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Papa Francesco esce allo scoperto La Liturgia Cattolica cambiera' contro il parere di Benedetto XVI e il cardinale Sarah

Last Update: 11/29/2017 3:09 PM
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11/12/2017 10:08 AM
 
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Traduzioni liturgiche, Muller in campo con Sarah

Il cardinale Mūller ha preso posizione in appoggio al cardinale Robert Sarah nella questione della traduzione dei testi liturgici, e del motu proprio Magnum Principium. "La liturgia unisce, non deve dividere e far scaturire contraddizioni”.

Il cardinale Gerhard Mūller in un’intervista al Neue Passauer Presse ha preso decisamente posizione in appoggio al cardinale Robert Sarah nella questione della traduzione dei testi liturgici, e del motu proprio Magnum Principium. Come è noto, il documento pontificio dava più ampi poteri alle Conferenze episcopali per quanto riguarda la traduzione dei testi liturgici. Il cardinale Robert Sarah ha cercato di interpretare il documento in maniera da garantire un maggio ruolo a Roma nell’approvazione dei testi tradotti localmente. Ma è stato corretto dal Pontefice regnante con una lettera che confermava la volontà di ridurre il controllo della Congregazione per il Culto Divino.

Nell’intervista è stato chiesto al cardinale Mūller: “Di recente c’è stato anche un conflitto del papa con il cardinale Robert Sarah prefetto della Congregazione per il culto divino. Diversamente da Sarah, Francesco lascia ai vescovi delle Conferenze episcopali più libertà nella traduzione dei testi liturgici. È un affronto al cardinale?”.

Mūller ha risposto: “Mi rammarico molto che per quanto riguarda la questione della traduzione esatta e fedele dei testi liturgici dalla lingua latina nel Rito Romano siano emerse tali frizioni. La liturgia unisce, non deve dividere e far scaturire contraddizioni. Per quanto riguarda il tradurre si deve prestare attenzione all’esattezza dei contenuti, alla fedeltà e a una reale corrispondenza nello spirito e nella cultura della lingua in cui si traduce, la  lingua di destinazione. L’autorità finale in caso di dubbi non può risiedere nelle Conferenze Episcopali perché questo vorrebbe dire distruggere l’unità della Chiesa cattolica e la comprensione della fede e della comunione e della preghiera”.

Il porporato ha aggiunto poi: “Qui non si può fare riferimento alle categorie politicizzanti del centralismo e della decentralizzazione. “La legge della fede è la legge della preghiera”. Abbiamo già vissuto di frequente il fatto che i traduttori dei testi biblici e liturgici a cui hanno fatto appello i vescovi abbiano indebolito e annacquato i testi col pretesto di una migliore comprensione”.

Sono stati chiesti degli esempi, e l’ex Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede ha risposto: “Insegnamenti molto esigenti come quello dell’espiazione del peccato di Gesù sulla Croce, della nascita di Gesù da Maria Vergine, dell’incarnazione di Gesù, del dono della sua carne e del suo sangue sotto la forma di pane e vino e altre verità sono stati in alcuni Paesi iperrazionalizzati o ridotti a un appello etico e così si è spogliato il realismo purificante del cattolicesimo”.

L’intervistatore ha poi chiesto: “Benedetto XVI ha scritto che la liturgia con Sarah è in buone mani. Questo vuol dire che non c’è armonia fra Benedetto e Francesco?”.

Il cardinale ha fatto un elogio della spiritualità del porporato africano: “Sarah nella sua patria, la Guinea, a rischio della vita ha mostrato la sua fede di fronte a un regime comunista barbaro. Questa è una profonda precondizione spirituale, di non cercare nella liturgia un autoriflesso umano ma di condurre davvero un culto e un’adorazione esistenziali e spirituali di Dio e nell’unione con il Salvatore sofferente e martoriato sulla Croce e con il Signore risorto trovare il punto centrale di un’esistenza cristiana. È al di là della mia competenza esprimermi pubblicamente sui rapporti fra il Papa e Benedetto XVI”.

È interessante notare come questa critica esplicita alle interpretazioni più aperturiste del Magnum Principium, confermate dal Pontefice, giunga subito dopo un altro episodio che ha visto protagonista il cardinale tedesco. E cioè la polemica relativa all’introduzione da lui scritta al libro di Buttiglione su Amoris Laetitia. Una polemica a cui Mūller stesso ha posto fine con una dichiarazione inequivoca sulla non liceità per i divorziati risposati di accedere all’eucarestia.




GRANDE E' LA CONFUSIONE DAL MOMENTO CHE, PERO', ALL'OMELIA PER LA MESSA DEI CARDINALI DEFUNTI, PAPA FRANCESCO SEMBRA FARE UN PASSO INDIETRO E RIPRENDERE LA VIA DI BENEDETTO XVI A RIGUARDO DEL "PRO-MULTIS"


L'articolo di Andrea Mainardi

Con una breve omelia dettata venerdì per la messa di suffragio per i cardinali e i vescovi defunti nel corso dell’anno, Papa Francesco è sembrato entrare nel dibattito sulla traduzione della preghiera eucaristica sostenendo la posizione del predecessore Benedetto XVI. Anche modificando quanto aveva detto due anni fa. E insieme ha implicitamente non concluso la discussione intorno al suo recente motu proprio Magnum principium sulle competenze delle conferenze episcopali nella traduzione dei testi liturgici.

COSA HA DETTO IL PAPA

Commentando il passaggio del libro di Daniele, dove il profeta ricorda che “molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno”, Francesco ha precisato: “I ‘molti’ che risorgeranno per una vita eterna sono da intendere come i ‘molti’ per i quali è versato il sangue di Cristo. Sono la moltitudine che, grazie alla bontà misericordiosa di Dio, può sperimentare la realtà della vita che non passa, la vittoria completa sulla morte per mezzo della risurrezione”. Virgolette e corsivo che incorniciano “molti” sono nel testo ufficiale diffuso dal Vaticano. E sembrano una discreta quanto chiara presa di posizione del Papa nella disputa sulla traduzione delle parole della preghiera eucaristica al momento della consacrazione del vino nel sangue di Cristo.

PER MOLTI O PER TUTTI?

Nell’editio typica in latino del Messale romano a cui fanno riferimento le traduzioni nelle diverse lingue moderne si legge “Hic est enim calix sanguinis mei … qui pro vobis et pro multis effundetur”. Molte versioni postconciliari hanno scelto di leggere il pro multis come un pro omnibus, di conseguenza declinato. Con il risultato di una non irrilevante differenza in un punto cruciale del credo cattolico: stessa messa, ma diverse parole alla consacrazione eucaristica. Anche per gli stessi gruppi linguistici. Così in italiano si ha “per tutti”; chi va a messa in un paese germanofono ascolterà a volte le parole “für viele” (per molti), ma in altre regioni sentirà “für alle” (per tutti). Discrepanze anche in spagnolo. Alcune conferenze episcopali hanno scelto di tradurre “por muchos”, per molti; altre “por todos los hombres”, per tutti gli uomini. Traduzione più letterale in Francia, dove risuona un “pour la multitude” che riecheggia la moltitudine a cui ha fatto riferimento Francesco.

LA POSIZIONE DI BENEDETTO XVI

Alle traduzioni interpretative aveva tentato di porre un argine Benedetto XVI. Nel 2006 fece inviare una lettera a tutte le conferenze episcopali dall’allora prefetto del Culto divino Francis Arinze, chiarendo la preferenza per una traduzione letterale del “pro multis” e invitando a modificarla qualora fosse in uso l’espressione “per tutti”. Appello raccolto negli Usa, dove dal 2011 il nuovo messale ha abbandonato “for all” per la formula “for many”. Ma la richiesta è spesso caduta nel vuoto. Come in Italia dove, ha rivelato il vaticanista Sandro Magister, nel 2010 in una votazione su 187 vescovi soltanto in 11 si espressero per cambiare in “per molti”. Papa Ratzinger era poi tornato sulla questione in una lettera del 2012 ai vescovi della Germania. Il documento, firmato di suo pugno, riassume le ragioni teologiche della necessaria fedeltà all’originale latino, precisando che il cambiamento della traduzione doveva avvenire accompagnato da una specifica catechesi ai fedeli. Per il Papa tedesco, il “per molti” conserva una concezione giusta della salvezza che lascia il credente la libertà di dire sì all’amore di Dio.

COME CELEBRA FRANCESCO

Le parole di Francesco riaprono ma non sembrano chiudere il dibattito. Del resto, lui stesso celebra messa utilizzando a seconda dei casi l’una o l’altra versione. Così a Cuba il 20 settembre 2015 ha utilizzato la formula spagnola “por todos los hombres”, ma a Washington, tre giorni dopo, sempre in spagnolo, ha pregato con un “por muchos”, più aderente al “pro multis” utilizzato nelle altre celebrazioni durante lo stesso viaggio apostolico dove il canone è stato letto in latino. E se venerdì per la messa in San Pietro ha usato la preghiera in latino con il “pro multis”, il giorno prima, al cimitero di Nettuno, utilizzando la stessa preghiera eucaristica ma in italiano, aveva usato le parole “per tutti”, la traduzione attualmente in vigore in Italia. In Argentina, dove l’attuale versione del Messale è stata promulgata nel 2009, quando il cardinale Jorge Mario Bergoglio era primate del Paese, si legge “por muchos”. Traduzione valida anche per Cile, Paraguay e Uruguay.

LE PAROLE DI BERGOGLIO DEL 2015

Con questo intervento, Papa Francesco prende dunque posizione? Non si può non ricordare che nel 2015 ai partecipanti al V Convegno nazionale della Chiesa italiana riuniti a Firenze disse: “Ben sapete che il Signore ha versato il suo sangue non per alcuni, né per pochi né per molti, ma per tutti”. Che suona differente rispetto alle parole utilizzate venerdì in San Pietro. Un’espressione, quella del 2015, che per il teologo Andrea Grillo – considerato uno degli ispiratori di una pretesa volontà di devolution liturgica dell’attuale pontificato – avrebbe sancito la “conclusione alle inutili discussioni sul pro multis, che avevano caratterizzato gli ultimi anni del pontificato di Benedetto XVI”.

SI RIAPRE IL DIBATTITO?

Ora Bergoglio sembra riaprire il dibattito. Che andrà incorniciato all’interno del suo motu proprio di settembre Magnum principium che spinge per il decentramento delle traduzioni liturgiche ed è stato visto da molti come un rovesciamento del precedente documento in materia, Liturgiam authenticam. Documento difeso dal prefetto del Culto divino, RobertSarah, che per avere depotenziato la novità introdotta da Francesco si è visto redarguire dal Papa con una sonora correctio paternalis. Un test sul singolo punto del pro multis sarà la traduzione del nuovo messale italiano, la cui pubblicazione è attesa da tempo. I vescovi conserveranno il “per tutti” attualmente in uso o sceglieranno una resa più letterale del canone della messa?





Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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