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APPELLO Oggi ho firmato la Lettera apostolica «Sacrae Scripturae affectus» 16° centenario morte di San Girolamo.

Last Update: 10/8/2020 8:24 PM
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10/8/2020 8:24 PM
 
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Girolamo e la Cattedra di Pietro


Girolamo ha avuto sempre un particolare rapporto con la città di Roma: Roma è il porto spirituale al quale torna continuamente; a Roma si è formato l’umanista e si è forgiato il cristiano; egli è homo romanus. Questo legame avviene, in modo del tutto peculiare, nella lingua dell’Urbe, il latino, di cui è stato maestro e cultore, ma è soprattutto legato alla Chiesa di Roma e, segnatamente, alla cattedra di Pietro. La tradizione iconografica, in modo anacronistico, lo ha raffigurato con la porpora cardinalizia, a segnalare la sua appartenenza al presbiterio di Roma accanto a Papa Damaso. È a Roma che ha iniziato la revisione della traduzione. E anche quando le invidie e le incomprensioni lo hanno forzato a lasciare l’Urbe, è rimasto sempre fortemente legato alla cattedra di Pietro.


Per Girolamo, la Chiesa di Roma è il terreno fecondo dove il seme di Cristo porta frutto abbondante.[53] In un’epoca convulsa, in cui la tunica inconsutile della Chiesa è spesso lacerata dalle divisioni tra i cristiani, Girolamo guarda alla cattedra di Pietro come punto di riferimento sicuro: «Io che non seguo nessuno se non il Cristo, mi associo in comunione alla Cattedra di Pietro. So che su quella roccia è edificata la Chiesa». Nel pieno delle dispute contro gli ariani, scrive a Damaso: «Chi non raccoglie con te, disperde, chi non è del Cristo, è dell’anticristo».[54] Perciò può anche affermare: «Chi è unito alla cattedra di Pietro, è dei miei».[55]


Girolamo si è visto spesso coinvolto in aspre dispute per la causa della fede. Il suo amore per la verità e la difesa ardente di Cristo lo hanno forse portato a eccedere nella violenza verbale nelle sue lettere e nei suoi scritti. Egli, però, vive orientato alla pace: «La pace la voglio anch’io; e non solo la desidero ma la imploro! Ma intendo la pace di Cristo, la pace autentica, una pace senza residui di ostilità, una pace che non covi in sé la guerra; non la pace che soggioga gli avversari, ma quella che ci unisce in amicizia!».[56]


Il nostro mondo ha bisogno più che mai della medicina della misericordia e della comunione. Permettetemi di ripetere ancora una volta: diamo una testimonianza di comunione fraterna che diventi attraente e luminosa.[57] «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35). È quello che ha chiesto con intensa preghiera Gesù al Padre: «Siano una sola cosa […] in noi […] perché il mondo creda» (Gv 17,21).


Amare ciò che Girolamo amò


A conclusione di questa Lettera, desidero rivolgere un ulteriore appello a tutti. Tra i tanti elogi tributati dai posteri a San Girolamo vi è quello che egli non fu semplicemente considerato uno dei massimi cultori della “biblioteca” di cui si nutre il cristianesimo nel corso del tempo, a cominciare dal tesoro delle Sacre Scritture; a lui si può applicare ciò che egli stesso scriveva di Nepoziano: «Con la lettura assidua e la meditazione costante aveva fatto del suo cuore una biblioteca di Cristo».[58] Girolamo non risparmiò sforzi al fine di arricchire la propria biblioteca, nella quale sempre vide un laboratorio indispensabile all’intelligenza della fede e alla vita spirituale; e in questo egli costituisce un mirabile esempio anche per il presente. Ma egli andò oltre. Per lui, lo studio non rimase confinato agli anni giovanili della formazione, fu un impegno costante, una priorità di ogni giorno della sua vita. Possiamo insomma affermare che assimilò un’intera biblioteca e divenne dispensatore di sapere per molti altri. Postumiano, che nel IV secolo viaggiò per l’Oriente alla scoperta dei movimenti monastici, fu testimone oculare dello stile di vita di Girolamo, presso il quale soggiornò alcuni mesi, e così lo descrisse: «Egli è tutto nella lettura, tutto nei libri; non riposa né giorno né notte; sempre legge o scrive qualcosa».[59]


A questo proposito penso spesso all’esperienza che può fare oggi un giovane entrando in una libreria della sua città, o in un sito internet, e cercandovi il settore dei libri religiosi. È un settore che, quando esiste, nella maggior parte dei casi è non solo marginale, ma sguarnito di opere sostanziose. Esaminando quegli scaffali, o quelle pagine in rete, difficilmente un giovane potrebbe comprendere come la ricerca religiosa possa essere un’avventura appassionante che unisce pensiero e cuore; come la sete di Dio abbia infiammato grandi menti lungo tutti i secoli fino a oggi; come la maturazione della vita spirituale abbia contagiato teologi e filosofi, artisti e poeti, storici e scienziati. Uno dei problemi odierni, non solo della religione, è l’analfabetismo: scarseggiano le competenze ermeneutiche che ci rendano interpreti e traduttori credibili della nostra stessa tradizione culturale. Specialmente ai giovani voglio lanciare una sfida: partite alla ricerca della vostra eredità. Il cristianesimo vi rende eredi di un insuperabile patrimonio culturale di cui dovete prendere possesso. Appassionatevi di questa storia, che è vostra. Osate fissare lo sguardo su quell’inquieto giovane Girolamo che, come il personaggio della parabola di Gesù, vendette tutto quanto possedeva per acquistare «la perla di grande valore» (Mt 13,46).


Davvero Girolamo è la «Biblioteca di Cristo», una biblioteca perenne che sedici secoli più tardi continua a insegnarci che cosa significhi l’amore di Cristo, amore che è indissociabile dall’incontro con la sua Parola. Per questo l’attuale centenario rappresenta una chiamata ad amare ciò che Girolamo amò, riscoprendo i suoi scritti e lasciandoci toccare dall’impatto di una spiritualità che può essere descritta, nel suo nucleo più vitale, come il desiderio inquieto e appassionato di una conoscenza più grande del Dio della Rivelazione. Come non ascoltare, nel nostro oggi, ciò a cui Girolamo spronava incessantemente i suoi contemporanei: «Leggi spesso le Divine Scritture; anzi le tue mani non depongano mai il libro sacro»?[60]


Esempio luminoso è la Vergine Maria, da Girolamo evocata, soprattutto nella sua maternità verginale ma anche nel suo atteggiamento di lettrice orante della Scrittura. Maria meditava in cuor suo (cfr Lc 2,19.51) «perché era santa e aveva letto le Sacre Scritture, conosceva i profeti e ricordava ciò che l’angelo Gabriele le aveva annunciato e ciò che era stato vaticinato dai profeti […], vedeva il neonato che era suo figlio, il suo unico figlio che giaceva e vagiva in quel presepe, ma chi veramente vedeva giacente era il Figlio di Dio, ciò che lei vedeva lo paragonava con quanto aveva letto e sentito».[61] Affidiamoci a lei, che meglio di ogni altro può insegnarci come leggere, meditare, pregare e contemplare Dio che si fa presente nella nostra vita senza mai stancarsi.


Roma, San Giovanni in Laterano, 30 settembre, memoria di San Girolamo, dell’anno 2020, ottavo del mio pontificato.


 


Francesco


 
 

[1] «Deus qui beato Hieronymo presbitero suavem et vivum Scripturae Sacrae affectum tribuisti, da, ut populus tuus verbo tuo uberius alatur et in eo fontem vitae inveniet», Collecta Missae Sancti Hieronymi, Missale Romanum, editio typica tertia, Civitas Vaticana 2002.


[2] Epistula (in seguito Ep.) 22,30: CSEL 54, 190.


[3] AAS 12 (1920), 385-423.


[4] Cfr Udienze Generali 7 e 14 novembre 2007Insegnamenti, III, 2 (2007), 553-556; 586-591.


[5] Sinodo dei Vescovi, Messaggio al Popolo di Dio della XII assemblea generale ordinaria (24 ottobre 2008).


[6] Cfr AAS 102 (2010) 681-787.


[7] Chronicum 374: PL 27, 697-698.


[8] Ep. 125,12: CSEL 56, 131.


[9] Cfr Ep. 122,3: CSEL 56, 63.


[10] Cfr Meditazione mattutina, 10 dicembre 2015. L’aneddoto è riportato in A. Louf, Sotto la guida dello Spirito, Qiqaion, Magnano (BI) 1990, 154-155.


[11] Cfr Ep. 125,12: CSEL 56, 131.


[12] Cfr VD, 89: AAS 102 (2010), 761-762.


[13] Cfr Ep. 125,9.15.19: CSEL 56, 128.133-134.139.


[14] Vita Malchi monachi captivi 7,3: PL 23, 59-60; Opere storiche e agiografiche, a cura di B. Degórski, Opere di Girolamo XV, Città Nuova, Roma 2014, 196-199.


[15] Praef. Esther 2: PL 28, 1505.


[16] Cfr Ep. 108,26: CSEL 55, 344-345.


[17] Ep. 52,8: CSEL 54, 428-429; cfr VD, 60: AAS 102 (2010), 739.


[18] Praef. Paralipomenon LXX, 1.10-15: SCh 592, 340.


[19] Praef. in PentateuchumPL 28, 184.


[20] Ep. 80,3: CSEL 55, 105.


[21] Messaggio in occasione della XXIV solenne Seduta pubblica delle Pontificie Accademie, 4 dicembre 2019: L’Osservatore Romano, 6 dicembre 2019, p. 8.


[22] VD, 30: AAS 102 (2010), 709.


[23] Ep. 125,15.2: CSEL 56, 133.120.


[24] Ep. 3,6: CSEL 54, 18.


[25] Cfr Praef. Josue, 1, 9-12: SCh 592, 316.


[26] Homilia in Psalmum 95PL 26, 1181; cfr S. Girolamo, 59 Omelie sui Salmi (1-115), a cura di A. Capone, Opere di Girolamo IX/1, Città Nuova, Roma 2018, 357.


[27] Cfr Vita S. Pauli primi eremitae, 16,2: PL 23, 28; Opere storiche e agiografiche, cit., 111.


[28] Cfr In Isaiam Prol.PL 24, 17; S. Girolamo, Commento a Isaia (1-4), a cura di R. Maisano, Opere di Girolamo IV/1, Città Nuova, Roma 2013, 52-53.


[29] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Dei Verbum, 14.


[30] Cfr ibid.


[31] Cfr ibid., 7.


[32] Cfr S. Girolamo, Ep. 53,5: CSEL 54, 451; Le lettere, a cura di S. Cola, II, Città Nuova, Roma 1997, 54.


[33] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Dei Verbum, 12.


[34] ibid., 24.


[35] Cfr ibid., 25.


[36] Cfr ibid., 21.


[37] N. 56; cfr In Psalmum 147CCL 78, 337-338; S. Girolamo, 59 Omelie sui Salmi (119-149), a cura di A. Capone, Opere di Girolamo IX/2, Città Nuova, Roma 2018, 171.


[38] Cfr Lett. ap. in forma di Motu Proprio Aperuit illis, 30 settembre 2019.


[39] Cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 152.175AAS 105 (2013), 1083-1084.1093.


[40] Cfr Ep. 52,3: CSEL 54, 417.


[41] Cfr VD, 72: AAS 102 (2010), 746-747.


[42] S. Giovanni Paolo II, Lettera agli artisti (4 aprile 1999), 5: AAS 91 (1999), 1159-1160.


[43] Cfr Denzinger-Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum, 1506.


[44] 25 aprile 1979: AAS LXXI (1979), 557-559.


[45] Esort. ap. Evangelii gaudium, 116: AAS 105 (2013), 1068.


[46] Homilia in Ezech. I, 7: PL 76, 843D.


[47] Cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 116: AAS 105 (2013), 1068.


[48] Cfr P. Ricœur, Sur la traduction, Bayard, Paris 2004.


[49] Cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 24: AAS 105 (2013), 1029-1030.


[50] L. Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, 5.6.


[51] Esort. ap. Evangelii gaudium, 31: AAS 105 (2013), 1033.


[52] Cfr G. Steiner, After Babel. Aspects of Language and Translation, Oxford University Press, New York 1975.


[53] Cfr Ep. 15,1: CSEL 54, 63.


[54] Ibid., 15,2: CSEL 54, 62-64.


[55] Ibid., 16,2: CSEL 54, 69.


[56] Ibid., 82,2: CSEL 55, 109.


[57] Cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 99: AAS 105 (2013), 1061.


[58] Ep. 60,10: CSEL 54, 561.


[59] Sulpicius Severus, Dialogus I, 9, 5: SCh 510, 136-138.


[60] Ep. 52,7: CSEL 54, 426.


[61] Homilia de nativitate Domini IV: PL Suppl. 2, 191.



Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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