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5 settembre Santa Madre Teresa di Calcutta

Last Update: 9/6/2016 9:39 AM
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9/3/2016 2:20 PM
 
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MADRE TERESA: DAL DIVORZIO VIENE LA POVERTÀ PIÙ GRANDE, L'UOMO NON OSI DIVIDERE CIÒ CHE DIO HA UNITO





Madre Teresa: Dal divorzio viene la povertà più grande, l'uomo non osi dividere ciò che Dio ha unito



Lettera circolare di Madre Teresa di Calcutta in occasione del referendum irlandese sul divorzio del 1996 


 


Caro popolo d’Irlanda,


prego assieme a voi in questo tempo importante nel  quale la vostra nazione sta decidendo sulla questione della legge del divorzio.


La mia preghiera è che voi siate fedeli all’insegnamento di Gesù: «L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie ed essi diventeranno una sola carne. Ciò che Dio ha unito, non venga diviso da nessuno».


I nostri cuori sono fatti per amare, un amore che non è solo incondizionato, ma anche duraturo.


Quale è il significato del vero amore nel matrimonio?


Un uomo e una donna che veramente si amano, non prometteranno mai nel momento del matrimonio “ti amerò e sarò fedele per un po’”. Essi promettono sempre “ti amerò per sempre e sarò fedele a prescindere da quello che succederà o da quello che farai”.


Rompere la promessa del matrimonio di essere fedeli fino alla morte non è solamente contro il vero amore, ma ferisce in modo particolare i bambini.


I nostri bambini dipendono da noi in tutto: salute, educazione, cura, valori, guida e soprattutto amore. Ma in alcuni casi, la madre e il padre non hanno tempo per i loro figli, oppure l’unità dei genitori è infranta e così i figli lasciano la casa e vagano di qui e di là, e il loro numero aumenta di giorno in giorno.


Gesù si è donato sulla croce, perché era ciò che doveva fare per amarci e salvarci. Se un padre e una madre non sono disposti a donarsi fino a soffrire per essere fedeli reciprocamente, ed essere fedeli ai loro figli, essi non  mostrano ai loro figli cosa significhi amare. E se i genitori non mostrano ai figli cosa sia l’amore, chi altro glielo mostrerà? Questi bambini cresceranno spiritualmente poveri e questo genere di povertà è molto più difficile da superare rispetto a quella materiale.


È vero che molte famiglie hanno sperimentato tanta sofferenza a causa di violenze, alcolismo e abusi che hanno spesso portato a una rottura del rapporto. Se i membri di una famiglia pregano assieme, resteranno assieme. E se stanno assieme, si ameranno l’un l’altro come Dio ama ciascuno di loro. Il frutto della preghiera è gioia, amore, pace e unità nella famiglia e questo sarà un esempio di amore per i bambini e per i vicini di casa. E cosi non ci sarà bisogno del divorzio.


Come possono gli sposi rinunciare l'uno all'altro se si amano l'un l'altro? Il divorzio rompe, distrugge e causa terribili tentazioni. E causa anche sofferenze e dolori al cuore, ai bambini e all’intera famiglia. Il divorzio è uno dei più grandi uccisori della famiglia, dell’amore e dell’unità.


Se per qualche ragione gli sposi devono vivere separati, ciò non ha niente a che far col divorzio.


Quando un Paese permette il divorzio, il danno non è fatto solamente alle famiglie che vengono distrutte da esso. Il danno è fatto all’intera società, perché permettere il divorzio dice alle persone che la promessa del matrimonio non è di essere fedele “fino a che la morte non ci separi” ma solo “fino a che il divorzio non ci separi”. Ma ciò è molto diverso da quanto Gesù ci ha insegnato rispetto al matrimonio: “Ciò che Dio ha messo insieme, nessuno si permetta di  dividerlo”.


So anche che nel mondo ci sono grandi problemi, che molti sposi non si amano abbastanza da essere fedeli fino alla morte. Noi non possiamo risolvere tutti i problemi del mondo, ma non permettiamo mai che si introduca il peggiore problema di tutti che è distruggere l’amore. E questo è ciò che facciamo quando diciamo alle persone sposate che possono divorziare e andare con qualcun altro.


Inoltre, un Paese che accetta il divorzio avrà sempre più famiglie separate e ciò condurrà ad una maggiore disunione… e a maggiori disunioni in altre famiglie. Questo non solo perché il divorzio è un distruttore d’amore, unità e pace, ma anche perché i divorziati si sentono soli e spesso trovano amici della loro età che solitamente sono sposati. Questo genere di amicizia rompe altri matrimoni e ciò andrà  semplicemente avanti.


Un Paese non dovrebbe mai introdurre, per la ricerca di benefici e ricchezze materiali, la più grande povertà che è quella spirituale. E questo è ciò che accade introducendo il divorzio, che distrugge l’amore nella famiglia. 


Ricordiamoci che il divorzio non è sbagliato solo per i cattolici. È sbagliato per tutti, perché è contro l’amore tra un uomo e una donna intraprendere un tipo di matrimonio nel quale essi promettono di essere fedeli “fino a che divorzio non li separi”.


Preghiamo. La gioia di amare è la gioia di condividere la vita come Maria e Giuseppe, durante il tempo della sofferenza e della difficoltà, stare insieme nell’amore, nell’unità e nella fiducia. Possa questo essere oggi un esempio per tutte le famiglie.


Prego che l’Irlanda, votando “No” al divorzio, continui ad essere un segno di unità, di amore e di pace per il mondo, specialmente di pace nel luogo nel quale essa deve iniziare, la famiglia. Pregate sempre insieme e starete insieme e vi amerete l’un l’altro come Dio ama ciascuno di voi.


Preghiamo. Dio vi benedica. 



 





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Santa Teresa di Calcutta (Agnes Gonxha Bojaxiu) Vergine, Fondatrice
Memoria il 5 settembre
Skopje, Macedonia, 26 agosto 1910 - Calcutta, India, 5 settembre 1997

Agnes Gonxhe Bojaxhiu, nata nell’attuale Macedonia da una famiglia albanese, a 18 anni concretizzò il suo desiderio di diventare suora missionaria ed entrò nella Congregazione delle Suore Missionarie di Nostra Signora di Loreto.
Partita nel 1928 per l’Irlanda, un anno dopo giunse in India. Nel 1931 emise i primi voti, prendendo il nuovo nome di suor Maria Teresa del Bambin Gesù (scelto per la sua devozione alla santa di Lisieux), e per circa vent’anni insegnò storia e geografia alle allieve del collegio di Entally, nella zona orientale di Calcutta.
Il 10 settembre 1946, mentre era in treno diretta a Darjeeling per gli esercizi spirituali, avvertì la “seconda chiamata”: Dio voleva che fondasse una nuova congregazione. Il 16 agosto 1948 uscì quindi dal collegio per condividere la vita dei più poveri tra i poveri.Il suo nome è diventato sinonimo di una carità sincera e disinteressata, vissuta direttamente e insegnata a tutti.
Dal primo gruppo di giovani che la seguirono sorse la congregazione delle Missionarie della Carità, poi espanse in quasi tutto il mondo.
Morì a Calcutta il 5 settembre 1997. È stata beatificata da san Giovanni Paolo II il 19 ottobre 2003. La sua canonizzazione è stata fissata a domenica 4 settembre 2016.


Martirologio Romano: A Calcutta in India, beata Teresa (Agnese) Gonhxa Bojaxhiu, vergine, che, nata in Albania, estinse la sete di Cristo abbandonato sulla croce con la sua immensa carità verso i fratelli più poveri e istituì le Congregazioni delle Missionarie e dei Missionari della Carità al pieno servizio dei malati e dei diseredati.



Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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9/3/2016 3:07 PM
 
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Madre Teresa di Calcutta e la sua devozione mariana



La spiritualità della beata fondatrice delle Missionarie della Carità si intreccia con lo spirito del Natale 


Blessed Mother Teresa of Calcutta (1910 – 1997)

La vita di Madre Teresa di Calcutta è molto conosciuta, essendo una santa dei nostri tempi. Ci sono tuttavia alcuni aspetti della sua esistenza poco noti al grande pubblico.

La sua devozione mariana è stata la scintilla che ha acceso il suo amore a Gesù Cristo e la sua dedizione totale al servizio dei poveri.

L’amore per la Madonna è stato un dono che Madre Teresa ha ricevuto dall’infanzia da parte di sua madre Drone, la quale testimoniava la sua fede portando i figli alla Santa Messa, visitando i poveri e recitando tutte le sere il Santo Rosario. Il suo amore per la Madre di Dio era giunto fino alla profondità del suo essere, conquistando il suo cuore di donna e trasformandolo in cuore di madre in comunione con il cuore immacolato di Maria.

La spiritualità mariana ha pervaso gli statuti delle Missionarie delle Carità: ognuno dei dieci capitoli della Costituzione iniziano con una frase mariana tratta dai Vangeli, seguita da una breve riflessione. Molto significativa è la frase del primo capitolo della Costituzione: “La nostra Società è dedicata al Cuore Immacolato di Maria, Causa della nostra Gioia e Regina del Mondo, perché è nata su sua richiesta e grazie alla sua continua intercessione si è sviluppata e continua a crescere.

La devozione al Cuore Immacolato di Maria viene espresso quotidianamente da tutte le Suore Missionarie della Carità, con la recita del Santo Rosario, con il culto di tutte le feste mariane dell’anno liturgico, la preghiera incessante a Maria, la distribuzione delle “medagliette misericordiose” e l’imitazione delle virtù mariane dell’umiltà, del silenzio e della carità.

Vertice della spiritualità mariana è il servizio ai poveri, agli ultimi e agli emarginati, sull’esempio di Maria, la quale ha ricevuto l’annunzio dell’incarnazione del Verbo di Dio, e in fretta è partita missionaria per visitare e servire sua cugina Elisabetta.

Il cuore della spiritualità è costituito dall’ascolto, dalla meditazione e dalla contemplazione del grido di Gesù sulla croce, “ho sete”, ascoltato per prima da Maria e da tutte le pie donne rimaste ai piedi del Calvario.

Qual è l’insegnamento che la devozione mariana di Madre Teresa ci offre per l’anno della misericordia? Madre Teresa è stata una delle più conosciute sante della misericordia, sull’esempio di Maria, Madre della Misericordia.

La conoscenza della sua vita ci insegna che la vocazione e le virtù nascono e maturano nel seno della famiglia. Mamma Drone ha testimoniato ai suoi figli una fede concreta fatta di culto e servizio, di preghiera e carità. Questo è una grande insegnamento per i genitori che molto spesso tendono a scindere la predicazione dalla testimonianza, la parola dall’azione. Molto spesso il servizio ai poveri viene considerato quasi un appendice al credo professato, quando in realtà l’amore ai poveri è il cuore stesso del Vangelo. Ognuno di noi sarà giudicato per l’amore che avrà manifestato concretamente ai poveri, agli immigrati, agli malati e ai carcerati. Il male è sempre perdonato da chi ha un cuore contrito e pentito. Le opere di misericordia saranno l’oggetto della valutazione del giudizio universale.

Madre Teresa è stata una santa della misericordia perchè ha dato misericordia, avendo conosciuto lei stessa per prima l’amore misericordioso di Dio.

L’Anno della Misericordia, indetto da Papa Francesco ha come finalità primaria di offrire al mondo intero il dono gratuito della misericordia, affinchè ogni uomo e ogni donna possa essere raggiunto dalla forza dell’amore divino capace di trasformare la propria vita in una testimonianza di compassione, di pietà e di carità verso il prossimo.

L’imminenza del Natale, nel quale celebremo il mistero dell’incarnazione della misericordia di Dio, ci invita a riconoscere, sull’esempio di Madre Teresa, che ogni essere umano ha sete della misericordia di Dio ed attende qualcuno che gli offra un amore gratuito e disinteressato che lo sostenga nelle fatiche delle vita e gli apra uno spiraglio verso la conoscenza del Dio misericordioso, sempre disponibile a perdonare chi ritorna a Lui.

La celebrazione del Natale vissuto con questo spirito evangelico aiuterebbe a ricomporre le famiglie divise, a perdonare quel parente con cui non si parla più da molti anni, a chiedere perdono al proprio fratello o sorella per quell’episodio che ha lasciato una ferita nel cuore e a vivere la gioia della venuta del Signore, gustando la convivialità e la condivisione della vita riuniti attorno alla bella mensa preparata per le feste natalizie.

La spiritualità mariana ha offerto più volte a Madre Teresa l’occasione di meditare sugli avvenimenti del viaggio a Betlemme di Maria con il Bambino Gesù, custodito nel suo grembo, ed accompagnata dal suo sposo Giuseppe. Il rifiuto di un alloggio, trovare un riparo alla periferia di un piccolo villaggio della Giudea, accettare la povertà di un stalla, sono le condizioni di vita nel quale il Figlio di Dio è venuto nel mondo. Madre Teresa non ha considerato quelle scene evangeliche come un qualcosa appartenente al passato, ma ha riconosciuto il volto di Gesù Cristo risorto in ogni persona morente sulle strade polverose e trafficate della città di Calcutta e di ogni luogo di emarginazione del mondo intero. L’accogliere gli esclusi e gli abbandonati, anche a pochi giorni dalla loro morte, è l’agire dell’amore di Dio, il quale testimonia il vero significato del Natale quale tempo della misericordia di Dio.

R. – Questa Santa ha sofferto tanto, ha visto tante sofferenze e ha creato un tesoro: la sofferenza offerta al Signore. E soprattutto è un esempio straordinario di come, con la forza della fede e l’ispirazione dell’amore, si possa andare avanti anche nelle situazioni più difficili. Per Madre Teresa credere vuol dire cercare. Ha cercato costantemente: dalla prima chiamata per sei anni, dall’età di dodici anni fino ai diciotto. Ha continuato a cercare il Signore per diciotto anni come suora di Loreto. Ha cercato costantemente il Signore nel prossimo e il prossimo nel Signore. Per cui “credere” significa cercare: un’apertura su tutte le dimensioni. Infatti, lei non l’ha cercato solo nell’Eucaristia. Lei stessa mi diceva: “Sarebbe troppo poco per noi cristiani riconoscere e amare Gesù nell’Eucaristia”. Invece dall’Eucaristia si deve passare al tavolo dell’essere umano, anche lebbroso e moribondo. La speranza per Madre Teresa non era una parola vuota: sperare per lei significava dare senso e significato alla sofferenza, alla Croce, a tutti coloro che vivevano senza nessuna speranza. Lei è riuscita ad entrare nel buio di tutto quello che era l’assurdità di non avere alcun diritto, tranne quello di soffrire e morire senza nessuna dignità. Madre Teresa diceva: “Sono vissuti come animali, ma muoiono come angeli recuperando in extremis la dignità e il sorriso”.

D. – Una lunga parte della sua vita, Madre Teresa ha vissuto la cosiddetta “notte dello Spirito”…

R. – Le spiego con le parole che ha usato con me Madre Teresa. Io sapevo questa cosa, ma non ero autorizzato a renderla nota prima che il postulatore facesse una scelta dei brani (delle sue lettere). Questi sono tremendi: delle volte Madre Teresa sfida Dio e gli dice: “So che mi vuoi bene, ma non mi dai più il minimo segnale. Sono pronta anche ad entrare nell’Inferno pur di farti essere contenta”. E alla fine mi disse: “Adesso ti spiego cosa ha fatto il Signore con me”; e mi spiegò facendomi un esempio straordinario e semplicissimo. Come il gioco della mamma con il figlio o la figlia: la mamma si nasconde; allora il figlio comincia a cercarla. Ad un certo punto cresce sempre più l’ansia; alla fine comincia a chiamarla: “Mamma! Mamma dove sei?”, e poi esplode nel pianto perché non la trova. Allora la madre riappare e gli dice: “Ma figlio mio, eccomi, sono qui!”. “Così ha fatto Gesù per diversi anni con me – mi disse Madre Teresa – ha fatto questo gioco. E alla fine è Lui che mi ha detto: ‘Ma Teresa, sai che siamo sempre insieme’”. Quindi il suo misticismo straordinario ha dimostrato la fedeltà anche nel silenzio, nell’oscurità e nelle situazioni dove non aveva una risposta. Lei si confidava con Gesù dicendogli: “Per te Gesù, e con te Gesù”. Tutto per Gesù e tutto con Gesù. Mi ricordo anche che dopo aver fatto una lunga adorazione, mi prese per mano vedendomi che ero talmente perplesso dalla situazione, e alla fine mi disse: “Adesso andiamo a trovare i poveri”. Al ritorno, mi fece tornare nella cappella e adorammo insieme Gesù. Poi mi guardò con due occhi che sembravano due fari scrutatori e mi disse: “Ti piace il Gesù del nostro quartiere?”. Perché tutte le persone che lei salutava, accarezzava, e alle quali dava una mano e soprattutto una risposta, erano Gesù riconosciuto e amato: non solo nell’Eucaristia, ma nella sembianze dell’essere umano molto sofferente.

D. – Che cosa ci dice oggi Madre Teresa?

R. – Una semplice risposta di Madre Teresa: “Solo l’amore salverà il mondo”. Madre Teresa lo ha confermato: la più povera del mondo ha aiutato più di tutti noi il mondo, perché ha donato il proprio cuore e la propria vita. 









[Edited by Caterina63 9/4/2016 1:49 PM]
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SANTA MESSA E CANONIZZAZIONE DELLA BEATA 
MADRE TERESA DI CALCUTTA

GIUBILEO DEGLI OPERATORI E DEI VOLONTARI DELLA MISERICORDIA

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Piazza San Pietro 
Domenica, 4 settembre 2016

[Multimedia]



 

«Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?» (Sap 9,13). Questo interrogativo del Libro della Sapienza, che abbiamo ascoltato nella prima lettura, ci presenta la nostra vita come un mistero, la cui chiave di interpretazione non è in nostro possesso. I protagonisti della storia sono sempre due: Dio da una parte e gli uomini dall’altra. Il nostro compito è quello di percepire la chiamata di Dio e poi accogliere la sua volontà. Ma per accoglierla senza esitazione chiediamoci: quale è la volontà di Dio?

Nello stesso brano sapienziale troviamo la risposta: «Gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito» (v. 18). Per verificare la chiamata di Dio, dobbiamo domandarci e capire che cosa piace a Lui. Tante volte i profeti annunciano che cosa è gradito al Signore. Il loro messaggio trova una mirabile sintesi nell’espressione: «Misericordia io voglio e non sacrifici» (Os 6,6; Mt 9,13). A Dio è gradita ogni opera di misericordia, perché nel fratello che aiutiamo riconosciamo il volto di Dio che nessuno può vedere (cfr Gv1,18). E ogni volta che ci chiniamo sulle necessità dei fratelli, noi abbiamo dato da mangiare e da bere a Gesù; abbiamo vestito, sostenuto, e visitato il Figlio di Dio (cfr Mt 25,40). Insomma, abbiamo toccato la carne di Cristo.

Siamo dunque chiamati a tradurre in concreto ciò che invochiamo nella preghiera e professiamo nella fede. Non esiste alternativa alla carità: quanti si pongono al servizio dei fratelli, benché non lo sappiano, sono coloro che amano Dio (cfr 1 Gv 3,16-18; Gc 2,14-18). La vita cristiana, tuttavia, non è un semplice aiuto che viene fornito nel momento del bisogno. Se fosse così sarebbe certo un bel sentimento di umana solidarietà che suscita un beneficio immediato, ma sarebbe sterile perché senza radici. L’impegno che il Signore chiede, al contrario, è quello di una vocazione alla carità con la quale ogni discepolo di Cristo mette al suo servizio la propria vita, per crescere ogni giorno nell’amore.

Abbiamo ascoltato nel Vangelo che: «una folla numerosa andava con Gesù» (Lc 14,25). Oggi quella “folla numerosa” è rappresentata dal vasto mondo del volontariato, qui convenuto in occasione del Giubileo della Misericordia. Voi siete quella folla che segue il Maestro e che rende visibile il suo amore concreto per ogni persona. Vi ripeto le parole dell’apostolo Paolo: «La tua carità è stata per me motivo di grande gioia e consolazione, poiché il cuore dei credenti è stato confortato per opera tua» (Fm 7). Quanti cuori i volontari confortano! Quante mani sostengono; quante lacrime asciugano; quanto amore è riversato nel servizio nascosto, umile e disinteressato! Questo lodevole servizio dà voce alla fede - dà voce alla fede! - ed esprime la misericordia del Padre che si fa vicino a quanti sono nel bisogno.

La sequela di Gesù è un impegno serio e al tempo stesso gioioso; richiede radicalità e coraggio per riconoscere il Maestro divino nel più povero e scartato della vita e mettersi al suo servizio. Per questo, i volontari che servono gli ultimi e i bisognosi per amore di Gesù non si aspettano alcun ringraziamento e nessuna gratifica, ma rinunciano a tutto questo perché hanno scoperto il vero amore. E ognuno di noi può dire: “Come il Signore mi è venuto incontro e si è chinato su di me nel momento del bisogno, così anch’io vado incontro a Lui e mi chino su quanti hanno perso la fede o vivono come se Dio non esistesse, sui giovani senza valori e ideali, sulle famiglie in crisi, sugli ammalati e i carcerati, sui profughi e immigrati, sui deboli e indifesi nel corpo e nello spirito, sui minori abbandonati a sé stessi, così come sugli anziani lasciati soli. Dovunque ci sia una mano tesa che chiede aiuto per rimettersi in piedi, lì deve esserci la nostra presenza e la presenza della Chiesa che sostiene e dona speranza”. E, questo, farlo con la viva memoria della mano tesa del Signore su di me quando ero a terra.

Madre Teresa, in tutta la sua esistenza, è stata generosa dispensatrice della misericordia divina, rendendosi a tutti disponibile attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata. Si è impegnata in difesa della vita proclamando incessantemente che «chi non è ancora nato è il più debole, il più piccolo, il più misero». Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini – dinanzi ai crimini! - della povertà creata da loro stessi. La misericordia è stata per lei il “sale” che dava sapore a ogni sua opera, e la “luce” che rischiarava le tenebre di quanti non avevano più neppure lacrime per piangere la loro povertà e sofferenza.

La sua missione nelle periferie delle città e nelle periferie esistenziali permane ai nostri giorni come testimonianza eloquente della vicinanza di Dio ai più poveri tra i poveri. Oggi consegno questa emblematica figura di donna e di consacrata a tutto il mondo del volontariato: lei sia il vostro modello di santità! Penso che, forse, avremo un po’ di difficoltà nel chiamarla Santa Teresa: la sua santità è tanto vicina a noi, tanto tenera e feconda che spontaneamente continueremo a dirle “Madre Teresa”. Questa instancabile operatrice di misericordia ci aiuti a capire sempre più che l’unico nostro criterio di azione è l’amore gratuito, libero da ogni ideologia e da ogni vincolo e riversato verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, razza o religione. Madre Teresa amava dire: «Forse non parlo la loro lingua, ma posso sorridere». Portiamo nel cuore il suo sorriso e doniamolo a quanti incontriamo nel nostro cammino, specialmente a quanti soffrono. Apriremo così orizzonti di gioia e di speranza a tanta umanità sfiduciata e bisognosa di comprensione e di tenerezza.

   

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 4 settembre 2016

[Multimedia]


 

Cari fratelli e sorelle,

mentre ci avviamo a concludere questa celebrazione, desidero salutare e ringraziare tutti voi che vi avete preso parte.

Anzitutto le Missionarie e i Missionari della Carità, che sono la famiglia spirituale di Madre Teresa. La vostra santa Fondatrice vegli sempre sul vostro cammino e vi ottenga di essere fedeli a Dio, alla Chiesa e ai poveri.

Con grata deferenza saluto le alte Autorità presenti, in particolare quelle dei Paesi più legati alla figura della nuova Santa, come pure le Delegazioni ufficiali e i numerosi pellegrinaggi venuti da tali Paesi in questa felice circostanza. Dio benedica le vostre Nazioni.

E con affetto saluto tutti voi, cari volontari e operatori di misericordia. Vi affido alla protezione di Madre Teresa: lei vi insegni a contemplare e adorare ogni giorno Gesù Crocifisso per riconoscerlo e servirlo nei fratelli bisognosi. Chiediamo questa grazia anche per tutti coloro che sono uniti a noi attraverso i media, in ogni parte del mondo.

In questo momento vorrei ricordare quanti si spendono al servizio dei fratelli in contesti difficili e rischiosi. Penso specialmente a tante Religiose che donano la loro vita senza risparmio. Preghiamo in particolare per la Suora missionaria spagnola, Suor Isabel, che è stata uccisa due giorni fa nella capitale di Haiti, un Paese tanto provato, per il quale auspico che cessino tali atti di violenza e vi sia maggiore sicurezza per tutti. Ricordiamo anche altre Suore che, recentemente, hanno subito violenze in altri Paesi.

Lo facciamo rivolgendoci in preghiera alla Vergine Maria, Madre e Regina di tutti i santi.

     


Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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9/4/2016 7:51 PM
 
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  Un vecchio articolo (marzo 2016), che permette di sgombrare il campo nostro anche dai "bastian contrario" a tutti i costi, visto che l'Autore non è mai stato in sintonia con certa modernità ecclesiastica, tanto terzomondista e pauperista.
Lege et disce.

<header class="entry-header">

Il rapporto di Madre Teresa con i soldi

</header>

Quanto ha ragione Chesterton: quando uno cessa di credere in Dio, non è che non crede più niente; invece crede a tutto.

C’è chi crede persino a Christopher Hitchens. Chi è, direte voi. Chi è stato: morto nel 2011, Hitchens era un giornalista, e polemista di successo. Marxista per una vita,  materialista ateo militante, l’11 Settembre lo trasformò in neocon. Questo per dire che ha sempre sbagliato giudizio, prima e dopo. Doveva una parte della sua notorietà a dei libri violentissimi contro Madre Teresa: s’era dato la missione di smascherarla come “fanatica, fraudolenta, fondamentalista” e furba avida di denaro. Un suo libello derisorio dal titolo “La posizione della missionaria – Teoria e pratica di Madre Teresa” (si noti il fine riferimento sessuale) è stato la base per un video-documentario dal titolo sobrio: Angelo dell’Inferno, Hell’s Angel,diffuso anni fa dal network Channel 4.

In vista della prossima canonizzazione di Madre Teresa, il materiale calunnioso di Hitchens è stato ripreso da un gruppo dell’Università di Montreal (dipartimento di “psico-educazione”, qualunque cosa ciò significhi) che ne ha fatto uno studio pubblicato su una rivista universitaria Studies in Religion/Sciences religieuses che stabilisce in modo”assolutamente scientifico” che so, Madre Teresa non era una santa – al contrario – e la sua agiografia è stata esaltata da una ben orchestrata frode mediatica vaticana.

Un lettore importuno che mi sfida imperiosamente a provare a smentire Hitchins, se ne sono capace, mi ha obbligato a leggere un articolo sulla questione. Leggo l’atto d’accusa in breve elevato dagli esimi studiosi   di psico-educazione di Montreal: il Vaticano nel farla santa non ha tenuto conto delle falle e difetti della suora, che consistono in ciò: “il suo modo alquanto dubbio di curare i malati, i suoi contatti politici discutibili, la sua gestione sospetta delle enormi somme che riceveva, e le sue opinioni eccessivamente dogmatiche riguardanti, in particolare, l’aborto, la contraccezione, il divorzio”.

Che dire? L’ultima accusa dovrebbe bastare a rivelare l’animus di ostilità demenziale dei critici: essi considerano un bene aborto, contraccezione e divorzio, e quindi non-santa una suora che considerava queste cose un male.
“ Oggigiorno il più grande distruttore di pace è l’aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. […] Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c’è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me”, disse quando le fu conferito il Nobel. E’ una frase di limpida verità e addolorata saggezza per chi abbia conservato il lume della ragione. Ma l’umanità d’oggi non vuol sentirsi evocare certi nessi casuali – aborto porta all’omicidio universale –  perché preferisce tenersi attaccata ai suoi vizi e delitti; la stupidità volontaria rende persino degradante dover controbattere questo tipo di argomenti. Ma come profetizzò ancora Chesterton, verrà un momento in cui si dovrà combattere per affermare che due più due fa’ quattro: è questo, quindi turiamoci il naso e procediamo  nell’umiliante compito.

Nella stanza dei morenti
Nella stanza dei morenti

Anche le altre pecche che quelli imputano a Madre Teresa, son precisamente gli elementi che depongono a favore della sua santità; coi loro rilievi, i signori riescono solo a dimostrarsi totalmente ignoranti della dottrina cattolica, più generalmente dello spirito religioso, e tanto più della specifica spiritualità della suora albanese e delle sue missionarie.

Il suo “dubbio modo di curare i malati”? Ma Madre Teresa non curava i malati, non fondò ospedali e non era quella la sua intenzione; all’inizio, dedita ai “più poveri fra i poveri”, ne trovava fra la spazzatura di Calcutta, deformi, divorati dagli insetti, dementi, affamati e morenti abbandonati – e li portava in un locale nell’angolo del tempio di Kalì. Li lavava, li nutriva e li faceva sentire amati, vegliava la loro agonia accarezzandoli. Una vecchia disse: “Sono vissuta come una bestia e ora muoio come un angelo”.

madreteresa

 

Li toccava molto
Li toccava molto

Non poteva guarirli; li toccava molto, loro la toccavano. Era quel contatto fisico di quei corpi piagati e spesso ripugnanti, che restituiva loro dignità e affetto. “Sono Gesù come povero”. Migliaia di giovani donne, studenti, turisti stranieri, vedendo come lei “toccava il povero”, hanno voluto anche loro “toccare il povero”, e molti sono rimasti nell’ordine da lei fondato. Toccare il povero era la sua pedagogia, la prima lezione: raccomandava alle sue suore di fare il sacrificio di astenersi dal toccare il povero, e lasciassero che lo facessero i volontari appena arrivati, gli studenti, i giovani stranieri, le ragazze di alta casta che venivano apposta – “touch the poor”, era tutto. In quello stanzone del Kalighat, ha accompagnato alla morte 23 mila poveri. Quelli di Montreal dicono che “medici hanno criticato la mancanza d’igiene, il cibo scarso, l’assenza di analgesici”, dicono che ci godeva a vederli soffrire. Migliaia di volontari, studenti, turisti, stranieri, hanno trovato un’altra verità: han toccato Cristo crocifisso.

"Touch the poor"
Una volontaria “touch the poor”

Madre Teresa “accettò donazioni da Duvalier” (il dittatore di Haiti) e da altri personaggi politici che non piacciono, magari anche dei tizzoni d’inferno. Ora, è persino imbarazzante dover ricordare che Madre Teresa volle vivere, con le sue suore di mera carità; “Chiedere l’elemosina, quando è fatto per Cristo, è un’attività bellissima”. per principio non rifiutava i doni, da chiunque venissero, perché deliberatamente aveva deciso di affidare sé, le suore, e le sue opere, in modo assoluto e incondizionato (“cieco”, diranno loro) alla Provvidenza – che non le mancò mai.

Anni fa, il cardinale di New York chiese che gli mandasse   delle sue suorine per curare i malati di Aids, abbandonati da tutti; la malattia faceva paura e aveva fatto il vuoto intorno a questi sciagurati, spesso omosessuali che erano stati ricchissimi; lei accorse con le suore, allestì in un magazzino dismesso del porto un ricovero, e cominciò a prendersi cura dei malati,lavarli, cambiarli, raccoglierne le padelle con le feci infette…. Il cardinale le disse: “Posso dare alle sue suore uno stipendio piccolo, 600 dollari al mese”. Lei: “Perché, non esiste la Provvidenza a New York?”, e rifiutò. Come si vide dopo, anche a New York la Provvidenza c’era.

Oltretutto, è strano che la frase “chi sono io per giudicare?” venga lodata dal mondo quando la dice Francesco a favore degli invertiti, e sia invece imputata a colpa a Teresa perché ricevette soldi da Duvalier; da qualche parte delle Scritture è detto che le elemosine coprono molti peccati… chi siete voi per giudicare?

Era bellissima
Era bellissima

Un’altra cosa dev’essere chiara: per principio, le offerte che lei e le sue vergini ricevevano ogni giorno, alla sera dovevano essere tutte spese. Nella cassa del convento non doveva rimanere niente nella notte. Non fu un problema nei venticinque anni in cui lei e le sue ragazze operarono, del tutto ignorate dal mondo, a curare morenti, togliere i pidocchi a bambini di strada, soccorrere famiglie affamate, salvare migliaia di neonati abbandonati, ridare dignità ai lebbrosi: la Provvidenza era quella che potevano dare gli abitanti di Calcutta, riso, verdure, qualche medicinale. Una volta in cui erano rimaste senza nulla con cui sfamare i loro orfani, per uno sciopero imprevisto le scuole di Calcutta rimasero chiuse e le suore si videro recapitare due camion di panini per la prima colazione, destinate alle mense scolastiche, dono del municipio.

Le cose cambiarono dal 1967, quando la BBC diffuse il primo reportage su d lei, opera del giornalista Malcolm Muggeridge, che l’aveva scoperta e si convertì al cattolicesimo dopo quell’inchiesta. Allora cominciarono a piovere donazioni milionarie da ricche personalità, sinceramente colpite, che volevano visitarla. Lei riceveva tutti nel suo ufficetto, ringraziava qualunque fosse la cifra; una volta fece alzare un imprenditore svizzero che le aveva appena staccato un assegno di un milione di franchi, perché era arrivata una coppia di fidanzati di Calcutta che aveva deciso di dare a lei le rupie messe da parte per la festa di nozze – grandi e costose feste in India, da cui dipende la considerazione sociale che si riscuote tra vicini e parenti – perché quelli, disse, faranno un matrimonio da poveri, quindi il loro sacrificio è maggiore di quello dello svizzero.

Del resto esortava: “Amatevi fino a farvi male; se non fa male, che amore è?”.

Anche quando riceveva un milione, a sera la cifra era tutta spesa. Non si tennero mai conti nel convento; la Madre riteneva che se obbligava  una delle sue suore – che avevano fatto il voto di servire i più poveri fra i poveri in castità, obbedienza e povertà – ad occuparsi di libri contabili, l’avrebbe obbligata a tradire la sua vocazione e avrebbe messo in pericolo la sua anima. “Dove sono finite quelle enormi somme?”, chiedono quelli di Montreal. Eppure la risposta è facile. E’ nei 600 conventi, ricoveri, orfanatrofi, città di lebbrosi che aprì in India, nei biglietti aerei per spedire 5 mila suore e 45o fratelli maschi nei quattro continenti e – da quando l’URSS è crollata- nei paesi dell’Est dove prima era vietato entrare; sempre a prendersi cura dei “più poveri dei poveri”.
Anche solo a riordinare e pulire i monolocali dei vecchi sospettosi, a lavare i loro panni, a fare le serve ai miserabili – là preda di miserie di tipo nuovo unite a quelle di sempre.  Alcune delle sue suore che incontrai in India al funerale della Madre – belle, giovani polacche –    venivano dalla Russia. Continuavano il lavoro anche a Calcutta. “Ma per noi è essere in vacanza; qui togli i pidocchi ai bambini e loro ti sono grati. Nell’Est, i poveri sono anche cattivi”, dissero come un dato di fatto. I miserabili là avevano perso l’idea stessa che potesse esistere la bontà, non si fidavano, si chiudevano a riccio, spesso erano alcolizzati violenti, incapaci di riconoscenza. Ci voleva altro per scoraggiare quelle suorine, come si capiva dal loro intrepido sorriso.

Anche Bruce Chatwin volle vederla, seguirla nei suoi giri. Quel giorno avevano trovato un lebbroso abbandonato nella spazzatura di Calcutta; le piaghe delle mani e dei piedi, trascurate, s’erano riempite di grassi vermi, larve di moscone. Madre Teresa e le sue suore, con delle pinze e dei tamponi disinfettati, avevano cominciato ad estrarglieli. “Non lo farei per un milione di dollari”, scappò detto a Chatwin. “Nemmeno io”, rispose lei.  Lo faceva perché quel  lebbroso era il Cristo – quello che sulla croce rantola “Ho sete” –  che  lei aveva giurato di servire.

Ecco, questo era il suo rapporto col denaro. Chi siete voi per giudicare. Specialmente questo Hitchins, scelto come autorità esperta dai cosiddetti studiosi di Montreal; uno che ha scritto di sé. « Sono un ateo. Non sono neutrale rispetto alla religione, le sono ostile. Penso che essa sia un male, non solo una falsità. E non mi riferisco solo alla religione organizzata, ma al pensiero religioso in sé e per sé »

E’ proprio vero che siete disposti a credere a chiunque, a tutto, pur di non credere a Dio fra noi.

Io non ho avuto la fortuna di parlare con Madre Teresa; quando il giornale mi mandò a Calcutta, era già ricoverata, poi fu il funerale. Al funerale vennero le autorità internazionali. Ricordo il nostro presidente Oscar Luigi Scalfaro, durante la visita dell’orfanatrofio dei bambini abbandonati, il Nirmala Shisha Bahvan. Una suora prese un bambino dalle centinaia di culle e lo tese a Scalfaro; il nostro cattolicissimo presidente fece un salto indietro, sul volto gli si dipinse, oltre lo schifo, il terrore  vile di essere infettato. Dalla carità, evidentemente.

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Ovviamente direte che io (non Hitchins, che si è auto-dichiarato “ostile alla religione”) sono prevenuto a favore. Ebbene, è perché – oltre le altre opere di Madre Teresa – ho visto, a Calcutta, oltre la ferrovia, lo Shanti Nagar, la Città della Pace come l’aveva chiamata lei, insomma l’ospizio per i lebbrosi. In India, la maledizione della lebbra colpisce non solo il malato, ma la sua famiglia allargata. Ho visto anche l’ospedale dei lebbrosi di Mumbai, anche quello tenuto da suore italiane; un ospedale moderno, efficiente, che ricovera migliaia di lebbrosi nei vari stadi del male. La cosa sconvolgente è che attorno a questo edificio di vetro e cemento, s’è agglomerata uno slum enorme, un ghetto disperato delle madri, mogli, padri  e dei figli dei ricoverati; un agglomerato di stracci più che di capanne, con rigagnoli di liquami aperti – perché i familiari sono stati rifiutati dal loro villaggio, dai loro vicini. Ho visto mutare la faccia di un padre di famiglia a cui avevano diagnosticato il morbo di Hansen; perdeva tutto, la mendicità e l’umiliazione sarebbero state il suo destino, e lo sapeva.

Nello Shanti Nagar ho visto – credetelo o no –lebbrosi felici.

No, non è un ospedale quello che Madre Teresa ha voluto per loro. E’ una piccola città autosufficiente, dove i lebbrosi lavorano e vivono come vogliono. Sono loro che tessono – con le loro mani senza dita – i sari delle suore di Madre Teresa, di quella cotonina bianca con la striscia azzurrina; fabbricano le stampelle e le protesi per i lebbrosi come loro; è il loro incarico, e con questo hanno avuta restituita la loro dignità  di esseri umani, non mostri da cui fuggire.

Sono i lebbrosi stessi a produrre il loro cibo, coltivando i loro orti. Nello Shanti Nagar ho visto tanti fiori e piante; e  due piscine, due laghetti rettangolari belli e limpidi: uno per allevare le anatre, l’altro un vivaio per le carpe e le tinche.   Questi due ponds erano onnipresenti nei villaggi indiani, da millenni; servivano, diciamo, a fornire l’apporto proteico.  Erano esattamente quelli che Gandhi avrebbe voluto per tutta l’India liberata: non una grande potenza, senza industrie moderne, ma piena di villaggi autosufficienti, ciascuno con le sue due piscine, i suoi telai e le sue capanne familiari – swadeshi, autosufficienza, autarchia a misura umana. Morto Gandhi, il progetto è stato abbandonato; realizzato veramente, non fu mai. Sopravvive solo grazie a Madre Teresa, nella Città della Pace. Era possibile. Lo è ancora e sempre. Madre Teresa ha dato a Gandhi ciò che a Gandhi mancava, ne ha completato l’opera.

Chi siete voi per giudicare, scemi  di Montreal.




Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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9/5/2016 12:38 PM
 
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[SM=g1740717] [SM=g1740720] 5 settembre Santa Madre Teresa di Calcutta e la dottrina Cattolica

Santa Madre Teresa di Calcutta! Certamente una delle figure più conosciute ed amate del nostre tempo, ma anche, una delle figure più strumentalizzate ed abusate in una immagine pubblica e mediatica, associata ad un attivismo distaccato, o persino indifferente, dalla dottrina cattolica. Possiamo dire invece che, come ai tempi di San Filippo Neri, nella Roma devastata del suo tempo, in mezzo a povertà e corruzione morale, così Madre Teresa è dono di Dio per noi oggi, nel nostro travagliato tempo di gravi crisi sociale, culturale e morale. Qui in video vi offriamo ciò che di Madre Teresa si dice poco: il suo insegnamento etico e dottrinale, la sua vocazione mariana, la sua devozione al Rosario attraverso il quale ha potuto compiere le opere di cui tanto si parla.

Movimento Domenicano del Rosario
www.sulrosario.org
info@sulrosario.org

su youtube:
www.youtube.com/watch?v=1AkErtaOIrQ

su GloriaTV:
gloria.tv/video/YfiE3KxoETysKRbZTpbre2Ums





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Fraternamente CaterinaLD

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INEDITO
 

Per la prima volta, la testimonianza di un sacerdote fa luce su un controverso episodio del 1989 quando a sorpresa a Madre Teresa fu concesso di tornare in Albania. Fu subito accompagnata sulla tomba del dittatore Enver Hoxha, gesto che le procurò molte critiche, ma chi accompagnò la santa ha rivelato che la visita fu voluta dalla vedova Hoxha, con lo scopo di scacciare gli spiriti che spargevano il terrore intorno alla tomba. E Madre Teresa...

di Alessandra Nucci

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C’è una vicenda della vita di Santa Teresa di Calcutta sconosciuta ai più. A me l’ha riferita anni fa un amico albanese a cui avevo chiesto ragguagli sulle visite di Madre Teresa al suo paese d’origine, per un articolo che stavo scrivendo su Pjetr Arbnori, eroe albanese, cattolico, soprannominato “il Mandela dei Balcani” per essere sopravvissuto a quasi 29 anni di detenzione nel gulag. 

Riferisco le cose come le visse il mio amico, Marcel, che iniziò a raccontarmi a partire da un episodio del settembre 1985, quando si trovava sotto le armi. Era in un reparto mal equipaggiato e disarmato, il più umile dell’esercito albanese, perché fatto di uomini considerati pericolosi per il regime. Il dittatore Hoxha era morto l’11 aprile, ma il regime perdurava e impiegava i soldati nella costruzione di bunker, tunnel e trincee per difendere la patria dai nemici. Un giorno arrivò nel reparto un soldato che era stato espulso dalla Guardia della Repubblica, il corpo più prestigioso dell’esercito, costituito da uomini scelti e fidatissimi. Perché era stato punito in questo modo? 

«Tutti noi avevamo paura che fosse una spia – racconta Marcel - per cui eravamo guardinghi nei suoi confronti. Però un giorno, a tavola decido di chiedergli: "Che hai fatto di male per finire qui?". Lui mi risponde: "Ho avuto una rissa con un altro soldato e mi hanno mandato qui per punizione". Io, di rimando: "Certo, sarà duro per te. Là eri in un corpo prestigioso, un lavoro leggero, avevate gli stivali, mentre da noi devi solo lavorare duramente e non abbiamo neppure le scarpe". Con mia sorpresa lui sgranò gli occhi: "Ma sono fortunato! Tu non puoi capire cosa vuol dire montare la guardia di notte alla tomba di Enver Hoxha. Si sentono rumori, tremori, grida, sono come gemiti che salgono da un abisso. È una tortura. Da questo mi sono salvato. Sono più di 20 i compagni del mio gruppo che sono finiti in un reparto di psichiatria. Qui lavoro un pò di piu, ma non sento questo inferno". Io e gli altri soldati presenti ci siamo alzati dal tavolo per prendere le distanze da questo soldato. Ascoltare poteva avere delle conseguenze: eravamo in piena dittatura e parlare di queste cose poteva essere pericoloso». Questo l’antefatto con cui Marcel venne a sapere dei fenomeni notturni intorno alla tomba del dittatore che facevano tremare di paura anche i soldati.  

Alcuni anni dopo, nel 1989, con grande sorpresa di tutti, arriva in Albania Madre Teresa di Calcutta. La sorpresa fu grande perché prima di allora non le era mai stato concesso di entrare nel paese, nonostante vi si trovassero le tombe della madre e della sorella. Se la stampa di regime era costretta a nominarla, come ad esempio quando le venne assegnato il Premio Nobel dieci anni prima, era solo per denigrarla con epiteti infamanti (l’Albania, sotto il regime comunista, aveva adottato una Costituzione che la dichiarava ufficialmente un paese ateo). Nel 1989 invece ecco improvvisamente che arriva, e va ad accoglierla all’aeroporto nientemeno che la vedova di Enver Hoxha, che appena arriva la porta dritto alla tomba del dittatore! Questa visita naturalmente sembrò un omaggio, e la televisione la riportò come un grande successo del regime. Quella visita fu un colpo durissimo per i fedeli, la gente era atterrita: possibile che Madre Teresa si fosse fatta strumentalizzare per portare lustro alla memoria del dittatore defunto?   

La sosta di Madre Teresa sulla tomba fu presentata come un modo di dimostrare alla gente il suo rispetto per il grande statista scomparso. Ma non era così. Marcel seppe la ragione vera quattro anni dopo, nel 1993, quando gli capitò di conoscere un sacerdote kosovaro che quel giorno aveva accompagnato Madre Teresa nel suo viaggio di ritorno in Albania. Egli gli raccontò che la visita era stata sollecitata da Nexhmije Hoxha perché si vergognava delle grida e del tremore che si sentivano provenire dalla sua tomba. Aveva dunque incaricato Ylli Popa, uno dei più fedeli uomini del regime, e traduttore di Hoxha, di portare una lettera a Madre Teresa, in cui le chiedeva di venire a pregare sulla tomba del marito per ottenere pace, che non si sentissero più le grida e non tremasse più la terra.

Quel giorno dunque Madre Teresa si soffermò a lungo a pregare sulla tomba di Hoxha, e dopo la porta dell’Albania per lei rimase aperta, tanto che prima di morire poté tornare a fondarvi anche delle Case. 

La preghiera di Santa Teresa di Calcutta fu esaudita? I rumori terrificanti intorno alla tomba di Hoxha cessarono? Pare di sì. “Non ripresa dalla Tv, mi disse il sacerdote, Madre Teresa rimase a lungo in preghiera sulla tomba, dove da allora è tornata la calma, non si è sentito più nulla.” Quel giorno Madre Teresa poté visitare per la prima volta la tomba della madre e della sorella, morte in Albania nel 1971 e nel 1974. Ma la cosa non finì lì. 

«Il sacerdote – conclude Marcel - mi raccontò che più tardi fu permesso loro di riunirsi con altri fedeli in una casa, dove fu possibile anche celebrare la Messa. Mentre stavano pregando a un certo punto una forza misteriosa, come una mano invisibile, sollevò in aria Madre Teresa e poi la scaraventò pesantemente a terra. Di lì iniziarono i suoi problemi di cuore, che sono continuati sempre, fino a causarle la morte nel 1997. E fu anche ‘contagiata’ in altro senso, subendo molestie diaboliche che le richiesero anche, pochi mesi prima di morire, di sottoporsi a un esorcismo».

  leggi ancora:


- MADRE TERESA PROCLAMATA SANTAdi Lorenzo Bertocchi

"SIAMO STATI CREATI PER ESSERE SANTI" di Vincenzo Sansonetti
MARCILIO, STORIA DI UNA GUARIGIONE MIRACOLOSA di Paolo Facciotto
"UNA PERFETTA IDENTIFICAZIONE CON IL CROCEFISSO" di Marinellys Tremamunno



Perché Papa Francesco proclama santa Madre Teresa? Milioni di persone nel mondo, di tutte le confessioni religiose, neppure si pongono la domanda. La suorina macedone-albanese, salita al Cielo il 5 settembre 1997 a 87 anni, per loro era già “santa” in vita per aver scelto di soccorrere e accogliere in nome di Cristo gli ultimi della terra, i più derelitti, i moribondi raccolti per le strade di Calcutta e in tutte le strade dove si muore di miseria. Oggi Roma è in festa e piazza San Pietro si tinge di bianco e azzurro, i colori dell’inconfondibile sari scelto come “divisa” dalla nuova santa e indossato dalle sue Missionarie della Carità, presenti in modo massiccio alla solenne cerimonia. Sono attesi centomila fedeli, forse più, seicento i giornalisti accreditati per un grandioso evento.

LA GUARIGIONE DI MARCILIO

Quando ci lasciò, la notizia della sua scomparsa fece in pochi minuti il giro del mondo. E ci colpì tutti. L’India, la sua India, ammutolì e si fermò a pregare. Ai solenni funerali di Stato c’erano nomi altisonanti, come le regine Sofia di Spagna e Noor di Giordania, ma soprattutto gente comune. Erano passati solo pochi giorni dalla tragica morte di Lady Diana, una delle sue più fervide ammiratrici e sostenitrici. La smisurata fama della Madre rendeva più che giustificato il grido “Santa subito!”, che risuonerà meno di otto anni dopo anche per Karol Wojtyla. Ma la Chiesa ha i suoi tempi, che vanno rispettati. Perché si arrivi alla gloria degli altari e quindi alla pubblica venerazione da parte dei fedeli, c’è un preciso e cauto percorso istituzionale, che prevede il riconoscimento di un miracolo per essere proclamati beati e di un altro miracolo (salvo eccezioni, com’è avvenuto per Giovanni XXIII, dove si è ritenuto che non fosse necessario) per essere dichiarati santi. Il miracolo che ha consentito la beatificazione di Madre Teresa, avvenuta il 19 ottobre 2003, è stato la guarigione di una donna indiana, Monica Besra. Colpita da meningite tubercolare, poi sviluppata in forma tumorale, Monica è improvvisamente guarita il 5 settembre 1998, esattamente un anno dopo la scomparsa della suorina. Il miracolo che porta oggi, 4 settembre 2016, in pieno Anno Santo della misericordia, alla canonizzazione (cioè alla proclamazione a santa) di Madre Teresa, è la prodigiosa guarigione avvenuta nel 2008 di un ingegnere brasiliano, Marcilio Haddad Andrino, oggi 42enne, ridotto in fin di vita da “ascessi multipli cerebrali con idrocefalo ostruttivo”, che non gli avrebbero lasciato scampo. All’esame collegiale della Consulta medica, organo consultivo della Congregazione per le cause dei Santi, esame avvenuto il 10 settembre 2015, la scomparsa della malattia è stata dichiarata all’unanimità (sette voti su sette) scientificamente inspiegabile.

DIFFONDERE LA SUA LUCE

Ma chi era veramente la minuta religiosa amata da tutti, con il viso scavato dalle rughe ma sempre con il sorriso sulle labbra? Una coraggiosa apostola della carità? Una instancabile costruttrice di case per i poveri? Una donna capace di infondere ottimismo e suscitare buoni sentimenti? Certo, Agnes Bojaxhiu (questo il vero nome della Madre) era tutto questo, ma all’origine della sua straordinaria opera a favore dei poveri c’era innanzitutto una fede netta e senza compromessi, alimentata da uno smisurato amore per Cristo e per la Chiesa. La testimonianza era il primo compito da lei affidato alle sue suore. Prima ancora di sfamare i poveri, curare i malati, dare un’istruzione ai bambini, occorreva “portare Nostro Signore in luoghi dove non è mai stato”; perché - diceva – “se non diffondiamo intorno a noi la luce di Cristo, le tenebre cha avvolgono il mondo continueranno a infittirsi...  Dobbiamo essere il Suo amore e la Sua compassione nel mondo di oggi”. Ma, precisava, “noi non siamo assistenti sociali, siamo contemplative nel cuore del mondo”. E i pilastri della contemplazione li indicava nell’adorazione e nella letizia: “Se una consorella non è in uno stato d’animo lieto, non le permetto di andare dai poveri”.

LA SANTITA’ E’ PER TUTTI

A proposito di luce, ecco un episodio forse poco conosciuto. Al momento della sua morte su Calcutta si abbatté un temporale violentissimo e nel quartiere dove sorge la casa madre delle Missionarie della Carità venne a mancare l’elettricità per varie ore. Una strana circostanza: l’infaticabile donna che aveva dato luce a tanti lasciava l’esistenza terrena al buio. Ma era stata proprio lei a definire la sua tormentata vita interiore, con una espressione forte, “notte dell’anima”: aveva una profonda, lacerante e continua sensazione di essere lontana da Dio. Molti se ne stupirono, scandalizzati, ma nessun cammino verso Dio è immune da crisi e momenti di sconforto. Averli superati, grazie al fiducioso abbandono al Padre, è segno eloquente di santità, al limite dell’eroismo. Tenace ma schiva e umile, non puntava all’onore degli altari, lei che si riteneva soltanto “una piccola matita nelle mani di Dio”. Ma le era ben chiaro che la santità “non è un lusso”, è alla portata di tutti. Certo, richiede “rinunce, tentazioni, lotte, persecuzioni e ogni genere di sacrifici”. Dal momento che “siamo stati creati a immagine di Dio, siamo stati creati per essere santi”. E oggi più che mai “la Chiesa ha bisogno di santi”.

IL RITORNO A CASA

Premio Nobel per la Pace nel 1979, la suorina aveva una lucida visione di un mondo che si dissolve nel momento stesso in cui nega Dio. Memorabili le sue battaglie per la vita, soprattutto la vita nascente. I frutti della guerra sono “terribili”, affermava, ma oggi è l’aborto “il più grande distruttore della pace”. Perché “se una madre può uccidere il suo bambino, cosa impedirà a me di uccidere te e a te di uccidere me?”. E in un’altra occasione lanciò un accorato appello: “Se avete paura del bambino che sta per nascere, datelo a me: ne avrò cura io”. Una cura e un’attenzione alla persona che arrivava fino all’ultimo fiato di vita. E oltre. Per Madre Teresa “la morte è il momento più decisivo della vita umana. E’ come la nostra incoronazione: morire in pace con Dio è come tornare a casa. Chi muore in Dio torna a casa”.

di Vincenzo Sansonetti



Marcilio Haddad Andrino è un ingegnere brasiliano di 43 anni. Dopo gli studi nella sua città natale, Santos, ha intrapreso la carriera accademica a Campinas per poi trasferirsi a Rio de Janeiro, dove attualmente vive con la moglie Fernanda e due figli. Nel 2008, dopo due anni di malattia, gli fu diagnosticata una grave forma di idrocefalia da cui guarì pochi mesi dopo, secondo i medici in modo inspiegabile. Un miracolo riconosciuto dalla Chiesa come frutto dell’intercessione di Madre Teresa di Calcutta, oggi canonizzata. Di seguito alcuni brani della testimonianza  di Marcilio e Fernanda al recente Meeting di Rimini.

LA DIAGNOSI E LA PREGHIERA NEL RACCONTO DI FERNANDA

“Nel 2008 Marcilio, dopo diversi trattamenti, non aveva ancora una diagnosi. L’ha ottenuta quando è stato ricoverato ad ottobre. Il dottore ha guardato l’esame e, illuminato dallo Spirito Santo, ha capito che Marcilio aveva otto ascessi cerebrali. Solo in quel momento del ricovero, abbiamo avuto la diagnosi. È stata un’attesa piena di angoscia, perché era malato già da due anni e noi non sapevamo cosa avesse.

Il primo tentativo non ha avuto successo. Quindi il medico ha cambiato terapia, ma Marcilio ha continuato a peggiorare e noi abbiamo sempre pregato Madre Teresa. Avevo una reliquia di Madre Teresa che mi aveva dato il parroco, prima di sposarmi; mettevo la reliquia in testa a Marcilio, dove aveva gli ascessi. Recitavo la preghiera di beatificazione e anche ciò che mi veniva dal cuore. Non è stato facile, ma mi ha arricchito molto questo periodo, ha arricchito il nostro amore, la nostra fede. Oggi posso dire che ne è valsa la pena”.

IL RACCONTO DI MARCILIO

“Il 9 dicembre mi sono svegliato con un forte mal di testa, insopportabile; non riuscivo a parlare ma ho chiesto di mia moglie e le ho detto: «Prega per me, perché mi sta scoppiando la testa». Da quel momento tanti medici sono venuti a visitarmi e hanno constatato che la mia situazione era molto grave.

Mi sono svegliato in sala operatoria, senza il mal di testa, mi sono guardato intorno e ho chiesto: «Cosa ci faccio qui?». Ho sentito dentro di me una grande pace e non mi faceva più male la testa. Non capivo cosa mi stesse succedendo... Allora il dottore mi ha detto: «Marcilio, visto che stai meglio, non ti operiamo ma ti portiamo in terapia intensiva, ti opereremo domani».

Quella sera ho dormito benissimo e il giorno dopo ho incontrato il dottore che mi ha chiesto: «Ti fa male la testa? Se no, torna in camera tua». In camera mia ho saputo che gli ascessi si erano ridotti del 70% e l'idrocefalia era scomparsa. Dopo tre giorni, ho fatto altre analisi e non si vedevano neppure le cicatrici degli ascessi; in quell’occasione ho scoperto che ero guarito.

Dopo che il medico mi ha detto che gli ascessi erano diminuiti, sono stato dodici giorni in terapia in ospedale, poi sono stato dimesso. Sono riuscito a tornare a casa per Natale; abbiamo parlato con il prete che ci aveva accompagnato durante la malattia e che mi aveva dato l’estrema unzione. Nel dialogo con lui, è emersa la certezza che Madre Teresa aveva interceduto per noi. 

Ho capito che Fernanda aveva pregato senza sosta per me. Il mio era un caso clinicamente difficilissimo. Fin dall'inizio, le diagnosi non erano buone e sembravo solo peggiorare. Da quel momento, dentro questa grande sofferenza, abbiamo capito che qualcosa era accaduto. Eravamo certi che era accaduto un miracolo e il nostro parroco ci ha chiesto di scrivere la nostra storia alle Suore della Carità. Io ero sicuro che fosse stata Madre Teresa a guarirmi.

Questo miracolo ha reso la mia famiglia più forte e più unita. Prima di essere malato ero cattolico, dopo il miracolo la mia fede è aumentata e ora credo che i miracoli esistano davvero. La misericordia di Dio è per tutti. Io ho ricevuto questo miracolo, ma Dio sceglie anche te. Tutti noi siamo scelti”.

LA CONSTATAZIONE DEL MIRACOLO NELLE PAROLE DI FERNANDA 

“Quando, il giorno dopo, sono tornata in ospedale, il medico aspettava me e i genitori di Marcilio; mi ha detto che era stabile e che era tornato in camera. Non mi ha detto che era guarito ma io lo sapevo già, forte di quanto avevo pregato Dio per intercessione di Madre Teresa. 

Marcilio stava bene, era seduto, parlava, e io ho capito che Madre Teresa lo aveva guarito. Questo è stato confermato dagli esami che hanno accertato la riduzione degli ascessi e la scomparsa dell’idrocefalia, assicurandoci così che non sarebbero più serviti interventi e drenaggi.

Lui era molto sorpreso e si chiedeva: «Magari qualche antibiotico ha fatto effetto». Il medico ci ha risposto: «Non esiste un antibiotico che faccia effetto subito, il giorno dopo». Il padre di Marcilio ha chiesto al medico: «Ma allora cosa è successo?» Il medico ha risposto: «Qualcuno lassù vi vuole proprio bene»”.




"Madre Teresa, una perfetta identificazione con il Crocefisso"

di Marinellys Tremamunno
Madre Teresa

Il mondo è in festa per la Canonizzazione della Santa dei poveri, Madre Teresa: “Testimone privilegiata di carità e di generosa attenzione ai poveri e agli ultimi”, secondo parole del Papa Francesco, in un telegramma inviato a padre Bernardo Cervellera, in occasione del Simposio internazionale organizzato lo scorso venerdì 2 settembre dall’Agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere, presso la Pontificia Università Urbaniana. Il suo auspicio: che il suo esempio di vita “contribuisca a portare sempre più Cristo al centro della vita e a vivere generosamente il suo Vangelo nel continuo esercizio delle opere di misericordia, per essere costruttori di un futuro migliore, illuminato dallo splendore della verità”.

Madre Teresa è stata in vita un’icona della Misericordia di Dio e oggi è la protagonista dell’evento più importante dell’Anno Santo della Misericordia convocato da Papa Francesco. Come possiamo interpretare questa canonizzazione, iniziata da San Giovanni Paolo II ma voluta dal pontefice argentino in questo contesto? Per capirlo, La Nuova BQ ha parlato con Monsignore Guido Mazzota, teologo e decano della Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Urbaniana, ma anche un consulente della Congregazione delle Cause dei Santi della Santa Sede che ha seguito da vicino la vicenda evangelica di Madre Teresa.

“La vita profonda di Madre Teresa parla di una sua perfetta identificazione con il crocifisso”, ha affermato Mons. Mazzota, sottolineando che proprio da questa sua identificazione con Gesù nasce la sua grande espansione di carità. “E credo che questo risponda alla predicazione del Papa Francesco. Non solo, potremo dire che la sua opera di carità che traduce la Misericordia di Dio, è un segno della misericordia materna di Dio verso i tutti gli uomini”.

Dove è radicata la santità di Agnes Gonxha Bojaxhiu, conosciuta da tutti come Madre Teresa?

Innanzitutto è evidente la sua fama di santità, nessuno dubita della sua santità, tanto dentro quanto fuori della Chiesa cattolica. Ho conosciuto Madre Teresa… Quella piccola donna, avvolta in un sari indiano e di esteriore fragilità ha la straordinaria compiutezza di una vita attorno alla sequela del Crocifisso e alla sete di anime. Lei custodisce intatta e, anzi, incrementa la forza necessaria per rapire il Regno. Tutti sapevano che era una donna che viveva nella carità. Ma la sorpresa è stata nel suo lunghissimo periodo di “notte oscura dei sensi”, come viene definito dai mistici. E proprio in questa prova mistica nacque la purificazione della sua fede.

Per Giovanni della Croce l’uomo è essenzialmente un essere in cammino, in perenne ricerca. Nel suo cammino verso la santità cristiana, come ha vissuto Madre Teresa questa prova mistica?

La vera sorpresa si trova nel carteggio di Madre Teresa con i direttori spirituali, nelle sue lettere. Dal 1948 in poi, sembra una persona depressa, sofferente. Questo periodo di “notte oscura dei sensi” lo ha vissuto per circa 15 anni. Nel 1953 per la prima volta confida la sua pena profonda per una “terrible darkness within”. Ma c'è un momento commovente: il 31 gennaio del 1960 o 1961 (a seconda delle fonti), quando scrisse “comincio ad amare le mie tenebre interiori, perché finora pensavo di dover sanare la sofferenza di Gesù quando muore di sete sulla croce, adesso sto capendo che devo lasciare che Gesù muoia dentro di me”. La sua vita di carità nasce in questa frase. Il lunghissimo Getsemani di agonia e d’oscurità interiore che scandisce il percorso mistico di Madre Teresa non le impedisce di dedicarsi agli altri accollandosi fatiche disumane e senza mai rivelare l’intimo tormento, anzi con il sorriso sempre pronto per chiunque avesse bisogno di aiuto e di conforto… La santità di Madre Teresa ha una dimensione Mistica e si basa nella sua relazione intima con il Crocifisso.


   



Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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