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Lettera di Montini alla Chiesa ambrosiana alla vigilia del Concilio Pasqua 1962

Last Update: 7/20/2013 7:22 PM
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7/20/2013 6:50 PM
 
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58. Siamo così portati a dare un pensiero a quella vastissima e multiforme categoria di fratelli che sono i cristiani, ancora insigniti di tanto nome, ma separati dall’unità della Chiesa cattolica. È argomento delicatissimo e complicatissimo; ma, come tutti sappiamo, il Papa ha voluto arditamente e amorosamente metterlo nella visuale del prossimo Concilio, fin dal primissimo annuncio che Egli ne fece col discorso al Sacro Collegio nell’aula maggiore del monastero di San Paolo il 25 gennaio 1959, quando apertamente disse che il Concilio ecumenico doveva essere oltre che «ad edificazione di tutto il popolo cristiano», anche «a rinnovato invito ai fedeli delle Comunità separate» a seguirlo «anch’esse amabilmente in questa ricerca di unità e di grazia, a cui tante anime anelano da tutti i punti della terra».11

59. Non ci possiamo ora soffermare su questo problema, che nell’ottava per l’unità della Chiesa ha presso di noi, ogni anno, ampie, meditate e cordiali trattazioni. Ora basta tener presente che tale problema difficilissimo, eppure tanto importante e tanto urgente, entra, come principale, nelle finalità del Concilio. Esso non potrà, molto probabilmente risolverlo. Forse non abbiamo ancora meritato tanto miracolo. Ma il Concilio ecumenico potrà preparare questa auspicatissima soluzione. Sotto questo aspetto sarà un Concilio preparatorio, un Concilio del desiderio. E Dio voglia che noi cattolici tutti riusciamo a metterci debitamente in questa reale ed operante condizione di spirito! Dobbiamo desiderare che il Signore esaudisca questo lacrimante voto per la ricomposizione dell’unità fra i cristiani intorno a Pietro e agli Apostoli in comunione con lui! Dobbiamo desiderare d’essere tali da far modificare il giudizio dei dissidenti sul Papa e sulla Chiesa cattolica! Dobbiamo desiderare di saper accogliere con onore e con vera fraternità i cristiani separati, che si affacciassero sulle soglie della loro e nostra casa, la Chiesa cattolica! Dobbiamo desiderare di comprenderli meglio e di apprezzare ciò che ancora nel loro patrimonio religioso v’è di vero e di buono!

Noi infatti dobbiamo auspicare e pregare che il Concilio spiani gli ostacoli, che ingombrano la unica via per il felicissimo incontro, quella della fede, cioè della verità e della realtà dell’unica religione di Cristo. Che il Concilio sciolga i vincoli di tanti tristi ricordi del passato, i quali tuttora inceppano, con discussioni di esegesi storica e di prestigio onorifico la dinamica che la soluzione del grande problema deve assumere ad un dato momento. Che il Concilio accenda infine i nostri cuori di maggiore carità, alla quale spetterà alla fine far muovere i passi per gli incontri risolutivi.

60. Perciò il prossimo Concilio, se non avrà la somma ventura d’andare oltre il desiderio ed oltre la preparazione per la futura riconciliazione ecumenica nell’unità della Chiesa, avrà di conseguenza la sorte di preludere ad un altro futuro Concilio, quello che possa celebrare la festa di tutti i cristiani, finalmente affratellati in un solo ovile e con un solo Pastore! (Gv 10, 16; Cfr. Prof. Nicola Jaeger, Il Romano Pontefice, il Concilio ecumenico ed i lontani, Varese, 1959. Küng, Concile et retour à l’unité, Ed. du Cerf, Paris, 1961. , Les voies de l’unité chrétienne, Ed. du Cerf, Paris, 1954. Schlier, Volk, De Vries, Unité de l’Eglise et tache oecuménique, Ed. de l’Orante, Paris, 1961. Decarreaux, Catholiques et Orthodoxes devant le problème de l’unité, in «Revue des deux Mondes», 15 Juin 1959, Card. Léger, Chrétiens désunis, lettre Pastorale, Montréal, 1962).

61. Tutto questo panorama ci obbligherebbe ad una successiva, considerazione, che ciascuno di noi, come gli è possibile, procurerà sviluppare da sè, sul senso reale e profondo di questo Concilio ecumenico. Vi è chi l’ha detto il momento principale dell’azione amorosa divina nel governo della Chiesa; la più saliente affermazione religiosa in un mondo che va perdendo il senso religioso; la grande ora in cui la Chiesa ritrova se stessa; lo sforzo più grande del cattolicesimo per comprendere, attrarre, vivificare il mondo moderno; la coordinazione totale e moderna delle forze apostoliche e missionarie; la proclamazione dei principi sui quali il mondo moderno, come su la pietra d’angolo (cfr Sal 117, 22; Mt. 21, 42; At 4, 1; Ef 2, 20; 1 Pt 7, 2), può trovare stabilità, pace e progresso; la professione più impegnativa della Chiesa della sua fedeltà a Cristo e alla sua missione di salvezza. La varietà stessa di questi tentativi di giudizio sintetico sul Concilio indica la grandezza dell’avvenimento, dalla quale scaturisce un nostro primo dovere: pensare al Concilio. (Cfr. la lettera collettiva dell’Episcopato Olandese: Le sens du Concile, Ed. du Cerf, Paris. L. Jaeger – Arciv. di Paderbom -, Das oekumenische Konzil, die Kirche und Christenheit, 1960. Cardo Frings, Il Concilio ecumenico Vaticano II di fronte al pensiero moderno, discorso del 20 nov. 1961. Autori diversi; I Concili nella Vita della Chiesa, Vita e Pensiero, Milano, 1961. Autori diversi, Il Concilio ecumenico, Vita e Pensiero, Milano, 1960. Così le Lettere pastorali dell’Arcivescovo di Avignone, dell’Arcivescovo di Cambrai, ecc.).

62. Poi altri doveri nascono per noi da così grande avvenimento, che qui con elementare parola semplicemente indichiamo:

1 – procuriamo d’essere informati sul prossimo Concilio ecumenico. È questo il primo scopo di questa nostra Lettera pastorale. È avvenimento grande. È avvenimento che tutti ci riguarda. Libri, articoli, conferenze trattano ora a profusione l’argomento. Procuriamo tutti d’esserne bene informati. Parroci, Insegnanti, Sacerdoti, Dirigenti di associazioni cattoliche e pubblicisti sono tutti esortati a dare al Concilio la migliore pubblicità.

2 – Vediamo di comprendere come tutti, sia collettivamente che individualmente, possiamo e dobbiamo contribuire alla buona riuscita del Concilio. Esso riassume l’espressione di tutto il popolo cristiano; perciò ciascuno deve in questo periodo ravvivare il suo atto di fede e dare alla propria vita cristiana la forma migliore. Il rinnovamento che attendiamo dal Concilio comincia oggi, comincia così, e comincia da noi. Così infatti il Papa ci esorta: «Non dubitiamo di dire che le Nostre diligenze e i Nostri studi perché il Concilio riesca un grande avvenimento potrebbero restare vani, qualora fosse meno concorde e deciso lo sforzo collettivo di santificazione. Le preghiere, le virtù dei singoli, lo spirito interiore diventano strumento di immenso bene…» (Dall’allocuzione del Papa in occasione della liturgia di rito bizantino-slavo in San Pietro, 13 novembre 1960).

Intellettuali, fanciulli, sofferenti, sacerdoti (Si vedano i brani di discorsi pontifici riportati da Mons. S. Garofalo, La grande ora della Chiesa e del mondo, Ed. Paoline, Roma), sono invitati dal Papa, secondo le forme proprie a ciascuna categoria, a recare al Concilio il loro contributo di preparazione. Ogni categoria, ogni anima può sentire l’invito come a sè rivolto: è tutta la comunità cristiana che deve spiritualmente e moralmente collaborare al buon esito dell’avvenimento.

3 – La preghiera per il Concilio sarà la forma più facile per offrire al concilio il nostro tributo spirituale. Come abbiamo prescritto, sarà aggiunta nelle messe non festive la orazione dello Spirito Santo per il Concilio. Così raccomandiamo che nelle cerimonie pubbliche e nelle orazioni private si faccia sovente menzione di questa grande causa. La preghiera, dettata dal Santo Padre a questo scopo; può bene suggerire a noi parole e sentimenti. felici.12.]

63. Concludiamo ricordando che i nostri Santi Patroni, Ambrogio e Carlo, sono entrambi collegati a solenni momenti conciliari della Chiesa. Sant’Ambrogio, come difensore della fede di Nicea e come presidente del Concilio di Aquileia13 (per tacere d’altri analoghi riferimenti), ci mostra quanta fiducia egli avesse in questa solenne espressione della vita della Chiesa; e San Carlo, che da Roma validamente contribuì alla fecondità e alla conclusione del Concilio Tridentino, e a Milano, con Sinodi diocesani e Concili provinciali, e con un’indefessa e insuperata opera pastorale tutto fece per dare applicazione al Tridentino stesso portandone le leggi nel costume del nostro popolo, c’insegnano quale conto dobbiamo fare, specialmente noi, loro tardi ma non immemori figli, del Concilio a cui ci stiamo preparando. Possa la loro protezione, con la sempre invocata intercessione della Madonna, farci degni di «sentire con la Chiesa e col Papa» il prossimo storico avvenimento, e capaci di ricavarne per noi e per il mondo larga messe di frutti spirituali.

Confermi questi voti la nostra Benedizione pastorale.

Courtesy the website of the Diocese of Milan, 2003 ITL spa.

NOTE
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1.Il primo luogo si riferisce al testo redazionale Sua Santità annuncia tre grandi avvenimenti, mentre il secondo al messaggio di Montini Eco Ambrosiana all’annuncio Pontificio del prossimo Concilio Ecumenico. ↩
2.Il 10-X-1962, alla vigilia della solenne apertura del concilio ecumenico G.B. Montini avrebbe tenuto in Campidoglio, a Roma, una conferenza sul tema Roma e il concilio. ↩
3.Si ritiene preferibile non completare in questa Lettera pastorale i numerosissimi riferimenti bibliografici presenti, sia per non appesantire ulteriormente il testo, sia perché molte citazioni da parte dell’Autore sono pressoché complete. ↩
4.GREGORIO MAGNO, Epistula ad Eulogium Alexandrinum 2, 31. ↩
5.arr. in psalm. CIX, 2. ↩
6.Il 28-X-1965 venne approvato il decreto conciliare Christus Dominus sull’ufficio pastorale dei vescovi; sul tema della collegialità episcopale, molto a cuore a Paolo VI, cfr. Paolo VI e la collegialità episcopale. Colloquio internazionale di studio, Istituto Paolo VI-Studium, Brescia-Roma, Pubblicazioni dell’Istituto Paolo VII, 15. ↩
7.l 28-X-1965 venne approvato il decreto conciliare Perfectae caritatis sul rinnovamento della vita religiosa. ↩
8.Al tema del laicato il concilio avrebbe dedicato la IV parte della costituzione Lumen gentium e il decreto Apostolicam actuositatem. ↩
9.Sul celibato ecclesiastico il concilio si limitò a riprendere la dottrina della Chiesa, richiamandola soprattutto nel decreto Presbyterorum Ordinis. Paolo VI infatti, con un messaggio letto l’11-X-1965 durante la 146a congregazione generale, aveva dichiarato non conveniente una discussione in aula sull’argomento, avocando a sé la questione (cfr. C. SOETENS, Interventions du Pape Paul VI au Concile Vatican II – Périodes II, IIL IV: 1962-1963, in Paolo VI e i problemi ecclessiologici al Concilio. Colloquio internazionale di studio, Brescia 19-20-21 settembre 1986, Istituto Paolo VI- Studium, Brescia-Roma 1989, pp. 565-566, Pubblicazioni dell’Istituto Paolo VI, 7. Paolo VI avrebbe pubblicato l’enciclica Sacerdotalis coelibatus nel 1967 [cfr. AAS, LIX (1967), 657-697 ↩
10.Si tratta di un brano dell’allocuzione tenuta da Giovanni XXIII il13-XI-1960 in occasione della solenne Divina Liturgia in rito bizantino-slavo celebrata in S. Pietro (cfr. Discorsi Messaggi Colloqui del Santo Padre Giovanni XXIII.., III, pp. 3-10). ↩
11.Cfr. Discorsi Messaggi Colloqui del Santo Padre Giovanni XXIII.., I, pp. 129-133. ↩
12.ratio ad Spiritum Sanctum pro Oecumenici Concilii felici exitu indulgentiis ditatur [cfr. AAS, LI (1959), 832 ↩
13.Celebrato nel 381, aveva definitivamente chiuso la questione ariana. ↩

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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