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Lettera di Montini alla Chiesa ambrosiana alla vigilia del Concilio Pasqua 1962

Last Update: 7/20/2013 7:22 PM
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7/20/2013 6:42 PM
 
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40. Nell’interno della Chiesa che cosa è desiderabile? Com’è feconda di risposte questa sola domanda! È desiderabile soprattutto una cosa sola: la sua unione sempre più vicina con Cristo! Con Cristo del Vangelo: la sua conoscenza, la sua imitazione, la sua grazia. È questo lo sguardo alle origini. E questa la prova della fedeltà e della autenticità della Chiesa. Dobbiamo augurarci che tutta la vita della Chiesa si accresca, si perfezioni, si abbellisca del mistero ch’essa già possiede e già vive, quello della sua genuina derivazione da Gesù, quale i Vangeli ce lo presentano e quale la secolare meditazione dottrinale del magistero e della pietà della Chiesa ha dalle fonti scritturali e tradizionali autorevolmente delineato: la Chiesa compie nel Concilio un grande atto d’amore a Cristo. È la Sposa fedelissima che celebra la sua felicità.

41. E questo grande atto d’amore, che ricorda il Cristo storico ma che subito si rivolge al Cristo celeste, si orienta spontaneamente verso la Sua viva e divina realtà e guarda all’incontro futuro; diventa attesa, invoca il Cristo venturo e genera uno slancio spirituale mistico, un presentimento, una speranza ch’è già in parte godimento, ed insieme produce una tensione ascetica, una vigilanza, un’accelerazione morale, che dà veramente alla vita cristiana presente la figura d’un pellegrinaggio verso la meta finale, per cui tutta l’esperienza umana nel tempo si classifica e si valorizza in funzione della sua estrema relazione ultraterrena: che cosa serve essa per l’eternità? (Cfr. S. Bernardo: Ecclesia ante et retro oculata, commentato da Padre Congar nella Conferenza all’Unesco, 14 maggio 1961, in «Informations Catholiques»).

42. Da questa visione delle prospettive conciliari, tutte polarizzate in Cristo, è facile il transito alla visione del suo mistico Corpo. Il Concilio offre alla Chiesa lo specchio in cui conoscersi e contemplarsi. La parola più attesa del Concilio è, come tutti sanno, ancora su la Chiesa stessa.

Il suo diritto costituzionale non è ancora tutto chiarito e definito. Com’è noto il Concilio Vaticano primo definì questo diritto costituzionale relativamente al Sommo Pontefice, riconoscendo al successore di San Pietro nella sede episcopale di Roma non solo funzioni pastorali per la diocesi dell’Urbe, ma quelle primaziali di Maestro universale, e quando parla ex cathedra infallibile, non che di Pastore dotato di piena autorità su tutta la Chiesa (Cfr. Costituzione Pastor aeternus del Concilio Vaticano I, Denz. n. 1828); ma pur affermando il rapporto armonico fra il potere primaziale del Papa e quello dei Vescovi, non ebbe tempo, per causa degli avvenimenti politici romani del 1870, di procedere alla definizione del diritto costituzionale dei Vescovi. L’interruzione dei lavori di quel primo Concilio Vaticano e il bisogno di chiarire l’essenza dell’episcopato, le sue funzioni, i suoi poteri, ed i suoi obblighi lasciano supporre che il secondo Concilio Vaticano avrà fra i suoi argomenti anche quello sull’Episcopato, per illustrarne le origini evangeliche, i. doni sacramentali di grazia, i poteri di magistero, di ministero e di giurisdizione, sia nella persona del singolo Vescovo, sia nelle sue espressioni collegiali, e per confermarne la dipendenza dal Papa e nel tempo stesso la comunione, la fratellanza e la collaborazione col Sommo. Pontefice.6 Sia sotto l’aspetto dottrinale, che giuridico e pastorale, è questo argomento dell’Episcopato forse il più atteso, il più grave, e il più fecondo di benefici risultati (cfr. Colson, L’Evéque dans les communautés primitives. Ed. du Cerf, Paris, 1951; Dejaifve, Pape et Evéques au premier Concile du Vatican, Ed. du Cerf, 1961; Porrell, La Théologie de l’Episcopat au premier Concile du Vatican, Ed. du Cerf, Paris, 1961; Aubert, L’Ecclésiologie du Concile du Vatican nel volume Le Concile et les Conciles, Ed. du Cerf, 1960. C. Colombo, Episcopato e Primato pontificio nella vita della Chiesa, in «Scuola Cattolica», 1960.).

43. E il discorso su la natura e la funzione dell’Episcopato in armonia col Papato romano potrà portare ad una nuova e spontanea affermazione dell’unità, non soltanto giuridica, ma vivente della Chiesa intorno alla Cattedra di S. Pietro, e dare inizio, senza intenzioni rivendicative, ad una maggiore e più organica internazionalizzazione del governo centrale della Chiesa.

44. Sembra così presumibile che l’eventuale trattazione conciliare del tema dell’Episcopato abbia a portare con sè anche analoga trattazione sul Sacerdozio, sullo stato religioso7 come forse anche quella sulla verginità e sullo stato coniugale e sulla famiglia cristiana.

45. Ed è anche da credere che il Laicato cattolico avrà nel Concilio esplicito ed onorifico riconoscimento.8 La persona del laico nella Chiesa sarà certamente esaltata al livello, a cui la solleva il battesimo, assumendolo alla vita soprannaturale, e la cresima, chiamandolo alla pubblica professione della sua fede e alla perfezione cristiana. I termini del «sacerdozio regale» (1 Pt 2,9) del semplice laico saranno luminosamente chiariti. E due forme di vita cattolica potranno trovare menzione, noi speriamo, per la vocazione adulta del Laicato: la sua spiritualità, intensa, virile, appropriata, e sviluppata in una sempre più intima e corroborante partecipazione ai misteri liturgici della comunità o cristiana; e la sua vocazione, ufficiale ormai, alla collaborazione con l’apostolato gerarchico, perché anche il laico sappia infondere nuova vitalità morale e religiosa nel corpo dei fedeli, e perché egli sappia dare una sua propria testimonianza a Cristo e alla Chiesa nel mondo moderno (G. Philips, Pour un christianisme adulte, Casterman, 1962.).

Se così sarà, la vita umana, elevata da Cristo allo stato soprannaturale, avrà dal Concilio una ampia e completa considerazione, e ci apparirà nella sua più alta dignità e nella sua rigenerata bellezza.

46. Da queste considerazioni la nostra attesa si fa curiosa verso altre prospettive; innanzi tutto su quelle circa la fede. Ci darà il Concilio, oltre quelli più sopra auspicati, qualche nuovo insegnamento sulle verità rivelate, qualche nuovo dogma? Non lo possiamo sapere; e questo già indica che la definizione di qualche nuovo dogma, come facente parte della rivelazione, sembra improbabile. Sembra invece desiderato dalla coscienza diffusa nella Chiesa qualche sapiente ammonimento, qualche amorevole suggerimento sul come oggi dobbiamo e possiamo conservare, approfondire, professare la fede, quella fede ch’è il principio della nostra salvezza e ch’è il patrimonio spirituale nostro più minacciato dalla mentalità creata dagli errori moderni di pensiero e di costume.

47. Poi quelle su la legge della Chiesa, cioè sul diritto canonico, su le disposizioni pratiche con cui l’autorità ecclesiastica governa il corpo visibile della Chiesa, la comunità, composta di Clero, di Religiosi e di Laici. Su questo capitolo possiamo attendere molte novità. Le ha preannunciate il Papa stesso, quando manifestava il proposito, congiunto con quello della celebrazione del Concilio, di sottoporre tutto il Codice di Diritto Canonico, promulgato da Papa Benedetto XV nel 1917, a generale revisione. La scienza giuridica avrà qui una sua straordinaria esplicazione, che si collocherà dopo il Concilio, quando questo avrà fissato i criteri di questa revisione. È da prevedere che moltissime riforme di questo genere saranno poco avvertite dalla moltitudine dei fedeli, anche perché, come dicevamo, la Chiesa non potrà cambiare le sue strutture fondamentali, non la sua fisionomia tradizionale; non potrà rompere la coerenza con la sua legislazione interpretativa dello spirito evangelico (come, ad esempio, circa il celibato ecclesiastico).9.] Ma è da credere che non poche novità potranno essere introdotte dal Concilio, e notate con favore; anche dai fedeli; nel campo liturgico, nel campo pastorale e missionario, dove agevolazioni saranno certamente offerte al ministero apostolico.

48. Si è parlato d’un «aggiornamento», che il Concilio dovrebbe portare nei concetti e nelle norme che regolano la vita della Chiesa. Che cosa significa aggiornamento? che la Chiesa ha finora sbagliato tattica? che la Chiesa è vecchia, è arretrata? che la Chiesa è condizionata dagli avvenimenti esteriori? che tutto quanto la riguarda si può mettere in discussione? e che la Chiesa ritrova ragion d’essere e prosperità solo se si mette al passo con l’evoluzione naturale della storia profana?

Come si vede, qui si profilano questioni gravi, come quella dell’adattamento della Chiesa ai tempi ed agli ambienti, in cui si trova a vivere, adattamento che sotto molti aspetti la Chiesa non solo subisce, ma vuole e promuove. Fa parte della sua cattolicità nel tempo e nei paesi della terra questa capacità di accettare l’uomo com’è, purché conforme alla legge naturale e positiva di Dio, e di infondergli il suo spirito di verità e di grazia. Ma tale adattamento non è assoluto e non intacca i valori originali ed eterni, che la Chiesa reca con sè e offre all’umanità. Il relativismo, con cui si configura la sua espressione pastorale nella storia, non è sintomo di debolezza o di vecchiaia. È piuttosto un effetto d’un vigore interiore, sempre rinascente, sempre rifiorente. Sarebbe questo il momento di studiare la questione della perenne giovinezza della Chiesa. Ma a noi basterà per ora di attendere che il prossimo Concilio ce ne offra magnifica prova;

49. Questo aspetto innovatore del prossimo Concilio è perciò quanto mai propizio per ridestare in tutta la santa Chiesa un senso di buona volontà. Questo Concilio non mette timore, anche se giustamente avrà per l’errore e per il male i suoi anatemi. Esso suscita piuttosto speranza ed amore. Ciò spiega la popolarità con cui il grande avvenimento è atteso. Ciascuno di noi vi deve guardare con desiderio e con fiducia. Tutti ci sentiamo interessati alla sua riuscita.

Ma dovremo guardarci da due illusioni, che potrebbero domani divenire delusioni, e dovremo vedere il prossimo Concilio nel grande quadro dell’economia storica e tradizionale della Chiesa, e non tanto nello schermo della nostra personale fantasia o dei nostri personali desideri. La prima illusione sarebbe quella di pensare che il Concilio decreterà riforme radicali e sbalorditive negli ordinamenti presenti della Chiesa, tanto da cambiarie i suoi lineamenti secolari e da fame un’istituzione del tutto nuova e, come dicono alcuni, moderna, modellata cioè sugli scherni giuridici della vita associata contemporanea. Non sarà così. La presente struttura giuridica della Chiesa ha certamente bisogno di alcuni ritocchi, ma non può essere sostanzialmente cambiata; essa non è frutto d’una infedeltà al genuino pensiero di Cristo e non risulta in condizione di decadenza e di disgregazione; essa è piuttosto il risultato d’un’esperienza storica, promossa da un rigoroso proposito di fedeltà e di coerenza al volere ed allo spirito del divino fondatore della Chiesa unitamente ad un istintivo e spesso amoroso studio di accostamento alle forme efficaci e onorate della società umana, ad una tendenza cioè umanistica della religione che celebra il Verbo di Dio fatto uomo. E tale struttura è stata collaudata nelle sue linee essenziali da una magnifica testimonianza di sapienza e di santità, anche là dove la forma umana ha preso proporzioni forse eccessive o intempestive. La Chiesa cattolica non cambierà col Concilio i suoi connotati tradizionali, ne restaurerà piuttosto, noi lo auguriamo, le sue logiche e originarie esigenze e le condurrà ad una loro bella linearità, veramente cristiana.

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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