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Quando e come un Papa favorisce l'eresia... (2)

Last Update: 4/10/2018 1:10 AM
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3/9/2017 2:10 PM
 
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  Ratzinger eliminato dal buonismo ipocrita

Certo non sarà un complotto, però gli somiglia un sacco

 
L'ex vescovo di Ferrara, monsignor Luigi Negri, si leva un macigno dalla scarpa e dice che «un giorno emergeranno gravi responsabilità dentro e fuori il Vaticano». Si dichiara certo del fatto che Benedetto XVI abbia subito «pressioni enormi». Da parte di chi? Obama? Negri ricorda che, «anche sulla base di ciò che è stato pubblicato da Wikileaks, alcuni gruppi di cattolici hanno chiesto al presidente Trump di aprire una commissione di inchiesta». Per quanto riguarda l'interessato, nel recente libro-intervista con Peter Seewald, smentisce: «Nessuno ha cercato di ricattarmi». Sarà. Ci si può chiedere però che credito dare alle ultime parole di Ratzinger, che di fatto contraddicono le prime. All'ora delle dimissioni disse che voleva rinchiudersi nel silenzio e nella preghiera.

Ma chi vuol rinchiudersi nel silenzio e nella preghiera rilascia interviste da best-seller? Boh. Permane il fatto che un motivo plausibile per le sue dimissioni non l'ha mai fornito. E non si tratta di questione da prendere sottogamba.
Un papa dimissionario è un fatto epocale per la Chiesa, specialmente se continua a vestirsi da papa e a farsi chiamare papa (emerito). Anzi, il fatto è inaudito. Un altro fatto è questo: via lui, ecco un pontificato nuovo che si preoccupa di fare tutto il contrario di quello precedente. Così come Trump sta demolendo l'obamismo. I punti oscuri sulle dimissioni di Benedetto XVI permangono.

E il fatto che a non vederci chiaro siano proprio i cattolici tradizionalisti non cambia di una virgola l'assunto. Sì, perché gli alberi si giudicano dai frutti, lo dice il Vangelo ma anche il buonsenso. Tanto Ratzinger era vituperato da coloro che contano, tanto Bergoglio è osannato. A Ratzinger fu impedito di parlare alla università di Roma, a Bergoglio l'università di Roma ha steso tappeti rossi. E là Francesco non ha certo pronunciato discorsi epocali come il suo predecessore a Ratisbona. No, ha parlato a braccio, anzi a mano, come si fa al bar tra amici.

Ed è stato un discorso veramente e politicamente corretto. Anche la sua insistenza, opportune et importune, sull'accoglienza indiscriminata dei migranti alimenta i sospetti dei sostenitori del complotto. La dottrina cattolica è giudicata troppo rigida per il «mondo nuovo» che gnomi come Soros vogliono creare, un mondo meticcio e liquido, omosessualizzato e individualizzato, un mondo di consumatori sradicati. Via dunque il papa-teologo e avanti col papa-pastore che annacqua la dottrina e piace tanto ai maestri del politicamente corretto. Verso una Chiesa alla Jovanotti che si amalgama perfettamente col Brave New World prossimo venturo. Non sarà un complotto, certo. Però, se lo fosse, i risultati sarebbero diversi?




NUOVO STILE VATICANO
 

Alla domanda: chi è il portavoce del Papa? Non è così semplice rispondere. C’è Greg Burke, ma è defilato. Per il Papa però parlano molti altri: Scalfari, Padre Spadaro, che denuncia l'odio dei detrattori, ma blocca dai suoi contatti Twitter le voci che non gli vanno a genio. E poi Forte, Pinto, Marx, Coccopalmerio. Quanti prestanome in Vaticano...

di Marco Tosatti

Nei giorni scorsi si è svolto il VII Corso alla Pontificia Università della Santa Croce dedicato ai giornalisti interessati all’informazione vaticana. Nel primo giorno una tavola rotonda ha dibattuto il problema delle fonti; hanno contribuito David Wiley, una firma storica della BBC, Luigi Accattoli, il prof. Giovanni Tridente, della PUSC, e chi scrive.

Una delle particolarità del momento storico ed ecclesiale che stiamo vivendo è emersa dal contesto. Ci ricordavamo, per esempio, dell’epoca di Giovanni Paolo II. In quei tempi era chiaro che il Papa, quando non parlava egli stesso – come per esempio faceva sull’aereo, inaugurando una consuetudine che i suoi successori hanno mantenuto, anche se non con la stessa libertà – aveva una persona delegata a farlo in suo nome. E questa persona era Joaquin Navarro Walls.

Che godeva di un rapporto di fiducia estremo con papa Wojtyla. Tanto che quando – dopo che aveva rivelato, nel corso del viaggio in Ungheria, che Giovanni Paolo II soffriva di sindrome extrapiramidale – una forma di Parkinson – la lettera di licenziamento preparata dalla Segreteria di Stato fu bloccata proprio dall’Appartamento. Anche il segretario particolare, l’adesso cardinale Stanislao Dziwisz, ogni tanto concedeva qualche frammento della mens pontificia, ma con parsimonia.

Benedetto XVI aveva padre Lombardi, e, in estemporanea e salesiana, il suo Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. Con quali rismaniera ultati l’abbiamo visto. Non si può parlare di un rapporto felice con i media, nel suo caso. 

E adesso c’è Francesco, ma il problema si pone in maniera del tutto diversa. Alla domanda: chi è il portavoce del Papa? Non è così semplice rispondere. Certo, c’è Greg Burke (nessuna parentela con l’omonimo cardinale) che ha ereditato dal padre Federico Lombardi, SJ, il ruolo di direttore della Sala Stampa della Santa Sede. Ma possiamo dire che finora ha preferito tenere un profilo piuttosto riservato, almeno come portaparola del Pontefice. E non è che gli manchino né capacità né esperienza. Ha fatto il giornalista per molti anni, e ha lavorato come consigliere per i media per vari anni in Segreteria di Stato. Però si sente poco, per ora; e certamente non cerca il palcoscenico.

Per il Papa però parlano molti altri (oltre al Pontefice stesso, che non è certo taciturno…). Abbiamo Scalfari, con le sue interviste non registrate e riportate “ad sensum”. Che presentano però agli esegeti lo stesso problema di alcune, anche famose, apparizioni e rivelazioni sovrannaturali: non sempre è chiaro se il Veggente esprime pensieri e parole sue, oppure del Protagonista dell’apparizione.

Poi c’è naturalmente padre Antonio Spadaro, SJ, Direttore de La Civiltà Cattolica, il vero uomo dei media – compresi i social media, con qualche piccola scivolata – del Pontefice. Che di recente, parlando al SIR, l’agenzia stampa dei vescovi, ha parlato addirittura di “odio” nei confronti del Pontefice. “Quanti criticano pregiudizialmente il Pontefice sono poche persone, che però si esprimono sui social network dove fanno grande chiasso. L’impressione è che siano tanti, ma in realtà il rumore è frutto dell’eco. E ledinamiche di odio(sottolineatura nostra) che si sviluppano non hanno nulla di cristiano”.  Così padre Antonio Spadaro.

Il direttore ha affermato che “Il rispetto della laicità dello Stato è fondamentale. Francesco mostra che per costruire una società non bisogna vincere sugli altri, ma mettere in dialogo tutte le forze vive”. D’altra parte, prosegue, “le persone hanno voglia di partecipare al dibattito culturale e politico, ma faticano a trovare fonti attendibili. Purtroppo prevale la dinamica da ‘camera dell’eco’: chi la pensa in un certo modo, ascolta solo chi la pensa come lui”. Sarà per questo motivo che Padre Spadaro “blocca” (e anche altri divulgatori del cerchio magico del Papa lo imitano) su Twitter le voci perplesse o critiche. Fanno come due delle tre scimmiette: non vedono e non sentono…

Alla Congregazione per i vescovi invece la parola del Pontefice, soprattutto in tema di nomine, la porta il suo segretario particolare, Fabián Edgardo Marcelo Pedacchio Leániz; ma non si possono considerare questi interventi come esternazioni pontificie. Qualcuno invece si trova nominato portaparola papale su designazione diretta. E’ accaduto a Sch?nborn quando è stato chiesto al Pontefice quale fosse l’interpretazione corretta dell’Amoris Laetitia. Ogni tanto – raramente – entra in campo come relatore della mens papale il Sostituto alla Segreteria di Stato, l’arcivescovo Angelo Becciu, mentre appare defilato in questo campo il Segretario di Stato, il card. Pietro Parolin. Non mancano neanche sortite più occasionali.

Memorabile quella dell’arcivescovo Bruno Forte, che ha svelato un retroscena del Sinodo sulla Famiglia, relativo al Pontefice. In un incontro pubblico, il presule ha raccontato che Francesco gli avrebbe detto: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fa in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io.” Dopo aver riportato questa battuta lo stesso Forte ha scherzato dicendo: “Tipico di un gesuita”.

E’ sembrato che parlasse a nome del Pontefice, in maniera indiretta, anche il Decano della Sacra Rota, mons. Pio Vito Pinto, quando suggeriva lo “sberrettamento” dei quattro cardinali dei Dubia, anche se adesso, dopo il pasticcio con lo Stato italiano a proposito degli avvocati e della registrazione delle sentenze di nullità sembra essere scivolato di qualche gradino nella corte pontificia. Il cardinale Coccopalmerio è sembrato rispondere a nome del Papa ai Dubia, mentre in Germania chi parla senza timore dicendo che cosa il Pontefice pensa e vuole è il cardinale di monaco, Marx. Insomma,  non mancano certo i canali di diffusione del papa-pensiero; e si capisce perché in questa folla Greg Burke preferisca non sgomitare.






Le virtù di Bergoglio

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Nonostante ormai sia evidente che, se l’ “effetto Bergoglio” c’è, è il contrario di quello che proponeva, alcuni anni fa, il professor Massimo Introvigne (i fedeli a messa non aumentano ma diminuiscono), forse cercare di capire perchè la chiesa oggi sia così divisa può avere un significato. A costo di comparire nuovamente in una delle liste di proscrizione stilate dai nuovi papisti di RepubblicaCorriere della sera, StampaEspresso… tutti giornali arruolati nella difesa ad oltranza di Bergoglio, almeno quanto erano attivi nell’attacco sistematico a Benedetto, proverò ad analizzare alcune delle evidenti virtù di Bergoglio, all’origine del malessere di moltissimi cattolici.

La prima virtù è la prudenza, soprattutto quando si parla di questioni politiche. Alcuni giorni orsono Bergoglio ha dichiarato che lo Stato italiano gestisce nientemeno che “campi di concentramento” per migranti. Dove abbia potuto ricavare una simile notizia, piuttosto sconvolgente, non è dato saperlo. Ma non è certo la prima volta che Bergoglio fa dichiarazioni clamorose, magari aggiungendo frasi come “a quanto mi hanno detto“, “se è vero quello che mi hanno detto“…

La prudenza diventa esemplare nei viaggi sull’aereo: dopo ogni viaggio, Bergoglio parla di tutto, a braccio, generando equivoci su equivoci, creando ogni volta il panico. Se poi il tema è politico, la prudenza diventa attacco preventivo a candidati presidenziali (vedi il caso Trump), insieme a frasi del tipo “non mi voglio occupare di politica ma“. Se il politico di turno è invece notoriamente anti-cristiano, l’elogio è assicurato: per Bonino, Pannella, Napolitano, Castro, Morales… solo encomi.

Fanno parte del suo atteggiamento prudente anche le relazioni non istituzionali, ma amichevoli e ripetute, con uomini politici come Andrea Orlando, cresciuto nel Pci, lontanissimo da ogni valore cristiano, ma divenuto intimo del pontefice per la sua apertura ad un’amnistia per i carcerati. Sì, perchè se in Parlamento si discute di temi etici, Bergoglio si tiene fuori; se il tema è l’amnistia, o i migranti, l’intervento a gamba tesa è assicurato (tanto la stampa a lui devota non parlerà di ingerenza, come farebbe invece nel caso intervenisse su eutanasia…).

Un’altra virtù, connessa con la prima, è la riservatezza: Bergoglio rilascia interviste ad ogni piè sospinto, quasi fosse un uomo di spettacolo, o un politico. Questa iper-esposizione mediatica rende le su parole sempre meno incisive, generando un senso di sazietà incredibile. Visto poi che i temi che tratta sono sempre gli stessi, l’effetto saturazione è assicurato. Sentir parlare ogni giorno del dovere di accogliere gli emigranti, può generare rigugiti persino nei più accoglienti e nei più disponibili. L’assenza poi, di ogni problematicità, rende certi discorsi imbarazzanti per la loro superficialità.

Un’altra virtù è la varietà: Bergoglio parla di migranti, di “Chiesa in uscita”, attacca i farisei, sostiene che “Dio non è cattolico”… letti tre discorsi, si è letto tutto. Anche perchè non di rado cita se stesso, mentre ha ben poca dimestichezza con il magistero dei suoi predecessori. Se deve parlare di temi più tipicamente cristiani, la vena retorica si secca; se all’ordine del giorno ci sono eutanasia, matrimonio gay, utero in affito, o rimanda al catechismo, o glissa, o lancia qualche singola dichiarazione cui non corrisponde nessuna azione concreta.

Un’altra virtù è la sinodalità e la disponibilità all’ascolto: è vero che parla moltissimo e annuncia novità ad ogni piè sospinto; è vero che sono più le telefonate che fa, che quelle che riceve, ma sa ascoltare. Però alla fine decide tutto lui. I vescovi dell’Emilia Romagna propongono un candidato per Bologna? Cestinato senza problemi. Così quasi sempre. Gli unici ad essere ascoltati sono i soliti: Spadaro, Galantino, Marx, Kasper…

Ai cardinali che pongono dei dubbi, non un cenno di risposta, neppure un incontro personale. Ci sono prima le telefonate a Scalfari, gli incontri con Benigni, le interviste ai giornali…

Il sinodo, pur indirizzato con ogni mezzo nella direzione voluta, non va come vuole lui. Allora ricorda a tutti i padri sinodali che la Chiesa deve agire cum Petro e sub Petro e scrive il documento da solo, mettendo quello che aveva già deciso all’inizio, in nota. Per poi indirizzare gli episcopati amici (Germania, Malta…) ed utilizzarli come ennesimo ariete. L’ascolto diventa eclatante nei casi dei numerosi commissariamenti: destabilizza interi ordini religiosi (vedi Francescani dell’Immacolata), senza neppure ascoltare, una sola volta, i suoi fondatori; crea una situazione inaudita nell’Ordine di Malta, che decapita con una fretta e un durezza senza precedenti; ignora bellamente due Family day, promossi dal laicato cattolico, cui non rivolge neppure un saluto nonostante nella sua predicazione vi sia spesso il riferimento  di rito al ruolo dei laici…

L’umiltà: Bergoglio ha deciso di prendere un nome, quello di Francesco, che nessuno aveva mai osato assumere. Francesco infatti è sempre stato considerato il santo più simile a Gesù, il più inarrivabile. Inoltre è stato un grande riformatore: “va e ripara la mia casa“.

In verità Bergoglio, per ora, non ha toccato la curia; ha lasciato lo Ior come stava; ha piazzato uomini e  donne che poi lui stesso ha dovuto cacciare… ma nessun mea culpa, e nessuno gli toglie dalla testa di essere il salvatore di una chiesa che prima di lui era chiusa, ottusa, corrotta.

Questa umiltà viene ostentata: non vive in Vaticano, e lo fa sapere; come un populista qualsiasi si fa fotografare mentro va al bagno chimico (principale notizia sui social, durante la visita a Milano, diffusa guarda caso in tempo reale dal suo intimo sugeritore ed intervistatore, Antonio Spadaro); dialoga il più possibile con le personalità più alla moda, da Scalfari a Benigni; preferisce la ricchissima ed eretica chiesa tedesca, che continua a imporre una tassa e ad essere la più ricca, quanto a soldi e proprietà, del mondo, ma anche la più povera di vocazioni fedeli.

Un’ultima vitù è la competenza teologica: ma qui l’elenco delle frasi incomprensibili, ambigue, errate sarebbe così lungo che ci vorrebbe almeno un libro. Basti pensare che con poche frasette buttate lì, si gettano al macero 500 anni di interpretazioni magisteriali di Lutero, oltre che i libri di storia.

Ps se qualcuno avesse da obiettare contro questi appunti, in difesa di Bergoglio, tirando in ballo qualche falsa visione dell’infallibilità pontificia, ricordi bene che l’eroe bergogliano di questo 2017 è Martin Lutero, colui che definiva i papi “anticristi”, “demoni incarnati” e che non riconosceva loro alcuna autorità. Se per caso, poi, è cattolico, ricordi l’esempio non solo di Dante, ma dei santi che si sono opposti anche agli errori dei papi, da Paolo ad Atanasio, sino a Caterina da Siena…



[Edited by Caterina63 5/10/2017 10:10 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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