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Breve saggio sulla DIVINA VOLONTA' di Luisa Piccarreta mistica terziaria domenicana

Last Update: 4/5/2017 10:15 PM
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4/5/2017 9:43 PM
 
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LA VITA 'NELLA DIVINA VOLONTA'
'UMANITA' DEL VERBO
EUCARESTIA 'OSTIE VIVENTI'

Risultati immagini per Gesù cuore amore ostia

" Io, nel venire sulla terra, venni a manifestare la mia dottrina Celeste, a far conoscere la mia Umanità, la mia Patria, e l'ordine che le creature dovevano tenere per raggiungere il Cielo; in una parola, il Vangelo; ma della mia Volontà quasi nulla o pochissimo dissi, quasi La sorvolai, facendo solo capire che la cosa che più M'importava era la Volontà del Padre mio. Dei suoi pregi, della sua altezza e grandezza, dei grandi beni che la creatura riceve col vivere nel mio Volere, quasi nulla dissi, perché la creatura, essendo troppo bambina nelle cose Celesti, non avrebbe capito nulla; solo la insegnai a pregare: " Fiat Voluntas tua, sicut in coelo et in terra ", affinché si disponesse a conoscere questa mia Volontà per amarla e farla e quindi ricevere i beni che Essa contiene. Ora, ciò che dovevo fare allora, gli insegnamenti che dovevo dare a tutti sulla mia Volontà, li ho dati a te; sicché il farli conoscere non è altro che supplire a ciò che dovevo fare Io stando in terra come compimento della mia Venuta ".

(Gesù a Luisa Piccarreta il 2.6.1921 vol. 13 ) " Tutti gli atti umani, secondo lo scopo della Creazione, dovevano aver vita nel mio Volere e formarvi il loro piano, di tutti gli atti umani cambiati in atti divini, con l'impronta della nobiltà, Santità e Sapienza Suprema.

Non era nostra Volontà che l'uomo uscisse da Noi, ma che vivesse con Noi, crescendo a somiglianza Nostra ed operando con gli stessi Nostri modi.

Perciò volevo che tutti i suoi atti fossero fatti nel mio Volere, per dargli
il posto per poter formare il suo fiumicello nel mare immenso del Mio ". ( vol. 14 6.10.1922 )

" L'opera Redimente è più grande, più variata e molteplice dell'opera della Creazione, anzi ogni atto dell'opera Redimente è mare immenso che circonda l'opera della Creazione... Ora, chi vive nella mia Volontà, chi prende per vita il mio ' Fiat Voluntas Tua ' , scorre in questi mari immensi dell'opera Redimente, si diffonde e si allarga insieme, in modo da superare la stessa opera della Creazione. Perciò la sola Vita del mio Fiat può dare vero onore e gloria all'opera della Creazione, perché il mio Fiat si moltiplica e si estende ovunque, non ha limiti; invece l'opera della Creazione ha i suoi limiti, né si può allargare di più di quel che è.

Figlia mia, il più grande miracolo che può operare la mia Onnipotenza è un'anima che viva nel mio Fiat. Ti pare poco che la mia Volontà Santa, Immensa, Eterna, scenda in una creatura, e mettendo insieme la mia Volontà con la sua, la sperda in Me e Mi faccia vita di tutto l'operato della creatura, anche delle più piccole cose? Sicché il suo palpito, la parola, il pensiero, il moto, il respiro, sono del Dio vivente nella creatura; nasconde in sé Cielo e terra, ed apparentemente si vede una creatura. Grazia più grande, prodigio più portentoso, santità più eroica, non potrei dare che il mio Fiat.

Vedi, l'opera della Creazione è grande, l'opera della Redenzione è più grande ancora; il mio Fiat, il far vivere la creatura nella mia Volontà, supera l'una e l'altra, perché nella Creazione il mio Fiat creò e mise fuori le opere mie, ma non restò come centro di vita nelle cose create; nella Redenzione, il mio Fiat restò come centro di vita nella mia Umanità, ma non restò come centro di vita nelle creature, anzi se la loro volontà non aderisce alla Mia, rendono vani i frutti della mia Redenzione; invece col mio ' Fiat Voluntas Tua ' sarà la vera gloria dell'opera della Creazione ed il compimento dei copiosi frutti dell'opera della Redenzione.

Ecco la causa perché non voglio altro da te che il mio Fiat, che Esso sia la tua vita e che non miri altro che il mio Volere, perché voglio essere come centro della tua vita ". (vol. 13 6.6.1921)

" Figlia mia racconta Gesù a Luisa il 19 ottobre 1922 (vol. 14) la mia Umanità viveva come nel centro del Sole Eterno della mia Volontà Divina; e siccome da questo centro partivano raggi, che portando con loro la mia immensità coinvolgevano tutto e tutti,

il mio operato, partendo da questo centro, si trovava come in atto per ogni atto di creatura; ogni parola come in atto per ciascuna parola; ogni pensiero come in atto per ciascun pensiero, e così di tutto il resto.

E come ogni atto scendeva, come un atto solo risaliva di nuovo nel suo centro, portando con sé tutti gli atti umani per rifarli, per riordinarli, a seconda che voleva mio Padre.

Sicché solo perché la mia Umanità viveva nel centro del Volere Eterno poté abbracciare tutti come un atto solo, per compiere con decoro, e degna di Me, l'opera della Redenzione; altrimenti sarebbe stata un'opera incompleta e non degna di Me.

E siccome la rottura della volontà umana con la Divina fu tutto il male dell'uomo, così l'unione stabile della volontà della mia Umanità con la Divina doveva formare tutto il suo bene; e questo succedeva in Me come connaturale.

Guarda il sole: che cosa è? è una palla di luce, e questa luce la spande ugualmente a destra, a sinistra, davanti, di dietro, di sopra, di sotto, dovunque. La luce di tanti secoli addietro è quella di oggi; il sole niente ha cambiato, né luce, né calore, e la luce di oggi sarà quella della fine dei secoli. Se avesse ragione potrebbe dire tutti gli atti umani, anzi li terrebbe in sé come proprietà sua, essendo stato lui vita, effetto e causa di ciascun atto; e questo come cosa connaturale per lui. Ora, tutto questo succede per

l'anima che vive nel centro del mio Volere.

Lei abbraccia tutti e nessuno le sfugge, fa per tutti e niente omette.
Insieme con Me non fa altro che spandersi a destra ed a sinistra, davanti e di dietro, ma in modo semplice e connaturale; e come opera nel mio Volere, fa il giro di tutti i secoli, e a tutti gli atti umani eleva il suo atto in modo divino,
per virtù della mia Volontà.

Senti o figlia mia, rigenerata nel mio Supremo Volere dice Gesù a Luisa , quello che voglio fare di te ed in te: quello che faceva la mia Umanità nella Divina Volontà voglio ripeterlo, ma voglio il tuo volere unito insieme,
affinché ripeta insieme con Me ciò che facevo e faccio ancora.

( Anche il nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica, al n. 521, ci ricorda: << Tutto ciò che Cristo ha vissuto, Egli fa sì che noi possiamo viverlo in Lui e che Egli lo viva in noi >> )

Nel mio Volere continua Gesù a Luisa ci sono tutti gli atti che fece la mia Umanità, sia interni che esterni. Degli atti esterni più o meno si sa ciò che Io feci, e la creatura, volendo, si può unire con Me e prendere parte a quel bene che feci, ed Io sento il contento perché vedo il mio bene in mezzo alle creature come moltiplicato, in virtù dell'unione che formano con Me; i miei atti sono messi come al banco (in banca), e ne riscuoto gli interessi.

Invece, degli atti interni che fece la mia Umanità nella Divina Volontà per amor di tutti, poco o nulla si sa, e la creatura, non conoscendo né la potenza di questo Volere, né come la mia anima operava in Esso, né ciò che feci, come potrà unirsi con Me per prendere parte a quel bene? La conoscenza porta con sé il valore, gli effetti, la vita di quel bene. Un oggetto, tanto utile porta, per quanto si conosce...

Volendoti insieme con Me, anche nei miei atti interni che faceva la mia Umanità in questo Volere Supremo, è giusto che ti faccia conoscere i pregi, il valore, gli effetti, la potenza ed il modo che tiene questo mio Volere; ed a seconda che ti vado manifestando, apro tra te e Me la partecipazione di quello che ti faccio conoscere; altrimenti, a che pro dirtelo? Forse per darti una semplice notizia? No, no; quando Io faccio conoscere è perché voglio dare;

sicché quanti valori ed effetti conosci, tanto ti ho dato. Perciò vedi il gran bene che voglio fare, non solo a te, ma anche agli altri, perché, come si farà via questa conoscenza del vivere nel mio Volere, Esso sarà amato di più e l'amore assorbirà in loro tutto il bene che la conoscenza, come madre feconda, avrà loro partorito.

Io non sono il Dio isolato, no; voglio la creatura insieme con Me; l'eco mia deve risuonare nella sua, e la sua nella mia, per farne una sola; e se ho aspettato tanti secoli per far conoscere il mio Volere operante nella creatura ed il suo operante nel Mio, quasi elevandolo al mio stesso livello, era perché
dovevo preparare e disporre le creature a passare dalle conoscenze minori alle maggiori; dovevo fare come un maestro, che deve insegnare le
vocali, le consonanti, e poi passa ai componimenti.

Finora non si sapeva altro della mia Volontà che le vocali e le consonanti; era necessario che passassi ai componimenti, e questo Mi svolgerà la vita della mia Volontà.

Il primo componimento lo voglio da te dice Gesù rivolto a Luisa ; se sarai attenta lo svolgerai bene, in modo da darmi l'onore di un tema che ti ha dato il tuo Gesù, il tema più nobile, il tema del Volere Eterno, che Mi porterà la gloria più grande e che, formando il connesso con le creature, farà conoscere nuovi orizzonti, nuovi cieli e nuovi eccessi del mio Amore. Vedi, nel mio Voler Supremo stanno tutti i miei atti interni, che fece la mia Umanità, come in aspettativa per uscire come messaggeri, per mettersi in via.
Questi atti sono stati fatti per le creature, e vogliono darsi e farsi conoscere; e non dandosi, si sentono come imprigionati, e pregano, supplicano che il mio Volere li metta a conoscenza, per poter dare il bene che essi contengono.

Mi trovo nelle condizioni d'una povera madre, che per lungo tempo tiene il suo parto nel suo seno, e che essendo giunto il tempo di metterlo fuori, se non lo mette, spasima, s'addolora, e non curando la propria vita, a qualunque costo vuole mettere fuori il suo portato. Le ore, i giorni di ritardo, le sembrano anni e secoli; tutto ha fatto e disposto; non resta altro che metterlo fuori.

Tale sono Io, più che madre.

Per tanti secoli ho contenuto in Me, più che parto, tutti i miei atti umani, fatti nella santità del Volere Eterno, per darli alla creatura e come si daranno,

innalzeranno gli atti umani della creatura in atti divini, e la fregeranno con le più vaghe bellezze, facendola vivere con la vita della mia Volontà, dandole il valore, gli effetti ed i beni che il mio Volere possiede.

Perciò, più che madre spasimo, Mi addoloro, brucio, ché voglio far uscire questo parto della mia Volontà.

Il tempo è giunto; non resta altro che trovare chi deve riceverlo il primo parto, per continuare gli altri parti nelle altre creature. Perciò ti dico, sii attenta; allarga il tuo cuore per poter ricevere tutto il valore, gli effetti, la conoscenza che il mio Volere contiene.

Il volere umano, potrei dire, Mi ha reso infelice in mezzo alle creature, e la mia Volontà operante nella creatura Mi restituirà la mia felicità "

Ed ecco come, per realizzare questo suo progetto, assumendo Gesù l'atteggiamento di Maestro amabile, si rivolge all'uomo decaduto per riportarlo allo stato d'origine : (9.2.1908 vol. 8)

" Voglio insegnarti il modo come devi stare con Me:

Primo: Devi entrare dentro di Me, e trasformarti in Me, e prendervi ciò che trovi in Me.

Secondo: Quando ti sei riempita tutta di Me, esci fuori ed opera insieme con Me, come se Io e tu fossimo una sola cosa, in modo che se Mi muovo Io, muoviti tu; se penso Io, pensa tu alla stessa cosa pensata da Me; insomma, qualunque cosa che faccio Io farai tu.

Terzo: Con questo operato insieme che abbiamo fatto, allontanati un istante da Me e va in mezzo alle creature, dando a tutti ed a ciascuno tutto ciò che abbiamo operato insieme, cioè dando a ciascuno la mia vita divina, ritornando subito in Me per darMi a nome di tutti tutta quella gloria che dovrebbero darmi, pregando, scusandoli, riparando, amando. Ah, sì, amaMi per tutti, saziaMi d'amore! "

" Voglio te, tutta stretta e unita con Me; e questo, non ti credere che lo devi fare quando soffri o preghi solo, ma sempre, sempre. Se ti muovi, se respiri, se lavori, se mangi, se dormi, tutto, tutto come se lo facessi nella mia Umanità, come se uscisse da Me il tuo operato, in modo che dovresti essere tu non altro che la scorza, e rotta la scorza della tua opera si dovrebbe trovare il frutto dell'opera divina; e questo devi farlo a bene di tutta quanta l'umanità, in modo che la mia Umanità si deve trovare come vivente in mezzo alle genti.
Perché facendo tu tutto, anche le azioni più indifferenti, con questa intenzione di ricevere da Me la vita, la tua azione acquista il merito della mia Umanità,
perché essendo Io Uomo e Dio, nel mio respiro contenevo
i respiri di tutti, i movimenti, le azioni, i pensieri, tutto contenevo in Me; quindi li santificavo, li divinizzavo, li riparavo.

Onde, facendo tutto in atto di ricevere da Me il tuo operato, anche tu verrai ad abbracciare ed a contenere tutte le creature in te, ed il tuo operato si diffonderà a bene di tutti; sicché ancorché gli altri non Mi daranno niente,
Io prenderò tutto da te ". (vol. 7 28.11.1906)

 

Per stringerti più stretta con Me fino a giungere a sperdere il tuo essere in Me
come Io lo trasfondo nel tuo, devi in tutto 
prendere ciò che è mio e in tutto lasciare ciò che è tuo, in modo che se tu pensi sempre a cose sante e che
solo riguardano il bene, l'onore e la gloria di Dio, lasci la tua mente e prendi quella divina;se parli, se operi bene e solo per amore di Dio, lasci la tua bocca, le mani, e prendi la mia bocca e le mie mani; se cammini le vie sante e rette,
camminerai coi miei stessi piedi; se il tuo cuore amerà solo Me, lascerai il tuo cuore e prenderai il mio, e Mi amerai col mio medesimo amore, e così di tutto il resto; sicché tu resterai rivestita di tutte le cose mieed Io di tutte le cose tue, che metto Io stesso in te e che sono mie.
Ci può essere più stretta unione di questa? " (vol. 8 8.1.1909)

Luisa gioisce di questo suo sperdersi in Gesù (vol. 9 4.11.1909):

<< Avendo fatta la S. Comunione stavo dicendo al mio adorabile Gesù: " Già sono stretta con Te, anzi immedesimata; se siamo già una cosa sola, io Ti lascio il mio essere in Te e vi prendo il Tuo.

Quindi vi lascio la mia mente e prendo la tua; vi lascio i miei occhi, la mia bocca, il mio cuore, le mie mani, i miei passi... "

Ed io ho detto a Gesù: " Oh, quanto sarò felice d'ora in poi!

Penserò con la tua mente, guarderò coi tuoi occhi,
parlerò con la tua bocca, Ti amerò col tuo Cuore, opererò con le tue mani, camminerò coi tuoi piedi, e se qualche cosa mi accadrà di contrasto, dirò: " Il mio essere l'ho lasciato in Gesù ed ho preso il Suo; andate da Gesù, che vi risponderà per me ". Oh, come mi sento beata! Ah, sì, anche la tua Beatitudine vi prendo, non è vero, Gesù? >>

" Figlia mia dice Gesù a Luisa il 5 gennaio 1907 ( vol. 7 ) , la vera e soda santità consiste nel ricevere come specialità d'amore divino tutto ciò che all'anima può succedere o fare, fosse anche la cosa più indifferente, come sarebbe se trovasse un cibo gustoso o disgustoso. Specialità d'amore nel gusto, pensando che Gesù produce quel gusto nel cibo, che l'ama fino a darle gusto anche nelle cose materiali. Specialità d'amore nel disgusto, pensando che l'ama tanto che l'ha prodotto quel disgusto per assomigliarla a Sé nella mortificazione, dandole Lui stesso una monetina da poter offrire a Lui. Specialità d'amore divino se è umiliata, se è esaltata, se è sana, se è inferma, se è povera o ricca. Specialità d'amore il respiro, la vista, la lingua, tutto, tutto, e siccome tutto, tutto deve ricevere come specialità d'amore divino.
Essa deve ridare tutto a Dio come uno speciale amore suo, sicché deve ricevere l'onda dell'amor di Dio, e deve dare a Dio l'onda dell'amore suo".

"L'anima dovrebbe fare in modo che tutto ciò che fa, e che le è necessario, lo facesse come se Io lo volessi fare in lei. Se prega, dovrebbe dire: E' Gesù che vuole pregare, ed io prego insieme con Lui 'Se deve lavorare: E' Gesù che vuole lavorare ', ' è' Gesù che vuole camminare ', ' è' Gesù che vuole prendere cibo..., che vuole dormire, che vuole alzarsi, che vuole divertirsi '... , e così di tutto il resto della vita, esclusi gli errori. Così l'anima non solo farà tutto perché lo voglio Io, ma, perché lo voglio fare Io, Mi necessitano a Me proprio".

Ora continua Luisa un giorno stavo lavorando, e stavo pensando: " Come può essere che mentre io lavoro è Gesù che lavora in me? è Lui proprio che vuol fare questo lavoro? "

E Gesù: " Io proprio. Sono le mie dita che stanno nelle tue e lavorano. Figlia mia, quand'Io stavo sulla terra, le mie mani non si abbassavano a lavorare il legno, a ribattere i chiodi, ad aiutare nel lavori fabbrili il mio padre putativo Giuseppe? E mentre ciò facevo, con quelle mani medesime, con quelle dita, creavo le anime e altre le chiamavo all'altra vita, divinizzavo tutte le azioni umane, le santificavo, dando a ciascuno un merito divino. Nei movimenti delle mie dita chiamavo in rassegna tutti i movimenti delle tue dita e degli altri; e se vedevo che li facevano per Me o perché Io li volessi fare in loro, Io continuavo la vita di Nazareth in loro e Mi sentivo come rinfrancato da parte loro per i sacrifici, le umiliazioni della mia Vita nascosta, dando loro il merito della mia stessa Vita.

La Vita nascosta che feci in Nazareth non viene calcolata dagli uomini, mentre non poteva far loro più bene di quella, dopo la Passione, perché abbassandomi Io a tutte quelle piccole azioni e a quegli atti che gli uomini esercitano nella vita giornaliera, come il mangiare, il dormire, il bere, il lavorare, accendere il fuoco, scopare, ecc. atti tutti di cui nessuno può fare a meno Io facevo scorrere nelle loro anime una monetina divina e di prezzo incalcolabile. Sicché, se la Passione li redense, la Vita nascosta corredava ogni azione umana, anche la più indifferente, di merito divino e di prezzo infinito.

Vedi, mentre tu lavori, lavorando perché Io voglio lavorare, le mie dita scorrono nelle tue, e mentre lavoro in te, nel medesimo istante, con le mie mani creatrici, quanti sto mettendo alla luce di questo mondo? Quanti altri ne chiamo? Quanti altri ne santifico, altri correggo, altri castigo, ecc.? Ora, tu stai con Me a creare, a chiamare, a correggere ed altro, sicché come tu non sei sola, neppure lo sono Io nel mio operare. Ti potrei dare Io onore più grande? "

Chi può dire quello che comprendevo scrive Luisa e il bene che si può fare a noi ed agli altri, facendo le cose perché Gesù le vuole fare in noi? (14.8.1912 vol. 11)

E ancora, il 20 agosto 1912 Gesù dice a Luisa: (vol. 11)

" Nel vedere l'anima operare da sola, mentre standole vicino Io la guardo, e vedendola molte volte che non sa fare bene ciò che fa, Io sto aspettando che Mi chiami e Mi dica: ' Voglio fare questa cosa e non so farla; vieni Tu a farla insieme con me , e tutto saprò far bene '. Per esempio: ' Voglio amare, vieni insieme con me ad amare; voglio pregare, vieni Tu a pregare insieme; voglio fare questo sacrificio, vieni Tu a darmi la tua forza, ché io mi sento debole ... ' , e così di tutto il resto, ed Io, volentieri e con sommo mio piacere, Mi presterei a tutto ".

" Io voglio la vera consumazione in te, non fantastica, ma vera, ma in modo semplice ed attuabile.

Supponi che ti venisse un pensiero che non è per Me; tu devi distruggerlo e sostituirlo col Divino, e così avrai fatto la consumazione del pensiero umano
e avrai acquistato la vita del Pensiero Divino.

Così, se l'occhio vuol guardare una cosa che Mi dispiace o che non si riferisce a Me, e l'anima si mortifica, ha consumato l'occhio umano e ha acquistato
l'occhio della Vita Divina; e così il resto del tuo essere.

Queste novelle Vite divine Me le sento scorrere in Me, e prendono parte a tutto il mio operare! Amo tanto queste Vite, che per amor loro cedo a tutto". (21.5.1913 vol. 11)

Seguiamo ancora il Maestro Divino nei suoi mirabili insegnamenti:

" Figlia mia, la vera vita dell'anima fatta nel mio Volere non è altro che la formazione della sua vita nella Mia, dare la mia stessa forma a tutto ciò che lei fa.

Io non faccio altro che mettere in volo nel mio Volere tutti gli atti che facevo, sia interni che esterni; mettevo in volo ciascun pensiero della mia Mente, il quale, sorvolando su ogni pensiero di creatura, della quale tutto esisteva nel mio Volere, si faceva quasi corona di ciascuna intelligenza umana e portava alla Maestà del Padre l'omaggio, l'adorazione, la gloria, l'amore, la riparazione di ogni pensiero creato; e così il mio sguardo, la mia parola, il mio moto, il mio passo.

Ora, l'anima, per fare vita nel mio Volere, deve dare la forma della mia Mente alla sua, la forma del mio sguardo, della mia parola, del mio moto ai suoi. Onde,
facendo ciò, perde la sua forma ed acquista la mia; non fa altro che dare continue morti all'essere umano e continua vita alla Volontà Divina.

Così l'anima potrà completare la Vita Divina della mia Volontà in lei; altrimenti non sarà del tutto compiuto questo prodigio, questa forma modellata del tutto sulla mia.

E' il solo mio Volere, che è eterno ed immenso, che fa trovare tutto. Il passato e il futuro lo riduce ad un punto solo, ed in questo solo punto trova tutti i cuori palpitanti, tutte le menti in vita, tutto il mio Operato in atto, e

l'anima, facendo suo questo mio Volere, fa tutto, soddisfa per tutti, ama per tutti e fa bene a tutti ed a ciascuno, come se fosse uno solo.

Chi mai può giungere a tanto? Nessuna virtù, nessun eroismo, neanche il martirio, può stare di fronte al mio Volere.

Tutti, tutti restano indietro all'operato nella mia Volontà". (vol. 12 5.1.1921)

Per quanto tempo l'anima sta nella mia Volontà, tanto di vita divina può dire che fa sulla terra. Come Mi piace quando vedo che l'anima entra nella mia Volontà per farvi vita divina!

Molto Mi piace vedere le anime che ripetono nella mia Volontà ciò che faceva la mia Umanità in Essa!

Quando Io istituii il Sacramento Eucaristico e comunicai gli apostoli, Io comunicai Me stesso nella Volontà del Padre; e con ciò non solo riparavo tutto, ma trovando nella Divina Volontà l'immensità, l'onniveggenza di tutto e di tutti, quindi abbracciavo tutti, comunicavo tutti, e vedendo che molti non avrebbero preso parte al Sacramento, ed il Padre offeso che non volevano ricevere la vita, Io davo al Padre la soddisfazione, la gloria, come se tutti avessero fatto la Santa Comunione, dando al Padre per ciascuno la soddisfazione e la gloria d'una vita divina.

Anche tu fa' la Comunione nella mia Volontà, ripeti ciò che feci Io, e così non solo riparerai tutto, ma darai Me stesso a tutti com'Io intendevo di darmi a tutti, e Mi darai gloria come se tutti si fossero comunicati. Il mio Cuore si sente intenerito nel vedere che la creatura, non potendo darmi nulla da sé che sia degno di Me, prende le cose mie, le fa sue, imita come l'ho fatto Io, e per piacermi Me le dà; ed Io nel mio compiacimento vo ripetendo: ' Brava alla figlia mia, hai fatto proprio ciò che facevo Io '.

Gli atti nella mia Volontà sono gli atti più semplici, ma perché semplici si comunicano a tutti.

Un atto solo nella mia Volontà, come luce semplicissima si diffonde in ogni cuore, in ogni opera, in tutti, ma l'atto è uno. Il mio stesso Essere, perché semplicissimo, è un Atto solo, ma un Atto che contiene tutto; non ha piedi ed è il passo di tutti, non occhio ed è occhio e luce di tutti; do vita a tutto, ma senza sforzo, senza fatica, ma do l'atto di operare a tutti. Onde l'anima nella mia Volontà si semplifica ed insieme con Me si moltiplica in tutti, fa bene a tutti". (vol. 11 8.9.1916)

Ecco che Luisa così si rivolge al suo amato Gesù, il 24 gennaio 1923 (vol. 15):

" Mio amato Bene, insieme con Te voglio seguire tutti gli atti che fece la tua Umanità nella Volontà Divina, dove giungesti Tu, voglio giungere anch'io,
per fare che in tutti i tuoi atti trovi anche il mio; sicché, come la tua intelligenza nella Volontà Suprema percorse tutte le intelligenze delle creature, per dare al Padre Celeste la gloria, l'onore, la riparazione per ciascun pensiero di creatura in modo divino, e suggellare con la luce, con la grazia della tua Volontà ciascun pensiero di esse, così anch'io voglio percorrere ciascun pensiero, dal primo all'ultimo che avrà vita nelle menti umane, per ripetere ciò che sta fatto da Te,
anzi voglio unirmi con quelli della nostra Celeste Mamma, che mai lasciò dietro,
ma sempre corse insieme con Te "

Il 14 Agosto 1917 (vol. 12) Gesù, spiegando a Luisa l'operato che la sua SS. Umanità fece su questa terra, dice: " Io non facevo altro che darmi in balia della Volontà del Padre. Sicché, se pensavo, pensavo nella Mente del Padre;
se parlavo, parlavo nella bocca e con la lingua del Padre, se operavo, operavo nelle mani del Padre.

Anche il respiro respiravo in Lui, e tutto ciò che facevo andava ordinato come Lui voleva.

Sicché potevo dire che la mia Vita la svolgevo nel Padre ed Io ero il portatore del Padre, perché tutto chiuso nel suo Volere e niente facevo da Me.

Il punto mio principale era la Volontà del Padre, perché non badavo a Me stesso, né per le offese che Mi facevano Io interrompevo il mio corso, ma sempre più volavo al mio centro; e allora la mia vita naturale finì, quando in tutto compii la Volontà del Padre. Così tu, figlia mia. Se ti darai in balia della mia Volontà, non avrai più pensiero di nulla "...

Ora, per ubbidire continua a scrivere Luisa , voglio dire due parole sulla diversità del VIVERE RASSEGNATI alla DIVINA VOLONTà e il VIVERE nel DIVINO VOLERE.

Prima, VIVERE RASSEGNATO: secondo il mio povero parere, significa rassegnarsi in tutto alla Volontà Divina, tanto nelle cose prospere quanto nelle avverse, guardando in tutte le cose la Divina Volontà, l'ordine delle disposizioni divine che tiene su tutte le creature, e che neppure un capello può cadere dal nostro capo se il Signore non lo vuole.

Mi sembra un buon figlio, che va dove vuole il Padre, soffre ciò che vuole il Padre; ricco o povero, gli è indifferente; è contento solo di essere ciò che vuole il Padre. Se riceve o chiede ordine di andare a qualche parte, per il disimpegno di qualche affare, lui va solo perché lo ha voluto il Padre, ma mentre dura il tempo deve prendere ristoro, fermarsi per riposare, prendere il cibo, trattare con persone, quindi deve mettere molto del suo volere, ad onta che va perché lo ha voluto il Padre, ma in tante cose si trova nell'occasione di farne da se stesso; quindi può stare i giorni, i mesi, lontano dal Padre, senza essergli specificata in tutte le cose la Volontà del Padre.

Sicché, a chi vive rassegnato al Divin Volere è quasi impossibile non usare la sua volontà. Sarà un buon figlio, ma non avrà in tutto i pensieri, le parole, la vita del Padre, ritrattato del tutto in lui, perché dovendo andare, ritornare, seguire, trattare con altri, già l'amore resta spezzato perché solo l'unione continua fa crescere l'amore e mai si spezza e la corrente della Volontà del Padre non è in comunicazione continua con la corrente della volontà del figlio, e in quegli intervalli il figlio può abituarsi a fare la propria volontà. Tuttavia credo che è il primo passo alla santità.




Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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