DIFENDERE LA VERA FEDE
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A tutti voi che passate da qui: BENVENUTI
Se avete desiderio di capire che cosa insegna la Bibbia che il Magistero della Santa Chiesa, con il Sommo Pontefice ci insegna, questo Gruppo fa per voi. Non siamo "esperti" del settore, ma siamo Laici impegnati nella Chiesa che qui si sono incontrati da diverse parti d'Italia per essere testimoni anche nella rete della Verità che tentiamo di vivere nel quotidiano, come lo stesso amato Giovanni Paolo II suggeriva.
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Ultimo Aggiornamento: 08/04/2017 12.37
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23/11/2011 23.50
 
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di Roberto de Mattei

da Corrispondenza Romana



euro


Le vicende italiane ed estere dell’anno che si conclude rendono sempre più evidente la presenza di “poteri forti”, come oggi si usa dire, che operano dietro le quinte della scena internazionale. Un tempo questi poteri venivano chiamati “forze occulte”. Oggi essi non hanno bisogno di nascondersi: mostrano il loro volto, e dialogano e interferiscono con le istituzioni politiche.

Uno dei principali centri di potere è la Banca Centrale Europea (BCE), con sede a Francoforte, un organismo di carattere privato, con propria personalità giuridica, incaricato dell’attuazione della politica monetaria per i diciassette paesi dell’Unione europea che aderiscono all’ “area dell’euro”. La BCE, ideata dal Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 e istituita  il 1º giugno 1998, ha assunto, di fatto, la guida della politica non solo monetaria, ma economica  e sociale europea, espropriando progressivamente gli Stati nazionali della loro sovranità in questo campo.

In una lettera inviata al presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi il 5 agosto 2011, Mario Draghi e Jean Louis Trichet, a nome del Consiglio direttivo della BCE, hanno dettato una precisa agenda al governo italiano.  Essi non si sono limitati a suggerimenti e raccomandazioni di carattere generale, ma hanno fissato, punto per punto, la politica economica e sociale del nostro Paese, indicando come “misure essenziali”: 1) privatizzazioni su larga scala; 2) la riforma del sistema di contrattazione salariale; 3) la revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti; 4) la modifica del sistema pensionistico; 5) il taglio dei costi del pubblico impiego, fino alla riduzione degli stipendi dei dipendenti statali. Hanno infine chiesto che tali regole fossero prese per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare, auspicando una riforma costituzionale che le rendesse più cogenti.

Si può pensare ciò che si vuole di queste misure economiche e sociali. E’ certo però che per la  prima volta un gruppo di eurocrati, indipendenti dal potere politico, interviene  in maniera così diretta e imperativa nella vita pubblica del nostro Paese. Che cosa accade se un governo nazionale resiste all’imposizione di questi dettami? Lo abbiamo visto proprio in Italia. La BCE è oggi l’unica istituzione europea che può esercitare una prerogativa tipica dello Stato sovrano, quale è l’emissione di moneta. La forza di una moneta dovrebbe corrispondere alla ricchezza di uno Stato. In realtà la Banca Centrale, non essendo uno Stato, emette moneta e stampa banconote senza produrre ricchezza. Essa però impone agli Stati nazionali, a cui è interdetto battere moneta, le regole per produrre la propria ricchezza. Se gli Stati in difficoltà si allineano, la Banca Centrale li aiuta comprando i loro titoli di Stato e diminuendone in questo modo l’indebitamento. Se essi non obbediscono alle indicazioni ricevute, la BCE cessa di sostenerli finanziariamente riducendo l’acquisto degli stessi titoli di Stato. Ciò comporta un aumento del cosiddetto “spread”, che è la differenza tra il rendimento dei titoli di Stato tedeschi (Bund), considerati i più affidabili, e quelli italiani (BTp), percepiti come “a rischio” dagli investitori. Se lo spread aumenta, lo Stato italiano è costretto a garantire ai propri titoli rendite più alte, aumentando così il suo deficit, a tutto vantaggio della speculazione dei potentati finanziari. E’ difficile che in una situazione di questo genere un governo regga. Né la Spagna, né la Grecia, né l’Italia hanno resistito a questa formidabile pressione. La BCE, in una parola, “pilota”, e qualche volta provoca, le crisi politiche degli Stati nazionali.

Naturalmente la BCE non agisce isolata, ma di concerto con altri attori: il Fondo Monetario Internazionale, le agenzie di rating, che valutano la solidità finanziaria di stati e governi nazionali, l’Eurogruppo,  che riunisce i ministri dell’Economia e delle finanze degli Stati membri che hanno adottato l’Euro. Queste iniziative sono concordate in luoghi discreti, ma ormai a tutti noti, come gli incontri periodici del Council on Foreign Relations(CFR), della Commissione Trilaterale, del Gruppo Bilderberg. Sarebbe riduttivo immaginare che dietro queste manovre siano Stati nazionali come la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, la Germania o la Francia. L’obiettivo non dichiarato della BCE è proprio la liquidazione degli Stati nazionali.

L’Unione europea, presentata come una necessità economica, è stata infatti una precisa scelta ideologica. Essa non prevede la nascita di un forte Stato europeo, ma piuttosto di un non-Stato policentrico e caotico, caratterizzato dalla moltiplicazione di centri di decisione con compiti complessi e contrastanti. Ci troviamo di fronte a trasferimenti di potere che avvengono non verso una sola istituzione ma verso una pluralità d’istituzioni internazionali, le cui competenze rimangono volontariamente oscure. Ciò che caratterizza questa situazione è la grande confusione di poteri e la loro conflittualità latente o manifesta: in una parola un’assenza di sovranità tale da esigere il costituirsi di una suprema Autorità mondiale. L’ex presidente della BCE Trichet in un discorso tenuto a New York il 26 aprile 2010, presso il CFR ha esplicitamente evocato la necessità e l’urgenza di un super governo mondiale, che fissi regole economiche e finanziarie per affrontare lugubri scenari di depressione economica.

Questa visione viene da lontano e vuole imporre all’umanità una “Repubblica universale” direttamente antitetica alla Civiltà cristiana nella quale si amalgamerebbero tutti i Paesi della terra, attuando cosi il sogno ugualitario di fondere tutte le razze, tutti i popoli e tutti gli Stati. Il romanzo profetico di Robert Hugh Benson Il Padrone del mondo (Fede e Cultura, Verona 2011, con prefazione di S.E. Mons. Luigi Negri) mostra come questa utopia tecnocratica possa sposarsi con l’utopia religiosa del sincretismo. In nome di questo superecumenismo tutto viene accettato fuorché la Chiesa cattolica di cui si programma l’eliminazione, dopo quella degli Stati nazionali.

L’eliminazione della sovranità nazionale comporta, come logica conseguenza, quella della rappresentanza politica. L’ultima parola è ai tecnocrati, che non rispondono alle istituzioni rappresentative, Parlamento e governi, ma a club, logge, gruppi di potere i cui interessi sono spesso in antitesi con quelli nazionali.

I tecnocrati aspirano a guidare governi di emergenza, con leggi di emergenza, che spianano la strada alla dittatura giacobina, come accadde nella Rivoluzione francese. Al giacobinismo si contrapposero però allora, in Francia e in Europa, con successi e insuccessi, le insorgenze contro-rivoluzionarie.  Ci sarà oggi una nuova Vandea nel Vecchio continente devastato dagli eurocrati?


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LETTERA A SUA EMINENZA REVERENDISSIMA, CARD. ANGELO BAGNASCO, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA.

 

bagnasco

 

Eminenza Reverendissima,

i recenti sviluppi della situazione politica italiana mettono in luce una grande confusione e un disorientamento generale. L'eccessiva enfasi sui pur importanti problemi economici rischia di far perdere di vista i gravi pericoli che incombono sul nostro Paese, che nello sconfortante panorama internazionale riesce ancora a mantenere una sostanziale fedeltà alle proprie radici cristiane. L'Unione Europea, nata su basi economiche, ha negli anni sviluppato una politica chiaramente anticattolica, che si è tradotta in diversi Stati anche in legislazioni che stravolgono le basi della famiglia e della società, legittimando comportamenti assolutamente incompatibili con la morale cattolica e forieri solo di disastri. Aborto, eutanasia, fecondazione artificiale, matrimoni tra omosessuali sono assurti al rango di “diritti”, mentre sono le espressioni di quella “cultura di morte”, già denunciata più volte dal Beato Giovanni Paolo II.

E non è possibile dimenticare i numerosi attacchi diretti alla Fede, attuati con rimozioni, tentate o riuscite, di Crocifissi, abolizione dello stesso nome del “Natale” (“Festa delle luci invernali”, decise lo scorso anno un municipio inglese), sanzioni contro persone che portavano simboli della Fede, il tutto contrabbandato con un ipocrita “rispetto delle altre religioni”, che si traduce nei fatti solo nell'attacco alla Fede cattolica, difesa delle perversioni sessuali, stravolgimento del significato stesso della parola “libertà”, divenuta sfrenata licenza, con grave degrado della dignità umana.

Questa Europa è nata come trust di banche e grandi capitali e sempre più si è palesata come laboratorio politico della massoneria, che può realizzare i suoi fini, da sempre perversi e ferocemente antireligiosi.

Come è possibile che da tali ambienti, e dall'asservimento ad essi, derivi del bene? Come potrà derivarne anche la tanto decantata “salvezza” economica?

E se anche venissimo “salvati” sotto il profilo economico, cosa di cui è più che lecito dubitare, il prezzo sarà l'omologazione finale alle politiche di morte, che già hanno corrotto altri Paesi europei di grande tradizione cattolica.

Non è pensabile che una effimera “salvezza economica” possa essere più importante del bene prezioso e fondamentale, la fedeltà a Nostro Signore e la salvezza delle nostre anime.

Eminenza, i cattolici italiani non hanno una guida politica precisa e identificabile. Non esiste un partito politico che li raccolga, non esiste un leader. Rischiano quindi di andare allo sbando, vittime del pifferaio magico, sostenuto dal frastornante coro mediatico.

Ma i cattolici hanno come guida la Santa Chiesa e i Suoi pastori. In questo momento così drammatico vogliamo chiedere a Lei, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, di intervenire con parole forti e chiare per dare al popolo cattolico indicazioni precise, che permettano di affrontare questa drammatica contingenza avendo ben chiare le priorità da rispettare.

Non è più tempo di appelli generici, per quanto validissimi, all'esercizio di virtù morali. Nel dilagante relativismo, un appello generale e generico alla virtù e alla moralità può essere stravolto in mille modi. Ora, per il bene delle anime e per il bene della nostra Patria, ci sentiamo, col più profondo e filiale rispetto, di chiedere a Lei, Eminenza, indicazioni nette e inequivocabili. Chiediamo al Presidente della Conferenza e ai nostri Vescovi di esprimersi sui fatti concreti della politica, sulle persone, sui partiti. Con nomi e cognomi.

Non sarà “ingerenza” nella politica. La politica deve guidare la nostra vita sociale quotidiana e non è più pensabile, con le mille minacce contro la vera Fede, che i Pastori della Chiesa si chiudano in un rispettoso silenzio. La guerra contro la religione cattolica è iniziata, non da oggi, e in queste convulse giornate il nemico cerca di conquistare le ultime posizioni che gli mancano, dopo una lunga marcia favorita dalla latitanza politica di tanti cattolici.

L'Italia è una grande nazione cattolica e il popolo italiano non può restare schiacciato in una sciagurata cultura della morte, nell'oblio della Fede, nella distruzione delle proprie Tradizioni e della fedeltà a Cristo e alla Sua Chiesa.

Eminenza Reverendissima, i cattolici italiani saranno pronti a seguire i loro Pastori, ma da questi Pastori devono ricevere parole di chiara e netta guida.

Di questo La imploriamo, con devoto e filiale rispetto, vicini a Lei nella preghiera all'unico vero Salvatore.

Paolo Deotto

direttore di Riscossa Cristiana, sito cattolico di cultura e attualità

www.riscossacristiana.it

 

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what in God's name........? La faccia di Van Rompuy non cela la sorpresa di fronte alla verità

EURO - DISASTER

 

Nigel Farage,  con una forza degna di nuovo Churchill, dice la verità al Parlamento Europeo

Nigel Farage: “Bene, eccoci qui, sulla soglia di un disastro finanziario e sociale, e in questa sala, oggi, abbiamo i 4 uomini che dovrebbero ritenersi responsabili.
Eppure abbiamo ascoltato i discorsi più tediosi e tecnocratici mai sentiti e continuate ancora a negare, a dispetto di ogni considerazione obbiettiva, che l’euro sia un fallimento.
E chi è l’effettivo responsabile?
Chi è responsabile fra di voi?
Ovviamente la risposta è ‘NESSUNO DI VOI’, perchè nessuno di voi è stato eletto, nessuno di voi ha in effetti qualsivoglia legittimità democratica per ricoprire i ruoli di cui siete attualmente incaricati all’interno di questa crisi. E in questo ‘vuoto’ stato di cose, non di certo con riluttanza, è entrata Angela Merkel. E stiamo ora vivendo, stiamo ora vivendo in un Europa dominata dalla Germania. Questione a cui il progetto europeo avrebbe dovuto, in effetti, mettere fine. Questione per cui coloro che ci hanno preceduto hanno pagato caro, con le loro vite, al fine di evitarla. Io non voglio vivere in un Europa dominata dalla Germania, né lo vogliono i cittadini europei.
Ma voi Signori avete giocato un ruolo in questi eventi, perchè quando il Signor Papandreou si è fatto avanti pronunciando il termine ‘Referendum’, o quando lei Signor Rehn, lo ha descritto come un ‘abuso di fiducia’, e i vostri amici qui si son riuniti, come un branco di iene, per scagliarsi su Papandreou, l’avete fatto rimuovere e l’avete sostituito con un governo
fantoccio.
E’ stato uno spettacolo assolutamente disgustoso.
E non soddisfatti da ciò, avete deciso che anche Berlusconi dovesse andarsene. Così lui è stato rimosso e sostituito dal Signor Monti, un ex commissario europeo, un ‘fratello architetto’ di questo euro-disastro e un uomo che non era nemmeno un membro del Parlamento.
Sta diventando un racconto alla Agatha Christie, dove stiamo cercando di capire chi sarà la prossima vittima ad essere fatta fuori.
La differenza è che sappiamo chi sono i criminali.
Voi dovreste essere tutti ritenuti responsabili per ciò che avete fatto. Dovreste essere tutti licenziati.
E… devo dire, Signor Van Rompuy, 18 mesi fa, quando ci siamo incontrati per la prima volta, mi sono sbagliato sul suo conto… Avevo detto che sarebbe stato un assassino ‘silenzioso’ della democrazia degli stati-nazione, ma non è più silenzioso, lei è piuttosto rumoroso a proposito, non è così? Lei, un uomo NON eletto, si è recato in Italia dicendo: “L’Italia ha bisogno di riforme, non di elezioni!”
CHE COSA, IN NOME DI DIO, LE DA IL DIRITTO DI DIRE CIO’ AL POPOLO ITALIANO?”

 

[Modificato da Caterina63 24/11/2011 14.10]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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Chi si muove dietro le quinte?


di Massimo Introvigne da LaBussolaquotidiana
23-11-2011

 

Le circostanze che hanno portato alla formazione del governo Monti hanno rilanciato il dibattito sulle «teorie del complotto». Si tratta di un tema non nuovo, di cui la storia e la sociologia si sono spesso occupate. Se anche non si vogliono evocare gli studi di un secolo fa dell’illustre sociologo tedesco Georg Simmel (1858-1918), i lavori più recenti – di fama internazionale – dello storico italiano Zeffiro Ciuffoletti e quelli del politologo statunitense Michael Barkun – con cui ho avuto spesso occasione di confrontarmi in occasione di congressi e convegni – hanno aperto più di uno spiraglio su come nascono e si affermano queste teorie.


Il fascino e la drammaticità della storia trovano ampio fondamento nella sua imprevedibilità. Progetti preparati per anni possono fallire per il gioco di circostanze impreviste. Incidenti apparentemente insignificanti possono cambiare il corso delle vicende storiche. Alcuni, sconcertati dalla imprevedibilità della storia, pensano che le cose stiano diversamente e che le carte del gioco storico siano truccate. Vi sarebbero pochi avvenimenti imprevisti, nel senso che molti sembrano imprevisti ai più, ma sono stati attentamente programmati da personaggi che si nascondono dietro le quinte. Proprio perché nascosti, costoro conoscono in anticipo avvenimenti che gli altri non sono in grado di prevedere, quindi riducono al minimo la possibilità di incidenti e imprevisti. In altre parole: organizzano la storia come un complotto. Ogni volta che le vicende storiche si fanno particolarmente complesse e drammatiche – così dopo l’11 settembre 2001, e nelle più modeste vicende di casa nostra che hanno preceduto e seguito la caduta nel 2011 del governo Berlusconi –, cresce la popolarità di teorie ispirate a quella che Ciuffoletti chiama la «retorica del complotto», che riducono la complessità della storia a pochi elementi nascosti e fondamentalmente semplici. Tuttavia, non esiste un unico tipo di teoria del complotto. Occorre almeno distinguere fra microcomplotti, complotti metafisici e macrocomplotti.


Pochi storici e sociologi ormai negherebbero che nella storia vi siano microcomplotti, che – cioè – avvenimenti, i quali fanno irruzione sulla scena della storia con i caratteri del sorprendente o dell’imprevisto, siano in realtà programmati da gruppi i cui progetti restano sconosciuti alla maggioranza dei contemporanei. Pochi, per esempio, potrebbero sostenere seriamente che la Rivoluzione francese sia davvero esplosa all’improvviso per cause imprevedibili e imponderabili. Storici di scuole e simpatie diverse ammettono che la Rivoluzione francese sia stata, in qualche modo e in parte, preparata da «società di pensiero» e altri gruppi di pressione, i cui progetti e le cui attività non erano noti ai contemporanei né prima né durante la Rivoluzione, anche se sono stati parzialmente identificati dopo. Lo stesso si può dire per la Rivoluzione bolscevica, nella cui preparazione è ormai ben nota, per esempio, l’influenza dei servizi segreti tedeschi. I complotti, dunque, esistono, anche se – per ragioni che sarebbe interessante studiare, e che qualcuno potrebbe forse ricollegare a ulteriori piccoli complotti – i libri scolastici di storia di solito li ignorano del tutto.


Se i microcomplotti – diretti a un fine specifico, talora di grandissima rilevanza, ma comunque limitato nello spazio e nel tempo e privo del carattere dell’universalità – rientrano nell’ambito degli studi degli storici di professione, e possono essere dimostrati tramite prove empiriche, i complotti metafisici sfuggono invece al lavoro empirico dello storico. Vi è chi – per esempio la fondatrice della Società Teosofica, Madame Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891) – sostiene che una Grande Loggia Bianca, composta da «maestri ascesi», guidi in modo occulto le vicende dell’umanità; e che, per diametrum, una non meno misteriosa Loggia dei Fratelli Neri coordini le attività di quanti si oppongono al bene degli uomini. È evidente che le loro presunte attività si svolgono su un piano che non è quello dei fatti suscettibili di verifica empirica, e sfuggono quindi totalmente al lavoro degli storici.


Altri – senza troppe elucubrazioni su logge segrete «bianche» o «nere» – richiamano semplicemente l’attenzione sul fatto – del resto ovvio per i cristiani – che Dio guida la storia tramite la Provvidenza – sia pure attraverso percorsi misteriosi, che spesso sfuggono alla comprensione umana – e che anche il Diavolo non agisce nel mondo in modo casuale, ma coordina le molteplici manifestazioni della tentazione attraverso una sorta di antiprovvidenza. E la sua opera non interessa solamente i singoli in quanto singoli, ma anche gruppi umani, e – in questo caso – non obbligatoriamente piccoli. Il cristiano fedele al Magistero evita ogni dualismo, e ricorda che Provvidenza e antiprovvidenza non sono sullo stesso piano: poiché il potere di Dio è illimitato e quello del Diavolo è limitato, l’esito finale dello scontro è già scritto, il che non impedirà a tale lotta di assumere, prima di questo esito, un carattere doloroso e cruento. [SM=g1740721] [SM=g1740722]


È importante distinguere accuratamente le teorie del complotto metafisico di carattere teologico oppure esoterico da quelle del macrocomplotto. Quando si parla del «complottismo», di cui per esempio il romanziere statunitense Dan Brown è un epigono di successo, si fa riferimento quasi esclusivamente a queste ultime teorie. Per le teorie del macrocomplotto, o complottiste, esisterebbe un vero organigramma, sostanzialmente fisso, delle forze del male, che sono all’opera da sempre – o da tempo immemorabile – nella storia e che hanno prodotto, concatenandoli, tutta una serie di avvenimenti: guerre, rivoluzioni, lutti e rovine. Le teorie del macrocomplotto nascono nella letteratura sull’Anticristo e sul suo prossimo avvento che, pur non assente in ambito medioevale, dilaga dopo la Riforma protestante. L’opera del Diavolo nella storia è riferita a uno scopo preciso, l’avvento dell’Anticristo, per cui operano da sempre forze nascoste. E per i polemisti protestanti l’Anticristo è il Papa.


A partire dal Settecento una certa forma di pensiero religioso sarà tentata da teorie complottiste a fronte di eventi apparentemente imprevedibili e difficili da spiegare con cause puramente naturali: l’egemonia culturale dell’Illuminismo, la Rivoluzione francese, e più tardi l’esplosione dello spiritismo, la rapida scristianizzazione di numerosi paesi europei, il socialismo e il comunismo. Sono così costruiti schemi a forma di piramide che vedono fisicamente dietro i dirigenti politici e culturali visibili una classe dirigente invisibile costituita dalle società segrete, fra cui – ma non è la sola – la massoneria. Dietro le società segrete opererebbero società ancora più segrete, apertamente sataniste. Dietro i satanisti opererebbe il Diavolo in persona, la cui azione non si limiterebbe alla modalità della tentazione, ma si manifesterebbe in apparizioni molto esplicite e dirette, in cui il Principe del Male dà istruzioni precise e dettagliate ai propri luogotenenti umani. Solo a un’epoca relativamente tarda, nello schema – da qualche parte fra i massoni e i satanisti – vengono inseriti anche gli ebrei, intendendo questa espressione, almeno fino al secolo XX, in senso non razziale ma religioso, dal momento che i teorici del complotto sono più spesso antigiudaici che antisemiti.
Sulla scia delle analisi complottiste della Rivoluzione francese, grandi teorie del complotto vengono proposte da alcuni demonologi francesi negli anni 1860 e 1870. Il più grande affresco del complotto universale si ritrova però nelle opere di un mistificatore, Léo Taxil (pseudonimo di Gabriel Jogand, 1854-1907), che denuncia una gigantesca cospirazione di massoni manovrati da satanisti e ultimamente dal Diavolo in persona. Taxil confessa la sua frode nel 1897. La vicenda Taxil – che è al centro anche dell’ultimo romanzo di Umberto Eco, Il cimitero di Praga – farà perdere credibilità al complottismo in genere, che tuttavia sarà talora riproposto – spesso utilizzando le opere del mistificatore francese senza citarlo – nel secolo XX.


Benché il luogo comune culturale si presenti sul punto pressoché senza incertezze, il complottismo non è certamente una caratteristica esclusiva di ambienti «di destra». Un complotto universale di forze reazionarie per ostacolare il progresso, e ultimamente il comunismo, ha fatto spesso la sua comparsa nella letteratura sovietica. In Italia echi di questa letteratura si ritrovano in una pubblicistica che ipotizza un grande complotto – di origini antiche – della massoneria, della mafia, dei servizi segreti statunitensi e della Chiesa cattolica per ostacolare la «marcia del progresso» e in particolare l’accesso del Partito Comunista Italiano al potere. Naturalmente, si tratta di un mondo dove tutto può cambiare di segno. La massoneria e molti altri possono essere presentati come «buoni» o «cattivi» – o ancora come buoni che sembrano cattivi, o cattivi che sembrano buoni – in un’infinita gamma di variazioni possibili, e questo spiega le innumerevoli opportunità che si presentano anche a chi voglia ricavarne romanzi o film.


È difficile dimostrare sul piano empirico che le teorie del macrocomplotto non sono vere. Tuttavia, l’onere della prova del macrocomplotto incombe su chi sostiene che esista, e il fatto che sia impossibile provare che non esiste non è un argomento a favore dei complottisti. In ultima analisi la loro tesi di fondo è per definizione inattendibile, e tipicamente ideologica, perché semplifica la complessità della storia. Notiamo però un altro punto, molto importante. Il discredito che facilmente colpisce le tesi del macrocomplotto rischia di travolgere – giacché la distinzione fra diversi tipi di complotto non è facile – anche le teorie del complotto metafisico – che meritano certamente maggiore attenzione – e le puntuali denunce di microcomplotti tutt’altro che immaginari. Parlare troppo di macrocomplotti finisce per distogliere l’attenzione dai microcomplotti, dai veri complotti all’opera quotidianamente dietro la cronaca e la storia, il cui studio rimane invece indispensabile a chi voglia intendere, al di là delle apparenze, l’inesauribile complessità delle vicende umane.


Le tesi sul «complotto massonico» ricordano irresistibilmente Léo Taxil se si intende l’azione della massoneria nella storia come un macrocomplotto che reggerebbe tutte le vicende storiche quasi che queste fossero guidate da un solo «Grande Vecchio» nelle cui mani i grandi della politica e dell’economia sarebbero soltanto burattini. Ma questo non deve farci dimenticare che, nella storia, la massoneria è stata al centro d’innumerevoli microcomplotti, alcuni dei quali riusciti, in collaborazione – e qualche volta in contrasto – con altri «poteri forti», che non sono certo un’invenzione di qualche giornalista. E che le massonerie – certo diverse da Paese a Paese, da obbedienza a obbedienza, da epoca storica a epoca storica –, nella misura in cui sono davvero specie del genere «massoneria», hanno in comune – come insegna anche il Magistero della Chiesa – un’azione ostile all’idea che esistano dogmi, verità e «principi non negoziabili», sulla base di un’ideologia sostanzialmente relativista. Il vero «complotto» massonico – lo si chiami così o no –, o almeno quello più pericoloso dal punto di vista della Chiesa, non consiste tanto nel favorire questo o quel governo – per quanto possa trattarsi di un mezzo rispetto a un fine –, ma nel promuovere sul piano culturale un metodo «antidogmatico» che diffonde una visione della verità come relativa e condizionata da variabili indipendenti che la determinano. Com’è evidente, si tratta di una posizione antitetica a quella della Chiesa, per cui esistono verità che non possono essere messe in discussione e principi che non sono negoziabili e che non dipendono dal consenso.


Per questo – al di là degli atteggiamenti nei confronti della Chiesa di singoli massoni, che non mutano però il quadro generale – la Chiesa, con la Dichiarazione sulla massoneria del 1983 della Congregazione per la Dottrina della Fede, firmata dal suo prefetto di allora cardinale Joseph Ratzinger ma sottoscritta anche dal Papa Beato Giovanni Paolo II (1920-2005) così che dev’essere considerata Magistero vincolante per tutti i fedeli e tuttora vigente, ci ricorda che «rimane [...] immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione».

[SM=g1740722]

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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09/12/2011 18.09
 
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[SM=g1740733]ATTENZIONE.... DA LEGGERE E MEDITARE.....


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ACNews

ACNews 005-2010 — Alleanza Cattolica sul governo Monti

Roma, 5 dicembre 2011.

Dopo l'annuncio di gravosi provvedimenti economici, che fra l'altro – e ancora una volta – non comportano quei sostegni alle famiglie con figli a carico che molti avevano auspicato, persone molto per bene, ugualmente leali al bene comune dell'Italia e ispirate dalla dottrina sociale della Chiesa, rischiano oggi di dividersi fra loro sulla questione se, dopo le dimissioni del presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi, chi aveva sostenuto il suo governo debba oggi appoggiare l'esecutivo guidato dal sen. Mario Monti e appoggiato anche dal Partito Democratico e dal Terzo Polo, o debba insistere per immediate nuove elezioni. Sembra importante che amicizie politiche e culturali, talora antiche, non si rompano su questo punto e che si ricordino alcuni aspetti essenziali.

1. Almeno dal 2008 è in corso una guerra mondiale più difficile da capire di altre, perché combattuta non su campi di battaglia militari – almeno non principalmente, perché non mancano episodi di questo genere, come la guerra in Libia – ma nelle borse, nelle banche e nel sistema finanziario internazionale.

Che questa sia una modalità delle moderne guerre dette «asimmetriche», a proposito delle quali la parola «guerra» è usata in senso proprio e non solo metaforico, è stato chiarito dagli stessi ideatori della nozione di «guerra asimmetrica», i colonnelli dell'esercito della Repubblica Popolare Cinese Qiao Liang e Wang Xiangsui, che nel loro libro Guerre senza limiti. L'arte della guerra asimmetrica tra terrorismo e globalizzazione (trad. it. a cura del Generale Fabio Mini, Libreria Editrice Goriziana, Gorizia 2001), talora presentato come «la Bibbia dei nuovi conflitti», oltre all'esempio del terrorismo citano precisamente quello delle aggressioni attraverso tecniche di tipo finanziario. Dopo che la crisi del 2008, seguita dall'elezione di un presidente degli Stati Uniti particolarmente inadatto a governarla, ha dimostrato che per la prima volta dopo la fine della Seconda guerra mondiale l'egemonia statunitense può essere messa in discussione, si è scatenata una guerra asimmetrica di tutti contro tutti per cercare di sostituirla con «qualche cos'altro», dove i principali contendenti sono la Cina, alcuni Paesi arabi – che si muovono anche secondo una logica di tipo religioso –, e il BRI, sigla riferita a Brasile-Russia-India, Paesi che si considerano le potenze economiche emergenti del futuro e formano il cosiddetto BRIC con la Cina, con cui però hanno interessi non coincidenti.

2. Per cercare di giocare un ruolo in questa guerra, dove l'Europa parte da una posizione piuttosto marginale, Germania e Francia – la prima più forte economicamente, la seconda assai più debole, ma con una rete migliore di contatti politici e d'intelligence internazionali con alcuni dei protagonisti principali, in particolare con il mondo arabo tramite l'alleanza con il Qatar, Paese molto importante anche perché del mondo islamico controlla, e spesso manipola, l'informazione tramite la rete televisiva al-Jazzira – hanno deciso di presentarsi come «direttorio» e di cercare di egemonizzare l'intera Unione Europea, attaccando con manovre piuttosto brutali e spericolate – talora pericolose anche per loro – le economie europee che presentavano un certo grado d'indipendenza, a cominciare da quella italiana, sia tramite un attacco finanziario sia attraverso il colpo portato agli interessi energetici più indipendenti tramite la guerra in Libia e il tentativo d'inserire cunei nei rapporti fra alcuni Paesi europei e la Russia.

3. Questa autentica guerra non è stata capita, se non da pochi osservatori particolarmente acuti rimasti inascoltati, in un'Italia persa nelle sue beghe politiche nazionali. Pur di scalzare il governo Berlusconi, qualche volta senza capire che cosa stava succedendo ma altre volte capendolo fin troppo bene e rendendosi quindi colpevoli di un vero e proprio tradimento, forze politiche di opposizione, poteri forti economici e culturali ostili per diverse ragioni al governo, e grandi giornali sostanzialmente infeudati a questi poteri, hanno agito oggettivamente da quinte colonne di questo attacco straniero al nostro Paese.

4. Indebolito non solo dalle quinte colonne – il cui ruolo proditorio e antinazionale va comunque denunciato senza infingimenti – ma anche da comportamenti privati del presidente del Consiglio – perseguiti da magistrati ostili e messi in piazza dai media portavoce dei poteri forti con modalità discutibili e talora scandalose, ma non da loro inventati –, da una notevole litigiosità interna e da una qualità e capacità di comprensione di scenari internazionali complessi rivelatesi alla prova dei fatti spesso gravemente insufficienti, il centro-destra – come dimostra per esempio la vicenda della Libia – non è stato in grado né di resistere alla guerra scatenata contro l'Italia né di spiegare agli italiani che una guerra era in atto.

5. Le cifre ormai catastrofiche dell'attacco finanziario – da non confondersi con le cifre dell'economia reale, che però in questo scenario di guerra mondiale diventa sempre meno rilevante –, il quotidiano passaggio di aziende di eccellenza italiane in mani straniere, l'evoluzione della situazione in Libia, assai meno rassicurante per gl'interessi italiani di quanto si voglia far credere, mostrano che la guerra è stata perduta. Chi non si rende conto di questa circostanza, o si rifiuta di vederla, ha poi difficoltà a capire tutto il resto.

6. Nelle nuove guerre non sono previste occupazioni del territorio sconfitto – se non, ancora, economiche – ma è previsto il commissariamento dei vinti attraverso un governo che risponda ai vincitori, i quali ne dettano le condizioni di funzionamento: un «governo Badoglio» o se si preferisce – ma le vicende storiche furono diverse – un «governo Pétain».

7. Se è vero che abbiamo perso la guerra, non possiamo sfuggire a questo tipo di governo. Lo può votare, sotto pressione dei vincitori, il Parlamento. O lo possono votare gli elettori, i quali però non saranno molto più liberi dei parlamentari perché le potenze vincitrici ripeteranno loro tutti i giorni che o «voteranno bene» o «staranno puniti» con altri durissimi attacchi che li impoveriranno oltre il limite del tollerabile, con gravi conseguenze anche per l'ordine pubblico: gli «indignados» insegnano. È possibile che i vincitori della guerra abbiamo referenti e preferenze diverse quanto alle persone: c'è chi conosce da anni il sen. Monti, chi accetterebbe l'on. Pier Luigi Bersani o magari il sindaco di Firenze dottor Matteo Renzi dopo un passaggio elettorale – in cui peraltro ben potrebbe candidarsi lo stesso sen. Monti, verosimilmente riscuotendo un vasto consenso –, perfino chi a suo tempo ha fatto delle promesse all'on. Gianfranco Fini o chi frequenta il dottor Luca Cordero di Montezemolo. Quella che può essere in discussione però è la scelta delle persone, non della politica, che è stata già dettata dai vincitori e che in gran parte è contenuta nella nota lettera della Banca Centrale Europea.

8. Che il «governo Badoglio» a sovranità limitata e sotto vigilanza dei vincitori sia nato subito con il sen. Monti ovvero rinasca dopo un passaggio elettorale con i carri armati – metaforicamente ma non troppo – fuori dei seggi non è forse l'elemento decisivo, e non dovrebbe dividere chi ha davvero a cuore le sorti della patria. Pochi o nessuno sanno davvero che fare, ma un buon punto di partenza è prendere atto che la guerra è stata perduta. Continua fra altri e con altri scenari, che forse in futuro potranno darci qualche vantaggio. Quanto ai «governi Badoglio» – che vengono comunque, con o senza elezioni – il dilemma che si pose durante e dopo la Seconda guerra mondiale in vari Paesi di volta in volta sconfitti – se stare dentro un governo sostanzialmente imposto dallo straniero, con lo scopo di alleviare le sofferenze della popolazione e iniziare a ricostruire una presenza politica forse in futuro autonoma, o testimoniare una protesta rimanendone fuori – fu risolto diversamente da persone ugualmente di buona fede. Sarebbe bene che le persone di buona fede, pur compiendo di nuovo scelte diverse, non si dividessero neppure ora, ma trovassero un momento di raccordo nello spiegare al Paese che c'è stata una guerra, che l'abbiamo persa – per colpa delle quinte colonne e dei traditori, da denunciare incessantemente, ma anche perché i «buoni» a lungo non l'hanno capita, e gli stessi passaggi finali, la cui inevitabilità era già evidente nell'estate del 2011, sono stati avviati con notevole ritardo – e che occorre operare perché una nuova classe politica s'impegni nella lunga, faticosa e dolorosa opera della diplomazia, della ricostruzione e forse domani perfino della rivincita. Come ha ricordato nel suo viaggio apostolico in Sardegna del 2008, Papa Benedetto XVI, contro il «nichilismo diffuso» (Omelia, Santuario della Madonna di Bonaria, 7-10-2008) la politica «necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile» (ibidem), così come necessita – come Alleanza Cattolica si permette di richiamare – di una rinnovata e corale «grande preghiera per l'Italia», che riprenda quella proposta dal beato Papa Giovanni Paolo II (1978-2005) nella Meditazione con i vescovi italiani presso la tomba dell'Apostolo Pietro il 15 marzo 1994. Se fare tutto questo con un piede dentro o con entrambi i piedi fuori dai «governi Badoglio» – forse più di uno – che ci attendono non è irrilevante, ma non è l'elemento decisivo.

 

il padrone del mondo?

 

La dittatura giacobina dei poteri “forti”.
Ci sarà una nuova “Vandea”? di Roberto de Mattei

Le vicende italiane ed estere dell’anno che si conclude rendono sempre più evidente la presenza di “poteri forti”, come oggi si usa dire, che operano dietro le quinte della scena internazionale. Un tempo questi poteri venivano chiamati “forze occulte”. Oggi essi non hanno bisogno di nascondersi: mostrano il loro volto, e dialogano e interferiscono con le istituzioni politiche.

Uno dei principali centri di potere è la Banca Centrale Europea (BCE), con sede a Francoforte, un organismo di carattere privato, con propria personalità giuridica, incaricato dell’attuazione della politica monetaria per i diciassette paesi dell’Unione europea che aderiscono all’ “area dell’euro”. La BCE, ideata dal Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 e istituita il 1º giugno 1998, ha assunto, di fatto, la guida della politica non solo monetaria, ma economica e sociale europea, espropriando progressivamente gli Stati nazionali della loro sovranità in questo campo.

In una lettera inviata al presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi il 5 agosto 2011, Mario Draghi e Jean Louis Trichet, a nome del Consiglio direttivo della BCE, hanno dettato una precisa agenda al governo italiano. Essi non si sono limitati a suggerimenti e raccomandazioni di carattere generale, ma hanno fissato, punto per punto, la politica economica e sociale del nostro Paese, indicando come “misure essenziali”: 1) privatizzazioni su larga scala; 2) la riforma del sistema di contrattazione salariale; 3) la revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti; 4) la modifica del sistema pensionistico; 5) il taglio dei costi del pubblico impiego, fino alla riduzione degli stipendi dei dipendenti statali. Hanno infine chiesto che tali regole fossero prese per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare, auspicando una riforma costituzionale che le rendesse più cogenti.

Si può pensare ciò che si vuole di queste misure economiche e sociali. E’ certo però che per la prima volta un gruppo di eurocrati, indipendenti dal potere politico, interviene in maniera così diretta e imperativa nella vita pubblica del nostro Paese. Che cosa accade se un governo nazionale resiste all’imposizione di questi dettami? Lo abbiamo visto proprio in Italia. La BCE è oggi l’unica istituzione europea che può esercitare una prerogativa tipica dello Stato sovrano, quale è l’emissione di moneta. La forza di una moneta dovrebbe corrispondere alla ricchezza di uno Stato. In realtà la Banca Centrale, non essendo uno Stato, emette moneta e stampa banconote senza produrre ricchezza. Essa però impone agli Stati nazionali, a cui è interdetto battere moneta, le regole per produrre la propria ricchezza. Se gli Stati in difficoltà si allineano, la Banca Centrale li aiuta comprando i loro titoli di Stato e diminuendone in questo modo l’indebitamento. Se essi non obbediscono alle indicazioni ricevute, la BCE cessa di sostenerli finanziariamente riducendo l’acquisto degli stessi titoli di Stato. Ciò comporta un aumento del cosiddetto “spread”, che è la differenza tra il rendimento dei titoli di Stato tedeschi (Bund), considerati i più affidabili, e quelli italiani (BTp), percepiti come “a rischio” dagli investitori. Se lo spread aumenta, lo Stato italiano è costretto a garantire ai propri titoli rendite più alte, aumentando così il suo deficit, a tutto vantaggio della speculazione dei potentati finanziari. E’ difficile che in una situazione di questo genere un governo regga. Né la Spagna, né la Grecia, né l’Italia hanno resistito a questa formidabile pressione. La BCE, in una parola, “pilota”, e qualche volta provoca, le crisi politiche degli Stati nazionali.

Naturalmente la BCE non agisce isolata, ma di concerto con altri attori: il Fondo Monetario Internazionale, le agenzie di rating, che valutano la solidità finanziaria di stati e governi nazionali, l’Eurogruppo, che riunisce i ministri dell’Economia e delle finanze degli Stati membri che hanno adottato l’Euro. Queste iniziative sono concordate in luoghi discreti, ma ormai a tutti noti, come gli incontri periodici del Council on Foreign Relations (CFR), della Commissione Trilaterale, del Gruppo Bilderberg. Sarebbe riduttivo immaginare che dietro queste manovre siano Stati nazionali come la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, la Germania o la Francia. L’obiettivo non dichiarato della BCE è proprio la liquidazione degli Stati nazionali.

L’Unione europea, presentata come una necessità economica, è stata infatti una precisa scelta ideologica. Essa non prevede la nascita di un forte Stato europeo, ma piuttosto di un non-Stato policentrico e caotico, caratterizzato dalla moltiplicazione di centri di decisione con compiti complessi e contrastanti. Ci troviamo di fronte a trasferimenti di potere che avvengono non verso una sola istituzione ma verso una pluralità d’istituzioni internazionali, le cui competenze rimangono volontariamente oscure. Ciò che caratterizza questa situazione è la grande confusione di poteri e la loro conflittualità latente o manifesta: in una parola un’assenza di sovranità tale da esigere il costituirsi di una suprema Autorità mondiale. L’ex presidente della BCE Trichet in un discorso tenuto a New York il 26 aprile 2010, presso il CFR ha esplicitamente evocato la necessità e l’urgenza di un super governo mondiale, che fissi regole economiche e finanziarie per affrontare lugubri scenari di depressione economica.

Questa visione viene da lontano e vuole imporre all’umanità una “Repubblica universale” direttamente antitetica alla Civiltà cristiana nella quale si amalgamerebbero tutti i Paesi della terra, attuando cosi il sogno ugualitario di fondere tutte le razze, tutti i popoli e tutti gli Stati. Il romanzo profetico di Robert Hugh Benson Il Padrone del mondo (Fede e Cultura, Verona 2011, con prefazione di S.E. Mons. Luigi Negri) mostra come questa utopia tecnocratica possa sposarsi con l’utopia religiosa del sincretismo. In nome di questo superecumenismo tutto viene accettato fuorché la Chiesa cattolica di cui si programma l’eliminazione, dopo quella degli Stati nazionali.


L’eliminazione della sovranità nazionale comporta, come logica conseguenza, quella della rappresentanza politica. L’ultima parola è ai tecnocrati, che non rispondono alle istituzioni rappresentative, Parlamento e governi, ma a club, logge, gruppi di potere i cui interessi sono spesso in antitesi con quelli nazionali.

I tecnocrati aspirano a guidare governi di emergenza, con leggi di emergenza, che spianano la strada alla dittatura giacobina, come accadde nella Rivoluzione francese. Al giacobinismo si contrapposero però allora, in Francia e in Europa, con successi e insuccessi, le insorgenze contro-rivoluzionarie. Ci sarà oggi una nuova Vandea nel Vecchio continente devastato dagli eurocrati?

tratto da:
http://www.fattisentire.org/modules.php?name=News&file=article&sid=3624

 


[Modificato da Caterina63 10/12/2011 11.46]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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Simboli religiosi in pubblico e libertà di culto: i presepi profanati

Anche il bue e l'asinello appaiono costernati per il Gesù bambino "gambizzato" a Varese
Grazie alla meticolosa opera di raccolta notizie fatta dalla Redazione del Sito della Diocesi di Porto-Santa Rufina, possiamo renderci conto di quanti furti, attacchi, danneggiamenti -  nell'Italia che si ritiene ancora cattolica - ci siano ai simboli religiosi. In particolare contro i presepi che spuntano un po' dappertutto durante le feste natalizie e sono, ormai da vari anni, e sempre di più: bersagli facili di chi vuole esprimere il suo odio a Gesù. Non si tratta di vandalismi qualunque, ma di colpire e sfregiare i sentimenti religiosi delle persone che hanno desiderato mostrare la loro fede nel Dio incarnato. Leggete la lista degli episodi che si sono succeduti nei giorni del Natale appena trascorso:

Breve rassegna delle profanazioni
avvenute nello scorso Natale '11

Salsomaggiore Terme - Sconcertante atto sacrilego a Salsomaggiore Terme, nel Parmense. Alcuni vandali, nel presepio della centralissima piazza Berzieri, di fronte all'edificio storico delle terme, hanno mozzato di netto la testa della statua del Bambino Gesù. La scoperta è stata fatta dai tecnici del Comune che stavano sistemando le aiuole della piazza e hanno dato l'allarme. La statua mutilata è stata subito rimossa dalla mangiatoia.

Sant'Ambrogio (Torino) - Nella notte di Capodanno alcuni vandali hanno decapitato le teste dei personaggi del presepe collocato nel giardino retrostante la Chiesa delle Grazie, in Borgata Bertassi. Le statue erano ad altezza d'uomo: sono state mozzate le teste di San Giuseppe e della Madonna. La statua di Gesù bambino è stata invece impiccata ed appesa ad un cartello stradale.

Induno Olona (Varese) - Durante la notte di Natale ignoti vandali hanno preso di mira il presepe allestito nella centralissima piazza del municipio, vicino alla chiesa parrocchiale di San Giovanni. Danneggiata la statuina di Gesù Bambino, alla quale sono state spaccate le gambe. Sconcerto e rabbia in paese.

Castegnato (Brescia) ennesimo atto vandalico contro una rappresentazione della Natività. Ignoti hanno dato fuoco al presepio all’aperto, allestito sul retro della Santella del Buon Viaggio, l’edificio più antico di Castegnato che risale al 1300-1400. Hanno bruciato la capanna ed interamente distrutto i personaggi di compensato al suo interno: San Giuseppe ed il Bambin Gesù, mentre della Madonna resta un pezzo del corpo scampato alle fiamme.

Roma - Rapito il bambinello dalla culla di Piazza Venezia. La piccola statua e' stata trovata in meno di un'ora dai carabinieri e rimessa al suo posto. A segnalare il misfatto al 112 erano stati alcuni cittadini e i controlli immediatamente disposti dai militari hanno portato a una rapidissima soluzione: il bambinello giaceva abbandonato su un marciapiede poco lontano, in via del Plebiscito.

Tirrenia, sul litorale pisano: rapita una statua di uno dei Re Magi. Il presepe e' stato allestito dalla Proloco in una casottino di legno nella centrale piazza Belvedere e mercoledi' mattina le statue dei magi erano state posizionate all'esterno, in attesa di essere sistemate al riparo di una teca di vetro.

Firenze, hanno portato via il bambin Gesu' del presepe di piazza Duomo, a Firenze, per abbandonarlo poche centinaia di metri piu' in la'. A trovarlo, su un marciapiede, e' stato un turista. Il bambinello, una statua a grandezza naturale, e' stato consegnato ai vigili urbani, che lo hanno rimesso al suo posto. Il presepe e' allestito dall'Opera del Duomo.

Lecce, furto nella notte ai danni del presepe allestito negli spazi dell’Anfiteatro di Lecce, nella centralissima Piazza Sant’Oronzo. Ignoti hanno fatto sparire la statua del bambinello. Nelle passate edizioni del presepe di Piazza Sant’Oronzo, voluto dall’amministrazione comunale di Lecce, si erano registrati episodi analoghi; negli scorsi anni, infatti, erano state rubate le statue dei Re Magi.

Brescia, quartiere Fiumicello: dopo aver subito numerosi atti vandalici, la Parrocchia ha dovuto togliere il presepe allestito nel parco antistante. Il Parroco promuove un momento di preghiera, al termine del quale resta un cartello, quello dei residenti di Fiumicello che recita sicuro questa è una «Casa costruita sulla Roccia».

Milano Marittima . i ladri hanno fatto visita al presepe artistico di Milano Marittima, facendo sparire una delle quarantatre pecore. "Questo grave episodio si aggiunge ad un vero e proprio atto vandalico compiuto qualche settimana fa sulla figura del pastore - si legge nella nota della proloco - a cui era stata amputata una mano, in seguito ripristinata dal restauro a Milano".

Castenedolo (Brescia). Quattro minorenni fra i 15 e i 16 anni di età e una 19enne danno fuoco al presepe allestito davanti alla Parrocchia di San Bartolomeo. Notati da alcuni passanti, sono stati identificati dai Carabinieri.

Brescia - Sono tre gli episodi di danneggiamento su cui stanno indagando le forze dell’ordine di Brescia. L’ultimo raid notturno contro il personaggi del presepe è stato messo a segno lunedì in via Volturno, vicino all’incrocio con via Manara, a poca distanza dall’Iveco. In questo caso ad essere prese di mira le statuine di San Giuseppe e quella di uno dei Re Magi. Altri casi simili si sono verificati in piazzale Arnaldo dove la mano degli ignoti vandali si è scagliata contro l’effige della Madonna e dell’asinello. Non si è sottratto alle mire degli ignoti nemmeno il presepe allestito in piazza della Loggia.

Uboldo (Varese) - Hanno preso i personaggi del presepe e li hanno gettati per strada. L'ennesima impresa dei vandali ha disgustato il paese: una banda di ragazzi ha letteralmente fatto scempio del presepe allestito in piazza Conciliazione. L'autore, Lino Ciceri, ha poi vagato per chilometri trovando le sue opere gettate per strada in vari punti del paese.

Gardone (Varese) - Un gesto da condannare e aggravato dal fatto che sia successo il giorno di Natale. E’ accaduto al tradizionale presepe, giunto alla ventiduesima edizione, allestito dal comitato Acqualunga Centro Storico in via Zanardelli. Stavolta, però, come l’anno scorso, il Natale della zona è stato “rovinato” dal furto simbolico di una delle cassette allestite intorno alla Natività e destinate alle offerte. Tutto il ricavato sarà devoluto in beneficenza.

Nuoro - Vandali in azione la notte scorsa a Macomer. Dopo aver sottratto alcune statuine, compresa quella del Bambin Gesu' dal presepe parrocchiale, durante la notte ignoti hanno dato fuoco alle luminarie dell'albero addobbato per le festivita' natalizie nella piazza principale. Sul posto sono arrivati i Vigili del fuoco del distaccamento del Marghine che hanno provveduto a spegnere le fiamme, dopo aver accertato la dolosita' dell'evento.

Arzignano (Vicenza) - Rubata la statua del Bambino Gesù, ritrovata dopo 48 ore. Dal presepe allestito in piazza il giorno di Natale è scomparso il soggetto principale. Poi, dopo le ricerche, è stato ritrovato. A distanza di due giorni. La statua era di legno, molto pesante e a grandezza naturale.

Montagna (Sondrio) - Quattro minorenni, tra i 13 e i 17 anni, due maschi e due femmine, la vigilia di Natale non hanno trovato di meglio che distruggere il suggestivo presepe preparato con cura. Non si sono limitati a mettere sottosopra l'opera artigianale, portando via del muschio e distruggendo alcune statuine, ma hanno anche rubato buona parte dei dolciumi contenuti in un cestino messo a disposizione dei bambini.

San Marino - “Sono 16 anni che faccio il presepe alla Porta del Paese e sono 16 anni che i vandali me lo distruggono”. E' arrabbiato, Massimo Agostini, del ristorante il “Ritrovo” di San Marino perché il presepe non vogliono proprio lasciarlo stare. Tre anni fa hanno rubato la statuetta della Madonna. Agostini ogni anno riceve l'incarico, dalla Giunta di Castello, di allestire il presepe davanti alla porta principale del centro storico di San Marino; ma i vandali di notte si sbizzarriscono a distruggere l'opera.

Felino (Parma) - Atto vandalico contro un'altra immagine sacra. Attorno alle 2 alcune persone si sono accanite su una Maesta' posta all' ingresso del paese. I vandali hanno prima divelto l'inferriata, che protegge l'immagine della Madonna, con un bastone e poi, dopo avere rotto il vetro, l'hanno sfregiata ed infine fatta saltare con una piccola bomba carta. Risultato: distaccamento di una parte dell'affresco e danni ingenti alla struttura. Indagano i carabinieri.

Carrara - Non ha pace il presepe realizzato sul sagrato del duomo di Carrara: dopo il furto delle statue della Madonna e del Bambin Gesu', avvenuto prima di Natale, la capanna riallestita dagli artisti del borgo con le canne di bambu' e corredata da altre statue in marmo, e' stata spazzata via da una folata di libeccio.

Portocannone (Campobasso) – Devastato dai vandali il presepe. Lo ha denunciato il sindaco del paese che si recherà presso la caserma dei Carabinieri per presentare formale querela contro ignoti. Il presepe era stato allestito nella piazza principale di Portocannone.

Borgo a Mozzano (Lucca) - Rubata la statua del Gesù Bambino dal presepio allestito davanti alla sede storica della Misericordia di Borgo a Mozzano.

Noale (Venezia) – I Re Magi che portano al bambin Gesù oro e incenso, sono spariti dal presepe di Noale proprio la notte di Natale. Il quadretto della natività era stato allestito dalla Pro loco la vigilia stessa, per la prima volta, sotto il grande albero in piazza XX Settembre.

Castellammare (Napoli) - Rapito bambino Gesù dal Presepe dalla vetrina di un negozio che aveva aderito alla manifestazione "Natale in vetrina". Gesù sara' comunque al suo posto grazie al gentile dono di alcune suore.

Olbia - Rubate da un grande presepe in Via Lituania, nel centro di Olbia, le statue della Sacra Famiglia e di un pastore vicino alla greppia.

Civita di Bagnoregio, danneggiate le strutture del presepe vivente che viene realizzato ogni anno.

Torre Pedrera (Rimini) - Danneggiato da alcuni vandali e ricostruito dagli scultori della sabbia con l'aiuto della popolazione il presepe di sabbia di Torre Pedrera. Si è registrata una vera e propria gara di solidarietà da parte della gente, che per aiutare gli artisti ha trasportato secchi d'acqua e sacchi di sabbia. Resta l'amarezza per il gesto insensato dei vandali che l'hanno devastato a sprangate alcune notti fa.

Terzigno (Napoli) - Ignoti hanno distrutto il presepe allestito in Piazza Immacolata. I malviventi che hanno distrutto l’opera si sono accaniti con sdegno e brutalità sulle statue del presepe.

Morbegno (Sondrio) - Furto al presepe della Croce Rossa. Non si è salvato nemmeno quest'anno l'allestimento della Natività sistemato come da tradizione di fronte all'ospedale, a piazza sant'Antonio, dagli amici della Croce Rossa.

E, non meno grave ...

Scoglitti (Ragusa) - due tunisini nascondono la droga nel presepe di casa. Arrestati.

Bergamo - Gesu’ bambino, il bue, l’asinello e due San Giuseppe. E’ l’iniziativa del piu’ frequentato centro sociale bergamasco, il Paci’ Paciana, che ha allestito un presepe senza Maria, ma col bambinello accudito da due statuette di Giuseppe.

E meno male che era una "Breve" rassegna! Leggere in fila tutte queste notizie fa pensare. Non si tratta di un gesto sporadico, ma di una vera e propria "cristianofobia" o meglio di una vera e propria persecuzione dei sentimenti e delle manifestazioni religiose cristiane. Ma siccome le maggioranze non hanno bisogno di tutela e non fanno notizia (se non in tempo di voto), finché non arriveremo al livello della Nigeria, questi episodi li troverete solo nascosti nelle pagine dei giornali di provincia, o nei siti cattolici che si interrogano su cosa sta succedendo.


Testo preso da: Cantuale Antonianum http://www.cantualeantonianum.com/#ixzz1iRJGPG9p
http://www.cantualeantonianum.com



[SM=g1740771]


La nuova Costituzione Ungherese parla di Dio: riconosciuto ruolo e importanza del Cristianesimo, difesa di famiglia etero e della vità umana

Negli anni scorsi dall'Ungheria erano giunte già diverse buone notizie in ambito religioso-liturgico:
-
il pontificale in Rito Antico del Vescovo Ausiliare di Vac presso la Basilica di Mátraverebély-Szentkút (10 aprile 2010);
- la esemplare decisione dell'episcopato ungherese di obbedire al Papa e di procedere alla correzione del Messale N.O. del
pro multis (da "mindenkiért" a "sokakért") (06 ottobre 2011);
- la celebrazione di SS. Messe in Rito Antico per i militari ungheresi (23 dicembre 2011).

Ma quella del 1° gennaio 2012 è oltremodo straordinaria, se pur riguarda un fatto politico.
E' entrata in vigore la nuova Legge Fondamentale dell'Ungheria (equivalente alla nostra Costituzione), con le modifiche "cristiane", che erano state proposte dal Premier V. Orban e dalla Fidesz i mesi scorsi.
La Costituzione era stata approvata con 262 voti favorevoli, 44 controe 1 astensione. Il testo era stato poi promulgato dal Presidente della Repubblica ungherese, Pal Schmitt, il 25 aprile 2011 e sarebbe entrato in vigore, appunto, il 1° gennaio 2012.

Nel nostro post in cui ne davamo notizia (qui) illustravamo i cambiamenti di fondo e di principio, e le peculiarità cristiane introdotte.
Oggi vi proponiamo direttamente il testo di cui parlammo e le modifiche salienti e di nostro maggior interesse. (la versione integrales i può trovare a questo link, nella traduzione in inglese).

Non servono commenti per esprimere la gioia nel leggere che da qualche parte in Europa l'orgoglio Cattolico non è fonte di vergogna o, peggio, bandito, e che un popolo si dichiari orgoglioso di essere cristiano cattolico e che invochi la benedizione di Dio.

Roberto


"Preambolo (omissis)

Dio benedica gli ungheresi!
[...]
Siamo orgogliosi che il nostro re Santo Stefano abbia costituito lo Stato ungherese su un terreno solido e reso il nostro paese una parte dell'Europa cristiana mille anni fa
[...]
Riconosciamo il ruolo del cristianesimo nel preservare la nazione. Apprezziamo le varie tradizioni religiose del nostro Paese
[...]
Noi non riconosciamo la sospensione della nostra Costituzione storica a causa di occupazioni straniere. [...] Noi non riconosciamo la costituzione comunista del 1949, dato che era la base per il dominio tirannico, quindi noi proclamiamo che sia valido

articolo L
(1) L'Ungheria proteggere l'istituto del matrimonio come l'unione di un uomo e una donna stabilito dalla decisione volontaria, e la famiglia come base della sopravvivenza della nazione.(2) L'Ungheria incoraggia l'impegno di avere figli
[...]

LIBERTA 'E RESPONSABILITA'
articolo II
La dignità umana è inviolabile. Ogni essere umano ha il diritto alla vita e alla dignità umana, la vita embrionale e fetale sono soggette alla protezione dal momento del concepimento."

fonte: Rorate Caeli blog


[Modificato da Caterina63 04/01/2012 00.02]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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L'imitazione di Cristo. Storia di Jenni


di Mario Palmaro
05-01-2012



Jenni è una ragazza americana morta di tumore a 17 anni. Jennifer Michelle Lake poteva curarsi ma non l’ha fatto perché aveva paura di provocare, anche se involontariamente, la morte del figlio che portava in sé. Niente radioterapia, niente chemio, per proteggere il piccolo Chad. Che infatti è nato sano come un pesce, ed è rimasto con la sua giovane mamma per 12 giorni. Poi Jenny è morta.


Una storia straziante e magnifica, che sta commuovendo un numero incalcolabile di persone, perché gli ultimi mesi di vita della ragazza sono stati registrati dalla famiglia che ha creato su YouTube un canale dedicato, Jenni's Journey, e prima una omonima pagina Facebook per cercare di sovvenire alle sue necessità.


In un mondo che legittima l’aborto legale, gratuito e sicuro come un diritto irrinunciabile della donna; in un mondo che esalta la “scelta” della donna come buona in sé, a prescindere da quale sia; in un mondo in cui abortire o far nascere è ingannevolmente presentato come una scelta, occultando che sulla vita innocente nessuna scelta è possibile; in un mondo simile, l’esempio di Jenni sta toccando molti cuori. Una contraddizione che fa perfino rabbia, perché dimostra la deriva emotivista che opprime la civiltà in cui viviamo. La stessa persona è capace di tenere insieme ciò che non si potrebbe; e quindi, con la mente si votano leggi di morte e si condividono opinioni e mass media ferocemente abortisti; e con il cuore ci si commuove davanti al sacrificio estremo di una giovane mamma. Incredibile.


«Ho fatto quello che dovevo fare», ha sempre detto Jenni. C’è un abisso che divide questa vicenda dal mondo in cui è capitata; un mondo nel quale si calcola che ogni anno vengano abortiti volontariamente 40 milioni di innocenti. Un abisso infernale, se si pensa che la quasi totalità di questi delitti vengono consumati per motivazioni decisamente meno gravi rispetto al dilemma tragico che Jenni si è trovato davanti: per lei si trattava di scegliere fra la sua vita e quella del figlio. Di norma, oggigiorno si ricorre all’aborto per molto meno: per un figlio imprevisto, perché in casa manca una stanza in più, per non intralciare le scelte di vita e di carriera, perché si è troppo giovani, perché non è il momento, perché mancano soldi.


La condotta di Jenni surclassa l’atteggiamento mediamente diffuso tra i suoi coetanei o fra le donne che potrebbero esserle, per età, madri. Jenni ha testimoniato che, se aspetti un figlio, è normale che vuoi dargli tutta te stessa, vita compresa. Non sarà inutile notare che nel caso specifico Jenni avrebbe potuto invocare, sotto il profilo morale, il principio del duplice effetto; principio in base al quale si può tollerare un male temuto, a patto di non volerlo, di non avere alternative, di non usare questo male come mezzo per raggiungere il fine buono. Poteva provare a curarsi, accettando il rischio della morte del figlio: non si sarebbe trattato di un aborto volontario diretto. Ma Jenni ha voluto che la sua condotta fosse pienamente aderente a quello che Gesù insegna: non c’è amore più grande che dare la propria vita per i propri amici.


Del resto, la vera cultura pro-life è questa: da un lato, riconosce la sacralità di ogni essere umano innocente; dall’altro, sa che la vita è sacrificabile in un unico caso. E cioè, quando per amore e liberamente qualcuno offre sé stesso per la salvezza di chi ama. È questa, a pensarci bene, la più perfetta imitazione di Cristo.



Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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26/01/2012 19.07
 
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35mila cristiani della Nigeria in fuga dal Nord


Aiuto alla Chiesa che Soffre preoccupata per la situazione nella capitale africana


ROMA, giovedì, 26 gennaio 2012 (ZENIT.org) - Oltre 35mila persone hanno abbandonato il nord della Nigeria in seguito agli attentati di venerdì scorso a Kano. E' quanto riportato da alcune fonti della Chiesa locale alla fondazione Aiuto alla Chiesa che Soffre, riferendo che «Gli abitanti fuggono verso le città che ritengono maggiormente sicure: soprattutto a Jos e nelle regioni più a Sud».

«La popolazione è nel panico – riferisce ancora la fonte – e sono in molti a scappare, lasciando il poco che possiedono. Non hanno il tempo di prendere nulla, perché nessuno può sapere quando scoppieranno altre violenze». Tra chi cerca di mettersi in salvo è altissimo il numero dei cattolici, nuovamente colpiti domenica scorsa.

Il 22 gennaio, inoltre, nello stato di Bauchi due esplosioni hanno semidistrutto due Chiese della capitale mentre nella città a maggioranza musulmana di Tafawa Balewa, durante il coprifuoco indetto dal governo, alcuni uomini armati hanno ucciso dieci fedeli.

In visita nella città di Kano – dove i recenti attentati ad opera dei Boko Haram hanno causato oltre 200 morti – il presidente nigeriano Jonathan Goodluck ha promesso di aumentare le misure di sicurezza. Secondo un recente rapporto dello Human Right Watch, sarebbero 550 le persone uccise nei 115 attacchi commessi dal gruppo estremista nel 2011. Lo stato maggiormente colpito è stato quello di Borno. E’ invece 935 il numero stimato delle vittime dei Boko Haram dal 2009 ad oggi. E nel 2012, in neanche un mese, si sono già registrati oltre 250 morti.

“Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS), Fondazione di diritto pontificio fondata nel 1947 da padre Werenfried van Straaten, si contraddistingue come l’unica organizzazione che realizza progetti per sostenere la pastorale della Chiesa laddove essa è perseguitata o priva di mezzi per adempiere la sua missione. Nel 2010 ha raccolto oltre 65 milioni di dollari nei 17 Paesi dove è presente con Sedi Nazionali e ha realizzato oltre 5.500 progetti in 153 nazioni.

 


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01/02/2012 00.14
 
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SE IL PRETE NON E' PIU' PEDOFILO...

Ormai è una pratica più che consolidata: quando viene fuori il nome di un prete pedofilo (in Italia o all'estero) scatta automaticamente una vera e propria gogna mediatica contro il sacerdote. E se il prete d'un tratto non è più pedofilo e viene scagionato da tutte le accuse? Noto (e mi fanno notare) che da parte dei media, in questi casi, c'è il massimo silenzio. [SM=g1740730]

Non sarà contento Padre Kevin Reynolds, sacerdote irlandese della contea di Galway, nell'ovest del Paese. Padre Reynolds, accusato pubblicamente di essere un pedofilo (come successo per tanti altri preti irlandesi), in realtà, dopo indagini e vari test medici è risultato essere innocente, non ha mai abusato di bambini, non è un pedofilo. Nonostante ciò, in Italia, nessuno ne ha dato notizia (a parte il Foglio: ne ha parlato Paolo Rodari QUI).

La tv nazionale irlandese RTE, nel maggio scorso, lo aveva trasformato in una star (o in un mostro): lo aveva "perseguitato" e il suo direttore, saputa la notizia dell'innocenza di Reynolds, si è dovuto dimettere, scusandosi pubblicamente con il prete, dicendo: "E' stato uno degli errori editoriali più grandi della mia carriera". Non è finita, RTE adesso rischia di pagare una multa di 250.000 euro per diffamazione.

Questo prete 65enne, accusato di aver violentato una ragazzina africana nel 1982 e di esser padre di una ragazza (oggi 14enne) è innocente. [SM=g1740720] E in silenzio è tornato a lavorare nella sua parrocchia, senza chiedere vendette e senza puntare il dito contro chi lo aveva accusato. Impariamo.
[Modificato da Caterina63 14/02/2012 14.39]
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04/03/2012 21.34
 
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Monti vuole “abolire” Dio? E i cosiddetti “ministri cattolici” approvano…

4 marzo 2012 / In News

Monte Mario è una collinetta che sovrasta il Vaticano. Non vorrei che Monti Mario pretendesse di sovrastare Dio stesso, spazzando via, con un codicillo, quattromila anni di civiltà giudaico-cristiana (e pure islamica) imperniata sul giorno del Signore, “Dies Dominicus”.

Comandamento divino, nel Decalogo di Mosè, che è diventato il ritmo della civiltà anche laica, dappertutto. Perfino in Cina.

Il codicillo del governo che “abolisce” Dio (o meglio abolisce il diritto di Dio che è stato il primo embrione dei diritti dell’uomo, come vedremo) è l’articolo 31 del “decreto salva Italia”.

Dove praticamente si decide che dovunque si possono aprire tutti gli esercizi commerciali 7 giorni su 7 e 24 ore al giorno. Norma che finirà per allargarsi anche all’industria nella quale già è presente questa spinta.

Dunque produrre, vendere e comprare a ciclo continuo. Senza più distinzione fra giorni feriali e festivi (Natale compreso), fra giorno e notte, fra mattina e sera.

Sembra una banale norma amministrativa, invece è una svolta di (in)civiltà perché abolendo la festa comune – e i momenti comuni della giornata – distrugge non solo il fondamento della comunità religiosa, ma l’esperienza stessa della comunità, qualunque comunità, dalla famiglia a quella amicale e ricreativa dello stadio.

Distrugge la sincronia sociale dei tempi comuni e quindi l’appartenenza a un gruppo, a un popolo. Per questo c’è l’opposizione indignata della Chiesa e dei sindacati (pure di associazioni di commercianti).

La cosa infatti non riguarda solo chi – per motivi religiosi – vede praticamente abolita la domenica, il giorno del Signore (per i cristiani è memoria della Resurrezione di Cristo e simbolo dell’Eterno in cui sfocerà il tempo).

Riguarda tutti, ci riguarda come famiglie, come comunità locali o particolari. Infatti è vero che ci sono lavori di necessità sociale che sempre sono stati fatti anche la domenica (pure il commercio in località turistiche e in tempi di vacanza). Ma è proprio l’eccezione che conferma la regola.

La regola di un giorno di festa comune, non individuale, ma comune (sia per la liturgia religiosa che per le liturgie laiche), è infatti ciò che ci permette di riconoscerci.

Ciò che consente di stare insieme ai figli, di vedere gli amici (allo stadio, al mare, in campagna, in bici, a caccia), di ritrovarsi con i parenti, di dar vita ai tanti momenti comuni o associativi.

Se ai ritmi individuali già forsennati della vita si toglie anche l’unico momento comune della festa settimanale (o, per esempio, del “dopocena”), le famiglie ne escono veramente a pezzi. Tutti diventano conviventi notturni casuali come i clienti di un albergo.

E si dissolvono i “corpi intermedi”, i gruppi e le associazioni in cui l’individuo si realizza.

Il giorno di festa comune ci ricorda infatti che non siamo solo individui, ma persone con relazioni e rapporti affettivi. Non siamo solo produttori/consumatori, ma siamo padri, madri, figli, fidanzati, siamo amici, siamo appassionati di questo o di quello, apparteniamo a gruppi, comunità, a un popolo.

Il “giorno del Signore” nasce quattromila anni fa per affermare che tutto appartiene a Dio. Ed è significativo che il comandamento del riposo che fu dato da Dio nella Sacra Scrittura riguardasse – in quell’antichissima civiltà – anche servi, schiavi e animali: era il primo embrione in forma di legge di una liberazione, di un riconoscimento della dignità di tutti, che poi si sarebbe affermato col cristianesimo.

Proclamare il diritto di Dio come diritto al riposo per tutti (e addirittura riposo comune) significava cominciare a far capire che niente e nessuno può arrogarsi un potere assoluto sulle creature.

Perché tutti hanno una dignità e perfino gli animali vanno rispettati. Come pure la terra (i ritmi della terra) che non può essere sfruttata senza riguardo.

Non a caso, proprio sul ritmo settenario della settimana, Dio, nella Sacra Scrittura, comanda al suo popolo quegli anni “sabbatici”, che corrispondevano al “giorno del Signore”, per cui ogni sette, c’era un anno in cui si liberavano gli schiavi, si condonavano i debiti e si faceva riposare la terra.

Questo è il retroterra storico della “Giornata europea per le domeniche libere dal lavoro” che è stata indetta oggi, in dodici paesi europei.

E’ promossa dalla “European Sunday alliance” a cui aderiscono 80 organizzazioni, non solo chiese e comunità religiose (in qualche paese pure ebraica e musulmana), ma anche – e soprattutto – sindacati dei lavoratori e associazioni dei commercianti.

Un’inedita coalizione impegnata in una battaglia anche laica. Battaglia di civiltà come fu quella per la giornata otto ore all’albore del movimento sindacale: infatti si cita come esemplare il caso delle lavoratrici rumene di una catena di supermercati tedeschi che a Natale e Capodanno scorsi si sono ribellate al lavoro festivo e hanno vinto.

Fra l’altro la Corte Costituzionale tedesca ha dichiarato anticostituzionale l’apertura festiva perché lede la libertà religiosa e il diritto al riposo: la vita dell’uomo non è solo comprare e vendere. Perché non siamo schiavi.

La situazione italiana si annuncia come la più dura. Infatti “in nessun Paese europeo esiste che i negozi stanno aperti 24 ore al giorno e sette giorni su sette”, dichiara ad “Avvenire” il sindacalista della Cisl Raineri. Oltretutto con una decisione piombata dall’alto.

Cgil, Cisl e Uil stamattina distribuiscono un volantino dove si legge: “Oggi non fare shopping! La domenica non ha prezzo”.

I sindacati dicono che sarebbero soprattutto le donne a pagare il prezzo più duro perché sono quasi il 70 per cento del personale nel commercio e sono quelle che già oggi soffrono di più la difficile armonizzazione dei “tempi di lavoro” con la famiglia.

E’ anche provato, dagli esperimenti fatti finora, che questa devastante trovata non avrebbe alcun beneficio né sull’occupazione, né sui consumi, infatti la gente non compra perché è tartassata dallo stato e dalla recessione, non perché il supermercato è chiuso alla domenica.

Infatti la Regione Lombardia ha già annunciato ricorso alla Corte Costituzionale contro la norma “ammazza domeniche”. E la seguono a ruota Toscana e Veneto.

Il mondo cattolico giudica inaccettabile quella norma ed è in subbuglio.

Ora agli italiani, oltre ai soldi, pretendono di sottrarre pure Dio e la domenica. La Chiesa si sente “derubata” di una cosa assai più preziosa dei soldi che dovrà pagare per l’Imu (a proposito della quale non è affatto chiaro se e come le scuole cattoliche si salveranno).

Già la presunzione di Monti nel chiamare “salva Italia” il suo decreto tartassatorio, oltreché irridente è quasi blasfema. Per i cristiani infatti a “salvare” è solo Dio.

Non imperatori, tecnocrati, partiti, condottieri, duci o idoli vari. Al sedicente “salvatore” SuperMario si addice la battuta: “Dio esiste, ma non sei tu. Rilassati”.

Non è un caso se ieri questa decisione del “governo mari e Monti” è stata fulminata nell’editoriale di Avvenire come “emblematica di una deriva culturale, un nuovo ‘pensiero unico’ che maschera come una maggiore libertà e progresso, ciò che in realtà è un impoverimento e una restrizione della libertà stessa”.

“Avvenire” (che ieri, con una bella pagina, ha fornito tutte le informazioni sull’iniziativa di oggi) denuncia il “ribaltamento di valore” che spazza via l’uomo e il giorno del Signore e “mette al centro la merce”.

Sacrosanto. Ma allora perché sostenere entusiasti questo governo e far accreditare perfino l’idea che esso segni il “ritorno alla politica” dei cattolici?

Vorrei chiedere pure ai cosiddetti “ministri cattolici” Riccardi, Passera e Ornaghi: com’è stato possibile approvare entusiasticamente una tale assurdità?

Perché una poltroncina val bene una messa? Speriamo di no. Ma se non è così si oppongano a questa norma. Si facciano sentire.

 

Antonio Socci

 

Da “Libero”, 4 marzo 2012


Fraternamente CaterinaLD

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30/03/2012 17.23
 
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Miracoli vietati e miracoli riconosciuti (Silvia Guidi)

Miracoli vietati e miracoli riconosciuti

Silvia Guidi

La diffida a non abusare della credulità popolare non è stata inviata — per conoscenza, in quanto Persona informata dei fatti — anche al Creatore, solo perché non è facile reperirne l’indirizzo; ma quando questo piccolo inconveniente burocratico sarà risolto anche Dio potrebbe trovarsi sul banco degli imputati (per abuso di potere, lesa maestà laica o una qualche altra accusa tratta dal fertile genere letterario della fantagiurisprudenza).

Non è la prima volta che succede, come la storia della salvezza ci ricorda, ma stavolta la vicenda ha accenti tragicomici: l’intervento imprevedibile della Grazia è stato giudicato incompatibile con le leggi del codice pubblicitario inglese.

«In Gran Bretagna — spiega Gianfranco Amato, segnalando in Rete uno degli esiti più surreali della censura postmoderna — sulla tutela dei consumatori vigila l’Advertising Standards Authority (Asa): e recentemente ha proibito all’associazione cristiana Healing On The Streets (Hots) di dire pubblicamente che attraverso la preghiera è possibile guarire». [SM=g1740730]
 A Bath, l’associazione Hots è composta da volontari che pregano per i malati, rendendo nota la propria attività su un sito web; secondo l’Autority si tratta di pubblicità ingannevole, «illegittima e irresponsabile», colpevole di «indurre false speranze». Nonostante le intimidazioni subite, Paul Skelton, il fondatore di Hots, ha deciso di ricorrere contro la decisione dell’Asa: altrimenti, di questo passo, «in futuro sarà ancora lecito affermare che i miracoli esistono?».

Per ora nessun commento è arrivato dalla Catholic Association, che da più di cento anni organizza pellegrinaggi a Lourdes, ma è evidente che l’esistenza stessa della piccola città dei Pirenei, portando alle estreme conseguenze la logica dell’Asa, potrebbe rappresentare un vulnus insanabile nella tutela dei diritti del consumatore, e, come tale, essere presto dichiarata illegale; è un luogo in cui fatti inspiegabili continuano pervicacemente a succedere, in barba a qualsiasi normativa vigente.

Un luogo sovversivo, questo santuario mariano ottocentesco, che non accenna a passare di moda, e in cui tutto o quasi tutto, dalle realtà visibili a quelle invisibili, si può rovesciare da un momento all’altro nel suo opposto. A partire dalle tante guarigioni che il dottor Alessandro De Franciscis, presidente del locale Bureau des constatations médicales, preferisce definire «inspiegate» piuttosto che «inspiegabili» («sarebbe un atto di presunzione da parte mia» dice a Stefano Lorenzetto in un’intervista pubblicata su «il Giornale» dello scorso 25 marzo).

Anche la carriera di De Franciscis, pediatra napoletano cinquantaseienne specializzato in epidemiologia ad Harvard, è stata ribaltata dall’incontro con la grotta di Massabielle. «Credo di essere il medico più buffo del pianeta — continua il dottore — la gente viene da me non perché sta male ma per dirmi che è guarita. Nel Bureau parliamo di medicina, non di fede o di filosofia. Ciascun medico anche se è ateo, può consultare la cartella clinica e dare un’opinione sul caso. E c’è la massima collegialità nelle decisioni. Agisco come il dottor House: ascolto le varie diagnosi e traggo le conclusioni».

Quali sono i criteri applicati dalla Chiesa per dichiarare un miracolo?

«Gli stessi fissati dal cardinale Prospero Lambertini, eletto Papa nel 1740 col nome di Benedetto XIV, quello che concesse l’imprimatur alle opere di Galileo Galilei — risponde il medico — sette criteri di assoluto buon senso, fissati per mettere un freno agli abusi dei nobili, nel cui albero genealogico si rintracciava sempre qualche santo o beato per intervenuto miracolo.
 Primo: che la malattia abbia una prognosi grave.
 Secondo: che la diagnosi sia certa.
Terzo: che la malattia sia organica.
Quarto: che nessuna terapia possa spiegare la guarigione.
Quinto: che la guarigione sia istantanea, inattesa e improvvisa.
Sesto: che sia completa.
Settimo: che sia durevole nel tempo».

E la comunità scientifica internazionale accetta questi criteri?
 
«Non c’è conflitto tra fede e scienza. Se io le dico che la signora Danila Castelli era affetta da feocromocitoma, questo è un fatto provato dai vetrini istologici e dalle cartelle cliniche degli istituti universitari dov’era stata ricoverata senza esito alcuno».
«Dal 1858 a oggi, in media un miracolo ogni 840 giorni...» sottolinea Lorenzetto. «Tutto vero, ma sarebbe un errore — gli risponde De Franciscis — soffocare nelle statistiche gli avvenimenti di Lourdes». Il suo «cuore» non sono le guarigioni; «il miracolo di Lourdes è Lourdes». [SM=g1740722]

Meglio dirlo adesso in modo esplicito, prima che scriverlo diventi fuorilegge. [SM=g1740727]

(L'Osservatore Romano 31 marzo 2012)


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04/04/2012 20.56
 
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Sue, mamma-nonna pentita. «Sono malata, chi penserà a mia figlia?»

Sue aveva 57 anni quando Freya è nata: ora che non ha più le forze e si è ammalata svela al Daily Mail la sua angoscia: «Perché non è un problema solo della mia vita. Ora che fatico ad accudirla capisco che non si tratta solo di me, ma di una persona e del suo futuro».
in Attualità
02 Apr 2012

http://www.tempi.it/sites/default/files/imce/sue.jpg  Sue ha 61 anni. È la mamma più anziana del Regno Unito e ha svelato al quotidiano Daily Mail

La vicenda di Sue rivela l'illusione di un sogno che la natura, per quanto si cerchi di bypassarla, non è in grado di realizzare: dopo vari tentativi, i cicli di inseminazione sono andati a buon fine, ma oltre a ferire psicologicamente la donna l'hanno fatta ammalare anche fisicamente. La malattia che «mi ha colpito – continua Sue – mi sta facendo vedere che non sono invincibile e che, vista la mia età, fatico a reagire (...) a volte poi sono così esausta che vado a letto quando mia figlia dorme. La malattia, inoltre, non mi ha permesso di prendermi cura di lei per diverse settimane».

La donna prosegue raccontando del suo desiderio di avere una bambina che le colmasse la vita. Un desiderio, quello di generare, naturale ma che a certe condizioni può rivelare un accanimento. Per questo, continua Sue, «ora penso che ci debba essere un limite d'età entro cui permettere la fecondazione assistita». Ma l'articolo del Daily Mail prosegue con una domanda diversa. Il problema è l'età o la fecondazione in sé? Perché «ora che la bambina è davanti a me capisco che non si tratta solo di me, ma di una persona e del suo futuro».

Sue non pensa più solo «al dolore di poterla perdere», ma è preoccupata per quella figlia concepita «con il mio compagno di 49 anni: “Al massimo ci sarebbe stato lui”, pensavo. Il problema è che un anno fa Nick se ne è andato. Speravo di darle una famiglia stabile che avrebbe avuto una vita felice e che l'avrei vista crescere». Ma nessuna delle condizioni iniziali prometteva tutto ciò. E così «ora mi sveglio la notte preoccupata. Cosa le accadrà quando non sarò più qui? Tutti i pensieri peggiori mi vengono alla mente e vado in panico».
l'angoscia che la tormenta da quando ha cercato di concepire la piccola Freya tre anni fa. Un'angoscia che il successo dell'inseminazione, dopo mesi di trattamenti, non ha attenuato. Anzi, dice Sue, «ora capisco che c'è un'età in cui è più facile che il desiderio di avere un bambino sia egoistico: se hai sessantasei anni quante sono le possibilità che ci sarai quando tuo figlio comincerà a camminare?». I critici della maternità in età avanzata argomentano che 57, gli anni di Sue quando ha concepito la figlia, sia un'età eccessiva: le probabilità di accompagnare i figli durante l'adolescenza fino all'età adulta si riducono, spiega l'articolo del quotidiano inglese.

 

[SM=g1740771] 

 


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31/05/2012 12.53
 
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Osservatorio Internazionale Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa

- Newsletter n.409 del 23 maggio 2012

di Stefano Fontana

Mentre viene celebrata la Giornata mondiale della famiglia voluta dall’Onu e siamo alla vigilia dell’Incontro mondiale delle famiglie con Benedetto XVI a Milano, il governo italiano è sempre più pericolosamente ambiguo proprio su questo tema centrale dell’agenda politica.


Nella conferenza Stato-regioni sulla famiglia è avvenuto un fatto piuttosto inquietante. Dal testo del Piano per la famiglia è stato eliminato il seguente passaggio, di valore decisivo: «per quanto riguarda la distinzione tra famiglie legali e famiglie di fatto, essa vale quando sia necessaria l’osservanza dei requisiti ex art. 29 della Costituzione per motivi di carattere giuridico, fiscale e amministrativo, oltre che per ragioni di efficacia e di equità sociale».

Insomma, il vincolo dell’articolo 29 è stato messo in ombra. Dal Piano nazionale è stato inoltre tolto il discorso del quoziente familiare (il cosiddetto Fattore famiglia), da cui si capisce che il governo non ci sente sul tema di un fisco a misura di famiglia. Il ministro Fornero, infatti, ha dichiarato di essere contraria ad «una modulazione del fisco che scoraggi il secondo reddito in famiglia» e l’occupazione femminile.

Martedì 15 maggio, alla Camera è stato presentato il Rapporto dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia. In quell’occasione ministro Fornero ha detto: «La famiglia tradizionale rischia di diventare un’eccezione. Oggi le famiglie di fatto chiedono di essere considerate famiglie, ci sono coabitazioni di persone dello stesso sesso che chiedono la stessa cosa. Dobbiamo distinguere la parte riconducibile ad un sistema di valori tradizionali e una visione aperta in cui tutti chiedono diritti. Non possiamo far finta di niente. Abbiamo il dovere di riflettere».

Siccome la famiglia tradizionale prevista dalla Costituzione «rischia di diventare un’eccezione», sarebbe dovere del governo proteggerla. Se «tutti chiedono diritti», il governo non deve concedere diritti a tutti, perché non bastano i desideri per avere anche dei diritti. Come si vede, se questa linea fosse quella del governo e non solo del ministro Fornero, saremmo su una deriva culturale molto pericolosa e inaccettabile.

Circa poi il dato quantitativo: in Italia ci sono 16 milioni di matrimoni e 900 mila coppie di fatto. Altro che in via di estinzione! Sarà interessante vedere a proposito di tutto ciò l’atteggiamento del ministro Riccardi, che ha la delega per la famiglia e che ad ogni piè sospinto parla dell’importanza della famiglia come elemento di solidarietà sociale, anche verso gli immigrati. Coppie di fatto o coppie omosessuali come potranno esercitare questa solidarietà?

Nel frattempo il ministro dell’Istruzione Profumo ha emanato una circolare che invita tutte le scuole a prestare attenzione educativa contro la omofobia, in ottemperanza alle disposizioni europee sulla giornata contro la discriminazione verso gli omosessuali istituita nel 2007. Non era mai successo prima che un ministro intervenisse su questo tema con una circolare.

Il Presidente Napolitano si è detto preoccupato: «per il persistere di comportamenti ostili nei confronti di persone con orientamenti sessuali diversi». Già parlare di “orientamenti sessuali diversi” indica una posizione ideologica non condivisibile, perché li pone tutti sullo stesso piano. Eppoi tutti sappiamo che la lotta all’omofobia viene sistematicamente strumentalizzata, considerando “atto ostile” anche l’affermazione della dimensione naturale dell’eterosessualità e, quindi, del disordine intrinseco all’omosessualità.

Parlarne nelle scuole significa in pratica far passare sul piano educativo l’ideologia del genere, ossia che non esistono due generi, maschile e femminile, ma che il genere è una scelta soggettiva e culturale per cui ne esistono circa 14.

Sarà anche solo tecnico questo governo. Però... attenzione.

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RICHARD WAGHORNE, UN GAY CONTRO LE NOZZE GAY

Pontifex.RomaE’ stato fatto recentemente notare che negli Usa quando la definizione di “matrimonio” è stato sottoposta ad referendum in 32 stati, ha vinto tutte le volte il matrimonio naturale. Questo perché dove ci sono leggi di matrimonio omosessuale, è sempre a causa dell’imposizione di giudici attivisti, non certe del voto popolare. Il dissenso è ampio, dai credenti ai non credenti, dagli eterosessuali e perfino agli omosessuali. Un esemplare di quest’ultima categoria, è certamente Richard Waghorne, ricercatore in filosofia politica e commentatore su diversi quotidiani anglosassoni. Più volte ha scritto in opposizione al riconoscimento giuridico di una relazione omosessuale, anche se raramente «ho sentito il bisogno di dire che io stesso sono gay», ha rivelato sull’Irish Daily Mail. Ha confessato di essere «abbastanza preoccupato per come si stanno mettendo le cose», decidendo di esporsi in modo così personale perché cosciente di come «il dibattito sul matrimonio gay ...

... può collassare sulle accuse di omofobia. Il messaggio, esplicito o implicito, è spesso quello che l’essere anti-matrimonio gay significa essere in qualche modo anti-gay. Figure pubbliche che si oppongo devo farlo abitualmente ricevendo gli insulti di bigottismo o omofobia». Ha quindi continuato: «la risposta riflessa di molti sostenitori del matrimonio gay è quello di dipingere ogni forma di dissenso come pregiudizio, come se l’unica ragione per difendere il matrimonio come è esistito fino ad oggi fosse stata una certa varietà di bigottismo o uno squilibrio psicologico».

La denuncia della “caccia alle streghe eterofobica” da parte di Waghorne è precisa e puntuale, ma egli si spinge anche oltre dicendo che «in realtà le persone gay dovrebbero difendere la concezione tradizionale del matrimonio con la stessa forza di tutti gli altri. Dato che il matrimonio tradizionale viene ostacolato in nome del popolo gay, con conseguenze per le generazioni future, è tanto più importante che le persone gay che si oppongono al matrimonio gay comincino a parlare».  Da omosessuale ritiene il matrimonio gay una forma di egoismo, poiché esso «non è un bonus sociale per l’innamoramento e l’accordo nel fare una relazione duratura». Certo, se il matrimonio fosse solo un riconoscimento ad una storia d’amore, allora «non ci sarebbe alcun motivo per differenziare quali relazioni debbano essere incluse e quali no». Ma il matrimonio è ben altro, ovvero è l’ambito vitale dentro al quale «i bambini devono essere cresciuti da un uomo e una donna».  Lo ha anche spiegato su questo sito il prof. Aldo Vitale, ricordando che «l’analisi etimologica del termine medesimo matrimonio, dal latino “matris munia”, cioè doveri della madre, esso non può che contemplare la relazione tra l’ordine delle diverse generazioni, cioè il rapporto tra genitori e figli, ovvero tra coloro che generano e coloro che sono generati».

Waghorne ne è assolutamente cosciente: «Non tutti i matrimoni, ovviamente, coinvolgono l’educazione dei figli, ma la realtà è che i matrimoni tendono verso l’educazione dei figli», e ovviamente la relazione omosessuale è sterile. La domanda è dunque spontanea: «perché una relazione omosessuale deve essere trattata come un matrimonio, nonostante questa differenza fondamentale?». Esiste un patrimonio di ricerca, ha continuato, che «dimostra  come il matrimonio tra uomo e donna fornisce ai bambini i risultati migliori di vita, i bambini cresciuti in questi matrimoni sono migliori in tutta una serie di misure. Questo non è certamente per denigrare le altre famiglie, ma sottolineare l’importanza del matrimonio come istituzione».  Dunque, «se le coppie gay sono considerate ugualmente ammissibili al matrimonio, -anche se esse non sono adeguate verso l’educazione dei figli e non possono, per definizione, dare al bambino una madre e un padre-, allora la comprensione fondamentale di ciò che è il matrimonio in realtà viene scartata».

«Per dirla personalmente», ha concluso il commentatore omosessuale, «non mi sento minimamente discriminato per il fatto che non posso sposare una persona dello stesso sesso. Capisco e accetto che ci siano buone ragioni per questo». Secondo Waghorne, comunque, il “caso” del matrimonio gay si esaurirà presto perché «gran parte del sostegno al matrimonio gay oggi è istintivo, deriva dal fatto che la gente non vuole essere considerata come anti-gay». Quando l’attenzione mediatica si abbasserà, allora terminerà anche il clima da “caccia alle streghe” creato per impaurire chi ha idee diverse dall’Arcigay.

da http://www.uccronline.it

[SM=g1740733]


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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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17/08/2012 21.23
 
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Sconvolto perchè il padre vuole 'diventare donna', si uccide

Quelle notizie che nessuno racconta ...

 

Un ragazzo si toglie la vita due settimane fa in provincia di Milano. Avrà vissuto un disagio giovanile, comune a tanti suoi coetanei. Ma, al di là della separazione dei genitori che li aveva condotti ad una lontananza anche geografica (la madre a Roma con un nuovo compagno ed il padre trasferito in provincia di Milano), c’era molto di più.

Un elemento che aveva prodotto litigi sempre più frequenti e “gridati” e screzi sempre maggiori con il padre. Il ragazzo non accettando la nuova situazione sentimentale della mamma aveva lasciato la capitale; giunto al Nord aveva accettato lavori anche non sempre allettanti. Ma non era questo il motivo della sua profonda insoddisfazione.

Tutto è precipitato, all'improvviso e nella maniera più tragica, circa due settimane fa. Dopo una discussione con il padre durata quasi fino a mezzanotte, il figlio sbatte la porta di casa e se ne va. Non vi farà più ritorno. Il ragazzo parcheggia la sua auto, si arrampica a un'altezza di circa 15 metri, si lancia nel vuoto, precipitando sull'asfalto, e muore sul colpo.

Comincia il balletto delle ipotesi. Subito si pensa addirittura ad un omicidio; poi, fatti i rilievi la diagnosi è chiara: suicidio. Ma la certezza assoluta che si tratti di una fine voluta la fornisce la testimonianza del padre. In preda allo strazio l'uomo, in caserma, racconta ai carabinieri una storia dolorosissima che lo accompagnerà per sempre, con un probabile e profondo senso di colpa.

La sera prima aveva litigato con il figlio perché, dietro le pressanti insistenze di quest'ultimo, gli aveva rivelato il reale motivo del naufragio del matrimonio. «Io e la mamma ci siamo lasciati ma la colpa è in gran parte mia. Anzi, solo mia: sto per cambiare sesso, voglio diventare una donna». Calano il gelo ed i silenzio.

Il pm che aveva aperto il fascicolo sulla morte del giovane lo chiude. Per la giustizia il caso non esiste. Rimane il dramma di un padre che per “ascoltarsi” è in qualche modo “responsabile” di un figlio in giovane età e nel pieno diritto di cercare il suo equilibrio e la sua strada.


Affaritaliani.it, 26/07/2012
http://affaritaliani.libero.it/milano/il-giovane-figlio-si-uccide-sconvolto-il-padre-voleva-diventare-donna260712.html

(26/07/2012)




[SM=g1740720]

Uno studio sui figli dei gay mette in crisi l’America dell’indifferenza sessuale

L’Università di Austin ha pubblicato lo studio più completo mai realizzato sui bambini cresciuti dagli omosessuali: «Hanno molte più difficoltà degli altri»

di Benedetta Frigerio

 

Sono più incerti, più instabili, di salute mentale e fisica più cagionevole, e guadagnano meno. Questo è quello che sostiene una ricerca texana (How different are the adult children of parents who have same-sex relationships? Findings from the New Family Structures Study) che sta facendo discutere tutta l’America, il paese dove si sta verificando un’accelerazione legislativa verso la legalizzazione del matrimonio omosessuale e delle adozioni concesse alle coppie gay.

La ricerca è stata condotta da Mark Regnerus, professore di sociologia presso l’Università di Austin. E ha due caratteristiche nuove: è la prima condotta su un campione molto numeroso e, in secondo luogo, è stato redatto da un istituto laico e da un professore che non avrebbe mai pensato di arrivare a tali conclusioni. Anzi. Regnerus si era sempre espresso a favore dei «gay e delle lesbiche che non penso assolutamente siano cattivi genitori». I ricercatori, analizzando 15 mila casi e intervistando 3 mila persone, tutti compresi tra i 18 e i 39 anni, hanno messo in crisi il consenso scientifico precedente, basato su dati assai più carenti.

Dal nuovo studio risulta che quanti sono cresciuti in famiglie omosessuali sono dalle 25 alle 40 volte più svantaggiati dei loro coetanei cresciuti in famiglie normali. I primi, infatti, sono risultati tre volte più soggetti alla disoccupazione (solo il 26 per cento dei ragazzi cresciuti all’interno delle coppie omosessuali ha un lavoro fisso contro il 60 per cento della media); quattro volte più soggetti a ricevere assistenza pubblica (il 69 per cento dei ragazzi cresciuti da genitori omosessuali sono stati supportati dai servizi sociali, mentre i loro coetanei sono supportati nel 17 per cento dei casi); e sono molto più inclini ad essere arrestati, a dichiararsi colpevoli di atti criminali, a drogarsi, a pensare al suicidio.

La cosiddetta teoria della “non differenza”, che va per la maggiore negli Stati Uniti, si basa invece su una mancanza di dati. Pur in mancanza di studi approfonditi, tuttavia nel 2005 l’Associazione degli psicologi e psichiatri americana si era espressa con una formula volutamente ambigua («Non esiste un singolo studio che dimostri che i figli dei gay e delle lesbiche siano più svantaggiati di quelli degli eterosessuali») e tale proposizione era diventata la “base scientifica” su cui appoggiare le leggi più aperte in materia.

Con un paradosso: mentre le ricerche che segnalavano le storture di un’educazione che elimina la differenza sessuale erano tacciate di inattendibilità a causa dell’esiguità del campione, quelle favorevoli, a parità di campione, divenivano in breve le basi su cui legiferare. Per fare un esempio: i legislatori dell’Iowa utilizzarono uno studio che comprendeva solo cinque casi.

La ricerca texana, quindi, a causa dei suoi numeri importanti, mina tali certezze. Non solo: è da considerasi scientificamente valida perché condotta solo su persone ormai “indipendenti”, che cioè non vivono più nelle case di chi li ha cresciuti.

Il professore Regnerus ha dovuto subire le critiche di molti esponenti del mondo omosessuale. Il ricercatore ha così risposto: «Molti di loro sono così perché, cresciuti in famiglie omosessuali, hanno sperimentato abbandoni, divisioni, ed è impossibile dire se la causa delle differenze sia l’omosessualità o solo l’instabilità dei legami. Quel che è certo, infatti, è solo che i bambini sono molto più inclini a crescere bene quando vivono con i loro genitori naturali. Il matrimonio tra loro fornisce un legame biologico che dà una grande influenza benefica ai bambini». Regnerus si è detto convinto che «i nuclei familiari biologici e stabili, anche se considerati erroneamente come una specie in via di estinzione, rimangono gli ambienti più sicuri per la buona crescita dei figli». Perciò se «mi fosse richiesto di pensare a un modello ideale dovrei per forza avvicinarmi a quello di una famiglia tradizionale».

Sebbene Regnerus abbia specificato di «non voler assolutamente dare colpe agli omosessuali» né di voler «dire che il problema stia nel loro comportamento sessuale», il suo studio ha generato un uragano. I blogger e le associazioni Gay l’hanno accusato di essere “bigotto” e “retrogrado”. La sua ricerca, costata più di 800 mila dollari e pubblicata su una rivista scientifica rinomata (Social science research), è stata definita “spazzatura”. Il professore ha sottolineato che il suo approccio «è quello di qualunque scienziato professionista: qualunque statistico ed elaboratore di dati li assemblerebbe così, arrivando alle stesse mie conclusioni». Infine, Regnerus è arrivato a scusarsi di aver solo voluto «colmare un vuoto scientifico per un approccio più serio». Spiace, ha dichiarato, perché «non avevamo davvero nessun obiettivo precostituito».


da: Tempi.it, 28/06/2012
http://www.tempi.it/uno-studio-sui-figli-dei-gay-mette-in-crisi-lamerica-della-dellindifferenza-sessuale#axzz1z6MIFYkC

 

(28/06/2012)



[SM=g1740720]


[Modificato da Caterina63 17/08/2012 21.28]
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03/11/2012 23.25
 
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La Vergine e il ciclone

 

Il passaggio del ciclone Sandy ha lasciato dietro di sé immagini diverse. Molte sono state colte dagli obiettivi e dalle telecamere. Nessuna, probabilmente, avrà mai l’intensità di quelle che si sono fissate sugli occhi di chi ha vissuto momenti di paura e di sofferenza. Una mi ha colpito più di tutte.

E’ quella di una statua della Vergine Immacolata, una delle immagini più diffuse nella cattolicità. Ad esser precisi, si tratta della Madonna della Medaglia Miracolosa, così come si è mostrata a S. Caterina Labouré nella Parigi del 1830.

Nessun rapporto tra il ciclone e le lontane apparizioni. Qualche rapporto, invece, c’è tra Parigi e New York, la metropoli che è diventata l’emblema stesso di questo singolare evento atmosferico. Dalla capitale francese, infatti, è giunta la Statua della Libertà, donata agli Stati Uniti per celebrare il primo centenario dell’Indipendenza. E’ forse meno conosciuto il fatto che la Statua inneggiasse, fin dalla sua ideazione, alla libertà della Repubblica di Francia. Siamo, tuttavia, nella seconda metà dell’Ottocento, nell’epoca del grande progresso industriale. In quel periodo la stessa Parigi sarà dominata dalla Torre concepita come ingresso alla grande Esposizione celebrativa del primo centenario della Rivoluzione. All’ingegner Eiffel si deve, tra l’altro, la costruzione dell’armatura interna della Statua, sul piedistallo della quale venne posta successivamente una lastra con queste parole: “Datemi coloro che sono esausti, i poveri, le folle accalcate che bramano di respirare libere, i miseri rifiuti delle vostre coste brulicanti; mandatemi chi non ha casa, squassato dalle tempeste, io sollevo la fiaccola accanto alla porta d’oro!”.

Cos’era avvenuto in quegli anni nella Francia che esaltava così tanto la libertà? Il tentativo di restaurazione della Monarchia aveva incontrato l’opposizione delle masse, coalizzate in quel movimento che passerà alla storia con il nome de “La Comune”. Il pretesto politico non poteva non avere ripercussioni religiose. Quella che a Bakunin apparve come una base del socialismo rivoluzionario, lasciò sul campo diversi morti. Marx aveva considerato: “Parigi operaia, con la sua Comune, sarà celebrata in eterno come l’araldo glorioso di una nuova società. I suoi martiri hanno per urna il grande cuore della classe operaia. I suoi sterminatori, la storia li ha già inchiodati a quella gogna eterna dalla quale non riusciranno a riscattarli tutte le preghiere dei loro preti”. E ai preti non andò affatto bene. In quella triste esperienza di socialismo rivoluzionario, i preti (cioè la Chiesa) pagarono un prezzo molto alto, così come era avvenuto nella Rivoluzione che aveva chiuso il secolo precedente. Alcuni sacerdoti vennero uccisi dalla folla inferocita. Il 24 maggio 1871 venne fucilato persino l’ arcivescovo di Parigi, mons. Georges Darboy.

Nelle apparizioni di Rue de Bac a S. Caterina Labouré, la Vergine aveva preannunciato: “Ci saranno morti, il clero di Parigi avrà vittime, monsignore l’arcivescovo morirà. Figlia mia, la Croce verrà disprezzata, la getteranno per terra, e allora scorrerà il sangue per le strade. Verrà nuovamente aperta la ferita al costato di Nostro Signore. Verrà il momento in cui il pericolo sarà talmente grave, da far credere che tutto sia perduto. Figlia mia, tutto il mondo sarà nella tristezza. Ma abbiate fiducia! Proprio allora io sarò con voi; avrete modo di riconoscere la mia visita”. (19 luglio 1830). Quando poi fu mostrata alla veggente l’immagine da far riprodurre sulle medaglie, apparve anche una scritta attorno alla Vergine: “O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi” (27 novembre 1830).


La Francia, la libertà, il progresso…Lourdes è ancora lontana (si noti, però, il richiamo al mistero dell’Immacolata Concezione). Prima la Vergine si mostrerà, dolente, a La Salette (1846). Poi, tredici anni dopo Massabielle, a ridosso di quei fatti tragici, a Pont-Main (1871). Eppure un filo unisce queste apparizioni, sull’identico scenario di eventi che apparvero come un autentico ciclone abbattutosi sulla Francia cattolica e sull’Europa.

Non sappiamo se il cielo, in qualche modo, abbia parlato anche attraverso questa statua, che la furia di Sandy non ha potuto abbattere. Essa è rimasta là, nella sua nicchia dorata. Non vogliamo vedervi nessun legame con situazioni politiche o sociali, ma soltanto una presenza nella furia devastatrice della natura. Come a ricordare che l’uomo, impotente davanti a fenomeni naturali, si crede ormai onnipotente sul versante di un progresso morale che finisce, inevitabilmente, per abbrutirlo. Non sempre è libertà ciò che egli vuole porre a fondamento della società. Maria ci ricorda che le espressioni augurali poste sotto la Statua della Libertà non possono convivere con la libertà da Dio, con la povertà morale, con la distruzione sistematica della casa in cui l’uomo deve abitare.
Nuove masse di uomini si muovono alla ricerca di un approdo sicuro.

Sono gli innumerevoli esuli dall’espropriazione che l’uomo fa di se stesso in questa nostra società liquida, i figli inconsapevoli di quel nuovo peccato che è di popoli interi. Forse non è un caso, nei disegni imperscrutabili di Dio, che quest’immagine sia rimasta, e proprio nel quartiere Queens di New York, così chiamato perché, quando venne istituita la Contea omonima, nel 1683, era regina consorte d’Inghilterra la cattolica Caterina di Braganza, che ebbe a soffrire non poco per la sua fede e per l’avere accanto un marito alquanto libertino.
La Libertà, sovrana terrena che spesso semina morte in nome del progresso, non è distante, in questa porzione d’America, dalla Sovrana del Cielo e della terra, le cui mani sono aperte per tutti. Anche per chi ha dimenticato la regalità di Cristo e vaga, esule, di fronte allo smarrimento provocato da un ciclone culturale che s’abbatte a dosi piccole, continue, mascherate di civiltà.
Ci conforta quella presenza materna, e il riconoscere, con Jean Guitton, che “per quanto si possa prevedere, il piano divino è di lasciar fare alla libertà umana l’esperienza amara dei suoi frutti di catastrofe, per intervenire all’ultimo atto, all’ultimo momento, con un’arca, un arcobaleno, un avvenimento, una salvezza non più sperata”.

 di don Antonio Ucciardo



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22/11/2012 18.19
 
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La dichiarano morta e lei si risveglia dal coma: «Volevate uccidermi?»

 
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novembre 19, 2012 Benedetta Frigerio

Carina, danese di 20 anni, racconta la sua storia in un video che sta facendo discutere il paese per cambiare le direttive sul fine vita. Ora parla, cammina ed è tornata a cavalcare il suo cavallo

 

Quando la sua attività cerebrale sembrava quasi scomparsa, i dottori, convinti che le probabilità di sopravvivenza fossero pochissime, e che se anche si fosse ripresa sarebbe vissuta in stato vegetativo, hanno comunicato ai genitori che le avrebbero tolto ossigeno, alimentazione e idratazione. A riportare la vicenda è stato a fine ottobre il Daily Mail.

DAL LETTO AL GALOPPO. La storia di Carina Melchior, danese di 20 anni, coinvolta in un incidente stradale, che l’anno scorso l’aveva mandata in coma, ha riaperto il dibattito sui trattamenti di fine vita del suo paese. Il cervello di Carina, infatti, dava ancora segnali di vita seppur minimi, quando i medici hanno avvisato i suoi genitori che a breve avrebbero tolto alla ragazza i supporti vitali per procedere alla donazione di organi. La famiglia aveva salutato Carina ed era tornata a casa in attesa di procedere secondo il giudizio dei medici, quando l’ospedale ha telefonato ai genitori avvisandoli che la ragazza si era svegliata. Ma quasi a ribellarsi Carina ha aperto gli occhi appena i medici le hanno tolto i supporti vitali. Ora la ragazza parla, cammina ed è tornata a cavalcare il suo cavallo Mathilde di cui aveva subito chiesto poco dopo aver ripreso coscienza.

“VOLEVATE UCCIDERMI?”. Carina al risveglio ha poi inchiodato i medici, domandando loro più volte se volevano ucciderla. Mentre suo padre Kim li ha denunciati, convinto della troppa disinvoltura con cui gli hanno comunicato false certezze, convincendolo che non ci fosse più alcuna speranza. Un medico danese, intervistato dal Daily Mail, ha invece scusato i medici parlando di un caso di “cattiva informazione”, nel senso che i dottori avrebbero solo sbagliato nel comunicare la morte cerebrale prima che il tempo richiesto dal protocollo per la donazione degli organi fosse effettivamente giunto al termine, il che non significa che non avrebbero aspettato fino all’effettivo scadere dei tempi. Ma la famiglia di Carina e la ragazza stessa vogliono comunque fare chiarezza, dato che i supporti vitali le erano stati tolti prima del tempo richiesto per dichiararne la morte cerebrale.

LINEE GUIDA. Intanto il governo danese sta già scrivendo delle linee guida molto più rigide di quelle precedenti, che non permettano ai medici di rimuovere i sostegni vitali finché la morte cerebrale non sia accertata. E per sensibilizzare l’opinione pubblica Carina e la sua famiglia hanno girato un video, intitolato La ragazza che non voleva morire, in cui si racconta tutta la vicenda dall’incidente fino alla ribellione e alla successiva riabilitazione.



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La dichiarano morta e lei si risveglia dal coma: «Volevate uccidermi?»

novembre 19, 2012 Benedetta Frigerio da Tempi.it

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Carina, danese di 20 anni, racconta la sua storia in un video che sta facendo discutere il paese per cambiare le direttive sul fine vita. Ora parla, cammina ed è tornata a cavalcare il suo cavallo


Quando la sua attività cerebrale sembrava quasi scomparsa, i dottori, convinti che le probabilità di sopravvivenza fossero pochissime, e che se anche si fosse ripresa sarebbe vissuta in stato vegetativo, hanno comunicato ai genitori che le avrebbero tolto ossigeno, alimentazione e idratazione. A riportare la vicenda è stato a fine ottobre il Daily Mail.

DAL LETTO AL GALOPPO. La storia di Carina Melchior, danese di 20 anni, coinvolta in un incidente stradale, che l’anno scorso l’aveva mandata in coma, ha riaperto il dibattito sui trattamenti di fine vita del suo paese. Il cervello di Carina, infatti, dava ancora segnali di vita seppur minimi, quando i medici hanno avvisato i suoi genitori che a breve avrebbero tolto alla ragazza i supporti vitali per procedere alla donazione di organi. La famiglia aveva salutato Carina ed era tornata a casa in attesa di procedere secondo il giudizio dei medici, quando l’ospedale ha telefonato ai genitori avvisandoli che la ragazza si era svegliata. Ma quasi a ribellarsi Carina ha aperto gli occhi appena i medici le hanno tolto i supporti vitali. Ora la ragazza parla, cammina ed è tornata a cavalcare il suo cavallo Mathilde di cui aveva subito chiesto poco dopo aver ripreso coscienza.

“VOLEVATE UCCIDERMI?”. Carina al risveglio ha poi inchiodato i medici, domandando loro più volte se volevano ucciderla. Mentre suo padre Kim li ha denunciati, convinto della troppa disinvoltura con cui gli hanno comunicato false certezze, convincendolo che non ci fosse più alcuna speranza. Un medico danese, intervistato dal Daily Mail, ha invece scusato i medici parlando di un caso di “cattiva informazione”, nel senso che i dottori avrebbero solo sbagliato nel comunicare la morte cerebrale prima che il tempo richiesto dal protocollo per la donazione degli organi fosse effettivamente giunto al termine, il che non significa che non avrebbero aspettato fino all’effettivo scadere dei tempi. Ma la famiglia di Carina e la ragazza stessa vogliono comunque fare chiarezza, dato che i supporti vitali le erano stati tolti prima del tempo richiesto per dichiararne la morte cerebrale.

LINEE GUIDA. Intanto il governo danese sta già scrivendo delle linee guida molto più rigide di quelle precedenti, che non permettano ai medici di rimuovere i sostegni vitali finché la morte cerebrale non sia accertata. E per sensibilizzare l’opinione pubblica Carina e la sua famiglia hanno girato un video, intitolato La ragazza che non voleva morire, in cui si racconta tutta la vicenda dall’incidente fino alla ribellione e alla successiva riabilitazione.


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[SM=g1740738]

La dichiarano morta e lei si risveglia dal coma: «Volevate uccidermi?»

 
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novembre 19, 2012 Benedetta Frigerio

Carina, danese di 20 anni, racconta la sua storia in un video che sta facendo discutere il paese per cambiare le direttive sul fine vita. Ora parla, cammina ed è tornata a cavalcare il suo cavallo

 

Quando la sua attività cerebrale sembrava quasi scomparsa, i dottori, convinti che le probabilità di sopravvivenza fossero pochissime, e che se anche si fosse ripresa sarebbe vissuta in stato vegetativo, hanno comunicato ai genitori che le avrebbero tolto ossigeno, alimentazione e idratazione. A riportare la vicenda è stato a fine ottobre il Daily Mail.

DAL LETTO AL GALOPPO. La storia di Carina Melchior, danese di 20 anni, coinvolta in un incidente stradale, che l’anno scorso l’aveva mandata in coma, ha riaperto il dibattito sui trattamenti di fine vita del suo paese. Il cervello di Carina, infatti, dava ancora segnali di vita seppur minimi, quando i medici hanno avvisato i suoi genitori che a breve avrebbero tolto alla ragazza i supporti vitali per procedere alla donazione di organi. La famiglia aveva salutato Carina ed era tornata a casa in attesa di procedere secondo il giudizio dei medici, quando l’ospedale ha telefonato ai genitori avvisandoli che la ragazza si era svegliata. Ma quasi a ribellarsi Carina ha aperto gli occhi appena i medici le hanno tolto i supporti vitali. Ora la ragazza parla, cammina ed è tornata a cavalcare il suo cavallo Mathilde di cui aveva subito chiesto poco dopo aver ripreso coscienza.

“VOLEVATE UCCIDERMI?”. Carina al risveglio ha poi inchiodato i medici, domandando loro più volte se volevano ucciderla. Mentre suo padre Kim li ha denunciati, convinto della troppa disinvoltura con cui gli hanno comunicato false certezze, convincendolo che non ci fosse più alcuna speranza. Un medico danese, intervistato dal Daily Mail, ha invece scusato i medici parlando di un caso di “cattiva informazione”, nel senso che i dottori avrebbero solo sbagliato nel comunicare la morte cerebrale prima che il tempo richiesto dal protocollo per la donazione degli organi fosse effettivamente giunto al termine, il che non significa che non avrebbero aspettato fino all’effettivo scadere dei tempi. Ma la famiglia di Carina e la ragazza stessa vogliono comunque fare chiarezza, dato che i supporti vitali le erano stati tolti prima del tempo richiesto per dichiararne la morte cerebrale.

LINEE GUIDA. Intanto il governo danese sta già scrivendo delle linee guida molto più rigide di quelle precedenti, che non permettano ai medici di rimuovere i sostegni vitali finché la morte cerebrale non sia accertata. E per sensibilizzare l’opinione pubblica Carina e la sua famiglia hanno girato un video, intitolato La ragazza che non voleva morire, in cui si racconta tutta la vicenda dall’incidente fino alla ribellione e alla successiva riabilitazione.



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[SM=g1740758]  LA LEGALIZZAZIONE DELLA “FAMIGLIA” OMOSESSUALE:
SUO VERO SIGNIFICATO E ULTIMO SCOPO
- di Guido Vignelli
da Riscossa Cristiana 27.4.2013


Dalla legalizzazione dei “diritti omosessuali”…

 

La recente approvazione della nuova legge francese sul “matrimonio” omosessuale (con tanto di adozione dei minori) è un passo grave della rivoluzione sessuale. Ma esso ci facilita il còmpito di svelare il vero significato e la reale portata di questa manovra mondiale, sponsorizzata dalle lobby omosesualiste e favorita dall’Unione Europea con le sue reiterate esortazioni ai Governi nazionali. «Si pretende che la società civile si costruisca non sulla promozione della virtù ma sulla immunità del vizio» come denunciò a suo tempo sant’Agostino d’Ippona (Epistola n. 137, § 20). Si tratta quindi di far sì che il desiderio vizioso di pochissimi venga non solo legalmente riconosciuto come “diritto civile”, ma anche elevato al livello di norma sociale.

Di solito, la questione viene impostata come se tutto si riducesse a sancire i “diritti civili” di quelle che vengono pomposamente definite “persone omosessuali”: persone che avrebbero diritto non solo a convivere, ma anche a sposarsi, a farsi una famiglia, ad adottare bimbi. Questa parificazione della coppia omosessuale alla famiglia naturale sarebbe imposta dalla libertà sessuale, dal riconoscimento delle “differenze” affettive, dall’eguaglianza delle scelte di vita.

In realtà, la questione va ben oltre questa prospettiva minimale. Gli omosessuali realmente esistenti hanno una mentalità edonistica che rifiuta di assumersi impegni stabili e responsabilità per il futuro; rifiutando il coniugio, la famiglia e la procreazione, essi quindi non pretendono di “sposarsi” fra loro, né di formarsi una “famiglia”, né di avere figli. Lo dimostra un fatto notorio: sono state pochissime le coppie omosessuali che si sono inscritte nei “registri di convivenza” da anni istituiti in molti comuni (anche italiani), e ancor meno quelle che si sono “sposate” in comune – a parte poche note personalità del mondo della politica e dello spettacolo, che l’hanno fatto con intento propagandistico.

Tuttavia, la manovra in corso non è promossa dai concreti omosessuali, ma dalle lobby omosessualiste, il cui scopo vero e ultimo è ben diverso e più grave di quello apparente e immediato. Con lucidità e determinazione degne di maggior causa, queste lobby tentano di fare un salto di qualità alla rivoluzione sessuale, promuovendo una nuova concezione della sessualità, del matrimonio e della famiglia: una concezione “pluralistica” che includa, legittimi e parifichi tutte le possibili varietà di “tendenza sessuale”, di “legame affettivo” e di convivenza.

 

…alla dissoluzione della sessualità in sé

 

Sebbene lo scopo immediato di questa parificazione egualitaria consista certamente nel favorire una sessualità disordinata, lo scopo finale consiste però nel sopprimere l’istinto sessuale stesso. La cosa non deve meravigliare. Bisogna ricordarsi che, per dissolvere una realtà naturale, qual è la sessualità, la rivoluzione può percorrere due vie, apparentemente opposte, che però producono lo stesso risultato fnale. La prima via consiste nell’impedire l’esercizio di quella realtà; ma è cosa assai difficile e rischiosa, perché può provocare forti reazioni contrarie. La seconda via consiste nel far sì che quella realtà si sviluppi in modo “autonomo”, ossia fuori della propria natura, legge e finalità, in modo disordinato e anarchico, alla maniera delle cellule cancerogene che, proliferando in modo caotico, alla fine muoiono assieme al corpo che corrodono; questa seconda via è più graduale ma meno rischiosa.

L’ideologia e la pratica rivoluzionarie pretendono di sopprimere la sessualità reale sostituendola con una nuova, “libera e autonoma”, ossia senza natura, legge e scopo, dunque arbitraria, volubile e violenta. In questa prospettiva, la maniera migliore per dissolvere la sessualità reale consiste innanzitutto nell’isolarla, separandola non solo dalla procreazione, ma anche dal corpo; infatti l’identità sessuale corporea, maschile o femminile, essendo predeterminata dalla natura (ossia da Dio suo creatore), impedisce la libera scelta soggettiva della “tendenza sessuale” e la libera pratica della vita affettiva. Successivamente, la sessualità così isolata va “pluralizzata”, ossia bisogna sostituire la differenza sessuale (maschile-femminile) con il neutro gender perverso-polimorfo, che ovviamente include anche quella pretesa sessualità infantile che giustifica la pedofilia. In fondo, anche questo è un esempio di “pluralismo democratico” e di “laicità inclusiva” secondo la quale “nessuno deve sentirsi escluso”!

In questo modo, la reale vita sessuale viene sostituita da un’irreale attività sensuale che non ha più nulla a che fare, non solo con la procreazione, ma nemmeno con l’unione affettiva dei sessi. E così, dopo aver sostituito il matrimonio cristiano con quello civile, questo viene sostituito dalla mera convivenza sessuale, e infine anche questa viene sostituita dalla “libera affettività” asessuale. Alla fine di questo processo, non esisterà più nessuna più differenza (anche legale) tra la convivenza tra un maschio e una femmina, e quella tra un essere umano e un cane o un melone o una bambola di gomma, come pretendono recenti saggi sull’erotismo umano per il mondo animale o vegetale o minerale o sintetico.

Tutto questo fu ammesso, fin dal 1976, da Angelo Pezzana, fondatore del primo movimento omosessualista italiano (il F.U.O.R.I.). Egli infatti dichiarò esplicitamente che la rivoluzione sessuale ha per scopo il «far scomparire al più presto le differenze tra “uomo” e “donna”» per far spazio al “trasformismo sessuale”, ossia a una sessualità amorfa, precaria e volubile [cfr. E. Cevro Vukotic, Vivere a sinistra: una inchiesta, Arcana, Roma 1976, pp. 155-160]. Se dunque la prima tappa di questo processo consiste nel promuovere l’omosessualità, la seconda mira ad annullare anche l’ìdentità omosessuale nel caos neutrale del gender “perverso-polimorfo”. L’omosessualismo militante opera non tanto per proporre una “diversa” sessualità, quanto per dissolvere la sessualità in sé. Detto nei vecchi termini socialisti: “il fine è nulla, il movimento è tutto” (Eduard Bernstein).

Il che ci conferma l’ispirazione gnostica di questa manovra. Se la gnosi odia tutto ciò che è realtà creata e quindi tenta di sopprimerla disordinandola e sovvertendola, la rivoluzione sessuale tenta di sopprimere la reale sessualità umana sostituendola con una fittizia sensualità asessuata.

 

Le conseguenze della manovra francese

 

A proposito del dibattito finora avvenuto in Francia, il prof. Jean Laffitte, noto studioso cattolico della famiglia, ha notato che ormai «alcuni pensano che il dibattito sia chiuso, semplicemente perché c’è una legge»; pertanto «la legge influenzerà probabilmente i costumi» [Avvenire, 25-4-2013]. E’ appunto ciò che spera la lobby omosessualista. Il riconoscimento giuridico della “famiglia” omosessuale mira ad avviare una mutazione dapprima della mentalità e poi anche dei costumi delle prossime generazioni, in modo che queste subiscano una graduale e quindi inavvertita rivoluzione antropologica. Cambiando la concezione del matrimonio, della procreazione e della famiglia, infatti, è la concezione stessa dell’uomo che cambia nella sua radice non solo psicologica ma anche biologica; in tal modo, le abitudini perverse socialmente giustificate e favorite impongono all’uomo una “seconda natura” artificiale che tende a corrompere quella reale.

La manovra omosessualista mira anche a far sì che la legalizzazione delle varie forme di convivenza non si limiti a liberalizzarle ma giunga a vietare ogni forma di dissidenza e di opposizione alle conseguenze culturali e sociali della manovra stessa. In un primo momento, chi non accetta la “famiglia” omosessuale potrà forse avvalersi del diritto alla obiezione di coscienza; ma poi questa posizione di difesa in retroguardia verrà incalzata e sconfitta dalla spinta propulsiva pansessualistica implicita nel nuovo diritto di famiglia. Questo infatti, prima o poi, imporrà a tutti – magistrati, sindaci, parroci, insegnanti, giornalisti, genitori – di rispettare non solo le leggi approvate, ma anche l’ideologia rivoluzionaria ad esse sottintese, con divieto di criticarla e di opporvisi; del resto, il dogma “vietato vietare” esige come paradossale corollario il dogma “nessuna tolleranza per gl’intolleranti”.

E così, alla fine, la stessa concezione naturale della famiglia verrà gradualmente estinta nelle coscienze del popolo ingannato e sedotto dalla propaganda della “famiglia per tutti”. La marxistica e freudiana utopia del soddisfacimento di tutti i bisogni e desideri si sarà rovesciata nell’estinzione dell’istinto sessuale e della convivenza sessuata.

 

Impareranno gl’Italiani dalla lezione francese?

 

In conclusione, mi permetto una osservazione amara. Nei mesi passati, ho letto con piacere le dichiarazioni fatte da autorevoli esponenti dell’episcopato e della Destra francese contro la legge omosessualista discussa nel Parlamento; ho visto con sollievo le belle manifestazioni popolari francesi di protesta tese a dimostrare che “pas tout le monde a marché”, come si dice da quelle parti; ho appreso dalle ultime indagini statistiche che la maggioranza dei francesi è contraria alla “famiglia” omosessuale, almeno nella sua pretesa di adottare bimbi.

Tuttavia non posso fare a meno di pormi le seguenti domande. Pochi anni fa, quando i Governi e i Parlamenti francesi stavano per approvare i ben noti PACS, ponendo così le premesse per l’attuale legge omosessualista, dov’erano quelle personalità indignate e quelle folle contestatrici? E pochi mesi fa, quando le votazioni elettorali minacciavano di assicurare una maggioranza parlamentare, un Governo e un Presidente della Repubblica “progressisti”, permettendo così l’attuale approvazione della suddetta legge, cosa facevano quelle personalità e quelle folle? Risulta infatti che, pur essendo contrari alla rivoluzione sessuale programmata ufficialmente dalla sinistra, molti francesi si sono astenuti dal voto, permettendo così alla sinistra di vincere le elezioni e conquistare il potere; risulta anzi che perfino molti politici ed elettori benpensanti, pur di danneggiare l’odiato candidato centrista o destrorso, hanno preferito dividersi e combattersi, facendo così vincere la coalizione di sinistra. Ma allora mi domando: non sarebbe stato forse molto più facile ed efficace impedire prima la vittoria di quelle leggi o di quelle autorità omosessualiste, piuttosto che dover poi scendere in piazza per protestare contro le loro conseguenze?

Spero che quanto accaduto in Francia serva di lezione per noi Italiani. Ben presto, infatti, le lobby omosessualiste e “l’Europa che ci guarda” tenteranno di costituire nel nostro Parlamento un fronte trasversale che ripeta la riuscita manovra francese. Allora bisognerà stare ben attenti alle manovre compromissorie e smobilitatrici! Alcuni s’illudono che l’approvazione preventiva di una legge “moderata”, ossia che estenda alle convivenze (anche omosessuali) alcuni diritti civili spettanti solo alla famiglia, possa evitare la temuta approvazione di una legge “estremista”, ossia che parifichi alla famiglia la convivenza omosessuale (con diritto ad adottare). In realtà, così facendo si porrebbero le premesse della finale sconfitta della famiglia. Innanzitutto, quella eventuale norma “moderata” non sarebbe una “legge imperfetta”, come oggi pretendono perfino autorevoli teologi moralisti, ma sarebbe una legge ingiusta, moralmente illecita, contraria sia al diritto naturale che a quello cristiano. Inoltre, essa avvierebbe una nuova fase della graduale e indolore sovversione del diritto di famiglia, spingendo i politici a varare prima o poi proprio quella legge “estremista” che ci s’illudeva di evitare – appunto com’è già accaduto in Francia.

Ripeto: spero che la lezione francese serva agl’Italiani e confido nel loro atavico buon senso. Ma se considero che personalità culturali, politiche e perfino ecclesiastiche, hanno recentemente rilasciato dichiarazioni possibiliste in favore di un “moderato” riconoscimento dei “diritti civili omosessuali”, allora tendo a confidare piuttosto nella misericordia divina verso la nostra misera Patria.

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Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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Transeutanasia, la scelta di Nancy
 
di Tommaso Scandroglio05-10-2013
Trans

 

Transeutanasia. Coniamo questo neologismo per indicare il caso di una persona transessuale che si toglie la vita perché insoddisfatto/a del proprio aspetto dopo ripetuti interventi a cui si è sottoposto/a per la “rettificazione del sesso”. È la strada che ha scelto di imboccare Nancy Fleming, donna belga di 44 anni, la quale dopo tre operazioni per tentare di assumere un aspetto maschile ha chiesto l’eutanasia e l’ha ottenuta perché i risultati degli interventi chirurgici erano da lei ritenuti assai deludenti. In Belgio infatti non solo i malati terminali possono passare a miglior vita, ma anche i sani che soffrono in modo insopportabile nel corpo o nella psiche. La signora Nancy ha tentato in tutti i modi di diventare Nathan: terapie ormonali, mastectomia e impianto del pene. Ma alla fine ha gettato le armi, o forse sarebbe meglio dire il bisturi: «Quando mi sono guardato per la prima volta allo specchio dopo l'operazione, ho provato un'avversione contro me stesso», ha dichiarato la signora Fleming. Lo specchio le rimandava l’immagina di “un mostro”, per usare le sue parole.

È il paradosso dei paradossi. A guardar bene Nancy si è tolta la vita perché, seppur assai depressa, era sana di mente. Infatti la reazione di una donna normale che vede il proprio corpo mascolinizzato non può che essere di sana repulsa. Nancy si vede come un mostro e non si può che darle ragione. Il gesto estremo di questa donna non è imputabile all’imperizia dei medici, bensì proprio all’intimo dissidio che sin da ragazzina ha accompagnato la vita di Nancy. Il giorno prima di morire la signora Fleming ha rilasciato un’intervista al quotidiano Het Laatse Nieuws in cui spiegava che lei, unica figlia femmina nata dopo tre fratelli maschi, si sentiva la “ragazza che nessuna voleva”, una presenza “appena tollerata” in famiglia. Aveva ancora nelle orecchie i rimproveri di sua madre: “se soltanto tu fossi stato un ragazzino”.

La soluzione pareva a senso unico per Nancy, così come per molte altre persone che vogliono cambiare sesso: sottoporsi ad un’operazione. Ma una volta accontentata, la sofferenza di Nancy non si era ancora sopita. Per quale motivo? Perché non era il corpo che doveva mutare d’aspetto secondo i desideri insani di Nancy, bensì proprio l’opposto: era la psiche della donna che si sarebbe dovuta (ri)conciliare con il proprio corpo femminile. Assecondare la volontà della signora Fleming ha solo esasperato quel conflitto interiore che covava da anni, creando ancor di più una distanza tra la percezione di sé come “maschio” e la realtà di Nancy come persona di sesso femminile. La donna che era in lei chiedeva prepotentemente di venire a galla e quando invece scoprì che quel corpo era stata deturpato per renderlo maschio ecco la ribellione. Il rifiuto di quel corpo agghindato con gli attributi mascolini è la prova che la strada per il “cambiamento di sesso” non è la soluzione per simili disagi ma un elemento che accresce ancor di più questi stessi disagi perché accelera la fuga da quell’Io che si rifiuta ma che è invece la chiave di volta per ritrovare la serenità perduta.

La Nuova Bussola ne aveva già parlato nell’aprile di quest’anno (“Io, vittima del cambio di sesso”) allorchè pubblicò stralci dell’intervento in un convegno di Walt Heyer autore del libro Paper Genders-Il mito del cambiamento di sesso in cui raccontava la sua vicenda di transessuale pentito: «È giunto il momento di mettere a nudo l’inganno: gli interventi chirurgici di riattribuzione del sesso non fanno altro che peggiorare la vita di chi vi si sottopone. L’ho imparato a mie spese. È pura follia continuare ad avallare una procedura chirurgica, fallimentare e causa di grandi sofferenze, come risposta a un disturbo che è di natura psicologica. Dopo aver vissuto per otto anni come donna ho capito che avevo fatto un tremendo errore».

Il caso di Nancy non è una bizzarra singolarità, l’eccezione che dovrebbe confermare la regola che suggerisce a chi si sente uomo ma è donna di farsi operare, bensì rappresenta in modo paradigmatico la condizione di tutti coloro che seppur operati non hanno ancora guarito le proprie ferite interiori. Ed infatti il tasso dei suicidi tra i transessuali è del 30% ci rivela Heyer, il quale aggiunge: «Uno studio svedese condotto su 324 transgender (cioè la totalità di coloro che nel periodo 1973-2003 si sono sottoposti in Svezia all’intervento chirurgico di riassegnazione sessuale) ha concluso che dopo l’intervento chirurgico c’è un rischio di mortalità, comportamento suicidario e problemi psichiatrici significativamente superiore alla media nazionale svedese. E allora perché continuare a proporre la chirurgia come soluzione?».

È paradigmatico il caso della signora Nancy perché una persona può sì cambiare quasi perfettamente il proprio aspetto e sembrare quello che non è, ma l’essere maschio e femmina è altra cosa perché investe la persona in tutto il suo essere. Non è solo una questione legata alla genialità o ai cosiddetti attributi sessuali secondari, ma attiene alla sua psicologia, alla sfera emotiva, alla sua forma mentis, alla stessa natura umana che in ciascuno di noi fiorisce in modo maschile o femminile. Un dato ineludibile che nessun chirurgo riuscirà mai a cambiare.

Detto ciò, la drammatica specificità di questo caso risiede nel fatto che la vicenda del transessuale insoddisfatto termina in una clinica per la “dolce morte”. L’eutanasia in questo caso rappresenta plasticamente e realizza concretamente il rifiuto di sé come persona, prima che il rifiuto di sé come donna. L’eutanasia è la firma al fatto che Nancy non accettava se stessa, non tanto come donna, ma prima di tutto come persona. Questo a dimostrare, come si accennava, che la femminilità o la mascolinità non è dato accessorio della persona ma elemento essenziale che informa tutto il nostro essere.

Inoltre la triste storia di Nancy che decide di farla finita è davvero l’apoteosi del delirio di onnipotenza dell’uomo che vuole cambiarsi in quello che non è e che, impotente di fronte al dato naturale e incancellabile della sessualità, annienta se stesso uccidendosi come quando si cancella con la gomma un disegno che ci pare uno sgorbio.


E lo Stato asseconda tutte queste voglie perché vede nella persona solo una macchina biologica complessa che può mutare di struttura sessuale e che si può spegnere a comando del proprietario.


[SM=g1740771]


AZIZ

Posted: August 30th, 2013 | Author: | Filed under: Antidoti |

Riporto un’agenzia Zenit, giunta proprio il 29 agosto 2013, giorno della Decollazione di san Giovanni Battista: «Mina Rafaat Aziz, tassista egiziano poco più che ventenne di Alessandria, massacrato in piazza, lo scorso 16 agosto, da una folla di islamisti solo perché aveva appeso allo specchietto del suo taxi un crocifisso (…). In un video amatoriale girato da un residente si vede una folla di persone che blocca le auto per controllare i passeggeri al loro interno.
Quando il taxi di Aziz viene fermato, un manifestante nota la croce appesa allo specchietto. Le immagini mostrano come, in poco tempo, il ragazzo venga trascinato fuori dalla vettura per essere preso a calci, pugni e bastonate.
I colpi provocano la morte del giovane dopo alcuni minuti. Gli estremisti continuano ad infierire sul corpo senza vita con sputi e calci, fino a completare poi l’esecuzione con la decapitazione del cadavere che viene abbandonato sul marciapiede».
Eh, Allah sì che è grande…
ma in queste convulse ore che precedono l’attacco Usa-Francia-Gran Bretagna al regime di Assad in Siria, mentre tutti si interrogano sugli scenari futuri e le strategie in atto, è possibile che nessuno si sia chiesto che cosa diavolo sta succedendo?
Gli americani sono tutto fuorché stupidi e Obama sarà anche un mediocre (è stato eletto solo perché è nero, lo sanno tutti, e per lo stesso motivo gli è stato assegnato il Nobel per la pace: già, la pace…) ma proprio perché non è uomo da decisioni capitali non fa che seguire una strategia internazionale già tracciata, sulla scia dei suoi predecessori.
Nessuno, dai tempi delle famose «armi di distruzione di massa» che, pur mai trovate, fecero impiccare Saddam, crede più alle fandonie sugli interventi umanitari. Nessuno crede davvero che Assad di Siria abbia fatto uso di armi chimiche proprio mentre aveva gli ispettori dell’Onu in casa. E nessuno crede più alle foto e ai filmati di conflitti mediorientali che da sempre si combattono con patacche e bufale mediatiche da ammannire ai telespettatori occidentali, tant’è che una delle prime misure dei generali egiziani contro i Fratelli Musulmani è stata di sbattere fuori la qatariota Al-Jazeera. Certo, la foglia di fico, anche se ormai trasparente, ci vuole. Ma ogni operazione bellica costa un sacco di soldi del contribuente e nessuno spende se non prefigura di guadagnare più di quel che ha speso.

Ora, vogliamo sapere –è nostro interesse- perché gli Usa (e i loro reggicoda francesi e inglesi) stiano sistematicamente destabilizzando tutto il Nordafrica e il Medioriente. Lo sanno perfettamente che sarà il caos. Non ci saranno nemmeno regimi islamisti, perché sarebbero pur sempre regimi e, dunque, in qualche modo stabili. No. Ci sarà il puro caos.
Tutte le zone da cui proviene il petrolio non assicurato permanentemente agli Usa saranno nel caos, con impennate nei prezzi che ammazzeranno Paesi come, per esempio, l’Italia. E stragi efferate di cristiani, come più sopra abbiamo riportato. Pazienza, la politica è così. Ma chi qui scrive, dopo avere attraversato i decenni del pericolo sovietico, mai avrebbe immaginato di doversi ritrovare un giorno a fare il tifo per la Russia, l’unico Paese (insieme alla Cina) che pare davvero aver capito che cosa sta succedendo (e l’unico, lo diciamo en passant, che se ne sbatte dell’omosessualismo imposto agli occidentali da coloro che davvero comandano). Avevamo fatto il tifo per gli Usa, guardiano della libertà e della democrazia, ai tempi del Vietnam, ma adesso che nessuno più li contrasta stanno, spiace dirlo, mostrando il volto della nazione più guerrafondaia che esista, interessata solo alle sue libertà e democrazia (nonché alla benzina a pochi cents ma soltanto nel suo territorio nazionale).
A ben ripercorrere l’intera loro storia (che poi è breve: poco più di due secoli), non c’è mai stato un momento in cui non siano stati in guerra. Sempre per i Grandi Ideali (a parole, ma per i soldi nei fatti). E, rispiace dirlo, spesso contro Paesi che non li avevano attaccati per primi. E’ rimasto famoso il detto «Povero Messico, così lontano da Dio e così vicino agli Stati Uniti!».
D’altra parte, si tratta dell’unico Paese in cui il nazionalismo è rimasto intatto come nel 1776, basta vedere i suoi film e telefilm: bandiere a stelle e strisce dovunque, pure sulle mutande, inni nazionali a scuola e alle partite di football, parate e proclami patriottici. Nel resto del mondo tutto ciò farebbe solo ridere, ormai, ma non da loro. Che, per giunta, hanno «l’arma più forte di tutte» (come diceva il Duce), Hollywood, che conferma continuamente nelle teste universali l’immagine giusta & buona degli yankees. I quali combattono sempre e solo per cause giuste & buone e sempre e solo contro Mostri sanguinari nemici dell’umanità. L’altroieri Saddam, ieri Gheddafi, oggi Assad.
Quel che adesso sta succedendo, dunque, è semplicemente questo: gli Stati Uniti si stanno riposizionando sugli scenari mondiali per garantirsi l’egemonia per i prossimi cento anni. Il resto (il ruolo dei sauditi e del Qatar, gli investimenti miliardari delle monarchie arabe in Francia e Gran Bretagna, l’uso cinico degli islamisti –ceceni compresi- e l’assist ai Fratelli Musulmani) non è che materia di dettaglio per i politologi. Ciò crea e creerà problemi all’Europa, cominciando dalle valanghe di profughi?
Meglio, un concorrente commerciale in meno. Agli Stati Uniti, nati per un litigio con re Giorgio sui soldi, interessano solo, appunto, i soldi.
Obama, il primo presidente nero? Sarà ricordato per la memorabile impresa di avere introdotto le nozze gay. E per un premio Nobel «per la pace» conferito prima ancora di aver bombardato la Libia e la Siria. 


[SM=g1740771]


[Modificato da Caterina63 08/10/2013 19.21]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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11/10/2013 19.35
 
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fIL FONDATORE DI ''YOUNG GAY AMERICA'' RINNEGA IL SUO PASSATO OMOSESSUALE
Capii che l'omosessualità impedisce di trovare la propria vera identità: è per questo che i rapporti gay non sono soddisfacenti

All'omosessualità sono arrivato facilmente, perché ero già fragile. Mia madre è morta quando avevo 19 anni. Mio padre quando ne avevo 13. Giovanissimo, ero già confuso sulla mia identità e i miei sentimenti. La confusione che provavo riguardo i miei "desideri" e l'attrazione che sentivo per i ragazzi, ha fatto si che già a 14 anni mi sentissi parte della categoria "gay".
A 20 anni, mi dichiarai gay con tutti quelli che mi conoscevano. A 22 anni, divenni editore della prima rivista per giovani gay. Il contenuto fotografico rasentava la pornografia, ma ritenevo di poterlo utilizzare come piattaforma per ottenere risultati sempre maggiori.
Infatti arrivò Young Gay America. Questa rivista aspirava a riempire il vuoto creato dalla precedente rivista per la quale avevo lavorato; doveva essere qualcosa di non troppo pornografico, mirata al pubblico di giovani gay americani. Young Gay America decollò. Il pubblico gay accolse calorosamente Young Gay America.

La rivista ricevette premi, riconoscimenti, rispettabilità e grandi onori, incluso il National Role Model Award da parte di Equality Forum, la più importante organizzazione gay, premio che fu consegnato l'anno seguente al Primo Ministro Canadese Jean Chrétien. E tantissime apparizioni nei media, da PBS a Seattle Times, da MSNBC alla copertina di Time magazine.
Ho prodotto, con Equality Forum e con l'aiuto di società affiliate alla PBS, il primo importante documentario che affronta il tema del suicidio di adolescenti gay "Jim In Bold"; é stato mostrato in tutto il mondo e ha ricevuto numerosi premi "best in festival".

Young Gay America ha organizzato una mostra fotografica, ricca di foto e storie di giovani gay di tutto il continente Nord americano; la mostra ha fatto il giro dell'Europa, del Canada e di parte degli Stati Uniti.
Nel 2004 Young Gay America ha lanciato la rivista YGA, che aveva la pretesa di essere il "gemello virtuoso" di altre riviste rivolte ai giovani gay. Dico "gemello virtuoso" ma la verità é che YGA era dannosa quanto qualsiasi altra rivista, era solo più "rispettabile" perché non manifestamente pornografica.

Mi ci vollero quasi 16 anni per scoprire che l'omosessualità non è esattamente "virtuosa". Fu difficile fare chiarezza dentro di me riguardo i miei sentimenti sulla questione, dato che la mia vita ne era completamente assorbita.

L'omosessualità è per sua natura pornografica. E' distruttiva e crea confusione nelle menti dei giovani, proprio in quel periodo in cui l'identità sessuale è ancora in via di definizione. Ad ogni modo, non mi resi conto di ciò fino a quando non raggiunsi i 30 anni.
La rivista YGA esaurì il suo primo numero in diverse città del Nord America. Il sostegno alla rivista era enorme; scuole, gruppi di genitori, biblioteche e associazioni governative, tutti sembravano volerla. Sfruttava il "filone" della "accettazione e promozione" dell'omosessualità, ed era considerata una guida. Nel 2005 mi fu chiesto di tenere un discorso al prestigioso JFK Jr. Forum della Harvard's Kennedy School of Government.
Fu quando vidi una videoregistrazione di quella "performance", che iniziai a dubitare seriamente di ciò che stavo facendo della mia vita e della mia influenza.

Non conoscendo nessuno con cui poter parlare dei miei dubbi ed interrogativi, mi rivolsi a Dio, grazie anche ad un debilitante attacco di crampi intestinali causato dalle mie abitudini di vita.
Presto iniziai a comprendere cose che non avevo mai immaginato potessero essere reali, come il fatto che ero il leader di un movimento di peccato e corruzione. Questa frase può dare l'impressione che la mia scoperta si sia basata su un dogma, ma decisamente non é stato così.

Sono giunto al questa conclusione da solo.

Mi divenne chiaro, mentre ci riflettevo seriamente – e pregavo – che l'omosessualità ci impedisce di trovare la nostra vera identità. Non possiamo vedere la verità quando siamo accecati dall'omosessualità.
Crediamo, influenzati dall'omosessualità, che la lussuria non solo sia accettabile ma che sia anche una virtù. Ma non esiste "desiderio" omosessuale che sia separabile dalla lussuria.
Non volevo accettare questa verità e all'inizio ho cercato in tutti i modi di ignorarla. Ero certo, a causa della cultura e dell'influenza dei leader gay – di fare la cosa giusta.

D'altra parte mi sentivo spinto a cercare la verità perché avvertivo che dentro di me c'era qualcosa che non andava. Gesù Cristo ci consiglia ripetutamente di non confidare in nessuno tranne che in lui. Ed io l'ho fatto, sapendo che il Regno di Dio risiede nel cuore e nella mente di ogni uomo.
Ciò che ho scoperto e appreso sull'omosessualità é sorprendente.

Divenne chiarissimo che avrei fatto del male o rischiato di fare del male ad altre persone se avessi continuato con quella vita.
Mi accorsi di avere desideri omosessuali alle scuole medie quando per la prima volta iniziai a prestare attenzione ad altri ragazzi.
Cominciai a guarire quando per la prima volta iniziai a prestare attenzione a me stesso.
Ogni volta che provavo la tentazione di cedere alla lussuria, ne prendevo coscienza, mi fermavo e mi occupavo di essa. La chiamavo con il suo nome e poi lasciavo che si dissolvesse da sola con l'aiuto della preghiera.

Esiste un'enorme e vitale differenza tra ammirazione superficiale – per se stessi o per altri – e ammirazione integrale. Quando amiamo pienamente noi stessi, cessiamo di essere schiavi di desideri lussuriosi, dell'apprezzamento degli altri o di soddisfazioni fisiche. I nostri impulsi sessuali diventano intrinseci alla nostra essenza, liberi da confusioni nevrotiche.

L'omosessualità ci consente di evitare di scavare in profondità, oltre la superficialità e le attrazioni ispirate dalla concupiscenza – e continuerà ad essere così fino a quando avrà l' "approvazione" della Legge. Il risultato è che tantissimi perdono l'opportunità di conoscere il loro vero io, l'io fatto ad immagine di Cristo, donatoci da Dio.
L'omosessualità iniziò per me all'età di 13 anni e terminò quando riuscii ad isolarmi da influenze esterne e a concentrarmi intensamente sulla verità interiore – quando scoprii, all'età di 30 anni, le profondità del mio io donatomi da Dio.

Dio è considerato un nemico da molte persone dominate dall'omosessualità o da altri comportamenti concupiscenti, perché Egli rammenta loro chi e che cosa dovrebbero veramente essere. Queste persone preferiscono rimanere "beatamente ignare", mettendo a tacere la verità. E lo fanno condannando ed apostrofando coloro che la dichiarano con parole come "razzisti", "insensibili", "malvagi" e "discriminatori".
Guarire dalle ferite causate dall'omosessualità non è facile. Il sostegno è scarso e poco evidente. Il poco che c'è viene infamato, ridicolizzato, fatto tacere con la retorica o reso illegale tramite l'alterazione di norme legislative. Per trovarlo ho dovuto separare il mio sentimento di imbarazzo e le "voci" di disapprovazione da tutto ciò che avevo imparato.
Parte dell'agenda omosessuale consiste nel convincere le persone a smettere di farsi domande sulla conversione e, tanto meno, sulla la sua efficacia.

"Uscire" dall'influenza della mentalità omosessuale è stata per me la cosa più liberatoria, sorprendente e bella che abbai mai sperimentato nella mia intera vita.

La lussuria ci sottrae ai nostri corpi per "fissare" il nostro spirito alla forma fisica di qualcun altro. Ecco perché i rapporti sessuali omosessuali – e qualsiasi altra forma di attività sessuale basata sulla lussuria – non è mai soddisfacente: é un processo nevrotico piuttosto che naturale, normale. La normalità è la normalità – ed è stata chiamata così perché c'è una ragione.

Anormale significa "ciò che ci danneggia, che danneggia la normalità". L'omosessualità ci toglie al nostro stato di normalità, al nostro di sentirci perfettamente uniti in tutte le cose, e ci divide, facendoci tormentare dal desiderio per un obiettivo fisico esterno che non potremo mai possedere.
Le persone omosessuali – come tutte le persone – bramano il mitico "vero amore". Il vero amore esiste davvero, ma arriva soltanto quando non abbiamo nulla che ci impedisce di lasciarlo fuoriuscire da dentro in tutto il suo splendore.

Non possiamo essere pienamente noi stessi se le nostre menti sono intrappolate in una spirale, in una mentalità di gruppo edificata su una protetta, autorizzata e celebrata lussuria.
Dio mi è venuto incontro quando mi sentivo confuso, perso, solo, spaventato e sconvolto. Mi ha detto – attraverso la preghiera – che non avevo nulla da temere e che ero a casa. Avevo solo bisogno di fare un po' di pulizia nella mia mente.

Credo che tutti, essenzialmente, conoscano la verità. Credo che questo sia il motivo per cui il Cristianesimo spaventa così tanto le persone. Perché rammenta loro la coscienza, che tutti noi possediamo.
La coscienza ci dice cosa sia giusto o sbagliato ed è una guida che ci permette di crescere e diventare più forti e più liberi come esseri umani. Uscire dal peccato e dall'ignoranza è sempre possibile, ma la prima cosa che tutti devono fare è abbandonare le mentalità che dividono e conquistare l'amore per l'umanità.
La verità sessuale può essere trovata solo se si è disposti ad accettare che la nostra cultura sanzioni i comportamenti che nuocciono alla vita. Il senso di colpa non è una ragione sufficiente per evitare le questioni difficili.

L'omosessualità si è presa quasi 15 anni della mia vita, una vita trascorsa tra compromessi e menzogne, perpetuate attraverso i media nazionali mirati ai giovani.

Nei Paesi Europei l'omosessualità è considerata così normale che i bambini delle scuole elementari pubbliche vengono forniti di libri dedicati ai ragazzi "gay" come letture obbligatorie.
La Polonia, che conosce fin troppo bene la distruzione del suo popolo ad opera di influenze esterne, sta tentando coraggiosamente di impedire all'Unione Europea di indottrinare i suoi figli con propaganda omosessuale. In riposta, l'Unione Europea ha definito "ripugnante" il Primo Ministro della Polonia.

Io sono stato ripugnante per parecchio tempo; sto ancora cercando di metabolizzare tutte le mie colpe.
In qualità di leader nel movimento per i "diritti dei gay", mi è stata data molte volte l'opportunità di parlare in pubblico. Se potessi cancellare alcune delle cose che ho detto, lo farei. Adesso so che l'omosessualità è lussuria e pornografia insieme. Non mi lascerò mai convincere del contrario, non importa quanto sciolte possano essere le loro lingue o quanto triste la loro storia. Io l'ho vissuta. Io conosco la verità.

Se Dio ci ha rivelato la verità c'è un motivo. Essa esiste affinché possiamo essere noi stessi. Esiste affinché possiamo condividere quel perfetto io con il mondo, per rendere perfetto il mondo. Questi non sono progetti fantasiosi o ideali astrusi: è la Verità.
Non ci si può purificare dai peccati del mondo in un istante, ma succederà, se non ci opponiamo orgogliosamente a questo processo. Dio alla fine vince sempre, in caso non lo sappiate.

(traduzione a cura di Patrizia Battisti e pubblicato da BastaBugie)

 
Fonte: NARTH, 23 ottobre 2012



Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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16/10/2013 21.36
 
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[SM=g1740733] cara lady, non so a quale religione tu appartenga o chiesa, ma noi siamo cattolici e riportiamo la dottrina del Vangelo e della Chiesa..... di conseguenza ho dovuto eliminare il tuo messaggio....

ognuno è libero di vivere come vuole, e la testimonianza sopra postata è chiarificatrice degli errori e degli inganni.... ma qui non facciamo pubblicità a chi crede che vivere in modo disordinato sia addirittura, come hai affermato tu, una volontà divina.....
la Legge Dio è chiara in materia: maschio e femmina uniti nel vincolo del matrimonio. punto!

Così si è espresso anche Papa Francesco citando il suo predecessore:
http://difenderelafede.freeforumzone.leonardo.it/d/10694816/Papa-Francesco-difende-l-Istituzione-della-Famiglia-unione-tra-un-uomo-e-una-donna-e-la-vita-nascen/discussione.aspx 

Anzitutto come Chiesa offriamo una concezione della famiglia, che è quella del Libro della Genesi, dell’unità nella differenza tra uomo e donna, e della sua fecondità. In questa realtà, inoltre, riconosciamo un bene per tutti, la prima società naturale, come recepito anche nella Costituzione della Repubblica Italiana. Infine, vogliamo riaffermare che la famiglia così intesa rimane il primo e principale soggetto costruttore della società e di un’economia a misura d’uomo, e come tale merita di essere fattivamente sostenuta. Le conseguenze, positive o negative, delle scelte di carattere culturale, anzitutto, e politico riguardanti la famiglia toccano i diversi ambiti della vita di una società e di un Paese: dal problema demografico – che è grave per tutto il continente europeo e in modo particolare per l’Italia – alle altre questioni relative al lavoro e all’economia in generale, alla crescita dei figli, fino a quelle che riguardano la stessa visione antropologica che è alla base della nostra civiltà (cfr Benedetto XVI, Enc. Caritas in veritate, 44).

Questo forum non fa propaganda sovversiva alla legge di Dio e non intende passare in silenzio messaggi che sostengano che Dio abbia creato gli omosessuali! per favore.... Dio ha creato l'uomo e la donna, le patologie e le malattie non sono creazione di Dio ma derivano dal Peccato Originale e l'Avvento del Cristo le ha trasformate in sofferenze che se ben gestite e correttamente sopportate portano frutti...... diversamente portano lo schifo, la menzogna, l'inferno.......



[Modificato da Caterina63 16/10/2013 21.37]
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29/10/2013 03.03
 
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anche io sono d'accordo con una famiglia tradizionale io inteendevo dire che secondo me loro di questa cosa ne soffrono comunque sono cattolica e credo vivamente nella famiglia tradizionale però c'è anche il fatto che anche loro hanno deis entimenti è questo il problema
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Re:
ladymira, 29/10/2013 03:03:

anche io sono d'accordo con una famiglia tradizionale io inteendevo dire che secondo me loro di questa cosa ne soffrono comunque sono cattolica e credo vivamente nella famiglia tradizionale però c'è anche il fatto che anche loro hanno deis entimenti è questo il problema




Purtroppo questi NON soffrono affatto della situazione, ma anzi, la usano per combattere la legge di Dio.... [SM=g1740733]
ecco perchè il Papa giustamente ha detto: sono contro le lobby gay.... e contro ogni lobby....
essere omosessuale è una PATOLOGIA che come tale merita da noi la tolleranza verso LA PERSONA ma che in nessun modo può cedere alle loro pretese [SM=g1740733]

E' fondamentale esprimersi in modo corretto per evitare le ambiguità di pensiero e il sincretismo tra il peccatore e il peccato: essere omosessuali NON è un peccato se si combatte il peccato che l'essere omosessuale conduce .....
Amare dunque la persone afflitta da questa patologia ma condannando risolutamente la forma di peccato che pretenderebbe legittimare...
un abbraccio!



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Re: Re:
Caterina63, 29/10/2013 12:39:


la usano per combattere la legge di Dio....




Questo è sbagliato Dio tramite i comandamenti e poi facendo scendere suo figlio Gesù cristo ci ha detto come dovevamo comportarc e lui stesso è il signore comunque una patologia è sempre sofferenza e come avere l'influenza che è sempre una patologia con l'influenza stai comunque male....questo intendo dire ma ciò non ci deve fare andare contro nostro signore che è unico e si è sacrificato per noi. [SM=g1740750] preghiamo insieme affincheè qualcosa nel mondo migliori e lo spirito santo ci guidi sempre
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02/11/2013 15.54
 
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Sul Giornale di ieri, 28 ottobre, è uscito un articolo di Massimo Malpica (clicca qui per leggerlo) sul caso del giovane suicida di Roma, di cui abbiamo parlato ieri su Riscossa Cristiana. Toni Brandi, editore di Notizie Pro Life, ha scritto al direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, la lettera che qui di seguito riportiamo:


suicidio


Gentilissimo Dottor Sallusti,


sono esterrefatto dopo aver letto l’articolo di Massimo Malpica su “Il Giornale” di oggi (ieri, 28.10.2013, N.d.R.) riguardo l’apparente suicidio di un giovane gay.  Nel caso di Roberto l’omofobia non c’entrava nulla e la Procura di Roma chiese infatti l’archiviazione del fascicolo perché venne accertato che la vittima non decise di togliersi la vita a causa di episodi di bullismo ed omofobia, ma per un disagio esistenziale non generato dall’ambiente esterno. Purtroppo, mentre il suicidio di Roberto fu propagandato da quasi tutta la stampa, la verità sulla conclusione della Procura di Roma non venne riportata.


Roberto non fu il primo caso di vero e proprio sciacallaggio su fatti tragici subito usati dalla lobby gay per accusare gli italiani di omofobia: Andrea (gennaio 2013) che non era affatto omosessuale, il tentato suicidio del sedicenne di Roma (maggio 2013) che però lui stesso spiegò di non essere motivato dall’omofobia ed infine l’attentato al liceo Socrate, noto istituto gay-friendly, rivelatosi invece una vendetta per una bocciatura. Non sarebbe il caso di approfondire bene il caso di Simone?  Ed informare gli Italiani sull’alta percentuale di suicidi dei transessuali dopo l’operazione di cambio del sesso (30% a 50% secondo fonti trans)?
Suggerisco al dott. Malpica di leggersi il libro “Paper Genders – il mito del cambiamento di sesso” di Walt Heyer che riporta interessanti informazioni (spesso di fonte homo e trans) sulle sofferenze di questi nostri fratelli. Il continuo ed ossessivo spauracchio sull’omofobia e la transfobia, usato per ogni caso e per chiunque osi dire qualcosa di contrario alle associazioni LGBT, non solo disinforma i vostri lettori ma aiuterà il passaggio dell’iniqua legge sull’omofobia e la transfobia che porterà ad un vero a proprio reato di opinione per chi si permetterà di esprimere opinioni contrarie ai matrimoni ed adozioni per trans ed omosessuali.

Inoltre la legge porterà l’indottrinamento trans ed omosessualista  e sull’identità di genere nelle nostre scuole dalla giovane età (vedere “la strategia nazionale contro le discriminazioni su orientamento sessuale e identità di genere”, sviluppata dal Dipartimento delle Pari Opportunità. Ricordo anche che l’Italia è stata classificata dal Pew Research Center come il settimo Paese al mondo per miglior accettazione degli omosessuali.

Sono un vostro assiduo lettore e vi prego, non mettetevi anche voi a fare il “politically correct”. Molti Italiani hanno fiducia nel vostro bel quotidiano.

Cordialmente

Antonio Brandi
Editore
Notizie Pro Vita








Fraternamente CaterinaLD

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03/11/2013 00.10
 
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Ci sono tante cause che portano all'estremo gesto tra cui la depressione , questo può capitare a tutti, preghiamo anche per le persone che per un motivo o un 'altro hanno scelto di lasciare il mondo, che Gesù li perdoni e possa portarli in paradiso
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07/02/2014 12.53
 
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   D. – Gli ultimi numeri dicono che in Italia ci sono 40 mila vittime per tale pratica ed è il numero più alto in Europa...

R. – E’ vero. Questa pratica viene fatta ovviamente in clandestinità, perché in Italia per fortuna ci sono pene severissime. 

  
ma di che stiamo parlando, di aria fritta????  
Dove stanno queste condanne "severissime" se siamo arrivati al punto che in Italia, COME MAI IN PASSATO, offre clandestinità a questa barbarie, addirittura QUARANTAMILA VITTIME????
In Italia i numeri più alti? ma stiamo scherzando?!!  
Altro che leggi sul femminicidio, e leggi a smembrare famiglie.... questa barbarie deve cessare!!!!



Mutilazioni genitali femminili, pratica molto diffusa anche in Italia



Ieri, 5 febbraio 2014, la Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili. Per contrastare il fenomeno - diffuso soprattutto in Africa sub-saharaiana, Egitto ed Asia - occorre informare, educare e sensibilizzare a una nuova cultura, che coinvolga anche l'Italia, dove la partica è diffusa tra le immigrate ma dove si riscontra, allo stesso tempo, una generale carenza di sensibilità sul tema. lo spiega Tiziana Fattori, direttore internazionale di Plan Italia, al microfono di Maura Pellegirni Rhao:RealAudioMP3 

R. - Abbiamo lanciato la petizione il 23 gennaio. Speravamo di raccogliere molto velocemente cinquemila adesioni, ma purtroppo siamo fermi a duemila. Riteniamo che la ragione principale sia perché in Italia questo tema risulta fastidioso, pensando che sia un tema lontano, che non ci tocchi, e quindi non viene considerato importante e prioritario. Ma invece lo è: dei tre milioni di bambine che ogni hanno vengono sottoposte alla mutilazione femminile, molte di loro sono figlie di famiglie emigrate anche in Italia. 

D. – Gli ultimi numeri dicono che in Italia ci sono 40 mila vittime per tale pratica ed è il numero più alto in Europa...

R. – E’ vero. Questa pratica viene fatta ovviamente in clandestinità, perché in Italia per fortuna ci sono pene severissime. Ma noi di Plan Italia sappiamo bene che le leggi non sono un deterrente sufficiente. La pratica avviene in clandestinità, oppure durante un breve soggiorno nel Paese di origine, dove la bambina viene sottoposta alla mutilazione dei genitali e poi rispedita in Italia. Quindi, dobbiamo veramente coinvolgere il più possibile i media italiani, il pubblico italiano e soprattutto, direi, le donne italiane a lavorare con noi, a fare in modo che si raggiunga presto questo numero di cinquemila sottoscrittori della nostra petizione e permetterci di andare tutte insieme a portare questo risultato al governo italiano. Al governo chiediamo di fare pressione sui governi dei Paesi dove questa pratica viene purtroppo ancora fatta, soprattutto in Africa Subsahariana, in Egitto ed in alcune zone dell’Asia affinché si adoperino ad abolirla. 

D. – Cosa si può fare per sensibilizzare e creare una nuova cultura intorno a questo problema?

R. – La prima cosa da fare è parlarne, fare in modo che emerga affinché si comprenda che la pratica delle mutilazioni genitali comporta alle bambine conseguenze terribili – sempre che sopravvivano – per il resto della vita. È una tradizione che non c'entra nulla con la religione: in molte zone, tipo in Guinea, viene vista come un rito di iniziazione, passaggio dall’età infantile all’età adulta. Viene anche vista come un modo per preservare l’integrità della bambina fino al matrimonio. Quindi, dobbiamo operare a questi livelli per cercare di far comprendere che esistono cerimonie di iniziazione alternative. Noi l’abbiamo fatto con successo in Burkina Faso, dove abbiamo lavorato molto bene a livello di comunità, abbiamo creato cerimonie alternative e in molti villaggi dove lavoriamo le mutilazioni genitali non vengono più praticate. Importante soprattutto l’educazione: mandare le bambine a scuola, renderle consapevoli, sensibilizzarle su questo tema e fare in modo che si ribellino affinché non si sottopongano più a questa pratica. Lavorare anche con i “decisori” della comunità – donne e mamme – affinché non facciano praticare sulle figlie quello che hanno subito loro quando erano bambine.




Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2014/02/06/mutilazioni_genitali_femminili,_pratica_molto_diffusa_anche_in_italia/it1-770919 
del sito Radio Vaticana 







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12/03/2014 23.50
 
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«Rosa e i suoi due papà vanno al bar. Se ognuno dei papà di Rosa compra una lattina da due euro, quanto pagheranno i genitori di Rosa in totale?». Questo il problemino di aritmetica che va proposto ai bambini della scuola primaria secondo le indicazioni contenute nei manuali ideati di recente dall’Unar, dando così attuazione alla "Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere 2013-2015", documento partorito dal Dipartimento per le Pari Opportunità. 

Per non parlare delle fiabe, i cui messaggi non devono più incoraggiare i bambini a innamorarsi e magari pure sposarsi da grandi con persone dell’altro sesso, ma presentare loro un lieto fine diverso, del tipo che il principe si innamora dello scudiero e vissero felici e contenti... L’obiettivo in teoria sarebbe "contrastare il bullismo nelle scuole, con particolare riferimento al carattere omofobico e transfobico..." – spiega la "Strategia nazionale" – e "contribuire alla conoscenza delle nuove realtà familiari, superando il pregiudizio legato all’orientamento affettivo dei genitori...".

C’è di che allarmarsi. E infatti l’Age Lombardia (Associazione Italiana Genitori) si rivolge ai presidenti dei Consigli di Istituto, rimarcando le tante violazioni contenute in questa strategia e quindi gli strumenti legali per difendere le scuole. «Come genitori siamo favorevoli ad azioni formative per la prevenzione di qualsiasi forma di discriminazione – premettono –, ivi incluse quelle relative agli orientamenti sessuali. Purtroppo però dietro a questi obiettivi si affacciano anche scopi ben diversi...». 

Una cosa è combattere il bullismo, di qualsiasi origine, e altro è proporre assurde forzature come quelle sopra citate: «Non possiamo accettare che la modalità affettiva dei genitori, comunemente conosciuta come base per la famiglia e la procreazione, sia considerata un "pregiudizio" o sia messa alla pari con altre "modalità", pur legittime a livello personale». Se insomma la "Strategia Nazionale", nascondendosi dietro l’alibi della lotta la bullismo, in realtà «introduce nelle scuole l’ideologia "gender" e le tematiche Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali), con esemplificazioni fin troppo concrete e dettagliate», l’Age si rivolge ai presidenti dei Consigli d’istituto di tutte le scuole lombarde per fornire gli strumenti legislativi e dar voce alle perplessità delle famiglie.

Nessun valore di legge: non tutti sanno che il documento della "Strategia Nazionale" non ha alcun valore di legge. Non è quindi obbligatorio per le scuole adottarlo. Anzi, contenendo numerose mancanze e violazioni di diritti, è oggetto di diffida da parte dei "Giuristi per la vita".

Un testo anticostituzionale: manca qualsiasi riferimento alla responsabilità dei genitori, il cui ruolo nell’educazione, specie su un tema così delicato, è riconosciuto dalla Costituzione e da tutte le leggi sulla scuola, comprese le direttive europee.

Consigli d’istituto: qualsiasi corso tenuto a scuola da esterni deve per legge essere approvato dal Consiglio d’istituto (legge dei Decreti delegati). «Se sapete che incontri su questi temi sono tenuti senza approvazione di collegio docenti, consiglio di classe e dei genitori, segnalatecelo subito». 

Sotto il titolo niente: i genitori devono conoscere in anticipo i contenuti degli incontri. E avere facoltà di chiedere che il loro figlio non vi partecipi. Le attività di educazione affettiva non sono infatti curricolari ma aggiuntive. E, come abbiamo visto, dietro un titolo positivo si possono nascondere ideologie diverse.

Opuscoli: poiché è prevista la distribuzione gratuita di opuscoli su questi temi, dobbiamo esigere che sia osservata la disposizione che prevede il consenso preventivo dei rappresentanti dei genitori e l’approvazione del Consiglio d’istituto.

Vigilare: «Invitiamo tutti i presidenti dei Consigli di classe e d’istituto a porgere la massima attenzione: è in gioco il diritto dei genitori, garantito dalla Costituzione, di educare i propri figli (art. 29). «L’Age è a disposizione di scuole e famiglie per assistenza e informazioni, siamo anche disponibili a venire nella vostra scuola...»
(www.agelombardia.it agemilanoprov@age.it)



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02/05/2015 09.40
 
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Il bambino di quattro mesi estratto vivo dalla macerie dopo 22 ore
 

Dalle rovine del Nepal emerge un altro dramma. È quello nascosto delle mamme surrogate, donne che hanno prestato il loro utero per fare nascere bambini che andranno a coppie dall’altra parta del mondo. L’esercito israeliano ha creato un ospedale da campo a Kathmandu dove gli aerei  fanno la spola con Tel Aviv per rimpatriare non solo turisti, ma anche un gruppo di madri surrogate nepalesi e i loro neonati. È la solidarietà "selettiva" dell'Occidente.

di Luigi Santambrogio

Dice bene Reinhold Messner, il nostro grande Buddha degli ottomila, quando invita a distogliere lo sguardo da quel disgraziato campo base ai piedi dell’Everest dove la valanga ha sepolto almeno 200 alpinisti. E dove la macchina dei soccorsi, quella di seria A, con gli elicotteri che vanno e vengono come in una base del Pentagono, a portare in salvo l’elite dell’alpinismo mondiale.
Il vecchio conquistatore ce l’ha con «l’arroganza con cui i turisti salgono in vetta sulle piste preparate dagli sherpa».
Poveracci che si dannano, e fanno il lavoro sporco per far assaporare agli scalatori californiani, tedeschi, francesi, svedesi o chissàchi l’ebbrezza di piantare le loro bandiere e foto ricordo sul tetto del mondo, e che «magari quando torneranno a casa non la troveranno più». Messner ce l’ha con il turismo di massa che ha trasformato l’Everest in un luna park, con il “viaggio globale” e l’alpinismo “all inclusive” che ammassa centinaia di dilettanti  a 7mila metri, in luoghi dove è proibito scherzare. Già, anche questo imprevisto ci ha rivelato la tremenda tragedia del Nepal: il colonialismo delle cime, in un Paese che ha saputo opporsi a ogni forma di sottomissione esterna, prima agli inglesi poi ai maoisti della Cina rossa. 

Ma sotto le rovine degli antichi templi di Kathmandu e dei villaggi sperduti non ancora raggiunti dai soccorsi, ecco spuntare un’altra verità, ancora più grave e inquietante.
La notizia l’ha data La Stampa l’altro giorno: l’esercito israeliano ha creato in 72 ore un ospedale da campo a Kathmandu per soccorrere le vittime del terremoto e gli aerei Hercules che fanno la spola con Tel Aviv riportano indietro non solo turisti feriti o spaventati ma anche un numero considerevole di bambini nati da madri surrogate nepalesi. Spingendo il governo a consentire anche a queste donne di essere accolte in Israele.
Fenomeno sconosciuto alla stessa opinione israeliana informata dalla testimonianza del signor Omri Lanzet, tornato su un aereo privato assieme al figlio di 10 giorni avuto da una madre nepalese.
La sua testimonianza ha consentito al grande pubblico di venire a conoscenza dell’esistenza di altre 5 famiglie con bambini appena nati da nepalesi e di almeno altre due donne nepalesi che hanno fatto nascere nelle ultime settimane, o portano in grembo bambini con dna di genitori israeliani.
Il governo ha acconsentito di portare in salvo e a ospitare sugli aerei le «madri surrogate di bambini israeliani» insieme  ai sopravvissuti al sisma.

Sono state le compagnie assicurative, ci sa sapere ancora La Stampa, a fornire al governo la lista dei bambini in arrivo dal Nepal, con i relativi nomi delle donne locali, tutte firmatarie di accordi legali con i nuovi genitori israeliani.
Il corrispondente da Gerusalemme del quotidiano torinese commenta così: «Aver accettato di far nascere un figlio non proprio si sta dimostrando per queste nepalesi un biglietto verso una nuova vita».  Vero: nella immensa disgrazia di un Paese sbriciolato e devastato dal terremoto, quelle donne e i loro bimbi in grembo hanno la “fortuna” di aver salva la vita e di poterla ricominciare da un’altra parte. Ma è davvero così? Difficile crederlo: più probabile che le madri nepalesi vengano “ospitate” solo il necessario a portare a termine la gravidanza e poi rispedite in Nepal.
Ma in quel commento così reticente e pieno di bontà prêt-à-poter, c’è dell’altro, c’è qualcosa di inaccettabile che in qualche modo ricorda le parole dure del vecchio Messner. In fondo, dice il giornalista, quelle donne nepalesi, accettando di mettere sul mercato il loro utero, hanno vinto un biglietto d’espatrio, una sorta di green card verso i paradisi della civiltà occidentale.
Benvenuti «nella nuova vita»: in quella frasetta, retorica e stupida, c’è tutta l’arroganza e la violenza dello sfruttamento coloniale. Ringraziate, sciagurate donne del Nepal, il terremoto e la società civilizzata del mercato degli ovuli e degli uteri, se avete avuto la fortuna insperata di lasciare le vostre puzzolenti e misere capanne di fango e imbarcarvi verso il futuro. 

La povera gente del Nepal non merita anche questo sconquasso della loro dignità: dietro il nuovo diritto, sancito anche in Italia per via giudiziaria, alla fecondazione eterologa, si nasconde solo una nuova schiavitù.
Quelle delle donne dei Paesi della fame e della povertà e la definitiva trasformazione dei figli in categoria merceologica, con uteri in affitto e compravendita di gameti. Come chiamare “vita nuova” questa deportazione di grembi materni, di donne diventate preziose e degne di salvezza solo perché “produrranno” un figlio su ordinazione di ricche coppie di Tel Aviv?
Somigliano a quei disgraziati usati dai narcos colombiani per trasportare ovuli di cocaina nascosti nei loro intestini: anche le madri di Kathmandu si sono guadagnate un posto sugli Hercules governativi solo perché hanno in pancia “qualcosa” che non gli appartiene più: una vita comprata a migliaia chilometri di distanza e diventata il passaporto per fuggire dall’inferno di polvere e sassi.  Povero Nepal, e poveri noi. Se c’è ancora una speranza, per loro e per tutti,  è in quel bimbo di quattro mesi estratto vivo dalle macerie dopo essere rimasti sepolto per 22 ore. La foto (sotto il titolo) del piccino coperto di polvere ha fatto il giro del mondo: respirava ancora, miracolosamente, dopo quella infinità di tempo trascorsa sotto i detriti. La vita è più forte della violenza della natura e resiste a ogni manipolazione degli uomini. 




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Controinformazione. Le parole oscurate del papa sulla famiglia

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papa

Nell’udienza generale di mercoledì 29 aprile, papa Francesco ha detto delle battute contro il maschilismo della società e la mancata parità tra uomo e donna che hanno fatto immediatamente il giro del mondo, con formidabile risalto sui media.

Col risultato però di oscurare il cuore del suo discorso, che era invece un inno alla magnificenza del disegno divino sul matrimonio, oltre che una riflessione puntuale sulle ragioni dell’odierna crisi della famiglia.

È un oscuramento che non è nuovo. E che sistematicamente rimuove tutto ciò che Francesco dice e fa di difforme dalla “narrazione” di lui che va per la maggiore.

Ecco qui di seguito la trascrizione del discorso del papa con omesse le sue battute “femministe”, cioè le uniche arrivate al grande pubblico.

È un discorso che la dice lunga su come Francesco guarda oggi al tema in esame nel prossimo sinodo dei vescovi, senza alcuna arrendevolezza alle spinte divorziste presenti in alcuni settori della stessa gerarchia.

*

“QUESTO È IL CAPOLAVORO…”

Cari fratelli e sorelle buongiorno!

La nostra riflessione circa il disegno originario di Dio sulla coppia uomo-donna, dopo aver considerato le due narrazioni del libro della Genesi, si rivolge ora direttamente a Gesù.

L’evangelista Giovanni, all’inizio del suo Vangelo, narra l’episodio delle nozze di Cana, a cui erano presenti la vergine Maria e Gesù, con i suoi primi discepoli. Gesù non solo partecipò a quel matrimonio, ma “salvò la festa” con il miracolo del vino!

Dunque, il primo dei suoi segni prodigiosi, con cui Egli rivela la sua gloria, lo compì nel contesto di un matrimonio, e fu un gesto di grande simpatia per quella nascente famiglia, sollecitato dalla premura materna di Maria.

Questo ci fa ricordare il libro della Genesi, quando Dio finisce l’opera della creazione e fa il suo capolavoro; il capolavoro è l’uomo e la donna. E qui Gesù incomincia proprio i suoi miracoli con questo capolavoro, in un matrimonio, in una festa di nozze: un uomo e una donna. Così Gesù ci insegna che il capolavoro della società è la famiglia: l’uomo e la donna che si amano! Questo è il capolavoro!

Dai tempi delle nozze di Cana, tante cose sono cambiate, ma quel “segno” di Cristo contiene un messaggio sempre valido.

Oggi sembra non facile parlare del matrimonio come di una festa che si rinnova nel tempo, nelle diverse stagioni dell’intera vita dei coniugi. È un fatto che le persone che si sposano sono sempre di meno; questo è un fatto: i giovani non vogliono sposarsi. In molti paesi aumenta invece il numero delle separazioni, mentre diminuisce il numero dei figli.

La difficoltà a restare assieme – sia come coppia, sia come famiglia – porta a rompere i legami con sempre maggiore frequenza e rapidità, e proprio i figli sono i primi a portarne le conseguenze. Ma pensiamo che le prime vittime, le vittime più importanti, le vittime che soffrono di più in una separazione sono i figli. Se sperimenti fin da piccolo che il matrimonio è un legame “a tempo determinato”, inconsciamente per te sarà così.

In effetti, molti giovani sono portati a rinunciare al progetto stesso di un legame irrevocabile e di una famiglia duratura. Credo che dobbiamo riflettere con grande serietà sul perché tanti giovani “non se la sentono” di sposarsi. C’è questa cultura del provvisorio… tutto è provvisorio, sembra che non ci sia qualcosa di definitivo.

Questa dei giovani che non vogliono sposarsi è una delle preoccupazioni che emergono al giorno d’oggi: perché i giovani non si sposano?; perché spesso preferiscono una convivenza, e tante volte “a responsabilità limitata”?; perché molti – anche fra i battezzati – hanno poca fiducia nel matrimonio e nella famiglia? È importante cercare di capire, se vogliamo che i giovani possano trovare la strada giusta da percorrere. Perché non hanno fiducia nella famiglia? […]

In realtà, quasi tutti gli uomini e le donne vorrebbero una sicurezza affettiva stabile, un matrimonio solido e una famiglia felice. La famiglia è in cima a tutti gli indici di gradimento fra i giovani; ma, per paura di sbagliare, molti non vogliono neppure pensarci; pur essendo cristiani, non pensano al matrimonio sacramentale, segno unico e irripetibile dell’alleanza, che diventa testimonianza della fede. Forse proprio questa paura di fallire è il più grande ostacolo ad accogliere la parola di Cristo, che promette la sua grazia all’unione coniugale e alla famiglia.

La testimonianza più persuasiva della benedizione del matrimonio cristiano è la vita buona degli sposi cristiani e della famiglia. Non c’è modo migliore per dire la bellezza del sacramento! Il matrimonio consacrato da Dio custodisce quel legame tra l’uomo e la donna che Dio ha benedetto fin dalla creazione del mondo; ed è fonte di pace e di bene per l’intera vita coniugale e familiare.

Per esempio, nei primi tempi del cristianesimo, questa grande dignità del legame tra l’uomo e la donna sconfisse un abuso ritenuto allora del tutto normale, ossia il diritto dei mariti di ripudiare le mogli, anche con i motivi più pretestuosi e umilianti. Il Vangelo della famiglia, il Vangelo che annuncia proprio questo sacramento ha sconfitto questa cultura di ripudio abituale.

Il seme cristiano della radicale uguaglianza tra i coniugi deve oggi portare nuovi frutti. La testimonianza della dignità sociale del matrimonio diventerà persuasiva proprio per questa via, la via della testimonianza che attrae, la via della reciprocità fra loro, della complementarità fra loro. […]

Cari fratelli e sorelle, non abbiamo paura di invitare Gesù alla festa di nozze, di invitarlo a casa nostra, perché sia con noi e custodisca la famiglia. E non abbiamo paura di invitare anche la sua madre Maria! I cristiani, quando si sposano “nel Signore”, vengono trasformati in un segno efficace dell’amore di Dio. I cristiani non si sposano solo per sé stessi: si sposano nel Signore in favore di tutta la comunità, dell’intera società.

Di questa bella vocazione del matrimonio cristiano, parlerò anche nella prossima catechesi.

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NOTA BENE !

Il blog “Settimo cielo” fa da corredo al sito “www.chiesa”, curato anch’esso da Sandro Magister, che offre a un pubblico internazionale notizie, analisi e documenti sulla Chiesa cattolica, in italiano, inglese, francese e spagnolo.

Gli ultimi tre servizi di “www.chiesa”:

1.5.2015
> Sinodo. La proposta di una “terza via”
Inflessibile contro il divorzio, misericordiosa con i peccatori. La suggerisce un teologo francese. È una nuova forma del sacramento della penitenza, sull’esempio della Chiesa antica

28.4.2015
> Contraccezione e aborto. Qual è il male maggiore
La prima nega la vita a chi potrebbe nascere. Il secondo la toglie a chi è già vivo. Botta e risposta tra due teologi, su una questione che resta aperta alla libera discussione





[Modificato da Caterina63 02/05/2015 12.57]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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Kyle Foster

 



Il canale video della Tv cristiana Pure Passion è stato rimosso dalla piattaforma online Vimeo. Perché contiene, fra le testimonianze di conversione, anche quelle di ex gay che definiscono "disordinata" la loro precedente vita sessuale. Sulla stessa piattaforma restano pure video porno e discorsi pro-pedofilia. Ma guai agli ex gay cristiani.



di Ermes Dovico

Affinché un pensiero diventi dominante, può non bastare il controllo dei gangli della società, delle istituzioni e dei mass media, dai giornali al cinema, dalla tv a Internet: è necessario anche silenziare le voci contrarie. E poco importa se queste ultime vogliono il bene di chi quel pensiero pretende di imporlo. Ce lo insegna la storia, ce lo confermano gli ormai quotidiani tentativi di mettere a tacere chiunque ricordi che nasciamo maschi e femmine e che l’omosessualità non è innata. Nel club della censura c’è da tempo la piattaforma di condivisione online Vimeo, che pochi giorni fa ha rimosso tutti gli 850 filmati del programma cristiano Pure Passion Tv, perché diversi di quei video contengono le testimonianze di ex gay ed ex lesbiche, le cui vite sono state letteralmente trasformate dall’incontro con l’amore di Dio.

Pure Passion Tv nasce dall’esperienza di David Kyle Foster e dal suo passato da omosessuale, che a lungo ha vissuto sotto la schiavitù della pornografia e di altri comportamenti sessuali disordinati, tali da creare dipendenza nella persona dandole l’illusione della libertà. Le testimonianze raccolte nel suo programma riguardano perciò ogni tipo di disordine sessuale, che i protagonisti non esitano a chiamare peccato, svelando di essere riusciti a conoscere la vera libertà solo grazie all’affidamento totale a Cristo.

Ma l’inclusione degli atti omosessuali tra quelli disordinati ha fatto scattare la censura di Vimeo, che a dicembre ha inviato una prima mail a Foster, invitandolo a rimuovere i filmati di chi si era lasciato alle spalle la vita omosessuale perché “Vimeo non consente video che molestano, incitano all’odio o raffigurano un’eccessiva violenza”. Foster ha replicato spiegando di pubblicare solo “contenuti che aiutano […]. Il nostro è un messaggio di amore dall’inizio alla fine”.

Lo dimostra per esempio la testimonianza di Charlene Cothran, ex attivista Lgbt e fondatrice nel ’95 di Venus Magazine, una rivista inizialmente diretta a promuovere la causa di lesbiche e gay afroamericani. Tutto è cambiato dalla sua riscoperta della fede nel 2006 e adesso non ha paura di usare parole schiette, che stonano con il politicamente corretto oggi imperante. “Guardando indietro - racconta Charlene - capisco che il diavolo mi ha ingannato e inganna molti […]. L’illusione è che la vita gay sia una vita felice, ma niente di questo è vero. […] Un’altra menzogna è che tu non puoi mai essere libero, che non puoi mai smettere di desiderare persone dello stesso sesso”. Per lei non è andata così. “Posso testimoniare che lo Spirito Santo ti cambierà se dai a Dio tutto il cuore. Quando preghi, chiedi a Dio di entrare e cambiare tutto il cuore, non solo di portare via l’omosessualità: non funziona così, devi dare a Dio tutto te stesso. Lui ha cambiato molte cose nella mia vita, non solo la mia attrazione per le donne […]”. E ancora: “Sapevo che Lui mi amava anche quando ero lesbica, ma sapevo anche che stavo peccando. Lui ti ama come sei, ma aspetta che tu lo ami come Lui è: Lui è una via sicura, è Santo […]. Quando pensi che cosa meravigliosa ci ha dato, la libertà, quando decidi di amare Dio e semplicemente seguire l’ordine [della creazione] e la sua parola, Lui ti darà una tale gioia, una tale pace, che è proprio quello che io ho oggi”.

Assieme a quella di Charlene, su Pure Passion si trovano molte altre storie che hanno aiutato tante persone - non solo gay - a superare abitudini sessuali disordinate, grazie all’aiuto della fede. Ma per gli standard di Vimeo è vietato riferirsi all’omosessualità come disordine. Inoltre, come scritto in un’altra mail, “non è ok nemmeno il riferimento «al fatto che Dio può trasformare la vita di chiunque viva una confusione omosessuale»”. Nessuno spazio, quindi, per chi può annunciare un messaggio cristiano. Per contenuti di altro tipo, invece, non ci sono molti problemi. Su Vimeo si possono infatti trovare vari filmati pornografici, sebbene sia noto che la pornografia alimenti il traffico di esseri umani a fini sessuali: “Dov’è la loro preoccupazione per questi ragazzi e ragazze?”, si chiede Foster, il quale ricorda anche che su Vimeo è possibile vedere parte del discorso di Allen Ginsberg a una conferenza della Nambla, l’organizzazione statunitense che promuove la pedofilia.

Vimeo non è nuova a rimozioni mirate a cancellare ogni contenuto che possa mettere in dubbio il paradigma secondo cui l’omosessualità sarebbe “una variante naturale”. In precedenza era già stato chiuso l’account del Narth Institute, fondato tra gli altri dallo psicologo clinico Joseph Nicolosi e conosciuto per le terapie dette riparative (rivolte alle persone che vivono con disagio la loro attrazione omosessuale), da tempo oggetto di una campagna denigratoria. Nel 2015 Vimeo aveva anche eliminato l’annuncio di una conferenza organizzata dal network cristiano Restored Hope perché aveva tra i suoi relatori Joe Dallas, un noto rappresentante del movimento degli ex gay, che l’associazionismo Lgbt vede come il fumo negli occhi. Come capita del resto a chiunque cambi vita (lo stesso Luca Di Tolve ne è un esempio in Italia), testimoniando pubblicamente che l’attrazione per persone dello stesso sesso non è immutabile e che Dio può aiutarti a scoprire il Suo progetto su di te.





Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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