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Se avete desiderio di capire che cosa insegna la Bibbia che il Magistero della Santa Chiesa, con il Sommo Pontefice ci insegna, questo Gruppo fa per voi. Non siamo "esperti" del settore, ma siamo Laici impegnati nella Chiesa che qui si sono incontrati da diverse parti d'Italia per essere testimoni anche nella rete della Verità che tentiamo di vivere nel quotidiano, come lo stesso amato Giovanni Paolo II suggeriva.
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Cari Vescovi, vi supplichiamo, non tacete più, gridate dai tetti la Verità (6)

Ultimo Aggiornamento: 20/12/2017 09:55
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27/09/2017 09:14
 
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    Nessun monumento a nessuno quando si citano sante persone che ci aiutano a comprendere dove alberga il vero nessun "mi piace".... ma tutto deve svolgersi PER LA GLORIA DI DIO CHE E' VIA VERITA' E VITA.... se non leggiamo certi interventi in questo modo, evitiamo allora anche di parlarne per evitare di entrare a far parte di certe TIFOSERIE che non fanno bene neppure alla causa di Dio, ma soltanto soddisfazione al nostro ego smisurato e alle nostre opinioni personali..... In questo articolo mons. Livi spiega la situazione e spiega il VERO CONTENUTO della Lettera al Papa.... io lo condivido perché amo la Verità!  http://www.lanuovabq.it/it/correzione-al-papa-la-verita-che-i-lettori-meritano 


Focus


Caro direttore,

immagino che i lettori (ma anche alcuni tuoi collaboratori), vedendo la mia firma in calce alla Correctio filialis” , si siano domandati se questa mia iniziativa sia in linea con quanto vado scrivendo da anni nei miei libri, negli articoli di riviste scientifiche e anche in tanti articoli che tu mi hai chiesto e hai pubblicato nella NBQ. So peraltro che molte interpretazioni giornalistiche dell’evento lo caricano di connotazioni negative: si parla di un «affronto al Papa», di un «gesto di ribellione» eccetera. Soprattutto, da parte di chi non ha alcun reale interesse per ciò che concerne la fede cattolica, si trascura il contenuto propriamente dottrinale del documento, limitandosi a inquadrarlo nella lotta intra-ecclesiale tra conservatori e progressisti. Io avrei partecipato dunque a un atto eversivo, gravemente lesivo dell’unità della Chiesa sotto la guida del supremo Pastore. Le cose non stanno affatto così, e i lettori della NBQ meritano un’informazione più veritiera, sia riguardo al documento in sé che riguardo al fatto che io lo abbia firmato. Cerco di chiarire tutto per ordine.

1) Io personalmente ho firmato quel documento per un motivo esclusivamente teologico-pastorale, ossia per quell’impegno apostolico che san Giovanni Paolo II chiedeva a tutti i cattolici nel motu proprio Ad tuendam fidem  (18 maggio 1998). Altri lo avranno fatto per altri motivi e in rappresentanza di ambienti e schieramenti ecclesiali che si autodefiniscono “tradizionalisti”. Io invece parlo e scrivo a nome della Chiesa, se si tratta di comunicare la fede nella catechesi e nell’insegnamento della teologia; se poi si tratta di esporre, non il dogma ma delle ipotesi di interpretazione del dogma (ossia, delle opinioni), parlo a nome mio personale, senza mescolare la certezza assoluta della fede con le certezze relative delle ideologie.

Per questo, io non sono mai stato e continuo a non essere un conservatore e nemmeno un tradizionalista. Rispetto chi ama etichettarsi ed essere etichettato così ma a me basta e avanza la qualifica di cattolico. Sono semplicemente un cattolico che studia da tutta una vita la verità della fede cristiana, la trasmette attraverso il suo ministero sacerdotale, ne mostra il mirabile progresso storico (giustamente denominato «evoluzione omogenea del dogma»), allo stesso tempo che ne combatte le adulterazioni secolaristiche e anche i riduzionismi ideologico-politici , non importa se di stampo conservatore o di stampo progressista (lo sanno bene i molti lettori del mio trattato su Vera e falsa teologia. Come distinguere l’autentica “scienza della fede” da un’equivoca filosofia religiosa, ormai giunto alla terza edizione).

2) Quel documento io l’ho attentamente letto in bozza prima di apporre la mia firma, e l'ho anche corretto in alcune espressioni che ritenevo improprie. Alla fine mi è sembrato opportuno, nel momento presente, rivolgere questo accorato appello al Papa affinché metta un freno, per quanto è in suo potere, alla deriva antidogmatica di certa teologia tendenzialmente eterodossa (da Karl Rahner e Teilhard de Chardin a Hans Küng e Walter Kasper), che è diventata egemone nei centri di formazione ecclesiastica, nell’episcopato cattolico, e persino nei dicasteri pontifici, arrivando a inquinare il linguaggio e i riferimenti teologici di taluni documenti del magistero pontificio, come è avvenuto con l’esortazione apostolica Amoris laetitia.

3) E’ lecito un appello del genere, sia pure nei termini rispettosi con cui è stato redatto e consegnato al Papa? Certamente è moralmente lecito e canonicamente legittimo. Esso, infatti, contrariamente a come è stato presentato da commentatori poco attenti o inclini al sensazionalismo, non intende accusare il Papa di eresia ma lo richiama rispettosamente a non favorire ulteriormente la deriva chiaramente ereticale che inquina la vita della Chiesa. Il che significa, in pratica, chiedergli rispettosamente la rettifica di alcuni suoi indirizzi pastorali che sono risultati ambigui o fuorvianti, soprattutto perché contrari a una tradizione dogmatica e morale ormai consolidata, fatta propria dal magistero solenne e ordinario dei suoi immediati predecessori.

Insomma, la “Correctio filialis” non afferma che il Papa sia incorso in eresia con atti interpretabili come vero e proprio magistero pontificio (quello che viene denominato «magistero ordinario e universale»); non afferma cioè che nelle sue encicliche e nell’esortazione apostolica post-sinodale sia rilevabile qualche eresia propriamente detta, ossia un insegnamento dogmatico materialmente incompatibile con la fede già definita dalla Chiesa. Se la “Correctio filialis” contenesse siffatta accusa, io non l’avrei certamente sottoscritta. Io l’ipotesi di un Papa eretico l’ho energicamente respinta in un libro pubblicato di recente (Teologia e Magistero, oggi, Leonardo da Vinci, Roma 2017), adducendo argomenti che ritengo teologicamente inoppugnabili, anche in polemica con alcuni studiosi che pure sono firmatari della “Correctio filialis” (ad esempio, Roberto de Mattei).  

La “Correctio filialis” afferma invece che la prassi pastorale del Papa sta contribuendo alla diffusione delle eresie, sia per gli argomenti che adopera nei suoi discorsi e documenti (argomenti chiaramente desunti da consiglieri ben noti per la loro cattiva dottrina), sia per le sue decisioni di governo (nomine di alcuni e dimissioni o allontanamento di altri) che finiscono per conferire potere e prestigio nella Chiesa ai teologi che tali eresie da tempo insegnano, mentre allontana da sé e dai dicasteri della Santa Sede i teologi di retto criterio.

4) Chi dà a me e tutti gli altri firmatari il diritto di rivolgere questo appello al Papa? Non sarà eretico proprio il fatto di contraddire l’insegnamento di un Papa o negare la sua autorità dottrinale? No, non è un atto eretico, perché c’è eresia solo dove si contraddice formalmente un dogma, e con quelle osservazioni critiche della “Correctio filialis” non si contraddice alcun dogma formulato da papa Francesco né alcuna dottrina morale da lui proposta come verità che obblighi tutti i cattolici a ritenerla irreformabile. La “Correctio filialis” denuncia proprio il contrario, cioè il fatto che alcune indicazioni pastorali di papa Francesco rimettono in discussione la dottrina che i suoi predecessori avevano proposto come verità ormai definita.

5) Ora, richiamare l’attenzione del Papa sull’effetto nocivo che questa prassi – anche se probabilmente dettata da buone intenzioni pastorali – sta producendo nell’opinione pubblica cattolica non è offensivo nei riguardi del Papa e non nasce da presunzione o spirito di polemica o di divisione. Si tenga presente che la prassi dell’autorità ecclesiastica è fatta di decisioni prudenziali, che possono essere giudicate (da Dio) più o meno sagge e opportune, ma si possono sempre rettificare alla vista dei loro effetti. Ho detto che solo Dio è giudice di queste azioni dei suoi ministri. Ma anche ai fedeli può essere concesso di avere un’opinione (non la certezza assoluta, che in questa materia gli uomini non possono avere) sull’opportunità o l’utilità di tali scelte prudenziali dell’autorità ecclesiastica.

Io sono arrivato alla certezza (solo relativa, s’intende) che questa prassi di un magistero non dogmatico, “liquido”, riformista, anzi addirittura rivoluzionario non sia utile al vero bene delle anime, ossia al progresso della vita cristiana di tutti fedeli della Chiesa cattolica. La mia è un’opinione che mi sono formato innanzitutto sulla scorta della mia personale esperienza di amministrazione dei sacramenti, e poi raccogliendo anche le esperienze di quei miei confratelli sacerdoti che sono in crisi di coscienza su come intendere e come applicare le nuove direttive pastorali dellaAmoris laetitia.

6) L’iniziativa della “Correctio” è contraria al sensus ecclesiae? La correzione fraterna tra i discepoli di Cristo è comandata da Cristo stesso nel Vangelo. Io, come ogni cristiano, intendo il sensus ecclesiae come responsabilità nei confronti del Vangelo, che deve essere vissuto personalmente e professato comunitariamente. Inoltre, come sacerdote, sono e mi sento partecipe della missione apostolica del collegio episcopale (la «sollicitudo omnium ecclesiarum»), che vivo mantenendomi sempre in comunione di fede e di disciplina ecclesiastica con il mio ordinario diocesano, che è il Papa stesso, Vescovo di Roma (io appartengo infatti al clero romano). L’applicazione pratica di questa partecipazione, affettiva ed effettiva, alla missione apostolica del collegio episcopale è la preoccupazione per come gli insegnamenti e le direttive pastorali della Chiesa sono recepiti e vissuti, contribuendo positivamente all’edificazione del Popolo di Dio nella fede e nella carità.

Tale preoccupazione è oggi acuita dal gravissimo disorientamento pastorale provocato dall’interpretazione ideologica dei documenti del Vaticano II e anche del magistero post-conciliare secondo quella «ermeneutica della rottura» che fu denunciata a suo tempo da papa Benedetto e che consiste nella diffusa percezione che non c’è più una «dottrina della fede» ma solo programmi di riforma della Chiesa cattolica per omologarla alle altre religioni sulla base di una «etica  mondiale» patrocinata anche dalle ideologie politiche dominanti nel mondo (vedi la mia Introduzione teologica al libro di Danilo Quinto, Disorientamento pastorale, Leonardo da Vinci, Roma 2016). In tali circostanze ecclesiali, ho scritto recentemente sulla NBQ, ciascuno dei fedeli cattolici deve fare ciò che è alla sua portata, e quindi io faccio ciò che posso, per quello che mi sembra utile.

   


Il Papa: commenti a Amoris laetitia rispettabili ma sbagliati

September 28, 2017

Città del Vaticano, 28 set. (askanews) -

"Approfitto di questa domanda per dire una cosa che credo vada detta per giustizia, e anche per carità...". Papa Francesco ha affrontato le critiche alla sua esortazione apostolica sulla famiglia, Amoris laetitia, nel corso di un colloquio riservato avvenuto nel corso del suo recente viaggio in Colombia e pubblicato oggi dalla Civiltà cattolica. Francesco, come in ogni viaggio internazionale, ha incontrato i gesuiti locali ("Mi piace incontrare la 'setta'", ha scherzato all'inizio provocando una risata generale dei suoi "confratelli"). 

E, a conclusione di una risposta ad una domanda di un gesuita su che cosa egli si aspetta dalla riflessione filosofica e teologica in un Paese come il nostro e nella Chiesa in generale, Papa Bergoglio - si legge nel testo del colloquio pubblicato integralmente sull'ultimo numero del quindicinale dei gesuiti - ha parlato della Amoris laetitita, un documento che ha tra l'altro sollevato i dubbi (dubia, in latino) di quattro cardinali, divenuti due nel frattempo per la morte degli altri due, in particolare sul tema della comunione ai divorziati risposati. 

"Sento molti commenti - rispettabili, perché detti da figli di Dio, ma sbagliati - sull'Esortazione apostolica post-sinodale. Per capire l'Amoris laetitia bisogna leggerla da cima a fondo. A cominciare dal primo capitolo, per continuare col secondo e così via e riflettere. E leggere che cosa si è detto nel Sinodo. Una seconda cosa: alcuni sostengono che sotto l'Amoris laetitia non c'è una morale cattolica o, quantomeno, non è una morale sicura. Su questo voglio ribadire con chiarezza che la morale dell' Amoris laetitia è tomista, quella del grande Tommaso. Potete parlarne con un grande teologo, tra i migliori di oggi e tra i più maturi, il cardinal Schönborn. Questo voglio dirlo perché aiutiate le persone che credono che la morale sia pura casistica. Aiutatele a rendersi conto che il grande Tommaso possiede una grandissima ricchezza, capace ancora oggi di ispirarci. Ma in ginocchio, sempre in ginocchio...".


 OK! volendo dare ragione al Papa in questa "confidenza alla setta gesuitica", egli ribadisce senza alcun dubbio - così e interpellando san Tommaso d'Aquino - la morale e la dottrina cattolica.... orbene, perché allora non corregge egli stesso coloro che interpretano AL, dicendo che è sbagliato quanto dicono i 4 cardinali nei Dubia ma... non dice mai che sbagliano coloro che lo interpretano a rovescio, contro san Tommaso e contro il n. 1650 del Catechismo? Se AL va interpretata come san Tommaso d'Aquino insegna, non si vorrà mica dire che il santo Dottore della Chiesa sarebbe stato d'accordo nel dare la Comunione ai divorziati risposati.... eh! è il Catechismo che risponde con queste parole chiarissime:

1650 Oggi, in molti paesi, sono numerosi i cattolici che ricorrono al divorzio secondo le leggi civili e che contraggono civilmente una nuova unione. La Chiesa sostiene, per fedeltà alla parola di Gesù Cristo (« Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio »: Mc 10,11-12), che non può riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il primo matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la Legge di Dio. Perciò essi non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione. Per lo stesso motivo non possono esercitare certe responsabilità ecclesiali. La riconciliazione mediante il sacramento della Penitenza non può essere accordata se non a coloro che si sono pentiti di aver violato il segno dell'Alleanza e della fedeltà a Cristo, e si sono impegnati a vivere in una completa continenza.



Se anche Parolin e Muller chiedono chiarimenti

Il cardinale Parolin con il Papa

di Riccardo Cascioli

«È importante dialogare anche all’interno della Chiesa». Se anche il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, manda un segnale chiarissimo al Papa vuol dire che la tensione è proprio arrivata alle stelle. Ieri Parolin era a un convegno sull’Iraq organizzato dall’Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), ma a margine del convegno ha rilasciato alcune brevi dichiarazioni su immigrazione e Amoris Laetitiache, aldilà dei toni molto concilianti, lo mettono in rotta di collisione con papa Francesco e soprattutto con il “cerchio magico” che spinge a rapidi cambiamenti dottrinali.


Sui migranti, pur negando che ci siano posizioni diverse, ha sottolineato che «Si può accogliere a braccia aperte con prudenza», con un chiaro riferimento alla campagna della Caritas Internationalis lanciata il giorno prima proprio da papa Francesco a favore dell’accoglienza degli immigrati e che ha come slogan “A braccia aperte”. Parolin ha anche aggiunto che pur essendo a favore di accoglienza e integrazione, «poi toccherà alla politica italiana decidere», prendendo quindi le distanze dalla forte campagna a favore dello ius soli in Italia che si sta facendo in Vaticano e alla CEI.

Ma il capitolo potenzialmente più esplosivo è quello che riguarda l’esortazione apostolica Amoris Laetitia. Dopo giorni di sbeffeggiamenti e insulti piovuti dai “guardiani della rivoluzione” contro i firmatari della “Correzione filiale” a papa Francesco, il Segretario di Stato vaticano ha invece chiamato al dialogo. Chiesto proprio di dare un parere sulla lettera firmata in prima istanza da 62 teologi, preti, studiosi che chiede al Papa di intervenire per porre un freno al propagarsi delle eresie derivate dalla Amoris Laetitia, il cardinale Parolin ha preso sostanzialmente le distanze dal Papa invitando appunto al dialogo: «Le persone che non sono d’accordo esprimono il loro dissenso ma su queste cose si deve ragionare, cercare di capirsi», ha aggiunto. Parole che vanno confrontate con l’atteggiamento di totale chiusura di papa Francesco, il quale ha snobbato qualsiasi richiesta di chiarimenti: non ha mai voluto rispondere ai Dubia, né ha mai accettato di ricevere i cardinali firmatari malgrado richieste precise in tal senso. E ovviamente non ha neanche risposto ai firmatari della Correzione filiale né ai tanti che in questi mesi hanno preso posizione su alcune derive facilitate dall’ambiguità di alcune parti della Amoris laetitia, in particolare quel capitolo VIII in cui si parla anche dei divorziati risposati. Anzi, chiunque abbia espresso perplessità o critiche ai passaggi che riguardano i divorziati risposati si è visto spesso punito, come è toccato recentemente al professore Josef Seifert, cacciato dall’Accademia Internazionale di Filosofia di Granada per aver firmato una lettera critica della Amoris Laetitia.

L’uscita di Parolin non passerà certo in silenzio, anche perché sembra collegarsi alla proposta fatta il giorno prima dal cardinale Gerhard Muller in una intervista rilasciata a Edward Pentin, della testata americana National Catholic Register.Affermando che la Chiesa non ha bisogno di «polemiche e polarizzazioni», ma casomai di «più dialogo e reciproca fiducia», l’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ha proposto di creare una commissione composta da alcuni cardinali, nominati dal papa, che discutano teologicamente sulle parti controverse dell’Amoris Laetitia con rappresentanti dei Dubia e della Correzione.

Cresce dunque la richiesta di chiarimenti di fronte a una situazione ecclesiale sempre più confusa. «Solo un cieco può negare che nella Chiesa esiste una grande confusione», aveva detto il cardinale Carlo Caffarra lo scorso gennaio. Confusione che però ci si ostina a negare dalle parti di Santa Marta. Ieri pomeriggio, con un tempismo a dir poco sospetto, padre Antonio Spadaro ha pubblicato sul sito della Civiltà Cattolica la trascrizione del dialogo che il Papa ha avuto con i gesuiti in Colombia, durante il suo recente viaggio.

Rispondendo a una domanda sulla teologia, papa Francesco ha voluto affrontare a modo suo le controversie su Amoris Laetitia. Ecco le parole usate, così come presentate dalla Civiltà Cattolica:

“Approfitto di questa domanda per dire una cosa che credo vada detta per giustizia, e anche per carità. Infatti, sento molti commenti – rispettabili, perché detti da figli di Dio, ma sbagliati – sull’Esortazione apostolica post-sinodale. Per capire l’Amoris laetitia bisogna leggerla da cima a fondo. A cominciare dal primo capitolo, per continuare col secondo e così via… e riflettere. E leggere che cosa si è detto nel Sinodo.
Una seconda cosa: alcuni sostengono che sotto l’Amoris laetitia non c’è una morale cattolica o, quantomeno, non è una morale sicura. Su questo voglio ribadire con chiarezza che la morale dell’ Amoris laetitia è tomista, quella del grande Tommaso. Potete parlarne con un grande teologo, tra i migliori di oggi e tra i più maturi, il cardinal Schönborn. Questo voglio dirlo perché aiutiate le persone che credono che la morale sia pura casistica. Aiutatele a rendersi conto che il grande Tommaso possiede una grandissima ricchezza, capace ancora oggi di ispirarci. Ma in ginocchio, sempre in ginocchio…”.

In sintesi il Papa – peraltro in una chiacchierata con i suoi confratelli - dice che i rilievi critici sono sbagliati, ma invece di spiegare il perché dice che la Amoris Laetitia va letta tutta. Poi, quanto alla morale, dice che tutto poggia sul “vero” San Tommaso, ma senza dare ragione di questa affermazione. Anzi, per le ragioni dice esplicitamente di rivolgersi al cardinale Schomborn, il quale – come abbiamo scritto nei giorni scorsi – negli ultimi tempi ha rinnegato tutto quanto aveva sostenuto nei tanti anni precedenti.

Insomma, quella che sicuramente qualcuno spaccerà per la risposta del Papa ai Dubia, in realtà non risponde a nulla. E soprattutto dà la sensazione di affermazioni lontane dalla realtà che oggi si vive nella Chiesa.

Si può però sperare che dopo Parolin e Muller altri cardinali e vescovi di peso escano allo scoperto per chiedere al Papa di riaffermare con chiarezza la verità sul matrimonio e sull’Eucarestia.


[Modificato da Caterina63 29/09/2017 08:44]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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