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DEPOSIZIONE DI UN PAPA? MAI! Piuttosto si PREGHI per lui e per la Chiesa

Last Update: 4/3/2017 11:27 AM
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4/3/2017 11:25 AM
 
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  Una sottile distinzione del Gaetano ripresa da Giovanni da San Tommaso


Molto sottile la distinzione di Giovanni da San Tommaso ripresa dal Cajetanus, secondo cui il Papa non ha superiore nec per se ossia assolutamente (conciliarismo radicale), nec per accidens ossia in caso di eresia (conciliarismo mitigato), ma come la Chiesa in maniera ministeriale o strumentale (come uno strumento nella mani di Dio) e non in maniera autoritativa o propria e principale ha il potere di scegliere una persona alla quale Cristo dà l’autorità papale, così ministerialiter et non auctoritative la Chiesa può, secondo il Gaetano ripreso da Giovanni da San Tommaso, sciogliere il legame che unisce la persona eletta al potere papale. Questa autorità della Chiesa è ministeriale ossia strumentale, in quanto è come uno strumento nelle mani di Cristo che solo è superiore al Papa. Quindi il Gaetano seguìto da Giovanni da San Tommaso evita l’errore del conciliarismo mitigato con questa sottile distinzione. Infatti la Chiesa non solo non ha potere assoluto sopra il Papa, ma neppure per accidens ossia relativamente al caso di eresia. Essa ha solo un potere ministeriale, come uno strumento in mano della causa efficiente principale (per esempio il pennello in mano a Michelangelo) e non un potere autoritativo poiché solo Cristo ha autorità sulla persona del Papa e soprattutto la Chiesa esercita questo suo potere strumentale o ministeriale non sul Papa, ma sulla unione del Papato con la persona eletta dai Cardinali. Quindi dichiarando eretico il Papa la Chiesa non lo giudica in quanto Papa.
La distinzione del Gaetano (De comparata auctoritate, Roma, Angelicum, 1936, a cura di V. Pollet, cap. XIX, p. 120, n. 264-265; p. 121, n. 267; p. 122, n. 269; cap. XX, p. 126, n. 276-278; p. 127, n. 280-282; p. 129, n. 288-290; p. 132, n. 297; cap. XXI, p. 135, n. 3013; p. 139, n. 312), ripresa da Giovanni da San Tommaso è sottile e geniale. Mons. Vittorio Mondello la spiega molto dettagliatamente nel suo libro La dottrina del Gaetano sul Romano Pontefice (Messina, Arti Grafiche di Sicilia, 1965, pp. 166-178). La sostanza della ipotesi del Gaetano è riassumibile nel versetto del De comparata auctoritate (Roma, Angelicum, 1936, a cura di V. Pollet, cap. XIX, p. 122, n. 269; cap. XX, p. 126, n. 276; cap. XX, p. 132, n. 207): “Cum deponitur Papa, non aufertur potestas jurisdictionis a Papatu, sed ab hoc homine mediante judicio humano. […]. Papa nec simpliciter nec secundum quid habet superiorem in terris, sed subest potestati instrumentali et ministeriali Ecclesiae Universali quoad solam depositionem seu disjunctionem inter Papatum et personam electam canonice. […]. Ecclesia non habet potestatem supra Papatum, sed habet potestatem supra conjunctionem inter Petrum [Eugenium, Georgium] et Papatum”. Ossia il potere della Chiesa, in caso di eresia ipotetica del Papa, è autoritativo (cioè per propria virtù e come causa principale) solo sull’unione tra il Papato e la persona eletta canonicamente dal Conclave, mentre è strumentale o ministeriale (come uno strumento in mano a Dio) sul Papato.

Quindi, secondo Cajetanus e Giovanni da San Tommaso, la deposizione del Papa eventualmente e ipoteticamente eretico viene fatta in maniera ministeriale o strumentale (come una causa strumentale mossa da quella principale: il pennello dal pittore, la dichiarazione del Concilio mossa da Dio).

Giovanni da San Tommaso fa un esempio: come nella generazione di un uomo il padre non produce la sua forma ossia l’anima, che è creata da Dio, ma generando un feto lo dispone a ricevere un’anima umana ovvero alla congiunzione di anima e corpo, così la morte che uccide il corpo direttamente coglie l’anima solo indirettamente, ossia tramite la corruzione del corpo, che viene abbandonato dall’anima. Similmente il Concilio direttamente non agisce sul Papato o sul Papa in atto, ma solo sul Papato in potenza o sull’eletto che non ha ancora accettato l’elezione canonica. Secondo il Gaetano e Giovanni da San Tommaso il potere della Chiesa o del Concilio imperfetto non ha per oggetto la persona del Papa in atto, ma l’applicazione del potere papale o la forma accidentale dell’essere Papa alla persona eletta canonicamente dal Conclave (materia prima + forma sostanziale = materia seconda [la persona Eugenio Pacelli] + forma accidentale, ossia il Papato [papa Pio XII]). Quindi la Chiesa o il Concilio imperfetto non interviene con un giudizio giuridico sul Papa in atto, il quale è superiore alla Chiesa, ma dissolve, in caso di eresia puramente ipotetica, solamente la congiunzione della forma accidentale (l’essere Papa) dalla persona fisica o materia seconda eletta canonicamente: Jorge Bergoglio.
Tuttavia i due Dottori si rifanno al Decreto di Gratiano (pars I, dist. 40, canon 6 “Si Papa”), che è stato dimostrato spurio ed oggi nessun canonista prende più come un argomento d’autorità.

Inoltre Gaetano e Giovanni da San Tommaso sorpassano, mi pare, il Bellarmino nel punto in cui quest’ultimo ritiene che il Papa ipoteticamente eretico possa essere deposto ipso facto da un giudizio privato, mentre i due Dottori domenicani (12) ritengono che il giudizio debba essere pubblico e giuridico, anche se non autoritativo ma solo ministeriale e strumentale. Quindi non è corretto accusare i due domenicani di proto-conciliarismo. Inoltre il Bellarmino non reputa neppure possibile l’eresia formale e pertinace del Papa in quanto tale, mentre i due teologi domenicani la ritengono soltanto ipoteticamente possibile. Dunque coloro che oggi a partire da questi Dottori della Controriforma vorrebbero arrivare alla deposizione di papa Bergoglio ne forzano il pensiero.

La Tesi di Cassicìacum e l’ipotesi di Gaetano e di Giovanni da San Tommaso

Come si vede la Tesi di Cassiciacum del padre domenicano Michel Guérard des Lauriers riprende questa distinzione classica che si trova implicitamente in San Tommaso ed è stata esplicitata dal commentatore per eccellenza della sua Somma Teologica, il cardinal Tommaso de Vio detto il Gaetano, e ripresa da Giovanni da San Tommaso nel suo Commento alla Summa Theologiae dell’Aquinate e quindi è stata applicata alla questione puramente ipotetica e investigativa del Papa eretico dai due Dottori della Controriforma. Invece il padre Guérard des Lauriers l’ha spinta alle massime conseguenze arrivando alla conclusione teologicamente certa della perdita del Pontificato da parte di Paolo VI. Tuttavia occorre dire che mentre per padre Guérard des Lauriers non si può eleggere un altro Papa, ma occorre attendere che egli si converta e da Papa materiale diventi Papa formale passando dalla potenza all’atto, per coloro che rendono teologicamente certa l’ipotesi dei Dottori controriformistici (la quale invece è solo puramente possibile), si può dichiarare eretico formale il Papa ed eleggerne un altro. Questa attitudine è riprovata dal des Lauriers come “Conclavismo” il quale nel senso suddetto è più radicale della sua “Tesi” detta di “Cassicìacum”.

Conciliarismus vitandus est

È interessante notare la cura posta dai due Dottori domenicani controriformistici, alla scuola del loro maestro San Tommaso d’Aquino (S. Th., II-II, q.1; Summa c. Gent., lib. IV, c. 76), nell’evitare qualsiasi forma di conciliarismo grazie a questa sottile distinzione, che permette loro di mantenere fermo il principio tomistico, insegnato dal Tridentino e definito infallibilmente dal Vaticano I, della superiorità del Papa sul Concilio per se et per accidens, ossia anche in caso di presunta e ipotetica eresia del Pontefice romano. Infatti quando per pura ipotesi i due Dottori ammettono la eventuale deposizione del Papa, ammesso e non concesso che possa cadere in eresia formale, pubblica e pertinace, essi specificano che il Concilio non ha nemmeno in questo caso ipotetico nessuna superiorità sul potere del Papa, ma ha solo la potestà di evitare il presunto Papa eretico, di difendersi da lui e di non obbedirgli in caso in cui sorpassi i limiti che il diritto divino e il dogma rivelato gli pone perché Dio gli ha dato l’autorità affinché mantenga e tramandi il Deposito rivelato e non affinché lo cambi. Ora tutto ciò lo può e lo deve fare non solo il Concilio, la Chiesa o il Collegio cardinalizio, ma ogni fedele in casi eccezionali, pur non avendo un potere superiore al Papa. Il potere del Papa in sé è sempre superiore a quello della Chiesa ed anche in caso di ipotetica sua eresia, secondo i due Dottori domenicani controriformistici, la Chiesa non interviene sul Papa, ma solo sulla congiunzione del Papato con la persona dell’uomo canonicamente eletto dal Conclave. Infatti il Papa è il Vicario diretto e immediato di Cristo e solo Gesù gli è superiore e lo può giudicare in quanto Papa. Inoltre l’Episcopato riceve la giurisdizione da Dio mediante il Papa (cfr. Pio XII, Enciclica Mystici Corporis, 1943; Ad Synarum gentes, 1954; Ad Apostololum Principis Sepulchrum, 1958) e quindi è la Chiesa (Vescovi, Sacerdoti e fedeli) a dipendere dal Papa e non viceversa.

Altri Dottori della Chiesa

Vi sono altri Dottori che hanno studiato la questione della possibilità puramente ipotetica del Papa eretico, ma vi hanno aggiunto qualche considerazione che vale la pena riportare.

Domingo Bañez († 1604) dopo aver ripreso la ipotesi del Gaetano spiega che se il Papa dovesse cadere in eresia potrebbe restare Papa poiché, se la mancanza di fede lo separerebbe dal corpo della Chiesa e la mancanza della grazia santificante dall’anima di essa, la giurisdizione, invece, non ne verrebbe scalfita poiché essa riguarda il governo (13) della Chiesa, che è una società visibile e non può essere privata dell’autorità che la governa per la mancanza di grazia o di fede, che sono abiti soprannaturali (entitativo il primo e operativo il secondo) invisibili, mentre il governo o la giurisdizione di una società visibile debbono essere visibili. Quindi il Papa ipoteticamente eretico non sarebbe membro vivo della Chiesa per mancanza di grazia, non farebbe parte del corpo della Chiesa per errore contro la fede, ma ne sarebbe capo visibile quanto al governo o alla giurisdizione.
“Il Papa non è capo della Chiesa in ragione della santità o della fede, perché non è così che può governare i membri della Chiesa, ma è capo di essa in ragione dell’ufficio ministeriale che lo rende atto a dirigere e governare la Chiesa mediante il governo esterno e visibile tramite la gerarchia ecclesiastica che è visibile e palpabile. Quindi secondo l’influsso spirituale della grazia e della fede non è membro della Chiesa di Cristo, se non le ha, invece secondo il potere di governare e dirigere la Chiesa ne è il capo” (In IIam-IIae, q. 1, a. 10, Venezia, 1587, coll. 194-196).

Charles-René Billuart (1685-1757) nel suo De Incarnatione (dissert. IX, a. II, § 2, obiez. 2) riprende la tesi del Bañez e insegna che “il capo governa e il membro riceve la vita della grazia. Quindi se il Papa cadesse in eresia manterrebbe ancora la giurisdizione con la quale governerebbe la Chiesa, ma non riceverebbe più l’influsso della grazia santificante e della fede da Cristo Capo invisibile della Chiesa e dunque non sarebbe membro di Cristo e della Chiesa. Ora in un corpo fisico chi non è membro fisico non può esserne capo fisico, ma in un corpo morale o in una società la testa morale può sussistere senza essere membro morale di essa. Infatti un corpo fisico senza vita non sussiste e un capo fisico morto non governa il corpo fisico, mentre il capo morale di una società o corpo morale lo governa anche senza la vita spirituale o la fede” (cfr. Ch.-R. Billuart, Cursus theologiae, III pars, Venezia, 1787, pp. 66; II-II pars, Brescia, 1838, pp. 33-34, 123 e 125).

Padre Reginaldo Garrigou-Lagrange († 15 febbraio 1964) nel suo trattato De Christo Salvatore (Torino, Marietti, 1946, p. 232) riprende San Tommaso e i due Dottori domenicani succitati ed insegna che un Papa ipoteticamente eretico occulto resterebbe membro della Chiesa in potenza e non in atto, ma manterrebbe la giurisdizione tramite la quale governa visibilmente la Chiesa. In questo senso, ossia quanto alla giurisdizione, manterrebbe la natura di Capo della Chiesa, ma cesserebbe di essere membro di Cristo vivificato dalla grazia o dalla fede soprannaturale. Se si trattasse di una testa fisica ciò sarebbe impossibile, ma, se si tratta di un capo morale e per di più secondario o Vicario visibile di Cristo invisibile asceso in Cielo è possibile. La ragione è che mentre una testa fisica di un corpo fisico non può influire e comandare i membri del suo corpo se ne viene separata fisicamente (per esempio Tizio viene decapitato e la sua testa non dirige più, tramite il cervello, tutti gli organi del suo corpo), invece un capo morale di una società o ente morale (come lo Stato o la Chiesa) può esercitare la giurisdizione sull’ente morale anche se è separato per l’errore contro la fede o per il peccato dalla Chiesa e dall’influsso vitale interno e soprannaturale di Cristo. Ciò, secondo p. Reginaldo Garrigou-Lagrange, pur essendo anormale ed eccezionale, può essere possibile o non ripugnare. Qui è interessante notare come Domingo Bañez (In IIam-IIae, q. 1., a. 10, Venezia, 1587, col. 196) trattando questa questione fa un’analogia tra il Re e il Papa, tra lo Stato e la Chiesa. Quindi il Papa, se perde la fede personale occultamente, cessa di essere membro vivo della Chiesa, ma può rimanere capo della Chiesa visibile tramite la giurisdizione che può coesistere con l’eresia interna. La Chiesa resterebbe sempre visibile, come una società che riunisce molti membri sotto un capo visibile. Per cui gli eretici occulti sono membri apparenti e morti della Chiesa, non fanno parte della sua anima, non essendo vivificati dalla grazia santificante, ma non sono esclusi dal corpo della Chiesa visibile perché il loro crimine è interno o invisibile.


Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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