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La mistica citta' di Dio di suor Maria d'Agreda (2)

Last Update: 7/3/2021 10:37 PM
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3/14/2021 11:20 AM
 
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CAPITOLO 5



Il grado perfetto delle virtù di Maria santissima e come erano da lei praticate.



479. La virtù adorna e nobilita la razionalità della creatura e la inclina a bene operare. È' una qualità permanente che difficilmente si separa dalla facoltà, a differenza dell'atto che subito passa e non rimane. Inclina alle azioni rendendole facili e buone, cosa che la sola facoltà non fa, in quanto indifferente sia alle opere buone che alle cattive. Maria santissima fu adornata, fin dal primo istante della sua vita, con tutte le virtù in grado eminente e queste andarono aumentando continuamente mediante la grazia che le veniva rinnovata e mediante le opere perfette con cui esercitava tutte le virtù infuse in lei dal Signore, acquistandosi i più alti meriti.

480. Poiché la celeste Principessa non fu toccata dalla colpa, che inclina al male e resiste al bene, queste facoltà non erano in lei disordinate, né avevano quella ripugnanza da vincere che abbiamo noi; inoltre avevano una certa attitudine ad essere rese inclini dalle virtù a ciò che è migliore, più perfetto, più santo e più lodevole. Tuttavia, in quanto semplice creatura passibile, era anche soggetta a sentire pena, nonché a propendere, senza colpa, al lecito riposo, tralasciando almeno alcune opere che eccedono il dovuto. A vincere questa inclinazione naturale l'aiutarono le virtù, con il cui impulso la Regina del cielo cooperò così coraggiosamente che mai rese vana o impedì la forza con la quale esse in tutte le opere la muovevano e la purificavano.

481. L'anima di Maria, dotata di tutte le virtù, ordinate tra loro nella più bella armonia, era talmente illuminata, nobilitata, indirizzata al bene e al fine ultimo d'ogni creatura, docile, pronta, attiva ed allegra nel bene operare che, se fosse possibile alla nostra debole vista penetrare nel segreto di quel cuore, lo vedremmo come l'oggetto più bello e più ammirabile di tutte le creature, quello di maggiore godimento dopo lo stesso Dio. Tutte le virtù si ritrovavano in Maria santissima come nel proprio centro; in lei toccavano la loro ultima perfezione senza che si potesse dire: «Manca ancora questo per essere cosa perfettamente bella». Oltre le virtù infuse, ebbe anche quelle acquisite, che si procurò con l'esercizio e con l'uso. E quantunque nelle altre anime si dica che un solo atto non è virtù, perché è necessario ripeterne molti per acquistaHa, in Maria santissima le opere furono tanto efficaci, intense e perfette, che ciascuna di esse sorpassava quelle delle altre creature tutte insieme. E poiché in lei furono così ripetuti gli atti virtuosi senza perdere nulla della loro efficacia, chi potrà comprendere quali virtù furono quelle che la divina Signora acquistò con le proprie opere? D'altronde, se la bontà dell'atto virtuoso si desume non solo dal modo in cui si compie, ma altresì dal fine per cui si fa, ecco che questo fine in Maria santissima fu il più alto che le opere delle creature possano avere: fu il medesimo Dio. Perciò non fece nulla senza essere mossa dalla grazia e senza indirizzare l'opera alla maggior gloria e al compiacimento del Signore, guardando sempre a lui come motivo ed ultimo fine.

482. Queste due specie di virtù infuse e acquisite hanno come base un'altra virtù detta naturale, perché nasce in noi con noi stessi, in forza della natura razionale; si chiama sinderesi. È questa una cognizione, proveniente dalla luce dell'intelletto, dei primi fondamenti e principi della virtù, un'inclinazione della volontà alla virtù; corrisponde a quella luce dell'intelletto da cui procede, come la cognizione che devi amare chi ti fa del bene, che non devi fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te stesso, o cose simili. Nella nostra Regina questa virtù naturale si trovava in modo eccellente ed ella, con somma chiarezza, ne riceveva tutto il bene che ne poteva derivare, fino alle più remote conseguenze, poiché le permetteva di ragionare con incredibile vivacità e rettitudine. Per questi ragionamenti si avvaleva della sua conoscenza infusa delle creature, specialmente delle più nobili ed universali: dei cieli, del sole, della luna, delle stelle, dei pianeti e dell'armonia con cui sono disposti. Invitava tutte queste creature a lodare il loro Creatore e ad attirare l'uomo dietro a sé per fargli conoscere Dio, senza trattenerlo, se non per quanto fosse utile ad elevarlo al creatore ed autore di tutto.

483. Le virtù infuse si riducono a due ordini o classi. Nella prima entrano soltanto quelle che hanno per oggetto immediato Dio. Per questo si chiamano teologali e sono la fede, la speranza e la carità. Nel secondo ordine stanno tutte le altre virtù che per oggetto prossimo hanno qualche mezzo o bene onesto, che serve ad indirizzare l'anima verso il fine ultimo: Dio stesso; queste si chiamano virtù morali, perché appartengono ai costumi e, sebbene siano molte come numero, si riducono a quattro cardini: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. Di tutte queste virtù e delle loro specie parlerò più avanti, per spiegare come tutte e ciascuna si trovavano nella nostra Regina. Per ora avverto solamente in generale che nessuna le mancò nel più perfetto grado e che con esse ebbe tutti i doni e tutti i frutti dello Spirito Santo, nonché le beatitudini. Fin dal primo istante della sua concezione, Dio non tralasciò d'infonderle, tanto nella volontà quanto nell'intelletto, nessun genere di grazia e beneficio, per abbellire con perfezione la sua anima e le sue facoltà. Per dirlo in una parola: quanto di buono l'Altissimo poté darle, come Madre del suo Figlio e secondo la sua capacità di semplice creatura, tutto le diede in altissimo grado. Inoltre, tutte queste virtù si accrebbero in lei: quelle infuse perché le aumentò con i suoi meriti, quelle acquisite perché le generò con gli intensissimi atti che faceva.



Insegnamento della Madre di Dio



484. Figlia mia, l'Altissimo, a tutti gli uomini, senza differenza, comunica la luce delle virtù naturali. A quelli poi che con l'esercizio di esse e mediante gli altri aiuti divini dispongono il loro animo, egli concede anche le virtù infuse, dando loro la grazia giustificante; come Autore della natura e della grazia distribuisce tali doni, secondo la sua equità e il suo beneplacito. Nel battesimo infonde le virtù della fede, della speranza e della carità e con esse anche altre, affinché, col soccorso di tutte, la creatura operi bene, senza contentarsi soltanto di conservare i doni ricevuti in virtù del sacramento, studiando di acquistarne altri con le proprie forze ed i propri meriti. Certamente sarebbe somma fortuna e felicità per gli uomini poter corrispondere all'amore dimostrato dal loro Creatore e redentore nell'abbellire in tale modo le loro anime e nell'agevolare l'esercizio virtuoso della volontà mediante le grazie infuse. Invece, non corrispondere a tale beneficio li rende estremamente infelici, poiché in questa slealtà consiste la prima e la maggiore vittoria del demonio contro di loro.

485. Da te voglio, o anima, che ti eserciti e ti adoperi con le virtù naturali e soprannaturali per acquistarne altre, ripetendo con incessante diligenza gli atti di quelle che Dio amabilmente e liberalmente ti ha comunicate. Ti sia utile per questo pensare che i doni infusi, uniti a quelli che l'anima va in seguito acquistando e guadagnando, formano un ornamento e una composizione d'ammirabile bellezza e di sommo gradimento agli occhi dell'Altissimo. Rifletti inoltre, o carissima: se tu, dopo che la mano del Signore è stata così generosa con la tua anima nel profondere tali benefici e nell'arricchirti della sua grazia, ti mostrassi ingrata, la tua colpa e la tua responsabilità sarebbero maggiori di quelle di molte generazioni. Considera bene la bellezza delle virtù, che anche da sole illuminano le anime; perciò sarebbe già cosa grande ed onorevole il possederle, anche se non avessero altro fine che quello naturale e non le seguisse altro premio. Inoltre, quanto più sublimi le rende avere per loro ultimo fine Dio stesso, che è ercano con la verità e la bontà insite in loro! E quanto grande è il premio, dal momento che fanno capo allo stesso Dio, rendendo così la creatura pienamente fortunata e felice!

CAPITOLO 6



La virtù della fede e il suo esercizio in Maria santissima.



486. Secondo quanto riferisce san Luca, santa Elisabetta compendiò in breve la grandezza della fede di Maria santissima, quando le disse: Beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore. La fede di questa gran Signora si deve misurare dal grado della sua felicità e beatitudine e dalla sua ineffabile dignità; se ella infatti giunse alla maggiore grandezza possibile dopo quella di Dio, ciò avvenne per la singolare eccellenza della sua fede. Credette che il più grande di tutti i misteri si doveva compiere in lei e nel prestare fede a questa verità, del tutto nuova e mai udita prima, fu tale la sua prudenza e scienza da trascendere ogni intelletto umano ed angelico. Il modello della sua fede poteva essere tracciato soltanto nella mente divina, nella quale tutte le virtù di questa Regina vennero come fabbricate dal braccio potente dell'Altissimo. Io mi trovo sempre molto imbarazzata nel parlare di queste virtù, specialmente di quelle interiori, perché da una parte è assai grande la luce che intorno ad esse mi è stata data, dall'altra sono molto limitati i termini umani per spiegare i concetti e gli atti di fede generati nell'intelletto e nello spirito della più fedele di tutte le creature, anzi di colei che da sola vale più di tutte le altre creature insieme. Purtroppo mi riconosco incapace di dire quello che richiederebbe il mio desiderio e, molto più, l'argomento; tuttavia dirò quel che potrò.

487. La fede, in Maria santissima, toccò il sommo grado di perfezione raggiungibile in una creatura umana; questa virtù fu in lei come un prodigio manifesto della potenza divina in mezzo a tutta la natura creata. Perciò in qualche modo servì per soddisfare Dio, compensando la mancanza di fede degli altri uomini. A loro, ancora viatori, l'Altissimo diede questa bella virtù, perché con lo spirito si elevassero alla conoscenza dei suoi misteri e delle sue opere, con la certezza, la sicurezza e l'infallibilità di chi lo vede già faccia a faccia, come gli angeli beati; infatti lo stesso oggetto e la stessa verità che questi vedono con piena chiarezza, appare anche a noi per fede, cioè sotto il velo e la nube di questa virtù.

488. Basta volgere gli occhi al mondo per conoscere subito quante nazioni, monarchie e province fin dal principio si sono rese indegne di questo magnifico beneficio, così male apprezzato e contraccambiato dai mortali; quante lo hanno infelicemente rigettato da sé, dopo che il Signore l'aveva loro misericordiosamente concesso; quanti fedeli, dopo averlo ricevuto senza alcun merito, non sanno trarne profitto sfruttandolo, ma lo tengono invece come cosa superflua, di nessun valore. E così, invece di essere loro guida per raggiungere l'ultimo fine, resta ozioso, inutile e senza alcun effetto o vantaggio. Quindi alla giustizia divina conveniva trovare qualche risarcimento a questa commiserabile perdita, in modo che un così incomparabile beneficio non rimanesse senza un adeguato e proporzionato contraccambio da parte delle creature, per quanto fosse loro possibile. Perciò fra tutte Dio ne volle trovare almeno qualcuna in cui la virtù della fede fosse in grado perfetto, per servire da esempio e misura a tutte le altre.

489. Questo fu appunto quello a cui provvide la grande fede di Maria santissima. Fu tale che, se anche al mondo non vi fosse stato nessun altro al di fuori di lei, a Dio sarebbe convenuto creare questa bella virtù, a causa di lei e per lei. Maria da sola, con la sua grandissima fede, fece si che la divina Provvidenza non patisse mancanza da parte degli uomini, né restasse delusa a causa della poca corrispondenza degli uomini a tale riguardo. A questo provvide la fede della sovrana Regina che riprodusse in sé con somma perfezione la divina idea di questa virtù. Quindi la sua fede può servire da norma e misura a tutti gli altri credenti, i quali saranno più o meno avanzati in questa virtù, a seconda di quanto si accosteranno alla perfezione dell'incomparabile fede di lei. Maria fu perciò eletta maestra ed esempio per tutti i Patriarchi, i Profeti, gli Apostoli, i Martiri e quanti hanno creduto e crederanno sino alla fine del mondo.

490. Qualcuno potrebbe avere dubbi su come la Regina del cielo potesse esercitare la fede, poiché ebbe molte visioni chiare della Divinità e molte altre astrattive, ossia quelle che rendono evidente all'intelletto ciò che conosce. Il dubbio si fonderebbe sulle parole della Scrittura: La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono. È come dire che, riguardo alle cose che ora speriamo, cioè l'ultimo fine e la beatitudine, finché viviamo non abbiamo altra presenza né sostanza od essenza fuorché quella che la fede contiene nel suo oggetto creduto oscuramente e come attraverso uno specchio; la forza di questa fede ispirata ci inclina a credere ciò che non vediamo, così come l'infallibile certezza di ciò che crediamo conferisce alla ragione una testimonianza convincente e alla volontà sicurezza, per cui si crede senza dubbio ciò che si desidera e si spera. Conformemente a questa dottrina, se la santissima Vergine era giunta in questa vita a vedere e a possedere Dio senza il velo della fede, non pare che le dovesse restare alcuna oscurità, così da dover credere per fede ciò che aveva visto faccia a faccia, tanto più se nel suo intelletto rimanevano le immagini acquistate nella visione chiara, o almeno evidente, della Divinità.

491. Questo dubbio, anziché contrastare l'esistenza della fede in Maria santissima, la ingrandisce e la innalza moltissimo. In realtà il Signore, privilegiando sua Madre in questa virtù, come in quella della speranza, volle che si distinguesse e si elevasse al di sopra di tutti gli altri viatori. Perché ella fosse maestra ed artefice di queste grandi virtù, Dio volle che il suo intelletto fosse illuminato talora con gli atti perfetti della fede e della speranza, talora con la visione e col possesso, benché transitorio, del fine e dell'oggetto che credeva e sperava; così avrebbe potuto conoscere nella loro origine e gustare alla loro fonte quelle verità che, come maestra dei credenti, avrebbe dovuto insegnare a credere. D'altronde era facile per il potere di Dio congiungere queste due cose nell'anima santissima di Maria; ed essendo facile, era in qualche modo come dovuto alla sua purissima Madre, dal momento che per lei nessun privilegio, per quanto grande, era sconveniente, né doveva mancarle.

492. È pur vero che la chiarezza dell'oggetto che conosciamo non può stare insieme all'oscurità della fede, con la quale crediamo ciò che non si vede, come il possesso non può stare con la speranza. Per questo Maria santissima, quando godeva di queste visioni chiare o astrattive, non esercitava gli atti oscuri della fede, né usava tale virtù, ma solo la scienza infusa. Però non per questo restavano oziose le due virtù teologali della fede e della speranza, perché il Signore, quando voleva che Maria santissima ne facesse uso, sospendeva le visioni chiare ed evidenti, con le quali cessava la scienza attuale ed operava la sola fede oscura. La sovrana Regina restava a volte in tale stato perfetto quando il Signore si nascondeva e le sottraeva la conoscenza chiara, come accadde nel mistero dell'incarnazione.

493. Veramente non conveniva che la Madre di Dio fosse priva del premio delle virtù infuse della fede e della speranza; per ottenerlo aveva da meritarlo e per mentarlo aveva da esercitare queste virtù in misura proporzionata al premio. E siccome questo fu incomparabile, tali furono anche gli atti di fede che questa grande Signora esercitò circa ciascuna delle verità cattoliche, che conobbe e credette tutte, in modo chiaro e perfetto, come viatrice. Da una parte è chiaro che, quando l'intelletto ha evidenza di ciò che conosce, non aspetta, per aderirvi, l'assenso della volontà; prima che questa glielo comandi è costretto, dalla medesima chiarezza, a prestare fermo consenso. D'altra parte è certo che, quando Maria santissima acconsenù all'annuncio dell'arcangelo, fu degna d'incomparabile premio, perché nell'assenso a tale mistero ebbe il merito, come avvenne anche negli altri misteri a cui ugualmente credette. Ora, come poteva avvenire ciò se non perché l'Altissimo aveva disposto che in questi casi usasse della sola fede infusa e non della scienza? Tuttavia anche quando operava con la scienza aveva il suo merito per l'amore col quale la esercitava.

494. Neppure quando perse Gesù fanciullo ebbe l'uso della scienza infusa, con la quale avrebbe potuto conoscere dove ritrovarlo. Allora non ebbe nemmeno visioni chiare di Dio. Lo stesso accadde ai piedi della croce, quando il Signore sospese le illuminazioni che nell'anima santissima di sua Madre avrebbero impedito il dolore. In quel momento, infatti, conveniva che lo sentisse e che operassero la sola fede e la sola speranza. Il gaudio che le avrebbe prodotto qualunque visione o conoscenza di Dio, anche se astrattiva, naturalmente avrebbe impedito il dolore, a meno che Dio non avesse fatto un miracolo per cui potessero stare insieme pena e giubilo. Ma alla divina Maestà conveniva lasciare la Regina del cielo nella sofferenza, perché i meriti e l'imitazione del suo Figlio santissimo potessero stare insieme con le sue grazie e la sua dignità di Madre. Per questo cercò il fanciullo con dolore, come lei stessa disse, e con fede viva e speranza. Lo stesso accadde nella passione e resurrezione dell'unico e amato Figlio; in quel momento la fede della Chiesa perseverò solo in lei, sua maestra e fondatrice.

495. Tre condizioni o qualità particolari si possono considerare nella fede di Maria santissima: la continuità, l'intensità e la chiarezza con la quale credeva. La continuità s'interrompeva solo quando con chiarezza intuitiva o evidenza astrattiva contemplava la Divinità, come ho già riferito. Anche se solo il Signore poteva sapere quando la sua santissima Madre esercitava gli uni o gli altri atti interiori con cui lo conosceva, è certo che mai l'intelletto della Regina del cielo rimase ozioso, cosicché dalla sua concezione non perse mai di vista Dio. Quando era sospesa la fede, godeva della visione chiara della Divinità o dell'evidenza dell'altissima scienza infusa; quando le era occultata questa conoscenza subentrava la fede, e nella successione e vicissitudine di questi atti si scorgeva una regolarissima armonia nella mente di Maria sanfissima, tanto che l'Altissimo invitava gli spiriti angelici a contemplaila, secondo quanto dice lo sposo nel Cantico dei Cantici: Tu che abiti nei giardini - compagni stanno in ascolto - fammi sentire la tua voce.

496. La fede della sovrana Principessa, per la sua efficacia e intensità, superò quella di tutti gli Apostoli, i Profeti e i Santi messi insieme, tanto da raggiungere il massimo livello possibile in una semplice creatura; Maria ebbe inoltre la fede che mancò a tutti coloro che non hanno creduto, cosicché con tale sua virtù avrebbe potuto illuminarli tutti. E quando gli Apostoli al momento della passione vennero meno, in lei la fede perseverò talmente robusta, ferma e costante, che se tutte le tentazioni, gli inganni, le falsità e gli errori del mondo si fossero uniti, non avrebbero potuto impedire né turbare l'invincibile fede della Regina dei fedeli, perché colei che ne è fondatrice e maestra li avrebbe superati e contro tutti sarebbe riuscita vittoriosa e trionfante.

497. La chiarezza, o intelligenza, con la quale credeva esplicitamente tutte le verità divine, non si può ridurre a parole senza oscurarla. Maria santissima sapeva tutto ciò che credeva e credeva tutto quanto sapeva; la scienza teologica infusa della credibilità dei misteri della fede e la loro intelligenza stava in questa Vergine sapiente nel grado più sublime possibile a una semplice creatura. La scienza e la memoria, superiori a quelle degli angeli, erano in lei sempre in atto senza mai farle scordare ciò che apprendeva; faceva uso di questi doni per credere profondamente, eccetto quando Dio stesso ordinava che fosse sospesa la fede. Anche se non era già beata, ma ancora viatrice, per credere e conoscere Dio, aveva l'intelligenza più eminente e più immediata, essendo in uno stato supenore a quello di tutti i viatori.

498. Anche se Maria santissima, quando esercitava le virtù della fede e della speranza, si trovava nello stato per lei più ordinario e basso, superava tutti i santi e gli angeli del paradiso; lo stesso accadeva nei meriti, poiché amava più di loro. Che cosa sarà stato quello che operava, meritava e l'amore di cui ardeva, quando era sollevata dal potere divino ad altri benefici e ad altro stato più sublime, come nella visione beatifica o conoscenza chiara della Divinità? Io vorrei almeno che tutti i mortali conoscessero il valore della virtù della fede, considerandola in questo divino esempio, dove giunse alla perfezione, toccando adeguatamente il fine al quale Dio l'aveva ordinata. Si avvicinino gli infedeli, gli eretici, i pagani e gli idolatri alla maestra della fede, Maria santissima, per esserne illuminati nei loro inganni e tenebrosi errori; ritroveranno il cammino sicuro per giungere all'ultimo fine, per il quale furono creati. Si avvicinino anche i cattolici per conoscere il copioso premio di questa eccellente virtù: domandino con gli Apostoli al Signore che aumenti loro la fede, non per amvare a quella di Maria santissima, ma per imitarla e seguirla, poiché con la luce della fede ella insegna anche a noi il vero modo di praticarla, e con i suoi altissimi meriti ci dà fondata speranza di riuscirvi.

499. Il patriarca Abramo fu chiamato da san Paolo padre di tutti i credenti, perché per primo ebbe la promessa del Messia e credette, sperando contro ogni speranza; questo indica quanto fu eccellente la fede del Patriarca che per primo credette alle promesse del Signore, quando non poteva avere umana speranza, sia perché sua moglie Sara avrebbe dovuto partorirgli un figlio essendo sterile, sia perché, offrendolo a Dio in sacrificio, come gli veniva ordinato, non capiva in che modo avrebbe potuto avere una discendenza innumerevole. Abramo credette che il potere divino soprannaturale avrebbe realizzato tutto ciò che era naturalmente impossibile e anche altre parole e promesse; per questo meritò di essere chiamato padre dei credenti e di ricevere il segno della fede per la quale era stato giustificato: la circoncisione.

500. Maria, nostra signora, possiede maggiori titoli e prerogative di Abramo per essere chiamata madre della fede e di tutti i credenti; nella sua mano tiene innalzato lo stendardo ed il vessillo della fede per tutti i credenti della legge di grazia. È' vero che il Patriarca fu primo in ordine di tempo e fu dato come padre e capo al popolo ebreo, così come è altrettanto vero che la sua fede nelle promesse riguardanti Cristo nostro Signore e nelle parole dell'Altissimo fu grande ed eccellente. Ma ciò non toglie che la fede di Maria sia stata incomparabilmente più ammirabile, cosicché ella è la prima nella dignità. Infatti, vi era maggiore difficoltà o impossibilità nel partorire e concepire di una vergine che non in quello di una vecchia sterile; inoltre il patriarca Abramo non era così certo che si sarebbe eseguito il sacrificio di Isacco, come lo era Maria santissima che si sarebbe sacrificato suo Figlio. Fu lei che in tutti i misteri credette, operò ed insegnò alla Chiesa come doveva credere nell'Altissimo e nelle opere della redenzione. Così, conosciuta la fede di Maria nostra regina, vogliamo concludere che essa è madre dei credenti, esempio della fede cattolica e della santa speranza. Al termine di questo capitolo dico che Cristo, nostro redentore e maestro, godendo la somma gloria e la visione beatifica, non aveva fede, né poteva usare di essa, né con i suoi atti poteva essere maestro di questa virtù. Però, quanto il Signore non poté fare direttamente, lo fece per mezzo di Maria costituendola fondatrice, madre ed esempio della fede della sua Chiesa. Inoltre, vuole che questa sovrana Signora e regina nel giorno del giudizio universale assista il suo santissimo Figlio nel giudicare coloro che non hanno creduto, pur avendo avuto nel mondo un tale esempio.



Insegnamento della Madre di Dio e signora nostra



501. Figlia mia, il tesoro inestimabile della virtù della fede divina rimane nascosto a quegli uomini che hanno solamente occhi carnali e terreni, perché costoro non sanno stimarla e apprezzarla come richiede un dono di così incomparabile valore. Considera, carissima, quale era lo stato del mondo quando non aveva fede e quale sarebbe oggi, se il mio figlio e Signore non la conservasse. Quanti uomini, che il mondo ha celebrato come grandi, potenti e saggi, privi della luce della fede, sono precipitati dall'oscurità della loro infedeltà in abominevoli peccati, e poi nelle tenebre eterne dell'inferno? Quanti condussero e conducono ancora oggi a cecità quelli che li seguono, finché arrivano a cadere tutti insieme nel profondo delle pene eterne? Questi uomini sono seguiti dai cattivi fedeli che hanno ricevuto la grazia e il beneficio della fede, ma vivono come se non l'avessero per nulla nelle loro anime.

502. Non ti scordare, amica mia, di mostrarti grata per questa perla preziosa che il Signore ti ha data come caparra e vincolo dello sposalizio celebrato con te, per attirarti al talamo della sua Chiesa e quindi a quello della sua eterna visione beatifica. Esercita sempre la virtù della fede, poiché ti pone vicino all'ultimo fine, la meta verso cui cammini, l'oggetto desiderato e amato. Essa insegna il cammino certo dell'eterna felicità, illumina nelle tenebre della vita mortale i viatori, portandoli sicuri al possesso della loro patria, verso la quale dovrebbero indirizzare i loro passi, se non fossero morti per l'infedeltà e per i peccati. Questa è la virtù che risveglia le altre, che alimenta e sostiene il giusto nelle sue tribolazioni, che confonde e intimorisce gli infedeli ed anche i fedeli tiepidi e negligenti nell'operare, poiché manifesta loro in questa vita i peccati, nell'altra il castigo che li attende. Inoltre la fede può ogni cosa, poiché al credente niente è impossibile. Infine, la fede illumina e nobilita l'intelletto umano, ammaestrandolo affinché non erri nelle tenebre della sua naturale ignoranza, sollevandolo oltre se stesso perché veda ed intenda con infallibile certezza tutto ciò a cui non potrebbe giungere con le sue forze, portandolo a credere con sicurezza come se vedesse con evidenza. La fede, infatti, spoglia l'uomo di quella grossolanità che lo porta a non voler credere più di quello a cui egli stesso, con la sua limitatezza, può arrivare; eppure ciò è così poco finché l'anima vive nel carcere del corpo corruttibile, soggetta all'uso dei sensi! Stima dunque, figlia mia, la perla preziosa della fede cattolica che Dio ti ha dato; custodiscila, esercitandola con stima e rispetto.

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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