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Se avete desiderio di capire che cosa insegna la Bibbia che il Magistero della Santa Chiesa, con il Sommo Pontefice ci insegna, questo Gruppo fa per voi. Non siamo "esperti" del settore, ma siamo Laici impegnati nella Chiesa che qui si sono incontrati da diverse parti d'Italia per essere testimoni anche nella rete della Verità che tentiamo di vivere nel quotidiano, come lo stesso amato Giovanni Paolo II suggeriva.
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Notificazioni varie della CdF in materia di dottrina ancora valide

Last Update: 9/9/2022 8:51 AM
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CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

NOTIFICAZIONE SUGLI SCRITTI E LE ATTIVITÀ 

DI SR. JEANNINE GRAMICK, S.S.N.D. 
E DEL P. ROBERT NUGENT, S.D.S.
*

 

Suor Jeannine Gramick, SSND, e Padre Robert Nugent, SDS, da più di venti anni sono impegnati in attività pastorali indirizzate a persone omosessuali. Nel 1977 essi fondarono nel territorio dell’arcidiocesi di Washington l’organizzazione New Ways Ministry allo scopo di promuovere «giustizia e riconciliazione fra lesbiche e omosessuali cattolici e la più vasta comunità cattolica» [1]. Sono autori dei libri Building Bridges: Gay and Lesbian Reality and the Catholic Church (Mystic: Twenty-Third Publications, 1992) e Voices of Hope: A Collection of Positive Catholic Writings on Gay and Lesbian Issues (NewYork: Center for Homophobia Education, 1995).

Fin dall’inizio, nel presentare l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità, Padre Nugent e Suor Gramick ne hanno ripetutamente messo in discussione elementi centrali. Per questo motivo, nel 1984, il Cardinale James Hickey, Arcivescovo di Washington, dopo il fallimento di una serie di tentativi di chiarificazione, comunicò loro che non potevano più svolgere le loro attività in quella arci-diocesi. Nello stesso tempo, la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e per le Società di Vita Apostolica ordinò loro di separarsi totalmente e completamente da New Ways Ministry, aggiungendo che non avrebbero potuto esercitare alcun apostolato senza presentare fedelmente la dottrina della Chiesa circa la malizia intrinseca degli atti omosessuali.

Nonostante questo intervento della Santa Sede, Padre Nugent e Suor Gramick continuarono ad essere implicati in attività organizzate da New Ways Ministry, pur dimettendosi da posizioni di responsabilità. Essi continuarono anche a mantenere e a diffondere posizioni ambigue circa l’omosessualità e criticarono esplicitamente documenti del Magistero della Chiesa su questo problema. A motivo delle loro dichiarazioni ed attività, la Congregazione per la Dottrina della Fede e la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e per le Società di Vita Apostolicaricevettero numerose lamentele e urgenti richieste dichiarificazione da parte di Vescovi e di altre persone negli Stati Uniti d’America. Era chiaro che le attività di Suor Gramick e di Padre Nugent stavano creando difficoltà in non poche diocesi e che essi continuavano a presentare la dottrina della Chiesa come un’opzione possibile fra altre e come aperta a mutamenti fondamentali.

Nel 1988 la Santa Sede istituì una Commissione sotto la Presidenza del Cardinale Adam Maida per studiare e valutare le loro dichiarazioni ed attività pubbliche e per determinare se queste erano fedeli all’insegnamento cattolico sull’omosessualità.

Dopo la pubblicazione di Building Bridges, l’esame della Commissione si concentrò soprattutto su questo libro, che riassumeva le loro attività ed idee. Nel 1994 la Commissione pubblicò i suoi risultati, che furono comunicati ai due autori. Quando le loro risposte a questi risultati furono pervenute, la Commissione formulò le sue Raccomandazioni finali e le trasmise alla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e per le Società di Vita Apostolica. Pur rilevando la presenza di alcuni aspetti positivi nell’apostolato di Suor Gramick e di Padre Nugent, la Commissione trovò serie lacune nei loro scritti ed attività pastorali, che erano incompatibili con la pienezza della morale cristiana. La Commissione, perciò, raccomandò delle misure disciplinari, fra cui la pubblicazione di qualche forma di Notificazione, allo scopo di controbilanciare e porre rimedio alla dannosa confusione causata dagli errori e dalle ambiguità presenti nelle loro pubblicazioni ed attività.

Dal momento che i problemi posti dai due autori erano primariamente di natura dottrinale, nel 1995 la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e per le Società di Vita Apostolicatrasmise l’intero caso alla competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede. A questo punto, nella speranza che Padre Nugent e Suor Gramick sarebbero stati disponibili ad esprimere il loro assenso alla dottrina cattolica sull’omosessualità ed a correggere gli errori presenti nei loro scritti, la Congregazione intraprese un altro tentativo di soluzione invitandoli a rispondere in modo chiaro ad alcune domande riguardanti la loro posizione sulla moralità degli atti omosessuali e sull’inclinazione omosessuale.

Le loro risposte, inviate in data 22 febbraio 1996, non erano sufficientemente chiare per dissipare le serie ambiguità della loro posizione. Suor Gramick e Padre Nugent mostravano una comprensione concettuale chiara dell’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità, ma si astenevano dal professare ogni adesione a questo insegnamento. Inoltre la pubblicazione, nel 1995, del loro libro Voices of Hope: A Collection of Positive Catholic Writings on Gay and Lesbian Issues aveva reso evidente che non vi era un cambiamento nella loro opposizione a elementi fondamentali della dottrina della Chiesa.

Considerato il fatto che alcune delle dichiarazioni di Padre Nugent e di Suor Gramick erano chiaramente incompatibili con l’insegnamento della Chiesa e che l’ampia diffusione di questi errori per mezzo delle loro pubblicazioni e delle loro attività pastorali stava divenendo fonte di crescente preoccupazione per i Vescovi negli Stati Uniti d’America, la Congregazione decise che il caso doveva essere risolto secondo la procedura indicata nel suo Regolamento per l’esame delle dottrine (cap. 4) [2].

Nella Sessione Ordinaria dell’8 ottobre 1997 i Cardinali ed i Vescovi che costituiscono la Congregazione giudicarono che le dichiarazioni di Padre Nugent e di Suor Gramick, identificate per mezzo della summenzionata procedura del Regolamento per l’esame delle dottrine, erano di fatto erronee e pericolose. Dopo che il Santo Padre ebbe approvato la contestazione formale degli autori, le suddette affermazioni erronee furono ad essi trasmesse tramite i rispettivi Superiori Generali. A ciascuno fu chiesto di rispondere alla contestazione personalmente ed indipendentemente dall’altro, per permettere loro la più grande libertà nell’esprimere le loro posizioni personali.

Nel febbraio 1998 i due Superiori Generali trasmisero le risposte alla Congregazione. Nelle Sessioni Ordinarie del 6 e del 20 maggio 1998 i Membri della Congregazione valutarono attentamente le risposte, dopo aver ricevuto le opinioni di membri dell’Episcopato degli Stati Uniti e di esperti nell’ambito della teologia morale. I Membri della Congregazione furono unanimi nella toro decisione che le risposte dei due, pur contenendo alcuni elementi positivi, erano inaccettabili. Sia Padre Nugent che Suor Gramick avevano cercato di giustificare la pubblicazione dei loro libri e nessuno dei due aveva espresso una adesione personale alla dottrina della Chiesa sull’omosessualità in termini sufficientemente chiari. Fu pertanto deciso che essi avrebbero dovuto preparare una dichiarazione pubblica, che sarebbe stata sottoposta al giudizio della Congregazione. In questa dichiarazione si chiedeva loro di esprimere un assenso interiore all’insegnamento della Chiesa Cattolica sull’omosessualità e di riconoscere che i due summenzionati libri contenevano errori.

Le due dichiarazioni, pervenute nell’agosto 1998, furono esaminate dalla Congregazione nella Sessione Ordinaria del 21 ottobre 1998. Ancora una volta esse non erano sufficienti per risolvere i problemi collegati con i loro scritti e con le loro attività pastorali. Suor Gramick, pur esprimendo il suo amore per la Chiesa, semplicemente rifiutava di esprimere ogni qualsivoglia assenso all’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità. Padre Nugent era più ampio nella sua risposta, ma non totalmente chiaro nella sua dichiarazione di assenso interiore all’insegnamento della Chiesa. Dai Membri delta Congregazione fu pertanto deciso che doveva essere data a Padre Nugent ancora un’altra opportunità per esprimere un chiaro assenso. Per questa ragione la Congregazione preparò una dichiarazione di assenso e, con lettera del 15 dicembre 1998 la trasmise a Padre Nugent, tramite il suo Superiore Generale, perché egli la sottoscrivesse. La sua risposta, del 25 gennaio 1999, mostrò che questo tentativo non aveva avuto successo. Padre Nugent non aveva firmato la dichiarazione ricevuta e rispondeva proponendo un testo alternativo che modificava la dichiarazione della Congregazione su alcuni punti importanti. In particolare, non era disposto a sottoscrivere che gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati ed aggiungeva un paragrafo che metteva in questione la natura definitiva ed immutabile della dottrina cattolica su questo punto.

Essendo quindi falliti i ripetuti tentativi delle legittime autorità della Chiesa di risolvere i problemi posti dagli scritti e dalle attività pastorali dei due autori, la Congregazione per la Dottrina della Fede è obbligata a dichiarare per il bene dei fedeli cattolici che le posizioni espresse da Suor Jeannine Gramick e da Padre Robert Nugent in merito alla malizia intrinseca degli atti omosessuali ed al disordine oggettivo dell’inclinazione omosessuale sono dottrinalmente inaccettabili perché non trasmettono fedelmente il chiaro e costante insegnamento della Chiesa Cattolica su questo punto [3]. Padre Nugent e Suor Gramick hanno spesso affermato che essi cercano, in armonia con la dottrina della Chiesa, di trattare le persone omosessuali «con rispetto, compassione e delicatezza» [4]. Tuttavia la diffusione di errori ed ambiguità non è coerente con un atteggiamento cristiano di vero rispetto e compassione: le persone che stanno combattendo con l’omosessualità hanno, non meno di altre, il diritto di ricevere l’autentico insegnamentodella Chiesa da coloro che li seguono pastoralmente. Le ambiguità e gli errori della posizione di Padre Nugent e di Suor Gramick hanno causato confusione fra i Cattolici ed hanno danneggiato la comunità della Chiesa. Per questi motivi a Suor Jeannine Gramick, SSND, ed a Padre Robert Nugent, SDS, è permanentemente vietata ogni attività pastorale in favore delle persone omosessuali ed essi non sono eleggibili, per un periodo indeterminato, ad alcun ufficio nei loro rispettivi Istituti religiosi.

Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nell’Udienza concessa il 14 maggio 1999 al sottoscritto Segretario, ha approvato la presente Notificazione, decisa nella Sessione Ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.

Roma, dalla sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, 31 maggio 1999.


+ JOSEPH Card. RATZINGER
Prefetto


+ TARCISIO BERTONE, S.D.B.
Arcivescovo emerito di Vercellii
Segretario


L’Osservatore Romano, 14 luglio 1999, p. 7.


[1] Voices of Hope: A Collection of Positive Catholic Writings on Gay and Lesbian Issues(New York: Center for Homophobia Education, 1995) ix.

[2] Cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Agendi ratio in doctrinarum examine, art. 23-27: AAS 89 (1997) 834.

[3] Cfr Gn 19, 1-11; Lv 18, 22; 20, 13; 1 Cor 6, 9; Rom 1, 18-32; 1 Tim 1, 10; Catechismo della Chiesa Cattolica, 2357-2359, 2396; Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Persona humana 8 (AAS 68 [1976] 84-85); Lettera Homosexualitatis problema(AAS 79 [1987] 543-554).

[4] Catechismo della Chiesa Cattolica, 2358.



Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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Comunicato: Incontro tra i Presidenti delle Commissioni Dottrinali delle Conferenze Episcopali dell’Asia con una Delegazione della Congregazione per la Dottrina della Fede a Bangkok, Thailandia (15-18 gennaio 2019), 11.01.2019


Testo in lingua italiana

Nei giorni 15-18 gennaio 2019 avrà luogo un incontro tra i Presidenti delle Commissioni Dottrinali delle Conferenze Episcopali dell’Asia con una Delegazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, guidata dal Cardinale Luis F. Ladaria, S.I., Prefetto, e da S.E. Mons. J. Augustine Di Noia, O.P., Segretario Aggiunto. L’evento si svolgerà nel Baan Phu Waan Pastoral Centre a Bangkok in Thailandia.

Con l’Istruzione del 23 febbraio 1967 la Congregazione per la Dottrina della Fede, per incarico di San Paolo VI, aveva invitato tutte le Conferenze Episcopali a istituire al loro interno delle Commissioni Dottrinali, quali organi consultivi di aiuto alle medesime Conferenze Episcopali ed ai singoli Vescovi nella loro sollecitudine per la fede e la morale. Qualora ciò fosse difficile, questa fondamentale preoccupazione pastorale può essere assunta da un’altra Commissione oppure da un singolo Vescovo che segue con particolare attenzione i problemi dottrinali.

Per rafforzare la collaborazione fra la Congregazione per la Dottrina della Fede e le Commissioni Dottrinali degli Episcopati, nel 1982 l’allora Prefetto Cardinale Joseph Ratzinger decise di riunire periodicamente i Presidenti di dette Commissioni a livello continentale. Una delle caratteristiche di questi incontri consiste nel fatto che sono i Rappresentanti della Congregazione a spostarsi nei vari Continenti, sottolineando in tal modo l’importanza delle istanze locali e regionali e la loro responsabilità per le questioni dottrinali. Il primo di questi incontri si svolse in America Latina, a Bogotá (1984); seguirono gli incontri a Kinshasa, Africa (1987); a Vienna, Europa (1989); a Hong-Kong, Asia (1993); a Guadalajara, America Latina (1996) e a San Francisco, America del Nord (1999). Più recentemente ebbero luogo incontri a Dar es Salaam, Africa (2009) e a Esztergom-Budapest, Europa (2015).

Ora, in collaborazione con la Presidenza della Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Asia (FABC), è stato preparato un nuovo incontro di questo genere in Asia. Tale evento manifesta la volontà da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede di sostenere gli Episcopati locali nel loro impegno per la promozione e la tutela della dottrina della fede, tenendo conto delle specifiche sfide da affrontare oggi nel Continente asiatico.

[00047-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Testo in lingua inglese

Press Release: Meeting of the Presidents of the Doctrinal Commissions of the Episcopal Conferences of Asia with a Delegation from the Congregation for the Doctrine of the Faith Bangkok, Thailand (15-18 January 2019)

A meeting between a Delegation from the Congregation for the Doctrine of the Faith, led by Cardinal Luis F. Ladaria, SI, Prefect, and Archbishop J. Augustine Di Noia, O.P., Adjunct Secretary, and the Presidents of the Doctrinal Commissions of the Episcopal Conferences of Asia is to take place at the Baan Phu Waan Pastoral Center in Bangkok, Thailand from 15-18 January 2019.

In an Instruction dated 23 February 1967, the Congregation for the Doctrine of the Faith, at the behest of Saint Pope Paul VI, asked the Bishops’ Conferences to establish their own Doctrinal Commissions within the Conferences, as a consultative body assisting the Conferences themselves, and the individual bishops, in their concern for faith and morality. In certain situations where this may be difficult, this essential pastoral task can be assumed by another Commission, or by a singular bishop who follows doctrinal problems with particular attention.

To strengthen the collaboration between the Congregation for the Doctrine of the Faith and the Doctrinal Commissions of the Episcopal Conferences, in 1982 the then Cardinal Joseph Ratzinger decided that the Presidents of such Commissions should meet periodically at a continental level. One of the original characteristics of these meetings lies in the fact that the Superiors of the Congregation go to the different continents, thereby underlining the importance of the local and regional jurisdictions and their responsibility in addressing doctrinal issues. The first of these meetings took place in Latin America, in Bogatá (1984); there were subsequent meetings in Kinshasa, Africa (1987); in Vienna, Europe (1989); in Hong-Kong, Asia (1993); in Guadalajara, Latin America (1996), and in San Francisco, North America (1999). In more recent times, meetings took place in Dar es Salaam, Africa (2009) and in Esztergom-Budapest, Europe (2015).

Now, in collaboration with the Presidency of the Federation of the Asian Bishops’ Conferences (FABC), a new meeting of the same kind has been prepared for Asia. Such an event manifests the desire of the Congregation for the Doctrine of the Faith to support the local Episcopates in their responsibility for promoting and safeguarding the doctrine of the faith, considering the specific challenges that face the continent of Asia today.

[00047-EN.01] [Original text: English]


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Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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Condannata l’opera di Suor M. A. Farley


Condannato il libro: “Solo amore. Una cornice per un’etica sessuale cristiana” della suora M.A. Farley


CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

NOTIFICAZIONE SUL LIBRO
JUST LOVE. A FRAMEWORK FOR CHRISTIAN SEXUAL ETHICS
DI SR. MARGARET A. FARLEY, R.S.M.

  

Introduzione

La Congregazione per la Dottrina della Fede, a seguito di un primo esame del libro Just Love. A Framework for Christian Sexual Ethics (New York: Continuum, 2006) di Sr. Margaret A. Farley, R.S.M., con lettera del 29 marzo 2010 indirizzò all’Autrice, per i buoni uffici di Sr. Mary Waskowiak, allora Superiora Generale delle Sisters of Mercy of the Americas, un’ampia valutazione preliminare, indicando i problemi dottrinali presenti nel testo.
La risposta del 28 ottobre 2010, fornita da Sr. Farley, non risultò sufficiente a chiarificare i problemi segnalati. Poiché il caso riguardava errori dottrinali presenti in un libro la cui pubblicazione si è rivelata causa di confusione tra i fedeli, la Congregazione decise di intraprendere un “esame con procedura urgente”, secondo il Regolamento per l’esame delle dottrine (cf. cap. IV, artt. 23-27).

Al riguardo, dopo la valutazione condotta da parte di una Commissione di esperti (cf. art. 24), la Sessione Ordinaria della Congregazione in data 8 giugno 2011 confermò che il libro in parola conteneva proposizioni erronee, la cui divulgazione arrischiava grave danno ai fedeli. Successivamente, con lettera del 5 luglio 2011, fu trasmesso a Sr. Waskowiak l’elenco delle proposizioni erronee, chiedendole di invitare Sr. Farley ad offrire una correzione delle tesi inaccettabili contenute nel suo libro (cf. artt. 25-26).

Con lettera del 3 ottobre 2011, Sr. Patricia McDermott, nel frattempo subentrata a Sr. Mary Waskowiak quale Superiora Generale delle Sisters of Mercy of the Americas, trasmise alla Congregazione la risposta di Sr. Farley, accompagnata dal parere proprio e di Sr. Waskowiak, in conformità con l’art. 27 del suddetto Regolamento.
Tale risposta, valutata dalla Commissione di esperti, il 14 dicembre 2011 fu sottoposta all’esame della Sessione Ordinaria per la decisione.
In tale occasione, considerando che la risposta di Sr. Farley non chiariva adeguatamente i gravi problemi contenuti nel suo libro, i Membri della Congregazione decisero di procedere alla pubblicazione di questa Notificazione.

1. Problemi di carattere generale

L’Autrice non presenta una comprensione corretta del ruolo del Magistero della Chiesa quale insegnamento autorevole dei Vescovi in comunione col Successore di Pietro, che guida la comprensione sempre più profonda, da parte della Chiesa, della Parola di Dio, come si trova nella Sacra Scrittura ed è trasmessa fedelmente dalla tradizione vivente della Chiesa. Nel trattare argomenti di carattere morale, Sr. Farley o ignora l’insegnamento costante del Magistero oppure, quando occasionalmente lo menziona, lo tratta come un’opinione tra le altre. Simile atteggiamento non può essere in alcun modo giustificato, neppure all’interno di una prospettiva ecumenica che l’Autrice desidera promuovere. Sr. Farley rivela altresì una comprensione difettosa della natura oggettiva della legge morale naturale, scegliendo invece di argomentare sulla base di conclusioni selezionate da determinate correnti filosofiche o dalla sua propria comprensione dell’”esperienza contemporanea”. Un tale approccio non è conforme alla genuina teologia cattolica.

2. Problemi specifici

Tra i numerosi errori e ambiguità del libro, sono da rilevare le prese di posizione circa la masturbazione, gli atti omosessuali, le unioni omosessuali, l’indissolubilità del matrimonio e il problema del divorzio e delle seconde nozze.

Masturbazione

Sr. Farley scrive: «La masturbazione […] generalmente non comporta alcun problema di carattere morale. […] Si è certamente verificato che molte donne […] abbiano trovato un gran bene nel piacere ricercato con se stesse – e forse proprio nella scoperta delle loro proprie possibilità in rapporto al piacere –, qualcosa che molte non avevano sperimentato e nemmeno conosciuto al riguardo nelle loro relazioni sessuali ordinarie con mariti o amanti. In questo senso, è possibile affermare che la masturbazione favorisce realmente i rapporti più di quanto non li ostacoli. La mia osservazione conclusiva è perciò che i criteri della giustizia, così come sono venuta presentandoli, sembrerebbero applicabili alla scelta di provare piacere sessuale autoerotico solo in quanto tale attività può favorire o danneggiare, mantiene o limita, il benessere e la libertà di spirito. E questa rimane ampiamente una questione di carattere empirico, non morale» (p. 236).

Queste affermazioni non sono conformi alla dottrina cattolica: «Sia il Magistero della Chiesa – nella linea di una tradizione costante – sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato. Qualunque ne sia il motivo, l’uso deliberato della facoltà sessuale al di fuori dei rapporti coniugali normali contraddice essenzialmente la sua finalità. Il godimento sessuale vi è ricercato al di fuori della relazione sessuale richiesta dall’ordine morale, quella che realizza, in un contesto di vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana. Al fine di formulare un equo giudizio sulla responsabilità morale dei soggetti e per orientare l’azione pastorale, si terrà conto dell’immaturità affettiva, della forza delle abitudini contratte, dello stato d’angoscia o degli altri fattori psichici o sociali che possono attenuare, se non addirittura ridurre al minimo, la colpevolezza morale» [1].

Atti omosessuali

Sr. Farley scrive: «Dal mio punto di vista […], le relazioni e gli atti omosessuali possono essere giustificati, conformemente alla stessa etica sessuale, proprio come le relazioni e gli atti eterosessuali. Perciò, le persone con inclinazione omosessuale, così come i loro rispettivi atti, possono e devono essere rispettati, sia che abbiano o non abbiano l’alternativa di essere altrimenti» (p. 295).

Tale posizione non è accettabile. La Chiesa Cattolica, infatti, distingue tra persone con tendenze omosessuali e atti omosessuali. Quanto alle persone con tendenze omosessuali, il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che esse devono essere accolte «con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» [2]. Quanto agli atti omosessuali, invece, il Catechismo afferma: «Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati» [3].

Unioni omosessuali

Sr. Farley scrive: «Legislazioni sulla non-discriminazione degli omosessuali, ma anche sulle coppie di fatto, le unioni civili e i matrimoni gay, possono svolgere un ruolo importante nella trasformazione dell’odio, dell’emarginazione e della stigmatizzazione di gay e lesbiche, che vengono tuttora rafforzati da insegnamenti circa il sesso “contro natura”, il desiderio disordinato o l’amore pericoloso. […] Una delle questioni al momento più urgenti, davanti all’opinione pubblica degli Stati Uniti, è il matrimonio tra persone dello stesso sesso – vale a dire la concessione di un riconoscimento sociale e di una qualifica giuridica alle unioni omosessuali, sia maschili che femminili, paragonabile alle unioni tra eterosessuali» (p. 293).

Tale posizione è opposta all’insegnamento del Magistero: «La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Il bene comune esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l’unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società. Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell’umanità. La Chiesa non può non difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società» [4]. «A sostegno della legalizzazione delle unioni omosessuali non può essere invocato il principio del rispetto e della non discriminazione di ogni persona. Una distinzione tra persone oppure la negazione di un riconoscimento o di una prestazione sociale non sono infatti accettabili solo se sono contrarie alla giustizia. Non attribuire lo statuto sociale e giuridico di matrimonio a forme di vita che non sono né possono essere matrimoniali non si oppone alla giustizia, ma, al contrario, è da essa richiesto» [5].

Indissolubilità del matrimonio

Sr. Farley scrive: «La mia personale posizione è che l’impegno matrimoniale sia soggetto a scioglimento per le stesse ragioni fondamentali per le quali ogni impegno permanente, estremamente grave e quasi incondizionato, può cessare di esigere un vincolo. Ciò comporta che ci possano in effetti essere situazioni nelle quali troppo è cambiato – uno o entrambi i partner sono cambiati, la relazione tra di loro è cambiata, la ragione primaria del loro impegno reciproco sembra essere completamente estinta. Il senso di un impegno permanente è d’altronde proprio quello di vincolare a dispetto di tutti i cambiamenti che possono sopraggiungere. Ma lo si può sostenere sempre? Lo si può sostenere assolutamente, nonostante cambiamenti radicali e inaspettati? La mia risposta è: talvolta non è possibile. Talvolta l’obbligo deve essere sciolto e l’impegno può essere legittimamente modificato» (pp. 304-305).

Simile opinione è in contraddizione con la dottrina cattolica sull’indissolubilità del matrimonio: «L’amore coniugale esige dagli sposi, per sua stessa natura, una fedeltà inviolabile. È questa la conseguenza del dono di se stessi che gli sposi si fanno l’uno all’altro. L’amore vuole essere definitivo. Non può essere “fino a nuovo ordine”. Questa intima unione, in quanto mutua donazione di due persone, come pure il bene dei figli, esigono la piena fedeltà dei coniugi e ne reclamano l’indissolubile unità. La motivazione più profonda si trova nella fedeltà di Dio alla sua alleanza, di Cristo alla sua Chiesa. Dal sacramento del Matrimonio gli sposi sono abilitati a rappresentare tale fedeltà e a darne testimonianza. Dal sacramento, l’indissolubilità del Matrimonio riceve un senso nuovo e più profondo. Il Signore Gesù ha insistito sull’intenzione originaria del Creatore, che voleva un matrimonio indissolubile. Abolisce le tolleranze che erano state a poco a poco introdotte nella Legge antica. Tra i battezzati il matrimonio rato e consumato non può essere sciolto da nessuna potestà umana e per nessuna causa, eccetto la morte» [6].

Divorzio e nuove nozze

Sr. Farley scrive: «Se dal matrimonio sono nati figli, gli ex-coniugi si saranno sostenuti a vicenda per anni, forse per tutta la vita, nel progetto familiare intrapreso. A ogni modo, le vite di due persone una volta sposate l’una con l’altra rimangono per sempre segnate dall’esperienza di quel matrimonio. La profondità di ciò che rimane ammette gradazioni, ma qualcosa rimane. Ciò che rimane, tuttavia, impedisce un secondo matrimonio? Secondo me, no. Qualunque tipo di obbligo comporti un legame residuo, non deve includere la proibizione di un nuovo matrimonio – non più di quanto il legame in corso tra sposi comporti tale proibizione per chi permane in vita dopo la morte del coniuge» (p. 310).

Simile visione contraddice la dottrina cattolica che esclude la possibilità di seconde nozze successive a un divorzio: «Oggi, in molti paesi, sono numerosi i cattolici che ricorrono al divorzio secondo le leggi civili e che contraggono civilmente una nuova unione. La Chiesa sostiene, per fedeltà alla parola di Gesù Cristo (“Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio”: Mc 10,11-12), che non può riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il primo matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio. Perciò essi non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione. Per lo stesso motivo non possono esercitare certe responsabilità ecclesiali. La riconciliazione mediante il sacramento della Penitenza non può essere accordata se non a coloro che si sono pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, e si sono impegnati a vivere in una completa continenza» [7].

Conclusione

Con questa Notificazione, la Congregazione per la Dottrina della Fede esprime profondo rammarico per il fatto che un membro di un Istituto di Vita Consacrata, Sr. Margaret A. Farley, R.S.M., affermi posizioni in diretto contrasto con la dottrina cattolica nell’ambito della morale sessuale. La Congregazione rende avveduti i fedeli che il suo libro Just Love. A Framework for Christian Sexual Ethics non è conforme alla dottrina della Chiesa. Non può di conseguenza essere utilizzato come valida espressione di dottrina cattolica né per la direzione spirituale e la formazione, né per il dialogo ecumenico e interreligioso. La Congregazione desidera inoltre incoraggiare i teologi perché proseguano nel compito dello studio e dell’insegnamento della teologia morale in piena conformità con i principi della dottrina cattolica.

Il Sommo Pontefice Benedetto XVI, nell’Udienza concessa al sottoscritto Cardinale Prefetto in data 16 marzo 2012, ha approvato la presente Notificazione, decisa nella Sessione Ordinaria di questa Congregazione in data 14 marzo 2012, e ne ha ordinato la pubblicazione.

Roma, dalla Sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, 30 marzo 2012.

William Cardinale Levada
Prefetto

+ Luis F. Ladaria, S.I.
Arcivescovo titolare di Thibica
Segretario

______________

[1] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2352; cf. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dichiarazione Persona humana circa alcune questioni di etica sessuale (29 dicembre 1975), n. 9: AAS 69 (1976), 85-87.

[2] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2358.

[3] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2357; cf. Gn 19,1-29; Rm 1,24-27; I Cor 6,10; I Tm 1,10; CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dichiarazione Persona humana, n. 8: AAS 68 (1976), 84-85; ID., Lettera Homosexualitatis problema sulla cura pastorale delle persone omosessuali (1 ottobre 1986): AAS 79 (1987), 543-554.

[4] CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali (3 giugno 2003), n. 11: AAS 96 (2004), 48.

[5] Ibid., n. 8: AAS 96 (2004), 46-47.

[6] Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1646-1647 e 2382; cf. Mt 5,31-32; 19, 3-9; Mc 10,9; Lc 16,18; I Cor 7-10-11; CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, nn. 48-49; Codice di Diritto Canonico, can. 1141; GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica Familiaris consortio circa i compiti della famiglia cristiana nel mondo di oggi (22 novembre 1981), n. 13: AAS 74 (1982), 93-96.

[7] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1650; cf. GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica Familiaris consortio, n. 84: AAS 74 (1982), 184-186; CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera Annus Internationalis Familiae circa la recezione della comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati (14 settembre 1994): AAS 86 (1994), 974-979.


Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE


NOTA SULLA BANALIZZAZIONE DELLA SESSUALITÀ
A PROPOSITO DI ALCUNE LETTURE DI “LUCE DEL MONDO”

 

In occasione della pubblicazione del libro-intervista di Benedetto XVI, Luce del mondo, sono state diffuse diverse interpretazioni non corrette, che hanno generato confusione sulla posizione della Chiesa cattolica riguardo ad alcune questioni di morale sessuale. Il pensiero del Papa non di rado è stato strumentalizzato per scopi e interessi estranei al senso delle sue parole, che risulta evidente qualora si leggano interamente i capitoli dove si accenna alla sessualità umana. L’interesse del Santo Padre appare chiaro: ritrovare la grandezza del progetto di Dio sulla sessualità, evitandone la banalizzazione oggi diffusa.

Alcune interpretazioni hanno presentato le parole del Papa come affermazioni in contraddizione con la tradizione morale della Chiesa, ipotesi che taluni hanno salutato come una positiva svolta e altri hanno appreso con preoccupazione, come se si trattasse di una rottura con la dottrina sulla contraccezione e con l’atteggiamento ecclesiale nella lotta contro l’Aids. In realtà, le parole del Papa, che accennano in particolare ad un comportamento gravemente disordinato quale è la prostituzione (cfr. Luce del mondo, prima ristampa, novembre 2010, pp. 170-171), non sono una modifica della dottrina morale né della prassi pastorale della Chiesa.

 

Come risulta dalla lettura della pagina in questione, il Santo Padre non parla della morale coniugale e nemmeno della norma morale sulla contraccezione. Tale norma, tradizionale nella Chiesa, è stata ripresa in termini assai precisi da Paolo VI nel n. 14 dell’enciclica Humanae vitae, quando ha scritto che è “esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione”. L’idea che dalle parole di Benedetto XVI si possa dedurre che in alcuni casi sia lecito ricorrere all’uso del profilattico per evitare gravidanze indesiderate è del tutto arbitraria e non risponde né alle sue parole né al suo pensiero. A questo riguardo il Papa propone invece vie umanamente e eticamente percorribili, per le quali i pastori sono chiamati a fare “di più e meglio” (Luce del mondo, p. 206), quelle cioè che rispettano integralmente il nesso inscindibile di significato unitivo e procreativo in ogni atto coniugale, mediante l’eventuale ricorso ai metodi di regolazione naturale della fecondità in vista di una procreazione responsabile.

Quanto poi alla pagina in questione, il Santo Padre si riferiva al caso completamente diverso della prostituzione, comportamento che la morale cristiana da sempre ha considerato gravemente immorale (cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, n. 27; Catechismo della Chiesa cattolica, n. 2355). La raccomandazione di tutta la tradizione cristiana – e non solo di quella – nei confronti della prostituzione si può riassumere nelle parole di san Paolo: “Fuggite la fornicazione” (1 Corinzi, 6, 18). La prostituzione va dunque combattuta e gli enti assistenziali della Chiesa, della società civile e dello Stato devono adoperarsi per liberare le persone coinvolte.

A questo riguardo occorre rilevare che la situazione creatasi a causa dell’attuale diffusione dell’Aids in molte aree del mondo ha reso il problema della prostituzione ancora più drammatico. Chi sa di essere infetto dall’Hiv e quindi di poter trasmettere l’infezione, oltre al peccato grave contro il sesto comandamento ne commette anche uno contro il quinto, perché consapevolmente mette a serio rischio la vita di un’altra persona, con ripercussioni anche sulla salute pubblica. In proposito il Santo Padre afferma chiaramente che i profilattici non costituiscono “la soluzione autentica e morale” del problema dell’Aids e anche che “concentrarsi solo sul profilattico vuol dire banalizzare la sessualità”, perché non si vuole affrontare lo smarrimento umano che sta alla base della trasmissione della pandemia. È innegabile peraltro che chi ricorre al profilattico per diminuire il rischio per la vita di un’altra persona intende ridurre il male connesso al suo agire sbagliato. In questo senso il Santo Padre rileva che il ricorso al profilattico “nell’intenzione di diminuire il pericolo di contagio, può rappresentare tuttavia un primo passo sulla strada che porta ad una sessualità diversamente vissuta, più umana”. Si tratta di un’osservazione del tutto compatibile con l’altra affermazione del Santo Padre: “questo non è il modo vero e proprio per affrontare il male dell’Hiv”.

Alcuni hanno interpretato le parole di Benedetto XVI ricorrendo alla teoria del cosiddetto “male minore”. Questa teoria, tuttavia, è suscettibile di interpretazioni fuorvianti di matrice proporzionalista (cfr. Giovanni Paolo II, enciclica Veritatis splendor, nn. 7577). Un’azione che è un male per il suo oggetto, anche se un male minore, non può essere lecitamente voluta. Il Santo Padre non ha detto che la prostituzione col ricorso al profilattico possa essere lecitamente scelta come male minore, come qualcuno ha sostenuto. La Chiesa insegna che la prostituzione è immorale e deve essere combattuta. Se qualcuno, ciononostante, praticando la prostituzione e inoltre essendo infetto dall’Hiv, si adopera per diminuire il pericolo di contagio anche mediante il ricorso al profilattico, ciò può costituire un primo passo nel rispetto della vita degli altri, anche se la malizia della prostituzione rimane in tutta la sua gravità. Tali valutazioni sono in linea con quanto la tradizione teologico-morale della Chiesa ha sostenuto anche in passato.

In conclusione, nella lotta contro l’Aids i membri e le istituzioni della Chiesa cattolica sappiano che occorre stare vicini alle persone, curando gli ammalati e formando tutti perché possano vivere l’astinenza prima del matrimonio e la fedeltà all’interno del patto coniugale. Al riguardo occorre anche denunciare quei comportamenti che banalizzano la sessualità, perché, come dice il Papa, proprio questi rappresentano la pericolosa ragione per cui tante persone nella sessualità non vedono più l’espressione del loro amore. “Perciò anche la lotta contro la banalizzazione della sessualità è parte del grande sforzo affinché la sessualità venga valutata positivamente e possa esercitare il suo effetto positivo sull’essere umano nella sua totalità” (Luce del mondo, p. 170).

22 dicembre 2010
OR 22.12.2010, p. 7.





Fraternamente CaterinaLD

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