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Chi sono i Padri della Chiesa?

Last Update: 5/18/2010 7:48 PM
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PADRI DELLA CHIESA

I. NOZIONE.


Il nome di Padri è di origine orientale. Gli antichi popoli d'Oriente, infatti, onoravano con questo appellativo i maestri, considerati come autori della vita intellettuale, originata dal loro insegnamento. In tale senso i discepoli delle scuole profetiche furono denominati filii prophetarum, e il loro maestro fu detto Pater (I Reg. 10, 12; 1 Sam. 40, 35); S. Paolo si dice "padre" dei nuovi convertiti (I Cor. 4, 5).

Nella Chiesa primitiva, con questo nome vennero designati i vescovi, i quali, appunto perché ministri dei Sacramenti e depositari del patrimonio dottrinale della Chiesa, erano ritenuti generatori di quella vìta in Cristo di cui parla S. Paolo nel testo citato (cf. Martyrium Polycarpi, 12, 2; Acta Cypriani, 3, 3). A partire dal sec. IV, quando i vescovi primitivi incominciarono a essere considerati testimoni autorevoli della tradizione e giudici nelle controversie dogmatiche, si valutò soprattutto l'autorità dottrinale, e il nome di Padri si restrinse agli assertori della fede, che avevano lasciato testimonianza scritta. Ben presto però questo titolo si estese anche ai non vescovi per opera di S. Agostino, il quale citò a testimone della dottrina cattolica circa il peccato originale il contemporaneo S. Girolamo, semplice prete (Contra Iul., 1, 34; Il, 36). Però non tutti gli scrittori ecclesiastici erano atti a testimoniare la fede della Chiesa, essendo taluni caduti in gravi errori. Perciò gli scrittori ecclesiastici antichi vennero distinti in due categorie; quelli riconosciuti dalla Chiesa come testimoni della fede, e quelli che non lo erano. Il primo esempio di tale distinzione si trova nella decretale De libris recipiendis et non recipiendis del sec. VI, che va sotto il nome di papa Gelasio e che, per conseguenza, costituisce il più antico catalogo di scrittori cristiani riconosciuti come Padri della Chiesa.


Tenendo conto delle varie determinazioni a cui andò soggetto questo appellativo, quattro elementi entrano a formarne il concetto:
a) dottrina ortodossa : quali custodi infatti della tradizione ricevuta dai maggiori, debbono trasmetterla inalterata alle generazioni successive; tale ortodossia si intende nel senso di una fedele comunione di dottrina con la Chiesa, non già come immunità totale da errori anche materiali: per tutti vale l'esempio di S. Cipriano;
b) santità di vita : come maestri, occorre che i Padri della Chiesa presentino in grado elevato le virtù cristiane, non solo predicate, ma praticate; tale nota costituisce una garanzia e una sublimazione della ortodossia stessa;
c) approvazione della Chiesa: solo la Chiesa, come può definire il canone delle Scritture, così può determinare i testimoni autentici della Tradizione; non occorre tuttavia un'approvazione esplicita, è sufficiente l'implicita, quale potrebbe aversi, ad es., nella citazione di un Padre fatta da un concilio ecumenico;
d) antichità: su questo punto si è alquanto oscillato e, per vario tempo, vennero classificati tra i Padri della Chiesa anche scrittori medievali dell'epoca precedente alla scolastica. Poi prevalse una maggiore severità, ed ora l'evo patristico si fa comunemente concludere, in Occidente, con la morte di S. Isidoro di Siviglia (636), in Oriente con quella di S. Giovanni Damasceno (ca. 750).

Praticamente il nome di Padri si estende talvolta, in senso largo, ad alcuni scrittori della prima età che non furono santi, o che, in qualche momento della loro produzione, non furono ortodossi, come, p. es. , Tertulliano, Origene, Eusebio di Cesarea. Gli eminenti servigi resi da tali uomini, per altri motivi, spiegano le eccezioni: a costoro più propriamente si addice il titolo di "scrittori ecclesiastici". La categoria dei Padri della Chiesa si identifica solo in parte con quella dei Dottori della Chiesa, per i quali se non è necessaria la nota dell'antichità, è però richiesta una eminens eruditio e il riconoscimento esplicito da parte della Chiesa.


II. AUTORITA'.

L'importanza dei Padri della Chiesa non è soltanto di ordine letterario o storico, ma soprattutto si fonda sulla loro dottrina, desunta dalla Tradizione come fonte di fede. Ciò deriva dalla connessione strettissima che essi ebbero con il magistero infallibile della Chiesa. Furono in gran parte vescovi e la loro azione intellettuale fu come il respiro della Chiesa stessa. Ai loro tempi costituivano di fatto il magistero o almeno la parte principale di esso, in quanto tutta la Chiesa docente e discente mirava ad essi, delegava loro la propria difesa, ne accoglieva gli scritti e li circondava di approvazione e di lode. Questo complesso di circostanze li costituiva voce autorevole nella Chiesa e legava il loro operato alla responsabilità del suo magistero. Se avessero errato, l'organo stesso dell'infallibilità sarebbe stato compromesso. Da ciò si deduce che i Padri della Chiesa hanno tutti i requisiti per essere considerati testimoni garantiti e qualificati della inalterata tradizione divina.

Tale concezione, naturalmente, esula dalla dottrina dei protestanti, i quali, rigettando il concetto cattolico di Tradizione, nel campo della fede non ammettono altra guida che la S. Scrittura: non possono quindi attribuire ai Padri altra autorità che l'umana.
D'altra parte, non in tutto i Padri della Chiesa sono strumenti sicuri delle verità rivelate.
Prescindendo dalle dottrine che rientrano nel dominio della ragione, pure in ciò che riguarda la fede e la morale molte espressioni e detti loro valgono solo come punti di passaggio, non già come formulazione definitiva della dottrina. Più di una volta infatti hanno corretto se stessi, e, non di rado, solo dopo un severo esame e vivaci dispute sono giunti a una più esatta esposizione della dottrina tramandata. Occorre inoltre tenere presente che i loro talenti intellettuali sono assai diversi; che sono anelli nella trasmissione della dottrina, non il termine; che non sono ispirati ed esenti da errori; che i loro scritti sono per lo più occasionali, di circostanza e non esposizioni sistematiche delle verità di fede; che prima delle controversie parlano spesso senza precauzioni. Quindi, secondo il detto di S. Agostino, "bisogna pesare le loro voci e non contarle" (Contra Iul., 2, 35). Ciò fa distinguere in essi un duplice aspetto : quello di teste della Tradizione, su cui si estende la garanzia della Chiesa, e quello di dottore privato, che non ha quella garanzia, ma tanto è attendibile quanto sono la sua eccellenza intellettuale, la santità, e, soprattutto, le ragioni che adduce.


Per valutare convenientemente l'autorità dei Padri della Chiesa, i teologi sogliono proporre le seguenti norme:

a) nessun Padre per sé è infallibile, eccetto il caso che sia stato papa e abbia insegnato ex cathedra, o se ed in quanto i singoli passi dei suoi scritti siano stati convalidati da un concilio ecumenico; è stata perciò giustamente riprovata da Alessandro VII l'esagerazione dei giansenisti, che giunsero a preferire l'autorità di un solo Padre (in concreto, S. Agostino) al magistero vivente della Chiesa (Denz-U, 320);

b) il consenso unanime dei Padri in materia di fede e di costumi è da considerarsi autorità irrefragabile, perché equivale alla dottrina stessa della Chiesa: questo è stato l'insegnamento dei Concili Tridentino (sess. IV) e Vaticano I (sess. III, 22), che proibirono di dare alla S. Scrittura un significato contrario alla dottrina concorde dei Padri della Chiesa; tale consenso non richiede tuttavia l'unanimità numerica, è sufficiente quella morale, quale potrebbe aversi anche dalla testimonianza di pochi, purché dalle circostanze in cui fu emessa si possa arguire che essa rispecchia la fede comune della Chiesa;

c) qualora manchi tale consenso, la dottrina di uno o più Padri, specialmente se contrasta con quella di altri, non è da ammettersi come certa, non per questo però deve essere trascurata.

d) I Padri che, con l'approvazione della Chiesa, si sono distinti nel combattere speciali eresie, valgono come autorità classiche nei dogmi relativi. Così S. Cirillo Alessandrino nella cristologia e S. Agostino nella dottrina della Grazia.


III. EPOCA DEI PADRI.

E' delimitata entro i confini dell'antichità cristiana sopra stabiliti, e si suddivide in tre periodi d'ineguale estensione, ma sotto certi aspetti di eguale importanza.

1. Periodo delle origini. - Arriva fino al Concilio di Nicea (325) ed è quello che maggiormente interessa la critica moderna, la cui attenzione è rivolta in modo particolare alle origini cristiane. La lettera scritta da Clemente Romano alla comunità di Corinto in Grecia verso il 96-98 d.C., la si assume generalmente come il documento patristico più antico. Appartengono a quest'epoca i Padri Apostolici , i cui scritti, sebbene scarsi di valore letterario o filosofico, riflettono tuttavia l'eco immediata della predicazione apostolica offrendo un quadro autentico ed immediato della vita, dei sentimenti, delle aspirazioni e delle idee delle prime comunità cristiane sparse nel bacino orientale del Mediterraneo a cavallo tra il I e il II secolo della nostra era ed informano come venne intesa e realizzata fin dagli inizi la costituzione impressa da Cristo alla sua Chiesa. Tale autorità è condivisa solo in parte dai Padri apologisti del sec. II, e ancor meno dai Padri controversisti del secolo successivo; in compenso questi ultimi offrono i primi saggi di sistemazione dottrinale, che ne fanno dei veri precursori dei grandi maestri del periodo aureo.

2. Periodo aureo. - E' il più breve, in quanto termina con la morte di S. Agostino (431), ma è anche quello del massimo splendore della letteratura patristica. Crisi dottrinali profonde, come l'ariana e la pelagiana, travagliarono in questo tempo la Chiesa. I Padri di quest'epoca, impegnati nelle grandi dispute, seppero dare un contributo decisivo alla sistemazione della scienza teologica. Emergono tra essi le figure di S. Atanasio, S. Basilio, S. Gregorio Nazianzeno, S. Giovanni Crisostomo, considerati come i Dottori massimi della Chiesa orientale; mentre in Occidente dominano incontrastati S. Girolamo, il Dottore delle Scritture, S. Ambrogio, il Dottore dell'indipendenza della Chiesa, S. Agostino, che non è soltanto il Dottore della Grazia, ma il Dottore universale, colui che per vari secoli fu il principale, se non l'unico ispiratore del pensiero cristiano occidentale.

3. Periodo della decadenza. - Si estende dalla morte di S. Agostino fino al termine dell'evo patristico. E' un periodo di lento decadimento, causato dalle invasioni barbariche in Occidente, e dal dispotismo degli imperatori in Oriente. Le grandi opere vennero quasi del tutto a mancare, e quelle poche che si scrissero risentono la stanchezza e la mancanza di originalità. Ciò non impedisce che emergano ancora qua e là figure grandissime, come quelle di S. Giovanni Damasceno e di S. Gregorio Magno. Ma queste non sono che felici eccezioni, che non distruggono l'impressione dell'insieme. L'importanza dei Padri di quest'epoca consiste soprattutto nell'aver conservato i tesori dell'antico sapere teologico, cosicché, posti come anello di congiunzione tra il mondo antico che tramonta. e quello nuovo che s'inizia, ebbero il merito di porre i fondamenti della successiva civiltà medievale.


IV. STUDIO DEI PADRI.

Di queste figure di scrittori e pensatori si occupano due scienze importanti, che comunemente sogliono considerarsi come distinte: la patrologia, che studia il momento storico-letterario dei Padri, cioè direttamente gli scritti e, in relazione ad essi, la vita dei singoli autori; la patristica, che riguarda l'aspetto dottrinale, e si considera come l'esposizione sistematica delle prove dedotte dagli scritti patristici in dimostrazione dei dogma

V. LINGUA DEI PADRI.

Fino a quasi tutto il sec. II la lingua dei Padri fu il greco. Ciò non fa meraviglia, se si pensa che il cristianesimo reclutò i suoi primi seguaci fra elementi di origine prevalentemente orientale. Il greco inoltre era in quel tempo la lingua internazionale per eccellenza, compresa non solo in Oriente, ma ancora in tutte le regioni bagnate dal Mediterraneo, almeno per quanto riguarda il ceto colto. Era del resto la lingua che, per l'alto grado del suo sviluppo, meglio si prestava ad esprimere la ricchezza del pensiero cristiano.

Dopo il sec. III, nell'Oriente, pur restando sempre in onore il greco, vennero usati anche idiomi locali, specialmente l'armeno e il siriaco, mentre nell'Occidente, a partire dall'anno 380, incominciarono le prime manifestazioni letterarie in lingua latina; questa in seguito diventò la lingua esclusiva dei Padri occidentali.

I più antichi documenti patristici restano fuori dalla tradizione letteraria greca. Da principio, infatti, sull'esempio dei redattori della versione dei Settanta e degli agiografi neotestamentari, i Padri, per meglio adattarsi all'intelligenza del popolo, si servirono del greco volgare della coiné, quale si era sviluppato in Alessandria, sotto l'influsso dei circoli giudeo-ellenistici. Ma già negli apologisti del sec. II si riscontra un certo avvicinamento alle norme linguistiche tradizionali. Fu Clemente Alessandrino ad operare il distacco definitivo dalle forme popolari: dopo di lui, l'utilizzazione degli autori classici rientrò nella prassi comune dei Padri greci, e il sec. IV, che vide un vero fiorire di umanesimo cristiano, produsse capolavori tali del pensiero cristiano che, per la purezza della lingua, possono gareggiare con i più autentici modelli della letteratura greca.

Per quanto riguarda l'uso del latino, è già stata rilevata la sua tardiva comparsa tra i Padri occidentali, dovuta non solo alle cause sopra accennate, ma ancora all'indole stessa di questo idioma che, a differenza del greco, è poco malleabile per esprimere idee nuove e astratte. In compenso, sotto l'influenza creatrice degli scrittori cristiani, specialmente di Tertulliano e S. Cipriano, la lingua di Roma entrò in una nuova fase di sviluppo. Il suo lessico, di cui Seneca aveva già lamentato la povertà, si arricchì sostanzialmente di elementi nuovi, derivati in parte dal tesoro linguistico greco, in parte da molti idiotismi dell'epoca e da forme in uso nella tecnica giuridica, e finalmente da neologismi. Ne risultò il latino ecclesiastico, lingua freschissima, piena di vita, strumento docile del pensiero. Per lungo tempo questo latino dei Padri venne ingiustamente disprezzato dagli eruditi, quasi che la letteratura latina avesse detto la sua ultima parola verso la fine del sec. II. I più recenti studi sulla lingua di S. Cipriano, S. Ambrogio, S. Girolamo, S. Agostino e altri hanno dimostrato che i Padri non hanno scritto in maniera indegna dei migliori rappresentanti della latinità classica, pur avendo fatto uso di termini e costruzioni inedite. Per opera loro la letteratura latina, rinnovellata dall'ideale evangelico, da romana si è fatta cristiana; ad essi anzi spetta quasi esclusivamente il merito di aver conservato alto, in tempo di decadenza letteraria, il prestigio della cultura e delle lettere di Roma.

www.monasterovirtuale.it/patristica.html
[Edited by Caterina63 5/18/2010 7:47 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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CRONOLOGIA DI FATTI, AUTORI E SCRITTI CRISTIANI DEI PRIMI 3 SECOLI
                                                       QUADRO SINOTTICO
 
 

 

ANNO

64

67

90/95

98

100



117

138

154


161





170




177




180

190



202

203

210





235

250

250

249-251

251

254

303-305

313

318

325


337




361




379





380






381.







431

RAFFRONTO STORICO

Persecuzione di Nerone

Martirio di Pietro e Paolo

Persecuzione di Domiziano

Traiano imperatore

Docetismo

Gnosticismo:

Marcioniti e valentiniani

Adriano imperatore

Antonino imperatore

S.Policarpo tratta a Roma La data pasquale con Aniceto

Marco Aurelio imperatore





Montanismo





Martiri di Lione




Martiri Scillitani

Settimio Severo imperatore



Persecuzione di S.Severo

Passione di Perpetua-Felicita

Tertulliano diviene prima montanista e poi fonda

Una propria chiesa



Persecuzione di M.Trace

Questione dei lapsi

Novaziano antipapa

Persecuzione di Decio

Concilio di Cartagine

S.Cipriano decapitato

Persecuzione Diocleziano

Liberalizzazione Cristianesimo

Inizio arianesimo

Concilio di Nicea

Condanna dell’arianesimo

Costanzo imperatore




Giuliano l’apostata imperatore




Teodosio imperatore





Editto di Teodosio

Cattolicesimo religione statale





Concilio di Costantinopoli

Manicheismo

Donatismo


Nestorianesimo

Sabelliani

Concilio di Efeso

ANNO

60/150



96/98

100


107

140

150


165

167

170



170


175

177

185

185



190





195


205

210

248





300




325



350



355

370


380





380


380




400





400

OPERA PATRISTICA

Didachè



Lettera ai Corinti

Pseudo-Clementine


Lettera di Barnaba


7 Lettere di Ignazio

Il pastore di Erma


Epigrafe di Abercio


Martirio di Policarpo

Apologie

Dialogo con Trifone

Armonia dei Vangeli

Ad Autolico

Supplica per i cristiani

Apologia

Omelia Pasquale

Lettera a Diogneto

Contro le eresie

Dimostrazione della

Predicaz.Apostolica

Stromati

Pedagogo, Protrettico

Controversia Pasqua

Prescrizione eretici

La Carne di Cristo

Il Battesimo

Contro Marcione

I Principi

Commentari, omelie….

Tradizione apostolica

Filosofumena, cronaca

Octavius

Unità Chiesa Cattolica

Dei lapsi

La buona pazienza

Zelo e livore

81 lettere

Epitome divine istituz.

De opificio Dei

De ira Dei


Storia ecclesiastica

Preparaz. evangelica

Martiri della palestina

Sull’incarnazione

Lettere a Serapione

Vita di S.Antonio

Sulla Trinità, contro Ario

De synodis, Apologetic

Regole

Contro Eunomio

Sullo Spirito Santo

Discorso catechetico

Sulla creazione uomo

Sull’anima e resurrez.

Sul Cantico dei Cantici

Contro Apollinare

45 Orazioni teologiche

245 lettere e molti carmi

Commento a Luca

La penitenza

I sacramenti

Lettere ….ecc…

Traduzione Bibbia

Dialogo contro Pelagio

De viris illustribus

Apologia contro Rufino

Lettere varie ecc…

De Trinitate

Confessioni

De civitate Dei

Esposizione Salmi

Dialoghi, lettere….ecc…

AUTORE

Anonimo



Clemente Romano papa

Forse Clemente Romano

Barnaba (amico di Paolo?)


Ignazio di Antiochia

Erma (Ignoto)


Abercio di Gerapoli


Amico di Policarpo

Giustino martire

idem

Taziano (encratita)

Teofilo di Antiochia

Atenagora

Melitone di Sardi


Ignoto

Ireneo


Clemente Alessandr.o



Tertulliano





Origene


Ippolito Romano


Marco Minucio Felice

S.Cipriano di Cartagine





Lattanzio




Eusebio di Cesarea



Atanasio di Alessandria


Ilario di Poitiers

Basilio di Cesarea


Gregorio Nisseno





Gregorio Nazianzieno


Ambrogio di Milano






Girolamo





Agostino d’Ippona

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5/18/2010 7:48 PM
 
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Il testo patristico nel XX secolo

Tradurre è un po' tradire



Pubblichiamo stralci di una delle relazioni tenuta al VII Convegno internazionale "Le scienze dell'Antichità nelle Università Europee:  passato, presente, futuro", organizzato dal 10 al 14 maggio a Iasi, in Romania, dalla Facoltà di Storia dell'Università "Alexandru Ioan Cuza" e dal Dipartimento di Studi Classici e Cristiani dell'Università "Aldo Moro" di Bari, in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dell'Università di Iasi.

di Emanuele Castelli

Uno degli elementi di novità più significativi dell'editoria patristica del XX secolo consiste nell'offrire non solo l'edizione dei testi, ma anche la loro traduzione e il loro commento.

A prima vista tutto ciò potrebbe sembrare una scelta che ha come unico vantaggio quello di rendere accessibile la letteratura cristiana antica a un più vasto pubblico, non necessariamente di filologi e studiosi. In realtà, le cose stanno diversamente. Nel "Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum Latinorum" (Csel), le cui pubblicazioni iniziarono nel 1866 con l'edizione di Sulpicio Severo curato da Carl Halm, veniva ancora pubblicato il solo testo latino, con un'introduzione dell'editore anch'essa in latino. Nel 1897, questa volta sotto il patrocinio dell'Accademia prussiana, si inaugurava in ambiente tedesco anche la collezione degli autori cristiani di lingua greca dei primi secoli, "Die Griechischen Christlichen Schriftsteller der ersten (drei) Jahrhunderte" (Gcs), sotto la direzione di Adolf Harnack, con l'edizione degli scritti di Ippolito. Qui per la prima volta l'introduzione era in una lingua moderna (tedesco, ovviamente), poi però compariva solo il testo critico delle opere, corredato dai vari apparati e indici, ma ancora senza traduzione.

Alle traduzioni dei testi patristici fu dedicata solo più tardi in Germania una collana specifica, la "Bibliothek der Kirchenväter", dove apparvero 83 volumi dal 1911 al 1938. Qui si palesò in tutta la sua evidenza l'importanza della traduzione non solo per i comuni lettori, ma già per lo stesso editore critico.

Ad esempio Paul Koetschau, che nel 1899 aveva edito il Contra Celsum di Origene per i Gcs, dovendo offrire nel 1926-1927 la traduzione per la "Bibliothek", si vide costretto a introdurre centinaia di correzioni al testo greco da lui precedentemente edito. Similmente accade al comunque bravissimo Otto Stählin, che aveva già dato l'edizione del Pedagogo di Clemente Alessandrino per i Gcs nel 1905 e che, dopo la traduzione del 1934 "Bibliothek", ripubblicò una seconda edizione del testo greco dell'opera nel 1936 con centinaia di aggiunte e correzioni, di Nachträge und Berichtigungen.

È certamente lodevole quando uno studioso riconosce da sé di aver sbagliato, ma il numero e l'entità delle correzioni  apportate  per  queste e altre  traduzioni  manifestavano in modo  chiaro  quale  importanza tale lavoro  rivestiva  anche  per  lo  stesso editore del testo. Si continuò tuttavia a  procedere  come  sino  ad  allora si era  fatto,  senza  rinnovare  le  modalità di pubblicazione degli scritti patristici.

La svolta, d'altra parte sulle prime non voluta, avvenne con la prima grande collezione di testi patristici del xx secolo:  la collana delle "Sources Chrétiennes", fondata nel 1942 dai gesuiti Jean Daniélou e Henri de Lubac, che tanti meriti ha avuto per il rinnovamento della teologia cattolica del post-concilio con il ritorno ai Padri della Chiesa:  una delle ragioni per le quali la collezione è stata recentemente premiata da Benedetto XVI con il Premio Paolo vi (novembre 2009).

La collana doveva inizialmente offrire solo la traduzione francese delle opere dei Padri greci, ma poi l'evoluzione che essa prese in particolare sotto la direzione del nuovo direttore, il padre gesuita Claude Mondésert, portò all'edizione del testo originale insieme con la sua traduzione e all'occorrenza brevi note di commento. Qui per la prima volta l'editore era messo di fronte anche alla necessità di dare la traduzione del testo (anche se non sempre, almeno agli inizi, l'editore fu anche traduttore). Con ciò egli era chiamato ad applicare tutta la vis critica possibile, evitando di dare una applicazione rigida e meccanica delle regole che presiedevano all'allestimento dell'edizione e affinando di conseguenza i suoi criteri di giudizio.

Questa novità, voluta o no che fosse sulle prime, ha fatto scuola nella seconda metà del XX secolo un po' dovunque. In Italia l'uso di dare edizioni di testi patristici con traduzioni è stato seguito, tra le altre, da due importanti  collane.  La  prima  è quella degli "Scrittori greci e latini" della Fondazione Lorenzo Valla, che è attiva dal 1974 e vanta ormai un centinaio di volumi di autori classici e cristiani. La seconda collezione, "Biblioteca Patristica", è stata invece fondata nel 1984 da Mario Naldini (1922-2000), è oggi diretta da Manlio Simonetti e Carlo Nardi e vanta già una cinquantina di volumi di alto valore. Le due collane rappresentano un ulteriore progresso nelle modalità di edizione di uno scritto patristico a motivo dello spazio dedicato al commento ai testi editi, almeno nei punti di maggiore importanza o comunque per i passi bisognosi di approfondimento.

È questo davvero il modello ideale di ripresentare al pubblico di oggi le opere antiche. Tanto lo specialista quanto il semplice lettore colto trovano tutto il necessario per lo studio e l'adeguato apprezzamento della letteratura patristica a cui intendono dedicarsi.

Per la "Biblioteca Patristica", per esempio, sono state edite anche Lettere private nei papiri dei secoli II-IV, a cura di Naldini, un autentico capolavoro di critica testuale e di ermeneutica su questo genere di testi; oppure una preziosa raccolta epigrafica, le Iscrizioni cristiane a Roma. Testimonianze di vita cristiana (secoli III-VII) a cura di Carlo Carletti.
Tutto ciò mostra in modo chiaro la natura peculiare di questa collezione, aperta a fonti anche non strettamente letterarie, ma che contribuiscono in vario modo a ricostruire e a meglio intendere la vita e l'ambiente culturale nel quale i testi cristiani furono prodotti e messi in circolazione.


(©L'Osservatore Romano - 19 maggio 2010)
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