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INCONTRO DEL PAPA CON I FIDANZATI E CON I BAMBINI-GIOVANI

Last Update: 10/20/2016 1:01 PM
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DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI FIDANZATI CHE SI PREPARANO AL MATRIMONIO

Piazza San Pietro
Venerdì, 14 febbraio 2014

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Domanda 1 : La paura del “per sempre”

Santità, in tanti oggi pensano che promettersi fedeltà per tutta la vita sia un’impresa troppo difficile; molti sentono che la sfida di vivere insieme per sempre è bella, affascinante, ma troppo esigente, quasi impossibile. Le chiederemmo la sua parola per illuminarci su questo.

Ringrazio per la testimonianza e per la domanda. Vi spiego: loro mi hanno inviato le domande in anticipo… Si capisce… E così io ho potuto riflettere e pensare una risposta un po’ più solida.

E’ importante chiedersi se è possibile amarsi “per sempre”. Questa è una domanda che dobbiamo fare: è possibile amarsi “per sempre”? Oggi tante persone hanno paura di fare scelte definitive. Un ragazzo diceva al suo vescovo: “Io voglio diventare sacerdote, ma soltanto per dieci anni”. Aveva paura di una scelta definitiva. Ma è una paura generale, propria della nostra cultura.  Fare scelte per tutta la vita, sembra impossibile. Oggi tutto cambia rapidamente, niente dura a lungo… E questa mentalità porta tanti che si preparano al matrimonio a dire: “stiamo insieme finché dura l’amore”, e poi? Tanti saluti e ci vediamo… E finisce così il matrimonio. Ma cosa intendiamo per “amore”? Solo un sentimento, uno stato psicofisico? Certo, se è questo, non si può costruirci sopra qualcosa di solido. Ma se invece l’amore è una relazione, allora è una realtà che cresce, e possiamo anche dire a modo di esempio che si costruisce come una casa. E la casa si costruisce assieme, non da soli! Costruire qui significa favorire e aiutare la crescita. Cari fidanzati, voi vi state preparando a crescere insieme, a costruire questa casa, per vivere insieme per sempre. Non volete fondarla sulla sabbia dei sentimenti che vanno e vengono, ma sulla roccia dell’amore vero, l’amore che viene da Dio. La famiglia nasce da questo progetto d’amore che vuole crescere come si costruisce una casa che sia luogo di affetto, di aiuto, di speranza, di sostegno. Come l’amore di Dio è stabile e per sempre, così anche l’amore che fonda la famiglia vogliamo che sia stabile e per sempre. Per favore, non dobbiamo lasciarci vincere dalla “cultura del provvisorio”! Questa cultura che oggi ci invade tutti, questa cultura del provvisorio. Questo non va!

Dunque come si cura questa paura del “per sempre”? Si cura giorno per giorno affidandosi al Signore Gesù in una vita che diventa un cammino spirituale quotidiano, fatto di passi - passi piccoli, passi di crescita comune - fatto di impegno a diventare donne e uomini maturi nella fede. Perché, cari fidanzati, il “per sempre” non è solo una questione di durata! Un matrimonio non è riuscito solo se dura, ma è importante la sua qualità. Stare insieme e sapersi amare per sempre è la sfida degli sposi cristiani. Mi viene in mente il miracolo della moltiplicazione dei pani: anche per voi, il Signore può moltiplicare il vostro amore e donarvelo fresco e buono ogni giorno. Ne ha una riserva infinita! Lui vi dona l’amore che sta a fondamento della vostra unione e ogni giorno lo rinnova, lo rafforza. E lo rende ancora più grande quando la famiglia cresce con i figli. In questo cammino è importante, è necessaria la preghiera, sempre. Lui per lei, lei per lui e tutti e due insieme. Chiedete a Gesù di moltiplicare il vostro amore. Nella preghiera del Padre Nostro noi diciamo: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Gli sposi possono imparare a pregare anche così: “Signore, dacci oggi il nostro amore quotidiano”, perché l’amore quotidiano degli sposi è il pane, il vero pane dell’anima, quello che li sostiene per andare avanti. E la preghiera: possiamo fare la prova per sapere se sappiamo dirla? “Signore dacci oggi il nostro amore quotidiano”. Tutti insieme! [fidanzati: “Signore dacci oggi il nostro amore quotidiano”]. Un’altra volta! [fidanzati: “Signore dacci oggi il nostro amore quotidiano”]. Questa è la preghiera dei fidanzati e degli sposi. Insegnaci ad amarci, a volerci bene! Più vi affiderete a Lui, più il vostro amore sarà “per sempre”, capace di rinnovarsi, e vincerà ogni difficoltà. Questo ho pensato che volevo dirvi, rispondendo alla vostra domanda. Grazie!

Domanda 2: Vivere insieme: lo “stile” della vita matrimoniale

Santità, vivere insieme tutti i giorni è bello, dà gioia, sostiene. Ma è una sfida da affrontare. Crediamo che bisogna imparare ad amarsi. C’è uno “stile” della vita di coppia, una spiritualità del quotidiano che vogliamo apprendere. Può aiutarci in questo, Padre Santo?

Vivere insieme è un’arte, un cammino paziente, bello e affascinante. Non finisce quando vi siete conquistati l’un l’altro… Anzi, è proprio allora che inizia! Questo cammino di ogni giorno ha delle regole che si possono riassumere in queste tre parole che tu hai detto, parole che ho ripetuto tante volte alle famiglie: permesso - ossia ‘posso’, tu hai detto – grazie, e scusa.

“Posso-Permesso?”. E’ la richiesta gentile di poter entrare nella vita di qualcun altro con rispetto e attenzione. Bisogna imparare a chiedere: posso fare questo? Ti piace che facciamo così? Che prendiamo questa iniziativa, che educhiamo così i figli? Vuoi che questa sera usciamo?... Insomma, chiedere permesso significa saper entrare con cortesia nella vita degli altri. Ma sentite bene questo: saper entrare con cortesia nella vita degli altri. E non è facile, non è facile. A volte invece si usano maniere un po’ pesanti, come certi scarponi da montagna! L’amore vero non si impone con durezza e aggressività. Nei Fioretti di san Francesco si trova questa espressione: «Sappi che la cortesia è una delle proprietà di Dio … e la cortesia è sorella della carità, la quale spegne l’odio e conserva l’amore» (Cap. 37). Sì, la cortesia conserva l’amore. E oggi nelle nostre famiglie, nel nostro mondo, spesso violento e arrogante, c’è bisogno di molta più cortesia. E questo può incominciare a casa.

Grazie”. Sembra facile pronunciare questa parola, ma sappiamo che non è così… Però è importante! La insegniamo ai bambini, ma poi la dimentichiamo! La gratitudine è un sentimento importante! Un’anziana, una volta, mi diceva a Buenos Aires: “la gratitudine è un fiore che cresce in terra nobile”. E’ necessaria la nobiltà dell’anima perché cresca questo fiore. Ricordate il Vangelo di Luca? Gesù guarisce dieci malati di lebbra e poi solo uno torna indietro a dire grazie a Gesù. E il Signore dice: e gli altri nove dove sono? Questo vale anche per noi: sappiamo ringraziare? Nella vostra relazione, e domani nella vita matrimoniale, è importante tenere viva la coscienza che l’altra persona è un dono di Dio, e ai doni di Dio si dice grazie! E in questo atteggiamento interiore dirsi grazie a vicenda, per ogni cosa. Non è una parola gentile da usare con gli estranei, per essere educati. Bisogna sapersi dire grazie, per andare avanti bene insieme nella vita matrimoniale.

La terza: “Scusa”. Nella vita facciamo tanti errori, tanti sbagli. Li facciamo tutti. Ma forse qui c’è qualcuno che non mai ha fatto uno sbaglio? Alzi la mano se c’è qualcuno, lì: una persona che mai ha fatto uno sbaglio? Tutti ne facciamo! Tutti! Forse non c’è giorno in cui non facciamo qualche sbaglio. La Bibbia dice che il più giusto pecca sette volte al giorno. E così noi facciamo sbagli… Ecco allora la necessità di usare questa semplice parola: “scusa”. In genere ciascuno di noi è pronto ad accusare l’altro e a giustificare se stesso. Questo è incominciato dal nostro padre Adamo, quando Dio gli chiede: “Adamo, tu hai mangiato di quel frutto?”. “Io? No! E’ quella che me lo ha dato!”. Accusare l’altro per non dire “scusa”, “perdono”. E’ una storia vecchia! E’ un istinto che sta all’origine di tanti disastri. Impariamo a riconoscere i nostri errori e a chiedere scusa. “Scusa se oggi ho alzato la voce”; “scusa se sono passato senza salutare”; “scusa se ho fatto tardi”, “se questa settimana sono stato così silenzioso”, “se ho parlato troppo senza ascoltare mai”; “scusa mi sono dimenticato”; “scusa ero arrabbiato e me la sono presa con te”… Tanti “scusa” al giorno noi possiamo dire. Anche così cresce una famiglia cristiana. Sappiamo tutti che non esiste la famiglia perfetta, e neppure il marito perfetto, o la moglie perfetta. Non parliamo della suocera perfetta…. Esistiamo noi, peccatori. 
Gesù, che ci conosce bene, ci insegna un segreto: non finire mai una giornata senza chiedersi perdono, senza che la pace torni nella nostra casa, nella nostra famiglia. E’ abituale litigare tra gli sposi, ma sempre c’è qualcosa, avevamo litigato… Forse vi siete arrabbiati, forse è volato un piatto, ma per favore ricordate questo: mai finire la giornata senza fare la pace! Mai, mai, mai! Questo è un segreto, un segreto per conservare l’amore e per fare la pace. Non è necessario fare un bel discorso… Talvolta un gesto così e… è fatta la pace. Mai finire… perché se tu finisci la giornata senza fare la pace, quello che hai dentro, il giorno dopo è freddo e duro ed è più difficile fare la pace. Ricordate bene: mai finire la giornata senza fare la pace! Se impariamo a chiederci scusa e a perdonarci a vicenda, il matrimonio durerà, andrà avanti. Quando vengono nelle udienze o a Messa qui a Santa Marta gli anziani sposi, che fanno il 50.mo, io faccio la domanda: “Chi ha sopportato chi?” E’ bello questo! Tutti si guardano, mi guardano, e mi dicono: “Tutt’e due!”. E questo è bello! Questa è una bella testimonianza!

Domanda 3: Lo stile della celebrazione del Matrimonio

Santità, in questi mesi stiamo facendo tanti preparativi per le nostre nozze. Può darci qualche consiglio per celebrare bene il nostro matrimonio?

Fate in modo che sia una vera festa - perché il matrimonio è una festa - una festa cristiana, non una festa mondana! Il motivo più profondo della gioia di quel giorno ce lo indica il Vangelo di Giovanni: ricordate il miracolo delle nozze di Cana? A un certo punto il vino viene a mancare e la festa sembra rovinata. Immaginate di finire la festa bevendo tè! No, non va! Senza vino non c’è festa! Su suggerimento di Maria, in quel momento Gesù si rivela per la prima volta e dà un segno: trasforma l’acqua in vino e, così facendo, salva la festa di nozze. Quanto accaduto a Cana duemila anni fa, capita in realtà in ogni festa nuziale: ciò che renderà pieno e profondamente vero il vostro matrimonio sarà la presenza del Signore che si rivela e dona la sua grazia. È la sua presenza che offre il “vino buono”, è Lui il segreto della gioia piena, quella che scalda il cuore veramente. E’ la presenza di Gesù in quella festa. Che sia una belle festa, ma con Gesù! Non con lo spirito del mondo, no! Questo si sente, quando il Signore è lì.

Al tempo stesso, però, è bene che il vostro matrimonio sia sobrio e faccia risaltare ciò che è veramente importante. Alcuni sono più preoccupati dei segni esteriori, del banchetto, delle fotografie, dei vestiti e dei fiori... Sono cose importanti in una festa, ma solo se sono capaci di indicare il vero motivo della vostra gioia: la benedizione del Signore sul vostro amore. Fate in modo che, come il vino di Cana, i segni esteriori della vostra festa rivelino la presenza del Signore e ricordino a voi e a tutti l’origine e il motivo della vostra gioia.

Ma c’è qualcosa che tu hai detto e che voglio prendere al volo, perché non voglio lasciarla passare. Il matrimonio è anche un lavoro di tutti i giorni, potrei dire un lavoro artigianale, un lavoro di oreficeria, perché il marito ha il compito di fare più donna la moglie e la moglie ha il compito di fare più uomo il marito. Crescere anche in umanità, come uomo e come donna. E questo si fa tra voi. Questo si chiama crescere insieme. Questo non viene dall’aria! Il Signore lo benedice, ma viene dalla vostre mani, dai vostri atteggiamenti, dal modo di vivere, dal modo di amarvi. Farci crescere! Sempre fare in modo che l’altro cresca. Lavorare per questo. E così, non so, penso a te che un giorno andrai per la strada del tuo paese e la gente dirà: “Ma guarda quella che bella donna, che forte!…”. “Col marito che ha, si capisce!”. E anche a te: “Guarda quello, com’è!…”. “Con la moglie che ha, si capisce!”. E’ questo, arrivare a questo: farci crescere insieme, l’uno l’altro. E i figli avranno questa eredità di aver avuto un papà e una mamma che sono cresciuti insieme, facendosi - l’un l’altro - più uomo e più donna!

   

 














[Edited by Caterina63 2/14/2014 7:06 PM]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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Una giornata indimenticabile 31 MAGGIO 2014: è quella che hanno vissuto 500 bambini di Napoli e Roma che hanno incontrato il Papa nell’Atrio dell’Aula Paolo VI. L’evento è stato promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura nell’ambito del “Cortile dei Bambini”. I bimbi sono arrivati in Vaticano con un treno speciale delle Ferrovie dello Stato Italiane, di qui il nome dell’iniziativa “Treno dei bambini”. 

PAROLE DEL SANTO PADRE FRANCESCO 
AI BAMBINI CHE PARTECIPANO ALL'INCONTRO 
PROMOSSO DAL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA CULTURA

 

Atrio dell'Aula Paolo VI
Sabato, 31 maggio 2014

 

 

 

Bravi voi dell’orchestra, e bravi voi con la canzone! Siete stati bravi. Grazie! [applausi]

 

Voi mi avete dato alcuni regali. Uno era con la terra delle catacombe. Tu, me l’hai dato tu?

 

[bambino] Sì, io!

 

Tu, ecco. E l’altro regalo, ché mi avete portato un altro regalo, è una pianta. Chi ha portato la pianta? … una pianta. E m’avete detto: “E’ la pianta della luce …” – com’era questo? La pianta della luce per fare un mondo… non sento…

 

[i bambini] … migliore!

 

Migliore! Qui dentro c’è terra delle catacombe…

 

[ragazzo] … delle Catacombe di San Gennaro!

 

San Gennaro! Sono le più importanti, no?

 

[bambini] Sì!

 

Perché sono a Napoli, eh? [ride, ridono] Siete furbi, voi napoletani! Ma dimmi: le catacombe sono sulla spiaggia, alla luce del sole?

 

[bambini] No!

 

No. Dove sono, le catacombe?

 

[bambini] Sotto terra.

 

Sotto terra. E nelle catacombe, c’è la luce?

 

[bambini] No!

 

Cosa c’è?

 

[bambini] Il buio.

 

Il buio. Ma, voi mi avete portato terra del buio… Ma questa terra del buio che significa? Che significa questa terra del buio? Chi sa? Chi sa dirmi? Perché mi avete portato ‘terra del buio’? Forte… Più forte, che non sento …

 

[bambini] Per farla diventare luce.

 

Per farla diventare luce. Il buio è per la luce: quando c’è la notte, è tutto buio. Ma noi aspettiamo il primo mattino, quando incomincia la luce. Che cosa è più importante – questa domanda – il buio, o la luce?

 

[bambini] La luce!

 

La luce! E quando noi siamo nel buio, cosa è importante fare? Andare?…

 

[bambini] …alla luce.

 

…alla luce, cercare…

 

[bambini] …la luce.

 

La luce. Dentro di noi, sempre. Perché la luce ci da gioia, ci da speranza. E tutti noi abbiamo la possibilità di trovare la luce?

 

[bambina] Sì!

 

Ecco, tu sei stata brava! Tu non hai dubbi! Dillo: abbiamo la possibilità?

 

[bambina] Sì!

 

Tutti, adesso: abbiamo la possibilità?

 

[bambini] Sì!

 

Sì! Perché nella luce ci sono le cose buone, e nella luce si può fare quello che voi mi avete detto quando mi avete regalato la pianta: fare che i frutti ci aiutino a fare un mondo…?

 

[bambini] …migliore!

 

Migliore. E si può fare un mondo migliore?

 

[bambini] Si!

 

Migliore di questo mondo?

 

[bambini] Si!

 

Sì. E migliore del mondo nel quale io vivo?

 

[bambini] Si!

 

Sì. E per fare un mondo migliore, come si fa? Con l’odio, si fa con l’odio?

 

[bambini] No!

 

Bene, dillo, dillo forte!

 

[bambino] Con l’amore!

 

Con l’amore. Con l’amore. Tutti insieme, come fratelli, lottando uno accanto all’altro per l’amore. E per questo, vi dirò una cosa: quando l’apostolo Giovanni, che era tanto amico di Gesù – tanto amico – voleva dire chi è Dio, sapete cosa ha detto? “Dio è amore”. E’ bello. Chi è Dio?

 

[bambini] E’ amore!

 

Più forte!

 

[bambini] Amore!

 

Dio è amore. E noi andiamo verso la luce per trovare l’amore di Dio. Ma l’amore di Dio è dentro di noi, anche nei momenti bui? C’è l’amore di Dio lì, nascosto? Sì, sempre! L’amore di Dio non ci lascia mai. E’ sempre con noi. Abbiamo fiducia in questo amore, eh?

 

[bambini] Sì.

 

Vi ringrazio per la vostra visita, sono contento di incontrarvi, che ci siamo incontrati tutti insieme. Sono tanto contento.

 

[bambini] Anche noi!

 

Anche voi?

 

[bambini] Anche noi!

 

Qualcuno di voi non è contento?

 

[bambini] No!

 

Ah, bene. Va bene, va bene…

 

[bambini] Tutti siamo felici… Ti vogliamo bene.

 

Grazie tante! E adesso io pregherò il Signore per voi, perché faccia di voi bambini, bambine, ragazzi, ragazze, uomini, donne che portano avanti l’amore. Quando va avanti l’amore di Dio, tutto va bene. E adesso io vorrei darvi la benedizione. Ognuno di voi pensi dentro al cuore alle persone a cui vuole bene, perché siano benedette.

 

[Benedizione]

 

Va bene… E non c’è un’altra canzone?

 

[bambini] Sì …

 

E ne cantiamo un’altra …

 

 









[Edited by Caterina63 6/1/2014 2:26 PM]
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INCONTRO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
CON I MINISTRANTI DI LINGUA TEDESCA

Martedì, 5 agosto 2014

Video

 

OMELIA DEL SANTO PADRE ALLA RECITA DEI VESPRI

Das Wort des heiligen Paulus aus dem Galaterbrief, das wir eben gehört haben, lässt uns aufhorchen. Die Zeit ist reif, sagt Paulus. Jetzt macht Gott Ernst. Was Gott den Menschen schon immer mit den Worten der Propheten sagen will, das macht er nun an einem schlagenden Beispiel deutlich. Gott macht uns klar, dass er der gute Vater ist. Und wie macht er das? Wie macht er das? Dadurch, dass er seinen Sohn Mensch werden lässt. An diesem konkreten Menschen Jesus können wir kapieren, was Gott eigentlich meint. Er will Menschen, die frei sind, weil sie sich als Kinder eines guten Vaters immer geborgen wissen.

Um dies zu verwirklichen, braucht Gott nur einen Menschen. Er braucht eine Frau, eine Mutter, die seinen Sohn als Mensch zur Welt bringt. Das ist die Jungfrau Maria, die wir mit dieser Vesper heute Abend ehren. Sie war ganz frei. In ihrer Freiheit hat sie Ja gesagt. Sie hat für immer das Gute getan. So hat sie Gott und den Menschen gedient. Sie hat so Gott und den Menschen gedient. Halten wir uns ihr Beispiel vor Augen, wenn wir wissen wollen, was Gott von uns als seinen Kindern eigentlich erwartet.

[Le parole di san Paolo che abbiamo appena ascoltato, tratte dalla Lettera ai Galati, attirano la nostra attenzione. Il tempo è compiuto, dice Paolo. Ora Dio realizza la sua opera decisiva. Ciò che Egli da sempre ha voluto dire agli uomini – e lo ha fatto tramite le parole dei profeti –, ora lo manifesta con un segno evidente. Dio ci dimostra che Lui è il Padre buono. E come fa questo? Come lo fa? Lo fa attraverso l’incarnazione del suo Figlio, che diventa come uno di noi. Attraverso quest’uomo concreto di nome Gesù possiamo capire ciò che Dio veramente intende. Egli vuole persone umane libere, perché si sentono sempre protette come figli di un buon Padre.

Per realizzare questo disegno, Dio ha bisogno soltanto di una persona umana. Ha bisogno di una donna, una madre, che metta al mondo il Figlio. Lei è la Vergine Maria, che onoriamo con questa celebrazione vespertina. Maria fu totalmente libera. Nella sua libertà ha detto di “sì”. Lei ha fatto il bene per sempre. Così ha servito Dio e gli uomini. Lei ha servito Dio e gli uomini. Imitiamo il suo esempio, se vogliamo sapere ciò che Dio si aspetta da noi suoi figli.]


DOMANDE DEI MINISTRANTI

1. Santo Padre, nell’autunno dell’anno scorso Lei ha pubblicato l’Esortazione apostolica Evangelii gaudium, in cui ha anche ricordato l’«urgenza» che i giovani «abbiano un maggiore protagonismo» nella vita della Chiesa. Come possono i giovani, secondo Lei, avere un maggiore protagonismo?

2. Santo Padre, mi piace molto essere ministrante. Ma a volte non è tanto facile esserlo. Certe domeniche preferirei fare una bella dormita, altre volte ho impegni d’altro genere, per esempio un’attività sportiva o suonare uno strumento, e comunque sia la mia decisione mi ritrovo ad avere un po’ di rimorso. Alcuni dei miei amici, poi, non capiscono perché io sia ministrante, mi prendono in giro o sono risentiti con me perché magari a causa di questo impegno non ho tempo per qualcos’altro. Mi può dare un consiglio per gestire questa situazione?

3. Santo Padre, il motto del pellegrinaggio recita: “Liberi! Perciò è permesso fare del bene”. Si riferisce al passo del Vangelo in cui Gesù guarisce l’uomo con la mano inaridita, in modo che possa letteralmente “riprendere in mano” la sua vita. In quel passo Gesù rimanda al cuore del sabato: Dio ci fa liberi affinché facciamo del bene nella nostra vita e nel nostro ambiente. Nel mio quotidiano spesso ruota tutto intorno a regole, a scuola o nella formazione professionale, con i miei genitori e anche nella Chiesa. Come sperimentare nella mia vita che la fede significa libertà?

4. Santo Padre, qui è facile per noi tutti percepire la libertà; ma quando torniamo a casa, tutto è diverso. Come posso vivere questa libertà nel mio quotidiano?
 

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Vielen Dank für Ihren Besuch!
(Grazie tante per la vostra visita)

Vorrei offrirvi alcuni spunti di riflessione tenendo presenti le domande che mi hanno rivolto i vostri rappresentanti, questi quattro…

Voi vi chiedete che cosa potete fare per essere più protagonisti nella Chiesa e che cosa si aspetta la comunità cristiana dai ministranti. Prima di tutto ricordiamoci che il mondo ha bisogno di persone che testimonino agli altri che Dio ci ama, che è nostro Padre. Nella società, tutti gli individui hanno il compito di mettersi al servizio del bene comune, offrendo le cose necessarie per l’esistenza: il cibo, i vestiti, le cure mediche, l’istruzione, l’informazione, la giustizia… Noi discepoli del Signore abbiamo una missione in più: quella di essere “canali” che trasmettono l’amore di Gesù. E in questa missione voi, ragazzi e giovani, avete un ruolo particolare: siete chiamati a parlare di Gesù ai vostri coetanei, non solo all’interno della comunità parrocchiale o della vostra associazione, ma soprattutto al di fuori. Questo è un impegno riservato specialmente a voi, perché con il vostro coraggio, il vostro entusiasmo, la spontaneità e la facilità all’incontro potete arrivare più facilmente alla mente e al cuore di quanti si sono allontanati dal Signore. Tanti ragazzi e giovani della vostra età hanno un immenso bisogno di qualcuno che con la propria vita dica loro che Gesù ci conosce, che Gesù ci ama, che Gesù ci perdona, condivide con noi le nostre difficoltà e ci sostiene con la sua grazia.

Ma per parlare agli altri di Gesù bisogna conoscerlo e amarlo, fare esperienza di Lui nella preghiera, nell’ascolto della sua parola. In questo voi siete facilitati dal vostro servizio liturgico, che vi permette di stare vicino a Gesù Parola e Pane di vita. Vi do un consiglio: il Vangelo che ascoltate nella liturgia, rileggetelo personalmente, in silenzio, e applicatelo alla vostra vita; e con l’amore di Cristo, ricevuto nella santa Comunione, potrete metterlo in pratica. Il Signore chiama ognuno di voi a lavorare nel suo campo; vi chiama ad essere gioiosi protagonisti nella sua Chiesa, pronti a comunicare ai vostri amici ciò che Lui vi ha comunicato, specialmente la sua misericordia.

Comprendo le vostre difficoltà a conciliare l’impegno di ministrante con le varie attività, necessarie alla vostra crescita umana e culturale. Bisogna un po’ organizzarsi, programmare in modo equilibrato le cose… ma voi siete tedeschi, e questo vi viene bene! La nostra vita è fatta di tempo e il tempo è dono di Dio, pertanto occorre impegnarlo in azioni buone e fruttuose. Forse tanti ragazzi e giovani perdono troppe ore in cose futili: ilchattare in internet o con i telefonini, le “telenovele”, i prodotti del progresso tecnologico, che dovrebbero semplificare e migliorare la qualità della vita, e talvolta distolgono l’attenzione da quello che è realmente importante. Tra le tante cose da fare nella routine quotidiana, una delle priorità dovrebbe essere quella di ricordarsi del nostro Creatore che ci consente di vivere, che ci ama, che ci accompagna nel nostro cammino.

Proprio perché Dio ci ha creati a sua immagine, abbiamo ricevuto da Lui anche quel grande dono che è la libertà. Se non è esercitata bene però, la libertà ci può condurre lontani da Dio, può farci perdere la dignità di cui Lui ci ha rivestiti. Per questo sono necessari degli orientamenti, delle indicazioni e anche delle regole, tanto nella società quanto nella Chiesa, per aiutarci a fare la volontà di Dio, vivendo così secondo la nostra dignità di uomini e di figli di Dio. Quando non è plasmata dal Vangelo, la libertà può trasformarsi in schiavitù: la schiavitù del peccato. I nostri progenitori, Adamo ed Eva, allontanandosi dalla volontà divina sono caduti nel peccato, cioè nel cattivo uso della libertà. Cari ragazzi e ragazze, non usate male la vostra libertà! Non sciupate la grande dignità di figli di Dio che vi è stata donata! Se seguirete Gesù e il suo Vangelo, la vostra libertà sboccerà come una pianta in fiore, e porterà frutti buoni e abbondanti! Troverete la gioia autentica, perché Lui ci vuole uomini e donne pienamente felici e realizzati. Solo aderendo alla volontà di Dio possiamo compiere il bene ed essere luce del mondo e sale della terra! 

La Vergine Maria, che si è riconosciuta come «la serva del Signore» (Lc 1,38), sia il vostro modello nel servire Dio; lei, la nostra Madre, vi aiuti ad essere, nella Chiesa e nella società, protagonisti del bene e operatori di pace, ragazzi e giovani pieni di speranza e di coraggio.





Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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  PAPA FRANCESCO: IL FUTURO È DEI GIOVANI CHE HANNO ALI E RADICI

Città del Vaticano, 5 settembre 2014 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, nell'Aula del Sinodo, Papa Francesco è intervenuto alla chiusura del terzo Incontro mondiale dei Direttori delle "Scholas occurrentes", rete internazionale di istituti scolastici interreligiosi e multiculturali per l'integrazione sociale mediante l'istruzione - derivanti dalle due associazioni "Escuela de Vecinos" e "Escuelas Hermanas", costituite a Buenos Aires all'epoca in cui Papa Francesco era Arcivescovo della città. Il Pontefice ha risposto in collegamento audiovisivo alle domande di studenti di Istanbul, Israele, Sudafrica, San Salvador e Australia pronunciando infine un discorso improvvisato nel quale ha sottolineato l'importanza della "cultura dell'incontro".

Uno studente australiano ha posto la prima domanda ed ha chiesto come il programma della rete di "Scholas" possa contribuire a creare ponti fra giovani di paesi diversi.

"Nella vita voi potete costruire o alzare muri. I muri separano, dividono - ha risposto il Papa - I ponti avvicinano. Rispondendo alla tua domanda: Cosa possiamo fare? Continuate a comunicare, a comunicare le esperienze, le esperienze da voi fatte..... Con questa comunicazione nessuno comanda, ma tutto funziona. È la spontaneità della vita, è dire un sì alla vita. Comunicare è dare, comunicare è generosità, comunicare è rispetto, comunicare è evitare ogni genere di discriminazione".

Rispondendo ad uno studente delle "Scholas" in Israele che gli ha chiesto quando si sarebbe recato in Terra Santa, Papa Francesco ha assicurato: "Mi farebbe piacere ritornare. Ci sono stato qualche mese fa e sono tornato molto contento... molto contento".

La terza domanda è stata posta da un giovane di Istanbul che ha voluto conoscere l'opinione del Papa sul futuro del mondo, se il futuro potesse essere migliore o peggiore del presente.

"Non ho la sfera di cristallo delle streghe per svelare il futuro - ha scherzato il Pontefice Ma voglio dirti una cosa. Sai dove sta il futuro? (...) Il futuro è dei giovani. Ma attenzione ragazzi a due qualità: ragazzi con le ali e ragazzi con le radici. Ragazzi che hanno le ali per volare, per sognare, per creare, e che hanno radici per ricevere dagli anziani la sapienza che gli anziani hanno lasciato".

Dal Sudafrica un ragazzo ha voluto sapere come fosse nata l'idea della piattaforma scolastica.

"La rete 'Scholas' è sorta - ha ricordato il Pontefice - dall'unione di scuole di quartiere nella Diocesi di Buenos Aires. (...) E ha gettato molti ponti, molti ponti, ponti transoceanici. (...) Perché? Perché siamo convinti che la gioventù ha bisogno di comunicare, di mostrare e condividere i suoi valori. La gioventù oggi ha bisogno di tre pilastri fondamentali: educazione, sport e cultura. E le 'Scholas' comprendono tutti e tre. (...) Andiamo avanti, perché gli Stati devono poter offrire possibilità lavorative a questi ragazzi, sostenute dell'educazione, dallo sport e dalla cultura. E lo sport è importante perché insegna a giocare in squadra. Lo sport salva dall'egoismo, aiuta a non essere egoisti. Per questo è importante lavorare in squadra, e percorrere il cammino della vita insieme in squadre".

Ernesto, uno studente di El Salvador, preoccupato per il futuro lavorativo, ha chiesto al Papa di lanciare un appello al mondo universitario e alle imprese private e Papa Francesco, dopo aver sottolineato i progressi compiuti dal Paese in ambito educativo, ha ammonito il suo interlocutore a fare attenzione alle "bande" perché, "come esistono ponti che uniscono, esistono anche comunicazioni che distruggono. State ben attenti quando ci sono gruppi che cercano la distruzione, la guerra e che non sono capaci di fare un lavoro di squadra. Difendetevi fra di voi come squadra, come gruppo e lavorate molto. So che state lavorando molto bene e molto ben sostenuti. So che il Ministero dell'Educazione vi sostiene. Andate avanti su questa strada del lavoro di squadra e difendetevi da coloro che vogliono 'atomizzarvi' e togliervi la forza del gruppo".

Infine il presentatore dell'incontro ha chiesto al Santo Padre quale messaggio desiderasse trasmettere ai giovani collegati in diretta.

"Una cosa che non è mia - ha concluso Papa Francesco - Gesù lo ha detto molte volte -: 'Non abbiate paura' . Nel mio Paese abbiamo un'espressione che non so come si traduce in inglese: "No se arruguen" (Non retrocedete). Non abbiate paura, andate avanti, gettate ponti di pace, operate in squadre e sperate in un futuro migliore perché consapevoli che il futuro è nelle vostre mani. Sognate il futuro volando, ma non dimenticate l'eredità culturale, sapienziale e religiosa che vi hanno lasciato gli anziani. Andate avanti con coraggio. Create il futuro".

*********

ISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO 
AI PARTECIPANTI ALLA RIUNIONE MONDO 
DI AMMINISTRAZIONE "Scholas OCCURRENTES"

Sinodo 
Giovedi 4 Settembre 2014


 

Sono come uno che ha detto: "Dì qualcosa." E poi dico: "Beh, io improvviso." E ottengo quello che avevo fatto.

Sono i punti che volevo dire, più o meno, a che ho visto qui ripreso.

Prima di tutto, vi ringrazio molto. La presenza qui è rara. Ho detto al presidente della Pontificia Accademia, mons. Sánchez Sorondo, che stava facendo il movimento. E 'raro per il movimento, per il lavoro, per la forza, per persone che vanno e che vengono, dalla creatività ... protocollo all'interno di questi Terza Conferenza della Rete Mondiale delle Scuole per la riunione. Così l'idea è l'incontro.Questa cultura si riunisce la sfida. Oggi nessuno dubita che il mondo è in guerra. E senza dubbio, naturalmente, che il mondo è in disaccordo. E si deve proporre una cultura incontro in qualche modo. Una cultura di integrazione, l'incontro, i ponti, non è vero? E questo lavoro, ciò che si sta facendo. Ringrazio la Pontificia Accademia delle Scienze, mons. Marcelo Sánchez Sorondo, che ha facilitato questo. Ha spostato molte persone. So che quando questi due sono pericolosi insieme. Spostare molto. Ma ricordo il proverbio africano: "Per crescere un bambino ci vuole un villaggio". Per educare una persona, hai bisogno di tutto questo.

Non possiamo lasciare i bambini soli, per favore. È già stato incorporato nella nostra lingua si parla di ragazzi di strada ", i bambini di strada ", come se un ragazzo poteva essere solo, abbandonato da tutto ciò che è culturale, di tutto ciò che è ambiente familiare. Sì, è famiglia, è la cultura della scuola, ma il ragazzo è solo. Perché? Poiché il patto educativo è rotto e si deve ricostruire il patto educativo. Una volta, in quarta elementare, ho perso il rispetto per il maestro, e il maestro inviato per la mia mamma. Vino mia mamma, io ero in classe, l'insegnante ha lasciato. ? E poi mi hanno chiamato e mia mamma molto tranquillo, ho temuto il peggio, non è vero - mi ha detto -¿Vos ha fatto questo e questo e questo? Hai detto questo l'insegnante? Sì. Perdono -Pedile. E lui mi scuso davanti a lei. Ero felice. Ho avuto facile. Il secondo atto è stato quando sono tornato a casa. Oggi, almeno nel mio paese molte scuole, un insegnante fa un'osservazione nel libro del ragazzo e il giorno dopo è il padre o la madre denunciare l'insegnante.L'istruzione è alleanza infranta. Non tutti insieme per il ragazzo. E così si parla di società. Cioè, ricostruire il patto educativo ricostruire questo villaggio per crescere un bambino. Non possiamo lasciare da soli, non possiamo lasciare per strada o non protetto e in balia di un mondo in cui il culto del denaro, violenza e scarto prevale. Ripeto questo molto, ma ovviamente che è stato installato cultura scarto. Ciò che non funziona è tirato. I bambini vengono scartati perché non sono istruiti o non vogliono. I tassi di natalità in alcune nazioni sviluppate sono allarmanti. Gli anziani, e ricordatevi di quello che ho detto riguardo i bambini e gli anziani in futuro vengono scartati, perché questo sistema è stato installato l'eutanasia occulta. Cioè, lavoro sociale si copre qui, poi Morite. Bambini scartati, gli anziani e ora la nuova disposizione, un'intera generazione di giovani senza lavoro nei paesi sviluppati. Si parla di 75 milioni di giovani nei paesi sviluppati, 25 verso il basso, senza lavoro. Una generazione di giovani viene scartato. Questo ci costringe a lasciare e non lasciare i ragazzi da soli, almeno questo. E questo è il nostro lavoro. Loro e gli anziani sono certamente più esposti in questa cultura che domina questo scarto, ma anche i giovani. Les era il mio turno di loro pure, per mantenere un sistema equilibrato in cui la finanza non è più il centro della persona umana, ma i soldi.

In questo senso, è molto importante per rafforzare i legami: legami sociali, familiari, personali. Tutti, ma soprattutto bambini e giovani, hanno bisogno di un ambiente adatto, un habitat veramente umana, in cui le condizioni di armonico sviluppo personale e la loro integrazione nella tana è habitat più grande società. Quanto è importante allora è lo sforzo di creare una forte ampie e veramente umane obbligazioni "rossi" che tengono i bambini, che con calma fiduciosa e aperta alla realtà, si tratta di un vero e proprio luogo di incontro, dove il vero, il bene e il bello sono dati nella sua giusta armonia. Se il ragazzo non ha questo, ma è la via della criminalità e tossicodipendenza. Sempre più bisogno umano di continuare a lavorare per creare questo villaggio umano, offrendo ai bambini un presente sereno e un futuro di speranza.

In te vedo, in questo momento, il volto di tanti bambini e giovani che porto nel mio cuore, perché so che vengono scartati materiale, e il lavoro utile instancabilmente. Grazie per quello che fate per questa iniziativa, che collega anche tra di voi deve prevalere per l'interno non portare: No, mi prendo io. Ho messo la mia mano qui. Questo è per il mio settore. No, no, no. Quindi, io creo legami di unità, se sono in grado di viverle in una iniziativa in cui il desiderio a tutti di dimettersi invio e far crescere il desiderio di servire. Vi chiedo di pregare per me, ne ho bisogno. E che Dio vi benedica.




Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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SANTA MESSA PER IL PICCOLO CLERO DI ROMA


OMELIA DI PAOLO VI


Sabato, 25 aprile 1964


   


Dobbiamo una menzione speciale al gruppo principale di questa grande Udienza, quello che la caratterizza, quello per il quale specialmente è stata stabilita la celebrazione di questa Santa Messa; e cioè il gruppo del Piccolo Clero romano. Cari ragazzi del Nostro Piccolo Clero romano!, è a voi che adesso Ci rivolgiamo; è a voi che esprimiamo il Nostro affettuoso saluto.


Bravi chierichetti Nostri!, vi diremo, innanzi tutto, che siamo felici di avervi qui tutti intorno a Noi; ed esultiamo per vedervi così numerosi: quanti siete? Una volta eravate pochi, pochi; ora siete una bella schiera, che mette allegria nel cuore solo a vederla. E poi, sappiamo che voi venite da tutte le parti della città; voi rappresentate, si può dire, tutte le Parrocchie e tante altre istituzioni: scuole, oratori, associazioni, cantorie, capitoli... È una meraviglia: voi Ci portate la migliore consolazione per il Nostro animo di Vescovo di Roma: quella di dimostrare, con la vostra stessa presenza, la vitalità religiosa e pastorale delle Nostre Parrocchie e delle Nostre comunità; una vitalità fresca, come quella d’un campo a primavera; una vitalità eletta, come quella d’un giardino fiorito; una vitalità intelligente e solerte, sorretta da cure sagge e pazienti. Molto bene! Dovremo dire «bravi» non solo a voi tutti, ma anche a tante altre persone, che hanno merito in codesta formazione specializzata, acominciare dalle vostre Mamme e dai vostri Papà, che vi lasciano andare, anzi vi offrono al vostro servizio di Piccolo Clero: vogliamo salutare di qua i vostri Genitori, e dire loro la Nostra compiacenza e la Nostra riconoscenza. Cari figliuoli, sarete capaci, ritornando a casa, di portare questo Nostro ringraziamento ed il Nostro saluto alle vostre famiglie? Portatelo anche ai vostri Sacerdoti, che vi dirigono e vi istruiscono, e specialmente ai vostri Parroci: dite loro che al Papa piace molto il piccolo Clero e raccomanda a tutti di volergli bene!


E basterà che voi portiate ai Genitori, ai Parroci, ai Sacerdoti Assistenti, ai Maestri, alle Delegate dei Fanciulli cattolici questo messaggio del Papa in vostro favore, perché tutti subito si ricordino l’importanza del Piccolo Clero. L’importanza religiosa, innanzi tutto per il culto divino; voi lo sapete benissimo, ed anche le persone adulte, i bravi Sacerdoti specialmente lo capiscono benissimo. Come si compie una bella funzione religiosa senza di voi? Non è possibile; oggi specialmente, quando manchiamo di Clero adulto numeroso; dobbiamo ricorrere al piccolo Clero... rumoroso. Del resto, voi non siete affatto rumorosi e irrequieti e disordinati durante le sacre cerimonie; siete invece bravissimi, se appena qualcuno vi prepara e vi guida; anzi tante volte qualcuno di voi, più anziano e più esperto, vi dirige perfettamente; e voi date per primi ed a tutti l’esempio del contegno da tenere in chiesa: composto, tranquillo, attento, devoto. E sapete fare tutto: rispondere alla Messa, suonare campane e campanelli, servire come bravi accoliti, camminare in processione, e anche cantare, ch’è la cosa più difficile ed anche più bella, e per voi, quando l’avete imparata, la più cara, quasi divertente. Siete bravi, dicevamo, ed importanti: senza di voi, come farebbe la santa Chiesa a reggersi con onore? E voi ve ne accorgete, perché vi piace avere incarichi di fiducia nelle sacre funzioni; e se qualche volta litigate fra voi è proprio per arrivare prima degli altri e ottenere qualche servizio importante o delicato da compiere. Avete coscienza d’essere utili a qualche cosa di serio e di sacro; ed è così: voi date onore a Dio!


Tanto è vero che il Concilio ecumenico (sapete, non è vero, che cosa è il Concilio ecumenico?, la riunione di tutti i Vescovi del mondo col Papa) si è occupato di voi, nella Costituzione sulla sacra Liturgia, prima di tutto ripetendo tante volte ch’è necessaria la partecipazione del popolo alla preghiera ufficiale della Chiesa; e poi ricordando anche voi, sicuro!, all’articolo 29 della Costituzione stessa, dichiarando che anche voi, piccoli ministri dell’altare, esercitate un vero ministero liturgico.


E non è tutto, perché la vostra presenza nelle sacre cerimonie offre altri aspetti degni di grande considerazione. Quello sociale e comunitario ad esempio: dove siete voi, figli carissimi delle nostre famiglie cristiane, e figli carissimi di quella famiglia cristiana, ch’è la Chiesa, subito la comunità si riconosce, si costituisce e si stringe: voi stimolate a metterla insieme con la vostra innocenza, con la vostra letizia, con la vostra necessità di amore e di assistenza. Poi si dovrà considerare l’aspetto educativo rappresentato dal gruppo del Piccolo Clero. Questo specialmente meriterebbe esame adeguato, che qui non possiamo svolgere. Ma Ci basti affermare che l’esercizio religioso, a cui sono educati fanciulli del Piccolo Clero, può avere, ed ha, quando è bene praticato, una efficacia pedagogica meravigliosa. Esso si innesta nello sviluppo spirituale del fanciullo durante il transito dall’infanzia all’adolescenza, cioè dalla fase puramente passiva dell’educazione, a quella, tanto delicata e turbata, della formazione dei primi giudizi riflessi, della prima coscienza complessa, della prima insorgenza delle passioni istintive. Esso svolge, innanzi tutto, in pienezza che non ha nulla di pesante e di pietistico, una formazione spirituale particolare, che fa superare all’adolescente i momenti negativi della sua coscienza religiosa in sviluppo, momenti negativi che segnano per molta gioventù il tramonto del primo fervore e della devozione raggiunta all’occasione della prima comunione e insinuano le inosservanze e i dubbi di cui soffrirà la crisi religiosa caratteristica dei successivi anni giovanili. Il tirocinio religioso, infatti, del Piccolo Clero, quando è bene praticato, abitua il ragazzo a passare dal gesto esteriore della pietà alla prima coscienza interiore, a provare gioia non noia nell’assistenza ai sacri riti, a capire con soddisfazione il linguaggio, non sempre facile, della liturgia, a sciogliere nella semplicità e nella franchezza della professione degli atti religiosi davanti allo sguardo altrui quel paralizzante rispetto umano, ch’è la più comune debolezza spirituale del giovane negli anni della crescita, e a dare all’atto religioso tutta l’importanza che deve avere rispetto all’ orientamento pratico della vita, a collegare cioè debitamente la coscienza religiosa con quella morale ed intellettuale. È a questo punto che il fanciullo, educato nelle file del Piccolo Clero, può comprendere e far sua la scienza superiore della vita: come cioè la vita sia dono di Dio e sia chiamata a seguire i disegni di Dio, quali essi siano, con grandezza d’animo, con fedeltà, con amore. Non abbiamo formato dei ragazzi molli e scrupolosi, non abbiamo messo insieme una processione di minuscoli sacrestani dilettanti, non abbiamo sottratto alle forti e gioiose vocazioni della vita naturale, familiare, sociale un manipolo di ragazzi fiacchi o infiacchiti per predestinarli ad artificiose e stentate concezioni del bene, o per esporli a reazioni di ribellione morale e di nausea spirituale; ma abbiamo favorito nel fanciullo e nell’ adolescente l’aprirsi puro e luminoso, con la luce della fede e l’aiuto della grazia, del suo occhio sul mondo, sul grande mondo in cui il cristiano si trova a vivere, e lo abbiamo allenato, con le arti più squisite della bellezza spirituale e più robuste della sincerità morale - le arti del culto liturgico -, all’ impiego, all’ impegno della sua vita al servizio personale ed attivo delle più alte idealità.


Questo vi diciamo, cari ragazzi del Piccolo Clero, - e Ci ascoltino pure i fedeli tutti presenti nella Basilica e fuori di essa -, perché abbiate buona opinione di voi stessi, perché siate contenti di portare i vostri sacri indumenti e di partecipare come piccoli ma attivi ministri alle funzioni dell’ altare, e perché vi abituiate a pensare che anche domani, quando sarete cresciuti, e non sarete più nelle file del Piccolo Clero, dovrete sempre amare la Chiesa, frequentare le cerimonie religiose, la Santa Messa specialmente, con intelligenza e decoro, e perché siate sempre, sempre fedeli a Gesù, nostro Signore.


Sì, fedeli oggi e domani, anche se ciò dovesse costare qualche sacrificio ed esigere da voi un po’ di coraggio. Siete coraggiosi voi? Oggi sì, e qui specialmente; ma domani?


Sentite questo ricordo, e finiamo.


Oggi si celebra la festa di S. Marco. Sapete chi era S. Marco? Era un ragazzo che abitava, con sua madre, a Gerusalemme, di buona famiglia. Sarà lui che scriverà, e, si dice, proprio qui a Roma, il secondo Vangelo, il Vangelo di S. Marco. E proprio in questo Vangelo egli racconta un episodio, che deve essere capitato proprio a lui. La notte, in cui Gesù fu arrestato, al monte degli Ulivi, tradito da Giuda e abbandonato dai discepoli, un ragazzo, doveva essere S. Marco; si unì al triste corteo, che, al lume delle fiaccole, conduceva Gesù in Gerusalemme, insultato, condannato, come sapete. Marco seguiva Gesù. Forse già lo conosceva. Forse gli voleva bene. Il fatto sta che lui lo seguiva, in quell’ora tremenda, mentre tutti gli altri erano fuggiti. Ma, accadde che la truppa, che conduceva Gesù arrestato, s’accorse che quel ragazzo veniva appresso; e allora vi fu chi cercò di afferrarlo; e lo afferrò di fatto, prendendo il lenzuolo di cui era coperto il giovane, che evidentemente s’era alzato dal letto mettendosi addosso quel lenzuolo. E avvenne che Marco, svelto ed agile, si svincolò e sgusciò via; lasciò il lenzuolo in mano a chi lo aveva agguantato, e scappò anche lui nell’oscurità della notte, anche lui.


Sarebbe, per caso, quel ragazzo, coraggioso prima, pauroso dopo, l’immagine di certi ragazzi del Piccolo Clero, che prima seguono, buoni buoni, Gesù, ma quando viene il giorno di essergli fedeli con costanza e con sacrificio, buttano via la veste - e non solo quella esteriore - del fanciullo puro, buono e devoto, alunno del Piccolo Clero, e se ne vanno più lontani forse e più paurosi degli altri? Sarà così anche per voi? No certo, perché appunto voi siete ragazzi in gamba, intelligenti e coraggiosi.


Anche perché, come certo sapete, quel ragazzo, Marco, più tardi, dopo la risurrezione del Signore, ritornò: fu anzi uno dei più bravi della prima comunità cristiana; accompagnò S. Paolo nella prima parte del suo primo viaggio missionario; poi seguì S. Pietro, e fu lui che raccolse le memorie di S. Pietro e scrisse così, come dicevamo, il secondo Vangelo, il Vangelo di S. Marco.


Ebbene, questo Santo Evangelista vi insegni a voler bene sempre al Signore; e per restargli sempre fedeli, ricordate, fate come S. Marco: state alla scuola e al seguito di S. Pietro, e sarete un po’ anche voi evangelisti di Gesù (cfr. 1 Petr. 5, 13).



Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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5/11/2015 11:09 PM
 
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DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO 
AI BAMBINI E RAGAZZI DI SCUOLE ITALIANE, 
PARTECIPANTI ALLA MANIFESTAZIONE PROMOSSA DA "LA FABBRICA DELLA PACE"

Aula Paolo VI
Lunedì, 11 maggio 2015

[Multimedia]


 

Cari ragazzi,

vi ringrazio dell’invito che mi avete fatto a lavorare con voi nella “Fabbrica della pace”! E’ un bel posto di lavoro, perché si tratta di costruire una società senza ingiustizie e violenze, in cui ogni bambino e ragazzo possa essere accolto e crescere nell’amore. C’è tanto bisogno di fabbriche della pace, perché purtroppo le fabbriche di guerra non mancano! La guerra è frutto dell’odio, dell’egoismo, della voglia di possedere sempre di più e di prevalere sugli altri. E voi per contrastarla vi impegnate a diffondere la cultura dell’inclusione, della riconciliazione e dell’incontro. In questo progetto siete coinvolti in tanti: voi alunni delle scuole, appartenenti a diverse etnie e religioni; la fondazione “La Fabbrica della Pace”, che ha promosso questo progetto educativo; gli insegnanti e i genitori; il Ministero dell’Istruzione; e la Conferenza Episcopale Italiana. È un bel cammino, che richiede coraggio e fatica, perché tutti comprendano la necessità di un cambiamento di mentalità, per garantire sicurezza ai bambini del Pianeta, in particolare a quelli che abitano in zone di guerra e di persecuzione. Tenendo conto delle vostre domande, vorrei darvi alcuni suggerimenti per lavorare bene in questo cantiere della pace.

Prendo spunto proprio dall’espressione “Fabbrica della pace”. Il termine “fabbrica” ci dice che la pace è qualcosa che bisogna fare, bisogna costruire con saggezza e tenacia. Ma per costruire un mondo di pace, occorre incominciare dal nostro “mondo”, cioè dagli ambienti in cui viviamo ogni giorno: la famiglia, la scuola, il cortile, la palestra, l’oratorio…. Ed è importante lavorare insieme alle persone che vivono accanto a noi: gli amici, i compagni di scuola, i genitori e gli educatori. C’è bisogno dell’aiuto di tutti per costruire un futuro migliore. Agli adulti, anche alle istituzioni, compete di stimolarvi, sostenervi, educarvi ai valori veri. E voi, mi raccomando, non arrendetevi mai, nemmeno di fronte alle difficoltà e alle incomprensioni. Ogni vostra azione, ogni vostro gesto nei confronti del prossimo può costruire pace. Ad esempio, se vi capita di litigare con un compagno, fare subito pace; o chiedere scusa ai genitori e agli amici, quando si è mancato in qualcosa. Il vero costruttore di pace è uno che fa il primo passo verso l’altro. E questa non è debolezza, ma forza, la forza della pace. Come possono finire le guerre nel mondo, se noi non siamo capaci di superare le nostre piccole incomprensioni e i nostri litigi? I nostri atti di dialogo, di perdono, di riconciliazione, sono “mattoni” che servono a costruire l’edificio della pace.

Un’altra cosa molto bella della vostra “Fabbrica” è che non ha frontiere: si respira un clima di accoglienza e di incontro senza barriere o esclusioni. Di fronte a persone che provengono da Paesi ed etnie differenti, che hanno altre tradizioni e religioni, il vostro atteggiamento è quello della conoscenza e del dialogo, per l’inclusione di tutti, nel rispetto delle leggi dello Stato. E poi avete capito che per costruire un mondo di pace è indispensabile interessarsi alle necessità dei più poveri, dei più sofferenti e abbandonati, anche quelli lontani. Penso a tanti vostri coetanei che solo per il fatto di essere cristiani sono stati cacciati via dalle loro case, dai loro Paesi, e qualcuno è stato ucciso perché teneva in mano la Bibbia! E così il lavoro della vostra “fabbrica” diventa veramenteun’opera di amore. Amare gli altri, specialmente i più svantaggiati, significa testimoniare che ogni persona è un dono di Dio. Ogni persona!

Ma proprio la pace stessa è dono di Dio, un dono da chiedere con fiducia nella preghiera. Per questo è importante non solo essere testimoni di pace e di amore, ma anche testimoni di preghiera. La preghiera è parlare con Dio, il nostro Padre che è nei Cieli, e confidargli i desideri, le gioie, i dispiaceri. La preghiera è chiedergli perdono ogni volta che si sbaglia e si commette qualche peccato, nella certezza che Lui perdona sempre. La sua bontà verso di noi ci spinge ad essere, anche noi, misericordiosi verso i nostri fratelli, perdonandoli di cuore quando ci offendono o ci fanno del male. E, infine, la pace ha un volto e un cuore: il volto e il cuore di Gesù, il Figlio di Dio, che è morto sulla croce ed è risorto proprio per donare la pace ad ogni uomo e a tutta l’umanità. Gesù è «la nostra pace» (Ef 2,14), perché ha abbattuto il muro dell’odio che separa gli uomini tra loro.

Ecco, cari ragazzi, e cari amici, quello che volevo dirvi. Vi ringrazio ancora per avermi coinvolto nella “Fabbrica della pace”. Lavoriamo insieme in questo grande cantiere. Vi chiedo, per favore, di non dimenticarvi di pregare per me. Da parte mia, vi ricordo con affetto, prego per voi e vi benedico.

 

  

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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6/1/2015 12:05 PM
 
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  Treno dei bambini. Francesco: solo Gesù vi fa volare liberi




 

30/05/2015

Siate ragazzi capaci di volare liberi con l’aiuto di Gesù, perché lontani da lui rischiate di avere il cuore “di ghiaccio e pietra”. È l’augurio che Papa Francesco ha rivolto ai circa 200 ragazzi giunti per la terza volta in Vaticano con il “Treno dei bambini”. L’iniziativa, organizzata dal “Cortile dei Gentili”, è rivolta a minori in situazioni disagiate, figli e figlie di detenuti e detenute provenienti da Roma, Civitavecchia, Latina, Bari e Trani. Quest’anno, il tema dell’appuntamento è stato il “Volo”, un modo per alleggerire la quotidianità di piccoli che vivono separati dai genitori. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Sono usciti dal treno volando in braccio a Papa Francesco. Perché questo hanno proposto gli organizzatori del viaggio di quest’anno ai loro piccoli passeggeri: “volare via”, più in alto della gabbia della sofferenza che ogni giorno rinchiude e soffoca con la sua tristezza – per questi piccoli indecifrabile, ingestibile – vite che dovrebbero altrimenti poter librarsi leggere proprio come il chiasso allegro e gli aquiloni con i quali i bambini colorano l’Aula Paolo VI, sventolandoli davanti a un Papa molto partecipe e paterno:

Papa: Ditemi: è vero quello che ha detto la signora, Patrizia, che avete volato oggi?
Bambini: Sì!
Papa: Non ci credo!
Bambini: Sì!
Papa: Uno che mi spieghi… Come si vola?
Bambino: con i sogni!
Papa: Con i sogni! E cosa si sogna? Tutto quello che tu vuoi! Che bello! E se tu vuoi andare a trovare il tuo papà, la tua mamma, tua zia, lo zio, il nonno, la nonna, gli amici, tu puoi andare volando con la fantasia…

Il cuore di ghiaccio non sogna
Il dialogo tra Francesco e i bambini del treno che per un giorno li ha fatti volare è tutto così, un botta e risposta spontaneo e velocissimo. E leggero come le verità più profonde della vita spiegate a ragazzi che si godono una giornata d’infanzia, scavata fra giorni dove non invece si vola mai, perché mamma o papà non sono vicini, sono chiusi in carcere, e allora non c’è tempo per guardare troppo il cielo, quella casa dove volano anche i sogni:

Papa: Questa domanda è difficile, pensateci bene. Un bambino, un ragazzo, una ragazza che non riesce a sognare, come è?
Bambini: E’ brutta! … E’ infelice!
Papa: Non sento?
Bambini: E’ infelice!
Papa: Infelice! Perché sognare ti apre le porte della felicità. Invece chi non sogna è chiuso, ha il cuore come?
Bambini: Spezzato?
Papa: Con il cuore chiuso…
Card. Comastri: Come ghiaccio?
Papa: Come il ghiaccio! Ghiacciato! E’ così.
Bambino: è come una pietra.

Gesù aiuta a volare
Quando sogni, “sogni tutto quello che vuoi tu”, dice un ragazzino, e queste parole toccano i più grandi, sembrano fatte insieme di aria e di piombo. Francesco abbraccia con lo sguardo i bambini che gli si muovono vicino e spiega perché può succedere che un cuore diventi di ghiaccio o di pietra:

Papa: Tu dimmi… Tu, quando uno ha la possibilità che il cuore diventi un ghiaccio o una pietra?
Bambino: Quando non sogniamo!
Papa: Quando non sogniamo, quando non preghiamo!
Bambino: E quando non ascoltiamo la parola…
Papa: Quando non ascoltiamo… Dillo forte! Vieni, vieni… Tu hai detto una cosa bellissima! Dillo qui a tutti. Il cuore diventa pietra o ghiaccio quando?
Bambina: Quando non ascoltiamo la Parola di Dio e di Gesù!
Papa: Sei stata brava! Sei stata brava! Sì, anche tu.
Papa: Benissimo. Non dimenticare questo: volare con i sogni…
Bambino: Non smettere mai di sognare!
Papa: Come?
Bambino: Non smettere mai di sognare!
Papa: Non smettete mai di sognare! Anche – come ha detto lei – di ascoltare la Parola di Gesù, perché ascoltando la Parola di Dio uno si fa grande,  allarga il cuore e ama tutti”.

Frutti di giustizia e verità
Il cardinale Comastri è accanto al Papa mentre i bambini a un certo punto portano a Francesco delle cose, una candela, un cero. Uno gli porta una poesia per Gesù. Le parole del piccolo diventano grandi, l’impegno per una vita che – come in coro tutti hanno detto un attimo prima al Papa – vuole “sognare e volare sognando”:

“Amico Gesù, che volesti essere chiamato amico dei peccatori, per mistero tua morte e resurrezione, donami la tua pace e liberami dai miei peccati, perché io ti porti frutti di carità, giustizia e verità”.

Grande l’effervescenza dei bambini durante il viaggio in treno che li ha condotti all’incontro con Papa Francesco. La descrive il nostro inviato a bordo,Fabio Colagrande:

 “Vogliamo andare dal Papa, vogliamo andare dal Papa, vogliamo andare dal Papa…!”

Ma tutta questa accoglienza è per noi?”. Una ragazza barese guarda stupita dal finestrino dell’Etr-600 Frecciargento giunto alle 10.05 – dopo 4 ore di viaggio – alla Stazione vaticana proveniente da Bari. E’ una dei tanti figli di detenuti delle case circondariali di Bari e Trani arrivati in Vaticano per incontrare Papa Francesco grazie alla terza edizione del “Treno dei bambini”, iniziativa organizzata, tramite il Cortile dei Gentili, dal dicastero della Cultura. Circa 300 bambini pugliesi, coi loro familiari, si sono uniti ai loro coetanei figli dei detenuti del carcere romano di Rebibbia e ai loro accompagnatori – per un totale di circa 500 persone – per essere ricevuti in modo informale dal Papa nell’atrio dell’Aula Paolo VI. Padre Raffaele Lacarne, frate minore cappuccino, è il cappellano della Casa circondariale di Bari:

“Ci sono persone che hanno bisogno realmente di misericordia e di speranza – proprio quest’anno il Papa ha indetto l’Anno della Misericordia. Sono persone che non hanno bisogno di discorsi tecnici, sociologici o psicologici: sono persone che hanno bisogno di sentirsi amate da qualcuno. Questo Papa, che lo Spirito santo ha voluto oggi nella Chiesa, ha questo carisma, di farti sentire realmente amato da Gesù Cristo attraverso la sua persona”.

Per minori che provengono da realtà fatte di separazione dai genitori, solitudine, difficoltà economiche, faide famigliari, e per i loro parenti è una giornata di festa, ma soprattutto un’occasione per recuperare la dignità e abbattere lo stigma che grava sui detenuti e le loro famiglie. Lidia De Leonardis è il direttore della Casa Circondariale di Bari:

“Credo che per coloro che sono reclusi, per quanto possano anche aver sbagliato, il senso più grande è quello alle volte dell’abbandono e della solitudine, cioè sentirsi  lontani da tutto e da tutti. E quindi avere la possibilità di avere un contatto con l’esterno – e anche con chi può dar loro anche la possibilità di parlare, di ascoltare le loro ragioni – è fondamentale e importante per non sentirsi soli e per sentirsi riconosciuti come esseri umani e dare anche una prospettiva in futuro di un inserimento sociale”.

Per molti di loro, è stato il primo viaggio in treno e sicuramente il primo incontro con il Papa. Durante il percorso, sui vagoni del Frecciargento, era difficile gestire la disciplina dei piccoli, per l’eccitazione e l’ansia di incontrare Francesco. E altrettanto hanno faticato i gendarmi vaticani non abituati all’irruenza degli adolescenti. Clima di grande festa, dunque, ma anche, a tratti, di sottile malinconia, a ricordarci delle vite difficili di  persone che proprio per questo sono state ospiti d’onore oggi in Vaticano. Michele Elia è l’amministratore delegato del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane:

“Siamo ospiti noi su questo treno, come i ferrovieri, e i veri protagonisti sono tutti bambini con le loro mamme, i loro accompagnatori, i nostri colleghi ferrovieri, che sono degli angeli custodi che tengono il treno perfetto. E’ una festa, una bellissima festa alla quale noi non vogliamo mai rinunciare”.





Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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6/22/2015 5:47 PM
 
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VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE FRANCESCO 
A TORINO

INCONTRO CON I RAGAZZI E I GIOVANI

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Piazza Vittorio
Domenica, 21 giugno 2015

[Multimedia]


 

Grazie a Chiara, Sara e Luigi. Grazie perché le domande sono sul tema delle tre parole del Vangelo di Giovanni che abbiamo sentito: amore, vita, amici. Tre parole che nel testo di Giovanni si incrociano, e una spiega l’altra: non si può parlare della vita nel Vangelo senza parlare d’amore – se parliamo della vera vita –, e non si può parlare dell’amore senza questa trasformazione da servi ad amici. E queste tre parole sono tanto importanti per la vita ma tutte e tre hanno una radice comune: la voglia di vivere. E qui mi permetto di ricordare le parole del beato Pier Giorgio Frassati, un giovane come voi: «Vivere, non vivacchiare!». Vivere!

Voi sapete che è brutto vedere un giovane “fermo”, che vive, ma vive come – permettetemi la parola – come un vegetale: fa le cose, ma la vita non è una vita che si muove, è ferma. Ma sapete che a me danno tanta tristezza al cuore i giovani che vanno in pensione a 20 anni! Sì, sono invecchiati presto… Per questo, quando Chiara faceva quella domanda sull’amore: quello che fa che un giovane non vada in pensione è la voglia di amare, la voglia di dare quello che ha di più bello l’uomo, e che ha di più bello Dio, perché la definizione che Giovanni dà di Dio è “Dio è amore”. E quando il giovane ama, vive, cresce, non va in pensione. Cresce, cresce, cresce e dà.

Ma che cos’è l’amore? “E’ la telenovela, padre? Quello che vediamo nei teleromanzi?” Alcuni pensano che sia quello l’amore. Parlare dell’amore è tanto bello, si possono dire cose belle, belle, belle. Ma l’amore ha due assi su cui si muove, e se una persona, un giovane non ha questi due assi, queste due dimensioni dell’amore, non è amore. Prima di tutto, l’amore è più nelle opere che nelle parole: l’amore è concreto. Alla Famiglia salesiana, due ore fa, parlavo della concretezza della loro vocazione… - E vedo che si sentono giovani perché sono qui davanti! Si sentono giovani! - L’amore è concreto, è più nelle opere che nelle parole. Non è amore soltanto dire: “Io ti amo, io amo tutta la gente”. No. Cosa fai per amore? L’amore si dà. Pensate che Dio ha incominciato a parlare dell’amore quando si è coinvolto con il suo popolo, quando ha scelto il suo popolo, ha fatto alleanza con il suo popolo, ha salvato il suo popolo, ha perdonato tante volte – tanta pazienza ha Dio! –: ha fatto, ha fatto gesti di amore, opere di amore. E la seconda dimensione, il secondo asse sul quale gira l’amore è che l’amore sempre si comunica, cioè l’amore ascolta e risponde, l’amore si fa nel dialogo, nella comunione: si comunica. L’amore non è né sordo né muto, si comunica. Queste due dimensioni sono molto utili per capire cosa è l’amore, che non è un sentimento romantico del momento o una storia, no, è concreto, è nelle opere. E si comunica, cioè è nel dialogo, sempre.

Così Chiara, risponderò a quella tua domanda: “Spesso ci sentiamo delusi proprio nell’amore. In che cosa consiste la grandezza dell’amore di Gesù? Come possiamo sperimentare il suo amore?”. E adesso, io so che voi siete buoni e mi permetterete di parlare con sincerità. Io non vorrei fare il moralista ma vorrei dire una parola che non piace, una parola impopolare. Anche il Papa alcune volte deve rischiare sulle cose per dire la verità. L’amore è nelle opere, nel comunicare, ma l’amore è molto rispettoso delle persone, non usa le persone e cioè l’amore è casto. E a voi giovani in questo mondo, in questo mondo edonista, in questo mondo dove soltanto ha pubblicità il piacere, passarsela bene, fare la bella vita, io vi dico: siate casti, siate casti.

Tutti noi nella vita siamo passati per momenti in cui questa virtù è molto difficile, ma è proprio la via di un amore genuino, di un amore che sa dare la vita, che non cerca di usare l’altro per il proprio piacere. E’ un amore che considera sacra la vita dell’altra persona: io ti rispetto, io non voglio usarti, io non voglio usarti. Non è facile. Tutti sappiamo le difficoltà per superare questa concezione “facilista” ed edonista dell’amore. Perdonatemi se dico una cosa che voi non vi aspettavate, ma vi chiedo: fate lo sforzo di vivere l’amore castamente.

E da questo ricaviamo una conseguenza: se l’amore è rispettoso, se l’amore è nelle opere, se l’amore è nel comunicare, l’amore si sacrifica per gli altri. Guardate l’amore dei genitori, di tante mamme, di tanti papà che al mattino arrivano al lavoro stanchi perché non hanno dormito bene per curare il proprio figlio ammalato, questo è amore! Questo è rispetto. Questo non è passarsela bene. Questo è - andiamo su un’altra parola chiave – questo è “servizio”. L’amore è servizio. E’ servire gli altri. Quando Gesù dopo la lavanda dei piedi ha spiegato il gesto agli Apostoli, ha insegnato che noi siamo fatti per servirci l’uno all’altro, e se io dico che amo e non servo l’altro, non aiuto l’altro, non lo faccio andare avanti, non mi sacrifico per l’altro, questo non è amore. Avete portato la Croce [la Croce delle G.M.G.]: lì è il segno dell’amore. Quella storia di amore di Dio coinvolto con le opere e con il dialogo, con il rispetto, col perdono, con la pazienza durante tanti secoli di storia col suo popolo, finisce lì: suo Figlio sulla croce, il servizio più grande, che è dare la vita, sacrificarsi, aiutare gli altri. Non è facile parlare d’amore, non è facile vivere l’amore. Ma con queste cose che ho risposto, Chiara, credo che ti ho aiutato in qualcosa, nelle domande che tu mi facevi. Non so, spero che ti siano di utilità.

E grazie a te, Sara, appassionata di teatro. Grazie. “Penso alle parole di Gesù: Dare la vita”. Ne abbiamo parlato adesso. “Spesso respiriamo un senso di sfiducia nella vita”. Sì, perché ci sono situazioni che ci fanno pensare: “Ma, vale la pena vivere così? Cosa posso aspettarmi da questa vita?”. Pensiamo, in questo mondo, alle guerre. Alcune volte ho detto che noi stiamo vivendo la terza guerra mondiale, ma a pezzi. A pezzi: in Europa c’è la guerra, in Africa c’è la guerra, in Medio Oriente c’è la guerra, in altri Paesi c’è la guerra… Ma io posso avere fiducia in una vita così? Posso fidarmi dei dirigenti mondiali? Io, quando vado a dare il voto per un candidato, mi posso fidare che non porterà il mio Paese alla guerra? Se tu ti fidi soltanto degli uomini, hai perso!  A me fa pensare una cosa: gente, dirigenti, imprenditori che si dicono cristiani, e fabbricano armi! Questo dà un po’ di sfiducia: si dicono cristiani! “No, no, Padre, io non fabbrico, no, no… Soltanto ho i miei risparmi, i miei investimenti nelle fabbriche di armi”. Ah! E perché? “Perché gli interessi sono un po’ più alti…”. E anche la doppia faccia è moneta corrente, oggi: dire una cosa e farne un’altra. L’ipocrisia… Ma vediamo cosa è successo nel secolo scorso: nel ’14, ’15, nel ’15 propriamente. C’è stata quella grande tragedia dell’Armenia. Tanti sono morti. Non so la cifra: più di un milione certamente. Ma dove erano le grandi potenze di allora? Guardavano da un’altra parte. Perché? Perché erano interessate alla guerra: la loro guerra! E questi che muoiono, sono persone, esseri umani di seconda classe. Poi, negli anni Trenta-Quaranta, la tragedia della Shoah. Le grandi potenze avevano le fotografie delle linee ferroviarie che portavano i treni ai campi di concentramento, come Auschwitz, per uccidere gli ebrei, e anche i cristiani, anche i rom, anche gli omosessuali, per ucciderli lì. Ma dimmi, perché non hanno bombardato quello? L’interesse! E un po’ dopo, quasi contemporaneamente, c’erano i lager in Russia: Stalin… Quanti cristiani hanno sofferto, sono stati uccisi! Le grandi potenze si dividevano l’Europa come una torta. Sono dovuti passare tanti anni prima di arrivare a una “certa” libertà. C’è quell’ipocrisia di parlare di pace e fabbricare armi, e persino vendere le armi a questo che è in guerra con quello, e a quello che è in guerra con questo!

Io capisco quello che tu dici della sfiducia nella vita; anche oggi che stiamo vivendo nella cultura dello scarto. Perché quello che non è di utilità economica, si scarta. Si scartano i bambini, perché non si fanno, o perché si uccidono prima che nascano; si scartano gli anziani, perché non servono e si lasciano lì, a morire, una sorta di eutanasia nascosta, e non si aiutano a vivere; e adesso si scartano i giovani: pensa a quel 40% di giovani, qui, senza lavoro. E’ proprio uno scarto! Ma perché? Perché nel sistema economico mondiale non è l’uomo e la donna al centro, come vuole Dio, ma il dio denaro. E tutto si fa per denaro. In spagnolo c’è un bel detto che dice: “Por la plata baila el mono”. Traduco: “Per i soldi, anche la scimmia balla”. E così, con questa cultura dello scarto, ci si può fidare della vita?, con quel senso di sfida [che] si allarga, si allarga, si allarga? Un giovane che non può studiare, che non ha lavoro, che ha la vergogna di non sentirsi degno perché non ha lavoro, non si guadagna la vita. Ma quante volte questi giovani finiscono nelle dipendenze? Quante volte si suicidano? Le statistiche dei suicidi dei giovani non si conoscono bene. O quante volte questi giovani vanno a lottare con i terroristi, almeno per fare qualcosa, per un ideale. Io capisco questa sfida. E per questo Gesù ci diceva di non riporre le nostre sicurezze nelle ricchezze, nei poteri mondani. Come mi posso fidare della vita? Come posso fare, come posso vivere una vita che non distrugga, che non sia una vita di distruzione, una vita che non scarti le persone? Come posso vivere una vita che non mi deluda?

E passo a dare la risposta alla domanda di Luigi: lui parlava di un progetto di condivisione, cioè di collegamento, di costruzione. Noi dobbiamo andare avanti con i nostri progetti di costruzione, e questa vita non delude. Se tu ti coinvolgi lì, in un progetto di costruzione, di aiuto – pensiamo ai bambini di strada, ai migranti, a tanti che hanno bisogno, ma non soltanto per dar loro da mangiare un giorno, due giorni, ma per promuoverli con l’educazione, con l’unità nella gioia degli Oratori e tante cose, ma cose che costruiscono, allora quel senso di sfiducia nella vita si allontana, se ne va. Cosa devo fare per questo? Non andare in pensione troppo presto: fare. Fare. E dirò una parola: fare controcorrente. Fare controcorrente. Per voi giovani che vivete questa situazione economica, anche culturale, edonista, consumista con i valori da “bolle di sapone”, con questi valori non si va avanti. Fare cose costruttive, anche se piccole, ma che ci riuniscano, ci uniscano tra noi, con i nostri ideali: questo è il migliore antidoto contro questa sfiducia della vita, contro questa cultura che ti offre soltanto il piacere: passarsela bene, avere i soldi e non pensare ad altre cose.

Grazie per le domande. A te, Luigi, in parte ho risposto, no? Fare controcorrente, cioè essere coraggiosi e creativi, essere creativi. L’estate scorsa ho ricevuto, un pomeriggio – era agosto… Roma era morta –; mi aveva parlato al telefono un gruppo di ragazzi e ragazze che facevano un campeggio in varie città d’Italia, e sono venuti da me – ho detto loro di venire –, ma poveretti, tutti sporchi, stanchi… ma gioiosi! Perché avevano fatto qualcosa “controcorrente”!

Tante volte, le pubblicità vogliono convincerci che questo è bello, che questo è buono, e ci fanno credere che sono “diamanti”; ma, guardate, ci vendono vetro! E noi dobbiamo andare contro questo, non essere ingenui. Non comprare sporcizie che ci dicono essere diamanti.

E per finire, vorrei ripetere la parola di Pier Giorgio Frassati: se volete fare qualcosa di buono nella vita, vivete, non vivacchiate. Vivete!

Ma voi siete intelligenti e sicuramente mi direte: “Ma, padre, lei parla così perché è in Vaticano, ha tanti monsignori lì che le fanno il lavoro, lei è tranquillo e non sa cosa è la vita di ogni giorno…”. Ma sì, qualcuno può pensare così. Il segreto è capire bene dove si vive. In questa terra – e questo ho detto anche alla Famiglia salesiana - alla fine dell’Ottocento c’erano le condizioni più cattive per la crescita della gioventù: c’era la massoneria in pieno, anche la Chiesa non poteva fare nulla, c’erano i mangiapreti, c’erano anche i satanisti… Era uno dei momenti più brutti e dei posti più brutti della storia d’Italia. Ma se voi volete fare un bel compito a casa, andate a cercare quanti santi e quante sante sono nati in quel tempo! Perché? Perché si sono accorti che dovevano andare controcorrente rispetto a quella cultura, a quel modo di vivere. La realtà, vivere la realtà. E se questa realtà è vetro e non diamante, io cerco la realtà controcorrente e faccio la mia realtà, ma una cosa che sia servizio per gli altri. Pensate ai vostri santi di questa terra, che cosa hanno fatto!

E grazie, grazie, grazie tante! Sempre amore, vita, amici. Ma si possono vivere queste parole soltanto “in uscita”: uscendo sempre per portare qualcosa. Se tu rimani fermo non farai niente nella vita e rovinerai la tua.

Ho dimenticato di dirvi che adesso consegnerò il discorso scritto. Io conoscevo le vostre domande, e ho scritto qualcosa sulle vostre domande; ma non è quello che ho detto, questo mi è venuto dal cuore; e consegno all’incaricato il discorso, e tu lo rendi pubblico [consegna i fogli al sacerdote incaricato della pastorale giovanile]. Qui voi siete tanti universitari, ma guardatevi dal credere che l’università sia soltanto studiare con la testa: essere universitario significa anche uscire, uscire nel servizio, con i poveri, soprattutto! Grazie.


Discorso preparato dal Santo Padre:

Cari giovani,

vi ringrazio di questa accoglienza calorosa! E grazie per le vostre domande, che ci portano al cuore del Vangelo.

La prima, sull’amore, ci interroga sul senso profondo dell’amore di Dio, offerto a noi dal Signore Gesù. Egli ci mostra fin dove arriva l’amore: fino al dono totale di sé stessi, fino a dare la propria vita, come contempliamo nel mistero della Sindone, quando in essa riconosciamo l’icona dell’«amore più grande». Ma questo dono di noi stessi non deve essere immaginato come un raro gesto eroico o riservato a qualche occasione eccezionale. Potremmo infatti correre il rischio di cantare l’amore, di sognare l’amore, di applaudire l’amore... senza lasciarci toccare e coinvolgere da esso! La grandezza dell’amore si rivela nel prendersi cura di chi ha bisogno, con fedeltà e pazienza; per cui è grande nell’amore chi sa farsi piccolo per gli altri, come Gesù, che si è fatto servo. Amare è farsi prossimo, toccare la carne di Cristo nei poveri e negli ultimi, aprire alla grazia di Dio le necessità, gli appelli, le solitudini delle persone che ci circondano. L’amore di Dio allora entra, trasforma e rende grandi le piccole cose, le rende segno della sua presenza. San Giovanni Bosco ci è maestro proprio per la sua capacità di amare e educare a partire dalla prossimità, che lui viveva con i ragazzi e i giovani.

Alla luce di questa trasformazione, frutto dell’amore, possiamo rispondere alla seconda domanda, sulla sfiducia nella vita. La mancanza di lavoro e di prospettive per il futuro certamente contribuisce a frenare il movimento stesso della vita, ponendo molti sulla difensiva: pensare a sé stessi, gestire tempo e risorse in funzione del proprio bene, limitare i rischi di qualsiasi generosità... Sono tutti sintomi di una vita trattenuta, conservata a tutti i costi e che, alla fine, può portare anche alla rassegnazione e al cinismo. Gesù ci insegna invece a percorrere la via opposta: «Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà» (Lc 9,24). Ciò significa che non dobbiamo attendere circostanze esterne favorevoli per metterci davvero in gioco, ma che, al contrario, solo impegnando la vita – consapevoli di perderla! – creiamo per gli altri e per noi le condizioni di una fiducia nuova nel futuro. E qui il pensiero va spontaneamente a un giovane che ha davvero speso così la sua vita, tanto da diventare un modello di fiducia e di audacia evangelica per le giovani generazioni d’Italia e del mondo: il beato Pier Giorgio Frassati. Un suo motto era: «Vivere, non vivacchiare!». Questa è la strada per sperimentare in pienezza la forza e la gioia del Vangelo. Così non solo ritroverete fiducia nel futuro, ma riuscirete a generare speranza tra i vostri amici e negli ambienti in cui vivete.

Una grande passione di Pier Giorgio Frassati era l’amicizia. E la vostra terza domanda diceva proprio: come vivere l’amicizia in modo aperto, capace di trasmettere la gioia del Vangelo? Ho saputo che questa piazza in cui ci troviamo, nelle sere di venerdì e sabato, è molto frequentata da giovani. Succede così in tutte le nostre città e paesi. Penso che anche alcuni di voi vi ritroviate qui o in altre piazze con i vostri amici. E allora vi faccio una domanda – ciascuno ci pensi e risponda dentro di sé –: in quei momenti, quando siete in compagnia, riuscite a far “trasparire” la vostra amicizia con Gesù negli atteggiamenti, nel modo di comportarvi? Pensate qualche volta, anche nel tempo libero, nello svago, che siete dei piccoli tralci attaccati alla Vite che è Gesù? Vi assicuro che pensando con fede a questa realtà, sentirete scorrere in voi la “linfa” dello Spirito Santo, e porterete frutto, quasi senza accorgervene: saprete essere coraggiosi, pazienti, umili, capaci di condividere ma anche di differenziarvi, di gioire con chi gioisce e di piangere con chi piangere, saprete voler bene a chi non vi vuole bene, rispondere al male con il bene. E così annuncerete il Vangelo!

I Santi e le Sante di Torino ci insegnano che ogni rinnovamento, anche quello della Chiesa, passa attraverso la nostra conversione personale, attraverso quella apertura di cuore che accoglie e riconosce le sorprese di Dio, sospinti dall’amore più grande (cfr 2 Cor5,14), che ci rende amici anche delle persone sole, sofferenti ed emarginate.

Cari giovani, insieme con questi fratelli e sorelle maggiori che sono i Santi, nella famiglia della Chiesa noi abbiamo una Madre, non dimentichiamolo! Vi auguro di affidarvi pienamente a questa tenera Madre, che indicò la presenza dell’«amore più grande» proprio in mezzo ai giovani, in una festa di nozze. La Madonna «è l’amica sempre attenta perché non venga a mancare il vino nella nostra vita» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 286). Preghiamo perché non ci lasci mancare il vino della gioia!

Grazie a tutti voi! Dio vi benedica tutti. E per favore, pregate per me.



Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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1/14/2016 1:07 PM
 
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MESSAGGIO PER IL GIUBILEO DELLA MISERICORDIA 
DEI RAGAZZI E DELLE RAGAZZE


Crescere misericordiosi come il Padre

 

Carissimi ragazzi e ragazze,

la Chiesa sta vivendo l’Anno Santo della Misericordia, un tempo di grazia, di pace, di conversione e gioia che coinvolge tutti: piccoli e grandi, vicini e lontani. Non ci sono confini o distanze che possano impedire alla misericordia del Padre di raggiungerci e rendersi presente in mezzo a noi. Ormai la Porta Santa è aperta a Roma e in tutte le Diocesi del mondo.

Questo tempo prezioso coinvolge anche voi, cari ragazzi e ragazze, e io mi rivolgo a voi per invitarvi a prenderne parte, a diventarne i protagonisti, scoprendovi figli di Dio (cfr 1 Gv 3,1). Vi vorrei chiamare uno a uno, vi vorrei chiamare per nome, come fa Gesù ogni giorno, perché lo sapete bene che i vostri nomi sono scritti in cielo (Lc 10,20), sono scolpiti nel cuore del Padre che è il Cuore Misericordioso da cui nasce ogni riconciliazione e ogni dolcezza.

Il Giubileo è un intero anno in cui ogni momento viene detto santo affinché diventi tutta santa la nostra esistenza. È un’occasione in cui scopriremo che vivere da fratelli è una grande festa, la più bella che possiamo sognare, la festa senza fine che Gesù ci ha insegnato a cantare attraverso il suo Spirito. Il Giubileo è la festa a cui Gesù invita proprio tutti, senza distinzioni e senza escludere nessuno. Per questo ho desiderato vivere anche con voi alcune giornate di preghiera e di festa. Vi aspetto numerosi, quindi, nel prossimo mese di aprile.

“Crescere misericordiosi come il Padre” è il titolo del vostro Giubileo, ma è anche la preghiera che facciamo per tutti voi, accogliendovi nel nome di Gesù. Crescere misericordiosi significa imparare a essere coraggiosi nell’amore concreto e disinteressato, significa diventare grandi tanto nel fisico, quanto nell’intimo. Voi vi state preparando a diventare dei cristiani capaci di scelte e gesti coraggiosi, in grado di costruire ogni giorno, anche nelle piccole cose, un mondo di pace.

La vostra è un’età di incredibili cambiamenti, in cui tutto sembra possibile e impossibile nello stesso tempo. Vi ripeto con tanta forza: «Rimanete saldi nel cammino della fede con la ferma speranza nel Signore. Qui sta il segreto del nostro cammino! Lui ci dà il coraggio di andare controcorrente. Credetemi: questo fa bene al cuore, ma ci vuole il coraggio per andare controcorrente e Lui ci dà questo coraggio! Con Lui possiamo fare cose grandi; ci farà sentire la gioia di essere suoi discepoli, suoi testimoni. Scommettete sui grandi ideali, sulle cose grandi. Noi cristiani non siamo scelti dal Signore per cosine piccole, andate sempre al di là, verso le cose grandi. Giocate la vita per grandi ideali!» (Omelia nella Giornata dei Cresimandi e Cresimati dell’Anno della Fede, 28 aprile 2013).

Non posso dimenticare voi, ragazzi e ragazze che vivete in contesti di guerra, di estrema povertà, di fatica quotidiana, di abbandono. Non perdete la speranza, il Signore ha un sogno grande da realizzare insieme a voi! I vostri amici coetanei che vivono in condizioni meno drammatiche della vostra, si ricordano di voi e si impegnano perché la pace e la giustizia possano appartenere a tutti. Non credete alle parole di odio e di terrore che vengono spesso ripetute; costruite invece amicizie nuove. Offrite il vostro tempo, preoccupatevi sempre di chi vi chiede aiuto. Siate coraggiosi e controcorrente, siate amici di Gesù, che è il Principe della pace (cfr Is 9,6), «tutto in Lui parla di misericordia. Nulla in Lui è privo di compassione» (Misericordiae Vultus, 8).

So che non tutti potrete venire a Roma, ma il Giubileo è davvero per tutti e sarà celebrato anche nelle vostre Chiese locali. Siete tutti invitati per questo momento di gioia! 

Non preparate solo gli zaini e gli striscioni, preparate soprattutto il vostro cuore e la vostra mente. 

Meditate bene i desideri che consegnerete a Gesù nel Sacramento della Riconciliazione e nell’Eucaristia che celebreremo insieme. Quando attraverserete la Porta Santa, ricordate che vi impegnate a rendere santa la vostra vita, a nutrirvi del Vangelo e dell’Eucaristia, che sono la Parola e il Pane della vita, per poter costruire un mondo più giusto e fraterno.

Il Signore benedica ogni vostro passo verso la Porta Santa. Prego per voi lo Spirito Santo, perché vi guidi e vi illumini. La Vergine Maria, che è Madre di tutti, sia per voi, per le vostre famiglie e per tutti coloro che vi aiutano a crescere in bontà e grazia, una vera Porta della Misericordia.

Dal Vaticano, 6 gennaio 2016, Solennità dell’Epifania del Signore

FRANCESCO



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2/18/2016 6:16 PM
 
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[SM=g1740717] [SM=g1740720]
Il Papa ai giovani abbracciate Cristo

Commovente ma anche potente, il Discorso fatto dal santo Padre Francesco ai giovani in Mexico.
difenderelafede.freeforumzone.leonardo.it/d/11228077/12-17-febbraio-Visita-Apostolica-del-Papa-in-Mexico/discussione.aspx?...

Il Papa ha pronunciato il Santissimo Nome di Gesù per ben 23 volte e non solo come lode o un Nome, ma proprio per offrire a tutti noi la chiave di lettura e di apertura della nostra stessa esistenza che è solo Gesù Cristo, Nostro Signore e Dio. In video abbiamo raccolto i passaggi più forti che invitiamo tutti a meditare e a fare propri.

gloria.tv/media/6EWgRf6RQZs
www.youtube.com/watch?v=w2-QGh_mjmU

Movimento Domenicano del Rosario
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info@sulrosario.org





[SM=g1740738]


Papa Francesco: messaggio forte alle Famiglie.... [SM=g1740733]

L'errore che molti naviganti della rete - e nella vita reale - fanno è quello di fermarsi ai titoli dei giornali, si fermano alle interpretazioni giornalistiche perdendo così l'originale delle parole del Papa. Anche in occasione del viaggio apostolico in Mexico, di ciò che il Papa ha detto, è stato riportato solo quello che fa comodo ad un certo pubblico. Noi abbiamo già riportato in video quello che i giornali hanno taciuto di quanto il Papa ha detto ai giovani, vedi qui www.youtube.com/watch?v=w2-QGh_mjmU
... così come hanno taciuto quanto il Papa ha detto alle Famiglie condannando come ideologia ogni altro tentativo di sostituire la Famiglia e il matrimonio fra un uomo e una donna, con altre unioni ...
Buona meditazione a tutti.

gloria.tv/media/Fg4w9TwPSnE
www.youtube.com/watch?v=EMIzCQhwf9Y

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[SM=g1740738]


[Edited by Caterina63 2/21/2016 10:07 PM]
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10/20/2016 1:01 PM
 
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In occasione della pubblicazione della nuova Bibbia per i giovani, Il santo Padre Francesco ha scritto un prologo che descrive in modo molto personale il suo rapporto con la Bibbia.

La Bibbia è così pericolosa, scrive il santo Padre Francesco ai giovani, “che in alcuni Paesi si comportano come se avere una Bibbia equivalesse a tenere delle granate nell’armadio”. E poi chiede ad ognuno di noi: "Perché non leggete la Bibbia insieme, in due, tre o quattro? Fuori, nella natura, nel bosco, in spiaggia, di notte alla luce delle candele: farete un’esperienza prodigiosa! Temete forse che una proposta così vi renda ridicoli?..."

In questo Anno, Centenario delle Apparizioni di Fatima, lasciamoci guidare da Colei che è Vangelo vivente e che ha fatto, della Parola di Dio, l'unica ragione della sua vita.

www.youtube.com/watch?v=ws7JyS4nN6w
gloria.tv/video/VoSh897bAVAJ4U3prYRuZRN9g

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________________________________

Ecco il prologo integrale del papa:

Miei cari e giovani amici:

se vedeste la mia Bibbia forse non vi colpirebbe molto. È questa la Bibbia del papa? Un vecchio libro logoro! Potreste offrirmene una nuova, una da mille dollari, ma io non la vorrei.

Amo profondamente la mia vecchia Bibbia, che mi ha accompagnato per metà della mia vita. È stata testimone delle mie più grandi gioie e si è bagnata con le mie lacrime. È il mio tesoro più prezioso. Vivo di lei e per niente al mondo vorrei separarmene.

Questa Bibbia che avete appena elaborato mi fa un enorme piacere. È colorata, ricca di testimonianze, di testimonianze di santi, di testimonianze di giovani, e fa venire voglia di proseguire a leggere fino all’ultima pagina.

E poi? E poi la nascondete. Scompare in uno scaffale, dietro la terza fila di libri. Si riempie di polvere. E i vostri figli un giorno la venderanno a un antiquario. No, questo non deve succedere!

Come se si tenessero delle granate nell’armadio

Vorrei dirvi una cosa: oggi ci sono più cristiani perseguitati che nei primi tempi della Chiesa. E perché sono perseguitati? Sono perseguitati perché portano una croce e sono testimoni di Gesù. Vengono processati perché possiedono una Bibbia.

La Bibbia è un libro estremamente pericoloso. Così pericoloso che in alcuni Paesi si comportano come se avere una Bibbia equivalesse a tenere delle granate nell’armadio.

Un non cristiano, il Mahatma Gandhi, un giorno ha detto: “Voi cristiani avete nelle vostre mani un libro che contiene abbastanza dinamite da fare a pezzi tutta la civiltà, rovesciare il mondo, fare di questo mondo devastato dalla guerra un mondo in pace. Ma voi agite come se si trattasse solo di un esempio di buona letteratura e nient’altro”.

Più che letteratura

Cosa avete tra le mani? Un po’ di letteratura? Delle belle storie antiche?

In quel caso, è necessario che diciate ai cristiani che si lasciano imprigionare a causa della loro Bibbia: “Ma siete stupidi! Non è altro che un po’ di letteratura”. No, è attraverso il Verbo di Dio che la Luce è venuta nel mondo e non si spegnerà mai.

Nella Evangelii Gaudium (175) ho detto: “Noi non cerchiamo brancolando nel buio, né dobbiamo attendere che Dio ci rivolga la parola, perché realmente ‘Dio ha parlato, non è più il grande sconosciuto, ma ha mostrato se stesso’. Accogliamo il sublime tesoro della Parola rivelata”.

Un libro in cui Dio ci parla

Avete tra le mani qualcosa di divino: un libro che arde come il fuoco! Un libro in cui Dio ci parla.

Sforzatevi di capire questo: la Bibbia non è lì per essere messa su uno scaffale; è lì perché la prendiate in mano, perché la leggiate spesso, tutti i giorni, da soli o in gruppo. Facendo sport o compere.

Perché non leggete la Bibbia insieme, in due, tre o quattro? Fuori, nella natura, nel bosco, in spiaggia, di notte alla luce delle candele: farete un’esperienza prodigiosa! Temete forse che una proposta così vi renda ridicoli?

Leggete attentamente! Non rimanete in superficie come se leggeste un fumetto! Non bisogna mai trattare in modo superficiale la Parola di Dio. Chiedetevi: Cosa dice questo al mio cuore? Cosa mi dice Dio attraverso queste parole? Mi toccano nel profondo delle mie aspirazioni? Cosa devo fare in cambio?

Solo in questo modo la forza della Parola di Dio può assumere tutta la sua dimensione. Solo così la nostra vita può cambiare, diventare grande e bella.

Voglio dirvi che io leggo la mia vecchia Bibbia! Spesso la prendo, la leggo un po’, poi la poso e mi lascio guardare dal Signore. Non sono io a guardarLo, è LUI che mi guarda. Sì, LUI è lì. Io Gli lascio posare i suoi occhi su di me. E sento, senza sentimentalismi, sento nel più profondo delle cose quello che mi dice il Signore.

A volte Egli non parla

A volte Egli non parla. Non sento nulla, solo vuoto, vuoto, vuoto… Ma rimango paziente e aspetto. Leggo e prego. Prego seduto perché mi fa male inginocchiarmi. A volte mi addormento pregando. Ma non succede niente. Sono come un figlio con suo padre, e questo è ciò che conta.

Volete darmi un motivo di gioia? Leggete la Bibbia!

Vostro papa Francesco





Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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