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LETTERE di Santa Caterina da Siena dalla 1 alla 71 (1)

Last Update: 1/10/2021 9:40 PM
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4/22/2016 11:08 AM
 
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XXIX - A Madama moglie di Bernabò Visconti.

Proemio, di Niccolò Tommaseo:
Alla moglie e madre parla a lungo d'amore. Che imparasi ad amare desiderando d'amare. Che la grandezza rea è nulla. Esorti al bene il marito. Curi l'anima de' figliuoli. A lei risparmia le parole severe; abbonda in consigli.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Reverenda madre in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vestita del vestimento dell'ardentissima carità, sì e per siffatto modo che voi siate quel mezzo e strumento, che facciate pacificare lo sposo vostro con Cristo dolce Gesù, e col vicario suo, Cristo in terra. Son certa che se sarà in voi la virtù della carità, non si potrà tenere che lo sposo vostro non ne senta il caldo. E così vuole la prima Verità, che voi siate due in uno spirito, e in uno affetto e santo desiderio. Questo non potreste fare se non fusse in voi questo amore.

Ma voi mi direte: «dacchè io non ho l'amore, e senza amore io nol posso fare, che modo tengo d'averlo?». Dicolo a voi, che l'amore non s'acquista se non con l'amore. Perocchè colui che vuole essere amato, prima gli conviene amare, cioè d'avere volontà d'amare. Poich'egli ha avuto questa volontà, conviengli aprire l'occhio del cognoscimento; e vedere dove si trova, e come si trova, questo amore. In sè medesimo il trova. Come? Cognoscendo, sè medesimo non essere; vedendo sè non essere per sè medesimo, retribuisce, e cognosce da Dio avere l'essere suo, e ogni grazia che è fondata sopra questo essere, cioè le grazie e doni spirituali e temporali che Dio ci dà. Chè se noi non fussimo, non potremmo ricevere neuna grazia. Sicchè ogni cosa ha e trova d'avere per la inestimabile bontà e carità di Dio. Come l'anima ha trovata e veduta in sè tanta bontà del suo Creatore, levasi e cresce in tanto amore e desiderio che sè e 'l mondo con tutte le delizie sue spregia e ha in dispetto. E non me ne maraviglio; perocchè ell'è condizione dell'amore, che quando la creatura si vede amare, subito ama. Come egli ama, elegge innanzi la morte, che offendere quello ch'egli ama. Ella si nutrica nel fuoco dell'amore, perchè s'ha veduta tanto amare; quando vede, sè essere stato quel campo e quella pietra dove fu fitto 1 gonfalone della santissima croce. Chè voi sapete bene che nè la terra nè la pietra avrebbe tenuta la croce, nè chiovi nè croce avrebbero tenuto il Verbo dell'unigenito Figliuolo di Dio, se l'amore non l'avesse tenuto. Adunque l'amore che Dio ebbe all'anima nostra, fu quella pietra e quelli chiovi che l'hanno tenuto.

Or questo è il modo di trovare l'amore. Poichè abbiamo trovato il luogo dove sta l'amore, in che modo cel conviene amare? O reverenda e dolcissima madre, egli è la regola e la via: e altra via che quest'una non c'è. La viasua, ch'egli insegna a noi, la quale dobbiamo seguitare, se vogliamo andare per la luce, e ricevere vita di Grazia, si è andare per le pene, per gli obbrobri, scherni, strazi evillanie e persecuzioni; con esse pene conformarsi con Cristo crocifisso. Egli fu quello Agnello immacolato che spregiò le ricchezze, signorie del mondo. Conciosiacosachè fusse Dio-e-Uomo; nondimeno, come regola e via nostra, egli ce l'insegna, fatto osservatore della legge e non trapassatore. Egli è umile e mansueto; chè non è udito il grido suo per neuna mormorazione. Egli ha aperto sè medesimo per larghezza d'amore. Diventa gustatore e mangiatore della salute nostra; non cercando nè vedendo sè, ma solo l'onore del Padre e 'l bene delle creature. Egli non schifa le pene; anco va dietro a esse pene. Gran cosa è a vedere il dolce e buono Gesù, che governa e pasce il mondo tutto; ed esso medesimo in tanta miseria e necessità, che non è neuno che sia simile a lui. Egli è mendico in tanto, che Maria non ebbe panno condecente dove involvere il Figliuolo suo. Nell'ultimo muore ignudo in croce, per rivestire l'uomo, e coprirgli la sua nudità. Nudo era fatto per lo peccato commesso, perduto aveva il vestimento della Grazia: sicchè si spoglia della vita e noi ne veste. Dico che l'anima, che arà trovato amore nell'affetto di Cristo crocifisso, che ella si vergognerà di seguitarlo per altra via che per Cristo crocifisso; non vorrà delizie, nè stati, nè pompe; anco vorrà stare come pellegrina o viandante in questa vita, che attende pure di giungere al termine suo. Nè per prosperità che trovi nella via nè avversità, se egli è buono pellegrino, non tarda però il suo andare, anco va virilmente, per l'amore e affetto che egli ha posto al termine suo, al quale aspetta di giungere.

Così voglio che facciate voi, dolcissima madre e sirocchia in Cristo dolce Gesù. Non voglio che miriate per li grandi stati che abbiate, nè per le gran ricchezze e diletti; nè avversità o tribolazione che vedessi venire. Non vi ritragga il diletto, nè non vi ritragga la pena; ma con cuore virile correte per questa via, dilettandovi sempre della virtù e portar pena per Cristo crocifisso che sì dolcemente ne ha insegnata. Prendete delle cose del mondo per necessità della natura, e non per affetto disordinato: chè troppo sarebbe spiacevole a Dio che voi poneste l'amore in quella cosa che è meno di voi, che non sarebbe altro che perdere la dignità sua. Chè tale diventa la creatura, quale è quella cosa che egli ama. Se io amo il peccato, il peccato non è: ecco che io dovento non covelle. A maggiore viltà non può venire. Il peccato non procede da altro, che amare quello che Dio odia, e odiare quello che Dio ama: dunque amando le cose transitorie del mondo, e sè medesimo d'amore sensitivo, offende, perocchè è quella cosa che Dio odia, e tanto gli dispiacque, che ne volle fare giustizia e vendetta sopra il corpo suo. Fece di sè un'ancudine, fabricandovi su le nostre iniquità. Or che gran miseria e cecità è quella della creatura a vedere, sè creato all'immagine e similitudine sua, e anco riformato in Grazia (poichè la perde per lo peccato mortale), coll'abbondanzia del sangue suo riformato a questa immagine, ed ella è tanto cieca, che abbandona l'affetto e l'amore che l'ha fatto grande per la sua bontà, e dassi ad amare quelle cose che sono fuore di Dio, cioè traendo l'affetto e l'amore fuore di lui, e amare le cose create e sè medesimo senza lui! Chè non è la forza degli stati e delizie del mondo, nè le creature, che sieno reprensibili; ma è l'affetto che la persona vi pone, trapassandone per questo affetto il comandamento dolce di Dio.

Così per lo contrario quando l'amore e l'affetto si leva da sè e ponlo tutto in Cristo crocifisso, egli viene nella maggiore dignità che possa venire, però che diventa una cosa col suo Creatore. E che meglio può avere, che essere unito in lui, ch'è ogni bene? E non la può riputare a sè quella dignita e unione, ma all'amore. Perchè sarebbe grande una serva che fusse presa per sposa dallo imperatore, che subito chè ella è unita con lui, è fatta imperatrice, e non per sè chè ella era serva, ma per la dignità dello imperatore. Così pensate, carissima madre in Cristo dolce Gesù, che l'anima innamorata di Dio, che è serva e schiava ricomprata del sangue del Figliuolo di Dio, viene a tanta dignità, che ella non si può chiamar serva, ma imperatrice, sposa dell'imperator eterno.

Bene s'accorda colla parola della prima Verìtà: «il servire a Dio non è essere servo, ma regnare». Anco gli tolle la servitù del peccato, e fàllo libero. Bene è forte dunque questa unione perfetta, che, oltre alla dignità della creazione sua, per l'unione dell'amore e delle virtù, fa perfetta questa dignità prima dell'essere, cioè, per l'unione che ha fatta col suo Creatore. Questa s'è spogliata dell'uomo vecchio di sè medesima, e vestita del nuovo Cristo dolce Gesù. Allora è atta l'anima a ricevere e tenere la Grazia, con la quale in questa vita gusta Dio; poi nell'ultimo vede l'eterna visione sua, dove si pacifica, ed ha perfetto riposo e quiete; però che sono adempiuti i desiderii suoi. Questa è la ragione che in questa vita non può avere pace, perchè non è saziato il desiderio suo, infino che non giunge all'unione della divina essenzia: ha solamente fame e desiderio mentre che è viandante e pellegrino in questa vita; desiderio ha di fare la via diretta, e ha fame di giungere al termine e fine suo. Ilquale desiderio il fa correre per la via battuta da Cristo crocifisso, sì come di sopra detto è. Che se non avesse amore al fine suo, cioè Dio non sarebbe di voler saper la via. Adunque voglio che cresciate il santo e vero desiderio a seguitare questa via, che vi fa giungere al termine.

Sappiate che ella non è buia nè tenebrosa nè piena di spine; anco è lucida con vero lume. E batte ella questa strada... col sangue suo Gesù Cristo, che è esso lume. Non ci ha spine; che ella è odorifera, piena di fiori e di soavi frutti; in tanto che come la creatura comincia a tenere per essa strada e via dolce, gustavi tanta dolcezza, che innanzi elegge la morte che volersene partire. E conciosiacosachè in questa via ci si veggano spine, che paiano spine di molte tribulazioni e illusioni del dimonio, e 'l mondo ci si para innanzi coll'enfiata superbia; dico che non le cura l'anima che si diletta in questa via: ma fa come colui che va al rosario, che coglie la rosa e lascia stare la spina: così ella delle tribolazioni e angosce del mondo, le lascia addietro, e coglie la rosa odorifera della vera e santa pazienza, ponendosi dinanzi all'occhio del cognoscimento il sangue dell'Agnello che dà vita, posto in capo di questa strada. Adunque correte, madre, e corriamo tutti fedeli cristiani, all'obietto di questo sangue, dietro all'odore suo. Allora diventeremo veramente ebri d'esso sangue, arsi e consumati nella divina dolce carità; fatti saremo una cosa con lui.
Faremo l'ebrio, che non pensa di sè, se non del vino ch'egli ha bevuto e di quello che rimane a bere. Inebriatevi di sangue per Cristo crocifisso: poi che l'avete innanzi, non vi lasciate morire di sete; non ne prendete poco, ma tanto che voi v'inebriate, si che perdiate voi medesima. Non amate voi per voi, ma voi per Dio; nè la creatura per la creatura, ma solo a loda e gloria del nome di Dio; nè amate Dio per voi, per vostra utilità, ma amate Dio per Dio, in quanto è somma Bontà, degno d'essere amato. Allora l'amore sarà perfetto e non mercenaio.
Non potrete pensare altro che di Cristo crocifisso, del vino che avete bevuto cioè della perfetta carità, la quale vedete che Dio v'ha data e mostrata innanzi la creazione del mondo innamorandosi di voi prima che voi fussi. Che se non si fusse innamorato, mai non v'averebbe creata. Ma per l'amore ch'egli v'ebbe vedendovi in sè, egli si mosse a darvi l'essere. Or qui si desteranno i pensieri vostri in questa carità. Ben dico che penserete in quello che è a bere, cioè aspettando e desiderando d'avere e gustare la somma eterna bellezza di Dio. Ora abbiamo trovato il luogo dove si riposa l'amore e dove l'anima l'acquista; e trovato in che modo cel conviene pigliare.

Or vi prego per l'amore di Cristo crocifisso, che non siate negligente, ma sollecita ad andare a questo luogo, a tenere per questa via mostrata di sopra. Facendolo, adempirete il desiderio e la volontà di Dio in voi; che non cerca nè vuole altro che la vostra santificazione, il desiderio di me misera miserabile piena di peccati e d'iniquità, che ho fame e volontà della salute vostra, si per voi, e si per lo mezzo che io voglio che siate allo sposo vostro, inducendolo a virtù e a seguitare la via della verità. Invitatelo e pregatelo quanto potete, a fare che sia vero figliuolo e servo di Cristo crocifisso, e obbediente al Padre santo, la cui vece tiene, e non sia più ribello. Padre e madre carissimi, siate uniti in una volontà e in uno spirito. Non aspettate il tempo, chè il tempo non aspetta voi. Guardate, guardate, che l'occhio di Dio è sopra di voi: e neuno è che da quell'occhio si possa nascondere. Egli è il dolce Dio vostro, che non ha bisogno di voi.
Amocci prima che da noi fusse amato, donocci sè medesimo per grazia, e non per debito.
Non voglio che siate ingrata a tanto beneficio, ma grata e cognoscente, rispondendo alla grazia e clemenzia dello Spirito Santo. Pregovi che e' figliuoli vostri sempre li nutrichiate e alleviate nel timore di Dio. Non attendete pure a' corpi loro, ma alla salute dell'anime. Sappiate, che Dio ve li richiederà nell'ultimo dì. Non dico Più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Perdonate alla mia ignoranzia, se troppo vi gravasse di parole; ma per la fame e amore che io ho alla salute vostra, piuttosto farei in effetto che con parole. Venne a me quel vostro fedele e servigiale per vostra parte, dissemi a bocca la vostra ambasciata, la quale io ho ricevuta molto graziosamente... Gesù dolce, Gesù amore.



XXX - All'Abadessa del Monasterio di Santa Marta da Siena, e a Suora Niccolosa di detto Monasterio.

Proemio, di Niccolò Tommaseo:
Dio solo è; il male è nulla. L'odio del male venga dall' amore del bene. Amore che spira dai dolori di Gesù e della Madre. Affetto materno che si sublima nel sagrificio divino. Consigli d'obbedienza non solo alle suore, ma alla badessa. Non cerchino il bene per il gusto del bene. Non disprezzino per lo contemplazione le cose temporali; che tanto sono temporali quanto noi le facciamo, perchè l'anima può nobilitare le cose piccole, e impiccolire le grandi.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, dilettissima e carissima madre e suora, Madonna, e a te, figliuola e suora, Niccolosa, io Caterina, inutile serva di Gesù Cristo e vostra, scrivo, e voglio fare a voi l'offizio che fa il servo al signore; perocchè sempre porta e reca. Così io voglio sempre portare voi nel cospetto del dolcissimo Salvatore; e così portando, per la ineffabile carità sua impetreremo grazia di fare l'altro atto del servo, si è di recare, cioè di ritornare in giuso: e cosi verremo nella grazia delcognoscimento di noi e di Dio. Perocchè non mi pare di poter avere virtù nella plenitudine della Grazia senza l'abitazione della cella del cuore e dell'anima vostra, nel quale luogo acquisteremo il tesoro, che c'è vita, cioè l'abisso santo delcognoscimento di Dio e di sè. Dal quale santo cognoscimento, suore carissime, procede quello santissimo odio che ci fa unire in quella somma ed eterna e prima verità; cognoscendo,noi essere somma bugia, e operatori di quella cosa che non è. E così odiando, grideremo con voce di cuore, manifestando la sua bontà: «Tu solo se' Colui che se' buono. Tu se' quello mare pacifico, onde escono tutte le cose che hanno essere». Ma quella cosa che non è, non è in lui; cioè il peccato. Così la somma Virtù a una serva sua inutile: «Io voglio che tu sia amatrice di tutte quante le cose; perocchè sono tutte buone e perfette, e sono degne d'essere amate; e tutte sono fatte da me che sono somma bontà; eccetto che il peccato. Questo non è in me: perocchè, se fosse in me, dilettissima mia figliuola, sarebbe degno d'essere amato». Oh amore inestimabile! però Vuoli te che noi ci odiamo per le perverse nostre volontadi, onde procede questo, cioè il peccato che non è in te.Dunque, madre e suore dilettissime in Cristo Gesù, corriamo, corriamo, corriamo, morte, per la via della virtù. E se mi diceste che voci diamo; - Gridiamo con l'Apostolo per la nostra perversa volontà. E che dice lo innamorato di Paolo? «Mortificate, dice, le membra del corpo vostro».

Ma non dice così della volontà; ma vuole che ella sia morta e non mortificata. O dolcissimo e dilettissimo amore, io non ci so vedere altro remedio, se non quello coltello che tu avesti, dolcissimo Amore, nel cuore e nell'anima tua: ciò fu l'odio che avesti al peccato, e l'amore che avesti all'onore del Padre e alla nostra salute. Oh amore dolcissimo, questo fu quello coltello che trapassò il cuore e l'anima della Madre. Il Figliuolo era percosso nel corpo, e la madre similmente; Perocchè quella carne era di lei. Ragionevole cosa era che, come cosa sua, ella si dolesse, perocchè egli avea tratto di lei quella carne immacolata. Io m'avveggo, o fuoco di carità, ch'egli ci ha un'altra unione: egli ha la forma della carne, ed ella, come cera calda, ha ricevuta l'impronta del desiderio e dell'amore della nostra salute dal suggello e del suggello dello Spirito santo, per mezzo del quale suggello è incarnato quello Verbo eterno divino. Ella dunque, come arbore di misericordia, riceve in sè l'anima consumata del Figliuolo, la quale anima è vulnerata e ferita dalla volontà del Padre; ed ella, come arbore che ha in sè lo innesto, è vulnerata col coltello dell'odio e dell'amore. Or è tanto multiplicato l'odio e l'amore nella Madre e nel Figliuolo, che 'l Figliuolo corre alla morte per lo grande amore ch'egli ha di darci vita; e tanta è la fame e il grande desiderio della santa obedienza del Padre, che egli ha perduto l'amore proprio di sè, e corre alla croce. Questo medesimo fa quella dolcissima e carissima Madre; perocchè volontariamente perde l'amore del Figliuolo: che non tanto che ella faccia come madre, che 'l ritragga della morte, ma ella si vuole fare scala e vuole che moia. Ma non è grande fatto, perocchè ella era vulnerata dalla saetta dell'amore della nostra salute.

O carissime suore e figliuole e tutte quante in Cristo Gesù, se per infino a qui non fussemo arse nel fuoco del santo desiderio della madre e del figliuolo; non si contengano più gli ostinati cuori nostri. Di questo vi prego da parte di Cristo crocifisso; che questa pietra si dissolvacon l'abondanzia di sangue caldissimo del Figliuolo di Dio; il quale è di tanta caldezza che ogni durizia e freddezza di cuore debbe dissolvere. E in che ci fa dissolvere? solamente in quello che detto abbiamo; cioè, che ci fa dissolvere nell'odio e nell'amore. E questo fa lo Spirito santo quando viene nell'anima. Adunque io vi comando e vi costringo che voi dimostriate di volere in voi questo coltello. E se mi dimandaste: «in che il potiamo dimostrare?» rispondovi: in due cose voglio che 'l dimostriate nel cospetto di Dio. Ciò è che io voglio che voi non vogliate tempo a vostro modo, ma a modo di Colui che è: e così sarete spogliate della vostra volontà e vestite della sua. E perchè mi scriveste del desiderio che avete del mio venire a voi, voglìo che questo si mitighi col giogo soave del Figliuolo di Dio. E cosi riceverete con riverenzia questo tempo e ogni altro tempo, quantunque malagevole si fosse, pensando che non può essere altro che 'l nostro bene. E con riverenzia dunque riceviamo ogni tempo.

L'altra cosa con la quale dimostrerete di volere in voi il sopraddetto coltello, si è, che voi andiate col giogo della santa obedienza. E voi singolarmente, madonna, vogliate essere obbediente a Dio in portare la fadiga ch'egli vi ha imposta, cioè d'avere a governare le pecorelle sue. E non vi paia malagevole se molte volte vi vedete per gli impacci dare fadiga al prossimo per onore di Dio, sconsolata; perocchè questo veggo che facevano i discepoli santi, i quali spregiavano ogni consolazione spirituale e temporale. Oh quanta consolazione avrebbero avuta di ritrovarsi con la madre della pace del Figliuolo di Dio, e l'uno con l'altro! E nondimeno, vestiti del vestimento nuziale del maestro, essi si danno a ogni fadiga e obbrobrio e morte per onore di Dio e per la salute del prossimo. E così l'uno separato dall'altro, e cosi spregiando le consolazioni e abbracciando le pene, ebbero vita eterna. Or così voglio che facciate voi. E se mi diceste: «Io non vorrei essere occupata nelle cose temporali»; io vi rispondo, che tanto sono temporali, quanto noi le facciamo. E già vi è detto che ogni cosa procede dalla somma Bontà; dunque ogni cosa è buona e perfetta. Non voglio dunque che sotto il colore delle cose temporali schifiate la fadiga; ma voglio che sollicitamente e con occhio drizzato secondo Dio, siate sollecita; singolarmente siate sollecita dell'anime loro. Chè, come dice santo Bernardo, la carità, se ella ti lusinga, non t'inganna; se ella ti corregge, non t'odia.

Adunque virilmente vi portate con asprezze e con lusinghe, secondo che bisogna nello stato nostro. E non siate negligente a correggere i difetti; ma, o piccoli o grandi che siano, fate che siano puniti secondo che la persona è atta a ricevere. Onde chi fusse atto a portare dieci libbre, non ne gli ponete venti; ma tollete quello che potete avere. E loro prego da parte di Colui che fu fatto portatore d'ogni nostra miseria, che s'inchinino per la porta stretta della santa obedienzia, acciocchè la superbia della loro volontà non gli rompesse il capo.

E non vi paia, suore carissime, fadigoso della santa reprensione. Oh se voi sapeste quanto è dura la reprensione di Dio che è fatta all'anima che schifa la reprensione di questa vita! Meglio è dunque che le negligenzie e l'ignoranzie nostre, e il poco amore che abbiamo alla santa obbedienzia, siano punite con le reprensioni fatte nel tempo finito, che ricevere quella dura reprensione nel tempo infinito. Adunque siate obedienti per amore di quello dolcissimo e amatissimo giovane Figliuolo di Dio, che fu obediente infino alla morte. E cosi avremo il coltello sopraddetto, avendo tagliato per la virtù di Dio il vizio della superbia; e troverenci radicati nella virtù santa della carità, la quale dimostreremo nella virtù della santa obedienzia, la quale obedienzia dimostreremo per la virtù della santa umiltà.

Altro non vi dico, se non che noi facciamo una santa petizione, acciocchè noi potiamo osservare ciò che noi abbiamo detto. Chi è in cammino, ha bisogno di lume, acciocchè non erri il cammino. E io ho trovata di nuovo una luce bellissima, ed è quella dolce vergine Lucia romana, che ci dà lume. Ma a quella dolcissima innamorata Maddalena dimanderemo quello dispiacimento che ella ebbe di sè. Agnese che è agnella di mansuetudine e di umiltà, ci darà umiltà. Sicchè, ecco che Lucia ci dà lume, Maddalena odio e amore, Agnese ci dà i'olio dell'umiltà. E così fornita la navicella dell'ania nostra, anderemo a visitare il luogo santo della beata santa Maria; di quell'innamorata spedaliera che ricevette Cristo uomo e Dio. La quale è ora collocata in casa del Padre Eterno, cioè in quella essenzia di Dio, nella quale essenzia e visione spero per l'abondanzia del sangue di Gesù Cristo, e per i meriti di costoro e di quella dolcissima madre Maria, noi gusteremo e vedremo Cristo a faccia a faccia. Pregovi che siamo solliciti di consumare la vita per lui. Laudato sia il nostro dolce Salvatore. A voi, Madonna, e a te, Niccola, figliuola e suora, io mi raccomando e prego che mi raccomandiate a suor'Augustina e a tutte l'altre, che preghino Dio per me che mi levi dalla via della negligenzia, e corra morta per la via della verità. Altro non vi dico di questa materia. Laudato sia Gesù Cristo Crocifisso. Amen.




XXXI - A Monna Mitarella, donna di Vico da Mogliano, senatore, che fu a Siena nel 1373.

Proemio, di Niccolò Tommaseo:
Alla moglie impaurita per le tempeste della Repubblica, sulle quali Caterina era a navigare usa già, ripete di non temere altri che Dio, di quel timore ch'è fede e speranza. Creda ch'anco i moti del popolo sono permissione di Dio, che Dio tutto fa per il bene nostro. Pensi alla morte, ma senza paura; si stacchi da' beni terreni, cosa morta. Si umilii con Cristo: accolga le traversie con riverenza, stimandosi indegna di tanto onore, la Baronessa.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Dilettissima e carissima madre in Cristo dolce Gesù. Io Caterina, serva inutile di Gesù Cristo, mi vi raccomando, confortandovi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi nel cospetto di Dio serva fedele, cioè che voi siate in quella fede che dà letizia e gaudio nell'anima nostra. Questa è quella dolce fede che a noi conviene avere, siccome disse il nostro Salvatore: «se voi avete tanta fede quanto è un granello di senape, e comandate a questo monte che si levi, si leverebbe». In questa fede, dilettissima suora, vi prego che permaniate.

Mandastemi dicendo che, per lo caso che era occorso al Senatore (del quale mi pare che avete avuto grandissimo timore), che non avete altra fede nè altra speranza se non nelle orazioni de' servi di Dio. Onde io vi prego da parte di Dio e del dolcissimo Amore Gesù, che sempre rimaniate in questa dolce e santa fede. Oh fede dolce, che ci dài la vita! Se voi starete in questa santa fede, giammai nel vostro cuore non cadrà tristizia. Perchè la tristizia non procede da altro se non dalla fede che poniamo nelle creature; chè le creature si sono cosa morta e caduca, che vengono meno; e il cuore nostro non si può mai riposare se non in cosa stabile e ferma. Adunque essendo il nostro cuore posto nelle creature, non è in cosa ferma. Chè oggi è vivo l'uomo, e domane è morto. Convienci adunque, a volete avere riposo, che noi riposiamo il cuore e l'anima, per fede e per amore, in Cristo crocifisso: allora troveremo l'anima nostra piena di letizia. Oh dolcissimo Amore, Gesù!

Suora mia, non temete le creature. Siccome disse Cristo benedetto: «Non temete gli uomini, che non possono uccidere altro che il corpo; ma temete me, che posso uccidere l'anima e il corpo». Lui temiamo, che dice che non vuole la morte del peccatore; anco vuole che si converta e viva. Oh inestimabile carità di Dio, che prima ci minaccia che può uccidere il corpo e l'anima; e questo fa per farci umiliare, e stare nel santo timore! Oh bontà di Dio! per dare letizia all'anima, dice che non vuole la morte nostra, ma che viviamo in lui. Allora dimostrerete, dilettissima suora, che siate viva, quando la volontà sarà unita ed accordata con quella di Dio. Questa volontà dolce vi darà la fede, e la speranza viva, posta in Dio.

A voler dare vita a questa santa fede, due cose vi prego che aviate alla memoria. La prima si è, che Dio non può volere altro che il nostro bene. Per darci quel vero bene diè sè medesimo infino all'obbrobriosa morte della croce; del quale bene fummo privati per lo peccato. Egli dolcemente umiliò sè medesimo per renderci la Grazia, e tollere da noi la superbia. Adunque, bene è vero che Dio non vuole altro che il nostro bene. L'altra si è, che voi crediate veramenteche che ciò che addiviene a noi o per morte o per vita, o per infermità o per sanità, o ricchezza o povertà, o ingiuria che fusse fatta a noi da amici o da parenti o da qualunque creatura, voglio che crediate ch'Egli è permissione e volontà di Dio; e senza la sua volontà non cade una foglia d'arbore. Adunque non solo non temete questo, perchè a misura tanto Dio ci dà quanto possiamo portare, e più no; ma con riverenzia riceviamo, dilettissima suoro, reputandoci indegni di tanto bene quant'egli è a portar fadiga per Dio.
E perchè 'l dimonio ci volesse mettere una grande paura per lo caso del quale voi temete, pigliate subito l'arme della fede, credendo che per Cristo crocifisso saremo deliberati. E cosi riimarrete in perfettissima letizia, credendo, come aviamo detto, che Dio non vuole altro che il nostro bene. Confortatevi in Cristo crocifisso, e non temete. Altro non vi dico, se non che tutte le vostre operazioni siano fatte con amore e timore di Dio. Ricordatevi che voi dovete morire, e non sapete quando; e l'occhio di Dio è sopra di voi, e ragguarda tutte le vostre operazioni. Dolce Dio, dacci la morte innanzi che noi t'offendiamo. Laudato Gesù Cristo.



XXXII - A Frate Jacomo da Padua, Priore del monastero di Monte Oliveto di Fiorenza

Proemio, di Niccolò Tommaseo:
La fede è potente, e i miracoli del mondo interiore più magnifici di quelli della natura corporea. Fede è generata da amore; e nutrisce l'amore.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, venerabile padre in Cristo Gesù per reverenzia del santissimo sacramento, io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, mi vi raccomando nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio; con desiderio di vedervi veramente servo fedele al nostro dolce Salvatore; siccome egli disse, cioè: «se voi averete tanta fede quanto è un granello di senape, e comanderete a questo monte, lèvati : egli si leverà». E così mi pare veramente, padre carissimo: perocchè l'anima fedele che tutta la fede e la speranza sua ha posto in sul legno della Santissima croce, dove noi troviamo l'Agnello arrostito al fuoco della divina carità, acquista ine tanta fede, che non sarà neuno monte cioè monte di neuno peccato o superbia o ignoranzia o negligenzia nostra, che comandandolo con fede viva, per virtù di quella santissima croce, che la volontà nostra non muova questo monte da vizio a virtù, da negligenzia a sollecitudine, da superbia a perfetta vera umilità, ragguardando Dio umiliato a sè uomo. E leverassi il monte dell'ignoranzia, e rimarremo umiliati nel vero e perfetto cognoscimento di noi medesimi: e vederemo, noi non essere; e vederenci operatori di quella cosa che non è. Allora trova l'anima in sè fondata la bontà di Dio con tanto ardentissimo amore; perocchè vede che egli l'amò in sè medesimo innanzi che egli la creasse: e poi che egli ha veduta la miseria sua ela bontà di Dio in sè, viene in odio di sè medesimo, ed inamore del dolce Gesù.

E perchè si vede essere stato, ed è, ribello a Dio; facendo quello bene il quale noi potiamo fare, vorrà fare giustiziadi sè medesimo; e non tanto che si chiami contento di far giustizia di sè, ma egli desidera che le creature ne facciano vendetta, volendo sostenere da loro ingiurie, strazii, scherni, e villanie: e in altro non si può dilettare, che in sostenere, e in portare fadighe con buona e vera pazienzia.

Allora manifesta la fede sua viva, e none morta, che egli ha; e mostra ch'egli abbia conformata la volontà sua con quella di Dio. E ha comandato a' monti che si levino, e sonsi levati. E rimansi in virtù; e diventa giudicatore della santa volontà di Dio; della quale volontà nasce uno lume, che ciò che egli vede e ciò che gli fusse fatto oda uomini o da dimonii o per qualunque modo sia, non può vedere che proceda da altro che da questa santa volontà di Dio. E neuna cosa a quella mente e a quell'anima può essere pena: nè veruno tempo, nè stato vuole eleggere a suo modo se non secondo che alla bontà di Dio piace. Perocchè vede che Dio sommamente è buono, e non può volere altro che bene, e la nostra santificazione; siccome disse il dolce innamorato di Paolo: che la volontà di Dio è che noi siamo santificati in lui. Adunque, poichè l'anima ha veduto tanto ineffabile amore, e che ciò che Dio fa e permette, è dato a noi per singolare amore; levisi con perfetta sollecitudine a vestirsi, e stringere a sè questo soave e dolce vestimento, il quale fa adempire quella dolce parola del Salterio, cioè: « gustate e vedete , ec.».

E veramente, carissimo padre, cosi è, che se l'uomo nol gusta in questa vita per amore e per desiderio, nol potrà vedere nella vita durabile. Oh quanto sarà beata l'anima nostra se noi il gusteremo, essendo vestiti di questa santa e dolce volontà! Il quale vestimento è il segno che noi mostriamo al Salvatore nostro dell'amore che noi portiano a lui. E dell'amore nasce la fede viva; perocchè tanta ho fede e speranza quanto io amo: e l'amore, cioè la divina carità, parturisce i figliuolidelle virtù vive, e non morte. Orsù dunque, padre, trasformiamo il cuore e l'anima nostra in questo consumato e infocato e ardentissimo amore: nascondiamone nelle piaghe del cuore consumato del Figliuolo di Dio. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Corriamo, corriamo, perocchè il tempo è breve. Gesù dolce, Gesù amore.



XXXIII - All'Abate maggiore dell'Ordine di Monte Oliveto, nel Contado di Siena

Proemio, di Niccolò Tommaseo:
Carità è madre che genera le virtù in pro de' fratelli. Umiltà nutre lei. Principalmente a chi governa, richiedesi carità. Queste lodi generali sono indiretti, ma efficaci, consigli all'abate che accolga con indulgenza un monaco partito dall'Ordine.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo Padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi in perfettissima carità. La quale carità non cerca le cose sue. Ella è libera, e non è serva della propria sensualità: è larga, che dilata il cuore nell'amore di Dio, e dilezione del prossimo suo; e però sa portare e sopportare i difetti delle creature per amore del Creatore: ella è pietosa, e non crudele, perchè ha tolto da sè quello che fa l'uomo crudele, cioè l'amore proprio di sè; e però riceve caritativamente con grande pietà il prossimo suo per Dio: ella è benevola, pacifica e non iraconda: ella cerca le cose giuste e sante, e non le ingiuste; e come le cerca, così leserva in sè; e però riluce la margarita della giustizia nelpetto suo. La carità, se ella lusinga, non inganna; e se riprende, non ha odio nè ira: ma caritativamente ama tutti come figliuoli; o lusingando o riprendendo, in qualunque modo si sia. Ella è una madre che concepe nell'anima i figliuoli della virtù, e parturisceli per onore di Dionel prossimo suo. La sua balia è la profonda umilità. E che cibo gli dà questa sua nutrice? Cibo del lume e del cognoscimento di sè: col quale lume ha cognosciuta la miseria sua e la fragile sensualità, cagione d'ogni miseria.

Con questo cognoscimento s'umilia, e concepe odio verso sè medesima; e con questo, notrica in sè il fuoco della divina carità, cognoscendo la ineffabile bontà di Dio, la quale bontà è principio e fine d'ogni suo cognoscimento. Dopo questo lume e cognoscimento, si diletta di questo cibo che Dio più ama, cioè della sua creatura, la quale creò alla imagine e similitudine sua; e tanto l'amò, che egli diede a morte il suo Figliuolo unigenito perchè placasse l'ira sua, e traessela dalla lunga guerra nella quale era stata per la colpa d'Adam, e acciocchè nel suo dolcissimo sangue lavasse la faccia dell'anima, che per la colpa era tutta lorda. Egli fu nostra pace, e nostro tramezzatore tra Dio e noi, ricevendo i colpi della giustizia sopra di sè. Egli fu nostro medico che venne a sanare l'umana generazione, la quale giacea inferma, siccome dice il glorioso apostolo Paolo. Egli è il nostro conforto, perocchè ci s'è dato in cibo. Questo Verbo dolce, per compire l'obedienzia e volontà del padre suo nella creatura, corse come innamorato alla mensa della santissima croce; ine mangiò il cibo dell'anime, sostenendo pene, obbrobri e villanie, e nell'ultimo l'obbrobriosa morte; aprendo il corpo suo, che da ogni parte versava sangue. Tutto questo manifesta l'amore che Dio ha all'uomo: onde l'anima che sta in carità, si diletta di questo medesimo cibo dell'anime; nè già il vuole pigliare per altro modo, che il pigliasse Cristo dolce e buono Gesù: cioè, che ella vuole con lui insieme sostenere, e però con allegrezza patisce fame e sete, scherni e villanie, molestie dagli uomini e dalle dimonia. Questo Agnello sopportò la nostra ingratitudine, non ritraendo a dietro però di compire la nostra salute. Dico che in questo, e ogni altra cosa, l'anima ch'è in carità, quanto gli è possibile si vuole conformare con lui e seguitare le vestigie sue.

Ella riceve con benignità sotto l'ale della misericordia sua chi l'avesse offeso, perchè vede che la bontà di Dio ha fatto a lei quello medesimo. Quanto è dolce, dunque, questa madre della carità! é veruna virtù che non sia in lei? No. Ella non è tenebrosa, perchè è la guida sua il lume della santissima fede, la quale è la pupilla dell'occhio dell'intelletto, che mena l'affetto in quello che debbe amare, ponendogli per obietto l'amore che Dio gli ha, e la dottrina di Cristo crocefisso. Onde l'affetto, che col lume ha veduto sè essere amato, è costretto ad amare il suo Creatore, in verità, mostrandolo con seguitare la dottrina della verità. Bene è adunque da levarsi dal sonno della negligenzia e ignoranzia, e con sollecitudine cercarla nel sangue di Cristo crocifisso; perchè nel sangue ci rappresenta questo dolce e amoroso fuoco. Per questo modo acquisteremo la vita della Grazia; per altro modo, no.

E però vi dissi ch'io desideravo di vedervi in perfettissima carità, la quale ogni creatura ragionevole debbe avere in sè, se vuole gustare Dio nella vita durabile. Ma molto maggiormente ne sono obbligati, ed è necessaria a quelli che hanno a reggere e a governare anime; perocchè è sì grande peso, che, se fussero privati della carità,non porterebbero questo giogo, senza offesa di Dio. Non vuole essere tiepida, nè imperfetta la carità del prelato, ma perfetta con grandissimo caldo d'amore, e desiderio della salute de' sudditi suoi. E col lume di discrizione sapere dare ad ognuno, secondo ch'è atto a ricevere; caritativamente correggere, facendosi infermo con loro, insieme lusingando e correggendo secondo che vuole la giustizia e la misericordia; cercando la pecorella smarrita, e poichè l'ha ritrovata, ponersela in su laspalla, portando i pesi suoi sopra di sè: e rallegrarsi e fare festa della pecorella ritornata all'ovile.

A questa allegrezza v'invito, carissimo padre, inverso la vostra pecorella, che tanto tempo stette nella gregge con l'altre, cioè Frate P., il quale è oggi monaco di SantoLorenzo; e pare che umiliata a ricevere la verga della giustizia, si voglia tornare al suo ovile, all'obedienzia dell'Ordine, e vostra. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.



Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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