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Se avete desiderio di capire che cosa insegna la Bibbia che il Magistero della Santa Chiesa, con il Sommo Pontefice ci insegna, questo Gruppo fa per voi. Non siamo "esperti" del settore, ma siamo Laici impegnati nella Chiesa che qui si sono incontrati da diverse parti d'Italia per essere testimoni anche nella rete della Verità che tentiamo di vivere nel quotidiano, come lo stesso amato Giovanni Paolo II suggeriva.
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HUMANAE SALUTIS Indizione del Concilio Vaticano II

Last Update: 8/18/2015 5:18 PM
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COSTITUZIONE APOSTOLICA 
HUMANAE SALUTIS

DEL SOMMO PONTEFICE 
GIOVANNI XXIII
INDIZIONE DEL SS. CONCILIO ECUMENICO 
VATICANO II

 

 

1. Il Redentore dell’umana salvezza, Cristo Gesù, che prima di salire al cielo aveva dato agli Apostoli, da lui scelti, il comando di portare la luce del Vangelo a tutte le genti, per infondere prestigio e solidità al compito loro affidato promise benignamente: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo" (Mt 28,20).

2. Tale gioiosa assistenza di Cristo, se non è mai mancata, viva ed operante, nella santa Chiesa, è stata evidente soprattutto quando la compagine e la comunità umana erano sconvolte dalle più furiose tempeste. In queste evenienze la Sposa di Cristo si è presentata con evidenza maestra di verità e dispensatrice di salvezza, ed ha dimostrato di fronte a tutti di quanta potenza fossero la carità, le pie preghiere recitate, le avversità e le tribolazioni sopportate con la grazia di Dio; queste sono le sue armi spirituali e sicuramente invincibili, perché la ha usate il suo divin Fondatore, che in un’ora solenne della sua vita dichiarò: "Abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!" (Gv 16, 33).

3. In questo nostro tempo la Chiesa vede la comunità umana gravemente turbata aspirare ad un totale rinnovamento. E mentre l’umanità si avvia verso un nuovo ordine di cose, compiti vastissimi sovrastano la Chiesa, come sappiamo avvenuto in ogni più tragica situazione. Questo si richiede ora alla Chiesa: di immettere l’energia perenne, vivificante, divina del Vangelo nelle vene di quella che è oggi la comunità umana, che si esalta delle sue conquiste nel campo della tecnica e delle scienze, ma subisce le conseguenze di un ordine temporale che taluni hanno tentato di riorganizzare prescindendo da Dio. Per cui constatiamo che gli uomini del nostro tempo non sono progrediti nei beni dell’animo di pari passo come nei beni materiali. Ne consegue che essi ricercano più negligentemente i valori che non vengono meno; che, al contrario, aspirano ordinariamente ai molteplici piaceri del mondo che il progresso tecnico offre con tanta facilità, e che - ciò che va considerato nuovo e temibile - si è formata ed ha raggiunto molti popoli una corrente di persone, agguerrita come un esercito, che negano l’esistenza di Dio.

4. Queste dolorose cause di ansietà si configurano alla nostra considerazione come un motivo per richiamare la necessità di vigilare e rendere ognuno cosciente dei suoi doveri. Sappiamo che la visione di questi mali deprime talmente gli animi di alcuni al punto che non scorgono altro che tenebre, dalle quali pensano che il mondo sia interamente avvolto. Noi invece amiamo riaffermare la Nostra incrollabile fiducia nel divin Salvatore del genere umano, che non ha affatto abbandonato i mortali da lui redenti. Anzi, seguendo gli ammonimenti di Cristo Signore che ci esorta ad interpretare "i segni dei tempi" (Mt 16,3), fra tanta tenebrosa caligine scorgiamo indizi non pochi che sembrano offrire auspici di un’epoca migliore per la Chiesa e per l’umanità. Infatti sia le guerre micidiali che si sono susseguite nei nostri tempi, sia le luttuose rovine degli animi che molte ideologie hanno ripetutamente generato, sia le gravi atrocità degli eventi che gli uomini hanno troppo a lungo sperimentato, non sono rimasti senza una certa voce ammonitrice. Perfino i progressi della tecnica, con i quali è stata data all’uomo la possibilità di creare ordigni spaventosi per l’autodistruzione, hanno ingenerato angoscia e pericolo non indifferenti; il che fa sì che al presente gli uomini siano preoccupati, siano più facilmente consapevoli che le loro facoltà sono limitate, desiderino la pace, valutino l’importanza dei beni che riguardano l’animo, ed infine accelerino quella strutturazione della vita sociale che la comunità umana, pur con passi incerti, si deve dire che ha già intrapreso; processo che spinge sempre più i singoli individui, le diverse classi sociali ed anche le Nazioni a collaborare amichevolmente tra di loro e ad integrarsi e perfezionarsi con l’aiuto reciproco. Questo senza dubbio permette al massimo di esercitare più facilmente e più rapidamente l’azione apostolica della Chiesa, poiché molte persone, che finora non avevano considerato la sua eccelsa missione, oggi, largamente ammaestrate dall’esperienza, sembrano essere più disponibili a tener conto delle indicazioni della Chiesa.

5Quanto alla Chiesa, essa non è rimasta inerte di fronte alle vicissitudini dei popoli, al progresso delle scienze e delle tecniche, alle mutate condizioni della società, ma ha seguito tutto questo con vigile attenzione; si è posta con tutte le forze contro le ideologie di coloro che riducono tutto a materia o tentano di sovvertire i fondamenti della fede cattolica; ha attinto infine dal suo seno rigogliose energie che incitano al sacro apostolato, alla pietà, ad intervenire fattivamente in tutti i campi dell’attività umana; e questo anzitutto con l’opera del sacro clero, che con la dottrina e la virtù ha dimostrato di essere all’altezza di adempiere i suoi compiti, e poi con l’azione di laici che si sono resi sempre più consapevoli delle responsabilità loro affidate nella Chiesa, e in modo particolare del dovere, dal quale ognuno è vincolato, di impegnarsi nel collaborare con la gerarchia ecclesiastica. A ciò si aggiunge che l’ingente entità delle sofferenze dalle quali oggi sono afflitte molte comunità cristiane fa sì che una moltitudine ammirevole di Pastori, sacerdoti e laici subiscano persecuzioni di ogni genere per l’irriducibile costanza nella fede cattolica, ed offrano tali esempi di questa fortezza cristiana da poter essere a buon diritto paragonati a quelli che sono riportati a caratteri d’oro tra le glorie della Chiesa. Cosicché, se vediamo profondamente cambiato l’aspetto della società umana, anche la Chiesa cattolica si presenta ai nostri occhi ampiamente mutata e rivestita di una forma più perfetta: dotata cioè di una più robusta compattezza nell’unità, potenziata dal supporto di una più feconda dottrina, più bellamente fulgida per splendore di santità, sicché essa appare del tutto pronta a combattere le sante battaglie della fede.

6. Contemplando questo duplice spettacolo, cioè da una parte una comunità di uomini travagliata da un’estrema povertà di valori dell’animo e dall’altra la Chiesa di Cristo fiorente per rigoglio di vitalità, Noi, fin da quando abbiamo iniziato il supremo Pontificato - al cui fastigio siamo stati innalzati, sebbene indegni per meriti, per benignissima decisione della provvidenza di Dio - abbiamo reputato nostro impellente dovere di rivolgere il pensiero, riunendo le forze di tutti i Nostri figli, a fare in modo che la Chiesa si dimostrasse sempre più idonea a risolvere i problemi degli uomini contemporanei. Per questo motivo, come obbedendo ad una voce interiore e suggerita da una ispirazione venuta dall’alto, abbiamo giudicato essere ormai maturi i tempi per offrire alla Chiesa cattolica e a tutta la comunità umana un nuovo Concilio Ecumenico che continuasse la serie dei venti grandi Concili, che hanno ottimamente contribuito nel corso dei secoli all’incremento della grazia celeste negli animi dei fedeli e al progresso del cristianesimo. E sia la diffusa gioia con la quale è stato accolto in tutto il mondo l’annuncio di questo progetto; sia le imploranti preghiere rivolte poi a Dio, che a gara la Chiesa intera non ha cessato di innalzare per questo motivo; sia il fervoroso impegno posto nella preparazione del Concilio, che soprattutto rinsalda la nostra aspettativa; sia infine il vivo interessamento o almeno l’attesa, ridondante di rispetto, con cui seguono questo Concilio quei cristiani che sono separati dalla Chiesa Romana e perfino i non insigniti del titolo di cristiano; tutto questo, diciamo, dimostra nella maniera più chiara come non siano sfuggite a nessuno l’eccezionale importanza e grandiosità di tale avvenimento.

7Il prossimo Concilio dunque si celebra felicemente in un momento in cui la Chiesa avverte più vivo il desiderio di irrobustire la sua fede con forze nuove e di rimirarsi nella stupenda immagine della propria unità; come pure sente più pressantemente di essere vincolata dal dovere non solo di rendere più efficace la sua salutare energia e promuovere la santità dei suoi figli, ma anche di portare incremento alla diffusione della verità cristiana e al miglioramento delle sue strutture. Sarà questa una dimostrazione che la madre Chiesa è sempre vitale e gode di una perpetua giovinezza e che è sempre presente negli eventi umani, e che nel succedersi dei secoli si adorna di nuova bellezza, irradia nuovi fulgori, riporta nuove vittorie, pur restando sempre la stessa e conforme a quell’immagine a cui volle fosse configurata il suo divino Sposo, cioè Cristo Gesù, che l’ama e la protegge.

8In un tempo nel quale vediamo farsi più frequenti in diverse parti del mondo gli sforzi di molti che con animo generoso tendono ad ottenere che sia instaurata tra tutti i cristiani quell’unità visibile che corrisponda degnamente ai desideri del Divin Salvatore, è pienamente consentaneo che il Concilio che sarà celebrato illustri più chiaramente quei punti della dottrina e presenti quegli esempi di fraterna carità dai quali, se rispettati, i cristiani separati da questa Sede Apostolica saranno spinti più vivamente a tale unità, e quasi si aprirà ad essi la strada per raggiungerla.

9. Quanto all’intera comunità umana, infine, che i pericoli di disastrosi conflitti mantengono costantemente insicura, turbata, ansiosa, il prossimo Concilio Ecumenico offrirà autorevolmente a tutti gli uomini di buona volontà l’opportunità di avviare pensieri e propositi di pace. E soprattutto i valori che fanno parte dell’animo e dell’ordine soprannaturale, come anche l’intelligenza e la coscienza degli uomini, che devono prendere luce e guida da Dio, Creatore e Redentore del genere umano, possono e devono dar vita ad una pace degna di tal nome.

10Però questi frutti, che attendiamo così ardentemente dal Concilio Ecumenico e dei quali abbiamo parlato spesso e volentieri, presuppongono che nel prepararlo si dia ampio spazio alle consultazioni, allo studio, al lavoro. Per questo sono proposti problemi concernenti sia la dottrina della fede che la pratica della vita; e sono proposti perché le istituzioni e i precetti cristiani corrispondano esattamente alle svariate situazioni della vita, e ridondino a vantaggio del corpo mistico di Cristo e alla sua sacra missione, che rientra nell’ordine soprannaturale. Tutto ciò tocca le Divine Scritture, la sacra Tradizione, i sacramenti e le preghiere della Chiesa, la disciplina morale, le opere con cui viene esercitata la carità e si provvede ai poveri, l’apostolato dei laici, le iniziative missionarie.

11. L’ordine soprannaturale deve però influire al massimo sull’altro ordine, ristretto entro i limiti del tempo, che purtroppo tante volte è il solo che assorbe le cure degli uomini e le loro ansiose preoccupazioni. Difatti anche nel campo degli affari temporali la Chiesa si è imposta come "Madre e Maestra", per usare le parole di cui fece uso il Nostro antecessore Innocenzo III, di felice memoria, mentre si svolgeva il Concilio Ecumenico Laterano IV. Sebbene la Chiesa non tenda primariamente ad una finalità terrena, tuttavia nel suo cammino non può estraniarsi da quei problemi che riguardano i beni temporali, né trascurare le difficoltà che ne nascono. Sa benissimo quanto giovino alle anime immortali quegli aiuti e quei soccorsi che sono atti a rendere più umana la vita dei singoli individui, della cui salvezza eterna bisogna aver cura. Essa sa che, illuminando gli uomini della luce di Cristo, è loro utile per conoscersi a fondo. Infatti li guida a capire che cosa essi sono, per quale dignità eccellano, quale fine debbano perseguire. Ne consegue che in questi tempi la Chiesa è presente, di diritto e di fatto, negli organismi internazionali, e da essa viene elaborata un’accurata dottrina sociale che tratta delle famiglie, delle scuole, dell’occupazione, della comunità e della solidarietà degli uomini, nonché di tutte le questioni similari; per effetto di tale insegnamento la Chiesa ha conseguito un livello così elevato di dignità che la sua voce incisiva gode di somma autorità tra tutti i periti, come interprete e propugnatrice dell’ordine morale e portavoce dei diritti e dei doveri sia degli individui che della comunità.

12. Perciò confidiamo che quello che sarà deliberato nel Concilio Ecumenico sarà di tale efficacia che non soltanto illuminerà di sapienza cristiana e fortificherà di fervorosa energia l’intimo degli animi, ma anche pervaderà l’insieme delle attività umane.

13Avevamo dato il primo annunzio della celebrazione del Concilio Ecumenico il 25 gennaio 1959. Facendo questo, sembrò che con animo e mani trepidanti gettassimo una sorta di piccolo seme. Sorretti dall’aiuto divino, abbiamo poi affrontato il vasto e gravoso lavoro che la sua realizzazione richiedeva. Da quel giorno sono trascorsi quasi tre anni, durante i quali abbiamo visto quel minuscolo seme svilupparsi sotto il soffio della grazia celeste in un albero gigantesco. Nel considerare il lungo e faticoso cammino percorso, eleviamo i più grandi ringraziamenti a Dio, che con larghezza Ci ha elargito l’aiuto affinché tutto si svolgesse in modo conveniente, adeguato e concorde.

14. Prima di determinare gli argomenti da trattare nel Concilio, abbiamo anzitutto chiesto il parere prudente e sapiente dei Padri Cardinali, dei Vescovi di tutto il mondo, dei Sacri Dicasteri della Curia Romana, dei Superiori Generali degli Ordini e delle Congregazioni Religiose, delle Università cattoliche e delle Facoltà ecclesiastiche. Un anno intero è stato dedicato a queste consultazioni, di importanza fondamentale, dalle quali appare chiaramente su quali argomenti devono vertere le discussioni.

15. Per preparare il Concilio abbiamo allora istituito diversi organismi, ai quali abbiamo affidato l’arduo incarico di proporre gli schemi di quei decreti attinenti alla dottrina e alla morale, tra i quali Noi avremmo scelto quelli che avrebbero dovuto essere sottoposti all’assemblea generale del Concilio.

16. Ricolmi di grande gioia possiamo finalmente comunicarvi che questi lavori, alacremente eseguiti, ai quali hanno dato un contributo solidale e prezioso Cardinali, Vescovi, Prelati, Teologi, esperti in diritto canonico, competenti e periti di tutto il mondo, volge ormai al termine.

17Confidando quindi nell’aiuto del divin Redentore, che è principio e fine di tutte le cose, e nell’intercessione della beatissima Vergine Maria, sua augusta Madre, e di San Giuseppe, alla cui protezione abbiamo affidato fin dall’inizio questo importantissimo evento, riteniamo giunto il momento di convocare il secondo Concilio Ecumenico Vaticano.

18. Pertanto, dopo aver sentito su questo punto i pareri dei Cardinali di S. R. C., con l’autorità del Signore Nostro Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, annunziamo, indiciamo e convochiamo per il prossimo anno 1962 il Sacro Concilio Ecumenico ed universale Vaticano II, che sarà degnamente celebrato nella Patriarcale Basilica Vaticana, in giorni che Dio provvidentissimo concederà di stabilire.

19. Vogliamo di conseguenza e ordiniamo che al Concilio Ecumenico da Noi indetto partecipino i Diletti Figli Nostri Cardinali di S. R. C., i Venerabili fratelli Patriarchi, i Primati, gli Arcivescovi e i Vescovi, sia residenziali sia titolari, e inoltre tutti gli ecclesiastici che per diritto devono intervenire al Concilio Ecumenico.

20. Chiediamo infine ad ogni fedele e a tutto il popolo cristiano di dedicare ogni attenzione al Concilio e rivolgere a Dio Onnipotente fervide preghiere, perché accompagni benignamente una così grande iniziativa ormai imminente, e, sostenendola con la forza della sua potenza, le conceda di svolgersi con decorosa dignità. Queste preghiere comuni fluiscano senza sosta dalla fede come da una fonte viva; le affianchi la volontaria mortificazione del corpo, affinché siano più accette a Dio e della massima efficacia; le avvalori anche un generoso sforzo di vita cristiana, dalla quale si possa arguire che tutti siano fin d’ora disponibili ad applicare gli insegnamenti e i decreti che verranno emanati più avanti dal Concilio.

21. Con queste Nostre esortazioni intendiamo interpellare i figli amatissimi dell’uno e dell’altro clero di ogni nazionalità e tutti i fedeli di qualsiasi categoria. Ma in modo particolare sollecitiamo sia i bambini, la cui innocenza e le cui preghiere a nessuno sfugge quanto valgano presso Dio, sia gli ammalati e i sofferenti, persuasi che i loro dolori e la loro vita, assai simile ad una immolazione, in virtù della Croce di Cristo si tramutano in una valida supplica, in salvezza, in fonte di vita più santa per la Chiesa intera.

22. Finalmente, chiediamo vivamente a tutti i cristiani che dissentono dalla Chiesa cattolica di supplicare Dio, perché il Concilio tornerà anche a loro vantaggio. Noi non ignoriamo affatto che parecchi di questi figli sono presi dal desiderio di unità e di pace, secondo l’insegnamento di Cristo e secondo la preghiera da lui rivolta al Padre celeste; né ci sfugge non solo che la notizia dell’annuncio del Concilio è stato accolta da essi con grande gioia, ma anche che non pochi di essi hanno promesso che avrebbero pregato Dio perché tutto proceda regolarmente e felicemente, e nutrono la lieta speranza di poter mandare rappresentanti delle loro Comunità che li possano informare di ciò che viene trattato nel Concilio. Tutto questo Ci ha arrecato grande consolazione e speranza; anzi, da tempo abbiamo istituito uno speciale Organismo, detto Segretariato, perché queste trattative siano condotte più agevolmente e speditamente.

23Oh, se si ripetesse nella famiglia cristiana di questi giorni quello che sappiamo essere avvenuto a Gerusalemme tra gli Apostoli, dopo l’ascensione di Cristo al cielo, quando tutta la Chiesa, nata da poco, in assoluta concordia di animi si unì a Pietro, Pastore degli agnelli e delle pecore, e pregò con lui e per lui! E si degni l’adorabile Spirito di Dio, accondiscendendo alle aspettative di tutti, di accogliere questa supplica, che ogni giorno gli viene rivolta da ogni parte della terra: "Rinnova in questa nostra epoca i tuoi prodigi, quasi come con una nuova Pentecoste, e concedi alla Santa Chiesa che, perseverando concordemente e assiduamente con Maria, la Madre di Gesù, e guidata da San Pietro, estenda il regno del divin Salvatore, regno di verità e di giustizia, regno di amore e di pace. Amen" (1).

24. Vogliamo che la presente Costituzione conservi la sua efficacia ora ed in futuro; così che quanto con essa è stato decretato venga scrupolosamente osservato da coloro ai quali spetta, e conservi così il suo valore. Nessuna prescrizione contraria, di qualsiasi genere, potrà opporsi all’efficacia di questa Costituzione, poiché con la medesima Costituzione deroghiamo a tutte le altre. Perciò se qualcuno, rivestito di qualunque autorità, sia coscientemente che per ignoranza, avrà agito contro quanto Noi abbiamo decretato, comandiamo che ciò sia considerato nullo e senza valore. Inoltre a nessuno sia lecito vanificare o alterare questi documenti della Nostra volontà o di questa Costituzione; anzi, gli esemplari ed estratti, sia stampati che manoscritti, che portino il sigillo di una persona costituita in dignità ecclesiastica e controfirmati da un notaio riconosciuto, avranno in tutto la medesima autorità che si avrebbe se fosse esibito l’originale. Se qualcuno o disprezza o in qualsiasi modo scredita in blocco questi Nostri decreti, sappia che incorre nelle pene stabilite dal diritto per coloro che non obbediscono agli ordini dei Sommi Pontefici.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 25 dicembre, festa della Natività di N.S.G.C., nell’anno 1961, quarto del Nostro Pontificato (2).

Io GIOVANNI Vescovo della Chiesa Cattolica


Seguono le firme dei Cardinali (AAS 54 (1962), pp. 5-13).

Come giorno di inizio del S. Concilio Ecumenico Vaticano II è stato stabilito l’11 ottobre 1962, mediante la Lettera ApostolicaConsilium emanata motu proprio dal Sommo Pontefice Giovanni XXIII il 2 febbraio 1962: cf. AAS 54 (1962), p. 65.


(1) AAS 51 (1959), p. 832

(2) AAS 54 (1962), pp. 5-13.



Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII 
PER LA CHIUSURA 
DEL PRIMO PERIODO DEL SS. CONCILIO

Basilica Vaticana
Festa dell'Immacolata Concezione

8 dicembre 1962

 

1. La prima sessione del Concilio Ecumenico Vaticano II, che ha avuto inizio quando si celebrava la festa liturgica della Divina Maternità della beatissima Vergine Maria, si chiude felicemente in questo santissimo giorno, nel quale si celebra l’Immacolata Concezione della Madre di Dio, mentre rifulgono i grandi splendori che emanano dalla Madre di Dio e degli uomini.

 

2. Un mistico arco congiunge l’assemblea che oggi si raduna alla luminosa apertura del Concilio Ecumenico, che si è svolta l’11 dello scorso mese di Ottobre: queste due celebrazioni liturgiche offrono un lieto motivo ai ringraziamenti che devono essere rivolti a Dio. 

 

3. Di più, l’intimo significato che è movente di quest’evento si fa più gradito se si richiama alla memoria che il Nostro Predecessore Pio IX inaugurò il Concilio Vaticano I in questo stesso giorno. 

 

4. È utile meditare su queste coincidenze nel tempo perché, se le si considera, diventa lecito dedurre che i grandi avvenimenti della Chiesa hanno Maria scintillante come stella e maternamente assistente. 

 

5. Il Concilio è realmente un atto con il quale si crede in Dio, si obbedisce alle sue leggi, si cerca di corrispondere lealmente al progetto della Divina Redenzione; parliamo del progetto per il quale "il Verbo si è fatto carne da Maria Vergine". Poiché oggi si venera l’Immacolata Vergine "della radice di Iesse", dalla quale radice è germogliato un fiore (Cf. Is 11,1Vlg.), i nostri cuori sono ricolmi di grande gioia; vediamo infatti che questo fiore si espande sempre più, specialmente perché ricorre il sacro tempo di Avvento. 

 

6. Ora che i Vescovi dei cinque continenti stanno per partire da questo Tempio di Pietro verso le amate Diocesi - per continuare ad adempiere il loro dovere di pastori che seguono il proprio gregge - viene alla mente quello che finora è stato fatto; e si guarda al futuro, raccogliendo le forze e ponderando le possibilità di azione, poiché nell’attesa si deve intraprendere il cammino affinché la grande iniziativa sia esattamente tradotta in pratica. 

 

7. Il Nostro discorso considera tre punti, cioè l’inizio, la continuazione e i desiderati frutti del Concilio Ecumenico: che la fede, la santità, l’apostolato effondano i loro raggi nella Chiesa e nella comunità civile. 

 

8 È ancora impressa chiaramente nelle nostre menti l’apertura di questo Concilio Ecumenico, cioè lo spettacolo di quel grandioso convegno dei sacri Vescovi qui congregati da tutto il mondo cattolico. Fino ad oggi questo non era mai successo nel corso dei secoli. In altri termini, "la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica" si è presentata agli uomini risplendente del fulgore che nasce dalla perenne missione a lei affidata, dimostrando la compattezza della sua struttura, esercitando la forza persuasiva e attraente delle sue istituzioni. È bene ricordare anche che sono intervenute da parecchie nazioni persone che a nome dei propri Governi hanno partecipato alle cerimonie per l’apertura del Concilio. Ci sia lecito manifestare ancora una volta riconoscenza perché gli uomini del nostro tempo hanno guardato con ammirazione all’inizio di questo Concilio universale, e da tutte le parti Ci sono pervenuti messaggi di coloro che con particolare attenzione, con grande rispetto e stima hanno ricordato all’unanimità un così grande avvenimento. 

 

1. L’inizio del Concilio

1.

1. Quel memorabile 11 ottobre è dunque cominciato il lavoro mutuo e collettivo dei Padri. Trascorsa la prima sessione della celebrazione del Concilio Ecumenico, è bene ora riflettere un poco su quello che è stato fatto. 

 

2. La prima sessione ha aperto per così dire le porte, con un certo stile lento e solenne, alla grande opera del Concilio: fu cioè un inizio nel quale i Padri con animo alacre si potessero inserire in pieno nella causa e nell’intima ragione di questa impresa, cioè del piano divino. Bisognava ovviamente che i fratelli convenuti da lontane regioni e congregati in questa vetusta Sede si conoscessero; bisognava che si esaminassero per accertare le reciproche tendenze; bisognava che ciascuno ragionevolmente e fruttuosamente comunicasse agli altri l’esperienza che si era procurato con la pratica, come informazione di quello che, quanto all’apostolato, è stato fatto in diversi luoghi e classi di persone. 

 

3 Si comprende facilmente come in un’assemblea così vasta era necessario non poco tempo per arrivare ad un’intesa su ciò che, nel rispetto della carità, aveva offerto motivo di divergenze, che non devono per niente sorprendere ma discretamente stimolare gli animi.

 

4. Anche questo è avvenuto per provvidenziale volontà di Dio, perché la verità venisse messa nella sua luce e davanti a tutta la comunità umana fosse manifesta la santa libertà dei figli di Dio che vige nella Chiesa. 

 

5. Né a caso si è iniziato con l’esaminare lo schema sulla sacra Liturgia, per il fatto che tratta dei rapporti che intercorrono tra l’uomo e Dio. Questi rapporti, che devono poggiare sul solido fondamento della Rivelazione e del Magistero apostolico, sono di somma importanza per dedicarsi al bene delle anime con quella larghezza di giudizio che non sappia di quella esagerata leggerezza e precipitazione spesso presenti nelle relazioni tra soli uomini. 

 

6. Sono stati poi presentati cinque schemi, dei quali si è discusso e si sono espressi pareri, che riteniamo utilissimi per mettere a punto la sicura e definitiva composizione e approvazione delle singole costituzioni, tanto da poter giustamente concludere che sono state poste buone premesse a quanto dovrà ancora essere dibattuto. 

 

2. La continuazione del Concilio

2.

1. Ed ora, venerabili Fratelli, i Nostri occhi si volgono al lavoro che nel prossimo intervallo di nove mesi sarà compiuto, sebbene avvolto dal silenzio, ma con non minore impegno, quando sarete tornati alle Sedi di cui portate il titolo. 

 

2. Mentre immaginiamo ciascuno di voi nella sua propria diocesi, il Nostro animo è pervaso da un commosso compiacimento, perché sappiamo che ritornando da Roma porterete alle popolazioni a voi affidate la luminosa fiaccola della fiducia e della carità e con Noi continuerete a pregare assiduamente Dio, così che con piacere vengano in mente quelle parole del Libro del Siracide relative al Sommo Sacerdote Simone: "Stava presso il braciere dell’altare circondato dalla corona dei fratelli" (Sir 50,13). 

 

3. Come vedete, la nostra attività prosegue in questa comunione di preghiere e di volontà. 

 

4. Il nostro lavoro collettivo non si interrompe con questa solenne celebrazione: anzi, le fatiche che ci attendono sono certamente da ritenere più gravi e più importanti di quelle che ci furono durante gli intervalli degli altri Concili Ecumenici. Infatti per le condizioni della vita moderna sono rese più facili frequenti interscambi di ogni genere riguardo ai singoli individui e alle forme di apostolato. 

 

5. Anche la nuova Commissione appena costituita, alla quale sono stati aggregati membri scelti dal Collegio dei Cardinali e dall’ordine dei Vescovi come rappresentanti della Chiesa universale, testifica veramente che i lavori del Concilio non sono sospesi. Difatti sarà compito di detta Commissione seguire e dirigere i lavori dei prossimi mesi e, consultandosi con le singole Commissioni del Concilio, porre basi sicure perché il Concilio Ecumenico giunga a felice conclusione. Perciò in questi nove mesi, nei quali le sessioni sono sospese, il nostro Concilio continua in piena attività il cammino intrapreso. 

 

6. Ciascun Vescovo, anche se occupato nell’impegno del dovere pastorale, mediterà e valuterà attentamente gli schemi ora proposti e gli altri documenti che a tempo opportuno saranno inviati. In tal modo la Sessione che si terrà nel prossimo mese di settembre - quando tutti i Padri del Concilio converranno un’altra volta e saranno benvenuti a Roma - procederà con sicurezza, continuità e più speditamente, soprattutto perché approfitterà della vasta esperienza degli incontri tenuti in questa prima Sessione; donde è lecito sperare che l’anno venturo, che sarà il quarto centenario della fine del Concilio Ecumenico di Trento, avverrà che tra le sante gioie del Natale del Nostro Signore Gesù Cristo, quando vedremo e adoreremo la gloria del Verbo di Dio fatto carne, si possa giungere a quella conclusione dei lavori che i Nostri amatissimi popoli attendono. 

 

3. I frutti che ci si attende dal Concilio

3

1. Mentre abbracciamo con mente presaga quest’amplissimo ventaglio di compiti, che con grande fiducia si apre al lavoro comune, siamo presi da pungente impazienza, desiderando che finalmente abbiano effetto quei grandi propositi che avevamo in animo quando abbiamo indetto il Concilio; che cioè "la Santa Chiesa, ferma nella fede, rinsaldata nella speranza e più ardente nella carità, fiorisca di un nuovo e giovanile vigore, e, munita di leggi sacrosante, sia più efficiente e più risoluta nell’ampliare il Regno di Cristo" (Lettera autografa Ai Vescovi della Germania dell’11 gennaio 1962). 

 

2. Benché, com’è noto, non ci siano ancora le norme del Concilio Ecumenico, che saranno promulgate dopo il termine dei lavori del Concilio, giova tuttavia fin d’ora intravvedere con animo desideroso i frutti salutari che ne deriveranno. Voglia Dio che tali frutti non soltanto siano raccolti dai figli della Chiesa cattolica, ma si riversino anche su quei nostri fratelli che si fregiano del nome di cristiani, anzi su quegli innumerevoli uomini non ancora in possesso della luce cristiana che si gloriano di un antichissimo e pregevolissimo patrimonio di civiltà ereditato dagli antenati. Essi non hanno nulla da temere dalla luce del Vangelo, la quale invece - come spesso accadde nei secoli passati - potrà validamente contribuire a coltivare e sviluppare quei fecondissimi germi di religiosità e di civiltà che in essi si trovano. 

 

3. Il Nostro animo presago già guarda là, venerabili Fratelli: e ben sappiamo che voi siete presi come Noi dalla stessa sollecitudine. 

 

4. Quando sarà giunto quel tempo, allora sarà necessario che in tutti i campi dell’attività della Chiesa, ed anche nel settore della sociologia, si metta in pratica tutto quello che sarà stato stabilito nel Concilio Ecumenico e si ottemperi con animo pronto e generoso alle norme fissate dallo stesso Concilio (Cf. la Preghiera allo Spirito Santo per il Concilio Ecumenico). 

 

5. Questo lavoro, senza dubbio della massima importanza, richiederà ai sacri Pastori che riunendo le forze dedichino il più grande impegno a predicare la sana dottrina e ad eseguire con solerzia le leggi del Concilio. Per far questo si dovrà chiamare in aiuto anche l’opera dei sacerdoti dell’uno e dell’altro clero, degli Istituti Religiosi e dei laici, secondo il compito e le possibilità di ciascuno. Dovere di tutti quanti sarà questo: che i fedeli corrispondano con volontà dinamica e fedele alle fatiche del Concilio Ecumenico. 

 

6. Allora senza dubbio brillerà la nuova desiderata Pentecoste, che arricchirà abbondantemente la Chiesa di energie spirituali ed estenderà il suo spirito materno e la sua forza salutare in tutti gli ambiti dell’attività umana. Allora il Regno di Cristo sulla terra sarà dilatato da una nuova crescita. Allora nel mondo risuonerà più alto e più soave il lieto annunzio dell’umana Redenzione, dal quale vengono confermati i supremi diritto di Dio Onnipotente, i vincoli di carità fraterna tra gli uomini, la pace che è stata promessa su questa terra agli uomini di buona volontà. 

 

Venerabili Fratelli,

7. questi sono i commossi sentimenti dai quali siamo sospinti e che alimentano la Nostra grande speranza e la Nostra supplica. Conclusi i lavori di questa Sessione, state ormai per tornare alle vostre Nazioni ed agli amatissimi greggi a voi affidati; e mentre presentiamo a voi tutti gli auguri di buon viaggio, desideriamo che notifichiate ai vostri sacerdoti e fedeli il nostro grande affetto, facendovi eloquenti interpreti degli auspici e dei voti. In proposito Ci è utile rinnovare le parole di augurio con le quali nel Concilio Ecumenico Vaticano I il Nostro Predecessore Pio IX si rivolse ai Vescovi: "Vedete, Fratelli dilettissimi, quanto è buono e quanto è soave camminare in armonia nella casa di Dio. Così camminate sempre. E poiché il Signore nostro Gesù Cristo diede la pace agli Apostoli, così io, suo indegno Vicario, do a voi a nome suo la pace. La pace, come sapete, scaccia il timore. La pace, come sapete, chiude le orecchie ai discorsi sprovveduti. Oh, questa pace vi accompagni in tutti i giorni della vostra vita" (MANSI, 1869-70, p. 765, 158).

 

8. Nei mesi trascorsi, insieme riuniti, abbiamo gustato questa gioia che viene così chiaramente descritta da queste parole di Pio IX. 

 

9. Ci rimane ancora da percorrere un lungo cammino; sappiate però che il Supremo Pastore della Chiesa rivolgerà costantemente le sue amorevolissime attenzioni a ciascuno di voi, mentre sarete intenti ai compiti pastorali, che non sono per nulla disgiunti dalle cure e dalle sollecitudini per portare a termine il Concilio. Vi abbiamo oggi indicato il triplice campo dei nostri lavori proposto all’azione comune per incoraggiare il vostro animo: con lo splendido inizio del Concilio è stata aperta la prima porta per affrontare quella grande impresa; la vostra opera congiunta, alacre e ponderata, si darà da fare in questi prossimi mesi affinché il Concilio Ecumenico produca finalmente in tutta la famiglia umana i frutti desideratissimi di fede, speranza e carità. Questa triplice caratteristica indica la particolare importanza e dignità del Concilio. 

 

10. Ci attendono dunque fatiche e responsabilità di grave mole; ma Dio stesso ci sosterrà nel cammino. 

 

11. Sia sempre con noi l’Immacolata Vergine Maria; e il suo castissimo Sposo Giuseppe, Patrono del Concilio Ecumenico, il cui nome da oggi splende nel Canone della Messa, ci accompagni nel viaggio, egli che è stato divinamente dato a guida e protettore alla Famiglia di Nazaret, e con lui siano i Santi Pietro e Paolo insieme a San Giovanni Battista, a tutti i Pontefici, i Pastori e Dottori della Chiesa di Dio. 

 

12. Ci troviamo in questa principale Basilica della cristianità, presso la tomba del Principe degli Apostoli; ma è bene ricordare che il tempio cattedrale della diocesi di Roma è la Basilica del Laterano, madre e capo di tutte le Chiese, che è dedicata a Gesù Divin Salvatore. A lui, Re dei secoli e dei popoli, immortale e invisibile, la gloria e la potenza nei secoli dei secoli (Cf. 1Tm 1,17; Ap 1,6). 

 

13. In questa soave commozione il Cielo è aperto sulle nostre teste, e di là lo splendore della corte celeste irradia su di noi per infonderci sicura speranza, soprannaturale costanza nella fede, gioia e serenissima pace. 

 

14. Illuminati da questa luce soprannaturale, mentre attendiamo il vostro ritorno, salutiamo voi tutti, venerabili Fratelli, "con il bacio santo" (Rm 16,16), implorando di cuore per voi l’abbondanza dei doni divini, di cui sia pegno ed auspicio la Nostra Benedizione Apostolica (AAS 55 (1963), pp. 35-41).

 


Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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