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La mistica citta' di Dio di suor Maria d'Agreda (1) (27 posts, agg.: 2/18/2021 8:11 PM)
 
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La mistica citta' di Dio di suor Maria d'Agreda (2)

Last Update: 7/3/2021 10:37 PM
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7/3/2021 10:30 PM
 
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CAPITOLO 14

Si spiegano le forme ed i modi delle visioni divine che aveva la Regina del cielo e gli effetti che operavano in lei.

612. Anche se è operata dallo Spirito Santo, la grazia delle visioni divine, delle rivelazioni e delle estasi - non parlo della visione beatifica - si distingue dalla grazia giustificante e dalle virtù che santificano e perfezionano l'anima nelle sue azioni. Siccome non tutti i giusti ed i santi hanno necessariamente visioni o rivelazioni divine, si prova che la santità e le virtù possono stare senza questi doni. Da ciò consegue anche che le rivelazioni non si devono misurare in base alla santità e alla perfezione di quelli che le ricevono, ma alla volontà di Dio che le concede a chi più gli piace 1 quando conviene e nel grado in cui la sua sapienza le distribuisce, operando sempre con peso e misura, per i fini che vuole raggiungere nella sua Chiesa. Dio può comunicare visioni e rivelazioni maggiori e più alte al meno santo, e minori al maggiore. Anzi, può concedere il dono della profezia, con gli altri doni dati gratuitamente, a persone non sante; alcune estasi possono anche avere origine da una causa che non sia precisamente virtù della volontà. Quindi, quando si confronta l'eccellenza dei profeti, non si parla della santità, che solo Dio può ponderare, ma della luce della profezia e del modo di riceverla; da questo si può giudicare quale sia più o meno elevato, secondo differenti ragioni. Il principio su cui si fonda questo insegnamento è che la carità e le virtù che rendono santi e perfetti quelli che le hanno appartengono alla volontà, mentre le visioni, le rivelazioni ed anche alcune estasi riguardano l'intelletto, la cui perfezione non santifica l'anima.

613. Sebbene la grazia delle visioni divine sia distinta dalla santità e dalle virtù, per cui possono separarsi, la volontà e provvidenza divina molte volte le unisce secondo il fine ed il motivo che ha nel comunicare questi doni gratuiti delle rivelazioni particolari. Di fatto, alcune volte le ordina al beneficio pubblico e comune della Chiesa, come dice l'Apostolo. Questo accadde ai profeti che, ispirati da Dio con rivelazioni dello Spirito Santo e non di loro propria immaginazione, parlarono e profetizzarono per noi i misteri della redenzione e della legge evangelica. Quando le rivelazioni e visioni sono di questa specie non è necessario che siano congiunte con la santità, poiché Balaam fu profeta e non era santo. Tuttavia la Provvidenza divina volle, come più conveniente ed opportuno, che ordinariamente i profeti fossero santi, per non depositare facilmente e spesso lo spirito di profezia e le rivelazioni divine in vasi immondi - benché in qualche caso particolare Dio lo facesse come onnipotente - ed anche perché alla verità divina ed al suo insegnamento avrebbe derogato molto la cattiva vita dello strumento, oltre che per molte altre ragioni.

614. Altre volte le rivelazioni e visioni divine non sono tanto generali e non sono indirizzate immediatamente al bene comune, ma a quello particolare di chi le riceve. Come le prime sono effetto dell'amore che Dio ebbe ed ha per la sua Chiesa, così queste rivelazioni particolari hanno per causa l'amore speciale con cui Dio ama l'anima alla quale le comunica per istruirla e sollevarla ad un più alto grado di amore e perfezione. Mediante queste rivelazioni lo spirito della sapienza attraverso le età entra nelle anime sante per formare amici di Dio e profeti. Come ne è causa efficiente l'amore divino tutto speciale verso alcune anime, così ne sono causa finale ed effetto la santità, la purezza e l'amore delle medesime anime; il beneficio di queste rivelazioni e visioni, poi, è il mezzo con il quale si ottiene tutto questo.

615. Non voglio dire con ciò che le rivelazioni e visioni divine siano necessarie ed assolutamente indispensabili per rendere santi e perfetti, perché molti lo sono con altri mezzi senza questi benefici. Se, però, è verissimo che dipende solo dalla volontà divina concedere o negare ai giusti questi doni particolari, da parte nostra e da parte del Signore ci sono alcune ragioni, che conosciamo, per le quali è opportuno che sua Maestà li comunichi tanto frequentemente a molti suoi servi. La prima tra le altre è che da parte della creatura ignorante il modo più proporzionato e conveniente, affinché si innalzi alle cose eterne, si introduca in esse e si spiritualizzi per giungere alla perfetta unione con il sommo Bene, è la luce soprannaturale circa i misteri e gli arcani dell'Altissimo, che viene comunicata mediante particolari rivelazioni, visioni ed illuminazioni che l'anima riceve nella solitudine e nell'estasi; per questo il Signore stesso la invita con ripetute promesse e carezze. Di questi misteri è piena la sacra Scrittura, in particolare il Cantico dei Cantici.

616. La seconda ragione è da parte del Signore, perché l'amore è impaziente e non sopporta indugio nel comunicare i suoi beni e segreti all'amato e all'amico. Non vi chiamo più servi [...]; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi, disse agli Apostoli il Maestro della verità eterna. Di Mosè, poi, si dice che Dio parlava con lui come con un amico. Anche i santi Patriarchi e Profeti non ricevettero dallo Spirito divino solamente le rivelazioni generali, ma anche molte altre particolari e private, a testimonianza dell'amore che Dio portava loro, come si rileva dalla richiesta di Mosè, quando lo pregò che gli lasciasse vedere la sua faccia. A questo accennano pure i titoli che l'Altissimo dona alle anime elette, chiamandole con il nome di sposa, amica, colomba, sorella, perfetta, diletta, bella ed in altri modi. Tutti questi titoli, benché esprimano la forza dell'amore divino ed i suoi effetti, significano meno di ciò che il supremo Re fa con quelli che vuole così onorare, perché solo questo Signore ha il potere di fare tutto quello che vuole e sa volere come sposo, come amico, come padre e come infinito e sommo bene, senza restrizione né misura.

617. Questa verità non perde il suo credito perché non è intesa dalla sapienza carnale o perché alcune anime, infatuate da tale sapienza, si sono lasciate ingannare con alcune visioni e rivelazioni false dall'angelo di Satana mascherato da angelo di luce. Questo danno non solo fu molto frequente nelle donne per la loro ignoranza e le loro passioni, ma anche in molti uomini in apparenza forti ed istruiti; però, in tutti nacque da una cattiva radice. Non parlo di quelli che con diabolica ipocrisia hanno finto rivelazioni, visioni ed estasi false, senza averle, ma di quelli che con inganno le hanno patite e ricevute dal demonio, benché non senza grave colpa e consenso. Dei primi si può dire che cercano di ingannare e dei secondi che al principio sono ingannati, perché il serpente antico, che li conosce non mortificati nelle passioni e sa i loro sensi interiori poco esercitati nella conoscenza delle cose divine, introduce in loro con sottilissima astuzia una nascosta presunzione di essere molto favoriti da Dio e toglie loro il timore umile, gonfiandoli con vana curiosità di cose sublimi e rivelazioni ed inducendoli a desiderare di avere visioni estatiche e di distinguersi particolarmente in questi favori. Per questo aprono la porta al demonio ed egli entra a riempirli di errori e di illusioni, intorpidendo loro i sensi con una confusa tenebra interiore, cosicché non intendono né conoscono più cosa divina né vera se non qualcuna che il nemico presenta loro per dare credito ai suoi inganni e per coprire il suo veleno.

618. Questo pericoloso inganno si previene temendo con umiltà, non desiderando sapere cose alte e non valutando il proprio profitto nel tribunale appassionato del proprio giudizio e della propria prudenza, ma rimettendolo a Dio ed ai suoi ministri e confessori dotti, che esaminano bene l'intenzione; non vi è dubbio, infatti, che così si conoscerà se l'anima desidera questi favori per virtù e perfezione o per la gloria esteriore degli uomini. Più sicuro, però, è non desiderarli mai e temere sempre il pericolo, che è grande in tutti i tempi e maggiore al principio. La devozione e le dolcezze sensibili - supposto che vengano dal Signore, perché talvolta il demonio le imita - non sono mandate da sua Maestà perché l'anima è capace del cibo solido dei più grandi segreti e favori, ma come alimento da fanciulli, affinché essa più efficacemente si ritiri dai vizi rigettando ciò che è sensibile e non perché immagini di essere assai avanzata nelle virtù, dato che anche i rapimenti che risultano da meraviglia suppongono più ignoranza che amore. Quando, però, l'amore arriva ad essere estatico, fervoroso, ardente, pronto, vivace, inaccessibile, intollerante di altra cosa fuori di quello che ama e con ciò acquista dominio su ogni affetto umano, allora l'anima si trova disposta per ricevere la luce delle rivelazioni e delle visioni divine; e tanto più vi si dispone quanto meno le brama, illuminata da questa luce divina che la fa credere indegna anche di minori benefici. Gli uomini sapienti non devono meravigliarsi che le donne siano state tanto favorite da Dio con questi doni, perché esse sono ferventi nell'amore, perché Dio sceglie ciò che è più debole come testimone più sicuro del suo potere ed anche perché esse non hanno conoscenza della teologia come gli uomini dotti, se non l'infonde loro l'Altissimo, per illuminare il loro debole ed ignorante giudizio.

619. Intesa questa dottrina - quando non vi fossero state in Maria santissima altre speciali ragioni - conosceremo che le divine rivelazioni e visioni comunicatele dall'Altissimo furono più alte, ammirabili, frequenti e divine di quelle che diede a tutto il resto dei santi. Questi doni, come anche gli altri, si devono misurare con la sua dignità, santità e purezza e con l'amore che suo Figlio e tutta la beatissima Trinità portavano a lei che era madre del Figlio, figlia del Padre e sposa dello Spirito Santo. Con questi titoli le venivano comunicati gli influssi di Dio, essendo Cristo Signore nostro e sua Madre con infinito eccesso più amati che tutto il resto dei santi angeli e uomini. Ricondurrò le visioni divine che ebbe la nostra sovrana Regina a cinque gradi o generi e di ciascuno riferirò quello che potrò, come mi è stato manifestato.


Visione chiara dell'essenza divina concessa a Marta santissima



620. La prima e più elevata visione fu quella beatifica dell'essenza divina. Mentre era viatrice, Maria la ebbe chiaramente e di passaggio molte volte, che enumererò dal principio di questa Storia, nei tempi e nelle occasioni in cui ella ricevette questo beneficio, che è il maggiore che una creatura possa ricevere. Quanto agli altri santi, alcuni Dottori dubitano se nella carne mortale siano arrivati a vedere Dio in modo chiaro ed intuitivo; ma, lasciando da parte le opinioni circa gli altri, non vi può essere dubbio quanto alla Regina del cielo, a cui si farebbe ingiuria misurandola con la regola comune agli altri santi. Molti favori e grazie maggiori di quelle che in loro erano possibili ebbero luogo di fatto nella Madre della grazia; e la visione beatifica è possibile, almeno di passaggio, nei viatori, qualunque ne sia il modo. La prima disposizione che si ricerca nell'anima che deve vedere il volto di Dio è la grazia santificante in grado molto perfetto e non ordinario. Quella che l'anima santissima di Maria aveva dal primo istante fu sovrabbondante e con tanta pienezza che eccedeva la grazia dei supremi serafini. Per vedere Dio, ad essa si deve accompagnare una grande purezza nelle facoltà, in modo che non rimanga in esse traccia o effetto alcuno della colpa. Allo stesso modo un vaso in cui si dovesse porre un liquido purissimo, se ne avesse contenuto uno impuro, dovrebbe prima essere lavato, pulito e purificato bene, per non farvi restare più alcun odore. Poiché dal peccato e dai suoi effetti - soprattutto di quelli attuali - l'anima resta come infetta e contaminata, e quindi sproporzionata ed incapace di unirsi con la Bontà infinita in visione chiara ed amore beatifico, prima deve essere lavata e purificata in maniera che non le restino traccia, odore o sapore di peccati, né vizi, né inclinazione per essi. Ciò non si intende solo degli effetti dei peccati mortali, ma anche delle macchie che lasciano i peccati veniali; anch'essi causano nell'anima la loro particolare bruttezza, come se - a nostro modo di intendere - un cristallo purissimo venisse toccato dal fiato, che subito lo appanna e rende opaco. Tutto, insomma, si deve purificare e rinnovare per vedere Dio chiaramente.

621. Oltre a questa purezza, che è come negazione di macchia, se la natura di colui che deve vedere Dio beatificamente si trova corrotta per la colpa originale, è necessario purificare l'impulso che orienta al peccato in modo che il primo sia soppresso o tenuto a freno, come se la creatura non lo avesse. Essa, infatti, quando vede Dio, non deve avere principio né causa prossima che la inclini al peccato o ad imperfezione alcuna, poiché al libero arbitrio deve essere diventato come impossibile tutto ciò che ripugna alla somma santità e bontà. Da questo e da quanto dirò in seguito si conoscerà la difficoltà di questa disposizione, mentre l'anima vive nella carne mortale. La ragione che io comprendo per cui questo altissimo beneficio deve essere concesso con molto ritegno, e non senza grande causa e molto riguardo, è che nella creatura soggetta al peccato vi sono due sproporzioni e distanze immense, se si compara con la natura divina. L'una consiste nel fatto che Dio è invisibile, infinito, atto purissimo e semplicissimo, mentre la creatura è corporea, terrena, corruttibile e grossolana. L'altra è quella causata dal peccato, che è lontano senza misura dalla somma Bontà. Questa sproporzione e distanza è maggiore della prima, ma si devono togliere entrambe perché possano unirsi estremi tanto lontani quali sono Dio e la creatura, pervenendo questa a congiungersi nel modo supremo con la divinità e ad assimilarsi a Dio stesso, vedendolo e godendolo come egli è.

622. La Regina del cielo aveva tutta questa disposizione di purezza e mancanza di colpa o imperfezione in grado più alto che gli stessi angeli, perché non la toccarono né il peccato originale né quello attuale né gli effetti di alcuno di essi. La grazia e protezione divine poterono in lei per questo più di quanto poté negli angeli la natura, in virtù della quale essi erano liberi dal contrarre difetti. Per questa parte Maria santissima non aveva sproporzione alcuna né ostacolo dovuto a colpa che la ritardasse dal vedere Dio. Per l'altra parte poi, oltre ad essere immacolata, la sua grazia nel primo istante superava quella degli angeli e dei santi ed i suoi meriti erano proporzionati ad essa; nel primo atto, infatti, ella meritò più di tutti loro con i più efficaci ed ultimi atti che fecero per arrivare alla visione beatifica della quale godono. Conforme a ciò, se riguardo agli altri santi è giusto che sia loro differito il premio della gloria, che meritano, finché arrivi il termine della' loro vita mortale e con esso anche il momento di riceverlo, non può parere contro giustizia che con Maria santissima non s'intenda così rigorosamente questa legge, ma con lei l'Altissimo abbia altra provvidenza, per cui l'ebbe mentre viveva nella carne mortale. L'amore della beatissima Trinità non poteva sopportare tanta dilazione verso questa Signora da stare senza manifestarsi a lei molte volte, tanto più che ella lo meritava più di tutti gli angeli, i serafini ed i santi, che con minore grazia e con meno meriti godevano del sommo bene. Oltre a questa ragione ve n'era un'altra per cui era opportuno che la Divinità le si manifestasse chiaramente, cioè l'essere stata eletta come Madre di Dio, per cui conveniva che conoscesse con l'esperienza e con l'anticipata fruizione il tesoro della divinità infinita che doveva vestire di carne mortale e portare nel suo grembo verginale, affinché in seguito sapesse trattare il suo Figlio santissimo come Dio vero, della cui vista aveva già goduto.

623. L'anima, pur con tutta la purezza e l'integrità di cui si è detto, aggiunta anche la grazia che la santifica, non è ancora proporzionata e pronta per la visione beatifica. Le mancano altre disposizioni ed altri effetti divini, che la Regina del cielo riceveva quando godeva di questo beneficio e di cui tanto più avrebbe bisogno qualunque altra anima alla quale fosse elargito questo favore nella carne mortale. Trovandosi dunque l'anima limpida e santificata, come ho detto, viene ritoccata dall'Altissimo come con un fuoco spiritualissimo, che la riscalda e raffina come fa il fuoco materiale con l'oro, nel modo in cui Isaia fu purificato dai serafini. Questo beneficio opera due effetti nell'anima: l'uno è che la spiritualizza separandola da - a nostro modo di intendere - ciò che è impuro e terreno in lei e nell'unione con il corpo materiale; l'altro è che riempie tutta l'anima di una nuova luce, che scaccia oscurità e tenebre, come il chiarore dell'aurora dissipa la notte. Questa nuova luce resta in suo possesso, lasciandola illuminata e piena di nuovi splendori di questo fuoco. Ad essa seguono altri effetti nell'anima. Di fatto, se ha o ha avuto colpe, le piange con incomparabile dolore di contrizione, talmente grande che non può arrivarvi altro dolore umano, perché tutti, a paragone di quello che qui si sente, sono poco penosi. Quindi, subito sente un altro effetto di questa luce, cioè la purificazione dell'intelletto da tutte le immagini di cose terrene e visibili o sensibili, acquistate per mezzo dei sensi; queste, infatti, sono d'impedimento all'intelletto per vedere chiaramente il sommo spirito della Divinità. È, quindi, necessario purificarlo e sgombrarlo da quelle immagini e raffigurazioni terrene che lo occupano, impedendogli non solo la visione chiara ed intuitiva di Dio, ma anche quella astrattiva, per la quale èugualmente necessario che sia purificato.

624. Nell'anima purissima della nostra Regina, non avendo ella colpe da piangere, queste illuminazioni e purificazioni producevano soltanto gli altri effetti, cominciando ad elevare e proporzionare la natura stessa, affinché non stesse così distante dal fine ultimo e non percepisse gli effetti dei sensi e la dipendenza dal corpo. Allo stesso tempo, causavano in quell'anima candidissima nuovi sentimenti e moti di umiliazione per la conoscenza di se stessa, cioè del niente della creatura comparata con il Creatore e con i suoi benefici; per questo il suo cuore infiammato si muoveva a molti altri atti eroici di virtù. Il beneficio di una tale luce produrrebbe simili effetti in altre anime, se Dio la comunicasse loro per disporle alle visioni della sua divinità.

625. La nostra ignoranza potrebbe giudicare che le disposizioni già riferite bastino per arrivare alla visione beatifica; ma non è così, perché si richiede un'altra qualità o luce più divina, prima del lumen gloriae. Questa nuova purificazione è simile a quelle che ho riferito, ma differisce negli effetti, perché solleva l'anima ad uno stato più alto e sereno, dove con maggiore tranquillità sente una pace dolcissima, che non percepiva nello stato delle disposizioni e purificazioni anteriori. In esse, infatti, si sente ancora qualche pena ed amarezza delle colpe, se ci sono state, o un tedio della stessa natura terrena e vile, effetti non conciliabili con lo stato in cui l'anima si trova così vicina ed assimilata alla somma felicità. Mi pare che le prime purificazioni servano per mortificare e questa, di cui sto parlando, per vivificare e sanare la natura; l'Altissimo fa come il pittore, che prima delinea l'immagine, poi subito le dà i primi colori in abbozzo e quindi gli ultimi per farla uscire alla luce.

626. A compimento di tutte queste purificazioni e disposizioni, con i loro stupendi effetti, Dio comunica l'ultima, che è il lumen gloriae. Questa luce eleva, conforta e finisce di proporzionare l'anima affinché possa vedere e godere Dio beatificamente. Solo in essa le si manifesta la Divinità, la quale altrimenti non può essere veduta da creatura alcuna. La natura da sola non può giungere al conseguimento di tale luce e disposizione, né alla visione di Dio, perché tutto ciò supera le sue forze.

627. Con tutta questa bellezza di ornamenti era preparata colei che era Sposa dello Spirito Santo, Figlia del Padre e Madre del Figlio per entrare nel talamo della Divinità, quando veniva ammessa a godere di passaggio della sua vista e fruizione intuitiva. Poiché tutti questi benefici corrispondevano alla sua dignità ed alle sue grazie, non può essere compreso da ragione o pensiero creato - tanto meno da quello di una donna ignorante come sono io - quanto sublimi e divine fossero nella nostra Regina queste illuminazioni; molto meno, poi, si può ponderare e misurare il godimento di quell'anima santissima, superiore al gaudio più sublime dei supremi serafini e santi. Se di qualunque giusto, sia pure il minore tra quelli che godono Dio, è verità infallibile che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo quelle cose che Dio ha preparato, che sarà per i santi più grandi? E se lo stesso Apostolo che disse questo confessò di non poter esprimere quello che aveva ascoltato, che dirà la nostra limitatezza della Santa dei santi e madre di colui che è la gloria dei santi? Dopo l'anima del suo Figlio santissimo, che era insieme uomo e Dio vero, ella fu colei che negli infiniti mari e recessi della Divinità vide e conobbe il maggior numero di misteri arcani. A lei più che a tutti i beati furono aperti i tesori infiniti e le ampiezze dell'eternità di quell'oggetto inaccessibile che né principio né fine possono limitare. Lì questa città di Dio fu riempita di gioia ed allagata dal torrente della Divinità, che la inondò a tal punto con l'impeto della sua sapienza e grazia che queste la spiritualizzarono e divinizzarono.



Visione astrattiva di Dio che aveva Maria santissima



628. Il secondo genere di visioni di Dio che ebbe la Regina del cielo fu quello astrattivo, che è molto differente da quello intuitivo e ad esso inferiore; per questo era più frequente, benché non quotidiano od incessante. L'Altissimo comunica questa conoscenza o visione non scoprendosi in se stesso immediatamente all'intelletto creato, ma mediante qualche velo o certe immagini nelle quali si manifesta. Essendoci una separazione fra l'oggetto e l'intelletto, questa vista è molto inferiore alla visione chiara intuitiva e non mostra la presenza reale, anche se la contiene intellettualmente con condizioni inferiori. Benché la creatura sappia che si trova vicina alla Divinità ed in lei scopra gli attributi, le perfezioni e quei segreti divini che come in uno specchio volontario Dio vuole mostrarle e manifestarle, non sente né conosce nel sommo modo possibile la sua presenza, né la gode a soddisfazione ed a sazietà.

629. Tuttavia questo beneficio è grande, raro e, dopo la visione chiara, il maggiore. Benché non richieda il lumen gloriae, essendo sufficiente la luce delle immagini, né occorra l'ultima disposizione e purificazione alla quale segue il lumen gloriae, tutte quelle antecedenti, che precedono la visione chiara, sono necessarie anche per questa, perché con essa l'anima entra negli atri della casa del Signore Dio eterno. Gli effetti di questa visione sono ammirabili perché, oltre allo stato nel quale l'anima si trova già così innalzata sopra se stessa, la inebria di una ineffabile soavità e dolcezza, con la quale l'infiamma dell'amore divino e la trasforma in esso, causandole una tale dimenticanza e un tale distacco da tutto ciò che è terreno e da se stessa che non vive più in sé, ma in Cristo, e Cristo in lei. Inoltre, da questa visione le resta una luce che, se ella non la perdesse per sua negligenza o tiepidezza o per qualche colpa, la guiderebbe sempre al più alto grado della perfezione, insegnandole le più sicure vie dell'eternità. Così, sarebbe per lei come il fuoco perpetuo del santuario e come la luce della città di Dio.

630. Questa visione divina causava questi ed altri effetti nella nostra sovrana Regina in grado così eminente che io non posso spiegare il mio concetto con termini ordinan. Ci lascia però intendere qualcosa il considerare lo stato di quell'anima purissima, dove non era impedimento di tiepidezza, né ostacolo dovuto a colpa, né trascuratezza, né dimenticanza, né negligenza, né ignoranza, né una minima inavvertenza; anzi, era piena di grazia, ardente nell'amore, diligente nell'operare, costante ed incessante nel lodare il Creatore, sollecita ed alacre nel dargli gloria e disposta totalmente in modo che il braccio dell'Onnipotente operasse in lei senza incontrare contraddizione o difficoltà alcuna. Ebbe il beneficio di questo genere di visione nel primo istante della sua concezione, come ho detto a suo luogo, ed in seguito molte altre volte nel corso della sua vita santissima, come anche ho già detto in parte ed in parte dirò più avanti.



Visioni e rivelazioni intellettuali di Maria santissima



631. Il terzo genere di visioni o rivelazioni divine che ebbe Maria santissima fu quello intellettuale. Sebbene la conoscenza o visione astrattiva di Dio si possa chiamare anch'essa rivelazione intellettuale, io le dono un altro posto tutto suo e più alto, per due ragioni. L'una è che il suo oggetto è unico e supremo tra le cose intelligibili, mentre queste più comuni rivelazioni intellettuali hanno molti e vari oggetti, perché si estendono a cose materiali e spirituali, nonché alle verità ed ai misteri intelligibili. L'altra ragione è che la visione astrattiva dell'essenza divina viene prodotta per mezzo di immagini altissime, infuse e soprannaturali di quell'oggetto infinito. La comune rivelazione e visione intellettuale, invece, alcune volte si forma per mezzo di immagini degli oggetti rivelati infuse nell'intelletto, mentre altre volte queste non sono necessarie per intendere tutto, perché possono servire quelle dell'immaginazione o fantasia della persona che ha la visione; con esse l'intelletto, illuminato con nuova luce e virtù soprannaturale, può intendere i misteri che Dio gli rivela. Così accadde a Giuseppe in Egitto ed a Daniele in Babilonia. Anche Davide ebbe questo genere di rivelazioni. Dopo la conoscenza di Dio, è il modo di visione più nobile e sicuro, perché né i demoni né gli stessi angeli buoni possono infondere questa luce soprannaturale nell'intelletto, benché possano muovere le immagini per mezzo della fantasia.

632. Questa forma di rivelazione intellettuale fu comune ai Profeti santi dell'antico e del nuovo Testamento, perché la luce della profezia perfetta, come essi ebbero, va a terminare nella comprensione di qualche mistero. Senza questa luce intellettuale non sarebbero stati profeti in modo perfetto né avrebbero parlato profeticamente; per questo, infatti, non basta fare profezie. Così, Caifa ed i soldati che non vollero dividere la tunica di Cristo Signore nostro, benché mossi da impulso divino, non erano perfettamente profeti, perché non parlavano profeticamente, cioè con luce divina e comprensione del mistero. È' vero che anche i profeti santi e perfettamente tali, che si chiamavano veggenti per la luce interiore con la quale contemplavano i segreti nascosti, potevano fare qualche azione profetica senza conoscere i misteri che comprendeva o senza conoscerne qualcuno; ma in quell'azione non erano tanto perfettamente profeti quanto in quelle nelle quali profetizzavano con comprensione soprannaturale. Questa rivelazione intellettuale ha molti gradi, ma non è questo il luogo per spiegarli. E benché il Signore la possa comunicare da sola, senza carità o grazia e senza le virtù, di solito è accompagnata da esse, come avveniva nei Profeti, negli Apostoli e negli altri giusti, quando Dio manifestava loro come ad amici i suoi segreti, e come ancora succede quando le rivelazioni intellettuali sono dirette al maggior bene di chi le riceve, come si è detto sopra. Per questo, tali rivelazioni ricercano una disposizione molto buona nell'anima che deve essere sollevata ad esse ed ordinariamente Dio non le comunica se non quando l'anima si trova quieta, in pace, distaccata dagli affetti terreni e con le facoltà ben ordinate per ottenere gli effetti di questa luce divina.

633. Nella Regina del cielo queste rivelazioni intellettuali furono molto differenti da quelle dei santi e dei profeti, perché sua Altezza le aveva continue, quando non godeva di altre visioni di Dio più alte. Oltre a ciò, lo splendore e l'estensione di questa luce intellettuale ed i suoi effetti furono incomparabili in Maria santissima, perché conobbe più misteri, verità e segreti dell'Altissimo che tutti i santi Patriarchi, Profeti ed Apostoli e più che gli stessi angeli tutti insieme, conoscendo ogni cosa con maggiore profondità, chiarezza, stabilità e sicurezza. Con essa penetrava dallo stesso essere di Dio e dai suoi attributi fino alla minima delle sue opere e creature, senza che le rimanesse celato niente in cui non conoscesse la partecipazione della grandezza del Creatore e la sua divina disposizione e provvidenza. Per questo, solo Maria santissima poté dire pienamente che il Signore le aveva manifestato le cose invisibili e nascoste della sua sapienza, come affermò il Profeta. Non è possibile riferire gli effetti che queste rivelazioni intellettuali causavano nella sovrana Signora, ma tutta questa Storia servirà a spiegarli. Queste visioni nelle altre anime sono di ammirabile utilità e profitto, perché illuminano altamente l'intelletto, infiammano con incredibile ardore la volontà, disingannano, staccano, sollevano e spiritualizzano la creatura. Talvolta pare che anche lo stesso corpo terreno e pesante si alleggerisca e si assottigli, emulando santamente l'anima. La Regina del cielo in questo genere di visioni ebbe un altro privilegio che riferirò nel capitolo seguente.



Visioni immaginarie della Regina del cielo Maria santissima



634. Occupano il quarto posto le visioni immaginarie. Esse si formano per mezzo di immagini sensibili, causate o mosse nell'immaginazione o fantasia, le quali rappresentano gli oggetti in modo materiale e sensitivo, come cosa che si guarda con gli occhi del corpo, si ascolta, si tocca o si gusta. Sotto questa forma di visioni i profeti dell'antico Testamento - particolarmente Ezechiele, Daniele e Geremia - manifestarono grandi misteri che l'Altissimo rivelò loro per mezzo di esse. In simili visioni l'evangelista Giovanni scrisse la sua Apocalisse. Per la parte che hanno di sensitivo e corporeo, sono inferiori alle precedenti; per questo il demonio le può contraffare quanto alla rappresentazione, muovendo le immagini della fantasia, ma non le imita quanto alla verità egli che è padre della menzogna. Queste visioni si devono molto schivare, esaminandole con la dottrina certa dei santi e dei maestri, perché se il demonio conosce qualche vivo desiderio di esse nelle anime che si dedicano all'orazione ed alla devozione, se Dio lo permette, le ingannerà facilmente. Anzi, per quanto detestassero il pericolo di queste visioni, i santi stessi furono assaliti con esse dal demonio travestito da angelo di luce, come sta scritto nelle loro vite per nostra istruzione e ammonimento.

635. Dove queste visioni e rivelazioni immaginarie furono ricevute senza pericolo alcuno, con tutta sicurezza e con ogni qualità divina, fu in Maria santissima, la cui luce interiore non poteva venire oscurata né attaccata da tutta l'astuzia del serpente. La nostra Regina ebbe molte visioni di questo genere. In esse le furono manifestate molte opere che il suo Figlio santissimo faceva quando stava lontano da lei, come diremo nel corso della sua vita. Per visione immaginaria conobbe anche molte altre creature e misteri nelle occasioni in cui era necessario, secondo la volontà e la dispensazione dell'Altissimo. Siccome, poi, questo beneficio e gli altri che la Principessa del cielo riceveva avevano fini altissimi, in ordine tanto alla sua santità, purezza e merito quanto al bene della Chiesa in cui questa madre della grazia era maestra e cooperatrice della redenzione, gli effetti di queste visioni e della loro comprensione erano ammirabili e portavano sempre incomparabili frutti di gloria dell'Altissimo ed aumento di nuovi doni e nuove grazie nell'anima santissima di Maria. Dirò quanto suole succedere nelle altre creature con queste visioni parlando di quelle corporee, perché di queste due specie si deve formare uno stesso giudizio.



Visioni divine corporee di Maria santissima



636. L'ultimo e quinto grado delle visioni e rivelazioni è quello che avviene per mezzo dei sensi corporali esteriori; per questo, tali visioni si chiamano corporee. Possono succedere in due maniere. L'una è propriamente e veramente corporea, cioè quando con corpo reale e dotato di peso si presenta alla vista o al tatto qualche cosa dell'altra vita, come Dio, un angelo, un santo, il demonio, un'anima o altro. Si forma a tale scopo, per opera e virtù degli angeli buoni o cattivi, qualche corpo immateriale ed apparente, il quale, benché non sia corpo naturale e vero di colui che rappresenta, è veramente un corpo di aria condensata con le sue dimensioni quantitative. Ci può essere un altra maniera di visione corporea più impropria e come illusoria del senso della vista, cioè quando non è corpo reale quello che si vede, ma sono certe immagini di corpo, di colore e simili, che un angelo può causare negli occhi alterando l'aria circostante. Colui che le riceve giudica di vedere qualche corpo reale presente, mentre esso non c'èì e ci sono solo immagini con le quali si altera la vista con un inganno ad essa impercettibile. Questo genere di visioni illusorie non è proprio degli angeli buoni né delle apparizioni divine, anche se è possibile che lo sia e tale poté essere la voce che udì Samuele. Ordinariamente, però, le simula il demonio per quello che contengono di inganno, specialmente per gli occhi. Per questo, come anche perché la Regina non ebbe questo tipo di visioni, parlerò soltanto di quelle veramente corporali, che ella aveva.

637. Nella Scrittura si trovano molte visioni corporee avute dai Santi e dai Patriarchi. Adamo vide Dio rappresentato dall'angelo, Abramo i tre angeli, Mosè il roveto e molte volte il Signore stesso. Hanno avuto molte volte visioni corporee ed immaginarie anche dei peccatori, come Caino e Baldassar; che vide la mano sul muro. Tra le visioni immaginarie, il Faraone ebbe quella delle vacche e Nabucodonosor quella dell'albero 35 e della statua; ed altre simili si trovano nelle divine Scritture. Da questo si conosce che per queste visioni corporee ed immaginarie non si ricerca santità in colui che le riceve. È vero, però, che chi ha qualche visione immaginaria o corporea senza ottenere luce su di essa non si chiama profeta; la visione non è perfetta rivelazione in colui che vede o riceve solo le immagini sensitive, ma in colui che ne ha anche la comprensione, che, come disse Daniele, è necessaria nella visione. Così furono profeti Giuseppe e lo stesso Daniele, ma non il Faraone, Baldassar e Nabucodonosor. Come visione, poi, sarà più elevata ed eccellente quella che verrà con comprensione più grande ed alta, anche se quanto a ciò che appare sono superiori quelle che rappresentano Dio e la sua Madre santissima, e dopo quelle dei santi secondo i loro gradi.

638. Per ricevere visioni corporee è certo che i sensi si devono trovare disposti. Quanto a quelle immaginarie, molte volte Dio le manda in sogno, come fece con il santissimo Giuseppe sposo di Maria purissima, con i re Magi, con il Faraone e con altri. A volte si possono ricevere anche stando nei sensi corporali, perché essi non disturbano. Il modo più comune e connaturale a queste visioni ed a quelle intellettuali, però> è che Dio le comunichi in qualche estasi o rapimento dai sensi esteriori, perché allora le facoltà interiori si trovano più raccolte e disposte per la comprensione delle cose sublimi e divine, anche se i sensi esteriori sono soliti essere di minore impedimento nelle visioni intellettuali che in quelle immaginarie, perché queste sono più vicine all'esteriore di quelle dell'intelletto. Per questa ragione, quando le rivelazioni intellettuali sono immagini infuse o quando l'affetto non ci toglie i sensi, si ricevono molte volte altissime rivelazioni di misteri grandi e soprannaturali senza perdere i sensi.

639. Nella Regina del cielo questo succedeva molte volte e quasi frequentemente, perché, sebbene avesse molte estasi per la visione beatifica - per la quale sono sempre necessarie nei viatori - ed anche per alcune visioni intellettuali ed immaginarie, ordinariamente rimaneva nei suoi sensi; tuttavia, in tale stato aveva rivelazioni più alte che non tutti i Santi ed i Profeti nelle loro maggiori estasi, nelle quali videro tanti misteri. Neppure per le visioni immaginarie i sensi esteriori disturbavano la nostra grande Regina, perché il suo grande cuore e la sua estesa sapienza non venivano arrestati dagli effetti di ammirazione o di amore che sono soliti rapire i sensi in tutti gli altri Santi e Profeti. Che sua Maestà abbia avuto visioni corporee degli angeli risulta dall'annunciazione del santo arcangelo Gabriele. Sebbene, poi, nel corso della sua vita santissima gli Evangelisti non ne accennino altre, il giudizio prudente e cattolico non può dubitarne, poiché la Regina dei cieli e degli angeli doveva essere servita dai suoi vassalli, come in seguito diremo spiegando il continuo ossequio che le facevano quelli della sua custodia ed altri in forma corporale e visibile ed in modo diverso, come si vedrà nel capitolo seguente.

640. Le altre anime devono essere molto circospette e guardinghe in questo genere di visioni corporali, perché sono soggette a pericolosi inganni ed illusioni del serpente antico. Chi non ne avrà mai desiderio eviterà gran parte del pericolo. Se, poi, trovandosi l'anima scevra da questo e da altri affetti sregolati, le accadrà qualche visione corporale o immaginaria, si trattenga molto dal credere e dall'eseguire ciò che vuole la visione, perché sarebbe segno molto cattivo. È proprio del demonio il volere subito, senza riflessione e consiglio, che vi si dia credito e si ubbidisca; non suggeriscono questo gli angeli santi, come maestri di ubbidienza, verità, prudenza e santità. Altri indizi e segni per conoscere la sicurezza e verità o l'inganno di queste visioni si ricavano dalla loro causa e dai loro effetti; ma non mi trattengo in questo, per non allontanarmi dal mio intento e perché mi rimetto ai dottori e maestri.



Insegnamento della Regina del cielo



641. Figlia mia, la luce che hai ricevuto in questo capitolo ti offre una norma certa su cui regolarti nelle visioni e rivelazioni del Signore. Consiste in due cose. L'una nel sottoporle con cuore umile e sincero al giudizio ed all'esame dei tuoi padri spirituali e superiori, domandando all'Altissimo con viva fede che dia loro luce, affinché intendano la sua volontà divina ed in tutto te la insegnino. L'altra sta nel tuo intimo e consiste nel considerare attentamente gli effetti che le visioni e rivelazioni producono, per discernerle con prudenza e senza inganno. Se chi opera in esse è la virtù divina sentirai, infatti, che questa, infiammandoti di amore casto e riverente verso l'Altissimo, ti muoverà e indurrà a prendere coscienza della tua bassezza, a detestare la vanità terrena, a desiderare il disprezzo delle creature, a patire con allegrezza, ad amare la croce e portarla con cuore coraggioso e magnanimo, a desiderare l'ultimo posto, ad amare chi ti perseguiterà, a temere il peccato ed aborriilo anche se molto leggero, ad aspirare a ciò che c'è di più puro, perfetto e raffinato nella virtù, a contrastare le tue inclinazioni, ad unirti al sommo e vero Bene. Questi saranno segni infallibili che è veramente l'Altissimo che ti visita per mezzo delle sue rivelazioni, insegnandoti ciò che c'è di più santo nella legge cristiana ed il modo più perfetto di imitare lui e me.

.642. Per non tralasciare di mettere in pratica questo insegnamento che la benignità dell'Altissimo ti offre, carissima, non dimenticarlo mai e non perdere di vista il beneficio che egli ti ha fatto istruendoti con tanto amore e tanta tenerezza. Rinuncia ad ogni attenzione e consolazione umana, ai diletti ed ai piaceri che il mondo ti offre. Resisti con forte risolutezza a tutto ciò che chiedono le inclinazioni terrene, benché siano cose lecite e piccole, perché io voglio che tu, voltando le spalle a qualunque cosa sensibile, ami solo il patire. Ti hanno insegnato, ti insegnano e ti insegneranno questa scienza e filosofia divina le visite dell'Altissimo, per mezzo delle quali tu sentirai la forza del fuoco divino, che non si deve mai estinguere in te per tua colpa o tiepidezza. Sta' attenta, dilata il tuo cuore e cingiti di fortezza per ricevere e per operare cose grandi. Non venire meno alla fede in queste ammonizioni, ma credile costantemente, apprezzale e scrivile nel tuo cuore con umile affetto e con stima nell'intimo della tua anima, come inviate dal tuo Sposo che è fedelissimo e come donate da me che sono la tua Maestra e signora.


Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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