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NOMEN OMEN BREVE STORIA DEI 16 PAPI COL NOME BENEDETTO

Last Update: 10/25/2014 1:25 PM
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L'anno dei due Papi, anzi tre, Giovanni XII, Leone VIII e Bendetto V, non è stato solo oggi ed anzi.... ieri era assai peggio.
L'elezione di un laico al soglio petrino....

E poi ancora: Energico, risoluto, indole gagliarda e guerriero, uomo di fede, così viene descritto Benedetto VIII che seppe riunire il popolo d'Italia per far fronte all'invasione musulmana. 
Consola il fatto che il Signore pur lasciando le redini delle singole e comuni storie nelle mani degli uomini, alla fine è sempre il Suo progetto che procede spedito, mentre i disegni degli uomini, quando non corrispondono ai disegni dell'Altissimo, finiscono sempre per arrestarsi e naufragare anche se, il più delle volte, lasciano dietro di se una scia di cadaveri e di sofferenza.

 

Tranquilli! Non intendiamo tediarvi con noiose biografie.

Ciò che vogliamo offrirvi è uno spaccato, e speriamo ricco di aneddoti, per aiutarvi innanzi tutto ad amare il ruolo del Vicario di Cristo, vedi qui.

L'idea, sinceramente detto, non è nostra:

"Una breve rassegna sui papi che portano il nome Benedetto deve per forza di cose accorparli secondo un qualche criterio. Quello cronologico ci sembra il più oggettivo. ...

Pur se breve, la rassegna risulterà affascinante perché ci introdurrà in una storia quale quella della Chiesa che della storia è il paradigma. È infatti guidata, per sua stessa promessa, dal Signore, seguire l’opera del quale è quanto di più affascinante e istruttivo ci sia" (1).

 

Noi approfondiremo gli argomenti arricchendoli di episodi importanti.

 

 

Veniamo subito al primo Papa col nome di Benedetto (575 +579).

 

Il Liber Pontificalis (la fonte più importante, in ordine alla biografia dei papi dell’antichità e del primo Medioevo, edita alla fine dell’Ottocento da Louis Duchesne, il grande studioso francese accusato all’epoca di modernismo) ricorda che fu «natione romanus» e che visse e morì in mezzo allo sconvolgimento portato in Italia dalle scorrerie barbariche del VI secolo, quelle stesse che conobbe san Benedetto (e non è a caso che si volle assumere questo nome da un Pontefice) prima in vita, ad opera dei Goti, e poi post-mortem, quando Montecassino fu depredato proprio negli anni di pontificato di Benedetto I dai Longobardi di Zotone.

 

I Longobardi premevano su Roma e impedivano ogni relazione con Bisanzio. Perciò la sede petrina, dopo la morte di Papa Giovanni III (561 +573) restò vacante per circa un anno. Sempre dal Liber Pontificalis leggiamo:

"Al suo tempo i Longobardi invasero tutta l'Italia e al tempo stesso si fé sentire una gran fame che indusse molte guarnigioni ad arrendersi ai Longobardi soltanto per ottenere da essi qualche alimento. Il pietoso imperatore Giustiniano desolato dalla strage della fame e la peste che facevano in Roma, trasmise ordine in Egitto perché di la si mandassero ad Ostia navi cariche di grano. In tal modo Iddio ebbe compassione della disgraziata Italia. Fra queste afflizioni e calamità morì il venerando Pontefice Benedetto I, che fu sotterrato nella sagrestia della basilica di San Pietro".

Per quanto siano poche le fonti che raccontino in modo dettagliato questo pontificato, quel poco riporta come fu proprio Benedetto a supplicare l'imperatore per venire incontro ai romani che morivano di fame, di come lui stesso sia morto di stenti; di come confermò il quinto concilio generale Costantinopolitano II del 553, come è riportato nella lettera di San Gregorio Magno. La Chiesa lo venera come Santo e martire, il 7 luglio.

 

* Il secondo Benedetto regna, oltre un secolo dopo il primo, per neanche un anno (dal giugno 684 al maggio 685), ed è più il tempo che trascorre, dopo la sua elezione, nell’attesa della conferma che doveva giungere da Bisanzio (dal 3 luglio 683 al 26 giugno 684) di quello del suo regno effettivo. Proprio per questo chiede e ottiene dall’imperatore bizantino, con il quale peraltro fu poi in ottimi rapporti, che l’elezione del Papa potesse essere confermata dall’esarca ravennate, il plenipotenziario bizantino per l’Italia.

 

Per quanto abbia poco governato di Benedetto II si conoscono alcuni fatti importanti per la Chiesa: innanzi tutto percorse tutto il suo iter entro il clero romano, fin da “chierichetto”, l’iter regolare che, come scrive Fr. Baix nel Dictionnaire d’Histoire et de Géographie ecclésiastique (DHGE VIII, col. 10), «era per il clero romano l’ideale giuridico». Percorrendo il quale si fece santo. Amava il presbiterio tanto da lasciare, nel testamento, trenta libbre d'oro da distribuirsi al clero, ai monasteri, alle diaconie ed ai mansionari. Questi ultimi erano secolari che facevano anche da guardie ai monasteri, prendendosi cura di questi, un pò come il compito dei sagrestani. Inoltre si prese cura dei monasteri di diaconie che erano diversi dai monasteri ordinari. Quelle delle diaconie erano monasteri che si occupavano della carità ai poveri e di ricovero agli ammalati.

 

E veniamo ad un aneddoto.

Dopo la sua elezione Benedetto scrisse una lettera a Pietro, il notaio regionale inviato dal suo predecessore Leone II (682 +683) in Ispagna con gli Atti del VI Sinodo costantinopolitano. Il Papa Benedetto II raccomanda a Pietro la fedeltà nel consegnare urgentemente questa lettera invitando i Vescovi spagnoli ad approvare i Decreti del Sinodo e a metterli in pratica.

Il Vescovo di Toledo, San Giuliano, comunicò al Papa l'adesione spagnola, ma si dilungò troppo nella questione teologica in modo tale da suscitare delle opposizioni a Roma sull'ortodossia di alcune sue proposizioni.

Il Papa se ne lamentò!

Giuliano allora sottopose la questione ad un sinodo regionale, e mandando la difesa delle sue idee al Pontefice, dopo il concilio di Toledo del 688, si espresse con toni duri e poco umili:

" Se dopo tutto ciò si vuol censurare la nostra dottrina, quantunque sia dottrina di Santi Padri, noi non disputeremo più, ma continueremo a seguire i nostri maggiori per la retta via, con la certezza che le nostre proposizioni meriteranno l'approvazione di coloro che amano la verità, quantunque gli ignoranti ci ritengano per indocili" (2).

Quando Giuliano, divenuto poi santo, trattava però così duramente il Pontefice Benedetto II, questi riposava già da due anni nel suo sepolcro in San Pietro.

Come finì la questione? Non finì come si può pensare con altre risposte, semplicemente i Successori di Benedetto non diedero peso alla lettera, non continuarono questa corrispondenza.

Benedetto II si ammalò la notte di Pasqua e morì qualche giorno dopo. La Chiesa lo venera come santo il 26 giugno, ma gli annali lo ritengono morto l'8 maggio.

 

* La notizia biografica che il Liber Pontificalis dedica a Benedetto III (855 +858) è oltremodo ampia, ripercorrendo tutta la sua contrastata ascesa al trono. Louis Duchesne, riprendendo tale notizia, scrive: «Due partiti erano di fronte; il partito del Papa defunto, contrario all’aggravarsi del protettorato, e il partito imperiale. Quest’ultimo aveva come candidato Anastasio».

 

Non dimentichiamo che all'epoca era il popolo con il  clero di Roma ad eleggere il Pontefice romano - che sottoponeva poi all'imperatore la convalida della nomina, così dopo averlo eletto il popolo andò a prenderlo mentre si trovava in preghiera. Supplicò il popolo di liberarlo dal grave peso, i fedeli però lo trascinarono quasi a forza, ma con entusiasmo tra inni e canti di giubilo, al Laterano per farlo sedere sul trono Pontificio.

 

L'antipapa Anastasio (figlio del vescovo di Ostia, Arsenio), uomo caparbio ed ostinato, già deposto come cardinale del titolo di San Marcello dal legittimo Pontefice Leone IV ( 847 +855), per essersi più volte rifiutato di risiedere nella propria chiesa, riapre il capitolo delle violenze.

L'occasione per scatenare una nuova lotta e provocare nuovi turbamenti fu appunto l'elezione del Successore di Leone IV, Benedetto III. Vi risparmiamo tutto il racconto degli intrighi avvenuti ai danni di Benedetto, uomo mite e dotato di molta santa pazienza, che  non prese alcuna precauzione in sua difesa contro quanto gli stava preparando Anastasio con altri legati al suo seguito.

 

Roma era in uno stato di estrema agitazione e di paura. Anastasio, che riteneva di aver vinto la partita, si precipitò in San Pietro distruggendo tutto ciò che gli capitava nelle mani, nulla fu risparmiato! La furia dell'antipapa arrivò a distruggere con l'accetta quadri e immagini del Cristo e della Vergine Santa.

Compiuto questo sfogo sacrilego, radunò i suoi compagni per recarsi in Laterano dove l'attendeva, Benedetto III in assidua preghiera, all'interno della Cappella del Santissimo.

Anastasio entrò con indicibile violenza sedendosi con soddisfazione sul trono pontificio, dall'altra parte, circondato dai preti a lui rimasti fedeli, si era seduto su un altro trono Benedetto che attendeva l'evolversi della situazione.

 

L'Antipapa si scagliò contro l'inerme Vicario di Cristo con parole forti, oltraggiose e veementi, ma ben peggiori furono proprio alcuni vescovi e cardinali che seguivano Anastasio.

Entrò infatti il vescovo di Bagnorea che entrato nella cappella con un gruppo di uomini armati, trascinò violentemente Benedetto III scaraventandolo fuori del trono, gli strappò le vesti pontificali di dosso e dopo averlo oltraggiato, lo consegnò ad un gruppo di cardinali rivoltosi che, a loro tempo, furono anch'essi deposti da Leone IV.

Quanto avete letto avveniva il 21 settembre dell'anno 855, e su questi scombussolamenti verrà costruita la leggenda, perchè di favola si tratta, della papessa Giovanna.

 

A questo punto però intervennero i romani che, appena saputa la notizia, si precipitarono in massa con bastoni, spade e forconi, per difendere il legittimo Pontefice.

Curiosi questi romani, ma guai a toccargli il proprio Pontefice!

 

Fecero irruzione nel Sancta Sanctorum in Laterano, e senza menar violenza, facendosi forte della fede e del numero, chiedevano semplicemente la restituzione del legittimo Pastore.

A vedere questa scena e questa imponente manifestazione di solidarietà, i pochi difensori di Benedetto si fecero coraggio e indissero una riunione per riabilitare la legittima elezione, noncuranti delle minacce dei delegati imperiali che volevano imporre, con i cardinali apostati, l'antipapa Anastasio.

Il popolo decise di non abbandonare il Laterano fino a quando non fosse stato restituito loro il legittimo Pontefice.

 

L'ambizioso Anastasio fu sconfitto così, senza colpo ferire, ma con la forza della fede di un popolo intero.

Benedetto III potè così essere incoronato e la sua soddisfazione più grande fu  dare il perdono ai cardinali che, in ginocchio davanti a lui, sinceramente lo implorarono.

 

Il Pontefice poi, a seguito del sacrilegio impetrato da Anastasio in San Pietro, ordinò tre giorni di digiuno, penitenze e preghiere.

L'avvenimento fece comprendere quanto fosse in pericolo il Primato petrino e fortemente insidiato dai giochi imperiali, ma questa è un'altra storia, quando la Chiesa riuscì finalmente a liberarsi dalle decisioni imperiali a riguardo della elezione dei Papi.

 

Riguardo dunque al Pontificato di Benedetto III durato solo tre anni, vi è da segnalare quanto segue.

Il Liber Pontificalis riporta di come Roma fu soggetta in quegli anni a tremende inondazioni da parte del Tevere e di come Benedetto III si sia prodigato a venire in soccorso alla popolazione; si prodigò nella ricostruzione della basilica San Paolo dopo gli atti sacrileghi dei Saraceni nel distruggerla; si prese cura delle Chiese di Roma e dei suoi parroci.

Anche il patriarca costantinopolitano Fozio parlò in maniera lusinghiera del nostro Benedetto III e il motivo è che questo Papa, sulla scia del suo predecessore Leone IV, avrebbe mantenuto a Roma l’uso di recitare il Credo in greco nella sua antica versione. Fozio ne scrive così nel suo Liber de Spiritus Sancti mystagogia: «Ciò faceva non solo Leone IV durante il suo pontificato, ma anche l’inclito Benedetto, mite e mansueto, illustre nella pratica ascetica, successore di quello nella sede pontificia» (3). Come si sa anche da altre fonti, questi due papi posero in bella vista nelle Basiliche dei Santi Pietro e Paolo anche gli antichi scudi argentei in cui era scolpito il Credo nella versione sia greca che latina.

 

Infine Benedetto III, visti anche i nostri tempi attuali, fu un grande difensore della Famiglia e della santità del matrimonio quando, Ingeltrude, moglie del conte italiano Bosone, si lasciò rapire trovando riparo presso Lotario II. Il Pontefice secondò l'operato dei vescovi francesi per far ritornare la donna alla casa di Bosone per ottemperare ai suoi doveri. Poi nell'863 interviene anche il concilio provinciale di Milano in cui Ingeltrude, fuggita dall'Italia con un adultero, viene condannata. Il marito ricorre a papa Niccolò I per riavere la propria moglie, Il Papa ordina un sinodo dove Ingeltrude, ripetutamente ammonita, viene scomunicata.

Benedetto III morì il 7 aprile dell'Anno 858, e venne sepolto a destra della porta principale in San Pietro. L'epitaffio ragionevolmente recita sulla sua tomba: "degna di lagrime".








[Edited by Caterina63 10/25/2014 10:24 AM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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  Arriviamo così al X secolo dove saranno ben quattro i Pontefici con il nome Benedetto e tutti e quattro romani. 

 

* Benedetto IV (900-903) dunque regnò in anni segnati dalla lotta tra formosiani e antiformosiani, cioè tra chi non riteneva di poter invalidare gli atti, in particolare le ordinazioni in sacris, di papa Formoso (891 +896) e chi invece avrebbe voluto cancellare anche la memoria di quel Papa, della quale vicenda e pontificato ne parleremo in un altro articolo.

 

Ma a nessuno, neppure al papa, è consentito disporre a piacimento dei sacramenti. Per quanto potesse essere negativo il giudizio sul predecessore, infatti, come si potevano cancellare ordinazioni sacerdotali ed episcopali valide? Benedetto in questo senso era formosiano.

 

Benedetto IV si alleò ed intervenne in favore del re Lodovico III per avere una maggior difesa dell'Italia contro l'invasione dei Saraceni e degli Ungheri. Oltre a combattere Berengario Benedetto IV approvò il sinodo lateranese del 30 agosto 900 e, in questo sinodo, riconobbe la legittimità di Papa Formoso condannato invece da Papa Stefano VI (896 +897).

 

Non si sa altro di lui se non che fosse riconosciuto per mitezza e forte pietà sacerdotale. L'epitaffio che lo ricorda ne loda anche la generosità e la bontà, tanto che, vi si legge, «sosteneva le vedove trascurate e i bambinetti poveri come fossero figli suoi». Cercò di portare la pace e la concordia in una Italia frantumata e carica di ostilità.

 

A questo punto, però, è necessario affondare la tastiera perchè, paradosso storico, ci troviamo davanti ad un Benedetto fra due Papi.

* L'anno dei due Papi, anzi tre, Giovanni XII, Leone VIII e Bendetto V, non è stato solo oggi ed anzi.... ieri era assai peggio

 

C'è da spendere due parole sul rocambolesco pontificato di Giovanni XII (955-964) predecessore di Benedetto V del quale si legge, non in una pubblicazione qualsiasi ma nello stesso Annuario pontificio, che, nel loro caso, «come all’incirca alla metà del secolo XI, sono in campo elezioni sulle quali, per ragione delle difficoltà di accordare i criteri storici e i teologico-canonici, non si riesce a decidere perentoriamente da qual parte sia la legittimità, che, esistendo in facto, assicura la legittima continuazione ininterrotta dei successori di san Pietro» (pag. 12*, nota 19). E dunque, «se Leone VIII fu papa legittimo […], Benedetto V è antipapa» (p. 13*, nota 20).

Note interessantissime, in grado di stornare ogni indebita curiositas tipica di solito di estemporanei cultori del genere storico che pretendono di saperne una più del diavolo sulla storia dei Papi.

Quello che conta per la successione apostolica è la successione in facto. Il resto non va mai enfatizzato.

 

Infatti neppure Benedetto V fu mai dichiarato illegittimo e dunque è parte integrante della lista dei Pontefici, anche se fu deposto e morì nell'anno 966 quando, nel 965 e dopo la morte di Leone VIII, venne eletto un altro Papa legittimo, Giovanni XIII.

 Giovanni XII dunque, che sapeva poco il latino e figlio illegittimo di Alberico II il quale, in testamento, obbligò ed impose alla nobiltà e al clero romano di eleggerlo come papa dopo la morte del predecessore Agapito II.

C'è da dire che per quanto la sua condotta fosse corrotta e le accuse gli attribuivano di aver trasformato il Laterano in un "covo di immoralità", nella gestione del pontificato tentò di curare gli interessi del Vaticano cogliendo ogni occasione per difendere ed affermare l'autorità petrina anche se, dietro tanto amore si celavano sempre i suoi interessi personali. A lui si deve la restaurazione di molti monasteri e tuttavia, politicamente parlando e nonostante le buone intenzioni, la situazione sotto il suo pontificato franò miseramente. Perciò scese a patti con Ottone I, re di Germania, lo incoronò e lo unse imperatore ottenendo così la protezione contro  Berengario riesumando, di fatto, il sacro romano impero. Ma la luna di miele durò poco e fu proprio Giovanni XII a tradire per primo i patti dal momento che non voleva un padrone ma un protettore, così comincia a complottare dietro le spalle di Ottone mentre questi è in battaglia contro Berengario. Fu così costretto a scappare per non incorrere nell'ira di Ottone e rifugiò presso Tivoli portando con se il tesoro di San Pietro.

 

L'elezione di un laico al soglio petrino

 

A questo punto si apre un sinodo in S. Pietro presieduto da Ottone il quale raccolse anche le accuse del clero romano contro Giovanni. Invitato tre volte a difendersi, Giovanni si oppose non riconoscendo la validità del sinodo e sostenendo una congiura ai suoi danni. Le accuse non erano però leggere ma piuttosto gravi e non solo a riguardo della vita privata assai licenziosa ma soprattutto per aver  invocato Giove e Venere, e per quanto si potesse dubitare pare proprio che furono portate le prove che sull'altare dedicato a Venere egli avesse fatto dei sacrifici. Tuttavia su una cosa avevano ragione i suoi difensori: contestare la validità della sua deposizione avvenuta il 4 dicembre 963 in contumacia, perché si era violato l'antico principio secondo cui la Santa Sede non può essere giudicata da alcun potere terreno. Per destituire il Papa sarebbe stato più consono che i Padri avessero aperto un sinodo per contestare piuttosto la sua fede e l'ortodossia.

Il sinodo però impose ad Ottone l'immediata successione al trono di Pietro per evitare una penosa e grave sede vacante, così due giorni dopo un alto funzionario del Laterano, laico, fu eletto a maggioranza e prese il nome di Leone VIII e poiché era un laico gli furono conferiti in un giorno solo il 6 dicembre, benché fosse canonicamente scorretto, tutti gli Ordini necessari e venne consacrato dai vescovi di Ostia Porto e Albano usando - per la prima volta nel caso di un pontefice - niente meno che riti modificati ed approvati da Ottone.

Tuttavia fino alla morte di Giovanni questa elezione fu molto contestata ma ricordiamo che entrambi sono riconosciute validi nella lista della Successione Apostolica anche se Leone, a sua volta, verrà destituito, come accadrà per Benedetto V.

 

Il 3 gennaio Giovanni organizza una resistenza a Roma ma che verrà repressa nel sangue. Così quando Ottone dovette assentarsi da Roma per raggiungere il suo esercito, la tenacia di Giovanni venne ripagata e alla fine di febbraio ritornava di diritto sul trono petrino, ma la situazione era diventata alquanto rocambolesca perché nel frattempo anche l'elezione di Leone VIII risultava per molti legittima. Attenzione, qui non parliamo di un antipapa, la situazione fu unica e assai complessa.

Leone infatti, senza più la protezione di Ottone si vede costretto alla fuga così Giovanni, aprendo un sinodo il 26 febbraio, destituì tutto ciò che era stato approvato in quello precedente ritenendolo invalido, compresa la elezione di Leone e tutte le ordinazioni che aveva ricevuto. Aveva giocato bene le sue carte, ma la sua bramosia di potere e la sua scarsa risoluzione alla misericordia evangelica, lo portò a commettere nuovi errori primo fra tutti l'ordine attraverso il quale seguì una durissima repressione e vendetta contro tutti coloro che gli erano stati infedeli. Ottone avvisato dei fatti si rimise in marcia su Roma e toccò a Giovanni darsi ora alla fuga e, rifugiatosi in Campania, durante un festino licenzioso ebbe un attacco di apoplessia e dopo una settimana morì, tuttavia, stando al fatto che stette in agonia una settimana ha prevalso l'ipotesi più verosimile di essere stato accoltellato da un marito geloso mentre si intratteneva con la moglie di lui.

 

Fra i due o i tre litiganti.....

E' il caso del famoso detto perché alla fine né Giovanni XII né Leone VIII, a causa dei continui litigi, durarono a lungo.

Infatti i romani, stanchi delle continue diatribe fra i due contendenti che finivano alla fine per pagare personalmente, alla morte di Giovanni (14 maggio 964) e ignorando completamente Leone che in fondo era stato eletto ed elevato agli ordini sacri necessari, supplicarono Ottone di autorizzarli ad eleggere il nuovo papa nella persona del cardinale diacono Benedetto. Ma per il re di Germania era diventata una questione di prestigio pubblico e personale perciò rifiutò la richiesta dei romani. Ma i romani non si lasciavano rubare così facilmente la propria romanità e sopratutto quel diritto divino che ha dato loro di custodire la Cattedra di Pietro - se non altro quando c'è da guadagnarci qualcosa - e così, con l'aiuto del clero e di alcuni vescovi, elessero ed intronizzarono Benedetto V.

Ecco di nuovo due Papi. Ma anche Ottone non vuole mollare, ne va del suo prestigio e, rientrando a Roma assedia la città minacciando una carneficina.

I romani vogliono certamente bene al papa ma non fino a quel punto e così si arrendono consegnando al re il povero Benedetto che verrà destituito.

Il 23 giugno Ottone riapre un sinodo, degrada e destituisce Benedetto e rimette sul trono Leone VIII.

 

Consola il fatto che il Signore pur lasciando le redini delle singole e comuni storie nelle mani degli uomini, alla fine è sempre il Suo progetto che procede spedito, mentre i disegni degli uomini, quando non corrispondono ai disegni dell'Altissimo, finiscono sempre per arrestarsi e naufragare anche se, il più delle volte, lasciano dietro di se una scia di cadaveri e di sofferenza.

Alla fine fra i due litiganti non è neppure il povero Benedetto V a vincere, ma il vescovo di Narni eletto il primo ottobre 965 col nome di Giovanni XIII, una nomina valida seppur discutibile visto che fu approvata da due vescovi fedeli ad Ottone ed inviati da lui per la conferma.





Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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7/9/2014 9:55 AM
 
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* Arriviamo così a Benedetto VI (972 +974), che succede a Giovanni XIII e che venne incoronato l'anno successivo, in attesa della conferma degli imperatori in quel periodo lontani dalla città.

Ma questa volta sono i romani a non volerlo Papa poichè godeva della stima di Ottone le cui ingerenze non volevano più sopportare e così, forti del fatto che Ottone stava morendo ( muore il 17 maggio 973), i romani cospirano contro Benedetto VI per metterci un proprio candidato.

Tengono le redini della rivolta la Famiglia dei Crescenzi. Famiglie superbe che nuoceranno non poco alla Chiesa, influendo sulle varie elezioni e sulla deposizione dei Papi.

Dunque Crescenzio di Teodora, con i suoi partigiani, cattura il povero Benedetto VI e lo fa rinchiudere in Castel Sant'Angelo, sollevando al pontificato il cardinale diacono, d'accordo con loro, Bonifacio Francone che si chiamò immantinente Bonifacio VII, questo sì dichiarato antipapa.

 

Nuovi poteri locali, infatti, rappresentati dai Crescenzi, sicuramente sostenuti da Bisanzio, nel momento del passaggio fra Ottone I e Ottone II intendevano riprendersi Roma e il papato. Benedetto VI «viene sostituito da un papa “nazionale”» scrive Duchesne (I primi tempi dello Stato pontificio, p. 150), «il diacono Francone, figlio di Ferruccio», “romano de Roma”, ma non per questo necessariamente parte della cittadinanza di Dio presente in quel momento a Roma. Sant’Agostino docet.

 

Infatti dopo un mese, avendo litigato coi suoi partigiani, Bonifacio è costretto alla fuga, portandosi via una congrua parte del tesoro della Chiesa (è proprio un vizio, chi scappa deve portarsi via sempre qualche pezzo non suo).

Ma prima di fuggire compie il suo esecrando delitto, nel luglio 974 Bonifacio fa strangolare il povero Benedetto VI da un prete di cui si conosce il nome, tale Stefano, proprio quando il messo imperiale Sicco era giunto a Roma per liberarlo dall'ingiusta prigionia.

 

Una piccola curiosità:

in qualche elenco di storici appare come successore un certo Domno II e non pochi lo mettono nella lista dei Papi, ma è un abbaglio, per non dire un falso. Domnus-Dominus Papa, è riferito al Pontefice Benedetto VI.

 

* Regno breve di uno, due o tre anni al massimo, dunque per i primi sei Benedetto, uno fra loro ucciso da un antipapa.

 

Se questo non dice niente di per sé, perché spesso nel Medioevo si registrano brevi pontificati, è significativo invece che il primo Benedetto a registrare un pontificato di una durata considerevole sia stato Benedetto VII. Infatti quel pontificato fu non a caso segnato da una stretta e fiduciosa collaborazione con l’imperatore Ottone II, il cui regno coincide esattamente con il pontificato di Benedetto VII (973 +983). C'è da dire che Ottone II offrì la tiara al santo monaco Maiolo di Cluny, il quale umilmente rifiutò, e così la pose al vescovo di Sutri - Viterbo - Benedetto.

 

Interessante è che durante il suo pontificato Benedetto VII abbia favorito sull’Aventino il formarsi di una realtà monastica intitolata ai santi Bonifacio e Alessio costituita da monaci benedettini e basiliani, cioè latini e greci, a testimonianza che ancora alla fine del X secolo, a Roma, l’Occidente cristiano non era estraneo all’Oriente. Lì morirà fra l’altro, dopo essersi pentito e aver rivestito l’abito monastico («ut tandem scelerum veniam mereatur habere» si legge nel suo epitaffio), il Crescenzio che era stato il caporione dell’insurrezione “nazionale” a scapito di Benedetto VI.

La misericordia della Chiesa è sempre stata di pari passo col Suo Fondatore e Capo. La cittadinanza di Dio si può sempre riacquisire, basta volerlo.

 

Benedetto VII fu dunque un Papa energico e giusto.

 

Dopo aver ufficializzato la scomunica a Bonifacio VII, punì i saccheggiatori delle chiese, protesse i poveri, restituì il monastero di Santa Croce di Gerusalemme e lo diede ai monaci di Cluny, fece rientrare l'arcivescovo Sergio di Damasco, scacciato dai Saraceni, e gli diede la chiesa Ss. Bonifazio e Alessio, come sopra riportato. Furono anni di radicale riforma attraverso molti sinodi nei quali, per esempio, interdisse ogni forma di simonia. Protesse le chiese della Pannonia e rivolse lo sguardo alla Chiesa d'Africa, ricostituendo la sede di Cartagine. Per porre fine agli odi ed alla confusione in Germania, concesse al Vescovo di Magonza il diritto di incoronare i re della Germania e confermò il suo primato in qualità di Vicario Apostolico. Benedetto VII si interessò anche della zona di Subiaco dove si trovava la grotta di San Benedetto e, il 4 dicembre 980 vi consacrò la chiesa monastica di Santa Scolastica.

 

Nonostante egli mantenesse un atteggiamento servile nei confronti dell'imperatore, di fatto gli servì per potersi muovere in tutta libertà, e fare quanto era di sua spettanza. Con Benedetto VII crebbe il prestigio della Santa Sede e, le Visite "ad limina", cioè "alle soglie" o tombe degli Apostoli - espressione antica per indicare le visite formali che i vescovi compivano a Roma -  divennero più frequenti, fra vescovi, prelati e laici, per attestare l'usanza di esporre le questioni più gravi direttamente al Pontefice. Giacomo, eletto vescovo di Cartagine in tempi difficili, venne a Roma per essere consacrato e ricevere gli aiuti dal Papa, così come venne a trovare rifugio presso il Successore di Pietro il vescovo Sergio di Damasco.

 

Infine si tramanda che fu lui, prima di essere eletto Papa, ad aver portato da Gerusalemme un frammento della Croce di Nostro Signore Gesù Cristo, durante un pellegrinaggio, e per questo amava molto questa Basilica, Santa Croce in Gerusalemme appunto, nella quale è stato sepolto.

 

* Con Benedetto VIII (1012 +1024) si è già varcata la fatidica soglia dell’anno mille, a cavallo del quale aveva regnato la figura per certi versi inquietante di Silvestro II (999 +1003).

 

Benedetto VIII, pur essendo anch’egli della “provincia” romana (dei famigerati, non sempre a ragione, Tuscolani), non fu succubo di interessi particolaristici e impostò un rapporto di pace e di collaborazione con l’autorità imperiale, a sua volta capace di non far valere ragioni di parte.

 

Ebbe così un pontificato ancor più lungo del precedente Benedetto e, coincidenza anche nel suo caso non priva di significato, il regno dell’imperatore Enrico II (il quale nel 1013 si fece chiamare "Re dei Romani"), con cui il Papa aveva fruttuosamente collaborato per la riforma della Chiesa, terminò nel medesimo 1024, a pochi mesi di distanza dalla morte del Papa. Benedetto, quasi per consolidare la riforma a livello temporale, aveva anche cercato l’alleanza militare con l’imperatore, in ordine alla sottomissione del sud dell’Italia.

 

Ma in questo i suoi progetti, come accadrà successivamente anche ad altri santi Papi, non ebbero grande successo. Un segno?

Energico, risoluto, indole gagliarda e guerriero, uomo di fede, così viene descritto Benedetto VIII che seppe riunire il popolo d'Italia per far fronte all'invasione musulmana. Promosse una alleanza fra Genova e Pisa la quale tirò fuori una flotta poderosa che seppe ricacciare i musulmani dalla Sardegna. Al Sud, ridotti all'impotenza i Musulmani in Sicilia, dovette intervenire per tenere a freno i Bizantini che intanto avevano occupato la Puglia e la Calabria... e qui lasciamo l'argomento prettamente alla storia.

 

Di interessante su Benedetto VIII c'è ancora da dire di come protesse Montecassino, dove mandò molte reliquie: celebrò poi diversi sinodi fra i quali uno a Roma nel 1015 ed uno a Pavia per ristabilire la disciplina del clero e, in modo particolare, per opporsi ai chierici concubinari. Ma non riuscì ad applicare le norme scaturite da questi sinodi e da un concilio sulla stessa materia, perchè muore nel giugno del 1024 ed è sepolto in San Pietro.

 

* Per concludere questa prima parte dedicata ai Papi che hanno portato il nome Benedetto, veniamo a Benedetto IX (1033 - ritirato 1048  +1055-56), la cui storia è di tutti i primi Benedetto la più complessa.

 

Se si sta all’Annuario pontificio, infatti, lo stesso Benedetto IX fu papa tre volte. Cerchiamo di capire il perchè.

 

Anch’egli si chiamava Teofilatto ed era membro della famiglia dei Tuscolani esattamente come lo zio Benedetto VIII. Fu eletto nel 1032. Era molto giovane ma probabilmente non un bambinetto, come pretendono quelle fonti che lo descrivono come una scandalosa marionetta. Seppure la scelta fosse caduta su di lui anche per la sua parentela con un casato potente e non sgradito all’imperatore (fatto, d’altronde, accaduto spesso, per non dire sempre, nella storia del pontificato e che di per sé dunque non deve meravigliare), «seppe guidare con mano abile la Chiesa durante i [primi!] dodici anni del suo pontificato».

 

Risultando fra l’altro capace di operare sul territorio a sud di Roma in modo più efficace dei predecessori, tanto da favorire «il monastero di Montecassino, ripristinato nella sua indipendenza», e da «gettare le fondamenta per una vasta riorganizzazione ecclesiastica». Mantenne «i contatti coi circoli riformatori» e acquisì «grande prestigio» in Francia, dove operò per la pace, estendendo la cosiddetta tregua Dei, cioè quella sospensione in certi periodi dell’anno di ogni attività bellica che era stata una delle più lungimiranti iniziative di Cluny. (Tutte le citazioni provengono dal Dizionario storico del papato già citato, I, pp. 159-160, ma qualunque testo che consideri con attenzione l’insieme delle fonti non può che scrivere lo stesso).

 

Per dodici anni - che non son pochi - i fatti andavano come in un qualsiasi pontificato di quei tempi, ma nel 1044 si abbatté su di lui la sciagura. Benedetto IX, non giovinetto come si dice, ma probabilmente sulla trentina, aveva in passato condotto una vita dissoluta e non è da escludersi che abbia mantenuto una certa condotta di vita che, a torto o a ragione, ha finito per indispettire i romani i quali, fomentati dalle famiglie rivali, reagiscono duramente contro il Papa e lo cacciano via. Vi furono sanguinosi combattimenti finché, il 20 gennaio 1045 e sempre la famiglia dei Crescenzi, riuscirono ad insediare il proprio candidato, il vescovo di Sabina col nome di Silvestro III.

 

Ma Benedetto IX, Papa legittimo e formalmente non deposto, si rifugiò in Trastevere dove aveva ancora una fetta di popolo e di prelati fedeli e, dopo essersi riorganizzato, scomunica Silvestro il 10 marzo dello stesso anno, risalendo legittimamente sul soglio Petrino ma abitando in Laterano dal momento che quanti gli erano ostili gli impedirono di rientrare in San Pietro.

Dopo due mesi arriva una scelta inaspettata, Benedetto IX si dimette per sua volontà in favore del suo padrino Giovanni Graziano che viene così eletto con il nome di Gregorio VI.

 

Ancora oggi non si conoscono i veri motivi delle dimissioni: si parla di una presa di coscienza da parte del Papa che, resosi conto del degrado in cui era caduta Roma ed impossibilitato a fare qualcosa e per non essere lui l'occasione del degrado, lo scandalo, decise di ritirarsi oppure, voci anche queste infondate, perchè avrebbe voluto sposarsi.

Un fatto è certo, il padrino dovette dargli una congrua somma di danaro, come lo stesso Gregorio racconterà al concilio di Sutri da lui indetto su richiesta del re Enrico III che voleva vederci chiaro. Gregorio VI con il concilio ebbero il dubbio se questi avesse potuto giudicare un Papa, per questo egli confessò quanto era accaduto e quindi abdicò spontaneamente - e chiedendo perdono - riconoscendo da sé stesso di non aver avuto quella Cattedra in modo del tutto legittimo ed onesto.

Allora su proposta di Enrico fu eletto il vescovo tedesco  Suidgero di Bamberga che prese il nome di Clemente II, e questi, nel sinodo romano del 1047 depose ufficialmente Benedetto IX il quale però (davvero rocambolesco) , alla morte dello stesso Clemente II (si, morto) avvenuta nell'ottobre dello stesso anno, corse da Tuscolo dove si era preparato la via (e altri sostengono che abbia avvelenato lui Clemente), aiutato dal conte Bonifacio di Toscana, insomma riesce a rioccupare la sede apostolica.

 

Ma l'esercito imperiale lo caccia via nel luglio 1048 nel mentre eleggono un secondo Papa tedesco con il nome di Damaso II il quale durò solo un mese, morì ad agosto dello stesso anno. Questa sequenza impressionò molto i vescovi tedeschi i quali, alla richiesta di Enrico a chi affidare la pesante tiara, nessuno osò farsi avanti. Alla fine la dieta di Worms costrinse ad accettare la nomina Brunone vescovo di Toul col nome di Leone IX e che sarà un Papa davvero santo.

Benedetto IX si ritirò alla fine ai Castelli, in un monastero di Grottaferrata. Con lui ebbe fine la tirannide dei conti Tuscolo da una parte e di Crescenzi dall'altra, ma si trattò solo di una pausa.

 

Nomen omen - il nome è un presagio.... ogni riferimento non è casuale, perché qui abbiamo parlato di storia e di eventi accaduti, perciò nessun riferimento, neppure casuale, al nostro odierno Benedetto XVI. Resta in comune il nome, ognuno con la sua storia drammatica e santa come avremmo modo di vedere nella seconda parte della cronologia dei Papi Benedetto.

 

 

Fine prima parte

 

Note

 

1) di Lorenzo Cappelletti da una serie di articoli in archivio alla rivista dismessa 30giorni

 

2)  questo passo di San Giuliano e tutto l'articolo - prima e seconda parte - prende spunto  dal Vol. I e II Storia dei Papi - C.Castiglioni prefetto all'Ambrosiana - 1957 seconda Ed. riveduta e aggiornata  fino al Papa regnante Pio XII

 

- ed anche:  Grande Dizionario dei Papi - Oxford University Press - J. N.D. Kelly 1986.

 

3) cfr. Cappelletti - Patrologia Graeca 102, col. 377

 

Vi ricordiamo anche la storia di altri Papi: Celestino V e Bonifacio VIII poi  lo schiaffo e la fine del papato medioevale





Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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Si dice anche che Benedetto X nonostante i suoi nobili natali fosse quasi analfabeta e di profonda ignoranza tanto da ricevere - e forse ingiustamente - il soprannome di "mincio" ossia.... minchione, e si tanto mal sopportato persino da San Pier Damiani che non volle riconoscerlo come Papa.
Forse certi vaticanisti del nostro tempo, dediti al culto della mediaticità (e forse disinformazione più che informazione), al culto dello scoop che cercano di trovare nei gesti dei Papi di oggi,  segni quasi fossero una novità, una innovazione, addirittura impetrando con questi dei cambiamenti al Ministero Petrino o alla morte del suo Primato, questi vaticanisti dovrebbero forse rileggersi la storia e scoprirebbero come certi gesti non sono solo di oggi, e dove ogni Papa santo - anche se non canonizzato - ha saputo dare dei chiari messaggi di innovazione, in ogni suo tempo, e non di distruzione!
Sia di monito a noi oggi ricordare che i Santi li dobbiamo anche meritare, e che se abbandoniamo le vie del Signore, il Signore abbandonerà noi ai nostri progetti che se sono malvagi e perversi non faranno altro che condurci alla rovina.
Certo, il Signore è fedele e proteggerà sempre la Chiesa: Et ego dico tibi: Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam; et portae inferi non praevalebunt adversum eam. / E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. (Mt.16,18), questo non significa però, che le ingiustizie e le cattive azioni non troveranno spazio, al contrario, la promessa di fedeltà del Signore è stata pronunciata proprio per metterci in guardia dal fatto che solo la Chiesa sarà preservata dalle tenebre totali dell'inferno, il mondo no.

 

Ricapitolando la prima parte dei Papi che portarono il nome Benedetto, eravamo rimasti alla situazione incresciosa di ben tre Pontefici anche se, è bene ricordarlo, Benedetto IX, Silvestro III e Gregorio VI, le cui date di pontificato si incrociano più che succedersi come abbiamo visto, risultano tranquillamente nella lista dei Pontefici in qualche modo legittimi, e Benedetto IX per ben tre volte, perché dopo la morte di Clemente II, il 9 ottobre 1047, egli fu aiutato per la seconda volta dai suoi a reinsediarsi a Roma. E ci volle un altro Papa tedesco, Damaso II, e poi ancora un altro, san Leone IX, perché Benedetto alla fine accettasse di ritirarsi nel monastero di Grottaferrata, dove finì i suoi giorni tra il 1055 e il 1056.

 

* Veniamo ora a  Benedetto X (1058  +1060). Anch’egli romano, vescovo cardinale di Velletri, figlio di Guido conte Tuscolano e di Emilia Conti, ed eletto dai romani, regnò di fatto fra l’aprile e il dicembre 1058. Risulta però inizialmente fra gli antipapi per il giudizio solenne di deposizione che su di lui fu pronunciato dal suo stesso successore Niccolò II, nel 1060, e non solo, ma venne protestato perfino da san Pier Damiani all'epoca cardinale di Ostia e di conseguenza colui che con gli altri cardinali avrebbero dovuto intronizzare il nuovo Pontefice. Ma san Pier Damiani non ci sta e piuttosto che prestarsi ad uno scisma, se ne va da Roma con gli altri cardinali d'accordo con lui. Così nella notte del 5 aprile 1058, nelle tenebre, Benedetto X veniva intronizzato nella Basilica del Laterano.

Si dice anche che Benedetto X nonostante i suoi nobili natali fosse  quasi analfabeta e di profonda ignoranza tanto da ricevere - e forse ingiustamente - il soprannome di "mincio" ossia.... minchione.

 

Prima di partire per la Toscana, il defunto Papa Silvestro IX (1057  +1058) aveva mandato al cardinale Ildebrando Damiani in Germania, come suo legato, dichiarando che, ove venisse a morire prima del suo ritorno, la sede avrebbe dovuto rimanere vacante affinchè la nuova elezione fosse approvata dallo stesso Ildebrando in accordo con la maggioranza dei cardinali.

Questa raccomandazione fu lungimirante e produsse una svolta storica nella elezione dei futuri Pontefici.

Il cardinale Ildebrando constatando che nel frattempo era stato eletto Benedetto X, fermatosi a Firenze indirizzò ai romani una lettera sulle conseguenze del grave scisma che si era aperto e ottenne da essi la più illuminata facoltà nel concilio di Siena, nel quale fece eleggere quale legittimo Pontefice, Gerardo, Vescovo di Firenze, che assunse il nome di Niccolò II.

A quel punto Benedetto X si arrende, gettandosi ai piedi di Niccolò, confessa i suoi errori chiedendo l'assoluzione.

Il cardinale Ildebrando davanti al sinodo lateranese dell'aprile 1060, davanti a tutti i cardinali ed allo stesso Pontefice, lo degrada spogliandolo delle vesti sacerdotali, scomunicandolo. Da questo momento Benedetto, vive in penitenza e mortificazione nell'ospizio di Sant'Agnese per molti anni.

Gregorio VII (1073  +1085) - che era il cardinale Ildebrando -  che lo aveva appunto scomunicato davanti a Niccolò II, lo riaccolse poi nella comunione della Chiesa, ricevendolo in Santa Maria Maggiore.

 

Va annotato che alcuni atti compiuti  da Benedetto X sono tenuti validi, anche se non rientra in molte liste degli elenchi papali, ebbe poi un’importante funzione maieutica, perché il suo pontificato determinò la scelta, che poi si sarebbe rivelata definitiva, di riservare l’elezione pontificia ai cardinali: «Il suo pontificato […] fornì l’occasione per il decreto sull’elezione pontificia del 1059, tramite il quale il gruppo dei riformatori si assicurò una decisiva influenza sull’elezione stessa e si preoccupò soprattutto di decretare legittima l’elezione di Niccolò II, compiuta in maniera che ben difficilmente poteva considerarsi canonica secondo le regole che erano in uso in precedenza» (Dizionario storico del papato I, 161).

 

Quasi a risarcimento postumo, l’ordinale dei papi Benedetto tiene conto di Benedetto X anche se, come potete vedere, non c'è una foto ufficiale. Infatti il papa che dopo due secoli e mezzo avrebbe ripreso quel nome è da tutti ricordato come Benedetto XI.

 

* Benedetto XI (1303  +1304), Niccolò Boccasino,  è il primo Papa dell'Ordine dei Predicatori, e pure Generale dei domenicani, ad essere eletto (1)

La sua storia si intreccia con quella di Bonifacio VIII, suo predecessore, e il famoso "schiaffo di Anagni", con tutta la questione di Filippo il Bello, che vi abbiamo narrato qui.

Nato nel 1240 a Treviso, e vestite le Bianche Lane domenicane a soli quindici anni, il Boccasino si distinse subito per la sua profonda vocazione sacerdotale, animo virtuoso ed equilibrato, uomo di profonda mitezza, intelligente e diplomatico tanto che, Bonifacio VIII lo volle premiare cardinale e lo inviò come suo delegato di fiducia in Ungheria nel 1298, e ancora in altri Paesi per svolgere incontri diplomatici.

Non abbiamo bisogno di consultare schedari ed altro a riguardo di alcune tappe di Niccolò, perchè lui stesso mise per iscritto questa testimonianza: " A quattordici anni entrai nell'Ordine; vi studiai altri quattordici anni, per altri quattordici esercitai l'ufficio di Lettore (cioè insegnante), e ne trascorsi altri quattordici nelle cariche dell'Ordine, prima di essere eletto Maestro Generale..."

Quando a Treviso il futuro Papa vestiva le Bianche Lane domenicane, cioè nel 1254, pensate che san Tommaso d'Aquino aveva iniziato a Parigi la sua gloriosa carriera di insegnante e si preparava al magistero; effettivamente l'ordine di san Domenico era all'apogeo del suo splendore...

E' vero che la "carriera" di Niccolò fu tutta in salita, ma da non confondersi con gli agi e gli allori come si penserebbe oggi quando si dice "ha fatto carriera", Niccolò infatti non solo non era un ambizioso, ma non era neppure un tipo accomodante, inoltre egli vedeva questo salire come la salita del Calvario e si diceva spesso curioso di sapere fino a che punto il Signore lo avesse portato sul Golgota, e pregava la Vergine Maria di non farlo mai deviare da tal percorso e che, giunti al fine della vita, ai piedi della Croce, lo avesse aiutato ad affrontare qualsiasi sacrificio definitivo che il Signore gli avesse chiesto.

 

Ed ecco un bell'aneddoto.

 

Sulla pia Bernarda, la mamma di Benedetto XI, si racconta di un episodio che la tradizione ha voluto conservare nel tempo legato alla elezione del figlio Niccolò a Sommo Pontefice.

Dalla nativa Treviso sarebbe giunta a Perugia per riabbracciare almeno un ultima volta il figlio e vederlo in tanta gloria. Era giunta in città con poveri vesti di popolana. Ma prima di introdurla dal Pontefice, i cortigiani la convinsero, nonostante ne fosse contrariata, di vestirsi con abiti sfarzosi e principeschi che si addicevano, secondo loro, alla mamma di un Papa.

Benedetto XI appena la vide entrare imbarazzata sotto quelle vesti che non le si addicevano affatto, si mostrò dispiaciuto e tanto contrariato da non volerla ricevere.

La mamma soffrì molto ma comprese di aver sbagliato, rivestì i suoi abiti di popolana e appena il figliuolo la vide, gli andò incontro abbracciandola con infinita dolcezza davanti a tutta la corte.

 

Quando Bonifacio VIII gli conferirà il cardinalato, il Boccasino nell'atto di prostrarsi dinnanzi al venerando Pontefice, non potè fare a meno di chiedere commosso: "Beatissimo Padre, perchè avete posto sulle mie povere spalle un fardello così pesante?", e il Papa gli rispose: " Non preoccupatevi, questo ve lo impongo io, ma il Signore stesso ve ne imporrà un altro ancor più pesante, fatevi trovare pronto..."

 

E profezia fu!

 

Fra Niccolò Boccasino, nono Maestro Generale dell'Ordine di san Domenico, sarebbe diventato così successore di Bonifacio VIII. A lui, umile frate domenicano, attendeva la sorte miseranda del Pontificato Romano.

Per due lunghi e dolorosissimi giorni egli dovette assistere impotente ed inorridito alla prigionia di Bonifacio ingiustamente calunniato, e nel suo palazzo fra insulti e scherni dei suoi feroci e volgari nemici.

Non è un caso che il così detto "secolo d'oro" dell'Occidente cristiano, si eclissava sotto gli occhi di un umile frate innalzato a tanto ruolo, in una atmosfera di vera e triste tragedia.

Il Beato Benedetto XI avrà così come missione quella di lanciare al mondo il grido di dolore e di esecrazione per tanto delitto, che egli definirà: "un'infame scelleragine, e una scellerata infamia".

Il suo programma di governo, dunque, aveva come fondamento la pace e l'unità nella Chiesa tanto che riabilitò i Colonna togliendo loro le scomuniche passate, restituendo loro i diritti civili, ma non reintegrò i due ex cardinali Colonna colpevoli di troppa cattiveria reproba e non volle reintegrare neppure Sciarra, reo dello schiaffo a Bonifacio VIII e del cui gesto egli stesso fu, appunto, testimone oculare - vedi qui -

 

Anche verso Filippo il Bello cercò la pace e con un atto generoso scrisse una lettera "per evitare scandali e perché era necessario moderare un poco il rigore nell'interesse della moltitudine", e con tale gesto il 2 aprile 1034, assolveva Filippo il Bello e tutta la Francia dalle censure del suo Predecessore.

Ma questa clemenza non doveva offuscare il senso della giustizia e perciò, Benedetto XI, il 7 giugno dello stesso anno pubblicava in una Bolla - Flagitiosum scelus - la scomunica personale contro quindici caporioni della impresa di Anagni. Una Bolla dai toni severi ma anche ispirati, di dura condanna e riprovazione, ecco un passo: "Essi hanno commesso questi delitti pubblicamente e sotto i nostri occhi: delitti di lesa maestà, di ribellione, di sacrilegio, di fellonia, di latrocinio, di rapina; il solo pensarvi mette orrore... Qual santuario sarà rispettato dopo essere stato violato il Pontefice di Roma? Oh, malvagità inaudita! Miserabile Anagni, che hai lasciato commettere simili cose entro le tue mura! Che la rugiada e la pioggia non cadan più sopra di te, che ti caschin sopra alte montagne, perché l'eroe è caduto; quegli che aveva sì gran potere è stato abbattuto sotto i tuoi occhi e non vi ti sei opposta...."

 

Il lupo perde il pelo ma non il vizio, e così Filippo il Bello, per nulla convertito, manda ipocritamente a Roma due suoi ambasciatori con il compito di "ungere" il Pontefice, nella speranza di attirarlo dalla sua parte e far condannare Bonifacio VIII. Ma Filippo evidentemente non conosceva la preparazione veramente cristiana del Papa. Benedetto XI infatti rispose al re di Francia che non era necessaria alcuna piaggeria e che lui stesso in persona gli aveva dato prova del suo affetto paterno coll'averlo assolto dalla scomunica, prima ancora di averglielo chiesto, e che come Pontefice lo riteneva una pecorella illustre, nobile, distinta, ma anche pecorella traviata e smarrita di cuore. Per tutta risposta Filippo il Bello ancora insisteva che si facesse un concilio per condannare Bonifacio, ma Benedetto XI non rispose più alle provocazioni del re superbo e presuntuoso.

 

Man mano che andremo avanti nella storia dei Papi troveremo, naturalmente molto più materiale.

Di Benedetto XI sono tramandate le virtù amabili che gli avvalsero da subito una venerazione da parte dei fedeli che lo hanno da sempre definito un vero "beato". La scienza è per lui un tutt'uno con la santità della vita, insisteva molto sulla coerenza di una vita cristiana: scrisse Sermoni e Commentari su parte del Vangelo di Matteo e i Salmi, sul Libro di Giobbe e sull'Apocalisse.

Benedetto XI, anche sotto altri aspetti, si presenta a noi come l'antitesi perfetta del suo grande confratello Tommaso d'Aquino.

Tra gli atti del suo breve pontificato, c'è il decreto che fa obbligo a ogni cristiano di confessarsi almeno una volta all'anno.

 

Poichè le turbolenze a Roma non si erano affatto placate, il Papa dovette spostarsi prima a Montefiascone, a Viterbo e poi a Perugia dove svolse una intensa attività di governo ricevendo gli ambasciatori di Giovanni II re di Aragona, i quali professavano di riconoscere come feudi pontifici i regni di Sardegna e di Corsica, concessi dalla Santa Sede agli Aragonesi nel 1207. Altrettanto fecero gli ambasciatori di Federico re di Sicilia.

Con sorpresa e vero profondo dolore, un mese dopo la pubblicazione della Bolla sopra citata, Benedetto XI moriva a Perugia a 64 anni di età.

 

La serietà di un tracciato storico è propensa nel ritenere che Benedetto XI fu avvelenato.

Papa Giovanni XXII nel 1319 ordinava all'arcivescovo di Tolosa con altri due vescovi, di istituire un processo contro il francescano Bernardo Deliziosi, indiziato quale strumento della morte del Papa. Il Deliziosi fu condannato al carcere perpetuo ed espulso dall'Ordine francescano, tuttavia le circostanze di questa morte sono rimaste irrisolte.

 

Da quel momento i Papi che gli succedettero si rassegnarono a dimorare in Avignone, rendendosi più o meno consenzienti , strumenti compromessi alla politica francese.

Rileggendo la storia è assai probabile che tutta questa situazione doveva purtroppo preparare lo Scisma d'Occidente, e con esso accelerare la corruzione dei costumi nel clero e nel popolo, arrivare così anche al Protestantesimo e alle sue tristi conseguenze.

Secondo alcuni studiosi e dello stesso Cesare Cantù, si può affermare che l'Ordine Domenicano ebbe il compito provvidenziale di ritardare di tre secoli il dilagare dell'eresia in Europa, il che non ci sembra poca cosa.

Ma se Benedetto XI avesse avuto la possibilità di governare la Chiesa per quei "quattordici anni", qualcuno azzarda l'ipotesi che il Protestantesimo non avrebbe avuto il successo che ebbe.

Ma la storia non si fa con i sé e con i ma, ogni supposizione è inutile, del resto leggendo la storia non è un caso che un'altra grande figlia dell'Ordine Guzmano, Santa Caterina da Siena, ebbe il compito di riportare il Papato a Roma, sua Sede naturale e divina, quasi a voler chiudere un contenzioso che Benedetto XI non riuscì a chiudere, o che forse non gli permisero di chiudere.

Non ci resta che adorare l'arcano Consiglio di Dio, la sublime Divina Provvidenza, che per i peccati degli uomini non volle concedere al mondo il protrarsi del governo di un Pontefice così umile, beato e santo.

 

L'epigrafe sepolcrale di Benedetto XI, chiesa di San Domenico, Perugia, così commemora Benedetto XI

 

"Quanto è degno di lode, quanto dolcemente è da venerare questo inclito padre. Già semplice frate dell’Ordine di san Domenico, che fu solerte amico di Cristo, insegnò con onore, anzi fu ritenuto il primo dei dottori. Poi fu fatto maestro generale dei frati. Uomo di tanta dottrina, divenne poi cardinale di Sabina, e con gioia gli danno il titolo le due sedi di Ostia e di Velletri. Fu gioiello di sapienza come legato in Ungheria.

Divenne quindi pater patrum, signore del mondo, gloria dei frati. Fu detto a ragione, di nome e di fatto, Benedetto. Nacque a Treviso e qui a Perugia venne nel primo anno di pontificato; governò con giustizia ogni cosa a lui sottoposta; nel nono mese fu atterrato dalla spada della morte. I miracoli rendono santo quest’uomo così grande, che a coloro che ne sono degni dispensa aiuti di grazia con segni innumerevoli. Tu che leggi tieni a mente: correva l’anno milletrecentoquattro, quando quest’uomo mite se ne dipartì. Ciò avvenne nel sesto giorno di luglio".

 






[Edited by Caterina63 10/25/2014 11:55 AM]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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7/12/2014 11:07 AM
 
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* Papa Benedetto XII (1334 +1342) è l’altro papa del Trecento ad assumere il nome Benedetto. Scelta che nel suo caso sembra di nuovo riferita innanzitutto al santo patriarca del monachesimo occidentale, era stato infatti cistercense tanto che, quando fu nominato cardinale, lo chiamavano "il cardinale bianco". Benedetto XII al secolo Giacomo Fournier, terzo dei sette papi cosiddetti avignonesi. Quello che ebbe il regno più breve. Non escludiamo che si volle richiamare anche a Benedetto XI. In effetti accomunavano i due papi tanto la professione religiosa quanto il rigore della vita. Ma non solo. Li accomunava anche la fedeltà personale alla Chiesa, unita alla necessità di prendere le distanze, rispetto ai loro immediati predecessori che erano stati coinvolti in lotte talmente cruciali col potere regio e imperiale (ormai non più distinti se non per nazionalità) da costringerli ad affermazioni e reazioni aspre tanto quanto quelle che intendevano combattere.


Se Bonifacio VIII, predecessore di Benedetto XI, aveva ingaggiato una lotta senza quartiere con Filippo il Bello, Giovanni XXII (1316 +1334) suo predecessore, si era trovato a fronteggiare l’assalto per certi versi ancora più deciso, tanto dal punto di vista dottrinale che disciplinare, di Ludovico il Bavaro, che era arrivato a farsi incoronare imperatore a Roma da un antipapa fatto appositamente eleggere e che per la prima volta nella storia fu definito proprio con questo epiteto.


Tanto sovrani che papi duellavano con tutti i mezzi a disposizione, ivi compresi eserciti di scrittori e scorte di trattati.


 


Siamo in piena "cattività avignonese" e, rigido nei costumi e coerente con una vita virtuosa, Benedetto XII si accinse a riformare la Corte papale cominciando con il dichiarare di non voler più concedere i benefici vacanti. Diceva che era meglio che rimanessero vacanti anzi che male amministrati e che non voleva onorare col fango (lutum exornare) eleggendo persone indegne...


Ebbe desiderio di riportare la sede petrina a Roma dove aveva già trasferito la sua Curia, ma il Sacro Collegio della Corte francese glielo impedì.


La sua scelta come papa, ricorda Benedetto XI.


 «Sembra che la scelta rappresentasse una sorpresa: il nuovo Papa non aveva alcuna esperienza di questioni politiche, ma la sua competenza teologica, la sua attività pastorale, la sua austerità erano atte a produrre un serio sforzo di rettitudine dottrinale, morale e amministrativa. […] Fin dal suo primo concistoro segreto invitò i cardinali che lo avevano eletto ad aiutarlo a “rendere produttiva la vigna del Signore”» (2)


Forte nella fede e nella riforma dei costumi, fu tuttavia debole in politica nella quale, il più delle volte, non volle entrarci, problemi politici che si riverseranno poi al suo successore Clemente VI.


Acerrimo nemico della cultura degli abusi e di ogni forma di favoritismo, Benedetto XII era assai più portato per gli affari interni alla Chiesa, e di questi si occupò con tutte le sue forze anche se non riuscì ad ottenere la riforma sperata.


Ripeteva che il Papa in primis, ma anche ogni sacerdote e dunque cardinali e vescovi, dovevano somigliare a Melchisedech, del quale la Scrittura dice che era senza padre, senza madre, senza genealogia. Questo diceva per combattere contro ogni forma di simonia e di matrimoni combinati per rafforzare i propri poteri.


 


La Bolla Benedictus Deus del 19 febbraio 1336, che pose termine alla tanto discussa questione della "beatifica visione", è senza dubbio il suo Documento più importante e duraturo, visto che è entrato a pieno titolo nel Magistero pontificio e dottrinale. A secoli di distanza, in qualunque trattato di escatologia si legge un giudizio simile. Non è cosa da poco, vista la presunzione che spesso accompagna i teologi.


Bisogna partire da lontano per capire come e perché fu decisivo l’intervento di Benedetto XII sulla questione.


Il suo predecessore Giovanni XXII si era lasciato andare a pericolose elucubrazioni, sostenendo in una serie di sermoni che le anime non conosceranno la perfetta beatitudine se non al momento dell’ultimo giudizio, quando saranno riunite ai corpi. Era una tesi che Giovanni XXII pretendeva poggiare sull’autorità di san Bernardo.


Benedetto XII, ancora cardinale, non solo salvaguardò l’ortodossia di san Bernardo, dando un’interpretazione dei suoi scritti che gli rendeva giustizia, ma anche quella di Giovanni XXII, riducendo la sua tesi a una pura opinione personale su di una questione ancora non formalmente definita.


Potremo dire, oggi, davvero "nulla di nuovo".


Nel frattempo, mentre preparava quella definizione dogmatica che da allora fa testo al riguardo (cfr. Denzinger-Hünermann 1000-1002), corresse amabilmente il Papa fino a farlo ravvedere in punto di morte.


Le parole che Eco nel Nome della rosa mette in bocca a Giovanni XXII sono quelle da lui effettivamente pronunciate, secondo la testimonianza dello stesso Benedetto, ma l’atmosfera in cui le situa è un debito pagato alla lettura convenzionale di quell’epoca, anzi… un credito acquistato, ma nella menzogna.


Non basta.


Nel De statu animarum, un grande trattato in sei libri che uscì una volta che fu fatto papa, Benedetto affrontò da par suo – come teologo tomista, ma allo stesso tempo memore della lezione che san Bernardo aveva tratto dai Padri, in particolare Agostino – tutta la questione, lasciando intravedere fra l’altro una possibile via per comprendere correttamente, senza tradire né Tommaso né Agostino, come si possa parlare di un progresso dell’intensità della visione beatifica fra giudizio particolare e giudizio finale. Oggi che alcuni autori anche famosi sostengono un’assoluta coincidenza dei due momenti fino al punto da annullare il senso stesso del giudizio finale, potrebbe essere saggio valorizzare la dottrina di Benedetto! (3)


 


Dopo una lunga malattia, Benedetto XII moriva il 25 aprile 1342, e fu sepolto ad Avignone.


I Cistercensi lo venerano come beato nella propria liturgia.


 




* Due sole parole, concedetecele, per ricordare ben due antipapi col nome Benedetto.


 


Fra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento incontriamo altri due Benedetto.


L’aragonese Pedro de Luna, l’antipapa che sul finire del secolo XIV prese il nome di Benedetto XIII nella linea avignonese o clementista del Grande scisma d’Occidente.


Fatto cardinale ancora da Gregorio XI nel 1375, prima del definitivo ritorno da Avignone di questo Papa, si adoperò per portare all’obbedienza di Clemente VII – che era stato eletto nel 1378 in alternativa al papa romano successore di Gregorio XI – tutti i regni iberici. Succedette poi lui stesso nel 1394 a Clemente VII e pretese regnare anche dopo la deposizione in cui era incorso nel 1417 al Concilio di Costanza, che aveva risolto la compresenza non solo di Benedetto XIII e del papa romano, ma anche di un terzo papa che si era venuto ad aggiungere nel frattempo, deponendo anche costui e favorendo la rinuncia del papa romano.


Fu l’ultimo vero antipapa, anche se altri due gli tennero dietro. Uno dei quali, Benedetto XIV, fu antipapa dell’antipapa, perché segretamente eletto da uno dei quattro cardinali seguaci di Pedro de Luna in opposizione al candidato degli altri tre.


La fine dell’Impero toglieva ormai ogni altro spessore agli antipapi che non fosse quello di poveri Don Chisciotte con un solo scudiero.


La Chiesa non ne avrebbe infatti conosciuti altri, se non l’effimero Felice V (1439-1449) conosciuto in assoluto come l’ultimo antipapa. Da qui l’illusione che in epoca moderna il nemico stia solo all’esterno (4)


 





* Siamo giunti a Benedetto XIII, quello vero (1724 +1730).


 


Dopo una sede vacante di ben tre mesi, il 29 maggio 1724 un altro Domenicano, il terzo, (il secondo fu San Pio V 1566  +1572 e canonizzato nel 1712) sale sulla Cattedra Petrina. E vi sale scegliendo lo stesso nome di Benedetto, nel maggio 1724, il cardinale Pietro Francesco Orsini ovvero, secondo il nome di religione, il domenicano fra Vincenzo Maria Orsini. Il nome di Benedetto in riferimento proprio al beato papa domenicano Benedetto XI del 1303.


Di nobile e religiosissima famiglia pugliese (sua madre, rimasta vedova nel 1658, avrebbe poi vestito l’abito domenicano), fece la sua professione fra i domenicani nel febbraio 1669 poco più che diciannovenne, entrando nel convento domenicano a Venezia. La potente famiglia Orsini tentò ogni manovra - lecita ed illecita - per distoglierlo dalla decisione presa a tal punto che dovette intervenire in sua difesa il Papa Clemente IX (1667  +1669), a frenare i parenti dell'umile fraticello che, intanto, procedeva per la sua strada.


A 21 anni lo troviamo già a Bologna, professore affermato e grande oratore, intento a migliorare le proprie conoscenze. Aveva solo 23 anni quando Clemente IX  gli pose la porpora cardinalizia che egli accettò umilmente solo dopo essersi consultato con il Maestro generale dell'Ordine.


Nel 1675 fu nominato arcivescovo di Manfredonia, poi di Cesena nel 1680 ed infine a Benevento nel 1686 dove vi rimase fino all'elezione di Pontefice.


Benedetto XIII seppe conquistarsi la benevolenza di tutti, specialmente del popolo. Non era "stima" superficiale infatti la sua vita virtuosa e coerente fu talmente credibile e contagiosa da far presa così anche sulla sua famiglia che, alla fine la madre, la sorella e due suoi nipoti, rinunciarono al mondo per consacrarsi a Dio secondo la Regola del Terz'Ordine Domenicano.


 


Quando fu eletto Papa i cardinali dovettero far entrare nel conclave finito il Maestro Generale dell'Ordine Domenicano il quale impose al pio religioso di accettare l'elezione, per virtù della santa obbedienza.


Quando fu portato in sedia gestatoria, il 29 maggio 1724 per l'intronizzazione, il neoeletto davanti all'entrata della Basilica di San Pietro, volle scendere e senza pompa magna, volle entrare umilmente fino all'altare maggiore, proseguendo a piedi in segno di penitenza.


E sempre in segno di umiltà non si assise nel centro dell'altare, ma volle mettersi di lato dell'epistola, per ricevere l'omaggio dei cardinali.


E non sono solo di oggi quelle voci serpeggianti conservatrici che, davanti a queste innovazioni, vedevano "brutti presagi", o in direzione opposta verso i più modernisti che già c'erano all'epoca, vederli esultare nel pensare che questi gesti avrebbero finalmente fatto saltare lo scettro temporale del Primato stesso.


Benedetto XIII andava per la sua strada. Avvenne anche che, nella Processione del Corpus Domini egli stesso volle portare il Santissimo, a piedi: questo per l'epoca fu davvero un gesto nuovo, innovativo, una vera novità che edificò l'intero popolo.


Per le passeggiate quotidiane, Benedetto XIII non voleva mai la carrozza papale, ma scegliendo quella più semplice si recava a far visita agli ammalati della Città, ci teneva a volerli conoscere uno ad uno, e di molti seguitava ad informarsi sulla loro salute. Un giorno visitando l'ospedale al Laterano si accorse che i letti erano scomodi, non erano - disse - "confacenti" alle necessità dei ricoverati e chiese di provvedere quanto prima alla loro sostituzione e di trattare i malati con quegli stessi riguardi che avrebbero usato per lui.


La carità che seppe contagiare in quel periodo, portò molti benefici alla città stessa, tutti si sentivano coinvolti e tutti facevano a gara, fra gli ospedali, per apportare migliorie e serenità fra gli ammalati.


 


E se all'epoca la parola "solidarietà" non veniva pronunciata perchè la dottrina sulla e della "carità" era pienamente comprensibile, di fatto tutti si sentirono coinvolti nelle richieste del Pontefice.


 


Forse certi vaticanisti del nostro tempo, dediti al culto della mediaticità (e forse disinformazione più che informazione), al culto dello scoop che cercano di trovare nei gesti dei Papi di oggi,  segni quasi fossero una novità, una innovazione, addirittura impetrando con questi dei cambiamenti al Ministero Petrino o alla morte del suo Primato, questi vaticanisti dovrebbero forse rileggersi la storia e scoprirebbero come certi gesti non sono solo di oggi, e dove ogni Papa santo - anche se non canonizzato - ha saputo dare dei chiari messaggi di innovazione, in ogni suo tempo, e non di distruzione!


 


Questo suo modo di essere era talmente convincente che ben presto la semplice stima diventò affetto sincero e fedeltà al suo magistero.


Il 15 aprile del 1725 Benedetto XIII inaugurava a Roma un concilio assai particolare. Ai 115 Padri intervenuti fece un discorso sui vantaggi che derivano alle chiese singole e ai fedeli dalla pratica di celebrare i sinodi!


Questo concilio durò poco più di un mese, furono raccolti 32 capitoli contenenti materia di dogmatica e di disciplina.


Nella vessata questione giansenista Benedetto intervenne confermando la Bolla del predecessore Clemente XI (1700 +1721) "Unigenitus". Il cardinale di Noailles finalmente aderì alla bolla con la lettera del 1728, e ritrattò quanto vi aveva asserito di contrario. Dietro il suo esempio molti altri vescovi al concilio si sottomisero, così fece anche la Sorbona (nel 1729) ed anche il Senato di Parigi nel 1730. Cessò così, al momento, l'inquietudine del movimento detto degli "appellanti".


E fu anche un Papa che viaggiò per fare le "visite pastorali".


Si recò nella sua amata Benevento per celebrarvi la Settimana Santa nel 1727 e nel 1729, tenendovi anche un concilio provinciale.


Ritornato a Roma e su richiesta insistente dell'Abate Sebastiano Gadaleto, sostò anche a Monte Cassino e il 18 maggio vi consacrò la chiesa i cui lavori erano iniziati nel 1640, ed ora portata a termine.


 


C'è davvero una curiosità assai ghiotta.


 


Tra le molti disposizioni disciplinari di Benedetto XIII troviamo curioso che abolì la scomunica che Innocenzo X (1644 +1655) aveva irrogata contro quelli che "fiutavano tabacco nella Basilica Vaticana". Una simile proibizione, a mezzo grave di una scomunica, era parsa opportuna ai tempi di Papa Innocenzo quando l'uso del tabacco era un lusso, e lo si offriva - e lo si riceveva - con un cerimoniale quasi ritualistico, cortigianesco e con lo scambio di troppe riverenze. In sostanza Papa Innocenzo non si accaniva sul tabacco, il cui uso era del tutto naturale, ma sul cerimoniale e lo spreco.


Curioso invece che non abbia tolto il divieto di giocare al Lotto, che era stato importato non da Napoli come si pensa, ma da Genova, e si sdegnava Benedetto quanto quel gioco catturasse troppo l'attenzione di non pochi ecclesiastici.


Quando i Vescovi si presentavano alle Udienze solitamente si inginocchiavano e in tale posizione restavano mentre, i cardinali, si  sedevano, Benedetto dunque tolse questa usanza permettendo ai vescovi, dopo il saluto, di sedersi come i cardinali.


Nel 1728 approvò l'erezione dell'Università di Camerino.


Per promuovere l'erezione di Seminari diocesani, creò una apposita Commissione detta "Congregatio Seminariorum".


Da non dimenticare l'entusiasmo con il quale preparò l'Anno del Giubileo 1725 e in quella occasione fece incoronare - in Campidoglio - sommo poeta tale Bernardino Perfetti (l'ultimo ad avere tale onore era stato il Petrarca l'8 aprile 1341). E fu lui ad inaugurare la meravigliosa scalinata di Santa Trinità dei Monti.


 


Ma come ogni bella favola che si rispetti, lo spettro delle tenebre sempre in agguato e del mostro cattivo, non si fece attendere neppure in questo santo Pontificato.


Benedetto XIII fece in tutto 29 nuovi cardinali. La più disgraziata di queste nomine fu la promozione di Niccolò Coscia, nonostante ben 9 cardinali misero in guardia il Papa dal fidarsi di codesta persona. Una persona davvero infida che era riuscito da sempre ad ingannare l'umile frate il quale, infatti, l'aveva ammesso già alle sue grazie fin da quando era arcivescovo di Benevento. Non a caso si diceva così del Papa: "alla semplicità della colomba, non accoppiava la sagacità del serpente".


Il Coscia non tardò, continuando ad ingannare il Pontefice, a soddisfare la sua ingordigia.


 


Gli affari politici furono messi nelle mani del Coscia il quale, non aspettando altro, cominciò ad ingraziarsi i governi stranieri col far loro grandi promesse e concessioni anche a scapito degli interessi spirituali della Chiesa. Il Coscia concludeva accordi e affari senza interpellare il Collegio Cardinalizio, atti le cui ripercussioni politiche ritroveremo alla fine del '700 e nell'800.


Il vecchio Pontefice, che aveva già varcato gli ottanta anni, lasciava fare anche perchè, giunto all'estremo delle forze, non voleva fare altro ora che preparare la sua anima all'incontro con Dio e perciò si dedicava maggiormente alla preghiera ed alle funzioni religiose.


 


A chi vedendolo affaticato gli consigliava di fare di meno, di stare più riguardato, rispondeva: "un Papa deve morire col piviale addosso!"


Infatti pochi giorni dopo, Benedetto XIII moriva, era il 21 febbraio 1730.


E' sepolto nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva.


 


Sua la fondazione dell'Ospedale San Gallicano, ricovero specifico per le malattie della pelle.


Nell’epigrafe all’ingresso dell’ospedale si legge infatti: «Benedetto XIII padre dei poveri eresse questo ospizio ampio e imponente, e dotato di censo annuo, per curare gli abbandonati e respinti da tutti che soffrono per il prurito in testa per la tigna e per la scabbia, e per strapparli dalle fauci di una morte precoce. Nell’anno della salvezza 1725».


 


 * Altro articolo interessante e più specifico su Benedetto XIII lo trovate qui sul sito papalepapale.com


 


Sia di monito a noi oggi ricordare che i Santi li dobbiamo anche meritare, e che se abbandoniamo le vie del Signore, il Signore abbandonerà noi ai nostri progetti che se sono malvagi e perversi non faranno altro che condurci alla rovina.


Certo, il Signore è fedele e proteggerà sempre la Chiesa: Et ego dico tibi: Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam; et portae inferi non praevalebunt adversum eam. /  E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. (Mt.16,18), questo non significa però, che le ingiustizie e le cattive azioni non troveranno spazio, al contrario, la promessa di fedeltà del Signore è stata pronunciata proprio per metterci in guardia dal fatto che solo la Chiesa sarà preservata dalle tenebre totali dell'inferno, il mondo no.


 


 


FINE SECONDA PARTE


cliccare qui, per la prima parte.


 


 


NOTE


 


1) Per completare le vicende storiche relative a Benedetto XI, essendo appunto domenicano,ci siamo avvalsi di quanto riportato dalle fonti Domenicane, a cura di mon. Ludovico Ferretti e  padre Tito Centi O.P. - Firenze 1956 - in "Vocazioni Domenicane".


 


2) dalla voce nel Dizionario Biografico degli Italiani, a firma di Bernard Guillemain che, insieme a Guillaume Mollat, è forse il più grande studioso del papato avignonese


 


3) di Lorenzo Cappelletti da una serie di articoli in archivio alla rivista, dismessa, 30giorni


4) ibidem, come sopra


 


Tutto il resto dell'articolo:


prende spunto  dal Vol. I e II Storia dei Papi - C.Castiglioni prefetto all'Ambrosiana - 1957 seconda Ed. riveduta e aggiornata  fino al Papa regnante Pio XII


- ed anche:  Grande Dizionario dei Papi - Oxford University Press - J. N.D. Kelly 1986.



Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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7/12/2014 11:09 AM
 
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Benedetto XIV aveva davvero preceduto il Concilio Vaticano II, o fu degno precursore, se soltanto lo avessero preso come esempio!
Oltre ad aver ideato il sistema dell'encicliche per far giungere a tutti il magistero pontificio, avendo compreso la necessità di una "nuova" pastorale adatta ad affrontare la sfida dell'Illuminismo e del razionalismo - usate come armi contro la Chiesa - 
Benedetto XV chiarisce l'urgenza per: "un'attenzione specialissima a sopire i dissensi e le discordie tra i cattolici, quali esse si siano, e ad impedire che ne sorgano altre in avvenire, talché tra i cattolici, uno sia il pensare e uno l'operare..." e specifica:
" Vogliamo pure che i nostri si guardino da quegli appellativi, di cui si è cominciato a fare uso recentemente per distinguere cattolici da cattolici; e procurino di evitarli non solo come profane novità di parole, che non corrispondono né alla verità, né alla giustizia, ma anche perché né è ammissibile il più, né il meno: "Questa è la fede cattolica, alla quale chi non crede fedelmente e fermamente non potrà essere salvo" (Symb. Athanas.); o si professa intero, o punto non si professa. Non vi ha dunque necessità di aggiungere epiteti alla professione del cattolicismo; basti a ciascuno di dire così: "Cristiano il mio nome, e cattolico il mio cognome"; soltanto, si studi di essere veramente tale, quale si denomina."

 

"Due anzitutto sono gli obblighi che dal Concilio Tridentino sono imposti a chi ha cura delle anime. Il primo comporta che nei giorni festivi tengano il sermone sulle cose divine; il secondo che istruiscano, con i rudimenti della Fede, i bambini e chiunque ignori la Legge Divina.

Se nei giorni stabiliti i parroci svolgeranno la doverosa omelia, che non assordi le orecchie con suasive parole di umana sapienza, ma con parole adatte alla capacità degli ascoltatori infonda lo Spirito nel loro cuore; se annunzieranno un Mistero, specie nel tempo in cui la Chiesa lo ricorda, seminando ciò che è di incitamento alla virtù e di ricusazione dei vizi, soprattutto dei più gravi che con più disdoro infieriscono nel popolo; se in questi stessi giorni nutriranno, come bambini appena nati, i fanciulli con il latte della Dottrina, interrogando or l’uno or l’altro, sciogliendo i dubbi e le incertezze; se infine, con l’Apostolo, si dedicheranno alla lettura, all’esortazione e alla dottrina, perché il credente diventi perfetto e istruito in ogni buona opera, è lecito credere che il risultato risponda alle attese e possa sorgere agevolmente un popolo gradito a Dio e operatore di bene..." (1)

 

* Papa Benedetto XIV (1740 +1758), il bolognese Prospero Lambertini.

 

Senza dubbio Lambertini si affaccia all'interno di grandi cambiamenti epocali e culturali.

Tutto ciò che abbiamo appreso, approfondendo la storia dei Papi "Benedetto" precedenti - prima parte qui e seconda parte qui - cambia, ci troviamo davanti all'Illuminismo e razionalismo usati contro la Chiesa.

"Benedetto XIV fu un papa che apparve tanto diverso da Benedetto XIII come da altri predecessori e successori, che si è potuto sviluppare un mito di Benedetto XIV analogo ma ben più durevole di quello di Pio IX, che, come si sa, svanì prestissimo.

Fondato sulla bonomia faceta di papa Lambertini, sulla sua moderazione e sulla sua sana apertura alla modernità, divulgate già da scritti ricchi di aneddoti, a lui coevi o appena posteriori alla sua scomparsa, quel mito è stato rinverdito nel Novecento dall’opera teatrale Il cardinale Lambertini interpretata, in una nota riduzione televisiva, da quel grande maestro delle scene che fu Gino Cervi.

Ma la storia non è il mito. Tutti i papi, qualunque siano le lodi o il biasimo che gli uomini hanno loro tributato, realizzano volenti o nolenti il detto secondo cui non possono andare dove vogliono e cingersi da soli la veste.

A cominciare dalla loro elezione. Specie quando, come nel caso di Benedetto XIV, si viene eletti inaspettatamente al termine del conclave più lungo e penoso dell’epoca moderna. Solo dopo sei mesi emerse il suo nome: tutta la sua esperienza giuridica e pastorale non era bastata ad accreditare la sua candidatura fintantoché il conclave, che «lungo tutto il Settecento riflette gli equilibri politici in mutamento», per troppo equilibrio non finì in stallo..." (2)

 

Lambertini però era così lontano dal pensare di diventare Papa che pochi giorni prima dell'elezione, col suo abituale tono scherzoso, aveva detto ai cardinali: "Volete un santo? eleggete Gotti. Volete un politico? eleggete Aldobrandini. Volete un buon uomo? eleggete me". Così venne eletto Lambertini con 50 voti su 51. Interrogato sulla consueta domanda se accettava, rispondeva che accettava per tre ragioni: "la prima per non dispregiare un vostro benefizio; la seconda per non resistere alla volontà manifesta di Dio, poichè tale la ritengo non avendo io desiderato mai così eccelsa dignità; e la terza per finire queste nostre adunanze che credo servano di scandalo al mondo per la loro durata..." (3)

 

Al pregio della schiettezza si univano in lui le virtù dei costumi, mantenuti incorrotti fin dalla giovinezza, la delicatezza di una coscienza istruita ma sempre purificata da una profonda umiltà, così come la carità dottrinale e materiale. Non era certo un carattere per nulla docile, specialmente a riguardo delle ingiustizie, in questi casi il suo animo si accendeva, prendeva fuoco, ma non durava che pochi istanti, perchè subito lo smorzava con la virtù della mitezza.

Benedetto XIV sapeva unire la religiosità autentica alla pratica politica, curava gli interessi della Chiesa, ma mai a discapito della verità o del bene degli uomini, specialmente se eretici o non cattolici.

 

Benedetto XIV fu il primo Pontefice ad usare il termine "Enciclica" introducendo con questo un nuovo genere di documento pontificio.

Anche se il contenuto di una enciclica dipende molto dallo scopo e dall'argomento, ciò che la rende una garanzia è che essa impegna l'autorità del Pontefice che la detta, o che la scrive; anche se in modo "ordinario", essa coinvolge l'infallibilità dell'Autore specialmente se l'argomento riguarda i costumi e la dottrina della Chiesa.

 

Lambertini scrisse in tutto il suo Pontificato ben ventidue encicliche sugli argomenti più diversi, alcuni dogmatici, molti altri di carattere disciplinare e pastorale.

Diceva infatti che non era sufficiente condannare gli errori, ma piuttosto,  quanto fosse più necessario spiegare dove si annida l'errore: "è fondamentale - diceva - opporre agli errori non tanto la disciplina quanto la dottrina e non solo nei suoi principi, ma soprattutto nelle sue applicazioni".

 

Benedetto XIV aveva davvero preceduto il Concilio Vaticano II, o fu degno precursore, se soltanto lo avessero preso come esempio!

 

Oltre ad aver ideato il sistema dell'encicliche per far giungere a tutti il magistero pontificio, avendo compreso la necessità di una "nuova" pastorale adatta ad affrontare la sfida dell'Illuminismo e del razionalismo - usate come armi contro la Chiesa - inizia ad instaurare un rapporto diretto, senza intermediari, con i Vescovi delle principali sede vescovili. Avvia una corrispondenza personale con i Vescovi nelle loro sedi regionali e con loro discute per attuare un "nuovo" sistema di governo interno alla Chiesa, un rapporto tempestivo atto ad eliminare gli equivoci e l'incomunicabilità tante volte originata dai troppi intermediari.

La prima Enciclica infatti, Ubi primum del 3 dicembre 1740, è diretta proprio ai Vescovi. Una profonda esortazione: " ... è della massima importanza che la cura delle anime sia affidata a coloro che per dottrina, pietà, purezza di costumi e per insigni esempi di buone opere possono far luce negli altri in tal misura da essere giudicati luce e sale del popolo....  darsi con amore e con passione alla cura delle anime (...)

E invero, come potranno dare ascolto, se manca il predicatore? O in che modo i popoli potranno comprendere una legge che prescrive un giusto credo e un giusto comportamento, se i pastori di anime saranno stati, in tale ufficio, pigri, negligenti e inoperosi? Non si può comprendere compiutamente con l’animo o spiegare con le parole quanto danno per la Repubblica Cristiana derivi dalla negligenza di coloro, ai quali è affidata la cura delle anime, soprattutto nell’insegnare ai fanciulli il catechismo." (4)

Poche pagine, solo sei, ma che per oltre un secolo sono state la fotocopia di tutte le encicliche, quelle introduttive, le "enthronisticae" dei suoi Successori.

 

Per comprendere davvero Benedetto XIV, come operava, come credeva e pensava, è fondamentale citarvi la Lettera enciclica Vix pervenit del 1° novembre 1745, contro l'usura, leggiamo il  passo iniziale:

 

"Non appena pervenne alle nostre orecchie che a cagione di una nuova controversia (precisamente se un certo contratto si debba giudicare valido) si venivano diffondendo per l’Italia alcune opinioni che non sembravano conformi ad una saggia dottrina, ritenemmo immediatamente che spettasse alla Nostra Apostolica carica apportare un rimedio efficace ad impedire che questo guaio, con l’andar del tempo e in silenzio, acquistasse forze maggiori; e bloccargli la strada perché non si estendesse serpeggiando a corrompere le città d’Italia ancora immuni.

1. Perciò, prendemmo la decisione di seguire la procedura della quale sempre fu solita servirsi la Sede Apostolica: cioè, abbiamo spiegato tutta la materia ad alcuni Nostri Venerabili Fratelli Cardinali della Santa Romana Chiesa, che sono molto lodati per la loro profonda dottrina in fatto di Sacra Teologia e di Disciplina Canonica; abbiamo interpellato anche parecchi Regolari coltissimi nell’una e nell’altra materia, scegliendoli, alcuni fra i Monaci, altri nell’Ordine dei Mendicanti, altri ancora fra i Chierici Regolari; abbiamo aggiunto anche un Prelato laureato in utroque jure e dotato di lunga pratica del Foro. Stabilimmo che il giorno 4 del luglio scorso si riunissero tutti alla Nostra presenza e chiarimmo loro i termini della questione. Apprendemmo che già essi ne avevano notizia e la conoscevano a fondo.

2. Successivamente abbiamo ordinato che, liberi da qualsiasi parzialità e avidità, esaminassero accuratamente tutta la materia ed esprimessero per iscritto le loro opinioni (..) Tutti ubbidirono. Infatti, comunicarono le loro opinioni in due Congregazioni, delle quali la prima fu tenuta in Nostra presenza il 18 luglio, l’altra il primo agosto scorsi; alla fine tutti consegnarono le proprie relazioni scritte al Segretario della Congregazione.

3. All’unanimità hanno approvato quanto segue:

I. Quel genere di peccato che si chiama usura, e che nell’accordo di prestito ha una sua propria collocazione e un suo proprio posto, consiste in questo: ognuno esige che del prestito (che per sua propria natura chiede soltanto che sia restituito quanto fu prestato) gli sia reso più di ciò che fu ricevuto; e quindi pretende che, oltre al capitale, gli sia dovuto un certo guadagno, in ragione del prestito stesso. Perciò ogni siffatto guadagno che superi il capitale è illecito ed ha carattere usuraio...."

 

Benedetto XIV era davvero un uomo intelligente e di profonda astuzia, come uomo certamente fallibile e con i suoi difetti, ma come Pastore e Maestro fu davvero un perno fondamentale per la Chiesa di quegli anni ed oltre. Le controversie illuministe che all'epoca infuocavano gli animi romani, con lui, si raffreddarono. Non più ostilità diretta ma la vera prima apertura al dialogo che di fronte ad un Papa "amabile e spiritoso, dalla battuta e dalla risposta facile", fu vera breccia in molte coscienze.

 

Altro esempio del suo carattere roccioso era che Lambertini non amava molto il cerimoniale. Era di modi spiccioli e concreti, il protocollo gli pesava molto perchè "faceva perdere molto tempo".

 

Di buon mattino usciva spesso per la città per andare a celebrare personalmente la Messa in qualche Chiesa. Non avvisava nessuno, prendeva e usciva, in fondo Roma era la "sua" città, perchè chiedere permessi? E molti parroci si erano abituati a questo sacerdote che entrando, dopo aver salutato, chiedeva di celebrare la Messa e il parroco serviva.

Non solo! Dopo aver sbrigato le faccende da tavolo, usciva per andare a fare un giro ne i mercati rionali, andava a sentire come stava la gente, non amava avere troppi intermediari, gli piaceva confrontarsi direttamente con la gente, muovendosi spesso a piedi. Chiunque lo poteva incontrare o da solo o in compagnia con qualche prelato. Non aveva il fastidio dei "Media" del nostro tempo a caccia di scoop. Muoversi per lui era certo più semplice che per un Papa oggi.

Un'altra novità Benedetto XIV la introdusse con le "Udienze".

Anche qui, non gli piaceva sentire dire "Tizio ha detto questo, quello; Caio ha risposto che; Sempronio vorrebbe mandarle i saluti", no! Lambertini era diretto e così fu il primo Papa - all'epoca viveva al Quirinale - a ricevere gruppi di persone nei giardini per impartire loro piccole catechesi come risposte alle loro domande.

L'estate la trascorreva a Castel Gandolfo, ma senza portarsi dietro la Corte. Gli piaceva sentirsi libero e la sera nei giardini si intratteneva con il personale e le loro famiglie, di giorno poi passeggiare per i campi e fermarsi a parlare con i contadini, uscire per le vie ed intrattenersi con la gente del Borgo, un gesto questo che soleva fare anche il Beato Pio IX il quale entrava dentro le case e andava a curiosare nella cucina, per uscire lasciando sulla tavola un contributo in moneta sonante.

 

Si dice che... fosse amico di Voltaire tanto che questi gli avrebbe dedicato un'opera profana.

E' vero o falso?

E' falso!

Benedetto XIV era un uomo colto e spaziava molto con la mente, non era un rigorista del pensiero ed amava intrattenersi anche con i dotti, o così qualificati, del suo tempo. In questo giro  entra in contatto con Voltaire. Questi gli fa omaggio di una sua opera e il Papa risponde ringraziando, fine della cosa.

Voltaire, che malizioso era, fece divulgare che il Papa aveva gradito la sua opera Maometto, ma il Papa subito rispose con tanta disinvoltura e spirito che non  rimase nella capitale...

E' bene dire che la corrispondenza epistolare fra Benedetto XIV e Voltaire si è esaurita con un Breve pontificio del 17 agosto 1745 in risposta allo scrittore francese, che gli aveva fatto pervenire non già il "Maometto" bensì il poema sulla battaglia di Fontenoy, pubblicato appunto in quell'anno, sotto gli auspici del re di Francia.

Orbene, cosa fece Voltaire?

Si servì a propria difesa del Breve, addirittura manipolando il testo, sostituendo "Fontenoy" con "Maometto", così da riferire i ringraziamenti a questa opera, quale risposta positiva del Pontefice.

Tanto è vero che Benedetto XIV, dopo aver ascoltato anche il parere dei vescovi francesi, dichiarò invece quel dramma - Maometto - talmente "osceno ed immorale" (già edito in Francia dal 1741) che ne vietò la diffusione in Italia (6).

 

Con la Bolla Ex quo singulari, 11 luglio 1742, Benedetto XIV pose fine alla controversia intorno alle cerimonie cinesi e i riti malabarici, che teneva in contrasto i missionari gesuiti e quelli degli altri Ordini religiosi da quasi un secolo. Il Papa impose a tutti i missionari di impegnarsi con giuramento a distinguere gli usi condannati come superstiziosi. I missionari obbedirono e la risposta non si fece attendere: l'imperatore cinese Yong- Tschinog non si fece sfuggire l'occasione e approfittò di questo cambiamento per sferrare un attacco inaudito contro i Cristiani. Vi colsero la palma del martirio cinque Padri Domenicani, tre Gesuiti, molti fra laici e catechisti ed anche fra gli stessi indigeni che aiutavano nelle missioni.

Il provvedimento del Papa era stato severo, ma necessario, la vera libertà - soleva ripetere - si conquista nella Crocifissione, l'unità dottrinale nella Chiesa è fondamentale per la buona riuscita di una missione.

 

Per giungere ad una conclusione sottolineiamo come il pontificato di Benedetto XIV abbia segnato una svolta netta e decisiva nella storia del papato, non solo settecentesco. Ma sia ben chiaro: Benedetto XIV non sacrifica i prìncipi ai princìpi.

 

Da una parte, così, nei diversi concordati coi governi cattolici, essi stessi «infetti dallo spirito dell’assolutismo e dell’illuminismo anticlericale» (Pastor, XVI, pp. 460-461), cede tutto il cedibile, accettando di fatto «il ruolo secondario e passivo nello scacchiere politico europeo» (DBI, VIII, p. 398) che il papato aveva dovuto assumere a partire dalla metà del Seicento. Dall’altra va incontro all’emergente Regno di Prussia di Federico II, accettando per la prima volta dal tempo della Riforma di trattare direttamente con rappresentanti di un principe protestante al quale, come scriveva nel 1746, riconosce il titolo di re «per non pregiudicare a tanti poveretti che hanno il collo esposto al colpo della manaja».

E in terza battuta sceglie in realtà non la neutralità ma un «atteggiamento particolarmente favorevole alla Francia», scrive il cardinale Tarcisio Bertone (7) trovandone conferma nelle innumerevoli lettere al ministro della Corona francese cardinale Pierre Guérin de Tencin, vero “amico di penna” col quale il Papa intrattenne una corrispondenza di incredibile confidenza e ampiezza, raccolta in tre volumi da Emilia Morelli dopo un lavoro trentennale.

 

Quando però nella querelle del secolo che opponeva, su quello stesso suolo francese, giansenisti e antigiansenisti, si sollecita un suo schieramento di principio per ragioni di Stato, egli nel giugno 1746 è capace di rispondere per le rime anche all’amico Tencin: «Ella nella sua lettera dice d’avere un’avversione particolare alla setta dei giansenisti. Ci protestiamo d’averla anche Noi, e l’assicuriamo che nel ceto degli uomini di garbo che sono in Roma vi è la stessa avversione: ma qui si crede non doversi dar ciecamente l’accusa di giansenismo in quelle cose nelle quali non entra». Insomma, come «non trova rispondenza nei documenti che conosciamo», scrive la Morelli, la sua avversione ai gesuiti, di cui anzi stimava soprattutto l’ardore missionario, così è indebito attribuire a Benedetto XIV simpatie gianseniste.

Semplicemente egli non dà credito a quelle «troppe patenti di giansenista [che] si spediscono anche a chi condanna di vero cuore le proposizioni di Giansenio e tutte le altre condannate» (da una lettera del Papa del 1748 indirizzata ancora al cardinale Tencin).

All’inizio del secolo scorso l’accusa di filomodernismo sarà analogamente sparsa a volte come un veleno che raggiungerà anche tanti sinceri uomini di Chiesa, colpevoli solo di mancato torpore di mente e di cuore (8)

 

Infine Benedetto XIV si mostrò severo fulminando con pene severissime quei "disgraziati sacerdoti che profanassero il Sacramento della Confessione"; interdisse ogni sorta di mercimonio nella celebrazione della Santa Messa. Per impedire che i matrimoni vengano sciolti in modo non consentito dalle leggi canoniche, istituì in ogni diocesi un ufficiale apposito, che si disse il "difensore del vincolo matrimoniale".

Sul finire del mese di aprile 1758 Benedetto XIV fu colto da una polmonite che aggravò già la sua salute invecchiata, aveva 83 anni. Il 2 maggio sottoscrisse la professione di fede; ai cardinali chiese perdono per le sue mancanze e li esortò alla concordia e all'umiltà soprattutto per l'elezione del suo successore: "io - concluse - ora cado nel silenzio e nella dimenticanza, l'unico posto che mi spetta. Sic transit  gloria mundi". A mezzogiorno del 3 maggio così moriva Benedetto XIV che dal Quirinale dove stava soggiornando, venne portato in processione fino a San Pietro per esservi tumulato.

Degno di nota è questo: il figlio del ministro di Inghilterra, lord Walpole, protestante, gli fece erigere un monumento a Londra, salutando nell'epigrafe: "Egli restaurò il lustro della tiara - con quelle arti con le quali soltanto l'ottenne - colle sue virtù - amato dai papisti - stimato dai protestanti - ecclesiastico senza insolenza ed interesse - monarca senza favoriti e senza cortigiani - papa senza nepotismo - dottore senza orgoglio - censore senza amarezza".

 

Cliccare qui per leggere i testi ufficiali di Benedetto XIV

   


Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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7/12/2014 11:11 AM
 
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* Arriviamo così a Papa Benedetto XV (1914 +1922).


"il piccoletto", lo chiamavano con affetto alla Segreteria di Stato prima che San Pio X, da poco eletto, conoscendone le virtù lo nominò prima Vescovo a Bologna e poi cardinale due mesi prima di morire.  Fu quindi una sorpresa per tutti quando il 3 settembre fu annunciato in piazza San Pietro, davanti ad una piazza gremita, la nomina del Della Chiesa. Un "piccoletto" di statura, ma dal cuore gigante e dalla statura dottrinale pari a un grande Padre della Chiesa. Una di quelle figure, persone, che a vederle forse non possono dire apparentemente nulla, ma che una volta entrati in contatto non si dimenticano più per il carico di umanità e la profonda santità che sanno imprimere nel cuore dell'interlocutore.


Assumendo il pontificato in un momento assai critico, Benedetto XV, Giacomo Della Chiesa, fece meravigliare il mondo intero per il tatto squisito con cui seppe destreggiarsi fra le insidie avverse, per affermarsi come il padre e maestro di tutti i popoli, che tutti abbraccia e tutti vuole affratellati nella pace e nella giustizia del Dio vivo e vero, Gesù Cristo.


Il 1° novembre, da poco intronizzato, offriva all'Urbe e all'Orbe la sua prima enciclica, a tutto il popolo cristiano per invitarlo  a ritornare sinceramente alla pratica della Vangelo: " Il tremendo fantasma della guerra domina dappertutto, e non v'è quasi altro pensiero che occupi ora le menti. Nazioni grandi e fiorentissime sono là sui campi di battaglia. Qual meraviglia per ciò, se ben fornite, come uomo, di quegli orribili mezzi che il progresso dell'arte militare ha inventati, si azzuffano in gigantesche carneficine? Nessun limite alle rovine, nessuno alle stragi: ogni giorno la terra ridonda di nuovo sangue e si ricopre di morti e feriti. E chi direbbe che tali genti, l'una contro l'altra armate, discendano da uno stesso progenitore, che sian tutte dell'istessa natura, e parti tutte d'una medesima società umana? Chi li ravviserebbe fratelli, figli di un unico Padre, che è nei Cieli?"


Ma non è solo la guerra che preoccupa il nuovo Pontefice, citando già le preoccupazioni avanzate dal suo santo predecessore, Pio X, il Papa Benedetto XV prosegue:


" Ma non è soltanto l'attuale sanguinosa guerra che funesti le nazioni e a Noi amareggi e travagli lo spirito. Vi è un'altra furibonda guerra, che rode le viscere dell'odierna società: guerra che spaventa ogni persona di buon senso, perché mentre ha accumulato ed accumulerà anche per l'avvenire tante rovine sulle nazioni, deve anche ritenersi essa medesima la vera origine della presente luttuosissima lotta. Invero, da quando si è lasciato di osservare nell'ordinamento statale le norme e le pratiche della cristiana saggezza, le quali garantivano esse sole la stabilità e la quiete delle istituzioni, gli Stati hanno cominciato necessariamente a vacillare nelle loro basi, e ne è seguito nelle idee e nei costumi tale un cambiamento che, se Iddio presto non provvede, sembra già imminente lo sfacelo dell'umano consorzio. I disordini che scorgiamo, sono questi: la mancanza di mutuo amore fra gli uomini, il disprezzo dell'autorità, l'ingiustizia dei rapporti fra le varie classi sociali, il bene materiale fatto unico obbiettivo dell'attività dell'uomo, come se non vi fossero altri beni, e molto migliori, da raggiungere. Son questi a Nostro parere i quattro fattori della lotta, che mette così gravemente a soqquadro il mondo. Bisogna dunque diligentemente adoperarsi a torre di mezzo tali disordini, richiamando in vigore i principi del cristianesimo, se si ha veramente intenzione di sedare ogni conflitto e di mettere in assetto la società....".


Sempre nella medesima enciclica il Papa chiarisce l'urgenza per: "un'attenzione specialissima a sopire i dissensi e le discordie tra i cattolici, quali esse si siano, e ad impedire che ne sorgano altre in avvenire, talché tra i cattolici, uno sia il pensare e uno l'operare..." e specifica:


"  Vogliamo pure che i nostri si guardino da quegli appellativi, di cui si è cominciato a fare uso recentemente per distinguere cattolici da cattolici; e procurino di evitarli non solo come profane novità di parole, che non corrispondono né alla verità, né alla giustizia, ma anche perché né è ammissibile il più, né il meno: "Questa è la fede cattolica, alla quale chi non crede fedelmente e fermamente non potrà essere salvo" (Symb. Athanas.); o si professa intero, o punto non si professa. Non vi ha dunque necessità di aggiungere epiteti alla professione del cattolicismo; basti a ciascuno di dire così: "Cristiano il mio nome, e cattolico il mio cognome"; soltanto, si studi di essere veramente tale, quale si denomina." (9)


E' questo in sostanza il suo programma di Pontefice: fare tutto il possibile per scongiurare la guerra restando neutrale ma non inerme, e "richiamando in vigore i principi del cristianesimo, se si ha veramente intenzione di sedare ogni conflitto e di mettere in assetto la società....". Per Benedetto XV non c'è altra soluzione.


Per quanto egli volle assumere il nome Benedetto in onore al Predecessore, a buona ragione si può dire che Benedetto XV rifulge per una fortezza d'animo pari a quella di un Gregorio VII. A re ed imperatori diceva loro che, rinnegando il Vangelo , davano scandalo alle popolazioni ancora incivilizzate e che, con "l'orrenda carneficina che disonora l'Europa", affogavano nel sangue la stessa civiltà Cristiana faticosamente seminata dal grande San Benedetto.


In una società veramente cristiana - prosegue il Pontefice - non ci può essere posto per la guerra: per altre vie e con altri mezzi civili si devono definire le contese tra i popoli; la giustizia e il diritto possono certamente usare la guerra quando si tratta di difesa a causa di invasioni, ma non stanno sulle punte delle spade, nè sulle bocche dei cannoni. Per Benedetto XV vale più che mai, in quel momento critico della storia, il monito di Nostro Signore Gesù Cristo: Qui gladio ferit gladio perit «chi di spada ferisce di spada perisce» (Mt.26,52). Un conto è la difesa, altra cosa è cercare di risolvere i conflitti con l'uso voluto della guerra (10)


"Il Pontefice, armato del massimo potere spirituale, è tuttavia impotente di fronte al conflitto che continua. Ma egli non desiste, e mentre si adopera a favore delle persone e delle regioni più colpite, inviando e stimolando soccorsi ai bimbi affamati, ai feriti e ai prigionieri, il 24 dicembre 1916, parlando al Sacro Collegio Cardinalizio, invoca ancora una volta « quella pace giusta e durevole che deve mettere fine agli orrori della presente guerra ». Invano: la tragedia continua sui campi della morte, ma anche Benedetto XV non cede e il 1° agosto 1917 invia ai capi dei popoli belligeranti quell’Esortazione, Dès le début, nella quale indica soluzioni particolari, idonee a far cessare l’« inutile strage ». L’espressione del Vicario del Principe della pace, evidentemente male interpretata, suscita più proteste che consensi. Mentre i pangermanisti la ritengono uno strumento diretto a strappare la vittoria dalle mani degl’Imperi centrali ormai lanciatissimi, in Italia e in Francia c’è chi la giudica addirittura al servizio della Germania e dei suoi alleati, tanto che Georges Clemenceau definisce Benedetto XV il « Pape boche » (il « Papa tedesco »). Sono le amarezze di chi guarda il mondo con occhio paterno!


Qualche gioia, tuttavia, il Pontefice Della Chiesa ha potuto assaporare anche in quel periodo, quando con la Bolla Providentissima Mater del 27 maggio 1917 promulga il nuovo Codice di diritto canonico, già auspicato dal Concilio Vaticano e voluto da Pio X, e quando — particolarmente attento ai problemi delle Chiese orientali — con il Motu proprio Dei providenti del 1° maggio 1917 istituisce la Sacra Congregazione per la Chiesa Orientale, e con il Motu proprio Orientis catholici del 15 ottobre 1917 fonda a Roma l’Istituto pontificio per gli studi orientali, con annessa una Biblioteca largamente dotata di opere specifiche"


(dalla Biografia sul sito ufficiale del Vaticano).


Benedetto XV fu anche il vero iniziatore del Dialogo e della Preghiera Ecumenica.


"La pratica della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani fu introdotta nel 1908 da Padre Paul Wattson, fondatore di una comunità religiosa anglicana che entrò in seguito nella Chiesa cattolica. L’iniziativa ricevette perima la benedizione del Papa San Pio X e fu poi promossa dal Papa Benedetto XV, che ne incoraggiò la celebrazione in tutta la Chiesa cattolica con il Breve Romanorum Pontificum, del 25 febbraio 1916" (11).


Orbene, e cosa ha detto di preciso Benedetto XV, ricordato dalle parole di Benedetto XVI, come per esortarci ad un sano ecumenismo? Altrimenti non avrebbe senso citare il suo predecessore se poi non lo si legge e non lo si mette in pratica.


I testi firmati da Benedetto XV sulla Preghiera per l'unità dei Cristiani sono due:


il Breve Romanorum Pontificum, del 25 febbraio 1916


- e il Breve Cum Catholicae Ecclesiae del 15 aprile 1916


Preghiera per l’unione dei Cristiani d’Oriente alla Chiesa Romana, di Benedetto XV:


«O Signore, che avete unito le diverse nazioni nella confessione del Vostro Nome, Vi preghiamo per i popoli Cristiani dell’Oriente. Memori del posto eminente che hanno tenuto nella Vostra Chiesa, Vi supplichiamo d’ispirar loro il desiderio di riprenderlo, per formare con noi un solo ovile sotto la guida di un medesimo Pastore. Fate che essi insieme con noi si compenetrino degl’insegnamenti dei loro santi Dottori, che sono anche nostri Padri nella Fede. Preservateci da ogni fallo che potrebbe allontanarli da noi. Che lo spirito di concordia e di carità, che è indizio della Vostra presenza tra i fedeli, affretti il giorno in cui le nostre si uniscano alle loro preghiere, affinché ogni popolo ed ogni lingua riconosca e glorifichi il nostro Signore Gesù Cristo, Vostro Figlio. Così sia ». 


E ancora, così prosegue Benedetto XV:


"Noi, udito anche il parere dei Nostri Venerabili Fratelli Cardinali di Santa Romana Chiesa Inquisitori Generali, a tutti i fedeli dell’uno e dell’altro sesso che in qualunque parte della terra — dal giorno 18 del mese di gennaio, festa della Cattedra Romana di San Pietro, fino al giorno 25 dello stesso mese, nel quale si onora la Conversione di San Paolo — reciteranno ogni anno tali preghiere una volta al giorno, e poi nell’ottavo giorno, veramente pentiti, confessati e nutriti della Santa Comunione, dopo aver visitato qualsiasi Chiesa o pubblico Oratorio abbiano innalzato a Dio pie preghiere per la concordia dei Governanti Cristiani, per l’estirpazione delle eresie, per la conversione dei peccatori e per l’esaltazione di Santa Madre Chiesa, Noi concediamo ed elargiamo misericordiosamente nel Signore l’indulgenza plenaria di tutti i loro peccati (...)


Le presenti concessioni saranno valide anche in futuro, nonostante il parere contrario di chicchessia. Le preghiere che dovranno essere recitate, negli otto giorni sopra stabiliti per l’unità della Chiesa, sono le seguenti, e affinché su di esse non venga operata alcuna variazione, abbiamo ordinato che una copia delle stesse alla custodita nell’Archivio dei Brevi Apostolici. 


« Antifona (Giovanni, XVII, 21): Perché tutti siano una cosa sola, come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. 


— Io dico a te che tu sei Pietro. 


— E su questa pietra io edificherò la mia Chiesa ». 


Preghiera: « Signore Gesù Cristo che hai detto ai tuoi Apostoli: Vi lascio la pace, vi dò la mia pace, non guardare ai miei peccati, ma alla fede della tua Chiesa; dégnati di pacificarla e riunirla secondo la tua volontà, tu che vivi e Regni, Dio, per tutti i secoli dei secoli. Amen ».


"...e affinché su di esse non venga operata alcuna variazione..."


Non avanziamo alcun giudizio, solo ci sembra ragionevole ed onesto riflettere e meditare su queste variazioni invece avvenute....


Benedetto XV fu il primo Papa al quale, ancora in vita,  venne dedicata una statua nel 1919 in Turchia, in chiave ecumenica: «Al grande Pontefice della tragedia mondiale, Benedetto XV, benefattore dei popoli, senza distinzione di nazionalità o di religione, in segno di riconoscenza, l’Oriente».


Con una Bolla, ha ribadito la dottrina sul Purgatorio e il Suffragio delle Anime del Purgatorio per mezzo della Messa:


"Il Concilio Ecumenico Tridentino, con una particolare solenne definizione, propose la stessa cosa alla nostra fede quando insegnò che « le anime trattenute nel Purgatorio vengono aiutate dai suffragi dei fedeli specialmente con il sacrificio dell’Altare, a Dio gradito », e colpì con la scomunica coloro che affermassero che il sacro sacrificio non deve essere offerto « per i vivi e per i defunti, per i peccati, per le pene, per le soddisfazioni e per altre necessità ». Per la verità, la pia Madre Chiesa non ha mai seguito un comportamento diverso da questo insegnamento; in nessun tempo ha mai cessato di esortare intensamente i fedeli cristiani a non lasciare che le anime dei defunti venissero private di quegli aiuti spirituali che sgorgano abbondantemente dal sacrificio della Messa. E su questo punto si deve lodare il popolo cristiano, che non è mai venuto meno all’amore e all’impegno in suffragio dei defunti. Lo testimonia la storia della Chiesa che, quando le virtù della fede e della carità elevavano le anime, re e popoli si adoperavano più attivamente ovunque si estendeva il nome cattolico, onde ottenere la purificazione delle anime del Purgatorio" (12)


Devoto alle grandi Figure che hanno onorato la Chiesa, in occasione di particolari celebrazioni illustra con analitici documenti la vita e la dedizione agl’ideali religiosi di personaggi che meritano di essere additati alla pietà di tutti:


- Margherita Maria Alacoque (Allocuzione Non va lungi del 6 gennaio 1918; Bolla Ecclesiae consuetudo del 13 maggio 1920);


- San Bonifacio (Enciclica In hac tanta del 14 maggio 1919);


- Giovanna d’Arco (Bolla Divina disponente del 16 maggio 1920);


- San Girolamo (Enciclica Spiritus Paraclitus del 15 settembre 1920);


- Efrem il Siro (Enciclica Principi Apostolorum del 5 ottobre 1920);


- San Francesco d’Assisi (Enciclica Sacra propediem del 6 gennaio 1921);


- Dante Alighieri (Enciclica In praeclara del 30 aprile 1921);


- San Domenico di Guzman (Enciclica Fausto appetente del 29 giugno 1921).


L'indisposizione nella notte del 18 gennaio 1922 degenerava in bronco-polmonite acuta facendo giungere alla morte Benedetto XV il 22 gennaio. Nelle parole estreme il moribondo Pontefice offriva la sua vita per la vera pace nel mondo.


FINE SECONDA PARTE l'ultima parte, la terza, sarà dedicata, naturalmente, a Papa Benedetto XVI in questo momento vivente.


qui la prima parte 


Naturalmente, nell'ultima e quarta parte della serie, ci dedicheremo esclusivamente a Benedetto XVI.


 


NOTE


1) Benedetto XIV enciclica Etsi minime del 7 febbraio 1742


2) di Lorenzo Cappelletti da una serie di articoli in archivio alla rivista, dismessa, 30giorni


3) da qui e tutto il resto dell'articolo: prende spunto  dal Vol. I e II Storia dei Papi - C.Castiglioni prefetto all'Ambrosiana - 1957 seconda Ed. riveduta e aggiornata  fino al Papa regnante Pio XII


- ed anche:  Grande Dizionario dei Papi - Oxford University Press - J. N.D. Kelly 1986.


4) Benedetto XIV Ubi primum e dicembre 1740


5) Benedetto IXV Vix pervenit 1°novembre 1745


6) sul caso Voltaire: dal Vol. II Storia dei Papi - C.Castiglioni prefetto all'Ambrosiana - 1957 seconda Ed. riveduta e aggiornata  fino al Papa regnante Pio XII, pag. 547 (che a sua volta cita: Luca di Castri, Due falsi di Voltaire, Napoli 1939)


7) Tarcisio Bertone (cardinale è stato Segretario di Stato con Benedetto XVI), Il governo della Chiesa nel pensiero di Benedetto XIV (1740-1758) - LAS, Libreria Ateneo Salesiano, 1977


8) Lorenzo Cappelletti da una serie di articoli in archivio alla rivista, dismessa, 30giorni


9) Benedetto XIV 1° novembre 1914 Ad beatissimi apostolorum principis


10) leggi su La legittima difesa nel Catechismo n.2263 e ss.


11) Benedetto XVI Udienza generale del 18 gennaio 2012


12) Benedetto XV Bolla del 10 agosto 1915 Incruentum Altaris - imperdibile!





 


[Edited by Caterina63 10/25/2014 1:25 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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10/25/2014 1:19 PM
 
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"Al momento, la Chiesa e noi tutti ci troviamo ancora tra i due campi gravitazionali. Ma da quando Cristo è risorto, la gravitazione dell’amore è più forte di quella dell’odio; la forza di gravità della vita è più forte di quella della morte. Non è forse questa veramente la situazione della Chiesa di tutti i tempi, la situazione nostra? Sempre c’è l’impressione che essa debba affondare, e sempre è già salvata. San Paolo ha illustrato questa situazione con le parole: “Siamo … come moribondi, e invece viviamo”, (2Cor 6, 9). La mano salvifica del Signore ci sorregge, e così possiamo cantare già ora il canto dei salvati, il canto nuovo dei risorti: alleluia! Amen" (1)

Dopo aver esposto succintamente e, ce lo auguriamo, in modo interessante tutta la serie dei Papi che hanno portato il nome di Benedetto (vedi prima partequi la seconda parte), veniamo all'amato Benedetto XVI (2005 -2013 per rinuncia non al Papato ma al Ministero, un atto complesso ma reale), grazie a Dio in questo momento vivente e, per noi, il più grande Dottore che la Chiesa della nostra epoca moderna abbia avuto.

"...Lasciamo spazio allo Spirito Santo", così come diceva proprio l'allora cardinale Ratzinger nel commento al Trittico alla Sistina di Giovanni Paolo II:

 " Dagli occhi interiori del Papa emerge nuovamente il ricordo dei Conclave dell’agosto e dell’ottobre 1978. Poiché anch’io ero presente, so bene come eravamo esposti a quelle immagini nelle ore della grande decisione, come esse ci interpellavano; come insinuavano nella nostra anima la grandezza della responsabilità. Il Papa parla ai Cardinali del futuro Conclave "dopo la mia morte" e dice che a loro parli la visione di Michelangelo. La parola Con-clave gli impone il pensiero delle chiavi, dell’eredità delle chiavi lasciate a Pietro. Porre queste chiavi nelle mani giuste: è questa l’immensa responsabilità in quei giorni. Si ricordano così le parole di Gesù, il "guai" che ha rivolto ai dottori della legge: "avete tolto la chiave della scienza" (Lc 11, 52). Non togliere la chiave, ma usarla per aprire affinché si possa entrare per la porta: a questo esorta Michelangelo".

Nel 2005 quelle Chiavi furono messe nelle mani che la Provvidenza aveva forgiate, preparate per tanti anni, le mani di Joseph Ratzinger.

Che non tutto il Collegio cardinalizio fosse d'accordo è comprensibile se pensiamo, per esempio, alle famosi e tuonanti parole all'ultima Via Crucis del Venerdì Santo (2), o come l'Omelia alla Messa Pro eligendo Pontifice, con le quali Ratzinger era come se avesse voluto consegnare un monito alla Chiesa, come il testamento di un profeta non certo di "sventura", quanto piuttosto in qualità propria di "sentinella" come appunto si riporta in questo passo biblico:

" Al termine di questi sette giorni mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell'uomo, ti ho posto per sentinella.....Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. Se io dico al malvagio: Tu morirai! e tu non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. Ma se tu ammonisci il malvagio ed egli non si allontana dalla sua malvagità e dalla sua perversa condotta, egli morirà per il suo peccato, ma tu ti sarai salvato....» (Ezech.3,16-21).

Un monito come saluto, per poi ritirarsi nella contemplazione dei testi sacri e patristici, come aveva più volte detto quasi esplicitamente.. ritirarsi sulla scia del suo amato San Benedetto, Padre del monachesimo occidentale e Patrono d'Europa.

Ma le vie della Provvidenza erano davvero diverse dalle sue in questo senso, e ha chiamato lui "l'umile  e semplice lavoratore nella vigna del Signore; uno strumento insufficiente", come si è definito nel breve saluto all'urbe e all'orbe, appena venne eletto alla successione Petrina (3). 

 

La componente umana ha sempre giocato il suo ruolo umano da quando, Duemila anni orsono, il Signore Iddio scelse l'umile Ancella per realizzare il Suo Progetto di Salvezza e da Lei attese una risposta, amava sentire quel "Fiat" voluntas tua prima di cominciare l'opera.

Come ci insegnano i Padri della Chiesa, infatti, l'Incarnazione prodigiosa avvenne nel momento del fatidico "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga in me quello che hai detto" e l'Angelo compiuta la sua missione, partì da Lei (cfr Lc.1,28-38).

Così, all'incirca, avviene in ogni Conclave: ogni volta è una "incarnazione", è un prodigio nonostante ci siano i calcoli umani, nonostante tutto... e non è un caso la promessa che il Signore Gesù fece solamente e singolarmente a Pietro: "E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli.. " (Mt.16,18-19) vedi qui.

Chiunque venga eletto, alla fine dei giochi umani, riceve una dignità unica (con la Grazia di Stato) perché è la Parola del Signore che conta alla fine, è la Sua fedeltà che impegna il Suo stesso progetto. Gli scandali dunque ci saranno sempre, sta a noi non essere lo scandalo (Mt. 18,7)!

Joseph Ratzinger viene eletto al quarto scrutinio. Ma quello che a molti di noi dall'esterno può essere sembrato una naturale continuità col suo Predecessore - come avrebbe dovuto essere visto il profondo legame fraterno, professionale, dottrinale che legava Giovanni Paolo II a Ratzinger e viceversa -, fu in realtà un percorso pieno di ostacoli e di insidie, di odio e di cattiveria nei suoi confronti, utili oggi per comprendere la sofferenza e la dura persecuzione vissute e sopportate dal mite Benedetto XVI.

Perchè questo è sempre stato ed è Benedetto XVI: "mite ed umile di cuore".

Ed è questa realtà che vogliamo portarvi in questo articolo.

Non possiamo non riscontrare un'altra immagine drammatica, quella biblica che ben delinea il Calvario di questo glorioso Pontificato:

"I suoi sacerdoti violano la mia legge, profanano le cose sante. Non fanno distinzione fra il sacro e il profano, non insegnano a distinguere fra puro e impuro, non osservano i miei sabati e io sono disonorato in mezzo a loro. I suoi capi in mezzo ad essa sono come lupi che dilaniano la preda, versano il sangue, fanno perire la gente per turpi guadagni". (Ezech. 22,26-27)

Non è il grido di un "profeta di sventura" ma il giusto lamento di chi vede le ingiustizie, vede la sporcizia nella Chiesa, vede i torti che si commettono proprio contro il Signore, e non tace, ma mette in guardia e ammonisce.

In questo breve e drammatico passo c'è tutto il sunto di questi otto anni di Pontificato benedettiano, momenti difficili e bui per la Chiesa nei quali era proprio la parola e i gesti liturgici di Benedetto XVI a portare speranza, luce, fiducia.

L'umile lavoratore nella vigna del Signore è da subito circondato da lupi affamati.

Del resto, come ben sappiamo, l'orso di San Corbiniano riportato nel suo stemma ci conduce passo passo all'interno di questa battaglia che, effettivamente, Ratzinger combatteva già da molti anni in qualità di Prefetto per la custodia della sana Dottrina (CdF).

Detta brevemente, la storia dell'orso, ci racconta di come san Corbiniano, durante il suo pellegrinaggio verso la Tomba dell'Apostolo Pietro, venne assalito da un orso che uccide il suo cavallo. A quel punto san Corbiniano , che forse si sarà ricordato pure del Salmo: "Il cavallo non giova per la vittoria, con tutta la sua forza non potrà salvare" (32,17), si mette a parlare con l'orso, lo rimprovera per il suo gesto e così lo addomestica facendosi portare sulle sue spalle fino a Roma.

Benedetto XVI è senza armi umane e senza supporti, si affida a questo racconto per spiegare come egli vede il suo Pontificato: come l'orso che si fa carico dei problemi che hanno oscurato la cristianità del nostro tempo.

Ci si ostina a dire che Benedetto XVI eliminò la tiara dal suo stemma pontificio.

Nulla di ciò è più falso. Che Egli abbia deciso di adottare la mitria portata come dono per il nuovo stemma, è tipico del suo carattere mite e mansueto, pronto ad accettare anche una imposizione che lo coglie, invece, a sorpresa, a fatto compiuto. Lo stemma pontificio del Papa infatti venne confezionato a sorpresa e portato al Papa come dono del cardinale Montezemolo.

Che piaccia o meno, non era nel carattere di Ratzinger respingere un dono. Prova ne è che sul famoso tronetto rosso usato nelle Messe, venne riportato lo stemma di Benedetto XVI con tanto di tiara e non solo lì, ma anche su alcune stole, non ha esitato ad alternare il suo stemma con la tiara a quello con la mitria, per non parlare dell'uso delle stole dei predecessori con tanto di stemma con tiara; ma anche in diversi piviali e perfino si tentò di riportarla sul tappeto domenicale dell'Angelus, ma la comparsa di quello stemma di una domenica di ottobre del 2010, bastò per scatenare gli sproloqui progressisti e così, da buon mansueto, Benedetto sia, fece sparire anche quel tappeto.

Questi piccoli episodi la dicono lunga su cosa Ratzinger dovette sopportare e subire.

Così come le falsi voci di firme prestigiose sulle sue scarpe rosse, mantelli, mozzette varie avvolte da migliaia di ermellini morti, non sono altro che quel continuo tam-tam diffamatorio atto a voler presentare un Pontefice schivo alla povertà, spendaccione, amante del lusso, persino vanitoso.

In verità lo stile di Benedetto XVI non è stato altro che decoroso e dignitoso al ruolo che ricopriva, sobrio dal punto di vista delle spese visto che per otto anni ha usato paramenti e stole dei suoi Predecessori, sobrio dal punto di vista degli oggetti visto che ha tirato fuori dal museo i vari troni dei suoi Predecessori. Lo stesso pastorale (ferula) non fu altro che un dono del Circolo di San Pietro, una usanza antica quella di donare al nuovo Pontefice la ferula e dopo che ebbe portato sia quella di Paolo VI sia quella di Pio IX. Mozzette con ermellini sintetici, altre semplicemente donate al Papa.  Dunque, dove stanno tutte queste "spese" per soddisfare la sua vanità?


Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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10/25/2014 1:21 PM
 
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Ma torniamo alle cose più serie.


Potremmo fare una cronologia dei fatti attraverso i quali a Benedetto XVI nulla è stato risparmiato in umiliazioni, attacchi ingiustificati atti a destabilizzare non solo il suo di Pontificato, ma proprio a voler attaccare il Primato petrino, finirlo di scardinare dopo i duri attacchi fatti a Paolo VI negli anni '70.


E come non dimenticare il vile tentativo di far passare la sua breve esperienza militare (obbligatoria e dalla quale si defilò disertando) con indosso una divisa della aviazione, scambiata volutamente e diabolicamente quale divisa delle SS? Ma se lo stesso interessato nel libro "La mia vita" spiega come sono andati i fatti, nessuno gli crede (4).


E come non ricordare il tentativo di rovesciare questo Trono Petrino quando in quel 12 settembre del 2006, all'università di Ragensburg, di proposito si vollero usare le parole del suo Discorso storpiandole, manipolandole, in modo da dare origine al "caso", ma anche qui invano? Anche in quella occasione si usarono i giornali, i Media quale voce della verità, ignorando volutamente e per giorni il testo ufficiale del Discorso.


Il 17 aprile del 2008 è la prima volta nella storia della Chiesa che un Pontefice incontra uomini e donne vittime di abusi sessuali commessi da sacerdoti cattolici.


Ben consapevole di tal piaga oramai purulenta, dopo che sotto il Pontificato precedente i Vescovi e cardinali l'avevano avuta vinta di far passare tutto sotto silenzio, Benedetto XVI decide di far emergere tutto il pus velenoso che si era addensato nella piaga e indice, non a caso, un Anno Sacerdotale (2009/2010) durante il quale le tenebre si accaniscono contro la Chiesa cercando di ottenere il suo più completo disfacimento, ma invano! (5)


E il 21 marzo 2010 così scriveva mons. Crepaldi:


"Il tentativo della stampa di coinvolgere Benedetto XVI nella questione pedofilia è solo il più recente tra i segni di avversione che tanti nutrono per il Papa."


Nella sua Lettera ai Vescovi del 2009, proprio per chiarire la questione della Tradizione nella Chiesa associata alla discussione alla FSSPX, il Pontefice Benedetto XVI ha detto:


"Ad alcuni di coloro che si segnalano come grandi difensori del Concilio deve essere richiamato alla memoria che il Vaticano II porta in sé l’intera storia dottrinale della Chiesa. Chi vuole essere obbediente al Concilio, deve accettare la fede professata nel  corso dei secoli e non può tagliare le radici di cui l’albero vive".


Per la prima volta nella storia della Chiesa un Papa è costretto a dover scrivere una Lettera ai Vescovi per spiegare la purezza dei suoi gesti, ma non può tacere davanti alla mala fede e perciò scrive questo passo davvero doloroso:


" Ma ora domando: Era ed è veramente sbagliato andare anche in questo caso incontro al fratello che "ha qualche cosa contro di te" (cfr Mt 5, 23s) e cercare la riconciliazione? (...) Può essere totalmente errato l’impegnarsi per lo scioglimento di irrigidimenti e di restringimenti, così da far spazio a ciò che vi è di positivo e di ricuperabile per l’insieme? Io stesso ho visto, negli anni dopo il 1988, come mediante il ritorno di comunità prima separate da Roma sia cambiato il loro clima interno; come il ritorno nella grande ed ampia Chiesa comune abbia fatto superare posizioni unilaterali e sciolto irrigidimenti così che poi ne sono emerse forze positive per l’insieme. (...) A volte si ha l’impressione che la nostra società abbia bisogno di un gruppo almeno, al quale non riservare alcuna tolleranza; contro il quale poter tranquillamente scagliarsi con odio. E se qualcuno osa avvicinarglisi – in questo caso il Papa – perde anche lui il diritto alla tolleranza e può pure lui essere trattato con odio senza timore e riserbo...."


Tolleranze al Papa? zero!


O meglio, specifichiamo: tolleranza a Benedetto XVI? assolutamente no! Questo Papa deve essere annientato! Deve essere eliminato! E a dirlo non siamo solo noi.


Non possiamo che rispondere con l'articolo del teologo domenicano Padre Giovanni Cavalcoli O.P. su Riscossa Cristiana, già da noi più volte, e a buona ragione citato, dove dice:


" Se dunque nei primi anni del postconcilio avevamo per lo più soltanto teologi rahneriani colpevolmente tollerati dai loro vescovi, adesso abbiamo vescovi rahneriani, che sono gli antichi seminaristi di un tempo formati da insegnanti rahneriani. Una situazione incancrenita e pericolosissima. Rahner è diventato un “classico” quasi fosse un Padre della Chiesa o un nuovo S.Tommaso d’Aquino. (..)


Il potere di questi prelati, essendo immediatamente e spazialmente vicino, conta più di quello del Papa, è più temibile di questo.


Disobbedire al Papa in molti ambienti non porta a nessuna conseguenza, anzi si ottiene successo e si passa per moderni ed avanzati, ma disobbedire ai prelati modernisti si paga caro e può compromettere o bloccare la stessa carriera o attività ecclesiastica o sacerdotale, per quanto si possa essere teologi o docenti stimati e di lunga esperienza.


In tal modo il Papato con i pochi collaboratori fedeli che gli restano tra i vescovi e tutti i buoni cattolici, è una specie di stato maggiore di un esercito dove però l’esercito si è costituito capi per conto suo, i quali non seguono affatto le direttive dello stato maggiore, ma vanno per conto proprio con una loro politica ecclesiastica, una loro teologia ed una loro pastorale che non riflette la vera concezione cattolica, ma quella concezione ereticale di cui sopra.


E i Papato ha le mani legate, non può far quasi nulla dal punto di vista del governo, del controllo della dottrina e delle nomine ecclesiastiche.


Queste ultime sono per lo più imposte od ottenute con raggiri dai modernisti, sicchè il Papa deve, come si suol dire, “far buon viso a cattivo gioco”, si trova ad avere a che fare con “collaboratori” finti o di facciata che non sono affatto  copertamente o scopertamente  veri collaboratori, ma che gli remano contro se non in modo plateale e sfacciato, certo comunque in modo reale e come un tarlo che corrode ogni giorno il sistema del Papato.


Il Papa è così sottoposto ad uno stillicidio quotidiano, ad una vita logorante difficilmente sopportabile,  se non fosse che abbiamo avuto in questi decenni Papi santi che hanno saputo offrire la loro vita per la Chiesa in unione con la croce di Cristo. Con tutto ciò è chiaro che il Papa ha i suoi buoni collaboratori, presenti grazie a Dio in tutti i settori della Chiesa in tutto il mondo, ma in scarsissimo numero, e tutto quello che possono fare, oltre a soffrire insieme col Vicario di Cristo, è la proclamazione della sana dottrina, peraltro sistematicamente ed immediatamente criticata, fraintesa, derisa e contestata dai potenti mezzi propagandistici dei modernisti.


 E’ possibile dunque sapere, in linea di principio, che cosa pensa il Magistero, ma è assai difficile metterlo in pratica a causa degli ostacoli, delle minacce, delle seduzioni e delle persecuzioni provenienti dal potere modernista.


Questa situazione di debolezza e di impotenza sorge col papato di Paolo VI e si protrae sino ai nostri giorni. Essa certamente è all’origine delle dimissioni di Benedetto XVI.


Il Papato con Paolo VI non è più Cristo che guida le folle, che compie prodigi, che corregge i discepoli, che caccia i demòni, che minaccia farisei, sommi sacerdoti e dottori della legge, ma è Cristo sofferente, “crocifisso e abbandonato”, inascoltato, disobbedito, contestato, beffato, emarginato, angosciato..."


 





Perdonate la lunga citazione, ma indispensabile per comprendere questi 8 anni di calvario di Benedetto XVI, perché parliamo appunto di Calvario, descritto da una firma assai più prestigiosa della nostra.


Come ha reagito il popolo?


Si diceva, appena eletto, che avrebbe svuotato le piazze riempite dall'atletico predecessore, ma sono rimasti delusi, le piazze hanno continuato a riempirsi, basta vedere le foto delle Benedizioni Urbi et Orbi o degli incontri particolari nella Piazza, o alle Udienze per le quali doveva farle spesso sia in Basilica quanto nell'aula Paolo VI. Qualcuno piuttosto ha ragionevolmente detto: "se Giovanni Paolo II seppe riempire le piazze, dopo aver tolto i giovani dalle piazze delle ideologie, Benedetto XVI aveva riportato questi giovani nelle Chiese perchè, dopo la ricreazione di piazza, seppe riorganizzare gli incontri di Culto a Dio".


Ed è vero! Benedetto XVI volle che la serata conclusiva delle GmG, prima della grande Messa della domenica conclusiva, i giovani si raccogliessero per l'Adorazione Eucaristica. Sembrava di essere ritornati ai grandi ed immensi incontri Eucaristici internazionali, quando erano presieduti spesso dall'allora Segretario di Stato Pacelli divenuto poi Pontefice, il Venerabile Pio XII.


Un milione di giovani, nella GmG in Spagna, nonostante un improvvisa tempesta che non fece allontanare neppure il Papa. Dopo, un silenzio adorante scese su tutto il campo, tutti in ginocchio con il Pastore davanti all'Ostia Santa, al Mistero dei misteri, al Dio vivo  vero celato sotto i veli dell'Ostia radiosa, come dice il celebre inno eucaristico.


I giovani e meno giovani hanno davvero voluto bene a Benedetto XVI, chi lo ha osteggiato e forse anche odiato, sono stati i Media e non poche voci interne alla Chiesa.


La campagna diffamatoria è stata lanciata fin da quando Benedetto XVI è stato chiamato sul Soglio Petrino. Questo Papa, seppur circondato da molti fedeli sinceri, ha ricevuto la stessa sorte del Maestro e Signore. Basta ricordare la scena al Pretorio: la folla, la menzogna (Barabba) e la Verità (Gesù e il Suo Vicario in terra), "Allora il governatore domandò: «Chi dei due volete che vi rilasci?». Quelli risposero: «Barabba!» (Mt.27,21); la folla voleva che venisse liberata la menzogna e crocefissa la Verità, la voce di chi gridava a favore della Verità veniva soppressa dalle urla del male, ma anche da gente che durante gli anni di vita pubblica Gesù aveva in un certo modo beneficiato.


 Così è la vita del Vicario di Cristo in terra, aspettarsi la gloria e gli osanna sarebbe sbagliato, questi osanna durarono solo un giorno, all'ingresso a Gerusalemme, dopo tre giorni la stessa folla che lo aveva salutato ora lo insultava e lo calunniava, voleva vederlo crocefisso.


Del resto vale il detto del Maestro: "se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto" (Gv.12.24)


Arriviamo al 2010 e la Sapienza, tra le più antiche Università di Roma fondata niente meno che per volontà di papa Bonifacio VIII, il 20 aprile 1303 con la bolla pontificia "In suprema praeminentia dignitatis", lo "Studium Urbis", prima invita Benedetto XVI per una Lectio in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Accademico, poi a causa di alcuni gruppi oppositori rigetta l'invito.


 Inaudito! La campagna mediatica si scatena.


Per Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, le contestazioni alla visita di papa Benedetto XVI rischiano di rendere La Sapienza ''più povera'' e vogliono costruire un nuovo ''muro di Berlino'' tra cultura laica e religione.


Scatta la solidarietà, gli scandali, dice il Signore, sono necessari (Mt.18,7) e gli studenti cattolici - favorevoli alla visita del Santo Padre - rispondono alla contestazione dei collettivi con una veglia di preghiera. Qui l'allocuzione che il Papa avrebbe tenuto a La Sapienza. All'angelus il popolo si riunisce attorno al suo Pastore, la solidarietà dilaga, in piazza scendono anche i non cattolici, gli atei, quanti pur non credenti sanno che è accaduto un fatto intollerante, ingiusto.


Ed altri attacchi ancora, dall'interno della Chiesa contro il Magistero di Benedetto XVI tanto da dare l'impressione, come spiegherà mons. Crepaldi, arcivescovo di Trieste, di avere un "magistero parallelo".


Queste le sue parole, del 10 marzo 2010, che vale la pena di meditare:


"Non era forse mai accaduto che la Chiesa fosse attaccata in questo modo. Alle persecuzioni nei confronti di tanti cristiani, crocefissi in senso letterale in varie parti del mondo, ai molteplici tentativi per sradicare il cristianesimo nelle società un tempo cristiane con una violenza devastatrice sul piano legislativo, educativo e del costume che non può trovare spiegazioni nel normale buon senso si aggiunge ormai da tempo un accanimento contro questo Papa, la cui grandezza provvidenziale è davanti agli occhi di tutti.


A questi attacchi fanno tristemente eco quanti non ascoltano il Papa, anche tra ecclesiastici, professori di teologia nei seminari, sacerdoti e laici. 


Quanti non accusano apertamente il Pontefice, ma mettono la sordina ai suoi insegnamenti, non leggono i documenti del suo magistero, scrivono e parlano sostenendo esattamente il contrario di quanto egli dice, danno vita ad iniziative pastorali e culturali, per esempio sul terreno delle bioetica oppure del dialogo ecumenico, in aperta divergenza con quanto egli insegna. Il fenomeno è molto grave in quanto anche molto diffuso.


Benedetto XVI ha dato degli insegnamenti sul Vaticano II che moltissimi cattolici apertamente contrastano, promuovendo forme di contro-formazione e di sistematico magistero parallelo guidati da molti “antipapi”; ha dato degli insegnamenti sui “valori non negoziabili” che moltissimi cattolici minimizzano o reinterpretano e questo avviene anche da parte di teologi e commentatori di fama ospitati sulla stampa cattolica oltre che in quella laica; ha dato degli insegnamenti sul primato della fede apostolica nella lettura sapienziale degli avvenimenti e moltissimi continuano a parlare di primato della situazione, o della prassi o dei dati delle scienze umane; ha dato degli insegnamenti sulla coscienza o sulla dittatura del relativismo ma moltissimi antepongono la democrazia o la Costituzione al Vangelo.


Per molti la Dominus Iesus, la Nota sui cattolici in politica del 2002, il discorso di Regensburg del 2006, la Caritas in veritate è come se non fossero mai state scritte.


La situazione è grave, perché questa divaricazione tra i fedeli che ascoltano il Papa e quelli che non lo ascoltano si diffonde ovunque, fino ai settimanali diocesani e agli Istituti di scienze religiose e anima due pastorali molto diverse tra loroche non si comprendono ormai quasi più, come se fossero espressione di due Chiese diverse procurando incertezza e smarrimento in molti fedeli.


In questi momenti molto difficili, il nostro Osservatorio si sente di esprimere la nostra filiale vicinanza a Benedetto XVI. Preghiamo per lui e restiamo fedelmente al suo seguito".


Tutti sapevano chi era Ratzinger, ma molti ne avevano una immagine distorta. Con pazienza e preparando il terreno attraverso catechesi e discorsi, Benedetto XVI cominciò ad avviare una grande Riforma nella Chiesa a partire dalla Liturgia, e questa fu giudicata come un attacco alla propria e personale creatività da parte di molti. Qualcuno scriveva "la ricreazione è finita!"


In verità Ratzinger non ha imposto nulla e forse questa "troppa grazia" è stata mal digerita dai gruppi detti tradizionalisti, mentre dall'altra parte progressista si avvertiva per loro il pericolo, resa invalida la Riforma.


Benedetto XVI comincia a riformare la Messa del Pontefice fino ad allora ridotta davvero all'osso con gli altari spogliati completamente di tutto.


Una Sposa denudata, ridotta a stracci, per altro costosissimi, di casule ridicole indegne pure per il mago Otelma: colorate, rasate, e non giudichiamo l'arte, ma il sacramentalmente ridicole come le casule imposte a Benedetto XVI in visita apostolica in Austria.


Finalmente dal primo ottobre 2007 le cose cambiano, arriva mons. Guido Marini nominato Maestro delle Celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice e gli effetti si vedono.


Perché spendere soldi? Ecco riaprire la Sacrestia dei Papi e rispolverare pianete, mitrie, stole e casule degne di un Pontefice, poi il dono di alcuni fedeli con seri piviali con tanto di stemma faranno il resto.


Non ci voleva tanto, ma solo la buona volontà.


"Pizzi e merletti" si va dicendo con ironia, odiosi orpelli che ritornano in uso, si accusa al Pontefice, dimenticando che stiamo parlando di un Sposa non di un oggetto, tale è la Liturgia che si celebra nella Chiesa: è la Sposa che parla, che si rivolge allo Sposo; è la Sposa che solleva il Calice della salvezza e con lo Sposo offrono al Padre il Suo Sacrificio perfetto; è la Sposa che invocando lo Spirito Santo manda sulle membra i suoi sette santi doni.


Certo che "pizzi e merletti" non servono, chi e che cosa potrebbe mai essere all'altezza di esprimere visibilmente quello che accade in una vera Liturgia Cattolica?


Questi "orpelli" sono solo un segno che esprime, solamente sfiorandola, la Bellezza che viviamo e di cui tanto parliamo, la vera Bellezza che salva, ogni indumento ha il suo significato biblico.



Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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10/25/2014 1:22 PM
 
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Annotiamo anche una nota di "colore".


Il famoso camauro che Papa Benedetto XVI osò indossare in una udienza durante un inverno gelido. L'ignoranza di certi vaticanisti è tollerabile quando, senza conoscerne l'usanza, si scagliarono con maleducazione inaudita contro il Papa ridicolizzandolo, ma che certa ignoranza provenga dalla stampa cattolica è davvero inaccettabile.


Il camauro non è solo un semplice copricapo invernale (bianco se è dopo Pasqua) che a differenza dello zucchetto protegge meglio il capo e le orecchie dal freddo, ma è anche un ricordo della "corona di spine".


Fa pensare come certa stampa si sia così presto dimenticata del beato Giovanni XXIII, così racconta l'episodio il grande sarto dei Papi, Gammarelli:


"Un giorno, durante il pontificato di Giovanni XXIII, mio padre fu chiamato in Vaticano dal Papa, che disse: 'Gammarelli, vorrei un camauro'. Mio padre cadde dalle nuvole, ma evidentemente non si dice di no ad un desiderio del Papa e disse: 'senz'altro, Santità , provvederemo immediatamente'.


Mio Padre aveva una vaga idea di ciò che era un camauro e soprattutto non sapeva dove cominciare per confezionarlo e se a Roma c'erano artigiani in grado di soddisfare la curiosa richiesta. Dopo avere consultato enciclopedie di vario tipo, mio padre si accorse che il camauro era molto ben documentato dal punto di vista figurativo, ma rimaneva il problema di come farlo e chi lo potesse fare. Il problema fu presto risolto, avendo nel negozio il velluto del colore adatto ed una manodopera specializzata. Il tutto per la completa soddisfazione del Papa buono e l'orgoglio di avere esaudito un desiderio del Papa. In seguito e' stato di nuovo confezionato per Sua Santità  Benedetto XVI in velluto rosso, ma anche in damasco bianco, da indossare nel periodo pasquale".


Dove stava lo scandalo in tutto ciò tanto da ridicolizzare Benedetto XVI?


Ma sorvolando su questi cambiamenti nel luglio 2007, Benedetto XVI aveva osato firmare un Motu Proprio "inaccettabile": aveva osato liberalizzare la Messa nella forma oramai detta "antica", il famoso Summorum Pontificum.


Ci perdoni  Papa Bergoglio, non stiamo facendo paragoni, ma l'accenno va fatto. Infatti i gesti compiuti da Papa Francesco appena eletto e la dismissione di mozzette ed altro, non hanno fatto altro che generare applausi e larghi consensi come se, coloro che hanno applaudito agli usi del nuovo Papa, avessero vissuto anni di profonda castrazione, manco fossero stati obbligati e costretti ad indossare loro mozzette e affini.


Basta usare la moviola e recuperare le reazioni che molti nella Chiesa hanno avuto davanti a quel Motu Proprio, quasi fossero stati obbligati ad andare alla Messa "antica".


Ci fu persino l'ammutinamento dei Vescovi francesi che scrissero una lettera al Papa per chiedergli di non firmare quella liberalizzazione, pena sarebbe stata una divisione nella Chiesa.


Ecco il ricatto! Se tu firmi io ti remo contro ma resto appunto nella stessa barca.


Perché questo è stato il dramma delle persecuzioni vissute da Benedetto XVI: questa gente non se ne è andata via, è rimasta nella Chiesa remando contro.


Ve la immaginate la scena? Pietro che regge il timone, tutti che ai suoi ordini remano in una direzione, poi ad un tratto i rematori (Vescovi) cominciano a remare divisi chi da una parte chi dall'altra.


Ecco cosa è accaduto in questi otto anni: disobbedienza al Pontefice su molti fronti.


Si comprende bene l'applauso ricevuto da Papa Bergoglio quando celebrando la sua prima Messa con i Cardinali ha invece dato "le spalle alla Croce" orientando su di se lo sguardo dell'assemblea dopo che, faticosamente Benedetto XVI aveva riportato, almeno alla Cappella Sistina, l'altare alla sua origine e la celebrazione nella sua giusta direzione con il celebrante non "di spalle" ma con l'assemblea "rivolti tutti verso il Signore": ma riecco il "nuovo" che avanza.... e che da le spalle alla Croce.


Questa autoreferenzialità, questo "faccio come voglio io", sono le scelte incomprensibili che dividono, non l'atteggiamento di chi volge il proprio sguardo alla Croce.


Anche qui Benedetto XVI non impose nulla e sul sito Vaticano fa spiegare i motivi di questa scelta sperando che, essendo lui il Papa, esistano ancora christefidelis-laici, sacerdoti e vescovi pronti ad imitarlo e a seguirlo, ma invano.


Il 22 febbraio 2007 scrive la monumentale  Sacramentum Caritatis nella quale, in accordo con i Vescovi e il Sinodo appena concluso, ribadisce l'importanza del latino nel canone della Consacrazione della Messa, l'importanza della musica gregoriana nelle Messe almeno dei Vescovi, parla dell'importanza della centralità del Tabernacolo nelle Chiese, ecc... ma è come se non l'avesse mai scritta!


Allora prova riportando il Crocefisso sull'Altare da dove era stato ingiustamente tolto, ma anche qui, trova pochi imitatori e molti contestatori e persecutori.


A giugno del 2008, per il Corpus Domini in Laterano, prima della Processione Eucaristica, osa dare la Comunione a dei bambini in ginocchio e alla bocca, scoppia lo scandalo!


Caspita! Ricevere Gesù in ginocchio e alla bocca è diventato lo scandalo, un male!


Non possiamo ignorare il monito di Isaia: "Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro" (Is. 5,20).


E il nuovo "Vescovo di Roma" sembra dare ragione ai chi duramente perseguitò questo Pontefice.


Ci vengono a mente le parole di Giovanni XXIII nel suo "il giornale dell'anima" dove appuntava: "Signore ti ringrazio perché mai mi sono fermato a raccogliere i sassi che mi lanciavano dietro".


Noi purtroppo per dovere di cronaca e di storia abbiamo dovuto e voluto farlo, lo riteniamo un dovere di figli verso un Padre ingiustamente perseguitato, ma senza dimenticare il suo atteggiamento di misericordia verso tutti.


Benedetto XVI nella sua intervista "Luce del mondo", dice:


 “Il fatto di trovarmi all'improvviso di fronte a questo compito immenso è stato per me un vero choc. La responsabilità, infatti, è enorme. Veramente avevo sperato di trovare pace e tranquillità. Il pensiero della ghigliottina mi è venuto: ecco, ora cade e ti colpisce.


Ero sicurissimo che questo incarico non sarebbe stato destinato a me ma che Dio, dopo tanti anni faticosi, mi avrebbe concesso un po' di pace e di tranquillità.


Sapevo che di lì a poco, dalla Loggia centrale, avrei dovuto pronunciare qualche parola, e ho iniziato a pensare: «Cosa potrei dire?». Per il resto, fin dal momento in cui la scelta è caduta su di me, sono stato capace soltanto di dire questo: «Signore, cosa mi stai facendo? Ora la responsabilità è tua. Tu mi devi condurre! Io non ne sono capace. Se tu mi hai voluto, ora devi anche aiutarmi!». In quel momento ho capito che accanto ai grandi Papi devono esserci anche Pontefici piccoli che danno il proprio contributo”.


 





Nel riconoscersi in questa vera piccolezza, possiamo dire che è stato ed è davvero un grande Pontefice della Croce.


Abbiamo voluto ricordare questi eventi perché se è vero che Benedetto XVI non è più Vescovo di Roma, Sommo Pontefice dal 28 febbraio 2013 per sua scelta, è altrettanto vero che sarà "Papa e Vicario di Cristo" fino all'ultimo dei suoi giorni perché, come si deduce dallo stesso Diritto Canonico, il ruolo di "ex Papa o ex Vicario di Cristo", e persino di "emerito" come ora va in voga, non esiste il che significa, almeno per noi, che Benedetto XVI pur non essendo più alla guida della Chiesa egli è nella Chiesa, come detto da lui stesso nell'ultimo Angelus:


"Il Signore mi chiama a “salire sul monte”, a dedicarmi ancora di più alla preghiera e alla meditazione. Ma questo non significa abbandonare la Chiesa, anzi, se Dio mi chiede questo è proprio perché io possa continuare a servirla con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui ho cercato di farlo fino ad ora, ma in un modo più adatto alla mia età e alle mie forze..." (Angelus 24.2.2013).


Non abbiamo voluto occuparci, volutamente, della rinuncia perchè la situazione è ancora controversa e dibattuta e spetterà a chi verrà dopo di noi parlare dei fatti, come noi ci siamo occupati infatti del passato dei Papi che hanno portato questo nome e dunque, ci siamo occupati del Pontificato di Benedetto XVI che appartiene già alla storia della Chiesa e del mondo.


Benedetto XVI è ancora vivo, grazie a Dio, e a Lui ci rivolgiamo perché ce lo tenga ancora a lungo con noi, perché abbiamo bisogno della sua presenza e della sua preghiera, di sentirlo ancora vicino a noi.


 





Vogliamo chiudere questa serie con una bella Preghiera che prendiamo in prestito dal sito "Il Papa Emerito"


Preghiera per Benedetto XVI


Maria, Madre della Chiesa e Vergine del silenzio,


assisti e proteggi il tuo servo Benedetto.


Lui, che con umiltà e nel nascondimento,


custodisce la volontà del Figlio tuo,


ottienigli forza e vigore


per essere un segno visibile dell’amore del Padre.


Maria, Madre della Chiesa e Regina assunta in cielo,


siamo pellegrini qui sulla terra


in attesa di essere cittadini del cielo.


Santifica il tuo servo Benedetto


e ricompensalo di tutto il bene


che ha seminato nella vigna del Signore.


Maria, Madre della Chiesa e nostra Avvocata,


assisti il nostro Papa emerito Benedetto


negli assalti del demonio.


Fa’ che non si senta mai solo


ma percepisca il tuo amore e la tua protezione materna.


O Maria, Madre della Chiesa e Vergine del Magnificat,


ti raccomandiamo il tuo servo Benedetto.


Assistilo nella vecchiaia e nel bisogno,


confortalo nei momenti della prova


e presentalo ogni giorno e ogni istante al Figlio tuo,


pastore supremo della santa Chiesa.


Maria, Madre della Chiesa e Madre della speranza,


aiutaci sempre nella “buona battaglia”


e sii al nostro fianco quando tutto sembra essere contro di noi.


Ti ringraziamo per il dono del tuo servo Benedetto,


vero faro di speranza in questo mondo senza Dio.


Ti ringraziamo per avercelo dato in questi momenti difficili.


Maria, Madre della Chiesa e Arca dell’alleanza,


dona al tuo servo, il Papa emerito Benedetto,


la grazia di servire ancora la Chiesa


con la sua preghiera, lo studio, la meditazione,


per donare ancora a noi, figli devoti della e nella Chiesa,


una bussola sicura nel cammino della nostra vita.


Maria, Madre della Chiesa e Regina della pace,


dona la pace al tuo servo Benedetto.


Fagli gustare la pace del tuo Figlio, la pace del Paradiso,


così da anticipare qui sulla terra


la grazia che viene dal cielo. 


Maria, Madre della Chiesa e Vergine potente,


ti affidiamo il tuo servo Benedetto.


Che il suo umile lavoro nella vigna del Signore


porti frutti abbondanti in questi giorni


e nell’avvenire della santa Chiesa di Dio.


Presenta al tuo Figlio e al Padre celeste


questi frutti copiosi di santità.


Maria, Madre della Chiesa e Regina degli apostoli,


quando terminerà questo ultimo tratto di strada,


concedi al tuo servo Benedetto


di godere sempre la beatitudine eterna del cielo


per lodare con gli angeli e i santi


il Signore Dio, Signore della Chiesa e della storia,


che vive e regna nei secoli dei secoli.


Amen.


 


Nomen omen breve storia dei 16 Papi col nome  Benedetto:


prima parteseconda parte  


 


NOTE


1) Benedetto XVI Omelia della Veglia Pasquale 11 aprile 2009


2) Via Crucis al Colosseo Venerdì Santo 2005 - Meditazioni del card. J. Ratzinger


3) Discorso e Benedizione Urbi et Orbi Benedetto XVI 19 aprile 2005


4) se volete sapere la verità di come andarono i fatti, cliccate qui


5) cliccare qui per avere sottomano tutto l'operato di Ratzinger su questa questione



Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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