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Che cosa è la Mistagogia

Last Update: 1/2/2018 10:52 PM
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1/2/2018 10:46 PM
 
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ANALISI MISTAGOGICA DELLA PRIMA PREGHIERA DI ASSOLUZIONE


La fonte, o la radice, di ogni peccato è la dimenticanza o l’ignoranza di Dio e delle verità battesimali, come abbiamo esaminato, ma la realtà in cui il peccatore vive è l’alienazione. La vita nel peccato rappresenta un’alienazione da Dio e dalla parte sana di noi stessi.
La prima preghiera di assoluzione rappresenta un’ottima mistagogia sull’alienazione prodotta dal peccato "fontale". Essa così è formulata:
" Dio che per mezzo del profeta Natan ha perdonato a Davide che aveva confessato le proprie colpe; che ha perdonato Pietro che piangeva amaramente il suo rinnegamento, e la prostituta che bagnava di lacrime i suoi piedi; che ha perdonato il pubblicano e il prodigo; Dio stesso per mezzo di me peccatore, perdoni te nel secolo presente e in quello futuro, e ti faccia comparire irreprensibile davanti al suo tremendo tribunale; Lui che è benedetto nei secoli dei secoli. Amín ".
Abbiamo detto che la metánoia richiede la coscienza dello stato di peccato, quali personaggi biblici potrebbero allora esprimere meglio tale stato se non quelli su citati?
Davide: rappresenta l’alienazione dal potere come servizio. Egli abusando del suo potere di re, è diventato adultero e omicida (cf. 2 Sam 11-12)
Pietro: rappresenta l’alienazione dalla fede-fiducia e i compromessi col mondo. Rinnegando il suo Signore, si è alienato nella paura. Ha avuto spavento di testimoniare il Cristo, perché non ha avuto fiducia in Lui. Si è alienato dalla vera testimonianza (cf. Mt 26, 69-75).
La prostituta: rappresenta l'alienazione dell’eros-amore; l'immaturità nell'amare e la perdita della coscienza della dignità del proprio corpo come tempio di Dio (cf. Lc 7, 36-50).
Il pubblicano (Zaccheo): rappresenta l’alienazione del cuore nell’idolatria del denaro; lo sfruttamento del prossimo (cf. Lc 18, 9-14).
Il figlio perduto: rappresenta l’alienazione nella falsa emancipazione; il permissivismo; la sregolatezza; l'abuso della libertà (cf. Lc 15, 11-32) (35).
Tutta l'opera di Dio, nell'Antico e nel Nuovo Testamento, altro non è allora se non la ricerca dell'uomo, fino al suo ritrovamento. L’uomo è un "ricercato –ritrovato"! Un alienato che ritorna in sé e quindi in Dio (cf. Lc 15, 17).
L'atteggiamento veterotestamentario di Dio nei confronti di Israele che si perde, peccando di idolatria, è quello di uno sposo tradito che esige giustizia (cf. Ez 16, 38; Os 2,4 ecc.), un padre che punisce e quindi reintegra nella sua comunione (Ger 3) ma anche quello di un pastore che cerca le sue pecore, e che ne ha cura (Ez 34, 11-16).
L'atteggiamento di Gesù nel Nuovo Testamento non è mutato ma perfezionato. Non è più lo sposo ingelosito dal tradimento della sua sposa, o il padre che ferisce e che risana, o il pastore che ha cura del suo gregge; è colui invece che viene piagato per la sua sposa, che purifica col suo sangue (cf. At 20,28 e paralleli); è colui che attende il figlio perduto e sta in ansia per la sua sorte, e una volta ritrovatolo gioisce più per lui che per l’altro figlio che non s’è mai mosso di casa (cf. Lc 15, 11-32); è l’agnello che prende su di sé il peccato del mondo (Gv 1,36) ; è colui che va in cerca della pecora smarrita, e che fa festa quando la ritrova (Lc 15, 1-7); è colui che è venuto nel mondo, non per condannarlo, ma per salvarlo (Gv 3,17).
La sua missione è di addossarsi i nostri peccati e le nostre malattie e di distruggerli, distruggendo se stesso sul legno della Croce (cf. Is 53, 4-7 e paralleli).
L'esperienza personale ci dimostra che aver rinunziato a satana, aver aderito a Cristo, aver creduto in Lui, aver ricevuto lo Spirito, essere stati nutriti con le carni immacolate dell'Agnello, non ci hanno assicurato automaticamente e magicamente la salvezza: la dimenticanza, che genera il peccato, è sempre in agguato nella realtà quotidiana. 
La fedeltà giurata a Dio costa. La perseveranza nella fedeltà è faticosa. La dimenticanza e l’ignoranza di Dio si riscontrano abitualmente nella vita dei cristiani.
Bisogna riconoscere la nostra incoerenza e la nostra malattia, e ricorrere, come ci esorta a fare il Crisostomo, alla clinica dell'anima: la Chiesa, per ricevere la medicina della remissione dei peccati (36).
Il Signore Gesù ha previsto il muro tenebroso che avrebbe penosamente oscurato lo splendore del mistero del Battesimo, e ha voluto, che il perdono dei peccati si perpetuasse nei secoli, fino alla sua venuta nella gloria. 
Agli Apostoli, che si sono resi colpevoli d’aver abbandonato il Maestro nei suoi tormenti, egli risorto, volge loro il saluto pasquale: " Pace a voi " (Gv 20,19). E affida ad essi il potere incondizionato di rimettere i peccati e di offrire la pace ai peccatori: " Ricevete lo Spirito Santo, a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi " (Gv 20, 22 - 23).
La pace è frutto, dunque, della presenza del Risorto tra gli apostoli, e la stessa pace è frutto della presenza di Dio nell’anima nostra. Dove c’è la coscienza della presenza, lì non c’è la dimenticanza. E dove non c’è dimenticanza non c’è peccato, perché l’attenzione, anche inconsapevolmente, sarà sempre rivolta a Dio.

CAPITOLO VI

LA MISTAGOGIA DELL’UNZIONE DEI MALATI

" Signore, colui che tu ami è ammalato! " (Gv 11, 3), è il grido supplice che da tutta la Chiesa continuamente sale al Dio filántropo, a favore delle sue membra sofferenti. Ed egli risponde a questa implorazione con la confortante risposta: "Io verrò e lo curerò " (Mt 8, 7).
Nel corso della vita, prima o poi, la sofferenza bussa alla porta di ogni uomo. Essa è una realtà ineluttabile, un disordine subentrato nella natura, creata buona da Dio. 
" Dio - afferma la Sapienza – non ha creato la morte e non gode della rovina dei viventi… La morte (e quindi la malattia) è entrata nel mondo per invidia del diavolo " (Sap 1,13. 2,24 a).
La missione di Gesù nel mondo è stata, e lo è tuttora, quella di distruggere il regno del demonio, instaurando il "Regno di Dio", e di riscattare coloro che appartengono al regno della morte. La cura degli ammalati fa parte di questa instaurazione del Regno e di questa liberazione. 
Infatti, durante il suo ministero pubblico, il Signore ha avuto cura degli infermi o personalmente: "Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: "Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie" " (Mt 8, 16-17); o tramite gli Apostoli, ai quali ha dato il potere di cacciare i demoni e curare le malattie, essi mandati in missione nel suo Nome: "predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano "(Mc 6, 12-13). 
E’ significativo il segno dell’unzione dei malati con l’olio compiuto dagli apostoli, benché riportato dal solo Marco, in esso la Chiesa tutta ha intravisto un preludio del sacramento dell’Euchélaion, esplicitato da San Giacomo. L’Apostolo invita a ricevere l'unzione in caso di malattia: " Se qualcuno di voi è ammalato, chiami i presbiteri della Chiesa, ed essi preghino su di lui, dopo averlo unto con olio nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà l'ammalato; il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati. Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti " (Gc 5, 14-16).
La cura dei malati da parte della Chiesa ha dunque radici scritturistiche e non è un’invenzione dei secoli successivi, come alcuni hanno affermato. Essa è sempre rimasta viva nella tradizione della Chiesa d’oriente e d’occidente, grazie al Mystêrion dell’olio santificato dallo Spirito per la guarigione. "Ora l’olio, dice S. Cirillo d’Alessandria, fa riposare il corpo stanco e produce insieme la luce e la gioia. L’olio dell’unzione figura la misericordia di Dio, la guarigione delle infermità, la luce del cuore. Cose tutte le quali sono il frutto della preghiera"(37).
Il rito dell’unzione non è nato così come la tradizione sacramentaria della chiesa d’oriente ce lo trasmette. Inizialmente consisteva nella semplice benedizione dell’olio e dell’acqua e l’unzione accompagnata dalla preghiera da parte del Vescovo, assistito dal presbitero e dal diacono, così come prevedeva l’Eucológio di Serapione.
In seguito il rito si è arricchito di preghiere e di lezioni della Scrittura, fino ad assumere l’attuale struttura settenaria, ossia di sette sacerdoti concelebranti, sette pericopi dell’Apóstolos e dell’Evangelo, sette preghiere e sette unzioni.
Cosa è dunque l'Unzione dei malati secondo la tradizione liturgica bizantina: un rito magico o una espressione di fede di tutta la Comunità? Una unzione "ultima", quando l'ammalato magari non è più cosciente o una certezza che l'uomo nella sua malattia non è solo, ma accanto a sé ha la Chiesa tutta, con la sua fede e con la sua potente intercessione? (38). Dio agisce se l'uomo è disposto ad accogliere la divina Grazia che lo sana. Il ministero della Chiesa è impotente davanti alla richiesta dell'ultimo minuto o davanti alla disperazione che accompagna l'entrata in casa dei sacerdoti o del sacerdote per l'unzione (39). 
Bisogna dire che, una tal concezione negativa del sacramento, è frutto, ancora una volta, di una mancata mistagogia e di una interpretazione erronea del sacramento dei malati. L'unzione non è un viatico quindi non è conveniente darla ai moribondi, a questi bisogna assicurare l'aiuto a ben morire, per mezzo dell’assoluzione dei peccati e dell’Eucaristia. In quest'ottica l'Unzione acquista un significato che le è proprio fin dal principio: " Unzione per la guarigione e non per la morte ". Essa infatti, come si è visto, nacque nella Chiesa vivente Gesù, con lo scopo non di procrastinare all’infinito la morte, bensì di curare gli infermi, ed Egli continua ancor oggi la sua opera come ai suoi tempi e ai tempi apostolici, grazie al ministero dei sacerdoti. " In questo segno si condensa, dunque, tutta l’attività caritativa della Chiesa, che non è, perciò, pura assistenza o filantropia, ma atto sacro, liturgia, testimonianza dell’amore, del Regno di Dio e della sua salvezza " (40).
" La guarigione è chiesta non come un fine in se stessa, bensì nel quadro del pentimento e della salvezza. La vita - quella vera, l'eterna - non finisce con la morte dell'uomo. Qualunque sia l'esito della malattia, la guarigione o la morte, l'uomo ha bisogno di pentirsi e ha bisogno del perdono divino.
Questa è la vera guarigione" (41).
La Chiesa, con il sacramento dell’Euchélaion, non intende prendere il posto del medico o della scienza; ma intende semplicemente rimettere l'uomo sofferente e angosciato nell'amore e nella vita di Dio che è il senso della nostra esistenza su questa terra (42).
In tal modo la Chiesa può ridare la salute all'ammalato o perlomeno ridargli coraggio, un aumento di forze, la necessaria sopportazione delle malattie, l'accettazione delle sofferenze in unione con le sofferenze del Cristo, per completarne misteriosamente la Passione a beneficio della intera umanità, nella propria carne (cf. Col 1, 24) .
" In Cristo, tutte le cose hanno un senso: la gioia come la sofferenza, la salute come la malattia, la vita come la morte. Tutto può essere un cammino verso la Vita. L'uomo viene chiamato, aiutato ad andare incontro a Dio con fiducia, come un uccello si slancia nell'aria o un pesce nell'acqua, e a continuare a cantare la sua Gloria, sia quaggiù se ricupera la salute, sia nella vita che verrà.
L'uomo viene chiamato a cantare la Gloria di Dio e anche a dire: "abbi pietà di me, peccatore", in un atteggiamento di sottomissione alla volontà del Signore, con fiducia e con umiltà aspettando tutto dalla misericordia divina ". (43).

 

ANALISI MISTAGOGICA DEL RITO DELL’UNZIONE DELL’OLIO SANTO DA CELEBRARSI, IN CHIESA O IN CASA, DA SETTE SACERDOTI.

La parola greca Euchélaion deriva dal sostantivo euchê: preghiera e dal sostantivo élaion: olio, significa dunque: preghiera sull'olio, preghiera con l'olio, preghiera e olio.
Si può prendere la terza accezione come rappresentativa del sacramento, che è composto di preghiera e di olio.
Il rito dell'unzione nella Chiesa Bizantina è uno dei più lunghi e complessi, paragonandolo agli altri riti dei sacramenti, se invece lo si considera nel suo complesso esso appare armonioso e, benché lungo, adatto alla necessità del momento: la guarigione attraverso la intercessione e l'Unzione della Chiesa intera, rappresentata dal numero sette, il numero dei presbiteri celebranti, il numero delle unzioni, il numero delle preghiere sull'ammalato, il numero delle pericopi dell'Apóstolos e dell’Evangelo.
La struttura è la seguente:
Preghiere introduttive con l’incensazione
Recita dei salmi 142 e 50 con alcuni tropari
Canone (lunga serie di inni divisi in 9 odi)
Litania diaconale e consacrazione dell'olio
7 brani di Epistole – 7 di Vangeli - ciascuno seguito da una Litania breve - 7 preghiere sull'ammalato – 7 unzioni con la medesima preghiera
Imposizione dell’Evangelo sul capo dell’ammalato 

Preghiera di remissione dei peccati
Conclusione.

Analizziamo il rito e i contenuti.
La rubrica dice: " Su di un tavolo vengono posti: il Santo Evangelo, un piatto con del grano con in mezzo una lampada vuota e una bottiglia di olio che poi verrà versato nella lampada insieme a dell’acqua o del vino. Nel grano saranno infissi, mediante bastoncini, sette batuffoli di cotone che serviranno per le unzioni dei malati o del malato. I sacerdoti, indossato l’epitrachílion e il felónion (stola e casula), tenendo in mano una candela accesa, si dispongono attorno al tetrapódhion (tavolo). Il sacerdote che presiede incensa il tavolo tutt’intorno, la chiesa o la casa e il popolo. Poi, rivolto a oriente, davanti al tavolo, dice la benedizione solita dei riti non eucaristici: 
"Benedetto il nostro Dio, in ogni tempo, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amín" ".
Seguono le preghiere comuni: il Trisájion , la preghiere alla Trinità e il Padre nostro. Il salmo 142 e i tropari penitenziali, quindi il salmo 50 e il Canone.
Soffermiamoci sul Canone. L’acrostico dato dalla prima lettera di ogni tropárion, eccettuati i Theotokía di ogni ode, dice che è composizione di Arsenio. Le Odi sono otto (mancando come al solito la seconda), di cinque tropari ciascuna. 
Tutta la composizione poetica si impernia sul concetto di olio e di misericordia che in greco hanno la stessa radicale. Sono degni di nota alcuni elementi interessanti presenti nei tropari: la fede sull’origine divina del sacramento: "Nella tua compassione, o amante degli uomini, hai ordinato agli apostoli di compiere la tua sacra unzione suoi tuoi servi infermi…" (Ode I). "Tu che hai ordinato che gli infermi chiamassero i tuoi divini sacerdoti per essere sanati, o Filántropo, con la preghiera e l’unzione coll’olio, salva con la tua misericordia quest’infermo" (Ode IV); l’unzione dell’olio è un sigillo-sfragís, cioè qualcosa di permanente che conferma e rende visibile l’azione invisibile della divina grazia (cf. Ode VI ), " Il tuo sigillo, o Salvatore, è spada contro i demoni e fuoco che consuma le passioni delle anime per mezzo della preghiera dei sacerdoti…" (Ode VII) ; l’unzione è una visita del Signore all’infermo: "O, Salvatore, ci siamo riuniti per amministrare con fede l’unzione dell’olio a questo tuo servo, che ti preghiamo di visitare " (Ode VIII); l’olio sanando, conduce l’ammalato alla riconoscenza (cf. Ode VIII).
Terminato il Canone e le Lodi, il Diacono canta la litania, nella quale si chiede la santificazione dell’olio e dell’ammalato. Quindi il Sacerdote versa nella lampada olio e vino. La rubrica dice che si può mettere nella lampada acqua al posto del vino. Noi propendiamo per il vino, non tanto perché così usa fare la Grande Chiesa (di Costantinopoli) ma per il significato che il Signore ha dato ad esso nella parabola del buon Samaritano, che sarà subito dopo proclamata (cf. Lc 10, 25-37). Poi recita la prima preghiera di santificazione dell’olio.
La prima preghiera della consacrazione dell’olio è molto chiara riguardo la finalità del sacramento: l’olio santificato dal Signore diventerà per coloro che ne saranno unti con fede: guarigione e liberazione da ogni sofferenza, da ogni malattia del corpo, da ogni macchia della carne e dello spirito e da ogni altro male, perché in questo siano glorificate le sante persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Segue il canto di alcuni tropari a Cristo, a S. Giacomo, a S. Nicola, a S. Demetrio, a S. Panteleímon, ai santi anárgiri Cosma e Damiano, a S. Giovanni Apostolo, alla Madre di Dio. 
Terminato il canto dei tropari si iniziano le letture e le unzioni. La prima lettura è la pericope di S. Giacomo: 5,10-16 letta dal diacono e la pericope del Vangelo di Luca: 10, 25-37 letta dal primo presbitero. Dopo la piccola ektenía il primo presbitero recita la prima preghiera di guarigione. 
C’è da dire che a prima vista la prima parte di questa preghiera sembra una ripetizione della prima preghiera di benedizione dell’olio. Non è così! La prima preghiera di benedizione dell’olio, infatti, è una preghiera impetratoria, di supplica, come avviene per i doni posti sull’altare che aspettano di essere consacrati: si chiede la santificazione dell’olio " perché diventi olio santificato per la guarigione e la liberazione da ogni sofferenza ". Mentre la seconda preghiera è epicletica in quanto si chiede al Padre di inviare lo Spirito affinché consacri l’olio e questo diventi pneumatoforo cioè: portatore dello Spirito, ripieno dello Spirito, e dunque sia lo Spirito a ungere l’ammalato per mezzo dell’olio. Nella prima preghiera si ricorda la funzione dell’olio santo, nella seconda, invece, si ricorda l’azione dello Spirito che è il vero agente, non solo in questo, ma in tutti i sacramenti. Lo stesso Simeone di Tessalonica insiste sulla doppia orazione di benedizione perché, afferma: "è ciò che ritroviamo in tutti gli altri "Misteri"" (44). Noi sosteniamo, dunque, che le due preghiere siano recitate entrambe e che ad esse si diano due diversi significati.
La rubrica dice che questa preghiera può essere interrotta dopo le parole "del Regno dei cieli" , dall’ekfónisis: "Poiché a Te appartiene il regno…". Qui non siamo d’accordo perché la preghiera è una stupenda anamnesi delle meraviglie che Dio ha compiuto per la salvezza dell’uomo, ed è dunque un luogo privilegiato per un’ottima mistagogia sull’amore misericordioso di Dio e sulla sua paterna provvidenza. Essa rispecchia la preghiera della santificazione delle acque il giorno dell’Epifania. 
"O Santo dei santi, eterno Iddio, che hai mandato il tuo Figlio unigenito a guarire ogni malattia ed ogni infermità delle anime e dei corpi nostri, manda il tuo Santo Spirito e santifica quest’olio, e fa che sia per il tuo servo (…), che con esso viene unto, di piena liberazione dai peccati e di conseguimento del Regno dei Cieli. Tu infatti sei Dio grande ed ammirabile, che mantieni fede al testamento ed usi misericordia con chi ti ama; che concedi la liberazione dai peccati per mezzo del tuo Figlio Gesù Cristo, e ci hai rigenerato dal peccato; che illumini i ciechi e rialzi i caduti; che ami i giusti ed hai compassione per i peccatori; che ci hai liberati dalle tenebre e dall’ombra della morte e hai detto a quelli che erano in catene : Uscite! E a quelli che erano nelle tenebre: Venite alla luce! Infatti è brillata nei nostri cuori la luce della conoscenza del tuo Unigenito, da quando per noi è apparso sulla terra ed ha vissuto tra gli uomini.
A quanti l’hanno accolto ha dato la potestà di divenire figli di Dio; ha concesso la figliolanza per mezzo del lavacro della rigenerazione, e ci ha sottratti dalla tirannia del demonio; poiché non ha voluto purificarci coll’aspersione del sangue, ma con l’unzione dell’olio ci ha dato la figura della sua croce per farci gregge di Cristo, sacerdozio regale, nazione santa, e ci ha purificati coll’acqua e santificati con lo Spirito Santo. Tu, Sovrano Signore, dà la grazia per questo tuo ministero, come la desti al tuo servo Mosè, e a Samuele, da te amato, e a Giovanni, il tuo eletto, e a tutti quelli che a Te sono stati accetti di generazione in generazione. Così fa che anche noi diveniamo ministri del Nuovo Testamento del tuo Figlio, per l’unzione santificante di quest’olio. Divenga, o Signore, quest’olio, olio di allegrezza, olio di santificazione, veste regale, corazza di potenza, allontanamento di ogni azione diabolica, sigillo non soggetto ad insidie, gaudio del cuore, letizia eterna, affinché quelli che vengano unti con quest’olio della rigenerazione, siano temibili ai nemici, e risplendano nella gloria dei tuoi santi, senza macchia o ruga, e siano accolti nel tuo riposo eterno e ricevano il premio della celeste chiamata. Poiché a te appartiene, o Cristo Dio nostro, l’avere misericordia di noi e salvarci, e noi rendiamo gloria a te: Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amin".
Terminata questa preghiera mistagogica di guarigione, il primo sacerdote recita la preghiera comune dell’unzione: " Padre Santo, medico delle anime e dei corpi…" ungendo l’ammalato a forma di croce sulla fronte, sulle narici, sulle guance, sul mento, sul petto, sul palmo e sul dorso delle mani, sui piedi e se è possibile su tutto il corpo. I vari Eucologi a riguardo non sono d’accordo. Noi crediamo che tutto il corpo dovrebbe essere unto e non solo le parti dei cinque sensi, essendo state unte, queste, il giorno del santo Battesimo.
Questa preghiera sarà ripetuta da ogni sacerdote, mentre unge l’ammalato, dopo la lettura del Santo Evangelo.
Terminata l’unzione si proclama nuovamente la parola di Dio: l’Epistola dal diacono e l’Evangelo dal sacerdote. Ecco qui di seguito gli altri brani scritturistici:
II Rm 15, 1-7 e Lc 19,1-10 
III 1Cor 12, 27-13, 8a e Mt 10, 1.5-8
IV 2Cor 6, 16-7,1 e Mt 8, 14-23 
2Cor 1, 8-11 e Mt 25, 1-13
VI Gal 5,22-6,2 e Mt 15, 21-28 
VII 1Ts 5, 14-23 e Mt 9, 9-13.

Finite le unzioni, se l’infermo è in grado di camminare si pone in mezzo ai sacerdoti, altrimenti questi si pongono attorno al suo letto. Il primo dei presbiteri pone l’Evangelo aperto sul capo dell’ammalato e gli altri impongono le mani, quindi recita la preghiera del perdono: "O Re santo".
Terminata questa preghiera l’infermo bacia l’Evangelo e quindi ha luogo il congedo. 
Perché si pone l’Evangelo sul capo dell’ammalato? Il perché è contenuto nella preghiera che si recita accompagnandone il gesto: "O Re santo, pieno di pietà e di misericordia, Signore Gesù Cristo, Figlio e Verbo del Dio vivente… non impongo la mia mano peccatrice sulla testa di questi… ma stendi la tua mano forte e potente, che è in questo tuo santo Evangelo". E’ dunque il Signore che sana e perdona, tramite il ministero della Chiesa e la sua presenza misteriosa nel libro degli Evangeli (45).
Alla fine della nostra trattazione, possiamo chiederci se è sempre conveniente usare il Rito dell’Olio degli Infermi completo. Diremmo di si, se esistono le condizioni di vera preghiera e non di affettazione e di corsa. Se i sacerdoti hanno il dovere, al pari degli Apostoli, della preghiera e della predicazione (cf. At 6,4),non si vede la ragione di non celebrare l’Euchélaion come la Chiesa comanda. Tuttavia, vista la prolissità della celebrazione, volendo amministrare il sacramento più spesso e in casa dell’ammalato, si potrebbe optare per un rito più abbreviato, salvaguardando però la liturgia integrale almeno una volta all’anno come è consuetudine delle Chiese Ortodosse, che celebrano, alla sera del mercoledì santo, l’Euchélaion per tutti i fedeli, affermando che tutti siamo malati nell'anima e nel corpo, e che la grazia risanatrice dello Spirito, per l'unità psico-fisica dell'essere umano, agisce su tutte le infermità. Le malattie del corpo alle volte possono mancare, ma le malattie dell'anima sono sempre presenti. Di qui la necessità di sottoporre il corpo all'unzione perché l'anima riceva la guarigione.




Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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