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Quando e come un Papa favorisce l'eresia... (2)

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1/4/2017 11:05 AM
 
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IL LIBRO

Aldo Maria Valli

 



Il vaticanista Aldo Maria Valli pubblica un pamphlet sui quattro anni di Papa Francesco. E non tace sugli interrogativi garbati che suscitano alcune posizioni. A cominciare dal "caso per caso" eretto a sistema. Un libro costellato di domande, scritto con rispetto da un figlio della Chiesa. 



di Lorenzo Bertocchi


La documentata raccolta di quasi quattro anni di pontificato di Papa Francesco, messa in pagina dal vaticanista del Tg1, lascia il lettore con un enorme punto di domanda. Come un quiz irrisolto.

Aldo Maria Valli in circa 200 pagine (266. Jorge Mario Bergoglio Franciscus P.P., Liberilibri, euro 16) offre una lunga e dettagliata serie di episodi e citazioni del 266° Successore di Pietro, sollevando interrogativi garbati, ma che non lasciano dubbi sulle perplessità che Papa Bergoglio ha sollevato.

In principio fu il cardinale Kasper; come tutti ricordano al primo Angelus, Papa Francesco fece una citazione con lode del cardinale e teologo tedesco, allora un po' ai margini della intellighenzia cattolica. Definito come un «teologo in gamba, un buon teologo», e lodato per un suo libro sul tema della misericordia, Kasper può essere considerato il riferimento “accademico” di ciò che poi è diventato (guarda caso?) il cuore del pontificato di Francesco: la Misericordia. Sempre al cardinale Kasper bisogna ritornare per comprendere il doppio sinodo sulla famiglia, quello che ha trovato sintesi nella discussa esortazione Amoris laetitia. Fu dalla famigerata relazione Kasper al concistoro del febbraio 2014 che prese avvio la lunga maratona sinodale, che ha portato, in certi casi, all'accesso all'eucaristia per i divorziati risposati conviventi more uxorio

Al netto delle possibili dissertazioni sulla interpretazione (controversa) della misericordia divina secondo Kasper, rimane il passaggio di paradigma che sembra guidare il pontificato di Bergoglio, un uomo di azione e non certo un teologo o un filosofo: dalla logica del dottore della legge a quella del samaritano. Peccato, scrive Valli, che questo passaggio «comporta numerosi problemi». Il più grave, soprattutto alla luce del “caso per caso” eretto a sistema, parrebbe essere quello del «trionfo del contingente sull'assoluto, del transitorio sullo stabile, del possibile sul necessario». A colpi di “discernimento” e “accompagnamento” ci si chiede se la realtà non finisca per risolversi solo nell'esperienza del singolo come unico giudice di sé. Qualcuno, in più occasioni, ha parlato di oblio degli assoluti morali e trionfo dell'etica della situazione, quella già condannata da san Giovanni Paolo II nell'enciclica Veritatis Splendor. Domande che incalzano nelle pagine del libro di Valli, domande condensate nei famosi 5 “dubia” presentati da quattro cardinali a proposito del capitolo VIII di Amoris laetitia.

Il Papa del “chi sono io per giudicare un gay”, frase cult estrapolata da una delle sue prime interviste in alta quota, è il Papa dei ripetuti e confidenti incontri con il re dei laicisti italici Eugenio Scalfari, in cui ha espresso altri tormentoni come ad esempio il citatissimo “Dio non è cattolico”. Ha definito Lutero come una “medicina” per la Chiesa che era malata, e ha partecipato alla commemorazione dei 500 anni dalla Riforma, balenando possibili cammini verso quell'intercomunione che già trattò in modo confuso con i luterani di Roma nel 2015. Nel viaggio papale in Svezia per la festa della Riforma ha dato per scontato il superamento dei problemi sulla dottrina della giustificazione (c'è la Dichiarazione congiunta del 1999 a cui lavorò con solerzia il cardinale Kasper) che però non ha risolto tutti i problemi.

Riguardo all'Islam e al terrorismo, secondo Valli, il punto è che Francesco tace «circa il problema che l'islam ha con la violenza. Quantomeno riduttiva», aggiunge il vaticanista, «è poi la lettura soltanto sociologica ed economica del terrorismo». Sul tema del terrore c'è un altro tormentone: quello del “fondamentalismo” cattolico messo sostanzialmente sullo stesso piano di quello islamico. Di ritorno dal viaggio in Polonia, in aereo, il Papa disse ai giornalisti che non gli «piace parlare di violenza islamica perché tutti i giorni quando sfoglio i giornali vedo violenze qui in Italia: quello che uccide la fidanzata, un altro che uccide la suocera...E questi sono violenti cattolici battezzati! Sono violenti cattolici...Se io parlassi di violenza islamica, dovrei parlare anche di violenza cattolica».

Gli aspetti socio-economici sono un altro dei temi ripetuti delle analisi proposte da Francesco: entrano in ballo anche per la questione della cura dell'ambiente, espressa nell'enciclica Laudato sii, e sopratutto nei rapporti con quei movimenti popolari che spesso hanno una chiara matrice marxista. Più volte ha attaccato genericamente “il sistema” e “l'idolo denaro”, indicati anche come causa della difficoltà di sposarsi.

Tutto ciò, e molto di più, si trova nelle 200 pagine di Aldo Maria Valli che si tormenta a furia di domande di fronte alle perplessità che gli solleva la cronaca papale. A un certo punto c'è un dialogo con un giornalista misterioso, il quale offre una sintesi del Bergoglio Papa. Si dice che il pontefice argentino sia leggermente ripetitivo e così il misterioso giornalista fa un riassunto delle frasi e temi ricorrenti: «Dio? Misericordioso [Dio è più grande del nostro peccato, nda]. La Chiesa? Sia povera e per i poveri, in uscita e verso le periferie, e curi i feriti in un ospedale da campo. La pastorale? Non introduca dogane, ma faciliti l'incontro con il Signore. Poi ci sono i corollari, altrettanto ripetuti: i pastori portino l'odore delle pecore, non facciano pettegolezzi e non pensino alla carriere. La società? Combatta la cultura dello scarto e il dio denaro [e la corruzione che è un male più grave del peccato, nda]. I nonni siano rispettati. Casa, terra e lavoro siano garantiti».

Al lettore che prenderà in mano il pamphlet di Aldo Maria Valli lasciamo la scoperta degli ultimi punti di domanda che costellano le ultime pagine di un libro libero, scritto con rispetto da un figlio della Chiesa. 


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“La Verità” intervista Aldo Maria Valli: «Un papa non può guidare la Chiesa con i “forse”, i “dipende”, i “però”»

In un pamphlet su papa Francesco, il vaticanista (progressista) del Tg1 è critico su questo pontificato: «Nelle sue parole segni di relativismo. Non indica una via sicura ai credenti. Vedo una grande confusione».

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di Lorenzo Bertocchi (07-01-2017)

Nel 2007, un gruppo di intellettuali firmò un appello, promosso dal professor Giuseppe Alberigo, fondatore della Scuola di Bologna, perché la Gerarchia non s’immischiasse con la politica (ce l’avevano con il card. Camillo Ruini). Il gruppo progressista voleva il silenzio rispetto al dibattito allora in corso a proposito dei DiCo, versione soft di quella che poi è diventata la legge Cirinnà, in materia di unioni civili. Di questo gruppo, facevano parte, tra gli altri: Franco Bassanini, Gustavo Zagrebelsky, Valerio Onida, Vito Mancuso e Alberto Melloni. E poi c’erano un po’ di giornalisti, come Raniero La Valle, Giancarlo Zizola e Aldo Maria Valli, tutti di sinistra certificata.

Aldo Maria Valli

Valli, attuale vaticanista del Tg1, che allora firmò per il silenzio delle gerarchie, oggi dà alle stampe un pamphlet perplesso sul pontificato di Jorge Mario Bergoglio. Il libro sul 266° successore di Pietro (266. Jorge Mario Bergoglio. Franciscus PP., Liberilibri) pone una garbata ma scottante sequela di interrogativi su papa Francesco. «Non so se la mia si possa chiamare una conversione», dice Valli a La Verità«per che continua a non piacermi l’ingerenza della Gerarchia sulla politica politicante, ma di certo oggi penso che ci sia bisogno di un intervento più elevalo del Magistero che aiuti il laico cattolico con indicazioni morali e antropologiche chiare, in modo da abituare il pensiero a fuggire dal rischio della facile omologazione». Padre di 6 figli e nonno di 2 nipoti. Valli è in Rai dal 1988. Era il vaticanista del Tg3, alias Telekabul. Dal 2007 e passato al Tg1. Per anni ha collaborato con il quotidiano dei vescovi italiani Avvenire, ma anche con Europa, l’organo (oggi defunto) della Margherita. Oggi, da padre di famiglia, sembra preoccupato dalle ambiguità di un’antropologia liquida che si spinge fino ad accarezzare la fluidità dei sessi come una possibilità tra le altre. «La liquidità culturale e morale», dice Valli, «è figlia del soggettivismo imperante, secondo il quale non c’è un bene oggettivo, ma ciò che conta è il modo in cui una data esperienza, in un dato momento, è vissuta in coscienza dal soggetto, centro e fine di tutto. L’utero in affitto, tanto per fare un esempio concreto, e una pratica figlia di questa concezione; il soggetto al centro, con la tecnologia come strumento per massimizzare il suo tornaconto individuale e il suo piacere».

Ma, allora, i cattolici del Family Day 2016 non sono stati lasciati troppo soli dalle gerarchia ecclesiastiche?

«Non so se siano stati lasciati soli o meno. Quello che so è che nei seminari e nelle università cattoliche è difficile trovare chi insegni filosofia cristiana. Così come e difficile imbattersi in pubblicazioni in grado di offrire ai credenti solidi punti di riferimento. Cornelio Fabro, grande teologo e filosofo cattolico, scrisse che siamo tutti malati di parole: non conosciamo più parole che siano solido criterio e fondamento di verità. Non conosciamo più parole uniche, perenni, immutabili».

C’era una volta Caterina Caselli che cantava «nessuno mi può giudicare», non vorrà dire che anche il Papa è di ventato un fan del relativi amo romantico?

«Non penso che il Papa sia un relativista consapevole, però di fatto alcune sue parole approdano a conclusioni dal sapore relativista. Quando per esempio, dialogando con Eugenio Scalfari, sostiene che “il proselitismo è una solenne sciocchezza” e che “ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male” e “noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene”, è davvero difficile non riscontrare lì segni evidenti di relativismo. In alcuni suoi interventi ha denunciato la cultura del relativismo, salvo poi enunciare un’idea di misericordia dalla quale sembra estromesso il giudizio. Ma la prima forma di misericordia non dovrebbe essere mostrare con chiarezza la distinzione tra bene e male e indicare una via sicura verso il bene per opporsi al male? Se e il Papa e la Chiesa rinunciano a questa funzione di giudizio, non si appiattiscono su una visione relativista dell’uomo e del mondo?».

Si può essere padri senza mettere qualche paletto?

«La mia risposta è semplice: è impossibile. Qualunque padre lo sa. Se il padre rinuncia alla sua funzione di giudizio e di indirizzo morale, di fatto non è un padre. Può essere un amico, un compagno di strada, ma non è padre. Non significa cadere nell’autoritarismo: significa esercitare l’autorità, della quale i figli hanno bisogno. Abbiamo davanti agli occhi i risultati di una cultura che ha rinunciato all’autorità e al giudizio: è lo sbandamento morale».

A proposito di padri e madri: il matrimonio dopo l’Amoris Laetitia sembra un sacramento che, in certa pastorale, diventa a velocità variabile. Ora qui, ora là, l’indissolubilità è una questione del “caso per caso”?

«Quest’esortazione post-sinodale che tanto ha fatto discutere è stata per me come uno spartiacque. Quel testo, letto e riletto, mi ha convinto sempre meno e, a un certo punto, ho avvertito la necessità di aprire il mio cuore ai lettori. L’Amoris Laetitia è un documento lungo e complesso, nel quale si può trovare un po’ di tutto. Vi è dipinta la bellezza del matrimonio cristiano, ma vi troviamo anche l’idea che ogni esperienza, se vissuta in coscienza come buona, sia buona in sé, il che è in aperto contrasto con la dottrina cattolica, ma soprattutto non è di aiuto alla crescita morale della persona e alla salvezza dell’anima. Inoltre l’indissolubilità e l’apertura alla vita vengono presentati non tanto come valori oggettivi bensì come ideali a cui tendere. Ecco di nuovo che soggettivismo e relativismo si insinuano nelle pieghe dell’insegnamento del papa. Questa è misericordia? Secondo me no».

Quattro cardinali hanno sollevato cinque dubia sull’interpretazione di un capitolo dell’Amoris Laetitia. Qualcuno li ha accusati di lesa maestà.

«A parte il fatto che i prelati in questione sono sei e non quattro, benché due abbiano chiesto di non apparire, credo che con la loro iniziativa si siano fatti interpreti di un disagio mollo diffuso tra il popolo cattolico. Tuttavia il Papa, che parla spesso del popolo e gli attribuisce tanta importanza, non risponde, e così facendo viene meno al suo compito fondamentale, che è confermare i fratelli nella fede. Oltre ai dubia dei cardinali ci sono quelli di tanti vescovi, preti e comuni fedeli. La situazione è di grande confusione, e la confusione ha ben poco a che fare con la misericordia. “Il vostro parlare sia sì, sì, no, no”, insegna Gesù. Qui invece siamo in balia del “sì ma anche”, del “forse si forse no”, del “dipende”».

Nel libro lei accenna all’ambiguità in campo ecumenico. Qualcuno dice che il Papa applica una pastorale alla Jovanotti: «Esiste solo una grande “Chiesa” che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa»?

«Eh, il rischio c’è, purtroppo. Certe aperture di Francesco – penso in particolare al caso dei luterani, con la visita in Svezia – sono davvero troppo generiche. Bergoglio ama dire che non bisogna occuparsi troppo delle questioni teologiche, ma che è bene fare qualcosa insieme. Per questa via, però, le Chiese si riducono ad agenzie sociali e, ancora una volta, si rinuncia a indagare sulla verità e sul bene. Non si può bollare la teologia come una sorta di fissazione da esperti avulsi dalla realtà».

Papa Francesco

Ma papa Francesco dice di riferirsi proprio alla realtà.

«Sì, ama dire che la realtà è più importante dell’idea. Bisognerebbe capire che cosa intende per realtà. Il mondo dei fenomeni può nascondere all’uomo la sua stessa realtà più vera e profonda».

In una delle sue interviste, il Papa ha messo praticamente sullo stesso piano il fondamentalismo islamico con quello cattolico. Anche questo è ecumenismo?

«No, questa è confusione pericolosa. Tutte le fedi possono certamente scivolare verso forme di fondamentalismo, ma non tutte le fedi sono uguali. Se un cristiano utilizza la violenza in nome del Vangelo va contro il Vangelo. L’islam ha un evidente problema con la violenza, e la radici del problema sono nel Corano. Benedetto XVIlo disse chiaramente e fu trattato come sappiamo».

Con queste posizioni, visto il suo passato di “martiniano di ferro”, essendo lei stato molto vicino al cardinale Carlo Maria Martini, la accusano di aver tradito. Non è più “fedele alla linea”?

«Non sono mai stato fedele ad alcuna linea, se non a quella di cercare di capire il mondo con il massimo di onestà intellettuale, al netto dei miei peccati, dei miei limiti e delle mie debolezze. L’amicizia con il cardinale Martini è stato un grande dono della provvidenza. Il suo invito a suddividere le persone non fra credenti e non credenti, ma fra pensanti e non pensanti, mi ha spinto a utilizzare la libertà cristiana senza paura. Non eravamo sempre d’accordo.
Circa l’aborto, per esempio, arrivai a dirgli che, secondo me, da parte sua c’era un eccesso di giustificazionismo. Ricordo che quando gli chiesi di approfondire la questione del dialogo, mi consigliò di rileggermi l’Ecclesiam suam, dove Paolo VI chiede prima di tutto alla Chiesa di meditare su sé stessa. C’è una certa differenza con Bergoglio, che chiede alla Chiesa di uscire da sé stessa. Con Martini c’era un costante, rigoroso aggancio alla Scrittura. Non temeva di confrontarsi con le grandi questioni della modernità. Si poteva essere d’accordo o meno con lui, ma di certo non lo si poteva accusare di superficialità. Chi dice che Bergoglio sta realizzando l’idea di Chiesa di Martini probabilmente non conosce Martini, ma forse nemmeno Bergoglio».

(fonte: laverita.info)



[Edited by Caterina63 1/7/2017 11:04 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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