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La prima volta dei Laici in Convegno per chiedere chiarezza al Pontefice

Last Update: 5/5/2017 3:06 PM
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4/23/2017 9:12 PM
 
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Il direttore Cascioli con gli ospiti del pomeriggio

Il successo del convegno internazionale al Columbus promosso in Vaticano da Bussola e Timone "A un anno da Amoris Laetitia, fare chiarezza". Giornalisti, esperti, curiosi, semplici fedeli. Laici da tutto il mondo per la prima volta escono allo scoperto nel dibattito post sinodale con franchezza e amore per la Chiesa.

-LIMINSKI: L'INDISSOLUBILITA' CONVIENE ALLA SOCIETA'

-COLLIN: NON E' QUESTO IL DISCERNIMENTO DI S.IGNAZIO

-FARROW: ALLE RADICI DELLA CRISI ATTUALE

-SILVAS: AMORIS LAETITIA, AMBIGUITA' VOLUTA

-MESSINA: IL CASO AFRICANO

-PIERANTONI: MAGISTERO E TRADIZIONE: MAI SEPARATI

di Lorenzo Bertocchi

«Non siamo qui per una battaglia ideologica», ha detto il direttore Riccardo Cascioli, «ma perchè ci sentiamo chiamati a una responsabilità». Con questa affermazione si è chiuso ieri il convegno “A un anno da Amoris laetitia. Fare chiarezza”, tenutosi in una sala dell'Hotel Columbus a due passi da piazza S. Pietro organizzato e promosso da La Nuova BQ e il Timone.

Un convegno convocato da laici, con relatori laici da tutto il mondo. Molti i giornalisti presenti, ricordiamo solo alcune grandi firme del vaticanismo italiano come Sandro Magister, Luigi Accattoli, Giuseppe Rusconi e Aldo Maria Valli. Tra gli stranieri Edward Pentin del National Catholic Register. Circa 200 le persone che hanno seguito i lavori di una giornata intensa.

Proprio il ruolo dei laici è la sottolineatura più rilevante dell'evento all'hotel Columbus, come ha giustamente notato Valli in un suo articolo prima del convegno e pubblicato sul suo blog.

«Ben di rado», ha scritto, «si vedono laici cattolici riuniti da soli, senza la guida di un cardinale, un vescovo, un monsignore o almeno un semplice prete, per discutere di questioni che riguardano in prima istanza i contenuti fondamentali della fede. E ancora più raro è vedere laici che decidono di uscire allo scoperto per rivolgersi ai pastori con un ammonimento che suona così: “Scusate tanto, ma guardate che secondo noi in ciò che avete prodotto c’è qualcosa che non funziona e che può diventare pericoloso non solo e non tanto in senso astratto, ma proprio per la salvezza delle anime”».

La relatrice Anna Silvas, professoressa universitaria australiana, nel suo intervento ha scomodato la grande saga di Tolkien per ricordare che i laici sono come gli hobbit della Terra di mezzo. «Poco potenti, ma con un ruolo fondamentale nella battaglia per il trionfo del bene». Proprio il direttore Cascioli ha ricordato nell'introduzione quali sono gli elementi di preoccupazione che hanno animato l'organizzazione del convegno. «Nella diatriba su Amoris Laetitia è implicato il significato di ben tre Sacramenti: matrimonio, penitenza e soprattutto l’Eucarestia. Abbiamo conferenze episcopali, singoli vescovi, sacerdoti che sui temi più delicati danno interpretazioni e indicazioni anche opposte. Siamo all’assurdo che, tanto per fare un esempio, le indicazioni ai fedeli sull’accesso ai Sacramenti cambiano non solo da paese a paese, ma anche da diocesi a diocesi e da parrocchia a parrocchia». Di qui la richiesta di chiarezza che prende le mosse dai cinque dubia che quattro cardinali hanno rivolto al Papa affinché sciolga i nodi su temi fondamentali che riguardano la dottrina morale cattolica e la prassi pastorale che ne consegue.

I relatori intervenuti, ha spiegato Cascioli, «provengono da culture diverse, da esperienze ecclesiali diverse, esprimono anche sensibilità diverse e anche il modo di affrontare la situazione attuale non è identico. Ma in comune tutti noi abbiamo la percezione della gravità della crisi della Chiesa e il desiderio di giocare la nostra responsabilità personale fino in fondo per contribuire al bene della Chiesa stessa, fino a richiamare i pastori al loro dovere».

I lavori si sono aperti con l'intervento di Jurgen Liminski, direttore dell'Institute for Demography, Welfare and Family (Germania), che ha sottolineato il valore sociale dell'indissolubilità del matrimonio. «Il matrimonio durevole», ha detto, «garantisce un clima di fiducia nei legami affettivi e la fiducia è un cemento della società. Per questo le relazioni stabili e non liquide sono un capitale culturale utile alla società e anche all'economia».

Molto articolata la relazione di Douglas Farrow, docente di filosofia cristiana a Montreal. Ha ricordato un certo «rischio gnostico che c'è nel dividere un Dio giudice da un Dio misericordioso. E la sfida per la Chiesa di oggi è quella di alzare gli occhi a un Dio che non ha bisogno di attenuare la giustizia per dare misericordia». Se la tradizione «non può contraddire sé stessa, il paragrafo 303 di Amoris laetitia pone il problema di come si intende la coscienza rispetto a quanto insegna il paragrafo n° 56 dell'enciclica di san Giovanni Paolo II Veritatis splendor».

Anche la relazione del filosofo parigino Thibaud Collin ha osservato che questo tema del rapporto tra coscienza e legge naturale, tra ordine oggettivo e responsabilità soggettiva, è al cuore dei cinque dubia che i cardinali hanno rivolto al pontefice. «La legge di Dio», ha detto Collin, «non può diventare un elemento tra gli altri, da ponderare in base alle situazioni». La relazione di Collin, molto approfondita, sarà pubblicata integralmente in italiano nei prossimi giorni, insieme a quelle di tutti gli altri relatori. Il francese ha anche affrontato la questione del possibile sviluppo che Amoris laetitia avrebbe apportato nella continuità di Familiaris consortio e Veritatis splendor, rilevando una serie di incongruenze affatto risolte.

La Silvas aveva anche accennato ad un certo spirito della modernità che sembra essere inseguito da molti pastori, come per «ottenere facili approvazioni», sembra, ha detto, «aleggiare uno spirito hegeliano, lo spirito profondo della modernità». Ha concluso il suo intervento dicendo che finché i dubia dei quattro cardinali non troveranno risposta «sarà difficile evitare la confusione delle interpretazioni, perchè il testo di Amoris laetitia, oggettivamente, lascia aperture evidenti». Tra l'altro ha ricordato lo strano caso della nota 329 al testo di Amoris laetitia, «richiama Guadium et spes in un passo che riguarda gli sposi, ma lo applica a coppie che sposi non sono. Perchè?».

Il professor Claudio Pierantoni, Cile, ha specificato che, in un certo senso, i dubia sono inediti, perchè «chiedono qualcosa su cui il magistero si era già più volte chiaramente espresso». In Amoris laetitia, secondo Pierantoni, «l'indissolubilità del matrimonio viene affermata, poi vi sono rinnovamenti nella prassi che la contraddicono».

Il contributo di Jean Paul Messina, professore camerunense, si è concentrato soprattutto sul problema della poligamia che in Africa è un vero e proprio rischio per il Vangelo della famiglia e del matrimonio cristiano.

 «Questo convegno», ha ribadito Cascioli, «non è un atto di rivolta contro il Papa, né intende porre ultimatum né ha intenzioni scismatiche. Le critiche a certi passi – contenuti specie nel capitolo VIII – dell’Amoris laetitia, nonché a certe interpretazioni da parte di conferenze episcopali come quelle tedesca e maltese e di singoli cardinali, vescovi, religiosi, sono semplicemente una testimonianza di chiarezza». 

LE RELAZIONI saranno disponibili in italiano nei prossimi giorni, ed anche noi qui aggiorneremo la pagina

-LIMINSKI: L'INDISSOLUBILITA' CONVIENE ALLA SOCIETA'

-COLLIN: NON E' QUESTO IL DISCERNIMENTO DI S.IGNAZIO

-FARROW: ALLE RADICI DELLA CRISI ATTUALE

-SILVAS: AMORIS LAETITIA, AMBIGUITA' VOLUTA

-MESSINA: IL CASO AFRICANO

-PIERANTONI: MAGISTERO E TRADIZIONE: MAI SEPARATI






In attesa dei testi in italiano, ricordiamo l'articolo precedente che spiega le motivazioni del Convegno:

IL CONVEGNO DELLA BUSSOLA
 Il libro
 

Era tutto già scritto. Alcune interpretazioni del capitolo VIII di Amoris laetitia riprendono vecchie teorie. Lo dimostra un libro scritto della San Paolo nel 2005 dai cardinali Kasper e Martini. In punta di penna si sono battute linee precise su liturgia, ecumenismo, morale.

di Lorenzo Bertocchi

«Era tutto già scritto», dice il teologo che da anni insegna in importanti atenei, «in fondo Amoris laetitia riprende vecchie teorie che fin dagli anni settanta hanno i loro sponsor tra teologi e pastori». Nel frattempo porge un libro da sfogliare. Il titolo è importante: Fedeltà e rinnovamento. Il Concilio Vaticano II 40 anni dopo, a cura di monsignor Bruno Forte e un parterre de rois imponente di co-autori. Lo edita San Paolo nel 2005, poco dopo l’elezione di Joseph Ratzinger a pontefice.

Ci sono i defunti cardinali Loris Capovilla, già segretario di san Giovanni XXIII, e Carlo Maria Martini, “Ante-papa” per sua definizione; l’ex cerimoniere liturgico di Giovanni Paolo II, monsignor Piero Marini; infine, il cardinale Walter Kasper, allora presidente del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani. Un gruppo significativo di pastori e teologi che, senza troppa fantasia, si potrebbe definire come una dependance di quel “Gruppo di San Gallo”, composto da eminentissimi cardinali del centro nord europa, che si ritrovava nella cittadina svizzera a meditare e fare squadra rispetto alla riforma della Chiesa. E’ un segreto di Pulcinella rivelare che i cardinali Walter Kasper, Karl Lehmann, Achille Silvestrini, Basil Hume, Cormac Murphy-O'Connor, Godfried Danneels e Carlo Maria Martini si ritrovassero a San Gallo, e non è un segreto neppure dire che non avessero particolare sintonia con il papa polacco e il suo prefetto dell’ex Sant’Ufficio.

La svolta nella dottrina morale della Chiesa, intesa anche nella sua applicazione pastorale, da realizzarsi sulle ali di un certo “spirito del Concilio” si manifestò con particolare evidenza dopo l’enciclica del beato Paolo VI, Humanae vitae (1968), che ribadiva l’insegnamento tradizionale sulla contraccezione e sull’amore umano. Il pontificato di Giovanni Paolo II, e poi quello di Bendetto XVI, agli occhi di molti rappresentavano un freno alle istanze di una “nuova” Chiesa. C’è stato chi non si è dato per vinto e ha occupato con imponenza la parte “culturale” della chiesa. Libri, cattedre, riviste, seminari, salotti, venivano ben presidiati da chi voleva andare anche oltre la lettera del concilio. In punta di penna, in modo raffinato, si sono battute linee precise sulla liturgia, l’ecumenismo, la morale, indipendentemente dal fatto che da Paolo VI in poi i papi si premurassero di avvertire che non si doveva fare a pezzi tutto ciò che era prima.

Sfogliando il libro pubblicato nel 2005 ci si rende facilmente conto di quale passione animasse chi voleva andare comunque oltre. Il cardinale Kasper in quel libro riflette sulla costituzione pastorale Gaudium et spes che il Concilio dedicò, non senza travaglio, ad un rinnovato rapporto tra Chiesa e mondo moderno. E’ tutto nuovo, scrive il cardinale tedesco, ciò che promana da quel testo, non solo nuovi temi (scienza, cultura, famiglia, matrimonio, pace, guerra), ma soprattutto «nuovo è il modo in cui il documento li affronta: un atteggiamento dialogico».

La Chiesa, spiega Kasper, «non offre più con toni apocalittici che tutto nel mondo è male, quasi opera del maligno; piuttosto sa riconoscere anche ciò che esiste di positivo». Questa attenzione si rivolge alle situazioni della «vita vissuta concreta» e comporta proprio l’essenza della pastoralità intesa come il calare della dottrina nelle situazioni. «La Chiesa», scandisce il cardinale, «non ha nessuna competenza dottrinale che le permette di formulare un giudizio definitivo sulle situazioni concrete». La sua attenzione quindi si rivolge al tema della coscienza, ravvisando, a suo giudizio, che il Concilio aveva lasciato aperte le porte per una ulteriore riflessione sulle situazioni di «oscuramento e accecamento» oltre la condizione di “invincibile ignoranza”.

Nonostante l’enciclica Veritatis splendor (1993), che ribadiva molto chiaramente l’esistenza dei cosiddetti “assoluti morali”, secondo Kasper, «rimangono tuttavia dei punti da chiarire e approfondire» sul tema della coscienza e della legge morale naturale. A questo punto l’esempio che viene proposto dal cardinale nel libro del 2005 è rivelatore, e spiega perché si può dire: «era tutto già scritto».

Qual è l’ambito su cui occorre portare avanti le linee che Kasper intravede in Gaudium et spes? Nel «rapporto tra ordine oggettivo e ordine soggettivo, tra norma oggettiva e situazione concreta e soprattutto cosa significhi concretamente questa legge naturale in una situazione di enormi mutamenti culturali e sociali». A questo punto basta rileggere la relazione Kasper al concistoro 2014, quello che ha dato avvio alla riflessione del doppio sinodo sulla famiglia, oppure le interpretazioni del capitolo VIII di Amoris laetitia fornite, ad esempio, dal cardinale Francesco Coccopalmerio o dal professor Rocco Buttiglione, per rendersi conto del fatto che “era tutto già scritto”.

L’articolazione tra ordine oggettivo e responsabilità soggettiva è al cuore delle aperture per l’accesso ai Sacramenti dei divorziati risposati anche conviventi more uxorio. Ossia un caso che appare rientrare a tutti gli effetti nell’adulterio, e quindi tra quegli intrinsece mala da non commettere mai come indica appunto l’enciclica Veritatis splendor.

Nel 2005, anno di pubblicazione del libro collettaneo curato dal teologo Forte, erano passati dodici anni dalla pubblicazione di quell’enciclica su “alcune questioni fondamentali dell’insegnamento morale della Chiesa”, e viene spontaneo domandarsi quale docile accoglienza avesse veramente ricevuto da parte dei pastori. Non solo. Nell’anno 1993, cioè lo stesso anno di Veritatis splendor, tre vescovi tedeschi, lo stesso Kasper, Karl Lehmann e Oskar Saier, pubblicarono una lettera pastorale che apriva all’accesso ai Sacramenti per i divorziati risposati. Lettera che trovò risposta ferma nel 1994 con un documento della Congregazione della Dottrina della fede, a firma Joseph Ratzinger, che ribadiva espressamente l’insegnamento e la prassi già prevista dalla Chiesa con l’esortazione Familiaris consortio n°84.

Eppure dodici anni dopo Veritatis splendor, e undici dopo la lettera della Congregazione per la Dottrina della fede, il cardinale Kasper scriveva che il Concilio era solo «l’inizio di un cammino, ma non ne rappresenta già la fine». E così arriviamo ai giorni nostri, dove alcuni interpretano Amoris laetitia dicendo che, in certi casi, anche due divorziati risposati conviventi more uxorio possono accedere all’Eucaristia. Ma se esistono assoluti morali la cui trasgressione non può mai permettere di raggiungere il bene, come è possibile che gli atti coniugali di un uomo e una donna che sposi non sono, possa in qualche modo rappresentare un eccezione all’adulterio?

I quattro cardinali che hanno posto i “Dubia” al Papa sull’interpretazione di Amoris laetitia, al quinto dubbio si pongono, in effetti, questa domanda: «Dopo "Amoris laetitia" n. 303 si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II "Veritatis splendor" n. 56, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, che esclude un’interpretazione creativa del ruolo della coscienza e afferma che la coscienza non è mai autorizzata a legittimare eccezioni alle norme morali assolute che proibiscono azioni intrinsecamente cattive per il loro oggetto?»

La domanda è di assoluto interesse. Anche perché se in Amoris laetitia c’è un nuovo paradigma morale per l’articolazione tra ordine oggettivo e ordine soggettivo che comporta eccezioni all’adulterio, un domani su cosa si eserciterà la prossima eccezione?



 

[Edited by Caterina63 4/23/2017 9:16 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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