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Lettere di Santa Caterina da Siena da 153 a 231 (3)

Last Update: 10/6/2020 9:03 AM
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10/6/2020 9:00 AM
 
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CCXIV - A Catarina dello Spedaluccio, e a Giovanna di Capo

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissime figliuole in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi fondate in vera pazienzia e profonda umilità, acciocché potiate seguitare il dolce e immacolato Agnello; perocché in altro modo non potreste seguitarlo. Ora è il tempo, figliuole mie, di mostrare se noi abbiamo virtù; e se sete figliuole,o no. Con pazienzia vi conviene portare le persecuzioni e le detrazioni infamie e mormorazioni delle creature, con una umilità vera, e non con scandalo né con impazienzia; né levare il capo per superbia contro ad alcuna persona. Sapete bene che questa è la dottrina che n'è stata data; cioè, che in su la croce ci conviene pigliare ilcibo dell'onore di Dio e della salute dell'anime, e con vera e santa pazienzia. oimé, figliuole dolcissime, io vi invito da parte della prime dolce Verità, che voi vi destiate dal sonno della negligenzia e amore proprio di voi; e offerite umili e continue orazioni, con molta vigilia e cognoscimento di voi medesime, perocché 'l mondo perisce per la moltitudine di molte iniquità e irriverenzia che si fa alle dolcesposa di Cristo. Or diamo dunque l'onore a Dio, e la fadiga al prossimo. oimé, non vogliate, né voi né l'altre serve di Dio, che termini la vita nostra altro che in pianto e in sospiri; perocché con altro mezzo non si può placare l'ira di Dio, la quale manifestamente si vede venire sopra di noi.

Oh disavventurata me! Figliuole mie, io credo essere quella miserabile che son cagione di tanti mali, per la molta ingratudine e altri difetti che io ho commessi contra il mio Creatore. oimé, oimé! Chi è Dio, che è offeso dalle sue creature? è colui, che è somma ed eterna Bontà; 'l quale per la carità sua creò l'uomo alla immagine e similitudine sua; e ricreollo a grazia dopo il peccatonel sangue dello immacolato e amoroso Agnello, unigenito suo Figliuolo. E chi è l'uomo mercennaio e ignorante, che offende il suo Creatore? Siamo coloro, che non siamo noi per noi, se non quanto siamo fatti da Dio; ma per noi siamo pieni d'ogni miseria. E non pare che si cerchi se non in che modo si possa offendere Dio,e l'una creatura l'altra, in dispregio del Creatore. Vediamo co' i miserabili occhi nostri perseguitare il Sangue nella santa Chiesa di Dio, il quale Sangue ci ha dato la vita. Scoppino dunque i cuori nostri per ansietato e penoso desiderio: non stia più la vita nel corpo, ma innanzi morire, chevedere tanto vituperio di Dio. Io muoio vivendo, e dimando la morte al mio Creatore, e non la posso avere. Meglio mi sarebbe a morire che a vivere, innanzi che vedere tanta ruina quanta è venuta, ed è per venire nel popolo cristiano.

Traiamo fuore l'arme della santa orazione, perocché altro rimedio io non ci veggo. Venuto è quello tempo della persecuzione de' servi di Dio, i quali si conviene che si nascondano per le caverne del cognoscimento di loro e di Dio; chiamando a lui misericordia per li meriti del sangue del suo Figliuolo. Io non voglio dire più; perocché se io andassi alla voglia, figliuole mie, io non mi resterei mai infino che Dio mi trarrebbe di questa vita.

A te dico ora, Andrea, che colui che comincia, non riceve mai la corona della gloria, ma colui che persevera infino alla morte. O figliuola mia, tu hai cominciato a mettere mano all'arato delle virtù, partendoti dal vomito del peccato mortale; convienti dunque perseverare a ricevere il frutto della tua fadiga, la qual porta l'anima, volendo raffrenare la sua gioventudine, che non corra ad essere membro del dimonio. oimé, figliuola mia! e non hai tu considerazione, che tu eri membro del dimonio, dormendo nel fracidume della immondizia; e Dio per la sua misericordia ti trasse di tanta miseria l'anima e'l corpo, nella quale tu eri? Non ti conviene dunque essere ingrata, né sconoscente, perocché male te ne piglierebbe e tornerebbe il dimonio con sette compagni più forte di prima. Allora dunque mostrerai la grazia, che hai ricevuta, d'essere grata e cognoscente, quando sarai forte contra le battaglie del dimonio, contra il mondo e la carne tua, che ti dà molestia; sarai perseverante nella virtù. Attàccati, figliuola mia, se vuoi campare da tante molestie, all'arbore della santissima croce, con l'astinenzia del corpo tuo, con la vigilia e con l'orazione; bagnandoti per santo desiderio nel sangue di Cristo crocifisso. E così acquisterai la vita della Grazia, e farai la volontà di Dio, e adempirai il desiderio mio, il quale desidera che tu sia vera serva di Cristo crocifisso. Onde io ti prego che tu non sia più fanciulla, e che tu vogli per sposo Cristo, che t'ha ricomperata del sangue suo. E se tu vorrai pure il mondo, convienti aspettare tanto, che si possa avere il modo di dartelo per modo che sia onore di Dio e bene di te. Sia suddita e obediente infino alla morte, e non escire dalla volontà di Catarina e di Giovanna, ché so che elle non ti consiglieranno né diranno cosa, che sia altro che onore di Dio, e salute dell'anima e del corpo tuo. E se tu nol fai, fara'mi grandissimo dispiacere, e a tepoca utilità. Spero nella bontà di Dio, che tu farai sì cheegli n'averà onore, e tu n'averai il frutto, e a me darai grande consolazione.

A te dico, Catarina e Giovanna, che per l'onore di Dio e salute sua adoperiate infino alla morte. Figliuole dolci, ora è il tempo di fadighe, le quali ci debbono essere consolazioni per Cristo crocifisso. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.



CCXV - A certi monasteri di Bologna

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissime suore in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi fondate in vera e perfetta carità. La quale carità è il vestimento nuziale il qual debbe avere l'anima ch'è invitata alle nozze della vita durabile; perocché senza questo vestimento saremo sbandite dalle nozze di vita eterna. Cristo benedetto ci ha tutti invitati, e a tutti ci ha dato il vestimentodella Grazia sua; la quale Grazia ricevemmo nel santo battesimo. Questa è invitare e dare insiememente: perocché nel battesimo c'è tolta la macchia del peccato originale, e data la grazia; però che con quello battesimo, morendo il fanciullo nella purità sua, ha vita eterna, in virtù del sangue prezioso di Cristo crocifisso, il qualesangue fa valere il battesimo. Ma vivendo la creatura che ha in sé ragione, e giugnendo al tempo della discrezione, può tenere la invitata che gli fu fatta nel santo battesimo:e se non la tiene, è reprovato del Signore dalle nozze, ed è cacciato fuore, essendo trovato senza il vestimento nuziale. Perché non l'ha? perché non volse osservare quello che promesse nel santo battesimo, cioè, di renunziare al mondo e alle sue delizie, al dimonio e a sé medesimo, cioè alla propria sensualità. Questo debbe fare ogni creatura che ha in sé ragione, in qualunque stato si sia; perocché Dio non è accettatore degli stati, ma de' santi desiderii. E chi non rende questo debito, il quale ha promesso d'osservare e di rendere è ladro, perocché fura quello che non debbe; e però giustamente Dio il caccia, comandando che gli sian legate le mani e i piei, e gittato nelle tenebre di fuore. Songli legati i piei dello affetto, perocché non può desiderare Dio; e a colui che è morto in peccato mortale ed è giunto allo stato della dannazione, gli sono legate le mani delle sue operazioni, perocché non possono pigliare il frutto di vita eterna, il qualesi dà a' veri combattitori, e' quali combattono co' vizii per amore della virtù ma pigliano quello frutto che séguita di ricevere per le sue cattive operazioni , il quale ècibo di morte.

O carissime suore, se tanto durissimamente sarà punita generalmente ogni persona che non renderà questo cosiffatto debito; che diremo di noi misere ed ignoranti spose, le quali siamo state invitate alle nozze di vita eterna, e al giardino della santa religione, la quale è uno giardino odorifero pieno di dolci e soavi frutti, nel qualegiardino la sposa, se ella attiene quello ch'ella ha promesso, diventa uno angelo terrestre in questa vita? Perocché, come gli altri uomini del mondo, vivendo nella carità comune, sono uomini giusti; e se fussero in peccato mortale, sarebbero animali bruti; così quelli che si conservano nello stato della continua continenzia, ed entrano nel giardino della santa religione, sono fatti angeli: e se non osservassero quello che hanno promesso, sarebbero peggio che dimonia. E non hanno questi cotali il vestimento predetto. Oh quanto sarà dura e aspra quella riprensione, che sarà fatta alla sposa di Cristo dinanzi al sommo giudice! Serrata gli sarà la porta dello sposo eterno. Or, che rimproverio sarà quello di vedersi privata di Dio, e della conversazione degli angeli, solo per suo difetto? O carissime suore, chi punto la considerasse, eleggerebbe prima la morte, che offendere la sua perfezione. Non tanto che offendere Dio, ma io dico, d'offendere la perfezione sua. perocché altro è stare in peccato mortale, per lo quale allora sta in offesa di Dio; e altro è offendere la perfezione sua, la quale ha promessa di compire; cioè, che oltre all'osservare i comandamenti di Dio, ha promesso d'osservare i consigli attualmente e mentalmente. Gli uomini che stanno nella carità comune, osservano i comandamenti e' consigli, perocché sono legati insieme, e non si può osservare l'uno senza l'altro; ma osservangli mentalmente. Ma quello che ha promesso di compire la vita perfetta, li osserva mentalmente e attualmente. Onde dico che, se attualmente poi non li osserva, ma osservali pur mentalmente, offende la sua perfezione, per la quale egli promesse d'osservarli attuali e mentali.

Che promettemmo noi, carissime suore? promettemmo d'osservare i consigli, quando nella professione fecimo tre voti; perocché noi promettemmo povertà volontaria, obedienzia, e continenzia. I quali non osservando, offendiamo Dio, per la promissione e voto fatto; e offendiamo la perfezione la quale noi abbiamo eletta. Perocché se un altro che non gli avesse promessi d'osservare, non gli osserva attualmente, non offende; ma offende la perfezione, la quale si poneva in cuore di volere tenere: ma quello che ha fatto voto, offende.

E qual è la cagione che, dopo il voto fatto, non s'osserva? è per l'amore proprio di noi medesimi, il quale amore proprio ci tolle il vestimento nuziale; e tolleci la luce, e dacci la tenebra; e tolleci la vita, e dacci la morte, e l'appetito delle cose transitorie vane e caduche; e tolleci il desiderio santo di Dio. Oh quanto è miserabile questo amore! perocché ci fa essere perditori del tempo, il quale è tanto caro a noi; facci partire dal cibo degli angeli, e andiamo al cibo degli aniinali bruti, cioè della creatura fatta animale bruto per la sua disordinata vita, il cui cibo sono i vizii e i peccati; e il cibo degli angeliterrestri sono le vere e reali virtù. Quanto è differente l'uno dall'altro? Quanto dalla morte alla vita, quanto dalla cosa finita alla cosa infinita.

Or vediamo quello di che si diletta chi è vera sposa di Cristo crocifisso, la quale gusta questo dolce e amoroso cibo: e di che si diletta quella ch'è fatta animale bruto. La vera sposa di Cristo si diletta di cercare lo sposo suo non tra la congregazione, ma nel cognoscimento santo di sé, dov'egli 'l trova; cioè cognoscendo e gustando la bontà dello Sposo eterno in sé, amandolo con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze sue; dilettandosi di stare in su la mensa della santissima croce; volendo più tosto acquistare le virtù con pena e con battaglie, che con pace e senza pena. per conformarsi con Cristo crocifisso, seguitando le vestigie sue: in tanto che, se possibile le fusse servirgli senza pena, non vuole; ma, come vero cavaliero, con forza e violenzia fare a sé medesimo gli vuole servire, perché ella è spogliata dall'amore proprio di sé, e vestita dell'affettuosa carità. E passa perla porta stretta di Cristo crocifisso: e però promise (e attende) d'osservare povertà volontaria, obedienzia, e continenzia. Ella ha gittato a terra il carico e il peso dellaricchezza del mondo delizie, e stati suoi; e quando più se ne vede privata, più gode. E perché ella è umile, ha obedienzia pronta, e non ricalcitra all'obedienzia sua, né vuole mai passare il tempo, che ella non si ponga dinanzi all'occhio suo i costumi dell'Ordine e la impromissione fatta. Lo studio suo è della vigilia e dell'orazione: della cella si fa uno cielo, con une dolcesalmodia. L'Officio suo non dice solamente con le labbra, ma coralmente; e vuole essere sempre la prima che entri in coro, e l'ultima che n'esca. Ed èlle in abominazione la grate e il parlatorio, e la domestichezza de' devoti. Non studia in fare celle murate né fornite di molto ornamento; ma bene si studia di murare la cella del cuore suo, acciocché i nemici non vi possano intrare; e questa fornisce dell'adornamento delle virtù. Ma nella cella attuale, non tanto che ella vi metta molto adornamento; ma se vha alcuna cosa, sì ne la trae, per desiderio della povertà, e per bisogno delle suore. E per questo, conserva l'anima e il corpo suo nello stato della continenzia; perocché ha tolto le cagioni per le quali le potesse perdere. E sta con una caritàfraterna, amando ogni creatura che ha in sé ragione; e porta e sopporta i difetti del prossimo suo con vera e santa pazienzia. Ella sta come il riccio, con vera guerra con la propria sensualità: ella è timorosa di non offendere lo Sposo suo. Ella perde la tenerezza della patria, il ricordamento de' parenti: solo coloro che fanno la volontà di Dio, le sono congiunti per affetto d'amore. Oh quanto è beata l'anima sua. Ella è fatta una cosa con lo Sposo suo, e non può volere né desiderare se non quello che Dio vuole. Allora, mentre ch'ella così dolcemente passa il mare tempestoso, e gitta odore di virtù nel giardino della santa religione, chi dimandasse Cristo crocifisso: «chi è questa anima?» direbbe: «è un altro me, fatta per affetto d'amore». Questa ha il vestimento nuziale: onde non è cacciata dalle nozze, ma con gaudio e giocondità è ricevuta dallo Sposo eterno. Questa gitta odore non tanto dinanzi a Dio, ma dinanzi agli iniqui uomini del mondo: perocché, voglia il mondo o no, l'hanno in debita reverenzia.

Il contrario è di coloro che vivono in tanta miseria, fondate in amore proprio della propria sensualità; le quali sono tutte acciecate; onde la vita loro gitta puzza aDio e alle creature; e per li loro difetti i secolari diminuiscono la reverenzia alla santa religione. oimé, dove è il voto della povertà? perocché con disordinata sollicitudine e amore e appetito delle ricchezze del mondo cercano di possedere quello che gli è vietato, con una cupidità d'avarizia e crudeltà del prossimo. Poiché vedranno il convento e le suore inferme, e in grande necessità; e non se ne curano, come esse avessero a reggere la brigata de' figliuoli, e lassarli loro eredi. Oh misera! Tu non hai questo attacco, ma tu vuoi fare ereda la propria sensualità; e vuoine reggere l'amistà e la conversazione de' tuoi devoti, notricandoli con presenti; e il dì stare a cianciare e novellare, e perdere il tempo tuo con parole lascive e oziose. E così non te n'avvedi; o tu te ne avvedi, efai vista di non vedere: onde contamini la mente e l'anima tua. Tu diventi farnetica con le impugne e molestie della carne, consentendo con la perversa e deliberata volontà. Oh misera! Or debbe fare questo la sposa di Cristo? Oh vituperata a Dio, e al mondo! Quando tu dici l'offizio tuo, il cuore va a piacere a te di piacimento sensitivo, e delle creature che tu ami di quello amore medesimo. O carissime suoro, questa fadiga nel servizio del dimonio e sta tutto di attaccata alle grate e al parlatoriosotto colore di devozione. O maledetto vocabolo, il quale, regna oggi nella Chiesa di Dio, nella santa religione, chiamando divoti e devote i quelli e quelle che fanno l'operazioni delle dimonia! Egli è dimonio incarnato, ed ella è dimonia. Oimé, oimé a che partito è venuto il giardino nel quale è seminata la puzza della immondizia! E il corpo, che debbe essere mortificato col digiuno e con la vigilia, con la penitenzia, e con la molta orazione, ed egli sta in delizie e adornato; e con lavamenti di corpo e disordinati cibi, e con giacere non come sposa di Cristo, ma come serva del dimonio, e pubblica meretrice. E con la puzza della disonestà sua corrompe le creature; ed è fatta nemica dell'onestà e de' servi di Dio; ed è trapassitrice dell'obedienzia: ella non vuole legge né priora; a leiobedisce, e cerca di servirla con ogni sollicitudine. Ella desidera la pena e la morte di chi la volesse trarre dalla morte del peccato mortale. E tanto è forte questa miseria, che in ogni male corre siccome sfrenata, e senza il freno della ragione. Ella assottiglia lo intendimento suo per compire i suoi disordinati desiderii; il dimonio non ne trova tante, quante ne trovano queste dimonie incarnate. Elle non si curano di fare nuove fatture agli uomini per invitarli a disordinato amore verso di loro: in tanto che spesse volte s'è veduto, che dentro nel luogo che in sé è luogo di Dio, ha fatto stalla, commettendo attualmente il peccato mortale. Questa cotale è fatta adultera e con molta miseria ha ribellato allo sposo suo. Onde ella cade dalla grande altezza del cielo nel profondo dell'inferno. Ella fugge la cella come nemico mortale; ella trapassa l'offizio suo; e non si diletta di mangiare in refettorio con la congregazione delle poverelle; ma per vivere più largamente e con più dilettezza di cibi mangia in particolare: ed è fatta crudele a sé medesima e però non ha pietà d'altrui. Onde nascono tanti mali? dall'amore proprio sensitivo, il quale ha offuscato l'occhio della ragione; onde non cognosce né lassa vedere, il suo male, né in quello ch'ella è venuta, né in quello ch'ella viene, se ella non si corregge. Perocché se ella vedesse che la colpa la fa serva e schiava di quella cosa, che non è, e conducela all'eterna dannazione; eleggerebbe prima la morte, che offendere il suo Creatore e l'anima sua. Ma per l'amore proprio, ella trapassa e non osserva il voto promesso; perocché per amore di sé ella possiede e desidera le ricchezze, e gli onori del mondo; la qual cosa è povertà e vergogna della Religione. Sapete che ne viene per possedere le ricchezze contra il voto fatto della povertà, e contra i costumi dell'Ordine? Escene disonestà e disobedienza. Perché disonestà? Per la conversazione che séguita per lo possedere; perocché se ella non avesse che dare non averebbe amistà d'altri che de' servi di Dio, i quali non amano per propria utilità, ma solo per Cristo crocifisso. E non avendo che dare i servi del mondo, che non attendono ad altro che alla propria utilità, cioè per lo dono che ricevono o per disordinato diletto e piacere, se ella non ha, e non vuole piacere ad altrui che a Dio, non v'anderanno mai. Onde ipso facto che la mente sua è corrotta e superba, subito è fatta disobediente, e non vuole credere ad altrui che a sé. E così va sempre di male in peggio: in tanto che di tempio di Dio è fatto tempio del dimonio. Onde è sbandita dalle nozze di vita eterna, perché spogliata del vestimento della carità.

Adunque, carissime suoro, poiché tanto è pericoloso il non rendere il debito d'osservare il voto promesso; studiamci d'osservarlo: e ragguardiamo la nudità nostra: quanto ella è misera cosa, acciocché noi l'odiamo; e vediamo il vestimento nuziale, quanto è utile a noi, e piacevole a Dio, acciocché pienamente ne siano vestite. E non vedendo io altro modo, però vi dissi che io desideravo di vedervi fondate in vera e perfetta carità; e così viprego, per amore di Cristo crocifisso, che facciate. Destatevi dal sonno; e poniamo oggimai termine e fine alla miseria e alla nostra imperfezione, perocché non ci ha tempo. Egli è sonato a condannazione, e data c'è la sentenza che noi dobbiamo morire, e non sappiamo quando. Già è posta la scure alla radice dell'arbore nostro. Adunque non è da aspettare quello tempo che noi non siamo sicuri di avere; ma nel tempo presente annegare la nostra volontà, e morire spasimate per amore della virtù. A voi dico, Priora, che voi diate esemplo di santa ed onesta vita, acciocché in verità diate dottrina alle vostrefigliuole e suddite, e reprensione e punizione, quando bisogna; vietando loro le domestichezze de' secolari e la conversazione de' devoti, serrando le grate e il parlatorio, se non per necessità, e comodo ordinato. E invitatele a votare le celle, acciocché non abbiano che dare, e l'adornamento delle cortine, e i letti della piuma, e i superchi e dissoluti vestimenti, se vi sono; ché temo non ve ne abbia. E voi siate la primaia, carissima madre, acciocché per esemplo di voi l'altre ci si dispongano. Morda e abbai il cane della coscienzia vostra, pensando che n'averete a render ragione dinanzi a Dio. E non chiudete gli occhi per non vedere, perocché Dio vi vede; e non sarete però scusata: perocché vi conviene avere dodici occhi sopra le suddite vostre. Son certa, se sarete vestitadei vestimento detto, voi 'l farete. Ed io ve ne prego, ed obligomi sempre a pregare Dio per voi, ed aitarvi a portare e' pesi con quello affetto della carità, che Dio mi darà. Fate che io ne oda buone novelle. Altro non vi dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


CCXVI - A Nigi di Doccio Arzocchi

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi seguitatore delle vestigia di Cristo crocifisso; perocché per altra via non possiamo tenere in modo che ci desse vita. Quale è la via sua? é questa: scherni, obbrobrii, ingiurie, strazii e villanie; e sostenere con vera e perfetta pazienzia infine alla morte. E non vollere il capo indietro per alcuna ingiuria o mormorazione che il mondo ci volesse dare: e non doviamo però allentare e' passi, ma con una vera perseveranzia rendere bene a coloro che ci fanno male. Questa è la via la quale c'insegna, e ha fatta egli, cioè questo dolce e innamorato Agnello. Così disse egli, che era Via, Verità, e Vita. E veramente dà vita a coloro che vanno per questa via; perocché ci dà dottrina che in questa vita ci fa gustare l'arra di vita eterna, participando la vita della Grazia. Questo dolce maestro è salito in su la cattedra della croce per darci dottrina fondata in verità.

Noi dunque scolari dobbiamo stare abbasso per impararla, cioè nella bassezza della vera umiltà; perocché con superbia non si potrebbe imparare. Però ch'ella ingrossa lo intelletto dell'uomo, e nol lassa esser capace incognoscere Dio. Ma lo umile non è così: anco, ha l'occhio dell'intelletto purificato, e àne tratta la terra d'ogniamore proprio, e tenerezza sensitiva. E èssi fondato in vero cognoscimento di sé; nel quale cognoscimento vede meglio, e più sottilmente cognosce, della somma eterna bontà di Dio; onde, più cognoscendo, più ama; e quanto più ama, tanto acquista più perfetta umiltà e pazìenzia. Perocché l'umiltà è bàlia e nutrice della carità. Sicché vedete, carissimo figliuolo, che ci conviene sedere abbasso, come veri discepoli: e per questo modo impareremo la dottrina; e correremo, morti a ogni propria volontà, per la via della verità dolce; e diletterenciin croce con ansietato e spasimato desiderio, cercando l'onore di Dio e la salute dell'anime.

Ora è il tempo, carissimo figliuolo, di levarsi dal sonno della negligenzia e della ingratitudine, e con sollecitudine essere grato e cognoscente, servendo, e amando il prossimo nostro. Però che la nostra gratitudine non possiamo mostrare a Dio per utilità che se gli possa fare; ma potiamla ben mostrare in servire il prossimo.

Quando fu tempo, figliuolo carissimo, che Dio ci richiedesse tanto il desiderio del suo onore, quanto ora? D'ogni tempo cel richiede Dio; perocché senza la carità del prossimo non potremmo avere vita eterna: ma quanto è più bisogno, più è richiesto. Onde, perché ora vediamo i maggiori bisogni che si vedessero forse mai fra' Cristiani, non doviamo restare mai di continuamente offerire lagrime e orazioni umili; e a questo saremo cognosciuti, se saremo veri servi di Dio, e che noi temiamo per la via della verità, e sappiamo bene la sua dottrina. Oimé! non è più tempo da cercare sé per sé, ma di cercare Cristo crocifisso; e non terminare il piano nostro sopra le miserabili anime che si veggono nelle mani delle dimonia, tanto che Dio volla l'occhio della sua misericordia, e plachisi l'ira verso di noi miserabili. oimé, che'l mondo perisce per tante miserie quante si commettono, e irriverenzia e persecuzione della santa Chiesa. Io miserabile, cagione d'ogni male, vi prego per l'amore di Cristo crocifisso, che voi e gli altri figliuoli con pianto esospiri e sante e umili orazioni preghiate il dolce e immacolato Agnello, che degni di farci misericordia, e donici la reformazione della sposa sua; e a noi miserabili cristiani dia lume e cognoscímento, obedienzia e riverenzia vera alla santa Chiesa; si che vivano in pace e in quiete e in unione, sì come debbono fare e' veri figliuoli al padre loro; sicché noi non ne stiamo più, come membri del dimonio. Oimé, che 'l cuore scoppia, e non può scoppiare, per l'amore di Cristo crocifisso. Ora ch'è 'l tempo, date l'onore a Dio, e la fadiga al prossimo; e così m'avvedrò se sarete figliuoli veri, o no. Ché io v'imprometto che se noi nol faremo, che egli ci sarà richiesto con gran rimproverio della prima Verità.

Dio vuole che noi strettamente il preghiamo; e così disse egli a un servo suo: «Col mezzo delle molte orazioni, e ansietati e amorosi desiderii dei servi miei, farò misericordia al mondo». Dunque non siate avari, ma siate larghi nella larghezza della carità, dove tutte le virtù ricevono vita; e senza essa, neuna operazione ci dà frutto di Grazia. Per questo modo diventerete buono e perfetto; e sarà tolta da voi ogni ignoranzia, negligenzia e ingratitudine; sedendo in terra umile, come detto è: e seguiterete le vestigia di Cristo crocifisso. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio.

Raccomandateci a tutti e figliuoli e figliuole; e diteglich'egli è tempo di pianto, d'orazione, e di sospiri per la dolce Sposa di Cristo, e per tutto il popolo cristiano, chesi vede in tanta afflizione per li nostri peccati. Confortate in Cristo dolce Gesù Tommè di Corradino, e ditegli che sempre si ponga Dio dinanzi agli occhi suoi; acciò che quello ch'egli fa, faccia sempre con lo santo timore di Dio, portando con vera pazienzia ciò che Dio permette; e spregi le consolazioni del mondo, e abbracci le persecuzioni con santo e vero desiderio infino alla morte. Gesù dolce, Gesù amore.


CCXVII - Alla Priora, e altre suore di Santa Maria delle vergini, e alla Priora di Santo Giorgio, e all'altre suore in Perugia

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissime madri e figliuole in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiserio di vedervi spose unite e legate nel legame della vera e ardentissima carità, il quale legame tenne confitto e chiavellato Dio-e-Uomo in sul legno della santissima croce. Egli è quello legame che uni Dio nell'uomo e l'uomo in Dio; e unisce l'anima col suo Creatore, e fàlla amatrice delle vere e reali virtù. Questo legame che è? é uno amore che lega, e taglia e divide. Perocché, come egli unisce e lega l'anima con Dio, così la divide e taglia dal peccato e dal proprio amore sensitivo, onde procede divisione, e ogni male; e tolle l'acqua morta, e dà l'acqua viva della Grazia. Egli ci separa dalle tenebre, e dacci il lume; il quale lumeci fa vedere e gustare la verità. O fuoco dolcissimo di amore, che empi l'anima d'ogni dolcezza e suavità! perocché neuna pena né amaritudine può cadere in quella mente che arde di così dolce e glorioso fuoco. La carità non giudica male: non giudica la volontà dell'uomo, ma giudica la volontà di Dio, vedendo e cognoscendo che non vuole altro che la nostra santificazione. Poi dunque, che egli non vuole altro che il nostro bene; e ogni cosa procede da lui, e tribolazione e tentazione; e ogni molestia, pena e tormento, e ogni cosa permette Dio per nostro bene; di neuna l'anima può avere pena, se non solo del peccato, che non è: e perché non è in Dio, non è degno d'essere amato; anco, dee essere odiato, e innanzi eleggere la morte, che offendere il suo Creatore.

O dolcezza d'amore, come si può tenere il cuore della sposa tua, che non t'ami, considerando che tu se' sposa di vita? Tu, Dio, eterno, ci hai creati alla immagine e similitudine tua solo per amore: e avendo perduta la Grazia per lo miserabile peccato, tu ci donasti il Verbo dell'unigenito tuo Figliuolo, ci ha data la vita, e ha punite le nostre iniquitadi sopra il corpo suo, pagando quello debito, ch'egli non contrasse mai. oimé, oimé, miserabili noi! noi siamo i ladri, ed esso è impiccato per noi. Vergognisi, vergognisi la ignorante e indurata e accecata sposa di non amare, poiché tanto si vede amare da Dio, ed è di tanto diletto questo dolce e soave legame.

Questo è il segno dell'amore; che se ama Dio con la ragione, séguita le vestigie del Verbo dello unigenito suo Figliuolo. E se non ama, séguita il dimonio e la propria sensualità; e conformasi con costumi del secolo, che sono contrari a Dio. Onde gusta la morte, e non se n'avvede, e giace nella tenebra, perché s'è privata del lume. E sta in continua pena e discordia col prossimo suo e in continua divisione, perché è privata del legame della carità. E trovasi entro le mani delle dimonia, perocché non come sposa di Cristo crocifisso, ma come adultera, ha lassato lo sposo eterno. Perocché per altro non è detta la sposa adultera, se non quando parte l'amore dallo sposo, e ama, e uniscesi con quello che non dee. Sicché, bene è dunque cosa pericolosa. Ed è mercennaia colei che si vede amare, che non ama.

Adunque amatevi, amatevi insieme; perocché a questo sarete conosciute se sete spose e figliuole di Cristo, ono: e non si conosce ad altro, se non all'amore fondato in Dio, e a quello ch'egli ha al prossimo suo. Con questo mezzo ci conviene giugnere al termine e fine nostro, seguitando le vestigie di Cristo crocifisso: non il padre, mafigliuolo; perocché nel padre non cade pena, ma sì nel figliuolo.

Adunque ci conviene seguitare la via della santissima croce, sostenendo obrobrii, scherni e villanie, spregiando il mondo con tutte le delizie e stati suoi; sostenendo fame, sete, con povertà volontaria, e con obedienzia ferma, perseverante, con purità di mente e di corpo; con la conversazione delle persone che temono Dio in verità, e con la solitudine della cella; e fuggire il Parlatorio comeveleno, e la conversazione de' devoti e de' secolari, perocché non si confà alla sposa di Cristo; e non conversazione di frati incappucciati, ma dei veri servi di Dio. Non è convenevole che sotto il capo spinato sieno i membri delicati; come fanno le stolte, che si dilungano dal loro capo Cristo, e non studiano altro che in delizie ein delicatezze di corpo. E specialmente noi che siamo levate dal secolo, e poste nel giardino della santa Religione, spose consacrate a lui, fiori odoriferi dobbiamo essere.

E veramente, se voi osserverete quello che prometteste, per gittare ben grande odore, participerete della bontà di Dio, vivendo in Grazia; e gusteretelo nell'eterna visione sua. Se nol faceste, gittereste puzza di grande vituperio, e in questa vita gustereste l'inferno, e nell'ultimo la visione delle dimonia. Per seguitare Cristo usciste dei secolo, rinunciaste al mondo e alle ricchezze sue, promettendo vera povertà; e renunciaste alla propria volontà, promettendo vera obedienzia; e partistevi dallo stato comune, cioè di non volere essere sposa al mondo, per conservare la vera continenzia e virginità, ch'è uno odore dove Dio e li angeli si dilettano, e lor piace d'abitare in quella mente che sta nell'odore della purità. Sete congregate, non perché voi stiate divise, né in odio né in rancore, né in dispiacimento l'una coll'altra; ma perché siate unite e legate nel legame della carità; perocché altrimenti non potreste piacere a Dio, né avere in voi alcuna virtù che fusse perfetta. Quanta confusione e quanta vergogna è e sarà in quella mente e in quell'anima che ha promesso e non attiene, ma fa tutto il contrario! Questo non séguita Cristo, e non va per la via della croce; ma vuole andare per la via de' diletti. Non è questo il modo: ma Cristo umile ci conviene seguitare, Agnello immacolato, Agnello povero; e tanta è la povertà sua, che non ha luogo dove riposare il capo purissimo. E perocché in lui non ha veleno di peccato, ed è obediente al Padre, per la salute nostra, infino all'obbrobriosa morte della croce, e però i santi e il glorioso padre nostro santo Domenico hanno fondato li Ordini loro in su queste tre colonne, cioè, povertà, obedienzia, e continenzia, solo per potersi meglio conformare con Cristo, e seguitare la dottrina e i consigli suoi. Perocché da queste tre procede ogni virtù, e dal contrario procedono tutti i vizii. Nella povertà abbandoni la superbia e la conversazione del secolo, e delle perverse amistà, che non s'acquistano se non per doni: perocché se tu non hai che donare, non trovi amistà, se non de' veri servi di Dio, i quali amano il dono dell'anima tua. Privati della vanità del cuore, e della leggerezza della mente; e vieni all'abitazione della cella; onde gusta la madre dell'orazione, la quale ti conserva e cresce nelle virtù. E vieni a perfetta purità, e così osservail voto della continenzia; e non tanto che da uno peccato, ma da tutti s'astiene, conculcando la propria sensualità, macerando, e sostenendo il corpo dai propri diletti sensitivi; macerando, dico, col digiuno, con la vigilia, e con l'orazione. E così diventa umile, paziente e caritativa, e porta e sopporta i difetti del prossimo suo; e uniscesi col suo Creatore per amore, e col prossimo per Dio; sostenendo ogni pena e disagio corporale, purché egli possa guadagnare l'anima sua. E poi sì dolcemente per lo modo detto è staccato dalla superbia, gusta l'odore della santa umilità; e tanto è obediente, quanto umile; e tanto è umile, quanto è obediente. Chi non è superbo, séguita chi è umile: e se egli è umile, adunque è vero obediente. E così ha la terza colonna che conserva la città dell'anima sua. Perocché 'l vero obediente osserva l'Ordine e i costumi suoi: l'obediente non alza il capo della propria volontà al prelato suo, e nol contrasta di parole, ma alla prima voce l'obedisce e di subito china il capo al giogo; e non dice: «perché comandi a me e dici a me questo, e non a quell'altra?» ma pensa in che modo possa essere pronta ad osservare l'obedienzia. O obedienzia dolce, che non hai mai pena! Tu fai vivere, e correre li uomini, morti; perocché uccidi la propria volontà: e tanto quanto è più morto, più corre velocemente, perocché la mente e l'anima ch'è morta all'amore proprio d'una perversa volontà sensitiva, più leggermente fa il corso suo, e uniscesi coi suo Sposo eterno con affetto d'amore; e viene a tanta elevazione e dolcezza di mente, che essendo mortale, comincia a gustare l'odore e i frutti delli Immortali.

Adunque siate, siate obedienti insino alla morte. Amatevi, amatevi insieme: legatevi nel legame della carità, perocché in altro modo non potremo giugnere al termine nostro, né avere il fine per lo quale noi fummo creati; e però dissi ch'io desideravo di vedervi spose unite e legate nel legame della vera e ardentissima carità. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.





Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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