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Chi è davvero Bergoglio? Non un attacco a Papa Francesco ma capire la persona Bergoglio.

Last Update: 11/23/2017 2:55 PM
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11/23/2017 2:54 PM
 
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   ricordiamo anche di cliccare qui per una raccolta di articoli atti a spiegare quando un Pontefice (non eretico) induce però e spinge all'eresia....



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Bergoglio: una carriera e le sue macerie – 2

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“Sono un po’ furbo, mi so muovere”, ha detto una volta di sé Bergoglio.  “Sa gestire molto bene i fili del potere”, ha confermato padre Eduardo de la Serna, del Segretariato di Cura per i poveri, che lo ha conosciuto bene.  Come e con quali metodi, lo ha spiegato Alejandro Brittos, un giornalista argentino che ha condotto un’inchiesta sul passato di Francesco, a cui ha dato il titolo: “Come l’“umile” Bergoglio preparò la scalata ai vertici della Chiesa”.   E’ un articolo da leggere integralmente,  perché è anch’esso a modo suo un referto. Ne  riporto l’essenziale:

Come provinciale della Compagnia gesuitica  e come rettore del Colegio Màximo di Buenos Aires,  “nel giro di poco tempo, il futuro papa poté esibire al resto della Compagnia e della Chiesa i suoi successi:  Mentre nel mondo il numero di giovani che aderivano agli studi sacerdotali diminuiva, nella provincia argentina andava crescendo”.

Solo che “alcuni dei novizi di allora ricordano con dolore quella tappa. In una lettera inedita che è stata scritta recentemente da due di loro si legge: “Esisteva una chiara politica di reclutamento dei giovani. Si aveva bisogno di loro per fondare una nuova provincia. […] Si approfittò dell’età vulnerabile di quei ragazzi, in realtà poco più che bambini, per fini personali”  – Con metodi di “ manipolazione degli affetti con l’obiettivo di influire nel comportamento”,   ragazzi spesso tredicenni venivano instradati al sacerdozio così: “Nella pratica, si cercava di fare in modo che i novizi perdessero i vincoli affettivi con le proprie famiglie, con gli amici e in generale con tutte le relazioni private”.

Metodi da Scientology, diremmo.

Che comprendevano  il culto della personalità di Bergoglio, ritenuto dai fedeli “un santo”,  soggiogati dalle auto-esibizioni i sulla  sua “umiltà” e  il  suo ascetismo.   “Durante le conversazioni cercava sempre di impressionarci con la sua grande umiltà e semplicità, ma allo stesso tempo ci dimostrava il suo potere. Come di passaggio, ci raccontava che questa o quella persona che occupavano posti rilevanti nella gerarchia ecclesiastica o del proprio Colegio li aveva sistemati lui”: e qui  a parlare è Alejandro Perez Esquivel, Nobel  per la Pace 1980, pacifista argentino, che è stato studente  al Colegio Maximo  negli anni in  cui non era più rettore.

Anche quando i superiori riuscirono ad allontanarlo  da quel posto, “benché formalmente non fosse più il direttore, per molti anni continuò a esercitare una influenza molto forte attraverso i suoi sostenitori”, spiega ancora Pérez: “Ci rendevano tutti conto che era ancora Bergoglio a comandare perché lui stesso lo faceva notare”.

Alla fine  di tanto successo, “alcuni dei novizi che erano passati per l’esperienza educativa [di Bergoglio]  si allontanarono dal sacerdozio. Qualcuno dovette addirittura affidarsi alle cure di uno psicologo a causa del danno subito”  ( Tipico: il narcisista lascia dietro sé non solo istituzioni devastate, ma vite psichicamente annichilite).     Ma lui era già lanciato verso l’ulteriore carriera.

https://www.ilreportage.eu/2017/07/lumile-bergoglio-preparo-la-scalata-ai-vertici-della-chiesa/

 

Come si comporta al potere

 

Questo basti a spiegare come  Bergoglio abbia continuato a far carriera, nonostante il  suo disturbo di personalità, gli evidenti disastri prodotti dalla sua leadership  e  la sua inadeguatezza anche culturale. Limitiamoci a ricordare  che il   narcisista patologico da una parte può atteggiarsi, per i suoi scopi, a “paterno, servizievole, simpatico”,  dall’altra ha  la sicurezza di sé  (spinta all’inverosimile), la capacità di farsi seguaci, e  di assumersi dei rischi, che sono le qualità che, nel nostro mondo,  sono proprio quelle  che servono ad “avanzare”.

Il punto è  che una volta ai vertici del potere, governare  è tutt’altro  paio di maniche.   Anche perché  egli non ha cercato il potere   allo scopo di “realizzare qualcosa di grande”  insieme agli altri.  Lo  ha voluto perché   “essere in posizione di  autorità assicura al narcisista un  flusso ininterrotto di soddisfazione narcisistica.  Nutrito  dal timore reverenziale, dalla subordinazione,  ammirazione, adorazione   ed obbedienza dei suoi sottoposti, il narcisista fiorisce”. Così il Sam Vaknin,  famoso psicologo aziendale, che ha scritto volumi sul pericolo rappresentato  per le imprese dall’ascesa di leader   con tale disturbo.  (Sam Vaknin, Malignant Self-Love, Barnes & Noble, 1995).

Un saggio di Sam Vaknin sul narcisismo malignante.

Anche lo psichiatra Otto  Kernberg,  la massima autorità sul narcisismo patologico, ha segnalato  lo stesso pericolo:

“Individui dalle relazioni interpersonali eccessivamente autoriferite e autocentrate, in cui grandiosità e sopravvalutazione di sé si uniscono ai sentimenti di inferiorità che sono eccessivamente dipendenti dall’ammirazione esterna, emotivamente poco profondi, intensamente invidiosi, insieme sprezzanti e profittatori nelle relazioni con gli altri. La grandiosità e l’egocentrismo smodato dei narcisisti contrasta in modo sorprendente con la facilità con cui diventano invidiosi. L’incapacità di valutare adeguatamente se stessi e gli altri li rende incapaci di empatia,  di scelte accurate nelle relazioni con le persone, che possono diventare tutte pericolose quando essi occupano posizioni elevate.

[…]  . Un’ altra conseguenza del narcisismo patologico è la spinta a  pretendere la sottomissione nei confronti del personale. Poiché i leader narcisisti tendono a circondarsi di  yes-men e di abili manipolatori che sfruttano i loro bisogni narcisistici, i membri più onesti, ma anche più critici, dello staff vengono messi da parte”.

Ciascuno  – specie i suoi sottoposti in Vaticano –   può valutare da sé fino a che punto Bergoglio abbia creato la propria corte di yes-men, sicofanti, adulatori e delatori; di devoti spesso sinceri ammiratori della sua “umiltà e carità”;  gente di sua fiducia a cui il  narcisista-capo affida “le politiche organizzative, le campagne di voci e disinformazione”, mantenendo con   questi “tirapiedi (sidekicks) un grado di separazione tale che, se colti in fallo, il narcisista li abbandonerà al proprio destino”  ( Richard Boyd, Narcissistic Leaders and their Manipulation in Group Dynamics,  Perth)


Questi “favoriti” sono peraltro i primi parafulmini delle scariche di rabbia irrefrenabile , in forma di maltrattamenti verbali o fisici, cui il capo narcisista si abbandona quando è in qualunque modo confrontato da critiche o sfide   alla sua superiorità. Ma  questi  scoppi di rabbia non sono nulla in confronto a quella che scatena contro le personalità “più  oneste  ma anche più critiche” nell’organizzazione che comandano, che “ha messo da parte”  ma che lo contestano sul piano intellettuale o morale.

Si veda il  cardinal Burke, e i cardinali che  gli hanno chiesto di rispondere  ai loro dubia.

“Critiche e disapprovazione sono interpretate da tali personalità” , scrive Vaknin.  non già  come un legittimo dibattito in una disputa intellettuale, bensì  “come la sottrazione sadica della soddisfazione narcisistica,  da  cui    sono pericolosamente dipendenti.  Sono personalità   la   cui stessa esistenza dipende dalla percezione che gli  altri hanno di loro”.

Si tenga presente che si  tratta di individui che – secondo i criteri diagnostici che consentono di distinguere questo malato da altri disturbati – Questi individui sono spesso invidiosi degli altri, o credono che gli altri siano invidiosi di loro (Criterio 8). Possono invidiare agli altri successi e proprietà, sentendo di meritare di più quei risultati, ammirazione o privilegi. Possono svalutare aspramente i contributi di altri, particolarmente quando quegli individui hanno ricevuto riconoscimento o lode per i loro successi.

Peggio:  “13. Si sente arrabbiato e contrariato se vede gli altri raggiungere successo o compiere buone azioni. (sic)  14. Si sente arrabbiato e contrariato nel vedere la felicità altrui.   Se le altre persone ricevono delle lodi e lui no, si sente amareggiato.  11. A volte prova a screditare le persone che ricevono dei riconoscimenti o lascia la scena se qualcuno riceve complimenti  perché contrariato.”

Ciò perché si  sente defraudato dell’ondata di rispetto e considerazione che  le persone migliori ricevono;   ha bisogno di averla  tutta solo per  sé,  insaziabile.  Egli infatti letteralmente “non esiste” se non  si specchia nell’ammirazione, o anche nel timore, delle persone circostanti – o dei  giornalisti, o dei fedeli.   Per  questo non può vivere   negli appartamenti papali “Diventa di cattivo umore se trascorre del tempo da solo  (criterio  31).






Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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