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LETTERE di Santa Caterina da Siena dalla 1 alla 71 (1)

Last Update: 1/10/2021 9:40 PM
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4/22/2016 11:33 AM
 
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L  (50) - A una mantellata di Santo Domenico chiamata Caterina di Scetto

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissima suoro e figliuola mia in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti vera serva e sposa di Cristo crocifisso. Serve dobbiamo essere, perchè siamo ricomperate del sangue suo. Ma non veggo che del nostro servizio noi potiamo fare utilità a lui; dobbiamo adunque fare utilità al prossimo nostro, perocchè egli è quel mezzo dove noi proviamo e acquistiamo la virtù. Sappi che ogni virtù riceve vita dall'amore; e l'amore s'acquista nell'amore, cioè levando l'occhio dell'intelletto nostro, e ragguardare quanto siamo amati da Dio. Vedendoci amare, non potiamo fare che noi non amiamo; amandolo, abbracciamo le virtù per affetto d'amore, e coll'odio spregiamo il vizio.

Sicchè vedi che in Dio concipiamo le virtù, e nel prossimo si partoriscono. Sai bene che nella necessità del prossimo tuo, tu partorisci il figliuolo della carità, che èdentro nell'anima; e nella ingiuria che tu ricevi da lui, lapazienzia. Tu gli doni l'orazione, singolarmente a coloro che ti fanno ingiuria. E così dobbiamo fare: se essi sono a noi infedeli, e noi dobbiamo essere a loro fedeli, e fedelmente cercare la loro salute; amarli di grazia e non di debito. Cioè, che tu ti guardi da non amare il prossimo tuo per propria utilità; perchè non sarebbe amore fedele, e non risponderesti all'amore che ti porta. Chè come Dio t'ha amata di grazia, così vuole che, non potendogli tu rendere questo amore, tu renda al prossimo tuo, amandolo di grazia, e non di debito, come detto è. Nè per ingiuria; nè perchè tu vedessi diminuire l'amore verso di te o il diletto o la propria utilità, non debbi tu diminuire nè scemare l'amore verso del tuo prossimo; ma amarlo caritativamente, portando e sopportando i difetti suoi; con grande consolazione e riverenzia ragguardare i servi di Dio.

Guarda che tu non facessi come le matte e stolte, che si vogliono ponere e a investigare e a giudicare gli atti e'costumi de' servi di Dio. Troppo è degno di grande reprensione chi 'l fa. Sappi, che non sarebbe altro, se non ponere legge e regola allo Spirito Santo, volendo fare andare i servi di Dio a nostro modo; la qual cosa non si potrebbe mai fare. Pensi quell'anima che giugne a questo giudicio, che la barba della superbia non è anco fuore, nè la vera carità del prossimo non v'è anco dentro; cioè, d'amarlo di grazia, e non di debito. Adunque amiamo, e non giudichiamo i servi di Dio. Anco, ci conviene amare generalmente ogni creatura che ha in sè ragione: coloro che sono fuora della Grazia, amarli con dolore e amaritudine della colpa loro, perchè offendono Dio e l'anima loro. Così t'accorderai col dolce innamorato di Paolo, che piagne con coloro che piangono, e gode con coloro che godono: così tu piagnerai con coloro che sono in stato di pianto, per desiderio dell'onore di Dio e salute loro; e goderai co' servi di Dio che godono, gustando Dio per affetto d'amore.

Vedi adunque, che nella carità di Dio concepiamo le virtù e nella carità del prossimo si partoriscono. Facendo così, che tu realmente, senza veruno amore o cuore fittivo, libero, senza veruno rispetto di propria utilità ospirituale o temporale, tu ami il prossimo; sarai vera serva, e risponderai col mezzo del prossimo all'amore che ti porta il tuo Creatore; e sarai sposa fedele, e non infedele. Allora manca la fede la sposa allo sposo suo, quando l'amore che debbe dare a lui, il dà ad altra creatura. Tu se' sposa. Vedi bene, che il Figliuolo di Dio tutti ci sposò nella circoncisione, quando si tagliò la carne sua, dandoci quanto una stremità d'anello, in segno che voleva sposare l'umana generazione. Tu ragguardando tanto amore ineffabile, il debbi amare senza veruno mezzo che sia fuore di Dio. Cosi se' fatta serva del prossimo tuo, servendolo in ogni cosa, secondo la tua possibilità. Sicchè di Cristo se' sposa, e del prossimo debbi essere serva. Se tu se' sposa fedele; perchè dell'amore che noi portiamo a Dio non potiamo fare utilità nè servizio a lui, dobbiamo servire, come detto è, il prossimo nostro di vero e cordiale amore. In altro modo nè in altra forma nol potiamo servire. E però ti dissi ch'io desideravo di vederti vera serva e sposa di Cristo crocifisso. Altro non dico. Permani nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.




LI - A frate Felice da Massa dell'ordine di Santo Augustino

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi fondato in vera e perfetta umilità. Perocchè colui che è umile si è paziente a portare ogni fadiga per amore della verità; e perchè l'umilità è balia e nutrice della carità. Non puo essere umilità senza carità. E colui che arde nella fornace della carità, non è negligente; anco, ha perfetta sollicitudine, perocchè la carità non sta mai oziosa, ma sempre adopera.

Ma amore e umilità, che consuma la negligenzia e spegne la superbia, non si può avere senza il lume; e che l'occhio alluminato non abbia qualche obietto, in cui egli possa guardare. Perocchè, perchè l'occhio vegga, e abbia lume in sè, ed egli non stia aperto, quello vedere non gli farebbe alcuna utilità. L'occhio vero dell'anima nostra è lo intelletto, il quale ha il lume della santissimaFede, colà dove il panno dell'amore proprio non l'avesse ricoperto. Levato via l'amore proprio di noi medesimi, l'occhio rimane chiaro, e vede: onde conviene che l'affetto si desti e voglia amare il suo benefattore. E peròallora, sentendo l'occhio dell'intelletto muoversi dall'affetto, subito s'apre e ponsi nell'obietto suo, Cristo crocifisso, in cui cognosce (e massimamente nel sangue suo) l'abisso della sua inestimabile carità.

Ma dove il debbe vedere, e ponere questo obietto? Nella casa del cognoscimento di sè, nel qual cognoscimento cognosce la miseria sua; perocchè ha veduto coll'occhio dell'intelletto i difetti suoi, e sè non essere: ehallo veduto in verità. E quando l'uomo cognosce sè, e' cognosce la bontà di Dio in sè. Perocchè se cognoscesse solamente sè, e volesse cognoscere Dio senza sè, non sarebbe cognoscimento fondato nella verità; e non ne trarrebbe il frutto che si debbe trarre del cognoscimento di sè: ma più tosto ne perderebbe che guadagnerebbe, perocchè trarrebbe solo dal cognoscimento di sè tedio e confusione, onde, disseccherebbe l'anima; e perseverandovi dentro senza altro rimedio, giugnerebbe alla disperazione. E se volesse cognoscere Dio senza sè, ne trarrebbe frutto fetido di grande presunzione: la quale presunzione è nutricata dalla superbia; e l'una notrica l'altra. Conviensi dunque che il lume vegga e cognosca in verità, e condisca 'l cognoscimento di sè col cognoscimento di Dio, e il cognoscimento di Dio col cognoscimento di sè.

Allora l'anima non viene nè a presunzione nè a disperazione; ma dal cognoscimento trae il frutto della vita quando è l'uno coll'altro insieme. Perocchè dal cognoscimento di sè riceve il frutto della vera umilità, onde germina odio e dispiacimento della colpa e della legge perversa che sempre è atta a impugnare contra allo spirito. E dell'odio parturisce il figliuolo della pazienzia, laquale è il mirollo della carità. E dal cognoscimento della gran bontà di Dio, che trova in sè, riceve il frutto dell'abisso dell'affocata carità di Dio e del prossimo suo. Perocchè col lume vede e cognosce che dell'amore che egli porta al suo creatore non gli può fare utilità alcuna;e però subito, quella utilità ch'egli non può fare a lui, lafa al prossimo suo per amore di Dio; però che ama la creatura, perchè vede che il creatore sommamente l'ama; e condizione è dell'amore, d'amare tutte quelle cose che sono amate dalla persona amata.

Or con questo lume, carissimo figliuolo, acquisteremo la virtù dell'umilità e della carità; e con vera e santapazienzia porteremo e sopporteremo i difetti del prossimo nostro; e consumeremo la negligenzia con la perfetta sollicitudine acquistata nel fuoco della divina carità; e spegnerassi la superbia con l'acqua della vera umilità. E diventeremo affamati dell'onore di Dio, e gustatori e mangiatori dell'anime in su la mensa dell'umile e immacolato Agnello. Altra via non ci è. Onde considerando io che ci conveniva tenere per questa via e per questa strada della vera umilità, dissi e dico, che io desideravo di vedervi fondato in vera e perfetta umilità: e cosi voglio che facciate senza pena e senza confusione di mente. Ma ora di nuovo voglio che cominciate con fede viva, con speranza ferma, e con obedienzia pronta. E così voglio che ingrassiate l'anima vostra; e non si secchi per confusione nè per tedio di mente, ma con una perfetta sollicitudine vi destiate dal sonno della negligenzia, furando le virtù, quando le vedete ne' vostri fratelli, conservandole nel petto vostro. E sempre la verità vi diletti e stia nellabocca vostra: ed annunciarla quando bisogna; caritativamente, in ogni persona, e singolarmente in quelle persone che sono amate di singolare amore; ma con una piacevolezza; ponendo il difetto d'altrui a voi medesimo. E se non si fusse fatto per lo tempo passato, con quella cautela che bisogna; correggerenci per l'avvenire.

E per questo non voglio che alcuna pena n'abbiate. E di me pensiero alcuno non vi diate. Ma realmente l'onde del mare tempestoso tutte si passino con vera umilità e carità fraterna, e con santa pazienzia. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.




LII - A frate Jeronimo da Siena de' frati eremiti di Santo Augustino

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, dilettissimo e carissimo padre e figliuolo in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de' servi di Dio, scrivo nel prezioso sangue suo; risovvenendomi della parola del nostro Salvatore, quando disse a' discepoli suoi: «con desiderio io ho desiderato di fare la pasqua con voi prima che io muoia». Così dico io a voi, frate Jeronimo, padre e figliuolo mio carissimo. E se mi domandaste che pasqua desidero di fare con voi; rispondovi: Non c'è altra pasqua se non quella dell'Agnello immacolato, cioè quella medesima che fece Egli di sè a' dolci discepoli. Oh Agnello dolce, arrostito al fuoco della divina carità, e allo spedone della santissima croce! O cibo soavissimo, pieno di gaudio e di letizia e consolazione! In te non manca cavelle: perocchè all'anima che ti serve in verità, tu gli se' fatto mensa, cibo e servitore. Bene vediamo noi che il padre c'è mensa, ed è letto dove l'anima si può riposare; e vediamo il Verbo dell'unigenito suo Figliuolo, che ti s'è dato in cibo con tanto fuoco d'amore. Chi te l'ha porto? Il servitore dello Spirito Santo. E per lo smisurato amore che egli ci ha, non è contento che siamo serviti da altrui, ma esso medesimo vuole essere il servitore.

Ora a questa mensa desidera l'anima insiememente con voi di far Pasqua prima ch'io muoia: perocchè, passata la vita, non la potremo fare. E sappiate, figliuolo mio, che a questa mensa ci conviene andare spogliati e vestiti. Spogliati, dico, d'ogni amor proprio e piacimento del mondo, di negligenzia e di tristizia e di confusionedi mente perocchè la disordinata tristizia dissecca l'anima); e dobbianci vestire dell'ardentissima sua carità. Ma questo non possiamo avere se l'anima non apre l'occhio del cognoscimento di sè medesima, sicchè vegga sè non essere, e come siamo operatori di quella cosa che non è e perchè noi non cognosciamo in noi la infinita bontà di Dio. Perocchè quando l'anima ragguarda il suo Creatore, e tanta infinita bontà, quanta trova in lui; non può fare che non ami; e l'amore subito il veste delle vere e reali virtù; e innanzi eleggerebbe la morte, che far cosa contraria a colui che egli ama: ma sempre cerca con sollicitudine di far cosa che gli sia in piacere. Onde subito ama ciò ch'egli ama, e odia ciò che egli odia: perocchè per amore egli è fatto un altro lui.

Questo è quello amore che ci tolle ogni negligenzia, ignoranzia e tristizia. Perocchè la memoria si leva a fare festa col padre, ritenendo nella memoria sua i benefizii di Dio; lo intendimento col Figliuolo, onde con sapienza e lume e cognoscimento cognosce e ama la volontà di Dio; e leva subito l'amore e il desiderio suo, e diventa amatore della somma ed eterna Verità, in tanto che non può nè vuole amare altro nè desiderare se non Cristo crocifisso. E non gli diletta altro, se non di portare gli obbrobrii e le pene sue: e tanto gli diletta e gli piace, cheegli ha sospetta ogni altra cosa. Le pene, gli scherni e lepersecuzioni del mondo e del dimonio, se le reputa gloria a sostenere per Cristo.

Accendete dunque, accendete il fuoco del santo desiderio; e ragguardate l'Agnello svenato in sul legno della santissima croce; perocchè in altro modo non potremo mangiare a questa dolce e venerabile mensa. Fate che nella cella dell'anima vostra stia sempre piantato e ritto l'arbore della santissima croce; perocchè a questo arbore coglierete il frutto della vera obedienzia, della pazienzia e della profonda umilità: e morrà in voi ogni piacimento e amore proprio e acquisterete la fame d'essere mangiatori e gustatori dell'anime, vedendo che per fame della salute nostra e dell'onore del padre egli s'è umiliato e dato sè medesimo all'obbrobriosa morte della croce, siccome pazzo, ebbro ed innamorato di noi. Or questa è la pasqua che io desidero fare con voi.

E perchè abbiamo detto che dobbiamo essere mangiatori e gustatori dell'anime; questo desidera l'anima mia di vedere in voi, perchè sete banditore della parola di Dio. Voglio dunque che siate uno vasello di elezione, pieno di fuoco d'ardentissima carità, a portare il dolce nome di Gesù, e seminare questa parola incarnata di Cristo nel campo dell'anima. Ma invitovi e voglio che, ricogliendo il seme, cioè facendo frutto nelle creature, voi 'l riponiate nell'ordine del Padre eterno, cioè, dando l'onore e la gloria a lui, e perdendo ogni gloria e piacimento di voi medesimi. Perocchè altrimenti saremo ladri, e fureremo quello che è da Dio, e daremolo a noi. Ma credo che per la grazia di Dio questo non tocca a noi; chè certa mi pare essere che il primo movimento e principio è solo per onore di Dio e salute delle creature.

Ma bene ci cade spesse volte, cioè alcuno piacere di noi nella creatura. Ma perchè io voglio che siate perfetto, e rendiate frutto di perfezione; non voglio che amiate neuna creatura, nè in comune nè in particolare, se non solamente in Dio. Ma intendete, in che modo io dico. Chè io so bene che voi amate in Dio spiritualmente; ma alcuna volta, o per poca avvertenzia o perchè l'uomo ha natura che lo inchina, come avete voi, ama spiritualmente, e nell'amore piglia piacere e diletto, tanto che alcunavolta la sensualità ne piglia la parte sua pur col colore dello spirito. E se mi diceste: «a che me ne posso avvedere che ci sia questa imperfezione?»

Ð dicovelo: Quando voi vedeste, quella persona ch'è amata mancasse in alcuna cosa verso di voi, cioè, o che non vi facesse motto secondo i modi usati, o che vi paresse che amasse un altro più che voi, se allora vi cade uno sdegno e uno cotale mezzo dispiacimento, allentando l'amore che prima v'era; tenete di fermo che questo amore era ancora imperfetto. Che modo ci è dunque di farlo perfetto? Non vi dico altromodo, figliuolo carissimo, se non quello che una volta la prima Verità disse ad una sua serva, dicendo: «Figliuola mia carissima, io non voglio che facci come colui che trae il vasello pieno d'acqua dalla fonte, e bevelo poichè l'ha tratto fuore; e cosi rimane vòto; e non se ne avvede. Ma voglio che, empiendo il vasello dell'anima tua, facendoci una cosa per amore ed affetto con colui che tu ami per amore di me, nol tragga punto di me, fonte d'acqua viva; ma tiene la creatura che tu ami per amore di me, siccome vasello nell'acqua , e a questo modo non sarà vòto nè tu nè cui tu ami, ma sempre sarete pieni della divina Grazia e del fuoco dell'ardentissima carità.
Ed allora non vi cadrà nè sdegno nè dispiacimento alcuno; perocchè colui che ama, perchè vedesse molti modi o dilungare dalla sua conversazione, mai non n'ha pena affliggitiva, purchè egli vegga e senta che viva con le dolci e reali virtù; perocchè l'amava per Dio e non per sè. Bene sentirebbe nondimeno una santa piccola tenerezza, quando si vedesse dilungare da quella cosa che ama. Or questa è la regola e il modo che io voglio che teniate acciocchè siate perfetto. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.





LIII - A monna Agnesa, donna che fu di missere Orso Malavolti

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi legata nel legame della divina carità. Il quale legame tenne confitto e chiavellato Dio-e-Uomo in sul legno della santissima croce; perocchè 'l chiodo non era sufficiente a tenerlo se l'amore non l'avesse tenuto. Questo è quello dolce legame che lega l'anima con Dio e fàlla essere una cosa con lui; perchè l'amore unisce. Oh dolce e amoroso amore, che purifichi l'anima, e dissolvi la nuvila della propria passione sensitiva, ed allumini l'occhio dell'intelletto, speculando nella Verità eterna, ed empi la memoria delle grazie e doni che l'anima riceve dal suo Creatore; onde diventa grata e cognoscente de' benefizii ricevuti, e sazia l'anima di dolce e amoroso desiderio! Onde diceva il santo Profeta: «i sospiri mi sono uno cibo, e le lagrimebeveraggio». Chi il faceva sospirare e piagnere? l'amore, questo dolce e soave legame. Adunque, carissima figliuola, poichè è tanto dolce e di tanto diletto, ed ècci necessario, non è da dormire, ma è da levarsi con santo e vero desiderio e sollecitudine, e cercarlo virilmente.

E se voi mi dimandaste: «dove il posso trovare?» io vi rispondo: nella casa del cognoscimento di voi, dove voiroverete l'amore ineffabile che Dio v'ha: il quale per amore vi creò alla imagine e simititudine sua, e per amore vi ricreò a grazia nel sangue dell'unigenito suo Figliuolo. Trovando l'amore, e conosciuto che voi l'averete in voi medesima, non potreste fare che voi non l'amiate. E questo sarà il segno che voi abbiate trovato e conceputo amore, quando vi legherete col legame della carità nel prossimo vostro, amandolo e servendolo caritativamente; perocchè quello bene e quella utilità, che noi non potiamo fare a Dio, il dobbiamo fare al prossimo nostro, portando con vera pazienzia ogni fadiga che noi ricevessimo da lui. E questo è il segno che in verità amiamo il nostro Creatore e che noi siamo legati in questo dolce legame. In altro modo non participeremo la Grazia, nè potremo tornare a quello fine per lo quale noi fummo creati. E però vi dissi, che io desideravo di vedervi legata nel legame della divina carità. Altro non dico. Permani nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.





LIV - Ad una monaca del monastero di Santa Agnesa in Montepulciano

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissima e dilettissima figliuola mia in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava del nostro Signore Gesù Cristo, e de' suoi servi, ti conforto e benedico, e scrivo a tenel prezioso sangue del Figliuolo di Dio; desiderando che tu sia vera sposa consacrata allo sposo, adornata e vestita di virtù. Sai, dilettissima mia figliuola, che la sposa, quando va dinanzi allo sposo, s'adorna e si veste; e singolarmente s'adorna e pone il color vermiglio, per piacere allo sposo suo: così voglio che facci tu; che tu abbi in te il vestimento della carità, senza il quale vestimento non potresti andare alle nozze; ma sarebbe detta a te quella parola che disse Cristo di quello servo che eraandato senza il vestimento nuziale, che comandò a' servi suoi che fusse cacciato e mandato di fuora nelle tenebre. Non voglio che questo divenga a te, dilettissima mia figliuola; acciocchè, se tu fussi richiesta ad andare alle nozze, non voglio che tu sia trovata senza questo dolce vestimento. Anco, voglio e comandoti che tu me l'adorni di fregiature, cioè della santa e vera obedienzia, essendo sempre osservatrice dell'Ordine tuo, suddita e obbediente a madonna e alla più minima che v'è.

Togli la virtù dell'umiltà, la quale nutricherà in te la virtù dellasanta obedienzia, ricognoscendo i doni e le grazie che tu hai ricevuti da lui. Fa che tu sia sposa fedele: e sai quando sarai fedele allo sposo tuo? quando non amerai altro che lui. E però io non voglio che nel tuo cuore sia trovato altro che Dio; traendone ogni amore proprio, e sensitivo de' parenti o di qualunque cosa sia. Senza neuno timore o di vita o di morte; ma col cuore libero, vestita di questo santo vestimento, mettiti nelle mani del tuo Sposo eterno; e nella sua volontà ti metti, che ne faccia e disfaccia quello che sia suo onore e meglio di te. Altro non dico. Permani nella santa e dolce dilezione di Dio.Gesù dolce, Gesù amore.





LV  (55) - Al venerabile religioso D. Guglielmo priore generale dell'ordine della Certosa

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo e reverendo padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi bagnato e annegato nel sangue del Figliuolo di Dio: considerando io che la memoria quando s'empie del sangue di Cristo crocifisso, incontinente lo intelletto si volge aragguardare in essa memoria; dove egli trova il sangue, vedevi il fuoco della divina carità, amore inestimabile, intriso ed impastato col sangue; perocchè per amore fu sparto e donato a noi. La volontà va subito dietro allo intelletto, amando e desiderando quello che l'occhio dell'intelletto ha veduto; e però subito leva l'affetto e l'amore suo nell'amore di Cristo crocifisso, il quale amore trova nel sangue, come detto è. Allora l'anima s'annega in esso sangue, cioè che annega e uccide ogni sua perversa volontà sensitiva, la quale ribella spesso al suo creatore, e ogni amore proprio di sè medesimo gitta fuore di sè, e vestesi dell'eterna volontà di Dio; la quale volontà l'anima ha gustata e trovata nel sangue. Perocchè il sangue gli rappresenta che Dio non vuole altro che la sua santificazione: chè se egli avesse voluto altro, non arebbe Dio datoci il Verbo dell'unigenito suo Figliuolo.

E però vede bene, che ciò che Dio permette in questa vita all'uomo, non permette per altro fine. Ogni cosa che ha essere, vede che procede da Dio: e però neuna cosa che addiviene, nè tribolazioni nè tentazioni nè ingiurie nè strazii nè villanie, nè di veruna altra cosa che addivenire gli potesse, non si può nè vuole turbare; ma è contenta, ed halle in grande riverenzia, considerando che le vengono da Dio, e date sono a noi per grazia di bene, per amore e non per odio. Adunque non si può lagnare nè dee lagnarsi, perchè si lagnerebbe del suo bene proprio; la qual cosa non è costume dell'anima vestita della dolce volontà di Dio, di lagnarsi di veruna cosa che addivenire gli potesse, se non solo della offesa di Dio. Diquesto si duole e dee dolere, perchè vede che è contra alla sua volontà. E però il peccato è degno d'odio, perchè non è da Dio, e però non è niente. Ogni altra cosa che in sè ha essere, è da Dio; e però l'anima innamorata di Cristo l'ama ed ha im reverenzia. Quest'anima non vede sè per sè, ma vede sè per Dio, e Dio per Dio, inquanto è somma ed eterna bontà, degno d'essere amato; ed il prossimo per Dio e non per propria utilità. Questa non elegge il tempo nè stato a suo modo, nè fadiga nè consolazione; ma secondo che piace alla divina Bontà, riceve con affetto d'amore. In ogni cosa trova diletto; perchè colui che ama, non puo trovare pena affliggitiva.

Nelle battaglie gode; se egli è perseguitato dal mondo, egli si rallegra; se egli è suddito, con grande allegrezza e pazienzia porta il giogo della obedienzia; se egli è prelato, con pazienzia porta e sopporta i difetti de' suoi sudditi, cioè ogni persecuzione che ricevesse o ingratitudine che trovasse in loro verso di sè. Disponsi alla morte per divellere le spine de' vizi, siccome buono ortolano; e piantare le virtù nell'anime loro, facendo giustizia realmente, condita con misericordia. Non si cura della pena sua, non schifa labore, ma con grande letizia porta. Non vuole perdere il tempo che egli ha, per quello che non ha; perchè alcuna volta vengono cotali cogitazioni e battaglie nel cuore.

Se tu non avessi questa angoscia e fadiga della prelazione, potresti meglio avere Dio nella pace e quiete tua. E questo fa il dimonio, di ponergli innanzi, al tempo della pace, per farlo stare in continua guerra. Chè colui che non pacifica la volontà sua nello stato che Dio gli ha dato, sta sempre in pena, ed è incomportabile a sè medesimo: e così perde l'uno tempo e l'altro; che non esercita il tempo della prelazione, e quello della quiete non ha; e così abbandona il presente e l'avvenire. Non è adunque da credere alla malizia sua; ma è da pigliare quello che egli ha, vigorosamente; siccome fa l'anima vestita della volontà di Dio detta di sopra, che fa navigare in ogni tempo; così nel tempo della fadiga come in quello della consolazione: perchè egli è spogliato dell'amore proprio di sè medesimo e d'ogni tenerezza e passione sensitiva, onde procede ogni male e ogni pena. Chè avere quello che l'uomo non vuole, è una via onde esce la pena. E, vestito della eterna volontà di Dio e non della sua, èssi fatto una cosa con lui; per affetto d'amore è fatto giudice della eterna volontà di Dio, vedendo, giudicando e tenendo, che Dio non vuole altro che la nostra santificazione. E però ci creò alla imagine e similitudine sua, perchè fussimo santificati in Lui, godendo e gustando l'eterna sua visione; avendolo veduto e cognosciuto coll'occhio dell'intelletto nel sangue di Cristo crocifissoche fu quello mezzo che ci manifestò la verità del Padre eterno. O glorioso sangue che dài vita, che lo invisibile ci hai fatto visibile; manifestato ci hai la divina misericordia, lavando il peccato della disobedienzia con la obedienzia del Verbo, ond'è uscito il sangue.

Orsù, per l'amore di Cristo, bagnatevi, bagnatevi (e state in continua vigilia ed orazione, carissimo padre, vegliando con l'occhio dell'intelletto) nel sangue. Allora veglierà (per fame e sollicitudine dell'onore di Dio e salute delle anime) sopra i sudditi vostri. A questo modo arete la continua orazione, cioè il continuo santo desiderio. Questo vi è necessario a voi per conservare la salute vostra nello stato che voi sete. Poichè Dio v'ha posto nello stato della prelazione, non vi conviene essere negligente nè timoroso; nè ignorante, andare con gli occhi chiusi. Però vi prego che siate affamato, imparando dall'Agnello svenato e consumato per voi, che con tanto diletto e fame dell'onore del padre e salute nostra, corse all'obbrobriosa morte della croce. Avete Subietto dunque: chè Dio v'ha rappresentato e posto dinanzi il Verbo dell'unigenito suo Figliuolo, e il sangue, per tôrre ogni timore e negligenzia e cechità d'ignoranzia. E se voi dite: «io sono ignorante e non cognosco bene me, non tanto che quello che io ho a fare per. li sudditi»; Ð e io virispondo che, avendo fame dell'onore di Dio, quello che voi non aveste per voi, Dio adopererà in voi quello che bisognerà per la salute delli sudditi vostri.

Abbiate pure fame e desiderio. E non veggo però, che questa fame si possa avere senza il mezzo del sangue: e però vi dissi che io desideravo di vedervi bagnato e annegato nel sangue di Cristo crocifisso. Perchè nel sangue si perde l'amore della vita propria, di quello amore perverso che l'uomo ha a sè medesimo; il quale amore non lassa fare giustizia, per timore di non perdere lo stato, oper condescendere e piacere più agli uomini che a Dio; non lassa fare i prelati secondo la volontà di Dio. Nè a buona coscienzia; ma secondo i piaceri e pareri umani si fanno; che è quella cosa che ha guastato e guasta l'ordine. Come è di non correggere e di fare i prelati non corretti, ma incorretti e indiscreti. Chè il cattivo prelato guasta i sudditi, siccome il buono gli racconcia.
E tutto questo procede dall'amore proprio di sè. Nel sangue di Cristo si perde questo amore; e acquistasi uno amore ineffabile, vedendo che per amore ci ha data la vita per ricomperare questo figliuolo adottivo dell'umana generazione. Quando si vede tanto amore, con l'amore trae l'amore, levando l'affetto e il desiderio suo ad amare quello che Dio ama, e odiare quello ch'egli odia. E perchè vede che sommamente Dio ama la sua creatura che ha in sè ragione, però l'anima concepe uno amore nella salute delle anime; che non pare che se ne possa saziare. Odia i vizi e i peccati, perchè non sono in Dio; ed ama le virtù in loro per onore di Dio. Per questo ne perde la negligenzia e diventa sollecito; e perde l'amore del corpo suo, e vuolsi dare a mille morti, se tanto bisogna. Perde la cechità, e ha riavuto il lume, perchè s'è tolta la nuvola dell'amore proprio, e posto il sole dell'amore divino della ardentissima carità, il quale gli ha consumato in sè ogni ignoranzia. E tutto questo ha tratto dal sangue.

O glorioso e prezioso sangue dell'umile e immacolato Agnello! Or qual sarà quello ignorante e duro che non pigli il vasello del cuore, e con affetto d'amore non vada al costato di Cristo crocifisso, il quale tiene e versa l'abbondazia del sangue? Dentro in sè troviamo Dio, cioè, la natura divina unita con la natura umana; troviamo il fuoco dell'amore che per l'apritura del lato ci manifesta il secreto del cuore, mostrando che con quelle pene finite non poteva tanto amore mostrare, quanto il desiderio e la volontà sua era maggiore, perchè non era comparazione della pena finita sua all'amore infinito. Or non tardiamo più, carissimo padre; ma con perfetta sollecitudine, questo punto del tempo che Dio v'ha serbato, e specialmente ora che ne viene il tempo del Capitolo, dove si veggono più i difetti, siate sollicito a punirli; acciocchè il membro corrotto e guasto non guasti il sano; facendone giustizia sempre con misericordia.

E non vi movete leggermente; ma vogliate cercare e investigare la verità per persone discrete e di buona coscienzia. E sempre quello che avete a fare, fate col consiglio divino, cioèper la santa orazione; e poi col consiglio umano, che è pure divino, dei buoni e cari servi di Dio. E sempre vogliate vederveli dallato, che sieno specchio di religione. E sopra tutte le altre cose che io vi prego che attendiate,si è, di fare buoni priori, che sieno persone virtuose e atte a reggere. Chè sono molti che sono buoni in loro, e non sono buoni a governare: e cossì guastano le religioni; e per lo contrario si racconciano. Quando trovate de' buoni, conservateli. Non timore, per l'amore di Cristo crocifisso! Son certa che se voi vi bagnerete nel sangue suo per affetto d'amore e annegheretevi dentro ogni propria volontà consumandola nella eterna volontà di Dio, la quale troverete nel sangue; voi farete questo ed ogni altra cosa che bisognerà, per voi e per loro.

Altro non dico. Perdonate alla mia ignoranzia. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.




Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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