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LETTERE di Santa Caterina da Siena dalla 1 alla 71 (1)

Last Update: 1/10/2021 9:40 PM
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4/22/2016 11:02 AM
 
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XXVI - A Suora Eugenia sua nipote nel Monasterio di Santa Agnesa di Montepulciano.

Proemio, di Niccolò Tommaseo:
Il cibo dell'anima gustasi con la mente levata a grandi memorie. Obbedienza per Dio. Solitudine d'anima, non di corpo. Non si addomesticare neanco col padre spirituale. Orazione di labbra, di mente, di fatti. Lodi della preghiera eloquenti, che scrutano i segreti della mente e del cuore.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. lo Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti gustare il cibo angelico: perocchè per altro non sè' fatta; ed acciocchè tu 'l potesse gustare, Dio ti ricomperò del sangue dell'unigenito suo Figliuolo. Ma pensa, carissima figliuola, che questo cibo non si mangia in terra, ma in alto; e però il Figliuolo di Dio volse essere levato in altonel legno della santissima Croce, acciocchè in alto in su questa mensa prendessimo questo cibo. Ma tu mi dirai: «quale è questo cibo angelico?». Rispondoti: è il desiderio di Dio, il quale, il desiderio che è neill'affetto dell'anima, trae a sè, e fannosi una cosa l'uno conl'altro.

Questo è uno cibo che, mentre siamo peregrini in questavita, tira a sè l'odore delle vere e reali virtù; le quali virtù sono cotte al fuoco della divina Carità, e mangiansi in su la mensa della croce. Cioè, che con pena e fadiga s'acquista la virtù, ricalcitrando alla propria sensualità; e con forza e violenzia rapisce il reame dell'anima sua, la quale è chiamata cielo, perchè cela Dio per pazienzia dentro da sè. Questo è quello cibo che fa l'anima angelica: e però si chiama cibo angelico; ed anco perchè separata l'anima dal corpo, gusta Dio nell'essenzia sua. Egli sazia tutta e per sì fatto modo l'anima, che neuna altra cosa appetisce nè può desiderare se non quello che più perfettamente le abbia a conservare e crescere questo cibo: onde ha in odio ciò che gli è contrario. E però, come prudente, ragguarda col lume della santissima Fede, il quale lume sta nell'occhio dell'intelletto, e ragguarda quello che gli è nocivo, e quello che gli è utile. E come ella ha veduto, cosi ama e spregia. E dico, la propria sensualità, tenendola legata sotto i piei dell'affetto, e tutti i vizi che procedono da essa sensualità. Ella fugge tutte le cagioni che la possono inchinare a vizio o impedire la sua perfezione. Onde ella annega la propria volontà, che gli è cagione d'ogni male, e sottomettela al giogo della santa obedienzia, non solamente all'ordine ed al prelato suo, ma ad ogni minima creatura per Dio. Ella fugge ogni gloria e piacere umano; e solo si gloria negli obbrobri e pene di Cristo crocifisso: ingiurie, strazii, scherni e villanie gli sono uno latte; dilettasi in esse per conformarsi con lo sposo suo Cristo crocifisso.
Ella rinunzia alla conversazione delle creature, perchè vede che spesse volte ci sono mezzo tra noi e il Creatore nostro; e fugge alla cella attuale e mentale. A questo t'invito te, e le altre: e ti comando, dilettissima figliuola mia, che tu sempre stia nella casa del cognoscimento di te, ove noi troviamo il cibo angelico dell'affocato desiderio di Dio inverso di noi;e nella cella attuale, con la vigilia, e conll'umile, fedele e continua orazione; spogliando il cuore e l'affetto tuo di te e d'ogni creatura, e vestilo di Cristo crocifisso. Altrimenti il mangeresti in terra; e già ti dissi, che in terra non si debba mangiare. Pensa che lo sposo tuo, Cristo dolce Gesù, non vuole mezzo fra te e lui, ed è molto geloso. Onde subito che vedesse che tu amasse veruna cosa fuore di lui, egli si par.tirebbe da te: e saresti fatta degna dimangiare il cibo delle bestie. E non saresti tu ben bestia, e cibo di bestie, se tu lassassi il Creatore per le creature,e il bene infinito per le cose finite e transitorie, che passano come il vento? la luce per la tenebra? la vita per la morte? quello che ti veste di sole e di giustizia, col fibbiale dell'obbedienzia e colle margarite della fede viva, speranza ferma e carità perfetta, per quello che te ne spoglia? E non saresti tu bene stolta a partirti da Quello che ti dà perfetta purità (in tanto chè, quanto più t'accosti a lui, tanto più raffina il fiore della verginità tua) perquegli che spesse volte gittano puzza d'immondizia, contaminatori della mente e del corpo suo? Dio 'l cessi da te per la sua infinita misericordia.

Ed acciocchè questo non possa mai intervenire, guarda, che non sia tanta la tua sciagura che tu pigli conversazione particolare nè di religioso nè di secolare. Che se io il potrò sapere o sentire, se io fusse anco più di lunga che io non sono, io ti darei sì fatta disciplina che tutto iltempo della vita tua ti starebbe a mente; e sia chi si vuole. Guarda che tu non dia nè riceva se non in necessità, sovvenendo comunemente ad ogni persona dentro e di fuora. Stammi tutta soda e matura in te medesima. Servi le suore caritativamente con ogni diligenzia, e specialmente quelle che vedi in necessità. Quando gli ospiti passano, e dimandasserti allegrati; statti nella pace tua e non v'andare: ma quello che volessero dire a te, dicanlo alla priora; se già la priora non tel comandasse per obedienzia. Allora china il capo, e stammi salvativa come uno riccio. Stianti a mente i modi che quella gloriosa vergine santa Agnesa faceva tenere alle figliuole sue. Vatti per la confessione, e di' la tua necessità; e ricevutala penitenzia, fuggi. Guarda già, che non fussero di quelli con cui tu ti se' allevata.
E non ti maravigliare perch'io dica così; perocchè più volte mi puoi avere udito dire, e così è la verità, che le conversazioni, col perversovocabolo de' divoti e delle divote, guastano l'anime e i costumi e osservanzie delle religioni. Guarda che non leghi il cuor tuo altro che con Cristo crocifisso; perocchè tal ora il vorresti sciogliere, e non potresti, che ti sarebbemolto duro. Dico che l'anima che ha assaggiato il cibo angelico, ha veduto col lume che questo e l'altre cose sopradette gli sono mezzo impedimento al cibo suo; e però le fugge con grandissima sollecitudine. E dico che ama, e cerca quello che la cresca e la conservi. E perocchè ha veduto che meglio gusta questo cibo col mezzo dell'orazione fatta nel cognoscimento di sè, però vi si esercita continuamente in tutti quelli modi che più si possa accostare a Dio.

Di tre sorti è l'orazione. L'una è continua; cioè il continuo santo desiderio, il quale desiderio òra nel cospetto di Dio in ciò che tu fai, perchè questo desiderio drizza nel suo onore tutte le tue operazioni spirituali e corporali: e però si chiama continua. Di questa pare che parlasse il glorioso santo Paolo quando disse: «orate senza intermissione». L'altro modo è orazione vocale, quando vocalmente sì dice l'officio, o altre orazioni. Questa è ordinata per giungere terza, cioè alla mentale: e così vi giugne l'anima quando con prudenzia e umiltà esercita l'orazione vocale, cioè, che parlando con la lingua, il cuore suo non sia di lunga da Dio. Ma debbesi ingegnare di fermare e stabilire il cuore suo nell'affetto della divina carità. E quando sentisse la mente sua essere visitata da Dio, cioè che in alcuno modo fusse tratta a pensare del suo Creatore; debbe abbandonare l'orazione vocale, e fermare la mente sua con affetto d'amore in quello che vede che Dio la visita; e poi, se ella ha tempo, cessato quello, debbe ripigliare la vocale, acciocchè sempre la mente stia piena, e non vota.
E perchè nell'orazione abbondassero le molte battaglie in diversi modi, e tenebre di mente con molta confusione, facendole il dimonio vedere che la sua orazione non fusse piacevole a Dio; per le molte battaglie e tenebre che ha, non debbe lassare però; ma stare ferma con fortezza e lunga perseveranzia, ragguardando che 'l dimonio il fa per tirarci dalla madre dell'orazione, e Dio il permette per provare in quella anima la fortezza e constanzia sua. Ed acciocchè nelle battaglie e tenebre cognosca sè non essere, e nella buona volontà che si sente riservata, cognosca la bontà di Dio, il quale è donatore e conservatore delle buone e sante volontadi: la quale volontà non è degnata a chiunque vuole.

Per questo modo giunge alla terza ed ultima orazione mentale, nella quale riceve il frutto delle fadighe che sostenne nell'orazione vocale imperfetta. Allora gusta il latte della fedele orazione. Ella leva sè sopra di sè, cioè,sopra il sentimento grosso sensitivo, e con mente angelica si unisce in Dio per affetto d'amore, e col lume dell'intelletto vede e cognosce, e vestesi della verità. Ellaè fatta sorella degli angeli: ella sta con lo sposo suo in sulla mensa del crociato desiderio, dilettandosi di cercare l'onore di Dio e la salute delle anime: perchè vede bene che per questo lo Sposo Eterno corse all'obbrobriosa morte della croce, e così compì l'obedienzia del Padre e la salute nostra. Drittamente questa orazione è una madre che nella carità di Dio concepe le virtù, e nella caritàdel prossimo le parturisce. Ove manifesti tu l'amore, la fede, e la speranza, e l'umiltà? nell'orazione. Perocchè la cosa che tu non amassi, tu non ti cureresti di cercarla; ma chi ama, sempre si vuole unire con quella cosa che ama, cioè con Dio. Col mezzo dell'orazione a lui dimandi la tua necessità; perchè cognoscendo te, nel qual cognoscimento è fondata la vera orazione, vediti avere grande bisogno, sentendoti attorniata da' tuoi nemici, dal mondo con le ingiurie e ricordamento di vari piaceri, dal dimonio con le molte tentazioni, e dalla carne con molta ribellione e impugnazione contro lo spirito.

E te vedi non essere per te; non essendo, non ti puoi aiutare; e però con fede corri a Colui che è, il quale possa e vuole sovvenirti in ogni tua necessità; e con isperanza addimandi ed aspetti l'aiutorio suo. Così vuole essere fatta l'orazione, a volere averne quello che tu n'aspetti. Non ti sarà mai dinegata cosa giusta che tu addimandi per questo modo dalla Divina Bontà: ma facendolo per altro modo, poco frutto ne trarresti. Dove sentirai tu dolore della coscienza? nell'orazione. Dove ti spoglierai tu dell'amore proprio che ti fa essere impaziente nel tempo delle ingiurie, o d'altre pene; e vestirai te d'uno divino amore che ti farà paziente; e glorieraiti nella croce di Cristo crocifisso? nell'orazione. Dove sentirai tu l'odore della virginità, e la fame del martirio, disponendoti a dare la vita in onore di Dio e salute dell'anime? in questa'dolce madre dell'orazione. Ella ti farà osservatrice dell'Ordine; suggelleratti nel cuore e nella mente tre voti solenni che facesti nella professione, lassendovi la impronta del desiderio d'osservarli infino alla morte. Ella ti leva dalla conversazione delle creature, e datti la conversazione del Creatore: ella empie il vasello del cuore del sangue dell'umile Agnello, e ricoprelo di fuoco, perchè per fuoco l'amore fu sparto.

Più e meno perfettamente riceve e gusta l'anima questa madre dell'orazione, secondo che ella si notrica del cibo angelico, cioè del santo e vero desiderio di Dio, levandosi in alto, come detto è, a prenderlo in su la mensa della dolcissima croce. E però ti dissi ch'io desideravo di vederti notricare del cibo angelico, perchè io non veggo che in altro modo potessi essere vera sposa di Cristo crocifisso, consacrata a lui nella santa religione. Fa che io ti vegga una pietra preziosa nel cospetto di Dio. E non mi stare a perdere il tempo. Bàgnati e annègati nel sangue dolce dello Sposo tuo. Altro non dico. Permane nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.




XXVII - A D. Martino abbate di Passignano dell'Ordine di Vall'Ombrosa.

Proemio, di Niccolò Tommaseo:
Ringrazia della croce di legno mandatale. Manda a lui croci, augurii di ben patire nel desiderio e in atto. Che la natura umana coll'innestarci nell'albero della redenzione, acquista maturità sana, e mite soavità.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Reverendo e carissimo padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedere il cuoree l'affetto vostro innestato in su la dolce e venerabile croce; considerando me che l'anima non può partecipare nè avere il frutto della Grazia, se il cuore e l'affetto suo non è innestato nel crociato amore del Figliuolo di Dio. Perocchè senza questo innesto non basterebbe a noi che la natura divina sia innestata e unita nella natura umana, e la natura umana con la natura divina. E perchè ancora vediamo Dio-e-Uomo corso all'obbrobriosa morte della croce, ha fatto uno innesto questo Verbo in su la croce santa, e bagnatici del sangue prezioso suo, germìnando i fiori e i frutti delle vere e reali virtù; e tutto questo ha fatto il legame dell'amore. Questo amore caldo, lucido ed attrattivo ha maturati i frutti delle virtù,e toltogli ogni acerbità.
Questo è stato poichè lo innesto del Verbo divino fece nella natura umana, e il Verbo in sul legno della santissima croce. Sapete che in prima erano sì agre, che niuna virtù ci conduceva a porto di vita, perocchè la marcia, della disobbedienza di Adamo non era levata coll'obbedienzia del Verbo, unigenito Figliuolo di Dio. Anco vi dico che, con tutto questo dolce e soave legame, l'uomo non partecipa, nè può participare la Grazia se esso non si veste, per affetto d'amore, del crociato amore del Figliuolo di Dio, seguitando le vestigie di Cristo crocifisso. Perocchè noi arbori sterili, senzaverun frutto, ci conviene essere uniti con l'abore fruttifero, cioè Cristo dolce Gesù, come detto è. O carissimo e reverendo padre, quale sarà quel cuore si duro, che si possa tenere, se ragguarda l'amore ineffabile che gli ha il suo Creatore, che non si leghi ed innesti, col legame della carità, con lui? Certo non so come egli sel possa fare.

Credo bene che coloro che sono innestati e legati nell'arbore morto del dimonio e nell'amore proprio di sè, nelle delizie, stati e ricchezze del mondo, fondati nella perversa superbia e vanità sua; oimè, che questi sieno quelli che sono privati della vita e sono fatti non tanto che arbori sterili, ma essi sono arbori morti; e, mangiando il frutto loro, conduce nella morte eternale; perocchè i frutti loro sono i vizii e i peccati. Costoro fuggono la via e la dottrina di questo dolce incarnato e amoroso Verbo: essi vanno per la tenebra, cadendo in morte, e in moita miseria.

Ma non fanno così quelli che con affettuoso amore seguitano la via della verità, ma hanno aperto l'occhio dell'intelletto; e cognoscono, loro non essere, e cognoscono la Bontà di Dio in loro, e l'essere e ogni grazia che è posta sopra l'essere retribuiscono a Dio, confessando, da Lui tutto avere avuto per grazia e non per debito. Allora cresce un fuoco e uno affetto d'amore, e uno odio e dispiacimento del peccato e della propria sensualità; che con questo amore e odio, e con vera umilità si innesta nel crociato e consumato amore dei Figliuolo di Dio, e produce allora i frutti delle reali virtù, le quali virtù notricano l'anima sua e del prossimo suo. Perocchè diventa mangiatore e gustatore dell'onore di Dio e della salute dell'anime. Molto c'è dunque di grande necessità e grande bisogno avere questa perfetta unione; perocchè senz'essa non possiamo giungere a quello fine per lo quale fummo creati. E però dissi, che io desideravo di vedervi innestato nell'arbore della santissima croce. Pregovi dunque per amore di Cristo crocifisso, che siate sollicito, e non negligente. Non più dormite nel sonno della negligenzia, perocchè 'l tempo è breve e 'l camino è lungo.

Voi mi mandaste a me, venerabile padre, la croce, la quale io tenni tanto cara, quanto io tenessi mai veruna altra cosa, ricevendo l'affetto, e il desiderio vostro, col quale me la mandaste. Rappresentatemi all'occhio del corpo quello che debbo avere all'occhio dell'anima. Miserabile me, che mai non l'ebbi! Pregovi con grande affetto d'amore, che preghiate il nostro dolce Salvatore che mel dia. Io vi rendo croce, invitandovi alla croce del santo desiderio, e alla croce del corpo; sostenendo con vera e buona pazienzia ogni fadiga che voi riceveste per onore di Dio e per salute dell'anime. Scrivestemi che quello ch'io avevo cominciato, che io il compisse; e io vi prometto che giusta al mio potere, quanto Dio me ne darà la grazia, di compirlo, cioè, di sempre pregare la divina Bontà per voi. Se risponderete con vera e perfetta sollecitudine a lui, che vi chiama con grandissimo amore, sarà compita la volontà sua in voi (che non cerca nè vuole altro che la nostra santificazione) e il desiderio vostro e mio. Così spero che, compiuto, ci ritroveremo legati nel legame dolce della carità. Abbiate, abbiate cura di correggere 'l vizio, e piantare la virtù ne' sudditi vostri con vera e santa dottrina; essendo voi specchio di virtù a loro. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.




XXVIII - A Messer Bernabò Visconti, signore di Milano. Per certi ambasciatori da esso signore mandati a lei

Proemio, di Niccolò Tommaseo:
Lo esorta ad amare Dio come figlio, egli servo ricomprato col sangue; a non curare la signoria che è serva de' casi e di sè, ma apprezzare quella libertà ch'è assicurata all'anima dal dominio di sè medesima; a non spargere il sangue de' sacerdoti, quantunque rei; a onorare il pontefice, foss'anco indegno. Gli parla della confessione, della crociata. Lo conforta a imprese grandi, e quelle di prima chiama vili. Gli minaccia la morte; in parole affettuose gli porge sovrumane speranze.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Reverendo padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servì di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi participare il sangue del Figliuolo di Dio, siccome Figliuolo creato dal sommo Padre alla imagine e similitudine sua, e servo ricomprato; acciocchè andiate con amore e col santo timore di Dio. Sapete che colui che non ama il suo Creatore d'amor figliale, non può participare il sangue: evvi bisogno dunque d'amare.

O padre carissimo, quale è quel cuore che sia stato indurato e ostinato, che se egli ragguarda l'affetto e lo amore che gli porta la divina Bontà, non si dìssolva? Amate, amate. Guardate, che prima fusti amato, che voi non amasti; perocchè ragguardando Dio in sè medesimo, innamorossi della bellezza della sua creatura, mosso dal fuoco dell'inestimabile sua carità, solo per questo fine, perchè ella avesse vita eterna, e godesse quel bene infinito che Dio godeva in sè medesimo. O amore inestimabile, bene hai dimostrato questo amore. Chè perdendo l'uomo la Grazia per lo peccato mortale, per la disobedienzia che commise contra te, Signor mio, ne fu privato. Or ragguardate, padre, che modo ha tenuto la clemenzia dello Spirito Santo a restituire la Grazia nell'uomo. Vedete, che la somma altezza di Dio ha presa la servitù della nostra umanità, in tanta bassezza e umiltà profonda, che debba confondere ogni nostra superbia.
Vergogninsi li stolti figliuoli di Adam. Che si può più vedere, che vedere Dio umiliato all'uomo? nè più nè meno, come se l'uomo avesse a tenere Dio, e non Dio l'uomo? conciosiacosachè l'uomo non è in sè medesimo; ciò che egli ha, si, ha da Dio per grazia, e non per debito. E però non sarà veruno che cognosca sè medesimo, ch'egli offenda Dio mortalmente mai, o caggia in superbia o per stato, o grandezza, o signoria. S'egli signoreggiasse tutto il mondo, reputasi niente; chè così è soggetto alla morte egli come vilissima creatura; e così trapassano le tolte delizie del mondo, e vengono meno in lui, come in un altro; e non lo può tenere, che vita e sanità e ogni cosa creata non passi ome il vento. Adunque per veruna signoria che abbiamo in questo mondo, ci possiamo reputare signori. Non so che signoria possa essere quella che mi può esser tolta, e non sta nella mia libertà. Non mi pare che se ne debba chiamare nè tenere signore, ma più tosto dispensatore; e questo è a tempo, e non per sempre, quanto piacerà al dolce Signor nostro.

E se voi mi dicessi: «non ci ha l'uomo in questa vita niuna signoria?» rispondovi: si, ha la più dolce e la più graziosa e più forte che veruna cosa che sia; e questa si è la Città dell'anima nostra. Oh ècci maggiore cosa e grandezza, che avere una città che vi si riposa Dio, che è ogni bene, dove si trova pace, quiete e ogni consolazione? E è di tanta fortezza questa città e di perfetta signoria, che nè dimonio nè creatura ne la può tôrre se voi non vorrete. Ella non si perde mai, se non per lo peccato mortale. Allora diventa servo e schiavo del peccato, diventa non covelle, e perde la dignità sua. Veruno ci può costringere a commettere un minimo peccato, perocchè Dio ha posto sì e no nella più forte cosa che sia, cioè nella volontà. Che se ella dice, sì, per consentimento, di subito ha offeso, pigliando diletto e piacere del peccato; e se dice di no, innanzi elegge la morte, che offendere Dio e l'anima sua. Questo non offende mai; ma guarda la città, signoreggia sè medesimo e tutto quanto 'l mondo: chè se ne fa beffe del mondo e di tutte le delizie sue, reputandole cosa corruttibile, peggio che sterco. E però dicono i Santi, che i servi di Dio sono coloro che sono signori liberi e hanno avuto vittoria. Molti sono quelli che hanno vittoria di città e di castella: non avendola di loro medesimi e de' nemici suoi, come è il mondo, la carne e il dimonio, può dire che abbia non covelle. Orsù, padre, vogliate tenere ferma la signoria della città dell'anima vostra; combattete forte con questi tre nemici: togliete il coltello dell'odio e dell'amore amando la virtù, e odiando il vizio; con la mano dell'arbitrio li percotete; e non dubitate.

Chè la mano è forte, e il coltello è forte; che come detto è, non è veruno che vel possa tôrre. Questo parve che dicesse Pavolo quando dicea: «Nè fame nè sete, nè persecuzioni, nè angeli nè dimoni mi partiranno dalla carità di Dio, se io non vorrò». Quasi dica il dolce Pavolo: come gli è impossibile che la natura angelica mi parta da Dio; cosi è impossibile che veruna cosa mi costringa a un peccato mortale, se io non vorrò. Diventati sono impotenti questi nostri nemici; perocchè l'Agnello immacolato per render la libertà all'uomo, e farlo libero, diè sè medesimo alla obbrobriosa morte della santissima croce. Vedete amore ineffabile! che con la morte ci ha data la vita; sostenendo obbrobri e vituperii, ci ha renduto l'onore; con le mani chiavellate e confitte in croce, ci ha sciolti del legame del peccato; col cuore aperto ci toglie ogni durizia; essendo spogliato, ci veste; col sangue suo c'inebria; con la sapienzia sua ha vinta la malizia del dimonio; con flagelli ha vinta la carne nostra, coll'obbrobrio e umiltà ha vinte le delizie e la superbia del mondo; lavati ci ha dell'abbondanzia del sangue suo. Sicchè non temiamo per veruna cosa che sia: che con la mano disarmata ha vinti i nostri nemici; renduto ha il libero arbitrio.

O Verbo dolce, Figliuolo di Dio, tu hai riposto questo sangue nel corpo della santa Chiesa; vogli che per le mani del tuo vicario ci sia ministrato. Provede la bontà di Dio alla necessità dell'uomo, che ogni dì perde questa signoria di sè, offendendo il suo Creatore. E però ha posto questo rimedio della santa confessione, la quale vale solo per il sangue dell'Agnello. Non ve la dà una volta, nè due, ma continuamente. Però è stolto colui che si dilunga o fa contra questo vicario che tiene le chiavi del sangue di Cristo crociifisso. Eziandio se fusse dimonio incarnato, io non debbo alzare il capo contro a lui, ma sempre umiliarmi, chiedere il sangue per misericordia: chè in altro modo noi potete avere, nè participare il frutto del sangue. Pregovi per l'amore di Cristo crocifisso, che non facciate mai più contra il Capo vostro. E non mirate, che il dimonio vi porrà e vi ha posto innanzi il colore della virtù, cioè una giustizia di voler fare contra imali pastori per lo difetto loro. Non credete al dimonio: non vogliate fare giustizia di quello che non tocca a voi. Il nostro Salvatore non vuole; dice che sono i suoi unti: non vuole che nè voi nè veruna creatura faccia questa giustizia, perchè la vuol fare Egli. Oh quanto sarebbe sconvenevole che il servo volesse tôrre la signoria di mano al giudice, volendo fare giustizia del malfattore! molto sarebbe spiacevole; perocchè non tocca a lui; e 'l giudice è quello che l'ha a fare. E se dicessimo: «il giudice nol fa: non è ben fatto che 'l faccia io?». No. Chè ogni volta ne sarei ripreso: nè più nè meno ti caderà la sentenzia addosso (se tu ucciderai) d'esser morto tu. Non scuserà la legge la tua buona intenzione, che l'hai fatto per levare il malfattore di terra. Non vuole la legge nè la religione, che perchè il giudice sia cattivo e non faccia lagiustizia, che tu la facci.

Però tu debbilo lasciar punire alsommo Giudice, che non lascerà passare le ingiustizie e gli altri difetti, che non sieno puniti a luogo e a tempo suo, singolarmente nell'estremità della morte, passata questa tenebrosa vita: nel qual punto, passato, ogni bene è remunerato, e ogni colpa è punita. Cosi vi dico, carissimo padre e fratello in Cristo dolce Gesù, che Dio non vuole che voi, nè veruno, vi facciate giustiziere de' ministri suoi. Egli ha commesso a sè medesimo, ed esso l'ha commesso al vicario suo: e se il vicario non lo facesse (chè lo debbe fare, ed è male se non si fa), umilmente doviamo aspettare la punizione e correzione del sommo Giudice, Dio eterno. Eziandio se ci fussino tolte per loro le cose nostre, più tosto doviamo eleggere di perdere le cose temporali e la vita del corpo, che le cose spirituali e la vita della Grazia; perocchè queste sono finite, e laGrazia di Dio è infinita, che ci dà infinito bene: e così perdendola, aviamo infinito male. E pensate che per la buona intenzione che voi abbiate, non vi scuserà però nè Dio nè la legge divina dinanzi a Lui; anzi caderesti nel bando della morte eternale. Non voglio che cadiate mai in questo inconveniente. Dicovelo, e pregovi da parte di Cristo crocifisso, che non ve ne impacciate mai più. Possedetevi in pace le città vostre, facendo giustizia de' sudditi vostri quando si commette la colpa; ma non per loro, mai, che sono ministri di questo glorioso sangue prezioso. Per altre mani che per le loro voi nol potete avere; non avendolo, non ricevete il frutto d'esso sangue: ma sareste, come membro putrido, tagliato dal corpo della santa Chiesa. Or non più, padre! Umilmente voglio che poniamo il capo in grembo di Cristo in cielo per affetto ed amore, e di Cristo in terra (la cui vece tiene) per riverenzia del sangue di Cristo, del qual sangue ne porta le chiavi. A cui egli apre, è aperto; e a cui egli serra, è serrato. Egli ha la potenzia e l'autorità; e verunoè che gliela possa tôrre delle mani; perocchè gli è data dalla prima dolce verità.
E pensate che fra le altre cose, che sieno punite, che dispiaccia bene a Dio, si è, quando vede che son toccati gli unti suoi, siano cattivi quanto si vogliano. E non pensate, perchè vediate che Cristo faccia vista di non vedere in questa vita, che sia di meno la punizione nell'altra. Quando l'anima sarà dinudata dal corpo, allora le mostrerà che in verità egli ha veduto. Adunque voglio che siate figliuolo fedele della santa Chiesa, bagnandovi nel sangue di Cristo crocifisso. Allora sarete membro legato nella Chiesa santa, e non putrido. Riceverete tanta fortezza e libertà, che nè dimonio nè creatura ve la potrà tôrre; perocchè sarete fuori della servitù del peccato mortale, della ribellione della santa Chiesa; sarete fatto forte della fortezza della Grazia, che allora abiterà in voi, e sarete unito col vostro Padre. Cosi vi prego che perfettamente facciate questa unione, e non indugiate più tempo.

Ma che vendetta faremo del tempo che sete stato fuore? di questo, padre, parmi che s'apparecchi un tempo che ne potremo fare una dolce e graziosa vendetta; chè, come voi avete disposto il corpo e la sustanzia temporale ad ogni pericolo e morte in guerra col padre vostro, così ora v'invito da parte di Cristo crocifisso a pace vera e perfetta col padre benigno, Cristo in terra, e a guerra sopra degli Infedeli, disponendo il corpo e la sustanzia a dare per Cristo crocifisso. Disponetevi; chè vi convien fare questa dolce vendetta; che come voi sete andato contra, così andiate in aiuto, quando il padre leverà in alto il gonfalone della santissima croce; perocchè il padre santo n'ha grandissimo desiderio e volontà. Voglio che siate il principale, che invitiate e sollecitiate il Padresanto che tosto si spacci. Chè gran vergogna e vituperio è de' Cristiani, di lasciar possedere quello, che di ragione è nostro, a' pessimi infedeli! Ma noi facciamo come stolti e di vile cuore, che non facciamo briga e guerra se con esso noi medesimi. L'uno si divide dall'altro per odio e rancore, colà dove noi doviamo essere legati del legame della divina e ardentissima carità; il quale legame è di tanta fortezza, che tenne Dio-e-Uomo confitto e chiavellato nel legno della santissima croce.

Orsù, padre, per l'amore di Dio crescetemi il fuoco del santissimo desiderio, volendo dare la vita per Cristo crocifisso, dare il sangue per amore del sangue. Or quanto sarà beata l'anima vostra, e la mia, per l'affetto ch'io ho alla salute vostra, di vedervi dare la vita per il nome del dolce e buono Gesù! Prego la somma ed eterna Bontà, che ci faccia degni di tanto beneficio quanto è a dare la vita per lui. Or correte virilmente a fare i grandissimi fatti per Dio e per l'esaltazione della Santa Chiesa, siccome avete fatto per il mondo e in contrario a lei. Facendo questo, voi participerete il sangue del Figliuolo di Dio. Rispondete alla voce e clemenzia dello Spirito santo, che vi chiama tanto dolcemente, che fa gridare a' servi di Dio dinanzi a lui per voi, per darvi la vita della Grazia. Pensatevi, padre, che delle lagrime e sudori che la bontà di Dio ha fatte gittare per voi a' servi suoi, dal capo allipiedi ve ne laveresti. Non le spregiate, nè siate ingrato a tanta grazia. Vedete quanto Dio vi ama, che la lingua vostra nol potrebbe narrare, nè il cuore pensare, nè l'occhio vedere quante sono le grazie sue, che vuole abbondare sopra di voi, purchè disponiate la città dell'anima vostra a trarla della servitù del peccato mortale. Siate grato e cognoscente, acchiocchè non si secchi in voi la fonte della pietà.

Non dico più. Siate, siate fedele; umiliatevi sotto la potente mano di Dio. Amate e temete Cristo crocifisso: nascondetevi nelle piaghe di Cristo crocifsso: disponetevi a morire per Cristo crocifisso. Perdonate alla mia ignoranzia e presunzione, che presumo molto di favellare; ma l'amore e l'affetto ch'io ho alla salute dell'anima vostra mi scusi. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio.

Di quello che mi pregò il vostro servigiale, che per vostra parte venne a me... Gesù dolce, Gesù amore.



Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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