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Esiste davvero il GIUDIZIO UNIVERSALE? saremo davvero giudicati? I NOVISSIMI

Last Update: 11/11/2017 9:49 AM
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7/22/2015 7:09 PM
 
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  Un sacerdote risponde

http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=4232 

L'uomo sarà sottoposto ad un doppio giudizio, particolare il primo (subito dopo la morte), universale il secondo (al ritorno di Gesù nella sua gloria)

Quesito

Stimato Padre Angelo,
potrebbe spiegare questo passo del credo: "e di nuovo verrà nella Gloria per giudicare i vivi e i morti e il suo regno non avrà fine". Se come spesso mi capita di leggere nel suo sito, dopo la morte saremo già giudicati, a quale venuta questa frase si riferisce? Giudica i corpi?
Pregherò anche per lei questa sera


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. noi sappiamo che Cristo tornerà alla fine del mondo.
Verrà rivestito della gloria della sua risurrezione e con l’onnipotenza che come uomo ha acquisito nel giorno della sua Ascensione e del suo stare alla destra del Padre.
Gesù stesso l’ha detto: “Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri” (Mt 25,31-33).
L’aveva detto anche parlando della fine del mondo: “Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte.
Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell'uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi angeli, con una grande tromba, ed essi raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all'altro dei cieli” (Mt 24, 29-31).

2. Lo ribadisce anche durante al processo davanti a Caifa: “Anzi io vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo” (Mt 26,64).

3. San Paolo fa riferimento a questo ritorno del Signore quando dice: “Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male” (2 Cor 5,10).
E dice anche che questo avverrà in un momento preciso: “Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore” (1 Ts 4, 16-17).

4. Al ritorno glorioso del Signore tutti gli uomini risorgeranno e gli compariranno davanti per il giudizio universale.
Qui cedo la parola al Catechismo Romano, che è il catechismo approntato per i parroci dopo il Concilio di Trento:
“La Scrittura ricorda due venute del Figlio di Dio: la prima, quando venne ad assumere la
natura umana per la nostra salvezza, facendosi uomo nel seno della Vergine; la seconda,
quando verrà, alla fine del mondo, a giudicare tutti gli uomini (CR 87).

5. “Questa seconda venuta è chiamata nella Scrittura il giorno del Signore.
Di essa san Paolo dice:
Come un ladro di notte, così verrà il giorno del Signore (1 Ts 5,2); e Gesù: Quanto a quel
giorno e a quell'ora, però, nessuno lo sa (Mt 24,36).
La verità di questo supremo giudizio
divino è affermata ancora da san Paolo: Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale
di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo, sia
in bene che in male (2 Cor 5,10).
Sono innumerevoli i passi biblici in cui Dio conferma questa verità. A questo proposito si
impone una riflessione: come dal principio del mondo in poi il desiderio degli uomini si volse
ardente e tenace al giorno in cui il Signore avrebbe rivestito l’umana carne per liberare
l'umanità, così dopo la morte e l'ascensione del Figlio di Dio dobbiamo volgerci con lo stesso
ardente desiderio a quel secondo giorno del Signore nel quale, secondo la nostra santa
speranza, avverrà la manifestazione della gloria del nostro grande Dio” (CR 88).

6. “Ogni uomo dovrà comparire due volte davanti al suo Signore a rendere conto di tutti i suoi
pensieri, di tutte le sue opere e parole e per sentirsi intimare la sentenza del Giudice divino.
La prima volta, subito dopo la morte. il giudizio particolare durante il quale l'uomo subirà da
Dio il severissimo esame di tutto ciò che avrà operato, detto e pensato nel corso della sua vita.
La seconda volta, per il giudizio universale.
In un giorno e in un luogo stabiliti da Dio tutti gli uomini saranno riuniti dinanzi al tribunale divino affinché, alla presenza degli uomini di tutti i secoli, ciascuno conosca ciò che è stato stabilito e giudicato per Lui.
La sentenza così pronunciata sarà per gli empi una porzione non minima delle loro pene e dei loro supplizi; i giusti invece trarranno da essa grande gaudio, poiché a tutti sarà manifesta quale fu la vita di ciascuno” (CR 89).

7. “Sono molte le ragioni per cui, oltre al giudizio particolare dei singoli, sarà fatto anche il giudizio universale.
Avviene infatti che spesso sopravvivano ai genitori dei figli imitatori delle loro virtù o vizi, o ai maestri dei discepoli assertori delle loro dottrine, dei loro esempi e dei loro ammaestramenti; orbene è necessario che il premio o le pene di questi morti siano aumentati. L'influenza delle parole e delle azioni, sia in bene sia in male, si estende infatti da una generazione all'altra sino alla fine del mondo. È quindi logico che di queste opere e di questi insegnamenti, sia buoni che cattivi, si faccia un bilancio completo nel giudizio universale, di fronte a tutti gli interessati.
In secondo luogo, poiché il buon nome dei giusti è spesso vilipeso e quello degli empi esaltato, la giustizia di Dio vuole che i buoni recuperino la stima ingiustamente estorta loro in vita. E ciò dinanzi a tutti.
Inoltre nella vita terrena gli uomini, buoni e cattivi, svolgono le loro attività per mezzo del corpo; ne segue che anche il corpo partecipa di una certa responsabilità, in quanto strumento di opere buone o cattive. È logico perciò che anch'esso sia chiamato a partecipare insieme con l'anima al premio o alla pena, e ciò avviene attraverso la risurrezione finale dei corpi e il conseguente giudizio universale.
In ultimo: è chiaro che in tutte le circostanze prospere o avverse della vita nulla avviene che non sia disposto dalla infinita sapienza e giustizia divina. È necessario quindi non solo comminare pene e stabilire premi per gli uomini secondo la condotta da essi tenuta nella vita terrena, ma anche applicarli in un giudizio pubblico e generale, affinché a tutti siano manifeste la giustizia e la provvidenza del Signore; pure a coloro che nella vita terrena si sono spesso lamentati ingiustamente di Dio, vedendo gli empi ricolmi di ricchezze e di onori” (CR 90). (…).
E il lamento di molti, quaggiù. È bene quindi che sia indetto un giudizio universale, perché gli uomini non continuino a imprecare contro Dio (…).
E la fede cristiana rammenta esplicitamente questo dogma, affinché esso sia conferma efficace della provvidenza e della giustizia divina per tutti coloro che sono portati a dubitarne.
E poi il pensiero del giudizio universale deve servire di conforto ai buoni e di terrore ai peccatori, di modo che la prospettiva del trionfo finale della divina giustizia non scoraggi i buoni nelle difficoltà e induca i peccatori a rinsavire per timore dell'eterno supplizio” (CR 90).

Ti ringrazio per la preghiera che hai fatto per me. Ti esorto a continuarla. Mi fai un grosso piacere. 
La ricambio di cuore e ti benedico. 
Padre Angelo








Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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  Il Satana dimenticato

Chi pensa più agli esorcisti? Parla Gabriele Amorth, dal 1986 in prima linea contro il Grande Nemico. “Su quel fronte purtroppo siamo rimasti in pochi”

di Paolo Rodari | 15 Febbraio 2012  

 
Un giorno padre Gabriele Amorth, l’anziano sacerdote paolino divenuto esorcista della diocesi di Roma nel 1986 per mandato firmato dal cardinale vicario di allora Ugo Poletti – da poco ha dato alle stampe “L’ultimo esorcista” (Edizioni Piemme, 266 pagine, 16,50 euro) –, viene ricevuto da un’eminenza importante della Santa Sede.

“Buon giorno eminenza, sono padre Gabriele Amorth. Sono un sacerdote paolino. Abito a Roma. Sono anche l’esorcista ufficiale della…”.
“So chi è lei. Ho sentito parlare di lei. Mi dica. Cosa vuole?”.
“Avrei bisogno di incontrarla”.
“Per quale motivo?”.
“Be’, vede, ho messo insieme un’associazione di esorcisti. Ci riuniamo a Roma per confrontarci e aiutarci. Sa, nel mondo siamo talmente pochi”.
“Senta. Adesso non ho tempo. Se vuole può venire a casa mia domani. Così mi dice quello che vuole. Saluti”.
Il cardinale chiude la telefonata piuttosto bruscamente. O almeno così pare a padre Amorth. Qualcosa gli dice che non gli sta simpatico. Il giorno dopo si fa annunciare in casa sua all’orario stabilito. Un pretino ossequioso entra in una stanza in fondo a un corridoio. Esce pochi istanti dopo senza guardare Amorth. Entra in un’altra stanza senza dire nulla.
“Avanti!”, urla una voce roca che Amorth intuisce provenire dalla stanza in fondo al corridoio. Entra. Sua eminenza è seduta su una poltrona. Davanti a sé ha un televisore acceso. In mano il telecomando. Gli fa cenno di sedersi su una poltrona. Quindi, una volta sedutosi, spegne la tv.
“Lei voleva vedermi. Dunque eccomi qua. Mi dica”.
“Ecco, eminenza. Ci tenevo a informarla del fatto che, in qualità di esorcista della diocesi di Roma, ho pensato di convocare un piccolo raduno di esorcisti. Siamo in pochi nel mondo e in pochissimi in Italia. Ho pensato che vederci ci avrebbe aiutato. E’ un mestiere difficile. Così sono venuto qui soltanto per informarla di questa iniziativa”.
“Ma deve informare Ruini – il cardinale Camillo Ruini è, nel momento in cui avviene questo colloquio, ancora il vescovo vicario per la diocesi di Roma, il successore di Poletti, ndr –, non me. Io dirigo un ufficio vaticano che sulla carta potrebbe avere competenza in materia ma soltanto sulla carta. Chi deve essere informato è Ruini”.
“Eminenza, Ruini è già informato. Gli ho scritto personalmente. Mi sembrava buona cosa avvisare anche lei…”.
“Sì, sì, per carità. Ha fatto bene. Ma tanto questa storia del diavolo…”.
“Come scusi?”.
“Sto dicendo, lei fa l’esorcista, ma lo sappiamo entrambi che Satana non esiste, no?”.
“Come sarebbe a dire ‘sappiamo che non esiste’”.
“Padre Amorth. Per favore. Lei lo sa meglio di me che è tutta superstizione. Non mi vorrà mica far credere che lei ci crede davvero?”.
“Eminenza, mi stupisce sentire queste parole da una personalità così importante come lei”.
“La stupisce? Ma come? Non mi dica che lei davvero ci crede!”.
“Io credo che Satana esiste”.
“Davvero? Io no. E spero che nessuno ci creda. Diffondere certe paure non è buona cosa”.
“Be’, eminenza, non deve dirlo a me. Anzi, se posso le suggerirei una cosa”.
“Mi dica pure”.
“Lei dovrebbe leggere un libro che forse può aiutarla”.
“Ah sì? Quale libro, padre Amorth?”.
“Lei dovrebbe leggere il Vangelo”.
Un silenzio glaciale cala nella stanza. Il cardinale guarda Amorth serio senza rispondere. Amorth lo incalza.
“Eminenza, è il Vangelo che parla del demonio. E’ il Vangelo che racconta di Gesù che scaccia i diavoli. Non solo, è il Vangelo che dice che tra i poteri che Gesù ha dato agli apostoli c’è quello di scacciare i demoni. Cosa vuole fare, buttare a mare il Vangelo?”.
“No, ma io…”.
“Eminenza, voglio essere franco con lei. La chiesa commette un grave peccato a non parlare più del demonio. Le conseguenze di questo atteggiamento sono gravissime. Cristo è venuto e ha combattuto la sua battaglia. Contro chi? Contro Satana. E l’ha vinto. Ma lui è ancora libero di tentare il mondo. Oggi. Adesso. E lei cosa fa? Mi dice che sono solo superstizioni? Anche il Vangelo allora è solo superstizione? Ma come può la chiesa spiegare il male senza parlare del demonio?”.
“Padre Amorth, Gesù scaccia i demoni è vero. Ma è solo un modo di dire per mettere in evidenza la potenza di Cristo! Il Vangelo è un’espressione continua di parabole. Sono tutte parabole. Gesù ha sempre insegnato per parabole”.
“Ma eminenza, quando Gesù vuole usare una parabola lo dice chiaramente. Il Vangelo dice: ‘Gesù riferì loro questa parabola’. Mentre il Vangelo distingue nettamente fatti storici realmente accaduti, le guarigioni, gli insegnamenti, i rimproveri, gli esorcismi distinguendo questi ultimi dalle guarigioni. Quando Gesù scaccia i demoni non si tratta di una parabola, ma di una realtà. Non ha combattuto un fantasma, ma una realtà, altrimenti si sarebbe trattato di una farsa. Tanti santi hanno combattuto col demonio, tanti santi sono stati tentati dal demonio, pensi ad esempio alle esperienze dei padri del deserto, tanti santi hanno operato esorcismi. Allora sarebbero stati tutti falsi, tutti nevrotici? Come si fa a non credere all’esistenza di Satana?”.
“Va bene, ma anche ammesso che fossero fatti reali, anche ammesso che Gesù davvero ha scacciato i demoni, resta il fatto che Gesù, con la sua risurrezione, ha vinto tutto, e quindi ha vinto anche il demonio”.
“Sì, è vero, ha vinto tutto. Ma questa vittoria si deve applicare e deve essere incarnata nella vita di ognuno di noi. Cristo ha vinto ma la sua vittoria per noi deve essere riaffermata giorno dopo giorno. La nostra condizione di uomini ce lo impone. L’azione del demonio non è stata completamente annullata. Il demonio non è stato distrutto. Il Vangelo dice che il demonio esiste e che ha tentato persino Cristo. Gesù ha dato le armi, le ha date anche a noi, per vincerlo. Il demonio può ancora tentarci, tutti possiamo essere tentati, come dimostra la preghiera contro il maligno che Gesù stesso ci ha insegnato, nel Padre nostro. Fino al Vaticano II al termine della messa si diceva la preghiera a san Michele Arcangelo, il piccolo esorcismo composto da papa Leone XIII e si leggeva il Prologo del Vangelo di san Giovanni proprio in chiave liberatoria”.
Sua eminenza non sa più che dire. Non parla e non reagisce. Amorth si alza, saluta e se ne va. E pensa: “Fino a qui siamo arrivati?”.

*  *  *

Non è facile parlare di esorcismi, possessioni malefiche, insomma di Satana. E’ un tema che anche la chiesa cattolica cerca sempre di prendere con le pinze. Non tutti credono nell’esistenza di Satana all’interno della chiesa, ma si tratta di una minoranza. La paura, legittima, è più che altro paura del sensazionalismo, di un tema delicato trattato spesso con caratteri troppo forti. Poi, certo, c’è il timore dell’ignoto, del male che diviene presenza, spirito esistente. Anche Amorth, quando il cardinale Poletti gli ha chiesto di diventare esorcista, ha avuto paura.
Dice: “Mi trovo nell’appartamento del cardinale Ugo Poletti, vescovo vicario di Roma. Come tutti sanno il vescovo di Roma è il Papa. Ma il Pontefice, dal sedicesimo secolo in poi, ne ha delegato il governo pastorale a un vicario. E’ l’11 giugno 1986. Poletti usa ricevere i preti senza fissare un appuntamento. Anche io, quel giorno, ho seguito la prassi. Mi sono presentato senza appuntamento. E sono stato immediatamente ricevuto. Non ho qualcosa di particolare da chiedere al mio vescovo, voglio soltanto scambiare con lui quattro chiacchiere. Spesso è di questo che i preti hanno bisogno. Poletti lo sa e non pretende mai che si debba avere una motivazione importante per bussare alla sua porta. Mi chiede del mio lavoro all’interno della Società San Paolo. Sono, infatti, un prete paolino, giurista, appassionato di mariologia, giornalista professionista e direttore del mensile Madre di Dio. Non so spiegare per quale motivo, ma a un certo punto la conversazione cade su padre Candido Amantini, e cioè su colui che da trentasei anni è l’esorcista ufficiale della diocesi di Roma.
‘Lei conosce padre Candido?’, mi chiede Poletti sorpreso. ‘Sì’, rispondo. ‘Mi sono avvicinato al luogo dove fa esorcismi, il Santuario della Scala Santa che si trova a pochi passi da qui, per curiosità. L’ho conosciuto e ogni tanto vado a trovarlo’.
Poletti è un cardinale capace di governare. E di decidere. Quando prende una decisione la mette subito per iscritto, con tanto di firma leggibile e timbro in calce al foglio. Rimango sorpreso quando, senza dare spiegazioni, apre un cassetto della scrivania, tira fuori un foglio con la carta intestata della diocesi e si mette a scrivere a mano. Scrive per un minuto. Poche righe vergate con inchiostro nero. Quindi tira fuori un timbro, un solo colpo secco in basso a destra. Non oso chiedere nulla. Un presentimento si affaccia alla mia mente ma subito lo scaccio in attesa che sia lui a parlare. ‘Benissimo’, dice il cardinale chiudendo il foglio in una busta che lascia aperta prima di porgermela. ‘Questa busta è per lei. Complimenti. So che farà bene’. Per qualche istante non so che dire. Mentre ricevo la busta mi viene in mente quello che sempre mi diceva il mio padre spirituale ai tempi del seminario. ‘Come si fa a sapere se si sta facendo la volontà di Dio? Solo se si obbedisce al proprio vescovo si è sicuri di essere sulla giusta strada’.
Decido di aprire la busta davanti al cardinale. Ne leggo il contenuto e vi trovo esattamente quanto avevo immaginato. Poche parole piuttosto eloquenti.
‘Roma, 11 giugno 1986
Io, il cardinale Ugo Poletti, arcivescovo vicario della città di Roma, con la presente nomino esorcista della diocesi padre Gabriele Amorth, religioso della Società San Paolo. Egli si affiancherà a padre Candido Amantini fino a quando sarà necessario.
In fede, card. Ugo Poletti, arcivescovo vicario di Roma’.
‘Eminenza, io…’.
‘Caro padre Gabriele, non occorre che dica nulla. Così ho deciso e così deve essere. La chiesa ha un disperato bisogno di esorcisti. Roma soprattutto. Ci sono troppe persone che soffrono perché possedute e nessuno è incaricato di liberarle. Padre Candido da tempo mi ha chiesto un aiuto. Io ho sempre tergiversato. Non sapevo chi mandargli. Quando lei mi ha detto che lo conosceva ho capito che non potevo indugiare oltre. Lei farà bene. Non abbia paura. Padre Candido è un maestro speciale. Saprà come aiutarla’.
Rimango senza parole. Il Vangelo lo conosco bene. So che il potere di scacciare i demoni Cristo l’ha dato agli apostoli e ai loro successori, i vescovi, i quali, a loro volta, possono delegarlo a dei semplici preti. So che la chiesa non può stare senza esorcisti, tante sono le persone possedute nel mondo. Ma, mi domando, sarò capace? E poi, perché io?
Esco dall’ufficio del cardinale Poletti con il foglio di nomina in mano e tante domande e qualche paura nella mente. Dopo pochi passi capisco che c’è una sola cosa sensata da fare. E la faccio subito. La basilica di San Giovanni in Laterano è la più antica e nobile di Roma. Una delle sue cappelle laterali ha sempre presente il Santissimo, il corpo di Cristo. Entro. M’inginocchio su una delle tante panche di legno. E qui faccio la mia richiesta al cielo, o meglio alla Madonna.
‘Madre di Dio, accetto questo incarico, ma tu proteggimi col tuo manto’. E’ una supplica semplice. Un giorno, parecchio tempo dopo aver fatto quella supplica, mi trovo a esorcizzare un posseduto. Attraverso la sua voce è Satana che mi parla. Mi sputa addosso insulti, bestemmie, accuse e minacce. Ma a un certo punto mi dice: ‘Prete, vattene. Lasciami stare’.
‘Vattene tu’, gli rispondo.
‘Ti prego, prete, vattene. Contro di te non posso fare nulla’.
‘Dimmi, nel nome di Cristo, perché non puoi fare nulla?’.
‘Perché tu sei troppo protetto dalla tua Signora. La tua Signora col suo manto ti circonda e io non posso raggiungerti’”.

*  *  *

Beninteso, a volte Satana ha raggiunto Amorth, almeno a parole. Così fu in occasione del suo primo esorcismo.
Lo racconta lo stesso Amorth: “L’Antonianum è un grande complesso situato a Roma in via Merulana, poco distante da piazza San Giovanni in Laterano. Lì, in una stanza poco accessibile ai più, faccio il mio primo grosso esorcismo. E’ il 21 febbraio 1987. Un frate francescano di origine croata, padre Massimiliano, ha chiesto aiuto a padre Candido per il caso di un contadino dell’agro romano che, secondo il suo parere, ha bisogno di essere esorcizzato. Padre Candido gli dice: ‘Non ho tempo. Ti mando padre Amorth’.
Entro nella stanza dell’Antonianum da solo. Sono arrivato con qualche minuto d’anticipo. Non so cosa aspettarmi. Il primo a entrare nella stanza è padre Massimiliano. Dietro di lui, un’esile figura. Un uomo di venticinque anni, magro. Si notano le sue umili origini. Si vede che tutti i giorni ha a che fare con un lavoro bellissimo ma anche molto duro. Le mani sono ossute e grinzose. Mani che lavorano la terra. Prima ancora che inizi a parlargli, entra una terza persona, inaspettata.
‘Lei chi è? chiedo.
‘Sono il traduttore’, dice.
‘Il traduttore?’.
Guardo padre Massimiliano e chiedo spiegazioni. So che ammettere nella stanza dove si svolge un esorcismo una persona non preparata può essere fatale. Satana durante un esorcismo attacca i presenti se impreparati. Padre Massimiliano mi rassicura: ‘Non gliel’hanno detto? Quando va in trance parla solo in inglese. Serve un traduttore. Altrimenti non sappiamo cosa vuole dirci. E’ una persona preparata. Non commetterà ingenuità’.
Indosso la stola, prendo in mano il breviario e il crocifisso. A portata di mano tengo l’acqua benedetta. Inizio a recitare l’esorcismo in latino. Il posseduto è una statua di sale. Non parla. Non reagisce. Rimane immobile seduto sulla sedia di legno dove l’ho fatto accomodare. Recito il salmo 53.
È a questo punto che, di colpo, il contadino alza la testa e mi fissa. E nello stesso istante esplode in un urlo rabbioso e spaventoso. Diventa rosso e inizia a urlare invettive in inglese. Rimane seduto. Non si avvicina a me. Sembra temermi. Ma insieme vuole spaventarmi.
‘Prete finiscila! Zitto, zitto, zitto!’.
E giù bestemmie, parolacce, minacce. Accelero col rituale. Il posseduto continua a urlare: ‘Zitto, zitto, stai zitto’. E sputa per terra e addosso me. E’ furioso. Sembra un leone pronto al grande balzo. E’ evidente che la sua preda sono io. Capisco che devo andare avanti. E arrivo fino al Praecipio tibi – Comando a te. Ricordo bene quanto mi aveva detto padre Candido le volte che mi aveva istruito sui trucchi da usare: ‘Ricordati sempre che il Praecipio tibi è spesso la preghiera risolutiva. Ricordati che è la preghiera più temuta dai demoni. Credo davvero sia la più efficace. Quando il gioco si fa duro, quando il demonio è furioso e sembra forte e inattaccabile, arriva in fretta lì. Ne trarrai giovamento nella battaglia. Vedrai quanto è efficace quella preghiera. Recitala a voce alta, con autorità. Buttala addosso al posseduto. Ne vedrai gli effetti’.
Il posseduto continua a urlare. Adesso il suo lamento è un ululato che sembra venire dalle viscere della terra. Insisto: ‘Esorcizzo te, immondissimo spirito…’. L’urlo diviene ululato. E diviene sempre più forte. Sembra infinito. Gli occhi gli vanno all’indietro. La testa penzola dietro lo schienale della sedia. L’urlo continua altissimo e spaventoso. Padre Massimiliano cerca di tenerlo fermo mentre il traduttore arretra spaventato di qualche passo. Gli faccio segno di indietreggiare ulteriormente. Satana si sta scatenando. Continuo con le preghiere: ‘Perché stai lì e resisti, mentre sai che Cristo Signore ha distrutto i tuoi disegni…’. Il demonio sembra non cedere. Ma il suo grido ora si attenua. Adesso mi guarda. Un po’ di bava gli esce dalla bocca. Lo incalzo. So che devo costringerlo a svelarsi, a dirmi il suo nome. Se mi dice il suo nome è segno che è quasi sconfitto. Svelandosi, infatti, lo costringo a giocare a carte scoperte.
‘E ora dimmi, spirito immondo, chi sei? Dimmi il tuo nome! Dimmi, nel nome di Gesù Cristo, il tuo nome!’. E’ la prima volta che faccio un grosso esorcismo e, dunque, è la prima volta che chiedo a un demonio di rivelarmi il suo nome. La sua risposta mi raggela. ‘I’m Lucifer’, dice con voce bassa e cadenzando lentamente tutte le sillabe. ‘Io sono Lucifero’”.

Leggi il blog di Paolo Rodari



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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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Dopo la morte. Inferno o Paradiso. Cosa ci attende.





Riccardo Maccioni martedì 25 ottobre 2016

Il documento «Ad resurgendum cum Christo» sulla cremazione ci fa riflettere sulla nostra vita dopo la morte. Dobbiamo avere paura. Ecco cosa dice il Catechismo.

Giudizio Universale alla Cappella Sistina di Michelangelo

Giudizio Universale alla Cappella Sistina di Michelangelo

Credo alla vita eterna. Il cattolico lo ripete ogni domenica durante la Messa. Ma sa esattamente cosa significa? E l’Inferno esiste davvero?

L’impressione è che si diano per scontati concetti, verità di fede, che in realtà non lo sono. Forse andare a rileggere il Catechismo può essere utile.

 

I novissimi

Nel linguaggio della Chiesa le realtà ultime, cioè quello che accadrà a ogni uomo alla fine della sua vita terrena, si chiamano "novissimi". Paradossalmente, pur riguardando ciascuno di noi, se ne parla poco. L’idea infatti che si possa morire, le domande ultime su chi siamo e dove andremo, sono escluse dal dibattito pubblico, quasi che ignorandole non ci riguardassero. Invece si tratta di concetti fondamentali, importantissimi, cui non a caso la Chiesa dedica molta attenzione.

Più nello specifico i "novissimi" sono quattro: morte, giudizio, Inferno, Paradiso.

 

Morte

Inutile dire che si tratta dell’ultimo atto, del culmine della nostra esistenza terrena. E che, per il credente in Gesù Cristo, apre
alla vita nuova, eterna. Mentre il corpo infatti, recita il Catechismo della Chiesa cattolica, cade nella corruzione, l’anima, che è immortale va incontro al giudizio divino in attesa «di ricongiungersi al corpo quando, al ritorno del Signore, risorgerà trasformato». Il cristiano infatti crede nella risurrezione della carne. Significa che anche i nostri corpi mortali riprenderanno vita, che lo stato finale e definitivo dell’uomo non riguarderà solo l’anima spirituale.

Non a caso Tertulliano dice: la carne è il cardine della salvezza. Capire però come avverrà la risurrezione va oltre la capacità di comprensione dell’uomo, non si riesce a immaginarla. La Chiesa però ci dice che la vita eterna sarà preceduta dal giudizio.


Il giudizio

Per capire come sarà la nostra vita eterna, basterebbe conoscere come abbiamo vissuto su questa terra. Saremo giudicati sull’amore, ripetono i padri della Chiesa. E con loro, lo ribadisce spesso anche papa Francesco. Di sicuro, a fare la differenza, sarà il comportamento che abbiamo tenuto in questa vita, alla luce di quanto indica il Vangelo. Una volta morti, comunque, andremo incontro al "giudizio particolare", una sorta di conseguenza diretta, di retribuzione immediata, per la nostra fede e le nostre opere. L’effetto sarà l’ingresso, diretto o dopo un periodo di purificazione, nella beatitudine del cielo, oppure, Dio non voglia, nella dannazione eterna. Ci sarà poi un "giudizio finale". Consisterà, come recita il Catechismo della Chiesa cattolica, nella sentenza che il Signore Gesù «ritornando come giudice dei vivi e dei morti» emetterà sui giusti e gli ingiusti riuniti davanti a Lui. 

Avverrà alla fine del mondo. E a quel punto, il corpo risuscitato si unirà, «parteciperà alla retribuzione» che l’anima ha avuto nel giudizio particolare. «Credo nella risurrezione della carne» si prega durante la Messa.




Il Paradiso

 

Il Paradiso alla biblioteca nazionale di Vienna di Daniel Gran

Il Paradiso, "il cielo", consiste nella beatitudine eterna, nello stato di felicità suprema e definitiva. Non tutti però la raggiungono allo stesso modo. C’è chi infatti ha bisogno di un passaggio attraverso il Purgatorio. Si tratta di coloro che, pur morendo nell’amicizia
con Dio e sicuri della salvezza, prima di stare al Suo cospetto, hanno bisogno di un periodo di preparazione, devono purificarsi. Molti mistici sottolineano come sia l’anima stessa, ritenendosi impura, a sentire la necessità di uno stop. Un tempo, che in qualche modo, anche da terra possiamo accelerare. 

Offrendo preghiere, soprattutto Messe, per le anime del Purgatorio, ma anche elemosine, o penitenze. Senza dimenticare naturalmente, come si può fare nell’Anno Santo della misericordia, di ottenere indulgenze per loro.

 

Diverso è invece il percorso di chi muore nella grazia di Dio e non ha bisogno di purificazione. Chi si trova in questa condizione
entrerà subito a far parte della Chiesa del cielo dove vedrà Dio «a faccia a faccia» vivendo in comunione d’amore con la Santissima Trinità e intercedendo per le anime ancora pellegrine sulla terra. 

 

L’Inferno

La mappa dell'inferno di Sandro Botticelli


 

Anche se in tanti, intellettuali e non solo, tendono a negarne l’esistenza, considerandolo un retaggio medioevale, l’Inferno è una
verità di fede. Si tratta della dannazione eterna, pena riservata a chi muore, per libera scelta in peccato mortale. Se proviamo a immaginarlo, il pensiero corre ai gironi della commedia dantesca, alla causa-effetto tra i comportamenti tenuti in vita e la "retribuzione" eterna. In realtà non sappiamo bene come sia. Di sicuro la condanna principale consiste nella separazione
eterna da Dio, nel quale «unicamente l’uomo ha la vita e la felicità, per le quali è stato creato e alle quali aspira». Ci hai fatti per Te o Signore e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te, prega sant’Agostino nelle Confessioni. Ma come si concilia l’Inferno con l’infinita bontà di Dio, con la sua eterna e sconfinata misericordia, ci si chiederà a questo punto.

La risposta è nello stile del Padre che, pur volendo che tutti abbiano modo di pentirsi, avendo creato l’uomo libero e responsabile, rispetta le sue decisioni. Detto in altro modo è l’uomo stesso che, in totale autonomia, si esclude dalla comunione con Dio e, persino all’atto finale della sua vita, persiste nel peccato mortale, rifiutando l’amore misericordioso di Dio.




I NOVISSIMI con Padre Stefano M. Manelli FI (1)

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Presentazione

Tra i lamenti profetici di San Pio da Pietrelcina, ben conosciuto era, ed è, il lamento da lui stesso ripetuto più volte con voce addolorata, nell’ultimo anno della sua vita: “Chi parla più del peccato?… Chi parla più della grazia?… Chi parla più dei Novissimi?…”

E’ proprio così, purtroppo. Sembra che ormai queste parole e questi temi (peccato, grazia, Novissimi) siano diventati completamente dei pericolosi “tabù” da allontanare e dimenticare. E in tal modo, molti argomenti di vita spirituale e morale vengono cancellati dai discorsi e dagli insegnamenti della Chiesa, con la rovina delle anime abbandonate e ridotte a povere cenerentole governate solo dall’ignoranza e dagli errori, in questo mondo che sta tutto “sotto il potere di Satana” (1Gv.5,19).

Forse, la tematica più vasta e fondamentale che è stata messa da parte è soprattutto quella dei Novissimi, con il suo insegnamento di base espresso dalla frase sintetica molto significativa: “Ricordati dei tuoi Novissimi e non peccherai in eterno” (cf Sir.7,36).

Parrebbe incredibile, ma se c’è un argomento che dovrebbe interessarci più di tutti, e più concretamente di ogni altro, dovrebbe essere appunto quello dei Novissimi, che costituiscono la conclusione della nostra vita terrena (la Morte) e l’inizio della nostra eternità infelice o beata (l’Inferno o il Paradiso). Non riflettere e non meditare sui nostri Novissimi significa, per noi, una follia tale che al termine della nostra esistenza potremmo trovarci tutti precipitati nell’orrore terrificante dell’Inferno eterno e di satana e di tutti i suoi angeli ribelli a Dio.

E’ da veri stolti dimenticare le parole di San Paolo che ci dice di “attendere alla vostra salvezza con timore e tremore…” (Fil.2,12). Come possiamo disinteressarci della cosa più importante che è l’assicurazione della nostra eternità nel Paradiso di Dio? Col nostro disinteresse nei riguardi dei Novissimi noi rischiamo la nostra dannazione nell’Inferno: non è forse da idioti e pazzi un disinteresse del genere?…

Eppure siamo arrivati a tanto, ormai, per cui il povero predicatore che si azzarda a ricordare i nostri Novissimi, viene accusato di essere un… povero antiquato. arretrato, stupido, terrorista, eretico… perché crede ancora che i Novissimi siano “verità di Fede”, ossia:

– MORTE quale separazione dell’anima dal corpo;

– GIUDIZIO DI DIO all’anima, subito dopo la morte;

– PURGATORIO per la purificazione delle colpe non espiate;

– INFERNO con la dannazione eterna;

– PARADISO con la beatitudine eterna.

Il presente libretto vuole essere un piccolo aiuto, invece, a quella salutare meditazione delle nostre supreme verità di Fede che ci sostengono nel concludere santamente la nostra vita terrena, tenendo presente appunto la massima fondamentale più salutare che resta sempre questa: “Ricordati dei tuoi Novissimi e non peccherai in eterno” (cf Sir.7,36).

La Madonna voglia assisterci con le Sue materne grazie nel meditare con frutto i Novissimi in ogni giorno del mese di novembre. (Padre Stefano Maria Manelli, FI)


0001-novissimi-morte-21° giorno

“In tutte le tue opere, ricordati dei Novissimi e non peccherai in eterno!” (cfSir.7,36). Questa massima del Siracide era molto cara a Sant’Agostino, e noi amiamo porla come pietra angolare (1Pt.2,7) per tutto il corso delle meditazioni e lo svolgimento delle riflessioni sui Novissimi durante l’intero mese di novembre, che è chiamato il Mese dei defunti e, più in particolare, il Mese delle Anime purganti, ossia delle anime defunte che si trovano in Purgatorio, in attesa di poter entrare nel Regno dei Cieli con l’aiuto dei nostri suffragi.

I quattro Novissimi sono questi: la Morte, il Giudizio, l’Inferno e il Paradiso. Si può senz’altro dire che essi sono le quattro colonne portanti del destino finale di ogni uomo. Nessun uomo, infatti, può evitare l’incontro con i quattro Novissimi al terminale della sua vita terrena.

… i Novissimi sono la verità più reale e la realtà più vera per ogni uomo…. e la Fede Cristiana, nostra maestra di vita, è la depositaria della verità dei quattro Novissimi che animano l’intero deposito della Rivelazione divina sia scritta (Sacra Scrittura), sia parlata e trasmessa (Tradizione, Magistero).

(…) A chi tocca la scelta dell’eternità nell’Inferno o nel Paradiso? Tocca soltanto all’uomo, ad ogni singolo uomo. Nessuno può essere sostituito in questa scelta finale, che è la più decisiva di ogni altra, una vera scelta eterna. La scelta, in effetti, si fa sulla terra, durante la vita. Alla fine ci sarà solo un rendiconto della vita di ciascuno per ottenere la sentenza inappellabile del Giudice Supremo, Dio. E’ con la scelta della mia vita svolta sulla terra… che preparo il Giudizio finale e inappellabile di Dio. Se, di fatto, scelgo di vivere in maniera meritevole dell’Inferno, meriterò l’Inferno…. Se invece scelgo di vivere in maniera degna del Paradiso, meriterò il Paradiso….

“Si muore come si vive”, dice una massima popolare. Ed è per questo che sant’Agostino può esortare, dicendo a tutti: “Vivi bene e muori bene!” (…) Si può capire già, a questo punto,che il destino eterno di ogni uomo è legato direttamente alla scelta dell’eternità che in concreto si vuole ottenere… (seguono le testimonianze di tre Santi che troverete nel tascabile che consigliamo tutti di richiedere qui)

La scelta di vivere santamente per andare in Paradiso – come hanno fatto tutti i Santi – è l’unica scelta che fa capire i Novissimi non con paura o terrore – come succede a noi che non siamo santi – ma con serenità, perché è proprio meditando sui Novissimi che si impara ad evitare ogni peccato, vivendo santamente per ottenere il Paradiso.


2° giorno

“Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?”(Mt.16,26). Queste parole di Gesù scolpiscono luminosamente l’interesse supremo che deve avere ogni uomo sulla terra. Quel che realmente conto per l’uomo, infatti, è salvarsi per l’eternità…. (..) Possibile che sia difficile rendersi conto dell’importanza primaria di questa verità?

(..) Rovinata e perduta la propria anima, infatti: “cosa – ammonisce Gesù – un uomo potrà dare in cambio della propria vita?” (Mt.16,26). Eppure, non si è forse in tanti a vivere così, da veri insensati? (..) In effetti la salvezza dell’anima sta nelle mani di ogni uomo. Se voglio, mi salvo. Se non voglio, non mi salvo e nessuno mi potrà salvare.

Se voglio salvarmi debbo usare i mezzi necessari alla salvezza, ossia la preghiera, la penitenza, i Sacramenti, le buone opere… Se non voglio salvarmi, trascuro i mezzi della salvezza e cerco di vivere nella strada “larga e comoda” del mondo, che “conduce alla perdizione” (Mt.7,13) con tutti i suoi vizi e scandali.

Se poi ci sono coloro che presumono di potersi assicurarsi da se stessi la salvezza, sarebbe ricordare a questi tali il Catechismo della Chiesa Cattolica che afferma con grande chiarezza: “Coloro che presumono di non aver bisogno di salvezza, sono ciechi sul proprio conto…”(n.588).

(..) Apriamo gli occhi e facciamoli aprire anche agli altri. “Il tempo è breve” (1Cor.7,29), ci ricorda San Paolo. Non possiamo sciuparlo…. nella vita non può esserci ammonimento più grande di questo: salvarsi l’anima! (seguono gli esempi di alcuni santi)

Se vogliamo far contenta la Madonna…. promettiamole di impegnarci a pensare alla salvezza della nostra anima, legandoci alla preghiera giornaliera del Santo Rosario così da meritare l’accoglienza di Lei nell’Aldilà, per vivere con Lei nel Paradiso dell’amore infinito di Dio.

-------------

“Beati i morti che muoiono nel Signore” (Ap.14,13); “Per me il morire è un guadagno”(Fil.1,21) esclamava San Paolo…. Appartiene ad ognuno di noi credenti il mistero della morte e la Chiesa lo presenta nella sua realtà di Fese, secondo il disegno di Dio per noi. (..) Con poche e misurate parole, il Catechismo di San Pio X illumina ancora insegnando testualmente che, fino al Giudizio universale, con la morte, per l’anima separata dal corpo: “la vista di Dio sarà la vera vita e la felicità dell’anima, mentre la privazione di Lui sarà la massima infelicità e come una morte eterna…”

Nel più recente Catechismo della Chiesa, giustamente, si accenna anche alla morte quale “salario del peccato” e “per coloro che muoiono nella grazia di Cristo è una partecipazione alla morte del Signore, per poter partecipare anche alla sua Risurrezione” (n.1006) e per questo: “il cristiano che muore in Cristo Gesù va in esilio dal corpo per abitare presso il Signore…” (n.1005).

Gli elementi costitutivi della nostra morte, quindi, sono: il termine della vita terrena; la separazione dell’anima dal corpo; il Giudizio particolare di Dio; l’entrata dell’anima nella Vita eterna o all’Inferno o in Paradiso….

Una figlia spirituale di San Padre Pio, un giorno gli rivolse queste parole: “Padre, ho tanto paura della morte!”… Il santo confessore stigmatizzato le rispose: “Chiediamo al Signore che ci mandi la morte quando siamo in grazia di Dio, assistiti da Lui, da Sua Madre e da San Giuseppe, dopo aver fatto il Purgatorio qui…” Una risposta magistrale e paterna che ci vuole insegnare più cose:

– mandarci la morte quando siamo in grazia di Dio è fondamentale, perché morire in peccato mortale significa precipitare direttamente all’Inferno;

– farci assistere da Lui, da Sua Madre e da San Giuseppe, nessun’altra assistenza potrebbe essere più preziosa….;

– chiamarci dopo aver fatto il Purgatorio qui è importantissimo proprio per noi, paurosi della sofferenza, così attenti ad evitare ogni sacrificio senza renderci conto che le sofferenze su questa terra sono “carezze” rispetto alle sofferenze del Purgatorio… e se noi sappiamo soffrire e offrire le sofferenze su questa terra, il Signore le fa valere al posto di quelle del Purgatorio (che sono tutt’altro che carezze!).


   il resto lo potrete leggere qui

 




[Edited by Caterina63 11/6/2016 10:19 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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11/11/2017 9:49 AM
 
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  • IL MESE DI NOVEMBRE
Pregare per i defunti. Per loro e quindi per noi

Una messa di suffragio per i defunti secondo la forma straordinaria

Caro Direttore,

Il mese di novembre è tradizionalmente dedicato alla preghiera per i fedeli defunti.

Oggi la fede è sempre più debole, e di conseguenza anche questa tradizione sta scomparendo. Anche da parte dei sacerdoti ci si limita all'invito di “ricordare“ i propri cari defunti, e si dimentica la cosa più importante: l'invito alla preghiera di suffragio per loro, e più in generale, per le anime del Purgatorio, affinché purifichino le proprie colpe, e una volta purificati, entro nella beatitudine eterna del Paradiso.

Del resto, nel corso dei funerali, anche quando non si giunge a fare un panegirico del defunto, spesso i celebranti assicurano che egli è ormai in Cielo, nella pienezza dell'amore di Dio. Insomma, tutto fuorché un invito a offrire preghiere e sacrifici per il defunto stesso, che non necessariamente è già in Paradiso.

Del Purgatorio non si parla più, eppure è un dogma della nostra fede, e se vogliamo dare fede alla testimonianza dei santi che hanno avuto l'esperienza mistica di questo luogo di purificazione (tra gli altri san Pio da Pietrelcina), e ai messaggi della Vergine Maria nei vari luoghi di apparizioni, molto difficilmente si evita di andarci, ed è un luogo dove le sofferenze spirituali derivanti dal on essere ancora pienamente nella beatitudine di Dio sono estremamente dolorose.

E' un circolo vizioso: la mancanza di fede nell'esistenza del Purgatorio porta i fedeli a non pregare per i defunti, e la mancata preghiera per i defunti peggiora la nostra condizione sulla terra, sia spirituale sia materiale.

Le anime del Purgatorio non possono pregare per loro stesse, tuttavia possono pregare per noi, e il loro potere di intercessione presso Dio è molto forte.

A questo proposito mi permetto di offrire a Lei e ai Suoi lettori una testimonianza che dimostra in modo inequivocabile quanto sia di aiuto alla nostra vita pregare le anime del Purgatorio. Verso la fine degli anni settanta avevo una vicina di casa cattolica praticante, con due figli piccoli, ma sposata con il marito solo civilmente. Ovviamente non poteva fare la Comunione, e ne soffriva molto.

Il marito era vedovo, quindi, se lo avesse voluto, avrebbe potuto sposarsi in chiesa con la seconda moglie, tuttavia non voleva.

Un giorno la vicina andò in chiesa a pregare ed ebbe un'ispirazione: lasciò l'intero suo stipendio mensile, appena incassato (allora lo stipendio veniva ritirato in contanti presso il datore di lavoro) facendo celebrare Sante Messe di suffragio per l'anima della prima moglie defunta del marito. Dopo qualche tempo, suo marito si convinse e sposò la seconda moglie in chiesa.

Cos'era successo? Con tutta probabilità, la prima moglie, andando in Paradiso grazie alle Sante Messe celebrate in suo suffragio, aveva ispirato il marito a non vivere più nel peccato e a sposare la seconda moglie anche in chiesa.

Questo è un fatto vero del quale sono stato direttamente testimone, ed è un segno di quanto sia importante fare celebrare Messe e pregare in suffragio di defunti, la loro gratitudine per questo nostro gesto di carità e di amore verso di loro si manifesta in una potente intercessione presso Dio per le nostre necessità spirituali e materiali. Molti problemi nelle nostre famiglie si risolverebbero se aiutassimo di più le anime dei nostri cari, e più in generale quelle defunti più bisognosi del Purgatorio, a terminare la loro purificazione e ad andare in Paradiso.

In questo tempo in cui la confusione e il marasma nella Chiesa hanno toccato livelli raramente visti nel passato, è di capitale importanza pregare e fare celebrare Messe di suffragio per le anime dei sacerdoti che ancora si trovano nel Purgatorio.

Poco si prega per i defunti, ancora meno si prega per i sacerdoti che hanno lasciato questo mondo. Salendo verso il Paradiso, o entrando in esso, i sacerdoti che ancora purificano le loro colpe pregheranno per noi e per la Chiesa intera, e aiuteranno le autorità ecclesiastiche a prendere le decisioni giuste per il bene delle anime.

Facendo celebrare Messe per i defunti, è necessario tuttavia fare attenzione a che le nostre intenzioni siano le uniche intenzioni di quella celebrazione, e non siano inserite nelle cosiddette “Messe collettive“, Messe cioè con molte intenzioni (a una Messa cui ho partecipato recentemente ho contato perfino sedici intenzioni). Questo delle Messe collettive è un abuso, per giunta piuttosto grave, poiché potrebbe sconfinare nel peccato di simonia.

Mi permetto quindi di invitare tutti i fedeli a pregare e fare celebrare Sante Messe per le anime del Purgatorio, specialmente per quelle di sacerdoti. Ottima cosa è, ad esempio, fare celebrare trenta Messe gregoriane, che danno una spinta decisiva a che l’anima vada in Cielo, ma anche una sola Messa ha un valore infinito.

Se preghiamo e facciamo sacrifici per loro, le anime del Purgatorio ci aiuteranno nei momenti difficili della nostra vita, della società e della Chiesa di oggi.


     

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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