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LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA nella Tradizione e Magistero

Ultimo Aggiornamento: 26/10/2017 21:58
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04/07/2013 22:11
 
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XVI. - LA LIBERTA'

Dio ha creato l'anima dell'uomo libera, cioè autonoma nella scelta dei mezzi per l'attuazione del bene: Uomo libero, in questo senso, equivale ad uomo responsabile delle sue azioni, tanto davanti. agli altri uomini quanto davanti a Dio.

Il libero arbitrio.

La volontà dell'uomo è libera, è, cioè, padrona dei propri atti, che compie senza essere costretta a compierli da alcuna forza fisica necessitante.

Che l'uomo sia libero è dogma della fede cattolica, definito dal Concilio di Trento; è anche verità dimostrata sicuramente dalla ragione. Basti qui accennare:

a) alla testimonianza della coscienza;

b) alla convinzione universale;

c) al fatto del rimorso, che l'uomo sente quando ha com­messo, appunto liberamente, il male; d) all'impossibilità di distinguere il bene dal male, il santo dal delinquente e, conseguentemente, di costruire una vita morale, se non ci fosse la libertà e, quindi, la responsabilità;

e) al fatto che, conoscendo l'uomo l'Infinito, nessuna cosa limitata può muovere, di necessità, il suo volere.

 

La regola della libertà.

L'essere padrone dei propri atti non comporta che l'uomo possa fare, senza alcuna legge, ciò che vuole. Importa invece ch'egli è responsabile delle proprie azioni e deve compiere so­lamente quelle che s'accordano con la sua caratteristica fonda­mentale di essere razionale. La ragione, infatti, gli rivela - e ne è immediata, evidentissima voce, la coscienza - che Dio ha stabilito una legge, con dei comandi e delle proibizioni, e che tale legge va rispettata. L'uomo ha sì, dunque, il potere di fare ciò che vuole, ma non gli è lecito ciò che è contrario alla legge morale.

 

Libertà e autorità.

Libertà ed autorità sono i termini del rapporto che regola, fondamentalmente, tutta la vita dell'uomo. Egli ha necessità di comporre insieme, dentro di sé, in armonia, l'una e l'altra, la li­bertà propria e l'autorità di Dio; lo stesso si dica nella vita familiare, professionale e politica, per la libertà d'ogni persona e l'autorità, rispettivamente, dei genitori, dei capi, dei governanti.

Fuori del pensiero cristiano è quasi impossibile giungere ad una ragionevole e convincente armonizzazione; ciò, invece, si tatua in pieno nella luce della retta ragione e della fede. Per esse la libertà umana è diritto solo nel binario della legge divina; l'autorità, d'altra parte, viene da Dio e non può contraddire alla sua legge: è nella legge divina che la libertà e l'autorità di questa terra s'incontrano e si accordano. Nel rispetto della legge, poi, libertà ed autorità, come la Rivelazione ci insegna, si per­fezionano; e Gesù, Salvatore, è essenzialmente colui che, redimendoci dal male, ci dona la vera libertà dei figli di Dio.

Anche sul piano politico il Cristianesimo raggiunge il per­fetto superamento del dissidio: perché « non c'è autorità se non da Dio» e « obbedire a Dio è regnare ».

 

Libertà e autorità nella storia.

Nel mondo antico solo in rari casi veniva riconosciuto, qua e là, ai singoli uomini un qualche inviolabile diritto, più, però, come membri dell'organizzazione sociale (e ad essa pienamente soggetti) che come persone umane. Il Cristianesimo portò al mon­do un nuovo concetto dell'uomo, della sua libertà e dei suoi di­ritti (anche dei barbari, delle donne, dei fanciulli, degli schiavi), validi pure di fronte allo Stato.

Il concetto cristiano di libertà s'è largamente affermato nel­la storia; esso non ha distrutto l'autorità, ma ne ha precisato mirabilmente i motivi, la natura e i confini, creando tra le due necessarie esigenze una mirabile e feconda armonia.

 
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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