi'. Poi quando e' arrivata la notizia la primissima reazione è stata di tristezza, perche' ero consapevole del fatto che come Papa sarebbe stato trasportato fuori dalla sua vita privata e personale. Non sapevo che si puo' mantenere un rapporto molto personale con il Papa e incontralo come faccio adesso, con tutti i privilegi che ho ricevuto per arrivare e ripartire".

"E' sempre un momento molto festoso e solenne - assicura - quando si scende dall'aereo: un'auto della polizia viene a prendermi sotto la stiva e io penso agli altri viaggiatori con le vligie, costretti a cercare i mezzi pubblici. E in Vaticano c'e' sempre un'accoglienza gioiosa da parte delle memores, i segretari, suor Christine, che rendono l’accoglienza molto bella. Poi vado a visitare mio fratello nella sua stanza. Quello e' il nostro primo incontro, ed per me e' tornare a casa, quando ci raccontiamo le ultime novita'.

La casa e' l'incontro con mio fratello dovunque sia.

E sento che qui la famiglia del Papa e' diventata anche la mia famiglia. Si parla di Regensburg, dei vicini, delle persone che conosce da tempo, dei compagni di studio". I fratelli parlano anche dei gatti che sono rimasti nella casa in Germania (mentre nel Palazzo Apostolico non ce ne sono).
Tornato a Regensburg, poi, "ogni mattina - conclude infine mons. Ratzinger - il mio pensiero per lui e' che possa avere la salute e la forza, di cui ha bisogno per compiere la sua missione".

© Copyright (AGI)
[Modificato da Caterina63 24/02/2011 14.35]
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05/03/2011 12.14
 
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[SM=g1740734]
 

Incontro del Papa con i futuri sacerdoti della diocesi di Roma al Pontificio Seminario Maggiore


Ordinato sacerdote il 29 giugno del 1951, Benedetto XVI celebra quest'anno il 60esimo del suo sacerdozio.
Lo ha ricordato - nel saluto rivolto questa sera al Papa - il rettore del Seminario Maggiore, mons. Giovanni Tani, e i seminaristi di Roma hanno voluto festeggiare il loro vescovo con un applauso e dicendo in coro "viva il Papa".
"Sono molto felice - ha risposto Ratzinger - di essere almeno una volta nell'anno con i miei seminaristi e che questo succede nel giorno della Madonna della Fiducia, la vostra protettrice che ci guida verso Gesu'".






[SM=g1740738] AUGURI, SANTO PADRE, ANCHE DA TUTTI NOI E ATTRAVERSO LA PREGHIERA, SPECIALMENTE DEL SANTO ROSARIO....

e ringraziando Raffaellablog, segnaliamo:

sabato 16 aprile 2011

BUON COMPLEANNO, SANTO PADRE

Al nostro amatissimo Papa Benedetto i migliori auguri di Buon Compleanno con l'augurio affinche' possa mantenere sempre la freschezza della mente e la bonta' di cuore che l'hanno sempre contraddistinto durante l'arco della sua vita.
Non credo che si possa abbracciare il Santo Padre di slancio, ma lo facciamo ugualmente per tutto il bene che gli vogliano.
Ad multos annos, Santità.
Il blog.


16 aprile 1927 - 19 aprile 2005: da Joseph a Benedetto

LA VITA DI JOSEPH RATZINGER, parte prima

LA VITA DI JOSEPH RATZINGER, parte seconda

LA VITA DI JOSEPH RATZINGER, parte terza

LA VITA DI JOSEPH RATZINGER, parte quarta

LA VITA DI JOSEPH RATZINGER, parte quinta

LA VITA DI JOSEPH RATZINGER, parte sesta


Happy 84th Birthday, Pope Benedict XVI!






[Modificato da Caterina63 21/04/2011 23.39]
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19/03/2011 00.41
 
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[SM=g1740717] Auguri di buon Onomastico al santo Padre Benedetto XVI, Joseph

Movimento Domenicano del Rosario
www.sulrosario.org
info@sulrosario.org

L'Inno, San Joseph è del Coro Don Bellani
difenderelafede.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd...
dal CD Inni e Canti


www.gloria.tv/?media=138731

Te Joseph Celebrent

Te Joseph Celebrent agmina caelitum:
te cuncti resonent christiadum chori,
qui clarus meritis, iunctus est inclytae
casto foedere Virgini.

Almo cum tumidam germine coniugem
admirans, dubio tangeris anxius,
afflatu superi Flaminis Angelus
conceptum Puerum docet.

Tu natum Dominum stringis, ad esteras
Aegypti profugum tu sequeris plagas:
amissum Solymis quaeris et invenis,
miscens gaudia fletibus.

Post mortem reliquos sors pia consecrat,
palmamque emeritos gloria suscipt:
tu vivens, Superis par, frueris Deo,
mira sorte beatior.

Nobis, summa Trias, parce precantibus,
da Joseph meritis sidera scandere;
ut tandem liceat nos tibi perpetim
gratum promere canticum.

Amen





[SM=g1740738]


[SM=g1740750] [SM=g1740752]


[SM=g1740733]

BUON COMPLEANNO SANTO PADRE!!!! [SM=g1740738]

Un modo moderno, apprezzabile, per rivolgere gli AUGURI SPECIALI al Santo Padre Benedetto XVI....attraverso una musica giovanile che nel testo CHIEDE L'AIUTO DI QUALCUNO CHE CI AIUTI, CHE CI PORTI SULLA STRADA GIUSTA
...


Lodiamo la Divina Provvidenza per l'Istituzione del Primato Petrino e per il dono del Sommo Pontefice Benedetto XVI

it.gloria.tv/?media=146054





[SM=g1740717]





[SM=g1740733] Due righe per spiegare la scelta della canzone...^__^
Facendo comprendere a noi stessi e ai giovani che esiste la musica Sacra e che esiste la musica mondana, è necessario anche usare quest'ultima per far comprendere che Gesù non è affatto nemico dell'Uomo e del suo talento artistico, al contrario, tutto ciò che è buono, dice san Paolo, viene da Dio...

La canzone che accompagna il video è dei Dragonforce e si intitola: Down onver a new world, ossia: L'alba oltre un nuovo mondo...

Le parole sono molto suggestive e sottolineano l'inquietudine di un mondo che cerca i suoi EROI, i suoi guerrieri... si parla di battaglia per un mondo migliore...si desidera ciò che è BENE...

Ora noi abbiamo il vero EROE di tutti i Tempi che è Gesù Cristo nostro Signore e nostro Dio, ma molti ancora non lo conoscono o lo conoscono superficialmente...
Egli ha fornito la Chiesa di eroi, che sono i Santi, i Martiri, i Suoi Sacerdoti... abbiamo un esercito sconfinato di veri eroi e guerrieri che in ogni generazione hanno davvero contribuito all'Alba del proprio tempo....questa canzone può focalizzare in modo anche giovanile, il vero rapporto fra l'Uomo e Dio...

E LA CHIESA NON CROLLO'
lo si attribuisce al sogno del Papa quando riconobbe dono di Dio gli Ordini Mendicanti di san Domenico e di san Francesco ^__^

Un passo della canzone dice:

"Attraverso le più alte montagne e attraverso gli infiniti mari
Il nostro viaggio mai progredito combatte finché saremo tutti liberi
Attraverso l’oscurità splende l’infinita luce
Ancora i giorni della gloria si innalzano verso la battaglia

E un giorno troveremo un modo per questa distante era d’oro
I pianti della guerra suoneranno il giorno
Siamo fermi davanti all’alba di un nuovo mondo

Ancora il tuono furioso attraversa i sette mari
I cieli freddi d’inverno stanno cadendo sulle battaglie che abbiamo visto"

La nostra LUCE è Cristo, il solo che può dare la vera Pace che tutti cerchiamo....
è così un invito anche a Pregare per le Vocazioni, per trovare NUOVI EROI, NUOVI GUERRIERI PER COMBATTERE, come dice san Paolo, LA BUONA BATTAGLIA...

^__^

Mandaci Signore, Santi Sacerdoti....e voi Santi Sacerdoti, sostenetici con san Michele in questa battaglia contro il potere delle tenebre!

[IMG]http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/088q_1c.jpg[/IMG]

Ad multos annos

"Dio è la mia luce": questo significa Uriel, il nome assegnato al quarto arcangelo da antiche tradizioni ebraiche, presenti soprattutto nel ciclo di Esdra e in quello apocrifo di Enoch, riprese tra l'altro dal cristianesimo etiopico. E proprio con un'immagine tradizionale etiopica degli arcangeli, che mostrano e incensano la croce di Cristo, "L'Osservatore Romano" rivolge a Benedetto XVI gli auguri più affettuosi per l'ottantaquattresimo compleanno: ad multos annos, sancte pater! A nome dei suoi lettori e di tantissime altre persone in tutto il mondo, che vogliono bene al Papa, gli sono vicine o mostrano simpatia e interesse per la sua persona e le sue parole. Le quali annunciano senza stanchezza la convinzione gioiosa che Dio è la luce del mondo.




(©L'Osservatore Romano 16 aprile 2011)


it.gloria.tv/?media=37533



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[Modificato da Caterina63 15/04/2011 22.40]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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20/07/2011 19.06
 
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Un libro di monsignor Georg Ratzinger

Mio fratello il Papa

 


"Mio fratello, il Papa" (Mein Bruder, der Papst) è il titolo, semplice ed efficace, del libro che monsignor Georg Ratzinger ha preparato insieme al giornalista e scrittore tedesco Michael Hesemann.

Sono 256 pagine frutto di una serie di colloqui svoltisi nella tarda primavera di quest'anno a Ratisbona e durante i quali il fratello maggiore di Benedetto XVI ha raccontato al suo interlocutore i ricordi di un'intera vita. Il volume, pubblicato a Monaco da Herbig e corredato da una quarantina di immagini, sarà in libreria il prossimo 12 settembre, proprio alla vigilia della visita che il Pontefice effettuerà in Germania.

Occasione del libro è tuttavia il sessantesimo anniversario dell'ordinazione sacerdotale di Georg e Joseph Ratzinger (a Frisinga, il 29 giugno 1951), ricorrenza non usuale che i due fratelli hanno celebrato insieme nella basilica Vaticana nella festa dei santi Pietro e Paolo. La testimonianza del Prälat Georg Ratzinger, che è la persona più vicina a Benedetto XVI, inizia dagli anni dell'infanzia e racconta tra l'altro come nel seno della famiglia sia nata e maturata la decisione del giovane Joseph di servire la Chiesa nel sacerdozio, sino ad arrivare agli anni del pontificato.


(©L'Osservatore Romano 21 luglio 2011)


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UDIENZA A UNA DELEGAZIONE DEL COMUNE DI TRAUNSTEIN (GERMANIA), 30.07.2011

Bavarian folk dance group Goaslschnalzer perform in front of Pope Benedict XVI during a special audience at the Pope's summer residence in Castelgandolfo July 30, 2011. Picture taken July 30, 2011.

Bavarian folk dance group Goaslschnalzer perform in front of Pope Benedict XVI during a special audience at the Pope's summer residence in Castelgandolfo July 30, 2011. Picture taken July 30, 2011.


Alle ore 18 di questo pomeriggio, nel Cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza una Delegazione del Consiglio Comunale di Traunstein, cittadina della Baviera meridionale dove il Papa ha celebrato la sua Prima Messa l’8 luglio 1951.
La Banda musicale Inzing-Torring ha offerto al Santo Padre un piccolo concerto in occasione dei 60 anni di sacerdozio e alcuni gruppi folkloristici in costume hanno eseguito una danza popolare bavarese. Nel corso dell’incontro è stato consegnato al Santo Padre l’anello d’onore del distretto di Traunstein.
Al termine del concerto, il Santo Padre ha rivolto ai presenti il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari amici,

un cordiale saluto a voi tutti che siete venuti dal Chiemgau e dal Rupertiwinkel. Con voi, come ha detto il Landrat [Presidente della Provincia] Castel Gandolfo è diventato un villaggio bavarese e sono contento perché tramite voi è presente qui la mia terra bavarese. Il Signore ve ne renda merito!

A Lei, caro signor Landrat, il mio sentito grazie per le parole venute dal cuore: sono venute dal cuore e sono giunte al mio cuore; hanno tracciato un quadro della nostra patria e, al tempo stesso, hanno ribadito il legame con me; per me è una grande gioia il fatto che questo anello d’onore mi sia stato consegnato all’unanimità, al di là di ogni appartenenza partitica, di ogni differenza che – giustamente – esistono. Per me è un segno che da voi sono davvero "a casa", che ci accogliamo vicendevolmente e che continuo a fare parte di voi. Sono felice e riconoscente per la mia bella terra e per questa meravigliosa serata che mi avete regalato. Il Signore vi ricompensi!

Probabilmente, l’anello d’onore non sarà visibile nella mia mano, ma sarà sistemato in maniera tale che io l’abbia sempre davanti agli occhi ed esso mi possa ricordare quello che comunque so nel profondo del mio cuore: là sono a casa, nel Chiemgau, nel Rupertiwinkel, nei luoghi della mia giovinezza che Lei ha ricordato. Vi sono grato perché, sia pure per un attimo, mi avete fatto rivivere la bellezza e la gioiosità della cultura bavarese.

Caro signor Landrat! Lei ha parlato della nostra terra come della "Terra benedicta" ed ha accennato ai monaci che hanno sviluppato tra di noi questa cultura della gioia. "Terra benedicta" la nostra terra lo è davvero, grazie al Creatore: ci ha dato le montagne, i laghi, le valli, i boschi. Dobbiamo essergli riconoscenti perché ci ha affidato una parte così preziosa della terra.

Ma la nostra terra è pienamente "Terra benedicta" sostanzialmente perché gli uomini sono stati toccati nella fede dalla bellezza del creato e dalla bontà del Creatore e, toccati da Lui, hanno saputo dare alla nostra Terra pieno splendore e capacità di rifletterlo. Cosa sarebbe la Baviera senza le torri con le cupole a cipolla delle nostre chiese, senza lo splendido barocco e la gioiosità dei redenti che in esse si espande? Senza la nostra musica, quella sacra - che ti fa direttamente guardare dentro al Paradiso - e quella profana? A voi musicisti, un grande ringraziamento: siete stati bravissimi a presentare qui la musica bavarese e mi avete ricordato ancora una volta che lì sono di casa, da lì provengo e di quella terra continuo a fare parte. Il Signore vi ricompensi!

Senza le chiese, le croci delle strade, le cappelline – come ha ricordato anche il consigliere provinciale – la Baviera non sarebbe Baviera; senza la sua musica, la sua poesia, l’affabilità e la cordialità e la gioiosità che abbiamo appena sperimentato … Gioiosità, cordialità, bontà crescono però soltanto se il cielo sopra di noi è aperto. Non tutti i giorni c’è il sole – l’ha detto anche lei, signor Landrat; a volte dobbiamo attraversare vallate buie. Ma possiamo farlo rimanendo gioiosi ed umani – se il cielo è aperto per noi, se siamo stati sfiorati dalla certezza che Lui ci ama in tutto, che Dio è buono e che per questo è bene essere uomo. La Baviera è diventata quella che è partendo da questa certezza, e noi tutti preghiamo e speriamo che così rimanga.

Affinché possa restare così e continuare ad essere sempre bella e le persone possano continuare a dire di sì alla vita, al futuro, è importante che non perdiamo lo splendore della fede, che rimaniamo credenti, cristiani, cattolici laddove cattolico significa anche sempre essere "aperti al mondo", amare il mondo e credere insieme; significa essere tolleranti ed aperti gli uni agli altri alla cordiale fraternità nei riguardi di coloro che sanno di appartenere all’unico Padre e che sanno di essere amati dall’unico Signore.

Questa è la mia preghiera: lasciamoci sfiorare dalla fede, lasciamoci guidare dalla fede affinché lo splendore del cielo possa giungere fino a noi e possa illuminare il mondo nelle sue miserie, rendendolo bello e splendente.

Da parte mia vi prometto che nelle mie preghiere la mia terra è sempre presente, e come segno di questo ora vi imparto la Benedizione apostolica.

Il Signore vi ricompensi! Vi auguro un buon soggiorno a Castel Gandolfo! Salutatemi la Baviera!

A man waves a Bavarian flag as Pope Benedict XVI leads a special audience at the Pope's summer residence in Castelgandolfo July 30, 2011. Picture taken July 30, 2011.



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Joseph Ratzinger presenta se stesso: discorso di Presentazione alla Pontificia Accademia delle Scienze (2000)

 



Pubblichiamo il discorso di presentazione del Card. Joseph Ratzinger pronunciato in occasione della nomina, il 13 novembre del 2000, a membro della Pontificia Accademia delle Scienze. In tale occasione si chiede, infatti, che i nuovi accademici presentino se stessi.

Tratto da Zenit.org, Edizione spagnola (Código: ZS05051611): www.zenit.org/spanish/visualizza.phtml?sid=70993
Traduzione di Totus tuus network

Signor Presidente, stimati colleghi,

sono nato nel 1927 a Marktl, nella Baviera del Nord. Ho svolto i miei corsi teologici e filosofici subito dopo la guerra, dal 1946 al 1951. In tale periodo, la formazione teologica della facoltà di Monaco fu essenzialmente determinata dal movimento biblico, liturgico ed ecumenico degli anni compresi tra le due Guerre Mondiali.

Lo studio biblico fu fondamentale ed essenziale nella nostra formazione, ed il metodo storico-critico è sempre stato molto importante per la mia formazione ed il lavoro teologico susseguente.

In generale, la nostra formazione si orientò in senso storico e perciò, benché la mia specializzazione sia stata la teologia sistematica, la mia dissertazione dottorale e il mio lavoro post dottorale trattarono argomenti storici.

La mia dissertazione dottorale fu incentrata sulla nozione di Popolo di Dio in sant’Agostino; in questo studio mi fu possibile osservare come sant’Agostino mantenne un dialogo con diverse forme di platonismo, il platonismo di Plotino da un lato e quello di Porfirio dall’altro.
La filosofia di Porfirio costituì una ri-fondazione del politeismo e una fondazione filosofica delle idee della religione greca classica, combinata con elementi delle religioni orientali. Nel medesimo tempo, Agostino mantenne un dialogo con l’ideologia romana, specialmente dopo l’occupazione di Roma da parte dei Goti nel 410, e fu per questo che mi risultò assai affascinante osservare come attraverso questi diversi dialoghi e culture egli definisce l’essenza della religione cristiana. Egli vide la fede cristiana non in continuità con le religioni anteriori, ma piuttosto in continuità con la filosofia intesa come vittoria della ragione sulla superstizione. Così, anche il comprendere l’idea originale di Agostino e di molti altri Padri sulla posizione del cristianesimo in questo periodo della storia del mondo fu per me molto interessante e, se Dio me ne darà il tempo, spero di sviluppare quest’idea più avanti.

Il mio lavoro post dottorale fu incentrato su San Bonaventura, un teologo francescano del XIII secolo. Scopersi un aspetto della teologia di san Bonaventura a quanto ne so non basato sulla letteratura precedente: la sua relazione con una nuova idea di storia concepita da Gioacchino da Fiore nel XII secolo. Gioacchino intese la storia come progressione da un periodo del Padre (un tempo difficile per gli esseri umani sotto la legge), ad un secondo periodo della storia, quello del Figlio (con maggiore libertà, più franchezza, più fratellanza), ad un terzo periodo della storia, il periodo definitivo della storia, il tempo dello Spirito Santo. Secondo Gioacchino questo doveva essere il tempo della riconciliazione universale, di riconciliazione tra l’Est e l’Ovest, tra cristiani ed ebrei, un tempo senza legge (in senso paolino), un tempo di vera fraternità nel mondo. L’interessante idea che scopersi fu che una corrente significativa di francescani era convinta che San Francesco di Assisi e l’Ordine francescano segnarono l’inizio di questo terzo periodo della storia, e fu loro ambizione l’attualizzarlo; Bonaventura mantenne un dialogo critico con tale corrente.

Dopo il termine del mio lavoro post dottorale mi offrirono un incarico all’Università di Bonn per insegnarvi teologia fondamentale, ed in questo periodo l’ecclesiologia, la storia e la filosofia della religione erano le mie principali aree di lavoro.

Dal 1962 al 1965 ebbi la meravigliosa opportunità di presenziare al Concilio Vaticano II come esperto; questo fu un tempo molto gratificante della mia vita, nel quale mi fu possibile essere parte di tale riunione, non solo tra vescovi e teologi, ma anche tra continenti, culture diverse e distinte scuole di pensiero e di spiritualità nella Chiesa.

Accettai poi un incarico nell’Università di Tubinga (Tübingen), con l’intenzione di essere più vicino alla "scuola di Tubinga", la quale fece teologia in un modo storico ed ecumenico.
Nel 1968 si produsse un’esplosione estremamente violenta di teologia marxista e per questo, quando mi offrirono un incarico nella nuova Università di Ratisbona, accettai non solo perché pensavo fosse interessante collaborare allo sviluppo di una nuova università, ma anche perché mio fratello era il direttore del coro della cappella della Cattedrale. Desideravo pure che fosse un tempo tranquillo per sviluppare il mio lavoro teologico. Là, durante il mio tempo libero, scrissi un libro sull’escatologia e uno sui principi della teologia, quali il problema del metodo teologico, il problema della relazione tra ragione e rivelazione e tra la tradizione e la rivelazione. Anche la Bibbia fu un punto di interesse primario per me.

Quando cominciavo a sviluppare la mia personale visione teologica, nel 1977 Papa Paolo VI mi nominò arcivescovo di Monaco e perciò, come il Cardinal Martini, dovetti interrompere il mio lavoro teologico.

Nel novembre del 1981, il santo Padre Papa Giovanni Paolo II, mi chiese di impegnarmi come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Il Prefetto della Congregazione è anche il Presidente di due importanti Commissioni: la Commissione Teologica Internazionale e la Pontificia Commissione Biblica.

Il lavoro di questi due organismi, ognuno composto da venti o trenta professori proposti dai vescovi del mondo, si svolge in completa libertà ed agisce in connessione tra la Santa Sede e gli uffici della Curia Romana da un lato, ed il mondo teologico dall’altro. Mi è stato molto utile servire come Presidente di queste due Commissioni, perché in qualche modo mi ha permesso di mantenere il contatto con i teologi e la teologia. In questi anni, le due Commissioni hanno pubblicato un buon numero di documenti molto importanti.

In particolare, due documenti della Commissione Biblica furono recepiti molto bene dai circoli ecumenici e dal mondo teologico in generale.
Il primo era un documento sui metodi dell’Esegesi. Nei cinquanta anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale siamo stati testimoni di interessanti progressi nella metodologia, non soltanto con il classico metodo storico-critico, ma anche con i nuovi metodi che prendono in considerazione l’unità della Bibbia nei diversi sviluppi letterari e anche con (altri) nuovi metodi. Credo che questo documento sia davvero stato una pietra miliare: fu molto ben accolto, come ho detto, dalla comunità scientifica.

Il secondo documento è stato pubblicato l’anno successivo e si riferisce alla relazione tra la Santa Bibbia ed il Popolo Ebreo, l’Antico testamento e il Nuovo Testamento. Si focalizza sulla questione del senso grazie al quale le due parti della Bibbia – ciascuna con parti molto diverse – possono essere considerate una sola Bibbia, e in quale senso un’interpretazione cristologica dell’Antico Testamento – non molto evidente nel testo come tale – può essere giustificata, così come il nostro rapporto con l’interpretazione giudaica dell’Antico Testamento. In questo senso, la riunificazione dei due libri è nello stesso tempo la riunificazione di due storie attraverso le loro culture e realizzazioni religiose. Speriamo che questo documento sia anche molto proficuo per il dialogo tra cristiani ed ebrei.

La Commissione teologica ha pubblicato documenti circa l’interpretazione del dogma, le mancanze della chiesa nel passato – di somma importanza dopo le richieste di perdono fatte in varie occasioni dal Santo Padre – e altri documenti. Attualmente stiamo pubblicando un documento sul diaconato ed un altro circa la Rivelazione e l’inculturazione.

Quest’ultimo argomento – l’incontro tra diverse culture, cioè il dialogo interculturale e interreligioso – è attualmente il tema centrale per noi nella nostra Congregazione. Dopo la scomparsa della Teologia della Liberazione negli anni successivi al 1989 si sono sviluppate nuove correnti in teologia: per esempio in America Latina esiste una teologia indigena. L’idea è quella di rifare la teologia alla luce delle culturale anteriori a Colombo. Ci stiamo anche occupando del problema di come la fede cristiana può essere presente nella grande cultura indiana con le sue ricche tradizioni religiose e filosofiche.

Le riunioni della Congregazione per la Dottrina della Fede con vescovi e teologi, destinate a scoprire come sia possibile una sintesi interculturale nel presente senza perdere l’identità della nostra fede è per noi emozionante, ed io penso che sia un tema importante persino per quanti non sono cristiani o cattolici.

Vi ringrazio per l’onore di essere presente tra voi.

+ Card. Joseph Ratzinger

 

 

Per il compleanno
del Papa

 

 

mio fratello il Papa

 

 

[SM=g1740738]

[Modificato da Caterina63 11/04/2012 23.12]
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AUGURI AL SANTO PADRE DAI CARDINALI E DAI SUOI COMPATRIOTI

Città del Vaticano, 16 aprile 2012 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI compie oggi 85 anni. Il Papa è nato il 16 aprile 1927 nella località bavarese di Marktl am Inn e in questa stessa settimana, il 19 di aprile, ricorre il settimo anniversario della sua elezione al soglio pontificio.

Questa mattina, nella duplice ricorrenza, è stata celebrata, nella Cappella Paolina del Palazzo Apostolico, una Santa Messa di ringraziamento alla quale hanno assistito i membri del Collegio Cardinalizio ed una nutrita rappresentanza dell'episcopato della terra natale del Pontefice.

Prima della celebrazione eucaristica, il Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, ha rivolto al Santo Padre alcune parole di saluto.
"Sette anni fa il Signore Le ha chiesto un grande gesto d'amore dicendole, come un giorno a Pietro: 'Se mi ami, pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle'. Con la generosità di sempre Ella ha detto il suo sì ed ha così iniziato il Suo ministero petrino".
"Noi oggi, in occasione del Suo genetliaco, vogliamo ringraziarLa per la sollecitudine con cui Ella esercita questo servizio d'amore. Non per nulla la Sua prima Enciclica è stata tutto un inno all'Amore che è Dio, come a quell'amore che deve animare ogni Pastore, chiamato a fare entrare nel mondo la luce di Dio ed in tal modo anche il calore del suo a amore".
"Padre Santo, che il Signore continui ad esserLe vicino, realizzando la promessa annunziata da Dio all'uomo giusto nel Salmo 90: 'Longitudine dierum replebo Eum et ostendam illi salutare meum' 'lo sazierò di lunghi anni e gli mostrerò la mia salvezza'", ha concluso il Porporato.

***

Ringraziamo il Signore per il dono che ci fa, ogni giorno, della Chiesa e del Santo Padre, il Suo Dolce Vicario in terra. Ringraziamo il Santo Padre, Benedetto XVI, per tutto ciò che fa per noi con immenso sacrificio...
Grazie Papa Benedetto XVI, questi duplici Anniversari: il Vostro Genetliaco e l'Elelzione al Soglio Petrino, noi li deponiamo nel Cuore Immacolato di Maria, e li portiamo nei grani di migliaia di Corone del Rosario.
Auguri Santo Padre, ad multos annos!
www.gloria.tv/?media=278997


Movimento Domenicano del Rosario
www.sulrosario.org
info@sulrosario.org

*************************

il secondo video è dell'amico Scenron del Blog LaVignadelSignore [SM=g1740721]
lavignadelsignore.blogspot.it/2012/04/85-genetliaco-di-benedetto-xvi-gli...

www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=0_GIhVbv-dk


mentre il tezo video è dal Blog amico Fiae ecclesiae e Sursum corda
sursumcorda-dominum.blogspot.it/2012/04/cari-auguri-santita.html#comm...
filiaecclesiae.wordpress.com/

www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=M46V5aRhI-M



[SM=g1740717]


[SM=g1740717]

[SM=g1740717]


[SM=g1740750] [SM=g1740752]

CELEBRAZIONE DELLA SANTA MESSA NELLA CAPPELLA PAOLINA IN OCCASIONE DELL’85° GENETLIACO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI (16 APRILE 2012)


In occasione del Suo 85° genetliaco, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto ieri mattina alle ore 9 la Santa Messa concelebrata nella Cappella Paolina del Palazzo Apostolico con i più stretti collaboratori e una rappresentanza di Cardinali, Vescovi e prelati tedeschi, tra i quali il fratello Georg.
Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Papa ha pronunciato a braccio nel corso Celebrazione Eucaristica:


OMELIA DEL SANTO PADRE
TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

Signori Cardinali,

Cari Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

Cari Fratelli e Sorelle!

Nel giorno del mio compleanno e del mio Battesimo, il 16 aprile, la liturgia della Chiesa ha posto tre segnavia che mi indicano dove porta la strada e che mi aiutano a trovarla. In primo luogo, c’è la memoria di santa Bernadette Soubirous, la veggente di Lourdes; poi, c’è uno dei Santi più particolari della storia della Chiesa, Benedetto Giuseppe Labre; e poi, soprattutto, c’è il fatto che questo giorno è sempre immerso nel Mistero Pasquale, nel Mistero della Croce e della Risurrezione, e nell’anno della mia nascita è stato espresso in modo particolare: era il Sabato Santo, il giorno del silenzio di Dio, dell’apparente assenza, della morte di Dio, ma anche il giorno nel quale si annunciava la Risurrezione.

Bernadette Soubirous, la ragazza semplice del Sud, dei Pirenei – tutti la conosciamo e la amiamo. Bernadette è cresciuta nella Francia illuminista del XIX secolo, in una povertà difficilmente immaginabile. La prigione, che era stata abbandonata perche troppo insalubre, diventò, alla fine – dopo qualche esitazione –, la dimora della famiglia, nella quale ella trascorse l’infanzia. Non c’era la possibilità di avere formazione scolastica, solo un po’ di catechismo per la preparazione alla Prima Comunione. Ma proprio questa fanciulla semplice, che nel suo cuore era rimasta pura e schietta, aveva il cuore che vede, era capace di vedere la Madre del Signore e in Lei il riflesso della bellezza e della bontà di Dio. A questa fanciulla Maria poteva mostrarsi e attraverso lei parlare al secolo e oltre il secolo stesso. Bernadette sapeva vedere, con il cuore puro e genuino. E Maria le indica la sorgente: lei può scoprire la sorgente, acqua viva, pura e incontaminata; acqua che è vita, acqua che dona purezza e salute. E attraverso i secoli, ormai, quest’acqua viva è un segno da parte di Maria, un segno che indica dove si trovano le sorgenti della vita, dove possiamo purificarci, dove troviamo ciò che è incontaminato. In questo nostro tempo, in cui vediamo il mondo in tanto affanno, e in cui prorompe la necessità dell’acqua, dell’acqua pura, questo segno è tanto più grande. Da Maria, dalla Madre del Signore, dal cuore puro viene anche l’acqua pura, genuina che dà la vita, l’acqua che in questo secolo – e nei secoli che possono venire – ci purifica e ci guarisce.

Penso che possiamo considerare quest’acqua come un’immagine della verità che ci viene incontro nella fede: la verità non simulata, ma incontaminata. Infatti, per poter vivere, per poter diventare puri, abbiamo bisogno che ci sia in noi la nostalgia della vita pura, della verità non travisata, di ciò che non è contaminato dalla corruzione, dell’essere uomini senza macchia. Ecco che questo giorno, questa piccola Santa è sempre stata per me un segno che mi ha indicato da dove proviene l’acqua viva di cui abbiamo bisogno – l’acqua che ci purifica e che dà la vita –, e un segno di come dovremmo essere: con tutto il sapere e tutte le capacità, che pure sono necessari, non dobbiamo perdere il cuore semplice, lo sguardo semplice del cuore, capace di vedere l’essenziale, e dobbiamo sempre pregare il Signore affinché conserviamo in noi l’umiltà che consente al cuore di rimanere chiaroveggente – di vedere ciò che è semplice ed essenziale, la bellezza e la bontà di Dio – e di trovare così la sorgente dalla quale viene l’acqua che dona la vita e purifica.

Poi c’è Benedetto Giuseppe Labre, il pio pellegrino mendicante del XVIII secolo che, dopo diversi tentativi inutili, trova finalmente la sua vocazione di pellegrinare come mendicante – senza niente, senza alcun appoggio e non tenendo per sé nulla di quel che riceveva se non ciò di cui aveva assolutamente bisogno – pellegrinare attraverso tutta l’Europa, a tutti i santuari dell’Europa, dalla Spagna fino alla Polonia e dalla Germania fino alla Sicilia: un Santo veramente europeo! Possiamo anche dire: un Santo un po’ particolare che, mendicando, vagabonda da un santuario all’altro e non vuole fare altro che pregare e con ciò rendere testimonianza a quello che conta in questa vita: Dio. Certo, non rappresenta un esempio da emulare, ma è un segnavia, un dito teso verso l’essenziale. Egli ci mostra che Dio da solo basta; che al di là di tutto ciò che può esserci in questo mondo, al di là delle nostre necessità e capacità, quello che conta, l’essenziale è conoscere Dio. Egli da solo basta. E questo «solo Dio», egli lo indica a noi in modo drammatico. E al tempo stesso, questa vita realmente europea che, da santuario a santuario, abbraccia l’intero Continente europeo rende evidente che colui che si apre a Dio non si estranea dal mondo e dagli uomini, bensì trova fratelli, perché da parte di Dio cadono le frontiere, solo Dio può eliminare le frontiere perché grazie a Lui siamo tutti solo fratelli, facciamo parte gli uni degli altri; rende presente che l’unicità di Dio significa, al contempo, la fratellanza e la riconciliazione degli uomini, l’abbattimento delle frontiere che ci unisce e ci guarisce. Così egli è un Santo della pace proprio in quanto è un Santo senza alcuna esigenza, che muore povero di tutto eppure benedetto con ogni cosa.

E poi, infine, c’è il Mistero Pasquale. Nello stesso giorno in cui sono nato, grazie alla premura dei miei genitori, sono anche rinato dall’acqua e dallo Spirito, come abbiamo appena ascoltato nel Vangelo. In primo luogo, c’è il dono della vita che i miei genitori mi hanno fatto in tempi molto difficili, e per il quale li devo ringraziare. Ma non è scontato che la vita dell’uomo in sé sia un dono. Può veramente essere un bel dono? Sappiamo che cosa incombe sull’uomo nei tempi bui che si troverà davanti – anche in quelli più luminosi che potranno venire? Possiamo prevedere a quali affanni, a quali terribili eventi potrà essere esposto? È giusto dare la vita così, semplicemente? È responsabile o è troppo incerto? È un dono problematico, se rimane a se stante. La vita biologica di per sé è un dono, eppure è circondata da una grande domanda. Diventa un vero dono solo se, insieme ad essa, si può dare una promessa che è più forte di qualunque sventura che ci possa minacciare, se essa viene immersa in una forza che garantisce che è un bene essere uomo, che per questa persona è un bene qualsiasi cosa possa portare il futuro. Così, alla nascita va associata la rinascita, la certezza che, in verità, è un bene esserci, perché la promessa è più forte delle minacce. Questo è il senso della rinascita dall’acqua e dallo Spirito: essere immersi nella promessa che solo Dio può fare: è bene che tu ci sia, e ne puoi essere certo, qualsiasi cosa accada. Da questa certezza ho potuto vivere, rinato dall’acqua e dallo Spirito. Nicodemo chiede al Signore: «Un vecchio può forse rinascere?». Ora, la rinascita ci è donata nel Battesimo, ma noi dobbiamo continuamente crescere in essa, dobbiamo sempre di nuovo lasciarci immergere da Dio nella sua promessa, per essere veramente rinati nella grande, nuova famiglia di Dio che è più forte di tutte le debolezze e di tutte le potenze negative che ci minacciano. Perciò questo è un giorno di grande ringraziamento.

Il giorno in cui sono stato battezzato, come ho detto, era Sabato Santo. Allora si usava ancora anticipare la Veglia Pasquale nella mattinata, alla quale sarebbe seguito ancora il buio del Sabato Santo, senza l’Alleluia. Mi sembra che questo singolare paradosso, questa singolare anticipazione della luce in un giorno oscuro, possa essere quasi un’immagine della storia dei nostri giorni. Da un lato, c’è ancora il silenzio di Dio e la sua assenza, ma nella Risurrezione di Cristo già c’è l’anticipazione del «sì» di Dio, e in base a questa anticipazione noi viviamo e, attraverso il silenzio di Dio, sentiamo il suo parlare, e attraverso il buio della sua assenza intravvediamo la sua luce. L’anticipazione della Risurrezione nel mezzo di una storia che si evolve è la forza che ci indica la strada e che ci aiuta ad andare avanti.

Ringraziamo il buon Dio perché ci ha donato questa luce e lo preghiamo affinché essa possa rimanere sempre. E in questo giorno ho motivo di ringraziare Lui e tutti coloro che sempre di nuovo mi hanno fatto percepire la presenza del Signore, che mi hanno accompagnato affinché io non perdessi la luce.

Mi trovo di fronte all’ultimo tratto del percorso della mia vita e non so cosa mi aspetta. So, però, che la luce di Dio c’è, che Egli è risorto, che la sua luce è più forte di ogni oscurità; che la bontà di Dio è più forte di ogni male di questo mondo. E questo mi aiuta a procedere con sicurezza. Questo aiuta noi ad andare avanti, e in questa ora ringrazio di cuore tutti coloro che continuamente mi fanno percepire il «sì» di Dio attraverso la loro fede.

Alla fine - Cardinale Decano - un cordiale ringraziamento per le Sue parole di fraterna amicizia, per tutta la collaborazione in tutti questi anni. E un grande grazie a tutti i collaboratori dei 30 anni in cui sono a Roma, che mi hanno aiutato a portare il peso della mia responsabilità. Grazie. Amen.

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[SM=g1740717] UDIENZA ALLA DELEGAZIONE DELLA BAVIERA (16 APRILE 2012)


Alle ore 12 di ieri, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto una delegazione della Baviera, guidata dal Cardinale Reinhard Marx, Arcivescovo di München und Freising, e dal Ministro Presidente della Baviera, On.le Horst Seehofer.
Nel corso del festoso incontro in occasione del Suo 85° genetliaco, il Papa ha rivolto ai presenti le parole che riportiamo di seguito:


PAROLE DEL SANTO PADRE


Caro Signor Ministro Presidente,

Eminenza,

cari fratelli nell’episcopato,

cari amici!

Mi dispenserete dal richiamare tutti i nomi ed i titoli uno ad uno – sarebbe troppo lungo... Ma vi assicuro che ho letto due volte la lista degli invitati, di coloro che sono venuti, e l’ho letta con il cuore. Nel farlo, ho salutato, tra me e me, ciascuno di voi singolarmente: nessuno è presente in forma anonima. Dentro di me vi ho visti tutti e sono felice ora di potervi salutare qui. Con ciascuno di voi ho avuto un colloquio – benvenuti a voi tutti!

Cosa dire in questa occasione? Il mio sentimento va al di là delle parole e quindi devo proporre, a modo di ringraziamento, quello che non posso esprimere pienamente. Però, ci tengo a ringraziare di vero cuore Lei, Signor Ministro Presidente, per le Sue parole: Lei ha fatto parlare il cuore della Baviera, un cuore cristiano, cattolico, e così facendo mi ha commosso e, allo stesso tempo, ha riportato al presente tutto quello che è stato importante nella mia vita. Non di meno desidero ringraziare Lei, Signor Cardinale, per le Sue care parole, come Pastore della diocesi dalla quale provengo e alla quale appartengo come sacerdote, nella quale sono cresciuto e alla quale interiormente sempre appartengo, ricordando al contempo l’aspetto cristiano, la nostra fede nella sua bellezza e grandezza.

Caro Signor Ministro Presidente, Lei ha raccolto qui una sorta di immagine speculare della geografia interiore ed esteriore della mia vita; della geografia esteriore, che però è sempre anche interiore, e che parte da Marktl am Inn passando per Tittmoning fino ad Aschau, poi a Hufschlag e Traunstein fino a Pentling e quindi a Ratisbona… In tutte queste tappe, che qui sono presenti, c’è sempre un pezzetto della mia vita, una parte in cui sono vissuto, ho lottato e che ha contribuito a farmi diventare come sono e come ora mi trovo di fronte a voi, e come, un giorno, dovrò presentarmi al Signore. Poi, tutti gli ambiti della vita della Baviera: la Chiesa viva del nostro Paese è presente – ne ringrazio i Vescovi bavaresi. C’è anche, grazie a Dio, la dimensione ecumenica, con il vescovo della Chiesa evangelica di Monaco di Baviera… Questo mi ricorda la grande amicizia che mi aveva legato al vescovo Hanselmann, che è uno dei tesori dei miei ricordi e che mi testimoniano come si va avanti. Allo stesso modo, ricordo la comunità ebraica con il dott. Lamm e il dott. Snopkowski: anche con loro erano nate amicizie cordiali, che mi avevano interiormente avvicinato alla parte ebraica del nostro popolo e al popolo ebraico come tale, e che sono presenti in me in forza del ricordo. Poi ci sono i media, che portano nel mondo quello che facciamo e quello che diciamo… a volte dobbiamo aggiustarlo un po’, ma cosa saremmo senza il loro servizio? E poi, Lei ha presentato la Baviera viva, caro Signor Ministro Presidente, nei bambini, nei quali riconosciamo che la Baviera continua ad essere fedele a se stessa e che proprio perché rimane fedele a se stessa rimane giovane e progredisce. E a questo si aggiunge la musica che ho potuto ascoltare, che mi ricorda mio padre, il quale sulla cetra [Zither] suonava "Gott grüße Dich": ecco tornati i suoni della mia infanzia, che però è anche un suono del presente e del futuro – "Gott grüße Dich"…

Il cuore ricolmo richiederebbe tante parole, ma allo stesso tempo mi limita perché sarebbe troppo grande quello che avrei da dire. Alla fine, però, tutto si riassume nell’unica parola con la quale vorrei chiudere: "Vergelt’s Gott!" – Dio ve ne renda merito.



[SM=g1740738]
[Modificato da Caterina63 17/04/2012 21.36]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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Buon Compleanno e Buon Ministero Petrino, Santo Padre!

 

  [SM=g1740738]Rilancio su questo blog, a titolo di augurio al Santo Padre Benedetto XVI per i suoi 85 anni, questo bel "cartoncino" virtuale

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16 aprile: Memoria di Santa Bernadette Subirous, la veggente di Lourdes

 

 

 

Il Martirologio Romano, alla pagina odierna, riporta:

A Nevers sempre in Francia, santa Maria Bernarda Soubirous, vergine, che, nata nella cittadina di Lourdes da famiglia poverissima, ancora fanciulla sperimentò la presenza della beata Maria Vergine Immacolata e, in seguito, preso l’abito religioso, condusse una vita di umiltà e nascondimento.


http://www.cantualeantonianum.com/#ixzz1sD4idcVH
http://www.cantualeantonianum.com

http://www.cantualeantonianum.com/#ixzz1sD4RxZjj

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Una email per inviare gli auguri al Papa: auguri.benedettoxvi@vatican.va

Una email per inviare gli auguri al Papa

Si informa che è possibile rivolgere al Santo Padre Benedetto XVI gli auguri in occasione del suo 85.mo compleanno e per il 7.mo anniversario della sua elezione a Sommo Pontefice all’indirizzo di posta elettronica "auguri.benedettoxvi@vatican.va" reperibile sulla homepage della Santa Sede "www.vatican.va". (Radio Vaticana)

Il Papa: Mi trovo di fronte all'ultimo tratto del percorso della mia vita e non so cosa mi aspetta. So, però, che la luce di Dio c'e

Vedi anche:

IL PAPA COMPIE 85 ANNI: IL BELLISSIMO VIDEO-OMAGGIO DEL TG2

Monaco e la Baviera in festa per il Papa: servizio di Vervello

Il Papa compie 85 anni: servizio di Enzo Romeo

Gli auguri della Regina Elisabetta II al Santo Padre

Gli auguri della Regina Elisabetta II al Santo Padre

Il Papa: "Non so cosa mi aspetti. ma so che la luce di Dio c'è" (Repubblica)

Un cardinale elettore: Ratzinger mi disse: "non votatemi". Ma poi accettò (Izzo)

E il Vaticano si destò dal letargo affermando: «A richiesta del popolo di Dio stiamo approntando il sito per permettere a tutti di mandare gli auguri al Papa»

Il Papa per i suoi 85 anni: mi affido a Dio, la sua bontà e la sua luce sono la mia sicurezza (Radio Vaticana)

85° GENETLIACO DI BENEDETTO XVI. GLI AUGURI DE 'LA VIGNA DEL SIGNORE' CON IL VIDEO 'YOUPOPE'. BUON COMPLEANNO, GIOVANE PAPA!

Complimenti a Tv2000 per lo splendido speciale sul Papa

Gli auguri al Papa del Presidente della Repubblica e dei Presidenti di Senato e Camera

Il Presidenti Napolitano al Papa: continui il Suo Alto Magistero etico e spirituale (Izzo)

Padre Lombardi: il Papa soffre per le incoerenze nella Chiesa ma va avanti (Izzo)

Joaquín Navarro-Valls racconta Benedetto XVI (Nasca)

I parroci di Roma: "Caro Papa, qui te volemo tutti bene!" (Radio Vaticana)

Mons. Georg Gänswein: "Il Papa della parola, della forza affascinante del messaggio cristiano". "Dio non ama ripetizioni e fotocopie" (Bild)

Il compleanno del Santo Padre. Padre Georg: «Vi svelo chi è davvero Benedetto XVI» (Marco Ansaldo)

Joseph Ratzinger. 1961, profezia sul Concilio (Loris Capovilla)

Gli 85 anni del Papa: «Il Signore mi dia la forza» (Giansoldati)

Padre Lombardi: il Papa: ha una lucidità ed una chiarezza di pensiero e di espressione che comunica che colpisce in un modo veramente profondo

Benedetto XVI compie oggi 85 anni (EP/InfoCatólica)

Gli auguri del Presidente Napolitano al Santo Padre

Il ricordo del fratello Georg: Nacque alle 4:15 di un Sabato Santo. Alle 8:30 era già battezzato

L'85° compleanno del Papa, "l'outsider" nel commento di Paul Badde

Auguri da tutto il mondo per gli 85 anni del Papa. Padre Lombardi: gratitudine per la sua fede, forza e gentilezza (Radio Vaticana)

INIZIATO LO SPECIALE DI TV2000 SUL COMPLEANNO DEL PAPA

Benedetto XVI, un Papa formato famiglia (Simone Baroncia)

Questa settimana si entra nell’ottavo anno un Pontificato che già da tempo non può più dirsi di transizione, con ancora molti lavori in corso (Tornielli)

Un papato di transizione? Ho una curiosità, un po’ maligna (Tosatti)

Card. Bagnasco: Benedetto XVI indica la strada alla Chiesa universale verso i pascoli alti di Dio (Izzo)

Joseph Ratzinger non voleva diventare Papa (Grana)

La teologia pastorale da Joseph Ratzinger a Papa Benedetto (Angela Ambrogetti)

Un Papa raro: con "sense of humour" (Andrea Monda)

Oggi l'85/o compleanno. Giovedì 19 aprile il settimo anniversario di Pontificato (Gasparroni)

BUON COMPLEANNO, SANTO PADRE!

Compleanno, elezione al Pontificato e inizio ministero petrino (Sir)

Kipling, Benedetto, Recessional (Tosatti)

Buon compleanno Santità. Gli auguri di Carmine Alboretti

Benedetto XVI - Annullo vaticano per il compleanno

Lunedì il Papa festeggia 85 anni e giovedì i sette anni di Pontificato (Salvatore Izzo)

TG2 DOSSIER: BENEDETTO XVI SI RACCONTA (VIDEO INTEGRALE)

La bellissima Piazza San Pietro di stamattina ("autoconvocatasi" e piena di fedeli semplici) e l'assenza imbarazzante di tanti, troppi, collaboratori del Papa (Raffaella)

Compleanno ed anniversario dell'elezione: l'omaggio di Rome Reports al Papa

La strada di Benedetto (Galeazzi)
 
 

Gli auguri di una famiglia al Papa: "Da lui sempre coraggio e speranza. Dio lo sostenga e lo illumini" (Radio Vaticana)

Vedi anche:

COMPLEANNO DEL PAPA: IL VIDEO-OMAGGIO DEL TG1

Papa Benedetto e l’«ultimo tratto». La strada e la luce (Corradi)

Anglicani sempre più in “fuga” verso Roma (Galeazzi)

Tutti i motivi per cui ringraziamo papa Benedetto e gli auguriamo lunga vita (Fontana)

Gli 85 anni e la pazienza di Benedetto (José Luis Restán)

Il Papa: mi guida la luce di Dio (Mazza)

Benedetto XVI, un messaggio «scomodo» (Tornielli)

IL Papa: Mi trovo di fronte all’ultimo tratto del percorso della mia vita e non so cosa mi aspetta. So, però, che la luce di Dio c’è (Monteforte)

Il coraggio di un Pontificato

Gli auguri per il compleanno di Benedetto XVI (Osservatore Romano)

85° GENETLIACO DI BENEDETTO XVI. GLI AUGURI DE 'LA VIGNA DEL SIGNORE' CON IL VIDEO 'YOUPOPE'. BUON COMPLEANNO, GIOVANE PAPA!

Il mio amico speciale: il Papa (Angela Ambrogetti)

Compleanno del Papa, la gratitudine di immigrati e nomadi (Izzo)

COMPLEANNO ED ANNIVERSARIO DELL'ELEZIONE DEL SANTO PADRE: I VIDEO, I SERVIZI, GLI SPECIALI

Dio non ama ripetizioni e fotocopie (Armin Schwibach)

Il Papa compie 85 anni: servizio di Enzo Romeo

Buon compleanno Papa Benedetto (Formiche)

Card. Braz de Aviz: il Papa e la sintonia con i giovani (Giansoldati)

COMPLEANNO DEL PAPA: IL VIDEO-OMAGGIO DEL TG5

Il Papa: Grazie all'amicizia con un esponente ebreo mi sono avvicinato di più, a livello interiore, al popolo ebraico (Izzo)

Il Papa ai Bavaresi: Fui battezzato di Sabato Santo

LO SPECIALE DI TV2000 IN OCCASIONE DEL COMPLEANNO DEL SANTO PADRE: TUTTI I VIDEO

Il Papa: solo Dio può eliminare le frontiere che dividono gli uomini. Benedetto XVI ricorda i genitori che lo hanno fatto uomo e cristiano (Izzo)

L'entusiasmo di Peter Seewald per il Santo Padre nell'intervista a Kath.net

I ricordi del Papa nell'incontro con la delegazione bavarese (Radio Vaticana)

I sette anni del Papa profeta (Scelzo)

Un settennato di purificazione (Galeazzi)

Il Papa: percorro l'ultimo tratto di strada e la fede mi aiuta. Uffici e responsabilità non hanno travolto la mia vita (Izzo)

Una email per inviare gli auguri al Papa: auguri.benedettoxvi@vatican.va

 
 
[SM=g1740733]ora ci spostiamo qui, PER RICORDARE IL 19 APRILE 2005, IL GIORNO DELLA ELEZIONE DI BENEDETTO XVI
 
 
 
[Modificato da Caterina63 17/04/2012 13.55]
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16/01/2013 18.18
 
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             [SM=g1740758] 15/01/2013

Il compleanno di monsignor Georg Ratzinger

I FRATELLI RATZINGER 
Il fratello di Benedetto XVI nato il 15 gennaio 1924 a Pleiskirchen, musicista, compie oggi 89 anni.
REDAZIONE
ROMA

Nel 1946 assieme al fratello Joseph Ratzinger entrò nel seminario regolare di Monaco di Baviera, da dove uscirono entrambi nel 1951, ordinati sacerdoti. Georg Ratzinger completò i suoi studi musicali nel 1957, divenendo maestro di cappella a Traunstein. In seguito, nel 1964, divenne direttore del coro della Cattedrale di Regensburg (Ratisbona), noto come 'Regensburger Domspatzen', che diresse fino al 1994.

Alla guida del coro di voci bianche e del coro a voci virili della cattedrale di Ratisbona, il maestro Ratzinger ha effettuato centinaia di concerti in tutto il mondo, partecipando a rassegne corali internazionali di musica sacra negli Stati Uniti, in Scandinavia, Canada, Taiwan, Giappone, Irlanda, Polonia, Ungheria, Italia e nella Città del Vaticano; oltre alle numerosissime esibizioni in tutta la Germania e nella vicina Austria.

Alla guida dello stesso coro ha effettuato numerose incisioni per Deutsche Grammophon, Ars Musici e altre importanti etichette discografiche con corpose produzioni dedicate a Johann Sebastian Bach, Wolfgang Amadeus Mozart, Heinrich Schutz, Felix Mendelssohn e moltri altri ancora. Nel 1967 venne promosso monsignore e nel 1993 venne elevato a protonotario apostolico.

Monsignor Ratzinger diresse i «Regensburger Domspatzen» in numerose occasioni importanti: alla presa di possesso del titolo di arcivescovo di Monaco da parte del fratello Joseph, nelle visite della regina d'Inghilterra Elisabetta II (1978), di Papa Giovanni Paolo II (1980), in occasione del summit della Nato del 1982. Nel 1981 è stato insignito del titolo di «Bundesverdienstkreuz» della Repubblica Federale di Germania.

Dopo l'elezione al soglio pontificio di Joseph Ratzinger, il fratello Georg ha continuato a vivere a Regensburg, trascorrendo però diversi periodi dell'anno con il Papa nel palazzo apostolico del Vaticano o, in estate, di Castel Gandolfo.

Il 19 maggio 2005 è stato insignito dell'onorificenza austriaca di Croce d'onore di prima classe per la scienza e l'arte. Il 21 agosto 2008, infine, il sindaco di Castel Gandolfo gli ha conferito la cittadinanza onoraria della piccola cittadina castellana.

georg


georg
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10/04/2013 19.28
 
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I nostri Auguri per il 16 aprile 2013..... 86 anni al servizio della Chiesa e di ogni Uomo, grazie Benedetto!

qui il video da youtube:
www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=PFYvTJDgj6g

qui il video da GloriaTV:
www.gloria.tv/?media=427189




[SM=g27998]

[SM=g27998] [SM=g27998] [SM=g27998] [SM=g1740738]


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Genetliaco di Benedetto XVI

15.04.2013 13:10

 

Per il Genetliaco di Benedetto XVI pubblichiamo, ringraziando, quaesta nota che ci è pervenuta come preghiera e come affetto, voti augurali ad un grande Pontefice del nostro martoriato tempo.

Genetliaco Benedetto XVI

 

In quel Sabato Santo

del 1927, il 16 aprile

intonava il suo canto.

*

Dalla Baviera, la Provvidenza

che tutto muoveva,

il suo sacerdozio e ministero promuoveva.

*

Raggiunse Roma

come l'orso di san Corbiniano,

lavorando per sempre all'ombra del colonnato berniniano.

*

Habemus Papam! riecheggiò nel mondo

quel 19 aprile del 2005:

Difensore della Fede, ma lo trattarono da immondo.

*

Nella sobrietà e nel silenzio del suo Pontificato

non esitò di farsi carico della croce,

sulla quale il mondo l'ha inchiodato.

*

Causa dimissionaria fu quel "morire a se stesso",

non s'è invecchiato per i suoi 86 anni,

con Cristo sul Monte affronta gli stessi tiranni.

*

Un grande Dottore è dato alla Chiesa,

troppo ci vuole al mondo per capire:

Cooperatore Veritatis, la fede degli uomini continua a nutrire.

*

Signore Gesù: se egli piange o si rallegra, ancora spera e si offre vittima di carità

 per il Tuo gregge, noi vogliamo continuare ad essere con lui;

desideriamo anzi che la voce delle anime nostre si confonda con la sua.

Deh! per pietà fa' Tu, o Signore, che nessuno di noi sia lontano dalla sua mente e dal suo cuore nell'ora in cui egli prega e offre a te il Sacrificio del Tuo benedetto Figliuolo.

E nel momento in cui il nostro veneratissimo Benedetto XVI, tenendo tra le sue mani

il Corpo stesso di Gesù Cristo, dirà al popolo sul Calice di benedizioni queste parole: «La pace del Signore sia sempre con voi», Tu fa', o Signore, che la pace Tua dolcissima discenda con una efficacia nuova e visibile

nel cuore nostro ed in tutte le nazioni.

E quando sgrana fra le mani la dolce Corona del Rosario, fà Tu,

o Madre di Dio dolcissima, che le sue e le nostre Ave Maria si fondano

in un unico coro  che salga a Te, e dal Tuo Cuore materno

si diffondano le grazie scaturite dal suo sacrificio

unito a quello del Tuo amatissimo Figlio e Signore Nostro, Gesù Cristo.

Amen.

 

***


Maggiori informazioni http://anticlericali-cattolici.webnode.it/news/genetliaco-di-benedetto-xvi/

****************************************************************

Papa Francesco:  Messa dedicata a Benedetto XVI





Oggi è il compleanno di Benedetto XVI, compie 86 anni, e Papa Francesco lo ricorda all’inizio della Messa:

“Offriamo la Messa per lui, perché il Signore sia con lui, lo conforti e gli dia molta consolazione”.





Benedetto XVI compie 86 anni.

I ricordi dell’infanzia: “Eravamo un cuore e un’anima sola”



Benedetto XVI compie oggi 86 anni. Come è noto, il Papa emerito è nato nel piccolo centro bavarese di Marktl am Inn il 16 aprile 1927. Quel giorno, ricorda Joseph Ratzinger in un’autobiografia pubblicata negli anni ’90, era Sabato Santo e, aggiunge, “fui battezzato il mattino successivo alla mia nascita, con l’acqua benedetta della 'notte pasquale'”. Per il Papa emerito, si è sempre trattato di “un importante segno premonitore”. In questo servizio di Alessandro Gisotti, riascoltiamo Papa Benedetto che ricorda la sua infanzia, rispondendo ad una bambina, durante l’Incontro Mondiale delle Famiglie a Milano, lo scorso 2 giugno:RealAudioMP3

Il punto essenziale per la mia famiglia era la domenica. Benedetto XVI ricorda con gioia la sua infanzia in Baviera, che aveva come centro proprio il Giorno del Signore. Anzi, rammenta che a casa Ratzinger la domenica iniziava già il sabato quando il suo papà leggeva le letture della Domenica e così lui e il fratello Georg entravano già nella “liturgia, in un’atmosfera di gioia”:

“Il giorno dopo andavamo a Messa. Io sono di casa vicino a Salisburgo, quindi abbiamo avuto molta musica – Mozart, Schubert, Haydn – e quando cominciava il Kyrie era come se si aprisse il cielo. E poi a casa era importante, naturalmente, il grande pranzo insieme”.

Per il piccolo Joseph, la musica è sempre stata una presenza gioiosa. Ricorda che si cantava molto in famiglia, anche perché il fratello, futuro direttore del Coro della Cattedrale di Ratisbona, fin da giovane realizzava delle piccole composizioni. Con la musica, l’altra passione della famiglia Ratzinger erano le passeggiate nei sentieri di cui è ricca la Baviera:

“Eravamo vicino ad un bosco e così camminare nei boschi era una cosa molto bella: avventure, giochi eccetera. In una parola, eravamo un cuore e un’anima sola, con tante esperienze comuni, anche in tempi molto difficili, perché era il tempo della guerra, prima della dittatura, poi della povertà”.

Papa Benedetto sottolinea l’“amore reciproco” che si viveva in famiglia. Un amore “forte” che dava “gioia anche per cose semplici” e così “si potevano superare e sopportare” anche le prove più difficili:

“Mi sembra che questo fosse molto importante: che anche cose piccole hanno dato gioia, perché così si esprimeva il cuore dell’altro”.

E così, aggiunge, “siamo cresciuti nella certezza che è buono essere un uomo, perché vedevamo che la bontà di Dio si rifletteva nei genitori e nei fratelli”. Tanto è bella la sua infanzia che, con un sorriso, Benedetto XVI immagina sia proprio così stare in Paradiso:

“Così, in questo contesto di fiducia, di gioia e di amore eravamo felici e penso che in Paradiso dovrebbe essere simile a come era nella mia gioventù. In questo senso spero di andare ‘a casa’, andando verso l’‘altra parte del mondo’”.


Testo proveniente dalla pagina
del sito Radio Vaticana



[SM=g1740738]

[Modificato da Caterina63 16/04/2015 11.25]
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Benedetto XVI compie 88 anni. Papa Francesco: auguri di gioia e felicità

Benedetto XVI e Papa Francesco - ANSA

16/04/2015 

Benedetto XVI compie oggi 88 anni. Una felice ricorrenza che il Papa emerito trascorre nel monastero in Vaticano “Mater Ecclesiae” dove vive in preghiera dopo la rinuncia al ministero petrino. Tanti gli auguri che, anche attraverso i social network, stanno giungendo a Joseph Ratzinger. E stamani, Papa Francesco ha offerto la Messa mattutina a Casa Santa Marta proprio al suo predecessore, con parole di speciale augurio:

 

"Vorrei ricordare che oggi è il compleanno del Papa Benedetto XVI. Ho offerto la Messa per lui e anche vi invito a pregare per lui, perché il Signore lo sostenga e gli dia tanta gioia e felicità".








Monsignor Georg: "Il mio Ratzinger segreto. Così provai a convincerlo a non lasciare il pontificato"

Monsignor Georg: "Il mio Ratzinger segreto. Così provai a convincerlo a non lasciare il pontificato"

“Il mio Ratzinger segreto Così provai a convincerlo a non lasciare il pontificato”

PAOLO RODARI

«Quando rinunciò al pontificato era di una serenità sconvolgente. La sua anima ne è ancora oggi pervasa, mentre trascorre le sue giornate fra gli amati libri, collocati in un ordine che soltanto lui, da oltre mezzo secolo, sa riconoscere. Legge, studia, suona e anche canta». Canta? «Solo nella santa messa!». In questi giorni pasquali, ogni tanto, suona al pianoforte la melodia Cristo risusciti, l'inno pasquale che è un adattamento di un corale luterano, Christ ist erstanden, sul quale hanno composto per organo molti fra cui Bach».

Monsignor Georg Ganswein, 58 anni, ci conduce nel Monastero Mater Ecclesiae dentro la vita privata di Benedetto XVI, il Papa emerito di cui egli è segretario, nei motivi della storica rinuncia, nell’amicizia col successore Francesco. Il tutto in giorni importanti per Joseph Ratzinger: oggi compie 88 anni, il 19 aprile festeggia i dieci anni dall'elezione al soglio di Pietro.

Partiamo dai libri. Quali legge?

«Ama i teologi, ma anche le biografie. A volte si concede letture su tematiche inerenti fede e ragione, ma anche Balthasar in relazione con Rahner, De Lubac, insomma i teologi che conobbe al tempo del Concilio. Ci sono anche libri di storia che gli piacciono. Nel Monastero ha la grande libreria che aveva prima nell'apparta-mento in piazza della Città Leonina e poi nel palazzo apostolico. I libri sono tutti nella medesima posizione di un tempo. All’inizio del papato, quando ancora non era stato fatto tutto il trasloco dei libri, ogni tanto dovetti accompagnarlo per qualche "fuga" nel suo vecchio appartamento per prendere qualche libro che gli mancava».

Aldilà delle poche uscite pubbliche, ha mai lasciato il Monastero?

«Esce ogni giorno per fare la passeggiata pregando il rosario nei giardini. Dal Monastero va alla grotta di Lourdes, quindi verso la Torre di san Giovanni, e poi di nuovo indietro. Fatica un po’ a camminare perché, come ripete lui stesso, le gambe non sono più quelle di una volta. Si aiuta con un deambulatore, lo preferisce a un bastone. Si sente più sicuro e più stabile».

Come sono le sue giornate?

«Alle 7.45 c'è la messa nella cappella. Di solito io concelebro, se non posso chiamo un sacerdote amico. Ci sono sempre anche le Memores che abitano nel Monastero e ci aiutano nelle faccende di casa co-me già nel palazzo apostolico. La messa, come la preghiera successiva, si svolge lentamente. Papa Benedetto non ama la fretta. Ogni cosa deve essere fatta bene e con calma. È molto ordinato e metodico. Dopo il breviario fa colazione. Quindi si dedica alla corrispondenza privata che è addirittura cresciuta negli ultimi tempi, allo studio. Tre o quattro volte alla settimana, a fine mattinata, riceve ospiti. Alle 13.30 c'è il pranzo e dopo fa alcuni giri a piedi sul piccolo terrazzo del Monastero. Poi riposa e il pomeriggio alle 16.15, durante l'estate più tardi, la passeggiata col rosario. Poi ancora studia e legge. Alle 19.30 cena, quindi guarda il Tgl, e dopo si ritira in cappella per la compieta».

Sta scrivendo qualche libro?

«Non sta scrivendo nulla. Mi ha detto: " Il Gesù di Nazaret era il mio ultimo libro, la mia vita scientifica è conclusa. Non ho più la forza per scrivere". E poi: "Se avessi ancora la forza per scrivere, non avrei rinunciato al papato"».

Perché ha scelto di rimanere ad abitare in Vaticano?

«Glielo chiesi anch'io. Mi disse: "Riflettendo, ho capito che il Mater Ecclesiae sarebbe il posto ideale perché è un po’ isolato, ma nello stesso tempo garantisce la libertà necessaria per vivere tranquillo e nascosto"».

Disse di rinunciare all’esercizio del ministero petrino perché le sue forze, per l’età avanzata, non erano più adatte. I motivi furono soltanto questi?

«Si, disse che il ministero petrino necessita di vigore sia del corpo, sia dell’animo, "vigor quidam corporis et animae necessarius est". Parlò, insomma, di forze fisiche e anche di spirito. Negli ultimi mesi del suo pontificato si vedeva che per andare avanti doveva sforzarsi fortemente».

Erano momenti difficili in Vaticano. Anche questi fattori esterni lo spinsero a lasciare?

«I motivi sono quelli appena detti. Tutte le altre ipotesi restano tali. E ovvio che tutto ciò che è successo nei due anni precedenti l’11 febbraio consumò le sue forze, ma non fu motivo per la rinuncia. Non fu una fuga. Era convinto che il pastore non deve mai fuggire da nulla, neanche dai lupi se li incontrasse. Questa è la chiave per la giusta comprensione della sua decisione. Non è fuggito, ha semplice- mente e umilmente ammesso di non avere più la forza per reggere la Chiesa di Cristo».

Vi fu chi scrisse che sarebbe stato insostenibile continuare a chiamare Ratzinger "papa", sia pure emerito, e che invece solo la qualifica di vescovo sarebbe stata appropriata.

«Non riesco a capire perché l’emeritato per il vescovo di Roma, per il successore di Pietro, non sia possibile. Benedetto XVI è Papa emerito e ritiene di esserlo legittimamente».

Le parlò prima dell'11 febbraio 2013 della volontà di rinunciare? «Sì».

Provò a dissuaderlo?

«Sì. Appena me lo disse, parecchio tempo prima dell’11 febbraio. Ma immediatamente vidi e capii che non era possibile convincerlo. Era una decisione presa con una tale chiarezza e serenità che tutte le paure e preoccupazioni svanivano senza bisogno che lui dicesse nulla di più».

Il 28 febbraio lei pianse lasciando con Ratzinger il Vaticano. Perché?

«Perché ho sofferto internamente. Ero consapevole che era l'ultima volta che facevo certe azioni, certi gesti. Piangevo, mentre lui invece era serenissimo. Aveva una forza interiore incredibile. Ed è così ancora oggi».

In forma privata a Castel Gandolfo le parlò del conclave, della sua successione?

«Tutti i giorni dopo il 28 febbraio lasciavo Castel Gandolfo e venivo in Vaticano per lavorare in Prefettura. Benedetto in quei giorni era stanco, molto stanco. Parlava pochissimo. Tornando il pomeriggio dal Vaticano, gli raccontavo quello che facevo, che vedevo e sentivo. Ne prendeva atto, ma non diceva né chiedeva nulla».

La sera del 13 marzo Ratzinger ha visto dalla tv Bergoglio affacciarsi alla loggia centrale della basilica vaticana?

«Sì, ma in quel momento ero in Vaticano. A Castello c’erano con lui monsignor Alfred Xuereb e le Memores. Ricordo che appena eletto Papa, Bergoglio mi chiese se poteva chiamare Benedetto. A Castello non si aspettavano questa telefonata tanto che quando chiamò nessuno rispose. Erano tutti in sala tv ad aspettare di vedere chi si sarebbe affacciato e nessuno venne al telefono. Poi siamo riusciti a trovarlo e si sono parlati. Il giorno dopo gli chiesi della telefonata con il nuovo Papa. Mi disse soltanto: "Molto bello. Gli ho fatto gli auguri, gli ho promesso la preghiera"».

Vi fu chi disse che, rinunciando, Ratzinger tradiva il papato e anche la Chiesa.

«Lo ritengo ridicolo. Ratzinger, da fine teologo, era consapevole che la sede vacante poteva essere data o dalla morte del Pontefice o dalla sua rinuncia, seppure questa seconda possibilità non si era mai verificata nei tempi recenti».






 

Mons. Xuereb: umile e profondo, Benedetto XVI è rimasto quello di sempre

Benedetto XVI e mons. Alfred Xuereb - RV

16/04/2015

Da due anni Benedetto XVI ha rinunciato al ministero petrino e tuttavia, in questo giorno del suo 88.mo compleanno, in tantissimi stanno rivolgendo messaggi di auguri al Papa emerito. Un segno che l’affetto per Joseph Ratzinger non si affievolisce nonostante viva ora in preghiera “nascosto al mondo”. Per un augurio speciale al Papa emerito, Alessandro Gisotti ha intervistato il segretario generale della Segreteria per l’Economia, mons. Alfred Xuereb, che dal 2007 alla fine del Pontificato è stato segretario in seconda di Benedetto XVI:

R. – L’affetto per Papa Benedetto è cresciuto ancora di più! Lo vedo un po’ di meno, prego per lui, lo penso quando lo intravedo nei Giardini Vaticani, mi saluta sempre molto volentieri. Anzi, recentemente ero in macchina, un pochettino più in giù dell’ingresso del monastero dove lui vive, in attesa che lui passasse per non disturbarlo dopo il Rosario. E lui, arrivato all’ingresso, ha chiesto al gendarme chi fosse dentro quella macchina e gli hanno spiegato che ero io. Allora lui mi ha chiamato e con una bella battuta di simpatia e di affetto mi ha detto: “Ma don Alfred, non vorrei che adesso lei abbia incominciato ad avere paura di me!”. E’ un po’ l’affetto suo che ha per me, per tutti noi. Anche oggi è un giorno speciale, di gioia… Io ricordo un compleanno particolare, il primo, da quando sono stato con lui, quindi nel 2008, celebrato nella Casa Bianca perché era durante il suo viaggio negli Stati Uniti e tutti quanti hanno intonato “Buon compleanno a te”: mi sembrava molto, molto contento Papa Benedetto di questa bella accoglienza. Sono bellissimi ricordi, questo, ma anche tutti gli altri che ho celebrato con lui nell’appartamento papale qui nella città del Vaticano.

D.  – Dall’aneddoto che ci ha raccontato si coglie anche uno spaccato della vita attuale di Papa Benedetto, la preghiera e quello humour delicato, gentile, profondo che sempre ha caratterizzato e continua a caratterizzare l’uomo Joseph Ratzinger…

R. – Sì, senz’altro, lui è rimasto uguale, cioè è rimasto con l’affetto di sempre. Lo vedo che sta bene, anche di salute, gracile, ma non abbattuto.

D. – Chi ha avuto la grazia di incontrarlo come lei, ha visto negli occhi di Papa Benedetto una serenità che veramente colpisce, una serenità anche nella scelta straordinaria che ha fatto due anni fa…

R.  – Indubbiamente, una grande serenità, una grande consapevolezza che ha fatto il passo giusto. Sì, è questo: una grande serenità perché era un atto di grande generosità verso la Chiesa!

D. – Quale augurio si sente di fare, magari anche di chiedere a chi ci ascolta, a Papa Benedetto oggi?

R. – Io sento molte persone che mi dicono: “Il nostro affetto e la nostra preghiera per Papa Benedetto continua a crescere”. E l’augurio mio è di riscoprire sempre di più la vera figura di Papa Benedetto, perché temo che non sia stata sempre ben capita, anzi, forse in alcuni settori è stata perfino travisata. Quindi l’augurio che io faccio è di scoprire la bella umanità di questo uomo, il contrasto tra la sua grande umiltà e dall’altra parte la sua immensa capacità di pensiero, di trasmetterci pensieri profondi.



 

[Modificato da Caterina63 17/04/2015 22.09]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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09/04/2016 13.59
 
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  16 aprile 2016 Benedetto XVI compirà 89 anni.....

il nostro ricordo! il nostro grazie, e la nostra lode a Dio per questo traguardo e per averci donato Joseph Ratzinger.

Un papa raro: con "sense of humour"

Il 16 aprile 2012 Benedetto XVI compie 85 anni. E tre giorni dopo compie sette anni di pontificato. Uno scrittore ne traccia un profilo. A sorpresa 

di Andrea Monda





"La gioia profonda del cuore
è anche il vero presupposto dello 'humour';
e così lo 'humour',
sotto un certo aspetto,
è un indice,
un barometro della fede".

(Benedetto XVI)

*

Non ho fatto un esame accurato, ma sono pronto a scommettere che se si analizzassero le ricorrenze verbali all'interno dei testi di Benedetto XVI, la parola più presente sarebbe “gioia”.

Partiamo da una delle tantissime sue affermazioni sull'importanza, per il cristiano, della gioia e proviamo ad applicarla a questo papa che si presentò appena eletto come "umile lavoratore nella vigna del Signore". È una frase tratta dal libro-intervista "Luce del mondo" e, posta quasi in apertura, suona categorica: 

“Tutta la mia vita è sempre stata attraversata da un filo conduttore, questo: il cristianesimo dà gioia, allarga gli orizzonti. In definitiva un'esistenza vissuta sempre e soltanto 'contro' sarebbe insopportabile”. 

Primo punto: gioia e ragione sono collegati. E il collegamento si trova in questa strana religione che “allarga gli orizzonti”. Scriveva Gilbert K. Chesterton parlando della sua conversione: “Diventare cattolici allarga la mente” e, più avanti: “Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.

Secondo punto, a sorpresa: ci eravamo forse abituati all'idea di un papa rivoluzionario, di un papa "contro”, ed ecco che arriva subito la smentita, perché non si può vivere “sempre e soltanto 'contro'”.

Ovviamente la contrapposizione è solo apparente. Nella stessa frase, più avanti, infatti il papa precisa:  “Ma allo stesso tempo ho sempre avuto presente, anche se in misura diversa, che il Vangelo si trova in opposizione a costellazioni potenti. […] Sopportare attacchi e opporre resistenza quindi fa parte del gioco; è una resistenza, però tesa a mettere in luce ciò che vi è di positivo”.

Resistenza, dunque, che vuol dire abbandono di ogni rassegnazione, lamento o risentimento, e cammino di ricerca paziente e tenace di “ciò che vi è di positivo”, di quella bontà che è nascosta nelle pieghe della storia degli uomini. È questo il coraggio di Benedetto, il coraggio della gioia:

“La gioia semplice, genuina, è divenuta più rara. La gioia è oggi in certo qual modo sempre più carica di ipoteche morali e ideologiche. […] Il mondo non diventa migliore se privato della gioia, il mondo ha bisogno di persone che scoprono il bene, che sono capaci di provare gioia per esso e che in questo modo ricevono anche lo stimolo e il coraggio di fare il bene. […] Abbiamo bisogno di quella fiducia originaria che, ultimamente, solo la fede può dare. Che, alla fine, il mondo è buono, che Dio c'è ed è buono. Da qui deriva anche il coraggio della gioia, che diventa a sua volta impegno perché anche gli altri possano gioire e ricevere il lieto annuncio”. 

Umiltà vuol dire coraggio, il coraggio della gioia. 

Gioia e umiltà progrediscono o regrediscono di pari passo. Lo aveva ben colto Chesterton nel suo breve ma denso saggio del 1901 sull'umiltà: 

“Secondo la nuova filosofia dell'autostima e dell'autoaffermazione, l'umiltà è un vizio. […] Essa accompagna ogni grande gioia della vita con la precisione di un orologio. Nessuno per esempio è mai stato innamorato senza abbandonarsi a una vera e propria orgia di umiltà. […] Se oggi l'umiltà è stata screditata come virtù, non sarà del tutto superfluo osservare che questo discredito coincide con il grande regresso della gioia nella letteratura e nella filosofia contemporanee. […] Quando siamo genuinamente felici pensiamo di non meritare la felicità. Ma quando pretendiamo un'emancipazione divina, sembriamo avere la certezza assoluta di non meritare nulla”.

Gioia e umiltà, quindi. Le due stanno o cadono insieme. Manca un piccolo tassello intermedio che però è molto presente nell'uomo e nel papa bavarese: l'umorismo. 

Gioia e umorismo sono per Benedetto XVI strettamente collegati. Scrive a conclusione del suo saggio di teologia dogmatica “Il Dio di Gesù Cristo”:

”Una delle regole fondamentali per il discernimento degli spiriti potrebbe essere dunque la seguente: dove manca la gioia, dove l'umorismo muore, qui non c'è nemmeno lo Spirito Santo, lo Spirito di Gesù Cristo. E viceversa: la gioia è un segno della grazia. Chi è profondamente sereno, chi ha sofferto senza per questo perdere la gioia, costui non è lontano dal Dio del Vangelo, dallo Spirito di Dio, che è lo Spirito della gioia eterna”.

Diceva Jacques Maritain che una società che perde il senso dell'umorismo si prepara il suo funerale.

Umorismo come via per la gioia; il "sense of humour" come modo divertente (nel senso più sano del termine) di vivere la vita, partendo dal punto fondamentale: l'essenza del cristianesimo è la gioia. Per dirla con Chesterton, maestro di umorismo, “la gioia è il gigantesco segreto del cristiano”. Scrive Benedetto XVI in "Il sale della terra":

“La fede dà la gioia. Se Dio non è qui, il mondo è una desolazione, e tutto diventa noioso, ogni cosa è del tutto insufficiente. […] L'elemento costitutivo del cristianesimo è la gioia. Gioia non nel senso di un divertimento superficiale, il cui sfondo può anche essere la disperazione”.

Se il mondo volta le spalle a Dio, ci dice il papa-teologo ex prefetto dell'ex Sant'Uffizio, non si condanna alla falsità, alla bestemmia e neanche all'eresia, ma alla noia. Viene in mente la battuta di Clive S. Lewis pronunciata quando ancora non si era convertito dall'ateismo al cristianesimo: “I cristiani hanno torto, ma tutti gli altri sono noiosi”.

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(s.m.) La pagina sopra riportata è tratta dall'ultimo capitolo del libro su Benedetto XVI che l'autore ha pubblicato in questi giorni:

Andrea Monda, "Benedetta umiltà. Le virtù semplici di Joseph Ratzinger", Lindau, Torino, 2012, pp. 192, euro 14,00.


Nel tracciare il profilo del papa, Monda mette decisamente al centro della scena due sue virtù, l'umiltà e "il suo frutto più gustoso", l'umorismo:

"Sono due parole che trovano in 'humus', terra, una comune radice etimologica. Chi è 'terra terra', chi non si insuperbisce, è a un tempo umile e dotato di umorismo, perché avverte che esiste un mondo più grande del proprio io e, oltre questo mondo, Qualcuno di ancora più grande. Umiltà e umorismo son il segreto della vita, soprattutto per un cattolico, e sono due tratti che caratterizzano al massimo grado l'uomo Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, non meno della sua opera".

Andrea Monda è laureato alla Pontificia Università Gregoriana. Insegna religione nei licei di Roma. Scrive su vari quotidiani e periodici. È autore di volumi dedicati a Tolkien e a C. S. Lewis.

 



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16.4.2012 






Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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