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Lettere di Santa Caterina da Siena da 153 a 231 (3)

Last Update: 10/6/2020 9:03 AM
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1/7/2020 11:33 AM
 
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CLX  (160)- A Giovanni Perotti cuoiaio da Lucca, e a monna Lippa sua donna


Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Dilettissimo e carissimo figliuolo in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio; con desiderio di vedere in voi adempiuta quella parola del dolce Apostolo Paolo quando diceva: Induimini Dominum nostrum Jesum Christum. Cioè spogliatevi dell'uomo vecchio e vestitevi dell'uomo nuovo, cioè di Cristo crocifisso, il quale è quello vero vestimento che ricuopre la nudità dell'uomo, e vestelo di virtù. Oh inestimabile e diletta Carità, che s'è fatto nostro vestimento, poiché per lo peccato perdemmo la vita della Grazia! Venne come innamorato, costretto dal fuoco della divina carità. Avendo noi perduto il detto vestimento della Grazia, il caldo della divina carità; esso, come fuoco, ci tolsela freddezza, vestendosi della nostra umanità. Allora riavemmo il vestimento della Grazia, la quale non ci può essere tolta né per dimonia né per creature, se noi medesimi non vogliamo. Adunque vi prego fratello, e suoro mia carissimi, che siate solleciti di prendere questo santoe dolce vestimento; non commettendo negligenzia, acciò che non vi sia detta quella parola di rimprovèrio: «Maledetto sia to che ti lasciasti morir di freddo a di fame!». Poiché Cristo è tuo vestimento ed èttisi dato in cibo. oimé! or quale sarebbe quel cuore tanto indurato e ostinato che non si levasse a spogliarsi d'ogni ignoranzia e negligenzia, e vestirsi di questo dolce vestimento, il quale dà vita a coloro che sono morti? O quanto sarà dolce e beata l'anima nostra quando verrà il tempo nostro, che saremo richiesti dalla prime dolceVerità nel tempo dolce della morte, dove l'anima gode ed esulta quando si vede vestita del vestimento della divina Grazia! Il quale è uno vestimento, che le dimonia non posson contro di lui: perocché la Grazia fortifica e tolle ogni debilezza; solo il peccato è quella cosa che indebilisce l'anima. O quanto è pericoloso e perverso il vestimento del peccato! Ben è da fuggirlo con odio e dispiacimento: poiché tanto c'è nocivo, e spiacevole e abominevole a Dio.


Con ardore e infiammato desiderio vi levate a stringere e vestirvi di questo dolce vestimento nuziale della divina carità; il quale l'anima si mette per non esser cacciata dalle nozze della vita durabile, alle quali Dio c'invitò einvita in sul legno della santissima croce. Prego la somma eterna Verità che vi faccia sì andare virilmente che giugniate al termine e fine per lo quale voi foste creati. Esiccome per carità e per amore vestiste il bambino di drappo; così vesta egli voi di sé medesimo, uomo nuovo, Cristo crocifisso. Ringraziovi molto. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


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CLXI - A monna Nella, donna che fu di Niccolò de' Buonconti da Pisa; e a monna Catarina, donna di Gherardo di Niccolò predetto


Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissima madre monna Nella, e carissima figliuola Catarina in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, vi conforto e benedico nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi unite e legate col vincolo della carità, il quale tenne confitto e chiavellatoil Figliuolo di Dio in croce. Oh inestimabile e dolcissima carità, quanto è forte questo legame che tiene Dio-e-Uomo piagato e lacerato in sul legno della croce! Ine portò egli e' pesi delle nostre iniquitadi; ine si fabricarono come ancudine sotto il martello; e così è fabricata l'anima nelle pene di Cristo per mezzo del fuoco della sua carità. O unione dolce e perfetta, la quale tu, Dio, hai fatto con l'uomo!


Voglio dunque, che vi leviate con perfetta sollecitudine; e fate una unione, che non sia né dimonio né creatura che vi possa separare. Perocché questa è quell'unione e quello comandamento il quale Iddio ci lassò, perché non aveva più cara cosa che dare. Or ècci più cara cosa che avere Dio, e stare in questa perfetta unione della carità di Dio? Perocché Dio è carità; e chi sta in carità, stain Dio, e Dio in lui. Così dice la prima Verità: «Chi osserverà la mia parola, io starò in lui, e egli in me; e manifesterò me medesimo a lui». O dolcissimo amore, or che siamo noi, che tu manifesterai te medesimo all'uomo? Che manifestazione è questa che tu fai all'anima? non è altro se non un ineffabile amore; il quale è una madre, che concepe l'odore della Virtù. E siccome la madre nutrica al petto e' figliuoli suoi, così la madre della Caritànutrica e' figliuoli suoi delle virtù; e riporta el frutto nella vita durabile.


Adunque con perfettissima sollecitudine vi levate suso, dolcissima madre e figliuola, a seguitare le virtù; e riposatevi a questo glorioso petto della carità. E se mi diceste: «in che modo posso trovare questa gloriosa madre?» dicovelo: in su l'arbore della venerabile e santissima croce, dove fu innestato il Verbo incarnato del Figliuolo di Dio, sparto con tanto fuoco d'amore. E vollendo l'occhio dello intendimento vostro inverso la divina Carità, che continuamente si riposa verso di voi; non si potrà tenere il cuore che non ami, quando si vedrà tanto amare. Onde, amando, séguita un odio e dispiacimento di voi medesima, e dispiacimento del mondo; e per quale spregerete le delizie e gli onori, e abbracceretele ingiurie e le vergogne; e agevolissimamente porterete, ragguardando le ingiurie, e li scherni del vostro Creatore. Oh quanto è ignorante e villano quello cuore che vuole tenere per altra via che tenesse il Maestro suo! Conciosiacosaché, chi vuole la vita durabile, gli conviene seguitare le vestigie sue. Così disse egli: «lo son via,verità, e vita. Chi va per me, non va per le tenebre, ma giugne alla luce». E in uno altro luogo dice: «Neuno può andare al Padre, se non per me».


Adunque, poiché noi vediamo tanto amore fondato nell'anima nostra, e la necessità ci stringe a levare l'affetto e il desiderio nostro dal secolo, il quale è pieno di tenebre e d'amaritudine, e senza alcuna fermezza e stabilità, e neuna conformità ha con Cristo crocifisso (poiché Cristo è vita, e egli è morte); virilmente ci leviamo, carissima madre e figliuola; e abbandonate la pompa e la vanità del secolo, sì che in questo punto del tempo, dolendoci del tempo perduto, il vogliate restituire nel tempo presente che avete. E pensate che' l tempo ci sarà richiesto nell'ultima estremità della morte. Oh quanta confusione sarà a colui che negligentemente e iniquamente avrà speso il tempo suo! Non voglio dunque che aspettiamo questa confusione; ma che viviamo con tanta virtù, che, consumata la vita, noi ci troviamo col fuoco della virtù, con la madre dolce della Carità, in quella città vera di Jerusalem, e ine ci riposiamo in quella visione della pace, dove è vita senza morte, luce senza tenebre, sazietà senza fastidio, e fame senza pena. Oh quanto è benigno e dolce to Dio nostro, che, per lassare le cose finite, ci dona le cose infinite! Non più dunque negligenzia né ingratitudine; ma seguitiamo le vestigie di Cristo crocifisso. Amatevi, amatevi insieme, dilettissima madre e suoro. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Laudato sia Gesù Cristo. Gesù dolce, Gesù amore.


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CLXII - A monna Franceschina, e a monna Caterina, e a due altre compagne spirituali in Lucca


Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


A voi, dilettissime e carissime figliuole e suoro mie in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de' servi di Dio, scrivo e confortovi tutte nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio; con desiderio di vedervi vere figliuole e spose consecrate allo Sposo eterno, il quale con tanto fuoco di carità ha dato la vita per noi. Così dunque fate: e virilmente e con ardentissimo desiderio seguitate il gonfalone della santissima croce; cioè seguitate le vestigie sue per via di pene, e di cruciati e amorosi desiderii. Però che il figliuolo si debbe sempre dilettare di seguitare il padre, e la sposa lo sposo suo: onde se egli ha pena,egli si conforma con lui in pena: e se egli ha diletto, eglisi conforma in diletto. Siccome disse lo apostolo innamorato di Paolo, di sé medesimo: «Io godo con coloro che godono, e piango con coloro che piangono». Questo fa l'anima che sta in perfetta carità: e facendo così, s'adempie in lei la parola d'esso apostolo Paolo: cioè chi participa la tribulazione (cioè la croce di Cristo) si participerà le consolazioni, cioè sarà in gloria con Cristo. Ragionevolmente Dio darà loro la eredità sua, perché per amore hanno lassata la eredità e la sollecitudine del mondo, lassato il diletto e le consolazioni mondane; e seguitando la croce di Cristo crocifisso, hanno abbracciate pene e obbrobrii e vituperii per l'amore suo.


Or questo dunque è quello fuoco, carissime mie figliuole, a cui l'anima debbe andare per infiammati e amorosi desiderii; ed in altro non si debbe dilettare: perocché ogni altra via è oscura e tenebrosa a noi, e conduce l'anima in morte eternale. Non siate dunque negligenti, ma sollecite, in queste dolcee dritta via, Cristo Gesù. Così diss'egli «Io son via, verità e vita. Chi va perme, va per la luce e non per la tenebra; e perviene alla vera vita; la quale non gli sarà tolta in eterno». Non caggia ignoranzia né amore proprio in voi, perocché egli è quella cagione che non lassa correre l'anima; ma rimane legata tra via, e sempre si volle indietro a mirare l'arato.Ma la vera sposa e figliuola ch'è sollicita, non si volle mai indietro, ma sempre corre innanzi, coll'olio della vera umiltà e col fuoco dell'ardentissima carità. Questo è sempre il suo studio; e con questo si rappresenta e sempre serve il suo dolcissimo Salvatore.


Pregovi dunque per l'amore di Cristo crocifisso che, poi che' l nostro dolce e buono Gesù è tanto cortese e largo, noi non c'indugiamo più, ma rechianci per le mani la brevità del tempo nostro, e ricoveriamo con dolore e amaritudine santa il tempo perduto e speso con poca sollecitudine; e in questo modo acquisteremo il tempo passato.


Non dico più. Prego la prima Verità che vi cresca di virtù in virtù, infino che giugniate a quello termine dove è vita senza morte, sazietà senza fastidio, fame senza pena, letizia senza tristizia; dov'è ogni bene senza alcuno male. La pace di Dio sia sempre nell'anime vostre. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù Gesù.


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CLXIII - A monna Franceschina in Lucca


Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


A Voi, dilettissima e carissima suoro e figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo e confortovi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vera serva e figliuola del dolce e buono Gesù, bagnata e vestita del sangue del Figliuolo di Dio, acciò che ogni vestimento d'amore proprio sia partito da voi e ogni negligenzia e ignoranza. Onde io voglio che seguitiate quella dolce e innamorata di Maddalena, la quale non si staccò mai dall'arbore della croce santissima; ma con perseveranzia ella s'inebriava e bagnava del sangue del Figliuolo di Dio; e tanto s'empi la memoria e' l cuore a lo intendimento, che mai non si potè vollere ad amare altra cosa che Cristo Gesù. Così voglio che facciate voi, infino all'ultimo della vita vostra crescendo di virtù in virtù, e non restandosi in perseverare le giornate, come vero pellegrino non vollendosi a dietro per neuna stanchezza. E non vi ponete a sedere per negligenzia; ma voglio che pigliate il bastone della santissima croce dove sono piantate e fondate tutte le virtù; ragguardando l'Agnello svenato per noi con tanto ardentissimo fuoco che doverebbe ardere e consumare ogni freddezza e durezza di cuore o amore di sé medesimo, il quale fusse nell'anima.


Oh come potrà fare la sposa che non séguiti le vestigie dello sposo suo, cioè con amore sostenere, e andare per la via delle pene, per qualunque modo Dio ce le concede? Or vi levate su con una pazienzia e vera umiltà, a seguitare l'Agnello mansueto, col cuore liberale largo e caritativo: e abbandonare voi per lui, imparando da esso Gesù che per darci la vita della Grazia, perdé l'amore del corpo suo. E in segno di larghezza egli aperse tutto sé medesimo; e poi che fu morto in segno d'amore, del costato suo fece bagno. Volete stare sicura? Or vi nascondete dentro da questo costato. E guardate che da questo cuore partito voi non siate trovata di fuori: benché se voi v'entraste, vi trovereste tanto dilettoe dolcezza, che non vi vorreste mai partire. Perocché ell'è una bottiga aperta, piena di spezieria, con abbondanza di misericordia; la quale misericordia dà Grazia; e conduce alla vita durabile, dove è vita senza morte, sazietà senza fastidio, fame senza pena, letizia perfetta e compiuta senza neuna amaritudine. Ine è saziato il gusto e l'appetito della creatura. O inestimabile e ineffabile carità, chi ti costrinse a darci questo vero bene? solo lo smisurato tuo amore, col quale tu creasti la tua creatura, non per debito che tu avessi, però che noi siamo obligati a te, non tu a noi.


Ma pensate, dilettissima suoro in Cristo dolce Gesù, che l'anima non può venire a tanto bene di vedere Dio se prima in questa vita non s'ingegna di gustarlo per ardentissimo ed affocato amore, il quale amore inchiude e trae a sé tutte le virtù. Non manca virtù all'anima. che è ferita della saetta dlella divina carità; la quale carità s'acquista alla mensa della santissima croce, dove è l'Agnello immacolato che è mensa, cibo e servitore.


Or come si potrebbe tenere l'anima che non amasse il dolce suo Salvatore, vedendosi tanto amare da lui? Usanza e consuetudine è dell'amore che sempre rende amore per amore; ed è trasformata la cosa che ama nell'amato. Così l'anima sposa di Cristo, che si vede amare da lui, dimostri ehe gli voglia rendere cambio, rendendogli amore; cioè che per amore voglia portare pene e obbrobri per lui: e così si trasforma e diventa una cosa con lui per amore e per desiderio: e ama ciò che Dio ama, e odia ciò che Dio odia, perché vede che il dolce Gesù sommamente si dilettò di portare la croce delle molte fadighe per amore dell'onore del Padre e della nostra salute, come mangiatore e gustatore delle anime. E a questo modo cel conviene gustare a noi, e conformarci con lui.


Or corriamo, e non dormiamo più nel letto della negligenzia, ad andare a questo vero bene. Altro non dico. Permanete nella Santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


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CLXIV - A monna Mellina, donna di Bartolomeo Balbani in Lucca


Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


A te, figliuola in Cristo dolce Gesù, io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo e conforto nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti unita e trasformata nel fuoco della divina carità, sì e per siffatto modo, che non sia creatura né neuna altra cosa che da essa carità ti parta. Sai, diletta e cara figliuola mia, che avolere unire due cose insieme, non conviene che vi sia mezzo: che se mezzo v'è, non può essere perfetta unione. Or così ti pensa che Dio vuole l'anima senza mezzo d'amore proprio di sé, o di creatura; perocché Dio ama noi senza veruno mezzo, largo e liberale per grazia, e non per debito, amando senz'essere amato. Di questo amore non può amare l'uomo; però ch'egli è sempre tenuto d'amare di debito, participando 3 ricevendo sempre e' beneficii di Dio e la bontà sua in lui. Doviamolo amare dunque del secondo amore; e questo sia sì netto e libero, che neuna cosa ami fuore di Dio, né creatura né cosa creata, né spiritualmente né temporalmente.


E se mi dici: «Come posso avere questo amore?» dicoti, figliuola, che noi nol possiamo avere né trarre altroche dalla fonte della prima Verità. A questa fonte troverai la dignità e bellezza dell'anima tua; vedrai il Verbo, Agnello svenato, che ti s'è dato in cibo e in prezzo, mosso solo dal fuoco della sua carità, non per servizio che avesse ricevuto dall'uomo; ché non aveva avuto altro che offesa. Dico dunque che l'anima, ragguardando in questa fonte, assetata e affamata della virtù, bee subito, nonvedendo né amando sé per sé, né neuna cosa per sé: ma ogni cosa vede nella fonte della bontà di Dio, e per lui ama ciò che ama, e senza lui nulla.


Or come potrebbe allora l'anima che ha veduta tanta smisurata bontà di Dio, tenersi che non amasse? A questo parve che le dolceprima Verità c'invitasse, quando gridò nel tempio con ardore di cuore, dicendo: «Chi ha sete, venga a me, e beia; ché son fonte d'acqua viva». Vedi dunque, figliuola, che gli assetati sono invitati. Non dice: chi non ha sete, ma, chi ha sete. Richiede dunque Dio, che noi portiamo il vasello del libero arbitrio con sete, e volontà d'amare. Andiamo dunque alla fonte delle dolcebontà di Dio, come detto è. In questa fonte troveremo cognoscimento di noi e di Dio; nel quale attuffando l'uomo il vasello suo, ne trarrà l'acqua della divina Grazia, la quale è sufficiente a dargli la vita durabile.


Ma pensa che per la via non potremmo andare col mezzo del peso. E però non voglio, che tu ti vesta d'amore di me né di neuna creatura se non di Dio. Questo ti dico, perché ho udito, secondo che mi scrivi, della pena che sostenesti della mia partita. Onde io voglio che impari dalla prima dolce Verità, che non lasciò, per tenerezza di madre né per neuno de' discepoli suoi, che non corresse come innamorato alla obbrobriosa morte della croce, lasciando Maria e' discepoli suoi. E nondimeno gli amava smisuratamente; ma per più onore di Dio e salute della creatura si partivano l'una dall'altro, perché non attendevano a loro medesimi; rifiutavano le consolazioni proprie per lode e gloria di Dio, sì come mangiatori e gustatori dell'anime. Debbi credere, che al tempo ch'egli erano tanto tribolati, sarebbono stati volentieri con Maria, ché sommamente l'amavano; e nondimeno tutti si partono. perché non amano loro per loro, né il prossimo per loro, né Dio per loro; ma amavanlo perché era degno d'amore, sommamente buono; e ogni cosa, e' l prossimo loro, amavano in Dio.


Or a questo modo tu e l'altre voglio che amiate: ragguardate solo in dare l'onore a Dio, e dare la fadiga al prossimo vostro. ché, perch'egli vi paia alcuna malagevolezza di vedere partite quella cosa che altri ama, non dimeno ella si piglia senza tedio s'egli è vero amore, fondato solo nell'onore di Dio, e ragguarda più alla salute dell'anima che a sé medesimo. Fate, fate che io non vi vegga più in pena; però che questo sarebbe un mezzo che non vi lascerebbe vivere né conformare con Cristo crocifisso: considerando me, che Dio, come egli s'è dato libero, così richiede noi.


E però ti dissi che io volevo che tu e l'altre figliuole mie fuste unite e trasformate in Dio per amore, traendone ogni mezzo che l'avesse a impedire, ma solo col mezzo della divina carità; però che è quello dolce e glorioso mezzo, che non divide mai, ma unisce. E veramente pare che faccia come il maestro che edifica il muro, che rauna molte pietre e combaciale insieme, e insiememente è chiamato pietra e muro: e questo ha fatto col mezzo della calcina; però che se non avesse posto il mezzo, sarebbero cadute, partite, e rotte più che mai. Or così ti pensa che l'anima nostra debba raunare tutte le creature, ed unirsi con loro per amore e desiderio della salute loro, sì che sieno partecipi del sangue dell'Agnello. Allora si conserva questo muro, perché sono molte creature e sono una. A questo parbe che c'invitasse Santo Paolo, quando disse che molti corrono al patio, e uno è quello che l'ha, cioè colui che ha preso questo mezzo della divina carità.


Ma tu potresti dire a me, come dissero e' discepoli a Cristo, quando disse: «Un poco starete, e non mi vederete; e uno poco, e voi mi vederete». Onde essi dicevano allora fra loro: «Che farà costui? che dice egli? un poco, e voi mi vederete; e un poco, e voi non mi vederete». Così potreste dire voi: «Tu ci dici che Dio non vuol mezzo; e ora dici che noi poniamo il mezzo». Rispondoti, e così ti dico, che tu vada col mezzo del fuoco della divina Carità, il quale è quello mezzo che non è mezzo, ma fassi una cosa con lui, sì come il legno che si mette nel fuoco. Dirai tu allora, che il legno sia legno ? no: anco, è fatto una cosa col fuoco. Ma se mettessi il mezzo dell'amore proprio di voi medesimi, questo sarebbe quello mezzo che vi tollerebbe Dio: e nondimeno è non cavelle però che' l peccato è nulla, e in altro non sono fondati e' peccati, se non nell'amore proprio e' piaceri e'diletti fuora di Dio. Ché, come dalla Carità procede e dà vita ogni virtù; così da questo procede ogni vizio, e dà morte, e consuma ogni virtù nell'anima. E però ti dissi, che Dio non vuole mezzo: e ogni amore che non è fondato nel vero mezzo, non dura.


Correte, dilette figliuole mie; e non dormiamo più. Ho avuta compassione alle vostre pene; e però vi do questo rimedio, che voi amiate Dio senza mezzo. E se volete il mezzo di me misera miserabile, vogliovi insegnare dove voi mi troviate. Acciocché non vi partiate da questo vero amore, andatevene a quella dolcissima e venerabile croce con quella dolce innamorata Maddalena: ine troverete l'Agnello e me, dove si potranno pascere e notricare e adempiere e' vostri desiderii. Ora a questo modo voglio che voi cerchiate me e ogni cosa creata: questo sia il gonfalone e refrigerio vostro. E non pensate, perché il corpo sia dilungi da voi, che sia dilungato l'affetto e la sollecitudine della salute vostra: anco, è piùfuora della presenzia corporale che nella presenzia. Non sapete che e' Discepoli santi ebbero più dopo la partita del Maestro, cognoscimento e sentimento a di lui, che prima? Perocché tanto si dilettavano dell'umanità, che non cercavano più oltre. Ma poi che la presenzia fu partita, essi si diero a cognoscere e intendere la bontà sua. Però disse la prima Verità: «Egli è bisogno ch'io vada: altrimenti, il Paraclito non verrebbe a voi». Così dico io:egli era bisogno ch'io mi partissi da voi, acciò che vi deste a cercare Dio in verità e non con mezzo. Dicovi che n'averete meglio poi, che prima, entrando dentro di voi a pensare le parole e la dottrina che vi fu data: e a questomodo riceverete la plenitudine della Grazia, per essa grazia di Dio. Non scrivo più, perché non ho più tempo da scrivere.


Mandola principalmente a te, Mellina, e poi a Catarina e a monna Chiara e a monna Bartolomea e a monna Lagina e a monna Colomba. Permanete nella Santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


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[Edited by Caterina63 1/7/2020 11:35 AM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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