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La Santa Eucaristia brevi lezioni sulla Dottrina (2)

Last Update: 4/22/2018 12:35 AM
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12/7/2017 3:39 PM
 
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  23. Libera nos quaesumus


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XXIII – LIBERA NOS QUAESUMUS


A questo punto comincia quella parte della Messa che va sino alla seconda orazione che precede la Comunione. Quest’ultima è il mezzo adottato da Nostro Signore per riunire tutti gli uomini tra loro e farne un’unità completa ed armoniosa. Per questo, quando la Chiesa si vede forzata ad espellere dal suo seno uno dei suoi membri che s’è reso indegno d’appartenervi, lo scomunica, cioè non gli permette d’aver parte alla Comunione dei fedeli. Per esprimere quest’unione, la Chiesa, nostra Madre, vuole che la pace, risultato della carità che regna tra i fedeli, sia oggetto dun’attenzione tutta particolare. Si dispone, dunque, a chiederla nell’orazione che segue, e subito ci si darà il bacio di pace tra i fedeli (16), che esprimerà la loro mutua carità.

Nostro Signore disse nel Vangelo: «Se, presentando la tua offerta all’altare, ti ricordi che il tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì la tua offerta dinanzi all’altare, e va subito a riconciliarti col tuo fratello; allora potrai ritornare a fare la tua offerta» (Mt 5,23-24). La Chiesa si appropria completamente di questo desiderio di Gesù Cristo e si preoccupa in questo momento solenne di mantenere la pace e la carità tra tutti i suoi membri. Nelle Messe dei defunti non si da il bacio di pace, sempre per la medesima ragione che abbiamo esposto innanzi, ossia perché i morti hanno cessato d’essere sottomessi al potere della Chiesa e, di conseguenza, essa non può donar loro la pace: le nostre relazioni con loro sono completamente mutate.

Il sacerdote continua a sviluppare l’ultima domanda dell’orazione domenicale, dicendo: Libera nos, quaesumusDomine, abomnibus malis, praeteritispresentibus et futuris, “Fortificaci, o Signore, perché i nostri mali passati ci hanno lasciato in un lacrimevole stato di debolezza spirituale e siamo ancora come convalescenti. Preservaci dalle tentazioni che ci minacciano in questo momento e dalle afflizioni che ci opprimono, come pure dai peccati nei quali possiamo incorrere. Infine difendici da tutti i mali che possono capitarci in avvenire”. Et intercedente beata et gloriosa semper Virgine Dei Genitrice Maria, cum beatis Apostolis tuis Petro et Paulo, atque Andrea, et omnibus Sanctis. La Chiesa, avendo bisogno d’intercessori, non manca di rivolgersi alla Santa Vergine come pure ai santi apostoli Pietro e Paolo. Ma perché si aggiunge qui solamente sant’Andrea? Perché la Chiesa romana ha sempre avuto per quest’Apostolo una devozione particolare. Da propitius pacem in diebus nostris: ut, ope misericordiae tuae adjuti, et a peccato simus semper liberi, et ab omni perturbatene securi, “donaci, Signore, la pace nei nostri giorni, affinchè aiutati dal soccorso della tua misericordia siamo, innanzitutto, liberati dal peccato, e poi sicuri contro tutti gli assalti e tutti i lacci del maligno nemico”.

Tale è la magnifica orazione della pace che la santa Chiesa adopera in questo momento per tale mistero particolare della Santa Messa. Circa a metà di quest’orazione, quando il sacerdote dice: et omnibus Sanctis, fa il segno di croce con la patena, che sin dall’inizio tiene nella mano destra. Poi la bacia in segno di rispetto a questo vaso sacro, sul quale va a riposar il Corpo del Signore, perché non è mai permesso di baciare l’Ostia. Quindi, finita l’orazione, il sacerdote mette la patena sotto l’Ostia, scopre il calice, prende l’Ostia e, tenendola al di sopra del calice, la rompe nel mezzo, dicendo questa parte della conclusione: Per eundem Dominum nostrum Jesum Christum Filium tuum.
Ripone allora sulla patena la parte che tiene nella mano destra; rompe una particella dell’altra metà che tiene nella mano sinistra, dicendo: Qui tecum vivit et regnai in unitate Spiritus Sacti Deus. Allora pone ugualmente sulla patena la parte dell’Ostia che aveva nella mano sinistra, e, tenendo al di sopra del calice la piccola particella che ha staccata, dice a voce alta: Per omnia sacula saeculorum. Il popolo, approvando la sua domanda e aderendo ad essa, risponde: Amen. Allora, facendo tre volte il segno di croce sul calice con la particella che tiene sempre tra le dita, dice ad alta voce: Pax Domini sit semper vobiscum. E si risponde: Et cum spiritu tuo. La Chiesa non perde di vista la pace che ha domandato, e approfitta di quest’occasione per riparlarne.

Il sacerdote lascia allora cadere nel calice la particella che aveva in mano, mescolando così il Corpo e il Sangue del Signore e dicendo al tempo stesso:Haec commixtio, et consecratio Corporìs et Sanguinis Domìni nostri Jesu Christi, fiat accipientibus nobis in vitam asternam. Amen. Che cos’è questo rito? Che cosa significa la mescolanza della particela col Sangue che è nel calice? Questo rito non è dei più antichi, quantunque risalga a più di mille anni fa. Lo scopo che si propone è d’indicare che al momento della Risurrezione del Signore il suo Sangue si unì di nuovo al suo Corpo, rientrando nelle sue vene. Non bastava che la sua Anima tornasse ad unirsi al suo Corpo, bisognava, perché il Signore fosse completo, che anche il suo Sangue fosse nel suo Corpo. Nostro Signore, risuscitando, riprese dunque il Sangue che si trovava sparso sul Calvario, nel pretorio e nell’orto degli Olivi.
Facciamo qui notar un uso, bizzarro e azzardato, che s’è introdotto tra gli Orientali dopo la separazione. Terminata la Consacrazione, essi collocano sull’altare un braciere nel quale si mantiene costantemente un recipiente con acqua bollente, e di quando in quando si mescola una piccola quantità di quest’acqua al prezioso Sangue, avendo cura, però, di non alterare le sacre specie. Questa pratica si osserva solo dal secolo XIV.

Il termine consecratio, che dice il sacerdote recitando le parole che accompagnano l’atto di mescolare la particella dell’Ostia col prezioso Sangue, non deve intendersi nel senso di Consacrazione sacramentale; qui questa parola significa semplicemente “ricongiungimento di cose sacre”.


Un sacerdote risponde

La prima eucaristia attuata da Gesù è stata diversa da tutte le successive, sia da lui celebrate e da quelle celebrate dai suoi sacerdoti?

Quesito

Carissimo Padre Angelo
mentre ero a Messa l'altro giorno mi é venuta una domanda.
Nella S. Messa durante la consacrazione si fa il memoriale della passione e resurrezione di Gesù. Gesù ha istituito l'eucaristia prima che la sua passione fosse compiuta. Che significato ha avuto quindi la prima eucarestia?
Da lì poi ho cominciato a riflettere su tutte le altre successive volte che in cui Gesù ha comunicato i suoi discepoli, quando è apparso loro dopo la resurrezione. Possiamo dire che in questi casi Egli abbia celebrato il memoriale della sua passione e resurrezione?
In un certo senso la prima eucaristia è stata diversa da tutte le successive, sia quelle consacrate da Gesù che quelle consacrate dai suoi sacerdoti? 
Non intendo diversa nella sostanza, perché le credo tutte uguali, sono tutte il corpo e sangue di nostro Signore, ma nel significato.
Grazie infinite per il tempo che dedicherà nel rispondermi. Le assicuro un particolare ricordo davanti al tabernacolo.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. nell’enciclica Ecclesia de Eucharistia Giovanni Paolo II scrive: “L'istituzione dell'Eucaristia anticipava sacramentalmente gli eventi che di lì a poco si sarebbero realizzati, a partire dall'agonia del Getsemani. Rivediamo Gesù che esce dal Cenacolo, scende con i discepoli per attraversare il torrente Cedron e giungere all'Orto degli Ulivi. … Il sangue, che aveva poco prima consegnato alla Chiesa come bevanda di salvezza nel Sacramento eucaristico, cominciava ad essere versato; la sua effusione si sarebbe poi compiuta sul Golgota, divenendo lo strumento della nostra redenzione” (EE 3).

2. “Anticipava” e rendeva presente il sacrificio di Cristo.
Ecco quanto dice ancora Giovanni Paolo II: “«Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito» (1 Cor 11,23), istituì il Sacrificio eucaristico del suo corpo e del suo sangue. Le parole dell'apostolo Paolo ci riportano alla circostanza drammatica in cui nacque l'Eucaristia. Essa porta indelebilmente inscritto l'evento della passione e della morte del Signore.
Non ne è solo l'evocazione, ma la ri-presentazione sacramentale. 
È il sacrificio della Croce che si perpetua nei secoli.
Bene esprimono questa verità le parole con cui il popolo, nel rito latino, risponde alla proclamazione del «mistero della fede» fatta dal sacerdote: «Annunziamo la tua morte, Signore!»” (EE 11).

3. È da notare anche che nell’ultima cena quando Cristo ha istituito l’Eucaristia prima ha parlato e alla fine, dopo la cena, istituì il sacrificio.
Imbandì dunque due mense: quella della Parola e quella del sacrificio.

4. Nelle apparizioni pasquali si può dire con molti esegeti che Cristo abbia celebrato l’eucaristia nello spezzare il pane con i discepoli di Emmaus perché le parole usate dall’Evangelista “quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro” (Lc 24,30) sono le stesse di quelle usate per l’istituzione dell’Eucaristia.
Anche qui, se si tratta dell’Eucaristia, troviamo il medesimo schema: prima la mensa della parola, poi quella pane (il sacrificio).

5. Poco più di un secolo dopo San Giustino descrive come veniva celebrata l’eucaristia.
“Nel giorno chiamato «del Sole» (la nostra attuale domenica, n.d.r.) ci si raduna tutti insieme, abitanti delle città o delle campagne.
Si leggono le memorie degli Apostoli o gli scritti dei Profeti, finché il tempo consente.
Poi, quando il lettore ha terminato, il preposto con un discorso ci ammonisce ed esorta ad imitare questi buoni esempi.
Poi tutti insieme ci alziamo in piedi ed innalziamo preghiere sia per noi stessi… sia per tutti gli altri, dovunque si trovino, affinché, appresa la verità, meritiamo di essere nei fatti buoni cittadini e fedeli custodi dei precetti, e di conseguire la salvezza eterna.
Finite le preghiere, ci salutiamo l’un l’altro con un bacio.
Poi al preposto dei fratelli vengono portati un pane e una coppa d’acqua e di vino temperato.
Egli li prende ed innalza lode e gloria al Padre dell’universo nel nome del Figlio e dello Spirito Santo, e fa un rendimento di grazie (in greco: eucharistian) per essere stati fatti degni da lui di questi doni.
Quando egli ha terminato le preghiere ed il rendimento di grazie, tutto il popolo presente acclama: «Amen».
Dopo che il preposto ha fatto il rendimento di grazie e tutto il popolo ha acclamato, quelli che noi chiamiamo diaconi distribuiscono a ciascuno dei presenti il pane, il vino e l’acqua «eucaristizzati» e ne portano agli assenti” (Apologie, 65 e 67).
Anche qui dunque c’è il medesimo schema: prima la liturgia della parola, poi quella del pane o del sacrificio.

6. Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice: “Fin dal secondo secolo, abbiamo la testimonianza di san Giustino martire riguardo alle linee fondamentali dello svolgimento della celebrazione eucaristica.
Esse sono rimaste invariate fino ai nostri giorni in tutte le grandi famiglie liturgiche” (1345).

7. Il Concilio Vaticano II con la riforma liturgica ha voluto dare il giusto risalto alla liturgia della parola che precedentemente era prerogativa del celebrante e di chi poteva seguire la celebrazione col messalino.

Ti ringrazio del quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico. 
Padre Angelo






[Edited by Caterina63 1/31/2018 9:48 AM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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