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Lettere di Santa Caterina da Siena da 153 a 231 (3)

Last Update: 10/6/2020 9:03 AM
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6/11/2020 5:30 PM
 
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CLXXXI (181) - A Niccolo da Osimo



Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


A voi, dilettissimo e carissimo padre in Cristo dolce Gesù io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi una pietra ferma, fondata sopra le dolcepietra ferma, Cristo Gesù. Sapete che la pietra e lo edificio che fosse posto a fatto sopra la terra, ogni piccolo vento o piova che venga, il dà a terra. Così l'anima che è fondata sopra le cose transitorie di questa tenebrosa e caduca vita, che passano tosto come il vento come polvere che si pone al vento, ogni piccolo contrario la dà a terra. E così quando fussimo fondati in amore propri, di noi medesimi, il quale è la più perversa lebbra e piaga che possiamo avere. Egli è quella lebbra che tutte le virtù fa guastare; e non hanno in loro vita, perocchè sono private della madre della carità; onde non vivono perché non sono accostate con la vita. Desidera dunque l'anima mia di vedervi fondati nella viva pietra. O carissimo padre, ècci migliore, più dilettevole cosa, che dovere edificare lo edificio dell'anima nostra? Dolce cosa è, che abbiamo trovata pietra, maestro e servitore uno manuale che bisogna a questo edificio. Oh come è dolce maestro il Padre Eterno, dove si riposa tutta la sapienzia e scenzia e bontà infinita! Egli è lo Dio nostro, che è colui che è. Tutte le cose che participano essere, è secondo di lui. Egli è uno maestro che fa quello che abbisogna; e non vuole altro che la nostra santificazione. E ciò che dà e permette, per nostro bene, cioè per purgazione de' peccati nostri, o per accrescimento di perfezione e di grazia. Bene è adunque dolce questo nostro maestro: si ben sa edificare, e porre quello che bisogna a noi. E ha fatto più: che, vedendo che l'acqua non era boons a intridere la calcina per porre la pietra, cioè, delle dolci e reali virtù, donocci il sangue dell'Unigenito, suo Figliuolo. Sapete che, innanzi al decreto dell'avvenimento del Figliuolo di Dio, niuna virtù aveva valore di poter dare all'uomo la vita, la quale per lo peccato aveva perduta. O padre, ragguardiamo la inestimabile carità di questo maestro, che, vedendo che l'acqua dei santi Profeti non era viva, che ci desse vita, ha tratto di sé e pôrto a noi ilVerbo Incarnato unigenito suo Figliuolo, e hagli data la potenzia e virtù in mano, e halo posto nello edificio nostro per pietra; senza la quale pietra noi non possiamo vivere. Ed è sì dolce (perché gli è unito questo Figliuolo ed è una cosa col Padre), che ogni cosa amara, per la dolcezza sua, vi diventa dolce. In lui è dunque calcina viva, e non terra né rena. O fuoco dolce di amore, tu ci hai dato per servitore e manoale l'abbondantissimo e clementissimo Spirito Santo, ch'è esso amore; il quale è quella mano forte che tenne confitto e chiavellato in croce il Verbo. Egli ha premuto questo dolcissimo corpo, e fattogli versare sangue, il quale è sufficiente a darci la vita, e edificare ogni pietra. Ogni virtù ci vale e dà vita quando è fondata sopra Cristo, ed intrisa nel sangue suo.


Spezzinsi dunque li cuori nostri d'amore, a ragguardare, che quello che non fece l'acqua, ha fatto il sangue. Or chi vorrebbe meglio? chi sarà colui che si vada oggimai avvolgendo per li fossati, cercando veruna trista o disordinata dilettazione del mondo? Dissolvansi per caldo queste pietre degli indurati cuori nostri.


Dunque il Padre (che è a vederlo!) con la sapienzia sua e potenzia e bontà ci s'è fatto maestro (perocché il maestro è quello che lavora, cioè con la virtù che ha dentro da sé; però con la memoria dove sta quello che bisogna fare, e con lo intelletto col quale ha cognosciuto, e con la mano della volontà ha adoperato) creando e edificando l'anima nostra ad imagine e similitudine sua. Perdemmo poi la Grazia per lo peccato commesso: ed egli venne, e unissi e innestossi nella natura nostra; e hadato tutto a noi, perocché la sua virtù la dè nel Figliuolo. E fecelo insiememente maestro, come è detto, dandogli la potenzia; e fecelo pietra (così dice santo Paolo) cioè, che la pietra nostra è Cristo: fecelo servitore, e lavoratore di questo edificio cioè, che la sua inestimabile Carità eamore col quale ha data la vita, col sangue suo ha intrisa questa calcina, sicché non ci manca nulla.


Godiamo, dunque, e esultiamo, poiché abbiamo sì dolce maestro, e pietra, e lavoratore; e hacci murati col sangue suo, e ha fatto sì forte questo nostro muro, che né dimonia né creature, né grandine né tempesta né vento potrà muovere questo edificio se noi non vorremo. Levisi dunque la memoria, e ritenga in sé tanto beneficio. Levisi lo intelletto e il cognoscimento a vedere l'Amore e la sua bontà, che non cerca né vuole altro che la nostra santificazione; e non vede sé per amore proprio di sé, ma per l'onore del Padre e salute nostra. Allora, quando la memoria ritenerà, lo intendimento ha inteso e cognosciuto; non si debbe tenere, e non so che si possa tenere, la volontà, che non corra, con uno ardore riscaldato dal caldo della Carità, ad amare quello che Dio ama, e odiare quello ch'egli odia. Di niuna cosa si potrà turbare; né impedirà mai il santo proponimento. Ma sarà in vera pazienzia, perché sarà fondato sopra la viva pietra, Cristo.


E però vi dissi che io desideravo che voi fuste pietra fondata sopra la pietra detta; e così vi prego per, l'amoredi Cristo crocifisso, che sempre cresciate e perseveriate nel santo proponimento. Non vi movete mai, né allentiate per veruno contrario che addivenisse. Siatemi una pietra, ferma, fondata nel corpo della santa Chiesa; cercando sempre l'onore di Dio, e la esaltazione ea rinnovazione della santa Chiesa.


Pregovi che non allenti il desiderio vostro, né la sollicitudine di pregare il Padre santo che tosto ne venga, e che non indugi più a rizzare l'arme de' fedeli Cristiani, la santissima croce. Non guardate per lo scandalo che ora sia addivenuto. Non tema, ma virilmente perseveri, e tosto mandi ad effetto il santo suo e buono proponimento. Perché sentisse delle percosse che vi fussero date, o per le dimonia o per le creature, statemi pietra vivafondata nella sposa di Cristo; annunciando sempre la verità, se ne dovesse andare la vita. Non vedete voi per voi, ma sempre attenderete di vedere l'onore di Dio. Tanto tempo abbiamo veduto il vituperio del nome suo, che ora ci dobbiamo disporre di dare la vita per la loda e gloria del nome suo. Or sollicitamente, padre! Non negligenzia. Ora, mentre che abbiamo il tempo, e 'l tempo è nostro; diamo la fadiga al Prossimo nostro, e la loda a Dio. Spero, per la bontà sua, che voi 'l farete: perdonate però alla mia presunzione, perocché l'amore e l'affetto me n'ha colpa.


Ho avuta grande letizia del buono desiderio e proponimento del santo Padre, sì della venuta sua, e sì del santo e glorioso passaggio, il quale è aspettato con grande desiderio da' servi di Dio. Non dico più.


Ho inteso che 'l Maestro dell'Ordine nostro, il Padre santo lo vuol promuovere e dargli altro benefizio. Pregovi che, se così è vero, che voi preghiate Cristo in terrache procuri all'Ordine d'uno buono Vicario, ché n'abbiamo grande bisogno. Pregovi che gli ragioniate, se vi pare, di maestro Stefano, che fu Procuratore dell'Ordine quando frate Raimondo era in corte. Credo che sappiate ch'egli è uomo buono e virile. Spero che, se noi l'avessimo, che per la grazia di Dio e per lui l'Ordine si racconcerebbe. Honne scritto al Padre santo; non però detto cui egli ci dà, ma hollo pregato che cel dia buono, e ragionine con voi e con l'arcivescovo d'Otranto. Se bisognasse, che per questo o per veruna altra cosa in utilità della santa Chiesa, che frate Raimondo venisse a voi, Padre: scrivetelo: egli sarà sempre obediente a voi. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.



CLXXXII - A suor Bartolomea della Seta, monaca del monasterio di Santo Stefano di Pisa

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Dico che consuma... il freddo, cioè la freddezza dell'amore proprio di sé medesima; to quale amor proprio accieca l'anima, e non le lassa cognoscere né sé né Dio, e tollele la vita della Grazia, e ingenera impazienzia. E la radice della superbia mette allora fuore i rami suoi. Onde offende Dio, e offende il prossimo con disordinato affetto; ed è incomportabile a sé medesimo; e sempre ribella all'obedienzia sua. E tutto questo fa l'amor proprio di sé. Ma il vero vestimento, detto, tutti gli consuma e tolle via. E rimane nel lume della divina Grazia, e non va per la tenebra; ma in verità va per la via del consumato e immacolato Agnello, e per la porta di Cristo crocifisso entra alle nozze del Padre eterno. Ine è fermata e stabilita in Dio, e non ha paura che 'l mondo né 'l dimonio né la carne la possa separare; e truova vita senza morte, sazietà senza fastidio, e fame senza pena. Or non più! porta, porta, e fà spalle di portatore, e non rifiutare peso, se vuoli ben guadagnare insino all'ultimo. Perocché troppo sarebbe sconvenevole, che la Sposa andasse per altra via che lo sposo suo. Altro modo non c'è a voler portare, se non essere vestita, come è detto. E però vi dissi io che desideravo di vederti vestita del vestimento reale, cioè, dell'abisso della carità del Re eterno. Altro non dico. Nasconditi nel costato di Cristo crocifisso, e bàgnati e annégati nel sangue dolcissimo suo. Permani nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


CLXXXIII - All'Arcivescovo d'Otranto

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi dilettissimo e reverendo padre in Cristo Gesù, io vostra indegna Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi pastore buono e fedele a Cristo Gesù, col lume e cognoscimento della sua bontà. Sapete che colui che va col lume di notte, non ofende: così l'anima che è alluminata di Dio, non può offendere; perocché apre l'occhio del cognoscimento e della ragione, e ragguarda che via tenne quello dolce Maestro suo. E come l'ha veduta, per volontà e desiderio ch'egli ha di seguitare il maestro subito corre con sollicitudine e senza negligenzia; non sta a voltare il capo in dreto, cioè a vedere sé medesimo. Vede bene sé col cognoscimento de' peccati e difetti suoi; e confessa, sé per sé non essere:e cognosce in sé la smisurata bontà di Dio, che gli ha dato ogni essere. E a questo cognoscimento si debbe sempre rivoltare e stare; ma dico che non si volti né si debbavoltare a vedere sé per amore proprio e delettazione, né per piacimento di veruna creatura. Dico che l'anima che è illuminata dal vero lume, a questo non si volge; ma poi che ha veduto sé, e trovata la bontà di Dio, allora si da per la via, cioè per tutte quelle vie e modi che tenne il dolce Gesù, e li Santi che 'l seguirono. Ponsi Gesù per obietto suo; ed è tanto il desiderio e l'amore che ha di tenere la via dritta per giugnere al suo obietto, fine dolcesuo, che, perché trovi spine e triboli a ladri che 'l volessero robbare, non cura né teme di cavelle; né per veruna cosa che trovi, vuole tornare indreto. Perocché l'amore gli ha tolto il timore servile di paura; e va dietro alle pedate di coloro che seguitano Cristo: e vede e cognosce che essi furono uomini nati come egli, pasciuti e nutricati come esso; e quella benignità e larghezza di Dio trova ora, che era allora.

Or di questo vero lume o cognoscimento desidera l'anima mia che voi, pastore e Padre mio, siate ripieno con abbondantissimo fuoco d'amore; sicché né diletti né piacimenti né stato né onore del mondo vi possano offuscare questo lume; né spine né triboli né ladro veruno vi possa impedire il corso di queste dolcevia; ma sempre ci specchiamo nel Verbo Incarnato, unigenito Figliuolo di Dio, il quale fu a noi via e regola, che osservandola, sempre ci dà vita. Oimé, Padre, non voglio che sia tentazione o illusione di dimonio che c'impedisca; che sono posti come spine per impedire il nostro andare. Non sia il tribolo della carne nostra che sempre impugna e ribella allo spirito, che è suo nemico perverso, che mai non lo lassiamo indietro; ma sempre viene con esso noi: non sieno ladri e demonii inchinati delle creature, che spesse volte ci vogliono tollere l'amore e la pazienzia con molte ingiurie e persecuzioni che ci fanno. Anco, alcuna volta pigliano l'offizio delle dimonia, volendo impedire li santi e buoni proponimenti che l'uomo averà e adopererà secondo l'onore di Dio. A costoro non basta il loro male che fanno in loro medesimi: ché ancora vogliono fare in altrui. Virilmente dunque perseveriamo nella via nostra, e confortianci, perocché per Cristo crocifisso ogni cosa potremo.

Io godo ed esulto, considerando me dell'arme forte che Dio ci ha data, e della debilezza de' nemici. Ben sapete che né dimonio né creatura può costringere la volontà ad uno minimo peccato. Questa è una mano sì forte, che tenendo el coltello con due tagli, cioè d'odio e d'amore, non sarà veruno nemico sì forte, che si possa difendere, che non sia percosso o gittato a terra. Oh inestimabile ardentissima e dolcissima Carità, che, acciò che li cavalieri che tu hai posti in questo campo della battaglia possano virilmente combattere e specialmente li pastori tuoi che hanno più percosse e più che fare che gli altri, gli hai dato una corazza si forte, cioè la volontà, che niuno colpo, perché percuota, la può nocere; perocché egli ha con che ripararsi da' colpi, e con che difendersi. Guardi pure che il coltello, che Dio gli ha dato, dell'odio e dell'amore, egli nol ponga nelle mani del nemico suo: la corazza allora poco ci varrebbe, ché, colà, dov'ella è forte, diverrebbe molle. Ché io m'avvedo che né dimonio né creatura m'uccide mai se non col mio coltello stesso; con quello che io uccido lui, dandogli, egli uccide me. Chi uccide il vizio, il peccato? solamente l'odio e l'amore: e il dispiacimento ch'io ho conceputo in esso all'amore che io ho conceputo alla virtù per Dio. Se il dimonio e la sensualità vuole voltare questo odio e questo amore, cioè che tu odii quelle cose che sono in Dio, e ami la tua sensualità che sempre ribella a lui perché il dimonio voglia fare questo, non potrà, se la mano forte della volontà non gli 'l porge. Ma se gli 'l desse, colsuo medesimo l'ucciderebbe. Dunque è da vedere quanto sarebbe spiacevole a Dio, e danno a noi; ché (sapete) padre, perché voi sete pastore, non sarebbe pur danno a voi, ma a tutti li sudditi vostri; ed ogni operazione che aveste a fare per voi, e per la Sposa di Cristo, la santa Chiesa, questo sarebbe impedimento.

Su dunque! non più dormite; rizzisi el gonfalone della santissima croce. Ragguardiamo l'Agnello aperto per noi, che da ogni parte del corpo suo versa sangue. O Gesù dolce, chi t'ha premuto, che in tanta abondanzia ne versi? Rispondi: l'amore di noi, e l'odio del peccato. Egli ci ha dato sangue intriso col fuoco della sua carità. Or a questo arbore ci appoggiamo, e con esso andiamo per la via sua detta. Bene aviamo materia di godere, però che ogni nostro nemico diventato debile e infermo, per questo dolce Figliuolo di Maria, unigenito Figliuolo di Dio. Il dimonio è indebilito, che non può tenere più la signoria dell'uomo, perduta l'ha. La carne nostra, che 'l Figliuolo di Dio prese di noi, è flagellata con obbrobri,strazi, scherni e improperii; onde l'anima, quando riguarda la carne sua, debbe subito perdere, e allentare la sua ribellione. Le lode degli uomini, o loro ingiurie che ci facessero, ogni cosa verrà meno, ponendosi innanzi il dolce Gesù, che non lassù né per ingiuria che gli fusse fatta, né per nostra ingratitudine, né per lusinghe, che non compisse l'obedienzia per onore del Padre, e per salute nostra; sicché l'onore del mondo s'atterrà col desiderio e con l'amore dell'onore di Dio.

Or correte dunque per questa via. Siate, siate gustatore e mangiatore dell'anime, imparando dalla prima e dolce Verità e Pastore buono, che ha data la vita per le pecorelle sue. Siate, siate sollicito d'adoperare per onoreed esaltazione della santa Chiesa; e non temete per alcuna cosa che sia avvenuta, o che vedeste avvenire; perocché ogni cosa è illusione di dimonio, che 'l fa per impedire li santi e buoni proponimenti, che, perché non si faccia quello che è cominciato, pare che s'avvegga del male suo. Ma confortatevi, e confortate il nostro Padre santo; e non temete di cavelle; e confortatevi virilmente, non vi restate. Fate che io senta e veda che mi siate così una colonna ferma, che per veruno vento moviate mai, Arditamente e senza veruno timore annunciate e dite la verità di quello che vi pare che sia secondo l'onore di Dio e renovazione della santa Chiesa. Or abbiamo noi altro che uno capo? E questo si dia a cento migliaia di morti se bisogna, e ogni pena e flagello, per amore di Cristo, che con tanto fuoco d'amore non vide sé per sé, ma per onore del Padre, e per salute nostra. Non dico più, Padre; ché io non mi resterei mai. Ebbi grande letizia delle buone novelle che ci mandaste dell'avvenimento di Cristo in terra, e del cominciamento del santo Passaggio. Non caggia tepidezza né sgomento in voi né nel santo Padre per le cose che sono poi avvenute; che con questo, che ci pare contrario, si farà ogni cosa. Io ho inteso che il Maestro dell'Ordin nostro 'l santo Padre 'l vuole promuovere. Pregovi per l'amore di Cristo crocifisso che vi sia raccomandato l'Ordine, e che ne preghiate Cristo in terra, che ci dia uno buono vicario. Vorrei che lo informasse di Maestro Stefano della Cumba, che fu procuratore dell'Ordine della Provincia di Tolosa. Credo che se egli cel darà, sarà grand'onore di Dio e racconciamento dell'Ordine; perocché mi pare ch'el sia uomo virile e virtuoso, e senza timore. écci ora bisogno di medico che non abbia timore, e usi il ferro della santa e dritta giustizia; perocché tanto unguento s'è usato infino a qui, che li membri sono quasi tutti 'imputriditi. Io n'ho scritto al Padre santo: non ho detto però cui egli ci dia; ma ho pregato che cel dia buono, e che ne ragioni con voi e con messer Niccola da Osmo.

Se vedeste, per questo o per altro, fusse utilità o bisogno che frate Raimondo vi venisse; scrivetelo, ed egli sarà subito alla vostra obedienzia. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio.

Ser Gerardo Buonconti vi si manda molto raccomandando; e la madre mia come a caro padre, ed esso come indegno servo vostro. Gesù dolce, Gesù amore.


CLXXXIV - Al priore a fratelli della compagnia della Vergine Maria

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimi e dolci figliuoli in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi legati nel legame dolce della carità, il quale fu quello legame che tenne confitto inchiavellato Dio-ed-uomo in sul legno della santissima croce. Sapete che né chiodi né croce era sufficiente a tenerlo se la carità non l'avesse tenuto. Ella è quello dolce e soave legame, che legò la natura divina nella natura umana. Chi ne fu cagione? Solo l'amore. L'amore fu quello che trasse noi di Dio, creandoci alla imagine e similitudine sua. E per amore, avendo noi perduta la Grazia, e volendoci restituire e rendere quello che avevamo perduto per lo peccato e difetto nostro, ci mandò Iddio 'l Verbo dell'unigenito suo Figliuolo, e volse che col sangue suo riavessimo la Grazia; ed egli, Figliuolo obediente, corse all'obbrobriosa morte della croce, siccome innamorato della salute nostra. Sicché ogni cosa che Dio ha fatta e fa a noi, è fatta per amore; e però l'anima, che ragguarda questo smisurato e ineffabile amore, vi apre l'occhio dell'intelletto e del cognoscimento nel suo obietto del sangue di Cristo crocifisso, nel quale sangue se gli rappresenta più la larghezzadell'ineffabile carità, che in veruna altra cosa. E così disse Egli, che maggiore amore non può mostrare l'uomo, che dare la vita per l'amico suo. Oh inestimabile amore, se tu commendi che maggiore amore non può essere, che dare la vita per l'amico suo, quanto maggiormente è degno di commendazione l'amore tuo verso di noi, che, essendo fatti nemici, tu hai data la vita, e pagato il prezzo del sangue tuo per noi! Questo eccede ogni amore. O dolce e amoroso Verbo Figliuolo di Dio, tu se' fatto tramezzatore; hai pacificato con la morte tua l'uomo con Dio: ché i chiodi ci sono fatti chiave che ha disserrata vita eterna; ed è aperta per siffatto modo, che a veruno può essere chiusa se egli non vuole; perocché l'uomo non può esser costretto a veruno peccato, se egli non vuole. Il peccato è quello che ci chiude la porta, e tolleciil fine per lo quale fummo creati: il peccato ci tolle la vita, e dacci la morte; tolleci la luce, e dacci la tenebra, perché offusca l'occhio dello intelletto, e non gli lassa vedere il sole né la tenebra, la tenebra dico del cognosciniiento di sé, dove vede e truova la tenebrosa sensualità, che sempre ribella e impugna contra il suo Creatore; e perché non vede la tenebra sua, però non può cognoscere l'amore e il lume della divina bontà. Dissi, che l'animache ragguarda questo smisurato amore, ha conceputo amore ineffabile; ha fatta e confermata la sua volontà con quella di Dio ! Giudica e vede bene, che Dio non vuole altro che la nostra santificazione; e ciò ch'egli ci dàe permette, o tribolazioni, o consolazioni, o persecuzioni o strazi o scherni o villanie, ogni cosa ci è data perchésiamo santificati in lui. Perché la santificazione non si può avere senza le virtù, e le virtù non si possono avere, se non per lo suo contrario. E però l'anima che cognosce questo amore, non si può turbare né contristare di veruna cosa che avvenga, di qualunque cosa si sia; perché sarebbe dolersi del suo bene, e della bontà di Dio che il permette a noi. é vero che la sensualità si vuole sentire quando la cosa che gli dispiaccia: ma la ragione la vince, e fàlla stare suggetta siccome debbe. E con che faremo stare suggetta questa sensualità, che non ribelli al suo Creatore? dicovelo. I diletti e le tribolazioni si raffrenano con le dolcee santa memoria di Dio, cioè con la continua considerazione della morte, la quale trarremo per lo cognoscimento di noi medesimi. Noi vediamo, carissimi figliuoli e fratelli in Cristo dolce Gesù, che noi siamo tutti mortali; che, subitoché siamo creati nel ventre della madre nostra, siamo condannati alla morte, e dobbiamo morire, e non sappiamo quando né come. E chi sarà colui che, se egli considera in sé che la vita sua ètanto breve che aspetta di dì in dì la morte (perocché la vita nostra è quanto una punta d'ago), che non raffreni e tagli ogni disordinata letizia la quale pigliasi dalle stoltee vane letizie del mondo ? Dico che si raffrenerà, e non cercherà né onori né stati né grandezza; né ricchezza possederà con avarizia: anco, se egli averà la ricchezza, sarà fatto dispensatore di Cristo a' poveri, e non le vorràpossedere né tenere con superbia; anco con vera e profonda umiltà, vedendo e cognoscendo che veruna cosa ci è stabile né ferma in questa tenebrosa vita; ma ogni cosa passa via come il vento. Se ella è tribolazione, egli la porta pazientemente, perché vede che è piccola ogni tribolazione che in questa vita potiamo sostenere. E perché è piccola? perché è piccolo il tempo nostro. perocché la fadiga che è passata, tu non l'hai; e quelle che sono a venire, non se' sicuro d'avere, perché non sai se la morte ti verrà e sarai privato d'ogni fadiga. Hai dunque solo questo punto del tempo che t'è presente, sicché la memoria della morte tolle la impazienzia nelle tribolazioni e la disordinata letizia nelle consolazioni.

É vero che non vuole essere pura la memoria della morte, perché caderebbe in confusione; volsegli adunque dare compagnia, e la compagnia si è l'amore ordinato col Santo timore di Dio, cioè di astenersi da' vizii e dapeccati per non offendere il suo Creatore. Il peccato non è in Dio: e però non è degno d'essere amato né desiderato da noi che siamo figliuoli suoi, creature create alla imagine e similitudine sua. Dobbiamo amare quello ch'egli ama, e odiare quello ch'egli odia. Allora si apre l'occhio dello intelletto, e vede quanto è utile il dispregiare i vizii e amare le virtù e quanto gli è danno il contrario: ché il dormire ne' vizii e nelli peccati, venendoglila morte di subito (che non è sicuro), gli dà l'eterna dannazione, dove non ha poi rimedio veruno; e vivere virtuosamente gli dà sempre letizia, pace con Dio e pace col prossimo. Levatosi da ogni rancore sentesi una carità fraterna d'amare il prossimo suo come sé medesimo ama. E così dobbiamo amare amici e inimici in quanto creature ragionevoli, e desiderare la salute loro; e ingegnarci, giusta il nostro potere, di portare e sopportare i difetti loro, odiando il vizio che fusse in loro, ma non loro. Piagnete con coloro che piangono e godete con coloro che godono. Cioè, con coloro che sono nel peccato mortale, che si può dire che sieno nel tempo del pianto e della tenebra; piagnere con loro per compassione e offrirgli per Santo desiderio dinanzi a Dio: e allegrare con loro che vivono in virtù, e allegrarci con loro, non con invidia del loro bene, ma in uno santo ringraziamento della tenebra e ridotti alla luce della Grazia. E a questo modo vive in unità, e osserva il comandamento di Dio; che per l'amore suo ama il prossimo. Questo è il segno che c'è dato da Cristo per essere cognosciuti d'esser figliuoli e discepoli suoi, e così diss'egli a' discepoli: «Amatevi, amatevi, insieme; ché a questo sarà cognosciuto che voi siate discepoli miei!». Passando per queste dolcee soave via, vive in Grazia; e poi si trova nell'ultimo nell'eterna visione di Dio !

Ma sopra tutte l'altre cose, figliuoli miei, di che io viprego e costringo, si è che voi v'amiate insieme: perocché noi ci dobbiamo innestare il cuore e l'affetto nell'amore di Cristo crocifisso. E perché noi vediamo che sommamente egli ha amato l'uomo, così noi dobbiamo trarre questo amore, e legarci stretti col prossimo nostro sì e per siffatto modo, che né dimonio, né ingiuria che ci fusse fatta da esso prossimo nostro, né amore proprio di noi medesimi, ci possa mai sciogliere né rimuovere da questo legame dell'amore. Considerando me, che, in altro modo, l'anima sta in stato di dannazione; e però dissi, che io desideravo di vedervi legati nel legame della carità: ché per ogni ragione dovete essere uniti, sì perché sete tutti creati da Dio, e ricomperati d'uno medesimo sangue; e poi per la santa e dolce congregazione la quale avete fatta nel dolce nome di Maria, la quale è nostra avvocata, madre di grazia e di misericordia. Ella non è ingrata a chi la serve; anco è grata e cognoscente. Ella è quello mezzo che drittamente è uno carro di fuoco, che, concependo in sé il Verbo dell'unigenito Figliuolo di Dio, recò e donò il fuoco dell'amore: perocch'egli è esso amore. Adunque servitela con tutto il cuore e con tutto l'affetto, perocché ella è madre dolcissima vostra.

Anco vi prego che abbiate in odio e in dispiacimento il peccato della immondizia, e ogni altro difetto: ché non sarebbe cosa convenevole che con immondizia serviste a Maria che è somma purità. Non dormite più, padri, fratelli e figliuoli carissimi: levatevi con amore della virtù eodio e dispiacimento del peccato. Vedete che è tanto abbominevole dinanzi a Dio il peccato, che permise che il Figliuolo ne sostenesse morte e passione; ed egli con tanto amore sostenne pena, strazii, scherni e villania, e nell'ultimo l'obbrobriosa morte della croce. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso; nascondetevi nelle piaghe sue per affetto d'amore. Maggiore amore non può mostrare l'amico, che dare la vita per l'amico suo; ed egli v'ha dato la vita, avendo svenato ed aperto il corpo suo. Ammollinsi i cuori vostri ora in questo santo tempo, il quale ci rappresenta questo Agnello immacolato, arrostito in su la croce al fuoco dell'ardentissima carità;e nella Pasqua dolcemente vi si dà in cibo. E però vi prego che tutti vi disponiate alla santa comunione; se non ne avesse già legame, che non si potesse sciogliere senza andare a Roma.

Altro non dico. Amatevi, amatevi insieme. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. lo, indegna serva vostra, mi raccomando alle vostre orazioni; benché io son certa che il fate. E pregovi, e stringovi da parte di Cristocrocifisso, che in tutte le vostre orazioni e sante operazioni che Dio vi concede di fare, voi l'offeriate e facciatene sacrifizio a Dio per la reformazione delle dolcesposa di Cristo, della santa Chiesa, per pace ed unità di tuttii Cristiani; e singolarmente per la nostra città che Dio cimandi vera e perfetta unione, e ch'egli escano d'ogni offesa che fatta avessero contra al nostro Salvatore e alla Chiesa santa. E pregate strettamente che la ruina che ci è venuta della guerra de' Fiorentini col santo Padre per li nostri peccati, che Dio, per la sua pietà, la converta invera pace. Ché io vi dico, che se noi non ci aitiamo con le molte e continue orazioni a chiamare la divina misericordia, noi siamo nel peggiore stato, l'anima e il corpo, che noi fussimo mai. Bussiamo alla misericordia sua con l'orazione e desiderio di pace: ed egli è benigno, che none spregierà la voce del popolo che griderà a lui. Udite ildolce e buono Gesù che ce lo insegna, che noi dobbiamo bussare e chiamare a lui col lume della fede che noi crediamo essere esauditi da lui: altrimenti, l'orazione non varrebbe niente. Dice le dolceprima Verità: «Bussate, e saravvi aperto: chiedete, e saravvi dato: chiamate, esaravvi risposto». Poiché egli e' insegna il modo pigliamolo con buona e santa sollicitudine, con lunga e perfetta perseveranzia; che, come dice egli stesso, se non veldesse per altro, per l'importunità della perseveranzia cel darà. Altro non dico. Gesù dolce, Gesù Amore. Maria.




Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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