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Magistero integrale Ognissanti e Defunti di Giovanni Paolo II

Last Update: 10/22/2018 9:02 PM
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10/22/2018 7:10 PM
 
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ANGELUS

Solennità di Tutti i Santi
Lunedì, 1° novembre 1993

 

1. "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio" (Mt 5, 8).

Questa beatitudine evangelica risuona nell'odierna liturgia della solennità di Tutti i Santi, e ci pone in spirituale sintonia con quella moltitudine di "puri di cuore" che in Paradiso fissano il loro sguardo in Dio e ne cantano le lodi.

Vedere Dio è il grande anelito del cuore umano. Spesso l'uomo non ne prende coscienza, perché frastornato dal vortice delle realtà che passano. E' la sua stessa struttura spirituale che lo proietta verso l'infinito, rendendolo non solo "capace di Dio", ma bisognoso di Lui. "Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te". Scrivendo queste parole, sant'Agostino non ripercorreva solo la sua personale esperienza di convertito, ma si faceva interprete della condizione umana.

2. L'odierna celebrazione, mentre ci fa condividere la gioia dei Santi, ci aiuta a prendere rinnovata coscienza della nostra vocazione alla santità: "Tutti i fedeli di qualsiasi stato e grado - ha ricordato il Concilio - sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità" (LG, 40).

Il cammino di avvicinamento a tale traguardo passa attraverso la generosa osservanza della legge di Dio (cfr. Mt 7, 21). Nella recente Enciclica "Veritatis Splendor", ho ricordato che "i comandamenti non devono essere intesi come un limite minimo da non oltrepassare, ma piuttosto come una strada aperta per un cammino morale e spirituale di perfezione, la cui anima è l'amore" (n. 15).

Il cristiano è essenzialmente un chiamato alla santità e la norma della sua vita è Cristo stesso: "L'agire di Gesù e la sua parola, le sue azioni e i suoi precetti costituiscono la regola morale della vita cristiana" (ibid., 20).

3. Vergine Maria, 
Regina dei Santi e modello di santità!

Tu oggi esulti con l'immensa schiera 
di coloro che hanno lavato le vesti 
nel "sangue dell'Agnello" (Ap 7, 14).

Tu sei la prima dei salvati, 
la tutta Santa, l'Immacolata.

Aiutaci a vincere la nostra mediocrità. 
Mettici nel cuore il desiderio 
e il proposito della perfezione. 
Suscita nella Chiesa, 
a beneficio degli uomini d'oggi, 
una grande primavera di santità.


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ANGELUS

Solennità di Tutti i Santi
Martedì, 
1° novembre 1994

 

 

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. Oggi celebriamo la solennità liturgica di Tutti i Santi. La Chiesa pellegrina sulla terra leva lo sguardo verso quanti hanno già raggiunto la "patria" e godono della visione di Dio.

Nell'Anno della Famiglia che stiamo celebrando, la festa odierna ci invita a considerare in particolare i Santi come la "famiglia di Dio" ed a ricordare anzi che tutta la Chiesa è una famiglia (cfr. Lumen gentium, 51), formata dai discepoli di Cristo ancora sulla terra e da quelli che già vivono in Cielo. In certo senso essa si può dire una "famiglia di famiglie", perché ogni famiglia cristiana è chiamata ad esserne cellula vivente, piccola "chiesa domestica" (cfr. Giovanni Paolo II, Omelia durante l'incontro mondiale con le famiglie, 9 ott.1994).

Possa, questo pensiero, aiutare le famiglie a vivere sempre più pienamente la loro vocazione. Molti Santi hanno raggiunto i vertici della perfezione proprio vivendo in famiglia. Mi piace, a tal proposito, ricordare le due spose e mamme che solo alcuni mesi fa ho elevato agli onori degli altari: la Beata Giovanna Beretta Molla, che offrì la vita per la creatura che portava in grembo, e la Beata Elisabetta Canori Mora, modello di fedeltà e dedizione in una realtà familiare particolarmente difficile. All'intercessione dei fratelli e delle sorelle del Paradiso raccomandiamo, in questo giorno di festa, tutte le famiglie del mondo.

2. Domani celebreremo la commemorazione dei fedeli defunti, che richiama anch'essa suggestivamente il tema della famiglia. Ridesta infatti il ricordo delle persone care che hanno già lasciato questa terra e ciò permette di sperimentare un senso di comunione che va oltre il tempo e unisce le generazioni.

Si tratta di un rapporto spirituale, sostanziato di affetti, di ricordi e soprattutto di preghiera, che ha il suo fondamento solido nella certezza, colta già in qualche modo dalla ragione e corroborata dalla fede, che l'esistenza dell'uomo non si conclude sulla terra. La morte apre per le anime un nuovo orizzonte di vita, nella direzione segnata dal giudizio di Dio sul bene e sul male compiuto. La fede anzi ci assicura che, nel modo misterioso noto solo alla divina Sapienza, anche i corpi risorgeranno alla fine del tempo. Dio vuol salvare tutto l'uomo, nella dimensione spirituale come in quella corporea.

3. Alla Vergine Santa, che nell'assunzione al Cielo ha ricalcato il destino del Cristo risorto ed ha anticipato quello di tutti gli uomini, affidiamo il forte desiderio di vita che in questi giorni la liturgia suscita nel nostro cuore. Maria è la primizia dei redenti, l'aurora di salvezza per il genere umano. La contemplazione di Lei, nostra Madre celeste e Regina di tutti i Santi, sia per noi motivo di "consolazione e di sicura speranza" (Lumen gentium, 68).


Al termine dell'Angelus il Santo Padre ha detto:

Sono spiritualmente unito con tutti quelli che frequentano oggi i cimiteri di Roma e di tutto il mondo. Ringrazio per le preghiere, specialmente per le preghiere ai miei cari, ai miei genitori, nel cimitero di Cracovia, e a tanti altri vicini, persone care, che sono già e che vivono già in Dio.

Cercheremo di vivere profondamente questa Solennità odierna di Tutti i Santi come anche quella di domani: "Commemoratio omnium fidelium defunctorum".

Sia lodato Gesù Cristo!


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ANGELUS

Solennità di Tutti i Santi
Mercoledì, 1° novembre 1995

 

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. L'odierna solennità di Tutti i Santi e la commemorazione, domani, dei fedeli defunti ci invitano a rivolgere lo sguardo verso la meta definitiva del nostro pellegrinaggio terreno: il Paradiso. "Io vado a prepararvi un posto - dice il Maestro ai discepoli nel Cenacolo - perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado voi conoscete la via" (Gv 14, 2-4). Pensare al cielo, seguendo Cristo Via, Verità e Vita, ci infonde quella serenità e quel coraggio indispensabili per affrontare le quotidiane difficoltà con la sicura speranza di partecipare un giorno alla gioia eterna della comunione dei Santi.

"Beati i poveri in spirito, beati i miti, beati i puri di cuore, beati gli operatori di pace, beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il Regno dei cieli" (cfr. Mt 5, 3-10). Così ci ripete oggi la Chiesa, additandoci i Santi, coloro che, "passati attraverso la grande tribolazione e lavate le loro vesti nel sangue dell'Agnello" (cfr. Ap 7, 14), hanno attinto abbondantemente al tesoro della Redenzione. Essi ora ci precedono nel gaudio della liturgia celeste; sono per noi modelli delle virtù evangeliche e ci soccorrono con la loro costante intercessione.

2. Oggi i Santi, domani i Morti. La Chiesa mantiene uniti questi due appuntamenti del calendario liturgico e ci invita a pregare per i defunti. Tale preghiera - come dice la Scrittura - è "un'azione molto buona e nobile, suggerita dal pensiero della risurrezione" (2 Mac12, 43), un doveroso e concreto atto di carità col quale si realizza e si alimenta la "comunione dei Santi".

Tornano alla mente tutti i cimiteri del mondo, dove riposano le generazioni trascorse. Il ricordo si fa ancor più vivo quando si pensa ai propri cari, a quanti ci hanno voluto bene e ci hanno introdotto alla vita. Ma non meno significativa è la memoria delle vittime della violenza e delle guerre, come pure di coloro che hanno dato la vita per rimanere fedeli a Cristo sino alla fine, o sono morti mentre prestavano servizio generoso ai fratelli. Vogliamo ricordare specialmente quanti ci hanno lasciato nel corso di quest'anno e pregare per loro.

Se da una parte la Chiesa, pellegrina nella storia, si rallegra per l'intercessione dei Santi e dei Beati che la sostengono nel compito di annunciare Cristo morto e risorto, dall'altra partecipa alla mestizia dei suoi figli afflitti per il distacco dalle persone care e ad essi addita la prospettiva della vita eterna. La gioia e le lacrime trovano, in queste due ricorrenze, una sintesi che ha in Cristo il suo fondamento e la sua consolante certezza.

3. Il nostro sguardo si rivolge ora a Maria che, insignita del "dono di una grazia eminente, precede di molto tutte le altre creature, celesti e terrestri" (Lumen Gentium, 53). Regina dei Santi, la Madre di Cristo intercede per i membri della Chiesa ancora bisognosi della misericordia divina.

A Lei, tutta Santa e Avvocata di grazie, affidiamo le gioie e le lacrime che accompagnano queste due singolari ricorrenze.


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ANGELUS

Venerdì, 1° novembre 1996

 

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. Ho terminato poco fa nella Basilica di san Pietro una solenne liturgia eucaristica nella festa di Tutti i Santi. Tale ricorrenza si è arricchita quest’anno per me di un particolare significato. Ho voluto, infatti, celebrare, insieme alla diletta Diocesi di Roma, il cinquantesimo anniversario della mia Ordinazione sacerdotale, avvenuta appunto il 1° novembre del 1946.

Ringrazio di cuore tutti voi, carissimi sacerdoti e fedeli di Roma, che avete preso parte, nelle varie componenti in cui si articola la comunità diocesana, alla celebrazione di questa mattina. Saluto pure i pellegrini qui convenuti per la preghiera mariana. In modo particolare a voi, cari giovani, ragazzi e ragazze, rivolgo un augurio: possa ciascuno di voi scoprire con gioia la propria vocazione e impegnarsi con l’aiuto di Dio ad attuarla fedelmente. Chiedo al Signore che tra voi ragazzi vi sia qualcuno che si senta chiamato al sacerdozio, come avvenne a me, negli anni della mia giovinezza.

2. Conservo vivissima memoria del giorno della mia Ordinazione e del successivo, il 2 novembre, quando ho celebrato le mie prime sante Messe nella Cripta della Cattedrale di Cracovia. Non cesso di rendere grazie a Dio per quanto Egli ha allora operato in me. Con il passare degli anni, vado sempre più rendendomi conto che ogni sacerdote racchiude in sé un “mistero di fede”. Il suo “oggi” umano trascende le vicende contingenti del quotidiano, poiché è innestato nell’“oggi” eterno di Cristo Redentore. Pur inserito pienamente nel tessuto sociale nel quale vive, il sacerdote avverte di appartenere anche ad una dimensione diversa, proprio perché sa di essere stato riservato dallo Spirito per un’“opera” specifica che Dio intende realizzare per suo mezzo tra gli uomini (cf. At 13, 2): egli è chiamato ad essere l’amministratore dei misteri di Dio (cf. 1 Cor 4, 1).

3. In questa singolare ricorrenza giubilare, accogliendo l’insistente richiesta giuntami da varie parti, ho deciso di scrivere alcuni ricordi e riflessioni sulla mia vocazione, che è “Dono e Mistero”.

Ho redatto questa testimonianza pensando ai miei fratelli nel sacerdozio ed a loro la offro con il vivo auspicio che essa possa costituire per ciascuno motivo di speranza e di rinnovato ardore nel compimento fedele della missione presbiterale.

Affido questi miei sentimenti a Maria, Madre della Chiesa, invocandola per tutti i sacerdoti.

Ringrazio oggi la Chiesa di Cracovia, che mi ha aperto la strada verso il sacerdozio di Cristo. Ringrazio oggi la Chiesa di Roma, che mi permette di celebrare il cinquantesimo di sacerdozio qui, sulla Sede di Pietro.

A tutti voi auguro una buona settimana e una buona giornata dei defunti. Con la memoria dei defunti entriamo oggi pomeriggio e domani nel grande mistero escatologico di ciascuno di noi.

Sia lodato Gesù Cristo!

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ANGELUS

Sabato, 1° novembre 1997

  

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. I primi due giorni del mese di Novembre costituiscono per il Popolo cristiano un momento intenso di fede e di preghiera, che ne mette in singolare risalto l'orientamento "escatologico", richiamato con forza dal Concilio Vaticano II (cfr Lumen gentium, cap. VII). Celebrando, infatti, tutti i Santi e commemorando tutti i fedeli defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra vive ed esprime nella Liturgia il vincolo spirituale che l'unisce alla Chiesa celeste.

Oggi rendiamo onore ai Santi di tutti i tempi, mentre già rivolgiamo preghiere in suffragio dei nostri cari defunti visitando i cimiteri. Com'è consolante pensare che i nostri cari scomparsi sono in compagnia di Maria, degli apostoli, dei martiri, dei confessori della fede, delle vergini e di tutti i santi e le sante in Paradiso!

2. L'odierna solennità ci aiuta così ad approfondire una verità fondamentale della fede cristiana, che professiamo nel "Credo": la "comunione dei santi". A tale proposito, così si esprime il Concilio Vaticano II: "Tutti quelli che sono di Cristo, avendo il suo Spirito formano una sola Chiesa e sono tra loro uniti in Lui (cfr Ef 4, 16). L'unione quindi di coloro che sono in cammino coi fratelli morti nella pace di Cristo non è minimamente spezzata, anzi, secondo la perenne fede della Chiesa, è consolidata dalla comunicazione dei beni spirituali... La nostra debolezza quindi è molto aiutata dalla loro fraterna sollecitudine" (Lumen gentium, 49).

Tale mirabile comunione si attua nel modo più alto ed intenso nella divina Liturgia, e soprattutto nella celebrazione del Sacrificio eucaristico: in esso "ci uniamo in sommo grado al culto della Chiesa celeste comunicando con essa e venerando la memoria soprattutto della gloriosa sempre Vergine Maria, ma anche del beato Giuseppe e dei beati Apostoli e Martiri e di tutti i Santi" (Ivi, 50).

3. Nella gloriosa assemblea dei Santi, Dio ha voluto riservare il primo posto alla Madre del Verbo Incarnato. Maria rimane nei secoli e nell'eternità al vertice della comunione dei santi, quale singolare custode del vincolo della Chiesa universale con Cristo, suo Signore. Per chi vuole seguire Gesù sulla via del Vangelo, la Vergine è la guida sicura ed esperta, la Madre premurosa ed attenta, a cui confidare ogni desiderio e difficoltà.

Preghiamo insieme la Regina di tutti i Santi, perché ci aiuti a rispondere con generosa fedeltà a Dio, che ci chiama ad essere santi come Egli è Santo (cfr Lv 19, 2; Mt 5 , 48).


Saluto cordialmente i pellegrini di lingua italiana. Uno speciale saluto indirizzo ai giovani che oggi si sono dati appuntamento nei Santuari della Santa Casa a Loreto, della Madonna del Rosario a Pompei e di S. Antonio a Padova. Carissimi, avreste dovuto incontrarVi ad Assisi per l'annuale convegno nazionale promosso dai Frati del Sacro Convento di San Francesco, ma ciò purtroppo non è stato possibile a causa del terremoto. Vi sono vicino e vi incoraggio a rispondere con generosità all'appello del Signore a Francesco: "Va', e ripara la mia casa!".

Rivolgendomi a Voi, il mio pensiero va naturalmente alle popolazioni delle zone terremotate: alle famiglie, agli anziani, ai bambini, a tutti coloro che attraversano momenti difficili, come pure ai volontari ed a quanti sono impegnati per alleviare i disagi provocati dal sisma. Prego il Signore, perché si possa superare questa emergenza, grazie anche alla solidarietà di tutti.

Vorrei, infine, invitare a pregare per i morti che il terremoto ha causato. Li uniamo nel ricordo a tutti i fedeli defunti, che la Liturgia ci invita a commemorare domani. Si ravvivi in ogni cuore la luce della speranza cristiana. Sia lodato Gesù Cristo!

 
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ANGELUS

Solennità di Tutti i Santi
Domenica, 1° novembre 1998

 

 

1. L'odierna Solennità di Tutti i Santi assume un significato particolare nel cammino di preparazione al Grande Giubileo del Duemila: quello storico appuntamento, infatti, si pone come obiettivo prioritario il rinvigorimento della fede e della testimonianza dei cristiani. I santi sono coloro che in ogni tempo hanno saputo vivere con coraggio la loro fede, rendendo senza cedimenti o compromessi la loro testimonianza a Cristo.

"Beati i poveri in spirito, ... i miti, ... i puri di cuore, ... gli operatori di pace, ... i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il Regno dei cieli" (Mt 5,3-10). Così ci ripete, oggi, la Liturgia, additandoci coloro che, "sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti nel sangue dell'Agnello" (Ap 7,14), attingendo abbondantemente al tesoro della Redenzione. Essi ora ci precedono nel gaudio della liturgia celeste. Sono per noi modelli e ci soccorrono con la loro costante intercessione, offrendoci innumerevoli riflessi di quella luce di Grazia che è frutto del supremo mistero dell'Incarnazione.

2. L'anno liturgico pone la Solennità di oggi in stretta relazione con la Commemorazione di tutti i fedeli defunti, che celebreremo domani. Il pensiero va ai cimiteri del mondo intero, dove riposano le spoglie mortali di coloro che ci hanno preceduto. Il ricordo si fa ancor più vivo quando si pensa ai propri cari, a quanti ci hanno voluto bene e ci hanno introdotto alla vita. Ma non meno significativa è la memoria delle vittime della violenza e delle guerre, come pure di quanti hanno sacrificato l’esistenza per rimanere fedeli a Cristo sino alla fine, o sono morti mentre prestavano servizio generoso ai fratelli. Vogliamo ricordare specialmente quanti ci hanno lasciato nel corso di quest'anno e pregare per loro.

Se, da una parte, la Chiesa, pellegrina nella storia, si rallegra per l'intercessione dei Santi e dei Beati che la sostengono nel compito di annunciare Gesù morto e risorto, dall'altra essa partecipa alla mestizia dei suoi figli afflitti per il distacco dalle persone care e ad essi addita l'orizzonte della speranza cristiana, la prospettiva della vita eterna. La gioia e le lacrime trovano, in queste due ricorrenze così intimamente legate, una sintesi che ha in Cristo il suo fondamento e la sua consolante certezza.

3. Guardiamo a Maria che, insignita del "dono di una grazia eminente, precede di molto tutte le altre creature, celesti e terrestri" (Lumen gentium, 53). A Lei raccomandiamo i nostri cari defunti; a Lei presentiamo il vivo desiderio, che ci anima, di tendere con tutte le nostre risorse alla santità.

Maria, Regina di tutti i Santi, prega per noi!


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ANGELUS

Lunedì, 1° Novembre 1999
Solennità di Tutti i Santi

 

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. Celebriamo oggi la solennità di Tutti i Santi. In questa festosa ricorrenza, la Chiesa, pellegrina sulla terra, rivolge lo sguardo al Cielo, all'immensa schiera di uomini e donne che Dio ha reso partecipi della sua santità. Essi, come insegna il Libro dell'Apocalisse, provengono "da ogni nazione, razza, popolo e lingua" (Ap 7, 9). Nella loro vita terrena si sono impegnati a fare sempre la sua volontà, amando Lui con tutto il cuore e il prossimo come se stessi. Per questo hanno anche sofferto prove e persecuzioni, ed ora è grande ed eterna la loro ricompensa nei cieli (cfr Mt 5, 11).

Carissimi, questo è il nostro futuro! Questa è la più autentica e universale vocazione dell'umanità: formare la grande famiglia dei figli di Dio, sforzandosi di anticiparne già sulla terra i tratti essenziali. Verso questa meta ci attira l'esempio luminoso di tanti fratelli e sorelle che, nel corso dei secoli, la Chiesa ha riconosciuto Beati e Santi, proponendoli a tutti come modelli e guide. Oggi invochiamo la loro comune intercessione, perché ogni uomo si apra all'amore di Dio, fonte di vita e di santità.

2. Questa invocazione, nella giornata di domani, si farà intensa e corale preghiera al Padre della misericordia per tutti i fedeli defunti. In ogni parte del mondo si offrirà in suffragio per essi il Sacrificio eucaristico, pegno di vita eterna per i vivi e per i defunti, secondo la parola di Cristo stesso: "Io sono il pane della vita . . . Chi mangia questo pane vivrà in eterno" (Gv 6, 48.58).

In questi giorni, chi ne ha la possibilità compia una visita al cimitero, per pregare sulla tomba dei propri cari. Anch’io scenderò oggi pomeriggio nelle Grotte Vaticane, per sostare in preghiera presso le tombe dei miei Predecessori. Spiritualmente mi recherò poi nel cimitero di Cracovia, ove riposano i miei cari defunti, e negli altri cimiteri del mondo, per pregare soprattutto accanto ai sepolcri dimenticati.

La Liturgia, infatti, insegna a pregare per tutti, in nome del vincolo di solidarietà che lega gli uni agli altri i membri della Chiesa: è vincolo più forte della stessa morte. A nessuno manchi il sostegno della nostra preghiera.

3. In questo clima spirituale, sentiamo più che mai viva e consolante la presenza di Maria Santissima. Oggi la invochiamo quale Regina di tutti i Santi, contemplandola al centro della celeste assemblea degli spiriti beati. Domani affideremo a Lei, Madre della Misericordia, le anime dei fedeli defunti.

Per il Popolo di Dio, Ella è segno di consolazione e di sicura speranza. In Lei riconosciamo l'icona vivente della parola di Cristo: "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio" (Mt 5, 8). La sua intercessione ci ottenga di fare nostra questa beatitudine evangelica.

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ANGELUS

Mercoledì, 1° novembre 2000

 

1. Al termine di questa solenne Celebrazione in onore di Tutti i Santi, il nostro sguardo si volge verso l'alto. La festa odierna ci ricorda che noi siamo fatti per il Cielo, dove la Madonna è già giunta e ci attende.

La vita cristiana è camminare quaggiù col cuore rivolto verso l'Alto, verso la Casa del Padre celeste. Così hanno camminato i santi e così, in primo luogo, ha fatto la Vergine Madre del Signore. Il Giubileo ci richiama a questa dimensione essenziale della santità: la condizione di pellegrini, che cercano ogni giorno il Regno di Dio confidando nella divina Provvidenza. Questa è l'autentica speranza cristiana, che non ha nulla a che vedere col fatalismo né con la fuga dalla storia. Al contrario, è stimolo all'impegno concreto, guardando a Cristo, Dio fatto uomo, che ci apre la via del Cielo.

2. In questa prospettiva ci disponiamo a celebrare domani la Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Ci rechiamo spiritualmente presso le tombe dei nostri cari, che ci hanno preceduto con il segno della fede e che attendono il sostegno della nostra preghiera. Assicuro un ricordo per quanti, nel corso di quest'anno, hanno perso la vita; specialmente penso alle vittime dell'umana violenza: possa ciascuno trovare nel seno di Dio la sospirata pace.

3. In questa luce, Maria ci appare ancor più quale Regina dei Santi e Madre della nostra speranza. E' a Lei che ci rivolgiamo, perché ci guidi sulla via della santità e ci assista in ogni momento della vita, adesso e nell'ora della nostra morte.


Dopo l'Angelus

In questo giorno di Tutti i Santi saluto cordialmente i numerosi pellegrini francofoni venuti per compiere un gesto giubilare e rinnovare la loro fede in Cristo Salvatore. Sono lieto di vedere gli stendardi qui riuniti, fatti con molta cura e dedizione, e ringrazio tutte le persone che hanno voluto così presentare santi di tutti i secoli. Simili immagini permettono di scoprire il tesoro della Chiesa, gli uomini e le donne che hanno seguito Cristo nel sacerdozio, nella vita consacrata o nel matrimonio.

Cari amici, che possiate udire in modo rinnovato l'appello a entrare nella via della santità, a servire il Signore e i vostri fratelli, e a partecipare alla vita della Chiesa e del mondo! La Chiesa conta su di voi. Vi benedico di tutto cuore. Sia lodato Gesù Cristo!

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SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI

CELEBRAZIONE EUCARISTICA NEL 50° ANNIVERSARIO DELLA DEFINIZIONE DOGMATICA DELL’ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Mercoledì, 1° novembre 2000 

 

 

1. "Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli" (Ap 7, 12).

In atteggiamento di profonda adorazione della Santissima Trinità, ci uniamo a tutti i Santi che celebrano perennemente la liturgia celeste per ripetere con loro il ringraziamento al nostro Dio per le meraviglie da lui operate nella storia della salvezza.

Lode e azione di grazie a Dio per aver suscitato nella Chiesa una moltitudine immensa di Santi, che nessuno può contare (cfr Ap7,9). Una moltitudine immensa: non solo i Santi e i Beati che festeggiamo durante l'anno liturgico, ma anche i Santi anonimi, conosciuti solo da Lui. Madri e padri di famiglia, che nella quotidiana dedizione ai figli hanno contribuito efficacemente alla crescita della Chiesa e all'edificazione della società; sacerdoti, suore e laici che, come candele accese dinanzi all'altare del Signore, si sono consumati nel servizio al prossimo bisognoso di aiuto materiale e spirituale; missionari e missionarie, che hanno lasciato tutto per portare l'annuncio evangelico in ogni parte del mondo. E l'elenco potrebbe continuare.

2. Lode e azione di grazie a Dio, in modo particolare, per la più santa tra le creature, Maria, amata dal Padre, benedetta a motivo di Gesù, frutto del suo grembo, santificata e resa nuova creatura dallo Spirito Santo. Modello di santità per aver messo la propria vita a disposizione dell'Altissimo, Ella "brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione" (Lumen gentium, 68).

Proprio oggi ricorre il cinquantesimo anniversario dell'atto solenne con cui il mio venerato predecessore Papa Pio XII, in questa stessa Piazza, definì il dogma dell'Assunzione di Maria al cielo in anima e corpo. Lodiamo il Signore per aver glorificato la Madre sua, associandola alla sua vittoria sul peccato e sulla morte.

Alla nostra lode hanno voluto unirsi oggi, in modo speciale, i fedeli di Pompei, che sono venuti numerosi in pellegrinaggio, guidati dall'Arcivescovo Prelato del Santuario, Mons. Francesco Saverio Toppi, e accompagnati dal Sindaco della città. La loro presenza ricorda che fu proprio il Beato Bartolo Longo, fondatore della nuova Pompei, ad avviare, nel 1900, il movimento promotore della definizione del dogma dell'Assunzione.

3. L'odierna liturgia parla tutta di santità. Per sapere però quale sia la strada della santità, dobbiamo salire con gli Apostoli sul monte delle Beatitudini, avvicinarci a Gesù e metterci in ascolto delle parole di vita che escono dalle sue labbra. Anche oggi Egli ripete per noi:

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli! Il divin Maestro proclama "beati" e, potremmo dire, "canonizza" innanzitutto i poveri in spirito, cioè coloro che hanno il cuore sgombro da pregiudizi e condizionamenti, e sono perciò totalmente disponibili al volere divino. L'adesione totale e fiduciosa a Dio suppone lo spogliamento ed il coerente distacco da se stessi.

Beati gli afflitti! E' la beatitudine non solo di coloro che soffrono per le tante miserie insite nella condizione umana mortale, ma anche di quanti accettano con coraggio le sofferenze derivanti dalla professione sincera della morale evangelica.

Beati i puri di cuore! Sono proclamati beati coloro che non si contentano di purezza esteriore o rituale, ma cercano quell'assoluta rettitudine interiore che esclude ogni menzogna e doppiezza.

Beati gli affamati e assetati di giustizia! La giustizia umana è già una meta altissima, che nobilita l'animo di chi la persegue, ma il pensiero di Gesù va a quella giustizia più grande che sta nella ricerca della volontà salvifica di Dio: beato è soprattutto chi ha fame e sete di questa giustizia. Dice infatti Gesù: "Entrerà nel regno dei cieli chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Mt 7,21).

Beati i misericordiosi! Felici sono quanti vincono la durezza di cuore e l'indifferenza, per riconoscere in concreto il primato dell'amore compassionevole, sull'esempio del buon Samaritano e, in ultima analisi, del Padre "ricco di misericordia" (Ef 2,4).

Beati gli operatori di pace! La pace, sintesi dei beni messianici, è un compito esigente. In un mondo, che presenta tremendi antagonismi e preclusioni, occorre promuovere una convivenza fraterna ispirata all'amore e alla condivisione, superando inimicizie e contrasti. Beati coloro che si impegnano in questa nobilissima impresa!

4. I Santi hanno preso sul serio queste parole di Gesù. Hanno creduto che la "felicità" sarebbe venuta loro dal tradurle nel concreto della loro esistenza. E ne hanno sperimentato la verità nel confronto quotidiano con l'esperienza: nonostante le prove, le oscurità, gli insuccessi, hanno gustato già quaggiù la gioia profonda della comunione con Cristo. In Lui hanno scoperto, presente nel tempo, il germe iniziale della futura gloria del Regno di Dio.

Questo scoprì, in particolare, Maria Santissima che col Verbo incarnato visse una comunione unica, affidandosi senza riserve al suo disegno salvifico. Per questo le fu dato di ascoltare, in anticipo rispetto al "discorso della montagna", la beatitudine che riassume tutte le altre: "Beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore" (Lc 1, 45).

5. Quanto profonda sia stata la fede della Vergine nella parola di Dio traspare con nitidezza dal cantico del Magnificat: "L'anima mia magnifica il Signore, / e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, / perché ha guardato l'umiltà della sua serva" (Lc 1,46-48).

Con questo canto Maria mostra ciò che ha costituito il fondamento della sua santità: la profonda umiltà. Ci si può domandare in che cosa consistesse questa sua umiltà. Molto dice al riguardo il "turbamento" suscitato in Lei dal saluto dell'Angelo: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te" (Lc 1,28). Di fronte al mistero della grazia, all'esperienza di una particolare presenza di Dio che ha posato su di Lei il suo sguardo, Maria prova un naturale impulso di umiltà (letteralmente di "abbassamento"). E' la reazione della persona che ha la piena consapevolezza della propria piccolezza di fronte alla grandezza di Dio. Maria contempla nella verità se stessa, gli altri, il mondo.

Non fu forse segno di umiltà la domanda: "Come avverrà questo? Non conosco uomo!" (Lc 1,34).

Aveva appena udito di dover concepire e dare alla luce un Bimbo, che avrebbe regnato sul trono di Davide come Figlio dell'Altissimo. Certamente non comprese pienamente il mistero di quella divina disposizione, ma capì che essa significava un totale cambiamento nella realtà della sua vita. Tuttavia non domandò: sarà davvero così? deve accadere questo? Disse semplicemente: Come avverrà? Senza dubbi e senza riserve accettò l'intervento divino che cambiava la sua esistenza. La sua domanda esprimeva l'umiltà della fede, la disponibilità a porre la propria vita al servizio del mistero divino, pur nella incapacità di comprendere il come del suo avverarsi.

Questa umiltà dello spirito, questa piena sottomissione nella fede si espresse in modo particolare nel suo "fiat": "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,38). Grazie all'umiltà di Maria poté compiersi quello che Ella avrebbe in seguito cantato nel Magnificat: "D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. / Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente / e Santo è il suo nome" (Lc 1,48-49).

Alla profondità dell'umiltà corrisponde la grandezza del dono. L'Onnipotente operò per Lei "grandi cose" (cfr Lc 1,49) ed Ella seppe accettarle con gratitudine e trasmetterle a tutte le generazioni dei credenti. Ecco il cammino verso il cielo che ha seguito Maria, Madre del Salvatore, precedendo su questa via tutti i Santi e i Beati della Chiesa.

6. Beata sei tu, Maria, assunta in cielo in anima e corpo! Pio XII definì questa verità "a gloria di Dio onnipotente..., a onore del suo Figlio, re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della Madre sua, a gioia ed esultanza di tutta la Chiesa" (Cost. Ap. Munificentissimus Deus, AAS 42 [1950], 770).

E noi esultiamo, o Maria Assunta, nella contemplazione della tua persona glorificata e resa, in Cristo risorto, collaboratrice con lo Spirito per la comunicazione della vita divina agli uomini. In Te vediamo il traguardo della santità cui Dio chiama tutti i membri della Chiesa. Nella tua vita di fede scorgiamo la chiara indicazione della strada verso la maturità spirituale e la santità cristiana.

Con Te e con tutti i Santi glorifichiamo Dio Trinità, che sostiene il nostro pellegrinaggio terreno e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.



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[Edited by Caterina63 10/22/2018 8:55 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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