DIFENDERE LA VERA FEDE
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Se avete desiderio di capire che cosa insegna la Bibbia che il Magistero della Santa Chiesa, con il Sommo Pontefice ci insegna, questo Gruppo fa per voi. Non siamo "esperti" del settore, ma siamo Laici impegnati nella Chiesa che qui si sono incontrati da diverse parti d'Italia per essere testimoni anche nella rete della Verità che tentiamo di vivere nel quotidiano, come lo stesso amato Giovanni Paolo II suggeriva.
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DOGMI E DOTTRINE

Last Update: 7/8/2019 11:42 PM
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7/8/2019 11:42 PM
 
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 I Dogmi della Chiesa Cattolica e la sua Missione nel mondo


 


fonte: La Chiesa Cattolica - la sua dottrina - Vol.II - con Imprimatur Vescovile - Trieste 1886


 


Mescolato anch'io con gli Apostoli, nel Cenacolo, sentirò quelle dolci parole di Gesù, Dio nostro: < amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi > (Gv.15,12).


 


- Che cosa dobbiamo intendere per Dogmi?


 


Dogmi si chiamano tutte quelle verità religiose che sono ai Cristiani Cattolici articoli indiscussi di Fede, e si distinguono in ciò dalle "Opinioni teologiche", ché queste, per quanto siano autorevoli e spesso ben fondate, degne di essere discusse, non inducono mai un obbligo di tenerle per vere.


Le fonti indiscutibili dei Dogmi sono solo due: la Sacra Scrittura e la Tradizione della Chiesa; nella Bibbia, poiché divinamente ispirata, sono contenute tutte le verità infallibili che la Chiesa insegna ed ispiratamente interpreta. Nella Tradizione è il fatto Divino per cui il Vero rivelato si conserva e si sviluppa incorrotto nel decorso dei secoli. Testimoni della Tradizione sono i Padri della Chiesa i quali, seppur singolarmente soggetti ad errare, quando si accordano nell'insegnare la stessa e medesima Dottrina, esprimono il principio Cattolico, vale a dire "ciò che sempre e dappertutto e da tutti venne creduto", il loro insegnamento è pertanto infallibile ed è riconosciuta dalla Chiesa quale "Tradizione storica", o Memoria storica del Deposito della Fede.


 


- In cosa consiste la Missione della Chiesa?


 


La Bibbia e la Tradizione abbisognano d'essere interpretate, sì, anche la Tradizione ha bisogno di essere interpretata nel corso dei secoli, capita ed esposta sempre più chiaramente come la Sacra Scrittura: la prima missione di farlo spetta esclusivamente alla Chiesa docente la quale, per l'indeficiente assistenza dello Spirito Santo possiede in seno la Parola viva di Dio rivelante Sé Stesso, e che definiamo Tradizione viva della Chiesa, e derivando il Vero rivelato dalla Scrittura e dai Padri, ne determina il senso, l'unico vero senso, spiegato e sviluppato, e così nel tempo lo spiega e lo sviluppa, lo soddisfa ai bisogni intellettuali del tempo.


Ma se il Divin Redentore sottrasse la fede al giudizio dei dotti, non è perciò che la scienza non concorda anch'essa come fonte ausiliare allo sviluppo delle discipline teologiche! Il Pontefice Gregorio XVI, infatti, come condannò gli Ermesiani che troppo concedevano all'umana ragione, così condannò del pari il sistema dell'Abbé Bautin (1836) secondo il quale, la umana ragione, sarebbe incapace di conoscere alcuna verità religiosa che a lei dalla Tradizione non sia derivata, ossia, la pretesa del "tradizionalismo".


E' bene insegnare soprattutto ai giovani e a quanti si dedicano all'insegnamento di materia religiosa, che la Chiesa Cattolica, fondata per tutti i tempi e per tutte le Nazioni, sa di essere "debitrice" ai popoli civili ed anche ai barbari, alle persone dotte, quanto a quelle ignoranti, come insegna l'Apostolo Paolo ai Romani 1,14-15 "Graecis ac barbaris, sapientibus et insipientibus debitor sum. Itaque, quod in me est, promptus sum et vobis, qui Romae estis, evangelizare. / Poiché sono in debito verso i Greci come verso i barbari, verso i dotti come verso gli ignoranti: sono quindi pronto, per quanto sta in me, a predicare il vangelo anche a voi di Roma."


 


E' pertanto la Chiesa stessa a favorire lo studio delle discipline teologiche, nella Sua Missione c'è la predicazione del santo Vangelo per sollecitare la Fede, quanto la sollecitazione ad impegnar la ragione rispettando l'evolversi delle dispute, tollerando le diversità delle opinioni altrui, favorendo un clima di libertà intellettuale, Essa non interviene che allora, quando vede compromessa la purità della fede, quando vede che i Dogmi sono minacciati, quando si vede costretta a farlo per proteggere il Depositum Fidei.


Quindi la Missione della Chiesa è evangelizzare ai popoli tutti l'annuncio del santo Vangelo, nel quale rientra tutta la Dottrina dei Sacramenti e la Legge della Chiesa, e al tempo stesso guidare e condurre i popoli non solo con la fede ma anche con la ragione, ossia, sviluppando e favorendo le dispute. Si ammonisce solo che entrambe le missioni della Chiesa, siano contestualizzate in una sola grande Missione e del suo unico scopo e fine: conoscere il Sommo Bene e il Cristo Signore affinché tutti i popoli Lo accolgano e si lascino Battezzare, perseguendo la via del bene e il suo fine ultimo: "Fur non venit, nisi ut furetur et mactet et perdat; ego veni, ut vitam habeant et abundantius habeant. / Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.  " (Gv.10,10)


 


- Per qual motivo è necessaria la Chiesa? Non basterebbe la "sola Fede"?


 


Acciocché gli esseri contingenti sussistano, non basta che Dio li abbia creati, ma è pur necessario che li conservi; imperciocché non avendo essi la causa della propria esistenza in sé medesimi ma in Dio, s'Egli cessasse di volerli positivamente esistenti, cesserebbe la causa del loro essere, e ricadrebbero nel nulla. La Sacra Scrittura dice:


"Quomodo autem posset aliquid permanere, nisi tu voluisses? Aut, quod a te vocatum non esset, conservaretur? / Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l'avessi chiamata all'esistenza?" (Sapienza XI,25).


Tale conservazione si deve quindi considerare come una continuazione dell'atto creatore, come una permanente creazione che nella Chiesa, Corpo di Cristo Signore di cui Egli è il Capo e stessa continuazione del Padre e con lo Spirito Santo, vede realizzarsi pienamente il Suo Divino Progetto in favore dell'uomo di ogni tempo, fino al Suo ritorno glorioso.


E la conservazione non basta, ma appunto è necessario che il Signore stesso governi le sue creature (Sacramenti) e le conduca a raggiungere il fine per cui furono create.


Per questo la Missione della Chiesa è anche quella "docente", insegnare, ammaestrare tutte le genti:" Tua autem, Pater, providentia gubernat, quoniam dedisti et in mari viam et inter fluctus semitam firmissimam, ostendens quoniam potens es ex omnibus salvare, etiamsi sine arte aliquis adeat mare.  / ma la tua provvidenza, o Padre, la guida perché tu hai predisposto una strada anche nel mare, un sentiero sicuro anche fra le onde, mostrando che puoi salvare da tutto, sì che uno possa imbarcarsi anche senza esperienza." (Sapienza XIV, 3-4), come rivela la Patristica quando spiega la simbologia della barca Petrina nelle onde dei mari in tempesta di ogni epoca storica.


 


Non basta perciò solo la fede poiché il Signore Gesù non disse di essere solo la Via (fede) ma anche la Vita (Eucaristia e Sacramenti tutti) e la Verità (Dogmi e Dottrine): "Ego sum via et veritas et vita; nemo venit ad Patrem nisi per me./ Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me." (Gv.14,6) infatti, gli altri profeti non somministrarono altro se non un indottrinamento parziale e non influirono che esternamente su chi li ascoltava poiché non avevano i Sacramenti, ma quando Gesù colla voce e coll'opera ci avviò alle cristiane virtù, è dalle Sue parole con i Sacramenti che i Suoi Sacerdoti amministrano, che questa forza penetra nei cuori. Scrive San Tommaso D'Aquino: "Se ricerchi per dove tu passi, accogli Cristo, perché Lui è la Via; se ricerchi per dove ti avvii, attieniti a Cristo perché Egli è la Verità alla quale desideriamo arrivare; se ricerchi dove hai da restare, unisciti a Cristo nell'Eucaristia perché Egli è la Vita..." (St.Th.Aq.Comm. in Joann. XIV,c.).


 


E non basta solo la fede perché è legittimo e doveroso che l'uomo offra a Dio un Sacrificio perfetto.


Dice l'Apostolo san Paolo nella Lettera agli Ebrei 5,1 - ss "Ogni sommo sacerdote, preso fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. In tal modo egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell'ignoranza e nell'errore, essendo anch'egli rivestito di debolezza; proprio a causa di questa anche per se stesso deve offrire sacrifici per i peccati, come lo fa per il popolo. Nessuno può attribuire a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne. Nello stesso modo Cristo non si attribuì la gloria di sommo sacerdote, ma gliela conferì colui che gli disse: Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato.  Come in un altro passo dice: Tu sei sacerdote per sempre, alla maniera di Melchìsedek ", vi è dunque che Gesù Cristo è l'unico Sacerdote vero e perfetto, poiché offrì Sé stesso al Padre, ed è Sacerdote eterno, perché eterno è il Suo Sacrificio, ed Egli volle ed istituì il sacerdozio che la Santa Chiesa ha "Ordinato" ed è perciò uno dei Sette Sacramenti istituiti da Nostro Signore, affinché questo Sacrificio si perpetuasse non in Sua vece, ma in Sua Presenza davanti agli uomini di ogni tempo, in un Memoriale in quanto incruento, e vivo e vero in quanto alla Sua divina Presenza sul Calvario che si attualizza in ogni Santa Messa.


Per questo l'Apostolo dice che è vero che la Fede è grande, ma che più grande di tutte è la Carità (1Cor.13,13) "Nunc autem manet fides, spes, caritas, tria haec; maior autem ex his est caritas  / Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!  ", e la Carità perfetta è l'oblazione che Gesù fece di Sé stesso al Padre sulla Croce:"maiorem hac dilectionem nemo habet, ut animam suam quis ponat pro amicis suis / Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. (Gv.15,13).


 


- Perchè sono necessari i Sette Sacramenti?


 


Il Sacramento è un segno sensibile il quale, per disposizione ed istituzione Divina, esprime e conferisce la grazia santificante.


Si dice "segno sensibile" perché Gesù Cristo, adattandosi alla nostra miseria umana, volle che la grazia ci venisse conferita per mezzo di segni anche esteriori attraverso i quali, tipico della nostra sensibilità umana, ci potessimo preparare degnamente per riceverli e, dopo averli ricevuti, nutrire ferma fiducia di tale ricezione e prodigarsi per mantenere tale grazia attraverso una vita santa e corretta.


Si dice "istituzione Divina" perché la grazia santificante non viene dall'uomo ma da Dio solo, e solo Dio può stabilire il modo di conferirla. Perciò l'istituzione divina non appartiene solo al Sacramento in generale, ma anche alla parte essenziale del rito con cui ogni singolo riceve il Sacramento, perciò appartiene anche alla volontà di Dio che il singolo venga ammaestrato su ogni singolo Sacramento, ed appartiene alla Chiesa stabilire le Norme che sanciscano in quale modo tale Sacramento possa essere dato e reso valido, a tal riguardo rammenta sant'Ambrogio: " Chi è l'Autore dei Sacramenti, se non il Signore Gesù? Questi Sacramenti vennero dal Cielo e la Chiesa li dispensa".


Si dice "esprime la grazia" poiché il segno esteriore simboleggia l'effetto spirituale del Sacramento.


Si dice "conferisce la grazia santificante" perché questo è tipico dell'insegnamento stesso del Nuovo Testamento. I sacrifici dell'Antico Testamento, infatti, non avevano la virtù di operare la santificazione, imperciocché, scrive San Paolo: "Impossibile enim est sanguinem taurorum et hircorum auferre peccata. / poiché è impossibile eliminare i peccati con il sangue di tori e di capri." (Ebrei 10.4), essi non erano che "ombre e figure" del Sacrificio di Gesù Cristo e il loro effetto santificante dipendeva non dal rito che si compiva, ma "dall'opera dell'operante", cioè dal sacerdote gradito a Dio, ma con il Nuovo Testamento non è più così, il loro effetto santificante deriva "dall'opera operata", cioè dalla Redenzione operata e compiuta da Nostro Signore Gesù Cristo, la Vittima, l'Agnello puro ed immacolato, ed essi operano la risorsa santificatrice in virtù della Divina Istituzione e, l'opera di chi li ricevere, è limitata non più a rendere la vittima pura, poiché Nostro Signore è la Vittima pura, ma a togliere tutti quegli ostacoli (che sono i vizi e l'ostinazione del rifiuto alla grazia) che impediscono alla grazia di farsi strada, cioè, ostacoli che impediscono al Sacramento di santificare la persona. In una parola: il Sacramento conferisce sempre la grazia, ma l'effetto della santificazione dipende dagli ostacoli non rimossi di colui che la riceve, s'egli rimuovesse immediatamente l'ostacolo con la Confessione, il pentimento, ed una vita corretta, sarebbe già questa conversione un effetto della grazia sacramentale ricevuta, inoltre potrebbe così sperimentare altri immensi benefici non ancora sperimentati a causa degli ostacoli non rimossi.


Il Concilio di Trento ha sancito definitivamente: "Se alcuno dirà che i Sacramenti della nuova Legge non contengano la grazia che esprimono, o non conferiscano essa grazia a quelli che vi pongono ostacoli - sia anatema"


La grazia è pertanto data col Sacramento, colui che vi pone ostacoli non la rende inadempiuta ma inefficace, perciò verrà giudicato da Dio non come colui che non ebbe a ricevere i Sacramenti, ma come colui che avendoli ricevuti li mise da parte, li rese inefficaci, egli verrà giudicato come colui che avendo ricevuto i talenti, li sotterrò senza farli fruttificare (Mt.25,14-30).


Tutti e Sette i Sacramenti si trovano espressi nella Sacra Scrittura e sono stati magistralmente interpretati dalla Tradizione della Chiesa che già con St. Ireneo di Lione (+203) li nominava tutti e sette nel secondo secolo.


 


- E' obbligatorio credere nella "Presenza Reale"  Gesù nell'Eucaristia?


 


Sì, è obbligante, e non perché "la Chiesa ha ragione" ma perché il non credere alla Presenza Reale sarebbe come dare al Signore del mentitore.


La Storia Ecclesiastica ci mostra che fino al nono secolo nessuno negò questa Presenza Reale di Nostro Signore nella Eucaristia, sotto le due specie del pane e del vino dopo la Consacrazione. Il primo a mettere per iscritto dei dubbi fu tale Giovanni Erigena (+884), il primo che, invece, lo negò pubblicamente fu Berengario, arcidiacono di Vandome. La sua eresia venne subito condannata altrettanto pubblicamente dal Pontefice San Leone IX, in un concilio romano del 1050, dalla cui condanna pervenne una delle più forti insurrezioni del popolo cattolico contro tale l'eresia. Memorabile è rimasto lo scritto di Lanfranco, Arcivescovo di Cantuaria nella sua opera "de Corpo et Sanguine Domini" cap.22: " ..ciò che tu credi e sostieni intorno al Corpo di Cristo, è falso ciò che intorno allo stesso argomento si crede e si sostiene dappertutto nella Chiesa. Imperciocché tutti quelli che si vantano d'essere e di venir chiamati cattolici, si gloriano di ricevere in questo Sacramento la vera Carne di Cristo e il suo vero Sangue. Interroga quelli che hanno ricevuta notizia delle nostre lingue e delle nostre lettere: interroga i Greci e gli Armeni ed altri quali che sieno uomini Cristiani di qualunque nazione; essi tutti, di pieno accordo, rendono testimonianza di avere questa medesima fede".


Ed appunto in questi tempi di Lanfranco che la Chiesa greca si staccò dalla latina, ma non per questo cessò l'accordo intorno a questo dogma, ma greci ed Armeni conservavano tuttavia la fede della Presenza Reale di Gesù sotto le specie Eucaristiche.


Ed effettivamente nessun dogma si trova espresso nella Tradizione in modo più chiaro ed inequivocabile e più solenne, che quello della Santissima Eucaristia.


Incominciando da sant'Ignazio Martire, diretto discepolo degli Apostoli, e scendendo di secolo in secolo, troviamo una serie continua di testimonianze perfettamente concordi ch'esprimono la fede comune di tutta la Chiesa su questo punto e sull'interpretazione stessa delle parole di Nostro Signore a riguardo.


Già nel secondo secolo San Giustino Martire, presbitero, scrive il rito con cui celebravasi allora la Divina Eucaristia e come era la comunione ai fedeli: " e noi - dice - non prendiamo queste cose come pane comune, né qual comune bevanda, ma siamo stati ammaestrati che, come il Verbo di Dio, Gesù nostro Salvatore, fu incarnato ed ebbe carne e sangue per la nostra salvezza, così pure l'alimento sul quale si fecero delle orazioni che contengono le di Lui parole, è la Carne ed il Sangue di quell'Incarnato Gesù" (S. Just. M. Apol. I n.65,66).


Cessate che furono poi le persecuzioni, Anno Domini 325, la Chiesa poté sviluppare il proprio Culto esteriore a Colui che il popolo fedele già conosceva come Presente, Vivo e Vero, poté organizzare pubblicamente il proprio rito in quella parte principale di cui si formava l'Eucaristia, ed i Padri e Dottori della Chiesa svolsero nelle loro opere, specialmente nei sermoni al popolo (Omelie), e in tutta la completezza di tale Dottrina sulla Reale Presenza del Redentore nell'Eucaristia e perciò nella Santa Messa.


Possiamo dire che prima ancora della Messa così come la conosciamo, il popolo di Dio adorava già la Divina Presenza, adorava Dio "in spirito e verità" attraverso la Santa Eucaristia.


Gli errori dei protestanti obbligarono poi la Chiesa a prendere decisioni più drastiche contro la negazione della Presenza Divina. Costrinsero la Chiesa ad essere più dettagliata e più precisa nella definizione del dogma.


- La Chiesa Cattolica insegna che Gesù Cristo, nostro Signore, è nella Eucaristia non già nel Suo stato naturale, ma come Sacramento, cioè la sostanza del pane e del vino si cangia, si muta, nella sostanza del Corpo e del Sangue, assieme coll'anima e la divinità del Redentore, rimanendo del pane e del vino solo gli accidenti. Questo "cangiare", mutare delle specie, è definito dalla Chiesa con il termine Transustanziazione ed è un profondo Mistero che però non contraddice la ragione, piuttosto la nutre colla fede e la indirizza verso un sapere più elevato e soprannaturale.


- Imperciocché "sostanza" si chiama ciò che sussiste da sé e racchiude in sé la essenza delle cose, le quali per essa sono ciò che sono. Ora, inerenti alla sostanza sono gli "accidenti", cioè, i caratteri fisici e chimici del corpo, ed essi appunto non sono la sostanza in sé, né la sostanza esiste per gli accidenti, quanto piuttosto gli accidenti esistono per la sostanza... E dunque, se è vero che nell'ordine naturale gli accidenti sono inseparabili dalla sostanza, non potrà forse Dio, Autore della Natura, il quale ha fissato ad ogni sostanza i propri accidenti, cangiare la propria legge e nella Sua Divina Onnipotenza sostituire Sostanza a sostanza, lasciando inalterati gli accidenti? Senza alcun  dubbio  che la Transustanziazione ripugna pertanto alle leggi della natura, ma giammai a quelle del pensiero: essa è un prodigio, un miracolo, un fatto possibile persino alla ragione, e non invece un assurdo al quale sarebbe impossibile credere.


Se dunque nell'Eucaristia è presente Gesù Cristo, come vero Dio e vero uomo, realmente presente in Corpo, Anima e Divinità, è naturale e conseguente che ad Essa è dovuto il Culto dell'Adorazione, e che attorno ad Essa ruoti il Rito della Santa Messa, e la Storia stessa dei primi Martiri e tanti Santi ci dimostra che fin dal primo secolo i Cristiani tributarono sempre al Redentore velato sotto gli accidenti del Pane e del Vino consacrati, l'istesso Culto, come s'Ei fosse presente senza velo.


 


Così scriveva san Giovanni Grisostomo nella sua opera Epistola ai Corinthi : "Questo Corpo lo riverirono i Magi nel presepio, e uomini barbari dopo aver fatto un lungo viaggio, con molto timore e tremore lo adorarono. Imitiamo dunque i barbari noi che siamo cittadini del cielo. Tu non lo vedi nel presepio, ma sull'Altare; non vedi una Donna che lo tiene fra le braccia, ma vedi il sacerdote presente. Né com'essi, tu vedi solamente il Corpo di Lui; ma conosci anche la Sua potenza, e comprendi ciò che ha fatto per te".


Quanto alla "materia" dell'Eucaristia sono il pane di frumento ed il vino d'uva, nella più forma naturale possibile, senza alterazioni, poiché sono questi gli elementi scelti da Nostro Signore quando la istituì. In quanto al pane, la Chiesa latina usa il pane àzimo, ossia senza lievito, e fin dai primi secoli si conosce l'uso delle "particole piccole e tonde che non dovevano sbriciolarsi" (poiché in ogni frammento è contenuto integralmente Nostro Signore), il Concilio di Firenze (1439) definì poi, potersi consacrare validamente sia il pane àzimo che il fermentato, in uso nella Chiesa greca, e che dovere di ogni concelebrante era quello di attenersi all'uso invalso nella propria Chiesa. In quanto al vino, vi si aggiungono delle gocciole d'acqua, pratica di cui si parla già con San Cipriano nel III secolo e che vi deriva dalla Tradizione apostolica conservata dalla Chiesa. Riguardo alla forma del rito, già sant'Ambrogio scriveva: "La Consacrazione si fa solo colle parole di Nostro Signore Gesù: colle altre cose che si dicono si da gloria a Dio. Si premette la orazione per il popolo, pei re e pegli altri, ma quando si viene a fare il Venerabile Sacramento, il sacerdote non usa più delle parole proprie, ma usa delle parole di Cristo".


 


 I Ministri della Eucaristia sono solo i Sacerdoti , cioè i Presbiteri che possono avere il ruolo di Vescovi. I Diaconi non sono Ministri dell'Eucaristia, essi furono istituiti dagli Apostoli per la distribuzione delle elemosine ai poveri (Atti VI,3), non hanno il carattere apostolico, non sono sacerdoti, e se fin dal primo secoli vennero impegnati anche per portare l'Eucaristia agl'infermi, ai confessori della fede nelle carceri ed anche a distribuirla al popolo quando accorreva numeroso, non ebbero mai la potestà di celebrare l'Eucaristia, anzi, al Concilio Ecumenico di Nicea (A.D.325) si proibì loro di dispensarla ai presbiteri, e ciò perché "né la regola, né la consuetudine permetteva, che quelli che fanno il Sacrificio, ricevano il Corpo da chi non ha il potere di farlo" (Conc.Ec.Nicea I can.18). (*)


 


Infine, possiamo considerare brevemente i Caratteri della Santa Eucaristia che sono due.


Nell'Ultima Cena Nostro Signore Gesù Cristo consacrò il pane e il vino e li porse ai Suoi Apostoli, acciocché se ne cibassero ma, al tempo stesso, compì Egli un doppio uffizio dicendo ai Suoi: Fate questo in memoria di me, mostrando in questo modo ch'essi sarebbero dovuti diventare da quel momento consacratori e distributori del Divino Sacramento. La potestà, il potere, di Consacrare era così, da quel momento, passata agli Apostoli ed ai loro legittimi Successori, ma la distribuzione doveva farsi a tutti i fedeli, secondo il Suo stesso monito: "Amen, amen dico vobis: Nisi manducaveritis carnem Filii hominis et biberitis eius sanguinem, non habetis vitam in vobismetipsis. Qui manducat meam carnem et bibit meum sanguinem, habet vitam aeternam; et ego resuscitabo eum in novissimo die. Caro enim mea verus est cibus, et sanguis meus verus est potus. Qui manducat meam carnem et bibit meum sanguinem, in me manet, et ego in illo.  / In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui." (Gv.6, 53-56)


Così l'Eucaristia ha un doppio Carattere: essa è un Sacrificio, l'unico perfetto, l'unico gradito a Dio, l'unico Sacrificio, e come tale viene offerto dai Sacerdoti non in sostituzione di Cristo, ma con Cristo, in Cristo ed in Cristo; ed è anche Sacramento, Sacramentum Charitatis per eccellenza, elargitore di grazie viene ricevuta da tutti i fedeli.


 


__________


(*) Si legga cliccando anche da qui , il Documento della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede su I Ministri dell'Eucaristia


del 6 agosto 1983


 





Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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