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Aprile con santa Caterina da Siena

Last Update: 4/3/2020 9:02 AM
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4/3/2020 8:52 AM
 
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 Vogliamo approfondire con voi la Caterina mistica, la donna che scrisse questo che è diventato un Testo, sintesi del suo pensiero – ma anche della sana ortodossia cattolica sulla scia della teologia di sant’Agostino e di san Tommaso d’Aquino – che è anche il testo base per la sua laurea a “Dottore della Chiesa”.

La cultura “elementare” di santa Caterina esclude un confronto diretto con le opere di sant’Agostino e di san Tommaso: tuttavia, a maggior ragione, il Dialogo risulta ancor più raggiungibile da chiunque proprio perché esprime in modo immediato la dottrina, entrando, in modo più indiretto ma più fruibile, nel cuore della teologia cattolica, alleggerendola da ogni “speculazione scolastica”. Insomma, la teologia di Caterina non è semplicemente un libro, ma è azione, lotta, lacrime, tormenti, gioie, è teologia pura e viva: oseremmo dire “incarnata”. Sotto la sua mano, o anche nelle parti dettate, infatti, possiamo dire che ogni “speculazione teologica” diventa azione; è un vissuto sperimentato dalla santa stessa; è il vivere stesso della Chiesa; è la sofferenza e la missione stessa del Sommo Pontefice, del clero, dei vescovi, dei laici. Si passa dal rimprovero tagliente a chi tradisce al pianto di compassione per chi non comprende; dalla condanna terrificante per i recidivi all’amplesso del perdono a chi si converte; dalla lotta quotidiana al mare pacifico della Divinità Incarnata.



MAI PIÙ “IO NON LO SAPEVO” 

E’ un libro che non va letto tanto per passare il tempo, quasi fosse un romanzo, ma per conoscere la Verità che muove tutta la Chiesa e l’uomo stesso. Una volta letto il Dialogo, non si hanno più scuse per rimanere freddi o insensibili alla fede. Si deve prendere una decisione: o con Dio o contro Dio. Non c’è altra scelta e nessuno, dopo aver letto, potrà più giustificarsi dicendo “io non lo sapevo”. Perché ora, caro lettore, lo sai; ne sei venuto a conoscenza: a te l’onere della scelta.

Il titolo di quest’opera non è propriamente l’originale. Al principio, di fatto, il libro non aveva un titolo preciso: veniva chiamato “libro”, “rivelazioni”, “trattato”, “divina dottrina”. Alla fine si ritenne più idoneo il titolo che ha mantenuto fino ad oggi, Dialogo della Divina Provvidenza, perché, di fatto, è un dialogo, anche se, per certi versi. appare più come monologo della Provvidenza divina (perché in questa veste si presentava l’Autore).

Parliamo non di allocuzioni interiori o di “voci private”, che sono altra cosa, ma di “rivelazioni e dialogo”. Caterina non è “sola” ma avverte chi Gli parla e qualche volta Lo vede. Da Lui viene istruita: ripete ciò che impara, lo scrive di suo pugno oppure lo detta ai suoi discepoli, che, a turno, trascrivono.

Molti passi di questo Dialogo sono stati poi usati e trasmessi per mezzo delle lettere, di cui abbiamo già parlato, ed è stata, di fatto, la missione stessa di santa Caterina. Il suo Dialogo non è semplicemente un libro, ma un vero stile di vita cattolico: è parte integrante di quel “pane che non perisce” e che, una volta acquisito, pretende a buon diritto di essere “condiviso” con gli altri, mettendo in pratica quello che è stato appreso. Grazie a questa dottrina, Caterina da Siena può diventare Dottore della Chiesa.



DAI TEOLOGI TRONFI AI CRISTIANI “CRAPULONI”: UN DIALOGO CHE NE HA PER TUTTI

Per facilitarvi nella lettura e nella comprensione, dobbiamo dire che il Dialogo è impostato su 12 “trattati”, quasi con un riferimento ai dodici mesi dell’anno, durante i quali possiamo nutrirci spiritualmente meditando un trattato al mese.

Essi sono:

- trattato sulla Carità, norma della vera perfezione, fino cap.12;

- trattato sul Mistero della salvezza nel disegno di Dio, fino al cap.24;

- trattato sul Divin Verbo, ponte e via di verità, fino al cap.30;

- trattato sul fiume che travolge e la lotta contro il male, fino al cap.53;

- trattato del cammino di perfezione quale legge e virtù, fino al cap.64;

- trattato dell’orazione e stati dell’anima, fino al cap.86;

- trattato sulla dottrina delle lacrime, fino al cap.97;

- trattato dei tre lumi per la purità di spirito, fino al cap.107;

- trattato sul Corpo Mistico della santa Chiesa, fino al cap.120;

- trattato sugli scandali del clero e le conseguenze, fino al cap.134;

- trattato della Divina Provvidenza, fino al cap.153;

- trattato della vera obbedienza, fino al cap. 165;

Il Dialogo si conclude con un profondo riepilogo della dottrina e con il meraviglioso Inno alla Santissima Trinità.


Quelle del libro sono pagine di fuoco che vanno a toccare tutti i tessuti sociali e che si riflettono su tutte le gerarchie e classi sociali dei tempi di Caterina, ma anche di tutti i tempi, oseremmo dire specialmente i nostri tempi. Giovani audaci e giovani libertini, prelati ambiziosi, condottieri feroci, mercanti disonesti, usurai “luridi” – termine molto usato dalla santa – e magistrati corrotti, donne di malaffare e mogli infedeli (ma si parla anche dei mariti disonesti), governanti senza scrupoli, popolani rissosi ed ecclesiastici mediocri (per Caterina la mediocrità è uno fra i peggiori degli stati di vita), dame vanitose e cristiani “crapuloni” (altro termine usato dalla santa e inteso quale offuscamento dell’intelletto), teologi tronfi a vanesi, letterati fangosi, religiosi lussuriosi nell’intelletto e nella carne, nobili che disonorano la famiglia…. tutti, senza eccezione, vengono raggiunti dal fuoco tagliente della spada della fede che Caterina usa quale coltello dell’amore che non perdona il vizio, non perdona il peccato, non lo giustifica, ma lo mette a nudo, lo vuole estirpato, per poter poi far piovere l’immenso fiume della Carità sul peccatore pentito e convertito.

Infine, giusto per completare il quadro di presentazione del Dialogo, occorre dire che non è un trattato scientifico o un testo che segue un procedimento logico serrato. A Caterina interessa la teologia. Il contenuto del testo è, pertanto, teologicamente inappuntabile: tratta della perfezione cristiana nei suoi tre stati della vita purgativa, illuminativa e unitiva, che altro non sono che lo stato imperfetto, perfetto e perfettissimo verso i quali l’uomo deve inoltrarsi, camminare, progredire e arrivare.



QUELLA CARITÀ CHE NON È ASSISTENZIALISMO O GIUSTIFICAZIONE DEL PECCATORE

Non ci è possibile trattare qui tutto il Dialogo, ma possiamo far leva su alcuni punti di attuale importanza.

Partiamo dalla Carità, oggi strumentalizzata fino al punto da venir usata per giustificare ogni forma di peccato purché il peccatore sia caritatevole. Ma c’è anche una riduzione della carità: quando viene vista esclusivamente come opera materiale così da giustificare ogni forma di sincretismo sociale purché basato sulle opere assistenziali.

Se è vero che la carità è fondamentale per l’uomo e per la fede, è anche vero che in essa è contenuta la dottrina che va al di la delle opere materiali assistenziali. Questa dottrina prevede principalmente il soccorso verso l’anima, la quale necessità di aiuto per essere istruita sulla sua redenzione, nutrita con il pane che non perisce ed elevata nel suo grado di trascendenza affinché possa conoscere e raggiungere la sua piena felicità che è Dio.

Nel cap.4 così insegna la Provvidenza a Caterina: “Nessuna virtù può avere in sé vita, se non dalla carità: l’umiltà è poi balia e nutrice della carità. Nella conoscenza di te stessa ti umilierai, vedendo che tu non esisti per virtù tua, ma il tuo essere viene da Me, che Io vi ho amati prima che veniste all’esistenza, e che volendovi di nuovo creare alla grazia, per l’amore ineffabile che vi ho portato, vi ho lavato e creato un’altra volta (cfr il Battesimo) nel Sangue dell’Unigenito Mio Figliuolo, sparso con tanto fuoco d’amore”.

La mistica Caterina “vede ben lontano” e, in questo conoscimento del “non-essere”, vuole che la prima autentica forma della Carità si manifesti in questo: che solo a Dio compete l’essere in tutta la sua ampiezza, mentre in noi questo essere è limitato e semmai ricevuto da Dio per un atto di puro amore. Di conseguenza ogni creatura per se stessa non ha niente da dare al prossimo giacché nulla gli appartiene, neppure la vita, e se dunque vuole dare al prossimo qualcosa deve compiere necessariamente un atto di carità verso se stessa accogliendo Dio, da cui tutto viene dato.

Le dice infatti la Divina Provvidenza: “Subito dopo che tu e gli altri miei servi avrete conosciuto nel modo suddetto la Mia Verità, vi converrà sopportare fino alla morte molte tribolazioni, ingiurie e rimproveri, in parole e fatti, per gloria e lode del Mio Nome; e così tu pure porterai e patirai pene…”

Il messaggio in se è “politicamente scorretto”, ma questa è la logica di Dio che per amor nostro manda il Suo unico Figlio – spiega santa Caterina – non per fare una villeggiatura sulla terra, ma per compiere una missione. Chi è discepolo di Cristo, chi è battezzato, entra in questa logica di Dio vivendo le conseguenze di questo discepolato: “per questo sono venuto” dirà Gesù poco prima di essere processato, condannato a morte, e crocefisso, e per questo – aggiunge Caterina – manderà “noi”, perché in ogni tempo si possa realizzare il progetto della salvezza per ogni uomo. Questa è la prima forma vera della Carità: accogliere il progetto di Dio e realizzarlo, e non contestarlo, discuterlo o modificarlo.

La Provvidenza stessa spiega a Caterina chi sono coloro che vivono nell’autentica carità e coloro che invece non la praticano: “Se hanno accettato per spirito di penitenza quanto hanno avuto dal Signore, e non hanno fatto resistenza alla clemenza dello Spirito Santo, ricevono vita di grazia ed escono dalla colpa. Se invece nella loro ignoranza, sono ingrati e sconoscenti verso di Me e verso le fatiche dei miei servi, allora quello stesso che era loro dato per misericordia, torna loro in rovina ed in materia di giudizio” e quello che succede a chi non vive la carità autentica, dice il Signore, accade “non per difetto della misericordia (..) ma solo per la sua miseria e durezza, avendo egli posto colla mano del libero arbitrio sul suo cuore la pietra del diamante, che non si può rompere in altra maniera che col Sangue…”

Santa Caterina definisce questa Carità la dote, una dote che colui che pecca finisce per barattare col demonio, il quale la “insozza e la imputridisce”, la scambia, e, invece di riempire la carità di delizie, la corrompe con i vizi, con la disonestà verso il Donatore, con la superbia, con l’amor proprio portando lentamente il peccatore a perseguitare i servi di Cristo, trasmettitori dell’autentica Carità.

Santa Caterina da Siena, che era sempre in trincea per esercitare l’autentica elemosina e il vero soccorso ai poveri, agli ammalati e ai carcerati, mette in guardia dall’andare verso il povero, l’ammalato, l’indigente o il carcerato senza l’autentico “Nutrimento”. In sostanza, per un cristiano, è inscindibile la Carità dal suo contenuto che è Cristo stesso: “Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui, ed egli con me” (Ap 3,20). Il Signore è il primo Mendicante da accogliere e, una volta aperta la nostra porta a Lui, Lui stesso è la dote da portare ai poveri, Lui è la ricchezza da portare agli affamati e ai carcerati, Lui è la merce, naturalmente accompagnata anche da elementi materiali di cui l’uomo ha bisogno. E’ bene ripeterlo ancora una volta: per il cristiano, la priorità rimane Cristo stesso dal quale deriva ogni dono, ogni aiuto, ogni sostegno materiale.

DALLE “LACRIME DI COCCODRILLO” ALLE LACRIME DI GIOIA

Curioso è, poi, il piccolo ma intenso trattato sulle “lacrime”. Quante volte sentiamo dire “lacrime di coccodrillo” per sottolineare un falso pianto. Ebbene, nel cap. 88, la santa traccia le “cinque specie di pianto” che definisce “morte”, perché versate nello stato di peccato. Così, le lacrime degli iniqui sono lacrime di dannazione; le seconde lacrime sono quelle dei “timorosi” che però si rialzano dal peccato e piangono per timore della pena; poi ci sono le lacrime di gioia, di coloro che, convertiti, cominciano a gustare le grazie di Dio; ci sono poi le lacrime di coloro che giunti ad un buono stato di perfezione nella carità al prossimo, piangono per loro, e questo pianto, scrive la santa, è perfetto…

Un capitolo che vi suggeriamo di meditare profondamente.

 continua.....




Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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 QUEL CLERO CORROTTO PER CUI BISOGNA PREGARE TANTO…

Il capolavoro riguardante i problemi della Chiesa e l’ampia dottrina sulla Chiesa mistica lo troviamo invece dal cap. 108 al cap.134: possiamo dire che non ha eguali.

E’ importante sottolineare, per una lettura corretta, che per santa Caterina da Siena il “corpo mistico” non è prettamente la Chiesa in generale o le membra, ma solo il clero in tutta la sua gerarchia, dall’ultimo parroco di campagna al Pontefice, quel clero al quale Cristo ha affidato il ministero sacro.

Da questo particolare si comprende l’apprensione di Caterina contro un clero corrotto a causa del quale, pur non “infettando” i Sacramenti, si perdono molte anime, rendendo spesso inefficaci i Sacramenti stessi. Un simile clero è, inoltre, nocivo per se stesso, provocando immenso dolore a Nostro Signore Gesù Cristo che nel sacerdote agisce ed opera nel mondo.

Nel Dialogo, dopo un’accorata preghiera e supplica, Caterina implora la Provvidenza Divina di svelarle i “mali della Chiesa” affinché lei possa avere riguardo a tutti i chierici “materia per accrescere nel dolore, nella compassione, nel desiderio ansioso per la loro salute…”. Il Signore Dio, scrive la santa, volgendo lo sguardo della compassione, comincia ad istruirla ma con questo monito: “…non commettere negligenza nel fare le orazioni, o nel dare l’esempio della vita e la dottrina della parola, riprendendo il vizio e raccomandando la virtù, secondo il tuo potere“.


Vale la pena di leggere questo passo che spiega chi sono i sacerdoti e che cosa c’è nell’Ostia Santa da essi consacrata: “Questa è la grandezza data a tutte le creature dotate di ragione; ma fra queste ho eletto i miei ministri per la vostra salvezza, affinché per mezzo loro vi fosse somministrato il Sangue dell’umile e Immacolato Agnello, l’Unigenito mio Figlio. A costoro ho dato di amministrare il Sole, donando loro il lume della scienza, il calore della divina Carità e il colore unito al calore ed alla luce,cioè il Sangue e il Corpo del Figlio mio! (..)
Dello Spirito Santo è proprio il fuoco; del Figlio è propria la Sapienza; in questa Sapienza i miei ministri ricevono un lume di grazia perché somministrano questo stesso Lume con la Luce che ne proviene e con gratitudine per il beneficio ricevuto da me, Padre Eterno, seguendo la dottrina di questa Sapienza, l’Unigenito Figlio mio! Questo Lume ha in sé il colore della vostra umanità…(…) A chi l’ho dato da amministrare? Ai miei ministri nel corpo mistico della santa Chiesa, affinché aveste vita attraverso il dono del Suo Corpo in Cibo e del Suo Sangue in bevanda. (…)
E come il sole non può dividersi, così nella bianchezza dell’Ostia Io sono tutto unito: Dio e uomo! Se l’Ostia si spezzasse e fosse possibile farne migliaia di frammenti, in ciascuno è tutto Dio e tutto uomo, come ho detto! Come lo specchio può andare in frantumi, e tuttavia non si divide l’immagine che si vede in ogni suo pezzo, così anche dividendo questa Ostia non vengo diviso Io, tutto Dio e tutto uomo, ma sono tutto in ciascuna parte! (…) Essi sono i consacrati da Me, ed Io li chiamo i miei “cristi” perché ho dato loro me stesso da amministrare per voi, ponendoli come fiori profumati nel corpo mistico della santa Chiesa…”

Sappiamo come all’epoca della santa senese vi fossero gran numero di cospiratori contro il legittimo Pontefice – nulla di nuovo per noi oggi – e, nel Dialogo, Caterina non risparmia lezioni divine anche a loro: la Divina Provvidenza rivela a Caterina che la colpa di chi perseguita i ministri e il Papa stesso è ritenuta fra le più gravi delle colpe. In tutto il capitolo 116 spiega le motivazioni: “perché ogni atto di rispetto verso di loro non è fatto a loro ma a Me, in virtù del Sangue che Io ho dato loro da somministrare. Se così non fosse, li rispettereste non più di quanto rispettate ogni altro uomo di questo mondo. Invece dovete riverirli grazie al loro ministero, e dovete ricorrere alle loro mani; dovete ricorrere a loro non per loro stessi, ma in forza del potere che Io ho dato loro, se volete ricevere i santi Sacramenti della Chiesa; se, infatti, pur potendoli ricevere, voi non li voleste, vivreste e morreste in stato di dannazione.”



CHI NON AMA I SACERDOTI, NON AMA LA CHIESA 


Santa Caterina fa presente, anche in alcune Lettere, come sia più facile per certuni vedere Cristo esclusivamente nel povero, nel bisognoso, nel carcerato, mentre poi lo si dileggia e lo si “schiaffeggia” in quel “povero Cristo” che è il sacerdote stesso, e definisce questo atteggiamento di due specie: o ipocrita, e quindi non scusabile, o “per ignoranzia” e allora la Santa consiglia ai Sacerdoti stessi una sollecita opera di diffusione della conoscenza della dottrina, accusando il clero stesso, spesso direttamente i vescovi, di tiepidezza nei confronti delle catechesi al popolo, perché viene perso tempo non ad istruire le anime come Dio vorrebbe, ma a “curare i propri interessi”. Il rimando all’attualità, come possiamo vedere, non manca.

Il filone principale rimane “Dio è Amore”: la Carità è la più grande di tutte, come sottolinea lo stesso san Paolo, e Caterina incide con parole di fuoco questo aspetto ma ribaltando un pò quell’immagine, spesso ipocrita, che concentra la carità esclusivamente in un attivismo che vorrebbe fare a meno di Dio, vorrebbe fare a meno dei sacerdoti e persino della Chiesa stessa.

Basta rileggere attentamente la prima enciclica di Benedetto XVI, Deus Caritas est, per comprendere l’immensa dottrina racchiusa in questo Dialogo e la sua urgente applicazione ai giorni nostri. Chi non ama i sacerdoti, chi non ama la Chiesa stessa: per quante opere di bene possa compiere, viene ripreso da Dio con parole gravi e moniti severi, fino al rischio della dannazione eterna: ” …questa colpa è fra le più gravi in quanto è commessa con la malizia e spesso con deliberazione: essi, infatti, se chiedessero il Lume della Sapienza, capirebbero, ma essi sanno che questo peccato non può essere fatto in “buona coscienza”, e dunque, commettendolo, Mi recano offesa(…) Ecco perché nessuno può dire a mò di scusa: “io non offendo la santa Chiesa né mi ribello, ma colpisco i difetti dei cattivi pastori…” Costui mente sul suo capo e, come accecato dall’amor proprio, non riesce più a vedere chiaramente. Ma in realtà costui vede benissimo, anche se finge di non vedere per far tacere il pungolo della propria coscienza. Se ascoltasse la propria coscienza vedrebbe, come in realtà vede, di star perseguitando il Sangue offerto e non i suoi ministri difettosi. A Me è rivolta l’offesa, così come per Me è la riverenza e mio è ogni danno – scherni, villanie, obbrobri e persecuzioni – che sia fatto a loro! Io reputo fatto a Me quel che gli uomini fanno a loro, poiché questo Io dissi, che non voglio che i miei consacrati siano toccati da altri. Io solo ho il potere di punirli, non altri!”

Non a caso lo stesso venerabile Pio XII tornò a parlare di uno squilibrio grave, di moda, fra coloro che ostentano una fede “Cristo si, la Chiesa no“, sottolineando come questo non può essere accettabile, tanto meno taciuto, perché ne esce un’ immagine di Cristo privata del Corpo e privata dei ministri “santi e santificatori”, riflesso di un Cristo falso e non del Gesù Cristo vivo e vero.



CIECHI CHE GUIDANO ALTRI CIECHI


C’è poi il capitolo 119 riguardante il compito che spetta ad ogni sacerdote e che, se ben esercitato e correttamente applicato, è fermento anche per la società civile. Per santa Caterina da Siena, infatti, è la Chiesa che deve istruire ed ammaestrare la società attraverso il popolo di Dio “foraggiato dai ministri” e laddove questo esercizio si corrompe o si spezza a causa dei “difetti” del clero ne risente tutta la società.

Si comincia con un avvertimento che ancora oggi è più attuale che mai: secondo la dottrina cristiana, qui testimoniata e ribadita, non ci può essere totale separazione fra legge civile e legge morale. La giustizia infatti fa capo ad un solo principio ordinatore, senza il rispetto del quale la legge civile non può né valere, né essere osservata. Dunque, la virtù della giustizia, che comincia dal dover essere praticata verso se stessi, è indispensabile non solo per la vita spirituale ma anche per la vita civile delle nazioni. Una legislazione – spiega il Dialogo – che favorisca la mollezza dei costumi e l’impoverimento spirituale della mentalità corrente non può che annunciare una decadenza civile…

E’ sbalorditivo come questo messaggio sia di una attualità così palese che solo un atto di ripudio sconsiderato può rendere vano il ricorso alla sua applicazione. Lo scopo sarebbe quello di migliorare il nostro tempo che si trova in avanzato stato di decomposizione.

Con parole che vale la pena di leggere attentamente, il Dialogo ammonisce tale sovvertimento a causa dei “sacerdoti cattivi”: “Nessuno Stato si può conservare nella legge civile e nella legge divina in grazia senza la santa giustizia; perché colui che non è corretto e non corregge fa come il membro che è cominciato ad imputridire e se il cattivo medico vi pone l’unguento solo, ma non brucia la piaga, tutto il corpo comincia ad infettarsi, imputridisce e si corrompe. (..) Per timore di perdere lo Stato, le cose temporali o la prelazione, essi non correggono, ma fanno come accecati, e per questo non conoscono in che modo si conservi lo Stato; ché se vedessero come esso si conservi con la santa e vera giustizia, la manterrebbero…(..) il vero è che essi non correggono, perché essi stessi sono in medesimi difetti, o persino maggiori! Si sentono presi dai sensi di colpa e perciò perdono l’ardire e la sicurezza e legati dal timore servile, e sospinti dalla falsa carità, fanno vista di non vedere, oppur se vedono non correggono, anzi, si lasciano contaminare e lusingare con parole d’alloro, rincorrono i molti doni, ed essi stessi trovano scuse e giustificazioni per non punire il male. In essi si compie la parola: – Costoro sono ciechi e guide di ciechi; se un cieco guida l’altro, ambedue cadono nella fossa -, in questo modo nessuna nazione potrebbe sperare nel suo proprio futuro…”

Lo situazione dipende, dunque, dallo stato in cui si trovano i ministri della santa Chiesa! Ci appare importante sottolineare la sollecitudine di Benedetto XVI nell’indire l’Anno Sacerdotale, durante il quale ha promosso una costante riforma dei costumi e della stessa formazione del clero. Sembra andare nella stessa direzione anche il recente annuncio dell’indizione dell’Anno della Fede, che sarà aperto l’11.10.2012 per concludersi il 24.11.2013, nella Solennità della festa liturgica di Cristo re dell’Universo.

 continua....




Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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 LA VITA SCELLERATA DEI SACERDOTI CORROTTI

Il Dialogo prosegue con una serie di moniti per esortare i membri corrotti del clero verso un ritorno urgente alla fedeltà a Dio. “Invano si affatica colui che guarda la città, se non è guardata da Me..” (cfr. Salmo 126): vana pertanto – spiega Caterina – sarà ogni sua fatica se egli crede di guardare la città con il suo occhio corrotto; la città può risorgere dalle sue macerie soltanto se il ministro la conduce con l’occhio di Dio che è la sana dottrina della sua giustizia.

E dal cap. 121 inizia una serie di dichiarazioni contro il clero corrotto, in cui vengono sottolineate le forme di peccato più gravi: “Ora fa attenzione, carissima figlia, perché ti voglio mostrare la vita scellerata di alcuni di loro, e parlartene affinché tu e gli altri miei servi abbiate più motivi per offrirmi umili e continue preghiere per loro. Da qualsiasi lato tu ti volga, secolari e religiosi, chierici e prelati, piccoli e grandi, giovani e vecchi, e gente d’ogni specie, altro non vedi che le offese ch’essi m’arrecano; e da tutti si eleva un fetore di peccato mortale. Questo fetore a me non porta alcun danno, né può nuocermi, ma molto danno fa a loro stessi ed alle anime…. “

E’ importante sottolineare in quale modo siamo chiamati ad intervenire, noi laici, verso questi sacerdoti: pregando, soffrendo, facendo sacrifici e denunciando le mancanze.  è naturale, pertanto, che per fare ciò un laico deve essere egli stesso un "santo", ossia, deve essere testimone non solo del Battesimo ricevuto, ma anche della grazia infusa e di ciò che questo comporta, con una vita coerente, diversamente è meglio tacere e ricordarsi di quel monito: nella stessa misura con cui avrete giudicato, sarete giudicati....

Il capitolo appare spietato, soprattutto se in riferimento ad un clima di “politica corretta” dei giorni nostri, dove lo scandalo non è più il peccato in quanto tale ma le parole che lo denunciano: se leggiamo, invece, questo Dialogo seguendo la logica di Dio, vedremo affiorare una immensa e ardente carità, parole di vera passione per le anime. La stessa Caterina alterna il messaggio dottrinale con traboccanti accenti di squisita pietà verso le anime di questi sacerdoti corrotti, supplicando Dio per la loro conversione e offrendo la sua vita in cambio di una sola anima sacerdotale.

Sono ben 10 i capitoli che la santa dedica a questo grave problema, dove si parla dei vizi che affliggono e avviliscono la santa Chiesa. Ne esce un quadro spaventoso di miserie spirituali, ma si noti attentamente come Caterina entra in questa materia dolorosa solo dopo aver dedicato altrettanto spazio, nei capitoli precedenti, ai sacerdoti santi, esempi fulgidi che superano di gran lunga il male che deriva da quelli corrotti.

E’ fondamentale, pertanto, che non si separi una parte dall’altra: l’una e l’altra – spiega Caterina – sono i risvolti di una sola medaglia. Inutile dire quale sia la faccia migliore: santa Caterina le dà molto rilievo elencando una lunga serie di nomi di santi, dottori, beati e martiri. Ciò che viene offerto a noi è di conoscere la verità dei fatti e la realtà dentro la quale, in ogni tempo, tutti ci ritroviamo: di conseguenza, ci viene chiesto di saper scegliere con intelletto istruito da che parte stare, di correggerci dagli errori, di esercitare le virtù, di aiutare il clero con la preghiera, i sacrifici ed anche rammentando ad essi il compito al quale sono stati chiamati. Caterina infatti ricorda che anche le membra secolari, i laici, non sono meno colpevoli, non sono meno “infetti dal vizio“, e ammonisce loro che, invece di giudicare i vizi dei sacerdoti, è più utile prodigarsi convertendosi, ricorrendo ai preti in sollecite confessioni, conducendo una vita santa per poter supplicare Dio di riportare i Suoi ministri sulla strada delle virtù, poiché la rovina del clero è rovina anche del popolo cristiano e, con esso, è rovina delle nazioni.


Lo scopo di Caterina è la riforma della Chiesa anche attraverso le preghiere e i sacrifici dei fedeli. Ella li vuole coinvolti non perché giudichino i sacerdoti viziosi, ma per aiutare spiritualmente e fraternamente la santa Chiesa in ogni bonifica. L’amore per la Chiesa rimane inalterato, anzi riceve maggior stimolo il desiderio dell’offerta di se stessa per riformarla. Questo concetto ci riporta alle parole di un Angelus dell’anno scorso nel quale Benedetto XVI spiegava che la vera riforma nella Chiesa viene fatta dai santi e non dai moralizzatori, così come il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori.

La colpa maggiore del clero corrotto è la superbia. In effetti è questo il primo ostacolo al bene dell’uomo che condusse al Peccato Originale. La superbia è l’ottusità di mente e di cuore; è l’ostinazione e l’uso di un potere (il libero arbitrio) che è dato per altri scopi: “E’ per questa miserabile superbia e avarizia, generata dall’amore sensitivo, ch’essi hanno negletta la cura delle anime, buttandosi alla sola cura delle cose temporali, e lasciando le mie pecorelle, quelle che Io ho affidato alle loro mani, abbandonate e senza pastore…(Mt.9,36) Così le lasciano senza pascolo e senza nutrimento, né spirituale, né temporale. Spiritualmente essi somministrano sì i sacramenti della santa Chiesa – i quali non possono essere né tolti, né sminuiti nella loro potenza da nessun loro difetto – ma non vi alimentano con preghiere che vengono dal loro cuore, né vi nutrono con la fame e con il desiderio della vostra salvezza, conducendo una vita onesta e santa….(…) Guai, guai alla loro misera vita!(..) Così questi miserabili, indegni d’essere chiamati ministri, sono diventati demoni incarnati poiché per loro colpa si sono conformati con la volontà del demonio e se ne assumono i compiti all’atto in cui somministrano me, vero Lume, giacendo essi nelle tenebre del peccato mortale; e somministrano l’oscurità della loro vita disordinata e scellerata ai loro sudditi e alle altre creature dotate di ragione! In tal modo generano confusione e sofferenza nelle menti delle creature che li vedono in tal disordine.“



NON C’È SOLO IL CLERO CORROTTO: LE COLPE DEI LAICI


Tutto questo, però, non deve diventare – spiega santa Caterina – una scusa per lasciarci trascinare nel peccato! Qui la santa non risparmia le responsabilità dei laici che giustificano certe condotte perverse: “E’ anche vero che chi li segue non è esente dalla colpa – leggiamo nel Dialogo – dal momento che nessuno è costretto a colpa di peccato mortale, né da questi demoni visibili, né da quelli invisibili. Perciò nessuno guardi alla loro vita, né imiti quel che fanno, ma come siete stati avvertiti dal mio Vangelo, ognuno faccia quel che essi dicono…(Mt.23,3), cioè, metta in atto la dottrina datavi nel corpo mistico della santa Chiesa, pervenutavi attraverso le Sacre Scritture per mezzo dei suoi annunciatori”

È chiaro il riferimento al Magistero della Chiesa che i Laici devono mettere in pratica attraverso il dono dei talenti che ognuno riceve. Il Signore si è espresso con fermezza: non sarà loro risparmiata la mia punizione a causa della dignità che deriva dall’essere miei ministri: anzi, se non si correggeranno, saranno puniti ancor più duramente degli altri poiché, come è già spiegato nel mio Vangelo, richiederò a ciascuno i talenti che ho loro donati!

Subito dopo questi capitoli infuocati, Caterina viene addolcita, e addolcisce anche noi, attraverso la spiegazione dell’azione diretta della Divina Provvidenza: “Sì che usai grande provvidenza! Pensa carissima figliuola, che non potevo usarne una maggiore, che darvi il Divin Verbo, unigenito Mio Figliuolo“.

Gesù Cristo è la consolazione di tutta la Chiesa, di santa Caterina, di ogni sacerdote, di ognuno di noi oggi che leggiamo queste pagine…: “La mia Provvidenza non mancherà mai a chi la vorrà ricevere, come sono quelli che perfettamente sperano in Me. E chi spera in Me, chi bussa, a chi mi apre il suo cuore, a chi mi accoglie qual mendicante come mi presento, nudo ed inchiodato sulla Croce, a chi ama veramente la Verità non solamente a parole, ma con l’affetto e il lume della santissima fede, con la preghiera ardente, con l’amare la Mia Sposa, questi e non altri gusterà Me nella mia Provvidenza. (..) la perfetta speranza del cristiano è di ricevere Me nella Provvidenza, ed Io non mancherò di presentarmi a quest’anima che ardentemente Mi desidera e spera in Me.(..) Ammonisci, figliuola carissima, che la mia Provvidenza non è tolta ad alcuna creatura, perché tutte le cose sono condite con essa….”



DIO GOVERNA IL MONDO E A NOI TOCCA OBBEDIRE (ED ESSERE UMILI)


Qui santa Caterina sottolinea come è Dio stesso a governare la natura, senza nulla togliere ai “moti” naturali degli eventi climatici o sottoterra. Il Signore stesso, con il miracolo della tempesta sedata, fa capire come gli eventi naturali obbediscano ai suoi comandi e nel Dialogo approfondisce il concetto: “A volte per grandine o tempesta, o per saetta e terremoti, pestilenze che Io mando sul corpo della creatura, parrà all’uomo che questo sia crudeltà, quasi giudicando che Io non abbia provveduto alla salute di quella. Io invece l’ho fatto per scamparla dalla morte eterna, dalla dannazione certa, sebbene egli ritenga il contrario. E così gli uomini del mondo vogliono in ogni cosa contaminare le mie opere, ed intenderle secondo il loro basso intendimento!”

Ciò che avviene, spiega santa Caterina, Dio lo permette solo per il nostro bene e per la nostra salute eterna. Coloro che giudicano diversamente, e che sfidano Dio nei loro giudizi sul come opera, sono ciechi, mentitori e ingannatori; e se è vero che Dio, padrone della vita e della morte, non è però Dio della morte, Egli teme per la morte della sua creatura, la morte dell’anima nella condizione della dannazione eterna. In tal senso, il Signore spesso agisce prima che tale dannazione diventi definitiva perché Egli vuole salvare quante più anime possibile dai mali ci pervengono a causa dei nostri peccati: quanto maggiori saranno i nostri vizi e il decadimento nel clero, maggiori saranno i provvedimenti che il Signore eserciterà sulla terra. Come morire dipenderà anche dal come noi desideriamo vivere nella Vera Vita.

Per Caterina la chiave che disserra il cielo facendo piovere per noi la Provvidenza è la virtù dell’obbedienza! La santa senese paragona tale virtù ad una chiave da tenere sempre attaccata alla cintura con una funicella.

Dove si trova questa obbedienza?, sembra chiedere Caterina. Si trova nel Divin Verbo, le risponde la Provvidenza, e per compierla ed offrirtela corse all’obbrobriosa morte di Croce.


E chi ce la può togliere?, chiede con sacro timore la santa. La superbia, risponde la Provvidenza, l’amor proprio e tutti i vizi. La disobbedienza infatti fa perdere l’innocenza giacché per disobbedire la creatura deve compiere una scelta: dall’innocenza cade nell’immondizia, dall’immondizia cade nella miseria…

E come posso nutrirla?, si domanda Caterina. Con l’umiltà!, risponde la Provvidenza. L’umiltà è la balia e nutrice dell’obbedienza e tale nutrimento conduce alla vera Carità. La veste che questa nutrice usa per coprirla è il “morire a se stessi” perché – dice il Signore – Io possa regnare; è farsi da parte perché Io – aggiunge – possa diventare desiderio di ogni creatura.

“Il tutto trovi nell’Unigenito Mio Figliuolo, in Cristo Dolce, Gesù Amore, chi si avvilì più di Lui? Chi fu paziente più di Lui? Chi più Agnello di Lui?”

Alle parole di santa Caterina, ci piace unire un breve passo del beato cardinale Newman nelle sue meditazioni sulla Passione di Gesù:

“In quell’ora terribile l’Innocente stese le braccia e offerse il petto agli assalti del Suo mortale nemico, un nemico spirante veleno pestifero e il cui abbraccio era la morte.
Rimase prostrato immobile e silenzioso, mentre il nemico orribile inabissava l’anima Sua in tutto l’orrore e l’atrocità dell’umano peccato, penetrandogli Cuore e coscienza, invadendoGli sensi e pensieri e coprendoLo come di una lebbra morale. Quale terrore quando i Suoi occhi, le Sue mani, i Suoi piedi, le Sue labbra, il Suo Cuore gli sembrarono membra del nemico e non dell’Uomo-Dio, era proprio quello l’Agnello Immacolato prima innocente, ma ora macchiato del sangue di migliaia di crimini“.


QUELLE “SANTE” RACCOMANDAZIONI…

Forse è per questo che il Crocefisso, oggi come ieri, è “scandalo”. Riflette ciò che noi eravamo prima della Redenzione e rifiutandoLo non facciamo altro che voler rimanere in uno stato di disobbedienza per cercare di esorcizzare la Croce stessa.

Dice santa Caterina nel Dialogo: “Venne poi il Verbo, che prese in mano questa chiave dell’obbedienza e la purificò nel fuoco ardente della divina carità, la trasse dal fango lavandola con il Suo Sangue, la raddrizzò col coltello della giustizia, distruggendo le nostre iniquità sull’incudine del Suo Corpo Crocefisso. Egli così la racconciò per donarla a noi, ed è così resa perfetta che per quanto l’uomo la guasti con il suo libero arbitrio, Egli con altrettanto libero arbitrio, sempre la riacconcia…”

Ed ecco le sante raccomandazioni:

Esci dal peccato mortale con la santa confessione, con la contrizione del cuore, con la soddisfazione di una giusta penitenza, col proponimento di non voler più offendere Dio, prega incessantemente perché ti sia data tal grazia. Credi davvero di poter accedere alle Nozze dell’Agnello vestito degli stracci del peccato? Pensi davvero di potervi accedere permanendo in uno stato di grave peccato? Oppure credi potervi accedere senza l’uso di quella chiave? O uomo cieco! e che più che cieco, dopo aver guastato la chiave dell’obbedienza ti illudi che non sia necessario riacconciarla, credi davvero di poter salire al cielo con la superbia che ti attrae all’inferno? Getta per terra quel laido vestito, e corri a confessare la tua anima per renderla pura e immacolata, pronta alle Nozze.(..)
Oh, se tu sapessi quanto è gloriosa, soave e dolce questa virtù in cui vi si trovano tutte le altre! Ella è concepita dall’amore ed è partorita dalla perfetta carità, in lei è fondata la pietra della santissima Fede, lei è una regina, chi la sposa riceve in dote ogni virtù, quiete, serenità dell’anima, ogni croce che deve portare le diventa leggera.(..)Trova pace, trova la quiete, sposa questa regina! Siile fedele, ed essa ti porterà, aprendoti ogni porta, dove ti attende ogni beatitudine eterna…”

Ci piace concludere con la sua frase più famosa, famosa si, ma forse poco compresa nel suo contenuto e nella responsabilità alla quale ci chiama: “Se sarete ciò che dovrete essere, metterete fuoco in Italia e nel mondo intero!”

 Santa Caterina, ora pro nobis!



Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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"La colpa gravissima di chi perseguita la Chiesa"

116. Se tu mi chiedessi (è la Provvidenza Divina che dialoga con Caterina da Siena) per quale ragione Io giudico la colpa di coloro che perseguitano la Santa Chiesa più grave di tutte le colpe che si possano commettere, e perchè non voglio che nemmeno a causa di loro eventuali difetti diminuisca la riverenza verso i miei Ministri, ti risponderò dicendoti: perchè ogni atto di rispetto verso di loro non è fatto a loro ma a Me, in virtù del Sangue che Io ho dato loro da somministrare. Se così non fosse, li rispettereste non più di quanto rispettate ogni altro uomo di questo mondo. Invece dovete riverirli grazie al loro ministero, e dovete ricorrere alle loro mani; dovete ricorrere a loro non per loro stessi, ma in forza del potere che Io ho dalo loro, se volete ricevere i santi Sacramenti della Chiesa; se, infatti, pur potendoli ricevere, voi non li voleste, vivreste e morreste in stato di dannazione.

Perciò è chiaro che la riverenza non è per loro, ma è per Me e per il glorioso Sangue di cristo; siamo infatti una medesima cosa grazie all'unione divina con la natura umana, come ho già detto. Allo stesso modo anche l'irriverenza colpisce Me; infatti ti ho già detto che non dovete riverire loro per loro stessi, ma per l'autorità che Io ho loro data. Perciò essi non devono essere offesi, poichè offendendoli, offendete Me e non loro, e questo io lo proibisco, e dico che non voglio che i miei consacrati siano toccati da mano secolare!

Ecco perchè nessuno può dire a mò di scusa: "io non offendo la santa Chiesa nè mi ribello, ma colpisco i difetti dei cattivi pastori..." Costui mente sul suo capo e, come accecato dall'amor proprio, non riesce più a vedere chiaramente. Ma in realtà costui vede benissimo, anche se finge di non vedere per far tacere il pungolo della propria coscienza. Se ascoltasse la propria coscienza vedrebbe, come in realtà vede, di star perseguitando il Sangue offerto e non i suoi ministri difettosi. A Me è rivolta l'offesa, così come per Me è la riverenza e mio è ogni danno - scherni, villanie, obbrobri e persecuzioni - che sia fatto a loro! Io reputo fatto a Me quel che gli uomini fanno a loro, poichè questo Io dissi, che non voglio che i miei consacrati siano toccati da altri. Io solo ho il potere di punirli, non altri!

Ma questi iniqui dimostrano la mancanza di rispetto che hanno per il Sangue, e quanto poco hanno caro il Tesoror da me dato per la loro salvezza e per la vita delle loro anime. Niente infatti potevate ricevere di più grande che il Mio darmi in Cibo per voi: tutto Dio e tutto Uomo, come ti ho detto!


S.Caterina da Siena "Dialogo della Divina Provvidenza", pag.284 -Ed. ESD-

(...continua pag.285 - La colpa di chi perseguita la Chiesa-)

Ma per il fatto che nei miei ministri non riverivano Me, gli uomini han tolto loro ogni riverenza perseguitandoli e motivando la persecuzione col pretesto che vedevano in loro molti peccati e difetti: dei quali più avanti ti parlerò. Se in verità avessero coltivato in sè questo rispetto verso i miei ministri per amor mio, per nessuna colpa mai avrebbero mancato loro di rispetto, perchè la virtù del Sacramento non diminuisce a causa di alcun difetto, come ti ho già detto. Dunque non deve diminuire neppure la riverenza loro dovuta; se il rispetto vien meno, l'offesa è fatta a Me!
Perciò reputo questa colpa fra le più gravi, molte sono le ragioni. Te ne dirò le tre principali.

La prima consiste in ciò: "che quel che fanno ai miei ministri vien fatto a me" (Lc.10,16)

La seconda è questa: chi perseguita i sacerdoti trasgredisce il comandamento; perchè Io ho intimato che essi non vengano toccati e chi contravviene al Mio divieto disprezza la virtù del Sangue tratta dal Sacramento del Battesimo, in quanto disobbedisce facendo quel che Io ho vietato! Costoro si ribellano a questo Sangue perchè hanno perso il rispetto e si sono eretti a giudici e persecutori, riducendosi a membri putridi, che volontariamente si son staccati dal corpo Mistico della Chiesa; perciò se la morte li coglie mentre consapevoli si ostinano in questa ribellione, dura sarà la mia condanna....(Lc.10,12) Ma è anche vero che giunti al momento estremo, se umiliandosi riconoscono la propria colpa, e desiderano riconciliarsi con il loro Capo, pur non potendolo fare effettivamente (qui si evidenzia la conversione in mancanza di un sacerdote), possono ricevere la Mia Miseriocordia. Ma è meglio che essi non aspettino l'ultimo momento, poichè non possono essere sicuri d'averne il tempo, così come è già scritto nel santo Vangelo!

La terza ragione sta nel fatto che questa colpa è fra le più gravi in quanto è commessa con la malizia e spesso con deliberazione: essi, infatti, se chiedessero il Lume della Sapienza, capirebbero, ma essi sanno che questo peccato non può essere fatto in "buona coscienza", e dunque, commettendolo, Mi recano offesa, sì! Offesa accompagnata da superbia, senza alcun piacere temporale, onde si consumano l'anima e il corpo: si consuma l'anima, perchè viene privata della grazia ed è corrosa dal verme della coscienza; e si consuma ogni sostanza temporale, perchè essa viene messa a servizio del demonio che gode nel vedere trattare male i miei Ministri!

Queste azioni sono commesse con determinazione contro di Me e nessuna utilità viene da queste azioni, ma vanno ad alimentare malizia e profumo di superbia con la scusa di voler correggere i difetti dei miei Ministri. Essi non sono da meno di Pilato, dalla cui paura di perdere il potere e il proprio posto, uccise Cristo, l'Unigenito mio Figlio: allo stesso modo si comportano costoro! (Gv.19,12 - Caterina, le Lettere, n.123-)

L'offesa ai Miei ministri è fatta direttamente a Me, gli altri peccati sono commessi con qualche motivazione, e in modo indiretto, per mezzo di altro. Il peccato si commette sempre per mancanza dell'Amore di Dio e del prossimo: perciò quando si offende il prossimo, sono Io che vengo offeso per mezzo suo, a maggior ragione se si offende un ministro! Sono Io che ho eletto questi miei ministri, Io li ho consacrati con il Mio Spirito, Io li ho posti a somministrare il Corpo e il Sangue del Mio Unigenito: all'atto della consacrazione, queste persone rivestono la persona di Cristo mio Figlio, Sacerdote per sempre; ecco perchè questa offesa è fatta al Verbo e rivolgendola a Lui è rivolta a Me poichè siamo una medesima cosa!
(...)

Questo ti ho mostrato, affinchè tu avessi più materia per dolerti dell'offesa fattami; e affinchè con il dolore e l'amarezza tua e degli altri miei servi, in virtù della Mia bontà e Misericordia, si possa dissolvere tutta la tenbra che si è venuta addensando in questi membri che imputridiscono e che si tagliano fuori dal corpo mistico della Chiesa! Purtroppo trovo tanti che mi feriscono continuamente con le frecce di un amore falso e disordinato e con timor servile dicono di servirMi, ma mentono; con l'amor proprio e come accecati stimano quale onore ciò che per loro è vergogna, mentre considerano vergogna ciò che è a loro onore cioè, si vergognano di umiliarsi di fronte al Capo di cui dovrebbero esserne membra, ma che non vogliono!





Fraternamente CaterinaLD

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Preghiamo con S. Caterina:

" O Spirito Santo,vieni nel mio cuore:
Per la Tua potenza tiralo a Te Dio Vero.
Concedimi carità con timore;
custodiscimi da ogni mal pensiero,
Riscaldami e infiammami del tuo amore,
Sì che ogni peso mi paia leggero.
Santo mio Padre e Dolce mio Signore,
Ora aiutami in ogni mio ministero,
Cristo Amore. Cristo Amore!
Amen "


Proseguiamo la lettura del Dialogo, pag.288:

Miseria e cecità di chi perseguita i sacerdoti

117. A causa di questi difetti costoro (cioè dei nemici dei sacerdoti) si sono eretti e si erigono a persecutori del Sangue; perciò ti dissi che mi percuotevono, e così è in verità: è infatti loro intenzione di ferirmi in tutti i modi possibili.

(apro una parentesi poichè quanto è duramente detto in questo capitolo è ovvio che si riferisce a chi non credendo nei sacerdoti e nella loro funzione e consacrazione speciale, accusandoli con cognizione di causa offende Dio....infatti in un altro capitolo che poi metterò, c'è anche la punizione dei cattivi sacerdoti....così potremo comprendere come esistono ben due "campane del discorso"...)
 Wink riprendiamo:

Certamente Io non posso riceverne alcuna ferita, nè posso essere percosso da loro; piuttosto Io sono come la pietra che, percossa, non accusa colpo, anzi, rimbalza verso colui che lo ha inferto (rif.Prov.26,27). Così è delle percosse che provengono dalle loro offese; esse emanano fetore ma non possono nuocermi; ed anzi la freccia avvelenata della colpa ricade su di loro. Questa colpa li priva della grazia in questa vita, facendo loro perdere il frutto del Sangue, e, in punto di morte se non si confessano e con la contrizione del cuore, cadono nell'eterna dannazione, tagliati via da me e incatenati con il demonio...

(Parole dure....pesanti, ma non meno pesanti quelle del vangelo: "non date perle ai porci, non date ai cani le cose sacre, perchè non le calpestino con le loro zampe e si rivoltino a sbranarvi" (Mt.7,6) In un altro passo del vangelo si arriva a "togliere" la pace: <Entrando nella casa datele il vostro saluto, e se la casa ne è degna scenda su di essa la vostra pace; se invece non è degna, la vostra pace ritorni a voi...(...) In verità vi dico:nel giorno del giudizio alla terra di Sodoma e Gomorra sarà riservata una sorte più tollerabile che non a quella città....>(Mt.10, 11-15) leggere tutto il brano...
Wink
Come vedete anche nel Dialogo Dio ritorna su l'argomento evangelico: punizione tremenda a chi, volontariamente e con coscienza, non ascolta, non riceve o accusa ingiustamente i suoi sacerdoti....E ancora si parla di ricompensa a chi accoglie il messo evangelico, il consacrato di Dio: Chi accoglie voi accoglie me e chi accoglie me accoglie Colui che mi ha mandato (...) Chi avrà dissetato anche con un solo bicchiere d'acqua fresca uno di questi piccoli, in quanto discepolo, in verità vi dico: non perderà la sua ricompensa. (Mt,10, 40-42) Gesù parla specificatamente del suo discepolo...cioè...in quanto consacrato e prescelto...)

Riprendiamo il Dialogo:

Del resto, con il Demonio han fatto lega, perchè l'anima, non appena è privata della Grazia, si trova legata ai lacci del peccato.....Essi hanno contratto questo vincolo usando il loro libero arbitrio, e l'hanno posto nelle mani del demonio, che dunque così li aggira, li confonde, li aggioga, l'inganna....

Con questo vincolo i persecutori del Sangue, si sono legati l'uno all'altro e ne hanno assunto l'ufficio! I demoni si adoperano a pervertire le mie creature, a strapparle alla Grazia e a indurle alla colpa e al peccato mortale....Ebbene essi si comportano allo stesso modo, poichè come membri del demonio vanno sovvertendo i figli della Sposa di Cristo, mio Figlio Unigenito, sciogliendoli dal legame della carità e legandoli con quello miserabile dell'odio, dell'invidia, dell'insofferenza, della vendetta; e insieme si privano del frutto del Sangue (cioè dell'Eucarestia quale Cibo di vita eterna) per cui, restando spogli anche della sua dignità, precipitano nella più grande confusione, seminando l'errore.

Questo laccio dell'odio è annodato anche con la superbia, con l'amor proprio e con il timor servile: infatti pur di non perdere i beni temporali, essi non sanno di perdere così la Grazia! E' un legame sigillato col sigillo delle tenebre, poichè essi non sanno in quanti e quali danni e miserie sono caduti e fanno cadere gli altri; e dunque non si correggono perchè non si conoscono e non vogliono conoscersi...O figlia carissima, ti sia d'infinito dolore il vedere tanta cecità e miseria in creature che, come te, sono state purificate nel Sangue, e da medesimo nutrite e allevate al seno della santa Chiesa; ed ora come ribelli, per timore servile, con il pretesto di correggere i difetti dei miei ministri - i quali Io ho proibito che siano toccati da costoro - in tal modo si sono distaccati da questo seno.

Un sacro terrore colga te e gli altri servi miei nel ricordare questo miserabile vincolo con il Male: la tua lingua non basta a dirne l'abominio. Più grave, poi, perchè col mantello dei difetti dei miei ministri, vogliono coprire e nascondere se stessi e le proprie colpe; nè pensano che non c'è mantello sotto cui possano nascondersi al mio sguardo così che Io non li veda! (...) Non si possono perseguitare i ministri del Sangue, quali che sembrino essere le loro mancanze....


          


Prosegue il Dialogo della Provvidenza, a pag. 291:

I Ministri buoni


119. Ma ora voglio dare ristoro alla tua anima, mitigando il dolore provocato dalle tenebre di questi sudditi miserabili; ti mostrerò la santa vita dei miei ministri, dei quali t’ho detto che hanno la condizione perfetta del sole: essi mitigano il fetore del peccato con il profumo delle loro virtù e rischiarano le tenebre con la loro luce; con questa luce vorrò, poi, che tu meglio conosca anche la tenebra e i difetti di quei miei ministri ai quali ho già accennato. Perciò apri l’occhio dell’intelletto e guarda in me, sole di giustizia, e vedrai i gloriosi ministri che hanno assunto la condizione del sole per averlo bene elargito.

Come ti dissi di Pietro, il principe degli Apostoli che ricevette le chiavi del regno dei cieli, così ti parlo degli altri che nel giardino della santa Chiesa hanno amministrato il lume, cioè il Corpo e il Sangue del Figlio mio Unigenito, Sole unito a me e non da me diviso, come t’ho spiegato, e tutti i Sacramenti della santa Chiesa – i quali tutti, hanno valore e vita in virtù del Sangue sparso – ognuno di essi collocato con diverso grado, secondo il suo stato, ad amministrare la Grazia dello Spirito Santo. Con che cosa l’hanno amministrato? Con il lume della Grazia che hanno ricevuto dal lume di Verità!


Se mi chiedi: " Questo lume è solo?", rispondo che non è solo, in quanto il lume di grazia non può essere né solo né diviso; è necessario che lo si riceva tutto, diversamente non lo si riceve affatto. Chi è in peccato mortale viene perciò stesso privato del lume della Grazia; chi invece è in stato di grazia, ha l’occhio dell’intelletto illuminato nella conoscenza di Me, che gli ho data la Grazia e la virtù con cui la grazia si conserva; perciò costui in quel lume conosce la miseria del peccato e la sua causa, che è l’amor proprio sensitivo, e per questo lo odia. Grazie a questo santo odio egli riceve nel suo cuore il calore della Divina Carità, perché l’affetto segue l’intelletto! (…)

Perciò con il loro calore fanno germogliare le anime sterili illuminandole col lume della scienza. Con la loro vita santa e ordinata scacciano le tenebre dei peccati mortali e delle altre infedeltà, e portano ordine nella vita di chi viveva disordinatamente nelle tenebre del peccato e nel gelo della mancanza della carità. Vedi, dunque, come essi sono sole, perché hanno assunta la condizione perfetta del sole da Me, Sole vero, infatti una cosa sola con me ed Io con loro per slancio puro d’amore, come in altri luoghi ti ho spiegato. (Gv. 17, capitolo intero)

Ognuno di loro ha illustrato la santa Chiesa, secondo lo stato al quale Io l’ho eletto: Pietro con la predicazione, la dottrina e il martirio del sangue; Gregorio con la scienza e con santi scritti, e con vita di specchiata virtù: Silvestro soprattutto con le dispute contro gli infedeli, testimoniando la santissima fede nelle parole e nelle azioni, e ricevendo da Me ogni sua virtù. Se poi guardi ad Agostino e a Tommaso, a Girolamo e agli altri, vedrai quanta luce hanno effuso su questa Sposa, come lucerne poste sul candelabro, estirpando gli errori, in vera e perfetta umiltà! Come affamati del mio onore e della salvezza delle anime, essi con diletto mangiavano questo Cibo sulla Mensa della santissima Croce; i martiri con il sangue che profumava al mio cospetto, e col profumo del sangue e della virtù e con il lume della scienza, producevano copiosi frutti nella Sposa di Cristo, Figlio mio Unigenito: accrescevano la fede, chi stava nelle tenebre veniva alla luce e in lui risplendeva il lume della fede; i prelati posti in stato di autorità dal Cristo in terra, mi offrivano sacrificio di giustizia, con una vita onesta e santa!

La perla della giustizia risplendeva in loro e nei loro. Con giustizia mi rendevano quanto mi è dovuto, rendendo gloria e lode al mio nome, e a se stessi riserbavano l’odio e disgusto….Con umiltà schiacciano la superbia e si presentavano alla Mensa dell’Altare come angeli; in purezza di cuore, arsi nel fuoco della carità! E poiché prioma avevano fatta giustizia di se stessi, perciò esercitavano giustizia verso i sudditi, desiderando vederli vivere virtuosamente e correggendoli senza alcun timore servile, in quanto non avevano mira di se stessi: così erano buoni pastori, seguaci del Buon Pastore che è la mia Verità, da me donatavi affinchè vi governasse quali sue pecore, e che volli desse la Sua vita per voi…(Gv.10,11). Costoro hanno seguito le Sue orme, Figlio mio Unigenito; perciò si preoccuparono di correggere e di non lasciare imputridire le membra del Corpo Mistico per mancanza di correzione, ma correggevano caritatevolmente…Questi erano i veri lavoratori dell’orto del Signore….(…) Perciò Io voglio che tu sappia che se nel mondo tra secolari e religiosi, tra chierici e pastori della santa Chiesa, è sopravvenuta tanta tenebra, ciò ha una sola causa: è venuto a mancare il lume della giustizia e si è diffusa il lume dell’ingiustizia…


Modi diversi di agire dei ministri

(Questo paragrafo comincia con un avvertimento che ancora oggi è più attuale che mai: secondo la dottrina cristiana qui testimoniata e ribadita, non ci può essere totale separazione fra legge civile e legge morale. La giustizia infatti fa capo ad un solo principio ordinatore, senza il cui rispetto la legge civile non può né valere, né essere rispettata. Dunque la virtù della giustizia, che comincia dal voler essere praticata verso se stessi, è indispensabile non solo per la vita spirituale ma anche per la vita civile delle Nazioni. Una legislazione, spiega il Dialogo, che favorisca la mollezza dei costumi e l’impoverimento spirituale della mentalità corrente, non può che annunciare decadenza civile…E’ sbalorditivo come questo messaggio sia di una attualità reale che, nel Dialogo della provvidenza Divina, è materia di meditazione e considerazione….) Riprendiamo il testo da queste considerazioni: dopo aver fatto comprendere i toni della corruzione, il Dialogo prosegue (pag.297):


Non era dunque spento lo splendore di questa perla preziosa che è la giustizia, nei consacrati e cristi miei, dei quali Io ti ho parlato; anzi in essi risplendeva la giustizia. Essi abbracciavano volontariamente la povertà, e cercavano di vivere in stato vile con umiltà profonda, perciò non si preoccupavano degli scherni e delle villanie, ne delle ingiurie e degli obbrobri, o delle pene e dei tormenti. Bestemmiati benedicevano, e sopportavano con vera pazienza, come angeli in terra. E non perché lo fossero per natura loro, ma in forza del ministero e della Grazia soprannaturale loro concessa, quella di somministrare il Corpo e il Sangue del Figlio mio Unigenito! (...)

E poiché Io li ho collocati in stato di così grande eccellenza, esso, pastori solerti, mai si stancavano di ricondurre le pecore nell’ovile della santa Chiesa; tanto che per slancio d’Amore e fame delle anime affrontavano anche la morte pur di strapparle dalle mani dei demoni. Essi si facevano infermi con gli infermi; essi piangevano con chi piange (rif.1Cor.9,22) e godevano con chi è felice ed in questo modo sapevano donare il cibo più adatto! (…) Ma chi faceva tutto ciò?

La fame e il desiderio che essi avevano concepito in me, del Mio onore e della salvezza delle anime: E correvano a cibarsene alla Mensa della Santissima Croce, non rifiutando alcun travaglio, né sottraendosi ad alcuna fatica; anzi zelantissimi delle anime, del bene della santa Chiesa e della propagazione della vera Fede, si gettavano tra le spine della tribolazione e affrontavano ogni sacrificio con vera pazienza, elevandomi profumati incensi di ardenti desideri e di umile, assidua preghiera. Con le loro lacrime e fatiche curavano le piaghe dovute alla colpa dei peccati del prossimo, che ne riceveva perfetta salute se accoglieva quel medicamento in umiltà!




[Edited by Caterina63 4/3/2020 8:59 AM]
Fraternamente CaterinaLD

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Dal Dialogo della Divina Provvidenza, pag.304:

I ministri indegni... 

121. Ora fa attenzione, carissima figlia, perchè ti voglio mostrare la vita scellerata di alcuni di loro, e parlartene affinchè tu e gli altri miei servi abbiate più motivi per offrirmi umili e continue preghiere per loro. Da qualsiasi lato tu ti volga, secolari e religiosi, chierici e prelati, piccoli e grandi, giovani e vecchi, e gente d'ogni specie, altro non vedi che le offese ch'essi m'arrecano; e da tutti si eleva un fetore di peccato mortale. Questo fetore a me non porta alcun danno, nè può nuocermi, ma molto danno fa a loro stessi....

(apro un inciso: Caterina da Siena prosegue con una descrizione e un quadro generale delle miserie morali di parte del clero dei suoi tempi; un quadro crudo e doloroso. Gli studiosi degli scritti cateriniani non trovano un caso che queste pagine siano state precedute dall'elogio di alcuni santi, Padri della Chiesa e Papi e dal rispetto che, comunque sia, il credente deve ai ministri di Dio. Lo scopo di Caterina è la riforma della Chiesa anche attraverso le preghiere e i sacrifici dei fedeli i quali li vuole coinvolti non perchè giudichino, ma per aiutare spiritualmente e fraternamente la santa Chiesa. Perciò il suo Amore per la Chiesa rimane inalterato, anzi, ne riceve maggior stimolo e di offerta di sè stessa per la sua riforma e di specchio per i viandanti...)
Wink
Riprendiamo il Dialogo:

Sino ad ora t'ho parlato della eccellenza dei miei ministri, e delle virtù di quelli buoni, per ristorare la tua anima; ma anche perchè tu possa meglio conoscere la miseria di quelli cattivi e vedere quanto maggior punizione meritano e intollerabili pene, allostesso modo in cui gli eletti a me carissimi meritano maggior premio: l'opposto accadrà a questi miserabili, chè ne riceveranno pene crudeli!

Figlia mia, ascolta con dolore e amarezza di cuore! dove essi hanno posto il loro principio e che cosa considerano loro fondamento? l'hanno posto nell'amor proprio, nell'amore di se stessi, donde è germogliato l'albero della superbia, madre della indiscrezione. Poichè, infatti, sono senza discrezione, attribuiscono a se stessi l'onore e la gloria andando in cerca di gradi elevati, amando gli ornamenti e con ciò mi arrecano offesa e vergogna! E attribuiscono a se stessi ciò che non appartiene a loro, mentre danno a me quello che non è mio; a me infatti si deve l'onore e la gloria, e lode al mio Nome; a loro si deve l'odio della propria sensualità e la vera conoscenza di sè, che si ottiene quando ci si reputa indegni del grandissimo ministero ricevuto da me; essi invece fanno al contrario....

E' per questa miserabile superbia e avarizia, generata dall'amore sensitivo, ch'essi hanno negletta la cura delle anime, buttandosi alla sola cura delle cose temporali, e lasciando le mie pecorelle, quelle che Io ho affidato alle loro mani, abbandonate e senza pastore...(Mt.9,36) Così le lasciano senza pascolo e senza nutrimento, nè spirituale, nè temporale. Spiritualmente essi somministrano sì, i sacramenti della santa Chiesa - i quali non possono essere nè tolti, nè sminuiti nella loro potenza da nessun loro difetto - ma non vi alimentano con preghiere che vengono dal loro cuore, nè vi nutrono con la fame e con il desiderio della vostra salvezza, conducendo una vita onesta e santa....(...)

Guai, guai alla loro misera vita! Quel che il Verbo, Unigenito Figlio mio, acquistò con tanta sofferenza sul legno della santissima Croce, essi lo buttano con pubbliche meretrici. Divorando le anime riscattate dal Sangue di Cristo, miserabilmente straziandole in molti e diversi modi......O templi del demonio, Io vi ho scelti affinchè foste come angeli in terra durante questa vita, e voi vi siete fatti demoni e ne avete preso l'ufficio suo! I demoni distribuiscono le tenebre che sono loro proprie e somministarno sofferenze tormentose; sottraggono anime alla Grazia con molteplici molestie e tentazioni di varia natura: benchè nessun peccato può toccare l'anima che non lo voglia, i demoni fanno di tutto perchè l'anima vi cada.

(apro una riflessione: faccio mia la sofferenza di Caterina da Siena alla luce di queste rivelazioni...pensando alla mia epoca, oggi, quando sento dire da molti sacerdoti che il diavolo non esiste.....Disse un santo nel '700 che l'opera più grande che il diavolo era riuscito a fare è stata quella di "far credere all'uomo di non esistere" e così lui agisce indisturbato....Argomento scottante e attuale...se si pensa che il Dialogo è stato dettato poco dopo il 1300....)

Riprendiamo il Dialogo, leggiamo ancora:

Così questi miserabili, indegni d'essere chiamati ministri, sono diventati demoni incarnati poichè per loro colpa si sono conformati con la volontà del demonio e se ne assumono i compiti all'atto in cui somministrano me, vero Lume, giacendo essi nelle tenebre del peccato mortale; e somministrano l'oscurità della loro vita disordinata e scellerata ai loro sudditi e alle altre creature dotate di ragione! In tal modo generano confusione e sofferenza nelle menti delle creature che li vedono in tal disordine.

E' anche vero che chi li segue non è esente dalla colpa, dal momento che nessuno è costretto a colpa di peccato mortale, nè da questi demoni visibili, nè da quelli invisibili! Perciò nessuno guardi alla loro vita, nè imiti quel che fanno, ma come siete stati avvertiti dal mio Vangelo, ognuno faccia quel che essi dicono...(Mt.23,3), cioè, metta in atto la dottrina datavi nel corpo mistico della santa Chiesa, pervenutavi attraverso le Sacre Scritture per mezzo dei suoi annunciatori, e non consideri i guai che essi meritano, nè imiti la loro strafottenza, e nemmeno li punisca, perchè punendoli, si offenderebbe Me. A loro lasciate la loro malvagità, da loro prendete la dottrina perchè non permetto che essa sia toccata nemmeno dai demoni, lasciate a me la loro punizione: Io sono il Sommo Bene remunero ogni bene e punisco ogni colpa!

Nè sarà loro risparmiata la mia punizione a causa della dignità che deriva dall'essere miei ministri: anzi, se non si correggeranno, saranno puniti ancor più duramente degli altri poichè, come è già spiegato nel mio Vangelo, richiederò a ciascuno i talenti che ho loro donati!

             


La varietà dei carismi arricchisce la Chiesa


"Non si ristà mai, l’anima inamorata della mia verità, di fare utilità a tutto il mondo, in Comune e in particulare, poco e assai, secondo la disposizione di colui che riceve e dell’ardente desiderio di colui che dà.

Poi che egli à fatto utilità per l’amore unitivo che à fatto in me, per lo quale ama lui, disteso l’affetto alla salute di tutto quanto il mondo, sovenendo alla sua necessità, ingegnasi, poi che à fatto bene a sé per lo concipere la virtù, unde a tratto la vita della grazia, di ponere l’occhio alla necessità del prossimo in particolare, poi che mostrando l’à generalmente ad ogni creatura che à in sé ragione, per affetto di carità come detto è. Onde egli sovviene quelli da presso secondo diverse grazie che Io gli ò dato a ministrare: chi di dottrina con la parola, consigliando schiettamente senza alcuno rispetto; chi con esempio di vita, e questo debba fare ogni uno, di dare edificazione al prossimo di buona e santa vita.

Queste sono le virtù, e molte altre le quali non potresti narrare, che si partoriscono nella dilezione del prossimo. Perché l’ò poste tanto differenti, che Io non l’ò date tutte a uno, anco a cui ne do una e a cui ne do un’altra particulare? poniamo che una non ne può avere che tutte noi l’abbi, perché tutte le virtù sono legate insieme Ma le do molte quasi come per capo di tutte le altre virtù, cioè che a cui darò principalmente la carità, a cui la giustizia, a cui l’umilità, a cui una fede viva, ad altri una prudenzia, una temperanzia, una pazienzia, e ad altri una fortezza.

E così molti doni e grazie di vertù e d’altro spiritualmente e corporalmente — corporalmente dico, per le cose necessarie alla vita dell’uomo - tutte l’ò date in tanta differenzia che non lò poste tutte in uno, acciò che abbiate materia, per forza d’usare la carità l’uno con l’altro; che bene potevo fare gli uomini dotati di ciò che bisognava, e per l’anima e per lo corpo, ma Io volsi che l’uno avesse bisogno dell’altro, e fossero miei ministri a ministrare le grazie e doni che ànno ricevuti da me. Chè, voglia l’uomo o no, non può fare che per forza non usi l’atto della carità. E’ vero che se ella non è fatta e donata per amore di me, quello atto non gli vale quanto a grazia.

Questo vi mostra che nella casa mia à molte mansioni, e che Io non voglio altro che amore."

Dal “ Dialogo” di santa Caterina da Siena, vergine (Cap. VII, in «S. Caterina da Siena - il Dialogo», a cura di G. Cavallini, Roma 1968, pp. 18-19).

Preparato dalla Pontificia Università Urbaniana,
con la collaborazione degli Istituti Missionari.





Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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4/3/2020 9:02 AM
 
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29 Aprile, festa della Santa Patrona d'Italia, Caterina da Siena, Mistica, Dottore della Chiesa, Dolce Sposa di Cristo Benedetto, "Esorcista"; Esorcista si nel senso che il Signore le aveva dato il Potere di cacciare i Demòni... quando gli Esorcisti non riuscivano a cacciare il Demonio da una persona la mandavano da Santa Caterina e lei con un solo segno di Croce liberava la persona... la Fede dei Santi!!! (Attenzione però ai falsi esorcisti che siano uomini o donne, ribadisco gli Esorcismi possono farli solo i Sacerdoti autorizati dal Vescovo con decreto scritto!!!)

Riporto qui una spiegazione dell'Inferno fatta da Nostro Signore Gesù Cristo Benedetto a Santa Caterina.

"Figliola, la lingua non è sufficiente a descrivere la pena di queste povere anime. Come ci sono tre vizi principali - cioè l'amore per sé stessi, da cui proviene il secondo, che è l'amore per la propria reputazione, e dalla reputazione procede il terzo, cioè la superbia, con l’ingiustizia, la crudeltà e con altri immondi e iniqui peccati che seguono questi - così ti dico che nell'inferno essi hanno quattro tormenti principali, dai quali procedono tutti gli altri tormenti.

Il primo è che si vedono privati della mia visione, e ciò è per loro pena tanto grande che, se fosse possibile, sceglierebbero il fuoco e i più grandi tormenti e vedermi, piuttosto che non avere pene e non vedermi. Questa prima pena produce in loro la seconda, quella del verme della coscienza, il quale sempre rode, vedendosi essi per loro colpa privati di me e della compagnia degli angeli, avendo meritato la compagnia dei demoni e la loro visione. Il vedere il demonio (che è la terza pena) raddoppia in loro ogni fatica.

Come i santi sempre esultano nella visione di Me, e vedono rinnovarsi con allegrezza il frutto delle fatiche che essi hanno portate per Me, con tanta abbondanza d'amore e disprezzo di loro medesimi, così, al contrario, in questi poveretti si rinnovano i tormenti della visione del demonio, perché nel vederlo essi conoscono più sé stessi, cioè conoscono che per loro colpa se ne sono fatti degni. E per questa ragione il verme rode ancor di più, e il fuoco di questa coscienza non cessa mai di ardere.

E la pena è ancora più grande perché essi lo vedono nella sua figura, la quale è tanto orribile che non c'è cuore d'uomo che la possa immaginare. E se ben ti ricordi, quando te lo mostrai nella sua forma in un breve spazio di tempo (che sai che fu quasi un istante), tu scelsi, dopo che fosti tornata in te, di volere andare per una strada di fuoco, anche se dovesse durare fino al giorno del giudizio, piuttosto che vederlo ancora. Malgrado tutto questo che tu vedesti, tuttavia non sai bene quanto egli è orribile, perché si mostra, per divina giustizia, più orribile nell'anima che è privata di me, e più o meno secondo la gravità delle loro colpe.

Il quarto tormento è il fuoco. Questo fuoco arde e non consuma, perché l'anima non può consumare sé stessa; non è cosa materiale che il fuoco può consumare, perché essa è incorporea. Ma Io per divina giustizia ho permesso che il fuoco li bruci dolorosamente, così che li affligga e non li consumi. E li affligga e li bruci con grandissime pene, in diversi modi, secondo la diversità dei peccati; chi più e chi meno, secondo la gravità della colpa.
Da questi quattro tormenti provengono tutti quanti gli altri: freddo e caldo e stridore di denti e altri ancora. Ora, poiché non vollero correggersi dopo il primo rimprovero che gli fu fatto, per il falso giudizio e l'ingiustizia nella loro vita, e poiché nel secondo rimprovero, cioè nell’ora della morte, non vollero sperare né vollero dolersi dell'offesa che mi avevano fatto, ma solo della loro pena, allora hanno ricevuto così miserabilmente la morte eterna".

Gesù a S. Caterina.

*********************************

Allora ripeto: chi va all'Inferno vuole andarci e ci va con le proprie gambe!!! Quindi preghiamo per questi sciagurati che si convertano... ed evitiamo noi ad ogni costo anche la più piccola mancanza! E Ricordiamo sull'Esempio di Santa Caterina che diceva del S. Padre: "Dolce Cristo in Terra", di pregare per Lui, di amarLo, di obbedirGli, e di difenderLo; perchè chi nuoce al Dolce nostro Papa nuoce a Cristo!

 
Orazioni a Santa Caterina

 
Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

Secondo le intenzioni del Sommo Pontefice e per le necessità della Santa Chiesa:un Pater Noster, Ave Maria, Gloria Patri.....

 
Preghiera a Santa Caterina da Siena Patrona d'Italia e Compatrona d'Europa

 
O sposa del Cristo, fiore della patria nostra. angelo della Chiesa sii benedetta.Tu amasti le anime redente dal Divino tuo Sposo: come Lui spargesti lacrimesulla Patria diletta; per la Chiesa e per il Papa consumasti la fiamma di tua vita.Quando la peste mieteva vittime ed infuriava la discordia, tu passavi Angelo buonodi Carità e di pace.
 
Contro il disordine morale, che ovunque regnava, chiamastivirilmente a raccolta la buona volontà di tutti i fedeli.Morente tu invocasti sopra le anime, sopra l'Italia e l'Europa, sopra la Chiesail Sangue prezioso dell'Agnello.

O Caterina Santa, dolce sorella patrona Nostra, vinci l'errore, custodisci la fede,infiamma, raduna le anime intorno al Pastore. La Patria nostra, benedetta da Dio,eletta da Cristo, sia per la tua intercessione vera immagine della Celeste nella caritànella prosperità, nella pace.Per te la Chiesa si estenda quanto il Salvatore ha desiderato, per te il Ponteficesia amato e cercato come il Padre il consigliere di tutti.

E le anime nostre siano per te illuminate, fedeli al dovere verso L'Italia, l'Europae verso la Chiesa, tese sempre verso il cielo, ne Regno di Dio dove il Padre, il Verboil Divino amore irradiano sopra ogni spirito eterna luce, perfetta letizia.

Così sia.

Un Pater Noster, Ave Maria, Gloria Patri.....

Preghiera a Santa Caterina da Siena Patrona d'Italia e Compatrona d'Europa

O Caterina santa, giglio di verginità e rosa di carità, eroina di cristiano zelo che fosti eletta al pari di Francesco singolare Patrona d'Italia, a te noi fiduciosi ricorriamo, invocando la tua potente protezione sopra di noi e sopra tutta la Chiesa di Cristo, tuo Diletto, nel cui cuore bevesti alla inesauribile fonte di ogni grazia e di ogni pace.Da quel Cuore divino tu derivasti l'acqua viva di virtù e concordia nelle famiglie, di onestà nella gioventù, di pace fra i popoli, insegnando con l'esempio a congiungere l'amore di Cristo con l'amore di Patria.

O celeste Patrona d'Italia, difendi, soccorri e conforta la tua patria e il mondo.Sotto la tua protezione siano posti i figli e le figlie d'Italia, i nostri travagli e le nostre speranze, la nostra fede e il nostro amore; quell'amore e quella fede che ti fecero immagine di Cristo crocifisso nello zelo intrepido per la Santa Chiesa.

O eroica e santa messaggera di unione e di pace che restituisti al seggio apostolico romano il Successore di Pietro, proteggilo e consolalo nella sua paterna e universale sollecitudine, per la salvezza e per la pace dei popoli; e ravviva, conserva ed accresci in noi e in tutti i fedeli cristiani l'affetto e la sommissione per lui e per l'ovile di Cristo.

Così sia.

Pater Noster, Ave Maria, Gloria Patri....

 
- Ora pro nobis, santa Catharina.
- Ut digni efficiamur promissionibus Christi.

 
Oremus
 
Da, quaesumus, Omnipotens Deus; ut qui beatae Catharinae Virginis tuae natalitia colimus; et annua solemnitate laetemur, et tantae virtutis proficiamus exemplo.Per Christum Dominum nostrum. Amen.
 
Per Mariam ad Jesum

In Nomine Jesu.


Fraternamente CaterinaLD

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