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Lettere di Santa Caterina da Siena da 153 a 231 (3)

Last Update: 10/6/2020 9:03 AM
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6/11/2020 5:40 PM
 
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CXCVII (197) - A Matteo di Tomuccio da Orvieto



Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissimo fratello e figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi pietra ferina, e non foglia che si volla ad ogni vento. Perocché l'anima, che non è fondata sopra la viva pietra, Cristo dolce Gesù (cioè che l'affetto e 'l desiderio suo sia fondato solamente in Dio, e non nelle cose transitorie del mondo, le quali passano tutto come 'l vento), viene meno, perch'è privata della divina Grazia. La quale Grazia conserva l'anima; ricevene la vita: e dàlle perfettolume privandola della tenebra, e fondandola in vera e perfetta pazienzia, e in vero e santo timore di Dio, con perfetta umiltà e carità fraterna col prossimo suo. E non si muove per impazienzia al vento delle tribolazioni, né con disordinato diletto si muove per lo vento delle consolazioni; né non enfia di superbia per lo vento della ricchezza e del fumo dell'onore del mondo. E tutto questo gli diviene perché non si muove: perché il suo fondamento è Cristo crocifisso. Onde, perché soffino quelli tre venti principali, donde viene ogni altro vento, non li cura. Cioè il dimonio; che dalla bocca sua esce il vento di molte e diverse cogitazioni e battaglie; quando battaglia di vanità (la quale fa il cuore leggero; e non maturo;e per essa vanità cresce l'appetire e 'l desiderare gli statidel mondo), e quando con colore di virtù. E questo è il più malagevole vento a cognoscere, che sia; e solo l'umile è quello che 'l cognosce, e non può essere ingannato da loro. Il colore della virtù, che il dimonio pone, è questo: che, se egli trova l'anima ignorante e senza la virtù dell'umiltà o vero cognoscimento di sé; poniamo che abbi cominciato a desiderare Dio e mostrar segno di virtù (perché è ancora imperfetto, e non ha tanto cognoscimento che gli basti, di sé), si dà vedere i fatti del prossimo suo temporalmente e spiritualmente, Cioè nelle cose temporali e spirituali. Onde allora il dimonio soffia col vento del falso giudicio; giudicando il prossimo suo, e' servi di Dio, e gli servi del mondo iniquamente; e non sen'avvede. Onde questo cotale vuol tollere la signoria del giudicio di mano a Dio: però che solo egli li ha a giudicare. Perché non sen'avvede? perché il dimonio gli ha ammantellato questo giudicio col mantello della virtù, però che gli pare fare per bene. Ed è sì doppio questo parere, che spesse volte ne gli pare fare sacrificio a Dio.Ma egli s'inganna, per la superbia che è in lui: perocché, s'egli fusse veramente umile e fondato in vero cognoscimento di sé, egli si vergognerebbe di vedersi cadere in siffatto giudizio: perocch'egli vederebbe ch'egli è un voler ponere regola a Dio.

Però che allora vuole ponere regola a Dio, quando si scandalizza ne' servi suoi, volendo mandare le creature a modo suo, non secondo che Dio le chiama. E però colui che sarà fondato sopra la viva pietra, Cristo, farà resistenzia a questi movimenti, e non consentirà; ma con vera umiltà s'ingegnerà di godere e rendere gloria a Dio de' costumi e de' modi de' servi suoi, e di avere compassione a' difettuosi, pregando la divina Bontà che volla l'occhio della misericordia sopra di loro, traendoli del peccato e riducendoli alle virtù. E così trae dalla spina la rosa. E ha la mente sua schietta: e non va fantasticando, empiendosi la memoria di diverse fantasie di cose spirituali che gli pare ricevere alla niente, e delle temporali: come fanno e' matti e li stolti, e lipresontuosi, che non hanno ancora veduto loro, e vogliono investigare e' fatti d'altrui con speci di bene: e lassansi percuotere a questo perverso vento, che è tanto pericoloso. O maledetta bocca, come hai attossicato il mondo colla puzza tua in quelli che sono nel secolo, e fuori del secolo, come detto è! E poiché ha giudicato col cuore, getta la puzza della mormorazione, e rimane scandalizzata e vuota, la mente, in Dio e nel prossimo suo. Bene è dunque da fuggirlo, con vera e santa sollecitudine.

L'altro pericoloso e perverso vento è 'l mondo. Il quale col disordinato amore proprio di sé si diletta, e cerca i diletti e le consolazioni sue, ponendovi l'occhio dell'intelletto su, e ricoprendo la tenebra e la miseria e poca fermezza e stabilità del mondo con la bellezza, mostrandogli bello e piacevole; e così lo inganna, mostrando lunga vita, e ella è breve; parendogli che tutti i dilettie consolazioni e ricchezze del mondo sieno ferme e sue, ed elle sono mutabili, e songli date in presta e per uso a sua necessità. Perocché di bisogno è, che o siano tolte all'uomo, o l'uomo sia tolto a loro. Onde allora sono tolte a noi, quando alcuna volta le perdiamo, o che ci sono involate da altrui, o per altri diversi accidenti che vengono altrui: per li quali si consumano e vengono meno. Dico che allora siamo tolti a loro, quando la prime dolceVerità ci chiama, separando l'anima dal corpo; dove s'abbandona il corpo e 'l mondo con tutte le sue delizie: della quale separazione neuno è che né ricchezza né onore ne 'l possa campare, che non l'abbia. L'anima dunque, debile e accecata, che non ha tratta la terra del mondo dall'occhio suo, anco, se l'ha posto per obietto, si volle, come la foglia dell'arbolo, al vento del proprio amore disordinato di sé e del mondo. Di questa maledetta bocca esce un'invidia verso del prossimo suo, con una reputazione di sé; mormorando. E assai volte ne viene in odio e in rancore col prossimo. E delle cose altrui spesse volte fa sue; e per acquistarle userà giuri, spergiuri, falso testimonio. E in tanto cresce, che desidera la morte del prossimo suo. E quelli che debbe amare come sé, egli n'è fatto divoratore e della carne e della sustanziasua. Egli è senza alcuna fermezza; e cosa che cominci di virtù rare volte la trae a fine. Costui è fondato sopra l'arena, che neuno edificio vi si può fare, che tosto non caggia a terra. Costui è privato della vita della Grazia, eha perduto il lume della ragione; va come animale, e non come creatura ragionevole.

Convienci dunque, ed è di necessità d'esser fondati nella pietra viva, nella quale coloro che vi hanno posto l'occhio dell'intelletto, e l'affetto per santo desiderio, non possono esser percossi, né si lassano percuotere da questo malvagio vento; anco, fanno resistenzia, e difendonsi con lo dispiacimento del mondo, e della vanità e diletti suoi; ed abbattono la superbia con la profonda umiltà, e desiderando povertà volontaria. E chi ha la ricchezza e lo stato, tienlo, ma non possiede con disordinato amore fuore della volontà di Dio: ma con amore e santo timore il tiene, e come dispensatore di Cristo, sovvenendo a' poveri, e notricando e' servi di Dio, e avendoli in riverenzia, considerando che sempre offrono orazioni e affocati desiderii, sudori e lagrime dinanzi da Dio per la salute d'ogni creatura. Questi tali godono in ogni tempo e stato che sono, perché sono privati della amaritudine della disordinata volontà, fondata in proprio amore. Poi, dunque, che è tanto dilettevole questo fondamento: non è da aspettare il tempo ad acquistarlo; perché non siamo sicuri d'averlo.

L'altro principale vento, dico che è la carne; il quale gitta siffatta puzza e miserabile, che non tanto che ella puta dinanzi a Dio, ma ella pute dimonia, e drittamente fa l'uom bestiale; perocché quella vergogna ha, che l'animale. Costui fa, come il porco, che s'involle nel loto;così egli si volle nel loto della disonestà. E in qualunquestato egli è, guasta sé medesimo. Onde, se egli è legato allo stato del matrimonio, con disordinato amore contamina lo stato suo; e dove egli debbe andare a quello sacramento con timore di Dio, egli vi va disordinato e con poca onestà. E i miserabili non ragguardano in tanta eccellenzia quanto è venuta la nostra umanità per la unione che Dio ha fatta nella miserabile carne nostra; perocché se essi aprissero l'occhio dell'intelletto a ragguardarla, eleggerebbero innanzi la morte, prima che darsi a tanta miseria. E sai che puzza esce da questa bocca che attossica chiunque se gli approssima! Il cuore ne diventa sospettoso; la lingua mormora, e bestemmia; credendo che quello ch'è in lui sia negli altri. Siccome loinfermo che ha guastato lo stomaco, che, non parendogli buono il cibo, perché è corrotto, e non tanto ch'e' comuni cibi, ma il suo particolare che 'l medico gli ha dato che pigli vedendolo prendere a chi ha il gusto sano, gli pare malagevole e incredibile che non gli sappi di quello sapore che ha lui: così li stolti, che si danno alla dilettazione carnale, hanno sì guasto l'appetito loro, che non tanto della comunità, cioè di quelli che comunemente si veggono in questo difetto, ne pigliano male, ma ne' sani si scandalizzano; e nel particolare cibo, cioè nella donna sua, si scandalizza, il quale Dio gli ha dato per condiscendere alla sua fragile infermità. Onde questo cibo gli fa male, stando disordinatamente, come detto è, e pigliando sospezione spesse volte e gelosia, giudicando la cosa buona cattiva, e venendone in odio e in dispiacimento, colà dove debbe essere amore. Costui ha un disordinato vedere: e questo gli addiviene perché l'occhio è infermo; però che, se fusse sano, non farebbe così. O quanti miserabili difetti e inconvenienti per questo miserabile vento ne vengono! E sempre si rode in sé medesimo. E poiché ha gittato della bocca la puzza, e egli giunge al giudicio della sposa sua; onde ne gli viene questo altro difetto: che se a lui gli viene desiderio, per spirazione divina, di levarsi da questo e conservare lo stato perfetto, per lo vermine, che è già entrato in corpo, della sospezione, se gli spegne l'odore della virtù e ritorna al primo suo fracidume; e quello che in prima gli piaceva, gli viene a dispiacere. E non è costante né perseverante nella virtù; anco, volle il capo indietro a mirare l'arato, e non ragguarda sé medesimo a cognoscere il suo difetto e la sua infermità. E tutto questo gli addiviene perché non fece il fondamento sopra la viva pietra; e però è stato assalito, e percosso da questo malvagio vento. é di bisogno, dunque, che si levi dal miserabile fondamento della carogna, e fondisi nella viva pietra, Cristo. Allora, venendo il vento, non gli potrà nocere: anco farà resistenzia con la vera virtù della continenzia e della purità, disciplinando la volontà sua disordinata con la disciplina della ragione, e del santo timore di Dio: dicendo a sé medesimo: «Vergognati, anima mia, di volere lordare la faccia tua, e di corrompere il corpo per immondizia.

Perocché tu se' fatta alla immagine e similitudine di Dio; e tu, carne, se' venuta a tanta dignità per la unione della natura Divina fatta in te natura umana, che se' levata sopra tutti i cori degli angeli». Allora sentirà l'odore dellapurità, e 'l desiderio di rimediare co' lo strumento dell'orazione e della vigilia, con odio e dispiacimento d'esso vizio; usando gli altri strumenti di fuori corporali, cioè di molestare il corpo colla penitenzia, quando egli vuole impugnare contra lo spirito. E sopra tutti gli altri rimedii contra questo vizio è l'orazione umile, e la vigiliaed il perfetto cognoscimento di sé. Non sia mai alcuno che stia a contrastare con esso, avviluppandosi la mente delle forti cogitazioni e movimenti che sente venire. Anco, intenda a pigliare i rimedii, e col pensiero del rimedio cacciare le forti cogitazioni e immaginazioni; perocché sarà un'acqua che spegnerà el fuoco del disordinato movimento. Allora non tema ma virilmente pigli il gonfalone della santissima croce; e con essa s'appoggino, e navichino con i detti rimedii coloro che sono fondati sopra questa viva pietra, con fermezza e perseveranzia infino alla morte. Perocché veggono bene che solo la perseveranzia è quella che è coronata, e none il cominciare. Voglio adunque, carissimo fratello e figliuolo, che vi leviate dalla imperseveranzia, e incominciate a entrar dentro da voi; perocché mi pare, secondo che si vede dinanzi alla divina Bontà, che già buon pazzo siate uscito fuoridi voi. E tutto questo è, perché il principio e 'l fondamento non fu fatto bene in verità, né fondato sopra la viva pietra. Perocché per altro non addiviene che e' servi di Dio non sono perseveranti, se non perché sono fondati imperfettamente: ed essendo debili, e giungendo e' fortissimi venti, cioè il dimonio, il mondo, e la carne; e trovandoli senza fortezza e senza alcuno riparo d'esercizio di virtù; vengono meno. Onde, considerando me e' rimedi del vostro cadere, e il bisogno di pigliarli, e di fare più perfetto principio, e con più profonda umiltà, e dispregiamento di voi; dissi, che io desideravo di vedervi pietra ferma, fondato sopra la pietra viva, Cristo dolce Gesù, e non sopra l'arena. Spero nell'infinita bontà di Dio, che se voi vi vorrete umiliare a cognoscere voi, che voi adempirete la volontà sua e il desiderio mio, e voi, acquisterete la vita della Grazia, sarete privato della tenebra, ed averete perfetto lume. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


CXCVIII - A frate Bartolomeo Dominici dell'ordine de' frati predicatori in Asciano

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, dilettissimo e carissimo figliuolo mio in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de' servi di Dio, scrivoe confortovi nel prezioso sangue del Figliuolo suo; con desiderio di vedere in voi tal fortezza ed abondanzia e plenitudine dello Spirito Santo, quale venne sopra a' Discepoli santi, acciocché potiate crescere e fruttificare, invoi e nel prossimo vostro, le dolceparola di Dio. Poiché il fuoco dello Spirito Santo venuto sopra di loro, essi salsero in su 'l pulpito dell'affocata croce, ed ine sentivanoe gustavano la fame del Figliuolo di Dio, e l'amore che portava all'uomo: onde allora escivano le parole di loro, come esce il coltello affocato dalla fornace; e con questo caldo fendevano i cuori degli uditori, e cacciavano le dimonia. E perduti loro medesimi, non vedevano loro, ma solo la gloria, e l'onore di Dio, e la salute nostra. Così voi, dolcissimo mio figliuolo, vi prego, e voglio in Cristo Gesù, che vi riposiate in sul pulpito della croce, e ine altutto perdiate e anneghiate voi medesimo, con lo insanabile desiderio; traendo fuore l'affocato coltello, e percuotendo le dimonia visibili e le invisibili, le quali spessevolte vogliono contristare la coscienza vostra, per impedire il frutto che si fa della creatura. Non vi vollete, adunque, a questo perverso dimonio. E specialmente ora, ch'è tempo di raccogliere e di seminare. Dite al dimonio, che faccia ragione con meco, e non con voi. Oltre, dunque, virilmente! e non dormiamo più, perocché il tempo s'approssima.

Ho ricevuta grande letizia, perché mi pare che molto frutto vi si faccia. E amo d'alcuna buona novella, che frate Raimondo vi mandò, la quale ebbe da Messere Niccola, da Osimo, sopra i fatti del passaggio. Godete e esultate, perocché i desiderii nostri s'adempiranno.

Non ho tempo di potere scrivere. Nanni sta molto bene e gode. Benedicete il mio figliuolo frate Simone; e ditegli che disponga la bocca del desiderio a ricevere il latte, perocché la mamma ne gli manderà. Stiavi a mente quella fanciulla, che vi fu raccomandata, di quello testamento; e anco la mia Santa Agnesa; se vi venisse incerto, o altro per dare. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Alessa, e la perditrice del tempo, molto molto vi si raccomandano. Gesù dolce, Gesù amore.


CXCIX - A Niccolo da Vezzano, canonico di Bologna

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo fratello e figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi costante e perseverante nella virtù, della quale Dio v'ha dato desiderio per la sua infinita misericordia. Ma non so vedere che la persona venga a perfetta virtù con perseveranzia, se non con amore schietto e liberale, e senza mezzo di sé; cioè, che non voglia servire Dio a suo modo, né in parte, ma tutto, e con tutto il cuore e con tuttal'anima e con tutte le forze sue, e senza il mezzo della propria sensualità. La quale sensualità è degna d'odio, e non d'amore, perché sempre ricalcitra e ribella al suo Creatore. Questa è quella parte che sempre debbiamo odiare in noi, e fare guerra con lei, e darle il contrario diquello che ella addimanda.

Ma noi diremo: «Per che modo posso venire a questo amore e odio, poiché per altra via io non posso venire a virtù, né perseverare nel bene cominciato?». Rispondo, che col lume verremo ad amore e odio: perocché la cosa che non si vede, non si può cognoscere, né la malizia né la virtù sua; e non cognoscendosi, non s'odia, e non s'ama. Onde c'è bisogno il lume dell'intelletto, cioè che lo intelletto sia alluminato del lume della santissima fede.

L'occhio abbiamo noi, che è una delle potenzie dell'anima; e della fede riceviamo la impronta del santo Battesimo. Ma se questo lume, venuto al tempo della discrezione, non è esercitato con la virtù, ma è offuscato con l'amore proprio e piacere del mondo, non potremo vedere. Ma, tolta questa nuvila, l'occhio vede. E se la libera volontà vuole aprire quest'occhio, e ponersi per obietto Cristo crocifisso, e il puro e schietto e dolce amore che egli ci ha, (che ci ama non per sua utilità, perocché utilità non gli potiamo fare, ché non abbisogna del nostro bene; ma solo per fare utilità a noi, acciocché siamo santificati in lui); dico che vedendolo tanto schietto, così schiettamente il riceve dentro nell'affetto e volontà sua. E di quello amore ch'egli ha tratto del dolce e amoroso Verbo, di quello amore ama il prossimo suo, amandolo puramente, e fedelmente cercando la sua salute; sovvenendolo, giusta al suo potere, di quello che Dio gli ha dato a ministrare. E con quella perfezione l'ama e serve, ch'egli ha tratto dal cognoscimento della divina carità; perocché la carità del prossimo declina da quella di Dio. Onde, perch'egli ama Dio, ama il prossimo suo, e ingegnasi di servirlo; perché cognobbe la verità di Dio, vedendo l'amore ineffabile ch'egli ha manifestato col mezzo del sangue del suo Figliuolo.

E perché vede che Dio non cessa mai la sua bontà, cioè d'operare in lui e nell'altre Creature la grandezza e bontà sua, facendogli molti beneficii; pero non pare possa, né può cessare d'amare il suo Creatore, mentre che sta in questo cognoscimento; perocché è condizione dell'amore, d'amare sempre, quanto si vede amare. E l'amore non sta mai ozioso, ma sempre adopera grandi cose. Onde l'anima viene a fortezza e a perfetta perseveranzia; e per lo grande cognoscimento che truova della bontà di Dio, cognosce molto più perfettamente la miseria sua: perocché ogni cosa si cognosce meglio per lo suo contrario, vedendo col lume della santissima fede, sé non essere, ma l'essere suo avere da Dio, e ogni grazia ch'è posta sopra l'essere; perocché senza l'essere, neuna grazia saremmo atti a ricevere. E vedesi recreato a Grazia nel sangue dell'unigenito suo Figliuolo: e con tutto questo sempre si vede essere ribello a Dio. Onde ha materia di concipere uno santissimo odio, e odiare in sé la perversa legge che impugna contro lo spirito.

E pensate che non si debbe odiare solo in uno tempo, cioè quando alcuna volta si vede assediato dalle impugne e molestie della carne, e della negligenzia e sonnolenzia sua; ma d'ogni tempo debbe essere tempo di odio; poniamoché debba crescere più a un'ora, che un'altra, secondo e le disposizioni che egli sente in sé. Eperché egli senta abbassare il fuoco, e cominci a mortificare non debbe però levare l'odio; ma nel tempo della pace s'abbia ben cura, perocché egli non se ne può fidare: ma riescagli addosso con una vera, e profonda umilità. Sì con l'odio e con l'umilità si levi più tosto egli contra alla sensualità, che la sensualità contra di lui perocché se non facesse così, si desterebbe la propria passione, la quale pareva che dormisse: e quasi parendo morta, è peggio che mai. Perché, mentre che noi viviamo, ella non muore. Ma bene s'addormenta, chi più sodo, e chi più leggiero; e questo è secondo l'odio e l'Amore delle virtù. Il quale odio la castiga e l'amore l'addormenta. Chi n'è cagione? Il lume. Perocché se non avesse veduta e cognosciuta la sua fragilità non l'averebbe spregiata con odio: ma perché cognobbe come ella è vile, l'odia, e ricalcitra sempre contra di lei continuamente. Onde, vedendo che ella non cessa d'impugnare, non vuole egli, né debbe volere, cessare la guerra, né volere fare pace con lei.

Or questo è quello principio e reale fondamento per lo quale l'uomo viene ad ogni virtù, ed ogni sua operazione fa perfetta, di qualunque operazione si vuole essere, o spirituale o teniporale. Perocché tanto è temporale, quanto l'affetto la fa temporale; e più, non. Egli è costante e perseverante, e non si volle per ogni vento; sodo sodo. E tanto gli pesa la mano manca quanto la dritta, cioè tanto la tribulazione quanto la consolazione. S'egli è secolare, egli è buono nello stato suo; s'egli è prelato egli è buono e vero pastore; e s'egli è chierico, egli è fiore odorifero nella santa Chiesa, e gitta odore di virtù, e dà l'onore e la gloria a Dio, e la fadiga al prossimo, dandogli de' frutti dell'umile e continua orazione, dispensando largamente di quelle grazie che Dio gli ha date a dispensare. E la sustanzia temporale, la quale riceve dal sangue di Cristo crocifisso, egli la spende, non sceleratamente, né con vanità, né con parenti suoi, se non in quanto eglino avessero bisogno per necessità, siccome a poverelli; ma per altro modo, non. Con vera coscienzia rende il debito a' poveri e al ben della Chiesa, e per la sua propria necessità. E se facesse altrementi, vederebbesi stare in gravissima colpa.

Egli non si scandalizza, né fa mai guerra col prossimo suo: col peccato sì, ma non con la propria persona del prossimo: anzi l'ama come sé medesimo, cercando teneramente la salute sua. E perché egli ha fatto guerra con sé medesimo e con la propria sensualità; però non la può fare né fa, con Dio, né col prossimo suo: perocché, ogni offesa che si fa a Dio o al prossimo, si fa perché eglinon si odia, ma amasi di proprio amore sensitivo. Per la quale cosa non persevera mai in alcuno bene che cominciasse; perocché la perseveranzia viene dall'odio e dall'amore, come detto è; e l'amore s'acquista per lo lume della santissima fede. La quale è la pupilla dell'occhio dell'intefletto, esercitato con libera volontà, Che inverità voglia cognoscere sé e la bontà di Dio in sé, e ricognoscere ogni grazia dal suo Creatore, e il difetto e le colpe sue dalla propria sensualità.

Altra via non ci ha. E però vi dissi, che io desideravo di vedervi costante e perseverante nella virtù, considerando me che ella non si può avere se non per lo modo che detto abbiamo. Onde io vi prego per l'amore di Cristo crocifisso, che ora, mentre abbiamo il tempo, il quale è tempo di vigilia, e di cognoscimento che potiamo cognocere con frutto e con merito; e, passato il tempo sapete che non è così. Voi non stiate a dormire, ma vegliate continuamente; e non solo della vigilia corporale, ma della vigilia intellettuale, alla quale vigilia séguitala continua orazione, cioè l'affocato desiderio e amore dell'anime verso il suo Creatore; perocché sempre òra in onore di Dio e in salute dell'anime. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso; e ine muoia ogni piacere e parere umano: sicché morta ogni volontà propria, corriate per la via della verità. Altro non vi dico. Permatiete nellasanta e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

CC  (200) - A frate Bartolomeo Dominici, dell'ordine de' predicatori, in Asciano

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, dilettissimo e carissimo fratello e figliuolo mio in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de' servi di Dio scrivo, e confortovi nel prezioso sangue del Figliuolo suo; con desiderio di vedere in voi adempita quella parola che disse il nostro Salvatore a' discepoli suoi: «Voi sete uce del mondo, e il sale della terra». Così desidera l'anima mia con grandissimo desiderio, che voi siate voi quello figliuolo alluminato del lume e calore dello Spirito Santo, condito col sale del vero cognoscimento e della vera sapienzia, sicché cacciate con perfetta sollicitudine il peccato e le dimonia delle tenebrose anime delle creature. Ma non veggo che questo potesse ben fare né avere, né adempire il mio desiderio, se non per continuo e affocato amore, e per lo continuo accostarvi ed unirvi, senza negligenzia, nel vero lume e sapienzia, fuoco, calore della divina Carità, il quale fu manifestato a noi per l'unione che Dio fece coll'uomo. E dico, figliuolo mio dolcissimo, che non sarà neuna anima che ragguardi Dio diventato uomo, corso all'obbrobrio della santa Croce, e versando l'abondanzia del sangue suo, che non attenga e participi, ed empiasi di vero amore. E così si diletterà del cibo del quale Dio si dilettò; e saràmangiatore e gustatore dell'anime. Questo è uno cibo di tanta dolcezza e suavità, che ingrassa l'anima; e d'altro non si può dilettare. Dicovi che i vostri denti debili saranno qui fortificati, sicché potrete mangiare i bocconi grossi e piccoli.

Mettetevi dunque virilmente a fare ogni cosa, e cacciare le tenebre, e fondare la luce; non ragguardando alla nostra debilezza: ma pensate per Cristo crocifisso potrete ogni cosa. Io vi starò dallato, e mai non mi partirò da voi con quella visione invisibile che fa fare lo SpiritoSanto: perocché visibilemente non veggo modo per ora di potere venire, se già Dio non disponesse altro. Volentieri sarei venuta se Dio l'avesse conceduto; sì per onore suo, e sì per recreazione di voi e di me, che grande mi sarebbe stata: ma perché il tempo è assai corrotto all'acqua, e il corpo mio è molto aggravato già più di dieci dì, in tanto che con fadiga vo la domenica alla chiesa; Frate Tomaso ha avuta compassione di me, e non gli è paruto che io sia venuta, benché potere non ci sia stato. Farò dunque invisibilmente ciò ch'io potrò. E pensate che se Dio l'avesse ordinato che io venisse, che io non farei resistenzia a lui, né farò. Pregate dunque Dio, che ne faccia quello che debbe essere più suo onore.

Fate che la pace di coloro che mi scriveste, si faccia prima che ne veniate. Benedicete e coinfortate tutte coteste pecorelle affamate e assetate in Cristo Gesù, e missere Biringhieri, e tutta l'altra famiglia: e dite loro che non s'indugino tosto passare i tenebrosi affanni e sollecitudini del mondo, e gli iniqui peccati mortali, che cogliono la vita; ma acquistino la grazia e il lume dello Spirito Santo. Benedicete Frate Simone, figliuolo mio in Cristo Gesù. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Dite a Neri, che sia sollecito a seguitare le vestigiedi Cristo crocifisso. Alessa, e Lisa, e Cecca vi si raccomandano. Gesù dolce. Gesù amore.

CCI - A don Giovanni monaco della Certosa in Roma, il quale era tentato, e voleva andare al purgatorio di San Patrizio e non avendo licenzia, stava in molta afflizione di mente

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo fratello e figliuolo di Marie dolcein Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi fondato in vero e perfettissimo lume; perocché senza il lurne non potremmo discernere la verità. Ma attendete, che sono due lumi, e l'uno non impedisce l'altro, ma unisconsi insieme: siccome la Legge nuova non tolse via la vecchia; tolse sibbene la imperfezione. Perocché la Legge vecchia era fondata solo in timore, onde era imperfetta; ma poiché venne la Legge nuova, si conformò l'una coll'altra, la quale è Legge d'amore. Così è uno lume imperfetto, e uno lume perfetto. Il lume imperfetto è il lume che naturalmente Dio ci ha dato, col quale cognosciamo il bene. é vero che l'uomo, offuscato dalla propria fragilità, none 'l cerca dove egli il debbe cercare, ma in cose transitorie, nelle quali non è perfezione il bene; e none' l cerca in Dio, colà dov'è sommo ed eterno Bene. Ma se questo lume naturale eserciterà con virtù, cercando il bene colà dov'egli è; cioè, che l'anima cognosca la bontà del suo Creatore e l'amore inestimabile che egli ci ha (il quale amore e bontà troverà nel cognoscimento di sé); per questo modo, con sollicitudine e non con negligenzia esercitando la vita sua, acquisterà il secondo lume, che è sopranaturale; non lassando però il primo: ma leverassi dalla sua imperfezione, e farassi perfetto col lume perfetto sopranaturale.

Che fa questo lume nell'anima? e a che si cognosce che ella lo abbia? Dicovelo. Il primo lume vede le virtù; quanto elle sono piacevoli a Dio, e utili all'anima che le possiede; e quanto è spiacevole e nocivo il vizio, il qualepriva l'anima della Grazia. Il secondo lume abbraccia le virtù, e parturiscele vive nella carità del prossimo suo. L'essere giunto al secondo lume dimostra che il primo naturale non fu impedito dall'amore proprio: e però ha ricevuto il sopranaturale.

Chi dimostra che questo lume sia infuso nell'anima per Grazia! le virtù reali: tra le quali virtù, due sono leprincipali, che più realmente col dimostrano, guidate dal lume della santissima fede, perché nel lume sono state acquistate. Queste due virtù sono sorelle vestite di fortezza e di lunga perseveranzia. La principale virtù di queste due prima parturite dalla Carità col lume della Fede, è la vera e perfetta obedienzia. L'obedienzia tolle la colpa e la imperfezione perché uccide la propria volontà, onde nasce la colpa; perocché tanto è colpa o virtù, quanto procede dalla volontà. Onde, se l'anima fosse tutta ansietata di molte diverse cogitazioni e battaglie del dimonio o dalle creature, o che la fragile carne impugnasse con disordinati movimenti: e la volontà stia salda e ferma, che non tanto che ella non consenta, ma dispiacciagli infino alla morte; anco, ne merita e crescene in maggiore perfezione, colà dove ella voglia cognoscere la verità vedendo che Dio gli 'l permette per farla venire a più perfetto cognoscimento di sé e della bontà sua in sé. Per lo qual cognoscimento cresce in maggiore amore e umilità. E però dissi che cresceva in maggiore perfezione. Così la virtù non è virtù solamente l'atto ma in quanto ella è fatta volontariamente, con dritta e santa intenzione. Adunque la volontà è quella che offende: e però l'obedienzia, la quale uccide la propria volontà, leva via la colpa uccidendo quello che la commette. L'obediente non si fida mai di sé, perché cognosce il suo infermo e basso vedere; e però come morto si gitta nelle braccia dell'Ordine e del prelato suo con fede viva e lume soprannaturale, credendo che Dio farà discernere al prelato suo la necessità della sua salute. Eziandio se 'l prelato fusse imperfetto e idiota, senza lume, averà viva fede che Dio l'allumini per la sua necessità. E perché nel lume ha veduto lume però s'è fatto suddito. Chi manifesta questo lume? la vera obedienzia. Ella è lunga e perseverante, e non corta; cioè, che 'l vero obediente non obedisce pure in uno modo, né in uno luogo, né a tempo, ma in ogni modo, in ogni luogo ed in ogni tempo, secondo che piace al prelato suo. Egli non cerca le proprie consolazioni mentali; ma solo cerca d'uccidere la propria volontà: e propone il coltello in mano all'obedienzia, e con esso coltello l'uccide; perché ha veduto nel lume, che, se non l'uccidesse, sempre starebbe in pena e in offesa della perfezione alla quale Dio l'ha chiamato: e vederebbesi privato della ricchezza del lume sopranaturale; il quale lume è mostrato essere nell'anima dalla virtù d'obedienzia.

Quale è l'altra virtù che manifesta questo lume? è la pazienzia: la quale è uno segno dimostrativo, che in verità amiamo perché ella è il mirollo della carità. Ella è sorella dell'obedienzia. Anco, la obedienza è quella che fa paziente l'anima; perché non si scandalizza di veruna obedienzia imposta a lui dal prelato suo. Ella è vestita difortezza: e però porta pazientemente le riprensioni e i costumi dell'Ordine. Quando gli è retta la propria volontà, non attedia, ma gode ed esulta con grande giocondità. Non fa come il disobediente, che ogni cosa fa e sostiene con fadiga e con molta impazienzia; in tanto che alcuna volta, dimandando al prelato suo una licenzia di cosa che gli sia molto ferma nella volontà, non avendola, piglia pena; che eziandio il corpo pare che infermi. Meglio gli sarebbe con l'odio santo uccidere la propria volontà, la quale gli dà tanto tormento. Questa pazienzia sta sul campo della battaglia con l'arme della fortezza, e collo scudo della santissima fede ripara e' colpi; e sostenendo vince, e col coltello dell'odio e dell'amore percote i nemici suoi. Prima uccide il principale nemico della perversa Legge che sempre impugna contra lo Spirito; e con essa uccide i diletti e piaceri delmondo, i quali per amore del suo Creatore egli odia, e le cogitazioni del dimonio, il quale ne dà molte con diverse fantasie; e con pensieri veri, e santi le caccia da sé, conservando la buona e santa volontà, che non vada dietro ad esse. Questa pazienzia, guidata dal lume, non vuole combattere in luoghi dubbiosi, con speranza di non avere poi a combattere più. Non vuole così: perocché ella si diletta di stare in battaglie, perché nella battaglia si prova; e, provata, riceve la gloria, e in altro modo no. Non fa come il semplice, che ancora è imperfetto in questo lume sopranaturale; e per lo poco lume, sentendosi molto passionato per tollersi questa fadiga, e per timore di non offendere, si vorrà mettere a cosa che sarà di tanto pericolo che a un tratto ne potrebbe andare l'anima e 'l corpo; e farassene si forte imaginazione per illusione del dimonio, e per volontà ch'egli ha di vivere senza passione. Onde egli riceve le pene; che colui, che l'ha a governare, non gli potrà trare questa fantasia. E se egli non glidà licenzia di quello che vuole fare, ne viene a tedio, a confusione di mente, e ad impazienzia; e spesse volte entro la disperazione. Questo egli è segno che quello che vuole fare, non è secondo la volontà di Dio. Che se così fusse, direbbe: «Signore, se questo è secondo le tua volontà, dànne lume a chi m'ha a licenziare; e quando che no, dimostralo». E con fede viva si pacificherebbe nella mente sua, vedendo che il negare o il concedere qualunque si fusse, procedesse dalla volontà di Dio.

Non voglio, dolcissimo e carissimo figliuolo, che siate voi di questi cotali: ma voglio che col lume, come vero obediente e paziente, stiate nel campo della battaglia, come detto è, dove comunemente combattono i servi di Dio; non volendo pigliare battaglia nuova, né particolare, la quale sia oscura e dubbiosa. Pigliate quella che è lucida, e generale. In tutto annegate qui la vostra volontà; e in ogni altra cosa, ma singolarmente vi parlo al presente per quello che mi disse il Visitatore. Lassatevi guidare alla volontà sua, la quale non è sua, ma è da Dio. Perocché il vostro credo che sia inganno di dimonio, che coll'amo del bene vi vuole pigliare. Son certa che con questo lume cognoscerete la verità; cognoscendola, ringrazierete il sommo ed eterno Padre, che con la santa obedienzia v'ha campato di questo pericolo. Altrimenti, no. E però considerando io quanto v'è di necessità questo lume dissi che io desideravo di vedervene illuminato. L'obedienzia e la pazienzia dimostrano s'egli è in voi; cioè, che non ricalcitriate alla volontà del prelato; ma con pazienzia la porterete come vero obediente, dilettandovi di rompere la vostra volontà. E se non trovaste in voi questo lume come vorreste e come si debbe avere, intrate con odio santo nella cella del cognoscimento di voi, e di Dio in voi. E nel sangue del dolce e amoroso Verbo si inebrii l'anima vostra. Nel quale cognoscimento si acquista ogni grande perfezione, con fede, sperando, nel sangue sparto con tanto fuoco d'amore, senza pena o tedio di mente. Figliuolo mio dolce, chinate il capo all'obedienzia santa; e permanete in cella, abbracciando l'arbore della santissima croce.

Altro non vi dico. Guardate (quanto avete cara la vita dell'anima vostra, e quanto temete d'offendere Dio) che voi non seguitiate la vostra volontà. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.



Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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