A tutti voi che passate da qui: BENVENUTI
Se avete desiderio di capire che cosa insegna la Bibbia che il Magistero della Santa Chiesa, con il Sommo Pontefice ci insegna, questo Gruppo fa per voi. Non siamo "esperti" del settore, ma siamo Laici impegnati nella Chiesa che qui si sono incontrati da diverse parti d'Italia per essere testimoni anche nella rete della Verità che tentiamo di vivere nel quotidiano, come lo stesso amato Giovanni Paolo II suggeriva.
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Lettere di Santa Caterina da Siena da 232 a 310 (4)

Last Update: 12/3/2022 11:14 AM
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Numero Destinatario
CCXXXII A Sano di Maco in Siena
CCXXXIII A Gregorio XI
CCXXXIV A Buonaccorso di Lapo in Firenze, essendo la Santa in Avignone
CCXXXV Al Re di Francia
CCXXXVI A Bartolo Usimbardi in Firenze
CCXXXVII Al Duca d'Angio
CCXXXVIII A Gregorio XI
CCXXXIX A Gregorio XV
CCXL A monna Lapa sua madre, pria iche tornasse da Vignone
CCXLI A monna Giovanna di Corrado
CCXLII Ad Angelo da Ricasoli
CCXLIII All'Arcivescovo di Pisa
CCXLIV A maestro Francesco, di maestro Bartolomeo, medico di Siena di gran fama
CCXLV A un genovese del terzo ordine di San Francesco, che aveva preso una conversazione spirituale con una donna; per lo che pativa molte pene
CCXLVI Al Priore di Cervaja, presso Genova
CCXLVII A monna Giovanna di Corrado
CCXLVIII A Bartolo Usimbardi, e a monna Orsa sua donna, e a Francesco di Pipino sarto e a monna Agnesa sua donna, da Firenze
CCXLIX A Francesco di Pipino sarto in Firenze e a monna Agnesa sua donna
CCL All'abbate di Sant'Antimo
CCLI A monna Agnesa, donna di Francesco di Pipino sarto



Numero Destinatario
CCLII A Gregorio XI, essendo a Cornelo
CCLIII A misser Trincio de' Trinci da Fuligno, e a Corrado suo fratello
CCLIV A Pietro di missere Jacomo Attacusi de' Tolomei, da Siena
CCLV A Gregorio XI
CCLVI A M. Niccolo, Priore della Provincia di Toscana
CCLVII A Conte di monna Agnola, e compagni in Firenze
CCLVIII A misser Ristoro di Pietro Canigiani in Firenze
CCLIX A Tommaso d'Alviano
CCLX A' prigioni il giovedi Santo in Siena
CCLXI A M. Mariano, prete della misericordia, essendo a Monticchiello
CCLXII A monna Tora, figliuola di misser Pietro Gambacorti da Pisa
CCLXIII A monna Montagna, gran serva di Dio, nel contado di Narni, in Capitona
CCLXIV A monna Jacoma di misser Trinci da Fuligno
CCLXV A Francesco di Pipino sarto da Firenze, e a monna Agnesa sua donna
CCLXVI A misser Ristoro Canigiani
CCLXVII A frate Raimondo da Capua dell'ordine de' predicatori
CCLXVIII Agli anziani e consoli gonfalonieri di Bologna
CCLXIX A Neri di Landoccio
CCLXX A Gregorio XI
CCLXXI A monna Alessa


CCLXXII A frate Raimondo da Capua dell'ordine de' predicatori
CCLXXIII A frate Raimondo da Capua dell'ordine de' predicatori
CCLXXIV A Francesco di Pipino sarto in Firenze, e a monna Agnesa sua donna
CCLXXV A frate Raimondo da Capua dell'ordine de' predicatori
CCLXXVI A una meretrice in Perugia, a petizione d'un suo fratello
CCLXXVII A monna Alessa, essendo la Santa a Fiorenza
CCLXXVIII A monna Bartolomea di Domenico, in Roma
CCLXXIX A misser Ristoro Canigiani
CCLXXX A frate Raimondo da Capua de' frati predicatori
CCLXXXI A Neri di Landoccio
CCLXXXII A Niccolo da Osimo
CCLXXXIII A Frate Tommaso della Fonte dell'ordine de' predicatori
CCLXXXIV A Pietro Cardinale di Luna
CCLXXXV A Gregorio XI
CCLXXXVI A monna Alessia e a certe altre sue figliuole da Sana, il di della conversione di San Paolo
CCLXXXVII A frate Niccolo di Nanni dell'ordine di Monte Oliveto, e a don Pietro di Giovanni di Viva monaco della Certosa a Maggiano presso a Siena
CCLXXXVIII A monna Agnesa donna di Francesco di Pipino sarto da Firenze
CCLXXXIX A Francesco di Pipino sarto da Firenze
CCXC A Francesco di Pipino sarto da Firenze, e a monna Agnesa sua donna
CCXCI A Urbano VI


CCXCII A frate Guglielmo, e a missere Matteo Rettore della Misericordia, e a frate Santi, e agli altri figliuoli
CCXCIII A Pietro Cardinale di Luna
CCXCIV A Sano di Maco, e a tutti gli altri figliuoli in Siena
CCXCV A frate Raimondo da Capua dell'ordine de' predicatori
CCXCVI A don Giovanni dalle celle di Valle Ombrosa
CCXCVII A Niccolo Soderini in Firenze
CCXCVIII A Stefano di Corrado Maconi poverello d'ogni virtu, essendo essa a Firenze
CCXCIX A misser Ristoro Canigiani
CCC A monna Agnesa di Francesco sarto da Firenze
CCCI A misser Ristoro Canigiani da Firenze in Pistoia
CCCII A Urbano VI
CCCIII A Sano di Maco, e agli altri figliuoli in Cristo, essendo essa in Firenze
CCCIV A monna Lodovica di Granello
CCCV A Urbano VI
CCCVI A Urbano VI
CCCVII A una donna che mormorava
CCCVIII A suor Daniella da Orvieto
CCCIX A Giovanni da Parma in Roma
CCCX A tre cardinali italiani


CCXXXII (232) - A Sano di Maco in Siena

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo fratello e figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi,e confortovi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi unito e fondato nel vero fondamento, cioè Cristo crocifisso. Il quale è pietra viva, nel quale fondandosi ogni edifizio, è stabile e sicuro; e senza lui nullo puote avere fermezza veruna. Così diceva quello innamorato di Paolo: «Neuno può con sicurtà fondarsi in altro fondamento che nella pietra viva, la quale è Cristo crocifisso; imperocchè non è posto da Dio veruno altro fondamento che egli». E veramente, fratello e figliuolo carissimo in Cristo Gesù, a me pare che così sia la verità; perocchè, se l'anima è fondata veramente in Cristo, neuno vento di superbia o di vanagloria il può cacciare a terra; però che ella è fondata in umiltà profonda, la quale vede Dio umiliato all'uomo per salvarlo. Così ancora neuna acqua d'avarizia e diletti mondani e carnali, quantunque sia grande la piena, può cacciare a terra quest'anima; imperocch'ell'è stabilita e fermata in quella pietra, nella quale non fu nulla mollizie di diletti o consolazioni corporali, ma tutta fermezza in pene e dolori.

Onde l'anima innamorata di lui non può volere altro, che sempre patire con lui obbrobri, scherni, fame e sete, caldo,ingiurie e infamazioni, e all'ultimo ancora con gran diletto ponere e dare la vita corporale per amore di lui. Anco, allora l'anima gode e ingrassa, quando si vede fatta degna di sostenere strazii e derisioni e beffe dal mondo per amore del dolce e buono Gesù. Così si legge degli Apostoli santi, che eglino allora godevano, quando cominciarono a essere spregiati e villaneggiati per lo nome di Gesù.

In questo modo desidera l'anima mia di vederci fondati in Cristo crocifisso, sì e per siffatto modo che nè acqua di tribolazioni, nè vento di tentazioni, nè anco il dimonio con le sue astuzie, nè il mondo con le sue lusinghe, nè la carne con le sue immondizie mai ci possano separare dalla carità di Cristo e da quella del prossimo. E non vi movesse parole seminate dal dimonio per mezzo delle creature, per conturbare la mente vostra o degli altri miei dolci figliuoli e figliuole in Cristo Gesù. Imperocchè questa è l'arte sua antica, di fare suo strumento delle lingue de' cattivi. E alcuna volta, per permissione di Dio, delle lingue de' servi di Dio ne fa suo strumento, per conturbare Ai altri servi di Dio.

Per la grazia del nostro dolce Salvatore, noi giugnemmo qui a Vignone già venti sei dì: e ho parlato col santo Padre e con alquanti cardinali e altri signori temporali. E èssi molto adoperata la Grazia del nostro dolce Salvatore nelli fatti per li quali venimmo qua... Godete e esultate in Domino nostro Jesu Cristo. Confortatevi... Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore. A di 18 giugno 1376 giugnemmo in Vignone.


CCXXXIII - A Gregorio XI

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Santissimo e beatissimo padre in Cristo dolce Gesù, lavostra indegna e miserabile figliuola Caterina vi conforta nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi senza alcuno timore servile. Considerando me, che l'uomo timoroso taglia il vigore del santo proponimento e buon desiderio; e però io ho pregato e pregherò il dolce e buono Gesù, che vi tolla ogni timore servile, e rimanga solo il timore santo. Sia in voi uno ardore di carità, sì e per siffatto modo, che non vi lassi udire le vocide' dimonii incarnati, e non vi faccia tenere il consiglio de' perversi consiglieri fondati in amore proprio, che, secondo ch'io intendo, vi vogliono mettere paura per impedire l'avvenimento vostro per paura, dicendo: «voi sarete morto»: E io vi dico da parte di Cristo crocifisso, dolcissimo e santissimo padre, che voi non temiate per veruna cosa che sia. Venite sicuramente: confidatevi in Cristo dolce Gesù; chè, facendo quello che voi dovete, Dio sarà sopra di voi, e non sarà veruno che sia contra Voi.Su virilmente padre! Chè io vi dico che non vi bisogna temere. Se non faceste quello che doveste fare, avereste bisogno di temere. Voi dovete venire: venite dunque. Venite dolcemente senza verun timore. E se veruno dimestico vi vuole impedire, dite a loro arditamente, come disse Cristo a San Pietro, quando per tenerezza il voleva ritrare, che non andasse alla passione; Cristo si rivolle a lui, dicendo: «Và di pò' me, Satanas. Tu mi se' scandalo, cercando le cose che sono dagli uomini, e non quelle che sono da Dio. E non vuogli tu che io compia la volontà del Padre mio?». Così fate voi, dolcissimo Padre; seguitatelo come vicario suo, deliberando e fermando in voi medesimo, e dinanzi da loro dicendo: se n'andasse mille volte la vita, io voglio' adempire la volontà del Padre mio. Poniamochè vita non ne vada; anco, pigliate la vita, e la materia d'acquistare continuamente la vita della Grazia. Or vi confortate, e non temete; chè nonn vi bisogna Pigliate l'arme della santissima croce, che è la sicurtà e la vita de' Cristiani. Lassate dire,e tenete fermo il santo proponimento. Dissemi il padre mio, frate Raimondo, per vostra parte, ch'io pregasse Dio se doveste avere impedimento: e io già n'avea pregato, innanzi e dopo la Comunione santa; e non vedeva nè morte né pericolo neuno. Credete, e confidatevi in Cristo dolce Gesù. Io spero che Dio non dispregierà tante orazioni fatte con tanto ardentissimo desiderio, e con molte lagrime e sudori. Altro non dico. Perdonatemi nella santa e dolce dilezione di Dio. Perdonatemi, perdonatemi. Gesù Cristo crocifisso sia con voi.Gesù dolce, Gesù amore.

CCXXXIV - A Buonaccorso di Lapo in Firenze, essendo la Santa in Avignone

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissmo fratello in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedere voi e gli altri vostri signori, pacificare il cuore e l'anima vostra neldolcissimo sangue suo, nel qual sangue si spegne ogni odio e guerra, e abbassasi ogni superbia dell'uomo. Però che nel sangue l'uomo vede Dio umiliato a sè, prendendo la nostra umanità. La quale umanità è aperta e confitta e chiavellata in croce, sì che per li forami del corpo di Cristo crocifisso esce, e versa il sangue sopra di noi: ed ècci ministrato da' ministri della santa Chiesa. Pregovi per l'amore di Cristo crocifisso che voi riceviate il tesorodel sangue, il quale v'è dato dalla sposa di Cristo. Pacificatevi, pacificatevi con lei nel sangue; cognoscete le colpe e l'offese vostre fatte contra lei. Perocchè chi cognosce la colpa sua, e mostra in effetto che si cognosca, e siaumiliato; riceve sempre misericordia. Ma chi 'l mostra solo con la parola, e non va più oltre con le operazioni, non la trova mai. Questo non dico tanto per voi, quanto per gli altri che in questo difetto cadessero.

Oimè, oimè, carissimo fratello! Io mi doglio de' modi che sono tenati in dimandare la pace al santissimo Padre; che s'è mostrato più la parola che l'effetto. Questo dico perché, quand'io venni costà a voi e a' vostri Signori, mostrando nelle parole che fossero emendati della colpa commessa, parendo che si volesse umiliare, chiedendo misericordia al santo Padre; dicendo io a loro: «Vedete, Signori! se voi avete intenzione d'usare ogni umiltà in fatto e in detto, e che io v'offeri come figliuolimorti dinanzi al padre vostro, io m'affadigherò in quanto questo vogliate fare. Per altro modo io non v'anderei; «ed egli mi risposero che erano contenti. Oimnè, omimè, carissimi fratelli, questa era la via, e la porta perla quale vi conveniva entrare; e verun'altra ce n'è. E se fosse seguitata questa via in effetto, come con la parola; voi avereste avuta la più gloriosa pace che avesse mai persona. E non dico questo senza cagione, però che io so la disposizione del santo Padre, come ella era fatta: ma poichè noi cominciammo a escire della via, seguitando i modi astuti del mondo, facendo altro in effetto che pria non s'era porto con la parola, ha dato materia al santo Padre non di pace, ma di più turbazione. Però che venendo di qua i vostri ambasciatori, non tennero quel modo debito, che li era fatto tenere per li servi di Dio. Voi sete andati con modi vostri. E mai con loro non potei conferire, siccome diceste a me che direste a loro quando chiesi la lettera della credenzia cioè che noi conferissimo insieme d'ogni cosa, dicendo: «Noi non crediamo che questo si faccia mai per altra mano che de' servi di Dio». E si è fatto tutto il contrario. Tutto è perché non ci è anco il vero cognoscimento de' difetti nostri. E avveggomi che le parole umili procedevano più per timore e per bisogno, che per effetto d'amore o di virtù; però che se fosse stato in verità il cognoscimento della colpa commessa, averebbe risposto l'operazione al suono della parola; e i vostri bisogni, e quello che volevate dal santo Padre, avereste posto nelle mani de' veri servi di Dio. I quali sarebbero stati quei mezzi che averebbe sì dirizzati li mandati vostri e quelli del santo Padre, che voi avereste avuta buona concordia. Non l'avete fatto; della qual cosa ho avuta grande amaritudine, per l'offesa di Dio, e danno nostro.

Ma voi non vedete quanto male e quanti inconvenienti ne vengono per la vostra ostinazione, e per lo stare fermo nel vostro proponimento. Oimè, oimè, scioglietevi del legame della superbia, e legatevi coll'umile Agnello; e non vogliate spregiare nè fare contra il Vicario suo. Non più così! Per l'amore di Cristo crocifisso. Non tenete a vile il sangue suo. Quello che non s'è fatto per lo tempo passato, fatelo per lo presente. Non pigliate amaritudine nè sdegno, se vi paresse che il Padre santo dimandasse quello che vi paresse molto duro e impossibile a fare. Egli non vorrà però altro che la vostra possibilità.Ma egli fa come vero padre, che batte il figliuolo quando offende; fagli gran reprensione per farlo umiliare, e cognoscere la colpa sua; e il buono figliuolo non si sdegna contr'al padre, perché vede che ciò che fa, fa per amor suo; e però quanto più 'l caccia, più torna a lui, chiedendo misericordia sempre. Così dico a voi da parte di Cristo crocifisso, che tante volte quante foste spregiati dal nostro padre Cristo in terra, tante volte fuggite a lui. Lassatelo fare; chè egli ha ragione

Ecco che ora ne viene alla sposa sua, cioè al luogo di san Pietro e di san Paolo. Fate che subito corriate a lui con vera umiltà di cuore ed emendazione delle colpe vostre, seguitando il santo principio con lo quale cominciaste. Facendo così, averete pace spirituale e corporale. E tenendo altro modo, i nostri antichi non ebbero mai tanti guai, quanti averemo noi; perocchè chiameremo l'ira di Dio sopra di noi, e non parteciperemo il sangue dell'Agnello.

Non dico più. Sollecitate quanto potete ora che il santo Padre sarà a Roma. Io ho fatto, e farò, ciò che potrò, infino alla morte, per onore di Dio e per pace vostra, e perché si levi via questo mezzo, perché impedisce 'l santo e dolce passaggio. Che se non n'escisse altro male, siamo degni di ille inferni. Confortatevi in Cristo nostro dolce Gesù; che io spero per la sua bontà, che se vorrete tenere quel modo che dovete, voi averete buona pace. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


--
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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12/3/2022 10:52 AM
 
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CCXXXV (235) - Al Re di Francia



Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissimo Signore e padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi osservatore de' santi e dolci comandamenti di Dio: considerando me, che in altro modo non potiamo partecipare il frutto del sangue dell'Agnello immacolato. Il quale Agnello dolce Gesù ci ha insegnata la via; e così disse egli: «Ego sum via, veritas, et vita». Egli è il dolcemaestro che ci ha insegnata la dottrina salendo in su la cattedra della santissima croce. Venerabile padre, che dottrina e che via egli vi dà? La via sua è questa: pene, obbrobri, vituperii, scherni e villanie; sostenere, con vera pazienza, fame e sete; satollato d'obbrobri, confitto e chiavellato in croce per onore del Padre, e salute nostra. Che con la pena e obbrobrio suo ha satisfatto alla colpa nostra e al nostro vituperio, nel quale era caduto l'uomo per lo peccato commesso. Egli ha restituite, e punite le nostre iniquità sopra il corpo suo; e hallo fatto solo per amore, e non per debito.


Questo dolce Agnello, via nostra, ha spregiato il mondo con tutte le delizie e stato suo; e ha odiato il vizio, eamata la virtù. Voi, come figliuolo e servo fedele a Cristocrocifisso, seguitate le vestigie sua e la via la quale egliv'insegna; cioè, che ogni pena, tormento e tribolazione che Dio permette che il mondo vi faccia, portiate con vera pazienza. Perocchè la pazienza non è vinta, ma essa vince il mondo. Siate, siate amatore delle virtù, fondato in vera e santa giustizia, e spregiatore del vizio. Tre cosevi prego singolari, per l'amore di Cristo crocifisso, che facciate nello stato vostro. La prima si è, che spregiate ilmondo, e voi medesimo, con tutti i difetti suoi; possedendo voi il reame vostro come cosa prestata a voi, e non vostra. Perocchè voi sapete bene, che nè vita nè sanità nè ricchezze nè onore nè stato nè signoria non è vostra. Che s'ella fusse vostra, voi la potreste possedere a vostro modo. Ma tal ora vuole essere l'uomo sano, ch'egli è infermo; o vivo, ch'egli è morto; o ricco, ch'egliè povero; o signore, ch'egli è fatto servo e vassallo. E tutto questo è perch'elle non sono sue; e non le può tenere se non quanto piace a Colui che gliel'ha prestate. Adunque bene è semplice colui che possiede l'altrui per suo. Drittamente egli è ladro, e degno della morte. E però prego voi, che, come savio faccia come buono dispensatore, possedendo come cose prestate a voi; fatto per lui suo dispensatore.


L'altra cosa è, che voi manteniate la santa e vera giustizia; e non sia guasta nè per amore proprio di voi medesimo, nè per lusinghe, nè per veruno piacere d'uomo. E non tenete occhio, che i vostri offiziáli facciano ingiustizia per denari, tollendo la ragione a poverelli. Ma siatepadre de' poveri,siccome distributore di quello che Dio v'ha dato. E vogliate che i difetti che si truovano per lo reame vostro, siano puniti, e la virtù esaltata. Però tuttoquesto partiene alla divina Giustizia di fare.


La terza cosa si è, d'osservare la dottrina che vi dà questo maestro in croce; che è quella cosa che più desidera l'anima mia di vedere in voi; ciò è l'amore e dilezione col prossimo vostro, col quale tanto tempo avete avuto guerra. Perocchè voi sapete bene, che senza questa radice dell'amore, l'arbore dell'anima vostra non farebbe frutto, ma seccherebbesi, non potendo trarre a se l'umore della Grazia, stando in odio. Oimè, carissimo padre, che la prima dolce Verità ve lo insegna, e lassa per comandamento, d'amare Dio sopra ogni cosa, e il prossimo come sè medesimo. Egli vi diè l'esemplo, pendendo in sul legno della santissima croce. Gridando i Giudei «Crucifige»; ed egli grida con voce umile e mansueta: «Padre, perdona a costoro che mi crocifiggono, che non sanno che si fare». Guardate la sua inestimabile carità; chè non tanto che egli perdoni, ma gli scusa dinanzi al Padre. Che esemplo e dottrina è questa; che il Giusto, che non ha in sè veleno di peccato, sostenga dall'ingiusto, per punire le nostre iniquità!


Oh quanto si debbe vergognare l'uomo che sèguita la dottrina del dimonio e della sensualità, curandosi più d'acquistare ricchezze del mondo e di conservarle (chè tutte sono vane, e passano come vento), che dell'anima sua e del prossimo suo! Chè, stando in odio coi prossimo, ha odio con sè medesimo, perché l'odio il priva della divina Carità. Bene è stolto e cieco, chè egli non vede che col coltello dell'odio del prossimo suo uccide sè medesimo.


E però vi prego, e voglio, che seguitiate Cristo crocifisso, e siate amatore della salute del prossimo vostro; dimostrando di seguitare l'Agnello, che per fame dell'onore del padre e salute dell'anime, elesse la morte del corpo suo. Così fate voi, signor mio. Non curate di perdere della sustanzia del mondo; chè il perdere vi sarà guadagno, purchè potiate pacificare l'anima vostra col fratello vostro. Io mi maraviglio come voi non ci mettete eziandio, se fusse possibile, la vita, non tanto che le cosetemporali; considerando tanta distruzione dell'amme e de' corpi, quanta è stata; e quanti religiosi, donne e fanciulle sono state vituperate e cacciate per questa guerra. Non più, per l'amore di Cristo crocifisso! Non pensate voi, che se voi non fate quello che voi potete, di quanto male voi sete cagione? Male nei Cristiani, e male negl'infedeli. Perocchè la briga vostra ha impacciato e impaccia il misterio del santo passaggio.
Che se non ne uscisse altro male che questo, mi pare che doviamo aspettare il divino giudicio. Io vi prego che siate così più operatore di tanto male, e impacciatore di tanto bene, quanto è la recuperazione della Terra Santa, e di quell'anime tapinelle che non participano il sangue del Figliuolo di Dio. Della qual cosa vi dovereste vergognare, voi, e li altri signori cristiani; chè grande confusione è questa dinanzi agli uomini, e abominazione dinanzi a Dio, che si faccia la guerra sopra il fratello, e lascisi stare il nimico; e vogliasi tôrre l'altrui, e non racquistare il suo. Non più tanta stoltizia e cecità! Io vi dico, da parte di Cristo crocifisso, che non indugiate più a far questa pace.
Fate la pace,e tutta la guerra mandate sopra gl'infedeli. Aiutate a favoreggiare, e a levar su l'insegna della santissima croce; la quale Dio vi richiederà, a voi e agli altri, nell'ultima estremità della morte, di tanta negligenzia e ignoranzia, quanta ci si è commessa, e commette tutto dì. Non dormite più (per l'amore di Cristo crocifisso, e per la vostra utilità!), questo poco del tempo che ci è rimaso; perocchè il tempo è breve, e dovete morire, e non sapete quando. Cresca in voi un fuoco di santo desiderio a seguitare questa santa croce, e pacificarvi col prossimo vostro. E per questo modo seguiterete la via e la dottrina dell'Agnello svenato,derelitto in croce; e osserverete i comandamenti. La via seguiterete, portando con pazienzia le ingiurie che vi sono state fatte; la dottrina, in rinconciliarvi col prossimo; e l'amor di Dio, manifestandolo con seguitare la santissima croce nel santo e dolce passaggio. Nel quale mi pare che il vostro fratello missere lo duca d'Angiò per l'amore di Cristo, vuole prendere a faticarsi in questa santa operazione. Sarebbe da farsi coscienzia se per voi rimanesse tanto dolce e santo misterio. Or in questo modo seguiterete le vestigie di Cristo crocifisso, adempirete la volontà di Dio e mia, e i comandamenti suoi; chè vi dissi ch'io desiderava di vedervi osservatore de' comandamenti santi di Dio. Non dico più. Perdonate alla mia presunzione. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce. Gesù amore.

CCXXXVI - A Bartolo Usimbardi in Firenze

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi ardere nella fornace della divina Carità, acciocchè si consumi ogni amore proprio di voi, e solo attendiate di piacere al vostro Creatore; non curando detto di creatura, nè ingiuria o scherni o rimproverio che da loro riceveste; ma con umiltà chinare il capo a ciò che la divina Bontà vi permette; e acciocchè siate forte contra le varie e diversecogitazioni e battaglie delle dimonia, tenendo ferma la volontà, che non consenta, ma solo voglia amare e servire al suo Creatore. E facendo così, sarete perseverante infino alla morte; e così riceverete all'ultimo 'l frutto delle vostre fadighe: il quale, come dice santo Paolo, senza alcuna comparazione è maggiore che le passioni che in questa vita si sostengono.

Rallegratevi, Figliuolo mio dolce, che ora di nuovo avete ricevuta grande abbondanzia nel sangue di Gesù Cristo: però ch'io ho avuta dal santo Padre la indulgenzia di colpa e di pena al punto della morte, per molti de' miei Figliuoli; tra' quali sete voi, e Francesco e la donna. E di tutti insieme fo fare un privilegio, per meno impaccio e spesa. Ma se mai non avesse il vostro per scrittura, niente vi nuoce: bastivi averla per la bocca del Vicario di Cristo; e al punto della morte di domandare al prete l'assoluzione di colpa e di pena secondo che può: ed egli è tenuto di darvela. Credete, figliuolo, con fede viva e speranza ferma, che, passando di questa vita con questa indulgenzia, confesso e pentito de' vostri peccati, l'anima vostra ne va pura e netta e monda a vita eterna, come il dì che ebbe ricevuto il santo Battesimo. Adunque voglio che mutiate vita, ordinandovi in tutto secondo la volontà di Dio; ponete tutto 'l cuore e l'affetto vostro inlui, e del mondo vi fate beffe, pigliandone solo la vostra necessità. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce. Gesù amore.

CCXXXVII - Al Duca d'Angio

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo signore e fratello in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi il cuore confitto e chiavellato in croce sì e per siffatto modo che v'accresca 'l desiderio vostro, che tosto siate pronto e sollecito a levare il Gonfalone della santissima croce. Son certa che, se voi ragguarderete l'Agnello svenato e consumato in croce per amore, per torvi la morte e rendervi la vita della Grazia, che questo sarà quella santa memoria ch e vi accenderà 'l desiderio a tosto farlo, e raffrenerà del cuore e dell'anima vostra ogni disordinato diletto e vanità del mondo. I quali diletti passano via come 'l vento, e lasciano sempre la morte nell'anima di colui che li possiede; e nel fine della morte, se non si corregge, il conducono alla morte eternale: sicchè per suo difetto si è privato della visione di Dio, e fattosi degno della visione e conversazione delle dimonia.

Ed è cosa giusta e convenevole che sostenga pena infinita colui che offende Dio, che è Bene infinito. Dico di quello che spende tutta la vita sua in delizie e in vivere splendidamente, cercando i grandi onori nelli gran conviti e molti adornamenti; e tutta la sostanzia loro non spendono in altro: e i poverelli si muoiono di fame. Ma essi sempre cercano le grandi e le molte vivande, nettezza di vasi, le care mense, e delicati e ornati vestimenti: ma non si curano dell'anima tapinella, elle si muore di fame; però che gli tollono 'l cibo della virtù e della santaconfessione, e della parola santa di Dio, cioè della Parola incarnata, unigenito suo Figliuolo. Del quale doviamo seguitare le vestigie per affetto ed amore, amando quello che egli ama, cercando quello che egli cercò: ainare le virtù, e spregiare 'l vizio, cercare l'onore di Dio, e cercare la salute di noi e del prossimo nostro. E però disse Cristo, che di solo pane non viveva l'uomo, ma della parola di Dio.

Adunque voglio, caro e dolce signore e fratello in Cristo dolce Gesù, che seguitiate questa dolce Parola, con virtù vera,Cristo crocifisso; e non vi lasciate ingannare almondo, nè alla forte gioventù. Perocchè, seguitando noi pur il inondo, potrebbe esser detto a noi quella parola che disse Cristo benedetto de' Giudei: «Costoro sono simili a' sepolcri, che di fuore sono belli e scialbati, e dentro sono pieni d'ossa e di puzza di morti». Oh quanto dice bene la dolce e prima Verità! E veramente egli è così: che di fuore paiono belli con molti adornamenti, empiendosi 'l cuore e l'affetto di queste cose morte e transitorie, che generano puzza e fastidio di disonestà nell'anima e nel corpo. Ma io spero per la bontà di Dio, che voi v'ingegnerete di correggere sì la vita vostra, che questo non toccherà a voi; ma con grandissimo fuoco d'amore piglierete la croce, nella quale si spense e distrusse la morte del peccato mortale, e avemmo la vita. E così farà a voi. Nella levazione della croce si leverannotutte le offese che avete fatto a Dio e dirà poi Dio a voi:«Vieni, diletto figliuolo mio, che ti sei affaticato per me. Io ti consolerò, e menerotti alle nozze della vita durabile, dove è sazietà senza fastidio, e fame senza pena, diletto senza scandolo»: e non sono fatte come le nozze e i conviti del mondo, che danno spesa senza alcuno guadagno; e quanto più sen'empie l'uomo, più rimane vuoto; da letizia viene a tristizia.

E bene lo vedesti voi nel di d'ieri; che, avendo voi con gran festa fatto il convito, 'l vi tornò a grande amaritudine. E questo permise Dio per grandissimo amore che ha all'anima vostra; e volse manifestare a voi e agli altri ch'erano d'intorno, che cosa è la nostra vana letizia. E mostrò Dio, che quegli atti, le parole e costumi e i modi e consigli fusseno poco piacevoli e accettevoli a lui. Oimè! Io temo bene, che la nostra stoltizia non sia tanta, che non ci lasci considerare il divino giudizio.

Dicovi da parte di Cristo crocifisso, che sempre il dì d'ieri portiate nella memoria, acciò che le cose vostre siano fatte con ordinato modo, e con virtù e timore di Dio, e non senza timore di Dio. Confortatevi, confortatevi; ché io spero. per la sua bontà, che vel farà fare. E non abbiate amaritudine affliggitiva di questo caso che ci è avvenuto; ma sia pena sanativa d'un cognoscimento santo di voi medesimo. Siavi un santo freno, che raffreni in voi ogni disordinata vanità; siccome si fa al cavallo che corre, che si tira la briglia perché non esca fuore dell'ordine del corso suo. Orsù, figliuolo mio dolce in Cristo nostro dolce Gesù, abbracciatevi con la santissima croce; rispondete a Dio, che con essa croce vi chiama: e così adempirete la volontà sua, e il desiderio mio. E però vi dissi che io desiderava di vedervi il cuore e il desiderio vostro confitto e chiavellato in croce. Fate che innanzi che il santo Padre ne vada, voi fermiate il vostro santo desiderio, pigliando la santa croce dinanzi alla Santità sua: e quanto più tosto, meglio è, per lo popolo cristiano, e infedele. E fate tosto senza negligenzia; non prolungate più tempo. Vogliate che piuttosto vi manchi 'l tempo nelle cose temporali, che nelle spirituali; e specialmente in questa santa e dolce operazione, la quale Dio vi ha posta in mano, e favvi degno di quello per la sua bontà, che spesse volte suol fare a' grandi servi suoi.Non dico più. Ricordatevi, monsignore, che dovete morire, e non sapete quando. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Perdonate alla mia presunzione. Gesù dolce. Gesù amore.

CCXXXVIII - A Gregorio XI

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Santissimo Padre in Cristo dolce Salvatore, la vostra indegna miserabile figliuola Catarina vi si raccomanda nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio; con desiderio di vedere adempita la volontà di Dio, e desiderio vostro, di vedere levato in alto il gonfalone e segno della santissima croce Il quale segno pare che la volontà dolce di Dio voglia che 'l levìate; e voi so, santissimo Padre, che n'avete grandissimo desiderio. Poichè Dio vuole, e voi n'avete buona volontà, pregovi e dicovi per l'amore di Cristo crocifisso, che voi non ci siate negligente; ma se 'ldolce e buono Gesù vi manda la via e il modo a potere fare il santo principio, fatelo. Se voi 'l farete, Dio prospererà la sposa sua; e così anderete dalla guerra alla pace con l'aiutorio divino. So che mi parbe che voi diceste, quando fui dinanzi alla vostra Santità, che egli era bisogno d'avere uno principe che fusse buono capo: altri. menti non vedevate il modo. Ecco il capo, Padre santo. Il duca d'Angiò vuole, per l'amore di Cristo e reverenzia della santa croce, con amoroso e santo desiderio pigliare questa fadiga, la quale, per amore ch'egli ha del santo passaggio, gli pare leggiera; dolcissima gli parerà, pure che voi, babbo santissimo mio, vogliate attendere a farlo. Oimè (dolce Dio amore!) non indugiate più a mandare in effetto il vostro desiderio e dolce volontà. Sappiate, sappiate tenere i tesori e doni di Cristo, e' quali vimanda innanzi, ora mentre che avete il tempo.

Pare che la divina bontà tre cose vi richiegga. Dell'una ne ringrazio Dio e la Santità vostra, che egli ha fermato e stabilito il cuore vostro, fattovi forte contra lebattaglie di coloro che vi volevano impedire, cioè dall'andare a tenere e possedere il luogo vostro. Godo ed esulto della buona perseveranzia che avete avuta, mandando in effetto la volontà di Dio e il vostro buono desiderio.

Ora vi prego che voi siate sollicito d'adempire le altre due; perocchè, pregando io il nostro dolce Salvatore per voi, siccome mi mandaste dicendo, manifestando egli, ch'io dicessi a voi che voi doveste andare, e io scusando, reputandomi indegna d'essere annunziatrice di tanto misterio, dicevo: «Signore mio, io ti prego che se egli è la tua volontà che egli vada, che tu gli accresca e accenda più il desiderio suo». Diceva, per la sua bontà, il nostro dolce Salvatore: «Digli sicuramente, che questo ottimo segno gli do, che ella è mia volontà che egli vada: chè quanto più contrari gli verranno, e più gli sarà contradetto che egli non vada, più si sentirà crescere in sè una fortezza, che uomo non parerà che gli la possa tollere; che è questo contra 'l modo suo naturale. Or ti dico, ch'io voglio che egli levi la croce santissima sopra gl'infedeli; e levila sopra de' sudditi suoi, ciò sono quelli chesi pascono e notricansi nel giardino della santa Chiesa, che sono ministratori del sangue mio. Dico che sopra costoro voglio che egli levi la croce; cioè in perseguitaree' vizi e i difetti loro. Divelto il vizio, è piantata la virtù, ponendo questa croce in mano di buoni pastori e rettori nella santa Chiesa. E se non ci è di fatti, vuole che quelliche sono a fare, voi miriate che siano buoni e virtuosi, che non temano la morte del corpo loro. Non vuole Dio che si ragguardi agli stati e alle grandezze e alle pompe del mondo, perocchè Cristo non ha conformità con loro; ma solo alla grandezza e ricchezza della virtù. A questo modo li buoni con l'affetto della croce perseguiteranno li vizii delli cattivi.

Pregovi, santissimo Padre, per amore dell'Agnello svenato, consumato e derelitto in croce, che voi, come vicario suo, adempiate questa dolce volontà, facendo ciò che potete fare; e sarete poi escusato dinanzi a lui, e la coscienza vostra sarà scaricata. Se non faceste quello che potete, sarestene molto ripreso da Dio. Spero, per la sua bontà e santità vostra, che voi 'l farete; siccome avete fatto dell'una, d'averla messa in effetto, cioè dell'andatavostra; così compirete l'altre del santo passaggio, e del perseguitare li vizii che si commettono nel corpo della santa Chiesa.

Non dico più. Perdonate alla mia presunzione. Missere lo Duca so che verrà a voi per ragionarvi con grande desiderio del fatto del santo passaggio, come detto è. Dategli buono effetto, per l'amore di Dio: adempite il dolce desiderio suo. Permanete nella santa dolce dilezione di Dio. Domandovi umilmente la vostra benedizione. Gesù dolce, Gesù amore.

CCXXXIX - A Gregorio XV

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Santissimo e reverendissimo dolce padre in Cristo dolce Gesù, la vostra indegna e miserabile figliuola Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrive alla vostra Santità nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi forte e perseverante nel buono e santo proponimento, sì e per siffatto modo che non sia veruno vento contrario che vi possa impedire; nè dimonia nè creatura. Gli quali pare che voglianovenire, come dice il nostro Salvatore nel suo santo Evangelio, nel vestimento della pecora, parendo agnelli, e essi sono lupi rapaci. Dice il nostro Salvatore, che noi ci dobbiamo guardare da costoro. Parmi, dolce padre, che già comincino a venire a voi con la scrittura; e oltra alla scrittura, v'annunciano l'avvenimento suo, dicendo che giungierà alla porta quando voi nol saprete. Questo suona umile dicendo: «Se mi sarà aperto, io entrerò, e ragioneremo insieme». Ma egli si mette il vestimento dell'umilità, acciocchè gli sia creduto bene. é gloriosa dunque questa virtù, con la quale la superbia s'ammantella.

Costui ha fatto in questa lettera verso la vostra Santità, secondo che io n'ho compreso, come fa il dimonio nell'anima, quando spesse volte sotto colore di virtù e di compassione gli gitta il veleno. E specialmente con servi di Dio usa questa arte; perocchè vede che puramente col vizio egli non gli potrebbe ingannare. Così mi pare che faccia questo dimonio incarnato, il quale ha scritto a voi con colore di compassione e con forma santa; cioè parendo che ella venga da uomo santo e giusto, ed ella viene dagl'iniqui uomini e consiglieri del dimonio, stroppiatori del ben comune della congregazione cristiana e della reformazione della santa Chiesa, amatori d'amore proprio, cercando solamente e' beni loro particolari. Ma tosto, padre, ve ne potrete dischiarare se ella è venuta daquello giusto uomo, o no. E parmi secondo l'onore di Dio, il debbiate cercare.

Questo io non reputo (per quello che io ne possa vedere o comprendere), e' non mi si rappresenta al suono delle parole sue, servo di Dio, ma fittivamente mi pare fatta. Ma a me non pare che sapesse bene l'arte colui che la fece. Dovevasi dunque ponere alla scuola; e parmi ch'egli abbia saputo meno che uno bambolo.

Vedete dunque, santissimo Padre, che egli v'ha posto innanzi quella parte che cognosce più debile nell'uomo, e singolarmente in coloro che sono molto teneri e compassionevoli d'amore carnale, e teneri del corpo loro; perocchè questi cotali tengono più cara la vita che tutti gli altri. E però ve l'ha posto per lo primo vocabolo.' Ma io spero per la bontà di Dio, che voi attenderete più all'onore suo e alla salute delle vostre pecorelle, che a voi medesimo, siccome pastore buono che debbe ponere la vita per le pecorelle sue.

Parmi, dunque, che questo velenoso uomo da una parte commenda l'avvenimento vostro, dicendo che è buono e santo; e dall'altra parte dice che 'l veleno è apparecchiato; e parmi che vi consigli che vi mandiate uomini confidenti che vadano innanzi a voi, e troveranno il veleno per le tavole; cioè, pare che dica per le bottiglie,il quale s'apparecchia per darlo temperatamente, o per dì, o per mese, o per anno. Onde bene gli confesso, che del veleno se ne trova così alle tavole di Vignone e dell'altre città, come a quelle di Roma; e così se ne trovatemperatamente per lo mese e per l'anno, e largamente, secondo piacesse al compratore: e in ogni loco se ne troverà. E però gli parrebbe ben fatto, che voi mandaste, e sostentaste in questo mezzo l'avvenimento vostro; e mostra che aspetti, in questo mezzo venga il divino giudicio sopra questi iniqui uomini, li quali, secondo che chi dice, pare che cerchino la vostra morte. Ma se egli fusse savio, egli s'aspetterebbe per sè medesimo; perocchè egli è seminatore del più pessimo veleno che fusse già gran tempo seminato nella Chiesa santa, in quanto che egli vuole impedire a voi quello che Dio vi richiede e che dovete fare. E sapete in che modo si seminarebbe questo veleno? Che, non andando voi, ma mandando secondo che vi consiglia il buono uomo, susciterebbe uno scandalo e una rebellione temporale e spirituale, trovando in voi menzogna, che tenete luogo di verità. Perocchè avendo voi annunciato e determinato l'avvenimento vostro; e trovando il contrario, cioè che egli non fusse; troppo sarebbe grande scandalo, turbazione e errore nelli cuori loro. Sicchè egli dice bene il vero; egli ha laprofezia di Caifas, quando disse: «Egli è di bisogno che uno uomo moia, acciocchè il popolo non perisca». Egli non sapeva quello che si diceva, ma il sapeva bene lo Spirito Santo, che diceva la verità per la bocca sua: ma ildimonio non gli faceva dire per quella intenzione. Così costui vuol essere un altro Caifas. Egli profeta, che se voi mandate, troveranno il veleno. Veramente egli è così; che se fussero tanti li vostri peccati che voi rimanestee essi andassero, li vostri confidenti troveranno che si porrà il veleno per le bottighe de' cuori e delle bocche loro per lo modo detto. E non basterebbe pure uno dì, perché anderebbe il mese e l'anno innanzi che fusse smaltito. Molto mi maraviglio delle parole di questo uomo, cioè che commendi l'operazione buona e santa e spirituale; e poi vuole che per timore corporale si lassi lasanta operazione. Non è costume de' servi di Dio che per veruno danno corporale o temporale, eziandio se la vita n'andasse, eglino vogliano mai abbandonare l'esercizio e l'operazione spirituale; perocchè, se avessero fatto così, neuno sarebbe giunto al termine suo. Perocchè la perseveranzia del santo e buono desiderio con le buone operazioni, è quella che è coronata e che merita gloria, e non confusione.

E però vi dissi, Padre Reverendo, che desideravo di vedervi fermo e stabile nel vostro buono proponimento (perocchè dopo questo seguiterà la pace de' vostri ribelli figliuoli e la reformazione della santa Chiesa) e anco d'adempire 'l desiderio de' servi di Dio, 'l quale hanno di vedere rizzare il gonfalone della santissima croce sopra gl'infedeli. Allora potrete ministrare il sangue dell'Agnello nelli tapinelli Infedeli; perocchè voi sete ilcelleraio di questo sangue, e che ne tenete le chiavi.

Oimè, padre, io vi prego per l'amore di Cristo crocifisso, che a questo, tosto diate la potenzia vostra; perocchè senza la potenzia vostra non si può fare. Non vi consiglio però, dolce padre, che voi abbandoniate quelli che vi sono figliuoli naturali, e che si pascono alle mammelle della sposa di Cristo, per li figliuoli bastardi, che non sono ancora ligittimati col santo battesimo; ma spero per la bontà di Dio, che andando e' figliuoli legittimi con la vostra autorità e con la virtù divina del coltello della parola santa, e con la virtù e forza umana, essi torneranno alla madre della santa Chiesa, e voi li ligittimerete. Questo pare che sia onore di Dio, utile a voi, onore ed esaltazione della dolce sposa di Cristo Gesù; più che seguitare il semplice consiglio di questo giusto uomo, che vi pone, che meglio vi sarebbe, a voi e ad altri ministri della Chiesa di Dio, abitare fra gl'infedeli Sarraceni, che fra la gente di Roma o d'Italia.

A me piace la buona fame, che egli ha della salute degl'infedeli; ma non mi piace che egli voglia tollere il padre alli figliuoli legittimi, e il pastore alle pecorelle congregate nell'ovile. E mi pare che voglia fare di voi, come fa la madre del fanciullo, quando li vuole tollere il lattedi bocca che si pone l'amaro in sul petto, acciocchè senta prima l'amaritudine che il latte; sicchè per timore dell'amaro abbandoni il dolce: perché 'l fanciullo s'inganna più con l'amaritudine, che con altro. Così vuole fare costui a voi, ponendovi innanzi l'amaritudine del veleno e della molta persecuzione, per ingannare la fanciullezza dell'amore tenero sensitivo, acciocchè per paura lassiate il latte; il quale latte di Grazia séguita dopo ildolce avvenimento vostro. E io vi prego da parte di Cristo crocifisso, che voi non siate fanciullo timoroso, ma virile. Aprite la bocca, e inghiottite l'amaro per lo dolce.Non si converrebbe alla vostra santità d'abbandonare il latte per l'amaritudine. Spero per la infinita e inestimabile bontà di Dio, che, se vorrete, vi farà grazia, a noi, e a voi; e che voi sarete uomo fermo e stabile, e non vi muoverete per verano vento, nè illusione di dimonio, nè per consiglio di dimonio incarnato; ma seguiterete la volontà di Dio, e il vostro buono desiderio, e il consiglio de' servi di Gesù Cristo crocifisso.

Non dico più. Concludo che la lettera mandata a voi non esca da quello servo di Dio nominato a voi, nè che ella fusse scritta molto dalla lunga; ma credo che ella venga ben di presso, e dai servi del Dimonio, che poco temono Dio. Che in quanto io credesse che ella uscisse da lui, none l' reputerei servo di Dio, se altro non ne vedessi. Perdonate a me, padre, il favellar troppo presuntuosamente. Umilemente v'adimando che mi perdoniate e doniate la vostra benedizione. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Prego la infinita sua bontà, che mi dia grazia che tosto, per lo suo onore, vi vegga mettere il piè fuora dell'uscio, con pace, riposo e quiete dell'anima e del corpo. Pregovi, dolce padre, che quando piace alla vostra Santità, che mi diate audienzia; perocchè mi vorrei trovare dinanzi a voi prima che io mi partissi. Il tempo è breve: sicchè dove piacesse a voi, vorrei che fusse tosto. Gesù dolce, Gesù amore.

CCXL  (240) - A monna Lapa sua madre, pria iche tornasse da Vignone

Al nome di Gesù Crisito crocifisso e di Maria dolce.

Carissima madre Cristo dolce Gesù. La vostra indegna miserabile figliuola Caitarina vi conforta nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio. Con desiderio ho desiderato di vedervi madre vera non solamente del corpo, ma dell'anima mia; con. siderando me, che essendo voi amatrice più dell'anima che del corpo, morrà in voi ogni disordinata tenerezza, e non vi sarà tanta fadiga il paitiredella presenzia mia corporale; ma saravvi piu tosto consolazione, e vorrete per onore di Dio portare ogni fadiga di me, considerando che si facci l'onore di Dio. Facendo l'onore di Dio, non è senza accrescimento di grazia e di virtù nell'amima mia. Sicchè bene è vero, che essendo voi, dolcissima madre, amatrice più dell'anima che del corpo, sarete consolata e non sconsolata. Io voglio che impariate da quella dolce madre Maria, che per onore di Dio, e salute nostra ci donò il Figliuolo, morto in sul legno della santissima croce. E, rimanendo Maria sola, poichè Cristo fu salito in cielo, rimase con li discepoli santi: e poniamochè Maria e i discepoli avessero grande consolazione, il partire fusse sconsolazione, nondimeno per la gloria e loda del Figliuolo suo, per bene di tutto l'universo mondo, ella consente e vuole che elli si partano. E più tosto elegge la fadiga del partire loro, che la consolazione dello stare, solo per l'amore che ella aveva all'onore di Dio e alla salute nostra. Or da lei voglio cheimpariate voi, carissima madre.
Voi sapete che a me conviene seguitare la volontà di Dio; e io so che voi volete che io la séguiti. Sua volontà fu che io mi partissi: laquale partita non è stata senza misterio, nè senza frutto di grande utilità. Sua volontà è stata, ch'io sia stata, e non per volontà d'uomo; e chi dicesse il contrario, è il falso e non è la verità. E così mi converrà andare, seguitando le vestigie sue in quel modo e a quel tempo che piacerà alla sua inestimabile bontà. Voi, come buona e dolce madre, dovete essere contenta, e non sconsolata, a portare ogni fadiga per onore di Dio e salute vostra e mia. Ricordovi, che per li beni temporali voi il facevate, quando i vostri figliuoli si partivano da voi per acquistare la ricchezza temporale; ora per acquistare vita eterna,vi pare di tanta fadiga, che dite che v'anderete a dileguare se tosto io non vi rispondo. Tutto questo v'addiviene perché voi amate più quella parte che io ho tratta da voi, che quella ch'io ho tratta da Dio, cioè la carne vostra, della quale mi vestiste. Levate, levate un poco il cuore e l'affetto vostro in quella dolce e santissima croce, dove viene meno ogni fadiga: vogliate portare un poco di pena finita, per fuggire la pena infinita che meritiamo per li nostri peccati. Ora vi confortate per amore di Cristo crocifisso; e non crediate d'essere abbandonata nè da Dio nè da me.
Anco, sarete consolata, e riceverete piena consolazione; e non è tanto stata la pena, quanto sarà maggiore il diletto. Tosto ne verremo, per la grazia di Dio; e non staremmo ora a venirne, se non fusse lo impedimento che abbiamo avuto della infermità grave di Neri. E anco il maestro Giovanni, e Fra Bartolomeo sono stati infermi... Altro non dico. Raccomandateci... Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.




Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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12/3/2022 10:56 AM
 
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CCXLI (241) - A monna Giovanna di Corrado



Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissima madre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi fare una abitazione nella cella del cognoscimento di voi medesima, acciocchè possiate venire a perfetto amore; considerando me, che colui che non ama il suo Creatore, non può piacere a lui, perocchè egli è esso Amore, e non vuole altro che amore. Questo amore truova l'anima che cognosce sè medesima; perocchè vedendosi, sè non essere, ma l'essere suo avere per grazia e non per debito,, eogni grazia che è fondata sopra l'essere, e dato ci è con. inestimabile amore; allora truova in sè tanta bontà di Dio versare, che la lingua non è sufficcinte a dirlo: e poiche si vede tanto amare da Dio, non può, fare che non ami. Ama in sè la ragione e Dio; e odia la sensualità, che disordinatamente si vuole dilettare del mondo (o ella si diletta dello stato o ricchezze, o di piacere alle creaturepiù che al Creatore, fondandosi in suo parere), diletti e piaceri del mondo, o alcuna volontà. Sono di quelli che amano e' figliuoli; e chi lo sposo, e chi la madre, o padre, disordinatamente d'amore troppo sensitivo: il quale amore è uno mezzo tra l'anima e Dio che non lassa ben cognoscere la verità del vero e superno amore. E però disse la prima dolce Verità: «Chi non abbandona il padre e la madre, suoro e fratelli, e sè medesimo, non è degno di me». Ben se n'avvedevano e avvedono e' veri servi di Dio; che subito spogliano il cuore e l'affetto e l'anima loro del mondo e delle pompe e delizie sue, e d'ogni creatura fuori di Dio: non, che egli non amino la creatura; ma amanla solamente per Dio, in quanto sono creature amate smisuratamente dal Creatore. Ma come essi odiano la parte sensitiva, che ribella a Dio in loro; così l'odiano nel prossimo, che veggono che offende la somma eterna Bontà. Così voglio che facciate voi, carissima madre in Cristo dolce Gesù; che voi amiate la bontà di Dio in voi, e la sua smisurata carità, la quale troverete nella cella del cognoscimento di voi medesima. In questa cella troverete Dio. Chè, come Dio tiene in sè ogni cosa che partecipa l'essere, così in voi troverete la memoria, la quale tiene ed è atta a ritenere il tesoro de' beneficii di Dio; troveretevi lo intendimento, il quale ci fa participare la sapienzia del Figliuolo di Dio, intendendo e cognoscendo la sua volontà, che non vuole altro. che la nostra santificazione. Vedendo questo, l'anima non si può dolere nè conturbare di neuna cosa che avvenga, cognoscendo che ogni cosa è fatta con providenzia di Dio e con grandissimo amore.


Con questo cognoscimento voglio e vi prego per amore dello svenato Agnello, che medichiate l'ascaro e la malagevolezza che avete sentita per la partita di Stefano. Godete e esultate; chè non sarà senza accrescimento di grazia nell'anima sua e nella vostra. Per grazia di Dio, ilvederete tosto. Anco, dico che nel cognoscimento di voi voi troverete la clemenzia dolce dello Spirito Santo; che è quella parte che non dona, nè è altro che amore; e ciò che egli fa e adopera adopera per amore. Questo affetto troverete nell'anima vostra: perocchè la volontà non è altro che amore; ogni suo affetto e movimento non si muove per altro che per amore. Ama e odia quello che l'occhio del cognoscimento ha inteso e veduto. Or bene è vero adunque, carissima madre, che dentro nella cella dell'anima voi truovate tutto Dio, il quale dà tanta dolcezza e refrigerio e consolazione che per neuna cosa che avvenga si può turbare, perocchè ella è fatta capace della volontà di Dio.


Dirittamente l'anima allora diventa uno giardino pieno di fiori odoriferi di santo desiderio; e nel mezzo si è piantato l'arbore della santissima croce, dove si riposa l'Agnello immacolato, il quale diriga sangue, bagna e allaga questo dolce e glorioso giardino, e tiene in sè e' frutti maturi delle vere e reali virtù. Se volete pazienzia,ine è fondata mansuetudine; in tanto che non è udito il grido suo dell'Agnello per neuna mormorazione; umiltà profonda, vedendo Dio umiliato all'uomo, il Verbo umiliato all'obbrobriosa morte dellacroce. Se... carità, egliè essa carità: anco, più che... la forza dell'amore e dellacarità l'ha tenuto confitto e chiavellato in croce. Non eran sufficienti e' chiovi e la croce a tenere Dio-ed-uomo, se la forza della carità non l'avesse tenuto. Non mi maraviglio se quella che ha fatto di sè giardino per cognoscimento di sè, ella è forte contra tutto quanto il mondo; perocchè ella è conformata, e fatta una cosa con la somma fortezza. Veramente ella comincia a gustare l'arra di vita eterna in questa vita; ella signoreggia il mondo, perocchè se ne fa beffe. Le dimonia temono d'approssimarsi all'anima che arde nella divina carità.


Orsù, carissima madre, non voglio che dormiate più nella negligenzia nè nell'amore sensitivo; ma con un ardentissimo e smisurato amore vi leviate su, bagnandovi nel sangue di Cristo, e nascondendovi nelle piaghe di Cristo crocifisso. Non dico più. Son certa che, se starete in cella, come detto è, non troverete altro che Cristo crocifisso. E così dite a Corrado che faccia questo medesimo. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

CCXLII - Ad Angelo da Ricasoli

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo e reverendo padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi uomo virile, e non timoroso; acciocchè virilmente serviate alla dolce sposa di Cristo; adoperando per onore di Dio spiritualmente, secondo che nel tempo d'oggi questa dolce sposa ha bisogno. Son certa, che, se l'occhio dell'intelletto vostro si leverà a vedere la sua necessità,voi 'l farete sollicitamente, e senza veruno timore, o negligenzia. L'anima che teme di timore servile, neuna sua operazione è perfetta; e in qualunque stato si sia, nelle piccole cose e nelle grandi, viene mneno, e non conduce quello che ha cominciato alla sua perfezione. O quanto è pericoloso questo timore! egli taglia le braccia del santo desiderio: egli accieca l'uomo, che non gli lassa cognoscere nè vedere la verità. Perché questo timore procede dalla cechità dell'amore proprio di sè medesimo. Chè, subitochè la creatura che ha in sè ragione. s'ama d'amore proprio sensitivo, subito teme; e questa è la cagione perché teme, perché ha posto l'amore e la speranza sua in cosa debile, che non ha in sè fermezza nè stabilità veruna, anzi passa come 'l vento.

Oh perversità d'amore, quanto sei dannosa a' signori temporali e spirituali, e a' sudditi! Se egli è prelato, eglinon corregge mai, perché teme di non perdere la prolazione e di non dispiacere alli sudditi suoi. Così medesimamente il suddito. Perché umilità non è in colui che s'ama di così fatto amore, anzi è una radicata superbia. Il superbo non è mai obediente. Se egli è signore, non tiene giustizia, anzi commette inique e false giustizie, facendo secondo il piacere suo, o secondo il piacere delle creature. E così, per lo non correggere e non tenere giustizia, li sudditi ne diventano più cattivi, perché si nutricano nelli vizi e nelle malizie loro.

Poichè è tanto pericoloso l'amore proprio e il disordinato timore, è da fuggirlo, e da aprire l'occhio dell'intelletto nello obietto dell'immacolato Agnello, il quale è regola e dottrina nostra: e lui dobbiamo seguitare, perocchè egli è esso amore e verità; e non cerca altro che l'onore del padre e la salute nostra. Elli non temeva nè Giudei nè persecuzione loro, nè la malizia della dimonia, nè infamia, nè scherni, nè villania; nell'ultimo non temè l'obrobriosa morte della croce. Noi siamo gli scolari, che siamo posti a questa dolce e soave scuola. Voglio adunque, carissimo e dolcissimo padre, che con grandissima sollicitudine e dolce prudenzia apriate l'occhio dell'intelletto in questo Libro della vita, che vi dà sìdolce e soave dottrina; e non attendiate a veruna altra cosa che all'onore di Dio e alla salute dell'anime, e al servizio della dolce sposa di Cristo. Con questo lume vi spoglierete dell'amore di voi proprio, e sarete vestito d'uno amore divino: cercherete Dio per la sua infinita bontà, che è degno d'essere cercato e amato da noi. Amerete voi e la virtù; e odierete il vizio per Dio. E di questo medesimo amore amerete il prossimo vostro.

Vedete bene, che la divina Bontà v'ha posto nel corpo mistico della santa Chiesa, nutricandovi al petto di questa dolce sposa, solo perché voi mangiate alla mensa della santissima croce il cibo dell'onore di Dio e della salute dell'anime. E non vuole che sia mangiato altro che in croce, portando le fadighe corporali con molti ansietati desiderii, siccome fece il Figliuolo di Dio, che insiememente sosteneva li tormenti nel corpo e la pena del desiderio; e maggiore era la croce del desiderio, che non era la croce corporale. Il desiderio suo era questo: la fame della nostra redenzione, per compire l'obbedienza del Padre Eterno, ewragli pena, infinochè none 'l vedeva compito. E anzi, come Sapienzia del Padre Eterno, vedeva coloro che participavano il sangue suo, e coloro che nol participavano per le colpe loro. Il sangue era dato a tutti; e però si doleva per la ignoranzia di coloro chenone 'l volevano participare. Questo fu quello crociato desiderio che portò dal principio infino alla fine. Data ch'elli ebbe la vita, non terminò però il desiderio, ma si la croce del desiderio. E così dovete far voi, e ogni creatura che ha in sè ragione; dare la fadiga del corpo e la fadiga del desiderio, dolendovi dell'offesa di Dio, e dannazione di molte tante anime quante vediamo che periscono. Parmi che sia tempo, carissimo padre, di dare l'onore a Dio, e la fadiga al prossimo. Non è da vedere più sè con amore proprio sensitivo, nè con timore servile; ma con vero amore e santo timore di Dio adoperare. E se bisogna dare la vita per onore di Dio, si debbe dare, non tanto che la sustanzia temporale. Spero per la infinita bontà di Dio, che, essendo voi uomo virile, voi il farete, e persevererete in quello che voi avete cominciato, cioè, d'essere fedele figliuolo della santa Chiesa. Ed esercitandovi in virtù, giungerete alla grande perfezione. Ho avuta grande allegrezza della buona perseveranzia e costanzia che avete avuta. Pregovi che infino alla morte non volgiate il capo in dietro; facendo come uomo virtuoso, e fiore odorifero, che dovete essere, nel corpo mistico della santa Chiesa; considerando ivi che quelli che non sono virili in virtù, non sono costanti.

Dissi che desideravo di vedervi uomo virile, e non timoroso, acciocchè meglio potiate adempire la volontà di Dio e il desiderio mio nella salute vostra. Accompagnatevi coll'umile e immacolato Agnello, e troverete il Re nostro, venuto a noi nella strada Umile e mansueto. Vergognerassi allora la propria sensualità di levare il capo per impazienzia, vedendo Dio tanto umiliato; il quale, per fare noi grandi, è fatto piccolo. E insegnaci la prima dolce Verità a diventare grandi. Con che? con la bassezza della vera milità. E però dissi che noi imparassimo da lui ad essere umili, e mansueti di cuore.

Orsù, carissimo Padre, destianci dal sonno della negligenzia, e virilmente corriamo, seguitando la dottrina della Verità. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

CCXLIII - All'Arcivescovo di Pisa

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Reverendo e carissimo padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi pastore buono, con acceso e ardito desiderio, sì e per siffatto modo, che voi disponiate a porre la vita per le pecorelle vostre, imparando dalla prima dolce Verità Cristo Gesù, che per onore del Padre e salute nostra corse all'obbrobriosa morte della santissima croce. Voi, padre carissimo, seguitate le vestigie sue, per correggere li vizii, e piantare le virtù nell'anime de' sudditi vostri;non curando nè pene, nè obbrobri, nè scherni, nè villanie, nè fame, nè sete, nè veruna persecuzione che il mondo ovvero il dimonio ci potesse dare: ma virilmente, con affamato desiderio, correggete li sudditi vostri. Tenete, tenete l'occhio sopra di noi: fate almeno la vostra possibilità. E non fate vista di non vedere: chè non si vuole fare così; anzi si vuole vedere li difetti nostri, e lidifetti del Prossimo nostro, non per mormorazione, nè per falso giudizio; ma per una santa e vera compassione, con pianti e sospiri portarli innanzi a Dio; dolendosi dell'offesa che gli è fatta e della dannazione di quell'anima. Questo debbe fare ogni creatura che ha in sè ragione, verso del suo prossimo; ma molto maggiormente il dovete fare voi e gli altri prelati della santa Chiesa. Ed evvi richiesto, e dovetelo fare, ragguardando li sudditi vostri per compassione e per punizione: chè gli avete a punire e riprendere, secondo che trovate le colpe. Oimè, non tardate più; chè, per lo non correggere, le virtù e la vita della Grazia sono morte nell'anima; li vizii e l'amoreproprio vive, e il mondo perisce. Egli giace continuamente infermo a morte: perocchè, essendo l'uomo piagato di diverse piaghe e infirmità, e i medici d'esse infirmità (ciò sono i prelati), usano tanti unguenti, che già è imputridito. Non più unguento, per amore di Dio! Usate un poco la cottura, incendendo e cocendo il vizio per santa e vera giustizia, sempre condita con misericordia; e quella sarà la grande misericordia in punire e in riprendere li difetti loro. Chè maggiore crudelità non può usare chi governa lo infermo, che dargli le cose contrarie. Oh per l'amore di Cristo crocifisso, non dormite più, destatevi per fuoco d'amore e (d'odio e dispiacimento dell'offesa di Dio. Almeno fate la vostra possibilità: e, fatto il potere, sete scusato dinanzi a Dio. E so bene che tutto voi non potete vedere; ma mettete le spie de' servi di Dio, che v'aiutino a vedere; perocchè infino alla morte si dee fare ciò che si può per amore del Salvatore nostro. Non ci sía timore nè amore servile: che se ci fusse, starebbe l'anima a grande pericolo e in dubbio della salute sua. Convienvi, adunque, fare ragione d'avere perduta la vita del corpo, e metterla per uscita. E facendo così, mostrerete d'essere amatore e seguitatore di Cristo crocifisso.

Voi, pastore, averete imparata la regola e dottrina del Pastore buono, che ha posto la vita per noi. E però io dissi che desideravo di vedervi pastore bono; perché altra via nè modo non ci veggo per salute vostra e loro. Sopra questa materia non dico più; se non che sotto l'ale della vera umilità e odio e dispiacimento del peccato, e dell'ardentissima carità gli nascondiate, pascendo l'anime de' doni e grazie spirituali, il corpo del cibo corporale, nutricando li poverelli, secondo la necessità loro. Voisapete che sete Padre: adunque, siccome Padre, nutricate li vostri figliuoli.

Ho inteso, secondo che mi scrive 'l priore di Santa Caterina che voi avete fatto novità al vestire di santa Caterina dell'abito di san Domenico; e volete che le tenghino lo interdetto dicendo che il privilegio che hanno non vale. E io vi dico che vale. Perocchè io mostrai la copia, quando io fui a Vignone al santo Padre; e accettollo: anzi per quello ebb'io il privilegio che egli mi diè. Sicchè iovi prego per l'amore di Cristo Gesù cricifisso, che voi non diate a loro questa sconsolazione. Attendete a quelle cose che dovete fare, che è di dovere; e di questo, per l'amore di Dio, non vi vogliate gravare. Credetemi, carissimo padre, che se fusse altrimenti, io non ve ne pregherei, perch'io non vorrei che d'uno minimo atto voi trapassasse l'obedienza imposta a voi dal santo Padre; ma io sarei con voi insieme a storpiarlo. Pregovi che mi facciate questa grazia e misericordia. Io non vi domando nè domanderò mai cosa che sia fuora del dovere. Non dico più. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso, acciocchè 'l fuoco dell'amore, che troverete nel sangue, consumi ogni freddezza, e dissolva ogni durezza del cuore e dell'anima vostra. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

CCXLIV - A maestro Francesco, di maestro Bartolomeo, medico di Siena di gran fama

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo fratello in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi spregiatore del peccato mortale; perocchè in altro modo non potreste avere la divina Grazia nell'anima vostra. Ma questa non veggo che possiate avere, nè voi nè altri, se l'uomo non ha il lume, col quale lume possa vedere e cognoscere la gravezza del peccato, e il bene della virtù. Però che la cosa che non si cognosce, non si può amare, cioè quella ch'è degna d'amore, nè odiare quella che è degna d'odio; nè cognoscere senza 'l lume. Ecci dunque di bisogno il lume; il quale lume abbiamo nell'occhio dell'Intelletto colla pupilla della santissima Fede, quando la nuvila dell'amore proprio non l'ha offuscato.

E se l'amore proprio ci fusse, il, dobbiamo levare via, acciò che non sia impedito il nostro vedere; e coll'amore santo cacciare l'amore perverso della propria sensualità, il quale amore proprio consuma, e tolle la Divina Grazia dell'anima e corrompe ogni sua operazione. Siccome il cattivo arbore, che tutti e' frutti suoi sono corrotti; così sono quelli dell'uomo che sta nell'amore sensitivo, ond'egli ha tratto la gravezza del peccato mortale. E però ogni sua operazione è corrotta: e hagli tolta la luce,e data la tenebra per sì fatto modo, che non cognosce nè discerne la verità. Anco, ha guasto il gusto e li appetiti dell'anima; onde le cose buone gli paiono cattive, e le cattive gli paiono buone; le virtù vere spregia, l'amore di Dio e la dilezione del prossimo fugge, e tutto il suo diletto piglia nelle delizie e nelli diletti del mondo. E se egliama il prossimo, non l'ama per Dio, ma per propria utilità.

Ma colui che in verità è privato dell'amore sensitivo, ama il suo Creatore sopra ogni cosa, e il prossimo come sè medesimo. Il quale amore non può avere, che prima col lume dell'intelletto nen cognosca, sè medesimo non essere, e l'essere suo ricognosca da Dio, e ogni grazia ch'è posta sopra l'essere. Allora, quando così dolcemente cognosce sè, e il difetto suo e la bontà di Dio; odia ilsuo difetto, e il proprio amore che n'è cagione; e ama la virtù; e per amore della virtù, la quale egli ama per amore del suo Creatore, si dispone a sostenere ogni pena, prima che offendere Dio e contaminare la virtù; e tutte le sue operazioni sono drizzate secondo Dio, e spirituali e temporali. E in ogni stato che egli è, ama e teme il suo Creatore. Onde, s'elli ha le ricchezze e lo stato del mondo, e figliuoli, e parenti, amici; egli possiede ogni cosa come cosa prestata, e non come cosa sua; e usale con modo, e non senza modo. E s'elli è nello stato del matrimonio, si vi sta ordinatamente, come a sacramento; avendo in riverenzia e' dì che sono comandati dalla santa Chiesa. S'egli ha a conversare con le creature e a servirle, elli le serve schiettamente, non col cuore finto, malibero, avendo rispetto solamente a Dio.

Egli ordina le potenzie dell'anima sua, e tutti e' sentimenti del corpo. Onde la memoria ordina a ritenere e' beneficii di Dio, e lo intelletto ad intendere la sua volontà, la quale non vuole altro che la nostra santificazione; e la volontà dispone ad amare il suo Creatore sopra ogni cosa. Ordinate che sono le potenzie dell'anima, sono ordinati tutti e' sentimenti del corpo.

E così vi prego, carissimo fratello, che facciate voi. Ordinate la vita vostra; aprite l'occhio dell'intelletto a cognoscere la gravezza della colpa, e la larghezza della bontà di Dio. Facendo così, in ogni stato che voi sarete, sarete piacevole a Dio; e sarete arbore fruttifero, e producerete frutti di vita, cioè di vere e sante virtù: e in questa vita comincerete a gustare l'arra di vita eterna. Ma considerando me, che in neuno modo la pace, la quiete, e la Grazia possiamo ricevere senza il cognoscimento col lume della santissima fede (nel qual lume cognosciamo noi medesimi, e la gravezza del peccato mortale, e la bontà di Dio, e il tesoro delle virtù, però vi dissi che iodesideravo di vedervi spregiatore della colpa del peccato mortale; e così vi prego che facciate. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

CCXLV (245) - A un genovese del terzo ordine di San Francesco, che aveva preso una conversazione spirituale con una donna; per lo che pativa molte pene

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo fratello in Cristo dolce Gesù. lo Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vero combattitore, siccome vero cavaliere virile, col lume e con loscudo della santissima fede riparare ai colpi; e con esso lume, cognoscere quale è quella cosa che fortifica i nemici, e quale c'indebilisce; acciocchè abbracciate il rimedio che gli fa debili, e fuggiate la cagione che gli fortifica. Quale è la cagione che li fortifica? è la propria volontà, fondata in amore proprio di sè medesimo. Questo amore indebilisce la volontà, e fálla vollere come foglia al vento. Ciò che l'amore sensitivo ama, la volontà vicorre, consentendo volontariamente al piacere di quella cosa che ama. Nella quale volontà sta la colpa; e non i movimenti che desse l'amore sensitivo in volere amare quelle cose che sono fuore della volontà di Dio e della ragione, se non in quanto la volontà consenta. E però la volontà, che séguita l'amore proprio di sè, fortifica i nemici, e s'indebilisce come detto è quale è quella cosa che fortifica l'anima, e indebilisce i nemici è la volontà nostra, vestita, per affetto d'amore, della volontà di Dio; laquale volontà è di tanta fortezza, eh, nè dimonio nè creatura la può indebilire se essa medesima ion vuole. E perché ella è forte? Perché volontariamente s'è unita in Dio, che è somma ed eterna fortezza. Ella è ferma, e stabile; perché lo Dio nostro, in cui ella fa mansione, è immutabile: onde ella non si muove altro che in lui. E onde aquista l'anima questa fortezza? dalla dottrina del dolce e amoroso Verbo, ragguardandola col lume della santissima fede; nella quale dottrina, e nel sangue suo, cognobbe che la volontà di Dio non cerca nè vuole altro che la nostra santificaione. E però se ne innamorò, e vestissene; annegando la volontà sua in quella di Dio.

Questa volontà fa l'anima prudente: che non è idiota, nè senza lume; ma cm sapienzia e grande discrezione ordina la vita sua, stando sempre attento di fuggire quelle cose che gli abbiano a tollere Dio. E perché vede che l'amore sensitivo gli 'l tolle, però odia la propria sensualità; e ama la ragione: onde con lume di ragione fa ogni suo fatto. Ama il suo Creatore senza mezzo, e senza misura: e non tanto che egli vi voglia mettere in mezzo le cose create, o le creature; ma egli non ci vuole per mezzo sè medesimo, cioè la propria perversa volontà. E come egli renuncia a sè; così rifiuta le creature, e tutte le cose create: cioè, che non le ama fuore della volontà di Dio, ma bene le ama per Dio; onde l'amore suo è ordinato. Che se egli ama la creatura, l'ama per l'amore del Creatore, con modo, e non senza modo; con misura, e non senza misura.

E con quale misura? con quella della carità di Dio. Non tolle altra misura, perocchè ne rimarrebbe ingannato, siccome fanno molte persone imperfette, che si lassano pigliare al dimonio coll'amo dell'amore. Cominciando a misurare con la carità di Dio; cioè d'amare le creature per lui; poi escono di questa dritta misura, e caggiono nella misura della propria sensualità. E vedrassi il cieco che coll'amo della devozione ha perduto Dio, e l'orazione santa, della quale s'aveva fatta madre; vedesi gittare a terra l'armi con le quali si difendeva, indebilita la volontà, e fortificati i suoi nemici; e trovasi nell'ultima ruina. Già ha conceputa la morte; non ha, se non a parturire. E non si sente; nè fugge quella creatura come veleno; ma séguita, e va dietro al veleno. Le velenate cogitazioni e movimenti non potiamo noi tenere che non vengano. perché la carne è pronta a impugnare contra lo spirito; e il dimonio non dorme mai, anco insegna a noi negligenti esser solliciti alla vigilia. Ma bene può il liberoarbitrio legare la volontà, che ella non consenta, nè volontariamente li riceva in casa sua; e può fuggire che attualmente non si voglia ritrovare in quello luogo. Ma per la sua cechità pare che voglia aspettare che si vegga cadere uno angelo dal cielo, a andarne nel profondo dell'inferno.

Oh maladetta devozione, quanto se' uscita dalla misura tua! Oh sottile amo, tu entri queto come il ladro che fura; poi ti fai domestico della casa; e poichè hai abbacinato l'occhio dell'intelletto, ti fai manifesto. E non se' veduto; ma ben si sente la puzza tua. O carissimo e delcissimo fratello in Cristo dolce Gesù, tolliamo la mano dell'odio con contrizione di cuore e dispiacimento della colpa, e con essa mano traiamo la brusca dall'occhio sicchè rimanga chiaro, acciochè cognosciamo questo falso nemico. Fuggasi la volontà, che non consenta alle cogitazioni del cuore; e ritraggasi il corpo, che in tutto si levi dal luogo e dalla presenzia della creatura.

Oimè, oimè, attachianci all'arbore della croce, e ragguardiamo l'Agnello svenato per noi e ine racquistiamo il fuoco del santo desiderio, e con esso desiderio ritroviamo la madre nostra della santissima e umile orazione, fedele e continua. Altrimenti, sarebbe madre senza latte, e non notrirebbe i figliuoli delle virtù nell'anima colla dolcezza sua. Subito che averemo ritrovata questa madre, riaveremo la misura della carità di Dio, con la quale ci conviene misurare l'affetto e l'amore che abbiamo alla creatura che ha in sè ragione: saremo fatti forti: tolta sarà da noi ogni debilezza; e saremo virili, perché sarà spento in noi il piacere femminile, che fa il cuore pusillanime. Privati saremo della tenebra, a anderemo per la luce, seguitando la dottrina di Cristo crocifisso. Tutti fortificati con lo scudo della santissima fede, staremo nelcampo della battaglia, non rifiutando fadiga, nè mai volleremo il capo indietro, ma con lunga perseveranzia, senza alcuno timore servile, con timore santo, vedendo i nostri nemici debili, e noi fatti forti della somma fortezza. E nella perseveranzia, vedremo la corona della gloria, apparecchiata non a chi solamente comincia, ma a chi persevera infino alla fine. E però, essendosi l'anima vestita di fortezza, è perseverante; altrimenti, no.

Per la qual cosa io vi dissi ch'io desideravo di vedervi vero combattitore, acciocchè nieglio potiate compire la volontà di Dio e il desiderio mio, e sovvenire alla vostra necessità. Ponetevi il sangue di Cristo dinanzi all'occhio dell'intelletto vostro, sicchè vi faccia inanimare alla battaglia. In questo glorioso sangue s'anneghi la volontà; acciocchè muoia, e, come morta, non consenta alle malizie del dimonio nè delle creature, nè alla fragile carne. Efuggite il luogo, se voi avete cara la vita dell'anima vostra. Fatto questo, non curate le battaglie e le molestie del dimonio: e non venite a confusione di mente; ma portate con pazienza la pena, e con dispiacimento la colpa che seguirebbe a consentire volontariamente, e attualmente mandarla in effetto. Non siate negligente, ma sollecito. Disponete il gusto a sentire l'odore delle virtù,e della vera e santa povertà per amore del povero e umile Agnello. Poichè avete messo mano all'aratro, non vollete il capo indietro a mirarlo.

Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Fuggite nella cella del cognoscimento di voi, dove troverete la larghezza della bontà e carità di Dio, che v'ha campato dall'inferno. Gesù dolce, Gesù amore.


CCXLVI - Al Priore di Cervaja, presso Genova

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, dilettissimo e carissimo padre per riverenzia di quello dolcissimo Sacramento, e figliuolo, dico per vero e santo desiderio (il quale desiderio partorisce l'anima vostra nel cospetto di Dio per santissima orazione, siccome la madre partorisce il figliuolo), io Catarina, misera miserabile serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo, e vi conforto e raccomandomivi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi il cuore e l'affetto consumato nel consumato ardentissimo suo amore. Il quale suo amore consumò e arse e distrusse tutte le nostre iniquitadi in su 'l legno della santissima e venerabile croce. E non finì nè finisce mai, questo dolce fuoco; perocchè se finísse l'affetto suo in noi, verremmo meno. Perocchè finirebbe quello che ci diè l'essere; ché solo il fuoco dell'Amore il mosse a trare noi di sè. Anco, pare che provvedesse la inestimabile carità di Dio alla fragilità e miseria dell'uomo; perocchè, essendo sempre atto e inchinevole ad offendere il suocreatore Dio, providde, a conservarlo, la medicina contra la sua infermità.

La medicina contra le infermitadi nostre non è altro che esso fuoco d'amore, il quale amore è amore che non è mai spento da te. Questo riceve l'anima per medicina, quando ragguarda in sè piantato il gonfalone della santissima croce. Perocchè noi fummo quella pietra, dove fu fitta, e che tenne, questa croce; perocchè nè chiovo nè legno era sufficiente a tenere questo dolce Agnello immacolato, se l'amore e l'affetto non l'avesse tenuto. Quando dunque l'anima ragguarda tanto dolce e cara medicina, non dee cadere in negligenzia, ma debbesi levare con l'affetto e col desiderio suo, e distendere le mani con uno odio e dispiacimento di sè medesimo; e fare come fa l'infermo, che odia la infermità, e ama la medicina che gli è data per lo medico.

O figliuolo e padre in Cristo Gesù, levianci col fuoco dell'ardentissimo amore, con odio e profonda umilità: cognoscendo noi non essere, e ponendo le infermitadi nostre dinanzi al medico Cristo Gesù. Distendasi la mano vostra a ricevere l'amare medicine che sono date a noi. Queste sono le amaritudini che spesse volte l'uomo riceve, cioè molte tenebre e tentazioni, e cenfusione di mente, o altre tribolazioni che venissero di fuore: le quali allora molto ci paiono amare; ma se faremo come il savio infermo, saranno a noi di grandissima dolcezza. Cioè, che noi ragguardiamo all'affetto del dolce Gesù, che ce le dà. Vedendo che nol fa per odio, ma per singolare amore, perocchè non può volere altro che la nostra santificazione. Veduta la sua bontà, e noi vediamo poi la nostra necessità; perocchè grande necessità è a noi averle; però che senz'esse caderemo in ruina. Ma elle ci fanno cognoscere noi medesimi, e levanci, dal sonno della negligenzia; e tollonci la ignoranzia; perochè, n'ha fatto vomitare l'atto della superbia. Onde per questo, nasce una giustizia, con una santa e dolce pazienzia in volere, sostenere ogni pena e tormento, e reputarsi indegno della pace e quiete della mente. Or questo fa l'anima innamorata di Dio, che ha conceputo in sè perfettissimo odio. Aperto dunque l'occhio dello intendimento, e ragguardato in sè la inestimabile bontà e carità di Dio; a costui le pene gli paiono tanto dolci e soavi, che non pare che d'altro si possa dilettare: e sempre pensa in che modo possa sostenere pena per amore dell'odio suo.

A questo dunque vuole e desidera l'anima mia di vedervi andare: sì che, se Dio ci conduce, e, concede grazia d'affa digarsi, e dare la vita per lui, se bisognerà, siafornita la navicella dell'anima nostra di sangue, e del fuoco della divina carità; cercandolo e acquistandolo per lo modo detto di sopra. Altro non dico. Abbiate l'occhio sopra i sudditi vostri, e mai non si serri per neuna cosa. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.




Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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12/3/2022 11:00 AM
 
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CCXLVII (247) - A monna Giovanna di Corrado



Al nome di, Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


A voi, carissima suoro e figliuola in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vestita del vestimento nuziale; considerando me, che senza questo vestimento l'anima non può piacere al suo Creatore, nè ritrovarsi alle nozze della vita durabile. Voglio adunque che siate vestita; e acciocchè meglio vi possiate vestire voglio che vi spogliate d'ogni amore sensitivo proprio, che avete a voi, a' vostri figliuoli, o a veruna altra cosa creata. Fuori di Dio, non dovete amare nè voi nè neuna altra cosa; perocchè è impossibile che l'uomo serva a due signori; sicchè se egli serve all'uno,egli è incontento all'altro. E neuno è, che possa servire a Dio e almondo; perocchè non hanno neuna conformità insieme. Il mondo cerca onore, stato, ricchezza, figliuoli in grande stato, gentilezza, piacere e diletto sensitivo, radicati efondati nella perversa superbia: ma Dio cerca e vuole tutto il contrario. Egli vuole povertà volontaria, umiliazione di cuore, dispregiamento di sè e d'ogni diletto e piacimento del mondo; e non vuole onore proprio, ma l'onore di Dio, e la salute del prossimo suo. E cerca solo in che modo si possa vestire del fuoco dell'ardentissima Carità, coll'adornamento delle dolci e reali virtù; con vera e santa pacienzia; e che ad altri non sia vendicativo per neuna ingiuria che gli sia fatta dal prossimo suo: ma con pacienzia tutto porta, e cerca solo di fare vendetta di sè, perché si vede d'avere offesa la prima dolce Verità. E ciò che ama, ama in Dio; e fuore di Dio non amaniente.


E se voi mi diceste: «In che modo debbo amare?» io vi rispondo, che e' figliuoli e ogni altra cosa si debbono amare per amore di Colui che li ha creati, e non per amore di sè, nè de' figliuoli; e non offendere mai Dio per loro, nè per neuna altra cosa. E ciò non amare per rispetto di veruna utilità, nè come cosa vostra, ma come cosa prestata a voi: perocchè, ciò che ci è dato in questa vita, c'è dato per uso e imprestanza; e tanto ci è lassato,quanto piace alla divina Bontà che ce l'ha dato. Dovete adunque ogni cosa usare come dispensatrice di Cristo crocifisso, sì della sustanzia temporale (quanto è possibile a voi di poterlo fare a poverelli, che stanno in persona di Dio); e sì dovete dispensare de' figliuoli vostri, cioèdi nutricarli e allevarli sempre col timore di Dio; e volere prima che essi muoiano, che elli offendano il loro Creatore. Fate fate sacrificio di voi e di loro a Dio. E sevoi vedete che Dio li chiami, non fate resistenzia alla dolce volontà sua; ma se essi coll'una mano, e voi come vera e buona madre amatrice della salute loro, con le due; non volendo voi eleggere gli stati a vostro modo (perocchè sarebbe segno che voi gli amaste fuori di Dio); ma secondo lo stato a che Dio li chiama, a quello siate contenta. Chè spesse volte dice la madre che ama e' figliuoli suoi nella perversità del mondo: «A me piace bene, ch'e' miei figliuoli piacciano a Dio; e il possono servire così al mondo come in altro stato». Ma alle semplici madri spesse volte avvviene, volendoli pure annegare nel mondo, che esse non li hanno poi nè a Dio nè al mondo. E giusta cosa è, che esse ne siano private spiritualmente e corporalmente, poichè tanta superbia e ignoranza regna in loro, facendo così, volendo poner legge e regola allo Spirito Santo che gli chiama. Costoro non li amano in Dio, ma con amore proprio sensitivo fuori di Dio; chè amano più e' corpi che l'anime loro. Giammai, dilettissima suoro e figliuola in Cristo dolce Gesù, non si potrebbe vestire di Cristo Crocifisso chi, prima, di questo non fussi spogliato. Spero per labontà di Dio, che questo non toccherà a voi; ma, come vera e buona madre, darete voi e loro ad onore e gloria del nome di Dio; e così sarete vestita del vestimento nuziale. Ma acciocchè meglio vi possiate vestire, voglio che leviate il desiderio, e l'affetto vostro dal mondo, e da ogni sua cosa; e che apriate l'occhio dell'intelletto a cognoscere l'amore che Dio vi ha; che per amore vi ha dato il Verbo dell'Unigenito suo Figliuolo; e 'l Figliuolo vi ha data la vita con tanto fuoco d'amore, e ha svenato el corpo suo, facendoci bagno di Sangue. Ignoranti e miserabili noi, che non cognosciamo, nè amiamo tanto benefizio! Ma tutto questo è però che l'occhio è serrato; che se fusse aperto, ed avesse posto per obietto Cristo Crocifisso, non sarebbe ignorante nè ingrato a tanta grazia. E però vi dico, che sempre apriate quest'occhio. Fermatelo e stabilitelo nel consumato Agnello, acciocchè ignoranzia non caggia mai in voi.


Orsù, figliuola dolcissima, non tardiamo più; ricoveriamo il tempo perduto con vero e perfetto amore; sicchè in questa vita vestendoci per grazia del vestimento detto, noi godiamo ed esultiamo nelle nozze della vita durabile, voi insieme con lo sposo e figliuoli vostri. E confortatevi dolcemente, e siate paziente, e non vi conturbate, però che io abbia tenuto troppo Stefano; però che io ne ho presa buona sicurtà; perché per amore e affetto sono fatta una cosa con lui; e però ho preso delle cose vostre, sì come di cosa mia. Credo che non l'aviate avuto troppo per male. Io per voi e per lui insino alla morte voglio adoperare ciò che io potrò. Voi, Madre, l'avete partorito una volta; e io lui e voi e tutta la vostrafamiglia voglio partorire in lagrime e in sudore, per continue orazioni e desiderio della salute vostra.


Altro non dico. Raccomandatemi a Corrado, e benedicetemi tutta l'altra famiglia, e particolarmente la mia pianta novella che di nuovo s'è cominciata a piantare nel Giardino della santa Chiesa. Fate che vi sia raccomandato, e che voi mel notrichiate in virtù, sicchè gitti odore fra gli altri fiori. Dio vi riempia della sua dolcissima grazia. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

CCXLVIII - A Bartolo Usimbardi, e a monna Orsa sua donna, e a Francesco di Pipino sarto e a monna Agnesa sua donna, da Firenze

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimi figliuoli e figliuole in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi arsi e consumati nel fuoco della divina carità, il quale è quel fuoco che, ardendo, non consuma, ma fa ingrassare l'anima, e uniscela e trasformala in sè, fuoco d'amore divino. Quando l'anima,ragguarda sè avere l'essere, e poi anco vedrà che per amore Dio eterno ha donato a noi il Verbo del Figliuolo suo, perché pagasse per noi il debito al quale eravamo obbligati, e traesseci dall'oscura prigione e servitudine del dimonio, della quale non poteva l'uomo uscirne. Ed esso Verbo divino, diventando uomo mortale, entrò al campo della battaglia per noi; e, sconfiggendo il dimonio, ruppe l'oscura prigione, e trasseci della misera servitù, nella quale tanto tempo era stata tutta l'umana generazione; e con la Croce aperse a noi la porta di vita eterna. E tutto questo ha fatto per amore. Avendoci dunque mostrata la via, aperta la porta; rimane solo da noi se non camminiamo per essa; però che possiamo andare francamente e con grande confidenzia sotto questo gonfalone glorioso della croce. Però che e' nemici sono sconfitti, e spaventansi per esso; e il dolce Dio nostro con grande amore ci aspetta e c'invita che andiamo a godere lui, sommo eterno Bene.
O amore inestimabile, o carità immensa, o fuoco di divina carità! quale sarà quel cuore che vedendosi amare con tanto fuoco d'amore, che non si dissolva per amore, e che non si trasformi tutto in lui? Troppo è duro, e drittamente cuore più duro del diamante, che non si scalda a tanto fuoco. Voglio adunque, carissime figliuole mie, monna Orsa e monna Agnesa, che voi vi destiate dal sonno della negligenzia, e che vi leviate a vedere coll'occhio dell'intelletto tanto fuoco d'amore. E il simile dico a voi,figliuolo mio Francesco. E vedutolo, sarete costretti ad amare: amando, vi sarà leggiero di portare ogni gran fascio per Dio. E subito si estenderà sopra il prossimo vostro, che è quella cosa che è più amata da Dio: e così adempirete l'amore di Dio e del prossimo. Altro, per la brevità del tempo, non dico per ora, se non che voi vi confortiate in Cristo crocifisso, e bagniatevi nel sangue dolcissimo suo. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

CCXLIX - A Francesco di Pipino sarto in Firenze e a monna Agnesa sua donna

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo figliuolo e figliuola, in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi veri pellegrini. Ogni creatura che ha in sè ragione, è pellegrina in questa vita: perocchè non è qui il nostro fine; ma il termine dove dobbiamo andare e per lo quale noi fummo creati, è vita eterna. E però io voglio che noi camminiamo: chè la via è fatta; cioè la dottrina di Cristo crocifisso, per la quale chi va, non va in tenebre, ma giunge a perfettissima luce. Convienci dunque avere la condizione del pellegrino; il quale, per diletto che trovasse, nè per malagevolezza di cammino, non si volle a tornare a dietro, nè si pone a restare fra via, ma con perseveranza cammina infino a tanto che giugne al termine suo. Or così, carissimi figliuoli, conviene fare a noi. Noisiamo entrati in questo cammino della dottrina del dolce e amoroso Verbo, Per giugnere al Padre eterno: e trovianci in mali paesi, e malagevoli delle ingiurie e schernidelle creature e delle battaglie delle dimonia. E non ci conviene però ponere a sedere e vollere il capo indietro per impazienza; ma virilmente col lume della fede trapassare tutto, e con vera umiltà chinare il capo alla dolcevolontà di Dio, che per nostra utilità ci permette questi oscuri passi, acciocch'abbia più di che remunerarci. Perocchè, come dice il glorioso apostolo santo Jacopo: «Beato è colui che sostiene la tentazione; però che quando sarà provato, riceverà la corona della vita». E santo Paolo dice: «Non sarà coronato, se non chi legittimamente averà combattuto». Rallegratevi dunque, quando vi vedete ricevere le molte molestie dalle dimonia, o dalle creature; però che essi vi fabbricano la corona: e con vera perseveranza camminate per la strada della verità. E così e' molti diletti, onori e piaceri che il mondo ci mostrasse, o promettesse, e la nostra fragile carne desiderasse, anco non vi faccia ponere a riposare per diletto; ma, come veri pellegrini, fate vista di non vedere, seguitando il vostro viaggio con fortezza, insino alla morte, acciò che giugniate al termine vostro. Or così vi prego che facciate per l'amore di Gesù Cristo. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

CCL (250) - All'abbate di Sant'Antimo

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; col desiderio di vedervi con vero e dolcissimo lume,il quale lume è necessario all'anima; cioè, d'aprire l'occhio dell'intelletto a vedere e ragguardare e giudicare la somma ed eterna volontà di Dio in voi. Questo è quello dolce vedere che fa l'uomo prudente, e non ignorante; fállo cauto, e non leggermente giudicare la volontà degli uomini, come spesse volte fanno i servi di Dio, con colore di virtù e con zelo d'amore. Esso lume fa l'uomo virtuoso, e non timoroso. E con debita riverenzia giudica la volontà di Dio in sè; cioè, che quello che Dio permette, o persecuzione o consolazione, o dagli uomini o dal dimonio, tutto vede che è fatto per nostra santificazione; e godesi della smisurata carità di Dio, sperando nella providenzia sua, che provede in ogni nostra necessità; ogni cosa dà con misura; e se cresce la misura cresce la forza. Questo vede l'anima e cognosce, quando, alluminato l'occhio dell'intelletto suo, ha cognosciuta la volontà di Dio, e però n'è fatto amatore.

Dico che questo lume non giudica la volontà de' servi di Dio, nè di veruna altra creatura; ma giudica ed ha in reverenzia che lo Spirito Santo gli guidi; e però non piglia ardire di mormorazione: che essi siano giudicati dagli uomini, ma solo da Dio. Benchè potremmo dire: è veruno servo di Dio, che sia tanto alluminato, che un altro non possa vedere più di lui? No: anco è di necessità, per manifestare la magnificenzia di Dio, e per usare l'ordine della carità, che l'uno servo di Dio con l'altro usinoe participino insieme il lume e le grazie e i doni che ricevono da Dio: e perché si vegga che il lume e la magnificenzia della propria dolce Verità si manifesti infinita, come ella è, e non finita; e perché noi ci umiliamo a cognoscere il lume e la Grazia di Dio ne' servi di Dio. Li quali egli pone come fonti; e chi tiene un'acqua, e chi ne tiene un'altra; i quali sono posti in questa vita per dare vita ad essi medesimi, e per consolazione e refrigerio degli altri servi di Dio, che hanno sete di bere queste acque, cioè di molti doni e grazie che Dio pone ne' servi suoi. E così sovviene alla nostra necessità.

Sicchè, egli è vero che non è veruno che sia tanto illuminato, che spesse volte non abbia bisogno del lume d'altrui; ma colui che è alluminato di questa dolce volontà di Dio, dà lume con lume di fede; non giudicando con mormorazione, e scandalo di colui che egli vuole consigliare; ma per sì fatto modo, che sta e rimane senza pena. Onde, se egli s'attiene al consiglio suo, godene; e se egli non s'attiene al consiglio suo, godene; e se egli non vi s'attiene, giudica dolcemente che non è senza misterio e senza necessità, e con providenzía e volontà di Dio. E però rimane in pace e in quiete e senza pena; perocchè è vestito di questa volontà; e non si affanna di parole, partecipando con altrui i suoi pareri; anco, s'ingegna d'annegarli e di mortificarli nel parere dolce di Dio; offerendogli ogni dubbio e timore che egli n'avesse. Liberamente offera sè, e il dubbio che ha dal prossimo suo dinanzi a Dio. Or con questa dolce prudenzia vanno e stanno coloro che sono alluminati di questo vero lume: onde in questa vita gustano vita eterna.

Il contrario è di coloro che sono ignoranti; poniamochè servono a Dio: i quali pur s'hanno serbato ancora de' loro giudicii e de' loro pareri, colorati di virtù e dizelo d'amore. E per questo cadiamo spesse volte in grandi difetti e in molti scandali e mormorazioni. E però c'è bisogno il lume vero e schietto. Ma non so che si possa bene avere se non si perde la nuvola e la tenebra di noi; che il nostro parere non sia fermo, ma dia a terra. Oh lume glorioso! O anima annegata, perduta sei nel lume; perocchè non vedi te per te, ma vedi solamente il lume in te; e in quello lume vedi e giudichi il prossimo tuo. Così vedi e ami e hai in riverenzia il prossimo tuo nel lume, e non nel tuo parere, nè nel falso giudicio dato per zelo d'amore. Bene è da aprirce dunque, e speculare con l'occhio dell'intelletto nostro, con la perduta e annegata volontà. E così col lume dell'amore vero, e reverenzia della volontà di Dio, e di quella de' suoi servi, acquisteremo il lume, e giugneremo alla perfetta e vera purità; e non saremo scandalizzati nel servi di Dio. Perocchè non ne saremo fatti giudici: ma saremo consolati in loro, e dello stare, dell'andare e d'ogni loro operazione goderemo, avendo giudicato e veduto la volontà di Dio in loro. Orsù dunque, carissimo padre e figliuolo, poniamoci al petto della divina Carità, e ine gustiamo questo dolce e soave latte, il quale ci farà venire alla perfezione de' Santi, e seguitare le vestigie e la regola dell'Agnello. Perderemo il timore, e metterenci fra le spine e fra triboli, e none schiferemo labore: ma dorrenci dell'offesa de' mormoratori, e dello scandalo degli uomini; e porterengli con grande compassione dinanzi a Dio. E noi seguiteremo l'operazioni sante, cominciate per onore di Dio e salute delle anime; e finiremo nella sua dolce volontà. Sopra questa materia io non dico più, se non che noi ci anneghiamo nel sangue di Cristo crocifisso; senza veruno timore (vi dico), sapendo che se Dio è per noi, neuno sarà che sia contra noi.

La mia venuta non so quando ella potrà essere. Non posso sapere quanto io mi starò. Spaccierommi il più tosto che si potrà; sempre compiendo in me, nell'andare e nello stare, la dolce volontà di Dio, e non quella degli uomini. Fovvi sapere, a voi e agli altri, che tante pene e cogitazioni vi lassate cadere nel cuore, che io non sto nè mi vo affatigando, con le molte infirmitadi, a diletto, se non quando io son costretta da Dio per lo suo onore e per salute dell'anime. Onde, se del bene i cuori infermi ne vogliono pigliare male, io non ne posso fare altro. Non debbo però io vollermi indietro, e lassare stare l'arato; perocchè così parrebbe che noi arassimo a petizione degli uomini, onde verrebbe la zizzania, e affogherebbe il grano. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

CCLI (251) - A monna Agnesa, donna di Francesco di Pipino sarto

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. lo Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti vestita della vera e reale virtù; perocchè senza la virtù non possiamo piacere a Dio. Ma queste virtù non le puoi trovare altrove che nell'affetto della Carità; e l'affetto della Carità si trova nel dolce e amoroso Verbo. Le quali virtù si nutricano in sul arbolo della santissima croce. Tu dunque, come vera figliuola, attáccatí a questo arbolo, a ricogliere di questi frutti. E a questo t'inebrierai e vestiraidelle vere e reali virtù. Bágnati nel sangue di Cristo crocifisso, e nasconditi nel costato suo; e ine fa una dolce abitazione, per uno santo cognoscimento di te, e con uno vero cognoscimento della larghezza della bontà sua. Ine concepi uno amore all'onore suo e salute dell'anime, offerendo dolci e amorosi desiderii dinanzi a Dio per loro. Altro non dico. Permani nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

CCLII - A Gregorio XI, essendo a Cornelo

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Santissimo e reverendissimo padre in Cristo dolce Gesù, la vostra indegna e miserabile figliuola Catarina vi si raccomanda nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedere il cuore vostro fermo e stabile, e fortificato in vera e perfetta pazienzia; considerando che 'l cuore debile, volubile e senza pazienzia, non potrebbe venire a fare lì grandi fatti di Dio. Ogni Creatura ragionevole, se vuole servire a Dio ed essere vestita delle virtù, conviene averequesta costanzia, fortezza e pazienzia: altrimenti, non averebbe: mai Dio nell'anima. Che se l'uomo si volgesse alla prosperità per disordinato diletto, delizie e piacimento di sè o del mondo; o all'ingiurie e tribolazione si volgesse per impazienzia, e lassasse l'affetto delle, virtù,le quali virtù ha concepute nell'animo per santo desiderio, e vuole acquistare; egli debbe bene vedere, che la virtù non s'acquista nè diventa perfetta senza 'l suo contrario.Che se egli schifa il contrario, séguita che fugge lavirtù, con lav quale virtù debbe contrastare e abbattere il vizio, che è contrario alla virtù; con l'umilità cacciarela superbia: le ricchezze e delizie e stati del mondo con la volontaria povertà. La pace cacci e sconfigga la guerra dell'anima sua e del prossimo suo; la pazienzia vinca la impazienzia per amore dell'onore di Dio e della virtù. E per odio e dispiacimento di sè portare fortemente con pazienzia li strazii, ingiurie, schernì e villanie, pene dicorpo, e danni temporali. Così debbe essere costante, fermo, stabile e paziente: altrimenti, non sarebbe servo di risto, ma diventerebbe servo e schiavo della propria sensualità, la quale sensualità gli tolle questa costanzia, efalo pusillanimo, con piccolo e debile cuore. Ma non debbe fare così; anco, si debba ponere per obietto la prima dolce Verità, che col sostenere, portando e sostenendo li difetti nostri, ci rende la vita. O padre santissimo,dolcissimo babbo mio, aprite l'occhio dell'intelletto, e con intelligenzia vedete, se l'è tanto necessaria la virtù ad ogni uomo, a ciascuno per sè medesimo per salute dell'anima sua, quanto maggiormente in voi, che avete a notricare e governare il corpo mistico della santa Chiesa sposa vostra, bisogna questa costanzia, fortezza, pazienzia. Sapete che, come voi intraste pianta novella nel giardino della santa Chiesa, voi vi doveste disponere con virtù a resistere al dimonio, alla carne, e al mondo, che sono tre nemici principali, li quali ci contrastano di dì edi notte; che non dormono mai. Spero nella divina Bontà, che a parte di questi nemici vi ha fatto resistere, efarà in tutto; sicchè egli averà di voi quel fine, per lo quale vi creò, cioè, perché rendeste gloria e loda al nome suo, e perché godeste la bontà sua, ricevendo l'eterna sua visione, nella quale sta la nostra beatitudine. Ora sete vicario di Cristo; il quale avete preso a travagliare e combattere per l'onore di Dio, per salute dell'anime, e riformazione della santa Chiesa: le quali cose sono a Voi travagli e pene, in particolare a voi aggionte, oltre le battaglie comuni, che date sono ad ogni anima che vuole sersvire a Dio, come detto è. E perché è maggiore il peso vostro, però bisogna più ardito e viril cuore, e non timoroso per veruna cosa che avvenire potesse. Chè voi sapete bene, santissimo padre, che come voi pigliaste per sposa la santa Chiesa, così pigliaste a travagliare per lei,aspettando li molti venti contrari di molte pene e tribulazioni, che si facevano incontra a combattere con voi per lei. E voi, come uomo virile, fatevi rincontra a q uesti venti pericolosi, con una fortezza, pazienzia e longa perseveranzia, non volgendo mai il capo addietro per pena nè sbigottimento nè timore; ma perseverate, rallegrandovi nelle tempeste e battaglie. Rallegrisi il cuore vostro: chè nelli molti contrari che sono addivenuti e addivengono, si fanno bene li fatti di Dio; e per altro modo non si fecero mai. Così vediamo che 'l fine della persecuzione della Chiesa, e d'ogni tribulazione che riceve l'anima virtuosa, è la pace acquistata con vera pazienzia e perseveranzia: essa n'esce coronata di corona di gloria.

Questo è dunque il remedio. E però dissi, santissimo Padre, ch'io desiderava di vedervi il cuore fermo e stabile, fortificato in vera e santa pazienzia. Voglio che siateuno arbore d'amore, innestato nel Verbo Amore, Cristo crocifisso; il quale arbore, per onore di Dio e salute delle pecorelle vostre tenga le radici nella profonda umilità.Se voi sarete arbore d'amore, radicato così dolcemente, troverete in voi, arbore d'amore, nella cima il frutto della pazienzia e fortezza, e nel mezzo la perseveranzia coronata; e troverete nelle pene pace, quiete e consolazione, vedendovi conformare in pena con Cristo crocifisso. E così nel sostenere per amore di Cristo crocifisso, con gaudio verrete dalla molta guerra alla gran pace.

Pace, pace, santissimo Padre! Piaccia alla Santità vostra di ricevere li vostri figliuoli, che hanno offeso voi Padre La benignità vostra vinca la loro malizia e superbia. Non vi saràvergogna d'inchinarvi per placare il cattivo figliuolo; ma sa ràvi grandissimo onore e utilità nel cospetto di Dio, e degli uomini del mondo. Oimè, babbo, non più guerra per qualunque modo. Conservando la vostra coscienzia, si può aver la pace. La guerra si mandi sopra gl'infedeli, dove ella debbe andare. Seguitate la mansuetudine e pazienzia dell'Agnello immacolato Cristo dolce Gesù, la cui vece tenete. Confidomi in Domino nostro Jesù Cristo, che di questo e d'altre cose adopererà tanto in voi, che n'adempirò il desiderio vostro e mio: chè altro desiderio in questa vita io non ho se non di vedere l'onore di Dio, la pace vostra, e la reformazione della santa Chiesa, e di vedere la vita della Grazia in ogni creatura che ha in sè ragione. Confortatevi: chè la disposizione di qua, secondo che mi è dato a sentire, è pure di volervi per Padre. E specialmente questa città tapinella; la quale è sempre stata figliuola della Santità vostra; la quale, costretta dalla necessità, gli è convenuto fare di quelle cose che gli sono spiaciute. Pare a loro che il bisogno lo abbi fatto fare. Voi medesimo li scusate alla vostra Santità; sicchè coll'amo dell'amore voi li pigliate. Pregovi per l'amore di Cristo crocifisso, che, più tosto che potete, voi n'andiate al luogo vostro delli gloriosi Pietro e Paolo. E sempre dalla parte vostra cercate d'andare sicuramente; e Dio dalla parte sua vi provederà di tutte quelle cose che saranno necessarie a voi e al bene della sposa sua. Altro non dico. Perdonate alla mia presunzione. Confortatevi, e confidatevi nelle orazioni de' veri servi di Dio, che molto orano e pregano per voi. Domandovi io e gli altri vostri figliuoli umilmente la vostra benedizione. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

CCLIII - A misser Trincio de' Trinci da Fuligno, e a Corrado suo fratello

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimi fratelli in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava e' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi veri servi di Cristo crocifisso, e legati nel legame dolce della carità. Il qual legame legò Dio nell'uomo, e l'uomo in Dio; e fu per siffato modo perfetta questa unione, che nè per morte nè per neuna altra cosa si potè separare.

O dolce e vero legame, grande è la forza tua, in tanto che tenesti confitto e chiavellato Dio-e-Uomo in su 'l legno della santissima croce; perocchè nè chiodo nè altro ferro era sufficiente a tenerlo se l'amore dell'onore del Padre e della salute nostra non l'avesse tenuto. Sì forte fu, carissimi fratelli, questo amore, e sì perseverante, chenè dimonia nè altre creature il poterono allentare, che quest'amore non perseverasse. Le creature non lo allentarono nè allentano per le ingiurie che gli erano fatte, e che noi gli facciamo, nè per ingratitudine loro niè nostra; nè le dimonia; perocchè, molestando noi, non lo impediscono che egli non ami. Nè abbandonò l'obedienzia del Padre eterno, ma perseverò infino alla morte della croce, Questo dolce e amoroso Verbo, unigenito Figliuolo di Dio, con molta perseveranzia e pazienzia ci manifesta la volontà e la verità dolce del suo Padre eterno. La volontà sua è la nostra santificazione: questa è la verità; e per questo fine ci creò Dio, cioè perché fussimo santificati in lui a loda e gloria del nome suo, e acciò chenoi godessimo e gustassimo la eterna sua visione. O dolcissimi e carissimi fratelli, io voglio che ragguardiate l'abbondanzia e l'abisso della sua carità: però che, perché l'uomo era accecato e diventato ignorante per la colpa sua, e, non cognosceva questa dolce verità e dolce volontà di Dio, però si volle umiliare all'uomo. Oh miserabile superbia! Bene si debbe vergognare l'anima d'insuperbire dove Dio è umiliato e hacci donato il Verbo velato e vestito della nostra umanità. Or chi può aggiungere solo alla considerazione di vedere l'altezza di Dio discesa a tanta bassezza, e legatosi nell'uomo, e l'uomo in Dio? Aprite, aprite l'occhio dell'intelletto, e vederete quella abbondanzia del sangue dei Figliuolo di Dio; perocchè l'apritura del corpo suo ci ha fatto manifesto, che Dio ci ama inestimabilmente, e non vuole altro che il nostro bene: però che, se egli avesse voluto altro, non ci averebbe dato sì fatto ricompratore. Oh inestimabile e dolcissima carita! La caverna del corpo tuo è aperta per lo calore del fuoco dell'amore della nostra salute. Tu, Dio eterno, se' fatto visibile, e dato ci hai il visibileprezzo, acciocchè la bassezza dell'intelletto nostro non abbia scusa di non potersi levare, però che tu se' fatto basso, e insiememente la bassezza è unita coll'altezza. Così dunque per forza d'amore si levi lo intelletto e l'affetto dell'uomo, cognoscendo in te la bassezza della tua umiltà, e a cognoscere l'altezza ed eccellenza della tua carità, deità eterna. Così dicesti tu, dolce e amoroso Verbo: «Se io sarò levato in alto, ogni cosa tirerò a me». Quasi volesse dire questa dolce Verità eterna: «Se io sarò abbassato alla umiliazione della obrobriosa morte della Croce, io trarrò i cuori vostri all'altezza della divinità, e carità increata». Perocchè, tratto il cuore dell'uomo, si può dire che sia tratto tutto l'affetto e le potenziedell'anima, con tutti li esercizi spirituali e temporali. E anco perché ogni cosa creata è fatta in servizio dell'uomo; tratto dunque l'uomo, è tratto tutto. E però disse: «Se io sarò levato in alto, ogni cosa trarrò a me».

Bene è dunque da aprire l'occhio dell'intelletto, e ragguardare l'affetto del suo Creatore. Voglio dunque che pensiate, carissimi fratelli, che quando l'occhio dell'intelletto è offuscato coll'amore proprio sensitivo, non può cognoscere questa verità: perocchè, come l'occhio infermo, pieno di terra e di carne, non può vedere la luce del sole; così l'occhio dell'anima non può vedere, se egli è ricoperto di terra di disordinato amore e affetto del mondo, cioè di queste cose transitorie, che passano come il vento: e se egli è ricoperto d'affetto carnale non vivendo onestamente, ma disonestamente s'involge nel loto della carnalità, la quale miseria fa diventare l'uomo animale bruto, e toglieli il lume e il cognoscimento. Questi cotali, dico, che non possono cognoscere questa verità; e anco sono fatti amatori della bugia, e seguitano le vestigio del padre loro, cioè il dimonio; che è padre delle bugie.

Voglio dunque che leviate l'occhio dell'intelletto e l'amore da queste cose transitorie, e da ogni vizio carnale, e purifichiate l'anima vostra col mezzo della santa confessione. Non dico però, che lasciate lo stato vostro, più che lo Spirito santo ve ne spiri; ma voglio che teniatecol santo timor di Dio, virilmente stando come uomini virtuosi, e non come stolti animali; tenendo con giustizia e con benignità i sudditi vostri. E lo stato del santo matrimonio, tenerlo. E non vogliate contaminarlo, cioè romperlo per niuno appetito disordinato; ma rifrenare i sentimenti vostri con la memoria del sangue di Cristo e dell'unione della natura divina unita con la natura umana. Vergognerassi allora la miserabile carne vostra di venire a tanta miseria; e sentirà l'odore della purità, avendo questa santa considerazione; e con riverenzia e timore di Dio starà nel santo matrimonio. E abbiate in riverenza e' dì che sono comandati dalla santa Chiesa. Facendo così, sarete arbori fruttiferi; e il frutto che uscirà di voi, sarà buono, e renderà gloria e loda al nome di Dio; e sarete innestati nell'arboro della vita, Cristo dolce Gesù; il quale vi legherà in quello legame forte dell'amore che il tenne confitto e chiavellato in croce. E così parteciperete questa fortezza, essendo legati con Dio e col prossimo con questo dolce legame; intanto che non sarà nè dimonio nè creatura che ve ne possa trarre, che voi non siate forti e perseveranti in sino alla morte. Nè per ingratitudine degli uomini cui voi serviste, i quali fossero ingrati verso di voi, nè per diverse e molte cogitazioni che il dimonio vi mettesse nel cuore, d'odio o di molti dispiacimenti del prossimo vostro, non allenterà però l'amore, nè vi torrà la fortezza, essendo uniti elegati nel legame della carità, come detto è. Anco, sarete veri servi di Cristo crocifisso nello stato vostro. In altro modo non potreste participare la vita della Grazia. E però vi dissi che io desideravo di vedervi veri servi di Cristo crocifisso, legati nel legame dolce della carità. Spero nella bontà di Dio che adempirete la volontà sua e il desiderio mio: e questo sarà per la sua bontà, e per lo servizio che fate alla dolce sposa sua. Perocchè egli è lo Dio nostro, grato e cognoscente a coloro che 'l servono. Molto gli sono grati tutti li servizi che noi gli facciamo;ma tra gli altri che gli siano molto grati, è quello che si fain servizio della santa Chiesa, in qualunque modo e in qualunque stato noi gli serviamo, è vero che quanto più l'uomo le serve con ischietto cuore e senza alcun rispetto, tanto egli è più piacevole: nondimeno ognuno gli è piacevole; e è misurato secondo la misura dell'amore. E come egli remunera il servizio, così punisce l'offesa; e come egli è più remunerato colui che più serve, così è più punito colui che più offende. Questo, perché? Perché serve il sangue di Cristo, e disserve il sangue di Cristo; e però séguita più remunerazione, e più punizione. Dunque, dolcissimi fratelli in Cristo dolce Gesu; siatemi servi fedeli a Cristo crocifisso e alla dolce sposa sua: e così gusterete e cognoscerete la volontà eterna di Dio, la quale non vuole altro che la nostra santificazione; e, come detto è, ce l'ha mostrata con la bassezza della nostra umiltà, e col sangue dolce sparto per noi, con tanto fuoco d'amore.

Lavatevi dunque, per fede e speranza nel sangue di Cristo crocifisso; e con questa dottrina nutricate la famiglia vostra. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.



Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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12/3/2022 11:02 AM
 
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CCLIV (254) - A Pietro di missere Jacomo Attacusi de' Tolomei, da Siena



Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissimo e dilettissimo fratello in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi amatore e servitore di Cristo crocifisso; perocchè in altro modo non possiamo piacere a Dio. E questo doviamo fare per debito; perocchè ogni creatura che ha in sè ragione, è tenuta e obligata d'amarlo: però che da Dio non aviamo ricevuto altro che servizio, diletto e piacere; e hacci amati senz'essere amato da noi. Perocchè, non essendo noi, ci creò alla immagine e similitudine sua; e, perdendo la Grazia per lo peccato della disobedienzia di Adam, ci donò il Verbo dell'unigenito suo Figliuolo, solo per amore, non perché da noi avesse ricevuto servizio, ma offesa. E per la offesa noi eravamo caduti in guerra con Dio; ed esso Dio, offeso da noi, ci donò il Verbo del Figliuolo suo, e fecelo nostro mezzo e tramezzatore, facendo pace della grande guerra, con lo prezioso sangue dell'Agnello. Dunque la obedienzia sua ha sconfitta la disobedienzia di Adam: e come per la disobedienzia contraemmo tutti peccato, così per l'obedienzia del Figliuolo di Dio abbiamo tutti contratto la Grazia. Ed è infinita la grazia che noi ricevemmo per mezzo di questo Verbo. Però che tanto, quanto l'uomo offende, ed elli torna al sangue di Cristo con dolore e amaritudine della sua colpa, tanto riceve misericordia, essendoci ministrato il sangue con la santa confessione. Perocchè, vomitando il fracidume delle nostre iniquitadi con la bocca, cioè confessandoci bene e diligentemente al sacerdote; egli allora assolvendoci, ci dona il sangue di Cristo, e nelsangue si lava la lebbra de' peccati e delli difetti che sono in noi. Tutto questo dono ci ha dato Dio per amore, e non per alcuno debito. Dunque ben siamo tenuti di amare, e dobbiamo amarlo, se noi non vogliamo l'eterna dannazione.


Ma attendete una cosa: chè chi farà contra questo sangue.o terrà con coloro che perseguitano il sangue, cioè, che con ingiuria, scherni e vituperio perseguitano la sposa di Gesù Cristo, questi tali giammai, se elli non sicorreggono, non parte ciperanno il frutto del Sangue.


E non gli sarà scusa, perché s'ammantino col mantello de' difetti de' ministri del Sangue, dicendo: «Noi perseguitiamo li difetti de' mali Pastori». Chè siamo venuti a tanto, noi falsi Cristiani, che ci pare far sacrificio a Diofacendo per secuzione alla sposa sua. Chè, poniamochè li ministri sian demoni incarnati, e pieni di molta miseria, non dobbiamo però noi essere manigoldi nè giustizieri di Cristo. Però che sono gli Unti suoi; e vuole che rimanga a lui a fare la giustizia di loro, ed a cui egli l'hacommessa. E però signore temporale o legge civile non se ne può impacciare, che non caggianella morte dell'anima sua; perché Dio non vuole. Costui non mostra segno che ami il suo Creatore; anco, mostra segno d'odio. Bene è ignorante e miserabile colui che si vede tanto amare, che egli non ami. E grande è la pazienzia di Dio che sostiene tanta iniquità.


Non ci scordiamo dunque di servire ed amare il nostro Creatore, però che siamo tenuti d'amarlo, come detto è. E servire non è vergogna; perché servire a Dio, non è essere servo, ma è regnare. E tanto quant'è più perfetto il servigio, e più si sottomette a lui, tanto è piùlibero e fatto signore di sè medesimo, e non è signoreggiato da quella cosa che non è, cioè il peccato. Perocchè a maggior miseria non si può recare l'uomo, che farsi servo e schiavo del peccato; però che perde l'essere della Grazia, e serve a non cavelle, e diventa non cavelle.


Bene è dunque miserabile cosa dell'uomo cieco e stolto senza neuno lume, che egli avvilisca tanto sè medesimo per disservire il suo Creatore, e per servire al dimonio e al mondo con le sue delizie (che non ha alcunia fermezza) e alla propria sensualità; e' lassa di servire laBontà infinita, che l'ama tanto inestimabilmente, e sì dolce e glorioso Signore, il quale ci ha ricomperati non d'oro nè d'argento, ma del prezioso sangue dell'unigenito suo Figliuolo. E non è alcuno che possa ricalcitrare a lui. Perocchè noi siamo venduti, e non ci possiamo più vendere nè a dimonio nè a creatura, servendo alle creature fuore di Dio. Noi siamo ben tenuti e obbligati di servire al prossimo nostro, ma non di servizio che sia contra la volontà di Dio. O quanto è gloriosa la signoria che l'anima ac quista per servire il suo Creatore! Però che ella signoreggia tutto il mondo, e fassi beffe de' costumi e de' modi suoi; e signoreggia sè medesimo, e non è signoreggiato dall'ira nè dalla immondizia nè da alcuno altro vizio, ma tutti li signoreggia con affetto e amoredella virtù. Molti sono che signoreggiano le città e le castella, e non signoreggiano loro: ma ogni signoria senza questa è miserabile, e non dura. E sempre la tiene imperfettamente, e con poca ragione, e con men giustizia; ma farà ragione e giustizia, secondo la propria sensualità e amore proprio di sè e secondo al piacere e volontà degli uomini. Onde allora non è giustizia, ma è ingiustizia; perocchè la giustizia non vuol essere contaminata coll'amore proprio nè con dono di pecunia, nè con lusinghe nè di piacere dell'uomo. E però colui che l'ama, vorrà innanzi morire che offendere Dio in questo o in alcuna altra cosa. Onde allora è servo fedele, ed è fatto signore di sè medesimo, signoreggiando la propria sensualità e il libero arbitrio con la ragione. Adunque, poich'è di tanta dignità lo amore e il servire a Dio; ed è necessario alla salute nostra; e lo contrario è tanto pericoloso e di tanta miseria; voglio e pregovi, fratello carissimo, che voi 'l serviate con tutto il cuore e con tutto l'affetto. E non aspettate il tempo, però che non sete sicuro d'averlo: perocchè noi siamo condennati alla morte, e non sappiamo quando. E però non doviamo perdere il tempo presente per quello che non siamo sicuri d'avere.


E perché aviamo detto che noi siamo tenuti d'amare Dio;dico che colui che ama, deve fare utilità a colui che egli ama, e debbe servirlo. Ma io veggo che a Dio non possiamo fare utilità; perocchè pro non gli facciamo del nostro bene, nè danno del nostro male. Che doviamo dunque, fare? Doviamo rendere gloria e loda al nome suo, e menare la vita nostra piena d'odori di virtù; e 'l frutto e la fatiga dare al prossimo, cioè con nostra fatigafargli utilità, e servirlo in quelle cose che sono secondo Dio, e portare e sopportare li difetti suoi con vera carità, ordinata e non disordinata. Amore disordinato è di commettere la colpa per campare, o per piacere al prossimo. Non vuol esser così: perocchè l'ordinato amore in Dio non vuole ponere l'anima sua per campare tutto quanto il mondo. E se fosse possibile che per commettere uno peccato egli mandasse ogni creatura che ha in sè ragione, a vita eterna; nol debbe fare. Ma ben debbe ponere la vita corporale per l'anima del suo prossimo, e la sustanzia corporale per campare il corpo. Or per questo modo, e con questo mezzo del prossimo ci conviene amare Dio: e così mostreremo che noi lo amiamo. Così sapete che Cristo disse a santo Pietro, quando disse: «Pietro, amimi tu?» E, rispondendo Pietro, che ben sapeva che egli l'amava; compite le tre volte, disse: «Se tu mi ami, pasci le pecorelle mie». Quasi dica: a questo mi avvedrò se tu m'ami; cioè: non potendo fare utilità a me, se sovverrai al prossimo tuo, nutricandolo, e dandogli la fadiga tua con la santa e vera dottrina. A noi dunque conviene sovvenírlo secondo l'attitudine nostra, chi con la dottrina, e chi coll'orazione, e chi con la sustanzia; echi non può colla sustanzia, sovvenire con gli amici; acciò che noi siamo sempre con la carità del prossimo, facendo utilità a questo mezzo che Dio ci ha posto. Onde io vi richieggio a voi per grazia e per misericordia, e cosìdichiaro la parola, di Cristo: «Pietro, ami tu il tuo Creatore e me?

Or mi servi nel prossimo tuo, che ha bisogno o necessità, giusta il nostro potere; sempre messo innanzi l'onore di Dio, senza alcuna offesa». Io ho inteso che Luisi della Vigna da Capua, fratello di dove ha vita senza morte e luce senza tenebre, sazietà senza fastidio e fame senza pena. E io m'obbligo a lui, e a voi, di sempre, mentr'io viverò, offerire continue orazioni, lagrime e desiderii per la salute vostra, secondo che la divina Grazia mi concederà. Altro non ho che darvi. Fate quello di lui che di me medesima, per l'amore di Cristo crocifisso, e acciò che dimostriate l'amore che voi gli avete, e per amore di me e frate Raimondo, è preso dalla gente del prefetto, il quale era con la gente della Reina; e hannogliposto di taglia quattromila fiorini, la qual cosa non è possibile a lui di fare, perché è povero. Prego dunque voi, e stringo in quella ardentissima carità, la quale Dio ha mostrata a voi e a ogni creatura per mezzo del sangue del suo Figliuolo, che voi preghiate il Prefetto per vostraparte (chè ho inteso il potete fare), e per misericordia, che per amore di Cristo crocifisso ci faccia questa grazia e misericordia, che egli sia lassato, e non gli sia richiestoquello che non può fare. E ditegli che questa è limosina; e faccia ragione che Dio per questo gli conservi il tempo a correggere la vita sua, e venga a vera virtù, e a pace e aquiete dell'anima e del corpo, e spezialmente a riverenzia e a obedienzia della santa Chiesa; siccome servo fedele Cristiano. Perocchè dopo questo ne gli séguita la vita durabile, di frate Raimondo che è padre dell'anima mia. Raccomandatemi al Prefetto, e ditegli che séguiti le vestigie di Cristo crocifisso, e anneghisi nel sangue di Cristo crocifisso. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione dì Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

CCLV - A Gregorio XI

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Santissimo e dolcissimo padre, la vostra indegna e miserabile figliuola Catarina in Cristo dolce Gesù vi si raccomanda nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi uomo virile,senza veruno timore o amore carnale proprio di voi medesimo o di veruna creatura congiunta a voi per carne; considerando e vedendo io nel cospetto dolce di Dio, che veruna cosa v'impedisce il santo buono desiderio vostro, ed è materia d'impedire l'onore di Dio e la esaltazione e riformazione della santa Chiesa, quanto questo. Però desidera l'anima con inestimabile amore, che Dio per la sua infinita misericordia vitolga ogni passione, e tepidezza di cuore, e riformivi un altro uomo, cioè di reformazione d'affocato e ardentissimo desiderio: chè in altro modo non potreste adempire la volontà di Dio, e il desiderio de' servi suoi. Oimè, oimè, babbo mio dolcissimo, perdonate alla mia presunzione, di quello ch'io vi ho detto, e dico: son costretta dalla dolce prima Verità di dirlo. La volontà sua, Padre, è questa, e così vi dimanda. Egli dimanda che facciate giustizia dell'abondanzia delle molte iniquità che si commettono per coloro che si notricano e pascono nel giardino della santa Chiesa; dicendo che l'animale non si debba nutricare del cibo degli uomini. Poichè esso v'ha data l'autorità, e voi l'avete presa; dovete usare la virtù epotenzia vostra: e non volendola usare, meglio sarebbe a refutare quello che è preso: più onore di Dio, e salute dell'anima vostra sarebbe.

L'altra si è, che la volontà sua è questa, e così vi dimanda; egli vuole, che vi pacifichiate con tutta la Toscana, con cui avete briga; traendo di tutti quanti li vostri iniqui figliuoli, che hanno ribellato a voi, quello che se ne può trare, tirando quanto si può senza guerra, ma con punizione, secondo che dee fare il padre al figliuolo quando l'ha offeso. Anzi addimanda la dolce bontà di Dio a voi, che piena autoritate diate a coloro che vi dimandano di fare i fatti del passaggio Il santo; che è quella cosa che pare impossibile a voi, e possibile alla dolce bontà di Dio, che ha ordinato, e vuole che sia così.

Guardate, quanto avete cara la vita, che non ci commettiate negligenzia: nè tenete a beffe le operazioni dello Spirito Santo, che sono addimandate a voi, che 'l potete fare. Se voi volete giustizia, la potete fare. Pace potrete avere traendone fuora le perverse pompe e delizie del mondo, conservando solo l'onore di Dio e Il debito della santa Chiesa. Autorità di darla a coloro che ve la dimandano, anco l'avete. Adunque, poichè non sete povero, ma ricco, che portate in mano le chiavi del Cielo, a cui voi aprite è aperto, e a cui voi serrate è serrato; nonfacendolo, ricevereste reprensione da Dio. Io, se fussi in voi, temerei che 'l Divino giudicio non venisse sopra di me. E però vi prego dolcissimamente da parte di Cristo crocifisso che voi siate obediente alla volontà di Dio; chè so che non volete nè desiderate altro, che di far la volontà sua, acciocchè non venga sopra di voi quella dura reprensione. «Maladetto sia tu, che 'l tempo e la forza che ti fu commessa, tu non l'hai adoperata!» Credo, Padre, per la bontà di Dio, ed anco pigliando speranza della vostra Santità, che voi farete si che questo non verrà sopra di Voi.

Non dico più. Perdonatemi, perdonatemi: chè 'l grande amore ch'io ho alla salute vostra, e il grande dolore quandoveggo il contrario, mel fa dire. Volentieri l'averei detto alla vostra propria persona per scaricare a pieno la coscienzia mia. Quando piacerà alla vostra Santità, ch'io venga a voi, verrò volentieri. Fate si che io nonmi richiami a Cristo crocifisso di voi; chè ad altro non mi posso richiamare, che uon ci è maggiore in terra. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Umilmente v'addimando la vostra benedizione. Gesù dolce, Gesù amore.

CCLVI - A M. Niccolo, Priore della Provincia di Toscana

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi cavaliere virile, spogliato dell'amore proprio di voi medesimo, e vestito dell'amore divino. Perché il cavaliere ch'è posto per combattere in sul campo della battaglia, debbe essere armato dell'arme dell'amore, che è la più forte arme che sia. E non basterebbe che l'uomo fusse armato solamente di e corazze e di panziere; perocchè spesse volte diverrebbe, che se non avesse l'arme dell'amore, e il desiderio d'appetire onore, e volere sapere la cosa per la quale egli combatte; subitochè egli vedesse e' nemici, temerebbe e volgerebbe il capo a dreto. Così vi dico che l'anima che comincia ad intrare nel campo della battaglia per combattere co' vizi, col mondo, col dimonio, e con la propria sensualità, se non s'arma dell'amore della virtù, e non si reca il coltello in mano dell'odio, e dellavera e santa conscienzia fondata in amore divino; giammai non combatte, ma viensi meno; e, come negligente persona che è armata della propria sensualità, si pone a giacere, dormendo ne' vizi e nei peccati.

Questa è qual'arme gloriosa che scampa l'uomo dalla morte eternale, e gli dà lume, e tollegli la tenebra. E da stato bestiale, viene a stato d'uomo. Chè colui che vive nei vizi e nei peccati e nella molta immondizia, egli prende i costumi e la forma delle bestie: chè, come la bestia non ha in sè ragione, anzi va secondo gli appetiti suoi; così l'uomo ch'è fatto bestiale, ha perduto il lume della ragione, e lassasi guidare a movimenti carnali, e agli altri disordinati appetiti che gli vengono; e tutto ilsuo diletto non è in altro che in disonestà, e in ben mangiare e bere, in delicatezze, delizie, Stati, e onori del mondo, i quali tutti passano come 'l vento. Costui non è cavaliere vero, e non è da ricevere i colpi perché s'è messa l'arme della morte, e posta in sè la condizione dell'animale. Questo non voglio tocchi a voi: ma voglio che virilmente e realmente siate uomo; e non tanto che uomo; ma, crescendo in virtù, avendo combattuto già co' vizi, come detto è, vegnate a stato angelico, voi e la vostra compagnia, siccome Dio v'ha chiamati. Chè voi sapete che lo stato umano è lo stato del matrimonio; a stato angelico sete voi, e la vostra religione, siccome glialtri religiosi, i quali ha posti nello stato della continenza. Non sarebbe cosa convenevole, anzi sarebbe spiacevole a Dio, e abominevole al mondo, che voi che sete chiamati e andate alla maggiore perfezione, che non tanto che in stato umano o in stato angelico, ma voi sete posti nello stato de' gloriosi martiri, posti a dare la vita perCristo crocifisso; che voi foste poi nello stato delle bestie, molto sarebbe spiacevole a mescolare grande tesoro col brutto, e miserabile loto.

Orsù virilmente, senza veruno timore servile, alle due battaglie, che Dio v'ha posto! La prima è la battaglia generale data ad ogni creatura che ha in sè ragione: chè, come siamo in tempo da discernere il vizio dalla virtù, così siamo attorniati da' nemici nostri, cioè, dal dimonio, e dalla propria carne e perversa sensualità, che sempre impugna contro lo spirito. Ma con l'amore della virtù e odio dei vizio gli sconfiggerete. L'altra battaglia è in particulare data a voi per grazia, della quale ognuno non è fatto degno; alla quale battaglia vi conviene andare armato non solamente d'armatura corporale, ma dell'arme spirituale. Chè se non aveste l'arme dell'amore dell'onore di Dio, e desiderio d'acquistare la città dell'anime tapinelle infedeli, che non participano il sangue dell'Agnello: poco frutto acquistereste con l'arme materiale. E però io voglio, carissimo padre e figliuolo, che voi con tutta la vostra compagnia vi poniate per obietto Cristo crocifisso, cioè, il sangue prezioso dolcissimo suo, il quale fu sparto con tanto fuoco d'amore per torci la morte e darci la vita, acciocchè pienamente in grande perfezione venga in effetto quello perché voi andate; e riceviate il grandissimo frutto, cioè frutto di grazia e di vita: chè dalla Grazia giugnamo alla vita durabile.

Imparate da questo consumato e svenato agnello che in su la mensa della croce, non ragguardando la sua fadiga nè la sua amaritudine, ma con diletto del cibo dell'onore del padre e salute nostra si pose a mangiarlo in su la mensa dell'obbrobriosa croce. E, siccome innamorato dell'onore del Padre eterno e della salute dell'umana generazione, egli sta fermo e costante, e non si muove per fadighe nè strazi nè ingiurie nè scherni nè villanie; non per nostra ingratitudine, che si vedeva dare la vita per uomini ingrati e sconoscenti di tanto beneficio. Il re nostro fa come vero cavaliere che persevera nella battaglia insino che sono sconfitti i nemici, e, presoquesto cibo, con la carne sua flagellata sconfisse il nemico della carne nostra; con la vera umilità (umiliandosi Dio all'uomo), con la pena e obbrobrio sconfisse la superbia, le delizie e stati del mondo; con la sapienzia sua vinse la malizia del dimonio. Sicchè con la mano disarmata, confitta e chiavellata in croce, ha vinto il principedel mondo, pigliando per cavallo il legno della santissima croce. Venne armato questo nostro cavaliere colla corazza della carne di Maria, la quale carne ricevette in sè colpi per riparare alle nostre iniquità. L'elmo in testa,la penosa corona delle spine, affondata insino al cerebro. La spada allato, la piaga del costato, che ci mostra ilsegreto del cuore; la quale è uno coltello, a chi ha punto di lume, che debbe trapassare il cuore e l'interiora nostre per affetto d'amore. La canna in mano per derisione. E' guanti in mano, e gli sproni in piè, sono le piaghe vermiglie delle mani e delli piedi di questo dolce e amoroso Verbo. E chi l'hae armato? L'amore. Chi l'ha tenuto fermo, confitto e chiavellato in croce? non i chiodi nè la croce: nè la pietra nè la terra tenne ritta la croce, chènon erano sufficienti a tenere Dio-e-Uomo; ma il legame dell'amore dell'onore del padre e salute nostra. L'amore nostro fu quella pietra che 'l levò, e tenne ritto. Quale sarà colui di sì vile cuore, che, ragguardando questo capitano e cavaliere, rimasto insiememente morto e vincitore, che non si levi la debilezza dal cuore, e non diventivirile contro a ogni avversario? veruno sarà. E però vi dissi io, che vi poneste per obietto Cristo crocifisso.

Tingete la sopravesta nel sangue di Cristo crocifisso, e con esso sconfiggerete i primi nemici (ciò nella prima battaglia detta); perché già gli ha sconfitti per noi, e hacci fatti liberi, traendoci dalla perversa servitù del dimonio. E se ci volesse assalire, subito ricorriamo all'arme del figliuolo di Dio. Morti i vizi dell'anima; e voi mangerete il cibo, e sarete fatto gustatore e mangiatore dell'onore di Dio e salute del prossimo vostro. E con questa fame seguiterete l'Agnello, per potere avere questa dolce preda; la quale per affetto d'amore vi dovete immaginare d'avere. Nè per pena, nè per morte, nè per veruno caso che possa addivenire, voi il lassarete, nè volgerete il capo a dietro. O quanto è gloriosa questa battaglia! che, essendo vinto, vince e giammai non rimane perditore. Guarda già, che non fusse si vile che volgesse le spalle. Ma chi persevera, sempre vince; e fa come fece il Figliuolo di Dio, che giocando in su la croce alle braccia con la morte, la vita vinse la morte, e la morte la vita. Dando la vita del corpo suo, distrusse la morte del peccato; con la morte vinse la morte: e la morte vinse la vita, perché il peccato fu cagione della morte del Figliuolo di Dio. Odi dolce gioco e torniello ch'egli ha fatto! Voi che sete eletti a questo medesimo, in su la croce del desiderio dell'onore di Dio e ricompramento dell'anime infedeli, dovete giocare con la morte della infidelità colla vita del lume della fede. Se rimanete morti, questa è l'ottima parte: che la morte sarà vincitrice della morte; siccome vediamo che il sangue de' martiri dava la vita agl'infedeli, e a' malvagi tiranni. E se vinto senza sangue,anco vinco; cioè, che se Dio non permettesse, che rimanesse la vita, non è però dimeno la vittoria; sicchè bene è gloriosa.

Ma non sarebbe gloriosa per gli matti e semplici, che andassero solamente per fumo, e propria utilità sensitiva. Costoro poco farebbono, e per piccola derrata darebbono grande prezzo; darebbono il prezzo della vita loro per lo miserabile fumo del mondo. Costoro ricevono il merito loro nella vita finita. Costoro sono armati del vestimento dell'amore proprio di sè medesimi; e non sono uomini da fatti, ma sono uomini da vento; e così, si volgeranno come foglia senza veruna fermezza e stabilità, perché egli non hanno l'obietto di Cristo crocifisso, nè prese l'arme della vita.

Il desiderio mio è che siate cavaliere vero, voi e gli altri vostri compagni. E però dissi io, ch'io desideravo di vedervi cavaliere virile, posto in questo glorioso campo. Spero, per la infinita bontà di Dio, che voi adempirete la volontà sua, che vi richiede così, e desiderio mio. Altro non dico. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso, e nascondetevi nelle piaghe dolcissime sue; e per scudo togliete la santissima croce. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

CCLVII - A Conte di monna Agnola, e compagni in Firenze

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimi figliuoli in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi veri cavalieri, sì e per siffatto modo, che poniate la vita per Cristo crocifisso. Voi siete posti nel campo della battaglia di questa tenebrosa vita, che continuamente siamo alle mani con li nostri nemici. Il mondo ci perseguita con le ricchezze, stati, e onori, mostrandoci che siano fermi e stabili; ed essi vengono meno, e passano come 'l vento. Il Dimonio ci assalisce con le molte tentazioni, facendoci fare ingiuria, e spesse volte tôrre il nostro, solo per rivocarci dalla carità del prossimo nostro; chè, avendo noi perduto l'amore, abbiamo perduto la vita. La carne ci molesta con molta fragilità e movimenti, per tôrci la purità: chè, essendo privati della purità, essofatto siamo privati di Dio; però che egli è somma ed eterna purità. Li nemici nostri non dormono mai, ma sempre stanno attenti a perseguitarci: e questo permette Dio per darci sempre materia per la quale noi meritiamo, e per levarci dal sonno della negligenzia. Sapete che, quando l'uomo si sente assalire da' nemici suoi, egli è sollecito a pigliareil rimedio per difendersi da loro; perch'egli vede che, se dormisse, starebbe a pericolo di morte. E però Dio ce le fa sentire, perché noi ci destiamo, pigliando l'arme dell'odio e dell'amore. L'odio serra la porta a' vizii, cioè la porta del consentimento, perché fa a loro resistenzia con ogni dispiacimento che può; e apre la porta alle virtù, distendendo le braccia dell'amore a riceverle dentro nell'anima sua con grandissimo affetto e desiderio.

Sicchè vedete ch'egli è buono e ottimo che li nemici nostri si levino contra di noi. Non dobbiamo temere, nè possiamo temere, se noi vogliamo; ma confortarci dicendo: «Per Cristo crocifisso ogni cosa potremo». E di che debbe l'anima temere se si confida nel suo Creatore? Noi vediamo che di questo campo della battaglia il nostro capitano n'è Cristo Gesù: ed egli ha sconfitti e' nemici nostri col sangue suo. Le delizie e ricchezze del mondo ha sconfitte con la viltà e povertà volontaria; sostenendo fame, sete e persecuzioni. Il dimonio ha sconfitto, e la sua malizia, con la sua sapienza, pigliandolo con l'esca e amo della nostra umanità, per l'unione della natura divina con la natura umana. La carne nostra è sconfitta per la carne flagellata, macerata, satollata d'obbrobri in sul legno della santissima croce; nell'ultimo levata sopra tutti i cori degli Angeli nella resurrezione del Figliuolo di Dio. Non è veruno corpo nè mente tanto corrotta, che, ragguardando la nostra umanità unita con la natura divina in tanta eccellenzia, che non si purifichi, e che non si desse innanzi alla morte che lordare la mente e 'l corpo suo. Poichè noi abbiamo trovato il rimedio, il nostro capitano Cristo li ha sconfitti Per noi, e fatti debili, e legati per si fatto modo che non ci possono vincere, se noi non vogliamo; non è da temere, ma virilmente combattere, segnandoci col segno della santissima croce; ponendoci per. obietto il sangue dell'immaculato Agnello; pigliando 'l coltello dell'odio e dell'amore, e con esso percuotere e' nostri nemici.

Questa è la battaglia comune; chè ogni uomo che nasce e giunge a età perfetta, conviene che stia in su questocampo della battaglia. Parmi che la inestimabile bontà di Dio ci abbia eletti, come cavalieri, a combattere realmente contra i vizii e' peccati, per acquistare la ricchezza e 'l tesoro della virtù. Ora mi pare che egli v'inviti a crescere e mandare in effetto la vostra perfezione, ponendovi innanzi la fame della salute degl'infedeli. E pare che voglia che voi siate e' primi feridori sopra di loro; però che ora si fa il principio del santo passaggio. Il santo Padre manda e' frieri, e chi li vorrà seguitare, sopra diloro. Ora vi prego che voi vi ristringiate insieme con don Giovanni; e che voi gli ragioniate quello che questi giovani vi ragioneranno e informeranno a bocca, e Leonardo insieme con loro. Faretene quello che lo Spirito Santo ve ne farà fare con consiglio di don Giovanni. Quanto io credo che 'l nostro Salvatore ora faccia questo principio, per mandar poi in effetto il generale. Senza veruno timore, figliuoli miei dolci, mettetevi la panziera, cioè disangue; intriso il sangue nostro nel sangue dell'Agnello. Oh che dolce, e graziosa panziera sarà quella da resistere contra ogni colpo! Col coltello dell'odio e dell'amore percuoterete e sconfiggerete e' vostri nemici, con la panziera del sangue sosterrete. Oh dolcissimi figliuoli, vedete quanto diletto da questa armatura, che sostenendo vince, ed essendo percossa percuote. Però che vi ha dentro saette che gettano invisibilmente: essendo invisibili, appaiono visibili. Perché le percosse loro generano fiori e frutti. Fiori di loda e gloria del nome di Dio, checoll'odore suo spegne il puzzo della infedeltà. Dopo il fiore segue il frutto; ricevendo il merito delle fadighe nostre, qui vivendo e crescendo nella Grazia, e nell'ultimo nell'eterna visione di Dio.

Non siate negligenti, ma solleciti; per piccola fadiga non fuggite il frutto: chè in altro modo non potresti essere cavalieri virili. E però vi dissi che io desideravo divedervi cavalieri virili, posti nel campo di battaglia. E però vi prego, acciò che adempiate la volontà di Dio e il desiderio mio, che voi vi anneghiate, attuffiate, e inebriate nel sangue di Cristo crocifisso, perché nel sangue si fortifica il cuore. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

CCLVIII - A misser Ristoro di Pietro Canigiani in Firenze

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo fratello in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi costante e perseverante nella virtù: però che colui che comincia, non è quegli che è coronato, ma solo colui che persevera. Perocchè la perseverazione è quella reina che è coronata, e sta in mezzo della fortezza e vera pazienzia; ma ella sola riceve corona di gloria. Sicchè io voglio, dolcissimo fratello, che voi siate costante e perseverante nella virtù, acciocchè riceviate il frutto d'ogni vostra fadiga. Spero nella grande bontà di Dio, che vi fortificherà per modo che nè dimonio nè creatura vi potrà far vollere il capo in dietro al primo vomito.

Parmi, secondo che mi scrivete, che abbiate fatto buono principio; del quale molto mi rallegro per la salute vostra, vedendo il vostro santo desiderio. E prima, dite di perdonare a ogni uomo che v'avesse offeso, o v'avesse voluto offéndere. Questa è quella cosa che v'è di grande necessità a volere avere Dio per Grazia nell'anima vostra, e riposarvi eziandio secondo 'l mondo. Però che colui che sta nell'odio, è privato di Dio, e sta in stato di dannazione; e in questa vita gusta l'arra dell'inferno: perocchè sempre si rode in sè medesimo, e appetisce vendetta, e sta sempre con timore. E credendo uccidere il nemico suo, ha prima morto sè medesimo; perocchè col coltello dell'odio ha uccisa l'anima sua. Onde questi cotali che credono uccidere il nemico, uccidono loro medesimi. Colui che in verità perdona per amor di Cristo crocifisso, questi ha pace e quiete, e non riceve turbazione; però che l'ira che conturba, è uccisa dall'anima sua; e Dio, che è remuneratore d'ogni bene, gli rende la grazia sua, e nell'ultimo vita eterna. Quanto diletto riceve allora l'anima, e allegrezza, e riposo nellacoscienzia, la lingua non potrebbe narrare quanto ell'è. Ed eziandio secondo il mondo, è grandissimo onore a colui, che, per amore della virtù e per magnanimità, non appetisce nè vuol fare vendetta del nemico suo. Sicchè io v'invito e vi conforto a perseveranzia in questo santo proponimento.

Domandare e procacciare il vostro con debita ragione, questo potete fare con buona coscienzia; chi 'l vuol fare: però che non è tenuto l'uomo di lassare il suo, più che si voglia: ma chi volesse lassare, farebbe bene maggiore perfezione. Di non andare a vescovado nè a palagio, questo è buono e ottimo; e che voi vi stiate pacificamente in casa. Perocchè, se la persona s'impaccia, noi siamo debili, e spesse volte ci troviamo impacciata l'anima nostra, commettendo delle cose ingiuste e fuore ragione, chi per mostrare di saper più che un altro, e chi per appetito di pecunia. Sicchè, egli è bene di dilungarsi dal luogo.

Ma una cosa v'aggiungo: che quando cotali poverelli e poverelle, che hanno chiaramente la ragione, e non hanno chi gli sovvenga, nè mostri la ragione loro perché non hanno denari; sarebbe molto grande onore di Dio affaticarsi per loro con affetto di carità; come santo Ivo, che fu al tempo suo avvocato de' poveri. Pensate, che l'atto della pietà, e il ministrare a' poverelli di quella Virtù che Dio ha data a voi molto è piacevole a Dio, e salute dell'anima. Onde dice santo Gregorio, che egli è impossibile che l'uomo pietoso perisca di mala morte, cioè di morte eternale. Sicchè questo mi piace molto, e pregovi che voi 'l facciate.

E in tutte le vostre operazioni vi ponete Dio dinanzi agli occhi, dicendo a voi medesimo, quando 'l disordinato appetito volesse levare il capo contra al proponimento fatto: «Pensa, anima mia, che l'occhio di Dio è sopra di te, e vede l'occulto del cuore tuo. E tu sei mortale, però che tu debbi morire, e non sai quando: e converratti rendere ragione dinanzi al sommo Giudice, di quello che tu farai; il qual Giudice ogni colpa punisce, e ogni bene remunera». E a questo modo, se porrete il freno, non scorrerà partendosi dalla volontà di Dio.

Satisfare all'anima vostra, questo dovete fare 'l più tosto che voi potete, e sgravare la coscienzia di ciò che vi sentite gravato. E satisfarle, o di gravezza che ella avessedi rendere sustanzia temporale, o d'altri dispiaceri che avesse fatti altrui. E fate chiedere perdonanza pienamente a ognuno, ciocchè sempre permaniate nella dilezione della carità del prossimo vostro. Di vendere le robe che avete di superchio, e i pomposi vestimenti (i quali, carissimo fratello, sono molto nocivi e sono uno strumento di fare invanire il cuore e nutricare la superbia, parendogli esser da più e maggiore degli altri, gloriandosi di quello che non si dee gloriare. Onde grande vergogna è a noi, farsi cristiani, di vedere il nostro capotormentato, e noi stare in tante delizie. Onde dice san Bernardo, che non si conviene che sotto il capo spinato stieno i membri delicati) dico che fate molto bene, che ci poniate rimedio. Ma vestitevi a necessità, onestamente, non con disordinato pregio e piacerete molto a Dio. E, giusta al vostro potere fate questo medesimo della donna, e de' vostri figliuoli; sì che voi siate, a loro, regola e dottrina, siccome debbe essere il padre, che con ragione e atto di virtù dee allevare i suoi figliuoli.

Aggiungoci una cosa: che nello stato del matrimonio voi stiate con timore di Dio, e con riverenzia v'andiate come a sacramento, e non con disordinato desiderio. E i dì che sono comandati dalla santa Chiesa, abbiate in debita riverenzia, siccome uomo ragionevole, e non come animale bruto. Allora di voi e di lei, siccome arbori buoni, producerete buoni frutti.

Di rifiutare gli ofici, farete molto bene; perocchè rade volte è che non vi s'offenda. E a tedio vi debbono venire, pur d'udirli ricordare. E però lassate questi morti seppellire a' morti loro; e voi v'ingegnate, con libertà dicuore, di piacere a Dio, amandolo sopra ogni cosa con desiderio di virtù, e il prossimo come voi medesimo, fuggendo il mondo e le delizie sue. E rinunciare a'peccati, e alla propria sensualità; riducendo sempre alla memoria i beneficii di Dio, e specialmente il beneficio del sangue, il quale per noi fu sparto con tanto fuoco d'amore.

Evvi ancora di bisogno, a volere conservare la Grazia e crescere l'anima vostra in virtù, di fare spesso la santaconfessione, a vostro diletto, per lavare la faccia dell'anima nel sangue di Cristo. Perocchè pur la lordiamo tutto dì almeno il mese una volta: se più, più; ma meno non mi pare che si dovesse fare. E dilettatevi di udire la parola di Dio. E quando sarà il tempo suo, che noi siamo pacificati col Padre nostro; fate che le pasque solenni, o almeno una volta l'anno, voi vi comunichiate; dilettandovi dell'Oficio, e ogni mattina udire la Messa: e non potendo ogni dì, almeno quelli dì che sono comandati dalla santa Chiesa a' quali siamo obbligati, ve ne dovete ingegnare quantunque si può.

L'orazione non si conviene che ella sia di lunga da voi. Anco, nell'ore debite e ordinate, quando si può, vogliate reducervi un poco a cognoscere voi medesimo, e l'offese fatte a Dio, e la larghezza della sua bontà, la quale tanto dolcemente ha adoperato e adopera in voi; aprendo l'occhio dell'intelletto col lume della santissima fede a ragguardare come Dio ci ama ineffabilmente; il quale amore cel manifestò col mezzo del sangue dell'unigenito suo Figliuolo. E pregovi che, se voi nol dite, che voi il diciate ogni dì, l'oficio della Vergine, acciò che ella sia il vostro refrigerio, e avvocata dinanzi a Dio per voi. D'ordinare la vita vostra, di questo vi pregoche 'l facciate. E il sabato digiunare a riverenza di Maria. E li di che sono comandati da santa Chiesa, non lassarli mai, se non per necessità. E fuggire di stare in disordinati conviti; ma ordinatamente vivere come uomo che non vuole fare del ventre suo Dio: ma prendere il cibo a necessità, e non con miserabile diletto. Però cheimpossibile sarebbe che colui che non è corretto nel mangiare, si conservasse nell'innocenzia sua.

Ma sono certa che la infinita bontà di Dio di questo e dell'altre cose vi farà a voi medesimo prendere quella regola che sarà di necessità alla salute vostra. E io ne pregherò e farò pregare, che vi dia perfetta perseveranzia infine alla morte, e vi allumini di quello che avete a fareper la salute vostra. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.





Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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12/3/2022 11:05 AM
 
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CCLIX (259) - A Tommaso d'Alviano



Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissimo fratello in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi servo fedele al nostro Creatore, la qual servitudine fa l'uomo regnare eternamente. Ma non darebbe vita a chi non fusse fedele, cioè col lume della santissima fede; il quale s'acquista coll'occhio dell'intelletto, quando l'anima ragguarda nella inestimabile carità di Dio, cioè con quanto amore egli ci ha donato l'essere. E nel Verbo dell'unigenito suo Figliuolo troviamo, anco, amore inestimabile; però che nel sangue suo troviamo che ci ha recreati a Grazia, la quale l'uomo l'aveva perduta per la colpa sua. Sicchè per amore, dunque, Dio ci creò all'imagine e similitudine sua, e per amore ci donò il suo figliuolo, acciocchè ci restituisse; ricreandoci a Grazia nel sangue suo, volle Dio col mezzo del figliuolo mostrare a noi la sua verità, e la dolce volontà sua, che non cerca nè vuole altro che la nostra santificazione. La sua verità era questa, che in verità aveva creato l'uomo, però che participasse e godesse nella eterna sua visione, dove l'anima riceve la beatitudine sua. Onde per lo peccato commesso da Adam non si adempiva questa verità nell'uomo. Volendo Dio adunque adempire questa verità, esso medesimo si costringe con la sua carità, e donaci quella cosa ch'egli ha più cara, cioè il Figliuolo unigenito; e pongli questa obbedienzia, che egli restituisca l'uomo, e dalla morte torni alla vita. Vuole Dio, che 'l figliuolo dell'umana generazione rinasca, come detto è, nel sangue: e neuno può avere il frutto del sangue senza il lume della fede. E però disse Cristo a Nicodemo: «Neuno può entrare a vita eterna, che non rinasca un'altra volta.» Volle Cristo dunque manifestare, che il Padre eterno gli aveva dato a concepire per affetto d'amore il figliuolo dell'umana generazione, e parturirlo con Vera obbedienzia e odio e dispiacimento dell'offesa del padre in sul legno della santissima croce. E' par bene che facesse questo dolce Verbo come l'aquila, che ragguarda nella ruota del sole, e sempre di sopra da alto vede il cibo che ella vuole pigliare; e vedendolo nella terra, viene e piglialo, e poi in alto 'l mangia. Così il dolce Gesù, aquila nostra, ragguarda nel sole della volontà eterna del Padre, e ine vede l'offesa e la ribellione che la creatura gli ha fatto. Sicchè nella terra della creatura, la quale hatrovata nell'altezza del Padre, ha veduto il cibo che debbe prendere. Il suo cibo è questo: che di questa miserabile terra che ha offeso e ribellato a Dio con la miserabile disobbedienzia, piglia coll'obbedienzía sua a volere compire nell'uomo la verità del Padre, e rendere a lui la Grazia, e trarlo dalla servitudine del dimonio (la quale servitudine dà morte eternale),e riducelo a servire il suo Creatore. Poi, dunque, che elli ha veduto e preso 'l cibo il quale 'l padre gli ha dato a mangiare. vede che abbasso in terra non si può mangiare, a voler trarre il miserabile uomo alla prima ubbidienzia sua; e però si leva con la preda all'altezza della santissima croce, e ine il mangiacon spasimato e ineffabile desiderio: e sopra sè punisce le nostre iniquitadi, col corpo sostenendo, e con la volontà satisfacendo, per dispiacimento e odio del peccato. E con la volontà della virtù divina, che era in lui, porse il sacrifi. cio del sangue suo al Padre: e così è accettoquesto sacrificio a lui.


Sicchè vedete che sta in alto con pena e obbrobrio, scherni, ingiurie, strazii, e villanie; afflitto di sete e saziato di obbrobrii, in tanto che per sete della salute nostra muore. E così ha mangiato questo dolce e innamorato Agnello. E però disse egli: «Se io sarò levato in alto, ognicosa tirerò a me». Perocchè, per lo rinascere che l'uomo ha fatto nel sangue di Cristo crocifisso, è tratto ad amarlo; se egli séguita la ragione, e non se la toglie con l'amore della propria sensualità. Tratto dunque il cuore ad amare il suo Benefattore, è tratto tutto, cioè il cuore, l'anima e l'affetto, con tutte le sue operazioni spirituali:perocchè le potenzie dell'anima, che è cosa spirituale, sono tratte da questo amore. Onde la memoria è tratta dalla potenzia del Padre Eterno, ed è costretta in ritenere li benefici che ha ricevuti da lui, e ad averne memoria per affetto d'amore, ed essere grato e cognoscente. L'intelletto si leva nella sapienzia di questo Agnello immacolato a ragguardare in lui il fuoco della sua carità, dove egli vede giusti tutti i giudicii di Dio: perocchè ciò che Dio permette, egli 'l fa per amore, e non per odio, di qualunque cosa si sia, o prosperità o avversità: e però tiene e riceve ogni cosa per amore. Perocchè, se altro avesse voluto la sapienzia di Dio, cioè il suo Figliuolo, non ci averebbe data la vita. E però l'anima, alluminata in questo vero lume, non si duole d'alcuna fadiga che sostenga: anco, se la sensualità si volesse dolere, col lume della ragione la fa star quieta. E non tanto che si doglia, ma egli l'ha in reverenzia; ed è contento di sostenere, per punire le colpe sue e per potersi confortare con le pene di Cristo crocifisso. E se egli ha la prosperità delmondo, lo stato, e la signoria; egli la tiene non con disordinato amore, ma con ordinato; zelante della vera e santa giustizia, senza alcun timore servile: però che ha levato l'occhio dell'intelletto nella sapienzia del Figliuolo di Dio, dove vede abbondare tanta giustizia, che per non lassare impunita la colpa, l'ha punita sopra di sè nella sua umanità, la quale egli prese di noi. Onde allora si leva l'affetto, e corre all'amore che l'occhio dell'intellettoha veduto in Dio; e così acquista e gusta la grazia e la clemenzia dello Spirito Santo. Empito l'affetto d'amore e di desiderio di Dio, egli si distende ad amare caritativamente il prossimo suo con una carità fraterna, e non con amore proprio; però che, se fosse nell'amore proprio, non terrebbe nè ragione nè giustizia nè a sè nè al prossimo suo. Ma perché la Grazia dello Spirito Santo l'ha privato dell'amore proprio di sè, per lo levare che fece dell'affetto suo in lui; è fatto giusto, e servo fedeledel suo Creatore. E così ciò ch'egli ama, si leva in alto, perché ogni cosa ama per Dio. E così, in ogni stato che egli è, o in signoria, o in grandezza, o stato o ricchezza del mondo, o allo stato della continenzia o nello stato del matrimonio, o con figliuoli o senza figliuoli, in ogni modo è piacevole a Dio; poichè egli ama con l'affetto che è legato in lui. E così ci mostra, la prima dolce Verità. Poichè l'uomo ha ordinato le tre potenzie dell'anima spirituale, e halle levate in alto per affetto d'amore, econgregate nel nome di Dio; cioè accordata la memoria a ritenere i doni e le grazie di Dio, come detto è; e lo intelletto a intendere la volontà nella sapienzia del Figliuolo di Dio, e la volontà ad amare nella clemenzia dolce dello Spirito Santo; Dio si riposa allora per grazia nell'anima sua.


Questo dobbiamo intendere che il nostro Salvatore dicesse quando disse: «Se saranno due o tre o più, congregati nel nome mio, io sarò nel mezzo di loro». Onde possiamo intendere che egli il dicesse così della congregazione detta di sopra delle tre potenzie dell'anima, come pure della congregazione ne' servi di Dio, corporale. Ma attendete che egli ci mette il due, il tre, e 'l più. Deltre abbiamo detto: del due possiamo intendere per l'amore e santo desiderio di Dio; però che l'amore ha a congregare. Chè se l'uomo non amasse, non disporrebbe la memoria a ricevere e a ritenere, nè l'intelletto si sarebbe mosso a vedere nè intendere, nè la volontà avrebbe nutricato in sè l'amore divino. Poichè ha raunato il tesoro, il timore santo il guarda, e non lassa passare dentro nella città dell'anima i nemici del peccato mortale. E anco per quella legge santa di Dio, la quale fu data a Moisè, fondata in timore, poniamochè primo movimento fu amore (perocchè per amore Dio la diè, perché l'uomo avesse freno nel suo male adoperare).Venne poi il dolce e amoroso Verbo con la legge dell'amore, non a dissolvere la legge data, ma per compirla (però che timore non ci dava vita): accordando poi la legge dell'amore con quella del timore; la quale fu di tanta perfezione, che la cosa imperfetta fece perfetta. Conviensi dunque tenere l'una e l'altra, però ch'elle sono unite in tanta perfezione che, chi non vuole esser separato da Dio, non può avere l'una che non abbia l'altra, però che sono legate insieme (quanto che a' dieci Comandamenti sempre parlando), ed insieme danno vita di Grazia; che chi volesse separare, impossibile sarebbe che potesse avere Dio per Grazia nel mezzo dell'anima sua. E però disse: se saranno due; e non disse, se sarà uno; perché uno non può far più che uno, e così non può giugnere a tre senza due. Ma conviensi, che l'anima n'abbia prima due; e a mano a mano, ne ha due, cioè l'amore e il timore di Dio. E di lì si trova le tre potenziedell'anima, che non è altro che un'anima; nel quale uno, adornato con la perfezione della carità è tanto perfetta, che tiene e due e tre, e 'l più. E perché dice: «O due o tre, o più, congregati nel nome mio?» Queste sono le sante e buone operazioni della creatura che ha in sè ragione. Perocchè ogni operazione ch'egli facesse (poniamochè avessero colore d'essere del mondo, siccome è di tenere il grande stato e signoria, e fosse con la donna o co' figliuoli suoi, che pare una cosa mondana, o in qualunque altra cosa che fosse); tutte sono dirizzate in Dio, quando l'anima ha fatto il suo principio, di regolare e di congregare tutte le virtù sue nel nome di Dio. Allora cognosce bene la sua verità; cioè, che Dio non gli ha dato in questa vita alcuna cosa che, se egli vuole, gli sia impedimento alla sua salute; anco, gli sono istrumento di farlo esercitare in virtù, e di dargli maggior cognoscimento della miseria sua e della divina bontà.


E però non si lagna, nè si può lagnare, nè del Creatore nè della creatura, altro che di sè medesimo, che ribella colla puzza del peccato mortale al suo Creatore. Di Dio non si può lagnare, però che l'ha fatto si forte, che nè dimoni nè creatura gli può tollere Dio. Anco, spesse volte la ingiuria che gli è fatta dalli uomini del mondo, seegli non vuole seguitare la propria sensualità con ira, glifa avere Dio più perfettamente; però che pruova nella virtù della pazienzia, e vede s'egli ama il suo Creatore inverità o no; ed empiesi più il vasello dell'anima sua di Grazia. Sicchè dunque non si può lagnare nè anco se per mezzo della creatura ricevesse movimenti d'immondizia, e fosse inchinato per commossione, o atti, o modi a non essere onesto. Dico che anco di questo non si può lagnare; però che assai possono venire i movimenti per propria fragilità o per inducimento d'altra creatura, come detto è; non, che 'l possa costrignere, se egli vorrà fare resistenzia con la ragione, e sentire l'odore della purità.


Ma quando si sente percuotere da questo o da alcuno altro vizio, tragga fuore l'amore e il santo timore di Dio,e coll'occhio dell'intelletto ragguardi nella memoria sua, dove ha conservati i beneficii di Dio: e coll'affetto l'ami,e rendagli grazia e loda. E con questa gratitudine santa spegnerà il fuoco dell'ira e della immondizia e della ingiustizia, e d'ogni altro difetto; e singolarmente della ingiustizia. Perocchè l'uomo ch'ha tenere stato e signoria, se non la tiene con virtù, egli cade in molti inconvenienti: però che essofatto che non la tenesse coll'occhio dirizzato in Dio, la tenerebbe col proprio e disordinato amore; il quale amore attossica l'anima, e tollegli il lume,onde non intende nè cognosce altro che cose transitorie e sensitive, giudicando la volontà di Dio e la sua e quelladegli uomini sempre in male, e non in alcuno bene; e tollegli la vita della Grazia, e dàgli la morte. E neuna suaoperazione si drizza ad altro che a morte di colpa; perocchè la giustizia, la fa secondo il parere degli uomini, e non secondo la ragione, per timore servile ch'egli ha di non perdere lo stato suo. Oh quanto è pericoloso questo perverso amore! Egli è la legge del dimonio, la quale fu data di primo principio dal dimonio ad Eva; e Adam la seguitò e compilla: che fu una legge diabolica d'amore e timore. Ma la prima dolce Verità ci ha liberati, e data a terra questa perversa legge; in quanto non è costretto l'uomo a tenerla per alcuna cosa che sia. Può bene per lo libero arbitrio ch'egli ha, pigliarla per sè medesimo, se vuole; ma non, che per forza gli sia dato più che la suavolontà voglia. Bene si debbe dunque vergognare la creatura che ha in sè ragione, ad avere sì fatto ricompratore che gli ha dato la fortezza, e tratto da servitudine della legge del peccato; a non seguitarlo con perfetto amore, con tutto il cuore, con tutto l'affetto, e col lume della fede viva, la quale truova e gusta coll'occhio dell'intelletto, e coll'affetto parturisce operazioni vive, e non morte. E però è fede viva; chè fede senz'opera, morta è. Per altro modo non potremmo essere servi di Cristo crocifisso; il quale servire, fa l'uomo regnare sì nellavita durabile, e sì perché il fa signore di sè medesimo. Perocchè, se signoreggia sè, è fatto signore di tutto il mondo. Perocchè neuna cosa cura nè teme, se non di Dio, cui egli serve e ama. Molti posseggono le città e le castella; e non possedendo loro per affetto di virtù, non si truovano covelle, ma truovansi vuoti insiememente e del mondo e di Dio, o per vita o per morte.


Considerando dunque me, che senza il mezzo del lume della Fede non potevate giugnere a questa perfezione, dissi che io desiderava di vedervi servo fedele al nostro Creatore; e così vi prego, carissimo fratello, che 'l facciate, cioè che voi il serviate virilmente. é vero che alui non potete fare utilità nè servizio, perché non ha bisogno di nosiro servizio; ma egli ci ha posto il mezzo, e reputa fatto a sè quello che noi facciamo a lui, cioè di servire il prossimo nostro per gloria e loda del nome suo. E singolarmente fra gli altri servizii che possiamo mostrate che gli piaccia bene, si è di servire la dolce sposa sua, al cui servizio pare che v'abbia chiamato. Servitela dunque liberamente; perocchè, di qualunque servizio spirituale o temporale la servirete, tutto gli è piacevole, purchè sia fatto con dritta e buona intenzione. Facendo così, Dio è grato e cognoscente, e renderavvi il frutto della vostra fadiga in questa vita per Grazia; e nella vitadurabile riceverete l'eterna visione di Dio, e vederete con chiaro e perfetto lume, e senza alcuna tenebra, l'amore e verità del Padre Eterno: però che quagiuso il vediamo imperfettamente, ma lasuso senza alcuna imperfezione. Altro non dico. Prego la bontà sua, che vi dia perfetto lume a servirlo perfettamente. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

CCLX (260) - A' prigioni il giovedi Santo in Siena

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimi figliuoli in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi bagnati con santo desiderio nel sangue di Cristo crocifisso. Ponetevelo per obietto dinanzi all'occhio dell'intelletto vostro: e facendo così, acquisterete una pazienzia vera. Però che il sangue di Cristo ci rappresenta le nostre iniquità, e rappresentaci l'infinita misericordia e carità di Dio; la quale rappresentazione ci fa venire in odio e dispiacimento e' difetti e' peccati nostri, e facci venire inamore le virtù.

E se voi mi domandaste, carissimi figliuoli, perché nel sangue si veggono più e' nostri difetti, e la misericordia sua; rispondovi: perché la morte del Figliuolo di Dio fu data, a lui per e' peccati nostri. Il peccato fu cagione della morte di Cristo. Chè il Figliuolo di Dio non aveva bisogno per via della croce entrare nella Gloria sua; chè in lui non era veleno di peccato, e vita eterna era sua. Ma noi miserabili, avendola perduta per li peccati nostri, eracaduta grandissima guerra fra Dio e noi. L'uomo era infermo ed era indebolito, ribellando al suo Creatore: e non poteva pigliare l'amara medicina, che seguitava la colpa commessa. Fu di bisogno adunque, che Dio ci donasse il Verbo dell'unigenito suo Figliuolo. E così per la inestimabile carità fece unire la natura divina colla natura umana, lo Infinito suni colla nostra miserabile carne finita. Egli viene come medico infermo, e cavaliero nostro medico. Dico che col sangue suo ha sanate le nostre iniquità, e hacci dato la carne in cibo, e il sangue in beveraggio. Questo sangue è di tanta dolcezza e soavità, e di si grande dolcezza e fortezza, che ogni infermità sana; e dalla morte viene alla vita. Egli tolle la tenebra, e donala luce.

Perché il peccato mortale fa cadere l'anima in tutti questi inconvenienti; il peccato ci tolle la Grazia, tollecila vita, e dacci la morte: egli offusca il lume dell'intelletto, e fàllo servo e schiavo del dimonio; tollegli la vera sicurtà, e dàgli il disordinato timore; perché il peccato sempre teme. Egli ha perduta la signoria, colui che si lassa signoreggiare al peccato. Oimè, quanti sono e' mali che ne seguitano! Quante sono le tribulazioni, le angoscie e le fadighe che ci sono permesse da Dio solo per lo peccato! Tutti questi difetti e questi mali sono spenti nelsangue di Cristo crocifisso, perché nel sangue si lava l'anima dalle immondizie sue, riducendosi alla santa confessione. Nel sangue s'acquista la pazienzia. Chè, considerando l'offese che abbiamo fatte a Dio, e il rimedio che egli ha posto, di darci la vita della Grazia, veniamo a vera pazienzia. Sicchè, bene è vero ch'egli è medico; chè n'ha donato il sangue per medicina.

Dico ch'egli è infermo: cioè, che egli ha presa la nostra infirmità, prendendo la nostra mortalità, e carne irortale; e sopra a essa carne del dolcissimo corpo suo ha puniti e' difetti nostri. Egli ha fatto come fa la balia chenutrica il fanciullo, che, quand'egli è infermo, piglia la medicina per lui, perché il fanciullo è piccolo e debile, non potrebbe pigliare l'amaritudine, perché non si nutrica d'altro che di latte. O dolcissimo amore Gesù, tu sei balia che hai presa l'amara medicina, sostenendo pene, obbrobrii, strazii, villanie; legato, battuto, flagellatoalla colonna, confitto e chiavellato in croce; satollato discherni, obbrobrii; afflitto e consumato di sete senza neunorefrigerio: e gli è dato aceto mescolato con fiele, con grandissimo rimproverio: ed egli con pazienzia porta, pregando per coloro che il crocifiggono. O amore inestimabile, non tanto che tu preghi per quelli che ti crocifiggono, ma tu li scusi dicendo: «Padre, perdona a costoro che non sanno quello che si fare». Oh pazienzia che eccedi ogni pazienzia! Or chi fu mai colui che, essendo percosso, battuto, e schernito, e morto, perdoni, e preghi per coloro che l'offendono ? Tu solo se' colui, Signore mio. Bene è vero adunque, che tu hai presa l'amara medicina per noi fanciulli debili e infermi, e colla tuamorte ci dai la vita, e coll'amaritudine ci dai la dolcezza. Tu, ci tieni al petto come balia, e hai dato a noi il lattedella divina Grazia, e per te hai tolta l'amaritudine; e così riceviamo la sanità. Sicchè vedete che egli è infermato per noi.

Dico ch'egli è cavaliero, venuto in questo campo della battaglia; ha combattuto e vinto le dimonia. Dice santo Agostino: «Colla mano disarmata questo nostro cavaliero ha sconfitti e' nemici nostri, salendo a cavallo in sul legno della santissima croce». La corona delle spine fu l'elmo, la carne fiagellata l'usbergo, le mani chiavellate e' guanti della piastra, la lancia per lo costato fu quel coltello che tagliò e recise la morte dell'uomo, e' piedi confitti sono li speroni. Vedete come dolcemente è armato questo nostro cavaliero! Bene il dobbiamo seguitare, e confortarci in ogni nostra avversità e tribulazione.

E però vi dissi io che il sangue di Cristo ci manifesta e' peccati nostri, e mostraci il rimedio e l'abondanzia della divina misericordia, la quale abbiamo ricevuta nel sangue suo. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso: chè in altro modo non potremmo partecipare la grazia sua, nè avere il fine per lo quale fummo creati; nè portereste pazientemente le vostre tribulazioni. Perocchè nella memoria del sangue ogni amara cosa diventa dolce, e ogni gran peso leggiero.

Altro non vi dico, per lo poco tempo che ho. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. E ricordovi che dovete morire, e non sapete quando. Fate che vi disponiate alla confessione e alla comunione santa, chi può; acciò che siate resuscitati in Grazia con Cristo Gesù. Gesù dolce, Gesù amore.

CCLXI - A M. Mariano, prete della misericordia, essendo a Monticchiello

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Dilettissimo e carissimo figliuolo in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi, cavaliero virile, combattere virilmente in su questo campo della battaglia, e non voltarvi a dietro a schifare veruno colpo che venisse; perocchè sareste cavaliero senza gloria. Ma virilmente pigliate l'arme, sicchè 'l colpo non passi dentro; cioè l'arme della santissima croce: perocchè ella è quella arme, che ci difende da ogni colpa e tentazione di dimonio visibile e invisibile. Nella memoria del sangue averete la vittoria. O figliuolo mio carissimo, quanto sarà beata l'anima vostra e la mia, quando starete in questo campo della battaglia, mare tempestoso, armato dell'arme della carità. La quale acquisterete nella memoria della croce; prendendo il coltello, con che vi potiate difendere da nemici che v'hanno assediato, cioè, il coltello del timore e dell'amore, quando vedete che i nemici delle molte cogitazioni v'assalissero, o lecreature che vi dessero esemplo, invitandovi a peccato. Allora tenete salda la memoria nel prezzo del sangue, del quale tanto dolcemente sete ricomprato; e il coltello detto, percotendoli col santo timore di Dio; vedendo quanto gli è spiacevole il peccato, che per lo peccato è morto; e quanto gli è piacevole la virtù. E con questo tutti li sconfiggerete.

Ricordivi di quel santo Padre, che si mise alla prova col fuoco, dicendo: «Pensa, anima mia, che di questo ne va il fuoco eternale. Prova questo fuoco; e se puoi sostenerlo, commetti il peccato». Così riprendete voi medesimo; guardando sempre, che l'occhio di Dio è sopra di voi, e non è cosa si secreta che egli non vegga; ed è remuneratore del bene e del male; e veruno è, che da questo giudicio si possa difendere. Adunque levatevi con sollicitudine; e ricordivi che dovete morire, e non sapete quando. Il bene che egli remunera, sì è amore. Sicchè per amore ogni cosa per lui vorrete sostenere; e il male vi darà timore, col quale toglierete e porrete freno alle perverse cogitazioni.

Sicchè, essendo armato, come detto è, e' colpi delle tentazioni non vi faranno male: e adoperando il coltello con perseveranzia, rimarrete vincitore e sconfiggerete i nemici vostri. Poi potrete dire quella dolce parola, quando verrà il tempo della morte, che dice Paolo: «Io ho corso, e hollo consumato, sempre osservando fede a te, Signore. Ora ti dimando la corona della Giustizia». Bene è adunque da perse verare.

Ponetevi al costato del Figliuolo di Dio, e bagnatevi nell'abundanzia del sangue suo. E fate con umilità ciò che avete a fare; perocchè il dimonio non si caccia col dimonio, ma con la virtù della pazienzia, e con umiltà. Siate buono dispensatore a' poverelli che hanno bisogno. E il conversare con cotesta gente sia sempre col timore di Dio. Se potete difender quello de' poveri con umilità, fatelo: quando che non (sappiate usare del tempo che voi sete del Comandamento del capitano), fate dalla parte vostra ciò che potete. Confortatevi; e permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

CCLXII - A monna Tora, figliuola di misser Pietro Gambacorti da Pisa

Al nome di Gesù Cristo crocífìsso e di Maria dolce.

Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a te ne prezioso sangue suo; con desiderio di vederti serva e sposa di Cristo crocifisso sì e per siffatto modo che per lo suo amore il mondo ti venga a tedio con tutte le sue delizie; però che non hanno in loro fermezza nè stabilità veruna. E vedi bene, figliuola mia, che'ella è così la verità. Il mondo a te si mostrò di gran bellezza e piacere; eora ha mostrato che tutte le sue allegrezze e piaceri sono vani e caduchi, e germinano tristizia con grande amaritudine all'anima che disordinatamente le possede, e tollono la vita della Grazia, e danno morte; e càdene l'anima in somma miseria e povertà. Bene è dunque da fuggirlo, e da odiare la propria sensualità e ogni diletto del mondo, e disprezzarli con tutto il cuore e con tutto l'affetto, e servire solo al nostro dolcissimo Creatore. Il qual servire, non è essere servo, ma fa regnare; perciocchè tutti ci fa signori nella vita durabile: e in questa vitadiventa libera però che s'è sciolta dal legame del peccato mortale e dall'amore del mondo, e della propria sensualità; e la ragione n'è fatta signora. E, signoreggiandola, ella è signora di tutto il mondo, perocchè se ne fa beffe; e neuno è che pienamente 'l possa possedere se non colui che perfettamente lo dispregia.

E non sarebbe bene stolta e matta quell'anima che può essere libera e sposa, ed ella si facesse serva e schiava, rivendendosi al dimonio, e adultera? Certo si. E questo fa l'anima che, essendo liberata dalla servitudine del dimonio, ricomperata del sangue di Cristo crocifisso, non d'oro nè d'argento, ma di sangue; ella tiene a vile sè,e non ricognosce la dignità sua, e spregia e avvilisce il sangue del quale è ricomperata con tanto fuoco d'amore; e, avendola Dio fatta sposa del Verbo del suo Figliuolo, il quale dolce Gesù la sposò con la carne sua (perocchè, quand'egli fu circonciso, tanta carne si levò nella circoncisione quanta è una estremità d'uno anello, in segno che come sposo voleva sposare l'umana generazione); ed ella amando alcuna cosa fuora di lui, o padre o madre, o sorella o fratelli o congiunti; o ricchezze o stati del mondo, diventa adultera, e non sposa leale nè fedele al sposo suo. Poichè la vera sposa non ama altro che 'l sposo suo, cioè veruna cosa che fosse contra la sua volontà. E così debbe fare la vera sposa di Cristo: cioè amare solamente lui con tutto il cuore, con tutta l'anima, e con tutte le sue forze; e odiare quello che lui ha in odio, cioè 'l vizio e 'l peccato (che tanto egli l'odiò e dispiacquegli, che volle punirlo sopra 'l corpo suo, per la salute nostra), e amare quello che lui ama ciò sono le virtù le quali si provano nella carità del prossimo, servendola con la carità fraterna nelle sue necessità, secondo che c'è possibile.

E però io voglio che tu sia serva fedele: e senza sposo non voglio che tu stia. Secondo ch'io ho inteso, pare che Dio s'abbia chiamato a sè lo sposo tuo: dalla qual cosa egli si dispose bene dell'anima sua, son contenta che e abbia quel vero fine per lo quale fu creato. Onde, poichè Dio t'ha sciolta dal mondo, voglio che tu ti leghi con lui; e spòsati a esso Cristo crocifisso coll'anello della santissima fede. E vèstiti non di bruno, cioè della nerezza dell'amore proprio, e del piacere del mondo, ma della bianchezza della purità, conservando la mente e 'l corpo tuo nello stato della continenza. E sopra questa purità ci poni il mantello vermiglio della carità di Dio e del prossimo tuo, affibbiato di perfetta umiltà, colla fregiatura delle vere e reali virtù, colla umile e continua orazione; però che senza questo mezzo non potresti venire a veruna virtù. E fa che tu lavi la faccia dell'anima tua colla confessione spesso, e colla contrizione del cuore; il quale sarà unguento odorifero, che ti farà piacere allo sposo tuo Cristo benedetto. E così, adornata, va alla mensa dell'altare a ricevere il pane vivo, che dà vita, cibodegli angeli. Allora è 'l tempo suo, come è per le pasque, e per le feste di Maria dolce, e, secondo che Dio ti dispone, per cotali altre feste solennì. E dilèttati di starealla mensa continuamente della santissima croce; e ine nascondi e sèrrati nella camera sua, cioè nel costato di Cristo crocifisso, dove tu troverai il bagno del sangue, che egli t'ha fatto per lavare la lebbra dell'anima tua. E lìtroverai il secreto del cuore suo, mostrandoti nell'apritura del lato, che t'ha amata e t'ama inestimabilmente.

E pensa che questo dolce sposo è molto geloso: però che non vede la sposa sua si poco partire da sè, che egli si sdegna, e ritrae dall'anima la Grazia e la dolcezza sua.Voglio dunque che tu fugga la conversazione de' secolari e secolare, al più che tu puoi, acciò che tu non cadessiin cosa, che 'l sposo tuo si partisse da te. E però sia abitatrice della cella. E guarda che tu non perda 'l tempo tuo; imperocchè molto più ti sarebbe richiesto ora che prima: ma sempre esercita il tempo o coll'orazione o colla lezione o con fare alcuna cosa manuale, acciocchè tu non caggi nell'ozio; però che sarebbe pericolosa cosa. E resistendo virilmente senza alcuno timore, riparerai a' colpi collo scudo della santissima fede, confidandoti nel tuo sposo Cristo, 'l quale combatterà per te. lo so che tu entrerai ora (e forse che sei entrata, che dirò meglio) nelcampo delle molte battaglie del dimonio (gettandoti molte cogitazioni e pensieri nella mente tua) e delle creature, che non sarà meno forte battaglia, ma forse più. So che ti poneranno innanzi, che tu sia fanciulla, e però non stia bene in codesto stato; quasi reputandoselo a vergogna e' semplici ignoranti, e con poco lume, se non ti rallogassero al mondo. Ma tu sia forte costante, fondata in su la viva pietra; e pensa che, se Dio sarà per te, neuno potrà contra di te. Nè credere nè a dimonio nè a creatura quando ti consigliano delle cose che fussero fuora di Dio e della volontà sua, o contra lo stato della conti Confidati in Cristo crocifisso, che 'l ti farà passarequesto mare tempestoso, e giugnerai al mare pacifico, dove è pace senza neuna guerra. Onde, a conduerti ben sicura al porto di vita eterna, ti consiglierei per tua utilità, che tu intrassi nella navicella della santa obedienzia;però che questa è più sicura e più perfetta via, e fa navigare l'anima per questo mare non colle braccia sue, ma colle l:accia dell'Ordine.

E però ti prego, che tu à dia pensiero, acciò che tu sia più spedita a essere serva sposa di Gesù Cristo crocifisso; al quale servire, è regnare, come detto è. E per vederti regnare e vivere in Grazia, dissi che io desideravo di vederti vera serva e sposa di Cristo crocifisso. Abbi buona e santa paziezia in questo e ogni altra era che ti potesse avvenire. Altro non dico. Permani nella sana e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.






Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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12/3/2022 11:10 AM
 
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CCLXIII (263) - A monna Montagna, gran serva di Dio, nel contado di Narni, in Capitona



Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissima e dilettissima madre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi arsa e consumata nel fuoco della divina carità. La quale carità non cerca le cose sue; cioè che non cerca sè per sè, nè 'l prossimo per sè, nè Dio per sè: ma sè e 'l prossimo per Dio, e Dio per lui medesimo, in quanto egli è degno d'essere amato come somma ed eterna bontà. Questo fuoco arde, e non consuma; e consuma: cioè che non affligge nè dissecca l'anima, ma ingrassala, ungendola di vera e perfetta umiltà, la quale è balia e nutrice di essa carità; e consuma ogni amore proprio spirituale e temporale, e ogni altra cosa che trovasse nell'anima fuore della dolce volontà di Dio.


Dico che consuma l'amore proprio temporale: però che col lume cognobbe, sè e le cose temporali e transitorie essere strumento di morte, che uccidono l'anima che disordinatamente le possiede; e però le comincia a odiare, e gettarle fuore del cuore e della mente sua. E perché l'anima non può vivere senza amore, subito comincia a drizzare l'affetto e l'amore verso la ricchezza delle virtù. Onde questo fuoco d'amore per forza del calore suo consuma in tutto l'altro amore. Poichè l'anima l'ha così consumato in sè, anco non è perfetta; ma insino che ella non giugne alla sua perfezione, gli rimane uno amore proprio spirituale o verso le creature o verso il Creatore:benchè l'uno non è senza l'altro; però che, con quella perfezione che noi amiamo Dio, con quella amiamo la creatura ragionevole. A che s'avvede che questo amore proprio spirituale sia nell'anima? quando la persona ama in sè la propria consolazione, per la quale lasserà di non adoperare la salute del prossimo suo; o quando in quella operazione si vedesse, diminuire la pace e la quiete della mente, o altri esercizi che per sua consolazione volesse fare; o quando alcuna volta amasse la creatura di spirituale amore, e a lei non paresse che quella creatura rispondesse all'amore suo, o che avesse più stretta conversazione e mostrasse più amore a un'altra persona che a lei, ne sostiene pena gravissima, sdegno e dispiacere, e spesse volte giudicio nella mente sua, e dilungamento da quella creatura, sotto colore d'umiltà e di più avere la sua pace: ed egli è 'l proprio amore ch'ella ha a sè medesima. Questi sono e' segni verso la creatura, che l'amore proprio spirituale non è ancora consumato nell'anima verso il Creatore.


E quando la mente ricevesse alcuna tenebra, battaglie, o privazioni delle sue consolazioni usate; se ella perquesto viene a tedio o a confusione di mente, per la quale confusione e tedio spesse volte lasserà il dolce esercizio dell'orazione (la quale cosa non debbe fare, ma per ogni modo debbe pigliare la madre dell'orazione, e non partirla da sè: chè s'ella lassa questo massimamente, o veruno atto virtuoso, segno è che l'amore è mercennaio, cioè che ella ama per propria consolazione, e che l'amore proprio del diletto spirituale è anco radicato nell'anima sua); dico che 'l fuoco della diviria carità il consuma,e leva la imperfezione; fa l'anima perfetta nell'amore di Dio e dilezione del prossimo. Non cura, per onore di Dio e salute dell'anime, di perdere le proprie consolazioni: non rifiuta labore; anco, si diletta di stare in sullamensa del crociato desiderio, accompagnando l'umile immacolato Agnello. Ella piange con quelli che piangono, e fassi inferma con quelli che sono infermi: però che le colpe d'altrui reputa sue. Ella gode con quelli che godono, dilargando 'l cuore nella carità del prossimo; in tanto che quasi più è contenta del bene, pace e consolazione altrui, che di sè medesima. Quello ch'ella ama, vorrebbe che ogni gente l'amasse. Non si scandalizza perché vedesse più amare altrui che sè; ma con vera umiltà sta contenta, perché reputa sè difettuosa, e l'altrevirtuose. E poi le pare giusta cosa e convenevole che quella in cui si truova la virtù, sia più amata di lei. Questa carità unisce l'anima in Dio, annegando la propria volontà, e vestela e uniscela coll'eterna volontà sua; intanto che di neuna cosa si può scandalizzare nè turbare quella mente, se non dell'offese fatte al suo Creatore, e della dannazione dell'anime.


Questo è un fuoco che converte ogni cosa in sè, e fa levare l'affetto dell'anima sopra sè medesima, ricevendo tanta unione per elevazione di mente, ch'ella ha fatta nella divina Carità, che 'l vasello del corpo suo perde ogni sentimento; in tanto che vedendo non vede, udendo non ode, parlando non parla, andando non va, toccando non tocca. Tutti e' senti menti del corpo paiono legati, e pare perduta la virtù perché l'affetto s'è perdutoa sè, e unito in Dio. Onde con la virtù e carità sua ha tratto a sè quell'affetto: e mancano e' sentimenti del corpo; perché più perfetta è l'unione che l'anima ha fatta in Dio, che quella dell'anima nel corpo. Egli trae a sè le potenzie dell'anima, con tutte le sue operazioni. Perché la memoria s'è empita del ricordamento de' beneficii, e della grande bontà sua; l'intelletto ha posto dinanzi a sè la dottrina di Cristo crocifisso, data a noi per amore; e però la volontà corre con grandissimo affetto ad amarla. Allora tutte le operazioni sono ordinate, e congregate nel nome suo. Ella gusta il latte della divina dolcezza, ella s'inebria del sangue di Cristo; e, come ebra, non si vuole satollare altro che d'obbrobri; abbracciando scherni, rimproveri e villanie, freddo e caldo, fame e sete, persecuzioni dagli uomini e molestie dalle demonia: in tutte si gloria col glorioso Paolo in Cristo dolce Gesù.


Dissi che la carità non cercava sè, perché non elegge luogo nè tempo a modo suo, ma secondo che gli è conceduto dalla divina Bontà. E però ogni luogo gli è luogo, e ogni tempo gli è tempo. Tanto gli pesa la tribulazione quanto la consolazione, perché ella cerca l'onore di Dio nella salute dell'anime, con affetto d'acquistare e crescere nelle vere e reali virtù. Qui ha fatto il suo principio;non nelle proprie consolazioni mentali, nè in rivelazioni; non in uccidere il corpo, ma la propria volontà; avendo veduto col lume che in quello non sta la perfezione dell'anima, ma sì in uccidere la propria volontà spirituale e temporale. E però liberamente la getta nella fornace della divina carità. E poichè ella v'è dentro, bisogno è che ella sia arsa e consumata per lo modo detto.


Or dappoi che abbiamo veduto non cavelle (a rispetto di quello che è), quello che dà questa dolce madre della carità; vediamo in che luogo s'acquista, e con che. Dicovelo in poche parole: acquistasi col lume della santissima fede, la quale fede è la pupilla dell'occhio dell'intelletto. Con questo lume vede l'anima quello che debbe amare, e quello che debbe odiare; vedendo, cognosce; e cognoscendo, ama e odia. Ama, dico, quello che ha cognosciuto della divina Bontà; e odia quello che ha veduto della propria malizia e miseria; la quale vede essere necessaria alla salute sua. Chi ne fu cagione? il lume onde venne il cognoscimento, e dal cognoscimento l'amore. Però che la cosa che non si cognosce, non si può amare. Adunque il lume ci conduce a questo fuoco, e è unito l'uno con l'altro; chè fuoco non è senza lume, nè lume senza fuoco. Dove 'l troviamo? nella casa del cognoscimento di noi. In noi troviamo questo dolce e amoroso fuoco; perché per amore Dio ci ha dato l'essere alla immagine e similitudine sua. Per amore siamo ricreati a Grazia nel sangue di Cristo crocifisso; però che l'amore il tenne confitto e chiavellato in croce. Noi siamo quei vaselli che abbiamo ricevuto l'abbondanzia del sangue; e tutte le grazie spirituali e corporali date a noi sopra l'essere, le abbiamo ricevute per amore. Sicchè, in sè trova l'anima e cognosce questo fuoco dolce. Adunque col lume andiamo pella casa del cognoscimento di noi; e ine ci nutricheremo della divina carità, vedendo noi essere amati da Dio inestimabilmente. La quale carità nutrica al petto suo e' figliuoli della virtù, e fa vivere l'anima in Grazia: senz'essa saremmo sterili e privati della vita.


Considerando me questo, dissi ch'io desideravo (e così desidero in me con voi insieme) di vederci arse e consumate nella fornace della divina carità. Prego la clemenzia dello Spirito Santo che questo ci faccia per grazia, acciocchè la divina Bontà sia glorificata in noi, consumando la vita nostra in dolore e amaritudine dell'offese che sono fatte a lui, con umile e fedele e continua orazione per la santa chiesa, e per ogni creatura che ha in sè ragione. Anneghianci nel sangue dell'Agnello. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Umilmente mi vi raccomando. Gesù dolce, Gesù amore.

CCLXIV - A monna Jacoma di misser Trinci da Fuligno

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissima suoro in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi fondata in vera e perfetta pazienzia, considerando me, che l'anima non può piacere a Dio nè stare nella sua Grazia senza la virtù della pazienzia. Perocchè, essofatto c'h'ell'è impaziente, è privata di Dio per Grazia (perocchè la impazienzia procede dall'amor proprio di sè medesimo), vestita della propria volontà sensitiva; e l'amor proprio e lapropria sensualità non è in Dio. Adunque vedete, che l'anima, ch'è impaziente, è privata di Dio.

Impossibile è, dice Cristo, che l'uomo possa servire a due signori; perocchè s'egli serve all'uno, egli sarà in contento all'altro, perché sono contrarii. Il mondo e Dio non hanno conformità insieme, e però sono tanto contrarii e' servi del mondo a' servi di Dio. Colui che serve al mondo, non si diletta d'altro, se non d'amare colla propria sensualità e disordinato amore, delizie, ricchezze, stati, onore, e signoria; le quali cose passano tutte come 'l vento, però che non hanno in loro alcuna fermezza nè stabilità.

Appetisce la creatura con amore disordinato la lunga vita, e ella è breve; la sanità, e spesse volte ci convieneessere infermi. E tanto è la poca fermezza loro in ogni diletto e consolazione del mondo, che di bisogno è, ch'elle siano tolte a noi, o che noi siamo tolti a loro. Onde alcuna volta permette Dio che elle siano tolte a noi; e questo è quando noi perdiamo la sustanzia temporale, o eziandio la vita corporale di coloro che noi amiamo: o egli viene caso che noi lassiamo loro, questo è quando Dio ci chiama di questa vita, morendo corporalmente. Dico dunque, che per lo disordinato amore ch'è servi del mondo hanno posto a loro medesimi, col quale amor disordinato amano ogni creatura e figliuoli e marito e fratell e padre e madre, e tutti e' diletti del mondo; perdendoli sostengono intollerabili pene, e sono impazienti e incomportabili a loro medesimi. E non è da maravigliarsene; però che tanto si pérdono con dolore, quanto l'affetto dell'anima le possiede con amore. Onde in questa vita gustano l'arra dell'inferno; in tanto che se essi non si proveggono in ricognoscere le colpe loro, e con vera pazienzia portare, considerando che Dio l'ha permesso per nostro bene; giungono all'eterna dannazione. O quanto è stolto, carissime suoro e figliuole, colui che si dà ad amare questo miserabile signore del mondo, 'l quale non ha in sè alcuna fede; anco, è pieno d'inganno: e ingannato rimane colui che se ne fida! Egli mostra bello, ed egli è sozzo; egli ci vuole mostrare che egli sia fermo e stabile, ed egli si muta. Bene lo vediamo manifestamente; però che oggi siamo ricchi, e domane poveri; oggi signori, e domane vassalli; oggi vivi, e domane morti. Sicchè vediamo dunque, che non è fermo. Questo parbe che volesse dire quel glorioso di Paolo dicendo: «Abbiti cura a coloro che presumono di fidarsi di loro e del mondo; però che quando tu credi benestare, e tu vieni meno». E così è la verità.

Doviamo dunque levarci dall'amore e confidenzia che abbiamo al mondo, poichè ci dà tanto male di colpa e di pena da qualunque lato noi ci volliamo. Elle danno, dico, molestia e scandalo le cose del mondo a chi le possiede fuori di Dio. In Dio dobbiamo amare ciò che noi amiamo, e a gloria e loda del nome suo. E non vorrei però, che voi credeste che Dio non volesse che noi amassimo; però ch'egli vuole che noi amiamo, perché tutte le cose che sono fatte da lui, sono degne d'essere amate; perocchè Dio, che è somma Bontà, ha fatte tutte le cose buone, e non può fare altro che bene. Ma solo il non amarle con ordine secondo Dio, e con vera umiltà, ricognoscendole da lui, è quello che le fa cattive, ed è male di colpa. Questa colpa dunque, che è una nostra disordinata volontà, con la quale noi amiamo, non è degua d'esser amata; anco, è degna d'odio e di pena, perché non è in Dio.

Molto è discordante veramente questo misero signore del mondo da Dio. Dio vuole virtù, e 'l mondo vizio; in Dio è tutta pazienzia, e 'l mondo è impaziente. In Cristo crocifisso è tutta clemenzia ed è fermo e stabile, che mai non si muove, e le sue promesse non fallano mai, perocch'egli è vita, e indi abbiamo la vita. Egli è verità, peròche egli attiene la promessa, ogni bene remunera, e ogni colpa punisce. Egli è luce che ci dà lume; egli è nostra speranza, nostro proveditore e nostra fortezza; e a chi si confida in lui, egli non manca mai; perocchè tanto quanto l'anima si confida nel suo Creatore, tanto è proveduta. Egli tolle la debilezza, e fortifica 'l cuore del tribolato, che con vera umiltà e confidenzia chiede l'adiutorio suo, pur che noi volliamo l'occhio dell'intelletto con vero lume alla sua inestimabile carità. Il qual lume acquisteremo nell'obietto del sangue di Cristo crocifisso; perocchè senza il lume non potremmo vedere quanto è miserabile cosa amare il mondo, nè quanto è bene e utilità amare e temere Dio: perocchè, non vedendo, non si potrebbe amare chi è degno d'amore, nè dispregiare il vizio e 'l peccato, che è degno d'odio.

Ora a questo, dunque, dolce Signore, voglio che con vera pazienzia voi serviate. Voi avete provato quanto è penosa la servitudine del mondo, e con quanta pena vien tosto meno. Dunque accostatevi a Cristo crocifisso, e lui cominciate a servire con tutto il cuore e con tutta l'anima; e con vera pazienzia porterete la santa disciplina che egli v'ha posta non per odio, ma per amore ch'egli ebbe alla salute dell'anima sua, alla quale ebbe tanta misericordia, permettendo che morisse nel servizio della santa Chiesa: che, essendo morto in altro modo, per li molti viluppi e tenerezze del mondo e affanno delli amici e parenti (e' quali spesse volte sono impedimento della nostra salute) averebbe avuto molto che fare. Volendo dunque Dio, che l'amava di singolare amore, provedere alla salute sua, permise di conducerlo a quel punto, il quale fu dolce all'anima sua. E voi dovete esser amatrice più dell'anima che del corpo; però che 'l corpo è mortale, ed è cosa finita, e l'anima è immortale e infinita. Sicchè dunque vedete che la somma Providenza ha proveduto alla sua salute; e a voi ha proveduto di farvi portare delle fadighe, per avere di che remunerarvi in vita eterna. Già abbiamo detto che ogni bene è remunerato, e ogni colpa è punita, cioè ogni pena e tribolazione, che con pazienzia si porta; e ogni impazienzia, mormorazione, e odio che abbiamo contra Dio e 'l prossimo nostro e a noi medesimi; e anco ha voluto il dolce e buono Gesù, che cognosciate che cosa è 'l mondo, e quanto è miserabile cosa a farsi Dio de' figliuoli, o del marito, odello stato, o d'alcuna altra cosa.

E se voi mi diceste: «la fadiga è sì grande, che io non la posso portare»; io vi rispondo, carissima suoro, che la fadiga è piccola, e puossi portare. Dico ch'è piccola, per la piccolezza e brevità del tempo; però che tanto è grande la fadiga quanto è 'l tempo. Chè, passati che noi siamo di questa vita, sono finitele nostre fadighe. Il tempo nostro quanto è? Dicono li Santi, ch'egli è quanto una punta d'aco; che per altezza nè per lunghezza non è cavelle. E così è la vita del corpo nostro: però che subito vien meno quando piace alla divina Bontà di trarci di questa vita.

Dico ancora, che si può portare; perocchè neuno è che le possa tollere da sè per alcuna impazienzia. Onde assai dica: «Io non posso nè voglio portare»: chè gli conviene pur portare. E 'l suo non volere gli aggiugne fadiga sopra fadiga, colla sua propria volontà; nella quale volontà sta ogni pena. Perocchè tanto è grande la fadiga, quanto la volontà la fa grande. Onde, tollimi la volontà, ed è tolta la fadiga.

E con che si tolle questa volontà? Colla memoria del sangue di Cristo crocifisso. Questo sangue è di tanto diletto che ogni amaritudine nella memoria di questo sangue diventa dolce, e ogni gran peso diventa leggiero: però che nel sangue di Cristo troviamo l'amore ineffabile con che siamo amati da lui: perocchè per amore ci ha data la vita, e rendutaci la Grazia, la quale noi per lo peccato perdemmo. Nel sangue troviamo la larghezza della sua misericordia; e ine si vede che Dio non vuole altro che 'l nostro bene. O sangue dolce, che inebrii l'anima! Elli è quel sangue che dà pazienzia; egli ci vesteil vestimento nuziale col quale ci conviene entrare a vita eterna. Questo è il vestimento della carità, senza 'l qualesaremmo cacciati dei convito di vita eterna. Veramente, carissima suoro, che nella memoria di questo sangue acquistiamo ogni diletto, e ogni refrigerio in ogni nostra fadiga e avversità. E però vi dissi che colla memoria del sangue di Cristo si tolleva la volontà sensitiva, la quale ci dà impazienzia; e vesteci la detta memoria del sangue, della volontà di Dio, dove l'anima porta con tanta pazienzia che di neuna altra cosa che le addivenga si può turbare; ma duolsi più quando si sentisse dolore delle fadighe, e ribellare alla volontà di Dio, che non fa delle proprie fadighe. E così dovete far voi, e dolervi del sentimento vostro, che si duole. E per questo modo mortificherete 'l vizio dell'ira e della impazienzia, e verrete a perfetta virtù.

E se voi considerate voi medesima, quante sono le pene che Cristo ha portate per noi, e con quanto amore ve l'ha concedute, solo perché siate santificata in lui; e quanto la fadiga è piccola per la brevità del tempo, come detto è; e come ogni nostra fadiga sarà remunerata: e quanto Dio è buono, e che la sua bontà non può volere altro che tutto a nostro bene; dico che ogni cosa, avendo questa santa considerazione, vi farà portare leggermente, e ogni tribolazione; con vero cognoscimento de' nostri difetti, che meritiamo ogni fadiga; e della bontà di Dio in noi, dove noi troviamo tanta misericordia: perocchè per le nostre colpe meriteremmo pena infinita; ed egli ci punisce con queste pene finite e insiememente si sconta il peccato, e meritiamo vita eterna per la grazia sua, chi serve lui portando con vera pazienzia. Il quale è di tanta benignità, che 'l servire a lui non è essere servo,ma è regnare. E tutti li fa re, e signori liberi; però che gliha tratti della servitudine del dimonio, e del perverso tiranno del mondo, e della oscura sua servitudine.

Orsù dunque, carissime figliuole, poi che è tanto amaro il servire e amare di disordinato amore il mondo, le creature, e noi medesimi; ed è tanto dolce a servire e temere il dolce nostro Salvatore, signor nostro naturale, che ci ha amati prima che noi fossimo, per la sua infinita carità; non è dunque da perdere più 'l tempo. Ma con vero lume e viva fede, confidandoci che egli ci sovverrà a ogni nostro bisogno, il serviamo con tutto il cuore e con tutto l'affetto e con tutte le forze nostre, e con realepazienzia, la quale è piena di dolcezza. Questa virtù è sempre donna, sempre vince, e non è mai vinta; perocchè non si lascia signoreggiare nè possedere dall'ira. Onde chi l'ha, non vede morte eternale; ma in questa vita gusta l'arra di vita eterna. E senz'essa stiamo nella morte, privati del bene della terra, e del bene del cielo. E però dissi, vedendo tanto pericolo, e sentendo che per lo caso occorso a voi n'avevate bisogno acciocchè non perdeste il frutto delle vostre fadighe, dissi, e dico, cheio desideravo di vedervi fondata in vera e perfetta pazienzia. E così dovete fare, acciocchè, quando sarete richieste dalla prima dolce Verità nell'ultimo punto della morte, potiate dire: «Signor mio, io ho corso, e consumata questa vita con fede e speranza ch'io ebbi in te, portando con pazienzia le fadighe che per mio bene mi concedessi. Ora t'addimando per grazia, per li meriti del sangue tuo, che tu mi doni te, il quale sei vita senza morte, luce senza tenebre, sazietà senza alcuno fastidio, e fame dilettevole senza alcuna pena; pieno d'ogni bene in tanto che la lingua nol può dire nè 'l cuore pensare, nè l'occhio vedere quanto bene è quello che tu hai apparecchiato a me e agli altri, che sostengono volontariamente ogni fadiga per tuo amore». Io vi prometto, carissima suoro, che facendo così, Dio vi rimetterà ancora nella casa vostra temporale; e nell'ultimo tornerete nella patria vostra Jerusalem, visione di pace: siccome fece a Job, che, provato ch'ebbe la sua pazienzia (avendo perduto ciò che egli aveva, morti e' figliuoli, e perduto l'avere e toltagli la sanità, in tanto che le sue carni menavano vermini, la moglie gli era rimasta per lo suo stimolo che sempre 'l tribolava; e in tutte queste cose Job non si lagna, ma dice: «Dio me le diede, e Dio me l'ha tolte; in ogni cosa sia glorificato il nome suo»). Vedendo Dio tanta pazienzia in Job, gli restituì d'ogni cosa il doppio più che non avea, dandogli qui la sua Grazia, e nel fine vita eterna.

Or così fate voi. E non vi lasciate ingannare alla passione sensitiva, nè al mondo nè al dimonio nè a detto d'alcuna cretura. E guardatevi dall'odio del cuore verso il prossimo vostro, perocch'egli è la peggiore lebra che sia. L'odio fa nell'anima come colui che vuole uccidere il nemico suo; il quale, vollendo la punta del coltello verso di lui, uccide prima sè medesimo, che egli uccida lui. Così fa l'odio: perocchè prima è morta l'anima dal coltello dell'odio, che egli uccida lui. Spero nella bontà di Dio che 'l farete. E anco acciò meglio il possiate fare, usate di confessarvi spesso, e di ritrovarvi volentieri co'servi di Dio. E dilettatevi dell'orazione, dove l'anima cognosce meglio sè e Dio. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

CCLXV - A Francesco di Pipino sarto da Firenze, e a monna Agnesa sua donna

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimi figliuoli in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi spogliati di voi medesimi, e vestiti di Cristo crocifisso, morti ad ogni propria volontà, e ogni parere e piacere umano; e solo viva in voi la sua dolce verità. Perocchè in altro modo non veggo che poteste perseverare nella virtù: e non perseverando, non ricevereste la corona della beatitudine; e così avereste perduto il frutto delle vostre fatidighe.

Voglio adunque, figliuoli miei dolci, che in tutto vi studiate d'uccidere questa perversa volontà sensitiva, la quale sempre vuole ribellare a Dio. E il modo da ucciderla è questo: di salir sopra la sedia della coscienzia vostra, e tenervi ragione, e non lassare passare uno minimo pensiero fuora di Dio, che non sia corretto con grande rimproverio. Faccia l'uomo due parti di sè; cioè la sensualità e la ragione: e questa ragione tragga fuore il coltello di due tagli, cioè odio del vizio, e amore della virtù;e con esso tenga la sensualità per serva, dibarbicando e divellendo ogni vizio e movimento di vizio dall'anima sua. E mai non dia a questa serva cosa che gli addimandi; ma coll'amore delle virtù conculcarla sotto e' piedi dell'affetto. Se ella vuole dormire, e tu con la vigilia e coll'umile orazione; se vuole mangiare, e tu digiuna; se sileva a concupiscenzia, e tu colla disciplina; se vuole starsi in negligenzia, e tu coll'esercizio santo; se s'avviluppa, per sua fragilità e per illusione del dimonio, in vani e disonesti pensieri, e tu ti leva col rimproperio, vituperandola, e colla memoria della morte la impaurisci, e con santi pensieri cacciare e' disonesti: e così in ogni cosa farforza a voi medesimi. Ma ogni cosa con discrezione; cioè della vita corporale, pigliando la necessità della natura, acciò che 'l corpo, come strumento, possa aitare all'anima, ed esercitarsi per Dio. Per questo modo, con molta forza e violenzia che farete a questa perversa legge della carne vostra e della volontà propria, averete vittoria di tutti e' vizii, e acquisterete in voi tutte le virtù. Ma questo non veggo che poteste fare mentre fuste vestiti di voi; e però vi dissi che io desideravo di vedervene spogliati, e vestiti di Cristo Crocifisso. E così vi prego strettissimamente che vi ingegniate di fare, acciò che voi siate la gloria mia. Fate, che io vi vegga due specchi di virtù nel cospetto di Dio. E levatevi oggimai da tanta negligenzia e ignoranzia quanto io sento in voi; e non mi date materia di pianto, ma d'allegrezza. Spero nella bontà di Dio, che ancora mi darà consolazione di voi. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

CCLXVI (266) - A misser Ristoro Canigiani

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo,scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi privato d'ogni amore proprio e voi medesimo, acciocchè non perdiate il lume e cognoscimento, di vedere l'amore ineffabile che Dio v'ha. E però che 'l lume è quello che cel fa cognoscere, e l'amore è quella cosa che ci tolle il lume; però ho grandissimo desiderio di vederlo spennto in voi. Oh quanto è pericoloso alla nostra salute quest'amore proprio! Egli priva l'anima della grazia, perché gli tolle la carità di Dio e del prossimo; la quale carità ci fa vivere in grazia. Egli ci priva l'anima del lume, come dicemmo, perché offusca l'occhio dell'intelletto: tolto il lume andiamo in tenebre, e non conosciamo quello che ci è necessario. Che ci è di bisogno cognoscere? La grande bontà di Dio e la ineffabile carità sua verso di noi; la legge perversa che sempre impugna contro lo spirito, e la nostra miseria. In questo cognoscimento l'anima comincia a rendere il debito suo a Dio, cioè la gloria e lode al nome suo, amando lui sopra ogni cosa ,e 'l prossimo come sè medesimo; con fame e desiderio delle virtù: a sè rende odio e dispiacere, odiando in sè il vizio, e la propria sensualità ch'è cagione d'ognivizio. Ogni virtù e grazia acquista l'anima nel cognoscimento di sè, standovi dentro col lume, come detto è. Dove troverà l'anima la ricchezza della contrizione delle colpe sue, e l'abondanzia della misericordia di Dio? In questa casa del cognoscimento di sè.

Or vediamo se noi ce la troviamo o no. Parlianne alcuna cosa; perché, secondo che mi scrivete, voi avete desiderio d'avere contrizione de' vostri peccati; e non potendola avere, per questo lassavate la santa Comunione. E anco, vedremo, se per questo si debba lassare.

Voi sapete che Dio è sommamente buono, e amocci prima che noi fossimo; ed è eterna Sapienzia, e la sua potenzia in virtù è inestimabile: onde per questo siamo certi che egli può, sa e vuole darci quello che ci bisogna. E ben vediamo per pruova che egli ci dà più che noi non sappiamo addimandare, e quello che non è addimandato per noi. Pregammolo noi mai che egli ci creasse più creature ragionevoli alla immagine e similitudine sua, che animali bruti? No. Nè che egli ci creasse a Grazia nel sangue del Verbo unigenito suo Figliuolo, nè che egli ci si lassasse in cibo tutto sè Dio e tutto uomo, la carne e il sangue, il corpo e l'anima unita nella Deità? Oltre a questi altissimi doni, i quali sono sì grandi e tanto fuoco d'amore ci mostrano, che non è cuore tanto duro che a considerarli punto, non si dissolvesse la durizia e freddezza sua; infinite sono le grazie e doni che riceviamo da lui senza nostro addimandare.

Adunque, poich'egli dà tanto senza nostro chiedere; quanto maggiormente compirà e' desiderii nostri quando desidereremone cosa giusta? Anco, chi ce le fa desiderare e addimandare? solamente egli. Dunque se egli le fa addimandare, segno è che egli le vuole compire, e dare quello che noi addimandiamo.

Ma voi mi direte: «Io confesso che egli è ciò che tu dici;ma onde viene che molte volte io addimando e la Contrizione e dell'altre cose, e non pare che mi siano date?». Io vi rispondo: O egli è per difetto di colui che addimanda, dimandando imprudentemente, solo con la parola, e non con altro affetto; e di questi cotali disse 'lnostro Salvatore che 'l chiamamo Signore, Signore, dicendo che non saranno cognosciuti da lui: non, che egli non li cognosca; ma per li loro difetti non saranno cognosciuti dalla misericordia sua. O egli dimanda cosa che, avendola, sarebbe nociva alla salute sua; onde, non avendo quello che dimanda, si l'ha, perocchè egli 'l dimanda credendo che sia suo bene; e avendolo, gli farebbe male; e, non avendolo, gli fa bene; e così Dio ha compita la sua intenzione con la quale egli addimandava. Sicchè dalla parte di Dio, sempre l'abbiamo; ma è ben questo, che Dio sa l'occulto e 'l palese, e cognosce la nostra imperfezione: onde vede che se subito ci desse la grazia come noi la dimandiamo, noi faremmo come l'animale immondo che levato dal mèle 'l quale è dolcissimo, non si cura dappoi di ponersi in su la cosa fetida. Così vede Dio che spesse volte facciamo noi; che, ricevendo delle grazie e delli beneficii suoi, participando la dolcezza della sua carità, non curiamo di ponerci in su le miserie, tornando al vomito del fracidume del mondo. E però Dio alcuna volta non ci dà quello che addimandiamo, così tosto come vorremmo, per farei crescere in fame e in desiderio; perocchè si diletta, cioè piacegli, di vedere innanzi a sè la fame della sua creatura.

Alcuna volta farà la grazia dandola in effetto, ma non per sentimento. Questo modo usa con providenzia, perché cognosce che, s'egli se la sentisse avere, o egli allenterebbe la fune del desiderio, o verrebbe a presunzione: e però sottrae il sentimento, ma non la grazia. Altri sono che ricevono e sentono, secondo che piace alla dolce bontà sua, come nostro medico, di dare a noi infermi, e a ognuno dà per quello modo che bisogna alle nostre infermità. Adunque vedete che, in ogni modo, l'affetto della Creatura col quale dimanda a Dio, sempre è adempito. Ora vediamo quello che dobbiamo addimandare, e con che prudenzia.

Parmi che la prima dolce Verità c'insegni quello che dobbiamo addimandare, quando nel santo Evangelio riprendendo l'uomo della disordinata sollecitudine sua, la quale mette in acquistare e tenere gli stati e ricchezze delmondo, disse: «Non vogliate pensare per lo dì di domane. Basta al dì la sollecitudine sua». Qui ci mostra, che con prudenzia ragguardiamo la brevità del tempo. Poi soggiunge: «Domandate prima il reame del cielo; chè queste cose minime, ben sa il Padre celestiale che voi avete bisogno». Quale è questo reame? e come s'addimanda? è 'l reame di vita eterna, e il reame dell'anima nostra, il quale reame dell'anima, se non è posseduto dalla ragione, giammai non entra nel reame di Dio. Con che s'addimanda? Non solamente con la parola (già abbiamo detto che questi cotali non sono cognosciuti da Dio), ma con l'affetto delle vere e reali virtù. La virtù èquella che dimanda e possiede questo reame del cielo: la quale virtù fa l'uomo prudente, che con prudenzia e maturità adopera in onore di Dio, in salute sua e del prossimo. Con prudenzia porta e sopporta i difetti suoi; con prudenzia ordina l'affetto della carità, amando, Dio sopra ogni cosa, e 'l prossimo come sè medesimo. L'ordine è questo: che egli dispone di dare la vita corporale per lasalute dell'anime, e la sostanzia temporale per campare il corpo del prossimo suo. Quest'ordine pone la carità prudente. Se fosse imprudente, sarebbe tutto 'l contrario: come fanno molti che usano una stolta e matta carità, che molte volte, per campare il prossimo loro (non dico l'anima, ma il corpo) ne pongono l'anima loro, con spargervi menzogne, dando false testimonianze. Costoro perdono la carità, perché non è condita con la prudenzia.

Veduto abbiamo che ci conviene addimandare il reame del cielo prudentemente; ora vi rispondo al modo che dobbiamo tenere della santa Comunione e come ci la conviene prendere. E non dobbiamo usare una stolta umiltà, come fanno gli uomini secolari del mondo. Dico che ci conviene prendere questo dolce Sacramento, perché egli è cibo dell'anima, senza il qual cibo noi non possiamo vivere in Grazia. Però che neuno legame è tanto grande che non si possa e debba tagliare per venire a questo dolce Sacramento. Debbano fare l'uomo dalla parte sua ciò che può; e bastagli. Come il dobbiamo prendere? Col lume della santissima fede, e con la bocca del santo desiderio. Col lume della fede ragguarderete tutto Dio e tutt'uomo in quell'ostia. Allora l'affetto che va dietro all'intelletto, prende con un affettuoso amore e con una santa considerazione de' difetti e peccati suoi; onde viene a contrizione; e considera la larghezza dell'inestiniabile carità di Dio, che con tanto amore se gli è dato in cibo. E perché non gli paia avere quella perfetta contrizione e disposizione che esso medesimo vorrebbe, non debbe lassare; perché solo la buona volontà è sufficiente, e la disposizione che dalla sua parte è fatta.

Anco dico che cel conviene prendere, siccome fu figurato nel Testamento Vecchio, quando fu comandato che si mangiasse l'agnello arrostito e non lesso; tutto e non parte; cinti e ritti, col bastone in mano; e il sangue dell'agnello ponessero sopra 'l liminare dell'uscio. Per questo modo ci conviene prendere questo Sacramento: mangiarlo arrostito, e non lesso; chè essendo lesso, v'è inmezzo la terra e l'acqua, cioè l'affetto terreno, e l'acquadel proprio amore. E però vuol essere arrostito, e non v'è mezzo veruno. Allora si prende arrostito quando il riceviamo col fuoco della divina dolce carità. E dobbiamo esser cinti col cignolo della coscienzia: chè troppo sarebbe sconvenevole cosa che a tanta mondizia e purità s'andasse con la mente e col corpo immondi. Dobbiamo stare ritti, cioè, che 'l cuore e la mente nostra sia tutta fedele e drizzata in Dio; col bastone della santissima croce, onde noi traiamo la dottrina di Cristo crocifisso. Ciò è quel bastone al quale no' ci appoggiamo, e che ci difende da' nemici nostri, cioè da mondo, dal dimonio, e dalla carne. E conviensi mangiarlo, tutto, e non parte: cioè, che col lume della fede dobbiamo ragguardare non solamente l'umanità in questo Sacramento, ma il corpo e l'anima di Cristo crocifisso unita e impastata con la deità, tutto Dio e tutto uomo. Convienci tollere il sangue di questo Agnello, e ponercelo in fronte, cioè confessarlo ad ogni creatura ragionevole, e non dinegarlo mai nè per pena nè per morte. Or così dolcemente ci conviene prendere questo Agnello arrostito al fuoco della carità in sul legno della croce. Così saremo trovati segnati del segno di Tau, e non saremo percossi dall'Angelo percussore.

Dissi che non ci conviene fare, nè voglio che facciate, come molti imprudenti secolari, i quali trapassano quello che gli è comandato dalla santa Chiesa, dicendo: «Io non ne son degno». E così passano lungo tempo col peccato mortale senza il cibo dell'anime loro. O umiltà stolta! E chi non vede che tu non ne sei degno? Qual tempo aspetti d'esser degno? Non l'aspettare; chè tanto ne sarai degno nell'ultimo, quanto nel principio. Chè con tutte le nostre giustizie, mai non ne saremo degni. Ma Dio è colui che è degno, e della sua dignità fa degni noi. La sua dignità non diminuisce mai. Che dobbiamo fare? Disponerci dalla parte nostra, e osservare il dolce comandamento. Che se noi non facessimo così; lassando la Comunione, per siffatto modo, credendo fuggir la colpa, cadremmo nella colpa.

E però io concludo, e voglio, che così fatta stoltizia non sia in voi; ma che vi disponiate, come fedele Cristiano, a ricevere questa santa Comunione per lo modo detto. Tanto perfettamente il farete, quanta starete nel vero cognoscimento di voi: altrimenti no. Perocchè, standoci, ogni cosa vedrete schiettamente. Non allentate il santo desiderio vostro per pena nè per danno, nè per ingiuria o ingratitudine di coloro ai quali voi avete servito; ma virilmente con vera e lunga perseveranzia persevererete insino alla morte. E così vi prego che facciate per amor di Cristo crocifisso. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio, Gesù dolce, Gesù amore.




Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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12/3/2022 11:13 AM
 
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CCLXVII (267) - A frate Raimondo da Capua dell'ordine de' predicatori

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo e dolcissirno padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vero combattitore contra le molestie e insidie del dimonio, e contro le malizie e persecuzioni degli uomini, e contra il vostro amore sensitivo, 'l quale è quello nemico che, se la persona none 'l parte da sè con la virtù, e con odio santo, giammai non può esser forte contra alle altre battaglie che tutto dì riceviamo. Perocchè l'amore proprio ci indebilisce; e però c'è necessario di privarcene con la forza della virtù; la quale acquisteremo nell'amore ineffabile che Dio ci ha manifestato col mezzo del sangue dell'unigenito suo Figliuolo. Il quale amore, tratto dall'amore divino, ci dà lume e vita; lume, in cognoscere la verità, quando egli è di bisogno alla nostra salute, e ad acquistare la grande perfezione, e a sostenere con vera pazienzia e fortezza e costanzia infino alla morte; dalla quale fortezza, acquistata dal lume che ci fece cognoscere la verità, acquistiamo la vita della divina Grazia. Inebriatevi dunque del sangue dell'immacolato Agnello; e siate servo fedele, e non infedele, al vostro Creatore. E non dubitate, nè vollete il capo indietro, per alcuna battaglia o tenebre che vi venisse; ma con fede perseverate infino alla morte; perocchè voi sapete bene, che la perseveranzia vi darà 'l frutto della vostra fadiga.

Ho inteso da alcuna serva di Dio, la quale vi tiene per continua orazione dinanzi da lui, che avete sentite grandissime battaglie, e tenebre sono cadute nella mente vostra per illusioni e inganno del dimonio, volendovi fare vedere 'l torto per il dritto, e il dritto per lo torto: e questo fa, perché veniate meno nello andare, acciocchè non giugniate al termine. Ma confortatevi; perocchè Dio v'ha proveduto e provederà, e non vi mancherà la Providenzia sua. Fate che in tutto ricorriate a Maria; abbracciando la santa croce: e non vi lassate mai venire a confusione di mente, ma nel mare tempestoso navigate colla navicella della divina misericordia. So che dagli uomini religiosi e secolari, e anco nel corpo mistico della santa Chiesa, se riceveste o aveste ricevuto alcuna persecuzione o dispiacimento o indignazione del Vicario di Cristo, o per voi, o aveste sostenuto o sosteneste per me con tutte queste creature, non state a contrastare; ma con pazienzia sostenete, partendovi di subito, e andandovene in cella a cognoscere voi medesimo con una santa considerazione; pensando che Dio vi faccia degno di sostenere per amore della verità, e d'essere perseguitato per lo nome suo; con vera umilità reputandovi degno della pena, e indegno del frutto. E tutte le cose che avetea fare, fate con prudenzia, ponendovi Dio dinanzi al. l'occhio vostro; e ciò che avete a dire o a fare, ditelo e fatelo dinanzi a Dio e a voi, e col mezzo della santissima orazione. Ine troverete il dottore della santa clemenzia dello Spirito Santo, 'l quale infonderà uno lume di sapienzia in voi, che vi farà discernere ed eleggere quello che sarà suo onore. Questa è la dottrina, che n'è data dalla prima dolce Verità, procurando il nostro bisogno con smisurato amore.

Se venisse il caso, carissimo padre, che vi trovaste dinanzi alla Santità del vicario di Cristo, dolcissimo e santissimo padre nostro; umilmente me gli raccomandate, rendendomi io in colpa alla Santità sua di molta ignoranzia e negligenzia che io ho commessa contro Dio, e disobedienzia contra il mio Creatore, il quale m'invitava a gridare con ansietato desiderio, e che con l'orazione gridassi dinanzi da lui, e con la parola e con la presenziafussi presso al vicario suo. Per tutti quanti i modi ho commessi smisurati difetti; per li quali iocredo che egli abbia ricevute molte persecuzioni, e la Chiesa santa, per le molte iniquitadi mie. Per la qual cosa, se egli si lagnadi me, egli ha ragione; e di punirmi de' difetti miei. Ma ditegli, che io, giusta al mio potere, m'ingegnerò di correggermi nelle colpe mie, e di fare più a pieno l'obedienzia sua. Sicchè io spero per la divina bontà che vollerà l'occhio della sua misericordia verso della sposa di Cristo e del vicario suo, e verso di me, tollendomi i difetti ela mia ignoranzia; ma verso della sposa, in dargli refrigerio di pace e di rinnovazione, con molto sostenere (perocchè in altro modo che senza fadiga non si possono trarre le spine de' molti difetti che affogano il giardino della santa Chiesa); e a lui farà grazia colà dove egli voglia essere uomo virile, e non vollere il capo indietro peralcuna fadiga o persecuzione ch'egli riceva dalli iniqui figliuoli: ma costante e perseverante non schifi labore; ma, come uno agnello, si gitti in mezzo de' lupi, con fame e con desiderio dell'onore di Dio e della salute dell'anime; lassando e alienando la cura delle cose temporali, e attendere alle spirituali. Facendo così (che gli èrichiesto dalla divina Bontà), l'agnello signoreggerà li lupi, ed i lupi torneranno agnelli; e così vederemo la gloriae la loda del nome di Dio, bene e pace della santa Chiesa. Per altra via non si può fare: non con guerra, ma con pace e benignità, e con quella santa punizione spirituale che debbe dare il padre al suo figliuolo quando commette la colpa.

Oimè, oimè, oimè, santissimo Padre! Il primo dì che veniste nel luogo vostro, l'aveste fatto! Spero nella bontà di Dio e nella santità vostra, che quello che non è fatto farete. E per questo modo si racquistano le temporali e le spirituali. Questo vi richiese (come voi sapete che vi fu detto) Dio che faceste, cioè di procurare alla reformazione della santa Chiesa, procurando in punire i difetti e in piantare i virtuosi pastori; e pigliaste la pacesanta con gl'iniqui figliuoli per lo migliore modo e più piacevole secondo Dio, che fare si potesse; sicchè poi poteste attendere a riparare con l'arme vostre del gonfalone della santissima croce sopra gl'infedeli. Credo che le nostre negligenzie e il non fare ciò che si può, non concrudelità, neppure con guerra, ma con pace e benignità (sempre dando la punizione a chi ha commesso il difetto, non quanto egli merita, perocchè non potrebbe tanto portare quanto egli merita più, ma secondo che lo infermo è atto a potere portare) siano forse cagione d'essere venuta tanta ruina e danno e irreverenzia della santa Chiesa e de' ministri suoi, quanto egli è. E temo che, se non si rimediasse tanto, che noi vedessimo venire maggiori inconvenienti; io dico, tali, che ci dorrebbero più che non fa il perdere le cose temporali. Di tutti questi mali e pene vostre io miserabile ne son cagione e per la poca mia virtù, e per molta mia disobienzia.

Santissmo Padre, mirate col lume della ragione, e con la verità, il dispiacere verso di me, non per punizione, ma per dispiacere. E a cui ricorro, se voi m'abbandonaste? chi mi sovverebbe? a cui rifuggo, se voi mi scacciaste? e' persecutori mi perseguitano, e io refuggo a voi e agli altri figliuoli e servi di Dio. E se voi m'abbandonastepigliando dispiacere e indignazione verso di me; e io mi nasconderò nelle piaghe di Cristo crocifisso, di cui voi sete vicario: e so che mi riceverà, perocchè egli non vuole la morte del peccatore. Ed essendo ricevuta da lui, voi non mi caccerete: anco, staremo nel luogo nostro a combattere virilmente con l'arme della virtù per la dolce sposa di Cristo. In lei voglio terminare la vita mia, con lagrime, con sudori, e con sospiri, e dare il sangue e la mirolla dell'ossa. E se tutto il mondo mi cacciasse; io non me ne curerò, riposandomi, con pianto e con molto sostenere, nel petto della dolce sposa. Perdonatemi, santissimo Padre, ogni mia ignoranzia e offesa che io ho fatta a Dio e alla vostra Santità. La verità sia quella che miscusi, e me deliberi: verità eterna. Umilemente vi dimando la vostra benedizione.

A voi dico, padre carissimo, che, quando è possibile a voi, siate dinanzi alla Santità sua con viril cuore, e senzaalcuna pena o timore servile: e prima siate in cella dinanzi a Maria e alla santissima croce, con santissima ed umile orazione, e con vero cognoscimento di voi, e con viva fede e volontà di sostenere; e poi andare sicuramente. E adoperate ciò che si può per onore di Dio e salute dell'anime, infino alla morte. E annunziategli quello che io scrivo in questa lettera, secondo che lo Spirito Santo vi ministrerà. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


CCLXVIII - Agli anziani e consoli gonfalonieri di Bologna

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimi fratelli in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi spogliati dell'uomo vecchio, e vestiti dell'uomo nuovo: cioè spogliati del mondo e del proprio amore sensitivo, che è il vecchio peccato di Adam; e vestiti del nuovo Cristo dolce Gesù, cioè dell'affettuosa sua carità. La quale carità, quando è nell'anima, non cerca le cose sue proprie, ma è liberale e larga a rendere il debito suo a Dio; cioè d'amarlo sopra d'ogni altra cosa, e a sè rendere odio e dispiacere della propria sensualità; e amare sè per Dio, cioè per rendere gloria e loda al nome suo; al prossimo rendere la benevolenzia con una carità fraterna e con ordinato amore. Perocchè la carità vuole essere ordinata: cioè che l'uomo non facci a sè male di colpa, per campare, non tanto che un'anima, ma se possibil fosse, di salvare tutto quanto 'l mondo, nol debbe fare; perocchè non è lecito di commettere una piccola colpa per adoperare una grande virtù. E non si debbe ponere il corpo nostro per campare il corpo del prossimo; ma doviamo bene ponere la vita corporale per salute dell'anime, e la sustanzia temporale per bene e vita del prossimo. Sicchè vedete che vuole essere ordinata, ed è ordinata, questa carità nell'anima.

Ma quelli che sono privati della carità, e pieni dell'amor proprio di loro, fanno tutto il contrario: e come essi sono disordinati nel cuore e nell'affetto loro, così sono disordinati in tutte quante le operazioni loro. Onde noi vediamo che gli uomini del mondo senza virtù servono e amano il prossimo loro, e con colpa; e per piacere e servire a loro, non si curano disservire a Dio, e dispiacergli, e far danno all'anime loro. Questo è quello amore perverso, il quale spesse volte uccide l'anima e il corpo; e tolleci il lume, e dacci la tenebra; tolleci la vita,e dacci la morte; privaci della conversazione de' Beati, e dacci quella dell'inferno. E se l'uomo non si corregge mentre ch'egli ha il tempo; spegne la margarita lucida della santa giustizia, e perde il caldo della vera carità eobedienzia.

Onde, da qualunque lato noi ci volliamo, in ogni maniera di creature che hanno in loro ragione, si vede mancare in ogni virtù per questo malvagio vestimento del proprio amor sensitivo. Se noi ci volliamo a' prelati, essiattendono tanto a loro, e stare in delizie, che vedendo i sudditi nelle mani delle dimonia, non pare che se ne curino. E i sudditi, nè più ne meno non si curano d'obedire né nella legge civile nè nella legge divina, nè si curanodi servire l'un l'altro se non per propri utilità. E però non basta questo amore nè l'unione di quelli che sono uniti d'amore sensitivo, e non di vera carità; ma tanto basta e dura l'amicizia loro, quanto dura il piacere e il diletto, e la propria utilità che ne traggono. Onde, s'egliè signore, egli manca nella santa giustizia: e questa è la cagione; perocchè teme di non perdere lo stato suo; e per non far dispiacere, si va mantellando, e occultando i loro difetti ponendo l'unguento in su la piaga nel tempo che ella vorrebbe essere incotta e incesa col fuoco. Oimè misera l'anima mia! Quando egli debbe ponere il fuoco Della divina carità, incendere il difetto con la santa punizione e correzione, per santa giustizia fatta; egli lusinga, e infingesi di non vederlo Questo fa verso coloro che egli vede che possono impedire lo stato suo: ma ne' poverelli, che sono da poco e di cui egli. non teme, mostra zelo di grandissima giustizia; e senza alcun pietà e misericordia pongono grandissimi pesi per piccola colpa. Chi n'è cagione di tanta ingiustizia? l'amore proprio di sè. Ma e' miserabili uomini del mondo, perché sono privati della verità, non cognoscono la verità, nè secondo Dio per salute loro, nè per loro medesimi; per conservare lo stato della signoria. Perché, se essi cognoscessero la verità, vederebber che solo il vivere col timore di Dio conserva lo stato e la città in pace: e per conservare la santa giustizia, rendendo a scuno de' sudditi il debito suo: e a chi debbe ricevere misericordia, fare misericordia non per propria passione, ma per verità: e a chi debbe ricever giustizia, farla condita con misericordia non passionata d'ira; nè per detto di creatura, ma per santa e vera giustizia: e attendere al bene comune, e non l ben particolare; e ponere gli officiali, e quelli che hanno a reggere la città, non a sètte, nè per animo; nè per lisinghe, nè per rivendere, ma solo con virtù e modo di ragione: e scegliere uomini maturi e buoni, e non fanciulli; e che temano Dio, amatori del bene comune, e non del bene particolare suo. Or per questo modo si conserva lo stato loro e la città in pace e in unione. Ma le ingiustiziee il vivere a sètte, e il ponere a reggere e governare uomini che non sanno reggere loro medesimi nè le famiglie loro, ingiusti e iracondi, passionati d'ira e amatori di loro medesimi; questi sono quelli modi che fanno perdere lo stato spirituale della Grazia, e lo stato temporale. Onde a questi cotali si può dire: In vano t'affatighi a guardare la città tua, se Dio non la guarda; cioè se tu non temi Dio, e nelle tue operazioni non tel poni inanzi a te.

Sicchè vedete, carissimi fratelli e signori, che l'amore proprio è guastamento della città dell'anima, e guastamento e rivolgimento delle città terrene. Onde io voglio che voi sappiate, che neuna cosa ha posto in divisione il mondo in ogni maniera di gente, se non l'amore proprio, dal quale sono nate e nascono le ingiustizie. Parmi, carissimi fratelli, che abbiate desiderio di crescere e conservare il buono stato della vostra città; e per questo desiderio vi moveste a scrivere a me indegna miserabile e piena di difetto. La quale lettera intesi e vidi con affettuoso amore, e con volontà di satisfare i desiderii vostri,e d'ingegnarmi, con quella grazia che Dio mi darà, ad offerire voi e la città vostra dinanzi a Dio con continua orazione. Se voi sarete uommi giusti, e che il reggimento vostro sia fatto come detto è di sopra, non passionati, nè per amor proprio e bene particolare, ma con bene universale fondato in su la pietra, viva Cristo dolce Gesù; e col timore suo facciate tutte le vostre operazioni; e col mezzo delle orazioni conserverete lo stato, la pace, e l'unità della città vostra. E però vi prego per amore di Cristo crocifisso (poichè altro modo non c'è) che, avendo voi l'aiuto dell'orazione de' servi di Dio voi non manchiate nella parte vostra quello che bisogna. Perocchè, se voi mancaste, voi sareste bene un poco sostenuti dall'orazioni, ma non tanto, che tosto non venisse meno; però che voi dovete aitare a portare questo peso, della parte vostra.

Onde, considerando me, che col vestimento dell'amore sensitivo e particolare non potreste sovvenire a' servi di Dio; e che colui che non sovviene sè del sovvenimento della virtù, non può sovvenire la città sua fraterna, e col zelo della santa giustizia; dico che è bisognoche siate vestiti dell'uomo nuovo, Cristo dolce Gesù, cioè della inestimabile sua carità. Ma non ci possiamo vestire, che prima non ci spogliamo; nè spogliare mi potrei se io non veggo quanto m'è nocivo a tenere il vecchio peccato, e quanto m'è utile il vestimento nuovo della divina carità; però che, veduto che l'uomo l'ha, l'odia, e per odio se ne spoglia; e ama, e per amore si veste del vestimento delle virtù fondate nell'amore dell'uomo nuovo. Or questa è la via. E però vi dissi ch'io desideravo di vedervi spogliati dell'uomo vecchio, e vestiti dell'uomo nuovo, Cristo crocifisso e a questo modo acquisterete e conserverete lo stato della grazia, e lo statodella città vostra; e non mancherete mai alla debita reverenzia della santa Chiesa, ma con modo piacevole renderete il debito, e conserverete il vostro stato. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

CCLXIX - A Neri di Landoccio

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso Saugue suo; con desiderio di vedere morto in te ogni proprio sentimento, acciò che la mente e il desiderio tuo non sia mai contaminato dalla propria passione, ma più tosto sia agumentata la virtù in te. Questo farai quando coll'occhio dell'intelletto ti specchierai nellaVerità eterna; perocchè in altro modo non si potrebbe dibarbicare. Adunque voglio, figliuolo mio dolce, che ti specchi nella somma eterna Verità, e non perda punto di tempo. Ma sempre giusta 'l tuo potere, t'ingegna, quanto tu puoi, di portare e sopportare e' difetti delle creature. Fà che tu sia non negligente alla orazione santa; e di, fare ogni domenica Pasqua con la santa Comunione. E non ti curare, però che tu ora sia di lunga da me corporalmente; perocchè col santo desiderio e coll'orazione santa io sarò sempre presso a te. Confòrtati, e fà forza e violenza, acciò che rapischi il reame del cielo. Altro non dico. Permani nella santa e dolce dilezione di Dio. Dio ti dia la sua dolce eterna, benedizione. Monna Lisa, Alessa, Francesco, e Barduccio, tutti, ti salutano. Gesù dolce, Gesù amore.

CCLXX (270) - A Gregorio XI

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Santissimo e dolcissimo padre in Cristo Gesù. Io vostra indegna e miserabile figliuola Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo alla vostra Santità nel prezioso sangue suo; con desiderio, che io ho lungo tempo desiderato, di vedervi portinaio virile e senza veruno timore. Portinaio sete del cellaio di Dio, cioè del sangue dell'unigenito suo Figliuolo, la cui vece rappresentate in terra; e per altre mani non si può avere il sangue di Cristo se non per le vostre. Voi pascete e nutricate li fedeli Cristiani: voi sete quella madre che allemamelle della divina carità ci notricate; perocchè non ci date sangue senza fuoco, nè fuoco senza sangue. Perocchè il sangue fu sparto con fuoco d'amore. O governatore nostro, io dico che ho lungo tempo desiderato di vedervi uomo virile e senza veruno timore; imparando dal dolce e innamorato Verbo, che virilmente corre all'obbrobriosa morte della santissima croce, per compire la volontà del padre e la salute nostra. Questo Verbo dolce arreca a noi la pace; perocchè fu tramezzatore tra Dio e noi. Non lassa questo dolce e innamorato Verbo, per nostra ingratitudine nè per ingiuria nè per strazi nè vituperio, che egli non corra all'obbrobriosa morte della croce, siccome innamorato della salute nostra: perocchè in altro modo non potevamo giugnere all'effetto della pace. O padre santissimo nostro, io vi prego per l'amore di Cristo crocifisso, che voi seguitiate le vestigie sue. Oimè, pace, pace, per l'amore di Dio! Non ragguardate alla miseria e ingratitudine e ignoranzia nostra, nè alla persecuzione de' vostri ribelli figliuoli. Oimè, vinca la vostra benignità e pazienzia la malizia e superbia loro. Abbiate misericordia di tante anime e corpi che periscono. O pastore e portinaio del sangue dell'Agnello, non vi retragga nè pena nè vergogna nè vituperio che vi paresse ricevere, nè timore servile, nè gli perversi consiglieri del dimonio, che non consigliano altro che in guerre e in miserie. Tutto questo, santissimo Padre, non vi retragga che voi non corriate all'obbrobriosa morte della croce; seguitando Cristo, come suo vicario, cioè, sostenendo pene, obbrobrio, tormento e villanie portiate la croce del santo desiderio: desiderio, dico, dell'onore di Dio, e della saluto degli figliuoli vostri. Abbiate, abbiate fame, e con l'occhio dell'intelletto vostro vi levate in su la croce del desiderio; e ragguardate quanti mali seguitano per questa perversa guerra, e quanto è il bene che sèguita, della pace.

Oimè, babbo mio, disavventurata l'anima mia che le mie,iniquità sono cagione d'ogni male; e pare che 'l dimonio abbia presa signoria del mondo, uon per sè medesimo, chè egli non può cavelle, ma in quanto noi gli abbiamo dato. Da qualunque lato io mi volgo, vedo che ognuno gli porta le chiavi del libero arbitrio con la perversa volontà; e' secolari, e' religiosi, e li chierici, con superbia correre alle delizie, stati e ricchezze del mondo, con molta immondizia e miseria. Ma sopra tutte l'altre cose che io vegga che sia molto abominevole a Dio, si è delli fiori, che sono piantati nel corpo mistico della santaChiesa, che debbono essere fiori odoriferi, e la vita loro specchio di virtù, gustatori e amatori dell'onore di Dio e della salute dell'anime: ed egli gittano puzza d'ogni miseria; e amatori di loro medesimi, raunando li difetti loro con esso gli altri; e singolarmente nella persecuzione che è fatta alla dolce sposa di Cristo e alla Santità vostra. Oimè, caduti siamo nel bando della morte; e abbiamo fatta guerra con Dio. O babbo mio, voi sete posto a noi per tramezzatore a fare questa pace. Non veggo che ella si faccia se voi non portate la croce del santo desiderio, come detto è. Noi abbiamo guerra con Dio; e li ribelli figliuoli l'hanno con Dio e la Santità vostra: e Dio vuole e vi richiede che tolliate, giusta 'l vostro potere, la signoriadalle mani delle dimonia. Mettete mano a levare la puzza de' ministri della santa Chiesa; traetene e' fiori puzzolenti, piantatevi e' fiori odoriferi, uomini virtuosi, che temono Dio. Poi vi prego che piaccia alla Santità vostra di condescendere di dar la pace, e riceverla per qualunque modo ella si può avere, conservando sempre quella dolce Chiesa, e la coscienzia vostra. Vuole Dio, che voi attendiate all'anime e alle cose spirituali più che alle temporali. Fate virilmente: chè Dio è per voi. Adoperatevi senza veruno timore; e, perché vediate le molte fatighe e tribolazioni, non temete: confortatevi con Cristo dolce Gesù. Chè tra le spine nasce la rosa, e tra le molte persecuzioni ne viene la reformazione della santa Chiesa, la luce che fa levare la tenebra de' Cristiani e la vita degl'infedeli, e la levazione della santa Croce. Voi, come strumento e nostro mezzo, con sollicitudine, e non con negligenzia, e senza veruno timore adoperate ciò che voi potete. A questo modo sarete vero ministratore; adempirete la volontà di Dio, e il desiderio de' servi suoi, chemuoiono di dolore, e non possono morire, vedendo tanta offesa del loro Creatore e tanto avvilire il sangue del Figliuolo di Dio. Non posso più. Perdonate a me, padre santissimo, la mia presunzione: scusimi l'amore e il dolore dinanzi a voi. Non dico più. Date la vita per Cristo crocifisso: divellete li vizi, e piantate le virtù: confortatevi, e non temete. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Grande desiderio ho di ritrovarmi dinanzi alla Santità vostra. Molte cose v'ho a ragionare. Non son venuta, per molte occupazioni buone e utili per la Chiesa, che ci sono avute a fare. Pace, pace per l'amore di Cristo crocifisso, e non più guerra: chè altro rimedio non ci è. Raccomandovi Annibaldo, vostro fedele servitore.

Scritta al nostro monasterio nuovo che mi concedeste, intitolato Santa Maria degli Angeli. omandovi umilmente la vostra benedizione. E' vostri figli negligenti, maestro Giovanni e frate Raimondo, si raccomandano alla Santità vostra. Gesù Cristo crocifisso sia con voi. Gesù dolce, Gesù amore.

CCLXXI - A monna Alessa

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti serva e sposa fedele al tuo Creatore; acciocchè mai non ti sciogli della verità, ma per amore della verità desideri di portare pena, sostenendo senza colpa infino alla morte. Perciocchè nelle pene, nelle fadighe, annegandovi dentro la propria volontà sensitiva, l'anima s'accosta più al suo Creatore, e fassi una volontà con lui. Bisogno c'è adunque di portare, e di perdere noi medesimi. Così saremo atte a piangere e offerire umili e continue orazioni dinanzi da Lui, per suo onore e per la salute dell'anime. Perocchè noi dobbiamo essere gustatrici e mangiatrici di questo dolce e glorioso cibo.

Ma guarda, carissima figliuola, che tu non t'ingannassi: perocchè inganno sarebbe quando tu volessi mangiare alla mensa del Padre Eterno, e schifassi di mangiarlo alla mensa del Figliuolo, in su la quale mensa ce 'l conviene mangiare. Perocchè senza pena non si può avere; e nel Padre non cade pena, ma solo nel Figliuolo. E perché senza pena non potevamo passare questo mare tempestoso; però questo dolce e amoroso Verbo, in cui cade la pena, si fece via, e regola nostra, e batte la strada colsangue suo.

Adunque non dormiamo noi, serve ricomperate dal sangue di Cristo, se vogliamo essere spose fedeli; ma destianci dal sonno della negligenzia, e corriamo per questa strada di Cristo crocifisso, con spasimato e ansietato desiderio; perocchè vediamo il mondo in maggior necessità che fusse mai. E però io t'invito e ti comando, che tu rinnovelli il pianto e il desiderio tuo con molte orazioni per la salute di tutto quanto il mondo, e per la reformazione della santa Chiesa; che Dio per la sua bontà dia grazia al Padre nostro che compia quello ch'egli ha cominciato. Chè, secondo che m'è stato scritto da Roma, pare ch'egli cominci virilmente; però che pare che voglia attendere ad acquistare anime. E perché io so il santo desiderio suo; ha speranza, se i miei peccati non lo impediscono, che tosto s'averà la pace. Altro non dico, se non che tu gridi con voce e fede viva nel cospetto di Dio. Permani nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.



Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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12/3/2022 11:14 AM
 
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CCLXXII (272) - A frate Raimondo da Capua dell'ordine de' predicatori



Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissimo e dolcissimo padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi seguitatore e amatore della verità; acciocchè siate vero figliuolo di Cristo crocifisso, il quale è essa Verità, e fiore odorifero nell'Ordine santo e nel corpo mistico della santa Chiesa. E così dovete essere. E non si debbe lassare nè vollere il capo indietro per le spine delle molte persecuzioni; perocchè troppo sarebbe matto colui che lassasse la rosa per timore della spina. Il mio desiderio èdi vedervi virile, senza timore d'alcuna creatura. Son certa, per l'infinita bontà di Dio, che adempirà il desiderio mio.


Confortatevi, carissimo padre, nella dolce sposa di Cristo; perocchè quanto abonda più in tribulazioni e amaritudine, tanto più promette la divina Verità di farla abondare in dolcezza e in consolazioni. E questa sarà la dolcezza sua: la riformazione de' santi e buoni pastori, i quali sono fiori di gloria, cioè che rendono odore e gloria di virtù a Dio. Questa è la riformazione del fiore de' suoi ministri e pastori. Ma non n'ha bisogno il frutto di questa sposa d'essere riformato, perocchè non diminuisce nè guasta mai per li difetti de' ministri. Sicchè dunque godete nell'amaritudine, poichè la Verità ci ha promesso di darci refrigerio dopo l'amaritudine... E la consolazione che io ebbi ricevendo la lettera del dolce babbo e vostra: perocchè amaritudine ebbi per lo danno della Chiesa, e per la vostra amaritudine, la quale avevo inteso molto intrinsecamente il dì di santo Francesco; ed ebbi allegrezza perché mi traeste di molto pensiero. Onde, lette le lettere e inteso tutto, pregai una serva di Dio, che offerisse lagrime esudori dinanzi da Dio per la sposa e per la infermità del babbo.


Onde subito per divina grazia le crebbe uno desiderio e una allegrezza sopra ogni modo. E aspettando che venisse la mattina per avere la Messa, che era il dì di Maria; e, venuta l'ora della Messa, si pose nel luogo suo convero cognoscimento di sè, vergognandosi dinanzi da Dio della sua imperfezione. E levando sè sopra di sè con ansietato desiderio, especulando con l'occhio dell'intelletto nella Verità eterna, dimandava ine quattro petizioni, tenendo sè e il padre suo dinanzi alla sposa della Verità.


E prima la riformazione della santa Chiesa. Allora Dio,lassandosi costrignere alle lagrime, e legare alla funedel desiderio, diceva: «Figliuola mia dolcissima, vedi come ha lordata la faccia sua con la immondizia e con l'amor proprio, ed enfiata per superbia ed avarizia di coloro che si pascono al petto suo. Ma tolli le lagrime e lo sudore tuo, e tr‰le dalla fontana della divina mia carità, elavale la faccia. Perocchè io ti prometto che non le sarà renduto la bellezza sua col coltello, nè con crudelità nè con guerra, ma con la pace, e umili e continue orazioni, sudori e lagrime, gittate con ansietato desiderio de' servimiei. E così adempirò il desiderio tuo con molto sostenere; e in neuna cosa vi mancarà la mia providenzia». E poniamochè in questo si contenesse la salute di tutto quanto il mondo; nondimeno l'orazione si distendeva più in particolare, dimandando per tutto quanto il mondo. Allora Dio mostrava con quanto amore aveva creato l'uomo; e diceva: «Or vedi che ognuno mi percuote. Vedi, figliuola, con quanti diversi 'l e molti peccati essi mipercuotono, e specialmente col miserabile e abominevole amore proprio diloro medesimi, onde procede ogni male, col quale hanno avvelenato tutto quanto il mondo. Voi dunque, servi miei, paratevi dinanzi colle molte orazioni; e così mitigherete l'ira del divino giudizio. E sappiche neuno può escire dalle mie mani. E però apri l'occhio dell'intelletto, e mira nella mia mano». E, levando l'occhio, vedeva nel pugno suo rinchiuso tutto l'universo mondo. E poi diceva: «Io voglio che tu sappi che neuno me ne può essere tolto; perocchè tutti stanno o per giustizia o per misericordia; sicchè tutti sono miei. Eperché sono esciti di me, amoli ineffabilmente, e farò loro misericordia col mezzo de' servi miei». Allora, crescendo il fuoco del desiderio, stava quasi beata e dolorosa, e rendeva grazie alla divina bontà; quasi cognoscendo che Dio le avesse manifestato i difetti delle creature perché fusse costretta a levarsi con più sollicitudine e maggiore desiderio. E in tanto crebbe il santo e amoroso fuoco, che il sudore della acqua, il quale gittava, ella lo spregiava per grande desiderio che aveva di vedere escire dal corpo suo sudore di sangue; dicendo a sè medesima: «Anima mia, tutto il tempo della vita tua hai perduto. E però sono venuti tanti mali e danni nel mondo e nella santa Chiesa, in comune e in particolare. Onde io ora voglio che turemedisca col sudore del sangue». Allora quella anima, speronata dal santo desiderio, si levava molto maggiormente, ed apriva l'occhio dell'intelletto, e speculavasi nella divina carità; onde vedeva è gustava quanto siamo tenuti e doviamo cercare la gloria e la loda del nome di Dio nella salute dell'anime.


E a questo vi chiamava e allegava la Verità Eterna, rispondendo alla terza petizione, ciò era la fame della vostra salute, dicendo: «Figliuola, questo voglio ch'egli cerchi con ogni sollicitudine. Ma questo non potrebbe nè egli nè tu, nè alcuno altro avere senza le molte persecuzioni; secondo che io ve le concederò. Digli: come egli desidera il mio onore nella santa Chiesa, così concèpi amore a volere sostenere con vera pazienzia. E a questo mi avvedrò ch'egli e gli altri miei servi cercheranno il mio onore in verità. E allora sarà il carissimo figliuolo, eriposerassi sopra il petto dell'unigenito mio Figliuolo; del quale ho fatto ponte perché tutti possiate giungere a gustare e ricevere il frutto delle vostre fadighe. Sapete, figliuoli, che la strada si ruppe per lo peccato e disobedienzia di Adam, per siffatto modo, che neuno poteva giugnere al termine suo; e così non s'adempiva la mia verità, che l'avevo creato alla imagine e similitudine mia, perché egli avesse vita eterna, e participasse e gustasse me che sono somma ed eterna Bontà. Questa colpa germinò spine e triboli di molte tribolazioni, con uno fiume che sempre percuote l'onde sue: e però io v'ho dato il ponte del mio Figliuolo, acciocchè, passando il fiume, non v'annegaste. Ma aprite l'occhio dell'intelletto, e vedete che tiene dal cielo alla terra; perocchè bene di terranon si poteva fare di tanta grandezza che fusse sufficiente a passare il fiume, e darvi vita. Sicchè, esso unì l'altezza del cielo, cioè la natura divina, con la terra della vostra umanità. Convienvi dunque tenere per questo ponte cercando la gloria del nome mio nella salute dell'anime, sostenendo con pena le molte fadighe, seguitando le vestigie di questo dolce e amoroso Verbo. Voi sete miei lavoratori, che v'ho messi a lavorare nella vignadella santa Chiesa: perocchè io voglio fare misericordia al mondo. Ma guardate voi non teniate di sotto; perocchè ella non è la via della verità. Sai tu chi sono coloro che passano di sotto a questo ponte? sono gl'iniqui peccatori, per li quali io vi prego che mi preghiate, e per cuivi richieggo lagrime e sudori; perocchè giaciono nelle tenebre del peccato mortale. Costoro vanno per lo fiume, e giungono all'eterna dannazione, se già essi non tolgono il giogo mio, e pongonlo sopra di loro. E alquanti sono che col timore della pena si recano dalla riva, ed escono dal peccato mortale; sentono le spine delle molte tribulazioni: e però sono esciti dal fiume. Ma se essi non commettono neglienzia, e non dormono nell'amore proprio di loro medesimi, essi s'attaccano al ponte, e cominciano a salire, amando la virtù. Ma se essi permangono nell'amore proprio e in negligenzia, ogni cosa lor fa male. E non sono perseveranti; ma uno vento contrario che giunga, li fa tornare al vomito». Veduto che ebbe in quanti diversi modi l'anima s'annegava ed egli si diceva: «Mira quelli che vanno per lo ponte di Cristo crocifisso». E molti ne vedeva, che correvano senza alcuna pena, perché non avevano 'l peso della propria volontà; e questi erano i veri figliuoli, e' quali, abandonati loro medesimi, andavano con ansietato desiderio cercando solo l'onore di Dio e la salute dell'anime. E a' piedi dell'affetto loro (che tenevano e andavano per Cristo crocifisso, che era esso Ponte) correva l'acqua di sotto; e le spine erano conculcate da' loro piei: e però non lo' faceva male; cioè, che nell'affetto loro non curavano le spine dellemolte persecuzioni, ma con pazienzia vera portavano la prosperità del mondo, che sono quelle crudeli spine che danno morte all'anima, che lo posssiede con disordinato amore. Essi lo spregiavano, come se fussero state veleno; e neuna altra cosa attendevano Se non di dilettarsi in croce con Cristo, perocchè loro obietto era egli. Altri v'erano, che andavano lentamente. E perché andavano lenti? Perché s'avevano posto dinanzi all'occhio dell'intelletto non Cristo crocifisso, ma le consolazioni che traevano da Cristo crocifisso, le quali gli dava amore imperfetto. E allentavano spesso nell'andare; siccome fece Pietro innanzi alla Passione, quando s'aveva posto dinanzi a sè, solo, il diletto della conversazione di Cristo; eperò venne meno, essendogli tolto l'obietto della consolazione. Ma quando si fortificò, poichè ebbe perduto sè, non volse cognoscere altro nè cercare, se non Cristo crocifisso. Così questi cotali sono deboli, e allentano l'andare del santo desiderio, quando si veggono levare dinanzi dalla mente loro l'obietto del diletto, e delle proprie consolazioni. Onde, giugnendo poi le punture o di tentazioni del dimonio o delle creature, o di loro medesimi d'una tenerezza spirituale che hanno; vedendosi privati di quella cosa che amavano, vengono meno e indebiliscono nella via di Cristo crocifisso. Perocchè in Cristo crocifisso hanno voluto seguitare 'l Padre, e gustare la dolcezza delle molte consolazioni: perché nel Padre non può cadere pena, ma sì nel Figliuolo. E però dicevo che seguitavano 'l Padre. E vedevasi che non si poteva rimediare la debilezza loro se non seguitassero 'l Figliuolo. E così diceva la Verità eterna: «Io dico che neuno può venire a me se non per questo mezzo dell'unigenito mio Figliuolo; perocchè egli è colui che v'ha fatta la via la quale dovete seguitare. Egli è Via, Verità, e vita. E questiche vanno per questa via, gustano e cognoscono la verità, e gustano l'amore ineffabile che io gli ho mostrato nelle pene ch'egli ha sostenute per loro. Sai bene, che se io non v'avessi amati, non v'averei dato si fatto ricomperatore. Ma perocchè eternalmente io v'amai, però posi e diedi all'obbrobriosa morte della croce questo unigenito mio Figliuolo; il quale, coll'obedienzia sua e con la morte, consumò la disobedienzia d'Adam, e la morte dell'umana generazione. E così cognoscono la mia verità; e cognoscendo la verità, seguitano la verità: e così ricevono la vita durabile, perché sono tenuti per la via di Cristo crocifisso, e giunti e passati per la porta della verità, e trovansi nel mare pacifico co' veri gustatori. Sicchè vedi, figliuola mia, che essi non si possono fortificare in altro modo. Nè egli si potrebbe unire con la sposa della mia Verità, nè giugnere a questa perfezione alla quale io l'ho eletto, se non per questa via. Ogni altra viaè con pena e imperfetta, se non questa; perocchè pena non dà se non la propria volontà, o spirituale o temporale che sia. Onde chi non ha volontà, è privato d'ognipena afflittiva di sè; e solo la pena intollerabile dell'offesamia gli rimane, ordinata, con modo, però ch'è condita nel condimento della carità, la quale fa l'anima prudente, che per neuna pena la fa scordare dalla dolce volontà mia».


Altri v'erano che, poich'erano cominciati a salire (ciò erano coloro che cominciavano a cognoscere la colpa loro, solo per timore della pena che lor seguitava dopo la colpa, e però s'erano levati dal peccato, cioè per timore della pena, il quale timore era imperfetto); ma molti ne vedeva correre dal timore imperfetto al perfetto, e questi andavano con sollicitudine nel secondo stato e nell'ultimo. Ma molti ve n'aveva, che con negligenza si ponevano a sedere all'entrata del ponte, con questo timore servile; e tanto avevano preso per spizziconi 'l loro cominciare, e sì tepidamente, che non aggiungendo punto di fuoco di cognoscimento di loro medesimi e della bontà di Dio in loro, si rìmanevano nella loro tepidezza. Di questi cotali diceva la dolce Verità: «Vedi, figliuola, che impossibile sarebbe che costoro, che non vanno innanzi esercitando la virtù, che non tornassero indietro. E questa è la cagione: perché l'anima non può vivere senza amore; e quello ch'ella ama, quello si studia di più cognoscere e servire. E se non studia in cognoscere sè, dove meglio cognosce la larghezza e abondanzia della mia carità? non cognoscendo, non ama; e non amando, non mi serve. Onde, essofatto che è privata di me, perché non può stare senza amore, ritorna al miserabile proprio di sé medesimo. Costoro fanno come 'l cane, che, poich'ha mangiato, vomita, e poi per la immondizia sua pone l'occhio sopra 'l vomito, e piglialo, e così immondamente si notrica: così costoro negligenti, posti in tanta tepidezza, hanno vomitato, per timore della pena, e' fracìdumi de' peccati per la santa confessione, cominciando uno poco di volere entrare per la via della verità. Onde, non andando innanzi, conviene che tornino addietro. Vollendo l'occhio dell'intelletto al vomito di prima, sonosi levati del vedere la pena e tornati avedere 'l diletto sensitivo; per la quale cosa hanno perduto 'l timore. E però si ripigliano il vomito, nutricando gli affetti e' desiderii loro delle proprie immondizie. Onde saranno molto più reprensibili e degni di punizione costoro, che gli altri. Or così sono offeso così iniquamente dalle mie creature. E però voglio, figliuoli carissimi, che non allentiate i desiderii vostri; ma crescano, notricandovi in su la mensa del santo desiderio. Levinsi i veri servi miei, e imparino da me, Verbo, a ponersi le pecorelle smarrite in su la spalla portandoli con pena e con molte vigilie e orazioni. E così passerete per me, che so' ponte, come detto è; e sarete sposi e figliuoli della mia Verità; e io vi infonderò una sapienzia, con uno lume di fede, il quale vi darà perfetto cognoscimento della verità; onde acquisterete ogni perfezione».


E poichè alla benignità e pietà di Dio piacque di manifestare sè medesimo e le cose segrete sue (alle quali cose, padre dolcissimo, la lingua ci viene meno, e l'intelletto pare che si offuschi; tanto è assottigliato il suo vedere), il desiderio vive spasimato, in tanto che tutte lepotenzie dell'anima gridano a una di volere lassare la terra, poichè c'è tanta imperfezione, drizzarsi e giugnere al fine suo, a gustare co' veri cittadini la somma eterna Trinità, ove si vede rendere gloriae loda a Dio; ove rilucono le virtù, la fame e lo desiderio de' veri ministri e perfetti religiosi, i quali stettero in questa vita come lucerna ardente posta in sul candelabro della santa Chiesa, a rendere lume a tutto quanto il mondo. Oimè, babbo, quanta differenzia era da loro a quelli che sono al di d'oggi! De' qualì si lamentava con zelo di grande giustizia, dicendo: «Costoro hanno preso la condizione della mosca, che è tanto brutto animale, la quale ponendosi in su la cosa dolce e odorifera, non si cura, poichè ella è partita, di ponersi in su le cose fastidiose e immonde. Così questi iniqui sono posti a gustare la dolcezza del sangue mio; e non si curano, poichè sono levati dalla mensa dell'altare, e da conservare e ministrare il corpo mio e gli altri sacramenti della santa Chiesa (i quali sonoodoriferi pieni di dolcezza e di grande soavità, in tanto che dà vita all'anima, che il gusta in verità, e senza essonon può vivere); essi, dico, essi non si curano di ponersi in tanta immondizia, quanto pongono la mente e i corpi loro; chè, non tanto ch'ella puti a me tanta iniquità, ma le dimonia hanno a schifo questo peccato tanto miserabile».


Poichè la divina Bontà, carissimo padre, sopra le tre petizioni ebbe risposto, come detto è; rispose alla quarta petizione, che sì domandava, dimandando l'aiutorio e la providenzia di Dio, che provedesse in alcuno, che era divenuto d'alcuna creatura, il quale per scritto non vi posso contare, ma con la parola viva vel dirò; se già Dio non mi facesse tanto di grazia e di misericordia, che l'anima mia si partisse da questo miserabile corpo prima che io vi vedessi; il quale è una legge perversa che sempre impugna contra lo spirito. E voi sapete bene ch'io dico la verità: sicchè grazia mi sarebbe a esserne privata. Dicevo, e dico, che la Verità eterna si degnò di rispondere alla quarta e all'ansíetato desiderio che dimandava, dicendo: «Figliuola mia, providenzia non mancherà mai a chi la vorrà ricevere. Ciò sono coloro che perfettamente sperano in me. Costoro sono quelli che mi chiamano in verità, non solamente con la parola, ma con affetto e col lume della santissima fede. Non gusteranno me nella providenzia mia coloro che solamente col suono della parola mi chiameranno Signore, Signore! perocchè io loro (se con altra virtù non mi dimandano) non cognoscerò, e non saranno cognosciuti da me per misericordia, ma per giustizia. Sicchè io ti dico che la mia providenzia non gli mancherà se essi spereranno in me. Ma io voglio che tu venga con questa pazienzia. E me li conviene portare, loro, e l'altre mie creature, le quali io ho creato alla imagine e similitudine mia, con tanta dolcezza d'amore». Onde, aprendo l'occhio dell'intelletto, per obedire al comandamento suo, nell'abisso della sua carità; allora si vedeva come egli era somma eterna bontà, e come per solo amore aveva egli creati e ricomperati del sangue del Figliuolo suo tutte le creature che hanno in sè ragione; e con questo amore medesimo dava ciò che egli dava. Tribolazione e consolazione, ogni cosa era data per amore e per provedere alla salute dell'uomo, e non per alcuno altro fine. E diceva: «Il sangue sparto per voi vi manifesta che questo è la verità. Ma essi, accecati per lo proprio amore che hanno di loro, si scandalizzano con molta impazienzia, giudicando in male, e in loro danno e ruina e in odio, quello che io fo per amore e per loro bene, per privarli delle pene eternali, e per guadagno dare loro vita eterna. Perché dunque si lagnano di me, e odiano quello che debbono avere in reverenzia? e vogliono giudicare gli occulti miei giudizii, i quali sono tutti diritti? ma essi fanno come lo cieco che col tatto della mano, e alcuna volta col sapore del gusto e alcuna volta col suono della voce, vorrà giudicare in bene e in male, secondo il suo infermo e piccolo cognoscere; e non si vorrà attenere a colui che ha lume; ma, come matto, vuole andare col sentimento della mano, che è ingannata nel suo toccare, perché non ha lume in discernere il colore. E così il gusto s'inganna, perché non vede l'animale immondo che si pone in sul cibo. L'orecchia è ingannata nel diletto del suono, e perché non vede colui che canta, il quale con quello suono. non guardandosi da lui per lo diletto, gli può dare la morte. Così fanno costoro, quasi come accecati; e, perduto il lume della ragione, toccando colla mano del sentimento sensitivo i diletti del mondo, gli paiono buoni.


Ma perché egli non vede, non s'aguarda che egli è uno panno amichiato di molte spine e di molta miseria di grandi affanni; in tanto che 'l cuore che lo possiede, èincomportabile a sè medesimo. Così la bocca del desiderio, che disordinatamente l'ama, glì paîono dolci e soavi a prenderli; e v'è su l'animale immondo di molti peccati mortali, che fanno immonda l'anima. Onde, se egli non va col lume della fede a purificarla nel sangue, n'ha morte eternale. L'udire è l'amore proprio di sè, che gli fa undolce suono, perché l'anima corre dietro all'amore della propria sensualità; ma perché non vede,è ingannata dal suono, e trovasi menato nella fossa, legato col legame della colpa nelle mani de' nemici suoi. Perocchè, come accecati del proprio amore, e con la fidanza che hanno posta nel loro proprio amore e sapere, non s'attengono a me, che son via e guida loro, e son vita e lume; e chi va per me, non può essere ingannato nè andare per la tenebra. Non si fidano di me, che non voglio altro che la loro santificazione; e loro do e permetto ogni cosa per amore. E sempre si scandalizzano in me; e io con pazienzia gli porto e gli sostengo, perché io gli amai senza essere amato da loro. E essi sempre mi perseguitano con molta impazienzia, odio e mormorazioni, e con molta infidelità; e voglionsi ponere a investigare; secondo il loro parere e vedere cieco, gli occulti miei giudizi, e' qualisono tutti fatti giustamente e per amore. E non cognoscono ancora loro medesimi; e però veggono falsamente. Perocchè, chi non cognosce sè medesimo, non può cognoscere me, nè le giustizie mie, in verità. Vuoi, figliuola, ti mostri quanto il mondo è ingannato de' misteri miei? Or apri l'occhio dell'intelletto, e ragguarda in me». E mirando con ansietato desiderio, dimostrava la dannazione di colui, per cui era addivenuto il caso e di cui era pregato; dicendo: «Io voglio che, tu sappi che per camparlo dall'eterna dannazione, nella quale tu vedi ch'egli era, io gli permisi questo caso, acciocchè col sangue suo nel sangue mio avesse vita; perocchè non avevo dimenticato la riverenzia e amore che aveva alla mia dolcissima madre Maria. Sicchè dunque per misericordia gli ho fatto quello che gl'ignoranti tengono in crudeltà. E tutto quello loro addiviene per l'amore proprio di loro, il quale gli ha tolto il lume: e però non cognoscono laverità. Ma se essi si volessero levare la nuvola, la cognoscerebbero e amerebbero; e così averebbero ogni cosa in reverenzia; e nel tempo della ricolta ricorrebbero il frutto. Ma in tutto, e in questo e in ogni altra cosa, figliuolimiei, adempirò il desiderio vostro, con molto sostenere; e la mia providenzia sarà presso di loro, poco e assai, secondo la misura che essi si confideranno in me. E ciò che io provederò più che la misura loro non tiene, il farò per adempire 'l desiderio de' servi miei che per loro i pregano. Perocchè io non sono dispregiatore di coloro che umilmente m'addimandano o per loro o per altrui. E però io t'invito a chiedere misericordia a me per loro e per tutto quanto il mondo. Concepite, figliuoli, e partorite il figliuolo dell'umana generazione, con odio e dispiacimento del peccato, e con affocato e spasimato amore».


O carissimo e dolcissimo padre, allora, vedendo e udendo tanto dalla dolce prima Verità, 'l cuore per mezzo pareva che si partisse. Io muoio e non posso morire. Abbiate compassione della miserabile figliuola, che vive in tanto stento per tanta offesa di Dio, e non ha con cui sfogarsi; se non che lo Spirito Santo m'ha proveduto dentro da me con la clemenzia sua, e di fuore m'ha proveduto di spassarmi con lo scrivere. Confortianci tutti in Cristo dolce Gesù e le pene ci sieno refrigerio; e accettiamo con grande sollecitudine il dolce invitare, e senza negligenzia. Padre dolce, rallegratevi poichè tanto dolcemente sete chiamato; e sostenete con grande allegrezza e pazienzia, e senza pena affliggitiva, se volete esseresposo della Verità, e consolare in voi l'anima mia. Perocchè in altro modo non potreste avere la grazia, e me terreste in grande amaritudine. E però vi dissi ch'io desideravo di vedervi seguitatore e amatore della verità. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio.


Benedicete Frate Matteo in Cristo dolce Gesù. Questa lettera, e un'altra ch'io vi mandai, ho scritte di mia mano in su l'isola della Rocca, con molti sospiri e abondanzia di lagrime; in tanto che l'occhio, vedendo, non vedeva; ma piena d'ammirazione ero di me medesima, e della bontà di Dio, considerando la sua misericordia verso le creature che hanno in loro ragione, e la sua Providenzia; la quale abondava verso di me, che per refrigerio, essendo privata della consolazione, la quale per mia ignoranzia io non cognobbi, m'aveva dato, e proveduto con darmi l'attitudine dello scrivere; acciocchè discendendo dall'altezza, avessi un poco con chi sfogare 'l cuore, perché non scoppiasse. Non volendomi trarre ancora di questa tenebrosa vita; per ammirabile modo me la fermò nella mente mia, siccome fa il maestro al fanciullo, che gli dà lo esempio. Onde, subito che fuste partito da me col glorioso evangelista Joanni e Tommaso di Aquino, così dormendo cominciai ad imparare. Perdonatemi del troppo scrivere, perocchè le mani e la lingua s'accordano col cuore. Gesù dolce, Gesù amore.



CCLXXIII - A frate Raimondo da Capua dell'ordine de' predicatori

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Dilettissimo e carissimo padre e figliuolo mio caro in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi raccomandandomivi nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio; con desiderio di vedervi affocato e annegato in esso dolcissimo sangue suo, il quale sangue è intriso con fuoco dell'ardentissima carità sua. Questo desidera l'anima mia, cioè di vedervi in esso sangue, voi, e Nanni ed Jacomo, figliuolo. lo non veggo altro remedio, onde veniamo a quelle virtù principali, le quali sono necessarie a noi. Dolcissimo padre, l'anima vostra, la quale mi s'è fatta cibo (e non passa punto di tempo, che io non prenda questo cibo alla mensa del dolce Agnello svenato con tanto ardentissimo amore), dico, non perverrebbe alla virtù piccola della vera umilità, se non fuste annegato nel sangue. La quale virtù nascerà dall'odio, e l'odio dall'amore. E così nasce l'anima con perfettissima purità, come il ferro esco purificato dalla fornace.

Voglio dunque che vi serriate nel costato aperto del Figliuolo di Dio, il quale è una bottiga aperta, piena d'odore; in tanto che il peccato vi diventa odorifero. Ivi la dolce sposa si riposa nel letto del fuoco e del sangue. Ivi si vede ed è manifestato il secreto del cuore del Figliuolo di Dio. Oh botte spillata, la quale dai bere ed inebri ogni innamorato desiderio, e dái letizia ed illumini ogni intendimento, e riempi ogni memoria, che ivi s'affadiga; in tanto che altro non può ritenere, nè altro intendere, nè altro amare, se non questo dolce e buono Gesù! Sangue e fuoco, inestimabile amore! poichè l'anima mia sarà beata di vedervi così annegati; io voglio che facciate come colui che attigne l'acqua colla secchia, il quale la versa sopra alcuna altra cosa; e così voi versate l'acqua del santo desiderio sopra il capo de' fratelli vostri, che sono membri nostri, ligati nel corpo della dolce Sposa. E guardate, che per illusione di dimonia (le quali so che v'hanno datoimpaccio, e daranno), o per detto d'alcuna creatura, voi non vi tiriate mai addietro; ma sempre perseverate ogni otta che vedeste la cosa più fredda, infino che vediamo spargere il sangue con dolci e amorosi desiderii.

Su, su, padre mio dolcissimo! e non dormiamo più. Perocchè io odo novelle, che io non voglio più nè letto, nè stati. Io ho cominciato già a ricevere un capo nelle mani mie, il quale mi fu di tanta dolcezza, che 'l cuore nol può pensare, nè lingua parlare,nè l'occhio vedere, nè l'orecchio udire. Andò il desiderio di Dio tra gli altri misterii fatti innanzi; i quali io non dico, chè troppo sarebbe lungo. Andai a visitare colui che sapete: onde egli ricevette tanto conforto e consolazione, che si confessò, e disposesi molto bene. E fecemisi promettere per l'amore di Dio, che, quando fusse il tempo della giustizia, io fussi con lui. E così promisi, e feci. Poi la mattina innanzi lacampana andai a lui; e ricevette grande consolazione. Menailo a udire la messa; e ricevette la santa Comunione, la quale mai più aveva ricevuta. Era quella volontà accordata e sottoposta alla volontà di Dio: e solo v'era rimasto uno timore di non essere forte in su quello punto. Ma la smisurata e affocata bontà di Dio lo ingannò, creandogli tanto affetto ed amore nel desiderio di Dio, che non sapeva stare senza lui, dicendo: «Stà meco, e non mi abandonare. E così non starò altro che bene; e muoio contento». E teneva il capo suo in sul petto mio. Io allora sentiva uno giubilo e un odore del sangue suo; e non era senza l'odore del mio, il quale io desidero di spandere per lo dolce sposo Gesù. E crescendo il desiderio nell'anima mia, e sentendo il timore suo, dissi: «Confòrtati, fratello mio dolce; perocchè tosto giungeremo alle nozze. Tu v'anderai bagnato nel sangue dolce del Figliuolo di Dio, col dolce nome di Gesù, il quale non voglio che t'esca mai dalla memoria. E io t'aspetto al luogo della Giustizia». Or pensate, padre e figliuolo, che il cuore suo perdette allora ogni timore, e la faccia sua si trasmutò di tristizia in letizia; e godeva, esultava, ediceva: «Onde mi viene tanta grazia, che la dolcezza dell'anima mia m'aspetterà al luogo santo della giustizia?». Vedete che era giunto a tanto lume, che chiamava il luogo della giustizia santo! E diceva: «Io anderò tutto glorioso e forte; e parrammi mille anni che io ne venga, pensando che voi m'aspettiate ine». E diceva parole tanto dolci, che è da scoppiare, della bontà di Dio

Aspettailo dunque al luogo della giustizia; e aspettai ivi, con continua orazione e presenzia di Maria e di Catarina vergine e martire. Ma prima che io giugnessi a lei, io mi posi giù, e distesi il collo in sul ceppo; ma non vi venne, che io avessi pieno l'affetto di me. Ivi su, pregai,e costrinsi e dissi: Maria! che io voleva questa grazia, che in su quello punto gli desse uno lume e una pace di cuore, e poi il vedessi tornare al fine suo. Empissi alloral'anima mia tanto, che, essendo ivi moltitudine del popolo, non poteva vedere creatura, per la dolce promessa fatta a me.

Poi egli giunse, come uno agnello mansueto: e vedendomi, cominciò a ridere; e volse che io gli facesse il segno della croce. E ricevuto il segno, dissi io: «Giuso! alle nozze, fratello mio dolce! chè tosto sarai alla vita durabile. Posesi giù con grande mansuetudine; e io gli distesi il collo, e chinàmi giù, e rammentàlli il sangue dell'Agnello. La bocca sua non diceva se non, Gesù, e, Catarina. E, così dicendo, ricevetti il capo nelle mani mie, fermando l'occhio nella divina bontà, e dicendo: «Io voglio».

Allora si vedeva Dio-e-Uomo, come si vedesse la chiarità del sole; e stava aperto e riceveva il sangue; nel sangue suo uno fuoco di desiderio santo, dato e nascosto nell'anima sua per grazia; riceveva nel fuoco della divina sua carità. Poichè ebbe ricevuto il sangue e il desiderio suo, ed egli ricevette l'anima sua, la quale mise nella bottiga aperta del costato suo, pieno di misericordia; manifestando la prima Verità, che per sola grazia e misericordia egli il riceveva, e non per veruna altra operazione. O quanto era dolce e inestimabile a vedere la bontà di Dio! con quanta dolcezza e amore aspettava quella anima partita dal corpo! voltò l'occhio della misericordia verso di lei, quando venne a intrare dentro nel costato bagnato nel sangue suo il quale valeva per lo sangue del Figliuolo di Dio. Così ricevuto da Dio per potenzia, (potente a poterlo fare); e il Figliuolo, sapienzia Verbo incarnato, gli donò, e fecegli participare, il crociato amore, col quale egli ricevette la penosa e obbrobriosa morte, per l'obedienzia che egli osservò del Padre in utilità dell'umana natura e generazione; e le mani dello Spirito Santo il serravano dentro.

Ma egli faceva uno atto dolce da trare mille cuori. E, non me ne maraviglio; perocchè già gustava la divina dolcezza. Volsesi come fa la sposa quando è giunta all'uscio dello sposo suo, che volge l'occhio e il capo a dietro, inchinando chi l'ha accompagnata, e con l'atto dimostra segni di ringraziamento.

Riposto che fu, l'anima mia si riposò in pace e in quiete, in tanto odore di sangue, che io non potevo sostenere di levarmi il sangue, che mi era venuto addosso, di lui.

Oimè misera miserabile! non voglio dire più. Rimasi nella terra con grandissima invidia. E parmi che la prima pietra sia già posta. E però non vi maravigliate, se io nonv'impongo altro se non di vedervi annegati, nel sangue e nel fuoco che versa il costato del Figliuolo di Dio. Or non più dunque negligenzia, figliuoli miei dolcissimi, poichè 'l sangue comincia a versare, e a ricevere la vita. Gesù dolce, Gesù amore.

CCLXXIV - A Francesco di Pipino sarto in Firenze, e a monna Agnesa sua donna

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimi figliuoli in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi fondati nel timore santo di Dio, perocchè senza questo timore non potreste participare la vita della Grazia in voi. Questo timore santo caccia ogni timore servile che fusse nell'anima, e dà sicurtà in tanto che per compire la volontà di Dio, non cura nè teme di dispiacere agli uomini. Questo non cura rimproperio, strazio o villania; nè teme di perdere la sustanzia temporale, o eziando la vita, purchè si vegga fare il debito suo di rendere gloria e loda alnome di Dio: perocchè egli ha levato l'occhio suo dalla terra, e hallo posto nel suo Creatore, seguitando con grande sollecitudine le vestigie di Cristo crocifisso. Tutte le operazioni sue sono dirizzate e ordinate secondo la volontà di Dio. Egli sta nella dilezione della carità con tutte le creature che hanno in loro ragione. Ogni bene, riposo, pace, quiete, esce di questo santo e dolce timore; ed ogni perfezione ne sèguita all'anima che è fondata, in verità, in esso.

E però vi dissi che io desideravo di vedervi fondati nel detto timore santo: e così vi prego che facciate per l'amore di Cristo crocifisso. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.




Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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