DIFENDERE LA VERA FEDE
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A tutti voi che passate da qui: BENVENUTI
Se avete desiderio di capire che cosa insegna la Bibbia che il Magistero della Santa Chiesa, con il Sommo Pontefice ci insegna, questo Gruppo fa per voi. Non siamo "esperti" del settore, ma siamo Laici impegnati nella Chiesa che qui si sono incontrati da diverse parti d'Italia per essere testimoni anche nella rete della Verità che tentiamo di vivere nel quotidiano, come lo stesso amato Giovanni Paolo II suggeriva.
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26-28 settembre 2009 Benedetto XVI in visita Apostolica nella Rep. Ceca

Ultimo Aggiornamento: 01/10/2009 09.39
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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI NELLA REPUBBLICA CECA (26 - 28 SETTEMBRE 2009) - STATISTICHE , 25.08.2009


STATISTICHE DELLA CHIESA CATTOLICA NELLA REPUBBLICA CECA AL 31 DICEMBRE 2008 (A CURA DELL’UFFICIO CENTRALE DI STATISTICA DELLA CHIESA) 





Riportiamo di seguito alcuni dati statistici relativi alla situazione della Chiesa cattolica nella Repubblica Ceca al 31 dicembre 2008:

Tav. 1 - Popolazione e struttura ecclesiastica

Popolazione (in migliaia)

10.380

Cattolici (in migliaia)

3.290

Cattolici per 100 abitanti

31,7

Circoscrizioni ecclesiastiche

9

Parrocchie

2.576

Altri centri pastorali

70

Cattolici per centro pastorale

1.243

  

Tav. 2 - Persone impegnate in attività di apostolato

Vescovi (Situazione al 31.07.2009)

21

Sacerdoti diocesani

1.370

Sacerdoti religiosi

586

Sacerdoti in complesso

1.956

Diaconi permanenti

178

Religiosi non sacerdoti

116

Religiose professe

1.609

Membri laici di Istituti Secolari

160

Catechisti

1.109

Tav. 3 - Indicatori del carico pastorale

Cattolici per sacerdote

1.682

Cattolici per operatore pastorale

639

Sacerdoti per centro pastorale

0,74

Sacerdoti per 100 persone impegnate in attività di apostolato

38,4

  

Tav. 4 - Vocazioni sacerdotali

Seminaristi minori

7

Seminaristi maggiori

184

Seminaristi maggiori per 100.000 abitanti

1,77

Seminaristi maggiori per 100.000 cattolici

5,59

Seminaristi maggiori per 100 sacerdoti

9,41

Tav. 5 - Centri di istruzione di proprietà e/o diretti da ecclesiastici o religiosi

Scuole:

 

- materne e primarie

39

- medie inferiori e secondarie

33

- superiori e università

7

  

Studenti di:

 

- scuole materne e primarie

5.412

- scuole medie inferiori e secondarie

8.525

- istituti superiori e università

2.040

  

Tav. 6 - Centri caritativi e sociali di proprietà e/o diretti da ecclesiastici o religiosi

Ospedali

50

Ambulatori

98

Case per anziani, invalidi e minorati

134

Orfanotrofi e asili nido

59

Consultori familiari ed altri centri per la protezione della vita

58

Centri speciali di educazione o rieducazione sociali

170

Altre istituzioni

28

[01223-01.01]


www.vatican.va

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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Visita del Papa nella Repubblica Ceca

Cari visitatori,

benvenuti nel sito dedicato al Viaggio del Santo Padre Benedetto XVI nella Repubblica Ceca, programmato dal 26 al 28 settembre 2009.

Il nostro sito vi offre non soltanto
programma, contatti e informazioni pratiche, necessarie per la partecipazione a quest'avvenimento importante, ma anche molte notizie interessanti sul nostro Paese e sul Santo Padre.

Le informazioni sono disponibili in ceco, inglese e tedesco.

Per voi di lingua italiana esiste un
sito non ufficiale dove potete trovare alcune notizie interessanti.

Vi auguriamo buona giornata e se vi preparate a visitare la Repubblica Ceca in occasione della Visita del Santo Padre, allora buon viaggio!





Il dono al papa dei maestri vetrai di Nizbor (denik.cz 5.9.09)
La vetreria "Rückl Crystal" di Nizbor è diventata ormai famosa: i suoi maestri vetrai hanno terminato il dono che verrà consegnato al papa. "Il cardinal Vlk si è rivolto a noi affinchè preparassimo il dono per il pontefice: dei vasi sacri", ha dichiarato il direttore dell'azienda. Un dono simile era già stato preparato in occasione della visita di Giovanni Paolo II, 12 anni fa. I cristalli di Boemia saranno decorati con lo stemma papale, lo stemma vaticano, il leone di Boemia e il profilo del re Venceslao (la visita si svolge in occasione della sua memoria). Il dono dovrebbe essere consegnato al pontefice durante la messa a Stara Boleslav.






LA PREGHIERA in preparazione del viaggio

Dio, nostro Padre celeste,
Ti ringraziamo per l'imminente visita
del Santo Padre Benedetto XVI.

Guidaci con il tuo amore affinchè
ci prepariamo bene all'incontro
con colui che guida la Chiesa universale.

Fa' che lo accogliamo come Marta e
lo ascoltiamo come Maria quando Cristo fece loro visita.

Fa' che si rafforzi la nostra fede e
possiamo ascoltare attentamente le sue parole.

Fa' che i nostri cuori si spalanchino alla speranza,
poichè ci porterà la buona novella,
e che il nostro amore si accenda affinchè si senta accolto.

Fa' che possiamo renderlo contento con tanti gesti di bontà.

Fa' che i giorni che il papa trascorrerà nel nostro paese
servano a lui e a tutta la nostra società
come stimolo e incoraggiamento.

Te lo chiediamo per Cristo, nostro Signore.
Amen




http://www.navstevapapeze.cz/%5Bit%5D




[Modificato da Caterina63 09/09/2009 21.07]
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20/09/2009 16.46
 
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Angelus 20.9.2009

Il Santo Padre annuncia il viaggio nella Repubblica Ceca e chiede Preghiere....sosteniamolo:




Da sabato prossimo, 26 settembre, a lunedì 28, a Dio piacendo, compirò un viaggio apostolico nella Repubblica Ceca.Sosterò nella capitale Praga, ma mi recherò anche a Brno, in Moravia, e a Stará Boleslav, luogo del martirio di san Venceslao, patrono principale della Nazione.
La Repubblica Ceca si trova geograficamente e storicamente nel cuore dell’Europa, e dopo essere passata attraverso i drammi del secolo scorso, ha bisogno, come l’intero Continente, di ritrovare le ragioni della fede e della speranza.

Sulle orme del mio amato predecessore Giovanni Paolo II, che visitò quel Paese per ben tre volte, anch’io renderò omaggio agli eroici testimoni del Vangelo, antichi e recenti, e incoraggerò tutti ad andare avanti nella carità e nella verità.

Ringrazio fin d’ora quanti mi accompagneranno con la preghiera in questo viaggio, perché il Signore lo benedica e lo renda fruttuoso.


[SM=g1740717] [SM=g1740720] [SM=g1740750]


Fraternamente CaterinaLD

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22/09/2009 21.14
 
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Il programma della visita del Papa alla Repubblica Ceca

Un viaggio nella storia
per riscoprire
le radici cristiane dell'Europa


Mancano ormai solo gli ultimi dettagli, poi Praga sarà pronta a ricevere Benedetto XVI, secondo Pontefice a far visita ai popoli boemi e moravi.

Rep.CecaTirati a nuovo i vestiti della statua del Bambino Gesù di Praga, nella chiesa di Santa Maria della Vittoria; completamente ripulita l'imponente cattedrale dedicata a San Vito, San Venceslao e Sant'Adalberto; lustrate le sale del Castello Reale; ultimato il grande altare nella spianata prospiciente l'aeroporto di Brno; sistemata la grande croce di ferro che resterà poi a memoria del viaggio del Papa; completamente attrezzata la spianata di via Melnik, a Stará Boleslav per ospitare le oltre centomila persone attese per la celebrazione della messa nel luogo del martirio di san Venceslao.

Questa mattina, martedì 22 settembre, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha illustrato nei dettagli il programma del viaggio. Sarà questa la quarta volta, ha ricordato, che il popolo della Repubblica Ceca riceverà la visita del Papa. Wojtyla ha compiuto le prime tre (1990; 1995; 1997).

Anche per Benedetto XVI si tratta comunque di un ritorno:  nel 1992, il 30 marzo, quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, si recò a Praga per un seminario sul Catechismo della Chiesa cattolica, nel corso del quale tenne la relazione sul tema "Che Dio sia tutto in tutti:  la fede cristiana nella vita eterna".
La visita alla Repubblica Ceca - tredicesimo pellegrinaggio di Benedetto XVI oltre i confini italiani - si svolgerà dal 26 al 28 prossimi.

Giungerà a Praga sabato 26 settembre alle 11.30 all'aeroporto internazionale Stará Ruzyne. Si tratta di un luogo di una certa rilevanza storica per i cechi. Rappresenta, come tanti altri di questa terra, il teatro dello scontro, o se si vuole dell'incontro, tra tutto il bene e tutto il male che hanno segnato le vicende del Paese. Attraverso questo aeroporto rientrarono dall'esilio quanti erano stati costretti a fuggire durante le varie dominazioni. Rientrarono per rianimare la vita della nazione nella ritrovata libertà. Da questo stesso aeroporto iniziò l'occupazione di Praga da parte dell'armata sovietica. Nelle vicinanze si trovano due luoghi altrettanto simbolici. Da una parte il monastero dei benedettini di Brevnov, fondato nel 993 da sant'Adalberto, resta a testimonianza di uno sforzo millenario per la promozione della cultura in questa terra, oltre a essere un simbolo delle sue radici cristiane. Dall'altra parte c'è la prigione di Ruzyne, simbolo del totalitarismo e della crudeltà dei regimi totalitari, ma anche della forza spirituale di quelli che si sono opposti. Tra l'altro qui furono trucidati gli studenti rivoltosi del 1939 e negli anni cinquanta interrogati gli avversari del potere.

Dopo la cerimonia di benvenuto Benedetto XVI raggiungerà la chiesa di Santa Maria della Vittoria, dove è conservata la statua del Bambino Gesù di Praga, un punto di riferimento della devozione popolare non solo dei cechi. Anzi sembra che siano addirittura più numerosi i pellegrini che giungono dall'estero. E nella chiesa incontrerà un gruppo di famiglie.

Dopo un breve riposo in nunziatura - sua residenza per tutto il periodo della permanenza nel Paese - il Papa renderà visita al presidente della Repubblica nel Palazzo presidenziale, situato nel famoso Castello di Praga.

All'incontro con il presidente, seguirà quello con le autorità politiche e civili della Repubblica e con i membri del corpo diplomatico. Al termine Benedetto XVI raggiungerà la cattedrale per celebrare i vespri. Compirà il tragitto a piedi, poiché la cattedrale fa parte del complesso monumentale e dal palazzo dista solo duecento metri.

Si tratta di un edificio imponente, in stile gotico, che, nella sua struttura attuale, risale al 1334. Voluta da re di Boemia Carlo iv, fu realizzata dagli architetti Mattia di Arras e Pietro Parler. Nella cripta riposano i re di Boemia, i santi patroni Venceslao, Giovanni Nepomuceno e Adalberto. L'ultimo restauro significativo risale al 1929, anno in cui si celebrava il millennio di sant'Adalberto. Oggi è dedicata ai santi Vito, Venceslao e Adalberto.

La celebrazione dei vespri sarà l'ultimo appuntamento. Il mattino successivo  Benedetto XVI raggiungerà Brno, la seconda città, per grandezza, della Repubblica, capoluogo della Moravia ma anche città con il maggior numero di cattolici. Su una grande spianata, a due chilometri dall'aeroporto, celebrerà la messa della XXVI domenica del tempo ordinario. Al termine rientrerà a Praga.

Nel pomeriggio si svolgeranno due incontri. Il primo con i rappresentanti delle altre religioni. Nella Sala del Trono dell'arcivescovado riceverà gli esponenti del consiglio ecumenico, circa una ventina di persone.
Successivamente raggiungerà il Castello - circa trecento metri dall'arcivescovado - dove, nel salone Vladislavsky, incontrerà i rappresentanti del mondo accademico. Saranno presenti i rettori delle università del Paese, oltre a una rappresentanza dei docenti e degli studenti.

Lunedì mattina, 28 settembre - tra l'altro festa nazionale della Repubblica Ceca - trasferimento in macchina a Stará Boleslaw per celebrare la solennità di san Venceslao sui luoghi del martirio, meta di un pellegrinaggio annuale e considerati simbolo della nascita della nazione. Prima di celebrare la messa sulla spianata di Melnik, il Papa visiterà la chiesa di San Venceslao, eretta proprio nel luogo in cui fu assassinato dal fratello Boleslao. All'interno ci saranno ad attenderlo una ventina di anziani sacerdoti ospiti della Conferenza episcopale.

Al termine della celebrazione un giovane rivolgerà al Papa un indirizzo di saluto, inaugurando la parte della mattinata riservata proprio alle nuove generazioni.
Rientrato a Praga Benedetto XVI pranzerà con i presuli cechi in arcivescovado. Nel tardo pomeriggio la partenza per Roma, dopo la cerimonia di congedo dal Paese. Il rientro nella residenza estiva di Castel Gandolfo è previsto intorno alle 20.

(mario ponzi)



(©L'Osservatore Romano - 23 settembre 2009)
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Nella Repubblica Ceca cresce l'attesa per la visita che Benedetto XVI compirà dal 26 al 28 prossimi

A Praga un piccolo gregge
accoglie un grande pastore


di Miloslav Vlk
Cardinale arcivescovo di Praga


La visita del Papa a una Chiesa locale è sempre un evento grande, straordinario e unico per tutti i fedeli. La comunione con il Papa, che quotidianamente si realizza nella preghiera eucaristica, ricordando il suo nome, nel momento della visita, diventa concreta, tangibile. I fedeli del nostro Paese hanno potuto accogliere tre volte il Papa Giovanni Paolo II dalla caduta del comunismo. Sono stati momenti vissuti da tutti con grande gioia.

Durante il comunismo, la figura del Papa era vista dal regime con disprezzo. Il Papa, "nemico del popolo", era calunniato, attaccato, umiliato dai comunisti. Il Vaticano era considerato il collaboratore dell'imperialismo capitalista. Forse proprio per questo motivo il Papa è diventato per i fedeli semplicemente il "padre". Le nostre diocesi erano senza vescovi, perché erano costretti al confine o messi in prigione. La Chiesa, i sacerdoti e i fedeli laici erano perseguitati. Su questo sfondo doloroso era quasi scontato che il Papa per noi diventasse "il vescovo", "il padre" di tutti. 

Facile capire quale significato abbia assunto la visita di Giovanni Paolo II dopo la caduta del comunismo, nel 1990. Il passato duro aveva fatto fiorire un amore specialissimo del popolo verso il Papa. Un amore che è rimasto intatto sino ai nostri giorni in molti fedeli.

Attendiamo la visita di Benedetto XVI dal 2005, cioè dalla prima volta che lo invitammo. Si attendeva solo il momento opportuno. L'anno scorso, nel ricevere il nuovo ambasciatore Ceco presso la Santa Sede, Pavel Vosalík, il Papa ha accennato al desiderio di visitare il nostro Paese. Era proprio l'anno giubilare di san Venceslao, per i 1100 anni dalla sua nascita.
San Venceslao, martire, occupa un posto speciale nella storia spirituale della nostra terra:  è il santo, il martire e allo stesso tempo è il principe, il regnante, il patrono principale della Chiesa nel nostro Paese.
La nonna di san Venceslao, santa Ludmila, fu battezzata da san Metodio nell' Ottocento. È stata lei a trasmettere la fede al nipote Venceslao, a educarlo, a crescerlo.

Quando Venceslao era al governo, il cristianesimo era strettamente e indissolubilmente legato alla vita della nazione. Fonti storiche descrivono Venceslao come un governante molto attento alle necessità del prossimo, soprattutto verso quelle dei poveri, degli emarginati, di quanti erano minacciati. Sapeva donarsi pienamente, servire senza badare al suo stato di governante. Così dava testimonianza del suo essere cristiano ai contemporanei pagani. Il suo modo di vivere era ispirazione per gli altri. È stato lui, "principe eterno", che ha lasciato in eredità la sua preziosa corona, simbolo della sua stessa fede, a tutti i re che lo hanno seguito. Ma lui è stato e resta l'iniziatore, colui che ha portato i valori cristiani nelle radici della nostra nazione.

Nell'inno sacro a san Venceslao, che fino all'Ottocento era adottato come inno nazionale, si canta:  "Tu sei l'erede della terra Ceca". San Venceslao è simbolo della nazione e della Chiesa, che in lui trovano il loro legame. Sono molto felice che il Papa si troverà nella nostra diocesi proprio nel giorno della festa di san Venceslao, il 28 settembre, festa nazionale.

Vorrei ricordare, a questo proposito, che nella basilica di San Pietro a Roma, nella parte destra del transetto, si trova l'altare dedicato a san Venceslao, accompagnato dai santi Cirillo e Metodio, apostoli della nostra fede. Ecco, come la nostra nazione piccola, ma ricca di santi, è legata con la Chiesa di Roma.

L'attesa della visita di Papa Benedetto la viviamo in stretta comunione con tutte le nove diocesi, specialmente poi in quelle, dove il Papa si fermerà. Anche alla preparazione del programma abbiamo lavorato tutti insieme.
Il cammino proposto per la preparazione spirituale dei fedeli si è basato su tre pilastri della nostra fede:  la fede, la speranza e la carità. Ognuno di noi vescovi ha preparato lettere pastorali che sono state poi lette durante la liturgia domenicale. I temi centrali sono stati appunto:  la fede, la speranza e la carità. I sacerdoti, poi, hanno approfondito le tematiche nelle loro omelie quotidiane.
Per ogni fedele è stata messa a disposizione una brochure titolata "Prepariamoci alla visita del Santo Padre Benedetto XVI nella Repubblica Ceca - Invito e sfida alla preparazione per l'incontro". Ci sono preghiere, pensieri e ispirazioni per la riflessione individuale, nelle famiglie, e comunitaria.
Inoltre in tutte le diocesi sono state distribuite piccole immagini del Papa con una preghiera per vivere in un clima di grazia la visita, nell'auspicio che possa portare frutti abbondanti alla Chiesa e alla società.

Negli ultimi giorni di preparazione si è svolta una novena in tutte le chiese del Paese. Per tutta la durata della novena nella cappella dell'arcivescovado a mezzogiorno si sono riuniti molti impiegati per pregare insieme per il Papa.
I mezzi di comunicazione della Conferenza episcopale, i mezzi di comunicazione delle diocesi, la radio cattolica Proglas e la televisione cattolica Noe si sono adoperati per accompagnare la preparazione e favorirne la partecipazione anche di chi fisicamente non ha potuto farlo.
Anche i media, sia radio che quotidiani nazionali, hanno diffuso numerose informazioni sulla visita. La venuta del Papa è, senz'altro, il più grande evento dell'anno. Dunque c'è molta attenzione in ogni ambiente.

Certo quella che si presenterà al Papa come comunità ecclesiale farà veramente la parte del "piccolo gregge". Nel censimento dell'anno 2001, circa il 29 per cento degli oltre 10 milioni di abitanti, si sono dichiarati cattolici; circa il 5 per cento appartenenti alle altre Chiese. Il rimanente 66 per cento non sono atei nel vero senso della parola, come a volte si dice del nostro Paese. Sono piuttosto "deisti":  vuol dire che ammettono l'esistenza di un Dio, ma secondo loro non si occupa di noi uomini. Ha lasciato la terra agli uomini che ora ne sono i padroni. È una mentalità difficile da scardinare.

Dopo la caduta del comunismo la Chiesa gode della piena libertà. Ci sono, però, ancora molti problemi rimasti dal periodo totalitario. Per esempio lo Stato non ha risolto finora le ingiustizie compiute dal regime comunista, soprattutto non ha restituito i beni ecclesiastici rubati dai comunisti. Questi continuano a rimanere nelle mani dello Stato. La Chiesa dipende economicamente dallo Stato:  paga i salari dei sacerdoti, contribuisce al mantenimento degli uffici diocesani, in piccola misura aiuta anche al mantenimento degli edifici ecclesiastici. Solo che questi finanziamenti sono il frutto dei beni della Chiesa nelle mani dello Stato.

Qualche anno fa due commissioni, una per parte, stilarono un accordo tra Santa Sede e il Governo della Repubblica Ceca. Entrambe le parti firmarono l'accordo ma il Parlamento non lo ha mai ratificato. Viviamo, quindi, ancora oggi in uno stato di provvisorietà, quasi di precariato. Ma ormai siamo abituati a vivere così. Almeno la vita di questo "piccolo gregge" va avanti. Mentre nel periodo della dominazione comunista non era certo così. I fedeli laici non potevano partecipare attivamente alla vita della Chiesa; oggi invece collaborano sempre più attivamente nelle parrocchie. Tanti si impegnano, per esempio, nella Caritas, che è "il volto della Chiesa rivolto verso la società". Ogni anno accogliamo molti nuovi catecumeni. Tra di loro ci sono molti giovani, e tanti adulti convertiti.

Tuttavia in larghi strati della società civile il rapporto con la Chiesa è vissuto con un certo distacco. Nei confronti della Chiesa si avverte sostanzialmente un'opinione negativa. Si ritrova un po'al margine della società, vista piuttosto come un'associazione privata, praticamente insignificante.
Ecco perché per noi la visita del Papa assume un grande significato. Tanto più oggi dopo che la bellissima enciclica Caritas in veritate è stata già pubblicata in ceco e ampiamente diffusa. Il nostro è un Paese piccolo, dal punto di vista ecclesiale numericamente non tanto significativo. Sino a oggi il Papa ha visitato Paesi ben più significativi in questo senso. Un motivo di più per fare della sua visita alla nostra nazione, alla nostra piccola Chiesa, una visita di grande valore. Noi, piccolo gregge, accanto a lui saremo considerati e ci sentiremo, parte integrale della Chiesa universale.

Noi vogliamo accogliere il Papa come Cristo stesso, il quale ha detto agli apostoli:  "Chi ascolta voi, ascolta me" (Luca, 10,16) e "chi accoglie colui che avrò mandato, accoglie me" (Giovanni, 13,20). Il Papa viene con la forza della parola di Cristo, che ha detto a Pietro:  "E tu... conferma i tuoi fratelli..." (Luca, 22,32).


 

Un evento unico
nella storia
della diocesi di Brno


di VojtEch Cikrle
Vescovo di Brno

È per la prima volta (a partire dalla sua fondazione nell'1777) che la diocesi di Brno riceve la visita del successore di Pietro. La preparazione della liturgia eucaristica domenicale, che il Papa celebrerà all'aeroporto di Brno-Turany, alla presenza di centomila fedeli, è il frutto di un'ampia collaborazione tra diverse organizzazioni religiose e civili. Ciò sta a significare quanto l'attesa sia condivisa dall'intera comunità.

La celebrazione si svolgerà nei pressi dell'aeroporto internazionale, in un ampio anfiteatro naturale, dove è stato allestito l'altare papale. Si tratta di un grande palco coperto con un baldacchino, sovrastato da una croce metallica alta dodici metri che in seguito sarà trasferita nei pressi della cattedrale di Brno e resterà a ricordo della visita di Benedetto XVI.

Lungo la strada attraverso la quale il Papa raggiungerà, in macchina, il luogo della celebrazione, è stata collocata un àncora alta undici metri. Vuole simboleggiare la virtù teologale della speranza, tema principale della celebrazione. Vicino all'altare sarà collocata anche la statua della Madonna di Turany, probabilmente la più antica di tutta la Moravia. È conosciuta come la Madonna nelle spine, nome derivato dal luogo di ritrovamento, un grande rovo appunto.

Nei secoli passati questa statua mariana attirava un gran numero di pellegrini. I fedeli della parrocchia di Turany accompagneranno a piedi in pellegrinaggio la statua, all'alba della domenica della celebrazione pontificia e la collocheranno accanto all'altare.
Moltissimi giovani arriveranno a Brno già fin da sabato e pernotteranno in una tendopoli appositamente allestita. L'attesa dell'incontro con il Papa sarà vissuta tra momenti di preghiera e di riflessione. Si svolgerà anche un evento musicale, il "Concerto della speranza".

La preparazione spirituale all'evento è stata curata dalla Conferenza episcopale ceca in stretta collaborazione con la diocesi di Brno. Nelle chiese cattoliche di tutta la Repubblica Ceca si sono lette cinque lettere pastorali dei vescovi; sono stati pubblicati due sussidi con le preghiere, meditazioni. In questi ultimi giorni si sta celebrando una novena proprio in preparazione alla visita pontificia.

Nella nostra diocesi molti hanno accolto la proposta che abbiamo chiamato "Ogni giorno un sms dal Papa", preparata dal Centro diocesano per la catechesi. Il contenuto dei messaggi, inviati a chiunque abbia manifestato la volontà di riceverli, è stato scelto giornalmente seguendo le tracce delle ultime tre encicliche pontificie. All'iniziativa hanno aderito un grande numero di partecipanti; dopo soli pochi giorni già ottomila persone avevano chiesto di ricevere gli sms. Ogni giorno se ne sono aggiunte tante altre. Per noi è stato un motivo di gioia e di sorpresa, ma anche la conferma del clima di attesa che accompagna questa vigilia storica per la città.

Inoltre ho invitato tutti i fedeli della diocesi di Brno ad accostarsi, prima della visita del Papa al sacramento della riconciliazione:  è stato necessario chiedere la collaborazione di più confessori perché si rendessero disponibili anche fuori dagli orari consueti.
Che cosa ci attendiamo dalla visita del Papa? Sappiamo che Benedetto XVI non viene per porre l'attenzione su di sè. Viene, nella pienezza del suo ministero di servizio, per rinnovare in noi la consapevolezza dell'amore di Cristo, per riproporci i valori del suo Regno. La vita spirituale non consiste soltanto nella partecipazione alla liturgia, ma soprattutto nel "dialogo con Dio". Per questo i frutti della giornata solenne che ci è dato di vivere con lui, dipenderanno non soltanto dai doni spirituali che potremo ottenere, ma anche dallo sviluppo di essi nella vita quotidiana futura.

Ci aspettiamo quindi un incoraggiamento alla vita forgiata dallo Spirito Santo in ognuno di noi, i cui frutti sono, secondo la lettera di san Paolo ai Galati, "amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé".

Essendo il tema principale della celebrazione di Brno la speranza fondata in Cristo, ci attendiamo anche una nuova spinta nella ricerca della speranza per la società civile e per le persone che non riescono a trovarla, in una realtà che, come quella attuale del nostro Paese, non ne la lascia intravedere uno spiraglio. Ci attendiamo anche che l'incontro con il Papa porti molte persone, anche quelle che non si dichiarano credenti, a porsi delle domande importanti sul senso da dare alla loro vita, e a trovare in lui e con lui quelle risposte che stanno affannosamente cercando. Sono certo che grazie all'incontro con il Papa ci sentiremo tutti ancor più incoraggiati a non abbandonare mai questa ricerca e a perseverare.



(©L'Osservatore Romano - 25 settembre 2009)
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In attesa dell'arrivo del Papa a Praga ecco una bellissima serie di foto del Bambinello custodito nella Chiesa di Santa Maria della Vittoria...notare la bellezza della Chiesa, la cura e la custodia, l'AMORE che traspare dalle immagini....

An elderly man prays in front of the Infant Jesus of Prague during the mass in The Church of Our Lady Victorious on September 24, 2009, in Prague. Pope Benedict XVI will visit three churches symbolising the Czech Republic's religious history during his three-day trip beginning on Spetember 26.

A nun carries the "Infant Jesus of Prague" to get a change of robes in preparation of Pope Benedict XVI's visit at the Church of Our Lady Victorious in Prague September 25, 2009. The Pope will visit the church on Saturday, the first of his three-day visit to the Czech Republic.
A woman prays in a Church of Our Lady Victorious - Infant Jesus of Prague in Prague September 24, 2009. Pope Benedict XVI will travel to the Czech Republic for a three-day visit beginning on September 26.

Photo taken on September 25, 2009 shows the Infant Jesus of Prague during the changing of his dress in The Church of Our Lady Victorious in Prague ahead of Pope Benedict XVI's visit. The three-day visit of Pope Benedict XVI to the Czech Republic beginning on September 26, 2009 comes just ahead of the 20th anniversary of the Velvet Revolution, the non-violent coup that toppled the communist regime in the former Czechoslovakia.
A nun changes the robe on the "Infant Jesus of Prague" in preparation of Pope Benedict XVI's visit at the Church of Our Lady Victorious in Prague September 25, 2009. The Pope will visit the church on Saturday, the first of his three-day visit to the Czech Republic.
A nun changes the dress of The Infant Jesus of Prague on September 25, 2009 in The Church of Our Lady Victorious in Prague ahead of Pope Benedict XVI's visit. The three-day visit of Pope Benedict XVI to the Czech Republic beginning on September 26, 2009 comes just ahead of the 20th anniversary of the Velvet Revolution, the non-violent coup that toppled the communist regime in the former Czechoslovakia.
The "Infant Jesus of Prague" waits to be returned to a showcase after receiving a change of robes in preparation of Pope Benedict XVI's visit at the Church of Our Lady Victorious in Prague September 25, 2009. The Pope will visit the church on Saturday, the first of his three-day visit to the Czech Republic.
A nun makes final touches after the "Infant Jesus of Prague" received a change in robes in preparation of Pope Benedict XVI's visit at the Church of Our Lady Victorious in Prague September 25, 2009. The Pope will visit the church on Saturday, the first of his three-day visit to the Czech Republic.
A statue of the Infant Jesus of Prague in The Church of Our Lady Victorious is displayed with a new robe on September 25, 2009 in Prague ahead of Pope Benedict XVI's three-day visit, starting on September 26. The trip will take the head of the Roman Catholic Church to Prague, Brno in the south, and Stara Boleslav, a pilgrimage site north of the capital, dedicated to the country's main patron saint Wenceslas.
A nun changes the robe on the "Infant Jesus of Prague" in preparation of Pope Benedict XVI's visit at the Church of Our Lady Victorious in Prague September 25, 2009. The Pope will visit the church on Saturday, the first of his three-day visit to the Czech Republic.
A nun brings the Infant Jesus of Prague during the changing dress in The Church of Our Lady Victorious on September 25, 2009, in Prague ahead of Pope Benedict XVI's visit. The three-day visit of Pope Benedict XVI to the Czech Republic beginning on September 26, 2009 comes just ahead of the 20th anniversary of the Velvet Revolution, the non-violent coup that toppled the communist regime in the former Czechoslovakia.
Nuns change the robe of a statue of the Infant Jesus of Prague in The Church of Our Lady Victorious on September 25, 2009 in Prague ahead of Pope Benedict XVI's three-day visit, starting on September 26. The trip will take the head of the Roman Catholic Church to Prague, Brno in the south, and Stara Boleslav, a pilgrimage site north of the capital, dedicated to the country's main patron saint Wenceslas.
A nun helps her colleague as they take The Infant Jesus of Prague from the display case on September 25, 2009 during the changing of his dress on September 25, 2009 in The Church of Our Lady Victorious in Prague ahead of Pope Benedict XVI's visit. The three-day visit of Pope Benedict XVI to the Czech Republic beginning on September 26, 2009 comes just ahead of the 20th anniversary of the Velvet Revolution, the non-violent coup that toppled the communist regime in the former Czechoslovakia.





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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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STORIA E SPIRITUALITA’ DEL SANTO BAMBINO DI PRAGA

Devozione all’Infanzia di Gesù

 Bambinello di PragaIl culto all´infanzia di Gesu´ nella comunita´ cristiana risale a piu´ di un millennio fa´ e il suo contenuto rimanda essenzialmente alla contemplazione del mistero della Incarnazione del nostro Dio e Signore Gesu´ Cristo. Il primissimo interesse per l´infanzia di Gesu´ e´ dimostrato gia´ da san Matteo e da san Luca nei vangeli dell´Infanzia, seguiti subito dopo dai vangeli apocrifi (ad es. lo Pseudovangelo di Giacomo o di Tommaso). Alcuni Padri della Chiesa venerarono Dio sotto forma di bambino, come ad es. sant´Atanasio e san Girolamo. Fra i grandi promotori di una teologia dell´Infanzia e dell´Incarnazione troviamo san Bernardo di Clairvaux, san Francesco di Assisi e sant´Antonio da Padova. Successivamente poi santa Teresa d´Avila, la quale aveva sempre con se´ una statua del Santo Bambino Gesu´ nelle sue fondazioni di nuovi monasteri di monache carmelitane Scalze. Proprio nella Spagna di questo periodo la sottolineatura della Incarnazione di Cristo e di conseguenza il culto per la sua infanzia trovo´ una profonda risonanza.Culto
 

La raffigurazione di Gesu’ Bambino da solo, al di fuori di configurazioni sceniche, affiora all’inizio del XIV secolo. Le piu’ antiche sculture si trovano in Germania. Si dice che tale raffigurazione trovo’ un ambiente ideale nell’ambito di alcuni monasteri femminili. Troviamo molta varieta’ anche per quanto riguarda gli oggetti raffigurati nelle mani di Gesu’: mentre la mano destra normalmente benedice, nella mano sinistra compaiono uccellini (forse un eco di alcuni passaggi di evangeli apocrifi), una mela, una sfera, un libro, una croce oppure un grappolo d’uva (simbolo dell’Eucarestia - Gv 15,1-11). Nel Medioevo le statue del Santo Bambino vennero fatte principalmente di legno, mentre nel tempo barocco in vari materiali: cera, avorio, bronzo, ecc. Le statuine di questo tempo sono anche dotate di vestitini.

Il Santo Bambino di PragaCulto Bambino di Praga

Il culto all’Infanzia di Gesu’ in Boemia (oggi Repubblica Ceka) e’ legato al tempo del barocco, e il Santo Bambino di Praga ne e’ il protagonista assoluto. La storia di questa particolare statua di cera comincia nel sud della Spagna, come opera di uno scultore sconosciuto. Si dice provenga da un convento tra Cordoba e Siviglia, nel quale viene venerata una copia in legno della statua. Da qui la trasse dona Isabela Manrique de Lara y Mendoza. Con la figlia Maria Manrique de Lara la statua prese la via della Boemia, essendosi sposata con un nobile ceko Vratislav di Pernstein. Come dono di nozze la ricevette sua figlia, Polyssena allorche’ si sposo’ con Vilem di Rozumberk. Ella prese con se la statua del Santo Bambino anche nel suo secondo matrimonio, dopo la morte del primo marito. Si sposo’ con Zdenek Vojtech di Lobkowicz e, dal momento che non ebbe figlie, regalo’ la preziosa statuina al priore dei Padri Carmelitani Scalzi, presso il convento di Santa Maria della Vittoria nel quartiere di Mala Strana in Praga.


All’inizio fu posto nella cappella del noviziato, secondo una consuetudine del Carmelo Teresiano. Nell’anno 1631 i Sassoni attaccarono Praga e nemmeno i conventi si salvarono dal saccheggio. La statua del Santo Bambino rimase seriamente danneggiata e gettata fra le rovine dietro all’altar maggiore. Fu ritrovata solo nel 1637, quando venne a Praga padre Cirillo della Madre di Dio, proveniente dal convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Monaco di Baviera. Dopo molti sforzi, egli riusci’ a far finanziare la riparazione delle manine della statua da un ufficiale della citta’. Il Santo Bambino divenne nuovamente oggetto di culto, e gli vennero attribuiti parecchi fenomeni miracolosi, fra cui la salvezza della citta’ in occasione di un assedio degli Svedi.

 Bambino di PragaLa famiglia dei Martinic era molto devota al Santo Bambino. Su loro iniziativa, nel gennaio 1651 la statua del Santo Bambino fu portata in pellegrinaggio per le chiese di Praga, prendendo in questa occasione l’appellativo di ”miracoloso” (gratiosus). Nel 1655 l’allora vescovo ausiliare di Praga pose solennemente sul capo del Santo Bambino una corona d’oro, fatta preparare dal devoto nobile Bernardo Ignazio di Martinic. Ancora oggi la festa annuale del Santo Bambino ricorda questo avvenimento l’ultima domenica di maggio (quando non coincide con la Pentecoste).

La statua fu posta dapprima in chiesa nella cappella all’entrata della chiesa. Ma dato l’afflusso dei pellegrini nel 1741 la statua fu spostata nell’altare laterale di mezzo, dedicato allora a san Gioacchino e a sant’Anna, di fronte all’altare della miracolosa immagine della Madonna di Mantova. L´altare e´pensato in modo da sottolineare fortemente il senso della spiritualita´ del Santo Bambino di Praga. In linea verticale vediamo la raffigurazione dello Spirito Santo in alto, Dio Padre fino al Santo Bambino, il Figlio. E´ il mistero della Santissima Trinita´. In linea orizzontale a sinistra del Bambino Maria e alla sua destra s. Giuseppe, il mistero della Incarnazione.

Il Santo Bambino di Praga e´ comprensibile solo all´interno del mistero dell´incrocio fra la famiglia divina e la famiglia umana. Cominciarono ad apparire intorno alla statua anche ex-voto d’argento, in forma di piccole manine, come ringraziamento per grazie ricevute. Alla morte della imperatrice di Austria Maria Teresa pero’ sali’ sul trono il figlio GiuseppeII. Il 3 settembre 1784 il convento dei Carmelitani Scalzi venne per decreto regio soppresso. La chiesa si venne cosi’ a trovare sotto la giurisdizione della vicina parrocchia di santa Maria della Catena, del Sovrano Ordine Militare dei Cavalieri di Malta.

 Nel XIX secolo la rinomanza del Santo Bambino di Praga aveva ormai raggiunto anche le terre piu’ lontane: Spagna, America del Sud, Italia, Filippine (gia’ dal XVI sec. con Magellano). Non solo, ma in parecchi conventi, soprattutto in quelli dei Carmelitani Scalzi, esisteva una speciale memoria liturgica mensile al Santo Bambino di Praga, il 25 di ogni mese. Particolarmente riconoscenti e debitori di favori speciali furono paesi dell’estremo Oriente come Vietnam, Corea, Filippine.
 

La statua del Santo Bambinola statua

La statua originale e’ alta 47 cm., protetta da un cilindro metallico argentato fino alla cintola. La statua ha molto probabilmente un’anima di legno, rivestita di tessuto che traspare sotto la cera. Da sempre la statua venne rivestita con abitini tessuti a mano, e secondo le notizie tramandate le prime che ricevettero tale incarico furono Anna Loragh e Sibylla Schayemaier, seguite dal 1747 dalle Dame Inglesi, religiose appartenenti alla famiglia gesuitica. Il Santo Bambino veniva avvolto da una cotta bianca, sulla quale venivano poste una tunica bianca e i vestiti con mantellina di seta, simile ad una dalmatica (il quarto e il quinto vestito erano simili ad un pluviale sacerdotale). Intorno al collo poi vengono posti dei collarini di pizzo. La statua possiede inoltre due corone: quella originale del 1767, e la seconda preparata dal 1810 al 1820. Il suo guardaroba ha ormai raggiunto i cento esemplari. I piu’ antichi risalgono al 1700, come quello tessuto dalla imperatrice d’Austria Maria Teresa, mentre i piu’ recenti sono pervenuti da una famiglia della Sicilia, dalle Filippine, dalla Polonia, tessuti ad esempio in nylon bianco. Essi sono testimonianza di una devozione popolare diffusa in tutto il mondo.

Leggende sul Santo Bambino di Praga

 Intorno al Santo Bambino di Praga sono fiorite tante leggende, la cui storicità si può discutere, ma che in ogni caso riflettono quello che sentivano e vivevano coloro che le raccontavano.

Una di esse riguarda l’origine della statua . . .
... Al tempo della guerra fra Cristiani e Mori nella penisola iberica, c’era nel sud della Spagna un convento carmelitano. Neanch’esso fu risparmiato in una delle incursioni degli aggressori. Si salvarono solo quattro frati. Uno di loro si chiamava Giuseppe, e aveva una devozione particolare per il Santo Bambino Gesù . Mentre lavorava nel cortile, un giorno ebbe una visione di un giovane bambino che lo invitava alla preghiera. Il frate incominciò dunque a pregare l’Angelus, e alle parole "benedetto il frutto del tuo seno, Gesù " sentì il Bambino aggiungere: "Sono io!", e scomparì .

Il volto però di quel bimbo gli si era stampato nella memoria. Sentì crescere un forte desiderio di rivedere quel bambino, anche solo per un attimo. Voleva infatti creare un ritratto che gli fosse simile, ma ogni sforzo risultava vano. Per molti anni il frate non riuscì a riprodurre una immagine che ricordasse fedelmente il viso del Santo Bambino. Ma un giorno il Bambino gli si rivelò nuovamente, quando era ormai molto vecchio. "Sono venuto a farti visita affinché tu possa terminare fedelmente la tua statua a mia somiglianza", gli disse il Bambino. Il frate si mise subito alacremente al lavoro. Il volto gli riuscì come in un sogno. Era felice. Quando il lavoro fu terminato, il Bambino era già scomparso. Egli si sentiva molto stanco. Si addormentò a questo mondo, senza più risvegliarsi; il Bambino lo aveva chiamato con sè .
Naturalmente non ci chiediamo quanto questa leggenda sia verosimile. La gustiamo nella sua semplice bellezza naif. 

Altri tre racconti leggendari sono rappresentati in tre quadri della serie storica del Bambino di Praga, dipinti nella prima metà del 18esimo secolo. Sono tutti ambientati nel periodo in cui la statua fu ritrovata abbandonata in un angolo della chiesa, e senza mano. Padre Cirillo cercò invano i soldi per riparare la statua. Per caso però si trovava a Praga il signor Benedetto Manskonig, di Usti sul Labe. Costui si ammalò gravemente, e si rivolse per conforto al padre Cirillo, il quale gli parlò della possibilità di guarigione legata alla fede nella statua del Santo Bambino. Senza pensarci due volte, il signor Benedetto diede 100 monete d’oro a padre Cirillo, per ingraziarsi il Santo Bambino. Il secondo racconto invece ci dice come padre Cirillo pregasse per trovare i soldi necessari per riparare le manine della statua miracolosa. In risposta alle sue preghiere, un giorno fu visitato da una agiata signora, la quale gli diede la somma necessaria. 


Un altro racconto parla di come il Santo Bambino aiutò la famiglia agiata di Giorgio Kolovrat Libstejn. Sua moglie perse vista e udito. Non appena fu toccata con la statua del Santo Bambino guarì. Questa signora però era molto egoista, e decise di tenere nel suo palazzo la statua miracolosa, come protezione. Ma allorché volle allontanarsi dal suo palazzo, la carrozza non riuscì a muoversi. Non tardò a rendersi conto che la statua doveva tornare al suo posto, per la venerazione di tutti i fedeli. Solo allora poté intraprendere il suo viaggio.

Iniziarono a rivolgersi al Santo Bambino sia i nobili come la gente più semplice. E’ singolare che la prima imitazione del Bambino Gesù di Praga fu fatta dallo scultore Giovanni Schlansovsky, nella prima metà del 18esimo secolo. Egli intagliò un modello, e da esso furono tratte 100 copie della statua originale, che furono poi spedite in tutto il mondo. Anche la nostra porcellana di Dresda conserva una forma che secondo il modello dello scultore Gottleb Kirchner fu ritoccata dal famoso modellista J.J. Kandler.

In Italia


A Genova, ad Arenzano, nacque la Confraternita del santo Bambino Gesù di Praga, approvata da Pio X nel 1903 e nel 1904. Si iniziò a pubblicare il "Messaggero", allo scopo di diffondere la devozione a Gesù Bambino.
 Il 7 settembre 1924, in seguito ad un decreto del Capitolo Vaticano, la statua di Gesù Bambino (copia dell'originale custodita as Arenzano)Arenzano fu solennemente incoronata dal cardinale Merry del Val con una corona benedetta personalmente da Pio XI.

Miracoloso

Ma le notizie circa fatti miracolosi legati in qualche modo a questa statua non sono solo cosa del passato, bensì continuano anche nel presente.

Una ad es. proviene da Tamara, bimba brasiliana di due anni. Fin dalla nascita aveva forti disfunzioni lombari, e doveva camminare con degli attrezzi speciali, conservati fino ad oggi nella chiesa. Con grande difficoltà riusciva a fare dei passettini. I suoi genitori fecero una novena al Santo Bambino di Praga. Nel sesto giorno della novena ella poté togliersi gli attrezzi speciali che l’aiutavano a muoversi, e camminare da sola. I medici restarono stupefatti. Alcuni non riuscirono a credere che si trattasse di un miracolo, ma i suoi genitori riuscirono a pagarsi il costoso viaggio fino a Praga per ringraziare, nell’anno 1995.


Un altro fatto è la guarigione di una donna indiana, che da giovane restò immobilizzata ad un letto per lungo tempo, paralizzata. Un giorno le si rivelò il Santo Bambino di Praga, ed ella intuitivamente capì che poteva essere guarita. Iniziò a pregare una novena al Santo Bambino servendosi di un libricino che era riuscita a procurarsi da qualche parte. Durante la novena iniziò a sentire che pian piano, prima nelle gambe ed in seguito in tutto il corpo, stava ricominciando a circolare la vita. Dopo solo alcune settimane era guarita dalla paralisi. Nel 1994, dopo aver raccolto il denaro per tutta la vita, all’età di 71 anni, riuscì a compiere il suo pellegrinaggio di ringraziamento a Praga, inginocchiandosi davanti a Colui che l’aveva guarita.


Pagina del Sito elettronico del Santuario del Santo Bambino in Praga




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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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Benedict XVI Praga





                    Pope Benedict XVI is seen through the window of an airplane at Ciampino airport in Rome September 26, 2009. The Pope is leaving for a three-day visit to the Czech Republic.


Signor Presidente,
Signori Cardinali,
Cari Fratelli nell’Episcopato,
Eccellenze, Signore e Signori!

È per me una grande gioia essere qui con voi oggi nella Repubblica Ceca e sono profondamente grato a tutti per la cordialità del vostro benvenuto. Ringrazio il Presidente, S.E. Václav Klaus, per l’invito rivoltomi a visitare il Paese e per le sue cortesi parole. Sono onorato per la presenza delle Autorità civili e politiche ed estendo il mio saluto a loro, insieme a tutto il Popolo ceco. Essendo qui, in primo luogo, per visitare le comunità cattoliche della Boemia e Moravia, esprimo un cordiale, fraterno saluto al Cardinale Vlk, Arcivescovo di Praga, a S.E. Mons. Graubner, Arcivescovo di Olomouc e Presidente della Conferenza Episcopale Ceca e a tutti i Vescovi e fedeli presenti. Sono stato particolarmente colpito dal gesto della giovane coppia che mi ha portato dei doni tipici della cultura di questa Nazione, assieme all’offerta di un po’ della vostra terra. Ciò mi ricorda quanto profondamente la cultura ceca sia permeata dal cristianesimo, dal momento che questi elementi del pane e del sale hanno un particolare significato tra le immagini del Nuovo Testamento.

Se l’intera cultura europea è stata profondamente plasmata dall’eredità cristiana, ciò è vero in modo particolare nelle terre ceche, poiché, grazie all’azione missionaria dei Santi Cirillo e Metodio nel nono secolo, l’antica lingua slava fu per la prima volta messa in iscritto. Apostoli dei popoli slavi e fondatori della loro cultura, essi a ragione sono venerati come Patroni d’Europa. È poi degno di menzione il fatto che questi due grandi santi della tradizione bizantina incontrarono qui missionari provenienti dall’Occidente latino.

Nella sua storia, questo territorio posto nel cuore del continente europeo, al crocevia tra nord e sud, est ed ovest, è stato un punto d’incontro di popoli, tradizioni e culture diverse. Non si può negare che ciò abbia talora causato delle frizioni, tuttavia, nel tempo, ciò si è rivelato essere un incontro fruttuoso. Da qui il significativo ruolo che le terre ceche hanno giocato nella storia intellettuale, culturale e religiosa d’Europa, talora come un campo di battaglia, più spesso come un ponte.

Nei prossimi mesi si ricorderà il ventesimo anniversario della "Rivoluzione di Velluto", che felicemente pose fine in modo pacifico ad un’epoca particolarmente dura per questo Paese, un’epoca in cui la circolazione di idee e di movimenti culturali era rigidamente controllata. Mi unisco a voi e ai vostri vicini nel rendere grazie per la vostra liberazione da quei regimi oppressivi. Se il crollo del muro di Berlino ha segnato uno spartiacque nella storia mondiale, ciò è ancora più vero per i Paesi dell’Europa Centrale e Orientale, rendendoli capaci di assumere quel posto che spetta loro nel consesso delle Nazioni, in qualità di attori sovrani.

Non si deve tuttavia sottovalutare il costo di quarant’anni di repressione politica. Una particolare tragedia per questa terra è stato il tentativo spietato da parte del Governo di quel tempo di mettere a tacere la voce della Chiesa. Nel corso della vostra storia, dal tempo di San Venceslao, di Santa Ludmilla e Sant’Adalberto fino a San Giovanni Nepomuceno, vi sono stati martiri coraggiosi la cui fedeltà a Cristo si è fatta sentire con voce più chiara e più eloquente di quella dei loro uccisori. Quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario della morte del Servo di Dio il Cardinale Josef Beran, Arcivescovo di Praga.

Desidero rendere omaggio a lui e al suo successore, il Cardinale František Tomášek, che ho avuto il privilegio di conoscere personalmente, per la loro indomita testimonianza cristiana di fronte alla persecuzione. Essi, ed altri innumerevoli coraggiosi sacerdoti, religiosi e laici, uomini e donne, hanno mantenuto viva la fiamma della fede in questo Paese. Ora che è stata recuperata la libertà religiosa, faccio appello a tutti i cittadini della Repubblica, perché riscoprano le tradizioni cristiane che hanno plasmato la loro cultura ed esorto la comunità cristiana a continuare a far sentire la propria voce mentre la nazione deve affrontare le sfide del nuovo millennio. "Senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia" (Caritas in veritate, 78). La verità del Vangelo è indispensabile per una società prospera, poiché apre alla speranza e ci rende capaci di scoprire la nostra inalienabile dignità di figli di Dio.

Signor Presidente, sono a conoscenza del Suo desiderio di vedere riconosciuto alla religione un ruolo maggiore nelle questioni del Paese. La bandiera presidenziale che sventola sul Castello di Praga ha come motto "Pravda Vítĕzí – La Verità vince": è il mio più fermo auspicio che la luce della verità continui a guidare questa nazione, tanto benedetta nel corso della sua storia dalla testimonianza di grandi santi e martiri. In questa età della scienza è significativo richiamare l’esempio di Johann Gregor Mendel, l’abate agostiniano della Moravia le cui ricerche pionieristiche gettarono le fondamenta della moderna genetica.

Non sarebbe stato certo indirizzato a lui il rimprovero del suo patrono, Sant’Agostino, il quale lamentava che molti fossero "più portati ad ammirare i fatti che a cercarne le cause" (Epistula 120,5; cfr Giovanni Paolo II, Commemorazione dell’abate Gregorio Mendel nel I° centenario della morte, 10 marzo 1984, 2). Il progresso autentico dell’umanità è servito al meglio proprio da una tale convergenza tra sapienza della fede ed intuito della ragione. Possa il Popolo ceco godere sempre i benefici che provengono da questa felice sintesi.

Mi rimane solo di rinnovare il mio ringraziamento a tutti voi e dirvi quanto ho atteso di poter trascorrere questi giorni nella Repubblica Ceca, che voi con orgoglio chiamate "žemĕ Česká, domov můj" (terra ceca, casa mia).
Grazie di cuore!



 

  SALUTO DEL SANTO PADRE NELLA CHIESA DI SANTA MARIA DELLA VITTORIA DOVE è CUSTODITO IL SANTO BAMBINO DI PRAGA


Ctihodní páni kardinálové,
vážený pane primátore a starostové,
vážení představitelé veřejného života,
milí bratři a sestry,
milé děti,

obracím se na vás všechny se srdečným pozdravem. Jsem rád, že mohu navštívit tento kostel, zasvěcený Panně Marii Vítězné, ve kterém je uctívána soška Jezulátka, známá po celém světě jako „Pražské Jezulátko".

[Signori Cardinali,
Signor Sindaco e distinte Autorità,
cari fratelli e sorelle,
cari bambini,
rivolgo a tutti il mio cordiale saluto ed esprimo la gioia di visitare questa Chiesa, dedicata a Santa Maria della Vittoria, dove è venerata l’effigie del Bambino Gesù, conosciuta dappertutto come il "Bambino di Praga".]

Ringrazio Mons. Jan Graubner, Presidente della Conferenza Episcopale, per le sue parole di benvenuto a nome di tutti i Vescovi. Indirizzo un saluto deferente al Sindaco e alle altre Autorità civili e religiose, che hanno voluto essere presenti a questo incontro. Saluto voi, care famiglie, che siete venute ad incontrarmi così numerose.

L’immagine del Bambino Gesù fa subito pensare al mistero dell’Incarnazione, al Dio Onnipotente che si è fatto uomo, ed è vissuto per 30 anni nell’umile famiglia di Nazaret, affidato dalla Provvidenza alla premurosa custodia di Maria e di Giuseppe. Il pensiero va alle vostre famiglie e a tutte le famiglie del mondo, alle loro gioie e alle loro difficoltà. Alla riflessione uniamo la preghiera, invocando dal Bambino Gesù il dono dell’unità e della concordia per tutte le famiglie. Pensiamo specialmente a quelle giovani, che debbono fare tanti sforzi per dare ai figli sicurezza e un avvenire dignitoso. Preghiamo per le famiglie in difficoltà, provate dalla malattia e dal dolore, per quelle in crisi, disunite o lacerate dalla discordia e dall’infedeltà. Tutte le affidiamo al Santo Bambino di Praga, sapendo quanto sia importante la loro stabilità e la loro concordia per il vero progresso della società e per il futuro dell’umanità.

L’effigie del Bambino Gesù, con la tenerezza della sua infanzia, ci fa inoltre percepire la vicinanza di Dio e il suo amore. Comprendiamo quanto siamo preziosi ai suoi occhi perché, proprio grazie a Lui, siamo divenuti a nostra volta figli di Dio. Ogni essere umano è figlio di Dio e quindi nostro fratello e, come tale, da accogliere e rispettare. Possa la nostra società comprendere questa realtà! Ogni persona umana sarebbe allora valorizzata non per quello che ha, ma per quello che è, poiché nel volto di ogni essere umano, senza distinzione di razza e cultura, brilla l’immagine di Dio.

Questo vale soprattutto per i bambini. Nel Santo Bambino di Praga contempliamo la bellezza dell’infanzia e la predilezione che Gesù Cristo ha sempre manifestato verso i piccoli, come leggiamo nel Vangelo (cfr Mc 10,13-16). Quanti bambini invece non sono amati, né accolti, né rispettati! Quanti sono vittime della violenza e di ogni forma di sfruttamento da parte di persone senza scrupoli! Possano essere riservati ai minori quel rispetto e quell’attenzione loro dovuti: i bambini sono il futuro e la speranza dell’umanità.

Vorrei ora rivolgere una parola particolare a voi, cari bambini, e alle vostre famiglie. Siete venuti numerosi ad incontrarmi e per questo vi ringrazio di cuore. Voi, che siete i prediletti del cuore del Bambino Gesù, sappiate ricambiare il suo amore, e, seguendone l’esempio, siate ubbidienti, gentili e caritatevoli. Imparate ad essere, come Lui, il conforto dei vostri genitori. Siate veri amici di Gesù e ricorrete a Lui con fiducia sempre. Pregatelo per voi stessi, per i vostri genitori, parenti, maestri ed amici, e pregatelo anche per me. Grazie ancora per la vostra accoglienza e di cuore vi benedico, mentre su tutti invoco la protezione del Santo Bambino Gesù, della sua Madre Immacolata e di san Giuseppe.




                  Pope Benedict XVI arrives at Ruzyne Airport in Prague September 26, 2009.



PREGHIERA AL "GESU' BAMBINO DI PRAGA"

(Chiesa di Santa Maria della Vittoria, Praga)



The "Infant Jesus of Prague" waits to be returned to a showcase after receiving a change of robes in preparation of Pope Benedict XVI's visit at the Church of Our Lady Victorious in Prague September 25, 2009. The Pope will visit the church on Saturday, the first of his three-day visit to the Czech Republic.

Signore Gesù,

noi ti vediamo bambino
e crediamo che tu sei il Figlio di Dio,
fatto uomo per opera dello Spirito Santo
nel grembo della Vergine Maria.
Come a Betlemme
anche noi con Maria, Giuseppe,
gli Angeli e i pastori
ti adoriamo e ti riconosciamo
nostro unico Salvatore.
Ti sei fatto povero
per farci ricchi con la tua povertà:
concedi a noi di non dimenticarci mai
dei poveri e di tutti coloro che soffrono.
Proteggi le nostre famiglie,
benedici tutti i bambini del mondo
e fa’ che regni sempre tra noi
l’amore che tu ci hai portato
e che rende piu` felice la vita.
Dona a tutti, o Gesù,
di riconoscere la verità del tuo Natale
perche´ tutti sappiano
che tu sei venuto a portare
all’intera famiglia umana
la luce, la gioia e la pace.
Tu sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre,
nell’unita` dello Spirito Santo,
pertutti i secoli dei secoli.

C. Amen.



Libreria Editrice Vaticana

[Modificato da Caterina63 26/09/2009 14.45]
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Testo integrale del discorso del Papa alle autorità politiche e al Corpo diplomatico

DISCORSO DEL SANTO PADRE


Eccellenze,
Signore e Signori,

vi sono grato per l'opportunità che mi viene data di incontrare, in questo straordinario contesto, le autorità politiche e civili della Repubblica Ceca ed i membri della comunità diplomatica. Ringrazio vivamente il Signor Presidente Klaus per le gentili parole di saluto che ha pronunciato in vostro nome. Esprimo inoltre il mio apprezzamento all'Orchestra Filarmonica Ceca per l’esecuzione musicale che ha aperto il nostro incontro, e che ha espresso in maniera eloquente sia le radici della cultura ceca che il rilevante contributo offerto da questa Nazione alla cultura europea.
La mia visita pastorale alla Repubblica Ceca coincide col ventesimo anniversario della caduta dei regimi totalitari in Europa Centrale ed Orientale, e della “Rivoluzione di Velluto” che ripristinò la democrazia in questa nazione.

L'euforia che ne seguì fu espressa in termini di libertà. A due decenni di distanza dai profondi cambiamenti politici che trasformarono questo continente, il processo di risanamento e ricostruzione continua, ora all'interno del più ampio contesto dell’unificazione europea e di un mondo sempre più globalizzato. Le aspirazioni dei cittadini e le aspettative riposte nei governi reclamavano nuovi modelli nella vita pubblica e di solidarietà tra nazioni e popoli, senza i quali il futuro di giustizia, di pace e di prosperità, a lungo atteso, sarebbe rimasto senza risposta. Tali desideri continuano ad evolversi.

Oggi, specialmente fra i giovani, emerge di nuovo la domanda sulla natura della libertà conquistata. Per quale scopo si vive in libertà? Quali sono i suoi autentici tratti distintivi?
Ogni generazione ha il compito di impegnarsi da capo nell’ardua ricerca di come ordinare rettamente le realtà umane, sforzandosi di comprendere il corretto uso della libertà (cfr
Spe salvi, 25). Il dovere di rafforzare le "strutture di libertà" è fondamentale, ma non è mai sufficiente: le aspirazioni umane si elevano al di là di se stessi, al di là di ciò che qualsiasi autorità politica od economica possa offrire, verso quella speranza luminosa (cfr ibid., 35), che trova origine al di là di noi stessi e tuttavia si manifesta al nostro interno come verità, bellezza e bontà. La libertà cerca uno scopo e per questo richiede una convinzione.

La vera libertà presuppone la ricerca della verità – del vero bene – e pertanto trova il proprio compimento precisamente nel conoscere e fare ciò che è retto e giusto. La verità, in altre parole, è la norma-guida per la libertà e la bontà ne è la perfezione.
Aristotele definì il bene come "ciò a cui tutte le cose tendono", e giunse a suggerire che "benché sia degno il conseguire il fine anche soltanto per un uomo, tuttavia è più bello e più divino conseguirlo per una nazione o per una polis" (Etica Nicomachea, 1; cfr Caritas in veritate, 2). In verità, l’alta responsabilità di tener desta la sensibilità per il vero ed il bene ricade su chiunque eserciti il ruolo di guida: in campo religioso, politico o culturale, ciascuno secondo il modo a lui proprio. Insieme dobbiamo impegnarci nella lotta per la libertà e nella ricerca della verità: o le due cose vanno insieme, mano nella mano, oppure insieme periscono miseramente (cfr Fides et ratio, 90).

Per i Cristiani la verità ha un nome: Dio. E il bene ha un volto: Gesù Cristo. La fede cristiana, dal tempo dei Santi Cirillo e Metodio e dei primi missionari, ha avuto in realtà un ruolo decisivo nel plasmare l’eredità spirituale e culturale di questo Paese.

Deve essere lo stesso nel presente e per il futuro. Il ricco patrimonio di valori spirituali e culturali, che si esprimono gli uni attraverso gli altri, non solo ha dato forma all’identità di questa nazione, ma l’ha anche dotata della prospettiva necessaria ad esercitare un ruolo di coesione al cuore dell’Europa. Per secoli questa terra è stata un punto d’incontro tra popoli, tradizioni e culture diverse. Come ben sappiamo, essa ha conosciuto capitoli dolorosi e porta le cicatrici dei tragici avvenimenti causati dall’incomprensione, dalla guerra e dalla persecuzione. E tuttavia è anche vero che le sue radici cristiane hanno favorito la crescita di un considerevole spirito di perdono, di riconciliazione e di collaborazione, che ha reso la gente di queste terre capace di ritrovare la libertà e di inaugurare una nuova era, una nuova sintesi, una rinnovata speranza. Non è proprio di questo spirito che ha bisogno l’Europa di oggi?

L’Europa è più che un continente. Essa è una casa! E la libertà trova il suo significato più profondo proprio nell’essere una patria spirituale.

Nel pieno rispetto della distinzione tra la sfera politica e quella religiosa – distinzione che garantisce la libertà dei cittadini di esprimere il proprio credo religioso e di vivere in sintonia con esso – desidero rimarcare l’insostituibile ruolo del cristianesimo per la formazione della coscienza di ogni generazione e per la promozione di un consenso etico di fondo, al servizio di ogni persona che chiama questo continente “casa”!

In questo spirito, rendo atto alla voce di quanti oggi, in questo Paese e in Europa, cercano di applicare la propria fede, in modo rispettoso ma determinato, nell’arena pubblica, nell’aspettativa che le norme sociali e le linee politiche siano ispirate al desiderio di vivere secondo la verità che rende libero ogni uomo e donna (cfr
Caritas in veritate, 9).

La fedeltà ai popoli che voi servite e rappresentate richiede la fedeltà alla verità che, sola, è la garanzia della libertà e dello sviluppo umano integrale (cfr ibid., 9). In effetti, il coraggio di presentare chiaramente la verità è un servizio a tutti i membri della società: esso infatti getta luce sul cammino del progresso umano, ne indica i fondamenti etici e morali e garantisce che le direttive politiche si ispirino al tesoro della saggezza umana.

L’attenzione alla verità universale non dovrebbe mai venire eclissata da interessi particolaristici, per quanto importanti essi possano essere, perché ciò condurrebbe unicamente a nuovi casi di frammentazione sociale o di discriminazione, che proprio quei gruppi di interesse o di pressione dichiarano di voler superare.

In effetti, la ricerca della verità, lungi dal minacciare la tolleranza delle differenze o il pluralismo culturale, rende il consenso possibile e permette al dibattito pubblico di mantenersi logico, onesto e responsabile, assicurando quell'unità che le vaghe nozioni di integrazione semplicemente non sono in grado di realizzare.

Sono fiducioso che, alla luce della tradizione ecclesiale circa la dimensione materiale, intellettuale e spirituale delle opere di carità, i membri della comunità cattolica, assieme a quelli di altre Chiese, comunità ecclesiali e religioni, continueranno a perseguire, in questa nazione e altrove, obiettivi di sviluppo che possiedano un valore più umano ed umanizzante (cfr ibid., 9).
Cari amici, la nostra presenza in questa magnifica capitale, spesso denominata “il cuore d'Europa”, ci stimola a chiederci in cosa consista questo “cuore”. È vero che non c’è una risposta facile a tale domanda, tuttavia un indizio è costituito sicuramente dai gioielli architettonici che adornano questa città. La stupefacente bellezza delle sue chiese, del castello, delle piazze e dei ponti non possono che orientare a Dio le nostre menti.

La loro bellezza esprime fede; sono epifanie di Dio che giustamente ci permettono di considerare le grandi meraviglie alle quali noi creature possiamo aspirare quando diamo espressione alla dimensione estetica e conoscitiva del nostro essere più profondo. Come sarebbe tragico se si ammirassero tali esempi di bellezza, ignorando però il mistero trascendente che essi indicano. L'incontro creativo della tradizione classica e del Vangelo ha dato vita ad una visione dell’uomo e della società sensibile alla presenza di Dio fra noi. Tale visione, nel plasmare il patrimonio culturale di questo continente, ha chiaramente posto in luce che la ragione non finisce con ciò che l'occhio vede, anzi essa è attratta da ciò che sta al di là, ciò a cui noi profondamente aneliamo: lo Spirito, potremmo dire, della Creazione.
Nel contesto dell’attuale crocevia di civiltà, così spesso marcato da un’allarmante scissione dell’unità di bontà, verità e bellezza, e dalla conseguente difficoltà di trovare un consenso sui valori comuni, ogni sforzo per l’umano progresso deve trarre ispirazione da quella vivente eredità.

L’Europa, fedele alle sue radici cristiane, ha una particolare vocazione a sostenere questa visione trascendente nelle sue iniziative al servizio del bene comune di individui, comunità e nazioni. Di particolare importanza è il compito urgente di incoraggiare i giovani europei mediante una formazione che rispetti ed alimenti la capacità, donata loro da Dio, di trascendere proprio quei limiti che talvolta si presume che debbano intrappolarli.

Negli sport, nelle arti creative e nella ricerca accademica, i giovani trovano volentieri l'opportunità di eccellere. Non è ugualmente vero che, se confrontati con alti ideali, essi aspireranno anche alla virtù morale e ad una vita basata sull’amore e sulla bontà? Incoraggio vivamente quei genitori e responsabili delle comunità che si attendono dalle autorità la promozione di valori capaci di integrare la dimensione intellettuale, umana e spirituale in una solida formazione, degna delle aspirazioni dei nostri giovani.

“Veritas vincit”. Questo è il motto della bandiera del Presidente della Repubblica Ceca: alla fine, davvero la verità vince, non con la forza, ma grazie alla persuasione, alla testimonianza eroica di uomini e donne di solidi principi, al dialogo sincero che sa guardare, al di là dell’interesse personale, alle necessità del bene comune. La sete di verità, bontà, bellezza, impressa in tutti gli uomini e donne dal Creatore, è intesa a condurre insieme le persone nella ricerca della giustizia, della libertà e della pace. La storia ha ampiamente dimostrato che la verità può essere tradita e manipolata a servizio di false ideologie, dell’oppressione e dell'ingiustizia. Tuttavia, le sfide che deve affrontare la famiglia umana non ci chiamano forse a guardare oltre a quei pericoli? Alla fine, cosa è più disumano e distruttivo del cinismo che vorrebbe negare la grandezza della nostra ricerca per la verità, e del relativismo che corrode i valori stessi che sostengono la costruzione di un mondo unito e fraterno? Noi, al contrario, dobbiamo riacquistare fiducia nella nobiltà e grandezza dello spirito umano per la sua capacità di raggiungere la verità, e lasciare che quella fiducia ci guidi nel paziente lavoro della politica e della diplomazia.

Signore e Signori, con questi sentimenti esprimo nella preghiera l’augurio che il vostro servizio sia ispirato e sostenuto dalla luce di quella verità che è il riflesso della eterna Sapienza di Dio Creatore. Su di Voi e sulle Vostre famiglie, invoco di cuore l’abbondanza delle benedizioni divine.

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[Modificato da Caterina63 26/09/2009 23.12]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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  1. Soldiers from the Czech honour guard stand guard by Pope Benedict XVI's airplane as it lands at Ruzyne airport in Prague on September 26, 2009.
  2. Czech Cardinal Miloslav Vlk (L) guestures next to Pope Benedict XVI in front of the Church of Our Lady Victorious on September 26, 2009 in Prague.
  3. Prague's Mayor Pavel Bem (L) symbolically hands the town key to Pope Benedict XVI in front of the Church of Our Lady Victorious on September 26, 2009 in Prague.
  4. Pope Benedict XVI (C) prays in front an altar of the Church of Our Lady Victorious on September 26, 2009 during the Holy Father's first public programme in Prague.
  5. Pope Benedict XVI prays in front of the Church of Our Lady Victorious' altar in Prague on September 26, 2009 on the first day of the Holy Father's visit in the Czech capital.
  1. Czech Republic's President Vaclav Klaus (R) and his wife Livia (L) pose with Pope Benedict XVI at Prague Castle in Prague September 26, 2009.
  2. A general view of Our Lady Victorious cathederal in Prague, as Pope Benedict XVI sits on the throne in front of the main altar on September 26, 2009 during the pontif's first public appearance in the Czech capital.
  3. Pope Benedict XVI (R) delivers his blessing as he arrives at the church of Our Lady of Victory in Prague on September 26, 2009.
  4. Pope Benedict XVI  gives his blessing to a local school girl in the Church of Our Lady Victorious in Prague on September 26, 2009 during the Holy Father's first public programme in the Czech capital.
  5. Pope Benedict XVI is welcomed by a bishop in Our Lady Victorious cathederal in Prague on September 26, 2009 during the pontif's first public appearance in the Czech capital.
  1. Pope Benedict XVI (R) prays in front an altar of the Church of Our Lady Victorious on September 26, 2009 during the Holy Father's first public programme in Prague.
  2. Pope Benedict XVI blesses a believer in the Church of Our Lady Victorious on September 26, 2009 during the Holy Father's first public programme in Prague.
  3. A soldier from the Czech honour guard stand guard by Pope Benedict XVI's airplane as it lands at Ruzyne airport in Prague on September 26, 2009.
  4. Pope Benedict XVI prays in front of the Church of Our Lady Victorious' altar in Prague on September 26, 2009 on the first day of the Holy Father's visit in the Czech capital.
  5. A general view of Our Lady Victorious cathederal in Prague, as Pope Benedict XVI sits on the throne in front of the main altar on September 26, 2009 during the pontif's first public appearance in the Czech capital.
  1. Pope Benedict XVI gives his blessing in Our Lady Victorious cathederal in Prague, as Pope Benedict XVI sits on the throne in front of the main altar on September 26, 2009 during the pontif's first public appearance in the Czech capital.
  2. Pope Benedict XVI waves to the crowd in front of the Church of Our Lady Victorious on September 26, 2009 in Prague.
  3. Pope Benedict XVI  blesses the choir in Our Lady Victorious cathederal in Prague on September 26, 2009 during the pontif's first public appearance in the Czech capital.
  4. Pope Benedict XVI prays in front an altar of the Church of Our Lady Victorious on September 26, 2009 during the Holy Father's first public programme in Prague.
  5. Pope Benedict XVI  sits on the throne with bishops in Our Lady Victorious cathederal in Prague on September 26, 2009 during the pontif's first public appearance in the Czech capital.
  1. Pope Benedict XVI, right in white, attends a concert hosted for him at the Spanish Hall of the Prague Castle, Czech Republic, Saturday, Sept. 26, 2009. The Pontiff arrived to the Czech Republic for a three day visit.
  2. A Czech policeman scans the area prior to the arrival of Pope Benedict XVI at Ruzyne airport in Prague on September 26, 2009.
  3. A general view of the Church of Our Lady Victorious in Prague shows Pope Benedict XVI on the throne in front of the main altar on September 26, 2009 during the Holy Father's first public programme in Prague.
  4. Pope Benedict XVI gives his blessing in Our Lady Victorious cathederal in Prague on September 26, 2009 during the pontif's first public appearance in the Czech capital.
  5. Pope Benedict XVI sits on his throne in front of the main altar in the Church of Our Lady Victorious of Prague on September 26, 2009 during the Holy Father's first public programme in Prague.
  1. Pope Benedict XVI, center, Czech Republic's President Vaclav Klaus, right, and his wife Livia, left, applaud after a concert that was hosted fro his Hollines at the Spanish Hall of the Prague Castle, Czech Republic, Saturday, Sept. 26, 2009.
  2. A Czech couple wearing traditional clothes wait on tarmac at Ruzyne airport in Prague for the arrival of Pope Benedict XVI on September 26, 2009.
  3. Choir singers wait in Our Lady Victorious cathederal in Prague for Pope Benedict XVI to arrive on September 26, 2009 during the pontif's first public appearance in the Czech capital.
  4. Pope Benedict XVI walks down the step after delivering a speech at the Spanish Hall of the Prague Castle, Czech Republic, Saturday, Sept. 26, 2009. The Pontiff arrived to the Czech Republic for a three day visit.
  5. A faithful holds a rosary behind policemen waiting for the arrival of Pope Benedict XVI at the Church of Our Lady of Victory in Prague September 26, 2009.
  1. Pope Benedict XVI crosses the bridge of Legions in his popemobile as he travels from the Our Lady Victorious cathedral to the Apostolic nunciature on September 26, 2009 in Prague.
  2. Czech policemen wait on a roof prior to the arrival of Pope Benedict XVI at Ruzyne airport in Prague on September 26, 2009.
  3. Czech President Vaclav Klaus (R) and his wife Livia listen to Pope Benedict XVI delivering a speech at Ruzyne airport in Prague on September 26, 2009.
  4. A faithful waits for the arrival of Pope Benedict XVI at the Church of Our Lady of Victory in Prague September 26, 2009.
  5. A member of the Czech Maltese cross waits for the arrival of Pope Benedict XVI at the Church of Our Lady of Victory in Prague September 26, 2009.
  1. Pope Benedict XVI is seen in his popemobile (C) on the bridge of Legions as he travels from the Our Lady Victorious cathederal to the Apostolic nunciature on September 26, 2009 in Prague.
  2. Nuns listen to a radio as they wait for the arrival of the Pope Benedict XVI in front of the Church of Our Lady Victorious on September 26, 2009 in Prague.
  3. Choir members hold hands in Our Lady Victorious cathederal in Prague, as Pope Benedict XVI sits on the throne in front of the main altar on September 26, 2009 during the pontif's first public appearance in the Czech capital.
  4. Pope Benedict XVI  sits on the throne bishops and a cardinal in front of the main altar in the Church of Our Lady Victorious of Prague on September 26, 2009 during the Holy Father's first public programme in Prague.
  5. Pope Benedict XVI is welcomed at Ruzyne airport in Prague on September 26, 2009.
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 Sorriso un pò di ossigeno....

il prima e il dopo comunismo a Praga...
la fede ne esce rinforzata

dai Vespri di oggi con il Papa






Pope Benedict XVI (L) and Czech Cardinal Miroslav Vlk walk as they arrive at the St. Vitus Cathedral in Prague September 26, 2009.Cardinal Miroslav Vlk
Pope Benedict XVI (R) delivers his blessing as he arrives at the church of Our Lady of Victory in Prague on September 26, 2009. Pope Benedict XVI arrived for a three-day visit in Czech republic, shortly ahead of the 20th anniversary of the Velvet Revolution, the non-violent coup that toppled the communist regime in the former Czechoslovakia.

Pope Benedict XVI (L) sprays holy water next to Czech Cardinal Miroslav Vlk as he enters the St. Vitus Cathedral in Prague September 26, 2009.

Pope Benedict XVI waves after leading the vespers at the St. Vitus Cathedral in Prague September 26, 2009.



Ecco il testo integrale dell'omelia del Papa in occasione della celebrazione dei Vespri:
 

                      Pope Benedict XVI (C) leaves the St. Vitus Cathedral after the mass on September 26, 2009 in Prague. Pope Benedict XVI arrived for a three-day visit in Czech republic, shortly ahead of the 20th anniversary of the Velvet Revolution, the non-violent coup that toppled the communist regime in the former Czechoslovakia.

Cari fratelli e sorelle!


Rivolgo a tutti voi il saluto di san Paolo che abbiamo ascoltato nella lettura breve: Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro!

Lo rivolgo in primo luogo al Cardinale Arcivescovo, che ringrazio per le sue cordiali parole. Estendo il mio saluto agli altri Cardinali e Presuli presenti, ai sacerdoti e ai diaconi, ai seminaristi, ai religiosi e alle religiose, ai catechisti e agli operatori pastorali, ai giovani e alle famiglie, alle associazioni e ai movimenti ecclesiali.
Ci troviamo raccolti questa sera in un luogo a voi caro, che è segno visibile di quanto sia potente la grazia divina che agisce nel cuore dei credenti.
 
La bellezza di questo tempio millenario è infatti testimonianza vivente della ricca storia di fede e di tradizione cristiana del vostro popolo; una storia illuminata, in particolare, dalla fedeltà di coloro che hanno sigillato la loro adesione a Cristo e alla Chiesa con il martirio. Penso alle figure dei santi Venceslao, Adalberto e Giovanni Nepomuceno, pietre miliari del cammino della vostra Chiesa, a cui si aggiungono gli esempi del giovane san Vito, che preferì il martirio piuttosto che tradire Cristo, del monaco san Procopio e di santa Ludmilla.

Penso alle vicende di due Arcivescovi, nel secolo scorso, di questa Chiesa locale, i Cardinali Josef Beran e František Tomášek, e di tanti Vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli, che hanno resistito con eroica fermezza alla persecuzione comunista, giungendo persino al sacrificio della vita. Da dove hanno tratto forza questi coraggiosi amici di Cristo se non dal Vangelo? Sì! Essi si sono lasciati affascinare da Gesù che ha detto: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24). Nell’ora della difficoltà hanno sentito risuonare nel cuore quest’altra sua considerazione: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 15, 20).

L’eroismo dei testimoni della fede ricorda che solo dalla conoscenza personale e dal legame profondo con Cristo è possibile trarre l’energia spirituale per realizzare appieno la vocazione cristiana.

Solo l’amore di Cristo rende efficace l’azione apostolica, soprattutto nei momenti della difficoltà e della prova. Amare Cristo e i fratelli deve essere la caratteristica di ogni battezzato e di ogni comunità.

Negli Atti degli Apostoli leggiamo che “la moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola” (At 4,32).
E Tertulliano, un autore dei primi secoli, scriveva che i pagani rimanevano colpiti dall’amore che legava i cristiani tra di loro (cfr Apologeticum XXXIX).
Cari fratelli e sorelle, imitate il divino Maestro che “non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10,45). L
’amore risplenda in ogni vostra parrocchia e comunità, nelle varie associazioni e movimenti. La vostra Chiesa, secondo l’immagine di san Paolo, sia un corpo ben strutturato che ha Cristo come Capo, e nel quale ogni membro agisce in armonia con il tutto. Alimentate l’amore di Cristo con la preghiera e l’ascolto della sua parola; nutritevi di Lui nell’Eucaristia, e siate, con la sua grazia, artefici di unità e di pace in ogni ambiente.

Le vostre comunità cristiane, dopo il lungo inverno della dittatura comunista, 20 anni fa hanno ripreso ad esprimersi liberamente quando il vostro popolo, con gli eventi avviati dalla manifestazione studentesca del 17 novembre del 1989, ha riacquistato la propria libertà. Voi avvertite però che anche oggi non è facile vivere e testimoniare il Vangelo.

La società reca ancora le ferite causate dall’ideologia atea ed è spesso affascinata dalla moderna mentalità del consumismo edonista, con una pericolosa crisi di valori umani e religiosi e la deriva di un dilagante relativismo etico e culturale.

In questo contesto si rende urgente un rinnovato impegno da parte di tutte le componenti ecclesiali per rafforzare i valori spirituali e morali nella vita della società odierna.

So che le vostre comunità sono già impegnate su molti fronti, in particolare nell’ambito caritativo con le Caritas. La vostra attività pastorale abbracci con particolare zelo il campo dell’educazione delle nuove generazioni. Le scuole cattoliche promuovano il rispetto dell’uomo; si dedichi attenzione alla pastorale giovanile anche fuori dell’ambito scolastico, senza trascurare le altre categorie di fedeli.
Cristo è per tutti!

Auspico di cuore una sempre crescente intesa con le altre istituzioni sia pubbliche che private. La Chiesa – è sempre utile ripeterlo – non domanda privilegi, ma solo di poter operare liberamente al servizio di tutti e con spirito evangelico.

Cari fratelli e sorelle, vi doni il Signore di essere come il sale di cui parla il Vangelo, quello che dona sapore alla vita, per essere fedeli operai nella vigna del Signore.
Tocca, in primo luogo, a voi, cari Vescovi e sacerdoti, lavorare instancabilmente per il bene di quanti sono affidati alle vostre cure. Ispiratevi sempre all’immagine evangelica del Buon Pastore, che conosce le sue pecore, le chiama per nome, le conduce in luoghi sicuri, ed è disposto a dare se stesso per loro (cfr Gv 10,1-19). Care persone consacrate, con la professione dei consigli evangelici voi richiamate il primato che Dio deve avere nella vita di ogni essere umano, e, vivendo in fraternità, testimoniate quanto arricchente sia la pratica del comandamento dell’amore (cfr Gv 13,34). Fedeli a questa vocazione, aiuterete gli uomini e le donne del nostro tempo a lasciarsi affascinare da Dio e dal Vangelo del suo Figlio (cfr Vita consecrata, 104).

E voi, cari giovani, che siete nei Seminari o nelle Case di formazione, preoccupatevi di acquisire una solida preparazione culturale, spirituale e pastorale.

In questo
Anno Sacerdotale, che ho indetto per commemorare il 150° anniversario della morte del Santo Curato d’Ars, vi sia di esempio la figura di questo Pastore totalmente dedito a Dio e alle anime, pienamente consapevole che proprio il suo ministero, animato dalla preghiera, era il suo cammino di santificazione.

Cari fratelli e sorelle, varie ricorrenze ricordiamo quest’anno con animo grato al Signore: i 280 anni della canonizzazione di san Giovanni Nepomuceno, l’80° della dedicazione di questa Cattedrale intitolata a san Vito e il 20° anniversario della canonizzazione di sant’Agnese di Praga, evento che ha annunciato la liberazione del vostro Paese dall’oppressione atea. Tanti motivi per proseguire il cammino ecclesiale con gioia ed entusiasmo contando sulla materna intercessione di Maria, Madre di Dio, e di tutti i vostri Santi Protettori. Amen!

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[Modificato da Caterina63 27/09/2009 12.28]
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Nel corso della Celebrazione Eucaristica, introdotta dal saluto del Vescovo di Brno, S.E. Mons. Vojtěch Cikrle, dopo la proclamazione del Santo Vangelo il Papa pronuncia l’omelia che riportiamo di seguito:

 OMELIA DEL SANTO PADRE

Milí bratři a sestry!

„Pojďte ke mně, všichni, kdo se lopotíte a jste obtíženi, a já vás občerstvím" (Mt 11,28). Ježíš zve každého svého učedníka, aby s ním zůstal, aby v něm našel posilu, oporu a útěchu.

[Cari fratelli e sorelle!
"Venite a me voi tutti, che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro" (Mt 11,28). Gesù invita ogni suo discepolo a sostare con Lui, a trovare in Lui conforto, sostegno e ristoro.]

L'invito lo rivolge in particolare alla nostra Assemblea liturgica, che vede raccolta idealmente, con il Successore di Pietro, l'intera vostra Comunità ecclesiale. A tutti e a ciascuno va il mio saluto: in primo luogo al Vescovo di Brno - al quale sono grato anche per le cordiali parole che mi ha rivolto all'inizio della Messa – ai Signori Cardinali e agli altri Vescovi presenti. Saluto i sacerdoti, i diaconi, i seminaristi, i religiosi e le religiose, i catechisti e gli operatori pastorali, i giovani e le numerose famiglie. Rivolgo un deferente pensiero alle Autorità civili e militari, in modo speciale al Presidente della Repubblica con la gentile consorte, al Sindaco della Città di Brno e al Presidente della Regione della Moravia del Sud, terra ricca di storia, di attività culturali, di industrie e di commercio. Vorrei inoltre salutare con affetto i pellegrini provenienti da tutta la regione della Moravia e dalle diocesi della Slovacchia, della Polonia, dell'Austria e della Germania.

Cari amici, per il carattere che riveste l'odierna Assemblea liturgica, ho condiviso volentieri la scelta, a cui ha accennato il vostro Vescovo, di intonare le letture bibliche della Santa Messa al tema della speranza: l'ho condivisa pensando sia al popolo di questo caro Paese, sia all'Europa e all'umanità intera, che è assetata di qualcosa su cui poggiare saldamente il proprio avvenire. Nella mia seconda Enciclica - la Spe salvi -, ho sottolineato che l'unica speranza "certa" e "affidabile" (cfr n. 1) si fonda su Dio. L'esperienza della storia mostra a quali assurdità giunge l'uomo quando esclude Dio dall'orizzonte delle sue scelte e delle sue azioni, e come non è facile costruire una società ispirata ai valori del bene, della giustizia e della fraternità, perché l'essere umano è libero e la sua libertà permane fragile. La libertà va allora costantemente riconquistata per il bene e la non facile ricerca dei "retti ordinamenti per le cose umane" è un compito che appartiene a tutte le generazioni (cfr ibid., 24-25). Ecco perché, cari amici, noi siamo qui prima di tutto in ascolto, in ascolto di una parola che ci indichi la strada che conduce alla speranza; anzi, siamo in ascolto della Parola che sola può darci speranza solida, perché è Parola di Dio.

Nella prima Lettura (Is 61,1-3a), il Profeta si presenta investito della missione di annunciare a tutti gli afflitti e i poveri la liberazione, la consolazione, la gioia. Questo testo Gesù l'ha ripreso e l'ha fatto proprio nella sua predicazione. Anzi, ha detto esplicitamente che la promessa del profeta si è compiuta in Lui (cfr Lc 4,16-21). Si è completamente realizzata quando, morendo in croce e risorgendo da morte, ci ha liberati dalla schiavitù dell'egoismo e del male, del peccato e della morte. E questo è l'annuncio di salvezza, antico e sempre nuovo, che la Chiesa proclama di generazione in generazione: Cristo crocifisso e risorto, Speranza dell'umanità!

Questa parola di salvezza risuona con forza anche oggi, nella nostra Assemblea liturgica. Gesù si rivolge con amore a voi, figli e figlie di questa terra benedetta, nella quale è stato sparso da oltre un millennio il seme del Vangelo. Il vostro Paese, come altre nazioni, sta vivendo una condizione culturale che rappresenta spesso una sfida radicale per la fede e, quindi, anche per la speranza. In effetti, sia la fede che la speranza, nell'epoca moderna, hanno subito come uno "spostamento", perché sono state relegate sul piano privato e ultraterreno, mentre nella vita concreta e pubblica si è affermata la fiducia nel progresso scientifico ed economico (cfr Spe salvi, 17). Conosciamo tutti che questo progresso è ambiguo: apre possibilità di bene insieme a prospettive negative. Gli sviluppi tecnici ed il miglioramento delle strutture sociali sono importanti e certamente necessari, ma non bastano a garantire il benessere morale della società (cfr ibid., 24). L'uomo ha bisogno di essere liberato dalle oppressioni materiali, ma deve essere salvato, e più profondamente, dai mali che affliggono lo spirito. E chi può salvarlo se non Dio, che è Amore e ha rivelato il suo volto di Padre onnipotente e misericordioso in Gesù Cristo? La nostra salda speranza è dunque Cristo: in Lui, Dio ci ha amato fino all'estremo e ci ha dato la vita in abbondanza (cfr Gv 10,10), quella vita che ogni persona, talora persino inconsapevolmente, anela a possedere.

"Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro". Queste parole di Gesù, scritte a grandi lettere sopra la porta della vostra Cattedrale di Brno, Egli le indirizza ora a ciascuno di noi ed aggiunge: "Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita" (Mt 11,29-30). Possiamo restare indifferenti dinanzi al suo amore? Qui, come altrove, nei secoli passati tanti hanno sofferto per mantenersi fedeli al Vangelo e non hanno perso la speranza; tanti si sono sacrificati per ridare dignità all'uomo e libertà ai popoli, trovando nell'adesione generosa a Cristo la forza per costruire una nuova umanità. E pure nell'attuale società, dove tante forme di povertà nascono dall'isolamento, dal non essere amati, dal rifiuto di Dio e da un'originaria tragica chiusura dell'uomo che pensa di poter bastare a se stesso, oppure di essere solo un fatto insignificante e passeggero; in questo nostro mondo che è alienato "quando si affida a progetti solo umani" (cfr Caritas in veritate, 53), solo Cristo può essere la nostra certa speranza. Questo è l'annuncio che noi cristiani siamo chiamati a diffondere ogni giorno, con la nostra testimonianza.

Annunciatelo voi, cari sacerdoti, restando intimamente uniti a Gesù ed esercitando con entusiasmo il vostro ministero, certi che nulla può mancare a chi si fida di Lui. Testimoniate Cristo voi, cari religiosi e religiose, con la gioiosa e coerente pratica dei consigli evangelici, indicando quale è la nostra vera patria: il Cielo.

E voi, cari fedeli laici giovani ed adulti, voi, care famiglie, poggiate sulla fede in Cristo i vostri progetti familiari, di lavoro, della scuola, e le attività di ogni ambito della società. Gesù mai abbandona i suoi amici. Egli assicura il suo aiuto, perché nulla è possibile fare senza di Lui, ma, al tempo stesso, chiede ad ognuno di impegnarsi personalmente per diffondere il suo universale messaggio di amore e di pace. Vi sia di incoraggiamento l’esempio dei santi Cirillo e Metodio, Patroni principali della Moravia, che hanno evangelizzato i popoli slavi, e dei santi Pietro e Paolo, ai quali è dedicata la vostra Cattedrale. Guardate alla testimonianza luminosa di santa Zdislava, madre di famiglia, ricca di opere di religione e di misericordia; di san Giovanni Sarkander, sacerdote e martire; di san Clemente Maria Hofbauer, sacerdote e religioso, nato in questa Diocesi, e canonizzato 100 anni fa e della beata Restituta Kafkova, religiosa nata a Brno e uccisa dai nazisti a Vienna.

Vi accompagni e protegga la Madonna, Madre di Cristo, nostra Speranza.

Amen!

                   Pope Benedict XVI arrives to celebrate a Holy Mass at the Turany airport in Brno September 27, 2009.



                   Pope Benedict XVI waves to bid farewell to faithfuls after celebrating his holy mass at the local airport of Brno-Turany on September 27, 2009. Pope Benedict XVI hailed the fall of 'oppressive regimes' in eastern Europe as he landed in Prague Saturday for a three-day visit, his second to eastern Europe. The trip by the head of the Roman Catholic Church comes shortly before the 20th anniversary of the Velvet Revolution, a peaceful coup that toppled Communist rule in former Czechoslovakia in 1989.


[Modificato da Caterina63 27/09/2009 19.16]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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Pope Benedict XVI arrives to lead a mass at the Turany international airport in Brno September 27, 2009.

LA SPERANZA il tema dell'incontro del Papa con i Cattolici della Rep. Ceca

Nuns and pilgrims pass a large anchor at the entrance of a field where Pope Benedict XVI served Sunday mass at Eastern Czech metropol of Brno on September 27, 2009. The trip by the head of the Roman Catholic Church comes shortly before the 20th anniversary of the Velvet Revolution, a peaceful coup that toppled the communist rule in the former Czechoslovakia in 1989.

Pope Benedict XVI arrives to lead a mass at the Turany international airport in Brno September 27, 2009.


BENEDETTO XVI

ANGELUS

Aeroporto Tuřany di Brno
Domenica, 27 settembre 2009

  

Cari fratelli e sorelle!

Siamo giunti al termine di questa solenne Celebrazione e l’ora del mezzogiorno ci invita alla preghiera dell’Angelus. Sono lieto di recitarla qui, nel cuore della Moravia, regione fraternamente unita alla Boemia, terra segnata da molti secoli di fede cristiana, che richiama all’origine la coraggiosa missione dei santi Cirillo e Metodio.

Quando, venti anni or sono, Giovanni Paolo II decise di visitare l’Europa centrale ed orientale dopo la caduta del totalitarismo comunista, volle cominciare il suo viaggio pastorale da Velehrad, centro dei famosi Congressi unionistici precursori dell’ecumenismo tra i popoli slavi, e conosciuto in tutto il mondo cristiano. Voi ricordate inoltre un’altra sua visita, quella del 1995 a Svatý Kopeček, presso Olomouc, con l’indimenticabile incontro con i giovani. Vorrei idealmente riprendere l’insegnamento di questo mio venerato Predecessore e invitarvi a mantenervi fedeli alla vostra vocazione cristiana e al Vangelo per costruire insieme un avvenire di solidarietà e di pace.

La Moravia è terra ricca di santuari mariani, che folle di pellegrini visitano durante tutto l’anno. In questo momento vorrei recarmi in ideale pellegrinaggio presso la montagna boscosa di Hostýn, dove venerate la Madonna come vostra Protettrice. Maria tenga desta la fede di tutti voi, la fede alimentata anche da numerose tradizioni popolari che affondano le loro radici nel passato, ma che giustamente voi avete cura di conservare perché non venga meno il calore della convivenza familiare nei villaggi e nelle città. A volte si costata, con una certa nostalgia, che il ritmo della vita moderna tende a cancellare alcune tracce di un passato ricco di fede. E’ importante invece non perdere di vista l’ideale che le usanze tradizionali esprimevano, e soprattutto va mantenuto il patrimonio spirituale ereditato dai vostri antenati, per custodirlo ed anzi renderlo rispondente alle esigenze dei tempi presenti. Vi aiuti in questo la Vergine Maria, alla quale rinnovo l’affidamento della vostra Chiesa e dell’intera Nazione ceca.

Angelus Domini…

S láskou pozdravujem pútnikov z blízkeho Slovenska. Drahí bratia a sestry, dnešné Božie slovo nás pobáda, aby sme v Ježišovi Kristovi uznali našu jedinú nádej. Pozývam vás, aby ste boli vo svete vernými svedkami tejto zvesti. Zo srdca žehnám vás i vaše rodiny vo vlasti. S týmto želaním vás žehnám. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Con affetto do il benvenuto ai pellegrini provenienti dalla vicina Slovacchia. Cari fratelli e sorelle, l’odierna Parola di Dio ci esorta a riconoscere Gesù Cristo come nostra unica speranza. Vi invito ad essere nel mondo testimoni fedeli di questo annuncio. Di cuore benedico voi e le vostre famiglie in Patria. Sia lodato Gesù Cristo!]

Serdecznie pozdrawiam Polaków biorących udział w tej Eucharystii. Dziękuję za Waszą obecność i duchowe wsparcie. Niech spotkanie z Papieżem we wspólnocie Kościoła, który jest w Czechach, przyniesie owoce wiary i miłości w waszych sercach. Niech Bóg wam błogosławi.

[Saluto cordialmente i polacchi che prendono parte a quest’Eucaristia. Vi ringrazio per la vostra presenza e per il sostegno spirituale. L’incontro del Papa con la Chiesa che è nella Repubblica Ceca porti abbondanti frutti di fede e di amore nei vostri cuori. Dio vi benedica!]

Von Herzen grüße ich die Pilger aus Deutschland und aus Österreich. Ich freue mich über euer Kommen, über euer Mitbeten und Mitfeiern mit den Brüdern und Schwestern hier in Tschechien. Noch mehr als alle nachbarschaftlichen Bande ist es der Glaube an Jesus Christus, der uns zusammenführt und eint. Und heute braucht es besonders unser gemeinschaftliches Zeugnis, um neu und kraftvoll die Botschaft des Heils zu verkünden: den gekreuzigten und auferstandenen Herrn – Jesus Christus, die Hoffnung der Menschheit! Die Erfahrung, daß Christus seine Freunde nicht allein läßt, sondern ihnen hilft, damit sie glücklich leben können, darf uns nicht kalt und gleichgültig lassen gegenüber unseren Mitmenschen, die auf der Suche nach Wahrheit und Liebe sind und sich nach dem wirklichen Leben sehnen. Zeigen wir ihnen den Weg zu Jesus Christus, der das Leben in Fülle schenkt. Mit Freude wollen wir Tag für Tag aus unserem Glauben und unserer Hoffnung leben und am Aufbau einer Gesellschaft mitarbeiten, die auf den Werten des Guten, der Gerechtigkeit und Brüderlichkeit, auf der Liebe zu Gott und dem Nächsten gründet. Dazu schenke der Herr uns seinen Segen.

[Saluto di cuore i pellegrini provenienti dalla Germania e dall’Austria. Sono lieto della vostra presenza, del vostro pregare e celebrare insieme con i fratelli e le sorelle qui nella Repubblica Ceca. È la fede in Gesù Cristo, che, ancora di più di tutti i legami di vicinato, ci ricongiunge e ci unisce. E oggi è necessaria in modo particolare la nostra comune testimonianza per proclamare di nuovo e con forza l’annuncio di salvezza: il Signore crocifisso e risorto – Gesù Cristo, Speranza dell’umanità! L’esperienza che Cristo non lascia soli i suoi amici, ma li aiuta perché possano vivere felicemente, non deve lasciarci indifferenti nei confronti del nostro prossimo che cerca verità e amore e anela la vita vera. Mostriamo loro la via verso Gesù Cristo che dona la vita in abbondanza. Con gioia vogliamo vivere giorno per giorno la nostra fede e speranza, collaborando a costruire una società fondata sui valori del bene, della giustizia e della fraternità, sull’amore verso Dio e il prossimo. Per questo, Dio ci dia la Sua benedizione.]

Moji milovaní, je pro mě velikou radostí být dnes s vámi zde v Brně, v srdci Moravy. Zdravím také všechny, kteří jsou s námi spojeni sdělovacími prostředky. S láskou pamatuji i na starší osoby, na trpící a na nemocné. Prosím vás všechny o vzpomínku v modlitbě, tak jako já vás ujišťuji svou duchovní blízkostí. Nechť vás všemohoucí Bůh zahrne hojnými nebeskými milostmi a požehnáním!

[Miei cari, è per me una grande gioia essere oggi qui con voi, a Brno, nel cuore della Moravia. Saluto anche quanti sono collegati con noi attraverso i mezzi di comunicazione. In particolare, il mio affettuoso pensiero va alle persone anziane, ai sofferenti e ai malati. Chiedo un ricordo nella preghiera, così come assicuro a voi la mia vicinanza spirituale. Che Dio Onnipotente vi conceda abbondanti grazie celesti e benedizioni.]

  





Pope Benedict XVI waves to faithfuls as he arrive at Brno-Turany airport on September 27,2009 on his way to celebrate a pontifical mass. Pope Benedict XVI hailed the fall of 'oppressive regimes' in eastern Europe as he landed in Prague Saturday for a three-day visit, his second to eastern Europe. The trip by the head of the Roman Catholic Church comes shortly before the 20th anniversary of the Velvet Revolution, a peaceful coup that toppled Communist rule in former Czechoslovakia in 1989.


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INCONTRO ECUMENICO

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Sala del Trono dell’Arcivescovado di Praga
Domenica, 27 settembre 2009




Signori Cardinali,
Eccellenze,
fratelli e sorelle in Cristo,

ringrazio il Signore Onnipotente per l’opportunità che mi viene data di incontrare voi, che siete i rappresentanti delle diverse comunità Cristiane di questo Paese. Ringrazio il Dottor Černý, Presidente del Consiglio Ecumenico delle Chiese nella Repubblica Ceca, per le gentili parole di benvenuto che mi ha indirizzato a vostro nome.

Cari amici, l’Europa continua ad essere sottoposta a molti cambiamenti. È difficile credere che solo due decenni sono passati da quando il crollo dei precedenti regimi ha dato avvio a una difficile ma produttiva transizione verso strutture politiche più partecipative. In questo periodo, i cristiani si sono uniti assieme ad altri uomini di buona volontà nell'aiutare a ricostruire un ordine politico giusto, e continuano oggi ad impegnarsi nel dialogo per aprire nuove vie verso la comprensione reciproca, la collaborazione in vista della pace e il progresso del bene comune.

Ciononostante, stanno emergendo sotto nuove forme tentativi tesi a marginalizzare l’influsso del cristianesimo nella vita pubblica, talora sotto il pretesto che i suoi insegnamenti sono dannosi al benessere della società. Questo fenomeno ci chiede di fermarci a riflettere. Come ho suggerito nella mia Enciclica sulla speranza cristiana, la separazione artificiale del Vangelo dalla vita intellettuale e pubblica dovrebbe condurci ad impegnarci in una reciproca “autocritica dell’età moderna” e “autocritica del cristianesimo moderno”, particolarmente riguardo alla speranza che essi possono offrire all’umanità (cfr Spe salvi, 22). Possiamo chiederci: cosa ha da dire oggi il Vangelo alla Repubblica Ceca e più in generale all’intera Europa, in un periodo segnato dal proliferare di diverse visioni del mondo?

Il cristianesimo ha molto da offrire sul piano pratico e morale, poiché il Vangelo non cessa mai di ispirare uomini e donne a porsi al servizio dei loro fratelli e sorelle. Pochi potrebbero contestare ciò. Tuttavia, quanti fissano il loro sguardo su Gesù di Nazareth con occhi di fede sanno che Dio offre una realtà più profonda e nondimeno inseparabile dall’"economia" della carità all’opera in questo mondo (cfr Caritas in veritate, 2): Egli offre la salvezza.

Il termine salvezza è ricco di significati, tuttavia esprime qualche cosa di fondamentale ed universale dell’anelito umano verso la felicità e la pienezza. Esso allude al desiderio ardente di riconciliazione e di comunione che spontaneamente sgorga nelle profondità dello spirito umano. È la verità centrale del Vangelo e l’obiettivo verso cui è diretto ogni sforzo di evangelizzazione e di cura pastorale. Ed è il criterio sul quale i cristiani tornano sempre a focalizzarsi, nel loro impegno per sanare le ferite delle divisioni del passato. A tal fine – come il Dr. Černý ha notato – la Santa Sede ha organizzato un Convegno internazionale nel 1999 su Jan Hus per facilitare l’analisi della complessa e travagliata storia religiosa in questa nazione e più in generale in Europa (cfr Giovanni Paolo II, Discorso al Convegno Internazionale su Giovanni Hus, 1999). Prego perché tali iniziative ecumeniche portino frutto non solo per proseguire il cammino dell’unità dei cristiani, ma per il bene dell’intera società europea.

Acquistiamo fiducia sapendo che la proclamazione da parte della Chiesa della salvezza in Gesù Cristo è sempre antica e sempre nuova, imbevuta della saggezza del passato e ricolma di speranza per il futuro. Quando l’Europa si pone in ascolto della storia del cristianesimo, ascolta la sua stessa storia. Le sue nozioni di giustizia, libertà e responsabilità sociale, assieme alle istituzioni culturali e giuridiche stabilite per difendere queste idee e trasmetterle alle generazioni future, sono plasmate dalla sua eredità cristiana. In verità, la memoria del passato anima le sue aspirazioni per il futuro.

Ciò spiega perché, in effetti, i cristiani attingano all’esempio di figure come sant’Adalberto e sant’Agnese di Boemia. Il loro impegno per la diffusione del Vangelo fu motivato dalla convinzione che i cristiani non devono ripiegarsi su di sé, timorosi del mondo, ma piuttosto condividere con fiducia il tesoro di verità loro affidato. Allo stesso modo i cristiani di oggi, aprendosi alla situazione attuale e riconoscendo tutto ciò che vi è di buono nella società, devono avere il coraggio di invitare uomini e donne alla radicale conversione che deriva dall’incontro con Cristo e introduce in una nuova vita di grazia.

Da questo punto di vista noi comprendiamo più chiaramente perché i cristiani siano tenuti ad unirsi ad altri nel ricordare all’Europa le sue radici. Non perché queste radici siano da tempo avvizzite. Al contrario! È per il fatto che esse continuano – in maniera tenue ma al tempo stesso feconda – a provvedere al Continente il sostegno spirituale e morale che permette di stabilire un dialogo significativo con persone di altre culture e religioni. Proprio perché il Vangelo non è un'ideologia, non pretende di bloccare dentro schemi rigidi le realtà socio politiche che si evolvono. Piuttosto, esso trascende le vicissitudini di questo mondo e getta nuova luce sulla dignità della persona umana in ogni epoca. Cari amici, chiediamo a Dio di infondere in noi uno spirito di coraggio per condividere le verità salvifiche eterne che hanno permesso, e continueranno a permettere, il progresso sociale e culturale di questo Continente.

La salvezza operata da Gesù con la sua passione, morte, risurrezione ed ascensione in cielo non solo trasforma noi che crediamo in lui, ma ci spinge a condividere questa Buona Notizia con altri. La nostra capacità di attingere alla verità insegnata da Gesù Cristo, illuminata dai doni dello Spirito di conoscenza, saggezza e intelletto (cfr Is 11,1-2; Es 35,31) ci sproni a lavorare strenuamente in favore dell'unità che Egli desidera per tutti i suoi figli rinati nel Battesimo, e anzi per l’intero genere umano.

Con questi sentimenti, e con affetto fraterno per voi e per i membri delle vostre rispettive comunità, esprimo il mio profondo ringraziamento a tutti voi e vi affido a Dio Onnipotente, che è la nostra fortezza, il nostro rifugio e la nostra liberazione (cfr Sal 144,2). Amen!



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INCONTRO CON IL MONDO ACCADEMICO

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Salone di Vladislav del Castello di Praga
Domenica, 27 settembre 2009




Signor Presidente,
Illustri Rettori e Professori,
Cari Studenti ed Amici,

L’incontro di questa sera mi offre la gradita opportunità di manifestare la mia stima per il ruolo indispensabile che svolgono nella società le università e gli istituti di studi accademici. Ringrazio lo studente che mi ha gentilmente salutato in vostro nome, i membri del coro universitario per la loro ottima interpretazione e l’illustre Rettore dell’Università Carlo, il Professor Václav Hampl, per le sue profonde parole. Il mondo accademico, sostenendo i valori culturali e spirituali della società e insieme offrendo ad essi il proprio contributo, svolge il prezioso servizio di arricchire il patrimonio intellettuale della nazione e di fortificare le fondamenta del suo futuro sviluppo. I grandi cambiamenti che venti anni fa trasformarono la società ceca furono causati, non da ultimo, dai movimenti di riforma che si originarono nelle università e nei circoli studenteschi. Quella ricerca di libertà ha continuato a guidare il lavoro degli studiosi: la loro diakonia alla verità è indispensabile al benessere di qualsiasi nazione.

Chi vi parla è stato un professore, attento al diritto della libertà accademica e alla responsabilità per l'uso autentico della ragione, ed ora è il Papa che, nel suo ruolo di Pastore, è riconosciuto come voce autorevole per la riflessione etica dell’umanità. Se è vero che alcuni ritengono che le domande sollevate dalla religione, dalla fede e dall’etica non abbiano posto nell’ambito della ragione pubblica, tale visione non è per nulla evidente. La libertà che è alla base dell'esercizio della ragione – in una università come nella Chiesa – ha uno scopo preciso: essa è diretta alla ricerca della verità, e come tale esprime una dimensione propria del Cristianesimo, che non per nulla ha portato alla nascita dell'università. In verità, la sete di conoscenza dell’uomo spinge ogni generazione ad ampliare il concetto di ragione e ad abbeverarsi alle fonti della fede. È stata proprio la ricca eredità della sapienza classica, assimilata e posta a servizio del Vangelo, che i primi missionari cristiani hanno portato in queste terre e stabilita come fondamento di un’unità spirituale e culturale che dura fino ad oggi. La medesima convinzione condusse il mio predecessore, Papa Clemente VI, ad istituire nel 1347 questa famosa Università Carlo, che continua ad offrire un importante contributo al più vasto mondo accademico, religioso e culturale europeo.

L’autonomia propria di una università, anzi di qualsiasi istituzione scolastica, trova significato nella capacità di rendersi responsabile di fronte alla verità. Ciononostante, quell'autonomia può essere resa vana in diversi modi. La grande tradizione formativa, aperta al trascendente, che è all’origine delle università in tutta Europa, è stata sistematicamente sovvertita, qui in questa terra e altrove, dalla riduttiva ideologia del materialismo, dalla repressione della religione e dall’oppressione dello spirito umano. Nel 1989, tuttavia, il mondo è stato testimone in maniera drammatica del rovesciamento di una ideologia totalitaria fallita e del trionfo dello spirito umano.

L’anelito per la libertà e la verità è parte inalienabile della nostra comune umanità. Esso non può mai essere eliminato e, come la storia ha dimostrato, può essere negato solo mettendo in pericolo l’umanità stessa. È a questo anelito che cercano di rispondere la fede religiosa, le varie arti, la filosofia, la teologia e le altre discipline scientifiche, ciascuna col proprio metodo, sia sul piano di un’attenta riflessione che su quello di una buona prassi.

Illustri Rettori e Professori, assieme alla vostra ricerca c’è un ulteriore essenziale aspetto della missione dell'università in cui siete impegnati, vale a dire la responsabilità di illuminare le menti e i cuori dei giovani e delle giovani di oggi. Questo grave compito non è certamente nuovo. Sin dai tempi di Platone, l’istruzione non consiste nel mero accumulo di conoscenze o di abilità, bensì in una paideia, una formazione umana nelle ricchezze di una tradizione intellettuale finalizzata ad una vita virtuosa. Se è vero che le grandi università, che nel medioevo nascevano in tutta Europa, tendevano con fiducia all'ideale della sintesi di ogni sapere, ciò era sempre a servizio di un’autentica humanitas, ossia di una perfezione dell'individuo all'interno dell'unità di una società bene ordinata. Allo stesso modo oggi: una volta che la comprensione della pienezza e unità della verità viene risvegliata nei giovani, essi provano il piacere di scoprire che la domanda su ciò che essi possono conoscere dispiega loro l’orizzonte della grande avventura su come debbano essere e cosa debbano compiere.

Deve essere riguadagnata l’idea di una formazione integrale, basata sull’unità della conoscenza radicata nella verità. Ciò può contrastare la tendenza, così evidente nella società contemporanea, verso la frammentazione del sapere. Con la massiccia crescita dell’informazione e della tecnologia nasce la tentazione di separare la ragione dalla ricerca della verità. La ragione però, una volta separata dal fondamentale orientamento umano verso la verità, comincia a perdere la propria direzione. Essa finisce per inaridire o sotto la parvenza di modestia, quando si accontenta di ciò che è puramente parziale o provvisorio, oppure sotto l’apparenza di certezza, quando impone la resa alle richieste di quanti danno in maniera indiscriminata uguale valore praticamente a tutto. Il relativismo che ne deriva genera un camuffamento, dietro cui possono nascondersi nuove minacce all'autonomia delle istituzioni accademiche.

Se per un verso è passato il periodo di ingerenza derivante dal totalitarismo politico, non è forse vero, dall’altro, che di frequente oggi nel mondo l'esercizio della ragione e la ricerca accademica sono costretti – in maniera sottile e a volte nemmeno tanto sottile – a piegarsi alle pressioni di gruppi di interesse ideologici e al richiamo di obiettivi utilitaristici a breve termine o solo pragmatici? Cosa potrà accadere se la nostra cultura dovesse costruire se stessa solamente su argomenti alla moda, con scarso riferimento ad una tradizione intellettuale storica genuina o sulle convinzioni che vengono promosse facendo molto rumore e che sono fortemente finanziate? Cosa potrà accadere se, nell’ansia di mantenere una secolarizzazione radicale, finisse per separarsi dalle radici che le danno vita? Le nostre società non diventeranno più ragionevoli o tolleranti o duttili, ma saranno piuttosto più fragili e meno inclusive, e dovranno faticare sempre di più per riconoscere quello che è vero, nobile e buono.

Cari amici, desidero incoraggiarvi in tutto quello che fate per andare incontro all’idealismo e alla generosità dei giovani di oggi, non solo con programmi di studio che li aiutino ad eccellere, ma anche mediante l’esperienza di ideali condivisi e di aiuto reciproco nella grande impresa dell’apprendere. Le abilità di analisi e quelle richieste per formulare un’ipotesi scientifica, unite alla prudente arte del discernimento, offrono un antidoto efficace agli atteggiamenti di ripiegamento su se stessi, di disimpegno e persino di alienazione che talvolta si trovano nelle nostre società del benessere e che possono colpire soprattutto i giovani.

In questo contesto di una visione eminentemente umanistica della missione dell’università, vorrei accennare brevemente al superamento di quella frattura tra scienza e religione che fu una preoccupazione centrale del mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II.

Egli, come sapete, ha promosso una più piena comprensione della relazione tra fede e ragione, intese come le due ali con le quali lo spirito umano è innalzato alla contemplazione della verità (cfr Fides et ratio, Proemio) L’una sostiene l'altra ed ognuna ha il suo proprio ambito di azione (cfr ibid., 17), nonostante vi siano ancora quelli che vorrebbero disgiungere l’una dall’altra. Coloro che propongono questa esclusione positivistica del divino dall'universalità della ragione non solo negano quella che è una delle più profonde convinzioni dei credenti: essi finiscono per contrastare proprio quel dialogo delle culture che loro stessi propongono. Una comprensione della ragione sorda al divino, che relega le religioni nel regno delle subculture, è incapace di entrare in quel dialogo delle culture di cui il nostro mondo ha così urgente bisogno. Alla fine, la "fedeltà all’uomo esige la fedeltà alla verità che, sola, è garanzia di libertà" (Caritas in veritate, 9). Questa fiducia nella capacità umana di cercare la verità, di trovare la verità e di vivere secondo la verità portò alla fondazione delle grandi università europee. Certamente noi dobbiamo riaffermare questo oggi per donare al mondo intellettuale il coraggio necessario per lo sviluppo di un futuro di autentico benessere, un futuro veramente degno dell’uomo.

Con queste riflessioni, cari amici, formulo nella preghiera i migliori auspici per il vostro impegnativo lavoro. Prego affinché esso sia sempre ispirato e diretto da una sapienza umana che ricerca sinceramente la verità che ci rende liberi (cfr 8,28). Su di voi e sulle vostre famiglie invoco la benedizione della gioia e della pace di Dio.


Per i testi un grazie al sito www.vatican.va


UNA DELLE PIU' BELLE IMMAGINI DI QUESTO VIAGGIO

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Pope Benedict XVI greets pilgrims as he arrives to celebrate a Holy Mass at the Turany airport in Brno September 27, 2009.

Pope Benedict XVI waves at the end of the mass at the Turany international airport in Brno September 27, 2009.

A boy greets Pope Benedict XVI as he leaves after a Holy Mass at the Turany airport in Brno September 27, 2009.


Pope Benedict XVI leads a mass at the Turany international airport in Brno September 27, 2009.

Pope Benedict XVI serves a Sunday Mass at Eastern Czech metropol of Brno, on September 27, 2009. Pope Benedict XVI called Sunday for hope and a renewal of faith in the former communist Czech Republic, as he served a large open-air mass in Brno, watched by some 120,000 faithful. The pope is paying his first visit to the Czech Republic ahead of the 20th anniversary of the Velvet Revolution that toppled Communism in former Czechoslovakia in 1989.

Pope Benedict XVI serves a Sunday Mass at Eastern Czech metropol of Brno, on September 27, 2009. Pope Benedict XVI called Sunday for hope and a renewal of faith in the former communist Czech Republic, as he served a large open-air mass in Brno, watched by some 120,000 faithful. The pope is paying his first visit to the Czech Republic ahead of the 20th anniversary of the Velvet Revolution that toppled Communism in former Czechoslovakia in 1989.


Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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ULTIMA TAPPA DELLA VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE....

Ha iniziato stamani, Festa di san Venceslao, Patrono della Rep. Ceca, visitando la cripta dove riposa il Santo....mentre il Cranio, che viene incoronato per l'occasione, è stato portato alla Messa che il Papa ha celebrato dopo, come potrete vedere dalle seguenti foto....





 

 

VIAGGIO APOSTOLICO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
NELLA REPUBBLICA CECA
(26-28 SETTEMBRE 2009)

  SANTA MESSA NELLA RICORRENZA LITURGICA
DI SAN VENCESLAO, PATRONO DELLA NAZIONE

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Spianata sulla Via di Melnik a Stará Boleslavo
Lunedì, 28 settembre 2009

  

Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle,
cari giovani,

con grande gioia vi incontro questa mattina, mentre si va concludendo il mio viaggio apostolico nell’amata Repubblica Ceca. A tutti rivolgo il mio cordiale saluto, in modo particolare al Cardinale Arcivescovo, al quale sono grato per le parole che mi ha indirizzato a nome vostro, all’inizio della celebrazione eucaristica. Il mio saluto si estende agli altri Cardinali, ai Vescovi, ai sacerdoti e alle persone consacrate, ai rappresentanti dei movimenti e delle associazioni laicali e specialmente ai giovani. Saluto con deferenza il Signor Presidente della Repubblica, al quale presento un cordiale augurio in occasione della sua festa onomastica; augurio che mi piace indirizzare a coloro che portano il nome di Venceslao, e all’intero popolo ceco nel giorno della sua festa nazionale.

Questa mattina ci riunisce attorno all’altare il ricordo glorioso del martire san Venceslao, del quale ho potuto venerare la reliquia, prima della Santa Messa, nella Basilica a lui dedicata. Egli ha versato il sangue sulla vostra Terra e la sua aquila da voi scelta come stemma dell’odierna visita – lo ha ricordato poco fa il vostro Cardinale Arcivescovo - costituisce l’emblema storico della nobile Nazione ceca. Questo grande Santo, che voi amate chiamare “eterno” Principe dei Cechi, ci invita a seguire sempre e fedelmente Cristo, ci invita ad essere santi. Egli stesso è modello di santità per tutti, specialmente per quanti guidano le sorti delle comunità e dei popoli. Ma ci chiediamo: ai nostri giorni la santità è ancora attuale? O non è piuttosto un tema poco attraente ed importante? Non si ricercano oggi più il successo e la gloria degli uomini? Quanto dura, però, e quanto vale il successo terreno?

Il secolo passato – e questa vostra Terra ne è stata testimone - ha visto cadere non pochi potenti, che parevano giunti ad altezze quasi irraggiungibili. All’improvviso si sono ritrovati privi del loro potere. Chi ha negato e continua a negare Dio e, di conseguenza, non rispetta l’uomo, sembra avere vita facile e conseguire un successo materiale. Ma basta scrostare la superficie per costatare che, in queste persone, c’è tristezza e insoddisfazione. Solo chi conserva nel cuore il santo “timore di Dio” ha fiducia anche nell’uomo e spende la sua esistenza per costruire un mondo più giusto e fraterno. C’è oggi bisogno di persone che siano “credenti” e “credibili”, pronte a diffondere in ogni ambito della società quei principi e ideali cristiani ai quali si ispira la loro azione. Questa è la santità, vocazione universale di tutti i battezzati, che spinge a compiere il proprio dovere con fedeltà e coraggio, guardando non al proprio interesse egoistico, bensì al bene comune, e ricercando in ogni momento la volontà divina.

Nella pagina evangelica abbiamo ascoltato, al riguardo, parole assai chiare: “Quale vantaggio – afferma Gesù - avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?” (Mt 16,26). Ci stimola così a considerare che il valore autentico dell’esistenza umana non è commisurato solo su beni terreni e interessi passeggeri, perché non sono le realtà materiali ad appagare la sete profonda di senso e di felicità che c’è nel cuore di ogni persona. Per questo Gesù non esita a proporre ai suoi discepoli la via “stretta” della santità: “Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” (v. 25). E con decisione ci ripete questa mattina: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (v. 24).

Certamente è un linguaggio duro, difficile da accettare e mettere in pratica, ma la testimonianza dei Santi e delle Sante assicura che è possibile a tutti, se ci si fida e ci si affida a Cristo. Il loro esempio incoraggia chi si dice cristiano ad essere credibile, cioè coerente con i principi e la fede che professa. Non basta infatti apparire buoni ed onesti; occorre esserlo realmente. E buono ed onesto è colui che non copre con il suo io la luce di Dio, non mette davanti se stesso, ma lascia trasparire Dio.

Questa è la lezione di vita di san Venceslao, che ebbe il coraggio di anteporre il regno dei cieli al fascino del potere terreno. Il suo sguardo non si staccò mai da Gesù Cristo, il quale patì per noi, lasciandoci un esempio, perché ne seguiamo le orme, come scrive san Pietro nella seconda lettura poc’anzi proclamata. Quale docile discepolo del Signore, il giovane sovrano Venceslao si mantenne fedele agli insegnamenti evangelici che gli aveva impartito la santa nonna, la martire Ludmilla. Seguendoli, ancor prima di impegnarsi nel costruire una convivenza pacifica all’interno della Patria e con i Paesi confinanti, si adoperò per propagare la fede cristiana, chiamando sacerdoti e costruendo chiese.

Nella prima “narrazione” paleoslava si legge che “soccorreva i ministri di Dio e abbellì anche molte chiese” e che “beneficava i poveri, vestiva gli ignudi, dava da mangiare agli affamati, accoglieva i pellegrini, proprio come vuole il Vangelo. Non tollerava che si facesse ingiustizia alle vedove, amava tutti gli uomini, poveri o ricchi che fossero”. Imparò dal Signore ad essere “misericordioso e pietoso” (Salmo respon.) ed animato da spirito evangelico giunse a perdonare persino il fratello, che aveva attentato alla sua vita. Giustamente, pertanto, lo invocate come “Erede” della vostra Nazione, e, in un canto a voi ben noto, gli domandate di non permettere che essa perisca.

Venceslao è morto martire per Cristo. E’ interessante notare che il fratello Boleslao riuscì, uccidendolo, ad impadronirsi del trono di Praga, ma la corona che in seguito si imponevano sulla testa i suoi successori non portava il suo nome. Porta invece il nome di Venceslao, a testimonianza che “il trono del re che giudica i poveri nella verità resterà saldo in eterno” (cfr l’odierno Ufficio delle letture). Questo fatto viene giudicato come un meraviglioso intervento di Dio, che non abbandona i suoi fedeli: “l’innocente vinto vinse il crudele vincitore similmente a Cristo sulla croce” (cfr La leggenda di san Venceslao), ed il sangue del martire non ha chiamato odio e vendetta, bensì perdono e pace.

Cari fratelli e sorelle, ringraziamo insieme, in questa Eucaristia, il Signore per aver donato alla vostra Patria e alla Chiesa questo Santo sovrano. Preghiamo al tempo stesso perché, come lui, anche noi camminiamo con passo spedito verso la santità. E’ certamente difficile, poiché la fede è sempre esposta a molteplici sfide, ma quando ci si lascia attrarre da Dio che è Verità, il cammino si fa deciso, perché si sperimenta la forza del suo amore. Ci ottenga questa grazia l’intercessione di san Venceslao e degli altri Santi protettori delle Terre Ceche.

Ci protegga e ci assista sempre Maria, Regina della pace e Madre dell’Amore.
 
Amen!





 

Fraternamente CaterinaLD

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 IL PAPA HA INCONTRATO I GIOVANI ALLA FINE DELLA MESSA....


Possiamo osservare con molta GIOIA... come il Pontefice abbia ridotto all'essenziale questi incontri, eliminando ogni occasione per i Media di trasformare un incontro veramente  PASTORALE con un incontro da stadio come hanno fatto i Media strumentalizzando  in precedenza questi raduni fra i giovani e il Sommo Pontefice trattandolo da star, oscurandone così il vero messaggio PATORALE, LITURGICO E TEOLOGICO.....

 

VIAGGIO APOSTOLICO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
NELLA REPUBBLICA CECA
(26-28 SETTEMBRE 2009)

MESSAGGIO AI GIOVANI  

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Spianata sulla Via di Melnik a Stará Boleslavo
Lunedì, 28 settembre 2009

(Video) 


Cari giovani!

Al termine di questa celebrazione, mi rivolgo direttamente a voi e innanzitutto vi saluto con affetto. Siete venuti numerosi da tutto il Paese e anche dai Paesi vicini; vi siete “accampati” qui ieri sera e avete pernottato nelle tende, facendo insieme un’esperienza di fede e di fraternità. Grazie per questa vostra presenza, che mi fa sentire l’entusiasmo e la generosità che sono propri della giovinezza. Con voi anche il Papa si sente giovane! Un ringraziamento particolare rivolgo al vostro rappresentante per le sue parole e per il meraviglioso dono.

Cari amici, non è difficile costatare che in ogni giovane c’è un’aspirazione alla felicità, talvolta mescolata ad un senso di inquietudine; un’aspirazione che spesso però l’attuale società dei consumi sfrutta in modo falso e alienante. Occorre invece valutare seriamente l’anelito alla felicità che esige una risposta vera ed esaustiva. Nella vostra età infatti si compiono le prime grandi scelte, capaci di orientare la vita verso il bene o verso il male. Purtroppo non sono pochi i vostri coetanei che si lasciano attrarre da illusori miraggi di paradisi artificiali per ritrovarsi poi in una triste solitudine. Ci sono però anche tanti ragazzi e ragazze che vogliono trasformare, come ha detto il vostro portavoce, la dottrina nell’azione per dare un senso pieno alla loro vita. Vi invito tutti a guardare all’esperienza di sant’Agostino, il quale diceva che il cuore di ogni persona è inquieto fino a quando non trova ciò che veramente cerca. Ed egli scoprì che solo Gesù Cristo era la risposta soddisfacente al desiderio, suo e di ogni uomo, di una vita felice, piena di significato e di valore (cfr Confessioni I,1,1).
 

Come ha fatto con lui, il Signore viene incontro a ciascuno di voi. Bussa alla porta della vostra libertà e chiede di essere accolto come amico. Vi vuole rendere felici, riempirvi di umanità e di dignità. La fede cristiana è questo: l’incontro con Cristo, Persona viva che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva. E quando il cuore di un giovane si apre ai suoi divini disegni, non fa troppa fatica a riconoscere e seguire la sua voce. Il Signore infatti chiama ciascuno per nome e ad ognuno vuole affidare una specifica missione nella Chiesa e nella società. Cari giovani, prendete consapevolezza che il Battesimo vi ha resi figli di Dio e membri del suo Corpo che è la Chiesa.

Gesù vi rinnova costantemente l’invito ad essere suoi discepoli e suoi testimoni. Molti di voi li chiama al matrimonio e la preparazione a questo Sacramento costituisce un vero cammino vocazionale. Considerate allora seriamente la chiamata divina a costituire una famiglia cristiana e la vostra giovinezza sia il tempo in cui costruire con senso di responsabilità il vostro futuro. La società ha bisogno di famiglie cristiane, di famiglie sante!

Se poi il Signore vi chiama a seguirlo nel sacerdozio ministeriale o nella vita consacrata, non esitate a rispondere al suo invito. In particolare, in quest’Anno Sacerdotale, mi appello a voi, giovani: siate attenti e disponibili alla chiamata di Gesù ad offrire la vita al servizio di Dio e del suo popolo. La Chiesa, anche in questo Paese, ha bisogno di numerosi e santi sacerdoti e di persone totalmente consacrate al servizio di Cristo, Speranza del mondo.

La speranza! Questa parola, su cui torno spesso, si coniuga proprio con la giovinezza. Voi, cari giovani, siete la speranza della Chiesa! Essa attende che voi vi facciate messaggeri della speranza, com’è avvenuto l’anno scorso, in Australia, per la Giornata Mondiale della Gioventù, grande manifestazione di fede giovanile, che ho potuto vivere personalmente e alla quale alcuni di voi hanno preso parte. Molti di più potrete venire a Madrid, nell’agosto 2011. Vi invito fin da ora a questo grande raduno dei giovani con Cristo nella Chiesa.

Cari amici, grazie ancora per la vostra presenza e grazie per il vostro dono: il libro con le foto che raccontano la vita dei giovani nelle vostre diocesi. Grazie anche per il segno della vostra solidarietà verso i giovani dell’Africa, che mi avete voluto consegnare.

Il Papa vi chiede di vivere con gioia ed entusiasmo la vostra fede; di crescere nell’unità tra di voi e con Cristo; di pregare e di essere assidui nella pratica dei Sacramenti, in particolare dell’Eucaristia e della Confessione; di curare la vostra formazione cristiana rimanendo sempre docili agli insegnamenti dei vostri Pastori.

Vi guidi su questo cammino san Venceslao con il suo esempio e la sua intercessione, e sempre vi protegga la Vergine Maria, Madre di Gesù e Madre nostra. Vi benedico tutti con affetto!

* * *

So srdca vítam pútnikov zo Slovenska, osobitne mladých. Milí mladí, bratia a sestry, ďakujem sa vašu účasť na dnešnom slávení. Nezabúdajte: Božia láska je vašou silou! Ochotne žehnám vás i vašich drahých. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Porgo un cordiale benvenuto ai  pellegrini provenienti dalla Slovacchia, particolarmente ai giovani. Cari giovani, fratelli e sorelle, vi ringrazio per la vostra presenza all’odierna celebrazione. Non dimenticate: l’amore di Dio sia la vostra forza! Volentieri benedico voi ed i vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!]  
     

Słowa pozdrowienia kieruję do obecnych tu Polaków, szczególnie do młodych, którzy towarzyszą braciom Czechom w duchu żywej przyjaźni. Wspierajcie się wzajemnie radosnym świadectwem wiary, abyście wzrastali w miłości Chrystusa i w mocy Ducha Świętego ku pełni waszego człowieczeństwa i ku świętości! Niech Bóg wam błogosławi!

[Rivolgo una parola di saluto ai polacchi qui presenti, e in particolare ai giovani che accompagnano i loro fratelli cechi in spirito di viva amicizia. Sostenetevi a vicenda con una gioiosa testimonianza di fede, crescendo nell’amore di Cristo e nella potenza dello Spirito Santo, per raggiungere la pienezza della vostra umanità e della santità. Dio vi benedica!]

Ganz herzlich grüße ich die Jugendlichen und alle Pilger aus den deutschsprachigen Nachbarländern. Danke für euer Kommen! Eure Teilnahme an diesem Fest des Glaubens und der Hoffnung ist ein Zeichen dafür, daß ihr in Jesus Christus und in der Gemeinschaft der Kirche die Antworten auf eure Fragen und inneren Wünsche sucht. Christus selbst ist der Weg, die Wahrheit und das Leben (vgl. Joh 14,6). Er ist der Grund, der wirklich unser Leben trägt. Auf diesem Fundament können christliche Familien entstehen und junge Menschen auf ihre Berufung zum Priester und zum geweihten Leben antworten. Die persönliche Freundschaft mit Christus erfüllt uns mit echter, bleibender Freude und macht uns bereit, Gottes Plan für unser Leben zu verwirklichen. Dazu erbitte ich euch allen den Beistand des Heiligen Geistes.

[Saluto cordialmente i giovani e tutti i pellegrini provenienti dai Paesi vicini di lingua tedesca. Grazie per la vostra presenza! La vostra partecipazione a questa festa della fede e della speranza è segno che cercate in Gesù Cristo e nella comunità della Chiesa le risposte alle vostre domande e ai vostri profondi desideri. Cristo stesso è la Via, la Verità e la Vita (cfr. Gv 14,6). Lui è la base che davvero regge la nostra esistenza. Su questo fondamento possono nascere famiglie cristiane e i giovani possono rispondere alla vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata. L’amicizia personale con Cristo ci riempie di vera e duratura gioia e ci rende disponibili a realizzare il progetto di Dio per la nostra vita. Per questo imploro per tutti voi l’aiuto dello Spirito Santo.]

Milovaní mladí přátelé, vaše nadšení pro křesťanskou víru je znamením naděje pro církev žijící a působící v těchto zemích. Abyste dali plnější smysl svému mládí, následujte odvážně a štědře Pána Ježíše, který klepe na dveře vašeho srdce. Kristus od vás žádá, abyste jej přijali jako přítele. Nechť vám Pán žehná a naplní každý váš dobrý životní plán!

[Cari giovani amici, il vostro entusiasmo per la fede cristiana è un segno di speranza per la Chiesa presente e operante in questi Paesi. Per dare un senso più pieno alla vostra giovinezza, seguite con coraggio e generosità il Signore Gesù, che bussa alla porta del vostro cuore. Cristo vi chiede di accoglierlo come amico. Che il Signore vi benedica e porti a compimento ogni vostro buon progetto di vita!]


www.vatican.va







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VIAGGIO APOSTOLICO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
NELLA REPUBBLICA CECA
(26-28 SETTEMBRE 2009)

INTERVISTA CONCESSA DAL SANTO PADRE AI GIORNALISTI
DURANTE IL VOLO VERSO LA REPUBBLICA CECA

Volo Papale
Sabato, 26 settembre 2009


Pope Benedict XVI speaks onboard the airplane as he flies to Prague September 26, 2009.

Padre Lombardi: Santità, siamo molto grati che anche questa volta Lei voglia darci qualche minuto e qualche risposta alle domande che abbiamo raccolto in preparazione a questo viaggio, e ci dia così anche occasione di augurarLe buon viaggio.
 

La prima domanda: come Lei ha detto all’Angelus di domenica scorsa, la Repubblica Ceca si trova non solo geograficamente, ma anche storicamente nel cuore dell’Europa. Vuole spiegarci meglio questo “storicamente” e dirci come e perché pensa che questa visita possa essere significativa per il continente nel suo insieme, nel suo cammino culturale, spirituale ed eventualmente anche politico, di costruzione dell’Unione Europea?

R. – In tutti i secoli, la Repubblica Ceca, il territorio della Repubblica Ceca è stato luogo di incontro di culture. Cominciamo nel IX secolo: da una parte, in Moravia, abbiamo la grande missione dei fratelli Cirillo e Metodio, che da Bisanzio portano la cultura bizantina, ma creano una cultura slava, con i caratteri cirillici e con una liturgia in lingua slava; dall’altra parte, in Boemia, sono le diocesi confinanti di Regensburg e Passau che portano il Vangelo in lingua latina, e, nella connessione con la cultura romano-latina, si incontrano così le due culture. Ogni incontro è difficile, ma anche fecondo. Si potrebbe facilmente mostrare con questo esempio. Faccio un grande salto: nel XIV secolo è Carlo IV che crea qui, a Praga, la prima università nel Centro Europa. L’università di per sé è un luogo di incontro di culture; in questo caso, diventa inoltre un luogo di incontro tra cultura slava e germanofona. Come nel secolo e nei tempi della Riforma, proprio in questo territorio, gli incontri e gli scontri diventano decisi e forti, lo sappiamo tutti. Faccio ora un salto al nostro presente: nel secolo scorso, la Repubblica Ceca ha sofferto sotto una dittatura comunista particolarmente rigorosa, ma ha anche avuto una resistenza sia cattolica, sia laica di grandissimo livello. Penso ai testi di Vaclav Havel, del cardinale Vlk, a personalità come il cardinale Tomášek, che realmente hanno dato all’Europa un messaggio di che cosa sia la libertà e di come dobbiamo vivere e lavorare nella libertà. E penso che da questo incontro di culture nei secoli, e proprio da questa ultima fase di riflessione, non solo, di sofferenza per un concetto nuovo di libertà e di società libera, escano per noi tanti messaggi importanti, che possono e devono essere fecondi per la costruzione dell’Europa. Dobbiamo essere molto attenti proprio al messaggio di questo Paese.

D. – Siamo a vent’anni dalla caduta dei regimi comunisti nell’Est europeo; Giovanni Paolo II, visitando diversi Paesi reduci dal comunismo, li incoraggiava ad usare con responsabilità la libertà recuperata. Qual è oggi il suo messaggio per i popoli dell’Europa orientale in questa nuova fase storica?

R. – Come ho detto, questi Paesi hanno sofferto particolarmente sotto la dittatura, ma nella sofferenza sono anche maturati concetti di libertà che sono attuali e che adesso devono essere ancora ulteriormente elaborati e realizzati. Penso, per esempio, ad un testo di Vaclav Havel che dice: “La dittatura è basata sulla menzogna e se la menzogna venisse superata, se nessuno mente più e se viene alla luce la verità, c’è anche la libertà”. E così ha elaborato questo nesso tra verità e libertà, dove libertà non è libertinismo, arbitrarietà, ma è connessa e condizionata dai grandi valori della verità e dell’amore e della solidarietà e del bene in generale. Così, penso che questi concetti, queste idee maturate nel tempo della dittatura non debbano andare persi: ora dobbiamo proprio ritornare ad essi! E nella libertà spesso un po’ vuota e senza valori, di nuovo riconoscere che libertà e valori, libertà e bene, libertà e verità vanno insieme: altrimenti si distrugge anche la libertà. Questo mi sembra il messaggio che viene da questi Paesi e che dev’essere attualizzato in questo momento.

D. – Santità, la Repubblica Ceca è un Paese molto secolarizzato in cui la Chiesa cattolica è una minoranza. In tale situazione, come può contribuire la Chiesa effettivamente al bene comune del Paese?

R. – Direi che normalmente sono le minoranze creative che determinano il futuro, e in questo senso la Chiesa cattolica deve comprendersi come minoranza creativa che ha un’eredità di valori che non sono cose del passato, ma sono una realtà molto viva ed attuale. La Chiesa deve attualizzare, essere presente nel dibattito pubblico, nella nostra lotta per un concetto vero di libertà e di pace. Così, può contribuire in diversi settori. Direi che il primo è proprio il dialogo intellettuale tra agnostici e credenti. Ambedue hanno bisogno dell’altro: l’agnostico non può essere contento di non sapere se Dio esiste o no, ma deve essere in ricerca e sentire la grande eredità della fede; il cattolico non può accontentarsi di avere la fede, ma deve essere alla ricerca di Dio, ancora di più, e nel dialogo con gli altri ri-imparare Dio in modo più profondo. Questo è il primo livello: il grande dialogo intellettuale, etico ed umano. Poi, nel settore educativo, la Chiesa ha molto da fare e da dare, per quanto riguarda la formazione. In Italia parliamo del problema dell’emergenza educativa. E’ un problema comune a tutto l’Occidente: qui la Chiesa deve di nuovo attualizzare, concretizzare, aprire per il futuro la sua grande eredità. Un terzo settore è la “Caritas”. La Chiesa ha sempre avuto questo come segno della sua identità: quello di venire in aiuto ai poveri, di essere strumento della carità. La Caritas nella Repubblica Ceca fa moltissimo nelle diverse comunità, nelle situazioni di bisogno, e offre molto anche all’umanità sofferente nei diversi continenti, dando così un esempio di responsabilità per gli altri, di solidarietà internazionale, che è anche condizione della pace.

D. – Santità, la sua ultima Enciclica “Caritas in veritate” ha avuto un’ampia eco nel mondo. Come valuta questa eco? Ne è soddisfatto? Pensa che effettivamente la crisi mondiale recente sia un’occasione in cui l’umanità sia divenuta più disponibile a riflettere sull’importanza dei valori morali e spirituali, per fronteggiare i grandi problemi del suo futuro? E la Chiesa, continuerà ad offrire orientamenti in questa direzione?

R. – Sono molto contento per questa grande discussione. Era proprio questo lo scopo: incentivare e motivare una discussione su questi problemi, non lasciare andare le cose come sono, ma trovare nuovi modelli per una economia responsabile, sia nei singoli Paesi, sia per la totalità dell’umanità unificata. Mi sembra realmente visibile, oggi, che l’etica non è qualcosa di esteriore all’economia, la quale come una tecnica potrebbe funzionare da sé, ma è un principio interiore dell’economia, la quale non funziona se non tiene conto dei valori umani della solidarietà, delle responsabilità reciproche e se non integra l’etica nella costruzione dell’economia stessa: è la grande sfida di questo momento. Spero, con l’Enciclica, di aver contribuito a questa sfida. Il dibattito in corso mi sembra incoraggiante. Certamente vogliamo continuare a rispondere alle sfide del momento e ad aiutare affinché il senso della responsabilità sia più forte della volontà del profitto, che la responsabilità nei riguardi degli altri sia più forte dell’egoismo; in questo senso, vogliamo contribuire ad un’economia umana anche in futuro.

D. – E per concludere, una domanda un po’ più personale: nel corso dell’estate, vi è stato il piccolo incidente al polso. Lo considera ora pienamente superato? Ha potuto riprendere pienamente la sua attività e ha potuto anche lavorare alla seconda parte del suo libro su Gesù, come desiderava?

R. – Non è ancora pienamente superato, ma vedete che la mano destra è in funzione e l’essenziale posso farlo: posso mangiare e, soprattutto, posso scrivere. Il mio pensiero si sviluppa soprattutto scrivendo; così per me è stata veramente una pena, una scuola di pazienza, non poter scrivere per sei settimane. Tuttavia, ho potuto lavorare, leggere, fare altre cose e sono anche andato un po’ avanti con il libro. Ma ho ancora molto da fare. Penso che, con la bibliografia e tutto quello che segue ancora, “Deo adiuvante”, potrebbe essere terminato nella prossima primavera. Ma questa è una speranza!


Padre Lombardi: Grazie mille, Santità, e ancora una volta i migliori auguri per questo viaggio che è breve, ma molto intenso e, come Lei ci ha spiegato, è anche molto significativo.

  


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ed ora....la partenza...il ritorno a casa......





 





Restare aperti alla bellezza della verità per sperare di costruire un mondo che rifletta qualcosa della bellezza divina: è quanto ha detto il Papa nella cerimonia di congedo all’aeroporto di Praga a conclusione del suo viaggio apostolico nella Repubblica Ceca. Ecco il testo integrale del discorso di Benedetto XVI:  

Signor Presidente,

Signori Cardinali,

Cari Fratelli nell’Episcopato,

Eccellenze, Signori e Signore!

 

Nel momento di prendere congedo, desidero ringraziarvi per la vostra generosa ospitalità durante la mia breve permanenza in questo splendido Paese. Sono particolarmente grato a Lei, Signor, Presidente, per le Sue parole e per il tempo trascorso nella Sua residenza. In questa festa di San Venceslao, protettore e patrono del Suo Paese, mi permetta ancora una volta di porgerLe i più vivi auguri di buon onomastico. Essendo anche l’onomastico di Sua Eccellenza Mons. Václav Malý, rivolgo anche a lui il mio augurio e desidero ringraziarlo per l’alacre lavoro svolto per coordinare l’organizzazione della mia visita pastorale nella Repubblica Ceca.

 

Sono profondamente grato al Cardinale Vlk, a Sua Eccellenza Mons. Graubner e a tutti coloro che si sono prodigati per assicurare l’ordinato svolgimento dei vari incontri e celebrazioni. Naturalmente includo nei miei ringraziamenti le autorità, i mezzi di comunicazione e i molti volontari che hanno aiutato nel regolare l’afflusso della gente e tutti i fedeli che hanno pregato perché questa visita portasse buoni frutti alla nazione ceca e alla Chiesa in questa regione.

 

Conserverò la memoria dei momenti di preghiera che ho potuto trascorrere insieme con i Vescovi, i sacerdoti e i fedeli di questo Paese. È stato specialmente commovente, questa mattina, celebrare la Messa a Stará Boleslav, luogo del martirio del giovane duca Venceslao, e venerarlo presso la sua tomba sabato sera, all’interno della maestosa Cattedrale che domina il panorama di Praga.

Ieri in Moravia, dove i Santi Cirillo e Metodio diedero il via alla loro missione apostolica, ho potuto riflettere, in orante rendimento di grazie, sulle origini del cristianesimo in questa regione ed, effettivamente, in tutte le terre slave. La Chiesa in questo Paese è stata veramente benedetta con una straordinaria schiera di missionari e di martiri, come anche di santi contemplativi, tra i quali vorrei in particolare ricordare Sant’Agnese di Boemia, la cui canonizzazione, proprio venti anni fa, fu messaggera della liberazione di questo Paese dall’oppressione atea.


 

Il mio incontro di ieri con i rappresentanti delle altre comunità cristiane mi ha confermato l’importanza del dialogo ecumenico in questa terra che ha assai sofferto per le conseguenze della divisione religiosa al tempo della guerra dei Trent’anni. Molto è già stato fatto per sanare le ferite del passato, e sono stati intrapresi dei passi decisivi sul cammino della riconciliazione e della vera unità in Cristo. Nell’edificare ulteriormente queste solide fondamenta, la comunità accademica ha un importante ruolo da svolgere, mediante una ricerca della verità senza compromessi. È stato un piacere per me avere l’opportunità di incontrarmi ieri con i rappresentanti delle università di questo Paese e di esprimere il mio apprezzamento per la nobile missione a cui essi hanno dedicato la vita.

 

Sono stato particolarmente felice di incontrare i giovani e di incoraggiarli a costruire sulle migliori tradizioni del passato di questa nazione, in particolar modo sulla eredità cristiana. Secondo un detto attribuito a Franz Kafka, “Chi mantiene la capacità di vedere la bellezza non invecchia mai” (Gustav Janouch, Conversazioni con Kafka). Se i nostri occhi rimangono aperti alla bellezza della creazione di Dio e le nostre menti alla bellezza della sua verità, allora possiamo davvero sperare di rimanere giovani e di costruire un mondo che rifletta qualcosa della bellezza divina, in modo da offrire ispirazione alle future generazioni per fare altrettanto.

 

Signor Presidente, cari amici: ancora una volta esprimo il mio grazie, promettendo di ricordarvi nelle mie preghiere e di portarvi nel mio cuore. Dio benedica la Repubblica Ceca! Il Bambino Gesù di Praga continui a ispirare e guidare Lei e tutte le famiglie della nazione! Dio benedica tutti voi! 




PRESTO A CASA........

 
Fraternamente CaterinaLD

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Pope Benedict XVI waves at the end of a mass at Stara Boleslav, 35 km north of Prague, September 28, 2009.
Pope Benedict XVI visits on September 28, 2009 the Saint Wenceslas Basilica in Stara Bolesav, just outside Prague, where he paid hommage to the saint on the anniversary of his murder more than 1,000 years ago. The poepe was to celebrate an open-air mass for the country's youths in Stara Bolesav.
Pope Benedict XVI blesses at the end of an open air mass at Stara Boleslav, 35 km (22 miles) north of Prague, September 28, 2009.
Pope Benedict XVI (L) arrives with Czech Cardinal Miloslav Vlk (R) to visit on September 28, 2009 the Saint Wenceslas Basilica in Stara Bolesav, just outside Prague, where he paid hommage to the saint on the anniversary of his murder more than 1,000 years ago. The pope was to celebrate an open-air mass for the country's youths in Stara Bolesav.
Pope Benedict XVI waves to the faithful as he arrives in the town of Stara Bolesav, near Prague, on September 28, 2009 on his way to celebrate an open-air mass for the country's youths. The 82-year-old pope visited the Saint Wenceslas Basilica in Stara Bolesav, just outside Prague, where he paid hommage to the saint on the anniversary of his murder more than 1,000 years ago.

Pope Benedict XVI celebrates a mass at Stara Boleslav, 35 km north of Prague, September 28, 2009.
Pope Benedict XVI (C) celebrates on September 28, 2009 an open-air mass for the country's youths in Stara Bolesav, just outside Prague, on the last day of his three-day visit to the former communist country. Benedict XVI arrived for his first visit to the Czech Republic and his second to Eastern Europe on September 26.

Cardinals arrive to celebrates an open air mass led by Pope Benedict XVI at Stara Boleslav, 35 km (22 miles) north of Prague, September 28, 2009.

Pope Benedict XVI waves at the end of a mass at Stara Boleslav, 35 km north of Prague, September 28, 2009.

Pope Benedict XVI arrives to celebrates an open air mass at Stara Boleslav, 35 km (22 miles) north of Prague, September 28, 2009.

Choir boys sing as they wait for Pope Benedict XVI to celebrate on September 28, 2009 an open-air mass for the country's youths in Stara Bolesav, just outside Prague, on the last day of his three-day visit to the former communist country. Benedict XVI arrived for his first visit to the Czech Republic and his second to Eastern Europe on September 26.
Czech youths pray as Pope Benedict XVI celebrates his Pontifical mass at Stara Boleslav, some 25 Kms northeast of Prague on September 28, 2009. Pope Benedict XVI bowed before the skull of the Czech Republic's patron saint on ahead of an open-air mass for the country's youths. The 82-year-old pope visited the Saint Wenceslas Basilica in Stara Bolesav, just outside Prague, where he paid hommage to the saint on the anniversary of his murder more than 1,000 years ago.
Nuns offer prayers as are Pope Benedict XVI delivers open-air mass for the country's youth in Stara Bolesav, some 25 Kms northeast of Prague on September 28, 2009 .The 82-year-old pope visited the Saint Wenceslas Basilica in Stara Bolesav, just outside Prague, where he paid hommage to the saint on the anniversary of his murder more than 1,000 years ago.
Pope Benedict XVI blesses retired and handicaped priests on September 28, 2009 as he visits Saint Wenceslas Basilica in Stara Bolesav, just outside Prague, where he paid hommage to the saint on the anniversary of his murder more than 1,000 years ago. The pope went on to celebrate an open-air mass for the country's youths in a field outside the town on the last day of his three-day visit to the former communist country.

A Czech child sits on the ground as he watches Pope Benedict XVI celebrate his Pontifical mass at Stara Boleslav, some 25 Kms northeast of Prague on September 28, 2009. Pope Benedict XVI bowed before the skull of the Czech Republic's patron saint on ahead of an open-air mass for the country's youths. The 82-year-old pope visited the Saint Wenceslas Basilica in Stara Bolesav, just outside Prague, where he paid hommage to the saint on the anniversary of his murder more than 1,000 years ago.





Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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29/09/2009 09.44
 
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[SM=g1740733] bellissimo video della diretta della visita del Papa nella Cripta che contiene le spoglie di san Venceslao....

nel secondo video il Papa, dopo aver venerato il Santo Bambino di Praga donando una corona, ha lanciato un messaggio in difesa dei BAMBINI... [SM=g1740722]







[SM=g1740733]

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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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All'udienza generale il Papa ripercorre il viaggio nella Repubblica Ceca

Il coraggio del bene
per costruire l'Europa




La forza dell'amore di Cristo "ispira e anima le vere rivoluzioni, pacifiche e liberatrici". Lo ha detto il Papa all'udienza generale di mercoledì 30 settembre, in piazza San Pietro, ripercorrendo il viaggio compiuto nei giorni scorsi nella Repubblica Ceca.


Cari fratelli e sorelle!

Come è consuetudine dopo i viaggi apostolici internazionali, profitto dell'odierna Udienza generale per parlare del pellegrinaggio che ho compiuto nei giorni scorsi nella Repubblica Ceca. Lo faccio anzitutto come atto di ringraziamento a Dio, che mi ha co

ncesso di compiere questa visita e che l'ha largamente benedetta. È stato un vero pellegrinaggio e, al tempo stesso, una missione nel cuore dell'Europa: pellegrinaggio, perché la Boemia e la Moravia sono da oltre un millennio terra di fede e di santità; missione, perché l'Europa ha bisogno di ritrovare in Dio e nel suo amore il fondamento saldo della speranza. Non è un caso se i Santi evangelizzatori di quelle popolazioni, Cirillo e Metodio, sono patroni d'Europa insieme con san Benedetto. "L'amore di Cristo è la nostra forza": questo è stato il motto del viaggio, un'affermazione che riecheggia la fede di tanti eroici testimoni del passato remoto e recente, penso in particolare al secolo scorso, ma che soprattutto vuole interpretare la certezza dei cristiani di oggi. Sì, la nostra forza è l'amore di Cristo! Una forza che ispira e anima le vere rivoluzioni, pacifiche e liberatrici, e che ci sostiene nei momenti di crisi, permettendo di risollevarci quando la libertà, faticosamente recuperata, rischia di smarrire se stessa, la propria verità.

L'accoglienza che ho riscontrato è stata cordiale. Il Presidente della Repubblica, al quale rinnovo l'espressione della mia riconoscenza, ha voluto essere presente in diversi momenti e mi ha ricevuto insieme con i miei collaboratori nella sua residenza, lo storico Castello della Capitale con grande cordialità. L'intera Conferenza Episcopale, in particolare il Cardinale Arcivescovo di Praga e il Vescovo di Brno, mi hanno fatto sentire, con grande calore, il profondo legame che unisce la Comunità cattolica ceca al Successore di san Pietro. Li ringrazio anche per aver preparato accuratamente le celebrazioni liturgiche. Sono grato pure a tutte le Autorità civili e militari e a quanti in diversi modi hanno cooperato alla buona riuscita della mia visita.

L'amore di Cristo ha iniziato a rivelarsi nel volto di un Bambino. Giunto a Praga, infatti, ho compiuto la prima tappa nella chiesa di Santa Maria della Vittoria, dove si venera il Bambino Gesù, noto appunto come "Bambino di Praga". Quell'effige rimanda al mistero del Dio fatto Uomo, al "Dio vicino", fondamento della nostra speranza. Dinanzi al "Bambino di Praga" ho pregato per tutti i bambini, per i genitori, per il futuro della famiglia. La vera "vittoria", che oggi chiediamo a Maria, è la vittoria dell'amore e della vita nella famiglia e nella società!

Il Castello di Praga, straordinario sotto il profilo storico e architettonico, suggerisce un'ulteriore riflessione più generale: esso racchiude nel suo vastissimo spazio molteplici monumenti, ambienti e istituzioni, quasi a rappresentare una polis, in cui convivono in armonia la Cattedrale e il Palazzo, la piazza e il giardino. Così, in quel medesimo contesto, la mia visita ha potuto toccare l'ambito civile e quello religioso, non giustapposti, ma in armonica vicinanza nella distinzione. Rivolgendomi pertanto alle Autorità politiche e civili ed al Corpo diplomatico, ho voluto richiamare il legame indissolubile che sempre deve esistere tra libertà e verità. Non bisogna aver paura della verità, perché essa è amica dell'uomo e della sua libertà; anzi, solo nella sincera ricerca del vero, del bene e del bello si può realmente offrire un futuro ai giovani di oggi e alle generazioni che verranno.

Del resto, che cosa attira tante persone a Praga se non la sua bellezza, una bellezza che non è soltanto estetica, ma storica, religiosa, in senso ampio umana? Chi esercita responsabilità nel campo politico ed educativo deve saper attingere dalla luce di quella verità che è il riflesso dell'eterna Sapienza del Creatore; ed è chiamato a darne testimonianza in prima persona con la propria vita. Solo un serio impegno di rettitudine intellettuale e morale è degno del sacrificio di quanti hanno pagato caro il prezzo della libertà!

Simbolo di questa sintesi tra verità e bellezza è la splendida Cattedrale di Praga, intitolata ai santi Vito, Venceslao e Adalberto, dove si è svolta la celebrazione dei Vespri con i sacerdoti, i religiosi, i seminaristi e una rappresentanza dei laici impegnati nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali. Per le Comunità dell'Europa centro-orientale questo è un momento difficile: alle conseguenze del lungo inverno del totalitarismo ateo, si stanno sommando gli effetti nocivi di un certo secolarismo e consumismo occidentale. Perciò ho incoraggiato tutti ad attingere energie sempre nuove dal Signore risorto, per poter essere lievito evangelico nella società e impegnarsi, come già avviene, in attività caritative, e ancor più in quelle educative e scolastiche.

Questo messaggio di speranza, fondato sulla fede in Cristo, l'ho esteso all'intero Popolo di Dio nelle due grandi Celebrazioni eucaristiche svoltesi rispettivamente a Brno, capoluogo della Moravia, e a Stará Boleslav, luogo del martirio di San Venceslao, Patrono principale della Nazione. La Moravia fa pensare immediatamente ai santi Cirillo e Metodio, evangelizzatori dei popoli slavi, e quindi alla forza inesauribile del Vangelo, che come un fiume di acque risanatrici attraversa la storia e i continenti, portando dovunque vita e salvezza. Sopra il portale della Cattedrale di Brno sono impresse le parole di Cristo: "Venite a me voi tutti, che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro" (Mt 11, 28). Queste stesse parole sono risuonate domenica scorsa nella liturgia, riecheggiando la voce perenne del Salvatore, speranza delle genti, ieri, oggi e sempre.

Della signoria di Cristo, signoria di grazia e di misericordia, è segno eloquente l'esistenza dei santi Patroni delle diverse Nazioni cristiane, come appunto Venceslao, giovane re di Boemia nel secolo x, che si distinse per la sua esemplare testimonianza cristiana e fu ucciso dal fratello. Venceslao antepose il regno dei cieli al fascino del potere terreno ed è rimasto per sempre nel cuore del popolo ceco, come modello e protettore nelle alterne vicende della storia. Ai numerosi giovani presenti alla Messa di san Venceslao, provenienti pure dalle nazioni vicine, ho rivolto l'invito a riconoscere in Cristo l'amico più vero, che soddisfa le aspirazioni più profonde del cuore umano.

Debbo infine menzionare, tra gli altri, due incontri: quello ecumenico e quello con la comunità accademica.
Il primo, tenutosi nell'Arcivescovado di Praga, ha visto riuniti i rappresentanti delle diverse Comunità cristiane della Repubblica Ceca e il responsabile della Comunità ebraica. Pensando alla storia di quel Paese, che purtroppo ha conosciuto aspri conflitti tra cristiani, è motivo di viva gratitudine a Dio l'esserci ritrovati insieme come discepoli dell'unico Signore, per condividere la gioia della fede e la responsabilità storica di fronte alle sfide attuali. Lo sforzo di progredire verso una unità sempre più piena e visibile tra noi, credenti in Cristo, rende più forte ed efficace il comune impegno per la riscoperta delle radici cristiane dell'Europa.

Quest'ultimo aspetto, che stava molto a cuore al mio amato predecessore Giovanni Paolo ii, è emerso pure nell'incontro con i Rettori delle Università, i rappresentanti dei docenti e degli studenti ed altre personalità di rilievo in ambito culturale. In tale contesto ho voluto insistere sul ruolo dell'istituzione universitaria, una delle strutture portanti dell'Europa, che ha in Praga un Ateneo tra i più antichi e prestigiosi del continente, l'Università Carlo, dal nome dell'imperatore Carlo iv che la fondò, insieme con il Papa Clemente vi.

L'università degli studi è ambiente vitale per la società, garanzia di libertà e di sviluppo, come dimostra il fatto che proprio dai circoli universitari prese le mosse a Praga la cosiddetta "Rivoluzione di velluto". A vent'anni da quello storico evento, ho riproposto l'idea della formazione umana integrale, basata sull'unità della conoscenza radicata nella verità, per contrastare una nuova dittatura, quella del relativismo abbinato al dominio della tecnica. La cultura umanistica e quella scientifica non possono essere separate, anzi, sono le due facce di una stessa medaglia: ce lo ricorda ancora una volta la terra ceca, patria di grandi scrittori come Kafka, e dell'abate Mendel, pioniere della moderna genetica.
Cari amici, ringrazio il Signore perché, con questo viaggio, mi ha dato di incontrare un popolo e una Chiesa dalle profonde radici storiche e religiose, che commemora quest'anno diverse ricorrenze di alto valore spirituale e sociale.

Ai fratelli e sorelle della Repubblica Ceca rinnovo un messaggio di speranza e un invito al coraggio del bene, per costruire il presente e il domani dell'Europa. Affido i frutti della mia visita pastorale all'intercessione di Maria Santissima e di tutti i Santi e le Sante di Boemia e di Moravia. Grazie.



Il cardinale Giovanni Coppa parla della visita di Benedetto XVI nella Repubblica Ceca

Ha invitato a riedificare la casa comune europea




di Mario Ponzi

"C'ero anch'io quando la democrazia ha mosso i primi passi in Cecoslovacchia". Il cardinale Giovanni Coppa, con ancora negli occhi le immagini familiari di una terra che ha rivisitato con il Papa, dopo averla in qualche modo servita come nunzio apostolico, ricorda. Ricorda i giorni immediatamente successivi alla rivoluzione di velluto. "Mi sentivo imbarazzato - dice il cardinale - davanti a tanti sacerdoti che incontrandomi si inchinavano e volevano baciare il mio anello. "Sono io - dicevo loro - che devo inchinarmi davanti a voi, davanti al vostro coraggio, davanti alla vostra sofferenza". Era una sofferenza che si leggeva inconfondibilmente sui loro volti. La Chiesa usciva da un periodo di buio fitto e tornava a rivedere la luce.

Ricordo che durante la prima messa celebrata in cattedrale ho detto ai fedeli che la gremivano, di sentirmi piccolo di fronte a loro, poiché avevano tanto sofferto per la loro fede e per la Chiesa. "Io - ricordo di aver detto - sono qui a rappresentare uno più grande di me, il Papa. Salendo all'altare, proclamando la parola di Cristo, svolgo la mia missione. Ma in tanti anni non ho mai sofferto quello che avete sofferto voi per la vostra Chiesa. Dunque mi sento veramente piccolo di fronte a voi". Ed ero estremamente sincero e convinto di quanto dicevo; la repressione era stata dura, aveva lasciato ferite profonde, difficili da rimarginare. Ma la gioia era tanta".

Tra le impressioni più vive che conserva nella mente, il cardinale Coppa ricorda la fierezza di quanti lo avvicinavano per dichiarare la loro appartenenza alla Chiesa universale e dunque la loro fedeltà al Papa. "E vivevano questa loro appartenenza - dice il cardinale - con grande coerenza".

Negli anni successivi il lavoro di ricostruzione materiale e spirituale del tessuto sociale ha richiesto notevoli sforzi. "Passato il momento dell'entusiasmo - ricorda il porporato - la gente capì che si doveva rimboccare le maniche". Del resto il crollo del comunismo pose il Paese di nuovo al centro dell'Europa e non solo geograficamente. "Un grande impulso a ricominciare con entusiasmo - dice il cardinale - venne da Giovanni Paolo II. Mi ricordo le sue visite e devo dire che mi colpì una cosa: la risposta della gente andò via via diminuendo, dalla prima visita del 1990 sino all'ultima del 1997.

Anzi per me è stata una sorpresa vedere quanta gente si è stretta attorno a Benedetto XVI, soprattutto a Brno e a Stará Boleslav. Ma non solo. Sotto la nunziatura c'è stata sempre tanta gente ad aspettare il Papa al suo rientro per salutarlo. E in una città notoriamente agnostica non è stata cosa da poco".

L'impressione è che lo spirito con il quale Praga ha accolto il Papa sia stato certamente diverso da quello pronosticato alla vigilia. Anzi si può dire che man mano che trascorrevano le ore la presenza di Benedetto XVI scaldava sempre più gli animi. Un dato reso evidente dal mutare del tono degli articoli dei giornali pubblicati nei giorni della visita: dagli accenti aspri, a volte irridenti della vigilia, si è infatti passati a toni più concilianti e via via sempre più sorpresi dall'amabilità del Papa, dal suo parlare pacato ma chiaro, dall'affetto dimostrato nei confronti del popolo ceco. "È il segnale di quanto dicevo poc'anzi - spiega il cardinale Coppa - e cioè che la gente ha apprezzato molto Benedetto XVI".

Resta tuttavia ancora molto da fare per riavvicinare le persone alla fede viva. È non è un compito facile in questa terra, dove nei secoli le vicende storiche si sono sovrapposte lasciando lacerazioni e conflitti irrisolti, ferite non cicatrizzate e contraddizioni non riconciliate racchiuse in un crogiolo di popoli che furono Boemia e Moravia asburgiche, Slovacchia ungherese, Slesia austriaca. "Ma io sono certo che la Chiesa nella Repubblica Ceca - dice il cardinale - abbia la forza per farcela.

Del resto basta guardare al buon lavoro di preparazione fatto in questa occasione. È una Chiesa cresciuta molto in questi anni. Mi auguro che adesso riesca a sanare le controversie che ancora sono aperte con lo Stato e che si possa dedicare ancora più intensamente al lavoro pastorale, soprattutto con i giovani che hanno dato una bella dimostrazione della ricchezza spirituale da cui sono animati".


La visita del Papa porterà sicuramente frutti in questo senso. Il cardinale ne è certo: "Era ciò che ci voleva in un momento come questo. E non solo per la Repubblica Ceca. Mi trova d'accordo con quanto ha detto il cardinale Dziwisz: questa visita può essere realmente l'inizio della riscoperta dell'Europa fondata sull'unità della fede. Anch'io credo che possa essere l'avvio di un nuovo modo di interpretare la comune casa europea".



(©L'Osservatore Romano - 1 ottobre 2009)


Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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