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Natale e quel Gesù Bambino di tutti e di nessuno sfruttato e strumentalizzato

Last Update: 12/23/2017 10:58 PM
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12/5/2017 8:54 AM
 
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Ricordando anche questo thread nel quale vediamo come oggi ci si vergogna di Gesù Cristo.... vediamo cosa sta accadendo al Suo Natale....


Gesù Bambino e il Suo Natale di tutti e di nessuno

Cantiamo allora, e capiamo bene, l’inno “Rorate caeli”, che è per eccellenza il canto gregoriano tra i più belli e significativi, del tempo d’Avvento. Il ritornello è tratto dal libro del profeta Isaia (45,8): «Stillate, cieli, dall’alto e le nubi facciano piovere la giustizia.»

Registriamo da anni una decadenza del Natale di Gesù Bambino che suona perfino come paradosso perché, se da una parte possiamo dire che questa Festa ha raggiunto “tutti i confini della terra”, e laddove è senz’altro una Festa in cui molti animi si calmano e molte anime si commuovono, dall’altra parte è sempre più evidente che – il Natale di Gesù Bambino – è diventata la festa di tutti e di nessuno, si esaltano i sentimenti, ci si adopera per fare regali, ma ciò che manca con sempre maggior evidenza è accogliere (convertirsi a…) quel Dio Bambino così come i Vangeli ce lo hanno raccontato e la santa Tradizione ci ha trasmesso.

Complice di un decadimento dell’esegesi e della pastorale natalizia è purtroppo anche la Chiesa stessa nei suoi Pastori – non quelli della Notte Santa – che del santo Natale di Gesù raccontano di tutto, fuorché della Sua prodigiosa Incarnazione nella Sacra Famiglia. Sono anni che assistiamo ad uno sfruttamento, e prostituzione dell’immagine natalizia asservita all’argomento del giorno trasformando, il Dio Bambino, in un oggetto ideologico compiacente alle mode del momento.

Non lincheremo le varie notizie per non fare ad essi pubblicità, ma voi stessi facendo un giro nel web non avrete difficoltà a trovare le prove di cui parliamo.

San Francesco di Assisi, quello vero, quando fu ispirato dallo Spirito Santo, quello vero, per dare vita alla realizzazione del Presepe, si disse che “pianse di gioia” tanta fu la commozione di aver potuto offrire ai suoi tempi la “Rappresentazione” di ciò che avvenne in quella Notte Santa; trasformare in qualcosa di visibile il contenuto dottrinale, fedele però alla sacralità dell’evento. Da allora l’arte, la letteratura e la musica furono messe a servizio dell’opera grandiosa e prodigiosa, dell’immenso Dono di Dio a noi “miseri peccatori”. Da allora, ogni Famiglia Cristiana si è sempre adoperata per mantenere vivo questo evento prodigioso dando vita, nel tempo natalizio, ad una serie di iniziative anche lodevoli come la carità e il sostegno, l’aiuto per i poveri e gli indigenti.

Bisogna ricordare poi che, in campo liturgico ed ecclesiale, il Tempo del Natale (con il Tempo di Avvento) era già un evento ricordato e vissuto all’interno delle comunità, fin dai primi secoli. Nel Tempo di Avvento, le comunità cristiane, vivevano un tempo di austerità e di forte PENITENZA… per arrivare al Natale di Gesù Bambino ben confessati e in stato di grazia per ricevere degnamente l’Eucaristia. Non a caso, anche nella chiesa ambrosiana, questo era un tempo come quello quaresimale.

Che cosa sta accadendo oggi? Non giriamoci troppo attorno: da circa cinquant’anni, il Natale di Gesù Bambino, è stato trasformato in un evento SOCIALE. E all’interno delle comunità sociali le luci degli alberi, le decorazioni, L’ESTERIORITA’ ha preso il sopravvento sull’interiorità e sulla conversione a Cristo.

Chi ha una certa età dovrebbe ricordare come nelle parrocchie si è data vita al “Natale a tema”…. ossia: “stanchi di udire la solita dottrina” (2Tim.4,1-5) si è cominciato a dare al Natale una immagine diversa sempre più associata all’argomento del giorno, al problema del momento sfruttando, del Divino Bambino e della stessa Sacra Famiglia, una immagine a seconda delle proprie idee ed opinioni.

Per farla breve e arrivare al cuore del problema, negli ultimi anni la situazione è precipitata. I negozianti rappresentano il Presepe a seconda del prodotto che devono vendere e, Gesù Bambino con Maria e Giuseppe, vengono sempre più rappresentati per raccontarci un’altra storia: quella della rivendicazione sociale, quella della rivendicazione ideologica, quella della rivendicazione dei diritti più assurdi e perversi.

Lo stesso malefico influsso lo hanno avuto, di rimando, le famiglie anche cristiane, o che tal dicano d’essere, trasformando il Natale di Gesù in una corsa ai regali, alle cene e cenoni, al divertimento – che poi è diventato un vero stress – rilegando solo in ultimo la visita a Gesù per la Messa di Natale, magari senza essersi confessati, magari senza aver abbandonato lo stato di peccato in cui si vive, magari portando come dono – al Divino Bambino – non la propria conversione  e il peccato abbandonato, ma piuttosto il proprio peccato quale DIRITTO al quale non si può rinunciare.

Così ci ritroviamo davanti Presepi che – messi perfino nelle navate delle chiese – un anno rappresentano Gesù Bambino dentro un gommone per dire che era un immigrato; altri che tolgono san Giuseppe per mettere con la Vergine Santa un’altra donna per rivendicare il diritto saffico; altri che tolgono perfino Maria per mettere un’altro uomo e dimostrare il diritto omosessualista; altri che hanno messo un cane al posto di Gesù Bambino…. qualcuno ha persino messo il papa regnante al posto di san Giuseppe… per non parlare dell’immagine dei Pastori adoranti trasformati in orde barbariche ideologiche atte a rivendicare i propri diritti, quei diritti inesistenti.

Assai ben lontani dal poetico Giovanni Pascoli (1855-1912) tratta dai Canti di Castelvecchio,  Le ciaramelle: “Nel cielo azzurro tutte le stelle; paion restare come in attesa;

ed ecco alzare le ciaramelle il loro dolce suono di chiesa;

suono di chiesa, suono di chiostro, suono di casa, suono di culla,

suono di mamma, suono del nostro dolce e passato pianger di nulla…”

Il tutto con il silenzio e – spiace dirlo ma tant’è… – il compiacimento delle gerarchie cattoliche. Anzi, spesse volte alcune iniziative discutibili sono nate, hanno avuto origine, proprio dalle indicazioni “pastorali” della nuova cultura post-conciliare dedita tutta a trasformare l’uomo nel “dio di se stesso”.

Fummo testimoni diretti, solo quattro anni orsono, di come in una diocesi il vescovo diede l’ORDINE affinché quel Natale specifico, non riguardasse gli eventi del Divino Bambino, ma impose che il tema avrebbe dovuto essere “GLI OCCHIALI DELLA FEDE“. Che cosa erano? In sostanza si pretese e si impose che, durante tutto l’Avvento, si insegnasse ai bambini del catechismo che la Fede ha “colori diversi”, perciò, in quattro incontri, bisognava aiutare i bambini a creare degli occhiali di cartone con vetri plastificati di colori diversi. Avete presente gli occhialetti usati per vedere le immagini tridimensionali, il 3D? Ebbene, attraverso questo si doveva arrivare ad insegnare che “ogni essere umano” vede il Natale con i propri colori che, tradotto, voleva significare che ognuno ha la fede che vede e, i colori diversi, stavano a significare quanto ciò fosse bello.

Fate un giro nelle parrocchie e andate a constatare di persona quante di queste, oggi, dedicheranno l’Avvento a catechesi mirate alla sana Dottrina sul Natale. Quante di queste parrocchie si dedicheranno davvero ad accogliere Gesù Bambino e, non piuttosto, a realizzare qualche progetto pastorale imposto dalle gerarchie.

E’ come per la storia dei Crocefissi rimossi dai luoghi pubblici. Ma scusate: è stata la gerarchia cattolica a rimuovere per prima il Crocefisso dagli altari delle chiese, come si fa allora a pretendere che ora,  gli orgogliosi laicisti, si debbano battere per difendere i Crocefissi nei luoghi pubblici? Così è per il Natale di Gesù Bambino. Avendo rimosso LA DOTTRINA DEL NATALE è evidente che il vuoto creato ad arte, venga riempito con qualcos’altro.

Il Natale di tutti e delle rivendicazioni più assurde, tranne che il Natale di Gesù Cristo!Questa è la triste ed avvilente realtà alla quale assistiamo. In una delle tante interviste fu chiesto a Benedetto XVI: perché questa sua insistenza a voler scrivere – non uno – tre libri sul Gesù di Nazareth? La risposta fu semplice e drammatica al tempo stesso. Benedetto XVI sottolineava la mancanza di cultura alla vera identità di Gesù di Nazareth, vedi qui, sottolineava l’abuso e lo sfruttamento della Sua immagine usata per tanti scopi fuorché per lo scopo più autentico, quello di capire che cosa è stata l’Incarnazione divina per gli uomini, e la conseguente identità del “Figlio dell’uomo, ma anche Figlio proprio di Dio e Dio stesso” che fu tema dei primi grandi concili per difenderne proprio l’identità, duramente attaccata da molte eresie. Eresie che tornano prepotentemente sotto nuova veste.

«E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc.18,1-8)… perché è questo il dono più grande che Gesù Bambino è venuto a portarci nella Notte Santa: LA FEDE, quella vera, quella che i santi Pastori manifesteranno nel più bel silenzio che non è stato un tacere, al contrario, è stato un “gridare” nel cuore la propria gratitudine al Messia che tutti attendevano, un gridare attraverso LO STUPORE E LA MAGNIFICENZA dell’evento prodigioso al quale fu dato loro di assistere.

Nel silenzio più sacro – questi santi Pastori – ci insegnano ancora oggi quale sia l’atteggiamento più corretto da assumere davanti a questo evento nel quale Cielo e Terra si sono uniti: il Cielo si è aperto e la Terra ha accolto il Redentore delle Anime. Cantiamo allora, e capiamo bene, l’inno “Rorate caeli”, che è per eccellenza il canto gregoriano tra i più belli e significativi, del tempo d’Avvento. Il ritornello è tratto dal libro del profeta Isaia (45,8): «Stillate, cieli, dall’alto e le nubi facciano piovere la giustizia.» Si tratta di una preghiera rivolta a Dio perché, per il popolo in esilio, vengano i tempi messianici della liberazione. La “Giustizia” che ci piove dal Cielo è Gesù Cristo, il Signore Iddio!

Riscopriamo il Natale di Gesù Cristo! Difendiamo la vera identità del Verbo Incarnato contro ogni annacquamento ed eresia, contro ogni strumentalizzazione e falsificazione, ribelliamoci contro ogni iniziativa pastorale, sociale o culturale che fosse, che possa svilire e bestemmiare la Divina Famiglia: Gesù, Giuseppe e Maria Santissima. Bisogna avere il coraggio di dire che: ogni attacco ed ogni strumentalizzazione della Divina Famiglia e del Verbo stesso Incarnato, Gesù Cristo, è un attacco alla Famiglia umana, alla Famiglia Cristiana, e viceversa quando si attacca la Famiglia umana è perché si vuole attaccare l’identità di Gesù Cristo, e a cominciare l’opera di questa distruzione fu proprio il protestantesimo di Lutero. All’interno del liberalismo luterano, infatti, troviamo le radici e le fondamenta delle nuove ideologie del nostro tempo, comprese quelle che riguardano la forma di un Natale sempre più LAICO E LAICISTA, LIBERISTA, contro la sana dottrina del vero Natale di Gesù Cristo squisitamente cattolico, anche se qualcuno ha cantato che “Dio non è cattolico”.

Per altri approfondimenti consigliamo i seguenti link:

1883 Patriarca di Venezia profetizza l’apostasia e la fine della Famiglia

Giorno per giorno verso Betlemme con Benedetto XVI prima parte

Giorno per giorno verso Betlemme con Benedetto XVI seconda parte

Giorno per giorno verso Betlemme con Benedetto XVI terza parte

Giorno per giorno verso Betlemme con Benedetto XVI quarta parte

Laudetur Jesus Christus






Focus

TRADIZIONI DIMENTICATE

  • L'albero di Natale è cattolico, non può annacquare la fede

    Addobbare l'albero di Natale, benché sia d'uso anche in piazza San Pietro dal 1982 (con san Giovanni Paolo II), è ancora visto come un uso protestante, o neopagano, contrapposto al presepe cattolico. Ma l'albero di Natale è una tradizione cattolica sin dall'VIII Secolo, introdotto da San Bonifacio, quando convertì i popoli germanici.

    CULTURA 16-12-2017

Addobbare l’albero di Natale è un segno di profonda devozione cattolica. Gli alberi sacri o magici erano certamente diffusi nella religiosità dei popoli precristiani, così come in parte lo era anche l’usanza di ornare le abitazioni con fronde di conifere, ma non è vero che la Chiesa - qui come in altri casi - abbia “subaffittato” i culti pagani.

Il simbolismo dell’albero è infatti biblico e autonomo rispetto alla tradizione precristiana. Nell’Eden, Dio pone «[...] l’albero della vita in mezzo al giardino» accanto all’«[...] albero della conoscenza del bene e del male» (Gn 2, 9; cfr. anche Ap 2, 7). Il medesimo concetto torna nell’Albero di Jesse, dal nome del padre del re David, e si palesa nella forma della genealogia di Gesù. Quindi, ciò che è iniziato nell’Eden si conclude con l’albero sacro per eccellenza, la Croce, che, sovrapponendosi alla genealogia dell’Albero di Jesse e all’albero dell’Eden, si rivela essere l’axis mundi e l’ermeneutica di tutta la storia sacra.

Quando i missionari incontrarono i popoli celtici e nordici che adoravano gli alberi sacri richiamandosi agli alberi cosmici (il frassino Yggdrasill, per esempio, presso i norreni), ne utilizzarono il simbolismo per annunciare la Croce redentrice. E come i pagani decoravano e accendevano luci sugli alberi (Lichterbaum) all’inizio dell’inverno, dove il buio è più intenso, per propiziare la rinascita del mondo con il ritorno del Sole al termine della notte, così la Chiesa ha visto la Trinità nella forma triangolare dell’abete sottolineando con esso che nel momento più oscuro la luce non è di là da venire, ma è già qui e ora con la nascita di Cristo, il vero sempreverde.

Il monaco benedettino Wynfrith (680 ca.-754), nato del regno del Wessex, fu un grande protagonista delle favolose missioni anglosassoni presso i popoli germanici in Frisia, Assia, Turingia, Baviera e Alemannia. Nel 722 fu nominato vescovo e legato pontificio da Papa san Gregorio II (669-731), ed è noto con il nome latinizzato di Bonifacio, santo e martire. Nel 723 (o nel 724), prese la decisione clamorosa di abbattere la quercia che svettava vicino al villaggio di Geismar, oggi sobborgo della città di Fritzlar in Assia, consacrata dai Catti, la popolazione germanica del luogo, al culto di Donar, il dio del tuono, quello che per gli scandinavi è Thor. Così facendo, sventò i sacrifici umani che i pagani stavano per consumare in quel luogo. Quando i pagani videro che il dio del tuono non reagiva all’ascia del santo, piegarono il ginocchio a Gesù. Dal tronco della quercia, già nota ai pagani come Donares Eih, Bonifacio ricavò il legname con cui fece costruire una cappella a Fritzlar, dedicandola a san Pietro. Dietro il moncone della quercia abbattuta spuntava un giovane abete, un sempreverde come la vita che non muore, e san Bonifacio volle fosse chiamato l’albero di Cristo bambino, istruendo il popolo a radunarsi attorno a esso, ma non nei boschi bensì nelle proprie dimore. Era tempo di Avvento, l’albero di Natale era nato.

Usanza del Natale, oltre all’albero, è l’agrifoglio. Anch’esso era venerato dai popoli precristiani, ma che direbbero i neopagani di oggi e gli adepti della Wicca che ne fanno ghirlande “di stagione” se ricordassero che la Chiesa ne consigliò l’uso simbolico indicando nelle sue spine quelle che infersero ferite profonde al capo di Gesù, nelle sue bacche rosse le gocce del Preziosissimo Sangue che sgorgò a fiotti e nei suoi fiori bianchi candidi la purezza della Madonna?

La vigilia di Natale, il 24 dicembre, è il giorno della memoria liturgica dei santi progenitori Adamo ed Eva. Nel Medioevo tedesco si organizzavano i “Giochi di Adamo ed Eva”, rappresentazioni sacre per ricordare la caduta e la redenzione. Gli abeti sui sagrati delle chiese, ricordando l’Albero della vita dell’Eden, venivano decorati con mele rosse a memoria del peccato originale (in seguito vennero adoperate anche delle ostie per simboleggiare la vittoria sul peccato). Le mele sono diventate palline quando, a fine Ottocento, a Meisenthal, nella Mosella francese, scarseggiando le mele, i vetrai ne confezionarono di artificiali; e il rosso è natalizio per questo (oltre che per san Nicola di Myra, l’unico vero Santa Claus, il quale vestiva il rosso dei vescovi), non perché regalare biancheria intima di quel colore “porta bene”.

A volte crediamo di sapere quel che non sappiamo, e così imputiamo la diffusione dell’albero di Natale al protestantesimo, che ha finito per emarginare il presepe cattolico. Ma presepe e albero sono stati fianco a fianco per secoli prima della Riforma, e semmai i protestanti ne avessero fatto un uso ideologico anticattolico la colpa non è certo dell’albero. Vero, il simbolismo dell’albero decorato è un po’ meno evidente di quello del presepe magnificato da san Francesco, ma questo solo perché l’uomo di oggi si lascia scorrere la vita addosso senza fermarsi a chiedere, a indagare. Dimenticato se stesso, ha ovviamente scordato anche il senso delle proprie belle usanze. Ma la Chiesa è lì anche per quello. Così, dal 1982, un albero di Natale svetta (vicino al presepe) in Piazza San Pietro voluto da Papa san Giovanni Paolo II (1920-2005). Papa Benedetto XVI l’albero decorato lo ha definito «significativo simbolo del Natale di Cristo, perché con i suoi rami sempre verdi richiama il perdurare della vita» (discorso alla delegazione ucraina per la consegna dell’albero di Natale in Piazza San Pietro del 16 dicembre 2011) e Papa Francesco lo ha salutato dicendo: «Ogni anno il presepe e l’albero di Natale ci parlano col loro linguaggio simbolico. Essi rendono maggiormente visibile quanto si coglie nell’esperienza della nascita del figlio di Dio» (saluto alle delegazioni che hanno donato il presepe e l’albero di Natale per Piazza San Pietro del 7 dicembre 2017).

L’albero di Natale è cattolico. Chi pretende di usarlo per anestetizzare la Nascita celebrata dal presepe con un “buone feste” qualsiasi si copre ridicolo. Diciamogli di smettere.


[Edited by Caterina63 12/16/2017 2:27 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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